LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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III° CONGRESSO NAZIONALE DELLA DC: MOZIONE FINALE
(Venezia, 2-5 giugno 1949)

Il III° Congresso nazionale della DC si svolge a Venezia dal 2 al 5 giugno 1949. Il Segretario politico in carica è Giuseppe Cappi, il Presidente del Consiglio nazionale della DC è Alcide De Gasperi.
De Gasperi è anche alla guida del suo V° Governo, il quadripartito centrista DC-PSLI-PRI-PLI, costituito dopo la grande vittoria del 18 aprile 1948.
L'ordine del giorno sulla linea politica viene presentato da Bruno Boni: la parte iniziale viene approvata dal Congresso per acclamazione, le altre parti vengono rinviate al nuovo Consiglio nazionale del partito eletto dal Congresso per un ulteriore approfondimento e stesura finale. Nel Consiglio nazionale anche la prima parte viene leggermente modificata.

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Mozione finale del Congresso

Il Congresso approva la linea politica seguita dal Consiglio Nazionale e dalla Direzione del Partito; esprime il consenso di tutto il Partito agli uomini che nell'azione governativa pongono al servizio del Paese le forze rinnovatrici della Democrazia Cristiana.

IL DOCUMENTO CONCLUSIVO

Il Consiglio Nazionale, in esecuzione del mandato ricevuto dal III Congresso rileva che, dopo la vittoria del 18 aprile e il successo dell'azione del Partito nelle Amministrazioni pubbliche, nel Parlamento e nel Governo, la Democrazia Cristiana si trova di fronte a un compito politico fondamentale: la costituzione del nuovo Stato democratico, fondato sul consenso e sulla partecipazione attiva del popolo lavoratore.

Tale compito potrà essere realizzato principalmente nei modi seguenti:

1) inserire sempre più l'Italia nella collaborazione e nella solidarietà di tutti i popoli liberi e, attraverso il Consiglio Europeo, fare dell'Italia un elemento sempre più efficiente della riorganizzazione dell'Europa sulle basi di una effettiva unità;

2) continuare nell'opera attiva di difesa sulla libertà e di consolidamento della democrazia contro i propositi sovvertitori del bolscevismo e contro le assurde aspirazioni dittatoriali del neo-fascismo;

3) accelerare l'attuazione e lo sviluppo degli istituti democratici già previsti dalla Costituzione e degli altri che si rendessero necessari per meglio garantire l'efficienza e la tempestività di azione degli organi fondamentali dello Stato, mediante: una più organica sistemazione dei rapporti tra potere legislativo e potere esecutivo; una accelerazione dell'attività legislativa da realizzarsi con un migliore coordinamento tra le due Camere, con un perfezionamento del metodo di lavoro di ciascuna di esse; e, infine, mediante un complesso di leggi riordinatrici dell'amministrazione dello Stato anche attraverso il decentramento amministrativo e l'attuazione dell'Ente Regione;

4) orientare la politica economica all'obiettivo della massima occupazione possibile dei lavoratori disoccupati.
A tale fine si ritiene necessario:
a) intensificare l'azione diretta a realizzare gli investimenti e lo sviluppo della produzione anche con una adeguata politica creditizia, tenendo particolarmente presenti le zone depresse;
b) attuare con la riforma tributaria una più equa distribuzione dei carichi fiscali e promuovere una più viva coscienza del dovere fiscale;
c) riordinare e coordinare gli organi responsabili della vita economica del Paese;
d) svolgere una intensa azione affinché nei rapporti internazionali si realizzi una solidarietà economica che permetta l'espansione del nostro lavoro all'estero.

5) attuare le riforme sociali (per le quali il Consiglio Nazionale riconferma le precedenti deliberazioni del Partito), coordinandole in modo che esse realizzino un generale rinnovamento democratico delle strutture, accrescendo la partecipazione dei lavoratori al progresso economico e sociale e promuovendo la coscienza della loro responsabilità;

6) attuare, con la riforma della scuola, lo sviluppo dell'educazione popolare e dell'istruzione tecnica e professionale dei giovani. La scuola, aperta a tutti, deve permettere lo studio ai capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi. La rinascita democratica del Paese è intimamente legata alla libertà della scuola, allo sviluppo delle istituzioni scolastiche, al progresso dell'attività scientifica e all'educazione del cittadino ai suoi doveri verso la comunità.
L'impulso al raggiungimento di questi obiettivi, considerati cerne essenziali per l'ordinamento democratico da costruire, può e deve essere dato da uno strumento liberamente voluto dalla coscienza popolare quale è appunto il Partito della Democrazia Cristiana.

Con la piena coscienza di questa alta responsabilità, si afferma:

1) la necessità che il Partito risponda con sempre maggiore efficienza alle esigenze morali e materiali del popolo, ed al suo impegno di studio dei problemi politici e sociali;

2) la necessità di mantenere libera, nella disciplina statutaria, la circolazione, in seno agli organi del Partito, delle varie opinioni in modo da garantire al Partito la sostanziale democraticità interna, e di stimolare la vitalità delle Sezioni, concorrendo, in tal modo, alla formazione della coscienza politica.

Mozione finale
III° Congresso Nazionale della DC
Venezia, 2-5 giugno 1949

(fonte: biblioteca Butini)


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