LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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IL TRATTATO SULLA C.E.C.A.: INTERVENTO DI ALCIDE DE GASPERI ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
(Roma, 12 giugno 1952)

Dopo l'approvazione del Senato al disegno di legge di ratifica del Trattato istitutivo della Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio, il provvedimento passa all'esame della Camera dei Deputati. Il Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi interviene alla Camera il 12 giugno 1952, tra le polemiche e le ostilità dell'opposizione social-comunista.

* * *

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri, Ministro degli affari esteri. Nessuno attenderà che io risponda alle obiezioni di carattere giuridico con argomentazioni diverse da quelle che ho già usato nell'altro ramo del Parlamento; e poiché è assai molesto per gli uditori sentir ripetere le stesse cose mi limiterò ad alcune osservazioni che mi sembrano rispondere alla serietà del momento. Innegabilmente si tratta di un importantissimo atto parlamentare; ed io comprendo come tutti coloro che hanno senso di responsabilità sentano nella loro coscienza il dovere di affrontare il problema con tutta la preparazione necessaria. Qualcuno potrebbe rimproverare al Governo di aver messo il Parlamento troppo rapidamente di fronte al problema stesso, ma questo qualcuno dimenticherebbe l'iter già percorso dal progetto di legge.
Vi prego di ricordare che la commissione internazionale che ha studiato ed elaborato il trattato che è argomento di discussione, si è convocata il 20 giugno 1950, che ha lavorato fino al 18 aprile 1951, nel qual giorno la convenzione venne firmata, che questa commissione composta di uomini rappresentanti degli interessi di categorie e di Governi, e composta soprattutto di giuristi, ha discusso tutti i problemi che sono stati dibattuti nell'altro ramo del Parlamento e qui ancora verranno, come è ovvio, dibattuti e studiati. Non c'è nessun problema di carattere giuridico ed internazionale che non sia stato affrontato, perché si trattava di grosse divergenze che nella discussione stessa dovevano trovare la loro soluzione. Quando si pensi che vi sono Stati che hanno costituzioni nuove, come è la nostra, ed altri invece che hanno ancora la Costituzione del 1830 o del 1848, completamente lontane dalle forme che possono garantire una simile convenzione internazionale, si può immaginare che i giuristi rappresentanti i vari interessi e le varie tradizioni hanno avuto la possibilità di discutere tutti gli aspetti di carattere costituzionale e i rapporti internazionali che sono alla base di ogni trattato.
È vero che in questa riunione mancavano i rappresentanti dell'opposizione, nel senso dell'opposizione pregiudiziale, quale oggi è stata presentata da due oratori dell'estrema sinistra; però gli oratori dell'estrema sinistra e gli oratori dell'opposizione in genere hanno potuto, in tutti i parlamenti, esporre in parecchi dibattiti pregiudiziali o dibattiti che affrontano l'essenza del problema tutte le ragioni della loro opposizione. Direi che se c'è un problema che è stato veramente discusso nella vita internazionale europea, è proprio questo del carbone e dell'acciaio, anche perché gli interessi, che qui si vogliono descrivere come monolitici, sono viceversa contraddittori fra gli stessi rappresentanti di categorie, fra gli stessi produttori, ed inoltre gli interessi dei singoli paesi hanno dovuto avere necessariamente rappresentanti che talvolta reciprocamente si contrastavano. Quindi, il problema è stato veramente discusso, affrontato, setacciato, filtrato ed abbiamo presentato così il progetto al Parlamento l'8 agosto 1951.
Al Senato il progetto è stato discusso a lungo nella Commissione, e lì i rappresentanti dell'opposizione e i rappresentanti della maggioranza hanno avuto modo di esporre tutti i loro argomenti, tanto che chi ha avuto la fortuna o la disgrazia di poterli seguire, oggi difficilmente riesce a trovare un'argomentazione nuova, sia pro sia contro.
Al Senato la discussione pubblica è finalmente avvenuta nel marzo del 1952. Dopo tre mesi il disegno di legge viene qui.
Si dirà che il Governo doveva insistere perché il problema venisse affrontato dalla Camera prima, con una certa serenità e tranquillità; però se i colleghi, in qualunque parte siedano, vogliono volgere il loro pensiero al calendario parlamentare, troveranno che noi abbiamo insistito, ma ci trovavamo dinanzi alla difficoltà grandissima dell'enorme attività parlamentare che ci impediva di portare il problema prima ancora che suonassero queste ultime ore. Dico questo, perché mi pare che nella discussione pregiudiziale che c'è stata ieri sera si è fatto anche cenno al fatto che noi saremmo incalzati da un termine internazionale, e quindi saremmo servi dello straniero.
Ma che modo di ragionare è questo! Siamo in un mondo in cui ormai, attraverso i trattati, attraverso le convenzioni, attraverso gli organi internazionali, quasi nessun problema può essere posto esclusivamente dal nostro punto di vista: in quasi tutti i problemi dobbiamo sottostare ad una volontà più o meno determinante di carattere internazionale.
È chiaro che l'onore e la dignità e l'interesse dell'Italia reclamano che si mantenga fede agli impegni che si prendono e si dia l'impressione di avere un Governo e un Parlamento che tengano conto di queste necessità di collaborazione, a meno che non si voglia assolutamente arrivare all'eccesso contrario di ritenere che ciascuna ruota possa andare per conto suo, e si voglia negare l'esistenza di qualsiasi ingranaggio internazionale.
Ora, si può essere nemici di questi ingranaggi: si può essere favorevoli o contrari, ed è troppo evidente. E evidente che siamo profondamente divisi su certi problemi, ed è doloroso che siamo così profondamente divisi su questioni essenziali. Però è anche giusto, è anche utile che il Parlamento, gli uomini politici, gli uomini di Governo e anche tutti coloro i quali sono preoccupati delle sorti del paese, ogni tanto vengano messi di fronte ai problemi decisivi e li considerino e li meditino bene. Poiché dalla concretezza delle decisioni si può misurare la diversità delle concezioni e la consistenza della politica di unione, di distensione, alla quale facilmente si fa appello nei momenti di elezioni ed in quelli in cui si domanda di accettare la collaborazione delle classi cosiddette dei lavoratori.
Che cosa volete? Potremmo veramente avere in cuore il desiderio vivissimo di accettare quell'invito che ogni tanto ci fa l'onorevole Togliatti all'unità, quando come, per esempio, questa mattina, leggiamo dei manifesti addirittura violenti contro colui che è il supremo comandante delle forze atlantiche? Di tutte le forze atlantiche, anche del nostro paese, ed in base ad una legge parlamentare, in base alla nostra Costituzione. (Vivissimi applausi al centro e a destra Commenti all'estrema sinistra).
Quale è questa unità? Quale è il paese che può cercare e trovare un'unità, quando davanti ad un fatto così semplice, ad un fatto che appartiene, fra l'altro, alle regole della cortesia internazionale, ci si trovi divisi? E che cosa mai volete parlare di evoluzione del patto atlantico, dell'accettarne una parte, e poi di vedere di non respingere l'altra?...

INVERNIZZI GAETANO. Non vogliamo il generale «peste»! (Proteste al centro e a destra).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri, Ministro degli affari esteri. Qui si tratta di una visita di cortesia, anzi, direi, più che di cortesia, di dovere del comandante atlantico. E voi, fondandovi su accuse dimostrate false, continuate in una campagna di calunnie (Applausi al centro e a destra - Proteste all'estrema sinistra) dettate da Mosca. Vergognatevi! (Vivissimi applausi al centro e a destra - Rumori alla estrema sinistra).

PACCIARDI, Ministro della difesa. Non avete accettato l'inchiesta della Croce rossa internazionale!... (Rumori all'estrema sinistra).

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri, Ministro degli affari esteri. Vi voglio ancora dire una cosa: una cosa veramente responsabile. Vi è una pregiudiziale che è quella di tutte le pregiudiziali: la buona fede. (Applausi al centro e a destra - Interruzioni all'estrema sinistra).
Quando ci si fanno, da parte delle sinistre, proposte di transazione, di collaborazione, che dovrebbero fondarsi sopra un modus vivendi anche in problemi internazionali, io mi domando come un Governo e una maggioranza che si rispettino possano discutere simili proposte, quando avvengono le agitazioni che oggi avvengono e che avviliscono il decoro e la dignità del paese. (Vivi applausi al centro e a destra - Proteste all'estrema sinistra).

INVERNIZZI GAETANO. In Inghilterra si preoccupano di sapere la verità sulla Corea: perché non se ne preoccupa anche lei?

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri, Ministro degli affari esteri. Io dico ai colleghi, all'opposizione, alla maggioranza, al paese: «si tratta degli interessi d'Italia; bisogna difenderli» (Vivi applausi al centro e a destra - Rumori all'estrema sinistra).
Ma, se è lecito a un oratore, come è, di richiamarsi nientemeno, che all'autorità di Flandin - la prossima volta sarà citato De Gaulle a sostegno dell'estrema sinistra - se è lecito ricorrere a tutto, perfino alla difesa del diritto di proprietà da parte dell'estrema sinistra (Commenti all'estrema sinistra), se è lecito questo, sarà lecito a me di accettare ed accogliere il grido testè lanciato: «basta con la guerra!». Sì: «basta con la guerra!». E così intendiamo noi questo progetto: che esso serva come strumento di pace e sia un limite alla guerra: e come questo, così quello per l'esercito europeo. Basta con ha guerra! Ma ci sono due guerre: c'è la guerra sanguinosa e c'è la guerra fredda. Questa guerra fredda (Indica l'estrema sinistra) la state combattendo voi. Ed io aggiungo: «basta con questa guerra fredda!». (Vivissimi, prolungati applausi al centro e a destra - Rumori all'estrema sinistra).

RUSSO PEREZ. Sta arrivando Pinay!

ASSENNATO. Fascista, provocatore!

LACONI. Vuol ritentare, forse, il colpo di Stato del 3 gennaio?

PRESIDENTE. Basta, onorevoli colleghi! Esigo che si lasci parlare il Presidente del Consiglio!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri, Ministro degli affari esteri. Io prego la Camera di respingere, perché manifestamente infondata, l'eccezione di incostituzionalità.
Il Governo non chiede che la Camera voti senza discutere; discuta, discuta profondamente, entri nel merito. Non vogliamo altro che governare con il Parlamento e per il Parlamento, sulla base del Parlamento; ma il Parlamento governa e si regge se può veramente affrontare i problemi in tutta severità e in tutta serietà, e se le nostre assemblee hanno atmosfera di serenità sufficiente perché le discussioni possano arrivare a conclusione.

INVERNIZZI GAETANO. Sta dando una bella prova di serenità!

DE GASPERI, Presidente del Consiglio dei ministri, Ministro degli affari esteri. Onorevoli deputati, votate per discutere questo trattato, votate per la vostra libertà di decisione. Sono certo che voi alla fine deciderete per questo strumento, che è strumento di pace e di lotta contro la guerra calda e contro la guerra fredda. (Vivissimi, prolungati applausi al centro e a destra).

On. Alcide De Gasperi
Camera dei Deputati
Roma, 12 giugno 1952

(fonte: Camera dei Deputati - Atti parlamentari - Resoconto della seduta pomeridiana di giovedì 12 giugno 1952)


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