LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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LA RATIFICA DEL TRATTATO DI PACE: INTERVENTO DI ALCIDE DE GASPERI ALL'ASSEMBLEA COSTITUENTE
(Roma, 23 luglio 1947)

Il Trattato di pace fu firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. Il disegno di legge per la ratifica del Trattato fu presentato dal Governo il 27 giugno 1947. Il Presidente del Consiglio De Gasperi, il 23 luglio 1947, intende inserire nell'ordine del giorno dei lavori dell'Assemblea per il giorno successivo anche la discussione sul suddetto disegno di legge. Questa volontà è contrastata dall'on. Vittorio Emanuele Orlando, molto critico anche verso lo stesso Trattato firmato.
De Gasperi interviene il 23 luglio 1947 a sostegno della sua tesi. Il dibattito parlamentare sulla ratifica del Trattato di pace inizia il 24 luglio e si conclude il 31 luglio 1947.

* * *

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Il Governo ha presentato il 27 giugno un disegno di legge per la ratifica del trattato. Esso è stato demandato alla Commissione dei trattati, la quale ha discusso e deliberato nei giorni 8 e 9 luglio. Nel frattempo si è svolta la Conferenza di Parigi. Dopo la Conferenza di Parigi, precisamente il 17, si è avuta un'altra seduta della Commissione dei trattati in cui, con riferimento anche ai risultati di Parigi, c'è stata non una decisione ma un nuovo scambio di idee sull'argomento pro e contro la ratifica del trattato stesso.
In seguito alle sedute dell'8 e del 9 luglio, l'Assemblea si è trovata dinanzi a due relazioni: una di maggioranza ed una di minoranza. Una di maggioranza per la ratifica immediata, un'altra di minoranza che espone le ragioni del rinvio con riferimento all'articolo 90 del trattato, sostenendo che già queste ragioni dimostrano l'impossibilità di dare subito esecuzione, comunque sia, o rendere, col voto dell'Italia, eseguibile il trattato.
Il Governo si è dato premura di tener conto delle ragioni esposte dalla minoranza, ha cercato una soluzione che potesse conciliare le proposte della maggioranza con quelle della minoranza, ha creduto di trovarle in un nuovo testo che ha presentato stamane e che credo sia stato distribuito, o comunque verrà distribuito domattina. Testo che, come vi è noto, accettando il disegno di legge della Commissione, vi aggiunge che questa ratifica si dovrà fare in base alla norma dell'articolo 90, cioè quando il trattato sarà esecutivo in forza delle quattro ratifiche date dalle quattro Potenze.
Con ciò il Governo ha tenuto conto non solo delle obiezioni di logica, direi, che provenivano da una parte dei commissari, ma ha tenuto conto anche della situazione internazionale, preoccupato di dare una sensazione di equilibrio e di imparzialità assoluta in confronto alla tensione momentanea che, speriamo, passi rapidamente, preoccupato di prendere una posizione autonoma propria in correlazione oggettiva a quello che è il trattato.
È evidente che io non ho il diritto di entrare nel merito della discussione, come non l'hanno fatto che fuggevolmente gli oratori precedenti. Ho il dovere, però, di dire qual'è l'opinione del Governo, qual'è, in particolare, l'opinione dei ministri che si sono occupati in dettaglio, fino all'ultimo momento, di questo problema. È inutile che ci nascondiamo dietro una questione di procedura formale. Non solo è noto a noi tutto il corso che ormai questo progetto ha fatto, non solo è noto a noi, ma è noto a tutto il mondo. Il nostro atteggiamento risponde senza dubbio ad una attesa che non è semplicemente del paese, ma ad una attesa che è anche al di fuori del paese. L'Assemblea si trova innanzi ad un compito che è di sua responsabilità, poiché le disposizioni del decreto legislativo del 16 marzo 1946 prevedono che i trattati siano riservati all'Assemblea.
Io credo che il paese mal capirebbe che in questa Assemblea si sia potuto discutere di tante cose più o meno importanti e si eviti di discutere e deliberare su quello che è un trattato di immensa importanza e che si riferisce direttamente alla responsabilità dell'Assemblea.
Siamo stati nominati, egregi colleghi, per assumere la responsabilità più grave, per assumere la responsabilità della liquidazione della guerra e della conclusione della pace. Abbiamo innegabilmente una immensa responsabilità. Se fosse possibile allontanare questo calice e non berlo mai, vorremmo ricorrere ad ogni mezzo. Non è possibile. È nostro dovere, com'è nostro diritto, di affrontare questo problema, e dobbiamo affrontarlo in maniera che quando esso si presenta, la risoluzione riguardi tanto le ragioni pro e contro il trattato stesso, quanto la posizione internazionale.
Il Governo, quindi, ha un obbligo particolare, per aver seguito tutte le trattative, per essere in grado di avere informazioni più dirette di quelle che possa avere il pubblico in generale, ha il dovere di dire la sua opinione all'Assemblea, la quale deciderà nella sua sovranità.
Il Governo, in base alle sue informazioni, è giunto alla conclusione della assoluta inopportunità di un rinvio, perché lo crede controproducente e nocivo agli sviluppi della nostra vita internazionale autonoma, appena iniziata.
E Governo, consapevole della sua responsabilità, fa istanza perché l'Assemblea discuta e deliberi in una materia, che è esplicitamente riservata alla sua competenza. Il Governo è sicuro che l'Assemblea, nel supremo interesse del paese, anche se, per le particolari circostanze in cui la discussione si svolge, le costi fatica, saprà, in forma degna, coadiuvarlo con i suoi consigli e con le sue decisioni, nello sforzo che esso fa di trarre l'Italia dal suo stato armistiziale, di liquidare definitivamente, per quanto ci riguarda, la guerra, e iniziare, per quanto da noi dipende, e intensificare un periodo di dignità e di collaborazione internazionale.
Mi trovo nella situazione umiliante di essere di parere diverso da quello di un uomo come l'onorevole Orlando, al quale va tutta la mia devozione e la mia alta estimazione. Tuttavia, nei momenti di grave responsabilità, anche se per il Governo il rinvio potrebbe rappresentate un sollievo fisico e forse politico, un uomo deve agire secondo le informazioni che ha, secondo la convinzione che si è fatta, secondo la coscienza che ne risulta, secondo le responsabilità che lo muovono. Ed è per questo che prego l'Assemblea di assumere anche essa le responsabilità sue. (Vivi applausi al centro).

On. Alcide De Gasperi
Assemblea Costituente
Roma, 23 luglio 1947

(fonte: Camera dei Deputati - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di mercoledì 23 luglio 1947 dell'Assemblea Costituente)


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