LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

LA STORIAGLI UOMINII CONGRESSILE ELEZIONILE CORRENTI
I DOCUMENTILE IMMAGINITESTIMONIANZEISTITUTO BRANZIRINGRAZIAMENTI

 

IL VIAGGIO NEGLI STATI UNITI: INTERVENTO DI ALCIDE DE GASPERI ALLA CAMERA DI COMMERCIO DI NEW YORK
(New York, 13 gennaio 1947)

Il viaggio negli Stati Uniti di Alcide De Gasperi, Presidente del Consiglio dei Ministri, costituisce una tappa fondamentale per l'Italia e per il suo Capo di governo. Svoltosi nel gennaio 1947, rinsalda ulteriormente la fiducia e la credibilità della nuova Repubblica italiana in uno dei Paesi chiave del mondo.

* * *

Desidero esprimervi i miei più sentiti ringraziamenti per esservi qui riuniti con me questa sera e per aver voluto così testimoniare il vostro attaccamento all'Italia, che molti di voi possono considerare come la propria patria d'origine.
È veramente gratificante e significativo per me poter trascorrere tra di voi la mia ultima serata in questa magnifica città di New York.
Il vero significato dell'istituzione che promuove questo avvenimento risiede negli interessi comuni che così felicemente coesistono e che speriamo si svilupperanno sempre di più tra i nostri due paesi. Questi interessi comuni in campo economico, qui rappresentati da molti di voi, sono indubbiamente una garanzia a che l'Italia possa, attraverso una sempre crescente collaborazione con gli Stati Uniti, aprire il suo sistema economico e diventare al più presto un elemento attivo nell'assetto economico mondiale. L'Italia guarda con grande interesse alle decisioni prese dal Governo americano per portare avanti attraverso appropriate organizzazioni economiche internazionali, come la ITO, quelle condizioni essenziali per la normalizzazione dell'economia mondiale nel futuro.
A questo strenuo sforzo l'Italia intende portare il suo contributo di energia, di lavoro e di organizzazione. È con questa speranza e con questa fiducia che io guardo a voi, uomini d'affari, come ad uno degli elementi che aiuteranno l'Italia a curare le sue ferite e a stabilire le condizioni per un futuro migliore.
Poiché questa voce può arrivare in questo modo al di là dell'Atlantico e raggiungere un popolo che da voi aspetta comprensione e collaborazione, lasciate che io usi la lingua italiana, ancora veicolo di comunicazioni fra le menti e i cuori vostri e le menti e i cuori di coloro che appartengono alla stessa famiglia nazionale. Ecco perché l'appartenere ad una nazione o l'aver appartenuto ad una di queste nazioni in un tempo precedente attraverso i propri antenati ci lega con un vincolo speciale ed utilizza anche la funzione del commercio come funzione sociativa del consorzio nazionale o del consorzio umano. Noi abbiamo la fortuna di essere un piccolo popolo che per le sue tradizioni e per i suoi interessi è sulla stessa via su cui interessi e tradizioni muovono la grande nazione americana. L'America è per l'assoluta libertà di commercio, perché da questa sola possiamo trarre la possibilità dei benefici economici o delle esigenze economiche che sono assolutamente al nostro paese indispensabili. Però tutte le libertà sono legate una all'altra. Non si può volere il commercio libero ed impedire le libere comunicazioni o trasmigrazioni delle persone. Non si può impedire l'esportazione delle materie prime ed avere commercio libero per gli altri settori del commercio o delle comunicazioni commerciali. Non si può nemmeno volere la libertà di commercio e negare la libertà di lavoro, il che vuoi dire negare a quelle nazioni che hanno un eccesso di operai, negare la possibilità di trasferire questi operai là dove degli operai c'è bisogno e dove ad ogni modo è possibile occuparli.
Vi dirò di più, non si può nemmeno essere per la libertà di commercio o per la libertà delle comunicazioni economiche ed essere contro la libertà delle comunicazioni del pensiero, delle idee, delle discussioni. Ecco che una libertà è legata all'altra. Noi per nostra grande fortuna oggi possiamo proclamare logicamente nel nostro stesso interesse, ma in fedeltà alle nostre tradizioni che noi siamo per il commercio libero, noi siamo per la libertà dell'emigrazione, per la libertà del lavoro, noi siamo soprattutto e contemporaneamente per la libertà della cultura, cioè per la diffusione e l'irradiazione del nostro libero pensiero. Ecco perché io penso che noi, poiché siamo una nazione povera e nulla abbiamo da perdere innanzi ad un rivolgimento del mondo, ecco perché noi siamo i più convinti assertori della libertà delle comunicazioni fra una nazione e l'altra, comunicazioni di carattere finanziario, di carattere economico, di carattere spirituale, ecco perché noi siamo tra i primi seguaci, i più convinti seguaci di un ordine internazionale in cui accanto agli Stati Uniti d'America o gli Stati Uniti di altri Stati nell'America del Sud possano sorgere una volta gli Stati Uniti d'Europa.
Noi non siamo dei visionari, non siamo dei fantastici, non vogliamo creare delle illusioni nel nostro popolo o negli altri popoli. Sappiamo che i progressi del mondo sono lenti, che bisogna essere realisti, che bisogna aver tenacia e pazienza, e noi sappiamo soprattutto che l'Italia dopo essere stata per così lungo tempo in servitù, servitù autarchica economica, servitù politica, servitù anche del pensiero, ha bisogno di un certo periodo di tempo per poter riguadagnare il largo della libertà e rimettersi in rapporto col grande respiro delle nazioni.
Quindi non vogliamo illudere il nostro popolo che le cose si possono rapidamente mutare, però questa è la nostra tendenza, questa è la nostra volontà: aprirci una via libera come una volta ebbero libertà i nostri esploratori i pionieri e i nostri missionari che vennero in America e andarono negli altri continenti a fecondare il mondo, come ebbero libertà i nostri lavoratori di contribuire alla nuova civiltà del nuovo mondo, come ebbe libertà in un certo periodo il commercio, cosa oggi chiediamo ancora alla Provvidenza, al destino e al buon volere delle nazioni di concedere a questi italiani la stessa libertà, sia pure imponendo agli stessi italiani maggiore disciplina, maggiore senso di responsabilità, rispetto alle leggi dei paesi dove devono trasferirsi e sopratutto quando accettino la permanenza in un paese la perfetta lealtà di fronte allo stato in cui si trovano, così come voi siete americani, cittadini nel pieno senso, di piena responsabilità di fronte alle leggi d'America pur mantenendo nel vostro cuore il vincolo del sangue che vi ricorda la patria d'origine, l'Italia.
Ho ancora tre minuti di tempo per dire a voi che l'Italia ha la massima fiducia nella vostra collaborazione, nella vostra comprensione, nella vostra mediazione fra l'Italia, gli interessi d'Italia e gli interessi in genere del mondo americano, per dirvi contemporaneamente e pregarvi voi stessi di aver fiducia in noi. Non crediate che il nostro paese, anche se è soggetto a delle esitazioni o oscillazioni, si perda; il nostro paese ha la comprensione dell'ora grave che attraversiamo, ma sente anche la responsabilità di salvare il popolo, di salvare la democrazia in Italia, non solo, ma sente la responsabilità che è più che responsabilità nazionale, è responsabilità di un paese che si sente parte integrante dell'umanità e che sa che domani nulla potrà essere innovato nel mondo senza la collaborazione di un popolo come l'italiano e sa di poter contribuire a questo nuovo mondo con tutta la sua forza e con tutte le tradizioni della sua irradiante civiltà.

On. Alcide De Gasperi
Camera di Commercio di New York
New York, 13 gennaio 1947

(fonte: biblioteca Butini)


torna indietro home page stampa la pagina Portale della Democrazia Cristiana - un progetto ideato dall'Istituto "Renato Branzi" di Firenze
hogan interactive, hogan stivali scarpe, hogan scarpe 2015, hogan scarpe italia, hogan scarpe outlet, hogan scarpe 2014