LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

LA STORIAGLI UOMINII CONGRESSILE ELEZIONILE CORRENTI
I DOCUMENTILE IMMAGINITESTIMONIANZEISTITUTO BRANZIRINGRAZIAMENTI

 

L'ADESIONE DELL'ITALIA ALLA NATO: REPLICA DI ALCIDE DE GASPERI AL SENATO DELLA REPUBBLICA
(Roma, 27 marzo 1949)

Anche il Senato della Repubblica conclude il lungo e tormentato dibattito parlamentare sull'adesione dell'Italia al Patto Atlantico, con la replica finale del Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi il 27 marzo 1949.

* * *

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. (Segni di vivissima attenzione). Onorevoli senatori, la discussione generale è stata molto ampia. Diciassette oratori favorevoli e ventitré contrari; quarantacinque ore di discussione. Il Senato ha accolto questa occasione per esprimere integralmente il suo pensiero ed ha soddisfatto credo le aspettative del paese. C'è stata molta libertà di linguaggio. I colleghi dell'opposizione soprattutto non hanno mancato di espressioni molto energiche caratterizzando l'azione o l'atteggiamento del Governo. Specialmente alcuni colleghi, che io ho conosciuto in altri tempi come apprezzati collaboratori, hanno usato dei termini così radicali che hanno dovuto far impressione nell'animo mio. Lo potete credere. L'onorevole Negarville, già mio collega al Ministero degli esteri, mi ha detto, sapendo evidentemente che cosa voleva dire, che io avevo mentito e che avevo ingannato il Parlamento, sapendo di ingannarlo. Ci ha attribuito poi diversi altri titoli come quello di servi sciocchi - ed altri hanno incalzato in questo tono. L'onorevole Banfi ha parlato di traditori; l'onorevole Morandi di servi e demolitori della nazione; l'onorevole Sereni ha parlato di un vicolo cieco della democrazia segreta, l'onorevole Scoccimarro ha trovato nel nostro atteggiamento un machiavellismo deteriore e l'onorevole Casadei ha concluso proclamando che le nostre azioni erano una colossale truffa, e addirittura ci ha accusato di aver arrotato il coltello nell'ombra per colpire il popolo. Ho ascoltato, come era mio dovere, con la dovuta compunzione tutti questi giudizi; non mi sogno nemmeno di entrare in polemiche particolari sopra la fondatezza di tali accuse, ma invece, se mi permettete, voglio fare una cronaca, oggettiva più che mi è possibile, perché voi stessi giudichiate se le vostre qualifiche non sono state infondate, o per lo meno affrettate. Nessuna meraviglia che al gran pubblico, e forse a molti dei nostri colleghi, non sia chiaro il nesso fra i singoli fatti di politica internazionale degli ultimi mesi; molta confusione c'è tra il patto di Bruxelles e l'Unione di Bruxelles, tra l'Unione europea e il patto atlantico e l'organizzazione economica dell'O.E.C.E. Molta confusione, perché quasi contemporaneamente queste iniziative si sono svolte, hanno preso figura ed hanno naturalmente una connessione causale o di collaborazione. Permettetemi che io ricordi le date principali.
Il patto di assistenza di Bruxelles, delle Cinque potenze, venne proclamato e concluso il 17 marzo 1948; gli italiani erano allora immersi nella campagna elettorale; non si sono occupati di questo patto; e specialmente nella campagna elettorale non c'era che la cura da parte di tutti i partiti, compreso il mio, di declinare qualsiasi responsabilità, senza discutere sul patto e senza venire ad un dettagliato esame del patto stesso. Si diceva un patto militare; direi che si è insistito sopra questo errore senza esaminare il carattere stesso e i termini del patto, ed è quindi spiegabile - e qui mi richiamo appunto alle affermazioni avvenute durante la discussione - è spiegabile che oggi ci dicano: voi nella campagna elettorale avete proclamato di non aderire. Direi di più: non solo non aderire, ma nemmeno ce ne siamo occupati e quando ce ne siamo occupati abbiamo detto: questo non ci riguarda. Perché il patto nacque al di fuori di noi e avevamo tutti l'impressione che esso riguardasse la difesa renana e soprattutto fosse rivolto contro il ritorno di una eventuale minaccia germanica contro gli Stati che avevano sofferto t'invasione e la guerra.

SERENI. Questo non vi preoccupava!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. La diplomazia italiana in questo periodo si applicava invece a proposte costruttive della organizzazione europea. Vi cito e ricordo le proposte del 25 agosto del ministro degli esteri italiano per un'organizzazione o una trasformazione permanente con funzioni diverse anche di carattere politico, dell'O.E.C.E.; per promuovere, attraverso gruppi federalisti, una Unione europea; Unione europea che poi divenne un fatto compiuto attraverso l'Unione più completa delle cinque potenze ma che ora viene considerato il primo germe di una organizzazione che potrà diventare federalista. Era chiaro che l'Italia in questi movimenti cercava ancora la sua posizione e limitava il suo interesse soprattutto a tutto quello che era ricostruzione dell'Europa ed unione delle forze europee. Dissi questo in modo preciso, in una conferenza a Bruxelles, il 20 novembre 1948, in cui, dopo aver affermato che l'Italia era per sua tendenza, per suo proposito, occidentalista, aggiungevo però che, circa i mezzi di questa ricostruzione, circa i modi e le procedure, si poteva essere di diverso parere. Questa mia dichiarazione ebbe una conferma quando, durante il dibattito del dicembre del 1948 alla Camera, conclusi che, secondo il mio parere, noi preferivamo qualcos'altro, che non fosse il patto di Bruxelles - cioè il patto dei Cinque di assistenza - considerandolo piuttosto come un patto di difesa renana e quindi in rapporto alla eventuale rinascita della Germania, e dicendo che l'Italia aveva una posizione più mediatrice e che quindi non aveva fretta di agganciarsi a una simile formazione. Intanto il patto atlantico di cui si parlava da molto tempo, ma più nei giornali che nei consessi competenti, diventava una iniziativa ufficiale il 26 ottobre 1948. In una riunione di Parigi, abbiamo il primo comunicato in cui si dice che i Cinque più l'America si erano trovati d'accordo sui princìpi di un patto difensivo dell'Atlantico settentrionale e sui passi da compiersi in questa direzione, Le istruzioni del ministro degli esteri per gli ambasciatori, in questo periodo, quali sono state ? Queste: agire per tenere aperte le possibilità di aderire o non aderire a trattative che venissero iniziate per questo patto di sicurezza; non prendere nessun impegno da parte nostra; combattere soprattutto il senso di sfiducia che andava diffondendosi in qualche nazione circa il valore della socialità dell'alleanza con l'Italia, - valore interiore, questione morale, quindi ed insistere sopra l'apporto che l'Italia è chiamata a date ad una formazione di difesa della civiltà occidentale; interessare anche alla nostra situazione difensiva nel rispetto, però, del trattato. Io vorrei richiamare la vostra attenzione sopra questo punto di vista perché può essere oggetto di contrasto, lo riconosco. Ma noi avevamo il dovere fin dall'inizio di non sbarrarci la via a quello che noi consideravamo metodo necessario per svuotare della sua sostanza il trattato, nei suoi limiti e nella sua iniquità. Che cosa è risultato da questi sondaggi fatti dai diversi ambasciatori presso le diverse cancellerie? È risultato questo allora: primo, che appariva estremamente difficile tenersi fuori del patto di Bruxelles, che in quel tempo veniva considerato dall'America come il passaggio naturale verso un patto atlantico, un patto più largo. Secondo, che sembrava molto improbabile di ottenere uno statuto particolare di garanzia, ed eventualmente di prestiti per il riarmo, entro i limiti cui ho accennato, per la sola Italia, cioè un patto bilaterale. Il 10 dicembre 1948 cominciarono a Washington le riunioni per la redazione del patto. Verso la fine di dicembre, dopo Natale, si ebbe l'impressione che le decisioni maturassero e allora il Governo italiano inviò un memorandum per riassumere il proprio punto di vista sopra la più scottante delle questioni, cioè sopra la garanzia americana nei rapporti, che per l'America sono in genere difensivi. Non è il momento qui che io vi possa leggere tutto il testo di questo memorandum: è ancora troppo presto e non attiene a me farlo in questo momento. Però vorrei farvi alcuni accenni per dimostrarvi il linguaggio pieno di responsabilità, la prudenza e la misura con cui abbiamo proceduto. Il memorandum inviato da Roma il 6 gennaio è arrivato poi, attraverso le traduzioni, in mano del Governo degli Stati Uniti il 12 gennaio. Incominciava così: «Quanto segue ha come scopo quasi esclusivo di far conoscere al Governo americano l'autentico stato d'animo dell'opinione pubblica italiana di fronte alla riconosciuta necessità della più stretta collaborazione a difesa della pace e della libertà umana», Ad un altro punto: «Esso vuole essere una candida espressione del nostro pensiero, che ci pareva doveroso verso il Governo ed il popolo degli Stati Uniti cui tanto dobbiamo e coi quali l'immensa maggioranza della nazione italiana intende conservare e sviluppare i rapporti più intimi».
Ad un certo punto, descrivendo le conclusioni cui era arrivato il dibattito del dicembre alla Camera, il memorandum così diceva: «Le dichiarazioni finali con cui il Presidente De Gasperi, il 4 dicembre 1948, sintetizzò la linea del Governo di coalizione possono riassumersi così: "Amicizia, fiducia e gratitudine per gli Stati Uniti, rifiuto di ogni politica di isolamento, qualsiasi forma di neutralità essendo ormai impossibile, necessità della cooperazione europea osservando che tutte le proposte Sforza tendono a questo scopo, prima fra esse l'unione doganale italo-francese, solo esempio pratico di fattiva e concreta collaborazione europea proposta dopo la proclamazione del piano Marshall. Circa il patto di assistenza di Bruxelles, il Presidente De Gasperi dichiarò in quella occasione che esso non appariva lo strumento più adatto per accentrare tutte le forze occidentali, essendo esso stato lanciato come un patto di difesa contro un eventuale nuovo pericolo germanico ed avendo l'Italia una posizione più mediatrice in confronto della Germania».
La conclusione era: «Impegno di sicurezza e contemporanea partecipazione al Consiglio europeo costituirebbero una graduazione ed articolazione di obblighi e di prestazioni che sembrano altamente augurabili. Ci occorrerebbe sapere, a tempo opportuno, se gli Stati Uniti assumerebbero di fronte all'Italia un impegno di assistenza per la sicurezza delle nostre frontiere e, nei limiti del trattato di pace, per il riarmo. Appena in possesso di tutti gli elementi che ci pervengano da Washington, noi siamo pronti per una formulazione di proposte concrete su cui chiedere un veto del Parlamento».
Questo il documento fondamentale del nostro atteggiamento, documento che ho letto non per intero, ma in alcuni brani sufficienti per dare, allo stato presente, il senso della tendenza. Questo documento capitò proprio nel periodo in cui in America intervenne la crisi. Il segretario di Stato Marshall dimissionò, ed il 20 gennaio entrò in azione il nuovo segretario Acheson. Avemmo poi le informazioni che le discussioni sul problema italiano formarono oggetto di scambio di idee il 25 gennaio a Londra tra i Cinque, e poi in America tra il nuovo segretario di Stato ed alcuni tra i più autorevoli membri del Senato americano.
Il 25 febbraio, vi prego di fare attenzione un po' alle date che dimostrano come le cose precipitino al di fuori di noi... (Interruzioni dalla sinistra). Non so cosa intendete quando dico che avvengono fuori di noi. Io voglio affermare una cosa realissima, cioè che l'Italia non è in una posizione ombelicale nel mondo (Interruzioni dalla sinistra) ... il 25 febbraio c'è una nuova riunione degli ambasciatori a Washington, e qui invece è il caso della Norvegia che accelera tutto il procedimento. Evidentemente c'è stato un certo allarme, si è ritenuta una certa necessità di intervenire subito per una chiarificazione; comunque sia, la preparazione dello strumento del patto di adesione si accelera e il 3 marzo a Londra si definisce la bozza. Insisto su questa parola bozza perché in inglese si è scritto non text, ma draft, quindi è giusto quello che abbiamo detto noi che si tratti di uno schema e non del testo del patto.
Il 4 marzo nella seduta degli ambasciatori si conclude e si trova un completo accordo sulla definizione della bozza e sugli Stati che dovevano essere invitati, e quindi anche sull'atteggiamento da prendersi in confronto dell'Italia. L'8 marzo - vi prego di badare alle date - noi abbiamo avuto in mano un documento informativo in base al quale abbiamo convocato il Consiglio dei ministri per la decisione ed in base al quale abbiamo compilato le nostre dichiarazioni presentate alla Camera ed al Senato.
Corrispondeva alla verità il fatto di non conoscere il draft, cioè la bozza. Abbiamo detto di conoscere però il contenuto e le linee Principali e ne abbiamo dato il significato, il tenore, conforme appariva in questo documento; e per la verità abbiamo anche aggiunto un particolare che era in risposta più o meno diretta al nostro memorandum, cioè che vi sarà preciso obbligo di contribuire, prima o dopo eventuali attacchi, ad una comune difesa, nella misura consentita alle rispettive forze; tuttavia, poiché la dichiarazione di guerra è demandata, secondo la prassi democratica, al Parlamento e poiché d'altra parte potrebbe essere conveniente che taluna delle parti contraenti rimanesse neutrale nell'interesse di tutte le altre parti fino a quando non attaccata, il patto non prevede automatica dichiarazione di guerra.
La nota informativa prosegue affermando che il draft sarà probabilmente pronto entro la settimana corrente e che quindi sarà comunicato ai paesi. Le parti potranno partecipare ad eventuali discussioni precedenti la firma. Quindi, quello che abbiamo affermato lo abbiamo affermato in base a tale documentazione; la pubblicazione del patto è prevista per il 15 corrente e la firma per il 4 aprile. I paesi a cui si richiede l'adesione sono: la Norvegia, già ammessa alla discussione dal 4 corrente, l'Italia, la Danimarca, l'Islanda ed il Portogallo.
Richiamo alla vostra attenzione, poiché è stato affermato diversamente, che qui non è affatto prevista l'adesione o l'invito alla Spagna.

TERRACINI. Andreotti c'è andato, in Spagna.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Andreotti è un tifoso: c'è andato proprio per il calcio, invitato ufficialmente dalle organizzazioni sportive. (Si ride).
Vorrei richiamare la vostra attenzione sul fatto che potete dire, se volete, che abbiamo sbagliato o siamo stati poco fortunati nella nostra comunicazione al pubblico, ma non ci potete dire che abbiamo fatto qualche cosa per ingannare...

NEGARVILLE. Come no?

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Comunque, in base a queste affermazioni, in base a questa documentazione, il 10 marzo il Consiglio dei ministri ha preso nella sua responsabilità, alla unanimità, la deliberazione di dare per suo conto un'adesione di massima al patto atlantico. La sera dello stesso giorno comunicai alla Camera che avrei fatto l'indomani delle dichiarazioni sulla politica estera. L'indomani feci le note dichiarazioni alla Camera e al Senato. La Camera discusse fino a tutto il 18. Il 18 arrivò il testo della bozza - chiamatela come vi pare - il draft. Noi eravamo impegnati a non pubblicarlo - sapete che di solito la pubblicazione è concordata fra i due Governi prima delle ore 17 del giorno 18. Ed è avvenuto che anche i giornali erano impegnati dalle rispettive agenzie di non pubblicare il testo prima di quell'ora. Comunque, è stato pubblicato verso le 14 o le 15, e questo è servito quasi a portare una prova del nostro mendacio e della nostra tendenza a tenere segreto qualcosa che doveva essere invece manifesto.

CASADEI. Le aggressioni dall'interno.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Parlerò anche di queste.

Voce dalla sinistra. Avremo pazienza.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Non tanta quanta ne ho io. (Rumori).
Comunque, nel giorno 18 la Camera ha concluso i suoi lavori. Si è fatto allora un gran vociare contro la mia astensione, il mio silenzio durante il così detto dibattito, cioè durante le dichiarazioni di voto di carattere ostruzionistico. Ebbene, ma io non avrei potuto parlare in quello stadio della discussione, a discussione chiusa, se non riaprendo la discussione stessa e prestandomi ad una nuova tattica ostruzionistica che non era nell'interesse del paese. (Vivi applausi dal centro e da destra - Rumori e interruzioni da sinistra).
Colleghi della sinistra, permettetemi di fare ora la mia autodifesa senza interrompermi poiché io non vi ho attaccato in nessun senso.

Voce dalla sinistra. Ma si difende male!

DE GASPEPI, Presidente del Consiglio dei ministri. A questo ci penso io.
Il Senato, dopo le due feste - si è desiderato di avere le feste a disposizione - iniziò, il lunedì 21, la discussione. Ora, permettetemi a proposito di questa procedura - siamo ancora ad una questione di procedura - alcune osservazioni. Qualcuno potrà dire: perché non avete posto in discussione prima la tendenza, o la conclusione a cui eravate arrivati ? È molto semplice: perché non potevamo porre in discussione il problema prima di avere la risposta degli Stati Uniti o prima di sapere, almeno con certezza o con la massima probabilità, che saremmo stati invitati. È evidente quindi che, per il decoro dell'Italia e per un atteggiamento doveroso, non potevamo discutere qualcosa che non era affatto definita.
E questo è stato fatto anche secondo, le regole del più ampio, democratico sistema, per non dire, poi, secondo le regole antiche; ci sono qui dei maestri che, a questo riguardo, richiamandosi alla procedura seguita o ad altre cose, semmai mi accuseranno di eccesso e non di mancanza di democrazia.
In secondo luogo noi non sapevamo che questa risposta implicasse immediatamente l'invito ad accedere al patto atlantico di assistenza generale. Certo, stando alla procedura parlamentare o alla prassi, credo che le persone autorevoli che sono qui, che rappresentano la tradizione parlamentare, mi avrebbero concesso di comportarmi come si è comportato Bevin, il quale ha rifiutato la discussione sul patto prima di averlo elaborato e definito, oppure di dire come Schuman: «La mia firma non impegna la Francia. La Francia la impegnerete voi quando darete la ratifica». Ma abbiamo preferito venir subito al Parlamento non perché ci sia stato chiesto da chicchessia, oppure per la meschina finalità di riversare la nostra responsabilità sulle Camere. Abbiamo anzi detto chiaro che la responsabilità la prendevamo noi, in quanto a noi competeva, come era di dovere. Ma dovevamo pur prendere in considerazione il fatto che, per le circostanze a cui ho accennato prima, circostanze di cronaca e di storia, le Camere non avevano discusso la questione pregiudiziale, e la forma più ovvia era quella di prendere la propria decisione con la responsabilità ministeriale e presentarsi alle Camere in una discussione che desse, o non desse, la fiducia per compiere ed eseguire questa decisione.
Signori senatori, io spero quindi che nessuno farà me e i miei colleghi responsabili del tentativo di riversare su altri quella che è la nostra responsabilità soprattutto di tentare, attraverso questa discussione, una specie di preratifica, se non per la questione essenziale, per le direttive di politica estera in materia di discussione e di deliberazione del Parlamento.
Mi volete permettere di concludere che non c'è stata menzogna, non c'è stato machiavellismo deteriore; se volete, vi posso ammettere che ci sono state le complicazioni derivate dal fatto complesso di un patto collettivo, di trattative che si estendono a tutto il globo. Il fatto è che questo patto - dovuto all'iniziativa di sette Stati promotori, che hanno naturalmente tenuto l'iniziativa in mano e dominato la procedura - ha portato alla alternativa che dovemmo presentare al Consiglio dei ministri. E questa ormai non poteva essere posta che così: o accessione al patto atlantico, che in ogni caso esiste al di fuori di noi, o neutralità.
Neutralità,- come la difendiamo ?
Con le unghie e con i denti ha detto, molto eroicamente, ma poco praticamente, il generale Bencivenga.
La neutralità armata, cioè difesa, è impossibile per la nostra insufficienza finanziaria e per la nostra insufficienza di materie prime d'oltre mare. Anche per la neutralità i mezzi dovrebbero venire dall'America; quindi sarebbe stato indispensabile l'accordo con l'America, e l'America ci aveva risposto che voleva la collaborazione. (Commenti da sinistra, interruzioni). Ma chi ci aiuta, chi ci aiuterebbe mai, se, posti dinanzi all'invito di accedere ad una solidarietà collettiva, ci fossimo rifiutati egoisticamente di accettare ogni rischio comune? Ma nessuno!
Dobbiamo allora pensare ad una neutralità disarmata, confortandoci con le concezioni strategiche, che emaneranno certo da maggior competenza di quella che possa avere io, dell'onorevole Palermo? Le linee di attacco o di difesa, tra le due grandi potenze, sono lontane, passano lontano dall'Italia. Se tutti i tecnici militari fossero di questo parere potrei cominciare a dubitare di quello che, come laico e profano, mi pare una inverosimiglianza; ma i nostri consiglieri tecnici - anche se non è ancora costituito il Consiglio supremo della difesa, ci sono degli ufficiali, dei generali competenti (Commenti dalla sinistra, interruzioni) - dicono che, disgraziatamente, l'Italia non sarebbe tagliata fuori dalle operazioni qualora queste operazioni militari si mettessero in moto, perché da una parte è la valle padana quella che attira l'oriente e dall'altra l'Italia peninsulare che attrae l'occidente; noi finiremmo alla meglio con la linea gotica, con la divisione in due del paese e con la guerra interna nel paese. (Commenti, interruzioni dalla sinistra).

LI CAUSI. I tecnici della disfatta

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. C'è ancora una possibilità, onorevoli senatori. Secondo l'onorevole Terracini dovremmo adattarci all'occupazione sovietica, che egli sembra ritenere probabile...

TERRACINI. Non io, ma i vostri strateghi la ritengono probabile.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. ...assicurando che i russi saranno buoni se noi avremo dato prima il buon esempio. Supponiamo che sia vero. Ma gli altri, cioè i loro nemici, li lascerebbero indisturbati perché sono buoni ? (Interruzioni dalla sinistra).

TERRACINI, Ci hanno massacrato come alleati; si immagini se fossimo nemici.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Io ho grande stima delle abilità dialettiche dell'onorevole Terracini, ma un po' meno delle sue cognizioni strategiche. Tuttavia devo riferire le parole, che egli ha usato nel suo discorso: «Guardate, onorevoli colleghi, io non parlo per cinismo, perché ad un certo momento occorre vedere le cose come sono. Il nostro paese sarà certamente percorso da armate nemiche. E da quali? Io non mi intendo di strategia, ma non c'è generale o scrittore di cose militari, e i nostri giornali stanno riportando ampiamente articoli e sono stati scritti libri, che non dicano che la maggiore probabilità è che per intanto sarebbero gli eserciti sovietici a venire. Onorevoli colleghi, se ci vengono come in terra nemica, come in terra di conquista, come in terra schierata contro di loro, ahimè, credo che questa occupazione sarà uno spaventoso dramma per il nostro paese. Ma se queste truppe vengono e trovano un popolo che non si è schierato contro di loro, che non ha parteggiato per la destra o per la sinistra (Vive interruzioni dalla sinistra), ebbene, i russi non saranno quei diavoli scatenati che qualche abate va predicando sul pulpito. Ma i nostri soldati, che sono stati in Russia, su questo almeno, hanno tutti concordemente deposto sulla gentilezza dell'animo popolare sovietico. E allora il problema si pone in questi termini: dobbiamo creare una situazione nella quale le nostre terre siano invase da un esercito che ci consideri nemici? O dobbiamo preferire che si sappia che noi non ci siamo vincolati in qualche modo con i suoi avversari?». Dobbiamo, rispondo, affidarci a questa dialettica, anche supposto che tutto questo dipendesse soltanto dai russi e non dipendesse anche dagli altri? La nostra tesi è che, disgraziatamente, quod Deus avertat, se un conflitto scoppiasse, l'Italia difficilmente ne potrebbe essere fuori, e ciò indipendentemente dalla sua volontà. (Commenti, interruzioni dalla sinistra).
E poi un'altra argomentazione. Scusate, esiste nel nostro paese tale concordia, tale neutralità morale da infondere fiducia in tutti che noi questa neutralità non la violeremmo e non la lasceremmo violare da alcuno?

SPANO. Voi avete diviso il paese con la vostra politica!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri, Supponiamo, onorevole Spano, che la colpa sia divisa; il fatto è lo stesso.

SPANO. Ebbene, potreste modificarlo.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Certo, se ci aiutaste, potremmo farlo. (Vivissimi applausi dal centro e dalla destra). Non so se ho capito bene ieri sera l'onorevole Franza. Gli devo però osservare che il suo rivendicare il passato per concludere che tutti hanno fatto bene quando l'hanno fatto in buona fede per il paese, è una tendenza assai pericolosa, conduce a violare ogni legge, ogni giuramento, a parte la buona disposizione d'animo di coloro che sono messi in tentazione. Bisogna che ci sia una legge sola, quella democratica, ed un solo dovere per tutti, quello dei cittadini di difendere la patria dall'aggressore, chiunque esso sia. (Approvazioni vivissime al centro e dalla destra, grida di: Viva l'Italia! - Commenti e invettive dalla sinistra). È una cosa seria quella che sto dicendo, che in questo momento non riguarda nemmeno voi; ma io che sono per la pacificazione politica in Italia (Interruzioni dalla sinistra), ho paura (Voci dalla sinistra: Scelba, Scelba) di questi tentativi di riabilitazione del passato, non a vantaggio delle singole persone, il che importa poco, ma a danno di un principio che deve essere salvo. Soprattutto, amici miei, abbiamo qui presente ancora per le particolari disposizioni della Provvidenza, l'illustre uomo che ha rappresentato la riscossa dell'unità morale dopo Caporetto... (Applausi vivissimi e prolungati all'indirizzo del senatore Orlando. Commenti dalla sinistra).
Onorevoli colleghi, poiché fate delle interruzioni vi dico che, al di sopra di qualunque differenza e divisione che ci possa essere stata io mi inchino davanti a quest'uomo, perché l'onorevole Orlando è stato l'espressione di quella che dovrà essere anche domani in caso d'invasione l'unità del popolo italiano. (Vivi applausi dal centro e dalla destra - Ripetute interruzioni dalla sinistra).

NEGRO. Orlando lo univa il popolo, voi lo dividete. (I senatori della sinistra si levano in piedi ed applaudono a lungo - Commenti dal centro e dalla destra).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Onorevoli senatori, io mi rivolgo a voi ed è proprio per ringraziarvi... (Interruzione dell'onorevole Lussu - Proteste dal centro e dalla destra).

NEGRO. L'avete silurato, non l'avete voluto a Presidente della Repubblica. (Commenti da tutti i settori).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Vi dicevo dunque che vi ringrazio di non aver ripetuto qui dichiarazioni che forse vi sono state strappate in altre occasioni dall'affetto che vi lega - e, lo riconosco, non senza fondamento, perché si tratta della vostra ideologia - al partito bolscevico. (Interruzioni e commenti dalla sinistra).

LI CAUSI. All'Italia! Noi siamo stati nelle galere italiane.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. È inutile che io vi ripeta le dichiarazioni che voi avete fatto; ma dovete ammettere che certe dichiarazioni non rafforzano nella opinione pubblica mondiale la convinzione che in Italia esista una neutralità morale e una unità nazionale, (Interruzioni e commenti dalla sinistra).

Voci dalla sinistra. Siete stati voi i primi a prendere posizione! I comitati civici! I viaggi in America!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Volete che io dia lettura della vostra stampa? Se credete che io abbia fatto offesa alla verità sono disposto a leggervi le vostre dichiarazioni. Lasciamole stare, mettiamole a verbale. Mi auguro che venga un giorno che cadano tutte le barriere e che arriviamo, il più rapidamente possibile, almeno agli Stati uniti d'Europa. Ma fino allora è delitto (Interruzioni, commenti dalla sinistra) insegnare che la diserzione possa essere, in qualsiasi caso, un dovere morale.

PASTORE. È per questo che lei è rimasto in Austria! (Commenti, invettive dalla sinistra).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Lasciamo stare gli esempi che si sono riportati di neutralità armata: Svezia e Svizzera, armate e sostenute dalla unità dei cittadini. E neanche l'esempio che si è portato della Turchia giova, in quanto che la Turchia si è salvata perché era alleata dell'Inghilterra e non era semplicemente neutra.
Veniamo ad alcune obiezioni che sono state fatte durante la discussione. Mi pare che l'onorevole Pastore ha detto: «Il patto già di per sé è causa di rottura con la Russia». Ma quanti patti sono stati fatti prima di questo dall'altra parte, in oriente? E nessuna eccezione è stata sollevata. Per quale ragione un patto di assistenza fatto al di qua dell'Isonzo deve essere una ragione di rottura ed i patti al di là devono essere completamente accettabili e indiscutibili?

Voce dalla sinistra. Perché da due anni insultate la Russia, lo spirito della Russia!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Si dice che la maggior parte di questi trattati - mi pare che sia stato l'onorevole Terracini ad affermarlo - sarebbero per lo meno contemporanei al patto di Bruxelles del 17 marzo 1948. Non è esatto. Sono ben 17, di questi 24 patti, quelli che sono anteriori al patto di Bruxelles. Ho le cifre qui, ma non voglio farvi perdere tempo leggendovele. Va osservato poi che il sistema dei patti orientali è sostanzialmente diverso dal sistema del patto atlantico, in quanto in quelli è previsto l'intervento automatico ed immediato in caso di aggressione, e in alcuni trattati - vedi patti con la Bulgaria, Rumenia, Ungheria - anche in caso di minaccia di aggressione da parte della Germania o di qualsiasi altro paese che si unisce direttamente alla Germania e sotto qualsiasi altra forma. (Vivi commenti ed interruzioni dalla sinistra).
lo non cito questi fatti, questa serie di fatti se non per dire che non può essere che un patto da parte nostra sia di per sé ragione di rottura con la Russia: non ce ne sarebbe assolutamente nessuna ragione, (Vivissimi e prolungati commenti dalla sinistra).

Voce dalla sinistra. E le parole di Sforza?

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Ma forse voi direte: l'urto può accadere con riferimento al trattato di pace. Mi pare che anche l'onorevole Carmagnola mi abbia posto un simile quesito, se ho ben capito. Ora, vorrei richiamare la sua attenzione sopra l'articolo 8 del patto atlantico di assistenza, il quale dice che il patto non deve contraddire a nessun impegno internazionale precedentemente preso. (Commenti dalla sinistra). Quindi è ben chiaro che noi non possiamo accettare né il patto atlantico, né conseguenti accordi eccetera, i quali siano in contraddizione con il trattato. E questa è una delle caratteristiche più pacifiche del patto. (Vivi commenti ed interruzioni dalla sinistra).
Abbiate pazienza, onorevoli colleghi, io ho presto finito; mi prendo un'ora in confronto delle 45 occupate dai vostri interventi.
Si è sollevata anche qui, come alla Camera dei deputati, la questione delle basi.
Io alla Camera ho risposto, a proposito di alcuni ordini del giorno e di un emendamento aggiuntivo che si era proposto, così: nessuno ci ha mai chiesto basi militari e, d'altra parte, non è nello spirito del patto atlantico, di pura assistenza tra Stati liberi e sovrani, di chiederle o concederle.
Questa dichiarazione non è sembrata soddisfacente a chi aveva fatto la proposta allo scopo di poter stampare poi sui giornali che non ci volevamo assolutamente impegnare anche sulla questione delle basi. Per essere completamente sicuro di questa mia interpretazione, che mi veniva allora improvvisa perché non eravamo stati chiamati ancora a discutere il testo e le singole clausole, mi sono rivolto a Washington, ed ho avuto la dichiarazione formale che il pensiero espresso da me era precisamente il pensiero di tutti e sette gli Stati promotori. Quindi è completamente chiaro che in questo patto di pace non ci sono concessioni di basi di alcun genere. (Vivi commenti ed interruzioni dalla sinistra).
Veniamo all'articolo 4. Rispondo anche qui ad obiezioni venute specialmente dalla parte sinistra. L'articolo 4 dice: «Le parti si consulteranno fra loro ogni volta che, a giudizio di una di esse, la integrità territoriale, la indipendenza politica e la sicurezza di una delle parti sia minacciata».
Si è fatto un gran discutere sopra la dizione: «indipendenza politica», come se potesse essere interpretata in un senso diverso da quello comune di indipendenza nazionale; ma gli studiosi della materia hanno subito trovato che questa è una dizione che si trova tanto nel patto della Società delle Nazioni, del 1919, come nel patto dell'O.N.U.; è una dizione comune entrata nella prassi di questi patti.

Voce da sinistra. Cosa vuol dire?

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Non so altro al di fuori delle interpretazioni che si sono date. Però debbo dire prima di tutto che non vuol dire quello che voi avete stampato su l'Unità, mentendo e dicendo che il signor Pearson, ministro degli esteri del Canadà, abbia affermato che quella dizione è stata introdotta per interesse e su proposta di De Gasperi e di Schuman: questa è favola e questo non lo può provare nessuno, né direttamente né indirettamente. È stato del resto smentito ufficialmente dal Governo canadese e dal suo ambasciatore a Roma.
Ritengo che qui si tratti, fino ad una interpretazione autentica ed ufficiale, della cosiddetta aggressione indiretta, che viene da parte di bande irregolari, dal di fuori, sostenuta e foraggiata dall'estero, in relazione con una insurrezione interna; ma non si tratta di attività rivoluzionaria interna, e ciò è stato escluso esplicitamente da Acheson nelle sue dichiarazioni. (Rumori da sinistra).

TARTUFOLI. Cosa volete, mano libera?

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Ad ogni modo, fino adesso non sono stato smentito nella mia fiducia nel popolo italiano e anche oggi essa è fermissima... (Vivissimi applausi dal centro e dalla destra).
Il Governo che esce da libere elezioni e da un libero Parlamento non avrà mai bisogno di interventi stranieri. (Vivissimi applausi dal centro e dalla destra - Vive interruzioni dalla sinistra).

PROLI. In questo caso conta la volontà popolare, non quella dei Parlamento. (Commenti e interruzioni in tutti i settori).

PRESIDENTE. Ricordo agli onorevoli senatori che deve essere permesso al Capo del Governo di esprimere il proprio pensiero. La tribuna parlamentare deve essere libera. Tutte le opinioni devono poter essere espresse.

Voce da sinistra. Chi l'ha detto? (Vivissime interruzioni dal centro e dalla destra).

PRESIDENTE. Io capisco che ci possano essere delle interruzioni durante le dichiarazioni del Governo; ma tutti debbono avere il diritto di esprimere la propria opinione in una Assemblea parlamentare, e tanto più il Governo al quale sono state poste, durante la lunga discussione, tante domande. Onorevole Presidente del Consiglio, la invito a riprendere le sue dichiarazioni.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri, Non mi pare, egregi colleghi, di aver abusato della vostra pazienza, né ho cercato argomenti che potessero suscitare proteste. Ho cercato di dire delle cose, di portare delle constatazioni; ho cercato, comunque, di esprimere, come avete fatto voi, liberamente il mio pensiero responsabile dinanzi ad una questione così grave per il paese. Voi dite: perché grave? È grave perché siamo divisi. Se fossimo uniti sarebbe una cosa facilissima. (Interruzioni da sinistra). Un altro argomento che si è portato per dimostrare che il pericolo di guerra è gravissimo, che questo patto, invece che di pace è di guerra, è stata la psicosi di guerra e l'aggressività, come si è detto, di uno dei due grandi contendenti, cioè dell'opinione pubblica americana. Si sono portati dei testi americani che sono stati letti qui, testi veramente poco commendevoli; ora bisogna discutere e decidere conformemente alle decisioni di persone responsabili, bisogna tener conto delle affermazioni di Truman e delle affermazioni degli uomini più direttivi del Congresso e bisogna tener conto soprattutto della larga opinione media americana, che è assolutamente pacifica. D'altro canto, se noi volessimo continuare la polemica sopra l'aggressività, quante altre ragioni potremmo trovare anche dall'altra parte per affermare lo stesso! Oh, vi potrei far perdere tutta la giornata, ma certamente... (Vive interruzioni e commenti dalla sinistra). Certamente vi potrei portare numerose citazioni di Stalin, di Lenin e di Zdanov, ma vi dico che comunque siano le dichiarazioni fatte, teoretiche o fatte in altra occasione, da questi uomini di Stato, io so che quel che vale nel momento decisivo è il senso di responsabilità; ed io ho fede più nel senso di responsabilità degli uomini russi che nel vostro atteggiamento, (Vivissimi applausi dal centro e dalla destra).
Comunque, se tale pericolo esistesse nei maggiori Stati che cosa si dovrebbe inferire per il contegno degli Stati minori? Solo questo: che bisogna che questi popoli si mettano assieme per influire con la loro forza di Stati minori e frenare, essi che hanno provato la guerra, questa aggressività dovunque si manifesti, impedire che i grandi risolvano le loro questioni alle spalle dei piccoli e soprattutto alle spalle delle grandi civiltà europee. (Vivissimi applausi dal centro e dalla destra - Commenti dalla sinistra).
Ecco perché davanti al vostro pessimismo io vengo col mio ottimismo, con l'ottimismo che rappresenta la speranza in queste forze superiori di civiltà europea, in queste forze di popolo le quali, se ci sarà bisogno - e non ce ne sarà - che vengano opposte alle tendenze di guerra preventiva, saranno le prime chiamate a farlo per mettere l'Europa in piedi, Questo è il posto in cui l'Italia deve agire per la pace; solo lì è dove essa può intervenire per la pace e la difesa sua e per la difesa di tutta l'Europa, (Applausi vivissimi dal centro e da destra).
Trascinato dalla polemica ho dovuto parlar troppo di guerra e di un conflitto a cui non credo. La ragione fondamentale per cui noi vogliamo partecipare a tutta questa opera di ricostruzione e di garanzia di ripresa europea, è la pace, il lavoro nella pace. (Interruzioni). Noi abbiamo bisogno che esista una Europa ricostruita; abbiamo bisogno per i nostri operai, per il nostro lavoro, per le nostre forze morali e progressiste, di un campo di azione per collaborare alla ricostruzione europea. (Vive interruzioni). Non so come mai, ad un uomo che viene dal popolo e ha sempre servito il popolo e che si è sempre sottoposto al crisma delle elezioni del popolo, voi potete ricordare tiranni o dittature che non hanno alcun riferimento con la realtà e con sentimenti provati dal suo animo. (Interruzioni e clamori da sinistra - Vivissimi applausi dal centro e da destra).

LI CAUSI. Anche il duce veniva dal popolo!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Onorevoli senatori, si è detto che questa attività, questo nostro atteggiamento minaccia i nostri rapporti con l'oriente, e, badate, con ciò non voglio dire che nella vita pubblica sarebbe più opportuno essere sempre saggi, non ricorrere mai ad eccessi verbali, non scambiar mai lo Stato per il partito...

Voce da sinistra. Come fa lei.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. ...ma dobbiamo ammettere che nel caso particolare di cui voi vi interessate, esistendo lo Stato partito, è assai difficile in certi momenti ottenere la distinzione doverosa che vale soprattutto per questo banco.
Si diceva che noi stiamo perdendo con la nostra politica i nostri contatti con l'oriente, soprattutto i contatti di carattere economico-commerciale. Mi pare di aver citato altre volte le seguenti cifre; ad ogni modo sono aggiornate: le importazioni nel 1948 sono cresciute da 10 miliardi a 34 miliardi: le esportazioni dall'Italia sono cresciute da 13 miliardi a 36 miliardi. Quindi in confronto dell'anteguerra, che era l'11 per cento, siamo riguardo alle importazioni al 4,2 per cento, di fronte all'8 per cento, nelle esportazioni, siamo arrivati al 6,4 per cento.
Dunque, non è vero che i rapporti particolari che ci hanno imposto nel piano Marshall abbiano impedito lo sviluppo del commercio verso l'oriente. Anche recentemente si sono autorizzate perfino forniture scaglionate di 180 grossi motori marini all'U.R.S.S. Quindi non è che ci sia una ristrettezza d'angolo, un'angustia; ma c'è già in atto il movimento di riassestamento, di ripresa, delle stesse vie del commercio, per quanto riguarda noi, che avevamo nell'anteguerra. Debbo occuparmi anche di un altro problema, perché nella lunga discussione si è fatto riferimento ai problemi interni, specialmente a quelli dell'industria meccanica. Quando voi deplorate la situazione dell'industria meccanica avete ragione. Infatti non c'è settimana che una questione di licenziamento, una questione di commissione interna, ma soprattutto una questione di disoccupazione in queste fabbriche non angusti anche il Governo. Ma non andate a dire che non abbiamo fatto niente. Noi abbiamo concesso 100 miliardi... (Interruzioni dalla sinistra) ma qualunque sforzo facciamo all'interno, e bisogna farne di ulteriori, qualunque riforma proponiamo, e bisogna farle le riforme, senza la possibilità di collocare all'estero il lavoro e quindi senza la possibilità di un mondo che accolga la nostra emigrazione, non è possibile risolvere il problema. È sempre lo sguardo fisso a questo problema che ci porta a delle sintesi di decisioni come quella che oggi qui è oggetto di deliberazione. Questa solidarietà dell'occidente soprattutto è necessaria per i nostri lavoratori emigranti. Entro questa Europa democratica faremo politica libera e sociale e indurremo anche le forze di conservazione a piegarsi alle nuove legittime esigenze... (Vivi applausi dal centro e dalla destra - Interruzioni dalla sinistra) purché voi con le vostre minacce apocalittiche non le rendiate così trepide della loro stessa esigenza sì da renderle poco intelligenti. (Interruzioni dalla sinistra).
Onorevoli senatori, se vogliamo il paese indipendente, dobbiamo rispettate e rendere salde all'interno le leggi della libera democrazia. (Interruzioni).
È inutile che voi descriviate dinanzi alle folle ignare un Governo, e particolarmente, un De Gasperi reazionario. Quel giorno in cui sentissi - e credo che i miei colleghi al Governo siano del mio parere - di dover abbandonare la linea della democrazia in Italia, piuttosto che farlo, abbandonerei questo posto. (Vivi applausi dal centro-destra - Commenti da sinistra).

Voce da sinistra. Mandi via Scelba!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. Se vogliamo veramente il progresso del lavoro, bisogna riuscire a superare questo senso di insicurezza che paralizza l'ascesa economica. Noi governeremo secondo lo spirito della Costituzione repubblicana: all'interno difesa della libertà per tutti...

LI CAUSI. Dovete arrestare gli assassini dei lavoratori!

PRESIDENTE. Onorevole Li Causi, non interrompa.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri. ...conquista della giustizia sociale per le classi popolari; all'esterno noi ci ispireremo alle direttive dell'articolo II della Costituzione, che afferma che l'Italia ripudia la guerra, consente alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le nazioni e promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo. Con questo programma, in questi limiti, con questo spirito, io chiedo da voi una parola di conforto per camminare sulla via che abbiamo intrapresa, via piena di responsabilità, via della quale conosciamo gli spini e i triboli, ma via della quale conosciamo anche la mèta: la libertà, la forza, l'ascesa del popolo italiano! (I senatori del centro e della destra si levano in piedi ed applaudono lungamente - Moltissime congratulazioni - Si grida da destra: Viva l'Italia!, e contemporaneamente da sinistra: Abbasso la guerra).

On. Alcide De Gasperi
Senato della Repubblica
Roma, 27 marzo 1949

(fonte: Senato della Repubblica - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di domenica 27 marzo 1949)


torna indietro home page stampa la pagina Portale della Democrazia Cristiana - un progetto ideato dall'Istituto "Renato Branzi" di Firenze
hogan interactive, hogan stivali scarpe, hogan scarpe 2015, hogan scarpe italia, hogan scarpe outlet, hogan scarpe 2014