LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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IL PRIMO GOVERNO DEL CENTRISMO DEMOCRATICO: REPLICA DI ALCIDE DE GASPERI ALL'ASSEMBLEA COSTITUENTE SUL "RIMPASTO"
(Roma, 19 dicembre 1947)

Dopo la rottura del tripartito DC-PCI-PSI, e la nascita del IV Governo De Gasperi il 31 maggio 1947 con il PLI, nell'autunno dello stesso anno vengono avviate trattative per l'allargamento della maggioranza al PRI ed al PSLI. Nel dicembre entrano a far parte del Governo anche esponenti dei due suddetti partiti, e viene operato un "rimpasto" governativo fortemente criticato da Togliatti e dal PCI.
Con le comunicazioni di De Gasperi all'Assemblea Costituente il 16 dicembre 1947 inizia un dibattito che si protrae fino al 19 dicembre, con l'approvazione di un ordine del giorno a favore del governo.

* * *

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Onorevoli colleghi, farò solo poche osservazioni riguardanti il dibattito che si è concluso in questo momento. La prima riguarda la cosiddetta questione di prassi costituzionale, sollevata dall'onorevole Togliatti il quale mi pare sia rimasto solo a sostenere la sua tesi.
È chiaro che il regime parlamentare ha una certa elasticità, ma è costituito da due elementi essenziali:
1°) il Presidente del Consiglio e, su sua proposta, i ministri, sono nominati dal Capo dello Stato;
2°) il Governo deve avere la fiducia del Parlamento ed è obbligato a dimettersi se è investito da un voto di sfiducia.
Questi due principi fondamentali della prassi costituzionale sono stati da me fedelmente seguiti.
Questo ho fatto in tutte le crisi, né mi si può affibbiare il titolo di cancelliere, quando si ricordi che il cancelliere era responsabile soltanto di fronte al Capo dello Stato e non anche di fronte al Parlamento.
Nella prassi costituzionale esiste anche la figura del rimpasto che si è sempre avuto dalla morte di Cavour fino ai nostri giorni. Ed ho accennato già a due rimpasti verificatisi nell'altro dopo guerra, nel 1919 e nel 1920, dei quali abbiamo qui in Assemblea gli autorevoli protagonisti, che possono suffragare il mio asserto con la loro testimonianza personale.
Nel 1919, il primo, marzo, l'onorevole Orlando, allora Presidente del Consiglio, si presenta alla Camera e annunzia una serie di cambiamenti nel Ministero, cambiamenti molto importanti, così giustificandoli:
«Io debbo qui limitarmi ad una dichiarazione di carattere generale e cioè che non parve fosse il caso di trasformare le due crisi parziali (si riferiva alle dimissioni di due ministri in una crisi generale di Gabinetto, e ciò in considerazione e dei motivi stessi dei dissensi e del fatto che essi si erano verificati all'infuori del Parlamento. Aggiungerò poi che nello stesso senso mi induceva la situazione internazionale, sulla quale avrebbe esercitato una influenza assai dannosa quella interruzione di attività e quella incertezza di indirizzo, siano pure transitorie, che dall'evento di una crisi generale son sempre inseparabili».
Fra i ministri uscenti da quel Ministero era l'onorevole Nitti.
Il 22 marzo 1920 toccava, invece, allo stesso onorevole Nitti di fare il rimpasto. Anche qui un cambiamento di molti ministri, mi pare sei, e conseguente immissione nel Governo di personaggi con carattere ben specifico.
E l'onorevole Nitti, ritornando da Londra, faceva la seguente dichiarazione:
«Fin da qualche mese fa alcuni membri del Gabinetto, che io ho l'onore di presiedere, avevano messo i loro portafogli a disposizione del Presidente per motivi prevalentemente personali. Io li avevo pregati di desistere dal loro proposito, per non mutare nulla prima della riunione della Conferenza di Londra.
Ma, al ritorno dalla Conferenza, la ricomposizione del Gabinetto divenne una necessità, e, avendo i colleghi rinnovato il loro unanime proposito di cooperare alla soluzione delle difficoltà, mettendo tutti i portafogli a disposizione del Presidente, il Ministero è stato modificato in vista delle nuove esigenze».
Io quindi ho seguito una prassi costante del Parlamento italiano, prassi che del resto avevo seguito anche, nella crisi antecedente, perché mi pare si voglia dimenticare che io sono venuto ad annunciare la presentazione delle dimissioni dinanzi al Parlamento italiano. Questo, per la questione costituzionale.
Riguardo alla discussione che si è fatta su questo Ministero, se sia un Ministero nuovo o un Ministero vecchio, io direi che qui non si tratta di una questione formale, Ministero nuovo o vecchio. Come si svolgerà l'azione sua, come sarà possibile che si svolga, quale sarà il carattere che gli avvenimenti imporranno o le persone imporranno ai problemi che man mano si presentano?
Vi è un fatto nuovo, innegabilmente, ed è questo: l'impegno democratico da parte delle sinistre col centro democratico cristiano ed i liberali, allo scopo:
1°) all'interno, di preordinare e garantire elezioni libere, al fine di consolidare la Repubblica e realizzare il suo ordinamento democratico;
2°) nella vita internazionale, di collaborare al piano di ricostruzione economica europea, dovuto all'iniziativa di Marshall sulla linea iniziale stabilita a Parigi e continuata nelle trattative di Washington e, beninteso, nell'assoluta autonomia ed indipendenza del paese.
Qui, a proposito di questo piano Marshall, intorno a cui si fa un gran discutere, quasi si trattasse, come ho accennato altrove, di sedute misteriose, debbo dire che non v'è nulla di misterioso: la Conferenza di Parigi ha stampato i suoi verbali; l'onorevole Campilli è tornato ora dall'America ed avrà occasione prossimamente, credo il giorno 29, in una seduta della Commissione per i trattati, di riferire sul lavoro compiuto. Comunque, noi siamo ancora allo stadio della preparazione tecnica di questo piano, cioè dell'esposizione del nostro fabbisogno, dei rapporti fra questo fabbisogno ed il fabbisogno di altri paesi, delle relazioni che possono essere costituite per venire incontro a questo fabbisogno e delle esigenze che l'Europa unita presenta all'America, per poter procedere alla ricostruzione. Nulla di misterioso: l'Assemblea stessa avrà modo, attraverso una sua Commissione, di conoscerne anche i dettagli.
Nessun impegno per parte nostra, che possa riguardare l'indipendenza del paese. L'impegno democratico, al quale ho prima accennato, garantito dalla partecipazione al Governo, è nuovo, ma il consenso su queste direttive si era rivelato già prima. Ricordate il voto dell'Assemblea in occasione della Conferenza di Parigi, quando il P.S.L.I. ed il P.R.I. avevano sostenuto con noi che la collaborazione al piano Marshall era non soltanto una necessità economica dell'Italia, ma anche un mezzo per ricollocare l'Italia in una posizione di autonoma azione e di indipendenza politica. Mi si è fatto il rimprovero che, nelle conversazioni avute prima del rimpasto, non mi sono rivolto anche ai grandi partiti, come Togliatti chiama il partito dell'estrema sinistra. Ma, ditemi, potevo davvero iniziare delle discussioni con speranza di qualche successo rivolgendomi ai comunisti, dopo la campagna che essi avevano fatto contro il piano Marshall ed in genere contro il Governo che presiedevo e che si trattava eventualmente di integrare?
Voi ricordate che nel manifesto della direzione del partito comunista, il Governo che presiedevo veniva detto «Governo dello straniero», «Governo della miseria», «Governo della reazione e della guerra» ed il piano Marshall era definito un piano di guerra dell'imperialismo americano. Tutto questo non seguendo una tesi nata e adattata per l'Italia, ma seguendo una tesi di maggiore portata che veniva dall'ispirazione del Cominform, cioè rappresentava una direttiva generale che valeva tanto per la Francia che per l'Italia.
In questa situazione, quale significato avrebbe avuto sia pure uno scambio di idee quando ormai così profonda era la diversità di concezione su questo problema, e direi così profondo anche l'impegno preso da parte dei partito comunista?

TOGLIATTI. Tutto questo è volgare!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Non so se possa essere un argomento volgare, onorevole Togliatti, ma io ho ancora la debolezza di credere alla vostra stampa, a quello che voi vi inducete a stampare dopo meditate discussioni. E quando avete pubblicato questo manifesto (Mostra all'Assemblea un manifesto), che era in relazione alle decisioni prese a Bijalistock, voi scrivevate del nostro Governo: «Questo Governo, ribadendo sempre più il suo asservimento all'imperialismo americano, ha riportato la nostra economia sull'orlo della catastrofe». Poi si parla di accettazione senza riserve, da parte del Governo, del piano Marshall che subordina tutta l'economia italiana all'economia americana, si parla di dipendenza politica ed economica, si parla di pericolo di trasformare il nostro territorio in territorio di guerra, di politica vaticana, reazionaria, eccetera eccetera, si parla ancora di un completo asservimento ai gruppi capitalistici interni, e di completo asservimento alla politica americana. (Interruzioni all'estrema sinistra).
Ora, dopo la pubblicazione di questo manifesto, non credo si potesse pretendere che avessi l'ingenuità di rivolgermi ai comunisti: «ditemi il vostro parere», e già lo conosco, oppure «ditemi se eventualmente sareste disposti a collaborare con un Governo di integrazione democratica».
L'onorevole Togliatti si riferisce sempre ad una certa parola d'ordine, che sarebbe stata lanciata nel congresso di Napoli, di mettere fuori legge i comunisti. Ora, è vero che ad un certo punto, durante il mio discorso, qualcuno ha gridato: «Fuori legge i comunisti!». Era gente, come mi è stato detto, che era stata vittima di gravi violenze nel proprio paese. (Commenti all'estrema sinistra). Ma è falso che il congresso, o chicchessia autorevolmente per esso, abbia lanciato questa frase: «Mettete fuori legge i comunisti!». Viceversa, il contrario è vero. L'ho detto chiaramente nel mio discorso, e vi rileggo queste parole: «Contro di voi, dico a questi avversari, ma anche per voi la democrazia cristiana vuole costituire un centro irresistibile contro le seduzioni della violenza ed il pericolo della tirannia, sia che essa rappresenti un ritorno dell'antico, o che si affacci in veste nuova. Dico anche per voi, per voi cioè avversari, perché noi, persistendo in questa battaglia, non ci battiamo per l'interesse e per il trionfo di una parte, ma per la libertà di tutti. Agite democraticamente nell'Assemblea e nella preparazione elettorale; lasciate le libertà agli altri e nessuno potrà diminuire le vostre». (Vivi applausi al centro e a destra).
Queste dichiarazioni sono così precise che non hanno bisogno di commenti.
La legge uguale per tutti, non fuori legge: la legge uguale per tutti, per noi ed anche per i comunisti. (Commenti all'estrema sinistra).
Noi non difendiamo privilegi, difendiamo la libertà democratica e la difendiamo in primo luogo con larga comprensione sociale, proteggendo le classi più bisognose, intervenendo a conciliare conflitti di categoria...

PAJETTA GIAN CARLO. Bastonando! (Commenti all'estrema sinistra -Proteste al centro).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. ...come nessun altro Governo ha fatto (Applausi al centro e a destra), combattendo gli abusi del capitale, proteggendo e soccorrendo le industrie per salvare il pane agli operai. Questa attività ha rappresentato il 95 per cento dell'opera del Governo passato e rappresenterà il 95 o il 99 per cento dell'opera del presente Governo. V'è però ancora un uno per cento di necessità assoluta, cioè dedicato all'ordine pubblico...

NEGRO. Ma lei racconta barzellette! (Rumori - Proteste al centro - Scambio di apostrofi fra il centro e l'estrema sinistra - Interruzione del deputato Pajetta Gian Carlo).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. ...perché noi non possiamo mancare al nostro dovere, al nostro assoluto dovere di Governo democratico, di rintuzzare, quando occorra, anche la violenza e di impedire che facinorosi si impadroniscano dei gangli essenziali dello Stato. (Applausi al centro e a sinistra).
Nessuno è posto o sarà posto fuori legge; ma tutti, in modo uguale, dovranno inchinarsi alla legge, espressione della volontà popolare! (Vivi applausi al centro, a sinistra e a destra - Interruzioni all'estrema sinistra).
L'onorevole Lussu ha parlato, quasi come scusante, che bisogna permettere un certo dinamismo alle masse o ai partiti di massa. Senza dubbio. Ma quando si arriva all'occupazione di municipi o di prefetture, quando si creano e si costruiscono blocchi stradali e si fanno operazioni di sabotaggio (Interruzioni); quando si fanno ricomparire sulle nostre vie le croci uncinate, i chiodi, come li chiamate voi, che siete più pratici di me... (Proteste all'estrema sinistra) allora noi pensiamo che qualunque sia la diversità dell'indirizzo e la differenza della mèta e dell'ideologia, pensiamo e siamo portati a pensare a quei tempi quando, con simili operazioni, si preparavano gli eventi del 1922; siamo portati a pensare che, poiché siamo stati ingenui una volta, la seconda non lo vogliamo essere assolutamente! (Vivi applausi a sinistra, al centro e a destra - Rumori all'estrema sinistra).
Questa cautela e questa azione la svolgiamo su tutti i fronti, come dimostrano gli arresti avvenuti anche ultimamente e sappiamo benissimo che una delle ragioni per cui dobbiamo combattere la violenza di sinistra è perché questa crea fatalmente la violenza di destra, che può riuscire fatale per tutti!

Una voce all'estrema sinistra. Perché non ha sciolto il Movimento sociale italiano? (Proteste all'estrema destra).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. In fondo, non chiediamo ai coministi niente altro di quello che chiediamo ad ogni partito, ad ogni Gruppo, cioè che si scelga fra il metodo della violenza in preparazione di un atto rivoluzionario, e quello che è il metodo della democrazia, il metodo dell'applicazione della legge.
L'onorevole Togliatti, nell'ultima parte del suo discorso, dichiara di scegliere il metodo democratico: dichiara però di sceglierlo non come linea assoluta e moralmente obbligata per la sua direttiva; lo sceglie ma aggiunge: «Questo metodo certamente prevedeva uno sviluppo lento, più lento di quello che non potesse essere legato ad una prospettiva, diciamo, rivoluzionaria immediata e più lento per quella graduazione che impone la soluzione dei problemi di collaborazione e lo studio stesso delle soluzioni attraverso il contatto fra tutte le forze democratiche».
Noi siamo molto lieti che egli scelga e proponga in questo momento per l'Italia il metodo democratico...

TOGLIATTI. Non «in questo momento»!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. ...ma saremmo più tranquilli se egli ci dicesse che per sempre, definitivamente, ha scelto questo metodo. (Commenti all'estrema sinistra - Interruzione del deputato Pajetta Giuliano).
Poi senta, onorevole Pajetta: non bisogna che lei esageri troppo con le interruzioni per darsi importanza, (Applausi al centro - Ilarità). Permetta, egregio collega: lei ha tutti i diritti parlamentari, come ciascuno di noi; non bisogna però esagerare.
Quando avviene un deplorevole incidente, in contrasto con la polizia, incidente che il Governo ha il dovere di deplorare, comminando le sanzioni del caso...

Una voce all'estrema sinistra. Non lo ha fatto.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. ...voi non dovete esagerare scrivendo sui vostri giornali: «Il deputato Pajetta è stato bastonato a sangue dalla polizia di Scelba. (Rumori prolungati al centro). Ciò dimostra come Scelba e il suo Governo, oltre a non rispettare più la vita dei lavoratori in sciopero, calpestano l'immunità parlamentare e l'incolumità dei rappresentanti del popolo. Ogni onesto italiano condanni con forza questi atti brutali e condanni decisamente i metodi reazionari, antipopolari del governo nero. Echeggi la voce ferma e possente del popolo. Abbasso il governo nemico del popolo, della libertà e della democrazia!». (Applausi all'estrema sinistra - Rumori il centro).
Ma, anche ammettendo il massimo dinamismo nei partiti di massa questa prosa non si può non annoverare nalla categoria delle esagerazioni! (Si ride).
Ed ora torniamo al Governo. Io ritengo che la caratteristica essenziale del Governo, di questo Governo - come del precedente, come di qualunque altro Governo che dovesse venire - è la caratteristica della emergenza, parola che ormai è entrata nella nostra lingua e che ha già un significato che facilmente si comprende, cioè un Governo che è obbligato a muoversi su un binario che è imposto dalle circostanze e soprattutto da forze che sono superiori alle possibilità di un Governo e di qualsiasi corpo politico.
La prima è la necessità di assicurare il pane al popolo, ai lavoratori. E voi dimenticate un pochino... L'onorevole Nenni passa sopra con una certa facilità, quando dice: il metodo è sbagliato - e Togliatti lo ha ripetuto ieri nel suo discorso - quello di chiedere dollari e di fare debiti, per poi doverli pagare quando non vi sono denari; si deve invece fare lo scambio delle merci: questo è un metodo sano.
Ma chi vi ha detto che noi chiediamo dollari? Noi abbiamo gratuitamente il grano e il carbone attraverso l'organizzazione americana dell'A.U.S.A., li abbiamo gratis, e noi - noi, Stato italiano - li rivendiamo in Italia contro pagamento in lire. E queste lite sapete dove vanno a finire? In un certo deposito presso la Banca d'Italia, dal quale deposito si traggono i denari per l'assistenza sociale, per l'assistenza ai tubercolotici, in genere per provvidenze sociali che vanno a beneficio delle classi bisognose, soprattutto dei lavoratori.
Abbiamo, quindi, un doppio vantaggio: di avere il pane che altrimenti mancherebbe, e poi col ricavato (badate che il ricavato è molto meno della spesa che sarebbe di carattere economico, perché sapete che perdiamo cento miliardi circa sul prezzo dei pane) questo ricavato va tutto a beneficio dell'assistenza sociale. Questo meccanismo non è poi così complicato; ma pare che il pubblico non lo comprenda. E non si creda che abbiamo mai chiesto dollari a prestito. I 120 milioni di dollari che sono serviti per il pane e che arrivano in forma di pane o di carbone attraverso le navi dell'A.U.S.A., sono dollari messi a nostra disposizione gratuitamente. (Interruzioni all'estrema sinistra).
E voi avete il dovere di spiegarlo chiaramente anche agli operai, se è vero che sono gli operai che vi spingono a degli scioperi inconsulti. Avete la responsabilità di spiegarlo e di dire, per esempio, che se una nave a Civitavecchia non è scaricata a tempo manca il grano alla città di Roma, come poteva avvenire giorni or sono, in occasione dello sciopero generale, quando abbiamo dovuto affrettarci a raccogliere i rimasugli nei dintorni della città, per evitare, nel caso che quella nave non fosse stata scaricata, di far mancare il grano a Roma. Ora, queste cose dovete dirle. (Interruzioni all'estrema sinistra - Proteste al centro).
Se si crede di poterne fare a meno, allora ci si assuma la responsabilità delle conseguenze; ma se si crede che sia necessario, si riconosca al Governo anche il dovere di fare ogni sforzo perché questi scioperi non avvengano, specialmente quando toccano i gangli essenziali dell'alimentazione.
Così sta la questione che riguarda...

Una voce all'estrema sinistra. Confindustria.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Onorevole collega, probabilmente la maggioranza degli industriali avrà da vivere anche se il carbone non arriva giornalmente o mensilmente; ma gli operai, no, non possono avere da sfamarsi se le industrie non hanno il carbone per poter continuare il loro lavoro. (Applausi al centro).
La verità è questa, e bisogna proclamarla chiaramente - e non v'è nessun atto servile in questo; se gli Stati Uniti non ci avessero dato in questo periodo i denari necessari, ed il relativo controvalore in merci per la nostra alimentazione e per le nostre industrie, nessun Governo in Italia avrebbe potuto rimanere in piedi dinanzi alla reazione naturale degli affamati e dei disoccupati. (Applausi al centro).
E ora passo più avanti. Bisogna che le cose siano dette nel modo più semplice possibile, ma anche nel modo più responsabile.
Aggiungo che, passato questo periodo dell'A.U.S.A. che verrà prolungato da quei crediti, da quei contributi che sono stati votati adesso dal Congresso americano - si chiamano i prefinanziamenti - passato questo periodo, che durerà fino a marzo od aprile, dovrebbe venire il momento del piano Marshall. E allora? Si tratterà di vedere in qual modo gli Stati europei si potranno aiutare fra loro per utilizzare in modo congruo, e in modo che ne approfittino tutti, il prestito americano che ci viene concesso nella misura complessiva di 17 miliardi.
In quel momento voi avrete la possibilità di criticare gli eventuali impegni di carattere economico che possano assumersi da questo o da altro Governo; ma finora non siamo in questa situazione.
A me appare ben chiaro - ed è stato accennato anche dall'onorevole Sforza - che il fatto che l'America cerchi di mettere in piedi l'Europa come forza autonoma, indica evidentemente non una tendenza all'asservimento, ma alla ricostruzione.
Pensate, noi siamo oggi tributari dell'America per il carbone, perché non possiamo servirci in Germania come per il passato, e non possiamo servirci in Inghilterra per le ragioni ovvie che sapete. Ma se il piano Marshall riuscisse a farci tornare alla possibilità di acquistare il carbone in Europa, noi saremmo indipendenti dall'America, e saremmo tornati alle condizioni naturali del nostro mercato europeo. Non mi pare sia questa una tendenza di asservimento all'America.
Devo rispondere ad un'altra domanda posta dall'onorevole Lussu, domanda alla quale egli ha già dato una risposta per conto suo. È vero che l'America ha imposto l'esclusione dei comunisti dal Governo?
No! L'ho detto molte volte e lo ripeto ancora. Nessuna dichiarazione verbale o scritta esiste in tal senso. Se esistesse, se fosse esistita, essa non sarebbe stata accettata. Mi sono schermito fin dal viaggio in America, non dagli uomini di Stato americani che non mi hanno mai fatto una simile proposta, ma dai giornalisti che cercavano di insinuare l'esistenza di contrasti nel seno del nostro Gabinetto, di cui allora facevano parte i comunisti. Mi sono sempre schermito. Ma è verissimo che l'opinione pubblica americana è estremamente sensibile alle accuse che si sono fatte anche in Italia in occasione del piano Marshall. Noi abbiamo faticato per convincere deputati e senatori che sono passati per l'Italia che la grande maggioranza del popolo italiano non condivide quegli apprezzamenti. E l'onorevole Togliatti ne sa qualche cosa ricordando gli effetti del suo famoso articolo contro Sumner Welles.

TOGLIATTI. Dovevo lasciarmi insultate?

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Non entro nel merito, onorevole Togliatti.
Ieri, in modo esasperante ed esasperato, l'onorevole Togliatti ha parlato della vergogna che si possa porre simile questione e della necessità assoluta di difendere la nostra indipendenza.
È vero, abbiamo questo problema, dobbiamo guardarlo in faccia, dobbiamo essere d'accordo tutti su questo. L'indipendenza di un paese è sacra; l'indipendenza di un paese corrisponde alla sua dignità.
Però mi domando: coloro che in questo momento sono così gelosi di tale indipendenza sono sempre stati tali?

TOGLIATTI. Sì. (Rumori al centro).

SCOCCIMARRO. Non avete diritto di fare insinuazioni. Dobbiamo chiederlo a voi.

Una voce all'estrema sinistra. Avete bisogno di un padrone!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Ho fatto la domanda e adesso rispondo dando ragione anche del quesito postomi.
Durante l'ultima crisi il partito comunista si è richiamato alle decisioni tripartite di Mosca dell'autunno del 1943 per chiedere che avessero vigore anche allora (maggio 1947). Si trattava di dichiarazioni dell'ottobre 1943 quando gli Alleati in confronto del Governo Badoglio avevano chiesto l'inclusione di rappresentanti di quei settori del popolo italiano che si erano sempre opposti al fascismo. E questo riguardava anche, e credo anche particolarmente, i comunisti. Questa dichiarazione evidentemente fatta ad hoc per il periodo di guerra e durante l'occupazione (il che si comprende benissimo trattandosi di guerra guerreggiata nel nostro suolo) doveva essere secondo il partito comunista impegnativa anche per il maggio 1947 quando noi avevamo già ricostituito la normalità costituzionale, avevamo avuto il plebiscito del 2 giugno, avevamo creato i Governi nazionali completamente indipendenti e quando era già completamente scomparsa la commissione di controllo e quindi non eravamo più paese occupato. Questo è stato chiesto ufficialmente. Posso leggere la lettera, onorevole Togliatti.
Il che vuol dire che voi in quel momento non avevate molti scrupoli nel chiedere che anche i comunisti dovevano entrare nel Governo come partito eminentemente antifascista, in base ad una dichiarazione straniera, per quanto alleata, del 1944. (Applausi al centro - Commenti all'estrema sinistra).

MAZZA. Voce dal sen fuggita!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. È verissimo. Se volete posso leggere la lettera.

NEGARVILLE. È a corto di argomenti.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Altre osservazioni mi sono state fatte durante il dibattito. Mi si è accusato di avere dichiarato che entrava al Governo una rappresentanza della democrazia socialista. Ora, io voglio spiegare: non intendevo con ciò dire qualche cosa di esclusivo, di specifico per un dato partito; intendevo dire che entravano al Governo dei socialisti i quali si inquadravano nel principio generale del regime e del metodo democratico. Io spero che ve ne siano molti di più di quelli rappresentati dall'attuale mio vicepresidente e da altri colleghi. Lo spero, lo desidero vivamente, ma credo di potere onestamente affermare che coloro che fanno parte attualmente del Governo sono dei socialisti democratici; accettano il metodo democratico senza riserve, tendono cioè a far valere i propri postulati socialisti entro il regime democratico parlamentare senza farsi complici di moti insurrezionali e considerano la Repubblica italiana come la casa di tutto il popolo italiano, che i lavoratori hanno interesse e dovere di difendere, e sono consapevoli che anche nella politica internazionale la libertà politica è la premessa necessaria della giustizia sociale. (Applausi al centro e a sinistra).
Non è del resto una novità: è una tendenza europea del socialismo. Non credo che si possa far passare per Santa Alleanza il socialismo di Bevin, Spaak, Ramadier, eccetera, il socialismo in generale di tutta l'Europa occidentale, e credo che questi appartengano almeno nella loro maggioranza, precisamente a questa democrazia socialista.
E vengo al discorso dell'onorevole Nenni il quale ha dato una nuova interpretazione della crisi di maggio. Voi ricordate l'interpretazione data dall'onorevole Nenni l'altra volta? Potrei leggervi i verbali. L'altra volta l'interpretazione era questa: De Gasperi ha agito per istruzioni o sotto l'impulso o il suggerimento americano. Ha agito con questa visione di politica internazionale, di rapporti con l'America.
Questa era l'interpretazione allora della crisi. Vi ricordate come io ho risposto, richiamandomi cioè ai fatti, ricordando che il partito democratico cristiano aveva, in un ordine del giorno, lamentato l'atteggiamento infido di due alleati che stavano nel Governo tripartito ed avevo proclamato la fine del tripartito.
Questo è stato un elemento di politica interna che ha accelerato la crisi, ma io confesso che la crisi era nata in me per una fortissima preoccupazione di carattere economico. Vi ricordate bene che, quando ho presentato le dimissioni, ho su per giù affermato: «Per me, bisogna fare uno sforzo per allargare la base del Governo. Se io come persona posso essere un impedimento, scompaio; ho presentato le dimissioni al Capo dello Stato ed ho pregato il Capo dello Stato di rivolgersi ad altri». La crisi è durata un certo periodo, poi sono ritornati a me. Io ho tentato in quell'occasione di fare un Governo non più di coalizione, ma almeno di rappresentanza di tutti i Gruppi. Non vi sono riuscito, e, senza dubbio, mi sono allora dipartito da quella premessa. E qui, a questo riguardo, è esatto (nel pensiero, non nel testo) quello che ho detto in uno o in più Consigli di ministri, forse anche in quello del 30 aprile. A coloro che mi dicevano: ma che vuoi fare cambiamenti; allargamenti! Siamo i tre partiti più grandi, i tre partiti più numerosi dell'Assemblea e del paese, abbiamo noi la rappresentanza responsabile della grande maggioranza del popolo italiano, perché vuoi fare allargamenti? Io ho risposto: esiste un quarto partito: è il partito dei risparmiatori, proprio dei piccoli risparmiatori (Si ride all'estrema sinistra) non in grado di controllare la situazione né politica né amministrativa, e sono oggi allarmati. Vedete come ritirano i depositi dalle banche? Come non portano più denaro, attraverso l'acquisto di titoli, allo Stato? Come v'è un allarme straordinario in borsa, come v'è un rialzo terribile nei cambi, come esiste l'imboscamento delle merci? E ho detto: bisogna fare qualche cosa per calmare questo quarto partito che appartiene a tutti gli strati sociali; ma soprattutto riguarda il ceto medio. Ed allora v'era proprio fra le mie previsioni una delle persone le quali potevano rappresentare il mezzo per calmare la preoccupazione: si trattava dell'onorevole Einaudi. Allora parlare dell'onorevole Einaudi era parlare della reazione, era parlare di una persona che ci avrebbe posti sotto il giogo dei grossi plutocrati e industriali. Oggi credo che, onestamente, nessuno in Italia possa pensare una cosa simile, quando si vede la collusione di interessi da parte di grossi industriali e, purtroppo, anche da parte di lavoratori che hanno bisogno di lavorare per vivere, collusione contro la politica di Einaudi, politica deflazionistica che è evidentemente contro la speculazione. (Applausi al centro).
Non è, onorevole Nenni, quel quarto partito, il partito degli speculatori, il partito dei grossi industriali plutocrati: è il partito del ceto medio che aveva bisogno di essere tranquillizzato al di là di quella che poteva essere la formula del tripartito. (Interruzioni all'estrema sinistra).

NENNI. La tranquillità della morte gli date!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Non ho capito bene perché l'onorevole Nenni, che è molto ferace nei paragoni storici... (Ilarità). Bisogna leggere l'Avanti! con molto interesse, perché quasi ogni giorno se ne trova uno anche di diverso autore. Ne ho trovato uno con cui mi si paragona a Coriolano...

NENNI. Ho detto che da allora in poi abbiamo visto troppe volte Coriolano.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Confesso, onorevole Nenni, che le ho attribuito un'osservazione che mi pareva molto adatta alla polemica. Gliela presto adesso. Coriolano? Coriolano, secondo la leggenda (le date non combinano), avendo ricevuto una grande quantità di grano dal tiranno di Siracusa per Roma, consigliò il Senato di distribuire il grano a condizione che la plebe rinunciasse ai tribuni. Mi rincresce che l'onorevole Nenni non l'abbia ricordato, perché si attagliava evidentemente alla sua tesi. (Ilarità).
Ora, però, io dico che il Governo attuale, come il Governo di ieri, fa il contrario: cerca il grano e lo distribuisce a tutti; e cerca anche che il popolo possa vivere fino al giorno delle elezioni, per riavere i suoi deputati, anche se non sono i tribuni. (Applausi al centro).
Ora, bisogna bene che io affermi, dinanzi ad affermazioni in contrario, con tutta la responsabilità che può avere un uomo di Stato che ha attraversato questi tristi periodi: non v'è speranza per l'Italia se non si crea e non si applica un'azione, non di soccorso ma di ricostruzione in grande dopo che quell'azione di soccorso, che ora già si fa e si sviluppa, avrà finito la sua funzione. Non v'è speranza! E mettersi contro questo, è soffocare le possibilità del popolo italiano, è negare le possibilità del popolo italiano. Ed io vi dico che, se avessi mai da chiedere su una questione dirimente il voto del popolo italiano, direi: «questa è la situazione; se voi volete mettervi contro, ditelo. Ma, badate, queste sono anche le conseguenze».
Quindi, assumo la responsabilità di dire: o riesce il piano Marshall o quel qualunque surrogato che ci metta nella possibilità di riprenderci industrialmente, o noi non salviamo le ragioni di esistenza, nei prossimi anni, del popolo italiano; e soprattutto, non salviamo la vita e l'esistenza del lavoro e dei lavoratori. (Applausi al centro - Interruzioni all'estrema sinistra).
Ringrazio l'onorevole Nitti per la cordialità con cui mi ha fatto i rimproveri di avere accresciuto questa volta il numero dei ministri.
Accetto di buon animo questo ammonimento come ho accettato i suoi consigli nel Governo precedente, riducendo più che possibile il numero dei ministri e anche dei sottosegretari.
Devo dire però, a proposito dei ministri, che ho imparato dai maggiori, fra cui l'onorevole Nitti stesso, a conoscere l'istituzione del ministro senza portafoglio. E ho cercato in qualche parte di imitarli. Devo aggiungere che, evidentemente, deve trattarsi di una particolare esigenza del dopoguerra, perché in tutti gli Stati si trovano situazioni simili.
Quanto ai sottosegretari, devo confessare che ho resistito molto, durante il mio quarto Ministero, alle sollecitazioni dei singoli ministri i quali mi dimostravano che l'aumento delle attribuzioni e delle funzioni amministrative e burocratiche era tale per cui non potevano fare a meno dei sottosegretari. I colleghi mi sono testimoni che ho ceduto solo nel caso del Ministero delle finanze. Ma devo confessare che vi sono ragioni oggettive che militano in favore delle sollecitazioni dei ministri.
Quanto alle osservazioni sulla tattica seguita dal punto di vista parlamentare, vi confesso che quando ho pensato alla necessità e alla opportunità di integrare il Ministero ho tenuto presenti soprattutto le condizioni del paese e ho guardato più all'avvenire che al presente.
Non v'era necessità assoluta - ha detto bene anche l'onorevole Giannini - di cercare un'altra base di maggioranza parlamentare. Ma il problema non va posto solo sul piano parlamentare. Occorreva dare a tutto il paese la prova che non è vero che la democrazia cristiana vuole assolutamente il monopolio della rappresentanza al Governo; e questa prova l'abbiamo data in tale misura che oggi ci siamo messi in minoranza, mentre prima eravamo in maggioranza nel Ministero, nonostante la base parlamentare della democrazia cristiana sia sempre la stessa. Abbiamo voluto dimostrare, anche imponendo sacrifici a colleghi che non lo meritavano, che non è vero che c'è un cancelliere imposto dalla democrazia cristiana e che la democrazia cristiana vuole il monopolio del Governo. Ciò non era vero prima; è men vero oggi; è più chiaro anche oggi che non è vero.
Non è parimenti vero che il Governo non abbia comprensione verso le correnti di sinistra, chiamiamole così, che si occupano e si preoccupano della situazione del popolo e della forma di difesa della Repubblica. Questa comprensione l'avevamo ieri e l'abbiamo oggi; e siamo lieti che nuovi collaboratori vengano ad assumere con noi questa garanzia. Ma, soprattutto, una cosa volevamo che si dimostrasse in forma evidente, palmare: che c'è un patrimonio comune a tutti, a sinistra e a destra, a tutti i partiti, che occorre salvare, ed è la democrazia, è la libertà. (Vivissimi, prolungati applausi al centro, a sinistra e a destra - Si grida: Viva la libertà!).
Se la consultazione popolare sarà libera, si avrà una Repubblica libera. Se sarà fatta nel terrorismo o addirittura impedita, la Repubblica sarà perduta; sarà perduta la democrazia. (Applausi al centro, a sinistra e a destra).
Noi non ci dirigiamo contro questo o quel partito. Noi chiediamo la libertà per tutti e abbiamo il compito e la volontà fermissima di difenderla a qualunque costo. Però, quelli che valgono sono soprattutto i fatti. Lei, onorevole Togliatti, ha provato ieri a stuzzicare l'onorevole Giannini perché sorgesse a fare un discorso sul tipo di altri suoi passati; non so se l'onorevole Giannini ne avesse voglia o no, ma i fatti lo hanno costretto a protestare, a protestare soprattutto contro le 47 sezioni del proprio partito devastate dalle violenze dei comunisti. (Applausi - Rumori all'estrema sinistra). E se mi domandate in questo momento perché io sia riuscito a formare un Ministero che senza dubbio conta differenze di opinioni e di ideali, anzi se le riserba, perché domani i socialisti avranno la libertà di sostenere davanti ai loro elettori il socialismo e di propugnare idee socialiste, come i liberali avranno lo stesso diritto e così pure i repubblicani (Commenti all'estrema sinistra), vi dirò: tutte le libertà debbono essere veramente attuate. C'è bisogno di una energia e di un impegno comune per salvare tutte le libertà. Queste si salvano se non c'è violenza e se veramente la tattica, alla quale ha accennato l'onorevole Togliatti, sarà quella che prevale nelle organizzazioni e nell'azione del partito comunista; ché se le cose si svolgeranno diversamente il Governo farà il suo dovere; e la responsabilità sarà di coloro che, in un momento critico in cui con uno sforzo supremo cerchiamo di superare le difficoltà e con la massima comprensione veniamo incontro alle giuste esigenze delle masse lavoratrici e delle masse agricole, non ci danno la possibilità di salvare al popolo italiano la Repubblica (Commenti), una Repubblica democratica, aperta a tutti e pacificatrice. La Repubblica pacificatrice è Repubblica soprattutto indipendente e forte nella sua dignità democratica. (Vivissimi prolungati applausi - Moltissime congratulazioni - Commenti prolungati all'estrema sinistra).

On. Alcide De Gasperi
Assemblea Costituente
Roma, 19 dicembre 1947

(fonte: Camera dei Deputati - Atti parlamentari - Resoconto della seduta pomeridiana di venerdì 19 dicembre 1947 dell'Assemblea Costituente)


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