LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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V GOVERNO DE GASPERI: DISCORSO DI ALCIDE DE GASPERI SULLA POLITICA ESTERA ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
(Roma, 4 dicembre 1948)

Il 4 dicembre 1948, a seguito della presentazione di due mozioni parlamentari sulla politica estera del Governo De Gasperi, si svolse alla Camera un dibattito a cui prese parte il Presidente del Consiglio.

* * *

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Onorevoli colleghi, forse aveva ragione l'onorevole Togliatti quando, prevedendo quale sarebbe stata la mia risposta, diceva, che probabilmente il dialogo è inutile. Ed infatti, temo assai che il discorso suo non abbia persuaso me ed il discorso mio non persuaderà lui; tuttavia, credo che per gli osservatori e per i terzi interessati sarà opportuno che anche in questa discussione il dialogo continui.
Ed incomincerò con l'onorevole Nenni, il quale ha parlato più diffusamente, e ha dato l'impostazione al dibattito: l'onorevole Nenni ha ricordato le mie dichiarazioni del giugno 1947, quando dicevo che il piano Marshall era aperto a tutti e che non aveva connessioni con un piano militare. Infatti, questo era il primo proposito del piano Marshall: doveva essere l'espressione di una collaborazione che non distingueva fra occidente ed oriente e doveva essere, quindi, una espressione di concordia.
Divenne ragione di conflitto dopo l'ordine, dato ai comunisti, di sabotarlo, ordine che veniva dato, come fu pubblicato ufficialmente nel settembre del 1947, nella prima seduta costitutiva del Cominform. La lotta prese forme sindacali, insurrezionali, in Francia, in Italia, e la situazione divenne allarmante quando gli Stati Uniti si accorsero di ciò, e contemporaneamente si inasprì il problema germanico.
Ma, a proposito del suggerimento del conte Sforza, debbo constatare che non esiste ciò che affermava l'onorevole Nenni, e cioè una persistente pressione americana per trasformare l'O.E.C.E. in comitato politico. Il primo suggerimento venne dal ministro degli esteri italiano. È vero che, durante la campagna elettorale, abbiamo avuto delle adesioni, in genere, ad un piano di collaborazione europea; ma mai ci fu una proposta o delle particolari insistenze alla cosiddetta trasformazione. E non si tratta, in ogni caso, di una trasformazione: è il ministro degli esteri italiano, che ha detto - fra tanti suggerimenti che si facevano, a proposito di un organo consultivo, da principio, e che poi doveva diventare qualche cosa di più - quello che rappresentasse la solidarietà europea,cioè ha detto: mettetelo, collocatelo accanto ad un organo che esiste, e che ha ragione di vitalità propria, come l'O.E.C.E., a Parigi. Quindi, non è una trasformazione, ma un aspetto sussidiario del primo compito, che rimane un compito economico.
Devo anche aggiungere - per quanto il ministro degli esteri stesso l'abbia rilevato nella sua relazione - che non si tratta di un suggerimento a carattere rigido, di una specie di formula chiusa; anzi, nella proposta del 24 agosto, l'onorevole Sforza aggiungeva: «il Governo italiano si rende pieno conto dei vantaggi che, dal punto di vista dei contatti con Londra, possono consigliare al Gabinetto di Parigi di suggerire che un'iniziativa sia presa dai governi già legati al patto di Bruxelles. E per parte sua - cioè del Governo italiano - non solo non fa la minima obiezione a tale schema ma al contrario se tale schema dovrà realizzarsi, il Governo italiano augura il pieno successo e farà quanto in suo potere perché ciò sia».
Ma mi pare che siano nati equivoci nell'interpretazione della discussione: non si tratta del patto di Bruxelles di assistenza, si tratta di una iniziativa che gli aderenti al patto potessero prendere, e sembrava avessero già idea di prendere, di creare questo comitato consultivo europeo. Essi stessi, cioè, prendono l'iniziativa del primo nucleo già esistente, allargandola ad altri. Ma non voleva dire che automaticamente si sarebbe allargato il patto generico di assistenza che si chiama patto di Bruxelles dei 17.
Dovrò anche occuparmi ora del mio viaggio in America, dato che tutti ne hanno parlato.
Ironicamente l'onorevole Nenni, che era mio compagno di responsabilità in quei momenti, ha espresso l'opinione che io lo avessi quasi aggirato in quell'occasione. La verità è che quando ci si muove le cose vengono a noi invece che noi alle cose. E quanto al primo compito, era esatto che noi ci recammo a Cleveland e che avemmo quella manifestazione di solidarietà cordiale che, credo, non fece male alla reputazione ed alla stessa politica estera dell'Italia. In quell'occasione, poi, il fatto concreto non è quello che immagina l'onorevole Nenni, che cioè si sia discussa, elaborata e proposta una crisi italiana, che dipendeva viceversa dall'atteggiamento del partito socialista, che nel frattempo si era scisso, ma il fatto concreto per il quale abbiamo lavorato (e ci sono dei testimoni, perché i collaboratori erano tutti tecnici finanziari), il fatto concreto è stato il famoso prestito di cento milioni dell'Eximbank. Ed io ho continuato a rimanere lì anche dopo la conferenza, con grande ansia di poter arrivare a questo prestito e a questo prestito si è anche arrivati.
In realtà, noi siamo, permettetemi di dirlo, male serviti da certe esagerazioni della stampa: quando si dice che si monta l'atmosfera, che la popolazione finisce col non capire più niente, bisogna risalire alle manifestazioni della passione politica.
Vi ricordate il viaggio di Marshall a Roma? Che cosa hanno stampato l'Unità e anche l'Avanti!? Sfoggi della fantasia hanno fatto sui nostri colloqui, sugli impegni presi ed hanno dato un allarme al paese.
L'Unità scriveva che «si tratta di inaudite intromissioni negli affari interni italiani e che si erano chieste garanzie contro la resistenza della popolazione alla guerra», quindi una specie di legge straordinaria contro i sindacati e contro le agitazioni operaie. Poi il giorno dopo si è inventato un piano di mediazione vaticana.
Badate che vi posso dire in coscienza che nessuno ha mai parlato di ciò...

Una voce all'estrema sinistra. L'Osservatore Romano!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. L'Osservatore Romano parla di mediazione generica, che la Santa Sede ha sempre fatto per la pace. Non parla di un caso di mediazione... (Commenti all'estrema sinistra). Perché ridete? Prendete nota delle affermazioni esatte che io faccio, non insistete in fantasticherie che non fanno che fuorviare le questioni!
Poi, il 22 ottobre si parla ne l'unità di «macchinazione contro l'indipendenza nazionale» e l'Avanti! torna a rincarare: «Sembra che Marshall abbia chiesto l'immediato varo di leggi antipopolari per la cosiddetta regolamentazione degli scioperi».
Non si parlò mai, non si accennò mai nei nostri colloqui a questioni del genere, che non avevano alcuna connessione con tale visita.
Poi, quando il viaggio è passato, io ho pubblicato, accanto ai comunicati ufficiali, un'intervista della quale ho assunto la responsabilità e in cui mettevo le cose a posto. Ma i due suddetti giornali non ne hanno nemmeno preso nota, ed hanno continuato a dar corpo a quelle ipotesi, a quelle macchinazioni mai esistite. Orbene, quando l'onorevole Togliatti mi dice che viviamo in una zona isterica, di agitazioni, eccetera, non si riferisce forse anche alle conseguenze di un tale modo di pubblicare le notizie e di attaccare i membri del Governo quando si occupano di politica estera?
La stessa cosa si è ripetuta in occasione del mio recente viaggio. Non ero nemmeno partito, quando l'Unità scriveva, su tre colonne: «De Gasperi a Bruxelles per prendere ordini». E poi di rincalzo, appena lasciata Parigi: «A Parigi, rinuncia alle nostre colonie»; poi l'Avanti!, il 20 novembre: «De Gasperi tornerà da Parigi con l'adesione al blocco militare». Ed ecco che viceversa il 26 dice: «Triste viaggio di ritorno del Presidente del Consiglio: “no” per le colonie, “passi più tardi per il blocco occidentale”», eccetera.
C'è stato anche un giornale che ha pubblicato che io avevo già combinato di andare a Parigi. Siccome il giorno dopo ho annunciato che non era vero - e perché non era vero - perché ho ricevuto l'invito alla vigilia della mia partenza, anzi quando già ero in viaggio, hanno detto: «De Gasperi costretto a rinunciare ad andare a Parigi». In questa maniera, naturalmente, un'opinione chiara di quello che si fa non può risultare, e direi che l'ambiente, l'atmosfera diventa agitata, avvelenata da notizie che non hanno fondamento.

DUGONI. Come quella del «piano K» di cui parla Il Popolo. È identica posizione, (Rumori e proteste al centro).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Scusate, qui si tratta di fatti contrattabili dall'opinione pubblica. (Commenti all'estrema sinistra).

Una voce all'estrema sinistra. Il viaggio è controllabile, ma non lo scopo!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Anche lo scopo! Naturalmente, se mi viene negata assolutamente ogni fiducia, quando dico qualche cosa col massimo senso di responsabilità, che cosa volete fare? L'errore sta proprio nel manico! (Applausi al centro Rumori all'estrema sinistra).
Mi si è detto anche - lo ha stampato l'Unità - che avrei tenuto un vergognoso discorso antisovietico a Trento dopo il mio ritorno. Io non so su che notizie, su quali informazioni si sono fondati. Io ho qui il testo stenografico del discorso e lo posso dimostrare. In verità, non sono stato molto mansueto: ma sapete cosa ho trovato appena arrivato a Trento? Un grande manifesto del partito comunista, che diceva così: «Come già fece Mussolini, De Gasperi vende fumo per avere la comodità di preparare ipocritamente l'Italia alla guerra, unico mezzo possibile per il Governo democratico cristiano di salvarsi dallo spaventoso fallimento economico, finanziario, sociale e politico che da un anno e mezzo...» (Commenti al centro).
Sentite l'espressione dolce che si usava anche nei miei confronti: «Fermiamo la mano degli assassini, prima che sia troppo tardi!». (Commenti all'estrema sinistra).

Una voce all'estrema sinistra. È giusto! (Proteste al centro).

Una voce al centro. Giudicano gli altri col proprio metro!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri, «Soltanto lo schieramento della pace, sorretto dal partito comunista, da otto milioni di italiani liberi, può fermare la mano degli assassini!» (Rumori al centro - Commenti all'estrema sinistra).

Voci al centro. Fanin! Fanin!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Permettetemi di richiamare la vostra attenzione su quello che intendevo dire. Io intendevo dire che è assai pericoloso, dato lo stile della lotta, tanto aspra e rivoltante, specie quando si parla di guerra, trattare da assassino chi torna da una missione pacifica, in cui non si è impegnato affatto l'Italia; chi ha dimostrato in tutta la vita di avere lavorato con pieno senso di responsabilità. È pericoloso, dicevo, sentirsi dire «assassini» ed essere designati allo sdegno del popolo che non è esattamente informato di quello che avviene. (Applausi al centro e a destra - Interruzioni all'estrema sinistra).
Vi dico questo (non entro nel dettaglio della polemica, ma se volete sono disposto anche a farlo) per dimostrare come il tono, l'ardore della lotta è ormai così passionale che non potete meravigliarvi dei cosiddetti bollettini parrocchiali citati dalla signora Cinciari Rodano ieri: quando usate questo stile in manifesti pubblici e date dell'assassino... (Interruzioni all'estrema sinistra - Scambio di apostrofi fra il centro, la destra e l'estrema sinistra).
Permettete, onorevoli colleghi, io qui non faccio questi accenni per ricreare ragioni di conflitto; ma io dico questo perché ieri è stata posta la questione dell'atmosfera «avvelenata». Una voce all'estrema sinistra. Voi l'avete avvelenata. (Rumori).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Dico: per lo meno dovrete ammettere che anche dalla vostra parte non si lavora coi guanti. (Interruzioni - Rumori all'estrema sinistra).
Non parlo poi del manifesto che avete pubblicato a Roma e in tutta Italia edito dalla tipografia de l'Unità dove voi, sotto la mia figura messa in ridicolo, scrivete che io ho già firmato il patto di guerra di Bruxelles. Questa è una falsità! Sapete che è falso! (Vivi applausi al centro e a destra - Scambio di apostrofi fra il centro e l'estrema sinistra).

Una voce al centro. Bugiardi!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Ho reagito e ho citato nel discorso la Russia perché mi si era accusato, in un altro manifesto, che avevo perduto le colonie: che le colonie le avevo giocate a Parigi!

Una voce all'estrema sinistra. Non è vero? (Rumori al centro).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. No. Io ho risposto che se noi fossimo stati membri dell'O.N.U. e in grado di difenderci, avremmo, senza dubbio, potuto fare una migliore difesa. Però ho aggiunto: «La facciamo come possiamo, oggi, la difesa fuori della Organizzazione delle Nazioni Unite; ma se non possiamo farla è colpa del veto che ci è stato posto». (Interruzioni all'estrema sinistra - Vivi applausi al centro).
Ad ogni modo quando mi accusate, o accusate i rappresentanti italiani di aver rinunziato alle colonie, se voi vi riferite alla situazione giuridica, avete debole memoria, perché se leggete il trattato voi sapete che v'è un articolo che impone all'Italia la rinunzia alle colonie; giuridicamente la situazione è questa. Ma dobbiamo aggiungere che quando abbiamo votato il trattato abbiamo dichiarato che avremmo fatto ogni sforzo per rivendicarle tutte e per ottenere tutto quello che fosse possibile ottenere. E questo sforzo si fa ancora oggi, e la partita non è ancora perduta: per quanto sia molto seria. Ed una delle ragioni che ci si obiettano per restituirci le colonie è questa: come si fa a lasciare le colonie all'Italia? Sappiamo noi, data la situazione, chi ne approfitterà domani? (Applausi al centro - Proteste all'estrema sinistra - Interruzioni del deputato Semeraro Santo).

PRESIDENTE. Onorevole Semeraro, lei ha un aspetto così pacifico e si accalora tanto ad interrompere! (Si ride).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Ad ogni modo, colgo l'occasione per fare dalla tribuna parlamentare un ultimo vivissimo appello alle Potenze perché rendano giustizia all'Italia nella questione delle colonie! (I deputati della sinistra, del centro e della destra, in piedi, applaudono vivamente - Si grida: Viva l'Italia! Fuori i traditori - Prolungati commenti all'estrema sinistra).
Noi cerchiamo, attendiamo e valutiamo l'appoggio di tutte le Potenze nella questione coloniale... (Interruzioni all'estrema sinistra Proteste al centro),

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sul libro del buon costume parlamentare c'è un dare e un avere. Mi pare che voi stiate ora accumulando voci passive. (Accenna all'estrema sinistra).

Voci all'estrema sinistra. Noi?

Voci al centro. Voi provocate. (Scambio di apostrofi fra il centro e l'estrema sinistra).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Sono sicuro che ritroveremo la concorde valutazione della Camera inviando al ministro dell'Argentina presente in Roma un particolare ringraziamento per due cose contemporaneamente: 1) perché si è occupato anche del problema delle colonie, cercando di appoggiare le nostre richieste; 2) perché è stato un mediatore di pace nelle cause di conflitto. (I deputali della sinistra, del centro e della destra si levano nuovamente in piedi - Vivissimi ripetuti applausi - Si grida: Viva l'Argentina! - Interruzioni del deputato Angelucci Mario - Scambio di apostrofi fra il centro e l'estrema sinistra).

PRESIDENTE. Onorevole Angelucci vuole che la richiami all'ordine?

ARMOSINO. Voi siete disposti a rinunciare anche all'Italia, non solo alle colonie! (Proteste all'estrema sinistra).

PRESIDENTE. Rivolgo ai colleghi di questa parte (Accenna al centro) l'invito a non collaborare così attivamente a che le interruzioni si facciano più frequenti!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. L'onorevole Nenni mi ha mosso l'accusa di avere isolato gli uomini dell'opposizione all'interno, dividendoli, come ora tenteremmo, nella politica estera, di isolare la Russia. Egli ha detto - se ben ricordo - che «la divisione nasce dalle ideologie, ma voi non dovete aggravarla».
Ebbene, onorevole Nenni, lei ricorda che abbiamo collaborato insieme quando le nostre ideologie erano tali e quali quelle di oggi. Non era né il comunismo né il socialismo, come sistema, che ci poteva impedire la collaborazione per un dato settore immediato, per un programma di emergenza, e neanche oggi si tratta di uno stato insuperabile! Non è questione di ideologia!

Una voce all'estrema sinistra. È il viaggio in America!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Se fosse così facile risolvere le situazioni con un semplice viaggio, vorrei essere sempre in moto!
Dunque io dico- non è stato che la possibilità di cooperazione abbia trovato ostacolo nell'ideologia, ma è stata la tattica nuova del Cominform dal settembre... (Interruzioni all'estrema sinistra)... volevo dire… che ha aggravato le difficoltà che prima c'erano: direi, le ha consolidate. E precisamente: 1) per l'ordine dato di sabotare il piano Marshall: 2) per il pericolo che si è affacciato innanzi alla vita delle democrazie.
Anche l'onorevole Nenni finge di ignorare che, là dove è attuata una certa direttiva, la libertà politica va perduta.

Una voce all'estrema sinistra. Solita storia!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Già, la solita! Ma ogni momento trovo una documentazione! Eccone un'altra.

Una voce all'estrema sinistra. Avete la fabbrica delle false documentazioni!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. L'onorevole Taviani si è riferito ad una legge per la difesa della Repubblica della Cecoslovacchia, recentissima.
In tutti gli articoli di questa legge, il potere politico è presidiato in tale maniera che se Scelba avesse la metà di questi articoli a disposizione... (Commenti al centro - Interruzioni all'estrema sinistra). Con questa legge si crea un tribunale speciale che è il «tribunale del popolo». Anche Mussolini diceva che era il popolo armato che doveva difendere. (Applausi al centro Interruzione del deputato Bottonelli).

PRESIDENTE. Onorevole Bottonelli, la prego di non interrompere, altrimenti dovrò richiamarla all'ordine.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Perché non volete discutere una volta la realtà di queste questioni? Quando citiamo questi fatti gridate come per soffocare la parola.
Particolare significato ha il discorso di quel ministro della giustizia, il quale, nel corso di una conferenza stampa, ha detto, fra l'altro, che i giudizi per delitti previsti dalla nuova legge saranno effettuati uno o due giorni dopo l'arresto del colpevole per non dare la possibilità all'accusato di rifugiarsi nella procedura. Particolare curioso, che dimostra l'incertezza di opinioni fra la magistratura (lo raccomando a voi che siete difensori in Italia dell'assoluta indipendenza della magistratura)...

CAVALLARI. Che voi violate sempre.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri... è la dichiarazione dello stesso ministro che si è schierato contro il verdetto di indulgenza emanato in questi ultimi tempi dai giudici, i quali si preparavano, egli dice, degli alibi per l'avvenire. Con questo il ministro implicitamente ha riconosciuto che molti in Cecoslovacchia, perfino taluni giudici, contano su in futuro diverso dal presente. Ad ogni modo, leggendo questi documenti, vedendo questa triste esperienza che si inaugura in questi Stati, si dice: come mai è possibile? Lo sarà forse in Cecoslovacchia. Ma sarà possibile in Italia, dove tutto questo si chiamava fascismo un tempo? (Applausi al centro).

ANGELUCCI MARIO. È il sistema della polizia americana.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Vede, onorevole Angelucci, non è pratico che mi faccia interruzioni, perché io le prendo subito a volo e parlerò della polizia del partito comunista in Italia. (Applausi al centro Proteste all'estrema sinistra).
Ve ne do una piccola prova. Poi pubblicheremo le fotografie e vedrete di che cosa si tratta. Si tratta di una circolare circa i dirigenti della polizia del partito e circa i compiti dei dirigenti dell'Ufficio V che deve funzionare al centro di una certa provincia. Ho tutti i nomi. (Commenti all'estrema sinistra). State attenti. C'è in questa circolare una annotazione molto interessante. È detto nella circolare della segreteria provinciale che «il personale adibito a tale servizio non dovrà assolutamente essere individuato dai compagni della sezione e tanto meno ricoprire cariche di capo cellula. Se qualcuno di essi dovesse essere in carica, si esoneri immediatamente giustificando in modo da non creare osservazioni di sorta».
Purtroppo, è molto serio. (Ilarità all'estrema sinistra). Devo dire che passerò queste istruzioni alla direzione generale di polizia italiana, perché faccia almeno una parte di quello che fa la polizia del partito comunista. (Applausi al centro - Commenti all'estrema sinistra).

ARMOSINO. Per loro è normale! (Interruzione del deputato Laconi).

PRESIDENTE. Onorevole Laconi, la smetta con queste arie di sufficienza!

SEMERARO GABRIELE. Aveva ragione l'onorevole Togliatti quando diceva che gli interruttori sono dei maleducati!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Se voglio rilevare le difficoltà di collaborazione con simili sistemi, bisogna che ve lo provi. Dovete lasciarmi dire. Se dimostrate che sono falsi, sono pronto a ritirare i documenti. Il che sarà difficile.

SARAGAT, Ministro della marina mercantile, Vicepresidente del Consiglio dei ministri. L'onorevole Togliatti ride verde, perché lui sa di questi documenti! (Interruzioni all'estrema sinistra - Commenti).

LACONI. Chissà quanto li avete pagati!

PRESIDENTE. Onorevole Laconi, la richiamo all'ordine per la prima volta.

LACONI. Richiami anche l'onorevole Saragat!

PRESIDENTE. Lasci fare a me il Presidente, onorevole Laconi.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Tengo conto della vostra suscettibilità, e vi farò stampare il documento che vi leggo. Ho fatto un cenno sufficiente per far capire le obiezioni fondamentali che abbiamo contro il sistema nuovo - almeno a me è sembrato nuovo introdotto nel partito comunista. Queste ragioni sono sufficienti per metterci in guardia contro una collaborazione che non chiarisca prima le pregiudiziali sui metodi e sull'atteggiamento di fronte alla democrazia, sopra le funzioni di un partito e le funzioni dello Stato. Quindi, mi pare che fatti nuovi vengono a confortare quella decisione che ha preso la maggioranza degli italiani il 18 aprile. Credete che se si fosse trattato soltanto di fantastiche apprensioni, saremmo stati capaci di scuotere il popolo per un partito o per due partiti? No, è stato per la libertà. (Applausi al centro - Commenti).
La seconda dimenticanza nel quadro panoramico dell'onorevole Nenni, fatto innegabilmente con molta abilità, riguarda le proporzioni di forze.
Se noi ci trovassimo in un mondo, nel quale, da una parte, ci fossero i miliardari americani coi loro cannoni e con le loro bombe atomiche e, dall'altra, un gruppo di popoli disarmati, che di niente altro si occupano se non di convertire le steppe in ettari a grano, come dice l'onorevole Togliatti, allora il discorso diventerebbe un altro.
L'allarmismo ha altro aspetto; le considerazioni che si devono fare sui singoli casi, sui provvedimenti da prendere e sulla sicurezza hanno anche esse altro aspetto. Vedete nella tattica usata dall'onorevole Togliatti, e un pochino anche dall'onorevole Nenni, un duplice metodo; da una parte si dice: il pericolo è là; il pericolo contro la pace è là; bisogna urlare e gridare alla pace, per impedire che quelli facciano la guerra; e si parla di armamenti, di particolari mezzi meccanici a disposizione. E tutto questo in un paese come il nostro, il quale dal trattato è ridotto non soltanto ad un numero limitato di unità dell'esercito, ma a non potere ricorrere a nessuna macchina speciale e che non ha possibilità di sviluppo al riguardo. La pace, dal nostro punto di vista, è completamente assicurata dal trattato. Questa discussione si fa qui. Ma al di là, cosa ci sono: sommi pontefici o marescialli? Ci sono eserciti o popolazioni laboriose? (Applausi al centro).
Riconosco, come ho sempre riconosciuto, la parte storica avuta dalla Russia nella lotta contro il nazismo e quindi i meriti dell'esercito russo. Sarebbe grave errore dimenticarlo. Ma noi vogliamo ora affermare che i metodi dell'hitlerismo e la minaccia che veniva da questo non devono essere assunti da nessuna potenza egemonica in Europa.

TOGLIATTI. Cosa vuol dire?

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Mi pare che è così semplice, che non occorre dare altre spiegazioni.
La vostra tattica è duplice: da una parte gridate: neutralità, orrore delle cose militari, questa parola «militare» ha assunto aspetto di guerra guerreggiata; contemporaneamente, in mezzo ai vostri adepti, lasciate correre la voce che la Russia è fortissima, che invece l'Inghilterra ha cominciato a smobilitare, fino ad arrivare al disotto dei 150 mila uomini, che il Benelux e la Francia sono impegnati nelle colonie, dove si attiva, naturalmente, l'insurrezione nazionale; che, insomma, le condizioni militari delle potenze occidentali e dell'America sono indebolite e che, invece, sono rafforzate quelle della Russia; e si applaude con sincero entusiasmo all'avanzata dell'armata comunista in Cina.

Una voce all'estrema sinistra. Si capisce! (Applausi all'estrema sinistra).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Trovo naturale e logico che facciate così, ma non trovo naturale che poi, quando si parla degli altri, veniate a parlare di neutralità per principio, di pace consolidata e, all'interno, di debolezza, di disarmo; perché niente possa muoversi all'infuori di quella massa sovietica, che cammina, o di quel fronte sovietico che è in marcia.
Là dove trovano debole resistenza, questi neutrali attaccano; là dove trovano forte resistenza, stanno neutrali e consigliano la neutralità. Ecco perché noi dobbiamo, moralmente, se con le armi non possiamo, dimostrarci resistenti, perché aiuteremo il movimento di neutralità anche tra i comunisti. (Applausi al centro).
Ed ora vengo all'onorevole Togliatti. Anch'egli si lagna di una politica di odio che noi rinfocoleremmo contro una parte della nazione e per provare questo è venuto a dirci che si staccano i manifesti per la pace; allora io non ho saputo resistere e ho tirato fuori il manifesto che avevo ricevuto proprio quella mattina, in cui si ripeteva l'accusa contro di me di aver firmato il patto di guerra, e mi si accusava di essere fautore e promotore di guerre. Egli ha deplorato anche che vi è un'atmosfera isterica di eccitazione quando si parla di guerra e di pace, quando si parla di difesa: è vero, vi è questa atmosfera. Ma io vi voglio portare un esempio (un altro esempio, perché altri sono stati addotti da qualche collega) di come questa atmosfera sia nata. Parliamo del patto di Bruxelles.
Noi non abbiamo chiesto di aderire al patto di Bruxelles, né abbiamo oggi negoziati, né piani di fronte a qualsiasi patto.

CLOCCHIATTI. E cosa fa Marras a Washington? (Vivi rumori al centro).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Marras non è incaricato di far patti! Non è incaricato né di negoziati, né di far patti! (Commenti all'estrema destra).
Io voglio portarvi un esempio, che bisognerebbe che i partiti, i quali non sono all'opposizione, cercassero un pochino di volgarizzare: questo famoso patto di Bruxelles. Vi ho detto che noi non entriamo in quel patto di Bruxelles e la questione è presentata sotto un aspetto meramente oggettivo, come prova di quell'isterismo di cui prima parlavo. Quando il patto fu firmato - ed il 17 marzo eravamo nel pieno della battaglia elettorale ed avevamo altri pensieri (Commenti all'estrema sinistra) - la cosa passò senza che vi fosse discussione.
Forse non abbiamo nemmeno notato in Italia che il 22 gennaio 1948 Bevin in un discorso pronunciato alla Camera dei Comuni aveva posto nettamente la questione, dicendo, a proposito della politica dell'U.R.S.S.: «Io sono stato sempre partigiano di una Europa nel senso più largo, comprendente, beninteso, la Russia. Oggi il Governo britannico non farà nulla che sarà diretto contro la Russia dei Soviet o contro altri paesi; ma noi abbiamo il diritto di unire gli abitanti dell'Europa occidentale, proprio come i russi hanno unito già gli abitanti dell'Europa orientale, ed io penso che sia tempo di consolidare l'Europa occidentale». In seguito a questa dichiarazione vi furono le trattative di Bruxelles ed il 17 marzo si firmò il patto di assistenza. Cosa è questo patto militare? È un atto che nella sua prima parte generale può essere accolto da chiunque senta democraticamente.
In realtà, il patto di Bruxelles è un atto «volto ad affermare la fede dei contraenti nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della persona umana e negli altri principi proclamati dalla Carta delle Nazioni Unite; confermare e difendere i principi democratici delle libertà civili ed individuali, delle tradizioni costituzionali e, nel rispetto della libertà che forma il loro patrimonio comune, inserire in questo spirito legami culturali, economici, sociali che li uniscano; cooperare lealmente a coordinare i loro sforzi per costituire nell'Europa occidentale una base solida per la ricostruzione della economia europea; prestarsi mutuamente assistenza conformemente alla Carta delle Nazioni Unite per assicurare la pace e la sicurezza internazionale; fare ostacolo ad ogni politica di aggressione; prendere misure necessarie in caso di ripresa di politica di aggressione da parte della Germania». Vedete che questo patto ha una caratteristica propria che riguarda soprattutto il pericolo germanico. Ora, per quale ragione, in tutta l'Europa, questo patto concluso da governi prevalentemente socialisti e sicuri aderenti della pace, per quale ragione questo patto è stato proclamato blocco militare e offensivo, di attacco, di guerra, eccetera? (Interruzioni all'estrema sinistra).
Esso è un patto che è inserito nella Carta delle Nazioni Unite, è un patto che cessa per accordo fra i singoli contraenti, quando dovesse intervenire il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Ora è avvenuto che questo «blocco di guerra», è stato oggetto di manifestazioni, di suggestioni, e probabilmente di non obiezioni e opposizione durante la nostra campagna elettorale; poi, molta gente si è ficcato in mente che da quei paesi potesse venire la provocazione. Ma pensate a questo povero Benelux, che è stato distrutto dai tedeschi, a questa Inghilterra che si è difesa all'ultimo momento quando ormai l'attacco all'Inghilterra stessa sembrava minaccioso, quando dalla esperienza di neutralità che aveva fatto il Belgio, questi paesi hanno tratto la convinzione di doversi unire e difendere, pensate voi comunque che lo scopo loro possa essere quello di provocare la guerra? Evidentemente, lo scopo è chiaro, sia anche per la debole forza che questi Paesi rappresentano, specialmente in questo momento, di fronte alla prevalenza di altre forze che domani potrebbero essere in causa per l'aggressione, Ho detto prima che questa caratteristica di essere un patto, specialmente contro una politica aggressiva della Germania, dà ad esso un proprio carattere, che non è il nostro. La nostra posizione storico-geografica ci dà piuttosto il carattere di mediazione, nel senso di guadagnare a questa nuova Europa anche la Germania, e di guadagnarla alla forma democratica. (Interruzioni all'estrema sinistra).
Questa è la nostra missione e questa è la direttiva della nostra politica. Ma, tuttavia, non vale a me liberarmi dall'accusa di guerra, ma non vale nemmeno a un socialista come Spaak. E in mezzo ai lavoratori italiani ho trovato il manifesto: «Spaak è la guerra», perché i comunisti anche là, per ordini avuti, non lasciano tregua a coloro che cercano in una forma o nell'altra di difendersi. (Interruzioni all'estrema sinistra). L'onorevole Togliatti ha parlato di «neutralità». Qui devo dire che sulla neutralità mi pare che l'onorevole Togliatti non concordi del tutto, o meglio sia del tutto in disaccordo, con l'opinione dell'onorevole Nenni. «Neutralità (leggo nel testo integrale del suo discorso): la parola ha valore solo quando il conflitto scoppia». Oggi, invece, dire neutralità potrebbe disorientare gli spiriti, cioè consigliarli a porsi ad eguale distanza fra occidente e oriente, distaccarli da quella ammirazione che devono avere per lo Stato socialista russo.
È questo il significato di neutralità. E l'onorevole Morandi dice: «La neutralità cessa quando il conflitto scoppia», cioè vi è una neutralità per il momento, ma quando il conflitto scoppia, cessa, cioè si viene poi ai fatti.
Quindi, tutte e due queste cose, cioè neutralità che ha valore soltanto quando il conflitto scoppia e neutralità che cessa quando il conflitto scoppia, non sono che le stesse parole per coprire l'imbarazzo, per non dire chiaramente: «Noi, in ogni caso, saremo per la Russia, sia che aggredisca, sia che non aggredisca». (Applausi al centro).
Neutralità, certo, in quanto neutralità voglia dire il vivo desiderio della pace, in quanto neutralità voglia dire evitare le conseguenze di un conflitto. Questa è l'essenza di tutti gli animi pacifici, e quindi la grande maggioranza della gente che ricorda che vi fu una guerra non può dire altro che neutralità, se questo significa sicurezza dalla guerra; ma, se la neutralità significa abbandono, diserzione, dei principi di libertà e di democrazia che sono in giuoco e di ogni misura di sicurezza, allora non si tratta più di neutralità, ma di diserzione dalla causa della civiltà. (Applausi al centro).
Io ho l'impressione che i comunisti gridano: «pace, pace», e quanto più forte gridano «pace» tanto più credono di poter creare un alibi alla loro ferma decisione di parteggiare per la Russia, anche se ci aggredisce, perché, per loro, l'aggressione equivarrebbe a liberazione.
Ma si è anche detto: ci fu un attacco di Hitler contro il Comintern; e Togliatti ha detto: «è firmato Hitler, ma si potrebbe mettere anche De Gasperi». Sta bene, ma anche contro i vostri attacchi agli imperialismi americani potete mettere il nome di Mussolini, che li ha ripetuti tante volte. (Applausi al centro). Il nostro sforzo è di collaborare per la pace, e nell'O.N.U. ed al comitato per l'unione europea il nostro sforzo tende ad evitare conflitti sorti fuori di noi. Servendo l'Europa, serviamo l'Italia; e quando l'onorevole Togliatti ripete il suo discorso della mano tesa, lo ripete nello stesso momento in cui spiega le ragioni per cui deve combattere la nostra politica; quindi rimane un po' equivoco.
Comunque, quando egli offre la mano tesa, e ricorda contemporaneamente la risposta di Gramsci, riguardante la guerra civile, io dico: qui è dove non ci intendiamo. Perché Gramsci parlava dalla sbarra del tribunale speciale, e voi, onorevole Togliatti, parlate dalla libera tribuna del Parlamento italiano e non fate nessuna differenza fra l'una cosa e l'altra. Qui sta la differenza. Voi non avete diritto di appellarvi, in una Repubblica che garantisce veramente la libertà, voi in questo libero Parlamento non avete il diritto di appellarvi e rivolgervi contro nessuna dittatura. Questo solo complica l'equivoco tragico, e l'abisso antiunitario, che voi create! (Vivi applausi al centro).
L'onorevole Togliatti ha avuto cura di far seguire a questa fanfara bellicosa il finale della voce insinuante e flautata della signora Cinciari. (Si ride).
Non posso, signora Cinciari, onorevole collega, assumere la responsabilità diplomatica né per i giornali umoristici bianchi o gialli che ella ha citato, e sui quali purtroppo non ho una grande influenza, e nemmeno sui bollettini parrocchiali di cui ella fa incetta. E confesso la verità che, condannato, creda, all'esercizio di pazienza e di meditazione sulle miserie umane, a leggere l'Unità e l'Avanti!, non mi rimane molto tempo per consultare quelle pubblicazioni. (Applausi - Si ride).
Lei dice che la politica di divisione interna porta alla guerra, cosicché, secondo quanto ella ha appreso alla scuola del partito, i partiti socialisti e i sindacati europeo-americani (la maggioranza, cioè dei lavoratori e dei governi democratici) è semplicemente per pura passione politica che si difendono dal comunismo asservitore e totalitario...
Lei ha fatto un gentile appello: «Cambi strada». Signora, sono un po' vecchio per fare questo cambio di strada; ma voglio tener conto della cortesia e dell'appello.
Sono disposto a cambiare strada, ma a due condizioni:
1) che il partito comunista accetti il gioco democratico con lealtà, rinunciando alla riserva dell'azione diretta di violenza e a quella armata della rivolta, in caso di aggressione (Commenti all'estrema sinistra);
2) che esso cessi (rispetto ai legami ideologici, naturalmente) cessi dall'accettare direttive e ordini dal Cominform, che possono rappresentare, per certi aspetti ed in certi momenti, un illecito intervento nella politica italiana. (Commenti e interruzioni all'estrema sinistra).
Signora, si faccia autorizzare a prendere e ad assumere queste due garanzie, chiarisca queste pregiudiziali e poi io sono disposto a discorrere anche di bollettini parrocchiali. (Si ride al centro e a destra).
Riassumo. La mia impressione - poiché i viaggi dovranno almeno valere per le impressioni, se non per le congiure, le cospirazioni o i capovolgimenti - la mia impressione è che siamo ancora molto lontani, grazie a Dio, dalla guerra ed abbiamo tutta la possibilità di consolidare e difendere la pace. (Applausi al centro e a destra).
Ho detto questo anche dopo la visita di Marshall a Roma; lo confermo oggi, dopo i colloqui avuti.
Io credo nella pace, ma penso che, se mai, è la vostra, non la nostra politica che potrebbe portare alla guerra. L'attacco al piano di ricostruzione europea può risolversi in un attacco contro la collaborazione europeo-americana, in genere contro la solidarietà dei popoli e contro la vita economica, quindi contro la loro espressione politica che è una. E l'attacco finirà col colpire anche la democrazia, se continuerà e verrà condotto a fondo, perché la democrazia è fondata sulla libertà e sulla solidarietà umana. E voi questo attacco lo continuate e voi questa preoccupazione dell'unità europea, della crisi di un federalismo, o comunque di un centro europeo l'avete, la nutrite, non per ragioni solamente accidentali e temporanee.
Ho letto l'articolo dell'onorevole Togliatti in Rinascita e mi sono ricordato di aver letto nel passato nei documenti fondamentali comunisti l'avversione permanente e totale di Lenin ad una federazione di Stati uniti europei. Egli nel 1915 scriveva: «In regime capitalistico, gli Stati uniti d'Europa rappresentano o addirittura un'impossibilità, o un fatto reazionario. In regime capitalistico non vi sono altri mezzi per ristabilire l'equilibrio distrutto se non la crisi in campo industriale e la guerra in campo politico...

DUGONI. Anche adesso! (Commenti).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri... Gli Stati uniti del mondo, non solo dell'Europa, costituiscono una forma statale di unificazione delle nazioni, di libertà che noi associamo e vincoliamo al socialismo, per cui essi diverranno realtà soltanto quando la piena vittoria del comunismo avrà portato alla totale eliminazione degli Stati singoli e delle rispettive forme democratiche». (Approvazioni all'estrema sinistra).
Ecco perché noi abbiamo urtato contro un'opposizione energica, teorica e dottrinale, del comunismo, e credo che vi abbia urtato in parte anche l'amico Nenni che ha avuto la bontà di mandarmi un suo opuscolo, con quella bella vignetta illustrativa, dove si vede De Gasperi in pericolo di passare nella bocca della balena. Non lo dico per contraccambiare il consiglio, ma stia attento che in quella bocca non finisca anche lui. (Si ride - Applausi al centro).
Ma specie per l'Italia il pericolo è grave. Si impedisce - o si cerca di impedire - all'Italia la ripresa della sua posizione nel mondo diminuendo la nostra estimazione all'estero, facendo dubitare di noi e delle nostre possibilità, facendo sì che i malevoli possano prendere a pretesto la nostra assoluta paralisi interna. Soprattutto la vostra diffida, la vostra minaccia di ricorrere all'insurrezione, alla guerra civile, ci degrada da nazione consapevole e forte della propria indipendenza, a nazione che non ha altra alternativa: o piegarsi alla rivolta interna, o ricorrere alla protezione delle armi straniere. (Applausi al centro e a destra - Commenti all'estrema sinistra). Voi con questa tattica minacciate di ridurci alla situazione della Grecia.
Si è parlato molto di pace: direi che l'unica parola di guerra è stata la vostra, quando, in forma ipotetica, reclamate il vostro diritto all'insurrezione, e quindi il diritto alla guerra civile, e quando rivendicate per voi il diritto di mettervi automaticamente dalla parte della Russia, o di qualche altro Stato proletario, anche se si trattasse di un'aggressione contro il vostro paese. (Interruzioni all'estrema sinistra).

Una voce all'estrema sinistra. Chi l'ha detto?

Voci al centro. Voialtri!

Una voce all'estrema sinistra. Citi le fonti! De Gasperi fa concorrenza all'onorevole Sforza.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Le fonti le ha citate l'onorevole Taviani: l'avete confermato voi.
E perché questa riserva finale sia possibile voi vi ostinate fin da oggi nel tentativo di mantenere o riattivare un'organizzazione cospirativa, che chiamate «organizzazione di sicurezza del partito». (Proteste all'estrema sinistra). E per questo levate alti lai, quando nei pensiamo alla sicurezza, ma non alla sicurezza di un partito, ma alla sicurezza del paese, alla sicurezza dell'Italia (Applausi al centro), alla sicurezza dello Stato democratico; e ci chiamate bellicisti perché abbiamo la preoccupazione di difendere la nostra indipendenza.

Una voce all'estrema sinistra. Disarmo!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Vuole che disarmiamo ancora di più di quello che stiamo facendo?
Di fronte a questa politica di guerra, noi vediamo la politica di pace nella tendenza a costituire un'Europa consapevole della propria missione pacifica. Sì è detto «neutra»; meglio si direbbe «autonoma», nel senso che dovrà avere una propria politica e acquistare a mano a mano una funzione propria di pace. (Approvazioni al centro).
Avremmo lavorato anche nell'O.N.U., con l'America latina; lavoreremo domani in quel qualsiasi consesso che risulterà dalle varie proposte, che sono state accennate durante il dibattito e che, d'altro canto, sono note. Frattanto, lungi da una politica di isolamento, mentre ci manterremo lontani da ogni preconcetta ostilità contro l'oriente, cercheremo di coltivare l'amicizia con le Americhe, in primo luogo con gli Stati Uniti, a cui dobbiamo un contributo notevole nella nostra ripresa economica e che soli ci possono fornire i mezzi e le materie prime per ricostituire uno Stato robusto e vitale, e poi con quei paesi fratelli dell'America latina, che costituiscono la maggiore nostra speranza per l'affermazione del nostro lavoro.
Noi crediamo alla pace, lavoriamo per la pace. Non è, onorevoli colleghi, una conclusione tattica a cui si è arrivati durante il dibattito. Già a Bruxelles dissi: costituire questa solidarietà della ragione e del sentimento, della libertà e della giustizia e infondere nell'Europa unita quello spirito eroico di libertà e di sacrificio che ha portato sempre alle decisioni nelle grandi ore della storia.
Questo è compito primario di oggi, ed è compito di tutti.
E dicevo: il compito soprattutto delle forze che da una parte rappresentano l'essenza dello spirito civile e cristiano e dall'altra la grande passione della giustizia sociale.
Alludevo già a questo quando dicevo, a quel gruppo di lavoratori cattolici e cristiani, che questa collaborazione la ritengo utile non per ragioni di ministero, non per uno stato di necessità del presente momento, bensì perché bisogna che queste forze si alleino per ricostruire una tranquilla via verso la giustizia e nella libertà. Sono due capitoli che vanno congiunti: libertà e giustizia sociale.
Ma libertà politica e riforme sociali sono ambedue ancorate alla pace. (Vivi applausi al centro e a destra - Commenti all'estrema sinistra).
Lo spirito - dicevo - di solidarietà europea potrà creare in diversi settori diverse salvaguardie e difese, ma la prima difesa comune della pace sta nello spirito unitario che, comprendendo anche la Germania, eliminerà il pericolo della guerra, della rivincita e delle rappresaglie. Contro la solidarietà libera europea verranno ad infrangersi le propagande di astio, di antitesi ideologiche e rinascerà nei popoli la certezza della libertà del lavoro.
Questa la direttrice. Se l'approvate, vi chiedo di esprimere la vostra fiducia a tale proposito.
Nell'attuazione concreta, ogni fase si svolgerà sotto il controllo della pubblica opinione ed ogni eventuale impegno - se si dovrà prendere non sarà tale se non sancito dal Parlamento. (Vivissimi, prolungati applausi a sinistra, al centro e a destra - Moltissime congratulazioni).

Voci all'estrema sinistra. Affissione! (Vive proteste a destra e al centro).

Dopo la replica dell'onorevole Nenni, il Presidente del Consiglio riprendeva la parola per rettificare alcune circostanze.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Non intendo replicare ma solamente rettificare le circostanze di fatto.
L'onorevole Nenni, che ha come me appartenuto ai governi tripartitici ed ha una grande esperienza circa il valore di certi commenti dei giornali e che mi ha accusato di essere stato troppo suscettibile alle notizie che qualche ministro pubblicava e che non corrispondevano al corso degli avvenimenti, comprenderà la mia meraviglia che egli dia tanta importanza alle opinioni di giornali su questo problema.
Vi può essere, anche in un Governo meglio costituito, qualche sfasatura, specialmente negli organi rappresentativi dei singoli ministeri. Però non si lusinghi troppo, onorevole Nenni: ella avrà delle ragioni per combatterci e ci combatterà anche con estremo vigore e sforzo (non so fino a che punto è arrivato, ma mi pare che ci fate la vita abbastanza amara), ma non lusingatevi con queste piccole cose di creare un piccolo incidente o ingrossarlo per la critica interna: staremo coi nostri colleghi, che sono liberi di dire e sostenere le loro impressioni, finché troveremo un accordo comune, onestamente e nell'interesse del paese e, soprattutto, anche nell'interesse della democrazia. Se avremo differenze di vedute cercheremo di capirle; se non riusciremo a capire le nostre differenze ne daremo ragione al Parlamento. Tutto il resto è chiacchiera di cui mi meraviglio che si prenda nota!
Quanto ai ministri, posso dir questo: voi vedete che questi giornali hanno fatto passare per militaristi Gonella e Fanfani e per antimilitaristi gli altri. La verità è che se la discussione libera è lecita in Parlamento, essa è doverosa fra i membri del Governo. E che si notino diversi modi di vedere o preoccupazioni su una data notizia o affermazione, direi che è cosa troppo ovvia. Tra i ministri non vi furono né militaristi né antimilitaristi. Taluno dei colleghi accentuò più l'aspetto del problema dal punto di vista della sicurezza, tal'altro dal punto di vista della situazione politica. Ma tutti furono unanimi nella conclusione da me formulata: quella della difesa della pace sulla base della solidarietà europea. Si è preso atto che nessuna adesione è stata chiesta o proposta al patto di assistenza di Bruxelles. Questa è la realtà. E se un colloquio con l'onorevole Saragat è valso a chiarire qualcosa di più, non v'è niente di antiumano o di innaturale che possa significare crisi. Le crisi le faremo su cose gravi del paese, non su pettegolezzi di giornali! (Vivi applausi al centro e a destra - Commenti all'estrema sinistra).

On. Alcide De Gasperi
Camera dei Deputati
Roma, 4 dicembre 1948

(fonte: Camera dei Deputati - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di sabato 4 dicembre 1948)


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