LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

LA STORIAGLI UOMINII CONGRESSILE ELEZIONILE CORRENTI
I DOCUMENTILE IMMAGINITESTIMONIANZEISTITUTO BRANZIRINGRAZIAMENTI

 

LA POLITICA EUROPEA: DISCORSO DI ALCIDE DE GASPERI AL CONGRESSO DEL MOVIMENTO EUROPEO
(L'Aia, 10 ottobre 1953)

Esaurita la sua esperienza di governo, Alcide De Gasperi torna alla segreteria politica della DC nel settembre 1953. Invitato a parlare al congresso del Movimento Europeo all'Aia, De Gasperi ritorna sui temi della politica europeista.

* * *

È la prima volta che assisto ad una vostra riunione plenaria. Sono un vecchio militante della stessa idea che ha animato così fervidamente questo Congresso, ma finora ho combattuto in un'altra trincea, nella trincea degli uomini di governo. Ho quindi anche della comprensione per il massacrante travaglio che ha soverchiato questi uomini nei dopoguerra, nel periodo della ricostruzione, nelle ore della preoccupazione per la sicurezza dinanzi ad una nuova minaccia.
Ma, come Schuman ha fatto notare, l'idea della solidarietà europea si è attuata in vari istituti in mezzo a difficoltà straordinarie, e noi sappiamo quanto dobbiamo alla sua iniziativa ed al suo spirito di realizzazione.
Vi sono ancora delle esitazioni, ma il dinamismo che abbiamo inserito nel Trattato della CED e questo all'Assemblea ad hoc, lavora sempre più rapidamente ed efficacemente per merito anche delle capacità della saggia moderazione e della fermezza del suo presidente e dei suoi membri. Bisogna insistere e non perdere la pazienza.
Si costruisce su un terreno nuovo, si fondano le basi di costruzioni secolari, e questo nostro lavoro si intreccia, si sovrappone, si urta con le crisi di governi e di Parlamenti, con gli sforzi reiterati e finora vani per definire i problemi del dopoguerra e garantire contro nuovi pericoli.
Tuttavia, a chi volesse, appunto con riguardo ai problemi della pace e della sicurezza, rinviare la costruzione dell'Europa quasi che si trattasse di una complicazione per lo meno superflua, vorrei osservare che è proprio al servizio della pace e della sicurezza che l'unità dell'Europa, cioè l'unità di atteggiamento politico delle principali potenze europee, si dimostra necessaria.
Se dobbiamo arrivare ad una distensione con la Russia, ad una sistemazione graduale e definitiva dei problemi postbellici, bisogna disporre di un fronte politico comune, di un fronte che esiste non solo negli organi supremi esecutivi, ma che si crei e si consolidi anche nella coscienza pubblica e nell'opinione mondiale. Bisogna che questa unità di attitudine esista, che sia ben visibile e che ognuno possa constatare che essa è solida e operante.
È innegabile che il disorientamento degli ultimi mesi sarebbe stato rapidamente superato se non fossero state lanciate, da qualche cancelleria, delle proposte divergenti o che apparivano tali, se non si fosse data l'impressione, rivelatasi naturalmente erronea, che si era disposti a rompere una solidarietà assai faticosamente raggiunta.
Il successo più importante di questo Congresso è la rinnovata affermazione della volontà espressa con pari forza dai delegati francesi e tedeschi di fare uno sforzo tenace ed organico per eliminare ogni conflitto tra Francia e Germania. Credo che le dichiarazioni di Schuman e di von Brentano ci abbiano tutti commossi.
La condanna dell'oratore tedesco contro lo spirito egemonico di potenza non poteva essere più recisa: "Noi tedeschi ben sappiamo quali furono le colpe di Hitler e dei suoi collaboratori e comprendiamo cosa significhi entrare col nemico di ieri più che in rapporti di alleanza, addirittura di comunità".
Inchiniamoci davanti a questo coraggioso esame di coscienza e non addentriamoci nei ricordi del passato. E con gli uomini nuovi che dobbiamo costruire l'avvenire.
È vero: quando von Brentano ricorda la tensione con il blocco sovietico e la sorte dei 18 milioni di tedeschi della zona orientale, egli tocca il punto delicato che genera preoccupazioni e può recare complicazioni. Sarebbe infantile negare che esiste un certo rischio; ma il rischio è certamente minore di quello al quale si sarebbe esposti se la Germania isolata fosse tentata di cercare appoggi altrove.
Importante e decisivo mi è parso l'intervento del sindacalista Finet: bisogna diffondere il suo discorso e ripetere le sue argomentazioni, ricavate dalla esperienza fatta nell'istituzione della CECA. Esse valgono per gli industriali, ma sono decisive soprattutto per i lavoratori. Bisogna arrivare ad una autorità comune europea anche per superare in comune la depressione economica ed adeguarsi allo sviluppo della nuova tecnica produttiva.
Nel nostro paese e forse in altri ancora i partigiani della Comunità Europea devono difendersi nei confronti di una parte dei rappresentanti operai, i quali predicano che la Federazione europea è semplicemente uno strumento di classe che porterà fatalmente alla guerra. No, l'organizzazione europea sarà un regime libero e democratico, sotto l'impulso di un parlamento eletto che sarà l'espressione del pensiero europeo. Dobbiamo solo augurarci che le opinioni vi giungano già filtrate dalle discussioni e chiarificazioni avvenute in sede nazionale. A ciò dovrebbe fin da ora preparare la propaganda federalista, ben distinguendo fra i compiti comuni e specifici della comunità e la normale attività politica e panoramica delle democrazie nazionali.
È lecito inoltre sperare di non vedere trasferiti nel Parlamento europeo i fenomeni di parlamentarismo degenerato.
Circa il notevole rapporto di Altiero Spinelli che accenna alle ragioni che avrebbero mosso gli Stati Uniti ad appoggiare l'iniziativa della Federazione europea, io non credo che tali ragioni siano in prevalenza istintive cioè dovute alla tendenze storiche della razza o soltanto strumentali con riferimento all'esercito comune. Credo che uomini come Eisenhower abbiamo considerato e considerino la creazione della Federazione europea come l'alternativa pacifica, in giustificazione dello sforzo americano in Europa, la garanzia della resistenza democratica contro la penetrazione comunista. E questa una secondissima ragione dell'attualità della nostra comunità. Essa nasce come strumento di pace.
Ogni altro patto di non aggressione deve essere integrativo non sostitutivo della Comunità la quale può trovare nell'associazione con la Gran Bretagna e con l'appoggio degli Stati uniti il suo organico completamento.
È vero, non c'è "conosciuto" razionale nello sviluppo di questa nostra istituzione. Ma forse che nella storia i regimi, gli istituti sono nati per concezione e metodo logico?
Credo che gli ulteriori sviluppi abbiano dato ragione a coloro che hanno avuto fede nell'evolversi fatale delle cose, data da una tenace convinzione e da una fede profonda.
So che voi nutrite tale fede e tale convinzione. Bisogna metterle in azione pazientemente e vigorosamente, agire sull'opinione pubblica di ciascun paese, sui governi e sui Parlamenti.
In questo interessante dibattito non è mancato il monito di non trascurare i princìpi. In proposito è stato ricordato il detto attribuito a Napoleone secondo cui "con le baionette si può far tutto, tranne che sedervisi sopra". Si può ripetere che le divisioni non bastano, anzi, che ad un certo punto non possono giovare.
Né l'Alleanza Atlantica né la Comunità Europea possono rinnegare le origini democratiche alle quali debbono l'esistenza. Sappiamo che i nostri amici americani, ai quali tanto dobbiamo, sono consapevoli di queste verità e che vogliono agire in conseguenza. Dobbiamo incoraggiarli su questa via con la voce e con l'esperienza dei popoli che hanno sofferto la dittatura e che non solo non vogliono più perdere la libertà, ma nemmeno dare scandalo a quanti anelano alla giustizia.
Ci sono dei princìpi di diritto naturale codificati anche nei documenti basilari della Comunità, i diritti della persona e della famiglia, le libertà essenziali, la protezione delle minoranze etniche ove essa è inevitabile.
Sono un uomo invecchiato nella prassi parlamentare e comprendo la necessità del compromesso, ma il compimento non è mai fecondo se tradisce princìpi essenziali. Le tre potenze occidentali annunciano che le loro truppe abbandonano Trieste. Come italiano ne gioisco perché la città adriatica, cara al nostro cuore ed alla nostra fatica, torna in seno alla madre patria. E questa prima soluzione, per quanto transitoria, accelera l'approvazione parlamentare del Trattato della CED a Roma. Ma come europeo, vorrei che dal passato si traesse lezione per l'avvenire. Ricordo le ansie di Parigi alla Conferenza della Pace, le nostre insistenze presso le nazioni grandi e piccole. Non valsero e, per amore del compromesso con la Russia, i tre Grandi crearono a spese della popolazione una costruzione irrazionale ed artificiosa, il TLT. Appena vide la luce, si dovette ammettere che la creatura era nata morta, ed ora dopo un decennio, di occupazione, le truppe del compromesso, perituro perché ingiusto e non vitale, abbandonano il campo. Una più completa riparazione ancora attende il diritto dei popoli. Ma intanto registriamo nell'archivio della storia le conclusioni internazionali di questa esperienza fallita perché aveva ignorato le basi morali dello stesso diritto.
Tutta la nostra costruzione politico-sociale presuppone un regime di moralità internazionale. I popoli che si uniscono, spogliandosi delle scorie egoistiche del loro crescimento, debbono elevarsi anche ad un più fecondo senso di giustizia verso i deboli e i perseguitati. Lo sforzo di mediazione e di equità, che è compito necessario dell'Autorità europea, finirà col darle un nimbo di dignità arbitrale che si irradierà al di là delle sue giuridiche attribuzioni e ravviverà le speranze di tutti i popoli liberi.

On. Alcide De Gasperi
Congresso del Movimento Europeo
L'Aia, 10 ottobre 1953

(fonte: biblioteca Butini)


torna indietro home page stampa la pagina Portale della Democrazia Cristiana - un progetto ideato dall'Istituto "Renato Branzi" di Firenze
hogan interactive, hogan stivali scarpe, hogan scarpe 2015, hogan scarpe italia, hogan scarpe outlet, hogan scarpe 2014