LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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IL PRIMO GOVERNO DEL CENTRISMO DEMOCRATICO: INTERVENTO DI ALCIDE DE GASPERI ALL'ASSEMBLEA COSTITUENTE
(Roma, 9 giugno 1947)

Il Presidente del Consiglio on. Alcide De Gasperi presenta il suo IV Governo all'Assemblea costituente dopo la crisi del III Governo De Gasperi, il tripartito DC-PCI-PSI. L'uscita dal governo dei comunisti e dei socialisti interrompe la serie dei Governi nati intorno al Comitato di Liberazione Nazionale. L'anno precedente (1946) l'Italia aveva scelto nel referendum istituzionale la Repubblica, aveva eletto l'Assemblea costituente ed entro un anno avrebbe svolto le prime elezioni politiche generali.
L'intervento del Presidente del Consiglio si concentra soprattutto sulla grave crisi economica e finanziaria, con la costituzione del nuovo Ministero del Bilancio e con l'ingresso di Luigi Einaudi nella compagine ministeriale.

* * *

Onorevoli colleghi, presentandomi dinanzi all'Assemblea con un nuovo Governo e dopo tante accese polemiche che hanno investito anche me personalmente (commenti a sinistra), non pretendo da voi nessun giudizio favorevole alla mia persona che si riferisca al passato, né in nome delle battaglie combattute in questa stessa sede del Parlamento per la libertà politica e per la dignità e sovranità della rappresentanza popolare, né per la lunga resistenza alla dittatura, né per la cordiale collaborazione fra i partiti antifascisti nel periodo cospirativo, e nemmeno per l'opera triennale che da Salerno a Roma abbiamo svolto assieme a tanti uomini e partiti della democrazia rappresentati nei Comitati di liberazione, nell'Assemblea consultiva e poi in questa Costituente, uscita da suffragio popolare del 2 giugno. Questi riferimenti appartengono alla storia e non all'apologetica odierna, e voi avete diritto di giudicare sui propositi e sugli uomini come si presentano oggi.
Tuttavia forse tali riferimenti, se non in mio favore personale, possono essere invocati innanzi al Paese, in favore della democrazia e in favore di questa Repubblica (applausi al centro) che, dopo un anno di consolidamento, abbiamo testé celebrata riuniti attorno al suo illustre e benemerito Capo (vivissimi applausi) come il regime permanente e definitivo della nuova democrazia italiana, che non può e non deve essere messo in discussione per mutamenti di Governi e di maggioranze.
Colleghi, al di sopra delle nostre differenze momentanee, constatiamo innanzi al mondo che l'unità nazionale va rifacendosi sotto la bandiera repubblicana, che le forze più solide del Paese e le tradizioni più nobili, militari e civili, confluiscono e concorrono lealmente al servizio della Repubblica italiana. Noi rientriamo nella vita internazionale con un'Italia unita, il nostro stesso spasimo della rinascita e della ricostruzione, pur negli accesi dibattiti, ci avvicina e ci riunisce, e ne è esempio il congresso sindacale di Firenze, chiusosi dopo immenso travaglio con un'affermazione unitaria.
Giudicate come volete la crisi che abbiamo attraversata, ma essa è venuta, per quanto mi riguarda personalmente, da questo sforzo, da questa passione unitaria che anima tutto il Paese (commenti - vivi applausi al centro - interruzioni all'estrema sinistra), alla quale unità e concordia esso chiede la salvezza e attinge la fede nel suo avvenire.
Ho collaborato con lealtà con i miei colleghi dei passati Ministeri, ed essi allo sforzo comune dedicarono ingegno e fatica in modo degno di riconoscimento. Un accordo era stato possibile su linee programmatiche e d'azione immediata, e pur tuttavia ho avuto la sensazione che esigenze psicologiche e politiche richiedessero una collaborazione più ampia (commenti), che fosse di tregua generale e di raccolta di tutte le forze su di un programma di salvezza (interruzioni - commenti all'estrema sinistra).
Un giorno, in seguito ad accurato esame della situazione economico-finanziaria e a segni concreti di sfiducia, ho creduto di vedere il fondo dell'abisso dell'inflazione, abisso che hanno già toccato nazioni a noi non lontane. Come riacquistare fiducia all'interno e all'estero? Da questa domanda è nata la crisi, ma non da questa sola: altre cause e occasioni ne hanno determinato lo scoppio ed il corso.
Personalmente non ho cercato questa quarta responsabilità, e speravo che la concordia venisse raggiunta sotto direzione diversa. Non entriamo per ora in particolari. Affermo solo che questo Ministero serve la stessa causa della solidarietà nazionale, e anche se non può rappresentare visibilmente l'unità ricercata, la vuole rappresentare nella risultante dei suoi sforzi lungo una linea mediana fra le ali opposte.
Il Ministero è un atto di fiducia verso l'Assemblea, perché non solo esso si sottopone al suo giudizio (commenti all'estrema sinistra), ma è disposto, in quanto l'Assemblea lo consenta, a facilitare in tutti i modi il compimento dell'alto dovere, comune a tutti noi, di assicurare rapidamente alla Repubblica le sue permanenti istituzioni rappresentative. A tal uopo il Governo, sempre interpretando i propoditi dell'Assemblea, presenterà un disegno di legge in base alla richiesta e alle indicazioni della vostra Presidenza, e concorrerà, in quella forma e misura che sarà desiderata, a facilitare la sollecita deliberazione della legge elettorale per le due Camere.
A proposito del tenore del progetto elettorale, ora innanzi alla Commissione, va osservato che esso non si può considerare come un progetto impegnativo per il Governo in tutti i suoi elementi. La questione, ad esempio, dell'utilizzazione dei resti od altri particolari di struttura non vincolano il Governo e i partiti che intendono sostenerlo. Tutto quello che accelera le elezioni e le rende possibili e attuabili in autunno, rientra nelle intenzioni del Governo, il quale farà tutto il possibile perché si affretti la consultazione popolare.
Il Governi intende con ciò rimettere al verdetto del popolo tutto quello che ci divide come ideologie e come partiti, tutto ciò che appartiene ad un programma d'azione non urgente ma di lunga lena e che ha bisogno per arrivare a compimento del voto e della collaborazione delle Camere. Il Governo d'oggi rappresenta invece uno sforzo di collaborazione per i problemi d'urgente soluzione e per la preparazione tecnica necessaria alla soluzione dei problemi di domani.
Se economisti come Einaudi e Del Vecchio hanno dato il loro consenso a collaborare in questo Ministero, vuol dire che, da uomini di coscienza e di merito, hanno sentito che li invitavo a servire non un partito ma il Paese (vivi applausi al centro e a destra). Ed infatti il nostro impegno di Governo mal si giudicherebbe dal punto di vista della topografia parlamentare o delle ideologie di scuola o di partito, perché - come ho sostenuto anche nei colloqui durante la crisi - in questo momento esiste un programma comune, un binario obbligato, una procedura di emergenza, che s'impone a chiunque voglia salvarsi (interruzioni all'estrema sinistra).
Ve ne do la prova dichiarando che il nuovo Ministero assume senz'altro la responsabilità dei provvedimenti finanziari a voi sottoposti dal cessato Governo o da esso direttamente promulgati (comprese le imposte sugli utili di congiuntura, sui consumi voluttuari e sui titoli azionari), e in modo particolare fa suo il progetto dell'imposta straordinaria patrimoniale, sulla quale è pronto ad accettare le deliberazioni o i suggerimenti della Commissione di finanza e di codesta Assemblea. Queste imposte e tasse rappresentano complessivamente per l'anno finanziario un peso ulteriore sui contribuenti di 200 miliardi. La patrimoniale costituisce un contributo necessario delle classi abbienti alle spese della ricostruzione.
Come è noto, il Ministero precedente, nella seduta del 4 aprile, accoglieva un programma economico di 14 punti, elaborato in parte sulla base di proposte presentate dall'on. Morandi. Alcuni di questi punti sono già trasfusi in decreti o disegni di legge presentati all'Assemblea. Il Governo attuale accetta questi punti già codificati e si propone di attuare gli altri sulla base della stessa direttiva (xommenti all'estrema sinistra), che il Consiglio dei Ministri antecedente del 4 aprile così formulava:

"Il Governo svolgerà l'azione più strenua per la difesa della lire secondo queste fondamentali direttive:
- risanamento progressivo del bilancio;
- contenimento massimo degli aumenti che più direttamente incidono sul costo della vita;
- compressione dei consumi non essenziali e stroncamento della speculazione;
- disciplina razionale degli scambi, degli investimenti e del credito;
- potenziamento della produzione mediante un maggior rifornimento delle materie prime essenziali ed una rigorosa graduazione delle spese pubbliche, secondo il criterio della massima produttività economica".

Non vi è dunque, per quanto riguarda l'azione immediata e di emergenza né per la direttiva di marcia, una soluzione di continuità: vi è invece una concentrazione degli sforzi su precisi punti di attacco. "Tutto si tiene" nel meccanismo economico e non è possibile agire su un punto senza determinare mutamenti vasti e talore profondi in tutti gli altri punti della struttura economica del Paese. Ora, è possibile che un Governo, nelle condizioni di incipiente riorganizzazione in cui si trova il Paese, tenti di operare contemporaneamente su tutti i punti, in modo che la manovra agisca con effetti concentrici?
Bisognerebbe possedere sin d'ora organi perfetti di rilevazione statistica, organi di deliberazione di enti competenti affiatati fra loro ed organi diattuazione immediata ed elastica: organi che noi non abbiamo mai posseduto e che tanto meno possediamo ora, usciti appena dallo sconquasso della guerra; organi che ora appena si stanno faticosamente, e non sempre con successo, assicurando in Paesi meglio organizzati e disciplinabili del nostro. Bisogno prepararli ed organizzarli, questi organi, che servono ad un'azione coordinata e programmata. Perciò accanto al Comitato Interministeriale per la Ricostruzione ci proponiamo di attuare il Consiglio Economico Consultivo, già proposto nelle ultime sedute del cessato Governo, la cui direzione effettiva sarà affidata ad un uomo esperto non assorbito da cure ministeriali; e tutto quello che riguarda prestiti esteri verrà preparato e coordinato sotto la cura dell'ex ministro del Tesoro; e infine, al medesimo scopo, il Comitato dei Prezzi verrà riorganizzato nel suo organo centrale e nei suoi strumenti perifierici. Il Consiglio Economico Consultivo abbraccerà tutte le organizzazioni dell'economia e del lavoro, allo scopo di farne un organo di solidarietà nazionale. Così ci prepareremo per il momento in cui potremo affrontare i problemi con una visione ed un'azione integrale.
Ma intanto bisogna agire subito, scegliendo immediatamente i punti d'attacco. Il nemico più pericoloso è l'inflazione ed il punto più dolente è quello monetario. Il Governo non vuol dire con ciò che la lira sia alla radice di tutto e che esitano rimedi taumaturgici atti a sanare sicuramente e rapidamente i mali infiniti i quali derivano dalla svalutazione della lira. Si dice solo che "puntando sulla lira, la soluzione degli altri problemi sarà meno ardua".
Se si riuscisse, anche solo nei pochi mesi che ci seprano dalle elezioni generali, a raggiungere ki scopo di rendere meno ardua al Governo che sarà designato dalla volontà popolare la soluzione di tanti problemi i quali angustiano ed angustieranno per lungo tempo ancora il nostro Paese, noi riterremmo di non essere venuti meno del tutto all'adempimento del nostro dovere.
Sinora il fabbisogno della tesoreria è stato fronteggiato con la disponibilità di cassa (che dopo la emissione del prestito di ricostruzione ammontava al 31 gennaio scorso a lire 31 miliardi), con i nomrali mezzi di tesoreria e con una mobilitazione di vari crediti dello Stato, senza aumentare le anticipazioni straordinarie della Banca d'Italia al Tesoro. Sulla via della mobilitazione dei crediti dello Stato si dovrà proseguire alacremente, e giova sperare che per tal modo il conto corrente del tesoro continuia chiudersi con un saldo attivo e non dia luogo perciò ad aumenti della circolazione.
Ma qui il nostro vicepresidente, con la sua autorità indiscussa, ci ha fatto rilevare che quel che importa non è di fermare la circolazione su una cifra precisa, quanto di ristabilire un equilibrio fra circolazione e prezzi che non sia spinto all'insù da forze estranee. Bisogna agire su tali cause, fra le quali la prima si sostanzia nei continui bisogni della cassa dello Stato.
Questo è il fatto essenziale il quale ci ha persuasi della necessità, propostaci dall'on. Einaudi, di ricorrere all'espediente tutto affatto temporaneo della creazione del nuovo ministero del Bilancio. Rimanendo invariata l'attribuzione dei due ministeri delle Finanze e del Tesoro, riconosciuta la necessità assoluta di non perdere un tempo prezioso col modificare con attriti imprevedibili l'organizzazione ed il funzionamento degli organi ministeriali e l'applicazione delle leggi relative all'amministrazione del patrimonio ed alla contabilità generale dello Stato, il ministro del Bilancio, aiutato da pochi uomini tratti dalle altre amministrazioni statali, eserciterà un controllo generale sulla spesa e sull'entrata pubblica. Senza il suo consenso preventivo non potranno essere presentati i disegni di legge di approvazione dei bilanci preventivi e dei rendiconti consuntivi. Le leggi le quali importino impegno di spese ordinarie di carattere generale a carico di bilanci di piùministeri dovranno essere proposte di concerto con lui, e così pure sarà necessario concertarsi col ministro del Bilancio prima di assumere impegni di spese straordinarie, quando l'importo da autorizzare sia superiore ad un miliardo di lire. Il ministro del Bilancio potrà, inoltre, prendere ogni altra iniziativa diretta a promuovere dai ministri competenti i provvedimenti intesi a controllare e a incrementare, anche mediante l'istituzione di nuove fonti, il gettito delle entrate, nonché a regolare e a contenere gli impegni e le erogazioni delle spese.
Naturalmente, con la nuova istituzione non ci si propone di conseguire il risultato - che da un lato sarebbe assurdo e dall'altro sarebbe contrario al fine della ricostruzione - di ricoprire con le imposte tutte indistintamente le spese, anche quelle in conto capitale, anche le spese, ad esempio, di ricostruzione delle ferrovie o di lavori pubblici necessari e produttivi, che sono destinate ad incremento del patrimonio dello Stato. Si dovrà continuare a ricorrere al credito, purché si tratti di credito fornito dal risparmio, sia nazionale sia estero.
Ma questa energica autodisciplina che ci imponiamo noi, amministrazione dello Stato, sarà un esempio al Paese, che ha tanto bisogno di disciplina, perché gli interessi particolari non soverchino quelli della comunità e tutti siano coordinati al bene comune. Sarà soprattutto, per l'istituzione stessa e per merito dell'illustre uomo che la dirige, un elemento di fiducia.
In base alla relazione Campilli, alla fine di aprile la situazione del bilancio - con 920 miliardi di spese e 310 di entrate - aveva un deficit di 610 miliardi. Invece il bilancio di previsione per il 1947-48, in seguito ai nuovi provvedimenti fiscali, all'abolizione dei prezzi politici e alla compressione delle spese in tutti i bilanci, si poteva calcolare in 832 miliardi di spese e 520 di entrate, con un deficit di 312 miliardi. In questo preventivo le entrate ordinarie sono state valutate in 384 miliardi, ma se faremo una politica fiscale veramente severa che faccia pagare anzitutto i tributi ordinari a chi guadagna e può pagare, speriamo che le entrate fiscali ordinarie (che sono già cresciute da 25,6 miliardi in gennaio a 32 miliardi e mezzo nello scorso aprile) possano toccare durante l'anno prossimo la media di 40 miliardi.
In quanto ai tributi straordinari, oltre alla patrimoniale - per la quale il termine inderogabile della denuncia scade il 13 luglio, termine che sarà amntenuto fermo - il Governo si propone di condurre a fondo, al più presto e con criteri di severa giustizia, l'avocazione dei profitti di regime e degli utili di guerra, nonché l'imposizione straordinaria dei profitti eccezionali di congiuntura. In relazione al soddisfacente ritmo negli incassi dei tributi ordinari, si potrà esaminare anche la possibilità di accordare più larghe e sostanziali esenzioni a favore dei redditi di lavoro.
Resta la questione altrettanto grave dell'equilibrio della bilancia dei pagamenti con l'estero. Economisti e studiosi, fra cui qualche collega che siede sui banchi dell'Assemblea, calcolano che nei tre o quattro anni prossimi avremo bisogno di un notevole apporto di dollari all'anno per pareggiare la nostra bilancia dei pagamenti. Dobbiamo tendere ad ottenere un equivalente prestito, onde poter assicurare la nostra ricostruzione e dare lavoro e pane al nostro popolo, e dobbiamo mirare a tale meta in tutti i contatti che prendiamo, facendo tuti i preparativi di rilevazione tecnica e di programmazione che sono necessari.
Ho accennato che tali preparativi dovranno ora venire coordinati e condotti organicamente. Ma intanto si impone d'urgenza il problema del secondo semestre 1947. Per arrivare alla fine del 1947 mantenendo l'attuale andamento della produzione industriale, noi dobbiamo importare per 430 milioni di dollari in materie prime industriali ed al minimo per 240 milioni di dollari in generi alimentari, cifra che purtroppo non sembra sufficiente date le ultime notizie sull'andamento del raccolto granario.
A fronte, pertanto, di un bisogno valutario per coprire le importazioni (compresi i rifornimenti per l'agricoltura e la sanità= di 685 milioni di dollari, potremo contare su esportazioni per circa 300 milioni di dollari, cui potranno aggiungersi 35 milioni di dollari per partite invisibili. Resta quindi da fronteggiare lo scoperto nella bilancia commerciale di 350 milioni di dollari per il prossimo semestre.
Ora, anche ritenendo di poter attingere largamente al fondo post-UNRRA, testé votato dal Congresso americano, clalcolata una rimanenza attiva dei conti di occupazione e tenuti presenti gli importi risultanti dallo scongelamento dei beni italiani all'estero e da altri contributi minori, possiamo ancora considerare incerta la copertura dei nostri fabbisogni per una cifra approssimativa di 200 milioni di dollari.
E' qui che dobbiamo puntare con tutte le forze, perché l'estero - e specie il popolo americano, al quale dobbiamo la maggior parte di aiuti che ci hanno sostenuto dalla fine delle ostilità in qua - non neghi al popolo italiano, sobrio e laborioso, amante della pace e della libertà democratica, un contributo ricostruttivo che metta l'Italia in condizione di ritornare ad essere una nazione libera ed indipendente, e la sua economia trovi nel reddito del lavoro il modo di fare onore ai suoi impegni.
Anche qui, dunque, è questione di fiducia reciproca. Se sapremo ispirare questa fiducia, i prestiti dall'estero gioveranno a raggiungere l'equilibrio nel dilancio dello Stato. Prestito vuol dire acquisto di prodotti e di macchinari a pagamento differito, ma i prodotti acquistati e venduti sul mercato interno contro lire esistenti procaciano frattanto all'erario entrate atte ad integrare quella da imposte senza premere sulla circolazione.
Ma accanto alla moneta cartacea, alle lire uscite dall'istituo di emissione, vi è un'altra specie di moneta, quella creditizia, che può diventare fonte di inflazione e di svalutazione monetaria quanto e forse più della moneta cartacea.
Nel mondo moderno, accanto ai depositi provenienti dal risparmio propriamente detto, ci sono depositi i quali nascono dalle aperture di credito concesse dalle banche: operazione normale e feconda entro certi limiti, perciolosa ove quel limite sia oltrepassato. Vi sono indizi i quali fanno ritenere che in Italia, se non è ancora raggiunto quel limite, ci si stia avvicinando. L'incremento appare tuttavia ancora sano, ma potrebbe facilmente degenerare.
Sta dinanzi alla Commissione Finanze e Tesoro dell'Assemblea un disegno di legge sulla ricostruzione dell'ispettorato del credito, al quale, non appena il testo gli sia restituito, il Governo intende dare sollecita e rigorosa applicazione. Gli strumenti posti oggi a disposizione del tesoro e della vigilanza sul credito sono divenuti antiquati e si sono perciò arrugginiti. Importa, per far fronte alle imminenti esigenze, che il comitato dei ministri abbia l'autorità di adottare ed applichi con energia provvedimenti atti a frenare, finché sia in tempo, l'inflazione creditizia e a vigilare perché i depositi delle banche non vengano utilizzati dalla speculazione.
La difesa della moneta è la premessa di ogni altra politica. Nulla può essere costruito, nessuna società può sussistere sulla sabbia mobile di una moneta instabile. Il Governo che uscirà fuori dalla consultazione popolare dovrà accingersi all'opera integrale di costruzione di una migliore Italia. Unica nostra ambizione è quella di rendere ad esso meno aspro il cammino.
Rapidamente ancora alcuni accenni sulla particolare azione immediata e preparatoria di alcuni dicasteri. Abbiamo affidato il dicasterio annonario al miglior tecnico dell'alimentazione che possieda l'Italia (commenti). Il Governo accetta il proposito espresso già nel quarto dei quattordici punti, di "estendere il sistema di tesseramento differenziato e preferenziale per il pane, la pasta, i grassi e altri generi alimentari allo scopo di garantire il fabbisogno necessario alla popolazione meno abbiente". In quanto alle possibili immediate applicazioni e alla loro misura, il professor Ronchi si riserva di fare delle comunicazioni quando avrà completa visione del materiale statistico raccolto dall'inchiesta Cerreti. E' evidente che una applicazione integrale del sistema ci porterà anche all'ammasso contingentato, invece che all'ammasso totalitario dei cereali. Per il raccolto di quest'anno, dato il termine stagionale, si è dovuto provvedere d'urgenza all'ammasso totale, ma è certo che bisogna esaminare subito l'eventualità di predisporre per l'anno prossimo il sistema di contingentamento, mirando anche allo scopo di riprendere parte del terreno perduto. Sono circa 800.000 ettari di minori coltivazioni a grano dal 1941 ad oggi che bisogna in parte riguadagnare, se si vuole limitare le importazioni ad una media di 10 milioni di quintali annui. Ma è chiaro che per il sistema contingentato converrà predisporre una adatta organizzazione sia per il reperimento che per il controllo della distribuzione.
Qui l'azione dei dicasteri dell'agricoltura, dell'alimentazione e del commercio estero sono in stretta connessione, per cui essi dovranno agire di conserva e secondo un piano organico. Se si riuscisse, ad esempio, ad importare un quantitativo sufficiente di carne argentina buttandola massimamente sui principali centri di consumo, si avrebbero senza dubbio una flessione dei prezzi del bestiame, ora altissimi e fuori di ogni proporzione, e un arresto dell'estendersi dell'erbaio e del prato a detrimento dei cereali.
L'agricoltura è affidata alle mani esperte del professor Segni: il quale insiste - a ragione - per l'esecuzione del programma di bonifiche, irrigazioni e miglioramenti come preliminare indispensabile alla riforma agraria che dovrà attuare il prossimo Parlamento.
Tra i problemi di particolare urgenza, che sono giunti a maturazione attraverso molte discussioni nel Cir e che sarebbe dannoso rinviare, vi è quello dei nuovi impianti per l'energia elettrica: dovremo deliberare su un progetto già concordato in seno al Cir, per non compromettere tutto il nostro avvenire industriale nei prossimi anni.
Dobbiamo fare dei passi avanti anche nell'organizzazione del turismo e dell'emigrazione, provvedendo al primo con un organismo snello e smplice che utilizzi parte del personale dell'ex ministero della cultura popolare e rsolvendo il problema della valuta; costituendo per l'altra un Consiglio superiore e assicurando il coordinamento dell'opera dei due ministeri che se ne occupano.
Il ministro del Lavoro trova tutta una serie di provvedimenti già pronti o in corso di elaborazione riguardanti il collocamento, l'istruzione professionale in rapporto alla disoccupazione e all'emigrazione, la cooperazione, gli istituti di assistenza ed altri. Egli cercherà di soddisfare questi ed altri postulati rapidamente, in base allo spirito della Costituzione ed ai voti del congresso sindacale. Nella recente rinnovata tregua fra Confederazione del lavoro e Confindustria si è raggiunto un accordo sulle funzioni delle commissioni interne; sarà utile che, prima della regolamentazione per legge, si tenti un accordo interconfederale anche circa le funzioni dei consigli di gestione.
Alla marina mercantile si cintinuerà lo sforzo per promuovere l'aumento del tonnellaggio: si sta trattando per nuovi acquisti e si mira a favorire l'armamento privato e le cooperative dei marittimi.
La nomia di uno dei più valorosi comandanti partigiani della guerra di liberazione al sottosegretario per i reduci e i partigiani (commenti) significa che anche il presente Governo intende rivolgere tutte le cure possibili alle necessità dei reduci, dei partigiani, dei pensionati di guerra, dei mutilati e degli ex combattenti, verso i quali la Patria, pur nelle sue presenti strettezze, è legata da obblighi consacrati nel sangue.
E' nostro dovere di non dimenticare i danneggiati di guerra. Le erogazioni finora effettuate a favore dei vari settori di attività nazionale per riparare gli enormi danni prodotti dalla guerra e dalla cobelligeranza ammontano a circa 900 miliardi, di cui circa 200 rappresnetano la spesa per riparazioni e ripristino di proprietà private e costruzioni di case per gli sfollati e per i senza-tetto. Si è elbaorato un provvedimento legislativo organico, che il Governo esaminerà per poter accertare entro quali limiti di tempo e di misura è possibile fare uno sforzo più intenso e più sistematico.
Onorevoli colleghi, il permanere dell'on. Sforza (commenti a sinistra) alla direzione della politica estera ha già di per se stesso il significato che essa non muta né può mutare (applausi). I prolemi di politica estera sono essenzialmente gli stessi che ebbi ad illustrare in quest'Assemblea l'8 febbraio scorso. Né sono in nulla mutate quelle direttive che voi stessi, onorevoli colleghi, avete mostrato di approvare nelle varie occasioni in cui esse sono state esposte sia in quest'aula sia alla Commissione dei trattati.
Per quanto riguarda il trattato di pace, il problema della firma è diventato quello della ratifica, o meglio, secondo quanto è previsto dalla nostra legge, dell'approvazione. Le informazioni che ci giungono da Londra, Mosca, Parigi e Washington fanno ritenere non lontano il momento in cui voi, onorevoli colleghi, sarete chiamati nella vostra libera e sovrana potestà a deliberare su questa materia, di vitale importanza per l'avvenire dell'Italia sul piano dei rapporti internazionali.
Altra questione di grande rilievo è quella della nostra ammissione all'ONU, ammissione che, come vi è noto, il Ministro degli affari esteri ha chiesto con formale domanda il 19 maggio scorso. L'accoglienza del Consiglio di sicurezza alla nostra richiesta è stata favorevole all'unanimità. Ora la domanda stessa è all'esame della competente Commissione. Al problema principale della nostra ammissione si innesta quello della applicabilità ed interpretazione degli articoli 53 e 107 dello statuto delle Nazioni Unite, articoli relativi agli "Stati ex-nemici". E' da tempo in corso un'azione diplomatica di chiarificazione e piena assicurazione a questo proposito. E noi non nutriamo dubbi: l'Italia sarà ed opererà all'ONU, pari tra pari.
In questi ultimi tempi sono stati raggiunti soddisfacenti accordi con la Gran Bretagna, l'Uruguay, la Turchia, la Polonia, la Svezia, l'Olanda, il Belgio, la Francia, la Danimarca e la Grecia. Sono prossimi a conclusione accordi con l'Argentina e con la Cecoslovacchia, accordi condotti nello spirito della tradizionale amicizia che è sempre esistita tra l'Italia e quelle due nazioni; anche con il Portogallo, la Jugoslavia e le zone di occupazione in Germania sono state iniziate trattative che si spera di concludere quanto prima. Noi confermiamo la nostra speranza che si possano presto riprendere con la Russia quei traffici commerciali che si svolgevano nell'anteguerra a vantaggio dei due Paesi.
Le trattavive condotte a Washington dalla missione diretta dal nostro collega Ivan Matteo Lombardo sembrano ormai giunte ad una fase molto avanzata. Sempre più vigile, sempre più sollecita, esclusivamente ispirata ai desiderie agli interessi delle nostre masse lavoratrici, sarà l'azione del Governo ai fini di una soluzione soddisfacente del problema della nostra emigrazione. A tale scopo perseguimmo la conclusione di appositi accordi con tutti gli Stati interessati ad accogliere i lavoratori italiani, accordi il cui spirito non potrà essere che di rispetto e dignità per i nostri fratelli che emigrano.
Questi per sommi capi i principali problemi della nostra politica estera. Il collega Sforza parlerà presto con più ampi ragguagli circa le più gravi questioni. Egli vi indicherà le direttive che il Governo della Repubblica si propone di seguire per assicurare la dignità ed il benessere del nostro popolo, dignità e benessere che sono indissolubilmente legati al mantenimento ed allo sviluppo della pace tra le nazioni.
Come vedete, in questa rassegna di dicasteri ho accennato quasi soltanto ai problemi economici più urgenti perché tale è la cura più immediata e più incalzante del nuovo Governo. Non intendiamo però venir meno agli impegni e alle direttive che abbiamo assunto per gli altri dicasteri, sui quali i ministri rispettivi potranno prendere la parola durante o alla fine del dibattito.
Onorevoli colleghi, in questa esposizione, forse arida ma oggettiva, ho evitato di fare della polemica rilevando le accuse che mi sono state ricolte (interruzioni - commenti a sinistra). Questo non vuol dire che io mi senta in fallo o non abbia la tranquilla coscienza di poterle fronteggiare; ma mi è parso doveroso, nella gravità della situazione del Paese, di non prendere per mio conto l'iniziativa di una polemica parlamentare che si imperniasse sul corso della crisi. Mi tengo, tuttavia, a disposizione (applausi al centro e a destra).
Domani noi celebreremo la memoria di Matteotti. Ricordo che, alla vigilia della minaccia fascista, egli venne ad annunziarmi che, dopo lunghi dibattiti nel suo Gruppo, almeno parte dei suoi colleghi, una settantina circa, aveva deciso di rompere la tradizionale consegna negativa e di partecipare ad un Governo coi popolari e con altri Gruppi. Accolsi con gioia tale annunzio, come segno di un'epoca nuova, che, purtroppo, in quel momento non si iniziò. Ma amici ed avversari sanno che quella gioia era sincera, perché corrispondeva alla mia sempre professata convinzione che se le masse alle quali era stato predicato il socialismo avessero accolto lealmente il metodo democratico, si sarebbe compiuto un secolare progresso (interruzioni all'estrema sinistra). Tale convinzione si è rafforzata nel dopo-guerra attraverso il cameratismo anti-fascista nel periodo costruttivo dello Stato democratico; né vi tengo meno oggi presnetando un Ministero di emergenza che vuole fare uno sforzo supremo per evitare la rovina economica e finanziaria che colpirebbe in prima linea i lavoratori e i ceti medi (vivissimi applausi al centro e a destra - commenti a sinistra) e per assicurare rapidamente e col vostro concorso l'accesso del popolo alle nuove istituzioni repubblicane (vivissimi, prolungati applausi al centro e a destra - commenti all'estrema sinistra - i deputati del centro si levano in piedi gridando: Viva l'Italia!).

On. Alcide De Gasperi
Assemblea Costituente
Roma, 9 giugno 1947

(fonte: Camera dei Deputati - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di lunedì 9 giugno 1947 dell'Assemblea Costituente)


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