LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA | |||||||||||||||||
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L'ADESIONE DELL'ITALIA ALLA NATO: REPLICA DI ALCIDE DE GASPERI AL SENATO DELLA REPUBBLICA Anche il Senato della Repubblica conclude il lungo e tormentato dibattito parlamentare sull'adesione dell'Italia al Patto Atlantico, con la replica finale del Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi il 27 marzo 1949. * * *
DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. (Segni di vivissima attenzione). Onorevoli senatori, la discussione generale è stata molto ampia. Diciassette oratori favorevoli e ventitré contrari; quarantacinque ore di discussione. Il Senato ha accolto questa occasione per esprimere integralmente il suo pensiero ed ha soddisfatto credo le aspettative del paese. C'è stata molta libertà di linguaggio. I colleghi dell'opposizione soprattutto non hanno mancato di espressioni molto energiche caratterizzando l'azione o l'atteggiamento del Governo. Specialmente alcuni colleghi, che io ho conosciuto in altri tempi come apprezzati collaboratori, hanno usato dei termini così radicali che hanno dovuto far impressione nell'animo mio. Lo potete credere. L'onorevole Negarville, già mio collega al Ministero degli esteri, mi ha detto, sapendo evidentemente che cosa voleva dire, che io avevo mentito e che avevo ingannato il Parlamento, sapendo di ingannarlo. Ci ha attribuito poi diversi altri titoli come quello di servi sciocchi - ed altri hanno incalzato in questo tono. L'onorevole Banfi ha parlato di traditori; l'onorevole Morandi di servi e demolitori della nazione; l'onorevole Sereni ha parlato di un vicolo cieco della democrazia segreta, l'onorevole Scoccimarro ha trovato nel nostro atteggiamento un machiavellismo deteriore e l'onorevole Casadei ha concluso proclamando che le nostre azioni erano una colossale truffa, e addirittura ci ha accusato di aver arrotato il coltello nell'ombra per colpire il popolo. Ho ascoltato, come era mio dovere, con la dovuta compunzione tutti questi giudizi; non mi sogno nemmeno di entrare in polemiche particolari sopra la fondatezza di tali accuse, ma invece, se mi permettete, voglio fare una cronaca, oggettiva più che mi è possibile, perché voi stessi giudichiate se le vostre qualifiche non sono state infondate, o per lo meno affrettate. Nessuna meraviglia che al gran pubblico, e forse a molti dei nostri colleghi, non sia chiaro il nesso fra i singoli fatti di politica internazionale degli ultimi mesi; molta confusione c'è tra il patto di Bruxelles e l'Unione di Bruxelles, tra l'Unione europea e il patto atlantico e l'organizzazione economica dell'O.E.C.E. Molta confusione, perché quasi contemporaneamente queste iniziative si sono svolte, hanno preso figura ed hanno naturalmente una connessione causale o di collaborazione. Permettetemi che io ricordi le date principali. SERENI. Questo non vi preoccupava!
DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. La diplomazia italiana in questo periodo si applicava invece a proposte costruttive della organizzazione europea. Vi cito e ricordo le proposte del 25 agosto del ministro degli esteri italiano per un'organizzazione o una trasformazione permanente con funzioni diverse anche di carattere politico, dell'O.E.C.E.; per promuovere, attraverso gruppi federalisti, una Unione europea; Unione europea che poi divenne un fatto compiuto attraverso l'Unione più completa delle cinque potenze ma che ora viene considerato il primo germe di una organizzazione che potrà diventare federalista. Era chiaro che l'Italia in questi movimenti cercava ancora la sua posizione e limitava il suo interesse soprattutto a tutto quello che era ricostruzione dell'Europa ed unione delle forze europee. Dissi questo in modo preciso, in una conferenza a Bruxelles, il 20 novembre 1948, in cui, dopo aver affermato che l'Italia era per sua tendenza, per suo proposito, occidentalista, aggiungevo però che, circa i mezzi di questa ricostruzione, circa i modi e le procedure, si poteva essere di diverso parere. Questa mia dichiarazione ebbe una conferma quando, durante il dibattito del dicembre del 1948 alla Camera, conclusi che, secondo il mio parere, noi preferivamo qualcos'altro, che non fosse il patto di Bruxelles - cioè il patto dei Cinque di assistenza - considerandolo piuttosto come un patto di difesa renana e quindi in rapporto alla eventuale rinascita della Germania, e dicendo che l'Italia aveva una posizione più mediatrice e che quindi non aveva fretta di agganciarsi a una simile formazione. Intanto il patto atlantico di cui si parlava da molto tempo, ma più nei giornali che nei consessi competenti, diventava una iniziativa ufficiale il 26 ottobre 1948. In una riunione di Parigi, abbiamo il primo comunicato in cui si dice che i Cinque più l'America si erano trovati d'accordo sui princìpi di un patto difensivo dell'Atlantico settentrionale e sui passi da compiersi in questa direzione, Le istruzioni del ministro degli esteri per gli ambasciatori, in questo periodo, quali sono state ? Queste: agire per tenere aperte le possibilità di aderire o non aderire a trattative che venissero iniziate per questo patto di sicurezza; non prendere nessun impegno da parte nostra; combattere soprattutto il senso di sfiducia che andava diffondendosi in qualche nazione circa il valore della socialità dell'alleanza con l'Italia, - valore interiore, questione morale, quindi ed insistere sopra l'apporto che l'Italia è chiamata a date ad una formazione di difesa della civiltà occidentale; interessare anche alla nostra situazione difensiva nel rispetto, però, del trattato. Io vorrei richiamare la vostra attenzione sopra questo punto di vista perché può essere oggetto di contrasto, lo riconosco. Ma noi avevamo il dovere fin dall'inizio di non sbarrarci la via a quello che noi consideravamo metodo necessario per svuotare della sua sostanza il trattato, nei suoi limiti e nella sua iniquità. Che cosa è risultato da questi sondaggi fatti dai diversi ambasciatori presso le diverse cancellerie? È risultato questo allora: primo, che appariva estremamente difficile tenersi fuori del patto di Bruxelles, che in quel tempo veniva considerato dall'America come il passaggio naturale verso un patto atlantico, un patto più largo. Secondo, che sembrava molto improbabile di ottenere uno statuto particolare di garanzia, ed eventualmente di prestiti per il riarmo, entro i limiti cui ho accennato, per la sola Italia, cioè un patto bilaterale. Il 10 dicembre 1948 cominciarono a Washington le riunioni per la redazione del patto. Verso la fine di dicembre, dopo Natale, si ebbe l'impressione che le decisioni maturassero e allora il Governo italiano inviò un memorandum per riassumere il proprio punto di vista sopra la più scottante delle questioni, cioè sopra la garanzia americana nei rapporti, che per l'America sono in genere difensivi. Non è il momento qui che io vi possa leggere tutto il testo di questo memorandum: è ancora troppo presto e non attiene a me farlo in questo momento. Però vorrei farvi alcuni accenni per dimostrarvi il linguaggio pieno di responsabilità, la prudenza e la misura con cui abbiamo proceduto. Il memorandum inviato da Roma il 6 gennaio è arrivato poi, attraverso le traduzioni, in mano del Governo degli Stati Uniti il 12 gennaio. Incominciava così: «Quanto segue ha come scopo quasi esclusivo di far conoscere al Governo americano l'autentico stato d'animo dell'opinione pubblica italiana di fronte alla riconosciuta necessità della più stretta collaborazione a difesa della pace e della libertà umana», Ad un altro punto: «Esso vuole essere una candida espressione del nostro pensiero, che ci pareva doveroso verso il Governo ed il popolo degli Stati Uniti cui tanto dobbiamo e coi quali l'immensa maggioranza della nazione italiana intende conservare e sviluppare i rapporti più intimi». TERRACINI. Andreotti c'è andato, in Spagna.
DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Andreotti è un tifoso: c'è andato proprio per il calcio, invitato ufficialmente dalle organizzazioni sportive. (Si ride). NEGARVILLE. Come no? DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Comunque, in base a queste affermazioni, in base a questa documentazione, il 10 marzo il Consiglio dei ministri ha preso nella sua responsabilità, alla unanimità, la deliberazione di dare per suo conto un'adesione di massima al patto atlantico. La sera dello stesso giorno comunicai alla Camera che avrei fatto l'indomani delle dichiarazioni sulla politica estera. L'indomani feci le note dichiarazioni alla Camera e al Senato. La Camera discusse fino a tutto il 18. Il 18 arrivò il testo della bozza - chiamatela come vi pare - il draft. Noi eravamo impegnati a non pubblicarlo - sapete che di solito la pubblicazione è concordata fra i due Governi prima delle ore 17 del giorno 18. Ed è avvenuto che anche i giornali erano impegnati dalle rispettive agenzie di non pubblicare il testo prima di quell'ora. Comunque, è stato pubblicato verso le 14 o le 15, e questo è servito quasi a portare una prova del nostro mendacio e della nostra tendenza a tenere segreto qualcosa che doveva essere invece manifesto. CASADEI. Le aggressioni dall'interno. DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Parlerò anche di queste. Voce dalla sinistra. Avremo pazienza.
DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Non tanta quanta ne ho io. (Rumori). Voce dalla sinistra. Ma si difende male!
DE GASPEPI, Presidente del Consiglio dei ministri. A questo ci penso io. LI CAUSI. I tecnici della disfatta DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. C'è ancora una possibilità, onorevoli senatori. Secondo l'onorevole Terracini dovremmo adattarci all'occupazione sovietica, che egli sembra ritenere probabile... TERRACINI. Non io, ma i vostri strateghi la ritengono probabile. DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. ...assicurando che i russi saranno buoni se noi avremo dato prima il buon esempio. Supponiamo che sia vero. Ma gli altri, cioè i loro nemici, li lascerebbero indisturbati perché sono buoni ? (Interruzioni dalla sinistra). TERRACINI, Ci hanno massacrato come alleati; si immagini se fossimo nemici.
DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Io ho grande stima delle abilità dialettiche dell'onorevole Terracini, ma un po' meno delle sue cognizioni strategiche. Tuttavia devo riferire le parole, che egli ha usato nel suo discorso: «Guardate, onorevoli colleghi, io non parlo per cinismo, perché ad un certo momento occorre vedere le cose come sono. Il nostro paese sarà certamente percorso da armate nemiche. E da quali? Io non mi intendo di strategia, ma non c'è generale o scrittore di cose militari, e i nostri giornali stanno riportando ampiamente articoli e sono stati scritti libri, che non dicano che la maggiore probabilità è che per intanto sarebbero gli eserciti sovietici a venire. Onorevoli colleghi, se ci vengono come in terra nemica, come in terra di conquista, come in terra schierata contro di loro, ahimè, credo che questa occupazione sarà uno spaventoso dramma per il nostro paese. Ma se queste truppe vengono e trovano un popolo che non si è schierato contro di loro, che non ha parteggiato per la destra o per la sinistra (Vive interruzioni dalla sinistra), ebbene, i russi non saranno quei diavoli scatenati che qualche abate va predicando sul pulpito. Ma i nostri soldati, che sono stati in Russia, su questo almeno, hanno tutti concordemente deposto sulla gentilezza dell'animo popolare sovietico. E allora il problema si pone in questi termini: dobbiamo creare una situazione nella quale le nostre terre siano invase da un esercito che ci consideri nemici? O dobbiamo preferire che si sappia che noi non ci siamo vincolati in qualche modo con i suoi avversari?».
Dobbiamo, rispondo, affidarci a questa dialettica, anche supposto che tutto questo dipendesse soltanto dai russi e non dipendesse anche dagli altri? La nostra tesi è che, disgraziatamente, quod Deus avertat, se un conflitto scoppiasse, l'Italia difficilmente ne potrebbe essere fuori, e ciò indipendentemente dalla sua volontà. (Commenti, interruzioni dalla sinistra). SPANO. Voi avete diviso il paese con la vostra politica! DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri, Supponiamo, onorevole Spano, che la colpa sia divisa; il fatto è lo stesso. SPANO. Ebbene, potreste modificarlo.
DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Certo, se ci aiutaste, potremmo farlo. (Vivissimi applausi dal centro e dalla destra). Non so se ho capito bene ieri sera l'onorevole Franza. Gli devo però osservare che il suo rivendicare il passato per concludere che tutti hanno fatto bene quando l'hanno fatto in buona fede per il paese, è una tendenza assai pericolosa, conduce a violare ogni legge, ogni giuramento, a parte la buona disposizione d'animo di coloro che sono messi in tentazione. Bisogna che ci sia una legge sola, quella democratica, ed un solo dovere per tutti, quello dei cittadini di difendere la patria dall'aggressore, chiunque esso sia. (Approvazioni vivissime al centro e dalla destra, grida di: Viva l'Italia! - Commenti e invettive dalla sinistra). È una cosa seria quella che sto dicendo, che in questo momento non riguarda nemmeno voi; ma io che sono per la pacificazione politica in Italia (Interruzioni dalla sinistra), ho paura (Voci dalla sinistra: Scelba, Scelba) di questi tentativi di riabilitazione del passato, non a vantaggio delle singole persone, il che importa poco, ma a danno di un principio che deve essere salvo. Soprattutto, amici miei, abbiamo qui presente ancora per le particolari disposizioni della Provvidenza, l'illustre uomo che ha rappresentato la riscossa dell'unità morale dopo Caporetto... (Applausi vivissimi e prolungati all'indirizzo del senatore Orlando. Commenti dalla sinistra). NEGRO. Orlando lo univa il popolo, voi lo dividete. (I senatori della sinistra si levano in piedi ed applaudono a lungo - Commenti dal centro e dalla destra). DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Onorevoli senatori, io mi rivolgo a voi ed è proprio per ringraziarvi... (Interruzione dell'onorevole Lussu - Proteste dal centro e dalla destra). NEGRO. L'avete silurato, non l'avete voluto a Presidente della Repubblica. (Commenti da tutti i settori). DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Vi dicevo dunque che vi ringrazio di non aver ripetuto qui dichiarazioni che forse vi sono state strappate in altre occasioni dall'affetto che vi lega - e, lo riconosco, non senza fondamento, perché si tratta della vostra ideologia - al partito bolscevico. (Interruzioni e commenti dalla sinistra). LI CAUSI. All'Italia! Noi siamo stati nelle galere italiane. DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. È inutile che io vi ripeta le dichiarazioni che voi avete fatto; ma dovete ammettere che certe dichiarazioni non rafforzano nella opinione pubblica mondiale la convinzione che in Italia esista una neutralità morale e una unità nazionale, (Interruzioni e commenti dalla sinistra). Voci dalla sinistra. Siete stati voi i primi a prendere posizione! I comitati civici! I viaggi in America! DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Volete che io dia lettura della vostra stampa? Se credete che io abbia fatto offesa alla verità sono disposto a leggervi le vostre dichiarazioni. Lasciamole stare, mettiamole a verbale. Mi auguro che venga un giorno che cadano tutte le barriere e che arriviamo, il più rapidamente possibile, almeno agli Stati uniti d'Europa. Ma fino allora è delitto (Interruzioni, commenti dalla sinistra) insegnare che la diserzione possa essere, in qualsiasi caso, un dovere morale. PASTORE. È per questo che lei è rimasto in Austria! (Commenti, invettive dalla sinistra).
DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Lasciamo stare gli esempi che si sono riportati di neutralità armata: Svezia e Svizzera, armate e sostenute dalla unità dei cittadini. E neanche l'esempio che si è portato della Turchia giova, in quanto che la Turchia si è salvata perché era alleata dell'Inghilterra e non era semplicemente neutra. Voce dalla sinistra. Perché da due anni insultate la Russia, lo spirito della Russia!
DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Si dice che la maggior parte di questi trattati - mi pare che sia stato l'onorevole Terracini ad affermarlo - sarebbero per lo meno contemporanei al patto di Bruxelles del 17 marzo 1948. Non è esatto. Sono ben 17, di questi 24 patti, quelli che sono anteriori al patto di Bruxelles. Ho le cifre qui, ma non voglio farvi perdere tempo leggendovele. Va osservato poi che il sistema dei patti orientali è sostanzialmente diverso dal sistema del patto atlantico, in quanto in quelli è previsto l'intervento automatico ed immediato in caso di aggressione, e in alcuni trattati - vedi patti con la Bulgaria, Rumenia, Ungheria - anche in caso di minaccia di aggressione da parte della Germania o di qualsiasi altro paese che si unisce direttamente alla Germania e sotto qualsiasi altra forma. (Vivi commenti ed interruzioni dalla sinistra). Voce dalla sinistra. E le parole di Sforza?
DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Ma forse voi direte: l'urto può accadere con riferimento al trattato di pace. Mi pare che anche l'onorevole Carmagnola mi abbia posto un simile quesito, se ho ben capito. Ora, vorrei richiamare la sua attenzione sopra l'articolo 8 del patto atlantico di assistenza, il quale dice che il patto non deve contraddire a nessun impegno internazionale precedentemente preso. (Commenti dalla sinistra). Quindi è ben chiaro che noi non possiamo accettare né il patto atlantico, né conseguenti accordi eccetera, i quali siano in contraddizione con il trattato. E questa è una delle caratteristiche più pacifiche del patto. (Vivi commenti ed interruzioni dalla sinistra). Voce da sinistra. Cosa vuol dire?
DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Non so altro al di fuori delle interpretazioni che si sono date. Però debbo dire prima di tutto che non vuol dire quello che voi avete stampato su l'Unità, mentendo e dicendo che il signor Pearson, ministro degli esteri del Canadà, abbia affermato che quella dizione è stata introdotta per interesse e su proposta di De Gasperi e di Schuman: questa è favola e questo non lo può provare nessuno, né direttamente né indirettamente. È stato del resto smentito ufficialmente dal Governo canadese e dal suo ambasciatore a Roma. TARTUFOLI. Cosa volete, mano libera?
DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Ad ogni modo, fino adesso non sono stato smentito nella mia fiducia nel popolo italiano e anche oggi essa è fermissima... (Vivissimi applausi dal centro e dalla destra). PROLI. In questo caso conta la volontà popolare, non quella dei Parlamento. (Commenti e interruzioni in tutti i settori). PRESIDENTE. Ricordo agli onorevoli senatori che deve essere permesso al Capo del Governo di esprimere il proprio pensiero. La tribuna parlamentare deve essere libera. Tutte le opinioni devono poter essere espresse. Voce da sinistra. Chi l'ha detto? (Vivissime interruzioni dal centro e dalla destra). PRESIDENTE. Io capisco che ci possano essere delle interruzioni durante le dichiarazioni del Governo; ma tutti debbono avere il diritto di esprimere la propria opinione in una Assemblea parlamentare, e tanto più il Governo al quale sono state poste, durante la lunga discussione, tante domande. Onorevole Presidente del Consiglio, la invito a riprendere le sue dichiarazioni.
DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri, Non mi pare, egregi colleghi, di aver abusato della vostra pazienza, né ho cercato argomenti che potessero suscitare proteste. Ho cercato di dire delle cose, di portare delle constatazioni; ho cercato, comunque, di esprimere, come avete fatto voi, liberamente il mio pensiero responsabile dinanzi ad una questione così grave per il paese. Voi dite: perché grave? È grave perché siamo divisi. Se fossimo uniti sarebbe una cosa facilissima. (Interruzioni da sinistra). Un altro argomento che si è portato per dimostrare che il pericolo di guerra è gravissimo, che questo patto, invece che di pace è di guerra, è stata la psicosi di guerra e l'aggressività, come si è detto, di uno dei due grandi contendenti, cioè dell'opinione pubblica americana. Si sono portati dei testi americani che sono stati letti qui, testi veramente poco commendevoli; ora bisogna discutere e decidere conformemente alle decisioni di persone responsabili, bisogna tener conto delle affermazioni di Truman e delle affermazioni degli uomini più direttivi del Congresso e bisogna tener conto soprattutto della larga opinione media americana, che è assolutamente pacifica. D'altro canto, se noi volessimo continuare la polemica sopra l'aggressività, quante altre ragioni potremmo trovare anche dall'altra parte per affermare lo stesso! Oh, vi potrei far perdere tutta la giornata, ma certamente... (Vive interruzioni e commenti dalla sinistra). Certamente vi potrei portare numerose citazioni di Stalin, di Lenin e di Zdanov, ma vi dico che comunque siano le dichiarazioni fatte, teoretiche o fatte in altra occasione, da questi uomini di Stato, io so che quel che vale nel momento decisivo è il senso di responsabilità; ed io ho fede più nel senso di responsabilità degli uomini russi che nel vostro atteggiamento, (Vivissimi applausi dal centro e dalla destra). LI CAUSI. Anche il duce veniva dal popolo! DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Onorevoli senatori, si è detto che questa attività, questo nostro atteggiamento minaccia i nostri rapporti con l'oriente, e, badate, con ciò non voglio dire che nella vita pubblica sarebbe più opportuno essere sempre saggi, non ricorrere mai ad eccessi verbali, non scambiar mai lo Stato per il partito... Voce da sinistra. Come fa lei.
DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. ...ma dobbiamo ammettere che nel caso particolare di cui voi vi interessate, esistendo lo Stato partito, è assai difficile in certi momenti ottenere la distinzione doverosa che vale soprattutto per questo banco. Voce da sinistra. Mandi via Scelba! DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Se vogliamo veramente il progresso del lavoro, bisogna riuscire a superare questo senso di insicurezza che paralizza l'ascesa economica. Noi governeremo secondo lo spirito della Costituzione repubblicana: all'interno difesa della libertà per tutti... LI CAUSI. Dovete arrestare gli assassini dei lavoratori! PRESIDENTE. Onorevole Li Causi, non interrompa. DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. ...conquista della giustizia sociale per le classi popolari; all'esterno noi ci ispireremo alle direttive dell'articolo II della Costituzione, che afferma che l'Italia ripudia la guerra, consente alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le nazioni e promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo. Con questo programma, in questi limiti, con questo spirito, io chiedo da voi una parola di conforto per camminare sulla via che abbiamo intrapresa, via piena di responsabilità, via della quale conosciamo gli spini e i triboli, ma via della quale conosciamo anche la mèta: la libertà, la forza, l'ascesa del popolo italiano! (I senatori del centro e della destra si levano in piedi ed applaudono lungamente - Moltissime congratulazioni - Si grida da destra: Viva l'Italia!, e contemporaneamente da sinistra: Abbasso la guerra).
On. Alcide De Gasperi (fonte: Senato della Repubblica - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di domenica 27 marzo 1949) |
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Portale della Democrazia Cristiana - un progetto ideato dall'Istituto "Renato Branzi" di Firenze |
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