LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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VII GOVERNO DE GASPERI: INTERVENTO DI ALCIDE DE GASPERI AL SENATO DELLA REPUBBLICA
(Roma, 31 luglio 1951)

Dimessi i ministri del PSLI, e con i contrasti sulla politica economica con il ministo Pella, Alcide De Gasperi decise di dimettersi e di ricostituire un nuovo governo (il VII governo De Gasperi) con Democrazia Cristiana e Partito Repubblicano. De Gasperi presenta al Senato della Repubblica il nuovo governo, sostanzialmente sulla stessa linea programmatica del precedente.
L'opposizione social-comunista è, come al solito, particolarmente dura e ostile contro De Gasperi.

* * *

DE GASPERI Presidente del Consiglio dei ministri, Ministro degli affari esteri e, ad interim, dell'Africa italiana. Credo, onorevoli senatori, che nessuno, in questo scorcio di sessione, attenda da me una completa esposizione programmatica, anche perché questo Gabinetto, per la sua composizione e per la stessa dichiarazione, fa proprio il patrimonio di idee e di esperienze del Gabinetto precedente.
Mi limiterò quindi a tracciare alcune linee e ad accentuare alcuni punti meritevoli di chiarimento, sia perché hanno relazione con i cambiamenti avvenuti, sia perché sono diventati più attuali
. L'Italia, per volontà del Parlamento e per libero consenso della maggioranza del popolo italiano, partecipa alla Federazione atlantica delle nazioni democratiche. Bisogna consolidare, sviluppare, approfondire questa alleanza, che associa il nostro paese al destino della democrazia europea e di quella d'oltremare. (Interruzioni dalla sinistra). Si tratta anzitutto dei mezzi di difesa per assicurare la pace. La difesa è supremo bastione della indipendenza nazionale: essa esige e giustifica ogni possibile sacrificio per garantirla con forze proprie.
Ma nell'attuale configurazione politico-militare del mondo la sicurezza non è raggiungibile se non nel quadro delle alleanze e con il concorso di associati.
Nel proposito dei suoi promotori e nello spirito dei partecipanti, il patto atlantico non è uno schieramento che debba fatalmente portare a conflitto, tutt'altro. (Interruzioni dalla sinistra - Proteste dal centro).
Il patto atlantico è inserito nell'Organizzazione generale delle Nazioni Unite e, se tutte le nazioni ad esso associate vorranno, rimane lo strumento più valido per superare i conflitti ed arrestare l'aggressione.
L'Italia ha atteso finora invano di essere ammessa all'O.N.U., dove essa potrebbe unire i suoi sforzi a quanti vogliono pace e sicurezza. Ne ha pieno diritto in base al trattato, nei confronti del quale non essa, ma i contraenti debbono rispondere di inadempienza. Ma anche se il trattato non esistesse, esiste una questione di dignità nazionale e di coerenza atlantica, che non ci fa concepire la nostra sosta sulla soglia dell'O.N.U., se non come un ingiusto residuo del periodo post-bellico, che deve essere finalmente eliminato.
Certo questa non è la sola contraddizione nei nostri rapporti internazionali. La logica intrinseca dell'alleanza atlantica e della collaborazione internazionale ci deve portare alla scomparsa di un trattato che fu concepito ed imposto come sanzione di guerra.
Prendiamo atto con soddisfazione che tale punto di vista fa dei progressi presso gli Alleati. La diplomazia cercherà le formule, ma l'evoluzione storica sospingerà inevitabilmente le cose. Considero che la politica peggiore che potrebbe svolgere il Governo italiano sarebbe quella dell'equivoco e dell'abilità manovriera. Oggi la politica internazionale è fatta dai popoli e con i popoli e si fonda tutta sulla lealtà e fiducia reciproca. (Proteste e rumori dalla sinistra).
Una solidarietà militare per la difesa non può essere dissociata da un senso di comprensione reciproca e da una comune concezione di alcune linee fondamentali della civile convivenza, come non può essere in contrasto consapevole, tendenziale, con la politica economica. Ecco che il problema europeista ed il problema atlantico non debbono essere concepiti come qualcosa di avulso dal problema nazionale italiano, ma come un contributo allo sviluppo di esso. Il concepire, come taluno fa, ogni nostro sacrificio sulle nostre forze militari come un servizio fatto nell'interesse di altri è semplicemente assurdo, quando si pensi al largo contributo statunitense ed alla cooperazione atlantica per la difesa comune. Certo noi, nella nostra povertà post-bellica, fatichiamo forse più che ogni altro popolo a soddisfare le esigenze della nostra difesa: ma non dobbiamo lasciare dubbi in noi stessi e nell'animo degli Alleati circa il nostro sincero impegno. di fare quanto finanziariamente e socialmente possibile per essere nel patto atlantico un socio sicuro e valido. È superfluo aggiungere, però, che il proposito del Governo deve essere appoggiato da una adesione attiva e vigile ad un tempo dell'opinione pubblica e delle forze democratiche. (Interruzioni dalla sinistra). La democrazia deve sentire e proclamare che questa è la politica sua, politica internazionale che integra e sviluppa la sua politica nazionale fondata sul regime libero e sulla giustizia sociale. (Approvazioni dal centro - Rumori dalla sinistra).
Le classi popolari, in quanto non siano suggestionate da una propaganda dettata fuori d'Italia (Vivacissime proteste dalla sinistra), dovranno constatare che le spese militari non arrestano le riforme economico-sociali che abbiamo iniziato, non rendono impossibili le provvidenze indispensabili, non vengono riversate sulle spalle dei più deboli. (Interruzioni dalla sinistra). Ecco perché, nell'interesse della solidarietà di difesa, deve continuare a svilupparsi una solidarietà di assistenza economica, che gli Stati Uniti ci hanno generosamente prestato finora e che non dovrà mancare nell'avvenire. (Nuove interruzioni dalla sinistra). Ecco perché il senso della solidarietà deve farsi valere anche nel problema della mano d'opera. Niente si può improvvisare su tale terreno e lo confermano i sicuri ma lenti progressi che facciamo nell'organizzare l'emigrazione o le difficoltà che incontriamo per ottenere commesse. Ma ci rifiutiamo di concepire come fatale ed irrimediabile l'attuale situazione, cioè che, dietro un comune schieramento difensivo, vi sia in un dato settore il pieno impiego anzi la sovraoccupazione che include anziani e casalinghe mentre in qualche altro settore la disoccupazione non solo non possa venire assorbita con. i mezzi della collettività nazionale, ma non venga sufficientemente ridotta nemmeno dalla solidarietà internazionale.
Ecco ancora perché la solidarietà atlantica non può né deve essere in contrasto con un legittimo senso della dignità e del sentimento nazionale. (Interruzioni e clamori dalla sinistra). Così è che se da una parte l'Italia riconosce negli amichevoli rapporti coi suoi vicini jugoslavi un fattore di pace e di comune sicurezza, e in tal senso si è espressa ripetutamente negli organismi atlantici, d'altro canto essa non può lasciare dubbi circa i suoi diritti come nazione. Gli Alleati hanno riconosciuto tali diritti, prima che noi entrassimo nel patto atlantico, li hanno confermati poi espressamente: noi abbiamo il dovere di avvertirli che il mezzo migliore per accrescere intorno alla solidarietà atlantica la sincerità e la fattività delle adesioni, è di nulla fare che attenui o sembri ridurre la validità del proposito, da loro così solennemente espresso, e di fare invece ogni sforzo sincero e costante per cooperare ad attuarlo.
È con senso di doverosa fraternità verso gli italiani del territorio libero, ma anche nell'interesse della solidarietà atlantica, che io mi propongo di seguire con particolare intensità gli sviluppi della questione, nella quale sento, come ho qui sinceramente e più largamente esposto, che vi sono dei sacrifici che non si possono né chiedere né considerare e degli impegni politici e morali che non si possono né rinnegare né attenuare. (Interruzioni dalla sinistra).
Vedo che si protesta violentemente dai banchi comunisti contro la decisione del Governo di non facilitare, anzi, per quanto gli è possibile, di impedire l'accesso della nostra gioventù al festival di Berlino-est. (Clamorose interruzioni dalla sinistra).

Una voce. E fate questo in nome della libertà! (Animati commenti e proteste dal centro).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri, Ministro degli affari esteri e ad interim dell'Africa italiana. Devo francamente dire che l'esperienza fatta in materia ci spaventa. (Vivaci proteste dalla sinistra). In numerose riunioni internazionali... (Nuove proteste dalla sinistra - Scambio di invettive col centro). La verità potete dirla qua, non dirla per radio dall'estero. (Applausi dal centro - Clamori dalla sinistra).
In numerose riunioni internazionali si attacca e si ingiuria grossolanamente la democrazia italiana e gli uomini politici italiani. (Proteste dalla sinistra). Porterò le prove, se lo contestate, porterò le prove. Uomini politici italiani, parlamentari o no, diffamano da radio straniere il nostro regime democratico ed attaccano... (Nuove proteste dalla sinistra) ha politica estera del Governo, cioè del Parlamento, e vi oppongono una propria direttiva ed impegnano una propria azione, reclamando cioè il diritto di fare per loro conto una politica italiana diversa da quella costituzionalmente espressa. (Applausi dal centro - Clamori dalla sinistra - Scambio di invettive fra gli opposti settori). Crediamo che tali diffamazioni siano intollerabili e che simili interventi non siano leciti, ma contrari allo spirito della Costituzione. E dico francamente che faremo tutto, per quanto possiamo, per impedirli ed esamineremo anche, di caso in caso, la possibilità della pubblica incriminazione. (Nuovi vivissimi applausi dal centro - Altissime proteste dalla sinistra).
Tutti ammettono ormai che certi eccessi ed abusi della stampa diffamatrice non vanno confusi con la libertà di critica garantita dalla Costituzione, che intendiamo assolutamente rispettate. (Applausi dal centro e dalla destra - Commenti ironici dalla sinistra).
Nel disegno di legge sulla stampa, che è in istato di avanzata elaborazione (Proteste dalla sinistra) dovremo tener conto delle passate esperienze, considerando che il vilipendio continuo di un regime democratico che rimanga sistematicamente senza sanzioni e difesa finisce con il deprimere dinanzi alle coscienze ignare... (Applausi dal centro - Nuove clamorose proteste dalla sinistra). Non tutte queste affermazioni vi riguardano, non dovreste prenderle tutte per voi, vi sono due estremi non uno solo. (Commenti dall'estrema destra).
Considerato, dunque, che il vilipendio continuo di un regime democratico che rimanga sistematicamente senza sanzione e difesa finisce con il deprimere innanzi alle coscienze ignare l'autorità dello Stato (Applausi dal centro e dalla destra - Nuove interruzioni dalla sinistra) e con lo spingerle verso sistemi che rinnegano il metodo della libertà (Applausi dal centro e dalla destra - Vivaci proteste dalla sinistra) bisogna che sia manifesto che, se il regime democratico è regime di libertà e se in ciò si distingue nettamente dal regime totalitario, non può essere però indifferente alle minacce del comunismo o della reazione e che la sopportazione non vuol dire approvazione, che i funzionari pubblici hanno il dovere di essere e di agire lealmente verso lo Stato democratico di cui sono organi (Interruzioni dalla sinistra) e che nelle lotte per la conquista della giustizia sociale i lavoratori e gli impiegati, aggrappandosi alle speranze del bolscevismo o alla seduzione in genere di soluzioni violente, non facilitano ma accrescono le difficoltà da superare. (Vivi applausi dal centrodestra - Clamorose interruzioni dalla sinistra).
Accogliendo le richieste dei lavoratori liberi il Governo vuole promuovere e rispettivamente favorire le rappresentanze sindacali libere come organi propulsori della vita nazionale; ma è chiaro che tale auspicabile collaborazione può risultare feconda soltanto se ci sarà l'accordo sulla pregiudiziale, cioè che alla fine il Parlamento costituisce l'autorità arbitrale suprema e che i lavoratori democratici hanno interesse a che il regime democratico non venga sovvertito o debilitato attraverso il rifiuto dei suoi organi esecutivi ad applicare o eseguire le leggi.
Con tale spirito presenteremo anche il disegno di legge sulla organizzazione sindacale e sull'ordinamento giuridico del lavoro. (Nuove vivacissime interruzioni e clamorose proteste dalla sinistra).

PRESIDENTE. Richiamo all'ordine gli interruttori.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri, Ministro degli affari esteri e ad interim dell'Africa italiana. Per gli statali è in elaborazione un provvedimento di rivalutazione e rispettivamente di miglioramento delle retribuzioni con riguardo al costo della vita entro i limiti delle possibilità attuali. Chiedo però frattanto al Senato di approvare gli emendamenti al codice penale che abbiamo già proposto il 19 gennaio 1951 e che hanno lo scopo, sia pure nella completa libertà di sciopero, di escludere i metodi di lotta che non costituiscono astensioni dal lavoro ma veri atti di sabotaggio alla produzione. (Vivi applausi dal centro-destra - Vivacissime proteste dalla sinistra).
Circa la dodicesima disposizione transitoria della Costituzione... (Nuove interruzioni dalla sinistra).

PRESIDENTE. Così non si può andate avanti. Richiamo tutti a tenere un contegno pari alla dignità ed al prestigio della nostra Assemblea; altrimenti sarò costretto a sospendere la seduta.

Una voce. Sospenda piuttosto il Presidente del Consiglio per il suo discorso provocatorio! (Impressione - Vivacissime e clamorose interruzioni e proteste in vario senso).

PRESIDENTE. Se si continua, io non posso restare su questo banco, perché così non si può presiedete un'Assemblea. I senatori lascino parlare il Presidente del Consiglio; essi potranno poi rispondere e dire quello che vorranno. Il Presidente del Consiglio ha diritto di parlare come i senatori hanno diritto di rispondere. (Applausi dal centro-destra -- Rumori dalla sinistra).

Una voce. Anche il 3 gennaio lei lo lasciò parlare. (Nuove violente manifestazioni di contrasto da parte degli opposti settori -- Scambio di reciproche invettive - Alti clamori - Tumulto).

PRESIDENTE. Basta!... Continuino pure se vogliono. Io conosco quale è il mio dovere e saprò compierlo. Ma è veramente penoso che, mentre tanto si è lavorato e tanto ogni giorno si lavora per accrescere il prestigio di questa Assemblea, si dia invece al paese così tristo esempio di intolleranza politica. (Vivi applausi dal centro-destra - Interruzioni e proteste dalla sinistra).
Onorevole Presidente del Consiglio, la invito a continuare il suo discorso.

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri, Ministro degli affari esteri e ad interim dell'Africa italiana. Circa la dodicesima disposizione transitoria della Costituzione, che proibisce la riorganizzazione in qualsiasi forma del disciolto partito fascista, sta da parecchi mesi innanzi al Senato una proposta di legge del precedente Gabinetto. Preghiamo il Senato di voler deliberare in argomento. Il Governo considererà con attenzione ogni emendamento proposto. L'essenziale è che si approvino rapidamente misure atte ad impedire una violazione dei disposti costituzionali, che escludano, cioè, manifestazioni di stampa o collettive atte a ricostituire, a mezzo dell'apologia del cessato regime, dei suoi miti e delle sue dottrine, il movimento fascista. (Applausi dal centro-destra - Commenti dalla sinistra). So bene che mi si accuserà di voler con ciò sbarrare il cammino alle «forze nazionali», ma è lecito rifiutarsi di ammettere sotto questa generica copertura fascisti e non fascisti della prima e della seconda maniera, corporativisti di sinistra e non corporativisti, liberali di destra, monarchici o nazionalisti. Quello a cui sentiamo il dovere di opporci, con particolari misure, già previste dalla Costituzione e dalle leggi esistenti, è la rinascita del fascismo e lo facciamo... (Interruzioni in vario senso) ...e lo facciamo per il senso di responsabilità che ci deriva dalla esperienza disastrosa del passato e dalla preoccupazione per le presenti libere istituzioni democratiche che abbiamo l'obbligo di difendere. (Interruzione del senatore Franza).
Ben sappiamo che le leggi poco valgono se non vengono sorrette dal costume ed è perciò che rinnovo l'appello a editori, scrittori e maestri, a quanti sentono o dovrebbero sentire il pericolo che ci sovrasta, perché assumano francamente, onestamente innanzi alle generazioni giovanili la loro responsabilità. (Applausi dal centro e dalla destra). Né con ciò rinunciamo al nostro proposito di pacificazione, di ricostituire cioè, nel superamento del passato, l'unità morale della nazione, spezzata dalla guerra civile. Oltre a un provvedimento per assegni vitalizi ai mutilati e agli orfani dei caduti della repubblica sociale, sono allo studio provvedimenti per il ripristino delle pensioni normali agli appartenenti alla milizia e alle sue specialità e un provvedimento che consenta il riscatto, ai fini della pensione, del periodo passato dal personale civile nelle milizie. La pacificazione non può però voler dire l'abolizione sic et simpliciter delle leggi eccezionali o una amnistia generale e indiscriminata nei riguardi di individui colpevoli - cito una sentenza della corte d'assise di Parma del 1945 - «di atrocità, torture o sevizie ideate e attuate con metodi e criteri scientifici, di assassinii perpetrati nelle segrete delle caserme, di fucilazioni per rappresaglia eseguite su innocenti» o - cito una sentenza della corte d'assise di Massa del 1947 - «di eccidi disumani che portarono a devastazioni e saccheggi, incendi e distruzioni di paesi». Tuttavia intendiamo procedere caso per caso con provvedimenti di clemenza. Già oggi 610 sono stati liberati con tali provvedimenti. Dei 506 condannati con sentenze irrevocabili attualmente detenuti, 222 hanno presentato istanza per grazia o liberazione condizionale e ciascuna di queste istanze viene vagliata con propositi benevoli di ogni possibile larghezza.
Si sono già dette le ragioni per le quali, rivedendo durante la crisi il nostro organismo ministeriale finanziario nel quadro più vasto dell'economia e ai fini di una maggiore possibilità di coordinamento e di controllo, si è ripreso in esame il vecchio progetto di accentrare alcuni servizi del tesoro nel Ministero del bilancio. Nel corso di tale esame il presente Gabinetto si è trovato d'accordo nel ritenere che al bilancio debbono passare, in un primo tempo, ed entro il termine più breve possibile, la ragioneria generale e la presidenza del comitato per il risparmio e il credito. A questi uffici, provenienti dal tesoro, si dovrà aggiungere, per evidente opportunità di coordinamento, la presidenza del comitato prezzi, e in tal senso vi sarà presentato prossimamente un disegno di legge. Completeranno poi l'attrezzatura strumentale necessaria per assolvere i compiti di controllo e di coordinamento gli altri uffici e servizi del tesoro, che verranno trasferiti al Ministero del bilancio in occasione del riassetto definitivo dell'intero settore finanziario. Nel frattempo il ministro delle finanze assumerà anche l'interim del tesoro. Se si considera che l'attuale ministro del bilancio conserva anche la vice-presidenza del C.I.R. e la delegazione dell'O.E.C.E., si può concludere che già ora, salvo il migliore assetto organico di cui si è parlato, il ministro del bilancio può esercitare quell'intervento coordinatore che è stato sempre invocato nell'interesse del bilancio dello Stato e dell'economia nazionale.
Sarà superfluo, di fronte alla polemica, affermare che si tratta di coordinare il lavoro collegiale dei ministri del settore economico-finanziario, presiedendo normalmente (tranne in occasioni straordinarie come accadeva nel passato) il comitato di ricostruzione e dirigendo i lavori di altri più specifici comitati interministeriali. È giusto ritenere che il ministro del bilancio, liberato dalla responsabilità di altri servizi del tesoro, possa dedicare le sue forze alla tanto auspicata opera di coordinamento e di controllo che gli offrono i poteri della legge istitutiva del Ministero del bilancio e di quelle che saranno sottoposte alla vostra approvazione. Nell'occasione di questa proposta sistemazione, si è discusso anche della riforma delle leggi sulla ragioneria generale e sull'amministrazione della contabilità, riforme che vengono da parecchie parti invocate per esemplificare e accelerare l'esecuzione delle leggi.
Circa le leggi sulla contabilità abbiamo già le concrete conclusioni della commissione appositamente creata dal ministro Pella. Per la prima, il Governo sottoporrà al vostro voto le linee direttive che intenderebbe seguire. Premesse queste doverose notizie circa la nuova sistemazione dei servizi credo superfluo, dato il carattere della compagine ministeriale, per questo settore che subisce solo degli spostamenti, di fare una nuova esposizione generale di politica economica. Per i dicasteri finanziari mi rimetto all'esposizione che i singoli ministri faranno alle Camere presentando il loro nuovo bilancio.
Per il problema della priorità degli investimenti, basandosi sulle conclusioni del comitato tecnico presieduto dal ministro Campilli, il C.I.R. ha elaborato un piano di priorità degli investimenti che poi dovrebbe venire attuato secondo uno schema esecutivo tracciato dal precedente ministro dell'industria, onorevole Togni. Il Governo intende cioè seguire un ordine di priorità nei programmi di investimenti e di produzione, allo scopo di graduarne l'importanza senza peraltro ridurne l'ammontare complessivo. La formulazione della priorità si è imposta soprattutto per convogliare le risorse interne verso destinazioni essenziali, e inoltre per adeguare la politica economica alla situazione internazionale, visto che anche i paesi produttori di materie prime e di beni strumentali attuano di già una disciplina delle risorse disponibili. Il sistema delle priorità viene determinato considerando contemporaneamente: i consumi civili interni fondamentali, le esigenze della sicurezza, le esigenze delle esportazioni.
La maggior possibile occupazione costituisce il criterio informatore degli obiettivi considerati.
Per i settori prioritari (agricoltura, fonti di energia, materiali scarsi, esportazione, edilizia non di lusso) è prevista da parte del Governo un'azione positiva mediante interventi di carattere generale e specifico.
Nell'ambito di questo piano verrà presentato un disegno di legge che per i bilanci futuri impegna in uno stanziamento poliennale 160 miliardi per la ricostruzione ferroviaria e il miglioramento del materiale rotabile; ma già ora lo stanziamento di 16 miliardi come concorso dello Stato all'ammodernamento delle ferrovie secondarie, approvato dal Senato, e presentemente davanti alla Camera, rende possibili lavori che raggiungeranno l'ammontare di 26 miliardi. Predisposto è anche un piano per la meccanizzazione dell'agricoltura. Sui particolari del piano di priorità ed in genere sui provvedimenti atti a ridurre la disoccupazione, il Governo si riserva di presentare proposte concrete alla ripresa dei lavori parlamentari Parte di esse riguarderanno anche l'agricoltura, nel settore della quale il nuovo ministro, oltre l'esecuzione delle leggi di riforma agraria della Sila e dello stralcio e lo sviluppo della bonifica, si propone una politica diretta a tutelare e incoraggiare i lavoratori nel benemerito sforzo di utilizzate più razionalmente la terra e di trovare nuovi sbocchi alla produzione agricola nazionale. Non c'è bisogno di riaffermare che questa politica di investimenti produttivi sarà gradualmente realizzabile solo se si terrà fermo il valore della moneta e si garantirà il risparmio, punto di partenza questo che per il presente Gabinetto rimane fuori di ogni discussione. Ma volgiamo, intanto, la nostra attenzione al lavoro concreto che potremo fare assieme, discutendo e deliberando il più rapidamente possibile sui disegni di legge che già vi stanno innanzi o che, licenziati già dal passato Governo ed accolti dal presente Gabinetto verranno immediatamente presentati alle Camere. I più importanti sono: la ratifica del decreto-legge che concede anticipazioni sugli appalti e forniture allo Stato e di quello che finanzia, con la valuta dell'Ufficio cambi, fino all'importo di 100 miliardi, l'acquisto da parte dello Stato di scorte alimentari e di materie prime (questi due provvedimenti costituiscono un invocato alleggerimento nel settore del credito); l'aumento del fondo di dotazione dell'I.R.I. (Camera); il contributo di 40 miliardi all'Azienda della strada (Camera); la costituzione del comitato ministeriale per il coordinamento delle commesse e forniture (Camera); le tre leggi riguardanti la ricerca, la coltivazione degli idrocarburi, metano e petrolio, e la costruzione e l'esercizio degli oleodotti e dei gasdotti (Camera); la spesa di 6 miliardi per la costruzione in Napoli di case ultrapopolari (Senato); il completamento del programma navale che prevede la maggiore spesa di 8 miliardi e 600 milioni in aggiunta ai 14 miliardi già stanziati con la legge Saragat (Senato); l'autorizzazione alla Cassa depositi e prestiti a concedere al Ministero delle poste e telecomunicazioni mutui per 30 miliardi che, in aggiunta ai 25 già autorizzati lo scorso anno, saranno destinati alla ricostruzione e al potenziamento degli impianti e stabilimenti di telecomunicazioni nell'Italia centrale, meridionale ed insulare (Camera). Tra i disegni che erano già pronti per la presentazione alle Camere, prima della crisi ministeriale, sono da rilevarsi quelli riguardanti: la spesa di 6 miliardi e 500 milioni per il completamento del canale «Regina Elena» e per le opere di sbarramento del Ticino; la spesa di 9 miliardi per la costruzione di case popolari e popolarissime a favore dei profughi. Il provvedimento predisposto dal Ministero dell'interno, oltre a migliorare il trattamento assistenziale, intende dare una soluzione definitiva al grave e complesso problema dei profughi, offrendo loro la possibilità di una sistemazione che costituisca la base per il ritorno alla normale attività lavorativa, togliendo il profugo dal centro di raccolta. Le case saranno costruite a cura dello Stato e con carattere di urgenza e di indifferibilità. Inoltre gli istituti autonomi provinciali per le case popolari e l'U.N.R.R.A.-Casas dovranno riservare ai profughi una certa aliquota degli alloggi costruiti. La spesa di 700 milioni per il risanamento dei «Sassi di Matera»; l'aumento delle pensioni operaie per l'invalidità e la vecchiaia. Legge questa che prevede una nuova e più larga partecipazione dello Stato all'onere finanziario delle pensioni per i lavoratori. La partecipazione dello Stato che finora si era limitata alla pur considerevole somma di circa 16 miliardi annui, sale a circa 40 miliardi annui provvedendo a coprire il 25 per cento del fabbisogno.
Più noti sono i disegni di legge che occupano da parecchio tempo l'una o l'altra delle Camere, come quelli sulla finanza locale (che è di grande urgenza) e sulla Corte costituzionale, la pubblica sicurezza, i contratti agrari, la difesa civile, la repressione del fascismo, il sabotaggio, eccetera; ai quali si è ora aggiunto l'organico e basilare progetto della riforma scolastica elaborato dall'onorevole Gonella.
Dopo aver deliberato sulle cose più urgenti e dopo un breve riposo, impostoci dalla stagione, avremo quindi da lavorare duro e forte. Questo impegno di fatica, di sacrificio, c'è dettato dalla durezza dell'ora che attraversiamo, dalle esigenze del nostro popolo lavoratore, dal dovere che abbiamo tutti di dare per primi l'esempio di una maggiore austerità, disciplina ed abnegazione (Interruzioni dalla sinistra), virtù che sono oggi le più necessarie per un paese talvolta incline ad abbandonarsi allo scetticismo o alla accensione della fantasia.
Bisogna che questo popolo non dubiti, non disperi delle libere istituzioni democratiche e parlamentari le quali, pur sempre (Interruzione dalla sinistra) riformabili e perfettibili, offrono allo sviluppo della nostra civiltà, al nostro modo di vita, al nostro spirito nazionale e al libero sforzo verso la giustizia sociale la forma organizzativa e istituzionale più consona al nostro spirito e alla nostra storia. (Vivi applausi dal centro). Il Parlamento ha lavorato sodo in questa legislatura; ora bisogna che la sua opera sia compiuta. Il Governo è a sua disposizione. Abbiamo fatto assieme dei notevoli progressi e del lavoro enorme. Il paese è sulla via della salvezza. Bisogna continuare a camminare col passo risoluto e cadenzato dei montanari.

Voce da sinistra. Col passo dell'oca! (Commenti dalla sinistra).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri, Ministro degli affari esteri e ad interim dell'Africa italiana. In autunno avremo il primo atto della riforma tributaria; seguirà poi il censimento e verranno quindi le amministrative. La denuncia dei redditi metterà alla prova il civismo e la morale patriottica del popolo italiano, a cominciare dalle classi più agiate. Sarà il punto di partenza per muovere passi più rapidi verso la giustizia fiscale. Il censimento rivelerà le forze rinascenti della nazione, mentre le elezioni completeranno il rinnovamento dei comuni.
È vano attendere la salvezza dall'accensione bengalica di un mito; è pericoloso sperare in un colpo d'ala che venga da una reazione sentimentale. La salvezza sta nella nostra energia interiore, nella nostra fede, nei destini della patria e nella incorruttibilità e fecondità delle nostre libere istituzioni, (Applausi dal centro). L'avvenire della democrazia italiana è sicuro se alla classe dirigente non verrà meno la speranza, la tenacia dei propositi realizzatori, il senso della sua storia umana e cristiana, la vigilanza della sua coscienza morale. (Vivissimi applausi dal centro - Molte congratulazioni).

On. Alcide De Gasperi
Senato della Repubblica
Roma, 31 luglio 1951

(fonte: Senato della Repubblica - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di martedì 31 luglio 1951)


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