LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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V GOVERNO DE GASPERI: REPLICA DI ALCIDE DE GASPERI ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
(Roma, 16 giugno 1948)

Dopo le elezioni politiche del 18 aprile 1948 e la vittoria elettorale della Democrazia Cristiana e della coalizione centrista, la I° Legislatura repubblicana procede l'11 maggio 1948 alla elezione del Presidente della Repubblica nella figura di Luigi Einaudi. Alcide De Gasperi, Presidente del Consiglio del suo IV Governo, presenta le dimissioni al Capo dello Stato, il quale gli conferisce nuovamente l'incarico di formare il Governo. Il V Governo De Gasperi giura il 23 maggio 1948, ed il 1 giugno si presenta davanti alla Camera dei Deputati per il dibattito ed il voto di fiducia.
La replica di De Gasperi avviene il 16 giugno 1948, e la Camera vota la fiducia.

* * *

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Non è facile il mio compito, onorevoli colleghi, dopo 15 giorni di discussione e così importanti discorsi ed interruzioni e dopo la presentazione di una cinquantina, mi pare, di ordini del giorno; cercherò di essere il più sintetico possibile e di non annoiarvi. Alcune osservazioni preliminari.
L'onorevole Lombardi Riccardo, in un discorso di critica sostanziosa, mi ha mosso l'accusa di non avere io parlato della situazione del bilancio. Evidentemente, gli è sfuggito il mio chiaro rinvio alla esposizione che prossimamente sarà fatta dal ministro del tesoro. Ciò era detto nel mio discorso. E difatti, rinviando a questa esposizione, che, ripeto, è imminente, mi sono limitato a dire alcune cose, però molto importanti, circa il bilancio. Prima: la gravità della situazione; seconda: uno dei rimedi più impopolari, ma impellenti per ovviarvi, cioè l'abolizione dei prezzi politici; terza: l'annunzio di alcune direttive di riforma tributaria; infine, l'affermazione che la direttiva riguardante il credito ed il risparmio rimarrebbe, coi dovuti aggiornamenti della situazione, quella dell'ex ministro del bilancio.
Mi si è mossa anche l'accusa di non aver fatto dichiarazioni sufficienti sull'E.R.P.; ma, per dire la verità, se posso vantarmi di qualche cosa, è di aver faticato molto per fissare in una sintesi chiara i termini del problema, come oggi si presenta. È vero che non ho fatto il profeta e non ho potuto dire quello che non è ancora fissato; ma ho detto a sufficienza l'importanza del provvedimento, la valutazione oggettiva del provvedimento, le condizioni entro cui potrà attuarsi, specialmente condizioni di carattere politico internazionale. Ed anche qui mi sono riferito alla imminente presentazione della convenzione internazionale innanzi alle Commissioni della Camera; e ciò avverrà, fra poco, in aggiunta alle convenzioni di carattere europeo o generale, già presentate.
Sui problemi del lavoro un errore di stampa, che ho cercato di rettificare, interrompendo la appassionata filippica dell'onorevole Gullo, mi ha fatto oggetto dell'accusa di aver io trascurato il problema dei consigli di gestione; invece che articolo 46, è stato stampato articolo 40; ed era ovvio che ci dovesse essere errore, perché si dice articolo 40 e poi si parla di consiglio economico. Ora, gli articoli 39-40 riguardano l'organizzazione del lavoro, lo sciopero eccetera; l'articolo 46 è dedicato ai consigli di gestione nella formula della Costituzione «diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende» e poi, Consiglio economico nazionale, di nuova fondazione, articolo 99.
Detto questo, permettete che precisi, senza poter seguire sempre in polemica e dialettica i contraddittori e gli obiettori, su alcuni problemi ed alcuni settori più importanti, tenendo conto delle obiezioni fatte, il nostro punto di vista. Riforme e patti agrari. Dicevo nella mia esposizione: «Un Comitato interministeriale più ristretto esaminerà e risolverà il problema anche dal punto di vista della spesa e degli organi specifici esecutivi che si dovranno creare salva sempre la parte che spetta alle regioni. La mèta rimane quella proclamata: ridurre al minimo il numero dei braccianti, facendone altrettanti piccoli proprietari e, ove ciò per ragioni produttive non possa avvenire, compartecipi o cooperatori dell'azienda agricola. Bisogna, quindi, determinare un processo di "trasformazione" e "ridistribuzione della proprietà terriera", in modo che ne risulti uno spostamento verso la piccola e la media proprietà». Domando io se, dopo questo che ho detto, si poteva ragionevolmente dedurre che il Governo intenda soltanto limitarsi alla continuazione ed al miglioramento della bonifica e non affrontare anche il problema fondamentale, cioè della distribuzione della proprietà.
Ma i colleghi del resto sapevano benissimo, e non poteva loro essere sfuggito, che questo breve accenno era fatto a conclusione e, direi, con riferimento all'ordine del giorno già votato dal partito che io rappresento e che è chiarissimo perché dice al punto a): «In applicazione dell'articolo 44 della Costituzione, che consente di fissare limiti alla estensione della proprietà, e che tutela la piccola e media proprietà, stabilite le norme fondamentali relative a tali limiti, da adeguare nelle singole regioni e zone agrarie, determinandole in base a valutazioni comprensive dei diversi fattori: reddito, mano d'opera occupata», eccetera.
E poi: «Destinare con le opportune provvidenze giuridiche e finanziarie e con garanzie economiche, le terre resesi disponibili alla piccola proprietà coltivatrice ed assicurare lo stabile e proficuo insediamento della proprietà medesima; stabilire, per i casi in cui la suddivisione delle proprietà porti un notevole pregiudizio, le forme di compartecipazione o di affittanza collettiva che consentano una equa remunerazione al lavoro contadino». Seguono punti sulla bonifica e sui contratti agrari.
In realtà, non ci potevano essere dubbi, si tratta di applicare tutto il disposto della Carta costituzionale. Soltanto che non potevamo improvvisare ed accennare in concreto a limiti e cifre, quando consideriamo la complessità del problema e ben sappiamo che vi sono diversi fattori: il fattore regionale, quello della coltura intensiva o meno e quello di carattere finanziario, tutti fattori che debbono avere il loro peso. Quando ho detto che vi sarà nella commissione un rappresentante del tesoro, ho detto tutto. Non dobbiamo promettere qualcosa che le condizioni finanziarie ci rendano poi impossibile mantenere. Ecco le ragioni per le quali sono stato prudente in questa formulazione. È chiara tuttavia l'enunciazione della presentazione di un progetto che riguarderà anche i limiti della proprietà. Aggiungo che le censure fatte poi a proposito dei due decreti ai quali mi sono riferito - che dovrebbero essere già in applicazione - che furono deliberati prima delle elezioni, sono critiche che non posso condividere. Cercherò di portare alle obiezioni risposte adeguate.
Prima di tutto debbo notare che questa cosiddetta bonifica di cui si parla come di una cosa ormai conosciuta ed applicata, sempre in corso di attuazione, alla quale quindi non si può aggiungere nulla di nuovo, in realtà negli ultimi anni, durante la guerra, poco prima della guerra e negli anni dell'immediato dopoguerra, non ha avuto nessuna applicazione.
Devo notare che soltanto nel bilancio 1947-48 appaiono stanziamenti che rendono possibile l'attuazione di un programma di irrigazione. Circa 10 miliardi sono stati stanziati. In Emilia, per esempio, è già avanzata la costruzione del canale Sabbioncello, in Sardegna del bacino AgriRio Palmas, in Sicilia del bacino di Gela. Oltre a ciò, nei bilanci appaiono 42 miliardi di trasformazioni bonifiche, in diversi comprensori così detti asciutti; fra questi anche quello, a cui ho accennato, della Capitanata e del Tavoliere.
Non vi è dubbio che, comunque si pensi, esiste una necessità assoluta di proseguire nella bonifica e nel miglioramento in genere della trasformazione. Ma la bonifica si fa ove è necessaria, e non è esatto dire che si debba fare prima o sempre accanto alla riforma fondiaria. Dobbiamo quindi precisare: non ci può essere tentativo di rimandare all'infinito la riforma col dire che bisogna fare prima la bonifica, perché evidentemente ci sono situazioni ove la bonifica si può fare contemporaneamente, né essa è necessariamente legata alla ridistribuzione della proprietà.
Certo, noi dobbiamo prendere delle serie precauzioni. In primo luogo, adeguamento della varia situazione regionale e di coltura e gradualità per impedire la diminuzione della produzione. Ho accennato chiaramente alla minaccia della diminuzione della produzione ed alla necessità di aumentarla per potere arrivare ad una bilancia commerciale possibile.
Le accuse fatte sul decreto dell'8 marzo 1948, sull'acceleramento della bonifica, accuse che sono comparse specialmente nella critica molto aspra dell'onorevole Grifone, non sono fondate. C'è in questo decreto non la ripetizione di una legge non applicata, ma c'è una innovazione sostanziale: mentre prima l'espropriazione seguiva solo dopo un periodo lungo, cioè in seguito a constatata inadempienza eccetera, ora, in base a questo decreto, la si può fare nel momento in cui si applica il piano di trasformazione. Ed è quello che si farà in Capitanata ove la trasformazione fu resa obbligatoria con decreto del 15 maggio, per intervento di un organo di Governo, cioè del ministro dell'agricoltura. Vi è un commissario incaricato dell'operazione.
Neanche la critica alla legge sulla piccola proprietà, o almeno nei termini in cui fu esposta, è fondata. Non è esatto che il venditore lucri vantaggi per l'esonero dell'imposta, giacché noi pensiamo che la limitazione a due anni della validità della legge farà sì che l'offerta sia accelerata in modo da superare la domanda.
E questo vale anche per il beneficio promesso dall'articolo 11, cioè scomputo dell'eventuale legge fondiaria sui limiti, eccetera, di quel tanto che sarà venduto in base a questo decreto ai contadini. Perché anche questo beneficio promesso dall'articolo 11 dovrebbe condurre ad un'offerta di terre, ancora più larga, da parte dei proprietari che vogliono profittare dei brevi termini, cioè un anno, come dice l'articolo 11.
Il cerchio degli acquirenti, limitato dalla legge alla categoria dei contadini indicati dall'articolo 1, è molto più ristretto di quello degli offerenti, in modo che le condizioni provocheranno, come sta già avvenendo, una offerta più ampia della domanda. Pertanto non vi è il pericolo che la legge giovi ai grandi terrieri. La norma dell'articolo 11, anziché sottrarre la grande proprietà alla applicazione della riforma, accelererà l'offerta della terra.
Il venditore, considerando i vantaggi diretti dell'articolo, farà miti condizioni ai compratori affrettando la costituzione della piccola proprietà.
Parlando dei patti agrari, credo che questa volta converrebbe precisare che si vuole conseguire dalla riforma una maggiore stabilità e rimunerazione del lavoro, il che, del resto, è sempre stato il criterio al quale si è ispirata la legislazione del Governo, comprese le ultime norme di affitto in grano, che hanno determinato un beneficio per numerosissimi affittuari.
Non è esatto che le commissioni per l'equo affitto abbiano funzionato a favore dei proprietari. Sapete che durano ancora le lunghissime trattative riguardanti la questione mezzadrile. Anche questa notte si è trattato fino a stamane, e le parti si sono fino all'ultimo momento irrigidite sul riparto del prodotto, cosicché le conversazioni sono rimaste senza esito conclusivo.
Poiché tra pochi giorni si comincerà la trebbiatura del grano, converrà tentare un ulteriore approccio, almeno per stipulare una tregua di un anno, come si fece nel 1947, ma se questo non riuscisse sarà necessaria la presentazione di un progetto.
Piano Marshall; l'onorevole Di Vittorio questa volta ha preso una posizione possibilista, come ha detto, dal punto di vista sindacale, cioè: tutto quello che serve ai lavoratori è buono, tutto ciò che non serve loro è cattivo; e dice: «Non è vero che noi sindacalisti siamo ostili o indifferenti di fronte al piano Marshall. Noi - egli dice - siamo soltanto degli obiettori che vogliono esaminare, caso per caso, e volta per volta, l'applicazione di questo piano».
Magari fosse vero che durante e prima della campagna elettorale si fosse preso questo naturale, italiano atteggiamento!
Naturalmente il piano Marshall, come ho accennato nella esposizione, esige un rapporto di fiducia, un rapporto almeno in cui coloro che danno non debbono venire accusati di essere capitalisti o degli assertori e rappresentanti del capitalismo, che vuole distruggere le risorse italiane; altrimenti, data la difficoltà stessa della collaborazione, sia nella procedura che nella sostanza, è chiaro che non si può attuare un piano che presuppone la più intima cooperazione.
Troppo tardi la Confederazione del lavoro prese un simile atteggiamento, cioè dopo che si accorse che l'atteggiamento di Zdanov che divideva il mondo in due blocchi, dei proletari e dei capitalisti, era insostenibile. Era difficile sostenerlo quando in una riunione internazionale dei partiti dei lavoratori si dovette constatare che il maggior numero era per il piano Marshall e contro di esso solo una minoranza. E quindi si è ben visto che questa divisione in due blocchi non era possibile sostenerla; e le minoranze sindacali italiane che sono intervenute a Londra hanno reso un beneficio alla nazione, e soprattutto hanno servito la causa dei lavoratori italiani. (Applausi al centro).
Però, anche sotto la veste più mite, più moderata, talvolta oggettiva, Di Vittorio arriva a dire: «Andando a vedere quali sono stati finora i risultati del piano Marshall non abbiamo un quadro confortante». E qui viene una descrizione dove si vuol dimostrare, ove si dimostra ciò che disgraziatamente è noto, cioè la crisi in cui in Italia si trova soprattutto l'industria meccanica. Ma come mai questa si attribuisce al piano Marshall che appena adesso si inizia ed entrerà in vigore soltanto in forma provvisoria? (Sono arrivate solo delle navi che hanno portato carbone, grano e niente altro). Anzi, la crisi meccanica è avvenuta nonostante gli aiuti americani, non per gli aiuti americani. Qui non parlo del piano Marshall ma degli aiuti precedenti.
Nel 1947-48 fino ad oggi si sono importati, attraverso i contributi americani, alimentari e materie prime. Riguardo alle macchine, nel 1947 l'esportazione di macchine italiane è stata molto superiore all'esportazione dell'anteguerra: nel 1947 l'esportazione di macchine tocca i 17,7 miliardi contro 2 miliardi di importazione.
Dunque, a questo riguardo siamo molto attivi. Se l'industria meccanica va male, ciò non può essere attribuito né alle importazioni né alle esportazioni, né, tanto meno, a qualsiasi introduzione di aiuti americani. (Commenti all'estrema sinistra).
È entrato poi in vigore l'E.R.P. I tecnici - e finora soltanto i tecnici - (e qui vi prego di fare attenzione perché tanto nella stampa come nelle discussioni si sentono cose strane e meravigliose) è entrato in vigore l'E.R.P. ed i tecnici in questi giorni hanno dovuto affrontare il problema del prestito. Cioè, come ho accennato nella mia relazione, una parte piccola - il 16 per cento mi pare - una parte piccola del contributo è in prestito mentre tutto il resto è in dono, dono soprattutto per le materie prime o per il carbone, petrolio e grano.
Questa è una novità: fino adesso avevamo prestiti che sono andati a favore di industrie o di enti commerciali, fatti attraverso l'Eximbank oppure presentati per la Banca internazionale. Qui, invece, si è previsto che una parte abbastanza leggera per l'Italia (ho dimostrato che l'Italia è stata trattata meglio delle altre nazioni) venisse utilizzata come prestiti per gli impianti.
I tecnici si sono detti subito: bisognerà che questi prestiti vengano dati per impianti a lunga scadenza, perché con ciò si aumenta l'efficienza dell'attrezzatura industriale o agricola, e si rende possibile un'applicazione a piccolo ammortizzo per lunghi anni. Dico che ci sono degli studi al riguardo, che ci sono programmi formulati nelle trattative in corso, programmi che le industrie presentano - oltre alle domande presentate all'I.M.I., istituto statale che agisce da centro di trasferimento - e domande di privati, domande e progetti da parte dello Stato.
Ma fino adesso nemmeno un centesimo è stato dato ed è ridicolo quello che ho visto stampato su un giornale, secondo cui gli industriali avevano ricevuto cento miliardi: ho visto un giornale ieri che ha stampato proprio «100 miliardi». Nemmeno un centesimo invece. È strano come su un caso relativamente semplice si mettano in giro tante panzane, si diffondano tante notizie false, le quali non possono evidentemente che far girare la testa agli invidiosi e ai concorrenti.
Qual è oggi lo stato della nostra organizzazione? Oggi c'è un ufficio speciale, un vicepresidente che è incaricato di elaborare i progetti in base alle richieste dei singoli ministeri; c'è poi un comitato speciale cui vanno questi progetti: il comitato speciale li esamina e li sottopone alla Presidenza del Consiglio. Questa è la procedura di questo periodo preparatorio. Poi c'è il controllo e il sottocontrollo della Camera.
Uno dei casi più tipici, uno dei casi più evidenti, ad esempio, é quello della siderurgia, settore nel quale sappiamo che l'importazione di certe macchine, che invece non possono essere importate in Italia, potrebbe facilitare la siderurgia, facendo aumentare la produzione e, conseguentemente, facendo sì che i prodotti potessero venire smerciati a più buon prezzo in tutto il settore della meccanica e facendo anche, accanto alla produzione, aumentare evidentemente l'occupazione. Ciò sarebbe inoltre relativamente anche facile, quando si pensi che la maggior parte della siderurgia, la maggior parte di questo complesso della Finsider, è controllato dallo Stato attraverso l'I.R.I. Ma non si è deciso niente anche a questo riguardo: si è soltanto discusso, siamo cioè in discussione. È evidente ed è anche chiaro che sia così: nel campo economico le cose non precipitano come si potrebbe desiderare da parte, forse, di qualcuno. Il piano Marshall dovrebbe entrare in vigore il 3 luglio, ma nei singoli paesi la preparazione non è ancora perfetta e poi, in più, deve esistere un certo coordinamento degli accordi bilaterali con il centro europeo, con la Conferenza di Parigi.
La cosa è quindi, come vedete, abbastanza complicata; nessuna meraviglia se una simile organizzazione, che costa tanto, debba da principio presentare delle difficoltà di applicazione. Anche per quello che riguarda la questione dei trattori, con cui se l'è presa l'onorevole Di Vittorio, debbo rassicurarlo che non si è deciso nulla. Non sono quelle, d'altronde, macchine che si possono costruire in Italia e, quand'anche si riuscisse a costruirle, esse verrebbero a costare il doppio dei trattori che importiamo dall'America. (Commenti all'estrema sinistra). In Italia del resto si costruiscono facilmente i medi e i piccoli trattori, che sono anche esportabili e di fatto noi li esportiamo.
Il fondo-lire: anche qui bisognerebbe calmare i bollenti spiriti; il fondo-lire prima bisogna farlo, e poi discutere sulla sua utilizzazione: si potranno al più fare le due cose parallelamente. È evidente che non si può ancora creare presso la Banca d'Italia, il che vuol dire presso il tesoro, quel certo fondo su cui tutti creano delle ipoteche.
C'è quindi sempre tempo; tutti arriveranno in tempo: sarà purtroppo la tovaglia che non potrà arrivare a coprire tutte le parti del tavolo, ossia mancheranno i mezzi per accontentare tutti quanti.
Per adesso ci sono in arrivo solo ventiquattro piroscafi di grano e di carbone, e basta. Fino ad ora altre materie non sono state importate. Dunque, vorrei che si concludesse in materia: anzitutto, niente compromesso, e poi, in secondo luogo, tutto questo non sfuggirà al controllo parlamentare, perché l'utilizzazione del fondo-lire verrà portata o come allegato o inserita nel bilancio stesso.
Vorrei aggiungere una rettifica anche per l'affare degli autocarri della Polonia. Dice l'onorevole Di Vittorio: sembra quasi che ci sia della cattiva volontà da parte degli esportatori italiani, o meglio del Governo italiano; che si voglia cioè impedire lo scambio con la Polonia.
Ma il contratto per la fornitura di autovetture, autocarri e rimorchi, per un valore globale di 11 milioni di dollari circa, è un contratto che non si è potuto ancora attuare (se ne è discusso anche oggi in una commissione particolare del Governo) per quello che riguarda l'oggetto di scambio: cioè, la Polonia dà carbone; ma c'erano molte lamentele sulla qualità di questo carbone. (Commenti all'estrema sinistra). C'erano molti lagni sulla qualità e sul prezzo del carbone. C'è quindi una questione da risolvere circa il prezzo; questa questione riguarda noi e niente affatto l'America. Perché volete vedere dappertutto l'America? Si è stabilita già una certa quantità, 750 mila tonnellate, che rappresentano ormai l'annua fornitura della Polonia, e quindi possono benissimo venire assorbite.
Non è esatto quindi che pure la Fiat sia in imbarazzo a causa dell'America o per ragioni dovute alla concorrenza.
In generale mi pare che ci sia una pregiudiziale politica nel giudicare di queste cose, che sarebbe meglio venisse abbandonata per poterci intendere. Tanto più che oggi si dice da parte degli oppositori: «subiamo il piano Marshall e vediamo di trarne i vantaggi possibili». Badate che questa può essere una posizione politica comoda, che potete assumere per mantenere una certa coerenza con l'atteggiamento preso; ma dovete tener conto che c'è una maggioranza che si è assunta la responsabilità positiva di invocarlo, di farlo, di concluderlo, questo piano E.R.P. (Applausi al centro).
Debbo accennare poi in particolare ai lavori per il Mezzogiorno. Qualcuno mi ha interrotto durante la mia prima esposizione, dicendo: «Non è vero; nel Mezzogiorno non si lavora in nessun luogo». Mi pare che questo l'abbia detto anche l'onorevole Gullo. Mi sono fatto dare di nuovo, dopo l'esposizione, l'elenco dei lavori eseguiti, appaltati, in corso di esecuzione, o da appaltare. (Commenti all'estrema sinistra). L'importante è che ci siano i soldi; il resto sono formalità.

TUPINI, Ministro dei lavori pubblici. Se no, si fa della regìa.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Dobbiamo fare lavori in regìa? Quando l'abbiamo fatto, voi stessi eravate contrari. Dobbiamo quindi pur fare degli appalti. In complesso, su 18 miliardi di opere pubbliche, i lavori in corso assommano a 7 miliardi 485 milioni; restano da appaltare lavori per lire 10 miliardi 515 milioni, che si riferiscono alle opere più importanti: strade, fognature, eccetera, che richiedono studi accurati, e che non possono essere appaltati se non dopo esperita la procedura di legge, cioè sentito il parere del Consiglio di Stato. (Commenti all'estrema sinistra). È stabilito così, non si può cambiare la legge.
Questi sono 18 miliardi di lavori pubblici, che fanno parte di quei 67 stabiliti per il Mezzogiorno. Per la Sicilia è il governo regionale che stabilisce il programma dei 114 miliardi.
Debbo poi far notare all'onorevole Gullo che mi sono un po' meravigliato che egli si sia scagliato con tanta veemenza sulla questione di quella certa ferrovia di San Giovanni in Fiore. Mi ricordo che è venuta da me una deputazione di calabresi che ha insistito perché il ministro Corbellini lasciasse cadere le sue obiezioni tecniche.
La verità è che abbiamo preso impegno, in bilancio, per 500 milioni e dovevamo impiegarli. Quindi ho potuto rispondere che le obiezioni tecniche del ministro Corbellini non possono impedire l'attuazione del bilancio. Però devo dire che il ministro dei trasporti mi aveva dimostrato che, facendo una strada che forse costava di più, si sarebbe rimediato meglio alla mancanza di trasporti e si avrebbe avuta una maggiore occasione di lenire la disoccupazione. Comunque i denari li abbiamo dati. Oltre a ciò, San Giovanni in Fiore, che nei passati bilanci non compariva affatto, nel bilancio attuale dovrebbe risultare per i seguenti lavori: risanamento, 10 milioni; costruzione di acquedotti nella contrada, 3 milioni; sistemazione dell'acquedotto civico, 13 milioni; risanamento igienico, 12 milioni, eccetera. (Interruzioni all'estrema sinistra - Commenti).
Sono in corso di appalto e si avranno riparazioni delle strade interne per 10 milioni; mentre, essendo andato deserto l'appalto per i lavori all'edificio scolastico per l'importo di 19 milioni, esso è stato affidato ad una cooperativa privata di reduci.
Sono in complesso 73.000.630 lire e mi pare sarebbe stato più giovevole alla candidatura dell'onorevole Gullo se egli ne avesse attribuito a sé il merito anziché negarli. (Applausi al centro).
Quanto ai grossi agrari di Calabria, gli amici del luogo mi assicurano che essi non hanno avuto molta fiducia in noi e non hanno votato per noi: quindi noi siamo impegnati a difendere gli interessi di contadini, artigiani, impiegati e piccoli proprietari. (Commenti all'estrema sinistra). Ad ogni modo, per la ferrovia di San Giovanni in Fiore (mi rincresce, ma l'onorevole Gullo è proprio fortunato) per la ferrovia di San Giovanni in Fiore, come mi assicura il ministro responsabile, si avranno fra poco al lavoro 350 operai. Quindi qualche cosa si fa, qualche segno di buona volontà c'è. (Commenti all'estrema sinistra). Non si può per lo meno portare questo esempio come prova di abbandono. (Interruzioni e commenti all'estrema sinistra).
Mi pare che San Giovanni è stato relativamente ben servito. (Rumori all'estrema sinistra). Dico relativamente, perché io voglio fondare su questi argomenti in cifre, che dimostrano quello che si fa e quello che si sta facendo e quali sono le spese stanziate per il Mezzogiorno, non la conclusione che ce ne sia abbastanza, ma la conclusione che il Governo non perde di vista gli impegni che ha assunto per sollevare le condizioni particolari del Mezzogiorno d'Italia, e che intende di tenerne conto anche riguardo alle possibilità che ci offre il piano Marshall. (Approvazioni al centro).
Ed ora veniamo un po' alle questioni che sono in cifre e delle quali, quindi, è più difficile la contestazione. (Commenti all'estrema sinistra). Cercherò di essere più comprensivo che sia possibile. Vi prego di fare altrettanto, perché importa soprattutto che almeno ci intendiamo sui termini del problema.
La direttiva del Governo durante le elezioni, nel suo manifesto, nelle manifestazioni, nei discorsi principali e nelle espressioni polemiche, è sempre stata quella di non mettere al centro della polemica motivi religiosi. (Commenti all'estrema sinistra).
Datemi la prova che io abbia fatto il contrario! (Commenti alla estrema sinistra).

Voci alla sinistra. Hanno perso la memoria!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. I miei discorsi sono stati detti e pronunciati su tutte le piazze d'Italia. Portatemi uno solo dei discorsi in cui abbiamo posto l'argomento religioso! (Rumori all'estrema sinistra).

DUCONI. Padre Lombardi!

Una voce all'estrema sinistra. Schuster a Milano!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, lascino continuare!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Noi abbiamo accentuato che la composizione dei conflitti passati può essere considerata raggiunta nella Conciliazione e nella Costituzione; abbiamo dato rilievo ai concetti fondamentali che ci uniscono: cioè la libertà democratica, direttive di tolleranza e di libertà religiosa, concezione internazionale di collaborazione economica! Questo è stato il programma del Governo, questa è stata la linea che gli oratori di Governo hanno sempre seguito! (Applausi al centro). Su queste linee programmatiche ci siamo battuti e abbiamo vinto! (Applausi al centro - Interruzioni all'estrema sinistra). E qui sta il valore nazionale e internazionale della nostra vittoria! (Vivi applausi al centro).

Una voce all'estrema sinistra. Il valore confessionale! Fascisti!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. È impossibile che risponda non dico a tutte le vostre interruzioni, ma alle parole ingiuriose! Figuratevi se mi devo scaldare per la parola «fascista»! Vi passo sopra! (Vive approvazioni al centro - Scambio di apostrofi fra l'estrema sinistra e il centro).
Io sono qui responsabile delle nostre parole e delle nostre azioni. Dico che il valore nazionale e internazionale della vittoria è costituito precisamente da quanto prima ho accennato. Quindi, non spostate le misure e le proporzioni; non cambiate la prospettiva della realtà secondo quella interpretazione che vi è comoda dopo la sconfitta. (Applausi al centro).
Non eludo il problema. Abbiate pazienza.
È vero che accanto ai partiti ci fu un intervento maggiore del solito delle associazioni cattoliche propriamente dette, che si unirono (Commenti all'estrema sinistra) in organi provvisori propri per intensificare l'afflusso alle urne ben sapendo che il maggiore afflusso sarebbe riuscito a danno del Fronte. Lasciamo andare i singoli episodi accennati qui su cui è difficile farsi un concetto obiettivo, ma vedendo il fenomeno nel suo complesso, come possiamo definirlo? Il primo fattore di questo fenomeno fu un senso di allarme fra quanti si preoccupavano della libertà religiosa, delle sorti della Chiesa.

Una voce al centro. È vero.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Senso (non diciamo se era più o meno fondato) accresciuto dalle notizie pervenute da paesi vicini a regime comunista. (Rumori all'estrema sinistra).
Vedete, egregi colleghi oppositori: se accanto alle obiezioni o accuse che fate voi sentite anche la difesa o le dichiarazioni da parte mia, forse, alla fine, arriverete ad una conclusione oggettiva.

PAJETTA GIAN CARLO, È troppo grossa!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Se io mi dovessi scandalizzare delle cose grosse che ha detto lei, onorevole Pajetta! (Ilarità - Applausi al centro).
Dai paesi vicini - dalle comunicazioni con i quali non siamo tagliati nemmeno dal cosiddetto (dicono che non esiste) sipario di ferro - le notizie che giungono alle autorità ecclesiastiche sono di tal genere che gli allarmi non si dimostrano infondati.

Voce all'estrema sinistra. Perché l'arcivescovo...

DF GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Parlate di arcivescovi; parliamo allora dell'arcivescovo Stepinac di Zagabria che è stato condannato al carcere a vita. (Applausi al centro).
E degli altri prelati jugoslavi e polacchi che vennero processati e deportati! (Rumori all'estrema sinistra).
Se non mi ascoltate non capirete mai perché vi trovate in questa condizione. (Applausi al centro - Rumori all'estrema sinistra).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, devo osservare (e non mi sembra con ciò di parteggiare per alcun settore), che è da quella parte della Camera (Accenna all'estrema sinistra) che si tirano in ballo arcivescovi e monsignori e padre Lombardi. (Applausi al centro).
Aspettate che il Governo concluda le sue dichiarazioni e riferitevi a quello che il Governo avrà detto e fatto.

Una voce a destra. Hanno paura della verità.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Secondo un calcolo attendibile fatto a metà novembre 1947, in Albania 32 sacerdoti vennero imprigionati e 15 uccisi (Rumori all'estrema sinistra), due vescovi, monsignor Gini e monsignor Volas, fucilati, il primo l'11 marzo insieme con 24 persone fra le quali tre altri sacerdoti, il secondo il 3 febbraio con altri, fra i quali il gesuita Pantaljia.
Il processo si tenne a porte chiuse, senza difensori, e quindi non sono in grado di dire le ragioni... (Commenti all'estrema sinistra).

PRESIDENTE. Il Presidente del Consiglio ci dice che il processo è stato tenuto a porte chiuse. Quindi le ragioni non le possiamo sapere... (Applausi al centro - Rumori all'estrema sinistra).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Egregi colleghi, sono pronto a rettificare oggi o domani, quando volete, se le mie informazioni si dimostrano inesatte.
Io poi aggiungo che ricordo la fucilazione dei padri Daiani, albanese, e Fausti, ìtaliano, un italiano che era stato ferito da un mitra tedesco quando faceva scudo della sua persona ad un gruppo di albanesi, contro gli invasori tedeschi. (Applausi al centro - Commenti all'estrema sinistra).
Vi sono ancora, egregi colleghi, dei fatti la cui notizia passa facilmente la frontiera, e sono i fatti che avvengono in quella che era la nostra Istria. Ora lì c'è il fatto dell'uccisione di don Miro Buselic che accompagnava il vescovo Ukmar in visita per la cresima. Vi sono altri fatti che riguardano persecuzioni e danneggiamenti ad altri sacerdoti, ma io passo avanti (Interruzioni all'estrema sinistra) e ripeto: sono pronto a rettificare se mi si dice che le mie informazioni non sono esatte, ma aggiungo che le notizie di questi fatti, così, in questa forma, arrivano a Roma e arrivano in Italia.
Voi credete che questi fatti, che sono riferiti già in riviste e giornali (Interruzioni all'estrema sinistra), credete voi che questi fatti non possano influire sopra lo stato psicologico di coloro che si interessano della Chiesa e della libertà religiosa? Questo io voglio constatare; e tocca a voi dimostrare il contrario.
E poiché la paura, l'allarme, la preoccupazione si riferiscono soprattutto a quel che si chiama «sistema bolscevico», farò un piccolo accenno alla Russia e non credo appaia esagerato. Non si può dire che oggi esista una persecuzione violenta in Russia...

TOGLIATTI. Cosa c'entra la Russia? (Commenti).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. C'entra perché è l'unico paese... (Interruzioni all'estrema sinistra).
Vi leggo alcune parole di un nostro collega... (Interruzioni all'estrema sinistra).

LACONI. Dell'ambasciatore americano!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri... il quale havisitato la Russia... (Interruzioni all'estrema sinistra).

LACONI. Lei sta parlando come un nunzio apostolico! (Rumori).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Questo nostro collega, che ha visitato la Russia come sindacalista, scrive: «Per quanto la libertà di oggi possa sembrare progresso di fronte alle persecuzioni violente di ieri, tutto dimostra che nell'U.R.S.S. la religiosità rimane un fenomeno di proporzioni relativamente limitate, che vegeta ai margini della vita quotidiana del popolo; come, per dare un altro esempio, stanno ai margini delle grandi città, in continuo sviluppo, i piccoli cimiteri sconvolti, desolati, delle cui croci si curano soltanto vecchie donne doloranti». (Interruzioni all'estrema sinistra - Rumori).
Un'altra osservazione di questo collega è molto interessante, e questa riguarda le classi dirigenti.... (Interruzioni all'estrema sinistra).

NENNI. Queste cose non le deve dire! (Proteste al centro).

REGGIO D'ACI. Esca, se non vuol sentire! Noi abbiamo il pieno diritto di dirle.

ANGELINI. Noi abbiamo ascoltato tutti.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Leggete nello stesso libro ciò che l'autore afferma a proposito della lotta ideologica... (Interruzioni all'estrema sinistra) cioè a proposito del caso Alexandrov, che è un professore di filosofia autore di un volume sulla storia della filosofia occidentale. Questo nostro collega, che ha dovuto difendere perfino il carattere antifascista di Benedetto Croce, questo nostro collega, a proposito dell'intervento di Zdanov nella discussione filosofica sul caso Alexandrov, ricorda che Zdanov ha compiuto una specie di mobilitazione e chiamata alle armi di filosofi sovietici, perché intervenissero...

ANGELUCCI MARIO. Questo è un governo italiano, non un governo americano. (Proteste al centro).

PRESIDENTE. Onorevole Angelucci, lei è uno dei più recidivi per la frequenza delle sue interruzioni.

ANGELUCCI MARIO. Sono uno degli italiani più sensibili.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri... intervenissero ad approfondire la divisione dei mondo in blocchi, perché la divisione politica fosse accompagnata da quella ideologica.
L'anno prima, continua la citazione, Zdanov aveva compiuto un'operazione analoga nel campo letterario.
Voi mi chiedete perché io cito queste cose. Cito queste cose: primo, perché ciò costituisce una delle ragioni, una delle spiegazioni dello stato psicologico con cui molti cattolici sono andati alle urne in Italia (Interruzioni estrema sinistra - Proteste al centro); secondo, perché il signor Zdanov, oltre ad essere un personaggio molto importante in Russia, è un personaggio che, in un certo momento, si è occupato molto e molto direttamente anche delle cose italiane. (Applausi al centro).
Ora vengo a voi (Accenna all'estrema sinistra). A questi elementi esterni si è aggiunta la tattica del Fronte. (Interruzioni e rumori all'estrema sinistra).
Voi vi meravigliate che io, Presidente del Consiglio, risponda alle vostre accuse, dopo aver fatto una relazione in cui nemmeno lontanamente mi sono riferito a quello che era avvenuto durante le elezioni. (Applausi al centro).
Ovunque andavo - voglio appoggiarmi a ricordi miei diretti e personali - mi si diceva che in mezzo alle vecchiette i frontisti facevano questa propaganda: «Garibaldi è il nostro simbolo, è San Giuseppe con la stella di Betlemme» (Si ride al centro); inoltre, da parte vostra - dico vostra, perché ritengo che per la maggior parte non pratichiate la fede cattolica - c'è stato un tentativo di speculare (Interruzioni all'estrema sinistra) sul patrimonio di coloro che sono fedeli alla Chiesa cattolica e ne hanno ereditato le tradizioni.
Quando voi pubblicate un opuscolo per dimostrare che nemici della religione sono quelli che la predicano e che i cristiani veri sono coloro i quali fanno obiezione alla Chiesa cattolica, voi abusate, come avete abusato, dei simboli ed anche dei santini - qui c'è un San Francesco (Vivi applausi e ilarità al centro - Rumori all'estrema sinistra) -; voi abusate anche di qualcosa che è sacrosanto, cioè l'Ultima Cena, per trasferire in linguaggio sacro la vostra campagna antireligiosa... (Rumori all'estrema sinistra - Interruzioni dei deputati Pajetta Gian Carlo e Moranino).
Io dico che è stato compiuto il tentativo più grande ch'io conosca di dimostrare che la Chiesa cattolica e, indirettamente, la democrazia cristiana, si servono della religione per difendere il capitalismo. (Proteste e rumori all'estrema sinistra). Perché vi meravigliate che il clero insorga e si difenda? (Vivi, prolungati applausi al centro - Commenti). Ed un bel giorno - avevate risparmiato per gli ultimi giorni il colpo decisivo - siete usciti con la famosa raccolta di documenti falsi, riprodotta e accreditata dai vostri giornali! (Applausi al centro)
Io non sono venuto qui nella prima relazione di capo del Governo a portarvi dei santini e delle immagini sacre, e nemmeno a ricordarvi queste accuse, ma, constatato che voi siete comparsi alla Camera in veste di agnelli presentandovi come dei perseguitati, quasi che voi durante la campagna vi foste astenuti severamente da impostazioni di carattere politico-economico, io debbo rammentarvi che voi avete compiuto il tentativo più grande che la storia ricordi, di accusare la Santa Sede ed il Vaticano di essere un centro di cospirazione contro la pace e contro i lavoratori! (I deputati del centro si alzano in piedi ed applaudono lungamente - Rumori all'estrema sinistra - Interruzione del deputato Nenni). E poi, onorevole Nenni, dopo che l'Avanti! ha pubblicato gli estratti, mettendoli in grandissimo rilievo, di questi falsi documenti, venite qui come accusatori e mi dite: il Governo risponda e dica se il Concordato non è stato ferito! (Applausi al centro - Rumori all'estrema sinistra).
Rispondo: nel Concordato vi sono due articoli: il 43 dice: «La Santa Sede prende occasione della stipulazione del presente Concordato per rinnovare a tutti gli ecclesiastici e religiosi d'Italia il divieto di iscriversi o di militare in qualsiasi partito politico». Questo è l'articolo al quale voi vi riferite. (Interruzioni all'estrema sinistra). Questo è il testo e costituisce l'impegno che la Santa Sede ha preso per proprio conto e che ha fatto inserire nel trattato. Ma voi dimenticate che c'è anche un articolo 8, in cui è detto: «Le offese e le ingiurie pubbliche commesse nel territorio italiano contro la persona del Santo Padre, con discorsi, con fatti o scritti, sono punite con...» (Applausi al centro - Interruzioni all'estrema sinistra).
Se ci si vuole appellare al Concordato, bisogna mettersi in condizione di poter difendere il proprio contegno in confronto del Concordato. (Applausi al centro).
D'altro canto, Nenni ha pur detto qualcosa che è vero e che tocca il centro della questione. Nenni ha detto, a proposito del carattere della lotta e citando uno scrittore francese: «Le illusioni del soprannaturale, della religione e della metafisica sono state chiamate a sostegno dell'ordine borghese capitalistico». Onorevole Nenni, «l'illusione del soprannaturale» qui sta la questione; «l'illusione della religione e della metafisica», qui sta la questione, questo è il perno su cui verteva la lotta. (Applausi al centro - Interruzioni all'estrema sinistra).
Non mi dite che ciò è assolutamente vincolato allo sviluppo o alla evoluzione del partito socialista, o in genere della classe operaia. Vi potrei rispondere che nel recente congresso laburista, accanto all'arcivescovo Jork Attlee e Stafford Cripps hanno tenuto il loro sermone di carattere religioso. È possibile pensarlo in mezzo a voi con le vostre «illusioni del soprannaturale»? (Applausi al centro - Interruzioni all'estrema sinistra).
Se poi vi sia stato abuso, in qualche caso previsto dall'articolo 71 della legge elettorale, nel senso che elettori siano stati costretti a firmare una dichiarazione di presentazione di candidati o a vincolare i suffragi degli elettori a favore od in pregiudizio di determinate liste o di determinati candidati, ciò potrà essere esaminato dal giudice, caso per caso, ma non può essere invocato da voi collettivamente, en bloc, per invalidare le elezioni. E se è vero ciò, chiedo all'onorevole Nenni, che ha tante volte simpatici accessi di sincerità: come non riconoscere all'urto che c'è stato un carattere più profondo e come pretendere che i credenti o i teologi valutino solo il programma del Fronte nel suo aspetto economico e sociale?
Aggiungerci anche, perché voi avete citato l'intervento dell'ambasciatore americano e di altri ambasciatori, che per la verità noi abbiamo molto da lodarci dell'ambasciatore russo (Interruzioni all'estrema sinistra), il quale non è mai intervenuto; però, in sua vece, radio Mosca, radio Lipsia e radio Belgrado, in tutta la campagna, hanno attaccato il Vaticano e i cattolici gridando ai fascisti, ai capitalisti, agli imperialisti. (Applausi al centro - Interruzioni e commenti alla estrema sinistra).
Un giornale letterario di Leningrado ha pubblicato un attacco personale contro di me; l'incaricato italiano di affari a Mosca ha protestato, ma il giornale, che è specialista in attacchi contro capi di Stato e contro capi di Governo, non ha preso nota, non ha pubblicato la protesta e non ha smesso gli attacchi.
Io non so se questi attacchi in parte non siano anche cavalli di ritorno.
Ma perché cito tutto questo? Perché Togliatti si è lasciato sfuggire (sfuggire non è la parola, perché il suo discorso è stato ponderato) dichiarazioni che fanno un po' paura.
Ecco le parole di Togliatti: «Dove i popoli avanzano sulla via della democrazia e del socialismo impiegando tutti i mezzi adeguati ed imposti da una situazione di tensione internazionale e da interventi stranieri nella vita delle nazioni, come è avvenuto nella lotta elettorale, in questi casi quei mezzi si impongono, ed è sacrosanto e giusto, e noi dobbiamo salutare il fatto che essi vengono adottati».
Che cosa vuol dire questo, onorevole Togliatti? (Rumori all'estrema sinistra).
Ed un'altra minaccia ha espresso l'onorevole Togliatti, diretta addirittura contro la Chiesa, e cioè: «Vedremo (è il segretario della ex Internazionale che parla) quali saranno le ripercussioni del risultato che, attraverso questa azione veramente inconsiderata della Chiesa, è stato ottenuto. A me pare che dovranno essere serie assai, e non soltanto per il nostro paese. Mi pare cioè che popoli come quelli dell'Europa orientale, che hanno fatto passi notevoli sulla via del progresso sociale, e che marciano decisi verso la costituzione di una nuova società pacifica, di uomini uguali e liberi, mi pare strano che questi popoli non debbano considerare attentamente ciò che è avvenuto in Italia e premunirsi contro il pericolo che ciò possa avvenire anche da loro».
Con ciò credo di avere per lo meno portato elementi di chiarificazione sui caratteri e sulle ragioni del conflitto, anche per quello che riguarda i cattolici.
In quanto al Governo, naturalmente, voi parlate del Governo nero, del Governo clericale. (Commenti all'estrema sinistra).
Non siamo, e torno a ripeterlo, un Governo clericale, siamo un Governo costituzionale. (Applausi al centro).
Abbiamo accettato le regole della libertà delle coscienze, ed il Governo sarà, secondo queste direttive, fedele allo spirito della Costituzione. (Applausi al centro).
Ed ora veniamo alla politica interna: l'attacco dell'onorevole Di Vittorio è stato diretto soprattutto contro la politica interna nei conflitti sindacali. Ora, io dovrei rilevare che sarebbe doveroso, da parte del rappresentante della Confederazione, che, accanto alle sue critiche, una volta desse rilievo alla fatica mediatrice del Governo, ed in modo particolare del ministro del lavoro e di altri ministri che hanno preso parte a questa fatica. (Applausi al centro). E in quanto all'intervento delle forze pubbliche, le forze pubbliche hanno l'ordine di non intervenire che nel caso in cui si tratti di evitare violenze fatte ai lavoratori o ai datori di lavoro, oppure violenze contro la proprietà.
Non possiamo, finché le leggi sono quelle che sono, evitare di applicare le leggi: quando saranno cambiate, allora ci regoleremo diversamente. (Interruzioni e proteste all'estrema sinistra). Quando nello sviluppo delle vertenze si manifestano episodi di violenza e sequestri di persona e attentati alla libertà di lavoro e appropriazioni indebite, l'intervento delle forze di polizia diventa fatalmente necessario, trattandosi di specifiche violazioni di norme penali.
Però, badate, è nella struttura di questo Governo, è nella sua direttiva di evitare più che è possibile l'intervento di queste forze perché le agitazioni sindacali si svolgano in libertà. (Proteste all'estrema sinistra).

Una voce all'estrema sinistra. Come alla Lancia di Torino! (Rumori).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Bisogna proteggere la libertà. Ed a proposito di recenti scioperi agrari a Rovigo, Bologna e Modena (Interruzioni all'estrema sinistra) si conferma che l'intervento della polizia in quelle occasioni fu rivolto ad evitare violenze. Ed aggiungo che questi interventi devono essere imparziali verso una parte e verso l'altra (Proteste all'estrema sinistra), come per il disarmo.
Su questi casi cui Di Vittorio ha accennato si è già risposto giorno per giorno dal sottosegretario per l'interno.
Prendo atto con piacere delle dichiarazioni dell'onorevole Di Vittorio, il quale dice: «non siamo per esasperare le situazioni».

TOGLIATTI. Siete voi che le inasprite! (Commenti).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Adesso le dirò. onorevole Togliatti, chi scrive in tono di esasperazione.
Volevo domandare all'onorevole Di Vittorio che cosa voglia intendere con l'espressione: «non siamo per esasperare le situazioni». Non so se sia presente.

SARAGAT, Vicepresidente del Consiglio dei ministri. È in America.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. È in America anche lui?! (Ilarità al centro e a destra). Lo dico, scusate l'interruzione, perché mi pare che l'onorevole Gullo avesse detto che, invece di andare in America, io avrei fatto meglio ad andare in Calabria... (Interruzioni all'estrema sinistra - Rumori). Sono stato anche in Calabria in giorni più vicini ai nostri.
Dunque, io vorrei chiedere se questo proposito di non esasperazione sia condiviso anche dal signor Secchia, il quale ne l'Unità dell'8 giugno pubblica sotto il titolo «Arbitrii e violenze» un articolo di questo tenore: «Noi assistiamo ad una sollevazione brigantesca dei grandi agrari e degli industriali, appoggiata con le armi dallo Stato e dal Ministero dell'affarismo...».

Una voce all'estrema sinistra. È sacrosanto! È vero! (Rumori).

Una voce a destra. Nella vostra fantasia!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Fosse anche vero, è certo però esasperato! (Proteste all'estrema sinistra - Ilarità al centro).
«Quale sia il piano di questo Governo (ascoltate, perché dite che non è esasperato) quale sia il piano di questo Governo è noto a tutti: dare addosso ai lavoratori, fiaccare la loro resistenza, fiaccare l'unità e la forza dell'organizzazione sindacale, per affermare il predominio degli interessi plutocratici e imperialistici».

Una voce al centro. Ma non ci credono neanche loro!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. E poi sentite in fondo il tono pacificatore: «Ma la violenza - questa violenza della polizia - chiama la violenza...» (Rumori all'estrema sinistra - Interruzioni del deputato Marcellino Colombi Nella).

PRESIDENTE. Onorevole Marcellino, e dire che lei si voleva dimettere! (Si ride).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. «Ma la violenza chiama la violenza, ogni attentato alla libertà dei lavoratori, alla libertà di sciopero, spingerà, costringerà i lavoratori ad eguali azioni verso le organizzazioni avversarie. I lavoratori non sono certo disposti ad offrire la destra a chi colpisce la loro guancia sinistra. (Commenti all'estrema sinistra). I signori della grande industria e dell'agraria e i loro servi che governano il paese non si illudano di spezzare, con i manganelli e i mitra della Celere, l'organizzazione dei lavoratori; i lavoratori sapranno difendere la libertà di lottare per il pane e per la vita; il grano non si è mai trebbiato con le mitragliatrici». (Vivi applausi all'estrema sinistra - Commenti al centro e a destra).

Una voce al centro. È sempre venuto da Odessa il grano!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Io penso che questa opposizione pregiudiziale, tendenziale, diciamo, della massima organizzazione unitaria degli operai inquini tutti i nostri rapporti e indebolisca l'efficacia dei suoi stessi interventi; voi assumete le funzioni e il tono di opposizione programmatica, quasi foste un Governo di classe, un Governo democratico e parlamentare: vi guida la dottrina di partito, non quella degli interessi del paese! (Vivi applausi al centro - Commenti all'estrema sinistra).
Vi guida l'imperialismo del partito. Tutte le questioni vengono infatti composte con l'aiuto dei rappresentanti del Governo; si tratta sempre, ma voi, in queste trattative, recate una pregiudiziale politica: questo è il Governo nero, nemico del popolo; come possiamo cavare dalle conversazioni un nuovo argomento per combatterlo?
Non avete forse sempre il proposito formale di assumere questo atteggiamento, ma i rappresentanti del Governo sentono pur sempre che il vostro atteggiamento è questo e in cuor loro dicono: «Noi faremo quel che potremo, ma non nutriamo alcuna illusione che il nostro buon volere sia riconosciuto». Ebbene, questa reciproca diffidenza - credetelo - non favorisce gl'interessi dei lavoratori ed ostacola l'efficacia dell'organizzazione, la quale deve essere un'associazione di sindacati al di sopra dei politici. (Commenti all'estrema sinistra).
Molti attacchi sono stati diretti a proposito dell'intervento dello Stato nel disarmo delle parti. Ne potrete parlare più esplicitamente quando sarete chiamati prossimamente a discutere sulla proroga della legge per il ritiro delle armi. Io ho da dirvi soltanto una cosa: l'istruttoria di Cremona ha portato alla luce delle conferme significative. In base alle ammissioni dello studente Acerbi, reo confesso di aver massacrato, insieme con un complice, il suo compagno di partito Picoletti, per timore che egli tradisse il segreto del deposito di armi, risulta che fin dall'ottobre 1947, cioè un mese dopo la fondazione di quel famoso speciale comitato a Belgrado (Interruzioni all'estrema sinistra), si costituirono le squadre di vigilanza, le truppe d'assalto, inquadrate prima come «brigate garibaldine» e poi, subito dopo la pubblicazione della legge per il disarmo, trasformate in circoli sportivi garibaldini. (Ilarità al centro). Egli dichiarò di aver avuto la sensazione che il partito comunista passasse all'illegalità. (Rumori all'estrema sinistra).

TOGLIATTI. C'è un processo in corso, L'istruttoria è segreta.

Una voce a destra. Vi brucia la verità!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Onorevole Togliatti, tutto questo venne pubblicato, tutto questo è già di dominio pubblico ad opera dei giornali. (Interruzioni all'estrema sinistra).
Ora, in seguito a tali disposizioni, furono scoperte armi costituite in deposito. (Interruzioni all'estrema sinistra). Tutto questo è già di pubblico dominio ed è stato già pubblicato dai giornali. (Rumori alla estrema sinistra - Applausi al centro).
In seguito a queste disposizioni furono scoperte armi costituite in deposito di reparto, come dotazioni di un vero reparto. (Rumori all'estrema sinistra - Commenti al centro).

Una voce all'estrema sinistra. Ci parli degli assassinii in Sicilia!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Furono rubate armi perfino nei treni in transito per la stazione di Cremona. Armi trovate (Interruzioni all'estrema sinistra) in un pozzo, debitamente ingrassate da mano esperta, in modo da poter garantire la perfetta conservazione del materiale; armi che dieci giorni prima delle elezioni era stato raccomandato, in una riunione di quei tali circoli sportivi garibaldini della provincia, di tenere pronte. (Interruzioni all'estrema sinistra).

AMENDOLA GIORGIO, Queste notizie le fabbrica Scelba. (Rumori al centro).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Nello spazio di un mese, e nella sola città di Cremona, sono stati rinvenuti tre depositi di armi di reparto, composti di armi pesanti e leggere e di munizioni, e ciascuno di essi costituiva l'armamento di un circolo garibaldino.
Il 15 aprile un capo fece chiaramente comprendere che il 18, in seguito alla vittoria del Fronte popolare, sarebbe stato necessario prendere immediatamente il sopravvento sulle forze armate... (Rumori all'estrema sinistra - Commenti al centro).

Una voce al centro. Vi è andata male!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri... perché i partiti soccombenti avrebbero certo fatto un colpo di Stato. Ma in questo momento ho capito finalmente perché mai Togliatti negli ultimi 8 giorni prima delle elezioni mi continuava a chiedere: «Il 18-19 aprile ve ne andrete, agirete secondo la Costituzione o farete un colpo di Stato?».
Ma chi mai ci ha pensato? Egli solo! (Vivi applausi al centro...Rumori all'estrema sinistra).
Non un minuto - vi prego di prenderne atto, perché parlo come capo del Governo - non un minuto ho pensato ad altre soluzioni che quella di rimettere le dimissioni in mano al capo dello Stato (Applausi al centro - Rumori all'estrema sinistra) e quella di chiedere in ogni caso la fiducia del Parlamento. E oggi così ho agito: qui sono a domandare questa fiducia in base ai risultati elettorali. (Rumori all'estrema sinistra Commenti).
Aggiungo che discuterete domani circa la proroga della legge sul disarmo. Però una dichiarazione è necessario fare: noi intendiamo andare in fondo contro tutte le parti, sinistra, destra, centro, contro chiunque abbia armi. Bisogna finirla con le armi! (Vivissimi applausi al centro e a destra - Rumori e interruzioni all'estrema sinistra). Aiutateci a consegnare le vostre, e a scoprire quelle degli altri. (Applausi al centro).
Bisogna che riusciamo a creare la sicurezza di uno Stato democratico e l'imperio assoluto della legge. Questo vogliamo: questo è il nostro grande esperimento, in cui porremo tutta l'energia perché, o riusciamo così o fallirà la democrazia in Italia! (Applausi al centro).

Una voce all'estrema sinistra. Arrestate gli assassini! (Proteste e rumori al centro e a destra).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. L'onorevole Togliatti ha definito la mia relazione mediocre documento. Non pretendo che sia particolarmente specchiato. Mediocre documento, ma documento in cui si faceva il tentativo di dire le cose in cifre, in forma concreta, come sono: tentativo anche - dovete riconoscerlo - di obiettività, destinato ad attirare la Camera su questa discussione composta di cifre e di problemi economici.
Voi dell'opposizione non avete ritenuto sufficienti questi argomenti. Ne hanno trattato alcuni, ma altri hanno spaziato nella grande politica elettorale. E Togliatti, l'onorevole Togliatti (talvolta, scusi, dimentico l'«onorevole»: ma non è che io pensi a quel tale paio di scarpe che doveva adoperare l'onorevole Togliatti)... (Si ride - Interruzioni all'estrema sinistra) l'onorevole Togliatti mi accusa soprattutto di non avere inquadrato questo mediocre documento di cifre e di problemi economici in una visione storica. E l'onorevole Togliatti mi sostituisce con una ricostruzione storica a modo suo, che assomiglia ad una di quelle sintesi, apparentemente scientifiche, nelle quali i politici ispirati a dottrine materialistiche sogliono ricostruire i momenti e gli obiettivi della vita ritagliandoli secondo una preconcetta interpretazione della fede. (Approvazioni al centro). Non credo che il Parlamento ed il paese ne trarrebbero lume o vantaggio se io volessi imitare, polemizzando con lui circa l'antico risorgimento, al quale egli imputa la rivoluzione sociale, e circa il nuovo risorgimento, quello della recente liberazione...

Una voce all'estrema sinistra. La nostra!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Anche nostra! Nuovo risorgimento al quale egli attribuisce la finalità di creare un rivolgimento che rinnovasse la struttura economica della società italiana. È vero: la partecipazione delle masse ha avuto anche il senso della conquista sociale, come ogni atto storico di demolizione e di rinnovamento profondo; ma il significato più vivo, più generale, superiore alle tendenze di parte e di classi, fu quello della liberazione, cioè la riconquista della libertà dì fronte allo straniero occupante, ma anche di fronte ad un regime interno dittatoriale, anzi di fronte a tutte le dittature e a tutti i dittatori! (Applausi al centro).
Ecco perché si ha diritto di parlare e si parla del secondo risorgimento! Ed è in questo rinnovato spirito di libertà che si credette, durante e immediatamente dopo la guerra, di potere celebrare una palingenesi; e di tale spirito fu permeato ogni nostro articolo sulla stampa clandestina, ogni nostra fraterna azione, ogni nostra solidarietà di partiti e di comitato di liberazione! E se a questo spirito tutti fossimo restati fedeli (Commenti all'estrema sinistra), se lo avessimo fatto aleggiare sopra le inevitabili divergenze ideologiche e di interessi, se avessimo considerato la riconquistata democrazia come forma, come metodo e come sostanza politica della libertà, come base irremovibile della nostra comunità nazionale, su cui elevare strutture economiche e sociali, l'unità cui inneggia l'onorevole Togliatti - fatta non instrumentum regni ma frutto di ossequio alla legge uguale per tutti - si sarebbe potuta trasferite anche nel libero giuoco della democrazia parlamentare!
Ma a torto l'onorevole Togliatti grida: «Benedette le armi nascoste che hanno salvato la nostra patria! Benedette le armi nascoste!». Le armi nascoste, e di tanto in tanto lubrificate, sia che fossero in profondità di pozzi o nei ridotti delle fabbriche o nei cimiteri, costituirono invece una fonte di irrequietudine da una parte e di iattanza dall'altra, crearono un senso di sospetto e di diffidenza, furono un principio di riserva di fronte alla Repubblica, come per dire che la libertà era provvisoria e la minaccia di guerra civile si protraeva dentro il periodo della pace ricostruttiva!
Il doppio binario parlamentare e cospirativo rese difficile la collaborazione, anzi la minò fino a distruggerla; essa si trasformò addirittura in urto quando si pretese di utilizzare le forze organizzative italiane come la testa di ariete contro il piano Marshall e, promettendo mezzi e attrezzature, si volle perfezionare il cosiddetto apparato di sicurezza del partito comunista, sincronizzandolo con quello francese e facendone una testa di ponte di una politica mondiale. Vi è in questi rapporti internazionali un equivoco, un sospetto reciproco che si potrebbe superare? Auguriamocelo. Ma frattanto giusto fu il nostro grido di battaglia quando iniziai la campagna elettorale: «Non serviamo l'America, non osteggiamo la Russia, difendiamo l'Italia». (Applausi al centro).
E la difesa l'abbiamo concepita come difesa di un regime libero entro il quale ogni partito non abbia altro signore che la legge e altra sovranità nazionale non esista che quella dei popolo italiano. Per questo ci siamo battuti accanto ad altri partiti che condividevano la nostra pregiudiziale democratica, indispensabile premessa di ogni progresso sociale.
A parlare più propriamente, non fu l'anticomunismo la nostra bandiera politica (Commenti all'estrema sinistra), bensì l'antitotalitarismo (Applausi al centro), se volete l'antibolscevismo, inteso questo più che come dottrina come un sistema di organizzazione politica e sociale; o meglio ancora, non fu nessun «anti» ma fu l'affermazione positiva della libertà democratica e della pace. (Rumori all'estrema sinistra).

Voce a sinistra. Del capitale.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Non c'era oramai altra strada, amici miei: o provocare nel paese una affermazione solenne di una volontà di vita democratica nazionale o lasciarci andare alla deriva, come qualche altro paese al destino del quale assistevamo con ansia e trepidazione. (Applausi al centro).
Togliatti dice: non siete riusciti ad eliminare il partito comunista. E chi avrebbe ardito sperare tanto, quando voi stessi avevate o ostentavate una irremovibile sicurezza nella vittoria? (Commenti all'estrema sinistra).
Volete che vi citi gli ultimi numeri dell'Avanti! e de l'Unità? Poi vedreste quanto era profonda ed ostinata la vostra sicurezza, nonostante gli avvertimenti nostri. (Commenti all'estrema sinistra). Rilegga l'onorevole Togliatti il suo discorso di San Giovanni e vedrà che impressione gli farà la sua lettura adesso. (Ilarità al centro).

Una voce al centro. Una impressione penosa!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. L'essenziale per l'Italia non è che esista questo o quel partito; l'essenziale è che il sistema democratico-parlamentare si imponga a tutti i partiti. Questo ha voluto il popolo italiano il 18 aprile; questo il programma, il cemento dell'attuale Governo. (Applausi al centro). Il problema (e questo è affar suo e dovrà risolverlo il partito comunista - noi abbiamo certe notizie che ci lasciano molto in dubbio) è di sapere se valga ancora l'istruzione di Zdanov «che il Parlamento deve servire soltanto a riscaldare l'atmosfera e a mantenere la legalità dell'agitazione proletaria». Lo vedremo dal modo con cui l'opposizione agirà nel Parlamento e nel paese.

Una voce all'estrema sinistra. È una minaccia?

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. È un avvertimento.
L'onorevole Nenni, riferendosi alla politica internazionale, ha affermato la possibilità che coesistano sistemi sociali differenti, anzi anche regimi contraddittori che permettano tuttavia la cooperazione internazionale. E questa fu sempre la tesi del passato: il regime interno non deve impedire la collaborazione internazionale. Questa fu la tesi dei governi liberali italiani. Onorevole Nenni, lei che conosce tanto bene la storia francese e italiana, ricordi i fischi organizzati, le minacce e gli scioperi in occasione della visita dello Zar, non a Roma ma a Racconigi. Questa fu allora la tesi vostra. Invece la tesi costituzionale del Governo allora fu precisamente quella che Nenni oggi, mi pare migliorando molto in questo, accetta. Ma questa è anche la tesi nostra. Nessuna differenza di regime deve impedire che le nostre relazioni economico-politiche con la Russia e con gli Stati slavi siano corrette e amichevoli, né pregiudiziali ideologiche possono attenuare il nostro viva desiderio che il bisogno universale di pace si attui in un'intesa duratura fra i popoli.
L'onorevole Nenni ha dato anche un altro consiglio ai partiti della maggioranza: non fidatevi troppo della vittoria elettorale.
Ha ragione. Il compito che abbiamo dinanzi è ancora durissimo. E se abbiamo un merito è quello di non averlo nascosto nemmeno al tempo della campagna elettorale.
Abbiamo finora arrancato sull'erta e sulla pietraia, ma sopra noi incombe ancora la parete. Bisogna aggrapparsi alla roccia delle nostre difficoltà economiche e superarle con fede tenace e con senso di solidarietà per la vita. Questo appello va prima alla mia coscienza, ma è rivolto al Parlamento in genere ed in particolare alla maggioranza che porta la responsabilità direttiva.
Non deludiamo le speranze del popolo italiano che ci ha rinnovato la fiducia, né l'attesa del mondo che ci guarda e aspetta da noi la prova che un regime può essere repubblicano e progressivo, conservando però la libertà e marciando verso la giustizia sociale. (Vivissimi, prolungati applausi al centro e a destra - Moltissime congratulazioni).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Quanto all'ordine del giorno La Malfa, penso che sia da rinviarsi alla prossima discussione sul piano Marshall.
Accetto l'ordine del giorno Chiostergi e altri. Il disegno di legge per la elezione dei consigli regionali è in corso di avanzata elaborazione e sarà presentato tempestivamente in modo da rispettare i termini previsti dalla Costituzione. Accetto poi come raccomandazione l'ordine del giorno Castelli Avolio Giuseppe e altri in merito alla ricostruzione dei paesi danneggiati dalla guerra; è in corso di elaborazione un disegno di legge, nel quale si terrà conto dei motivi svolti dall'onorevole Castelli Avolio.
Accetto come raccomandazione, con qualche riserva in relazione alle concrete possibilità di realizzazione, l'ordine del giorno La Rocca sul problema degli alloggi. Il Governo, nei limiti consentiti dalle leggi, interverrà per ridurre gli sfratti. L'argomento sarà affrontato dalla Camera in sede di discussione del disegno di legge sulla disciplina dei fitti, la quale avverrà entro il mese. L'edilizia. popolare è in sviluppo; stanziamenti sono stati fatti per le case popolari propriamente dette e per le cooperative.
Non posso naturalmente accettare l'ordine del giorno di sfiducia proposto dall'onorevole Togliatti.
Alcuni punti dell'ordine del giorno Grifone e altri, circa la riforma agraria, corrispondono ai postulati del Governo in materia di politica agricola; non posso però accettare le conclusioni, che suonano sfiducia al Governo.
Circa l'ordine del giorno dell'onorevole Mastino Gesumino sulla rinascita economica della Sardegna, il Governo concorda e si ripromette di agire in conformità. Accetto pertanto questo ordine del giorno come raccomandazione. Quanto ai consigli di gestione, di cui all'ordine del giorno Pesenti e altri, ho fatto dichiarazioni all'inizio del dibattito e le ho ribadite oggi. Il Governo si riserva di presentare un disegno di legge, nello spirito dell'articolo 46 della Costituzione.
Circa l'ordine del giorno Russo Perez e altri, il Governo condivide il desiderio di pace e di solidarietà che lo ispirano e può dimostrare che in fatto di pacificazione interna l'Italia è andata molto più avanti di qualsiasi altra nazione. Sarà opportuno che specifichi: il decreto legislativo 26 aprile 1945 (applicazione di sanzioni a carico di fascisti ritenuti politicamente pericolosi e privazione dei diritti politici ed elettorali) non sarà ulteriormente prorogato; scade questo mese. L'altro decreto legislativo 26 aprile (punizione dell'attività fascista nell'Italia liberata) è stato assorbito dalla legge 3 dicembre 1947, approvata dall'Assemblea Costituente; cesserà di essere in vigore con la revisione del codice penale, che è in corso; detta materia, essendo entrata a far parte dell'ordinamento generale dello Stato, non è più materia di legge eccezionale.
La legge 27 aprile 1944, fondamentale per la disciplina delle sanzioni contro il fascismo, consta di tre parti: delitti fascisti, epurazione, avocazione dei profitti di regime. Per quanto concerne l'epurazione, il problema si può dire risolto per effetto del decreto legislativo 7 febbraio 1948, senza reazioni da parte dei pubblici impiegati e senza pregiudizio della disciplina nelle amministrazioni. Circa i profitti di regime si potrà esaminare l'opportunità di introdurre maggiori garanzie di difesa e una procedura più rapida per definire i giudizi pendenti. Per quanto concerne le ipotesi di reato previste dalla legge contro il fascismo, esse troveranno riscontro nella legge penale comune in corso di elaborazione. Però la Repubblica tende a mitigare, con provvedimenti di clemenza, le sanzioni comminate e applicate. Ricordo l'amnistia del 20 giugno 1946 e quella del 9 febbraio 1948. Dalle statistiche al 30 aprile 1948 risulta che i condannati e gli ancora giudicabili sono 1793 (1193 condannati e 600 giudicabili). Comparativamente ad altri paesi queste cifre sono esigue. Comunque, se anche in questo momento non sembra opportuno un provvedimento generale di clemenza, vi sarà sempre la via della grazia, che, in casi particolari, il Governo appoggerà presso il Presidente della Repubblica.
Pur riconoscendo talune esigenze esposte nell'ordine del giorno Gullo e altri sulla questione meridionale, il Governo non può accettarlo per il tono, le motivazioni e le critiche di carattere politico in esso contenute.
Ho ascoltato con attenzione il discorso dell'onorevole Lozza, che ha svolto l'ordine del giorno Marchesi e altri sulla scuola, ma non ho trovato che vi siano state nelle dichiarazioni del Governo quelle inesattezze che ad esse si attribuiscono. Altrettanto si dica delle promesse non mantenute. Riguardo alla circolare emanata per gli esami osservo che essa non viola l'articolo 33 della Costituzione (quarto e quinto comma), in quanto stabilisce esami di Stato per l'ammissione alle scuole secondarie e per il conseguimento della maturità e dell'abilitazione, per l'inizio e la conclusione di ogni ciclo di studi, la portata delle eventuali innovazioni sempre restando nell'ambito dell'articolo 33. La riforma della scuola, della quale ho parlato nel primo discorso, è affidata a una commissione, la quale ha tra l'altro il compito di preparare un disegno di legge per gli esami di Stato, in conformità con le norme della Costituzione; di questa commissione fanno parte tre dei firmatari dell'ordine del giorno Marchesi. Si è parlato poi di ritardo circa la presentazione di disegni di legge concernenti la vita scolastica, ma osservo che non vi è stato ritardo, se si pensa soprattutto che le disposizioni sono sostanzialmente quelle dell'anno scorso. Il Governo non può quindi accettare l'ordine del giorno.
Circa i danni di guerra (ordine del giorno Colitto e altri), richiamo la risposta data all'onorevole Castelli Avolio e accetto l'ordine del giorno come raccomandazione. Circa l'ordine del giorno Angelini, sulle piccole e medie industrie e sui problemi marittimi, lo accetto come raccomandazione e ritengo utili i suggerimenti in esso contenuti.
Mi pare che l'ordine del giorno Mondolfo e altri possa essere unificato con quello degli onorevoli Taviani, La Malfa, De Caro Raffaele e Simonini, che il Governo accetta e sul quale chiederà sia fatta la votazione per la fiducia. Sull'ordine del giorno Boldrini e altri, circa l'istituzione di una divisione denominata «Volontari della libertà», il Governo dichiara di accettarlo come raccomandazione e, in via di massima, lo credo degno di considerazione.
L'ordine del giorno dell'onorevole Consiglio e altri richiede di utilizzare una alta percentuale del fondo-lire per i bisogni del Mezzogiorno. Il Governo lo accetta come raccomandazione, richiamandosi alle dichiarazioni già fatte prima riguardo alla situazione momentanea del fondo-lire. Lo stesso debbo dire circa l'ordine del giorno Foderaro.
L'ordine del giorno Di Fausto, che si occupa dello sviluppo delle arti, degli sport e del turismo, è accettato come raccomandazione. Lasciamo ai prossimi dibattiti su tali questioni il compito di approfondire il modo e le forme dell'interessamento dello Stato verso le arti e gli sport. Accetto pure, come raccomandazione, l'ordine del giorno Bettiol Giuseppe e Baresi.
L'ordine del giorno Taviani, La Malfa, De Caro Raffaele e Simonini è accettato - ripeto - e si chiede su di esso la votazione.
Circa l'ordine del giorno Caronia, il Governo si riserva di portare sul problema da lui esposto la sua attenzione al momento della riforma della pubblica amministrazione o, se questa riforma tarderà, in un periodo precedente. L'ordine del giorno Ferrandi e altri, che si occupa dell'ammínistrazione della giustizia, può essere accettato come raccomandazione. Vi è poi l'ordine del giorno Pieraccini e altri, riguardante i pensionati. Il Governo, nei limiti delle possibilità di bilancio, ha in animo di continuare la rivalutazione delle pensioni, iniziata con sensibili risultati nei mesi scorsi.
Quanto all'ordine del giorno Targetti, il problema delle elezioni dei consigli provinciali è connesso con quello delle attribuzioni delle province nell'ambito del nuovo ordinamento regionale.
Circa l'ordine del giorno De Martino Francesco e altri, il Governo ha già dato assicurazioni nel senso da essi desiderato.
Circa l'ordine del giorno Floreanini Della Porta, avverto che il Governo presenterà un disegno di legge sulle conclusioni della commissione per la riforma della previdenza sociale.
Sono stati poi presentati altri ordini del giorno dopo la chiusura della discussione. L'ordine del giorno Manzini e altri non è molto lontano da quello dell'onorevole Castelli Avolio: il Governo lo accetta come raccomandazione. Il Governo accetta anche come raccomandazione l'ordine del giorno Guggemberg e altri. Sullo sviluppo della cooperazione vi è l'ordine del giorno Foresi e altri. Il Governo lo accetta come raccomandazione.
Circa l'ordine del giorno Montini, sarà bene che la parte che riguarda il piano Marshall sia rinviata - così come ho detto per l'ordine del giorno La Malfa - a quando la Camera discuterà sulla utilizzazione degli aiuti E.R.P. Sono d'accordo per quanto riguarda il mantenimento degli impegni che abbiamo preso. Pertanto, colgo l'occasione per ringraziare l'onorevole Montini dell'attività da lui svolta nel settore del piano Marshall.

On. Alcide De Gasperi
Camera dei Deputati
Roma, 16 giugno 1948

(fonte: Camera dei Deputati - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di mercoledì 16 giugno 1948)


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