LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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V° CONGRESSO NAZIONALE DELLA DC: MOZIONE PASTORE
(Napoli, 26-29 giugno 1954)

Il Segretario politico on. De Gasperi presenta la mozione conclusiva del V° Congresso, alla quale aderiscono come presentatori di lista anche gli on. Fanfani ed Andreotti: tale mozione viene approvata all'unanimità dal Congresso.
Viene presentata anche un'altra mozione, a firma dell'on. Pastore, che Alcide De Gasperi accetta come raccomandazione e, messa ai voti, viene approvata dall'assemblea congressuale.

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Mozione Pastore

Di fronte alla attuale difficile situazione del regime democratico in Italia, ed al dovere della Democrazia Cristiana di svolgere un ruolo di positivo contenimento e fronteggiamento delle forze antidemocratiche mediante una politica di effettivo progresso sociale, il V Congresso Nazionale della DC, udita la relazione del Segretario Politico on. De Gasperi, l'approva; ravvisando nella unità sociale del Partito la premessa indispensabile ad una ripresa della sua efficacia operativa, valutando nella sua piena portata il fatto che la classe lavoratrice costituisce una grande forza dinamica sulla quale contare per quel profondo rinnovamento della nostra struttura sociale ed economica, al quale sono solidamente interessati i più larghi strati della nostra popolazione, considerando gli interessi popolari come preciso e costante punto di riferimento per tale attività, impegna il nuovo Consiglio Nazionale e la nuova Direziono a chiarire nel modo più netto la scelta in cui si concreta l'attività politica.
Da questo chiarimento deve scaturire una intensificata azione di Partito, di Parlamento e di Governo lungo le seguenti linee:
a) una politica di sviluppo economico che si discosti dai criteri limitati e possibilistici che hanno ispirato molta parte degli interventi dei pubblici poteri nella vita economica del Paese, e si fondi nvece su una precisa programmazione degli interventi stessi, particolarmente in ordine all'incremento del livello di occupazione ed all'eliminazione rapida delle forme più disumane di miseria. Premesse indispensabili di questa programmazione sono ovviamente:
— un più accentuato dinamismo dello spirito di iniziativa dei nostri uomini di Governo;
— un adeguamento radicale della funzionalità degli organi di Governo e della Pubblica Amministrazione;
— una prosecuzione degli indirizzi di politica tributaria in grado di porre le premesse di quella moralizzazione della fiscalità che tocca particolarmente la coscienza popolare;
b) un approfondimento ed un perfezionamento dell'azione di riforma. La riforma agraria, in particolare, ha rivelato non poche lacune soprattutto nelle Regioni del Mezzogiorno, quanto alla sua capacità di tradursi nei termini politici e sociali che era lecito attendersi. La valorizzazione del "fattore umano" deve presiedere alla attività degli Enti di riforma, dai quali dipende la creazione di un'atmosfera di rinnovamento in tanta parte del mondo agricolo italiano. Per ciò che concerne il settore industriale, si identifica nella revisione della struttura e dei compiti dell'I.R.I. un mezzo valido per facilitare l'attuazione di una politica industriale in grado di ovviare ad alcune delle carenze fondamentali del nostro apparato produttivo;
c) un positivo indirizzo del Partito, del Gruppo Parlamentare e del Governo per ciò che concerne i rapporti di lavoro, e soprattutto per quel che riguarda l'emanazione dell'attesa legge sui contratti collettivi. Il Partito deve comunque definire un suo atteggiamento coerente nei confronti del mondo sindacale, sulla base del principio che non vi può essere autentico clima di democrazia là dove non è libera, rispettata e sollecitata l'iniziativa delle organizzazioni sindacali ispirate ai principi della democrazia;
d) una dignitosa e coerente linea di politica estera, tanto più necessaria quanto più gravi si fanno le incertezze della scelta che il mondo libero è oggi chiamato a compiere. Nel quadro della solidarietà e della collaborazione europea ed atlantica, l'Italia ha il dovere di concretare l'indirizzo fino ad ora seguito, con la ratifica del Trattato istitutivo della CED, onde evitare che nello schieramento occidentale abbiano ad accentuarsi per nostra colpa e responsabilità, certi pericolosi vuoti e certi ancor più pericolosi slittamenti verso posizioni isolazionistiche e rinunciatarie. L'intesa e la collaborazione politica fra i Paesi del continente europeo, intesa espressa in atti concreti ed in scelte precise, rappresenta infatti la premessa indispensabile perché possano venire impostati anche i rapporti di cooperazione economica e sociale internazionali, in assenza dei quali l'Italia non può sperare di avviare a soluzione i suoi fondamentali problemi.
Queste linee di azione politica devono costituire per la D.C. il fondamento sul quale consolidare la collaborazione tra i partiti democratici, collaborazione che rappresenta, nell'attuale formula governativa, la sola e la massima concentrazione di forze, compatibile con i fondamenti etici ed operativi della democrazia. Il ricorso alla consultazione del corpo elettorale è da ritenersi giustificato e doveroso nel caso che questa concentrazione venga, per un qualsiasi motivo, a mancare.
Il V Congresso Nazionale afferma, di conseguenza, che ogni tentativo di identificare in altre formazioni politiche la capacità di interpretare ed attuare le esigenze di una «Repubblica democratica fondata sul lavoro» non potrebbe che provocare irrimediabilmente il franamento del regime democratico in Italia, e screditare, non meno irrimediabilmente, agli occhi delle masse lavoratrici la presenza e l'operato della Democrazia Cristiana, allo stesso modo che la mancata attuazione di quelle linee di azione politica ridurrebbe ad uno sforzo meramente formale la stessa salvaguardia delle libertà pubbliche e private e faciliterebbe il prepotere delle forze conservatrici e reazionarie che alimentano ininterrottamente nel Paese le crisi di costume e di orientamento.
Il Congresso afferma perciò la necessità che il Partito si configuri come una vera e sostanziale scuola di democrazia: garantendo una sufficiente e libera identificazione tra la struttura della base e quella degli Organi direzionali; accelerando il ricambio dei gruppi dirigenti; sollecitando una più razionale ed aperta utilizzazione delle competenze specifiche; traducendo soprattutto in termini politici, attraverso il necessario movimento di opinione e la sensibilizzazione del suo elettorato, l'opera condotta sul piano sociale, onde evitare di trovarsi in una situazione di debolezza ideologica ed operativa che lo porterebbe fatalmente a farsi sostenitore di interessi che non sono quelli dei suoi iscritti e dei suoi elettori.
Su queste linee e secondo questi indirizzi, il Congresso esprime la certezza che la Democrazia Cristiana sappia vittoriosamente proseguire nella sua lotta per la libertà ed il benessere del popolo italiano.

Mozione Pastore
V° Congresso Nazionale della DC
Napoli, 26-29 giugno 1954

(fonte: biblioteca Butini)


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