LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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IL PRIMO GOVERNO DEL CENTRISMO DEMOCRATICO: REPLICA DI ALCIDE DE GASPERI ALL'ASSEMBLEA COSTITUENTE
(Roma, 21 giugno 1947)

Il Presidente del Consiglio on. Alcide De Gasperi ha presentato all'Assemblea Costituente il 9 giugno 1947 il suo IV Governo all'Assemblea Costituente dopo la crisi del suo precedente governo, il tripartito DC-PCI-PSI. L'uscita dal governo dei comunisti e dei socialisti interrompe la serie dei Governi nati intorno al Comitato di Liberazione Nazionale. Il dibattito all'Assemblea Costituente è durato fino al 21 giugno, quando De Gasperi replica agli interventi dei parlamentari.
L'ordine del giorno che approva le dichiarazioni del Presidente del Consiglio viene approvato con 274 voti favorevoli, 231 contrari e 4 astenuti.

* * *

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri, (Segni di viva attenzione). Onorevoli colleghi, nel mio primo discorso avevo evitato di parlate della crisi, del suo svolgimento, delle sue cause. Avevo detto che sarei stato a disposizione dell'Assemblea, qualora avversari o amici avessero richiesto una spiegazione o una informazione dettagliata. Mi ero sbagliato. Credevo che l'importanza, il valore o meno di un Governo venisse misurato soprattutto dal suo programma, dalla sua costituzione, dal complesso delle forze che vi lavorano. Invece parecchi oratori dell'Assemblea si sono preoccupati soprattutto dello svolgimento della crisi e dei propositi di chi questa crisi ha guidato. Ora dobbiamo tener conto di questa tendenza, e per parte mia riferisco in dettaglio come la crisi si svolse e perché la crisi venne: tanto più lo debbo fare, in quanto l'onorevole Nenni ha qui presentato una specie di storia romanzata che ha bisogno di molte rettifiche.
Vi ricordo che, prima che si parlasse di crisi, si è parlato di gravità della situazione finanziaria. Quando il ministro Campilli presentò la sua relazione generale, una specie di rendiconto o di inventario, che non si era mai fatto in quella misura ed in quella profondità, l'Assemblea scelse la riunione delle quattro Commissioni per la discussione preliminare. In queste quattro Commissioni erano presenti quasi tutti gli oratori che qui hanno interloquito in materia finanziaria, e si svolse una discussione oggettiva, appassionata, mossa soprattutto, nell'interesse del paese, dall'allarme che era stato dato.
Alla discussione io non ho partecipato ma ho assistito con la massima attenzione, come colui che aveva la massima responsabilità. Da questa discussione, alla quale hanno partecipato uomini che appartenevano al Governo ed uomini che ne erano al di fuori, uomini che oggi sono favorevoli al Governo ed uomini che oggi sono contrari, da questa discussione, che si fondava sull'esposizione di Campilli - che arrivava a 610 miliardi di passivo del bilancio, più 190 miliardi di residui passivi - si è rafforzata in me la convinzione che la situazione finanziaria era molto grave e che c'era bisogno di una scossa particolare nel paese, perché ci arrestassimo su una china che mi sembrava pericolosa.
Si può essere di differenti opinioni, si può credere che io abbia esagerato, ma non si può dubitare delle ragioni che hanno scossa la mia responsabilità ed hanno richiamato alla mia attenzione uno stato di cose che, prima, per mancanza di visione panoramica, non poteva essere così chiaro, così evidente. È vero che dopo, come Governo, ci siamo messi con la massima diligenza a contrastare questa china verso l'abisso: abbiamo deliberato delle imposte e delle tasse per 200 miliardi; abbiamo compresso tutti i bilanci, abbiamo anche proposta la revisione del numero degli impiegati, con la riduzione del 5 per cento, siamo arrivati a risultati relativamente ottimi in confronto alla situazione precedente. Tuttavia il deficit di 312 miliardi rappresentava sempre un notevole allarme e accanto ad esso c'era il deficit della bilancia dei pagamenti e poi una situazione di cassa pericolosa; e c'era soprattutto il segno della mancanza di fiducia da parte del pubblico italiano e dei risparmiatori, e certi segni di poca sicurezza nella nostra situazione anche da parte di coloro che si erano chiamati per primi dal di fuori per aiutarci. Quando si fa la colpa - post hoc ergo propter hoc - al mio discorso-radio, di aver dato l'allarme si deve pensare che il discorso-radio era una conseguenza dell'allarme, non un allarme.
Fu in quel discorso-radio che nacque il pensiero di una solidarietà più vasta che superasse le frontiere dei partiti e del limite che, fino a quel momento, si era tenuto nella responsabilità governativa. In quel discorso io dicevo quello che il Governo ha fatto, gli sforzi che il Governo faceva e che intendeva fare nel campo economico e finanziario. E poi aggiungevo: "La verità è che il Governo, qualsiasi Governo, non può superare la presente crisi economica, che è alla base crisi di fiducia, di fiducia, non nei pochi uomini che stanno al Governo, ma nello sforzo del popolo italiano di riaversi dai disastri del dopoguerra; non lo può se gli organi economici della vita nazionale, cioè gli istituti economico-finanziari, le categorie degli industriali e di coloro che si occupano delle industrie, tanto datori di lavoro che operai, degli agricoltori e della compartecipazione dei braccianti, degli artigiani, della stampa che ne rappresenta gli interessi e le direttive, non si stringano intorno al Governo, questo o un altro che sia, per uno sforzo comune e solidale, e non si propongano di mettere ordine in casa nostra, di difendere la moneta e quanto resta del patrimonio nazionale, sopportando, proporzionalmente alle proprie possibilità, i sacrifici necessari". Accennavo poi ai pericoli dell'inflazione e concludevo: "Possibile che a lungo andare i partiti non comprendano che quando si tratta della fiducia nella moneta, del credito dello Stato all'interno e all'estero, siamo tutti legati l'uno all'altro, e che quello che ci salva non sono i programmi futuri di destra o di sinistra, ma sono una sostanziale, manifesta e leale solidarietà di oggi nell'Amministrazione dello Stato e nella legislazione della cosa pubblica? Se i rappresentanti di tutti gli interessi onesti e di tutte le concezioni economiche fattive fossero dentro il Governo, o, consapevoli dell'estrema gravità dell'ora, concorressero alla salvazione del paese, il popolo che lavora riprenderebbe quel senso di sicurezza, che vuol dire fiducia, e l'estero riconoscerebbe che la nostra solidarietà merita credito. È questo il pensiero che mi tormenta da quando tornai dall'America; è questo il pensiero che ritorna in molte delle lettere inviate dalla popolazione e dai lavoratori". E terminavo: "E perché le eccezionali condizioni economiche che mettono in causa la vita del paese non dovranno, in un certo momento, spingere gli stessi partiti politici ad una solidale collaborazione nell'opera di Governo, dando tregua ai contrasti più disgregatori? Di fronte al problema del risanamento finanziario, dell'approvvigionamento dei viveri, delle materie prime, e della vita stessa delle classi lavoratrici, di tutto il popolo italiano, è necessario opporre, a quello che i pavidi considerano fatto inesorabile, la concordia fattiva di tutte le parti e di tutte le forze vive: unità che conduca alla disciplina interna ed allo spirito di sacrificio liberamente accettato".
Questo il discorso-radio che doveva tanto allarmare; questo il discorso incriminato come attentato all'unità democratica repubblicana, questo il discorso che doveva nella sua pratica attuazione condurre a tentativi che io poi ho cercato di attuare.
Ora, parlerò qui in concreto di questi tentativi. L'onorevole Nenni è risalito alla crisi di gennaio ed ha parlato anche di cause oscure. Fra le cause oscure c'è il ritiro di Nenni dal Ministero degli esteri, la divisione avvenuta entro il partito socialista, che era un partito rappresentato nel Governo, e le dichiarazioni del congresso di Firenze del partito repubblicano.
Queste cause oscure rendevano necessario un rimaneggiamento del Governo; per lo meno, io ho creduto più democratico di rimettere il Governo nelle mani del Presidente della Repubblica perché convocasse e sentisse i rappresentanti di tutti i partiti, allo scopo - poiché da tempo cerco la quiete e non il lavoro, ché già abbastanza ne ho prestato - di affidare a un altro uomo la possibilità di organizzare una solidarietà che credevo anche allora più che mai necessaria.
Sì, lo confesso, volevo specialmente la collaborazione con i socialisti temperati. Perché? Perché avevo conosciuto nella pratica di Governo uomini solidi e competenti come Tremelloni, e come Corsi, che, avendo con me diviso la responsabilità del Ministero dell'interno, dimostrava tale senso di collaborazione da dimenticare in molti momenti il partito; avevo conosciuto uomini come Saragat, che, ambasciatore a Parigi, aveva dimostrato di lavorare soprattutto per l'Italia e con questi non escludevo gli altri. Quindi, nessuna pregiudiziale per escludere socialisti e comunisti si è presentata in quella crisi.
Certo, io penso anche oggi che per l'Italia sarebbe una fortuna se si potesse costituire, accanto alla democrazia cristiana, una democrazia dirò così laica, una democrazia socialista, in modo che le due forze potessero, nei momenti più critici della nazione, dare il senso dell'equilibrio e della difesa dei princìpi sociali, consolidandoli nella civiltà cristiana. Questo dovrebbe essere il nucleo centrale, senza escludere altre forze che possono confluire sopra tale direttiva. Certo, questa speranza è lecita; ma escludo che al momento della crisi di gennaio io abbia cercato di fare un simile Governo, ed escludo soprattutto che la mia intenzione fosse stata quella di mettere fuori comunisti od altri.
Oh, avrei avuto cento pretesti se, di fronte a tutte le pressioni di giornalisti e di curiosità giornalistiche, avessi risposto con tendenza anticomunista; ma prego i miei critici di estrema sinistra di rileggere la mia intervista in America e le mie dichiarazioni per trovare anche una sola parola che io, per opportunità del luogo, del tempo e degli interlocutori abbia detto che potesse essere contraddittoria per un uomo che in quel momento presiedeva un Governo, di cui facevano parte i comunisti. (Approvazioni).
In quella crisi non vollero entrare nemmeno i repubblicani, e nacque l'idea della "piccola intesa".
Anche i repubblicani avevano collaborato al precedente Ministero; si era trovata una affinità programmatica, ed io credevo e speravo che nel momento in cui si trattava di consolidare la Repubblica, anche il partito repubblicano sentisse la responsabilità di condividere le difficili situazioni, perché la Repubblica, uscita fresca fresca dalle decisioni del 2 giugno, diventasse reale nei fatti e nei consensi delle masse del popolo italiano.
Poi venne un periodo di attacchi. Signori miei, voi li conoscete gli attacchi contro il Governo, quegli attacchi che hanno quasi paralizzato per un mese e che hanno tenuto in sospeso gli uomini che dovevano proprio occuparsi delle finanze e della salvezza della lira; attacchi però che non si limitarono ai nostri ministri democristiani, ma che si riferirono anche ad altri ministri che io, come era mio dovere, - e non sono qui per vantarmene - ho difeso con la stessa forza e con la stessa imparzialità con cui ho difeso i miei. (Approvazioni).
Fu un mese di travaglio. Si dice: ma noi alla Costituente siamo stati zitti! Grazie, cari alleati, siete stati zitti, quando si è trattato dell'ordine del giorno; io ho dovuto battermi per ottenere un minimo di ordine del giorno che ponesse fuori causa i ministri, e sulla stampa (poiché l'opinione pubblica non si fa semplicemente qui e sulla stampa amica e dei miei amici) si è inaugurata e continuata, con resistenza feroce, una campagna contro i ministri. Io qui, da questi banchi, ho difeso la regola logica per ogni democrazia; ho sostenuto che si trattava, specialmente nel caso del ministro del tesoro, di responsabilità ministeriale e che il Governo era solidale e che pertanto prima doveva esaminare, fare l'inchiesta, battersi il Governo stesso: poi doveva venire dinanzi all'Assemblea.
Questo principio, che era sacrosanto e che avrebbe impedito che la Commissione scivolasse in un compito che non era suo, questo principio io dovetti lasciar cadere per tener conto delle obiezioni che mi venivano da parte amica socialista, quando in Consiglio dei ministri mi si disse che, per ragioni di partito ed anche per ragioni interne stesse, sarebbe stato bene che io mi fossi indotto a recedere da questa mia pretesa, che pure era logica.
E allora io ho ceduto, cercando una di quelle formule transattive che salvano la faccia, ma non la sostanza. Fu male. Quando venne la relazione degli Undici, voi vedeste che ci trovammo imbarazzati, noi a giudicare favorevolmente, gli altri a giudicare in senso negativo.
Tutto sarebbe andato bene, se non ci fosse stata la campagna; campagna che veniva essenzialmente da parte comunista, con questo foglietto che naturalmente... non viene dal centro. Togliatti mi dice sempre: "Ma tu hai la fissazione che tutto venga dal centro!". Può darsi, ma siccome questo foglietto è fatto molto bene, è certo che è stato fatto per lo meno da amici dell'onorevole Scoccimarro.
Vennero poi le elezioni siciliane, cui i ministri del mio Governo intervennero con molta energia. Certo i ministri avevano la libertà di farlo. Nessuna eccezione quindi, se qualcuno è mancato anche per otto o dieci giorni di seguito, (Commenti a sinistra).

Voci a sinistra. Aldisio! Aldisio!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Non facciamo nomi, perché vi erano ministri che non erano per niente siciliani, ma erano della parte opposta. (Applausi al centro). Ora, io non faccio obiezioni a questo, ma dico: quando si diffondono foglietti come questo per il Blocco del popolo, in cui si insinua che un ministro democristiano abbia fatto un miliardo e mezzo speculando in borsa... (Proteste a sinistra).

Voci a sinistra. Il nome! Il nome!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Non occorre che faccia il nome, perché l'accusa è stata mossa anche qui.
Si dice nel foglietto: "De Gasperi, Presidente del Consiglio - qui faccio il nome - ha arricchito il fratello con l'intrallazzo e il commercio dell'olio". Falso dalla prima riga all'ultima!
Poi ce n'è un'altra: "Ha affamato la Sicilia per favorire i metodi degli speculatori. Elettore, non farti togliere il pane; che il tuo voto sbarri la strada ai profittatori democratici cristiani. Vota per il Blocco del popolo!". (Commenti, proteste al centro).

Una voce al centro. Con questi sistemi hanno la vittoria! (Interruzioni - Commenti).

PRESIDENTE. Per favore, silenzio, onorevoli colleghi.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. E non parlo dell'onorevole Romita che, ministro in carica, mi si dichiarava pronto ad offrirmi il mazzo di rose per licenziarmi dal Governo: è questione di frasi, di delicatezza.
Io non ho partecipato alla campagna elettorale in Sicilia; ci sono andato solo l'ultimo giorno e ho fatto delle dichiarazioni che potevo fare a nome di tutti, perché non erano dichiarazioni che avessero un carattere di parte; ed era l'ultimo giorno, dopo che erano giunti tutti gli altri. Mi hanno fatto anche regolarmente fischiare; e non posso addebitarlo ai miei amici di partito. Questo per spiegare come si forma lo stato di fatto e il clima in cui certe preoccupazioni, che sono oggettive, possono trovare anche alimento nello stato d'animo. Nenni mi ha detto: "Il doppio gioco è vecchio; dal 1850 Marx diceva che dopo una rivoluzione bisogna pungolare il partito vincitore - il partito democratico in Germania - non limitarsi ad aiutarlo, ma pungolarlo".
Non è piacevole questa sensazione di avere sempre in Nenni e amici dei pungolatori come se noi fossimo dei buoi. (Applausi al centro).
Caro Nenni, quando Marx scriveva quello a cui ti riferisci come ad un vangelo, erano altri tempi, e il socialismo era in marcia per conquistare, per vincere, per rovesciare lo Stato borghese; ma oggi nella Repubblica, di cui voi siete parte, non può essere tollerabile lo stesso metodo. (Applausi al centro - Commenti a sinistra).
Ora voglio dire a Nenni che è stato così gentile, del resto, così sentimentale, che quando parla qui io dimentico quello che scrive e quasi lo abbraccerei (Si ride); ma disgraziatamente scrive. Ora Nenni, in uno dei suoi ultimi discorsi, vi ricordate come ha votato la fiducia al Ministero che oggi si vorrebbe descrivere come un idillio e una salda fortezza? Ha votato citando il famoso detto di Prampolini, che cominciava il discorso con queste parole: "Noi voteremo contro Sonnino, quindi voteremo per l'onorevole Giolitti". Nenni l'ha tradotto: "Noi voteremo contro Giannini, quindi voteremo per l'onorevole De Gasperi". Questo era il programma di un partito che aveva i suoi ministri nel Governo.
Non mi meraviglio che Giannini abbia detto su per giù la stessa cosa: "Non devo niente alla democrazia cristiana, che continua a combattermi" - non so che giornale ha tirato fuori per provarlo - non entro nel merito; egli ha detto: "nel complesso la considero un male minore; e, soprattutto per far dispetto a certa gente, voto a favore".
Questo è il voto "a carambola" come viene definito, un voto a carambola che può essere ad un certo momento una necessità (Commenti a sinistra); in certi momenti si può sopportare, come ho sopportato il vostro; ma che questo debba essere esaltato come sistema democratico da difendere e introdurre nell'Assemblea come sistema naturale, non è ammissibile. Con questi sistemi la democrazia va in malora, non si salva. (Applausi al centro). Certo, debbo a questo riguardo fare la debita differenza, ché Giannini non ha nessun impegno col Governo, perché non vi ha nessun rappresentante, mentre Nenni aveva ministri nel Governo. (Applausi al centro).
Badate che non accetto la vostra tesi che io abbia fatto la crisi semplicemente per ragioni interne. Io dico che questo era il clima in cui la crisi, che da molti era cercata per sostituire il precedente Governo con un Gabinetto di larga concentrazione, per ragioni economiche, si è trovata a svolgersi. Quando ho parlato di allargamento dopo il discorso-radio, non è vero che io abbia cominciato a fare dei raggiri. I primi che ho consultato si chiamano Nenni e Togliatti. Nenni partiva per una conferenza, non so se a Venezia. Egli ha detto subito: "Se vuoi fare un allargamento verso destra, il mio partito non ci starà. Questa è la mia opinione personale; ma insomma ci rivedremo lunedì". Quando l'ho rivisto lunedì, mi ha confermato la stessa cosa. Allora io gli ho detto: "È il pensiero di Togliatti?". E mi ha risposto: "Mah! domandaglielo tu. Presso a poco credo che penserà lo stesso". (Si ride).
Nell'Avanti! del 1° maggio incomincia la campagna (badate che queste erano discussioni, conferenze fra amici, assaggi, pourparlers). L'Avanti! subito comincia: "Noi vorremmo pregarlo (De Gasperi) di tenere per sé le sue consolazioni e le sue pene, tanto più che siamo portati a credere che l'allargamento va sempre a scapito dell'efficienza".
Ecco un primo segno di atteggiamento negativo. Siamo alla pre-crisi.
Nei diversi assaggi coi vari settori io sottoponevo questa domanda: "Qualora dalla tribuna dell'Assemblea, dopo l'esposizione della gravità della situazione, vi si facesse appello a partecipare ad un Governo di concentrazione nazionale, ad un Governo di salute pubblica, accettereste voi?".
Questa la domanda che ho sottoposta ai vari partiti.
Le risposte, in complesso, furono incoraggianti: specialmente da parte del settore centro-sinistra non ho avuto risposte pregiudizialmente negative. Vi ho già detto la risposta di Nenni. Togliatti, il giorno 5, mi dice di non essere contrario ad una certa collaborazione. E qui ha fatto cenno ad una idea riportata da giornali come mia (non era mia, ma poteva anche esserlo: tante idee mi sono passate per la testa, e quindi anche questa): che si potevano portare al Governo rappresentanti della Confederazione del lavoro e della Confederazione dell'industria per vedere se si potevano superare assieme certe difficoltà. Però più avanti non siamo andati. Naturalmente, non collaborazione della destra.
Allora mi trovai di fronte alla decisione del partito liberale, che diceva: sì, ma a condizione di escludere i comunisti.

Una voce a sinistra. E voi avete marciato.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Non abbiamo marciato per nulla!
Poi siamo arrivati alla crisi. Fino allora erano stati assaggi.
E alla crisi perché siamo arrivati? Naturalmente, c'era il corso logico della mia iniziativa. Sostanzialmente era una mia iniziativa; ma l'occasione ultima con cui la crisi s'è presentata è dovuta all'iniziativa del partito socialista, che mi ha messo fra i piedi una dichiarazione. Io dovevo venir qui all'Assemblea a presentarmi assieme ai due ministri del tesoro e dell'industria. Poi si è detto: no, è bene che il programma sintetizzato lo faccia il Presidente del Consiglio stesso.
Mi sono quindi assunto quest'incarico e mi sono messo a scuola di Campilli e di Morandi. Ho letto la relazione di Morandi e ne sono rimasto entusiasta e gli ho detto: accetto in pieno, tolta qualche cosa. (Commenti a sinistra).
Ora, quando ho preparato le cose, si è cominciato a fare obiezioni, e Morandi ha detto: "È bene che lo faccia tu". Ed io mi sono assunto tale compito.
Nell'Avanti! del 13 maggio c'è un titolo: "L'onorevole De Gasperi impone al paese la crisi delle sue esitazioni. Esplicite riserve dei ministri socialisti sulla procedura del Presidente del Consiglio e sull'allargamento a destra".
E si parla di fuga! Infatti c'è il sottotitolo: "Fuga davanti alla responsabilità".
E si scrive: "I ministri socialisti hanno riferito all'esecutivo del partito e al comitato direttivo del Gruppo le riserve da essi formulate al Consiglio dei ministri di questa mattina circa la crisi politica virtualmente aperta dal Presidente del Consiglio e il tentativo di spostare l'asse politico del Governo, accrescendone l'inefficienza nel momento in cui la situazione economica e monetaria del paese imponeva l'applicazione dei 14 punti concordati e misure energiche contro la speculazione". Come se i 14 punti si potessero applicare in 24 ore!
Caro Morandi, non prendertela con me perché io ho imparato dal tuo giornale a mettere in ridicolo questi 14 punti, mentre io li prendo invece molto sul serio! E il giornale continua: "Il comitato direttivo del Gruppo si è trovato pienamente d'accordo con le riserve dei compagni ministri".
Ne l'Unità veniva pubblicata la cronaca del Consiglio riportando che i ministri comunisti avevano dichiarato che il Presidente del Consiglio doveva presentarsi soltanto sotto la sua responsabilità. Cioè che il Presidente del Consiglio si doveva presentare personalmente. Vi domando se io dovevo venire qui con un mio discorso per parlare a nome di chi? Evidentemente non c'era che da dimettersi, e io mi sono dimesso. (Approvazioni al centro).

TOGLIATTI. I ministri comunisti non avevano detto questo nel Consiglio.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Ecco qua: "Il Consiglio ha preso atto, eccetera, eccetera". Poi: "In conseguenza di ciò, appare evidente che l'onorevole De Gasperi farà le sue dichiarazioni a semplice titolo personale e non come Presidente del Consiglio". (Applausi al centro - Interruzioni a sinistra).
C'era un altro allarme. Nella manchette de l'Unità si diceva: "Di tante misure concordate si vuole applicare solo l'aumento del prezzo del pane". (Interruzioni a sinistra). E questo si riferisce al fatto che i deputati comunisti per iniziativa di Cerreti avevano proposto di non attuare la seconda rata dell'aumento del pane che era fissata a verbale come decisione comune. (Interruzioni a sinistra). Questo per dire che, nel momento decisivo, non valgono nemmeno gli impegni che si sono presi formalmente (Interruzioni a sinistra - Commenti ed applausi al centro).
Ad ogni modo vediamo un po' come la storia si è svolta, in confronto della storia romanzata di Nenni. O meglio, ce ne sono due di storie romanzate, quella di Nenni sull'Avanti! e quella di Nenni qui dentro, e sono contraddittorie. Nenni qui è venuto con voce di usignolo a predicare la concordia e la pace. Ma nell'Avanti! ha fatto una politica contraria, ha detto che "bisogna tenere nettamente diviso il paese in due blocchi, perché questa è la dialettica assolutamente necessaria della democrazia". Ecco qua, nuovamente nell'Avanti! del 16 maggio l'articolo di fondo è intitolato: "La maggioranza c'è". In esso si legge, fra l'altro: "La logica e il dovere imponevano evidentemente più coraggio e più coerenza". (A me lo predica!). "Vuol dire che il coraggio e la coerenza, mancati a De Gasperi e mancati alla democrazia cristiana, li avranno le elettrici e gli elettori, le quali e i quali sanno che la sinistra, come non respinge oggi le responsabilità nell'ambito della sua forza reale, meno che mai le respingerà il giorno che avrà una maggioranza, fosse anche di un voto, con la quale si può fare il più forte e il più coerente dei Governi". (Ilarità al centro - Vivaci commenti).
Dopo il 23 maggio, il mio partito aveva dichiarato in un ordine del giorno, come avevo del resto già avvertito io stesso, che, vista la necessità di una larga concentrazione, vista la necessità della solidarietà nazionale, era disposto a rinunziare a quello che secondo le norme gli perveniva, cioè alla Presidenza del Governo, mettendosi a disposizione d'un capo che fosse al di fuori dei partiti.
Che in questo atteggiamento entrasse un pochino, confesso, anche la mia voglia di dedicarmi ad altri lavori, questo è vero.
I tentativi degli onorevoli Nitti ed Orlando li conoscete, quindi non me ne occupo. Però, chiusi questi tentativi, e prima del reincarico, l'Avanti! che pungola sempre un po', scriveva il 23 maggio: "Otto milioni di elettrici e di elettori non hanno votato per la democrazia cristiana perché essa si rifugi sotto l'ombrellone della irresponsabilità. È vero che i casi di questi giorni insegnano al corpo elettorale a non riporre la sua fiducia in un partito che non può organicamente essere la guida della democrazia".
La prova è stata che l'incarico lo abbiamo assunto. (Applausi a destra). Ed ho avuto una designazione indiretta anche dei colleghi di estrema sinistra, in quanto avrebbero dovuto mettersi un po' d'accordo su tutto quello che si era mosso contro di me, nella eventualità che io componessi di nuovo il Governo. Essi sperarono di creare qualche divergenza fra i democratici cristiani affermando che io ero fallito e che bisognava trovare un altro capo autorevole nella democrazia cristiana. Ma la democrazia cristiana e l'onorevole Gronchi hanno designato me. (Applausi al centro).
Ho fatto due tentativi che qui si confondono l'uno con l'altro e che non si sono veduti nella loro obiettività: primo, concentrazione politica; ossia sono tornato alla vecchia idea di mettere la maggior parte dei partiti insieme. Qui ho trovato subito l'onorevole Nenni all'opposizione di qualsiasi allargamento. Invece anche il quarto partito esiste, disgraziatamente, all'infuori di noi: anche quello m'interessa. Ne avevo parlato nelle conversazioni confidenziali con voi; quando sono venuto da voi non sono venuto per contarvi storie e fantasie, ma con dichiarazioni e cifre della ragioneria generale. Vi ho detto quanto abbiamo di passivo ed altro; vi ho fatta la confessione della mia situazione. Naturalmente, caro Nenni, quando tu mi rispondi: politique d'abord, so anche io che si può andare avanti così. Ti auguro di arrivare al Governo in un tempo in cui queste questioni non premano più e che tu sia felice.
L'opposizione di Togliatti fu più attenuata, naturalmente: non i qualunquisti. Ma sui liberali si riservava di esaminare le persone. Quando ho fatto il nome dell'onorevole Einaudi, ha fatto obiezioni per le sue direttive economiche naturalmente, non per la persona, poiché è stato suo maestro e ne ha molta stima.
Poi ho trovato in un primo periodo una disposizione favorevole nel partito socialista dei lavoratori italiani. Ma la sera che mi pareva di aver combinato, è comparso un articolo di Saragat: "Assolutamente niente a destra". Credo che non occorre che ve lo legga. E questo è avvenuto nello spazio di una notte. Poi ho trovato l'esclusiva per i comunisti; ed ho detto: "qui non si riesce, perché se fo un Governo da capo come quello di prima, è inutile ogni sforzo: ma non voglio fare nemmeno un Governo secondo lo spirito di esclusione. Tento quindi un'altra soluzione, e sapete quale? Una soluzione la quale desse in parte ragione a Nenni quando diceva che la responsabilità spettava alla democrazia cristiana e in parte a me che volevo essere contornato di uomini i quali potessero fare nascere fiducia di competenza tecnica. (Commenti a sinistra).
Allora ho detto: facciamo un secondo tentativo. Questo è il secondo tentativo che non bisogna confondere con l'altro. Ho detto: la preminenza di responsabilità politica se l'assumerà la democrazia cristiana; è fatale che sia così; però chiedo a tutti i partiti di mandare al Governo un rappresentante che si possa dire tecnico, nel senso che, pur essendo uomo di partito, non impegni il voto del partito. Togliatti sa che, ad esempio, ho detto: voi avete un ottimo tecnico come l'ingegner Ferrari; con un elemento simile voi venite ad avere una vigilanza politica entro il Governo, e date tutti una certa competenza tecnica. Non solo, ma cade allora la questione della dignità che qualche volta mi ha fatto Togliatti, cioè che cento non possono essere messi allo stesso livello di venti o trenta.
Ora qui mi son trovato dinanzi all'opposizione più organizzata, questa volta, di Nenni e Togliatti, i quali ormai agivano sulle leve della grande politica parlamentare e cercavano di farmi il vuoto; hanno spaventato anche molti che mi avevano detto di sì, affermando che facevo un Governo monarchico, reazionario (Applausi al centro); un Governo di guerra civile, un Governo che dividerà il paese in due blocchi, che per Nenni erano di prammatica e che avrebbe portato così alla rivolta del paese. (Rumori a sinistra).
Finalmente, dopo l'articolo di Saragat, mi è venuta una dichiarazione ufficiale da parte anche di delegati del partito e in questa dichiarazione ufficiale in cinque punti, uno diceva: niente elementi di destra; ed avendo chiesto quali elementi di destra, mi è stato risposto: tutto quello che è a destra della democrazia cristiana.
E allora ho visto che anche questo difficilmente riusciva; mi son trovato un ultimo giorno con Togliatti, il quale mi stima poco, ma tiene conto degli inviti che gli mando, di che lo ringrazio. Ho avuto un ultimo colloquio con Togliatti, abile tattico, il quale aveva fatto già delle manovre circa la data delle elezioni, perché aveva detto: le elezioni, per De Gasperi, se va con un Governo simile, sono assolutamente necessarie subito; se non va lui, si può discutere.

TOGLIATTI. L'ha detto lei.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. L'ha detto lei ai capigruppo. Io ho ammirato la sua abilità, però me ne sono servito dopo, naturalmente. Mi rincresce anche per la responsabilità da parte dei miei amici, che la cosa non sia andata in quel senso. (Ilarità a sinistra).

Voci a sinistra. Doppio giuoco.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Non è doppio giuoco. Per quello che mi riguarda, Togliatti ha fatto questa dichiarazione: (badate come è sapiente: si parlava allora del ritorno eventuale a un uomo fuori partito; si diceva Nitti, Orlando, eccetera).
Questa è la risposta del 28 maggio di Togliatti: "Non esiste difficoltà alla creazione di un Governo di concentrazione repubblicana, che avrebbe una solida base parlamentare, sì da giustificare una procedura diversa (la procedura diversa era la formula mia). Qualora si ritenesse necessario ricorrere ad una formula presidenziale, non dovrebbe essere un leader di partito a fare il Governo, perché ciò toglierebbe alla formula presidenziale il suo carattere di imparzialità".
Questo era un atto di sfiducia formale fatto a me, quindi ho tirato le conseguenze: fare, con i collaboratori che potevo trovare, quello che credo dovere mio e dovere di un partito di fare, perché domani non mi fosse rimproverato dal mio partito di essere scappato nei momenti di più grave responsabilità. (Applausi al centro). E l'ho fatto, vi ripeto, non perché io non veda le difficoltà: forse le ho esagerate, certo non le ho diminuire; l'ho fatto perché ho fiducia nel popolo italiano e nella sua resurrezione. (Vivissimi applausi al centro).
Intanto Nenni, mio precettore, mi stava indicando le quattro soluzioni, sotto il titolo: "Le tentazioni di Sant'Alcide". Dev'essere un lettore dei Santi Padri, Nenni! Non si direbbe! E faceva le ipotesi di quattro Ministeri, dicendo, in fondo, che è chiaro che di queste quattro soluzioni la prima e la quarta sono serie, mentre soltanto la prima presenta carattere di vitalità.
Prima soluzione: Ministero tripartito con qualche aggiunta del censtro-sinistra ed eventualmente di tecnici di indiscusso valore.
Quarta soluzione: Ministero democristiano "con l'apporto di personalità politiche o tecniche, individualmente rassegnate a correre l'avventura di un Governo minoritario con il paese in ebollizione". Quello che è stato fatto! Vedete, quindi, che per lo meno è una cosa seria! (Si ride).
Nenni è poi venuto qui a parlare della pace religiosa, ed anzi ha messo in un certo imbarazzo Togliatti, il quale non credo abbia risposto a Firenze o a Venezia. Ora io dico che Nenni nell'Avanti! ha fatto tutto quello che poteva per suscitare il sospetto che in quest'azione vi sia stata una manovra del clericalismo. Ha cominciato ad inventare che i grandi ecclesiastici che si occupano della crisi erano il padre generale dei Gesuiti, monsignor Francesco Morandi, uditore personale, monsignor Giovanni Urbani della Commissione pontificia.
Devo dire la verità che queste personalità mi sono ignote! Ma dove ha pescato queste notizie? Evidentemente nell'Annuario Pontificio, copiandole a caso. (Ilarità - Applausi al centro).
Allora, dice Nenni, che cosa ha impedito a De Gasperi di fare il Governo? È l'Azione Cattolica, sostenuta da alcuni circoli reazionari, fermamente decisi a soffocare la classe lavoratrice! E l'onorevole De Gasperi, seguito dalla maggioranza della democrazia cristiana, ha preso nettamente posizione per il censo contro il suffragio universale.
Guardate la fantasia feconda di Nenni! Egli vede tutto sotto la veste rivoluzionaria e butta facilmente queste frasi. Egli sa che per la via vagheggiata si va diretti a monsignor Seipel. Povero monsignor Seipel!

Una voca a sinistra. Povero, niente!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Povero, perché è morto! O, peggio, si va a Dollfuss!
Vi ricordate chi è Dollfuss? È una vittima assassinata dai nazisti. (Applausi prolungati al centro e a destra - Vivi rumori e interruzioni a sinistra).

Una voce a sinistra. Voi seguite quella strada e noi non lo vogliamo!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Mi spiego subito... (Rumori prolungati a sinistra - Richiami del Presidente)... mi spiego con tutta franchezza... (Interruzione dell'onorevole Lussu - Scambio di apostrofi - Rumori). Io non intendo attribuire a Nenni un significato che potrebbe essere ovvio, per chi non conosce la storia e per chi non conosce Nenni. Non intendo, e non l'ho mai fatto, nemmeno in quel tempo, in cui mi sono dichiarato - e l'ho anche stampato - contro la politica di Dollfuss. Non è che io con ciò intenda accusare Nenni, né io l'ho citato per analogia, né intendo di coprire quello che ha fatto Dollfuss perché io credo, e l'ho sempre creduto, l'ho stampato e ho i documenti... (Rumori a sinistra).

Una voce a sinistra. Dollfuss è austriaco! (Rumori al centro e a destra).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. ...che egli abbia commesso degli errori; ma badate, quando c'è la morte di mezzo... (Interruzioni a sinistra - Rumori vivissimi - Richiami del Presidente). Si è detto che bisognava rovesciare il Governo, perché si era scoperto che De Gasperi faceva ormai da mesi il gioco della reazione interna, sacrificando l'unità delle forze popolari, con illusorie promesse, che non si erano, del resto, mai mantenute. Poi, il giorno 2 giugno, si sono visti in giro certi cartelli, di cui faccio grazia.
Ma, a proposito dell'anticlericalismo che appassiona tanta gente, io devo dire qualche cosa. Mi si annuncia: badate che, con la vostra azione, fate nascere l'antielericalismo. In verità io credevo che ci fosse già. Da un anno e mezzo un giornale come il Don Basilio, favorito da alcuni, anche amici nostri, continua una campagna violenta contro la Chiesa. E voi mi venite a dire che nasce l'anticlericalismo se non facciamo attenzione! Abbiamo fatto quello che voi avete detto. Ed oggi, che cosa salta fuori? Un articolo niente di meno di un intellettuale come Marchesi, il quale dice: "Oggi non è più lecito dubitare: la maschera democratica è caduta, via via, come una crosta che si stacca da sé. Noi non ne siamo delusi, né sorpresi. Seguendo la sua tradizione, oggi più che mai attiva, la Chiesa entra nella santa alleanza capitalistica che ha negli Stati Uniti d'America la sua centrale internazionale, e vi entra con tutto il peso della organizzazione cattolica divenuta, pertanto, forza antiproletaria, collegata a questo fine con tutte le forze secolari del capitalismo". (Commenti).
Io non nego la verità soggettiva di quello che è stato scritto, ma nego quella oggettiva. Ma, come mai, dopo tutto quello che è stato scritto, dopo i tentativi di rovesciarmi, di crearmi il vuoto attorno, venite qui a presentare un ordine del giorno che chiede l'unione di tutte le forze repubblicane per salvare la lira? Semplicemente perché sono io solo, io persona o io democrazia cristiana, che impediamo questa possibilità? Siamo noi che abbiamo messo delle esclusive o siete voi? Siete stati voi e di questo dovete subire le conseguenze, conseguenze che possono essere più gravi per noi dal punto di vista elettorale, ma che sono per noi un titolo d'onore per aver resistito, nonostante tutto, e per aver assunto le nostre responsabilità. (Applausi vivissimi al centro).
Il Governo si è formato con la collaborazione di tecnici e, dovete ammettere, tecnici competenti. Su questo nessuno ha fatto eccezione. Il Governo si fonda - vi prego di rilevare questa caratteristica del Governo, che è un po' diversa dalla solidarietà politica del tripartito - il Governo si fonda essenzialmente sulla responsabilità politica del partito maggiore, cioè della democrazia cristiana, e sulla collaborazione specifica nel campo economico di uomini che, nell'interesse del paese, hanno messo a disposizione la loro competenza per difendere la lira, per sanare il bilancio e per preparare e perfezionare tutti gli organi necessari a fronteggiare con una azione economica moderna e programmatica le esigenze della ricostruzione e della produzione, avendo di mira soprattutto il miglioramento del tenore di vita dei lavoratori. Fra i miei collaboratori, da qualunque corrente provengano - come vedete non tutti appartengono alla mia parrocchia - esiste un impegno di reciproca lealtà di coordinare e, dove occorre, subordinare le tendenze di parte alle supreme necessità economiche e finanziarie del momento. (Applausi al centro).
Essi non rappresentano nel Governo un impegno di partito, ma intendono fare opera con noi perché questo Governo di necessità e di emergenza, nato da uno sforzo di concentrazione, che per il momento non è stato potuto condurre a fondo, costituisca un ponte verso una più larga concordia di intenti, sia nell'Assemblea, sia nel paese, fra tutte le classi della produzione, del commercio, del risparmio e verso una nuova consultazione popolare, fatta per dare finalmente alla Repubblica italiana le sue istituzioni. (Interruzioni - Commenti a sinistra).
Noi democratici cristiani - ed io in particolare - siamo grati dell'appoggio che ci viene dato, in quanto lo consideriamo un apporto costruttivo per la salvezza del paese, e chiediamo, a chi ci combatte, di assumere la responsabilità di altre soluzioni. (Approvazioni al centro).
Fra i deputati che ci sostengono o che voteranno per noi ci possono essere differenze, secondo la topografia parlamentare; ma noi confidiamo che, anche senza formali alleanze politiche - che si sono dimostrate così poco efficaci, come nel tripartito - la lealtà reciproca, il senso della libertà e quello della responsabilità verso il paese, costituiscano un vincolo di solidarietà nazionale ed una base per la vitalità del nostro sforzo costruttivo. (Applausi al centro).
Non accetto la concezione di Togliatti relativa al metodo democratico: la vera essenza del metodo democratico sta nella responsabilità della maggioranza e nel controllo delle minoranze. Il suo concetto unitario, invece, è in realtà la prevalenza del partito più organizzato ottenuta, con minori scrupoli, attraverso patti, accordi o coalizioni che trasferiscono dentro il Governo e nei partiti il giuoco delle forze politiche, che deve svolgersi apertamente nel Parlamento. (Approvazioni al centro).
Con ciò non escludo nessuna possibilità a nessun partito, ma credo che questo Ministero rappresenti un progresso verso il ritorno alle forme parlamentari, garanzia di libertà e di rinnovamento. Né vi è alcuna obiezione alla legge fondamentale, perché il Governo è comunque responsabile verso l'Assemblea, e la prassi stabilitasi attorno all'articolo 3 ci ha già fatto uscire dalle combinazioni extra-parlamentari di comitati di liberazione nazionale e di partiti. Sento la responsabilità ma anche i partiti minori - che, mi pare, non ne hanno capito il valore, che è quello di destare e liberare le energie e le responsabilità collettive - avvertiranno che abbiamo combattuto anche una loro battaglia. La Repubblica così diventa, e così si attua il verdetto del 2 giugno, al quale tutti i membri del Governo, quali che fossero le opinioni e preferenze antecedenti, si inchinano come ad una sentenza definitiva della volontà popolare. (Approvazioni al centro).
Il Governo è profondamente addolorato... (Interruzioni a sinistra - Commenti - Rumori). Credo di esprimere qualche cosa che ci è comune in questo momento. Dicevo, il Governo è profondamente addolorato che il Capo della Repubblica (Vivissimi, generali, prolungati applausi - L'Assemblea sorge in piedi al grido di: Viva De Nicola!), il quale, con le sue altissime doti di lealtà, di pensiero e di azione, ha contribuito in misura insigne al consolidamento del nuovo regime, abbia manifestato il proposito di ritirarsi per ragioni di salute (Commenti a sinistra); ed esprime ancora la speranza che un periodo di riposo possa rappresentare solo una breve parentesi e che il suo validissimo concorso sia assicurato all'Assemblea, perché questa acceleri e finisca il suo compito costituzionale anche prima dell'ultimo termine, onde si possa procedere il più rapidamente possibile alle elezioni delle due Camere e alla nomina del Presidente definitivo della Repubblica. (Vivi applausi).
La Repubblica deve essere un regime di libertà, di ordine, di pacificazione. (Approvazioni al centro). Il Governo si propone di procedere per questa via, provvedendo intanto alla rapida eliminazione dei quindicimila ricorsi epurativi giacenti al Consiglio di Stato. Il ministro dell'interno seguirà direttive severe di imparzialità (Commenti a sinistra), ma di vigile autorità dello Stato per mantenere la libertà, intervenendo con larga comprensione delle esigenze di giustizia sociale, ma con l'impegno sicuro di incoraggiare l'autodisciplina delle forze popolari e delle organizzazioni sindacali.
Sottrarre le forze di polizia a nefaste influenze di parte (Applausi al centro), ridare autorità e prestigio a tutti gli organi dello Stato, ristabilire il senso di legalità decaduto per effetto di nostre vicende politiche e guerresche, non significa fare una politica di parte e di reazione, ma significa soddisfare alle esigenze elementari della stragrande maggioranza dell'opinione pubblica italiana. (Applausi al centro e a destra).
Una parola sugli attacchi alle persone. Prendo atto della grande estimazione da tutti espressa per il ministro del bilancio e vicepresidente onorevole Einaudi, il quale, benché per un apposito decreto conservi nominalmente il posto di Governatore della Banca d'Italia, ne ha di fatto trasmesso le funzioni al direttore generale.
Prendo atto del riconoscimento dell'onorevole Lombardi a favore del carattere, della persona del professor Del Vecchio.
Non è mia colpa se altri uomini di questa Assemblea, di cui riconosco la competenza e il valore, non si trovano oggi fra i nostri collaboratori.
A Merzagora si è gridato: uomo di Pirelli! Non è esatto, Merzagora, presidente del comitato centrale economico, è uomo della Pirelli perché fu nominato, dopo la liberazione, commissario dell'azienda dai suoi 20.000 lavoratori. (Applausi al centro). Egli ha creato e diretto il primo consiglio di gestione. Un mese prima della sua partenza per il Brasile, i comunisti insistettero per affidargli la presidenza del giornale comunista più letto a Milano, il Milano sera. (Applausi al centro).
Due mesi prima della sua partenza, i socialisti "nenniani", chiamiamoli così... (Rumori a sinistra).

Una voce a sinistra. Chiamateci in un altro modo.

Una voce al centro. È difficile trovare il modo come chiamarvi.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Domando scusa, non volevo offendere nessuno. Voglio tanto bene a Nenni, che dire "nenniano" non è, secondo me, fare un torto. (Interruzioni a sinistra).

COSTANTINI. Non dipendiamo da nessun Nenni! (Commenti al centro).

PRESIDENTE. Onorevole Costantini, le sembra proprio questo il momento opportuno per fare una questione del genere?

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. I socialisti italiani, con una lettera commovente, ricordando l'appoggio sempre da Merzagora dato ai lavoratori, lo invitavano ad entrare nel loro partito, "che aveva bisogno di una forza come la sua". (Si ride al centro).
Come vedete, che poi sia venuto come tecnico al Ministero De Gasperi, e vi sia venuto come rappresentante della reazione, è un po' difficile a combinare con tutto questo che ho detto. (Applausi al centro).
È stato fatto un accenno anche all'ingegnere Corbellini. Ora, ecco qua la conclusione della commissione epurativa... (Interruzioni a sinistra - Rumori).
Vi ricordate che tutti i funzionari, dal grado quinto in su, sono stati sottoposti a procedimento speciale.
La conclusione, eccola qua; è firmata dal primo capo di Gabinetto dell'ingegnere Ferrari: "La commissione ha tratto il convincimento che l'ingegnere Corbellini non è stato né filofascista né filotedesco; e la sua eminente posizione è dovuta al suo valore e alla sua attività, favorita anche dal particolare ambiente in cui agiva. D'altro canto le azioni non trascurabili da lui svolte dopo l'8 settembre 1943 dimostrano un netto orientamento contro il nazi-fascismo". (Applausi al centro - Commenti a sinistra).
A proposito dell'ingegnere Ferrari, a cui ha accennato Togliatti, mi associo al riconoscimento eminente dell'opera sua, che è dovuta a lui personalmente e alla collaborazione di eminenti tecnici, fra cui l'amico Corbellini.

TOGLIATTI. Non si tratta di questo!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Vuole Togliatti che per utilizzare dei tecnici...

TOGLIATTI. Non come ministri!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. ...di questo valore, si attenda che arrivi e faccia egli il suo Governo, per imitare Stalin che utilizza i tecnici che hanno dato buone prove? (Applausi al centro - Rumori a sinistra).
Togni è dirigente di azienda, cioè impiegato direttivo, un lavoratore con rapporto di impiego, un lavoratore con funzione di mediazione fra impresa e lavoro; e non direi che sia rappresentante della reazione se egli viene dal sottosegretariato del lavoro, ha cominciato a denunciare quattro grossi commercianti, responsabili di un certo commercio di carbone, in una forma che anche un ministro di estrema sinistra non poteva fare più energica.
Anche l'ambasciatore Tarchiani è stato attaccato. Devo, per tranquillità di coloro che pensano che egli sia stato chiamato qui per congiurate chissà che cosa, dichiarare che il ministro degli esteri ha chiamato Tarchiani, come tre altri ambasciatori (e dico tre e non quattro, perché Quaroni, che veniva appena dalla Russia, era in grado di riportare anche delle informazioni che venivano dalla Russia), per una conferenza sulle conseguenze del trattato di pace.
Comunque sia, Tarchiani non proviene dal mio partito, come tanti altri che si trovano a servizio dello Stato. E vi prego, colleghi, quando accusate il partito democristiano di accaparrare tutti i posti, vi prego di esaminare quanti posti, in servizio pubblico e interno, in servizio economico, sono in mano di persone che non provengono da noi, e ci troviamo perfettamente d'accordo e lavoriamo tutti di conserva per il bene del paese! Così è oggi e così sarà domani! Ed io faccio appello anche a coloro che non sono nel Ministero ufficialmente, quando hanno competenza tecnica e amore del paese, perché ci aiutino in tutti i campi dell'amministrazione. E faccio appello specialmente a coloro che ci hanno dato tanta collaborazione nella Commissione delle finanze e nelle quattro Commissioni riunite (ma specialmente nella Commissione delle finanze), perché questa è preziosa collaborazione parlamentare, della quale siamo grati e della quale specialmente sarà grato il paese! (Applausi al centro e a destra).
A Tarchiani, che proviene da altro partito, ma che si è dimostrato tenace, fedele collaboratore, fino al sacrificio, per migliorare i rapporti con gli Stati Uniti ed ottenere l'appoggio economico di questa grande potenza economica, preoccupato però sempre e tuttavia degli interessi e della dignità del paese, ed ai suoi collaboratori, mando un grato saluto e lo mando anche alla delegazione Sacerdoti, che mi pare un deputato abbia scambiato per un'agenzia privata, mentre è agenzia ufficiale.
E un saluto mando anche a Ivan Matteo Lombardo e alla sua missione, a Lombardo che si è battuto contro grandi difficoltà e diffidenze, anch'egli non turbato dalle nostre polemiche interne, ed io credo si sentirà confortato nel vedere che qui facciamo opera di serenità e di ricostruzione perché si aumenti il nostro credito morale ed economico. (Applausi al centro e a destra).
Ora ho da toccare alcuni argomenti e chiedo scusa ai colleghi se in questo discorso - che ha dovuto essere rapidamente tracciato stamane - mi riesce impossibile di rispondere a tutti e di tener conto di tutto.
Ringrazio quelli che hanno detto delle buone parole, anche se votano contro. Ringrazio in modo particolare l'onorevole Pacciardi e lo assicuro che, dal punto di vista politico, avrei preferito che qualche uomo più direttamente suo rappresentante fosse nel Governo per offrire una garanzia, direi, più visibile.
L'amico Sforza, che ha avuto licenza di partecipare, credo che sia sufficiente garanzia per la politica estera ed anche per l'indirizzo generale della politica della Repubblica.
Dovrò ora parlare del cambio della moneta. Vi sono state nel passato opinioni diverse circa l'opportunità di fare il cambio, e vi sono ancora oggi. Vedo che Secca fa cenni con la testa, perché lui è un partigiano del cambio.
Comunque le discussioni le abbiamo fatte sia nel primo sia nel secondo Ministero. Quando si è trattato di presentare la patrimoniale, abbiamo deciso di esaminare la questione in accordo. Nel passato Governo si riconobbe che ormai conveniva fare la patrimoniale e che bisognava ricorrere a certi elementi induttivi per colpire questa ricchezza mobile che ci sfugge, e bisognava non parlarne più perché, dal momento che facciamo la patrimoniale, bisogna farla sul serio e non perderne i vantaggi per parlarne troppo. Bisognava lasciare in pace il pubblico. (Approvazioni).
Situazione dell'I.R.I.: c'è una discrasia amministrativa che dipende da uomini e cose. Evidentemente converrà intervenire e su questa strada era anche il passato Governo. Ma non crediate che noi - ed io in particolare - non comprendiamo, dal punto di vista sociale, l'utilità di sfruttare questo ordigno nato male, ma utile per scopi di controllo sulle industrie-chiave. Quando Molotov a Parigi - mi pare di averlo già raccontato un'altra volta - mi ha fatto delle eccezioni al riguardo della politica economica italiana, io ho risposto che non è esatto che non si siano fatti dei passi verso il controllo pubblico sopra certi enti pubblici economici. Noi abbiamo l'I.R.I. E ho spiegato allora che cos'è l'I.R.I. Anche lui ha capito l'importanza dello strumento nel senso che spiegava Lombardi. E credo che sia uno strumento da trattarsi con molta delicatezza, per salvate l'economia per il bene comune. D'altra parte, nel mio discorso programmatico si parla chiaro.
Si è rimproverato all'onorevole Einaudi di non aver parlato abbastanza della materia economica; ma è un'osservazione fuori posto, perché egli aveva preso incarico di parlare come ministro del bilancio, e parlava perciò sopra tutte le questioni finanziarie e non sui problemi economici, ai quali, invece, si era accennato nel mio discorso. Ed io avevo detto che bisogna riorganizzate gli organi dello Stato, bisogna crearli prima di dirigerli. Oggi abbiamo il Comitato dei prezzi, abbiamo l'I.R.I., ed è semplicemente abbozzata l'esperienza di un Consiglio economico.
Accetto il programma esposto con tanta competenza dall'onorevole Tremelloni, quando parla di vivace politica, di stimolo e di controllo del credito.
E, caro Di Vittorio, abbiamo trattato tante volte insieme nei momenti difficili! Spesse volte io ho riconosciuto che la Confederazione del lavoro aveva un senso di responsabilità limitando, frenando i movimenti, anche se ragionevoli, che, senza il controllo della Confederazione, erano nati spontaneamente. Dopo la definizione che l'onorevole Di Vittorio, segretario generale della Confederazione del lavoro, ha fatto del Governo che presiedo, sarebbe ingenuità che io mi rivolgessi a lui a nome del Governo. Ma io mi rivolgo a lui a nome della democrazia e del paese. Cerchi di collaborare in quella misura che crederà opportuna e nell'interesse dei lavoratori, con gli sforzi che farà il Governo, il quale non vuole il danno dei lavoratori: può sbagliarsi sulle forme, sulle misure, sui mezzi; ma salvando la lira, vuol salvare soprattutto il salario reale del lavoratore. E a proposito di alcune formulazioni più concrete, osservo che stiamo attuando le decisioni del passato Governo; aumento del 15 per cento agli impiegati e anche ai pensionati; sforzo che era ritenuto massimo nel momento più triste e pessimista della crisi. Ma non inasprite nelle vostre trattative le difficoltà estreme che abbiamo, con pregiudiziali di partito. Lo sforzo che facciamo noi è anche lo sforzo per la classe operaia. Non è vero che abbiamo voluto escludere i rappresentanti più diretti della classe operaia. È vero che da parte di alcuni partiti si è tentato di sabotare lo sforzo per pura preoccupazione politica. Ma voi che rappresentate l'unità operaia sappiate che il Governo riconosce il valore dell'unità operaia; che la vuole elevare al disopra dei partiti, perché sia veramente una forza a beneficio della democrazia e della classe operaia. (Applausi al centro).
L'onorevole Togliatti ha avuto parole di critica amara contro di me: troppo amara perché io reagisca con lo stesso metodo. Anch'io avrei argomenti per una valutazione della persona di Togliatti e della sua politica interna ed estera; ma poiché, con molte altre gravissime deficienze, egli trova in me anche scarso sentimento nazionale, è evidente che egli conta sul mio senso di responsabilità perché, nell'interesse del paese, io eviti una polemica di politica estera alla vigilia del trattato di pace. (Applausi al centro e a destra).
Una questione che meriterebbe una lunga esposizione è quella del famoso prestito dell'Export-Import Bank. Una delle più crudeli delusioni è stato l'attacco del ministro Morandi, con il quale, per la verità, abbiamo collaborato sempre in perfetta lealtà; e del quale ho in mano una relazione che egli doveva leggere da questi banchi, e che non avrei difficoltà a fare quasi completamente mia, tanto era lo sforzo suo - lo riconosco - di mettersi sulla linea mediana del Governo.
Ma per questa linea mediana del Governo, oltre uno sforzo tecnico notevole - che io gli riconosco - ci vuole anche un certo senso di fiducia.
Ora dicono che il prestito di 100 milioni era stato già assicurato, e che poi ho trascurato, lasciato marcire l'applicazione di questo prestito, una volta ottenuto. Questo, amico Morandi, è eccessivo. Sarebbe eccessivo anche per uno che non fosse mai stato al Governo e non avesse seguito le nostre vicende; ma poiché devo rispondere anche per quelli che le hanno seguite, non ho che a fare una cosa: leggervi la lettera diretta al ministro del tesoro dal direttore dell'Export-Import Bank del 14 gennaio 1947, cioè il giorno della nostra partenza da Washington. Badate, prossimamente uscirà un diario dell'ambasciatore Tarchiani, in cui sarà descritto mezz'ora per mezz'ora il nostro calvario di quei dieci giorni. Vedrete come in partenza io non mi sia occupato di alcuna réclame; né durante, né dopo mi sono mai curato di propaganda politica; vedrete che non sono stato soddisfatto delle manifestazioni esteriori, ma ho sempre mirato al sodo e fino all'ultimo momento sono rimasto a Washington e mi sono rifiutato di partire due giorni prima, come era stabilito, perché alla Banca fosse strappato finalmente l'impegno di accantonare per l'Italia 100 milioni di dollari. Vi leggo la lettera:

"Mio caro ministro, il consiglio direttivo della Export-Import Bank di Washington è lieto di avere concluso con lei e gli altri membri, in occasione della sua visita, la concessione di crediti di cui l'Italia ha bisogno. Lei ricorderà che il Governo italiano si rivolse alla Export-Import Bank nel febbraio 1946 per chiedere un credito molto ampio da finanziare l'acquisto di svariati prodotti americani, compresi generi alimentari, combustibili, materie prime ed impianti. Tale richiesta era intesa a coprire il deficit previsto nella bilancia dei pagamenti della Banca d'Italia per il 1946.
"La Banca non è stata in grado di accogliere per intero la richiesta, essendo l'importo in questione al di là delle proprie risorse, date le altre cospicue domande avanzate. Né, d'altro lato, la Banca si sentiva di potere accogliere la richiesta solo in parte, in quanto che non si vedeva in qual modo il resto del deficit italiano avrebbe potuto essere coperto. Tuttavia la Banca ha elaborato con la Banca commerciale italiana e col Governo italiano un credito a breve scadenza per facilitare l'acquisto di cotone greggio americano da parte dell'industria tessile italiana.
"D'altra parte, il suo Governo ha recentemente di nuovo interessato la Export-Import Bank per ottenere un credito generale che aiutasse a fronteggiare il previsto deficit della bilancia dei pagamenti del 1947. Ma poiché la Banca ha deciso di porre termine ai suoi prestiti, per scopo economico, le è stato al pari impossibile di accogliere la seconda richiesta nella forma presentata.
"In conseguenza tuttavia delle nostre discussioni, con lei e con i suoi collaboratori, e dopo avere ulteriormente studiato il problema italiano, il consiglio direttivo della Export-Import Bank è disposto a prendere in considerazione le concessione durante il 1947 di crediti con scadenze appropriate nella circostanza a ogni singolo caso, allo scopo di aiutare specifici settori dell'industria italiana ad espandere il proprio mercato di esportazione. La Banca ha accantonato a tale scopo un totale di 100 milioni di dollari. La concessione di crediti individuali per l'importazione dagli Stati Uniti dipenderà dalle condizioni d'Italia, dalla sua stabilità e dalla sua capacità a provvedere al mantenimento della propria economia. Firmato: William".

Ora non so quello che è avvenuto dopo, cioè della sistemazione di tutto il materiale. Ho incaricato il ministro del tesoro ed il ministro dell'industria. La cosa non l'ho potuta seguire da vicino; so che vi furono molte sedute e si decise di invitare la Banca a mandare i delegati stessi che per puro caso sono capitati durante la crisi economica o poco prima. Non è stata manovra. Essi sono andati in Alta Italia, hanno visto le industrie come vanno; mi hanno telegrafato che tornavano con parete positivo. E speriamo che questo sia un vantaggio; vantaggio o merito che io non pongo a beneficio mio, né del mio Governo passato, né del tripartito e nemmeno del programma attuale, ma a beneficio dei nostri lavoratori, dei nostri industriali, che dimostrano di essere capaci di meritare il credito all'estero. (Applausi).
Amico Nenni, ho cominciato con te ed è fatale che con te termini. Hai fatto un accenno alla maggioranza protestante negli Stati Uniti. Io ho interrotto perché mi è dispiaciuto che tu ti domandassi che cosa quei protestanti pensassero di un Governo di clericali, di preti, per quanto credo che molti che sono qui non appartengano alla mia parrocchia. (Si ride). Badate che in America - e io l'ho visto - dinanzi al monumento di Jefferson, che è il Mazzini americano, ho visto affermata una fede che ci accomuna: credere in Dio e nella libertà. (Vivissimi, prolungati applausi al centro e a destra - Moltissime congratulazioni).

On. Alcide De Gasperi
Assemblea Costituente
Roma, 21 giugno 1947

(fonte: Camera dei Deputati - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di sabato 21 giugno 1947 dell'Assemblea Costituente)


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