LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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L'ADESIONE DELL'ITALIA ALLA NATO: DISCORSO DI ALCIDE DE GASPERI ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
(Roma, 11 marzo 1949)

Il dibattito parlamentare sull'adesione dell'Italia alla NATO è stato uno dei più duri della storia repubblicana. L'11 marzo 1949 il Governo De Gasperi riferiva alla Camera dei Deputati circa l'avvenuta approvazione in Consiglio dei Ministri delle linee di politica estera e di adesione al Patto Atlantico, al fine di continuare nelle trattative diplomatiche con gli Paesi firmatari.

* * *

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. (Segni di attenzione). È già noto agli onorevoli colleghi che il Consiglio dei ministri di martedì, sentita la relazione del ministro degli affari esteri, si era trovato unanime nell'approvare la linea di politica seguita, perché rivolta alla tutela della pace e al rafforzamento della sicurezza nazionale nella rinnovata pienezza della nostra sovranità.
In seguito ad ulteriori comunicazioni pervenute nei due ultimi giorni, il Consiglio dei ministri si è espresso stamane in senso unanime per l'accessione in via di massima al patto atlantico e quindi per la partecipazione alla discussione nella fase conclusiva dei negoziati.
La formulazione di questo patto, quale è stato elaborato finora nelle conversazioni svoltesi fra i suoi promotori, non è ancora di pubblica ragione, ma siamo in grado di assicurare alla Camera che il patto è concepito nel quadro delle Nazioni Unite come impegno di solidarietà in favore della pace e della sicurezza delle parti contraenti.
Siamo anche in grado di informarvi che, nel complesso, i fini del patto si possono riassumere così: predisporre la mutua assistenza fra tutti i suoi membri; predisporre la consultazione tra di loro ove uno degli associati fosse vittima di aggressione o di evidente minaccia di aggressione; predisporre che, in caso di aggressione armata contro uno dei membri, gli altri prendano individualmente o collettivamente le misure necessarie per mantenere la pace.
La base del patto consiste dunque nell'obbligo, per tutti i suoi membri, di contribuire alla difesa nella misura consentita dalle rispettive forze. Tuttavia, poiché nei paesi democratici l'intervento in un conflitto armato è vincolato alla previa decisione del Parlamento, il patto non prevede che l'obbligo dell'intervento abbia effetto automatico immediato.
Tale automatismo generale viene escluso anche con riferimento all'ipotesi che possa essere nell'interesse di tutti gli associati che taluna delle parti non intervenga fino a tanto che essa stessa non sia attaccata direttamente.
A parte ogni migliore apprezzamento dei particolari di eventuali modifiche o aggiunte che possano derivare dalla discussione nella fase conclusiva del negoziato, a cui sappiamo con certezza di essere chiamati a partecipare quando non ci venga meno la vostra fiducia, risulta evidente che nella sua natura e nelle sue linee generali il patto, come oggi delineato, può costituire una definitiva tutela dell'indipendenza del nostro paese, come, al di sopra di tutti noi, può divenire una espressione pacifica della solidarietà americano-europea, che tanti frutti potrà ancora dare nel campo delle realizzazioni economiche e civili.
Si tratta di un'integrazione concreta dell'O.N.U., nel quadro della quale esso può agire come patto regionale equilibratore; e l'Italia vi trova il suo posto, corrispondente al suo spirito universalista e pacifico ed all'avvenire che noi dobbiamo garantire nel mondo.
In quanto ai mezzi per raggiungere la sicurezza, il patto non pretende nulla che sia superiore alle nostre possibilità militari, anche quali sono definite nel trattato di pace; ché anzi, in ipotesi, non trascura il caso eventuale che un paese, non minacciato da un attacco immediato e diretto, possa, nell'interesse di tutti gli associati, venire esonerato dal fornire, in tali circostanze, un contributo alla difesa collettiva.
Fatta eccezione di tale caso, l'impegno di reciproca assistenza nel caso di eventualità di un attacco è tassativo. Ma la prerogativa democratica del Parlamento sulla pace o sulla guerra è salvaguardata. (Commenti all'estrema sinistra).
È un patto di sicurezza, una garanzia di pace, una misura preventiva contro la guerra, Nessun paese o blocco di paesi fino a quando non avrà mire aggressive ha nulla da temere da esso. L'Italia, che si trova malauguratamente sulle linee strategiche fatali dei possibili conflitti mondiali, si assocerà a tutti gli sforzi per evitare una nuova e irreparabile sciagura. Con tale spirito intendiamo partecipare all'elaborazione della formula definitiva del trattato che sottoporremo poi all'approvazione delle due Camere.
Contemporaneamente due altri avvenimenti richiamano la nostra attenzione: la prossima firma del trattato per l'unione doganale italo-francese, trattato elaborato col concorso di parlamentari e di tecnici che verrà poi sottoposto all'approvazione dei due rami del Parlamento; e l'imminente elaborazione, a Londra, dello statuto dell'Unione europea in cui noi porteremo la nostra tradizione parlamentare e democratica, tendente all'elettività della rappresentanza, dalla quale un sistema federale auspichiamo nasca un giorno e nella quale porteremo anche il nostro spirito realizzatore e costruttivo, che preferisce decisioni della più vasta e volonterosa concordia, le sole capaci di superare in modo fecondo eventuali contrasti particolaristici, creando così quell'atmosfera fiduciosa dell'Europa nuova che i più alti spiriti d'Italia hanno sempre sognato.
Con tali sentimenti di collaborazione leale, ci accingiamo a quest'opera di ricostruzione europea, che, per maturare, ha un solo supremo bisogno: la pace. Il nostro contributo di iniziative riguardanti l'O.E.C.E., l'Unione doganale italo-francese, l'Unione europea, dovute alla politica attivista e ricostruttiva del nostro esperto ministro degli affari esteri (Commenti e interruzioni all'estrema sinistra - Vivissimi applausi al centro e a destra) è disinteressato; paghi, ora, degli alti riconoscimenti ottenuti noi non chiederemo, nelle assise in cui entreremo, una formale revisione del trattato di pace; non possiamo vincolare infatti il nostro atteggiamento collaborazionista al soddisfacimento di ogni nostro pur legittimo postulato (Commenti all'estrema sinistra), ma aspettiamo sicuri il pacifico svolgimento degli eventi, come attendiamo fiduciosi dal tempo e dalla migliorata situazione ambientale, che le nostre sacrosante rivendicazíoni, come quella del territorio di Trieste (Commenti all'estrema sinistra), trovino in via pacifica il loro risolvimento. Così intendiamo collaborare con pazienza e moderazione, perché i problemi più generali dei rapporti fra occidente ed oriente si risolvano nella pace e nella distensione. (Vivi applausi al centro e a destra).
L'Italia ha rinnovato con l'Unione Sovietica e con altre nazioni dell'oriente i suoi rapporti commerciali e desidera che le soluzioni di pace abbiano ovunque e in ogni caso la prevalenza. (Interruzioni alla estrema sinistra). Essa è troppo sicura della sua civiltà e della forza ricostruttiva dei suoi tecnici e dei suoi lavoratori per pensare a nuovi urti e a nuovi conflitti. Il regime democratico repubblicano garantisce il nostro popolo dal pericolo di ricadere in altre avventure (Commenti all'estrema sinistra): la democrazia italiana desidera solo che entro le proprie frontiere si possa lavorare e produrre in pace e in libertà. (Interruzioni all'estrema sinistra - Applausi al centro e a destra).
Di pace esterna e interna abbiamo soprattutto bisogno in un momento in cui l'Italia dimostra di essere arrivata molto innanzi nella sua ripresa economica e nella ricostruzione, tanto che gli sforzi del prossimo periodo possono dirsi decisivi per raggiungere la mèta.
Dopo un triennio di disordine monetario accompagnato dalla deficienza di beni sul mercato interno, abbiamo arrestato l'ascesa dei prezzi (Interruzioni, commenti all'estrema sinistra - Approvazioni al centro), cosicché nel dicembre 1948 si aveva un livello di prezzi dell'8 per cento inferiore a quello dell'autunno 1947. La produzione agricola nel 1948 è stata pari all'86, e fino all'87 per cento di quella prebellica. La superficie coltivata a frumento è aumentata di oltre il 3 per cento, ed il rendimento per ettaro è aumentato del 26 per cento. La produzione industriale ha raggiunto il 90, e fino il 92 per cento del livello del 1938. Il traffico merci estere è aumentato nel corso del 1948 di circa il 20 per cento. Di conseguenza il reddito nazionale è cresciuto dal 6 fino al 7 per cento, raggiungendo i nove decimi di quello prebellico. Le esportazioni da 54 milioni di dollari al mese nel 1947 sono salite a 80 milioni al mese durante il 1948; il bilancio dello Stato è passato da un deficit di 750 miliardi ad un deficit preventivato in 174 miliardi.
Tutto ciò è potuto avvenire perché lo sforzo è fondato sulla sobrietà, sul lavoro, sul senso di responsabilità del popolo italiano. Innegabilmente il contributo del piano E.R.P. è stato decisivo, e, nella imminenza della discussione al Congresso degli Stati Uniti, colgo l'occasione per rivolgere da qui un nuovo appello ai rappresentanti del popolo americano perché ci assicurino anche quest'anno un largo contributo. (Commenti all'estrema sinistra).
Ma premessa assoluta e fondamentale è la capacità lavorativa di un popolo, che ha bisogno di operare con la sicurezza dell'indomani e che, in forza dell'esuberanza di mano d'opera, deve contare sul concorso di nazioni più dotate di terra e di risorse industriali,

ANGELUCCI MARIO, Ma fate la riforma agraria! (Commenti al centro e a destra).

PRESIDENTE. Onorevole Angelucci, non interrompa.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Così, onorevoli colleghi, il senso di sicurezza ci appare come premessa necessaria alla nostra economia e per elevare il tenore di vita del nostro popolo lavoratore. (Commenti all'estrema sinistra). Esso produrrà un rasserenamento, spero, anche nella nostra vita politica interna, perché rafforzerà la fede nel sistema di libera democrazia (Commenti all'estrema sinistra - Vivissimi, prolungali applausi a sinistra, al centro e a destra) e confermerà la nostra speranza nelle soluzioni pacifiche dei problemi internazionali. (Vivissími applausi a sinistra, al centro e a destra).

Subito dopo, l'onorevole Nenni chiedeva che il Governo fornisse preliminarmente alla Commissione per gli affari esteri tutti gli elementi (anche quelli che sarebbe stato pericoloso o imprudente riferire alla Camera) necessari per valutare gli impegni che l'Italia avrebbe assunto aderendo al patto. Tale richiesta dava luogo ad un lungo ed acceso dibattito nel quale interveniva anche il Presidente del Consiglio.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Onorevoli colleghi, venendo qui a fare le mie dichiarazioni, che avevo preannunziate ieri sera, evidentemente avevo anche previsto il dibattito, che doveva seguíre; il Governo lo ha cercato questo dibattito, lo accetta, crede e spera che venga fatto in termini tali da illuminare l'opinione pubblica.
Non ho pensato nelle mie dichiarazioni altro che a fare l'introduzione a questo dibattito. Evidentemente, ci sono molte cose da dire, dal punto di vista di chi aderisce e di chi si oppone, e spiegazioni da chiedere al Governo.
Intendevo e intendevamo, tutti noi del Governo, specialmente il ministro degli affari esteri, di riservare al dibattito tutte quelle spiegazioni che venissero chieste.
In generale, devo dire, conoscendo la situazione, degli ultimi giorni specialmente, in cui la questione si è definitivamente impostata, che non esiste qualche cosa che noi possiamo dire alla Commissione e che non possiamo dire in Assemblea, e viceversa.
Quindi - tanto più che sappiamo benissimo cosa significhi dire le cose in Commissione (Commenti) - mi pare sia molto meglio per tutti fare una discussione il più possibile serena dinanzi al pubblico ed al paese, in Assemblea: tanto più che non si tratta di deliberare su documenti segreti che possano, non essere a cognizione del pubblico...

Una voce all'estrema sinistra. Se l'ha detto lei!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. ...ma si tratta di deliberare sulla questione di massima. (Interruzioni e commenti all'estrema sinistra). Egregi colleghi, una questione di massima che implica naturalmente, in fondo, la fiducia o no al Governo. Ci avete già detto che non avete fiducia nel Governo. (Commenti all'estrema sinistra).
Devo dire quindi, naturalmente, che, se durante il dibattito nascesse una questione, su cui il Governo, interpellato, decidesse di non mettere in pubblico la risposta, si potrebbe, d'accordo con gli interpellanti, fare riferimento ad una seduta della Commissione degli esteri. Ma, rebus sic stantibus, con questa impostazione generale, mi pare che nulla vieti, anzi tutto consigli che la discussione venga fatta in pubblico, cioè in questa Assemblea.
Non so - e qui siamo ancora nel campo della procedura - come l'onorevole Nenni possa parlare di una mistificazione del sistema parlamentare. Da quando l'Italia è costituita in nazione ed ha una rappresentanza parlamentare è la prima volta che, trattandosi di un trattato di grande importanza, non si attende a compilarlo e a presentarlo sotto responsabilità del Governo... (Rumori e interruzioni all'estrema sinistra), come la Costituzione prevede, ma si chiede, anzi, alla Camera un voto di fiducia prima di elaborarlo... (Vivissimi applausi al centro - Rumori e proteste all'estrema sinistra).

SEMERARO SANTO. Lo si accetta ad occhi chiusi! (Rumori al centro).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Quindi, amici e avversari (Commenti), onorevoli deputati, entriamo in questa discussione ! Non occorre che essa sia immediata, naturalmente, se preferite avere tempo per preparare argomenti e discorsi.

Una voce all'estrema sinistra. Non ve n'è bisogno.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Ve la propongo almeno per domani. Questa discussione, per i riflessi di carattere internazionale e per la connessione con quanto è fatto in altri paesi, evidentemente non può venire eccessivamente ritardata. (Rumori all'estrema sinistra). Comunque, se a un certo momento si presenterà la necessità di dire qualcosa che qui non possa esser detta e che meriti il controllo del Parlamento attraverso la Commissione (Interruzioni all'estrema sinistra), il Governo naturalmente sarà disposto a farlo, ma ora non è il momento. (Vivi rumori all'estrema sinistra).
In ogni modo io mi attendo e mi aspetto tutti i rimproveri che voi meditate di fare. Uno solo non meritiamo né io né i miei colleghi: quello della paura. (Vivissimi applausi al centro - Rumori all'estrema sinistra). Noi non ci rifugiamo né nella nostra responsabilità ministeriale, come la Costituzione ci concederebbe, né in riunioni private; noi oggi affrontiamo in pubblico la responsabilità nostra e di tutta l'assemblea. (Rumori). In realtà assumiamo, lo sappiamo, una grave responsabilità, Per far questo ci vuole il coraggio...

Una voce all'estrema sinistra. ...della paura

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. ...delle convinzioni e della coscienza che è il nostro usbergo! (Vivi applausi al centro). Di questo, anche da avversari onesti e leali, dobbiamo meritare riconoscimento. La mia conclusione è che la Camera voglia fissare l'apertura del dibattito in un tempo il più possibile vicino a questa discussione, possibilmente domattina. Torno a dire che se a un certo momento per la necessità dei documenti che venissero richiesti - ciò a cui non credo o per necessità di dichiarazioni...

CACCIATORE. Quei documenti li ha o non li ha? (Proteste al centro).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Siamo disposti a dare tutte le spiegazioni che possiamo dare in base agli elementi a noi noti. Vi chiediamo soltanto serenità in questa discussione e se non volete concedere la fiducia preventivamente, perché non possiamo chiedervelo, vi chiediamo quel certo senso di umana visione e di umana considerazione per coloro che hanno il coraggio, a ragion veduta, di assumersi una così grave responsabilità. (Vivissimi applausi al centro).

Riprendendo la parola dopo un intervento dell'onorevole Riccardo Lombardi, il quale aveva rilevato una notevole contraddittorietà nelle dichiarazioni riguardanti i documenti su cui il Governo aveva iniziato le trattative, il Presidente del Consiglio precisava i termini della questione e del dibattito.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. L'onorevole Riccardo Lombardi ha cercato di mettere in contraddizione quello che ho detto fra le dichiarazioni ufficiali e le dichiarazioni che ho improvvisato precedentemente nella mia polemica. Non esiste nessuna contraddizione. Ho detto nelle dichiarazioni ufficiali (e non mi meraviglio, se la memoria non mi serva almeno per citarle...) ho detto che la formulazione del patto, quale è stata elaborata finora nelle conversazioni svoltesi... (Interruzioni all'estrema sinistra) non era di pubblica ragione. Quindi, la formulazione del patto non è di pubblica ragione.
Ho detto però che siamo in grado, e quindi assumiamo tutta la responsabilità di quello che affermiamo, e lo affermiamo in base alle nostre informazioni diplomatiche, che siamo in grado di dire quale è la natura e quali sono le linee principali del patto al quale siamo chiamati ad aderire. (Interruzioni all'estrema sinistra).
Quindi, è questa la questione: la Camera deve discutere, la Camera deve deliberare se il Governo, accettando di aderire in base a questi elementi che vi sono stati resi noti e per i quali il Governo ha assunto la responsabilità, fa gli interessi del paese o non li fa.
Questa è la questione, non il testo del trattato. (Commenti all'estrema sinistra).

In prosieguo, il Presidente del Consiglio esprimeva il proprio parere su una proposta di sospensiva avanzata dall'onorevole Corbino.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Io credo che perdiamo meno tempo se stabiliamo che la Camera domani incominci la discussione generale. E non si dica che il testo che ho presentato io non rappresenta una dichiarazione del Governo. Esso è, senza dubbio, una relazione introduttiva, ma contiene tutto l'essenziale per una discussione seria e per una votazione, per quel tanto che è richiesto per il voto della Camera.
Quindi credo che, se si vuole veramente affrontare il problema e permettere che ciascuno assuma la sua responsabilità e non si abbia semplicemente l'intenzione di trascinare la questione, si possa accettare la proposta onesta, franca, responsabile del Governo che dice: domani, dopo che avrete avuto tempo di consultarvi fra i vostri Gruppi, incomincerà la discussione generale (Commenti - Interruzioni all'estrema sinistra), durante la quale il Governo dichiara di nuovo di essere disposto, ad un certo momento e conforme al dibattito, a date tutte le informazioni che saranno richieste. (Commenti all'estrema sinistra).

A questo punto, l'onorevole Corbino dichiarava di non insistere nella sua proposta. Subito dopo, la Camera, votando per appello nominale, respingeva un ordine del giorno presentato dall'onorevole Nenni sulla necessità, già da lui illustrata, di convocare preliminarmente la Commissione per gli affari esteri; respingeva altresì un ordine del giorno presentato ed illustrato dall'onorevole Almirante per invitare il Presidente del Consiglio o il ministro degli affari esteri a fornire le più ampie delucidazioni sulla situazione internazionale e sull'atteggiamento in merito del Governo. Prima della votazione di questo ordine del giorno, il Presidente del Consiglio prendeva ancora la parola.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Ho da ripetere quel che già dissi: tutto quello che è essenziale per una decisione da parte della Camera è già contenuto nella mia esposizione, la quale è fatta non come opera personale mia, ma, naturalmente, come decisione approvata da tutto il Consiglio dei ministri e alla quale ha collaborato soprattutto il ministro degli esteri. Io, quindi, qui avrei in realtà sostituito il ministro degli esteri solo perché conveniva dare a questa esposizione l'impronta integrale di tutto il Ministero, che ha veramente partecipato alla sua compilazione e alla sua deliberazione.
In piena coscienza lascio giudicare al pubblico italiano, che leggerà questa esposizione, se essa non contenga tutto quello che è essenziale e che sappiamo, circa la natura, circa le linee generali del problema, se essa quindi non ponga la questione nella sua luce e soprattutto innanzi alla vostra coscienza non ponga il problema nella sua alternativa integrale.
Onorevoli colleghi, non esiste una questione tecnica in un simile problema, esiste una questione di volontà, di coscienza, di tesi generale applicata a un dato momento e a date circostanze. Tutto questo è contenuto nella nostra esposizione. Posso aggiungere che il Governo intendeva promuovere questo dibattito e, intendendo promuovere questo dibattito, prevedeva naturalmente che venissero in discussione l'una contro l'altra anche le tesi fondamentali e le tesi di partenza, la tesi di neutralità, la tesi di isolamento, la tesi della cooperazione internazionale in una forma o nell'altra, in una misura o nell'altra. È ovvio che questo avvenga, ma non ha da far niente con la questione tecnica. È anche questa, questione fondamentale. In ogni caso, poiché verranno portati argomenti pro e contro dai diversi oratori, è giusto ed è diritto del Governo di rispondere nel momento in cui questa discussione maturerà in alcune alternative su cui il Governo dovrà dire la propria parola e portare le sue conclusioni.
Vi debbo far notare che, se si fosse proceduto secondo le interpellanze presentate, questa sarebbe stata precisamente la forma alla quale noi avremmo dovuto anche adattarci: prima sarebbero passati all'attacco gli interpellanti in quanto erano all'opposizione e poi avrebbe risposto il Governo; alla fine, gli interpellanti avrebbero avuto il diritto di replicare.
Quindi in realtà non facciamo che allargare il piano della discussione.
Terzo: poiché si continua a parlare di dati tecnici, eccetera, quasi che esistessero misteriosamente degli elementi di congiura e cospirazione, posso assicurare che non esistono; e quando venisse la conferma a me, con rispetto al ministro degli esteri, che tali elementi esistono, o venga fatta domanda specifica, noi daremo la risposta durante il dibattito nella forma più ampia possibile. (Commenti all'estrema sinistra).

Una voce all'estrema sinistra. Lo abbiamo fatto.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Noi abbiamo - vi prego di richiamare ciò che è procedura e prassi - noi abbiamo impostato la questione, abbiamo preso l'iniziativa, vi abbiamo dato tutti gli elementi: ogni volta e quando il Governo avrà la possibilità o il dovere di intervenire, è diritto del Governo di stabilire il momento in cui parlerà, in cui aggiungerà dati, eccetera. Direi che è anche un diritto del Governo, che viene in genere attaccato, di rispondere cogli argomenti con cui vuole rispondere. Non comprendo; comprenderei soltanto se veramente esiste la diffidenza che nei preparativi, nei procedimenti, eccetera, vi fosse qualcosa di misterioso. Comunque, se questo può essere un elemento di fiducia o di sfiducia, cioè di conferma della sfiducia su cui contiamo da parte vostra o di conferma della fiducia su cui contiamo da parte della maggioranza, tutto questo può venir messo in luce durante il dibattito. Quindi, non posso accettare che si metta in dubbio che il Governo abbia sottaciuto elementi conclusivi, elementi sostanziali fino, almeno, a prova contraria. La prova la darete voi, e noi discuteremo, risponderemo. (Vivi applausi al centro e a destra - Rumori all'estrema sinistra).

On. Alcide De Gasperi
Camera dei Deputati
Roma, 11 marzo 1949

(fonte: Camera dei Deputati - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di venerdì 11 marzo 1949)


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