LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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V GOVERNO DE GASPERI: INTERVENTO DI ALCIDE DE GASPERI ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
(Roma, 1 giugno 1948)

Dopo le elezioni politiche del 18 aprile 1948 e la vittoria elettorale della Democrazia Cristiana e della coalizione centrista, la I° Legislatura repubblicana procede l'11 maggio 1948 alla elezione del Presidente della Repubblica nella figura di Luigi Einaudi. Alcide De Gasperi, Presidente del Consiglio del suo IV Governo, presenta le dimissioni al Capo dello Stato, il quale gli conferisce nuovamente l'incarico di formare il Governo. Il V Governo De Gasperi giura il 23 maggio 1948, ed il 1 giugno si presenta davanti alla Camera dei Deputati per il dibattito ed il voto di fiducia.

* * *

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Onorevoli colleghi, nel manifesto pubblicato dal Governo all'atto della convocazione dei comizi si metteva...

GULLO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Quando il Presidente del Consiglio avrà finito di parlare, potrò concederle la parola.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Onorevoli colleghi, nel manifesto pubblicato dal Governo all'atto della convocazione dei comizi si metteva in rilievo...

GULLO. Chiedo di parlare. (Commenti).

PRESIDENTE. Prego il collega Gullo di considerare che sarebbe una nuovissima consuetudine togliere la parola non soltanto al Presidente del Consiglio, ma ad un qualsiasi deputato, mentre sta parlando, per concederla ad un altro. (Approvazioni).

GULLO. Signor Presidente, non ho tolto la parola a nessuno. (Commenti - Rumori).

PRESIDENTE. Appena saranno terminate le comunicazioni del Presidente del Consiglio, ella potrà parlare.

Una voce al centro. Viva De Gasperi! (Applausi).

GULLO. Mi lasci dire, signor Presidente. Le comunicazioni del Governo...

PRESIDENTE. La prego di desistere dal tentativo di parlare in questo momento. Io non posso consentirglielo.

GULLO. Il regolamento non stabilisce nulla in proposito. (Rumori - Commenti).
Le dichiarazioni del Presidente del Consiglio... (Commenti - Rumori).

PRESIDENTE. Prego i colleghi di non interrompere. Onorevole Gullo, che il discorso del Presidente del Consiglio o di qualsiasi deputato consti di una o due parti non ha importanza. Sta di fatto che in questo momento ha la parola il Presidente del Consiglio ed io per far parlare lei, visto che è impossibile parlare in due contemporaneamente, dovrei far interrompere al Presidente del Consiglio le comunicazioni che sta facendo. Abbia la compiacenza di lasciare che egli faccia le sue dichiarazioni, e poi lei potrà parlare. (Vive approvazioni - Commenti all'estrema sinistra).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Onorevoli colleghi, nel manifesto pubblicato dal Governo, all'atto della convocazione dei comizi, si metteva in rilievo che i gruppi in esso rappresentati avevano fornito la prova che una politica positiva ed efficace può essere fatta anche con la collaborazione di partiti d'origine diversa, quando una sia la direttiva, quella di rivolgere ogni cura alla salvezza e al progresso delle classi popolari; comune, e senza riserve di natura totalitaria, la fedeltà alla democrazia nella sua forma repubblicana; non contrastante la visione dei problemi internazionali e infine la collaborazione sia sincera e leale, tanto nel Governo, quanto nel paese. Chiudevamo l'appello, esprimendo la fiducia che il paese, chiamato alle urne, avrebbe visto nelle linee fondamentali comuni al nostro schieramento, le possibilità ricostruttive dell'avvenire. Richiamare questo manifesto, ricordare come esso, pur non impedendo la libera gara dei vari gruppi, rispecchiatasi poi nei risultati elettorali, sopravvisse quale espressione sempre valida di uno schieramento esperimentato, equivale a spiegare perché il Governo da me presieduto, sorretto da oltre 16 milioni di voti, si presenti alle Camere, sia pure con alcune modificazioni nella sua compagine, a chiedere la vostra fiducia.
La democrazia cristiana ha inteso promuovere un Governo solido e stabile, perché la stabilità è una condizione necessaria per poter fare una politica ricostruttiva e riformatrice.
Se questa stabilità, oltre che appoggiarsi su un centro robusto, si raggiunge con la lealtà e la concordia di gruppi che aspirano sinceramente alla giustizia sociale e, preoccupandosi della libertà e della forma repubblicana, la vogliono sostanziata di riforme popolari, essa sarà fondata, oltre che sul numero, anche sulla confluenza di più vaste correnti politiche e sociali.
La democrazia cristiana si presenta così non come un blocco informe, ugualmente aperto a tutte le influenze più contraddittorie, ma - per la consapevolezza dei suoi quadri direttivi e organizzativi, per l'adesione cosciente dei suoi militanti - come un partito innovatore e progressista che attinge le sue ispirazioni alla scuola cristiano-sociale; un movimento che rappresenta una parte cospicua di lavoratori della terra e dell'industria e ne interpreta e accompagna il cammino ascensionale; una corrente solidarista che ha però cura soprattutto dei ceti medi e delle classi popolari.
La mia dichiarazione fatta alla vigilia delle elezioni: «...la democrazia cristiana è il partito del popolo minuto, il partito che ripudia ogni spirito di reazione e marcia verso le riforme per la giustizia sociale...» non era uno slogan elettorale, ma esprimeva un programma che scaturisce dalla sorgente originaria della nostra vitalità politico-sociale, cioè dallo spirito della fraternità cristiana; sorgente più viva che mai ora che, come si è rivelato nelle opere di solidarietà del dopoguerra, quasi ad antidoto delle efferatezze passate e delle ansie della ricostruzione, rinascono nel popolo italiano le energie spirituali di fede, di libertà, di civiltà che fecero grande la nazione nel suo primo risorgimento. (Approvazioni al centro).

LEONE-MARCHESANO. Abolite le leggi eccezionali! (Commenti).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Nessuno è autorizzato ad interpretare la vittoria del 18 aprile con senso di conservazione egoistica. Certamente noi siamo dei realizzatori, che non devono ignorare le necessità della produzione. Ma se affrontiamo il problema dei costi, non è semplicemente col fare appello alle organizzazioni operaie e chieder loro, nel proprio interesse e per solidarietà con i disoccupati, di facilitare il rendimento delle imprese e non frustrarlo con eccessive agitazioni o con scioperi che si possono evitare, ma nel contempo e prima ancora chiediamo che i datori di lavoro facciano dei sacrifici, riducendo i margini del guadagno o reinvestendo le riserve fatte nel tempo della prosperità. (Applausi al centro). Capitale e lavoro devono contribuire a rendere possibile un periodo di assestamento e di rinnovamento, al fine di poter poi riassorbire in maggior numero la mano d'opera.
Il fenomeno della disoccupazione, nonostante gli sforzi fatti, è sempre preoccupante. Una sua riduzione efficace può dipendere solo da un rifiorire generale della vita economica. Ma il Governo non starà a vedere: non soddisfatto di quanto scaturirà dalla ripresa economica, esso imposterà la lotta contro la disoccupazione ricorrendo non solo ai classici mezzi dei lavori pubblici e dei sussidi, ma anche intensificando il ricorso ai mezzi da qualche mese adottati, cioè ai corsi di riqualificazione. Li perfezionerà, sviluppandoli in cantieri-scuola presso i comprensori di bonifica e di rimboschimento.
Conosciamo tutti anche le difficoltà create ai pensionati del lavoro dall'insufficienza delle leggi previdenziali e dalla svalutazione. Nell'anno decorso, con la politica di stabilizzazione dei prezzi, con la costituzione del fondo di solidarietà sociale, con le integrazioni del gennaio e dell'aprile, il Governo ha cercato di attenuare le gravi conseguenze della svalutazione post-bellica sulle pensioni. Ora converrà provvedere più sistematicamente. La Commissione interministeriale per la riforma della previdenza ha consegnata la sua relazione il 2 aprile al Ministero del lavoro che ne trarrà i termini di un progetto di legge, possibile e realizzabile.
Disgraziatamente anche le prospettive per l'emigrazione sono poco favorevoli. Nel 1947 emigrarono nei paesi europei circa 212.000 lavoratori, contadini, professionisti e 60.000 circa al di là dell'oceano. Da parte francese e italiana si studiano progetti per una emigrazione agricola in Francia di circa 200.000 persone. Bisognerà insistere per nuovi sbocchi e rendere più facile il movimento migratorio.
Alla Conferenza internazionale della mano d'opera, tenuta recentemente in Roma, si è unanimemente constatato che i benefici del piano Marshall riuscirebbero parziali se non ne risultassero nuove possibilità e facilitazioni per la emigrazione. Si sta esaminando a Washington quello che si possa fare per agevolare nelle intraprese del Sud-America l'emigrazione della mano d'opera italiana. Abbiamo anche avuto scambi confidenziali di idee con il Governo britannico e con altri paesi per un prossimo sviluppo su larga scala di grandi lavori nell'Africa centrale, il che potrebbe riuscire di grande vantaggio per le nostre imprese e i nostri lavoratori.
Proporremo prossimamente la convocazione di un consiglio dell'emigrazione ed esamineremo se convenga creare un autonomo organo propulsore.
Presenteremo naturalmente alle Camere le leggi del lavoro corrispondenti agli articoli relativi della Costituzione: conferimento della personalità giuridica ai sindacati, validità dei contratti collettivi, regolamentazione del diritto di sciopero, partecipazione operaia al sensi dell'articolo 40 al Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro.
Una speciale commissione presso il Ministero dell'agricoltura sta elaborando dal punto di vista tecnico i provvedimenti legislativi per attuare i principi stabiliti nell'articolo 44 della Costituzione.
Un comitato interministeriale più ristretto esaminerà e risolverà il problema anche dal punto di vista della spesa e degli organi specifici che si dovranno creare, salva sempre la parte che spetta alle regioni. La mèta rimane quella proclamata: ridurre al minimo il numero dei braccianti, facendone altrettanti piccoli proprietari (Commenti all'estrema sinistra) e ove ciò per ragioni produttive non possa avvenire, compartecipi o cooperatori dell'azienda agricola. Bisogna, quindi, determinare un processo di «trasformazione» e «ridistribuzione della proprietà terriera» in modo che ne risulti uno spostamento rilevante verso la piccola e la media proprietà.
Già il decreto pubblicato l'8 marzo 1948 dispone che, se gli attuali proprietari non vogliono o non hanno i mezzi finanziari per la trasformazione (bonifica dei fondi) e d'altro canto non intendono liberamente venderli tutti o in parte, il Ministero dell'agricoltura possa espropriarli e procedere esso stesso con propri organi alla trasformazione. Il decreto ha già avuto un inizio di applicazione nel comprensorio della Capitanata, che è di 440 mila ettari. Imprimendo tale ritmo accelerato alla bonifica, si potrà non solo dare impiego utile a ingenti masse di lavoratori per l'esecuzione delle opere, ma si potrà impiegare stabilmente sui terreni trasformati una mano d'opera agricola più che quintupla dell'attuale, risolvendo in zone critiche, come ad esempio la Puglia e la Romagna, il problema della disoccupazione.
Inoltre l'intensificarsi della bonifica, specie l'applicazione delle recenti disposizioni del decreto citato, porterà certo ad una riduzione delle grandi proprietà estensive che non potranno procedere alla trasformazione fondiaria, resa necessaria dai procedimenti della bonifica, se non per una parte della proprietà, e dovranno pur necessariamente cedere la residua parte alla trasformazione e alienazione.
Va ricordato qui anche il decreto del 24 febbraio 1948 a favore della piccola proprietà contadina, che concede facilitazioni fiscali ai venditori e mutui ai contadini compratori, autorizza gli enti di colonizzazione e i consorzi di bonifica all'acquisto o alla ripartizione e vendita a diretti coltivatori o loro cooperatori.
Diverse cessioni di terre sono già in corso a Modena, a Viterbo, a Grosseto, a Matera e a Genzano. Gli attuali proprietari dovrebbero avere interesse a ricorrere all'applicazione di tale decreto, perché all'articolo 11 esso stabilisce che, quando si emanassero disposizioni limitatrici della proprietà fondiaria appartenente ai privati, non si terrà conto, nell'applicazione del limite, di una superficie pari a quella dei terreni che saranno venduti ai contadini o a loro cooperative.
È chiaro però che in questi e nei futuri provvedimenti non perderemo di vista il problema della produzione.
Abbiamo ancora nella bilancia dei pagamenti un passivo di oltre 200 milioni di dollari per i soli prodotti agricoli, mentre nell'immediato anteguerra eravamo in attivo di 100 milioni di dollari.
Per aumentare la produzione, oltre che sull'aumento delle esportazioni dei prodotti agricoli previste dal piano Marshall, su una equilibrata politica di prezzi e di scambi e sulla politica di credito agrario, contiamo sui progressi tecnici, a sollecitare i quali ci proponiamo di dare un incremento alla sperimentazione, alla istruzione agraria, specie delle categorie dei lavoratori, e di apportare un riordinamento ai servizi tecnici del Ministero dell'agricoltura, per il quale sottoporremo al Parlamento un disegno di legge che, già predisposto dal ministero, passerà ora all'esame di apposita commissione.
Il Governo intende dare opera alla regolamentazione dei patti agrari, perciò oltre che ad una equa regolamentazione dei canoni di affitto dei beni rustici con la proroga per un anno delle norme vigenti (ed in proposito sarà subito presentato apposito progetto di legge) si propone di ricorrere a speciali disegni di legge per i contratti di affitto, di mezzadria propria ed impropria, qualora le parti interessate che verranno consultate non trovassero un accordo a mezzo di patti collettivi. (Commenti all'estrema sinistra).

DI VITTORIO, Come lodo De Gasperi!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Abbia pazienza, onorevole Di Vittorio, ce n'è ancora per molto tempo. (Si ride).
Onorevoli colleghi, a questo punto bisogna però confessare a noi stessi che queste ed altre riforme si potranno realizzare solo a due condizioni: 1°) che all'interno, per l'autorità dello Stato e per autodisciplina di organizzazioni e partiti, si crei e si consolidi un ambiente di libertà ordinata e di democrazia rispettata nelle sue leggi e nel suo costume; 2°) che la nostra situazione finanziaria sia posta al riparo da ogni avventura e da ogni pericolo.
Nella politica interna intendiamo salvaguardare i diritti costituzionali, il metodo democratico e la rigorosa osservanza delle leggi dello Stato. Al metodo della democrazia, che affida alla persuasione e alla propaganda tutte le conquiste e che comporta il ripudio della violenza e del sopruso, dobbiamo sottostare tutti, senza eccezione.
Questi non sono i principi di uno Stato di polizia, ma i criteri direttivi di uno Stato costituzionale, libero e democratico.
A tutela delle libere istituzioni repubblicane il Governo intende applicare strettamente le leggi vigenti circa le formazioni paramilitari di partito e il disarmo delle fazioni, quale che possa essere il loro colore politico. Indizi non dubbi circa l'attività concreta svolta da certe organizzazioni, i compiti loro assegnati per determinate contingenze, le armi trovate in possesso dei partecipanti, impongono il dovere di vigilare e di agire a termini di legge.
Dal 1° gennaio 1947 al 30 aprile 1948 sono state recuperate le seguenti armi, in buona parte - notate bene - conservate e mantenute in condizioni di pronto impiego. (Rumori all'estrema sinistra - Commenti).

Una voce al centro. Erano nei conventi! (Si ride - Commenti).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Egregi colleghi, ascoltate l'elenco, che è interessante:
1°) cannoni, mortai e lanciagranate, 189; 2°) mitragliatrici e fucili mitragliatori, 1876; 3°) moschetti e fucili da guerra, 14.270; 4°) pistole e rivoltelle, 5944; 5°) bombe da mortaio, 11.473; 6°) bombe a mano, 30.896; 7°) proiettili di artiglieria, 32.352; 8°) armi bianche, 3242; 9°) petardi e detonatori, 41.845; 10°) cartucce a pallottola, 3.694.298; 11°) esplosivi, quintali 9752; 12°) mine, 3829; 13°) miccia, metri 1.961.393; 14°) canne di ricambio armi automatiche, 1221; 15°) pugni di ferro, 337; 16°) apparecchi radiotrasmittenti, 75; 17°) razzi per segnalazioni 8539. (Commenti).
I due terzi di tutto questo materiale sono stati reperiti nel primo quadrimestre del 1948...

LEONE-MARCHESANO. Reperiti presso chi? (Rumori vivissimi all'estrema sinistra).

SEMERARO GABRIELE. Viva Scelba! (Vivi applausi al centro - Interruzioni all'estrema sinistra).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Ripeto, nel primo quadrimestre del 1948 e come conseguenza delle più rigorose misure adottate in materia di disarmo con il decreto 5 febbraio 1948, n. 500. (Applausi al centro).
Dopo le elezioni del 18 aprile il movimento per disfarsi spontaneamente delle armi da guerra ha assunto proporzioni eccezionali. Tuttavia deve ritenersi che armi si trovano ancora in possesso di singoli cittadini o sono custodite in depositi a disposizione di organizzazioni private, donde la necessità di prorogare la validità del suindicato decreto che scade il 30 giugno prossimo venturo.

TOGLIATTI. E le armi che hanno assassinato gli organizzatori sindacali in Sicilia? (Interruzioni - Rumori).

SPIAZZI. Ormai avete finito di fare gli spavaldi! (Interruzioni e rumori all'estrema sinistra).

TOGLIATTI. Gli assassinati sono stati sinora sempre i comunisti. Perché gli assassinati sono tutti dei comunisti? (Vivi rumori al centro e a destra).

Una voce al centro. E Federici?

PRESIDENTE. Prego vivamente i colleghi di non interrompere.

Una voce al centro. Avevate preparato le forche!

PAJETTA GIULIANO. Gli agrari in Puglia detengono liberamente le armi! (Rumori al centro - Commenti).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Permettetemi di fare una dichiarazione di una certa importanza e che potrebbe essere pacificatrice. Lo Stato non intende agire con spirito di persecuzione o rappresaglia. (Interruzioni all'estrema sinistra).

TOGLIATTI. Vedremo i fatti!

PIGNATELLI. Avete paura della giustizia! (Rumori all'estrema sinistra).

Una voce al centro. Noi vogliamo che l'autorità del Governo sia rispettata. (Interruzioni - Rumori - Scambio di apostrofi fra il centro e l'estrema sinistra).

PRESIDENTE. Prego gli onorevoli colleghi dell'estrema sinistra di non interrompere, soprattutto così spesso e con grida così incomposte.

FARINI. Questa è la politica delle menzogne. (Vivissimi rumori - Interruzioni - Proteste - Commenti).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Lo Stato non intende agire con spirito di persecuzione o rappresaglia, ma vuole creare quell'ambiente di sicurezza per tutti sotto l'egida di forze pubbliche imparziali, il quale è la premessa indispensabile per la composizione di tutti gli odi del dopoguerra.
La pacificazione significa, come ha scritto un vecchio giornalista in un libro che fa riflettere, spezzare la spirale della vendetta. (Rumori all'estrema sinistra).

PAJETTA GIAN CARLO. Quello è un giornalista fascista! (Interruzioni e commenti al centro). Ci parli degli assassini di Miraglia! (Interruzioni - Rumori al centro).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Mi sembra, egregi colleghi, che non abbiate nulla da opporre a queste dichiarazioni, perché anche recentemente, a Milano, in occasione della nostra visita, si diffondevano alla Marelli manifestini che venivano da parte destra, in cui si chiedeva vendetta contro presunti o reali compagni (non ne conosco il nome) che sarebbero stati responsabili di certi morti. (Interruzioni e rumori all'estrema sinistra).

Una voce all'estrema sinistra. Si insultano i partigiani! (Rumori).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Bisogna - salva la giustizia - volgere le spalle al passato e guardare all'avvenire; ma ciò importa anche vigilanza contro ogni tentativo e possibilità di ricorrere ai mezzi extra legali e di preparare la guerra civile.

LEONE-MARCHESANO. Abolire la retroattività delle leggi penali: questa è la pacificazione! (Commenti all'estrema sinistra).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. La seconda condizione è che la situazione finanziaria, che non può non apparire grave, non sia però allarmante e consenta la fiducia nella ripresa e nel consolidamento.
Rinviando per tutto il resto alla prossima esposizione del ministro del tesoro, mi basti qui rilevare che il bilancio è attualmente gravato da un complesso di oneri, in prevalenza di natura eccezionale e transitoria, di cui lo Stato ha dovuto farsi carico per ragioni di ordine sociale, ma che minacciano di compromettere qualsiasi tentativo di riassetto della nostra pubblica finanza.
Una coraggiosa politica di revisione di tali spese, in un quadro - beninteso - di comprensione degli aspetti sociali dei singoli problemi, si impone con innegabile urgenza.
Il programma di revisione delle spese attualmente in atto presuppone, ovviamente, il fermo proposito di contenere eventuali nuove spese entro i limiti della loro effettiva inderogabilità. Contenimento e revisione delle spese costituiranno, quindi, il caposaldo fondamentale per il riassetto del nostro bilancio.
Bisognerà in primo luogo procedere all'abolizione dei prezzi politici, sia pure coi compensi già adottati, quale il caropane, e portare al pareggio i servizi pubblici, come le ferrovie e le poste. (Commenti all'estrema sinistra).
I mezzi per far fronte alle diverse esigenze di carattere ordinario ed eccezionale dovranno essere forniti in primo luogo dalle entrate tributarie.
Il ministro delle finanze, che ha una particolare preparazione tecnica in materia, intende provvedere al riordinamento del sistema delle imposte. Tributi di scarso rendimento e di amministrazione macchinosa potranno essere abbandonati: si cercherà di concentrare l'opera della finanza ed il sacrificio del contribuente su un numero limitato di imposte, il più possibile semplici nella loro struttura e che creino il minore impaccio possibile alla vita dei cittadini e all'azione economica.
Soprattutto bisognerà arrivare a rompere il cerchio nel quale si dibatte da tempo la finanza italiana: le leggi sono talvolta fatte e l'amministrazione spesso opera partendo dal concetto che il contribuente froda la legge con ogni mezzo a sua disposizione; ed il contribuente giustifica le continue violazioni della legge invocando l'eccessivo aggravio delle aliquote e la complicazione delle formalità delle imposte.
Il Governo pensa che tutto dovrà essere fatto per creare una nuova moralità fiscale: la semplificazione degli ordinamenti, la giusta distribuzione del carico fiscale, l'eliminazione dei privilegi, la riorganizzazione funzionale ed il continuo miglioramento tecnico della amministrazione, la sistemazione del contenzioso tributario, ed infine la formulazione delle sanzioni per gli inadempienti su nuove basi, sono gli stadi principali attraverso i quali il Governo pensa che l'opera di restaurazione degli strumenti dell'attività fiscale debba passare.
Solo mediante questo lavoro, che sarà necessariamente lento e faticoso, sarà possibile realizzare quell'ordinamento delle imposte che attui la progressività e la giusta distribuzione del peso fiscale fissate dalla Costituzione e sia nel contempo mezzo efficiente per operare quella continua ridistribuzione della ricchezza che è elemento fondamentale della società giusta, quale noi la concepiamo.
Ben s'intende che le imposte attualmente in vigore saranno riscosse.
Nella politica del credito, quella che è consuetudine indicare come direttiva Einaudi verrà mantenuta e difesa. Tendiamo a consolidare gradualmente la stabilità del potere della lira sul mercato interno e nei rapporti con l'estero. Da alcuni mesi è ricominciato in misura notevole l'afflusso del risparmio privato verso le casse dello Stato. Il Governo è estremamente sensibile alla fiducia che il nostro risparmiatore sta dimostrando verso lo Stato e verso la lira. Più profonda è quindi la nostra consapevolezza di dover fare quanto è necessario, a qualsiasi costo, perché tale fiducia non soltanto non debba più soffrire delusioni, ma riceva il meritato premio.
Non è intendimento del Governo di abusare di tale situazione creando una concorrenza fra la tesoreria dello Stato e l'economia privata nell'accaparrarsi la fiducia del risparmio. Il Governo è consapevole della necessità della ripresa economica e sa che soltanto due strade possono seguirsi per risolvere il problema del finanziamento delle singole imprese: l'incremento del risparmio all'interno e l'afflusso di capitali esteri. Ogni altra via è pericolosa.
Pur non escludendo che le cosiddette necessità del commercio, parallelamente all'incremento della ripresa, possano richiedere un margine di elasticità, il Governo sa di accogliere una fondamentale istanza del paese guardandosi da suggestioni inflazionistiche.
Il risparmio sarà quindi tutelato ed il suo graduale incremento sarà incoraggiato soprattutto in funzione di una graduale ricostruzione del reddito nazionale, oggi ancora inferiore di parecchio al limite pre-bellico.
Come pure la politica di incoraggiamento dei capitali esteri per gli investimenti in Italia sarà continuata quale mezzo per dare al nostro organismo economico la necessaria linfa vitale.
Entrate tributarie ed afflusso del risparmio alla tesoreria non saranno però sufficienti - allo stato attuale - per determinare, da soli, l'assetto definitivo del bilancio. Dovremo contare sull'intervento diretto ed indiretto del piano E.R.P.
Onorevoli colleghi, quasi ogni capitolo di questo discorso scivola alla fine verso il piano Marshall. È ora, onorevoli colleghi, che ce ne occupiamo espressamente. (Commenti alla estrema sinistra).
Il programma di ricostruzione economica europea (E.R.P.) fissato in base alla legge del Congresso degli Stati Uniti del 3 aprile 1948 assegna all'Italia per il presente anno un contributo di 703 milioni di dollari (circa 400 miliardi di lire), parte in dono, parte in prestito. Per il primo trimestre (aprile-giugno) l'amministratore dell'E.R.P. ha riservato all'Italia 165 milioni di dollari, dei quali 140 in dono, 25 in prestito.
Va rilevato che in considerazione delle particolari condizioni dell'Italia la sua quota di prestito è di appena il 16 per cento sul totale, mentre paesi come il Benelux arrivano all'85 per cento e l'Irlanda persino al 100 per cento.
Quale è per l'Italia il valore di tale contributo?
1°) Esso fornisce all'Italia merci per un importo che rappresenta poco meno della metà del nostro fabbisogno totale di importazione: l'altra metà è coperta dalle nostre esportazioni, dalle partite invisibili e da crediti di organismi bancari.
2°) Esso mette a nostra disposizione (nel fondo lire) una massa finanziaria che non è molto lontana dal risparmio annuo nazionale.
Per l'anno in corso si prevede dalle amministrazioni competenti italiane ed americane che l'Italia importerà dalle due Americhe circa i nove decimi del suo fabbisogno totale di importazioni di cereali, i tre quarti di quello di cotone, di carbone e di combustibili liquidi; circa la metà del fabbisogno di rame; una quota importante di quello di prodotti siderurgici. A questo fabbisogno di beni essenziali si potranno aggiungere i macchinari necessari per sviluppare ed aggiornare qualche parte della nostra attrezzatura produttiva... (Interruzioni e commenti all'estrema sinistra).

PAJETTA GIULIANO. Vogliamo, o no, dare lavoro agli operai?

PRESIDENTE. Onorevole Pajetta, chieda di parlare durante la discussione che seguirà.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. ...se non vogliamo che essa soggiaccia in un prossimo futuro alla concorrenza internazionale.
Per essere completi, si dovrebbe anche rilevare che dal piano si possono attendere anche vantaggi indiretti, giacché si tratta di un piano di collaborazione europea che riguarda 16 nazioni, destinato a sorreggerne e stimolarne l'attività economica della quale può sperare di avvalersi anche l'Italia, sia nei commerci, sia nell'emigrazione. (Commenti - Interruzioni all'estrema sinistra).

Una voce all'estrema sinistra. E intanto si cominciano a chiudere delle aziende!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Questo auspicato e prezioso intervento dell'economia americana ci crea dei problemi interni, che sono stati già oggetto di vivaci discussioni pubbliche.
Il primo è quello della scelta delle merci gratuite e, in parte minore, dei prestiti per attrezzature o altri investimenti a lunga scadenza. Bisogna però notare che alcune merci essenziali, come grano, carbone, eccetera, si impongono da sé: più che scelte devono venire misurate.
E in quanto agli impianti, bisogna avvertire che il controllo sarà facile per tutte le industrie che a mezzo dell'I.R.I. o del demanio sottostanno già alla direttiva dello Stato.
Più difficile è deliberare sull'utilizzazione del fondo lire. Però, come parallelo a quanto avvenne per i fondi A.U.S.A. e «Interimaid», esistono già alcune categorie di impiego preferenziali. L'impiego è per una parte anche in stretta connessione col bilancio generale dello Stato. È chiaro per esempio che, data la scarsezza delle nostre disponibilità, il fondo lire dovrà essere utilizzato anche per spese alle quali, se lo potesse, dovrebbe sopperire il bilancio colle sue entrate. Pensate, semplificando, alla riforma agraria, alla assistenza sociale, al Mezzogiorno, eccetera.
Il risanamento del bilancio è del resto una condizione dello stesso piano E.R.P.
Ecco gli impegni che prenderemo in confronto degli Stati Uniti e che il Parlamento esaminerà nel loro testo quando gli verrà sottoposta la convenzione:
sviluppo della produzione industriale ed agricola su basi economiche;
adozione delle misure finanziarie e monetarie che si rendono necessarie per la stabilizzazione della moneta e per portare il bilancio dello Stato verso il pareggio;
massimo sviluppo degli scambi di merci e di servizi con la graduale eliminazione degli ostacoli che si frappongono alla loro realizzazione; utilizzazione completa e razionale della mano d'opera disponibile, impegno questo che è un grande successo italiano, perché analogo impegno hanno assunto altri 16 paesi europei e, come si è detto, dalla sua leale attuazione l'Italia attende una soluzione almeno parziale del suo assillante problema di esuberanza di mano d'opera. (Interruzioni all'estrema sinistra - Commenti - Rumori).

Una voce all'estrema sinistra. E intanto fate morire di fame i lavoratori.

MIEVILLE. In Russia sono già morti di fame!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Vi prego di fare attenzione, perché le discussioni che si leggono sui giornali sono tali da dimostrare con evidenza che molti ignorano i termini del problema.
Un problema minore è quello del coordinamento degli organi che dovranno occuparsi degli acquisti e dell'utilizzazione dei fondi. La responsabilità è naturalmente del Governo verso il Parlamento e quindi le deliberazioni devono essere collegiali, ma si tratta di stabilire nettamente le competenze di preparazione e di trasmissione delle proposte. Fino ad oggi disponiamo degli organi provvisori che hanno agito per l'organizzazione, amministrazione e distribuzione dei contributi di assistenza precedenti. Converrà coordinarli e renderli più efficienti trattandosi di un piano che durerà almeno quattro anni. Siamo del resto tutti d'accordo che i fondi debbono essere razionalmente impiegati al di fuori di ogni tendenza di parte o monopolio d'interessi e che debbono rappresentare un contributo efficace alla nostra ripresa economica, tenendo presente la massima occupazione possibile dei lavoratori.
Ma - ci si osserva - non vi sono anche degli obiettivi che si potranno chiamare politici?
Rispondo citando l'articolo 1 dell'abbozzo della convenzione, intitolato appunto «Obiettivi»:
1°) I Governi degli Stati Uniti d'America e d'Italia dichiarano che è loro intendimento sostenere e rafforzare i principi di libertà individuale, di libere istituzioni e di effettiva indipendenza in Europa mediante la cooperazione e l'assistenza a quei paesi europei, i quali partecipano ad un programma collettivo di ripresa economica basato sulle proprie forze e sulla mutua cooperazione.
2°) Il Governo italiano, agendo individualmente e per il tramite dell'organizzazione per la cooperazione economica europea, ed in armonia con la convenzione per la cooperazione economica europea firmata a Parigi il 16 aprile 1948, si sforzerà assiduamente e congiuntamente agli altri paesi partecipanti di giungere a realizzare rapidamente in Europa quelle condizioni economiche che sono essenziali ad una pace durevole ed alla prosperità e per permettere ai paesi europei partecipanti a tale programma di ripresa collettiva di rendersi indipendenti dall'assistenza straordinaria esterna entro il periodo di validità del presente accordo. (Applausi al centro).
Va aggiunto che si richiede la massima pubblicità e che si prevede un rapporto sintetico ogni tre mesi; per poter concludere che nulla è macchinoso e misterioso in questo piano Marshall (Commenti all'estrema Sinistra), nulla vi è che non corrisponda agli interessi del paese, nulla, come vedremo, che non sia in armonia con la nostra politica estera fondata sulla cooperazione internazionale. (Commenti all'estrema sinistra - Applausi al centro).
Vero è che esso dipende da un rapporto amichevole e di fiducia con l'economia più forte del mondo e da uno sforzo costante da parte nostra, perché nella convenzione stessa si legge: «la continuazione di tale assistenza è condizionata allo sforzo persistente e continuativo del Governo italiano per raggiungere la ripresa economica, nonché al suo appoggio attivo alla organizzazione per la cooperazione economica europea».
Certo alcuni commentatori hanno esagerato nelle speranze, sino a ritenere che il contributo americano possa assorbite tutta la disoccupazione, rifare tutte le attrezzature dell'industria e nel contempo finanziare la bonifica, la riforma agraria e la ricostruzione edilizia...

Una voce all'estrema sinistra. L'avete promesso durante la campagna elettorale.

SPIAZZI. Che cosa ha fatto la Russia?

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri... ma fuori di tali esagerazioni, possiamo ben dire che il contributo è un aiuto notevole del quale dobbiamo essere grati al popolo americano e senza il quale la nostra economia non potrebbe reggere. (Vivi applausi a sinistra, al centro e a destra - Commenti all'estrema sinistra - Grida di Evviva l'America!).

Una voce all'estrema sinistra. Evviva la politica di pace!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. L'E.R.P. domina naturalmente la nostra politica estera. Il nostro Governo continuerà la sua direttiva internazionale, collaborando in seno all'organizzazione europea nella quale fummo parificati co-fondatori fin dall'inizio e sarà presente in tutti gli organismi internazionali che non siano vincolati alla nostra presenza nell'O.N.U.
In tale spirito di cooperazione internazionale il Governo proseguirà sulla via già intrapresa per raggiungere al più presto l'unione doganale con la Francia...

PAJETTA GIAN CARLO. Bell'affare! (Commenti al centro).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. ...circa la quale è in corso di formazione la commissione mista italo-francese che, riunendosi a Parigi nel luglio prossimo venturo, formulerà, anche mediante contatti diretti fra esponenti di categorie interessate dei due paesi, il programma di applicazione dell'unione, da presentare, presumibilmente entro ottobre, all'approvazione dei rispettivi Parlamenti. In pari tempo il Governo continuerà a contribuire in maniera efficiente agli studi e ai contatti che fra i vari paesi europei si stanno sviluppando ai fini di una collaborazione più vasta che potrà assumere la veste o di unioni regionali o di unione generale, o di accordi speciali destinati ad infondere un senso di fiducia nei rapporti reciproci fra le varie economie.
La proposta per Trieste e il territorio libero all'Italia può considerarsi come un risultato sia delle nostre insistenze, che risalgono fino al gennaio scorso, sia dello spirito di fiducia sviluppatosi poi nella cooperazione economica. (Vivissimi, prolungati applausi - I deputati della sinistra, del centro e della destra si levano in piedi al grido di Viva Trieste! Applaude anche il pubblico di talune tribune - I deputati all'estrema sinistra si levano in piedi al grido di Viva Briga e Tenda! - Commenti).

PRESIDENTE. Lascino proseguire l'onorevole Presidente del Consiglio!
Debbo fare un'avvertenza che mi sembra necessaria per la serietà e il decoro della Camera. Posso comprendere la nobilità dei sentimenti che ha ispirato qualcuno delle tribune ad applaudire. Ma devo far presente che agli invitati in tribuna è vietato, per ovvie ragioni di opportunità, di manifestare in senso contrario o consenziente a quanto si svolge nell'aula.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. In genere, circa il trattato, si accentua sempre più uno stile di revisione di fatto che è più rapido e più elastico di una revisione formale e giuridica.
I nostri sforzi per la soluzione del problema dei territori italiani di Africa si svolgono in una atmosfera di maggiore comprensione. Noi vivamente auguriamo che tale comprensione ci venga praticamente dimostrata da tutti nella fase conclusiva della conferenza delle Quattro Potenze. Tale conferenza, secondo quanto fu stabilito dal Trattato di Parigi, deve concludere i suoi lavori entro il 15 settembre prossimo.
Onorevoli colleghi, la mia relazione è già lunga, fuori dell'ordinario, ma non posso avviarmi alla conclusione senza prima rilevare alcuni fatti economici che, anche al di fuori del piano Marshall, sono ragioni di ottimismo e ci confortano nel duro cammino che ancora dovremo percorrere.
L'anno alimentare che sta per chiudersi (l° luglio 1947-30 giugno 1948) apparve fin dal principio, a causa dello scarso raccolto dei cereali, come uno dei più difficili del dopoguerra.
Oggi, giunti alla fine, possiamo dire che esso ha segnato un decisivo miglioramento rispetto all'annata precedente.
Nel settore dei cereali, importando 12 milioni 468.130 quintali gratuiti dagli Stati Uniti, 8,125.040 quintali dall'Argentina col noto prestito e 400,000 quintali come pacchi dono... (Commenti all'estrema sinistra).

CAPPUGI. Come quelli che abbiamo ricevuto dalla Russia! (Rumori all'estrema sinistra).

PRESIDENTE. Onorevole Cappugi, la prego!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. ...abbiamo potuto mantenere la razione di 200 grammi di pane e, dal novembre, di 2 chilogrammi di generi da minestra, e provvedere, inoltre, ad assegnazioni straordinarie per le categorie economicamente più deboli, come i disoccupati, i pensionati, eccetera.
Nel settore delle carni, importando quintali 185.000 di carni fresche o congelate o in scatola abbiamo normalizzato il mercato che viene stabilizzandosi, anche perché il patrimonio zootecnico va raggiungendo l'efficienza dell'anteguerra.
Nel settore degli olii e dei grassi, dato l'abbondante raccolto oleario, abbiamo abolita la tessera e costituito delle riserve.
La produzione del latte e dei formaggi si avvicina a quella dell'anteguerra.
Nel settore dello zucchero, importando quintali 1.175.000 di cui 512.000 gratuiti dagli Stati Uniti, abbiamo coperto il fabbisogno e costituito delle riserve.
Larga è anche la ripresa della pesca nazionale e ingenti le importazioni di baccalà e stoccafisso.
Tutto ciò è stato raggiunto con uno sforzo combinato della importazione, della produzione, della distribuzione e della politica creditizia.
Il successo del 1947-48 ci incoraggia per l'avvenire, tanto più che il raccolto dei cereali si annunzia di 60 milioni di quintali, cioè con un miglioramento di 14 milioni di quintali sull'anno scorso.
È mio dovere di segnalare le benemerenze dei produttori che, rispondendo all'appello del Governo, hanno intensificato le semine; tuttavia debbo ammonire che gli impegni presi dell'ammasso per contingente devono essere nell'interesse dell'alimentazione inderogabilmente mantenuti (Commenti all'estrema sinistra), giacché bisogna mantenere la tessera di 200 grammi, cosicché, oltre la minestra, i 6 milioni di quintali che, dopo l'ammasso della quota stabilita, verranno venduti sul mercato libero (40-50 grammi giornalieri) potranno soddisfare l'ulteriore consumo della popolazione razionata.
Ma, fermo restando il razionamento del pane e della pasta, tutte le altre discipline della carne, del latte, degli olii, dei ristoranti, dei dolciari, eccetera, potranno essere definitivamente abolite. (Approvazioni a destra - Applausi al centro - Commenti all'estrema sinistra). Faremo dunque un grande passo verso la normalizzazione.
Punteremo quest'anno verso una produzione agricola e specialmente cerealicola che raggiunga e superi le posizioni dell'anteguerra e vigileremo e agiremo sul libero mercato all'interno e nei traffici coll'estero in modo da creare condizioni sempre più favorevoli per la popolazione meno abbiente.
Sensibili furono i nostri progressi anche negli scambi commerciali con l'estero.
Lo scorso anno, infatti, abbiamo collocato all'estero merci per circa 760 milioni di dollari, in confronto dei 380 milioni del 1946: interessante notare che con la Cecoslovacchia siamo passati da 1100 milioni a 7000 milioni, con la Jugoslavia da 200 milioni a 4600 milioni e con la Bulgaria abbiamo messo buone basi nel recente accordo. È in preparazione una missione commerciale per la Russia, che partirà prossimamente. (Commenti all'estrema sinistra).

Una voce all'estrema sinistra. Era ora!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Anche la situazione valutaria è oggi relativamente tranquillante.
Non abbiamo più le strette dell'estate e autunno 1947. Certo che la fiducia non dipende dalla nostra bilancia di pagamenti, ancora largamente passiva, ma dai mezzi offerti dal piano Marshall.
Il nuovo sistema della legge 28 novembre ha portato ad una certa stabilità dei cambi: altro indizio di fiducia. Tutte le premesse sono ristabilite per un aumento dei traffici. Ora la mèta è contrarre i prezzi delle nostre merci rivedendo i costi.
Sarà possibile? Ecco il nostro problema di oggi e di domani.
Un recente rapporto del Ministero dell'industria ci lascia adito alla speranza.
Durante l'inverno 1947-48 temevamo una grave depressione: l'abbiamo invece superata, ed ora la situazione presenta qualche sintomo incoraggiante. Dal febbraio, accanto alla notevole stabilità dei prezzi interni, si va manifestando una leggera ripresa degli indici della produzione industriale, mentre il volume delle vendite al minuto aumenta, sia pure lentamente. Si può considerare anche iniziato il processo correttivo dei costi. Ma bisogna insistervi e inoltre accelerare la riconversione. È qui che conviene inserire l'azione dell'E.R.P. e facilitare l'immissione del capitale estero. (Commenti all'estrema sinistra - Interruzione del deputato Pastore - Applausi al centro - Interruzione del deputato Pajetta Gian Carlo - Rumori - Scambio di vivaci apostrofi fra l'estrema sinistra e il centro - Agitazione).

PRESIDENTE. Invito ancora una volta gli onorevoli deputati a tenere, nella discussione, un contegno sereno, che risponda alle aspettative del paese. (Applausi).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Onorevoli colleghi, quando ci sentiamo in ansia per la fatica della salita, abbiamo il diritto di sostare un po' per guardare indietro e riprendere fiato.
Si dice: non abbiamo ancora ricostruito abbastanza, non abbiamo vinto il male della disoccupazione. È vero. Ma sapete quanto abbiamo speso per i lavori pubblici dal giugno 1947 fino al marzo 1948 (ché fino a questo mese si hanno i dati definitivi)? 134 miliardi (Interruzioni e commenti all'estrema sinistra), senza calcolare naturalmente i lavori agricoli. Occorre inoltre tener conto che 135 miliardi sono stati spesi nel 1947-48 per la ricostruzione delle ferrovie e che per l'esercizio dal 1948 al 1951 sono già stati stanziati 275 miliardi.
Si dice: bisogna pensare al Mezzogiorno. Certo; e per confermare il nostro impegno abbiamo invitato un illustre rappresentante di Napoli a darci la sua ambita collaborazione (Applausi); ma del nostro buon volere, dei nostri propositi si potrebbe dubitare, se già non avessimo dato la prova concreta di un particolare riguardo per il Mezzogiorno e le isole. Infatti dal giugno 1947 il solo Ministero dei lavori pubblici ha autorizzato in favore delle stesse regioni, in cifra tonda, 90 miliardi di lire, compresi i 18 miliardi che abbiamo stanziato col decreto del 5 marzo 1948, decreto che, si ricorderà, assegnava al Mezzogiorno e alle isole per lavori, bonifiche e industrie in totale 66 miliardi. (Commenti all'estrema sinistra - Rumori al centro). Questi lavori ora che vi parlo o sono in corso di appalto o sono già posti in cantiere e iniziati. Essi costituiscono una prova visibile che a mano a mano che possiamo disporre dei mezzi intendiamo mantenere il nostro impegno per il Mezzogiorno, il quale potrà profittare in misura particolare anche della bonifica e della riforma agraria e in genere dei contributi E.R.P. (Interruzione del deputato Cappugi - Richiamo del Presidente.).
E per passare ad altro settore: se abbiamo assistito alla rapida ricostruzione delle comunicazioni aeree, marittime e terrestri e allo sviluppo veramente notevole delle linee automobilistiche per la popolazione e per i turisti, linee quest'ultime che attraversano tutta la penisola, dovremo disperare della nostra marina mercantile che da 400 mila tonnellate è salita già a 2 milioni e 400 mila tonnellate con un notevole mercato di noli? (Interruzioni all'estrema sinistra - Commenti).
Potrete contestare i dati che espongo, ma non soffocare la voce che li espone. (Applausi - Commenti all'estrema sinistra).
Il Governo rivolgerà particolari cure al piccolo naviglio di cabotaggio e da pesca, ma non perderà di vista la questione più grossa che ha già affaticato il precedente Gabinetto, quella cioè di stimolare, nell'interesse dei traffici, dell'emigrazione e del lavoro cantieristico e marittimo, l'armamento italiano a iniziare l'attuazione di un programma di costruzioni navali.
La ripresa turistica e l'avvicinarsi del periodo di straordinario afflusso di pellegrini per l'anno santo rende più necessaria e più fervida l'opera del Commissariato del turismo, organo tecnico della Presidenza del Consiglio, assistito da una consulta di specialisti, con il compito di coordinare e sollecitare l'interessamento dei vari dicasteri per tutto quanto riguarda il concorso dei forestieri, la ricettività alberghiera e i trasporti di ogni genere.
I mezzi che abbiamo potuto mettere a disposizione finora per il credito alberghiero e per la propaganda all'estero sono insufficienti, ma non ci manca la convinzione che il turismo costituisce una delle fonti più sicure della nostra ripresa.
Per tale riguardo, oltre che per il rispetto alle nostre celebrate tradizioni artistiche, si è sviluppato anche l'interessamento della Presidenza in favore dei settori dello spettacolo. I risultati per la musica e il teatro sono stati, relativamente ai tempi, soddisfacenti. Maggior cura dovrà rivolgersi per l'avvenire alla cinematografia, industria che dava lavoro a tanta gente e lustro ai nostri artisti. Anche lo sport, esigenza e aspirazione insopprimibile della gioventù, verrà accompagnato con comprensione nel suo libero sviluppo.
Così nella vita economica l'esperienza passata ci rincuora ad affrontare le difficoltà di domani. Ma, onorevoli colleghi, noi saremmo pessimi politici, indegni di governare un popolo idealista come l'italiano, se fondassimo le nostre speranze solo sulle forze economiche e non le sollevassimo sulle ali dello spirito, il quale anima la mente e sprona la volontà di vita e di ardimento del popolo italiano. (Applausi al centro).
Perciò, pure in mezzo alle strettezze del bilancio, non abbiamo trascurato né trascureremo la scuola.
Una commissione nazionale di inchiesta per la riforma della scuola sta già raccogliendo le proposte di tutto il corpo insegnante che sottoporremo al Parlamento. Prendiamo intanto nota che lo Stato si è assunto con i recenti miglioramenti di carriera degli insegnanti e speciali indennità gravi oneri finanziari (Interruzione del deputato Pajetta Gian Carlo) in una percentuale che, in relazione alle altre spese di bilancio, non fu mai così alta. Nel corrente anno finanziario si è raggiunto l'8 per cento delle spese del bilancio, mentre nel quarantennio precedente la media delle spese a favore della scuola si aggirava sul 4 per cento delle spese globali dello Stato. (Applausi - Commenti all'estrema sinistra). Ecco per il resto le direttive principali. (Commenti all'estrema sinistra).
Capisco; per un «Governo nero» è troppo, e non vorreste lasciarmelo provare! (Approvazioni). Nel rigoroso rispetto della libertà della cultura e della scuola garantite dalla Costituzione saranno rivolte cure all'incremento dell'alta cultura scientifica e all'incoraggiamento delle arti, mentre le recenti leggi a favore delle università contribuiscono al miglioramento degli istituti superiori: il fenomeno del loro affollamento è in fase decrescente in seguito all'opportuna reintroduzione dell'esame di Stato nella scuola secondaria.
Il Governo continuerà la sua opera di rafforzamento della scuola statale iniziata con la istituzione di 20.000 nuove scuole elementari e di numerose scuole secondarie.
Le relazioni tra la scuola governativa e la scuola non governativa sono fissate dalla Costituzione; le sue norme verranno fedelmente rispettate. Dedicheremo particolari cure alla istruzione tecnico-professionale. Condurremo a fondo la lotta contro l'analfabetismo dei giovani e degli adulti sviluppando la scuola pre-elementare, elementare e postelementare, ampliando e perfezionando l'azione già iniziata con l'istituzione di nuove scuole popolari.
L'assistenza scolastica assicura ai figli del popolo la possibilità degli studi.
D'altra parte devo ricordare che tutte le tasse scolastiche medie e universitarie ammontano solo ad un centesimo delle spese dello Stato per la sua scuola. Miliardi si spendono per la costruzione e la riparazione di edifici scolastici. Possiamo ben dire che questa generazione, colpita da tanti disastri, non dimentica le ragioni ideali dell'educazione della gioventù. (Applausi al centro).
Ragioni ideali soprattutto ispirano anche il nostro particolare ed amorevole interessamento per le forze armate. Saranno, a causa del trattato e della nostra stessa situazione finanziaria, forze limitate, ma dobbiamo tendere a farle perfette nelle attrezzature e nella compattezza monolitica raggiunta attraverso la graduale unificazione. Ma, sopra ogni altra cosa, vogliamo che esse, superata la crisi del dopoguerra, siano l'espressione più nobile delle virtù di disciplina e di patriottismo della nazione. (Vivi applausi al centro - Si grida: Viva l'esercito!).
Sappiamo di poter contare pienamente sulla loro lealtà verso il regime voluto dal popolo e, senza diminuire la pienezza della loro cittadinanza, desideriamo vivamente che, sottraendosi ai contrasti della politica interna, esse rappresentino la difesa vivente di un paese spogliato di difesa, ma fiero della sua tradizione e della sua indipendenza. (Vivi applausi al centro).
Un altro organismo che la Costituzione innalza al di sopra dei contrasti politici è la magistratura. Presenteremo al Parlamento un disegno di legge sull'ordinamento giudiziario, che, ispirandosi all'articolo 104 della Costituzione, costituirà la magistratura in ordine autonomo indipendente.
Saranno sottoposti al vostro esame anche un progetto sul funzionamento della Corte costituzionale ed altri progetti di leggi organiche, per attuare ed interpretare i principi della Costituzione, come quello sull'ordinamento della Presidenza del Consiglio, quello sull'organizzazione dei ministeri, quello sulla formula del giuramento per le alte cariche dello Stato.
Il regime democratico ha bisogno più che ogni altro di fondarsi sul rispetto della legge; il popolo deve vedere nei giudici, elevati in dignità ed autonomia, i tutori imparziali dei diritti ma anche i severi ammonitori dei doveri dei cittadini.
Altri provvedimenti, altre riforme si imporranno durante il corso di questa legislatura, e mi duole di non poter fin da ora esporre le linee della tanto invocata riforma della pubblica amministrazione, per la quale non mancano studi e progetti, come non posso qui enumerare tutti i provvedimenti che saranno necessari per rivedere e coordinare le preesistenti disposizioni che non siano state esplicitamente abrogate dalla Costituzione.
Ma, onorevoli deputati, al di là della lettera, quello che più importa è lo spirito, quello che è pregiudiziale come indispensabile è il senso di responsabilità democratica che deve animare il nostro regime.
Tutti i cittadini sono chiamati a sviluppare e consolidare nell'uso della libertà e nell'esercizio della sovranità popolare questo senso di responsabilità, ma tutti noi abbiamo una responsabilità in solido, noi Governo e Parlamento, verso la nazione, quella di osservare i principi fondamentali della democrazia che sono: legge uguale per tutti, al di fuori di ogni violenza e sopraffazione di parte, coordinazione e subordinazione dei partiti al bene supremo del paese; sforzo reciproco di trovare, ciascuno nella funzione che gli spetta, nel rispetto delle opinioni, ma col più alto senso di responsabilità nazionale, la via per riscattare il paese dai disastri del dopoguerra e consolidare un regime di libertà nella necessaria disciplina, instaurate oltre che nelle leggi anche nel costume il metodo democratico sinceramente voluto ed onestamente applicato.
Signori deputati, il Governo è pronto a fare tutto il dovere suo, e chiede e cerca nella collaborazione più intensa e più schietta col Parlamento di attingervi forza, autorità e consiglio per l'opera di salvezza che dobbiamo compiere nella comune responsabilità innanzi a Dio e al popolo italiano. (I deputati della sinistra e del centro si levano in piedi - Vivissimi, prolungati applausi).

On. Alcide De Gasperi
Camera dei Deputati
Roma, 1 giugno 1948

(fonte: Camera dei Deputati - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di martedì 1 giugno 1948)


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