LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

LA STORIAGLI UOMINII CONGRESSILE ELEZIONILE CORRENTI
I DOCUMENTILE IMMAGINITESTIMONIANZEISTITUTO BRANZIRINGRAZIAMENTI

 

IL PRIMO GOVERNO DELLA REPUBBLICA: INTERVENTO DI ALCIDE DE GASPERI ALL'ASSEMBLEA COSTITUENTE
(Roma, 15 luglio 1946)

Dopo il referendum sulla scelta tra Monarchia e Repubblica, le elezioni per l'Assemblea Costituente del 2 giugno 1946, e l'elezione di Enrico De Nicola come Capo provvisorio dello Stato il 28 giugno 1946, Alcide De Gasperi presenta le dimissioni del suo I° Governo il giorno stesso dell'insediamento di De Nicola, il 1 luglio 1946.
Ricevuto nuovamente l'incarico di formare il nuovo Governo, Alcide De Gasperi costituisce il suo II° Governo il 13 luglio 1946 con una coalizione composta da DC, PCI, PSIUP e PRI. Il 15 luglio 1946 presenta il primo Governo della Repubblica all'Assemblea Costituente, con il discorso seguente.

* * *

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri, Ministro dell'interno e, ad interim, Ministro degli affari esteri. Il primo Governo della Repubblica italiana, per corrispondere alle aspirazioni e alle aspettative del popolo che la Repubblica ha voluto, dovrebbe poter presentarsi in un momento di elevata temperatura psicologica, corrispondente a quella palingenesi profonda che deve attuarsi nella volontà e nell'immaginazione creatrice quando una nazione rinnova da cima a fondo il suo regime e stabilisce il suo autogoverno.
Ora questo senso di consapevolezza, questa energia di propositi, questa volontà di rinnovamento esiste davvero tra noi e fra voi, membri dell'Assemblea che siete interpreti fedeli dei voti e delle aspirazioni popolari, e ne è prova la stessa struttura del Ministero, il quale, fondandosi sui settori di più larga base in codesta Camera, accoglie in sé anche i rappresentanti di quella storica corrente che fin dai tempi del Risorgimento ha alimentano le idealità e le speranze repubblicane. Ma parte di queste speranze erano e sono rivolte ad un simultaneo rinnovamento della vita internazionale, e si sono fuse nel corso della storia con le tendenze di solidarietà mondiale delle organizzazioni operaie e sindacali e si sostanziano ora anche del carattere e della funzione universalista del cristianesimo, irradiante dall'Italia sul mondo. Ora dobbiamo ammettere che tali speranze di giustizia internazionale sono gravemente minacciate, e la Repubblica italiana ne soffre come di una insufficiente ossigenazione nel momento stesso in cui essa intraprende il suo nuovo viaggio nella storia del mondo. La Repubblica italiana si attendeva e attende ancora, e spera fino all'ultimo che la democrazia internazionale le sia madrina; le sarà invece noverca?
Tuttavia, non verremo meno; il viaggio si farà a qualunque costo, anche se si tentasse di tarparci le ali. Se è in pericolo la nostra speranza nella giustizia internazionale, ferma è la nostra fede nel ritmo possente dei nostri motori (scusate l'immagine) che sono le forze del nostro lavoro e l'energia spirituale della nostra civiltà. La Repubblica noti vuol essere regime di parte ma Governo di tutti e il Ministero attuale, se risponde all'impulso di forze sociali di rinnovamento, non è rivolto contro nessuno se non contro chi volesse insidiare i nostri liberi ordinamenti. Esso intende consolidare la Repubblica ma la difende e la consolida con una politica costruttiva, suscitando le libere energie e facendo appello alla solidarietà nazionale.
Purtroppo esso è costretto a fronteggiare subito le difficoltà gravissime della pace. Ed eccomi a rendervi conto - riservando alla Commissione dei trattati ulteriori particolari - dei nostri propositi e delle nostre direttive su questo terreno.
Le difficoltà della pace. Qui sarò schematico, lasciando al libero dibattito di codesta Assemblea di esprimere l'ansia del paese, ma una sola assicurazione voglio anticipare: noi tenderemo tutte le forze alla difesa dell'italianità sulla frontiera orientale; tutto il popolo italiano è solidale con gli italiani, con tutti gli italiani della Venezia Giulia. (Vivissimi applausi). Noi chiediamo che essi ci aiutino in uno sforzo d'unità e di concordia. Del pari la nostra solidarietà va agli italiani di altre frontiere e di altri territori contestati.
Ed ecco quali saranno i criteri della nostra azione:
1) Frontiera orientale:
a) rivendicare all'Italia il diritto di una frontiera etnica tracciata sulla base delle deliberazioni dei Quattro a Londra in data del 19 settembre 1945 e del successivo rapporto degli esperti delle 4 Potenze inviati in loco, la quale ci assicuri - come minimo - Gorizia, Trieste e l'Istria occidentale e meridionale;
b) riaffermare la nostra volontà di collaborare con la Jugoslavia e di accettare a questo scopo il concorso e la garanzia delle grandi Potenze, sia per quanto riguarda il reciproco equo trattamento delle rispettive minoranze etniche, sia per quanto concerne la gestione del porto di Trieste con eventuale zona franca, sia, infine, per l'elaborazione di un sistema di coordinamento dei servizi ferroviari che fanno capo a quel porto, inteso ad assicurarne la migliore, più economica e più liberale utilizzazione a vantaggio dell'Italia, della Jugoslavia e degli Stati del bacino danubiano;
c) nell'azione tattica, aver di mira soprattutto gli indissolubili legami che vincolano nazionalmente ed economicamente Trieste con la zona sud-ovest della penisola istriana, senza dimenticare gli altri centri di italianità.
2) Frontiera occidentale: il Governo francese ha presentato una serie di rivendicazioni sulla frontiera occidentale, che sono state integralmente accolte dal Consiglio dei Quattro. Il Governo italiano si è dichiarato disposto ad accettare quelle richieste che fossero soprattutto giustificate dal criterio fondamentale di riportare la frontiera alla linea di cresta, mantenendo invece ferma la sua intransigenza per quanto concerne quelle fra le rivendicazioni francesi che non sono giustificate da alcuna ragione storica, etnica, geografica, economica: Briga, Tenda, Moncenisio. Per venire incontro alle richieste francesi anche in questi ultimi settori, il Governo italiano si è dichiarato disposto ad addivenire ad accordi molto vasti di collaborazione italo-francese per lo sviluppo in comune delle forze idrauliche dei bacini del Moncenisio e dell'Alta Valle della Roja. Dopo la decisione dei Quattro, che contrasta col rapporto degli esperti inviati a suo tempo nelle sole zone di Briga e Tenda, il Governo italiano ha chiesto di essere consultato su tutto intero il problema posto dalle rivendicazioni francesi nel loro complesso e non soltanto su quello di Briga e Tenda, come è invece avvenuto; ha dichiarato di considerare l'intero problema tuttora aperto; ha riconfermato il suo atteggiamento conciliante e il suo profondo desiderio di giungere a una onesta, seria, leale intesa con la Francia.
Il Governo italiano dovrà continuare ad insistere con fermezza su questa linea e, soprattutto, persuadere i governi amici e particolarmente quello francese che l'accoglimento di richieste a esclusivo carattere strategico bloccherebbe quel riavvicinamento tra Francia e Italia che è un dato essenziale della pacificazione europea.
3) Colonie: nella riunione di Parigi è stato stabilito di rinviare di un anno ogni decisione sul problema dei territori italiani in Africa, lasciandone nel frattempo l'amministrazione alla Potenza occupante. Tale proposta è stata demandata all'esame di una commissione di esperti appositamente nominata. Al tempo stesso è stata in via di massima approvata l'inserzione nel trattato di pace di una clausola contemplante unsurrender of rights da parte dell'Italia sui suoi territori africani.
Noi non possiamo dare al rinvio tale significazione pregiudiziale che implica un evidente carattere punitivo. Il rinvio dovrebbe in ogni caso permetterci sia pure sotto il controllo della Potenza occupante, la possibilità di una ripresa di contatto colle nostre colonie.
L'Italia - che fin dal 1919 aveva promulgato in Tripolitania e in Cirenaica ordinamenti costituzionali ispirati al principio democratico di una forma di governo largamente rappresentativa, appoggiandola in Cirenaica anche ad accordi liberali e di reciproca convenienza con la Confraternita dei Senussi - dichiara oggi nel modo più esplicito di accettare senza riserve i principi sanciti nella Carta delle Nazioni Unite, e di voler a tali principi inspirare la propria azione politica e amministrativa in Libia e nelle altre colonie. Ciò allo scopo di avviare la loro popolazione - cui la uniscono tanti vincoli di sangue e di cultura, e alla cui coesione e socialità le varie decine di migliaia di italiani stabiliti in quelle terre hanno portato e porteranno un valido e fraterno contributo - verso quelle forme di autogoverno che dovranno assicurare loro una prosperità sempre maggiore, guidandola al tempo stesso verso la libera e cosciente determinazione dei suoi destini.
Questo - nell'interesse del lavoro italiano e delle popolazioni native - diremo con fermezza alle 21 nazioni se vorranno ascoltare la nostra difesa.
4) Riparazioni: la tesi sostenuta dal Governo italiano in materia di riparazioni è che l'Italia non può e non deve pagarle; non può, in ragione delle distruzioni subite e dei sacrifici compiuti; non deve, in ragione della cobelligeranza e della lotta condotta a fianco degli Alleati.
Contro la nostra tesi è stato tuttavia ammesso il principio che l'Italia debba pagare riparazioni alla Russia, in ragione di 100 milioni di dollari, e, in via subordinata, alla Jugoslavia e alla Grecia in misura non ancora fissata.
Il Governo italiano, nel riconfermare il suo punto di vista, ha fatto ufficialmente presente ai quattro Governi che almeno:
a) sia preventivamente accertata la nostra capacità globale di pagamento;
b) siano preventivamente vagliate ed accertate le pretese che parecchie delle Nazioni Unite hanno iniziato ad avanzare a questo titolo;
c) la determinazione delle modalità degli eventuali pagamenti da parte nostra non ci sia imposta autoritariamente, ma sia invece concordata con noi che siamo evidentemente i migliori giudici per procedere in concreto a quella determinazione;
d) un rappresentante italiano qualificato sia autorizzato ad esporre in contraddittorio il nostro punto di vista.
5) La flotta: all'inizio della guerra la consistenza della nostra flotta era di 665.581 tonnellate; all'atto dell'armistizio essa era già ridotta a 401.454 tonnellate; in seguito alle perdite subite durante il trasferimento alle basi alleate e nel periodo di cobelligeranza, la consistenza si è ulteriormente ridotta a 266.011 tonnellate.
In relazione alla leale applicazione dell'armistizio ed al cospicuo contributo dato durante la cobelligeranza, è stato rivendicato il diritto morale di vedere confermato il possesso della flotta che l'Italia attualmente detiene. Tale diritto trova una giustificazione anche nello spirito e nella lettera del documento di Quebec, e dell'accordo Cunningham-De Courten, i quali, messi in correlazione con gli avvenimenti di due anni di azione comune, escludono qualsiasi tesi che voglia far apparire la flotta italiana bottino di guerra da ripartire fra vincitori veri o presunti.
In pratica tuttavia abbiamo fatto sapere che saremo disposti:
a) a ridurre la flotta alle 100.000 tonnellate di naviglio difensivo in buone condizioni di efficienza sulle 266.000 residuate dalla guerra, che appaiono già insufficienti ad assicurare la autodifesa delle frontiere marittime e dei traffici marittimi;
b) a conservare due navi da battaglia (e possibilmente le due più moderne) con funzione di navi-scuola, accettando eventuali riduzioni del loro potenziale bellico;
c) a contribuire, nei limiti del richiesto, alla costituzione delle forze armate a disposizione del Comitato di Sicurezza dell'ONU;
d) a radiare e demolire tutte le eccedenze;
e) a lasciare agli organi competenti dell'ONU la determinazione definitiva delle forze navali difensive dell'Italia, tenendo conto della particolare situazione geografico-economica italiana e delle forze assegnate alle altre nazioni.
Abbiamo anche dimostrato di essere disposti a prendere in considerazione eventuali risarcimenti di danni a qualche marina, la quale potesse invocare particolari condizioni, ma con la procedura stabilita dall'accordo Cunningham-De Courten che prevede sull'argomento negoziati diretti tra i governi interessati.
Tali più che ragionevoli proposte provano la volontà leale dell'Italia di dare, con proprio sacrificio, un effettivo contributo alla limitazione degli armamenti navali, e di evitare nel contempo di ferire inutilmente e ingiustamente nel suo onore la marina italiana.
Onorevoli colleghi, questa è stata la linea seguita dal Governo nella questione della pace e questa, se l'Assemblea vorrà, sarà la nostra difesa di domani.
Comunque, il Governo dichiara che non impegnerà la sua parola prima di aver consultato la Costituente, alla quale ad ogni modo rimane per legge riservato il diritto di decidere sull'accettazione o sul rifiuto del trattato di pace.
Il Governo considera necessario raggiungere l'unità di tutto il popolo italiano attorno alla difesa del suo avvenire nazionale e democratico e intende che la Repubblica italiana appaia all'Europa e al mondo col suo volto nuovo, pur solcato dai segni profondi delle sofferenze ma illuminato dalla speranza in una effettiva e concreta collaborazione dei popoli.
Il Governo è animato dal fermo proposito di non cedere alle suggestioni di un nazionalismo della rivincita, né di un angusto egoismo; deve però ammonire che le aberrazioni del passato, come la storia documenta, riaffiorerebbero pericolosamente se i sacrifici della pace imposta all'Italia oltrepassassero quei limiti che una democrazia sincera, di antica e luminosa civiltà e di 45 milioni di abitanti, può moralmente e materialmente sopportare. (Applausi).
L'Italia non intende far parte di blocchi che non siano di leale, aperta, sincera collaborazione internazionale, né alimentare avversioni fra i popoli, né essere teatro di guerre, né di contrasti economici, preannunciatori di quelle.
Il Governo rinnova all'Austria la dichiarazione impegnativa che intendiamo considerare i duecentomila tedeschi - se tanti sono - che rimarranno al di qua del Brennero, non come una barriera ma come un ponte fra le due nazioni. Ogni facilitazione di comunicazioni, ogni possibilità di scambio verrà accolta e promossa, ogni garanzia di giusto rispetto del carattere e del costume nazionale verrà data.
Grande conforto morale ci reca l'azione di solidarietà in corso nell'America latina. Alle sorelle repubbliche latine americane inviamo i sensi della nostra riconoscenza e della nostra speranza. (Vivissimi applausi).
Il Governo rivolge il suo pensiero a tutti gli italiani all'estero che hanno assistito da lontano, con angoscia fraterna, alla tragedia della patria (Applausi), ai prigionieri e internati civili che tuttora soffrono nei campi di concentramento (Applausi), e tiene soprattutto a che essi abbiano nel loro cuore la nostra certezza: la rinascita della patria. (Applausi).
Essa non può attuarsi che nella dignità e nell'indipendenza politica ed economica. Da tale punto di vista giudicheremo la pace, il nuovo armistizio, le amicizie e le cooperazioni. Il popolo italiano non è ingrato, ma esso non può fondare il suo avvenire che sull'integrità e indipendenza nazionale perché solo la coscienza del proprio onore e della propria unità gli può dare la forza di forgiare - dopo il disastro della guerra fascista - il suo nuovo destino.
Questioni economico-finanziarie. Riforme sociali. Un programma di lunga portata che riguardi tutte le questioni economiche e finanziarie non può essere fissato in questo momento perché troppi sono gli elementi che sfuggono alla nostra valutazione.
Si pensi all'incidenza delle eventuali riparazioni (sia nei loro effetti immediati, sia nell'influenza indiretta che esse possono esercitare); alle difficoltà per una ripresa degli scambi internazionali - prestiti esteri, movimento di merci, emigrazione - così connesse al trattato di pace; ai riflessi della situazione valutaria internazionale; al capitolo spese di occupazione e alle possibilità di trasporto, tutti elementi che non dipendono dalla sola nostra volontà né dalla nostra condotta.
Il settore in cui può agire il Governo italiano è oggi molto limitato. I programmi possono contribuire a fissare delle direttive e degli obiettivi e solo limitatamente ed in modo relativo a formulate le soluzioni.
Gli obiettivi da tenersi presenti ed ai quali devono tendere i nostri sforzi sono:
a) sviluppare e razionalizzare la produzione per fronteggiare la disoccupazione; abbassare i costi e consentire la ripresa delle esportazioni;
b) assicurare agli impiegati, ai salariati ed ai ceti medi sufficienti mezzi di vita;
c) difendere il potere di acquisto della lira avviando il bilancio ordinario dello Stato all'equilibrio e procurando con risorse straordinarie il finanziamento di un vasto programma di lavori pubblici che efficacemente promuova la ricostruzione e assicuri la massima occupazione possibile.
Importa, soprattutto, lo spirito con il quale si intende raggiungere tali obiettivi.
Condizione pregiudiziale di una sana politica è la fiducia delle forze che liberamente operano nel paese. Ma lo Stato ha il compito di animarle, disciplinarle e, ove sia indispensabile, intervenire con la sua partecipazione ed il suo controllo.
In particolare nel campo industriale l'indirizzo della nostra azione dovrà tener conto della importanza che, nel complesso della struttura economica, hanno le piccole e le medie aziende. Occorrerà inoltre riorganizzare e semplificare i vasti settori controllati dallo Stato e dare infine ad alcune industrie, particolarmente connesse - come quelle elettriche - con la ricostruzione e la ripresa produttiva, un regime che meglio risponda agli interessi dell'economia nazionale.
Potenziamento del Comitato della ricostruzione. La direttiva della politica economica del Governo viene elaborata, formulata e vigilata nella sua applicazione dal C.I.R. il quale è costituito dai ministri che dirigono i dicasteri finanziari ed economici e si vale della cooperazione dell'I.R.I. e di quella di organismi statali e parastatali (Banca d'Italia, Consorzio di credito per le opere pubbliche, I.M.I., eccetera) e del consiglio delle confederazioni dei sindacati. Il C.I.R. - nei suoi sottocomitati economico-finanziario, tecnico e dell'alimentazione, ai quali si potrà aggiungere un comitato per la riforma agraria - dovrà essere potenziato al massimo per divenire l'organo di coordinamento della nuova direttiva del Governo democratico, il quale deve tendere a dare agli italiani pane e lavoro ed una più equa distribuzione della ricchezza.
Il C.I.R. sottoporrà al Consiglio dei ministri le proposte concrete che si adeguino alle mutevoli esigenze della situazione economico-finanziaria.
Dalle discussioni di questi giorni è emerso però che uomini e partiti chiamati a costituire il Governo si trovano concordi nel riconoscere che bisogna:
1) insistere nel perseguire e potenziare i sistemi d'accertamento e d'imposizione per proporzionare il gettito delle imposte ordinarie a quello dell'anteguerra, allo scopo di coprire le esigenze del bilancio ordinario;
2) emettere un prestito interno, facendo appello alla solidarietà fattiva dei cittadini, per fronteggiate in uno sforzo comune la situazione finanziaria dello Stato e quella della pubblica economia, prestito che consenta di predisporre le misure fiscali necessarie a coprire le spese del bilancio straordinario;
3) a quest'ultimo scopo applicare una imposta straordinaria sul patrimonio. Tale imposta straordinaria, che risponde ad esigenze di giustizia sociale, dovrà anche fornire i presupposti di una riforma fiscale a base personale;
4) fare appello al credito estero, considerando che, quando cessasse il concorso dell'U.N.R.R.A. e di altri contributi contingenti dall'estero, la ripresa industriale e quindi la nostra capacità di esportazione non potrebbe sostenersi con le sole nostre risorse.
Sui risultati di questi provvedimenti sarà commisurata l'ampiezza del piano di lavori pubblici che dovrà fronteggiare la disoccupazione con opere di ricostruzione e di ripresa economica, di bonifica, d'irrigazione e di risanamento di campi minati, attingendo i mezzi dal bilancio straordinario.
Circa i lavori pubblici, un migliore decentramento negli organi tecnici statali ed una più stretta loro cooperazione con i comuni e con le regioni appaiono indispensabili. In genere, pur essendo riservata ogni organica riforma costituzionale a codesta Assemblea, il Governo, interpretandone la direttiva, agevolerà nei suoi provvedimenti una maggiore autonomia dei comuni e ogni possibile avviamento alle autonomie regionali.
Il risarcimento dei danni di guerra sarà affrontato con particolare riguardo alle categorie più sprovviste di mezzi ed alle esigenze della produzione industriale e agricola, estendendolo anche ai danni della rappresaglia.
Il miglioramento delle condizioni dei salariati e degli stipendiati sarà oggetto di particolare cura da parte del Governo.
E ovvio che le attuali condizioni del reddito e della ancor precaria ripresa della produzione non permettono di portate salari, rimunerazioni e stipendi alle proporzioni dell'anteguerra ed è anche ormai esperimentato che un aumento dei salari si annulla rapidamente se esso porta, come finora è avvenuto, ad una ascesa dei prezzi con il conseguente pericolo dell'inflazione.
La politica del Governo deve quindi agire sulla disponibilità e sui prezzi dei beni di consumo. Per questo il Governo ha aumentato la razione del pane a 250 grammi e aumenterà i generi da minestra da 2 a 3 chilogrammi, mantenendo il pane allo stesso prezzo, cioè ponendo per ora a carico dello Stato la differenza del costo del grano, contribuendo così al miglioramento delle condizioni di vita in questo settore con un onere di oltre 3 miliardi mensili.
Sarà stabilita una più organica cooperazione del Dicastero dell'alimentazione con quello dell'agricoltura per un miglior rendimento degli ammassi.
Lo Stato, inoltre, si propone di importare generi di prima necessità, utilizzando per lo scambio le eccedenze di alcuni prodotti agrari, di facilitare l'approvvigionamento dei grandi agglomerati urbani per i prodotti ortofrutticoli coordinando l'azione dello Stato con quella dei comuni, e di procurare agli impiegati e salariati, anche con misure incisive, generi di abbigliamento a prezzi accessibili.
Esso conta che le confederazioni sindacali seguano questa direttiva di politica economica anche nella revisione dei contratti in scadenza e collaborino con il Governo affinché non si faccia una politica di salari di facilità e di illusioni.
La scala mobile, opportunamente applicata, può adeguare periodicamente le mercedi ai costi della vita. La vasta zona dell'industria è d'altra parte estremamente eterogenea. Vi sono delle industrie che possono sopportare aumenti di spesa, altre che si alimentano solo del soccorso dello Stato. L'eccedenza complessiva della mano d'opera crea un'altra disparità tra le industrie che ne potrebbero assorbire di più e quelle che vanno alla rovina per non poter ridurre le maestranze superflue. Il Governo dovrà intervenire nel senso di facilitare il trasferimento degli operai nell'ambito dei vari settori industriali o di assicurare loro occupazione nei pubblici lavori e nel senso di permettere alle industrie di proporzionare il proprio personale alle esigenze della produzione, addossando allo Stato le previdenze di disoccupazione in adeguata misura.
In tutta quest'opera di sollecitazione, di coordinamento e di fattivo contributo, lo Stato conta sulla efficace collaborazione degli operai e sulla loro comprensione che la sorte del paese e delle loro stesse famiglie è legata al superamento della crisi economica ed industriale.
Lo Stato si propone anche di intensificare con provvedimenti che verranno fra poco formulati le misure di lotta contro la tubercolosi, la malaria e in genere le malattie infettive.
Esso disciplinerà pure i consigli di gestione nelle forme già esperimentate alla FIAT: verrà così creato, per la collaborazione della classe operaia, un pratico ed efficace strumento.
Mentre seguirà con vigile interessamento l'azione di revisione dei contratti che venisse invocata dagli organi sindacali competenti nei casi di particolare riguardo, il primo Governo della Repubblica, nei limiti delle sue possibilità finanziarie odierne, vuol dare alla classe operaia una prova della sua sollecitudine stabilendo che una volta tanto venga versato un contributo ai suoi dipendenti e chiedendo che altrettanto facciano i privati datori di lavoro.
Il premio della Repubblica verrà corrisposto nella misura di lire 1.500 a tutti i dipendenti dallo Stato i quali abbiano una retribuzione mensile inferiore a 30.000 lire, dagli enti locali e parastatali e dalle aziende private.
Esso sarà esteso anche ai reduci ed ai partigiani capi famiglia che non abbiano titolo di impiego per ottenerlo e che si trovino nelle condizioni previste per avere diritto al sussidio di disoccupazione con assegni per la famiglia. Sarà altresì concesso ai mutilati ed invalidi di guerra non dipendenti da aziende dello Stato, e aventi famiglia a carico.
Il premio sarà aumentato a 3.000 lire per tutti gli appartenenti alle stesse categorie, i quali siano capi famiglia, e sarà pagato in due rate.
Ai pensionati civili di ogni genere con decorrenza dall'agosto si verrà incontro con un provvedimento da emanarsi prossimamente circa le nuove condizioni per la liquidazione delle pensioni e per l'aggiornamento relativo di quelle in atto godute.
Il Governo si propone inoltre - in attesa che la riforma che sta allo studio di un'apposita commissione presso il Ministero dei lavori pubblici venga formulata e presentata - di rivedere il sistema assicurativo degli operai ed impiegati, unificando i contributi, semplificando conseguentemente il modo di esazione dei contributi e sburocratizzando i rapporti fra gli istituti assicurativi e i contribuenti delle assicurazioni.
Ed ora veniamo ad un capitolo molto importante: l'avviamento alla riforma agraria.
La riforma fondiaria, che porti ad una più equa ridistribuzione delle proprietà, è uno dei principali obiettivi del Governo. Essa può essere efficace solo se preceduta dalla attuazione di imponenti opere di trasformazione agraria sui terreni a coltura estensiva e suppone quindi impiego di ingenti mezzi finanziari, creazione di appositi enti regionali per l'attuazione della trasformazione, periodo non breve di tempo.
L'espropriazione, anche parziale, delle grandi proprietà a coltura estensiva, non può per se stessa costituire che il primo passo della riforma: ripartire ai contadini la terra non trasformata sarebbe, infatti, condannarli a soccombere.
In attesa della fondamentale riforma, i cui principi saranno fissati dalla Costituente, e verranno formulati da un'apposita Commissione, misure di emergenza e di avviamento alla stessa riforma verranno prese dal Governo.
Esse potranno essere:
1) ripresa delle espropriazioni delle terre, suscettibili di trasformazione, da parte degli enti esistenti, forniti di mezzi e di organizzazione tecnica, quali l'Opera Nazionale Combattenti, l'Ente di colonizzazione del latifondo siciliano, e l'Ente sardo di colonizzazione, con eventuali contributi di finanziamenti da parte dello Stato. Tali enti dovranno rapidamente procedere all'esecuzione delle opere indispensabili per la messa in coltura della terra ed al loro successivo trasferimento ai contadini;
2) formazione di piani di trasformazione obbligatoria, da parte dei proprietari, di terreni a coltura estensiva. La mancata ottemperanza all'obbligo importerebbe il trapasso automatico agli enti espropriatori o a coltivatoti diretti in grado di acquistarli con concessioni di credito da parte dello Stato;
3) provvedimenti per favorire l'acquisto di terre da parte di lavoratori agricoli consistenti in:
a) facilitazioni fiscali (riduzione delle tasse di registro, di iscrizione e trascrizione, e della imposta fondiaria);
b) facilitazioni di credito (per una parte del prezzo di acquisto);
c) sollecitazione di offerta di terre, assicurando i venditori che i terreni volontariamente ceduti verranno considerati come espropriati in casi di trasferimenti coattivi della proprietà fondiaria. Tale offerta verrà provocata anche dai provvedimenti di cui ai commi a) e b). Per la trasformazione dei poderi familiari così acquistati, lo Stato concederà contributi che per l'anno finanziario 1946-47 potrebbero fissarsi in 10 miliardi (che rappresentano contributi per le trasformazioni di circa 100.000 ettari) da aumentarsi, secondo le necessità, negli esercizi seguenti;
4) per i contadini che non possono acquistare la terra, incoraggiamento dell'affittanza collettiva, con adeguate forme di facilitazioni fiscali e contributi dello Stato per favorirne il finanziamento;
5) organizzazione di centri statali di moto-aratura e di macchine agricole, per favorire le imprese agricole contadine e istituzione dell'agronomo condotto, per dar loro un indirizzo tecnico;
6) modificazioni alle norme vigenti per la concessione temporanea di terra alle cooperative di contadini, estendendo il periodo di occupazione e consentendo l'occupazione di terreni suscettibili di un razionale avvicendamento colturale che le cooperative si propongono di realizzare.
Saranno studiati provvedimenti di immediata attuazione per venire incontro alle necessità e alle aspirazioni delle masse agricole del Mezzogiorno.
Il Governo è deciso ad affrontare nel suo complesso il problema dei Mezzogiorno e delle isole ed a compiere ogni sforzo perché nell'opera di ricostruzione economica del paese i problemi dell'economia meridionale abbiano la giusta ed equa soluzione, sicché le condizioni sociali di queste regioni possano essere portate al livello delle regioni più progredite d'Italia.
A tal fine verrà perseguita una politica di lavori pubblici e saranno attuate tutte le provvidenze di carattere fiscale e finanziario per promuovere il sorgere di industrie, specie trasformatrici di prodotti agricoli. Saranno pure studiate provvidenze di immediata attuazione per migliorare le condizioni delle masse agricole del Mezzogiorno. Alla fine di questa esposizione, che non vuol essere un panorama integrale dei propositi del Governo ma piuttosto una messa in rilievo dei punti sui quali si propone di concentrare i suoi sforzi, perché imposti dalle contingenze del momento, vorrei aggiungere due punti cardinali del nostro orientamento economico:
1) noi intendiamo suscitare e incoraggiare, non deprimere, le iniziative e le intraprese private, creando le possibilità del loro sviluppo: ecco perché, soddisfacendo un legittimo desiderio degli armatori e dei marinai, abbiamo creato un Ministero della marina mercantile che dovrà ricostruire i nostri trasporti marittimi;
2) nello sviluppo del nostro programma economico-ricostruttivo e riformatore, terremo d'occhio particolarmente il Mezzogiorno e le isole di cui riconosciamo le particolari e più urgenti esigenze.
Infine un'altra osservazione che dovrebbe parere superflua. Anche questo Governo, come i precedenti, non intende spostare come che sia lo stato giuridico e di fatto esistente nelle zone ove non si ha coincidenza ideologica fra le varie correnti rappresentate nel Gabinetto. Esso si mantiene entro i limiti segnati dalle leggi fondamentali e dai vigenti Patti Lateranensi e l'entrata di un democratico cristiano al Ministero dell'istruzione non sposta tale base, come non l'ha fatto per il passato e non lo può fare la presenza di un comunista al Ministero della giustizia.
Poiché oggi più che mai la Repubblica nasce facendo appello alla santità dei trattati, più che mai è doveroso che noi diamo esempio di reciproca lealtà, ispirandoci nella nostra politica interna alle quattro libertà di Roosevelt, che ci proponiamo d'invocare e rivendicare presso nazioni grandi e piccole nei rapporti internazionali e nella nostra giusta pace. (Vivissimi, prolungati applausi).

On. Alcide De Gasperi
Assemblea Costituente
Roma, 15 luglio 1946

(fonte: Camera dei Deputati - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di lunedì 15 luglio 1946 dell'Assemblea Costituente)


torna indietro home page stampa la pagina Portale della Democrazia Cristiana - un progetto ideato dall'Istituto "Renato Branzi" di Firenze
hogan interactive, hogan stivali scarpe, hogan scarpe 2015, hogan scarpe italia, hogan scarpe outlet, hogan scarpe 2014