LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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IL GOVERNO SCELBA: INTERVENTO DI ADONE ZOLI AL SENATO DELLA REPUBBLICA
(Roma, 23 febbraio 1954)

Il 10 febbraio 1954 si insedia il nuovo Governo centrista guidato da Mario Scelba, una coalizione tra DC, PSDI e PLI. Dopo l'arretramento elettorale della DC nelle elezioni politiche del 1953, e il fallimento della nuova legge elettorale, l'alleanza centrista vede innanzitutto la nascita prima del Governo Pella. Successivamente, dopo un tentativo di brevissima durata di Amintore Fanfani, si ricostituisce l'alleanza con PSDI e PLI con Scelba a capo del Governo.
Il sen. Adone Zoli, già Ministro delle Finanze nel precedente I Governo Fanfani, interviene al Senato nel dibattito sulla fiducia al Governo Scelba.

* * *

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zoli. Ne ha la facoltà.

ZOLI. Non so, signor Presidente, quale tempo mi sia stato assegnato nel ruolino di marcia ...

PRESIDENTE. Nessun limite, senatore Zoli.

ZOLI. ... ad ogni modo posso assicurarla che mi terrò al di sotto delle sue previsioni. Direi quasi che, dopo il discorso contro il Governo testè pronunciato dall' onorevole Condorelli mi parrebbe non necessario quasi aggiungere altro, perché nessun migliore elogio poteva essere fatto al governo, al suo programma e alle sue persone, né alcun maggiore augurio di lunga durata di quello testè fatto dal senatore Condorelli che ha assegnato ai vari Ministri un compito a svolgere il quale occorrono parecchi anni di vita ministeriale.
Parlerò brevemente, perché ritengo che una delle prime virtù cristiane sia Ia discrezione. Parlerò brevemente perché altri colleghi della mia parte politica sono iscritti a parlare e potranno esprimersi con maggiore eloquenza della mia. Parlerò brevemente perché mi sono prefisso un solo tema, un tema, un argomento completamente nuovo per quest'Aula, parlerò cioè del 7 giugno. (Ilarità).
Debbo però per prima cosa - me lo consenta, signor Presidente - tornare su un fatto personale, un fatto personale collettivo come abbiamo sentito dire una volta in questa Aula durante la prima legislatura. Ella ricorderà, signor Presidente, perché presiedeva lei, che durante il discorso del senatore Caristia ad una interruzione del senatore Mariotti io reagii e ne sorse una discussione accesa. Ella disse: onorevole Zoli, chieda la parola per fatto personale, ed io, che non ricordavo più il regolamento, risposi: ma su una interruzione il fatto personale non si può inserire. Avevo torto, signor Presidente, e le chiedo venia.
Debbo ritornare sul fatto personale non per me, ma per tanti altri di ogni parte del Senato. L'accusa che era fatta a me ed a loro e che fu espressamente rivolta dall'onorevole Terracini all'attuale Presidente del Consiglio si riferiva all'atteggiamento durante il ventennio. Antifascisti sì, sta bene, ma antifascisti che stavano alla finestra, che non spiegavano nessuna attività. Io credo che il senatore Terracini nel fare quel discorso abbia dato - senza volere - un grosso dispiacere a molti colleghi della sua parte politica. Non scorrerò qui, per non suscitare venti o trenta o quaranta fatti personali, le biografie di molti attuali senatori comunisti e socialisti, ma se le volessimo leggere assieme esse dimostrerebbero che di finestre occupate da persone che siedono su quei banchi ce n'era più di una.
Voglio comunque lasciare da parte questo argomento polemico e voglio invece precisare una volta per sempre, e su questo punto e su quello della Resistenza, quella che ritengo sia la giusta posizione ed impostazione. È proprio dei regimi totalitari o di coloro che hanno tendenze totalitarie la tendenza al monopolio; noi non abbiamo potuto ancora sentir dire che le case Fanfani sono state fatte dai comunisti perché l'onorevole Fanfani ci ha messo vicino tanto di nome: Fanfani. Non abbiamo sentito dire che la riforma Vanoni l'hanno fatta i comunisti, appunto perché si chiama Vanoni. Ma, onorevole Romita, quando lei farà delle casette si ricordi di chiamarle casette Romita, se no succederà come è successo all'onorevole Segni, che ha fatto la riforma agraria per sentirsi dire da molte parti che la riforma è opera dei comunisti. (Vivi applausi dal centro. Proteste dalla sinistra).

PASTORE RAFFAELE. E' stata Melissa.

ZOLI. Melissa o non Melissa, la prego di rileggere gli atti parlamentari per vedere chi l'ha sostenuta e chi l'ha osteggiata, dopo di che forse sarà stata Melissa, ma sarà stata Melissa insieme ai democristiani e contro i comunisti. (Approvazioni dal centro). Ad ogni modo ho il massimo rispetto, e credo che quelli di quella parte (rivolto alla sinistra) lo sappiano, per gli antifascisti della illegalità che hanno pagato di persona. Io ho il massimo rispetto egualmente per gli esuli antifascisti che lasciarono il loro Paese e andarono all'estero ove vissero magari miseramente; ma ritengo che altrettanto rispetto sia dovuto agli antifascisti che seppero essere esuli in Patria. (Approvazioni dal centro). Io vorrei ci fosse stato qui...

Una voce dalla sinistra. Non con la cimice all'occhiello.

ZOLI. Lei forse non sa che chi le parla non ha mai avuto la cimice all'occhiello; ma le voglio dire, perché sia chiaro che al mio occhiello non ci poteva stare nessuna cimice, che ho portato per vent'anni vestiti senza occhiello e il mio sarto aveva l'ordine di farmi vestiti senza occhiello. Ora mi duole - riprendo - che non ci sia l'onorevole Mariotti, ma mi sarà testimone l'onorevole Busoni. Io non voglio parlare degli uomini del mio partito che sono stati esuli in Patria, ma voglio dire - e l'onorevole Busoni mi può dare testimonianza - che l'altro Mariotti, quello che era senatore nello stesso collegio nel quale è senatore oggi il nostro giovane collega, ha saputo essere un esule in Patria ed ha sofferto la fame perché non ha voluto piegarsi. Vorrei chiedere all'onorevole Busoni se lo stesso esempio non ha dato Gaetano Pieraccini verso il quale tutta la città guardava come un esempio di dignità, di fierezza e di carattere. E non crediate onorevoli colleghi di quella parte (rivolto alla sinistra )...

BUSONI. Ho detto a lei ieri che rendevo omaggio alla sua persona, ma quanti dei suoi si sono comportati così? (Proteste dal centro).

ZOLI. ... che l'opera di questi uomini sia stata meno utile della vostra; il giorno in cui il fascismo è caduto, è stato possibile a tanta gente che aveva guardato a quegli uomini, ritrovare un poco di quella dignità che aveva perduto e venire attorno a noi ed attorno a voi. In quel momento la nostra funzione è apparsa utile per la Patria non meno della vostra, e voi dovreste ormai cessare di pretenderne il monopolio. (Interruzione del senatore Busoni; vivaci proteste dal centro). E siccome l'onorevole Busoni dice che i socialisti e i comunisti hanno affrontato in blocco questa situazione, io non ho che da domandargli se i comunisti e socialisti antifascisti dal 1922 al 1943 erano oltre sei milioni come sono oggi. Non è esatto sono stati in blocco...

BUSONI. E' stato l'esempio di quei pochi..

ZOLI. E' stato l'esempio anche nostro.(Interruzione del senatore Busoni; proteste dal centro).
E vengo al secondo monopolio, al monopolio della Resistenza. Non si può pensare che io non abbia il più grande rispetto dei valori della Resistenza, ho il diritto di dire di averne di più di qualche altro di cui ho sentito stamane ricordare dal senatore Secchia magnifiche parole, ma i fatti valgono più delle parole. Ebbene, voglio ricordarvi che non posso dimenticare, quando parlate dalla Resistenza come di un patrimonio esclusivo di certe persone o di una certa classe, che nella città di Firenze...

ROVEDA. Non si è parlato di esclusivismi, abbiamo detto che la classe lavoratrice è stata il perno della Resistenza.

ZOLI. Io ho sentito il discorso dell'onorevole Secchia e in partenza l'onorevole Secchia ha affermato un concetto notevolmente largo, ma quando è stato in ultimo è andato a finire anche lui sulla strada del monopolio di persone e di classe.
Nella città di Firenze - riprendo - abbiamo quattro medaglie d'oro: Potente, un operaio comunista, Enrico Bocci, un avvocato socialista, Tina Lorenzoni, una studentessa liberale, Mario Sbrilli, uno studente democristiano.
Questa è stata la Resistenza, unità di intenti di tutto il popolo, di tutti coloro che amavano la libertà, senza distinzioni di classi e di fedi; e questa è la Resistenza che noi onoriamo e rispettiamo. (Vivaci applausi dal centro). E voglio dare atto all'onorevole Condorelli che a questi nomi si debbono aggiungere quelli di qualche eroe, decorato di medaglia d'oro, che abbiamo visto candidato nelle ultime elezioni in Piemonte, per il Partito monarchico.
A un certo momento ci siamo dovuti staccare gli uni dagli altri perché siamo entrati nel movimento della Resistenza con due finalità diverse. Noi siamo entrati nel movimento della Resistenza per la libertà di tutti, voi siete entrati nel movimento della Resistenza con la intenzione, onesta, secondo il vostro punto di vista, logica, seconda la vostra convinzione, di sostituire a una dittatura un'altra dittatura. (Proteste dalla sinistra; rumori).
Può darsi che in Italia questo non fosse, ma quando abbiamo visto che cosa è accaduto dove al movimento di Resistenza hanno preso parte solo le forze comuniste, non possiamo pensare che in Italia, se foste stati soli, non avreste creato...( Vivaci interruzioni dalla sinistra) ... non avreste creato una Repubblica che non sappiamo se sarebbe ancora cominformista o anticominformista, ma che sarebbe qualcosa di diverso dalla Repubblica democratica che abbiamo oggi. Vorrei che di questo prendessero atto i signori del Movimento sociale italiano, i quali sui loro giornali riprendono del tutto lo stile del ventennio; e mi duole che anche il senatore Condorelli abbia ripetuto le stesse accuse. Si stanno rifacendo le stesse critiche sul ciellenismo, pretendendo di offendere i governi emanazione del C.L.N.; ma, onorevoli colleghi del M.S.I., pensate che se non ci fosse stato il C.L.N. voi non avreste avuto forse altra possibilità che di passare dalla repubblica sociale fascista ad una repubblica popolare!
E con questo io ho chiuso il fatto personale pregando il Presidente di scusarmi se sono stato più lungo del dovuto. Ma forse era bene che una volta per sempre si dicesse su questo argomento, qui dentro, una parola chiara e precisa.
E vengo al 7 giugno. Quante volte abbiamo sentito parlare qui del 7 giugno! Persino quando si svolgeva la più modesta interrogazione su un argomento secondario, sentivamo alla fine saltar fuori il 7 giugno. Ebbene, è opportuno approfondire in questo momento quello che è stato il 7 giugno, poiché quando avremo fatto questo avremo la dimostrazione che questo Governo scaturisce logicamente e legittimamente - insisto su questa parola - dalle elezioni del 7 giugno.
Nelle elezioni del 7 giugno la battaglia si è svolta sul piano particolare della legge elettorale nella quale i partiti collegati hanno perduto. Ma da questa sconfitta e dal clamore che essa ha sollevato sono state tirate delle conclusioni tutte quante errate. Siccome dovrò parlare di numeri mi duole che non sia qui presente il senatore Fortunati e non ci sia più il senatore Cerruti; ma io potrò essere contraddetto dopo. Dopo i risultati delle elezioni è accaduto che nel clamore della vittoria in tema di legge elettorale si sono inseriti altrettanti clamori per una pretesa vittoria delle sinistre e una pretesa sconfitta della Democrazia cristiana. Sotto il grosso titolo «Respinta la legge truffa» si è messa la frase «Sconfitta della Democrazia cristiana, vittoria delle sinistre». Esaminiamo un momento questi sottotitoli. La prima affermazione è stata: «Sconfitta della Democrazia cristiana». Perché sconfitta? Signori miei, noi su questo argomento possiamo rifarci ad un paragone di carattere militare: che cosa è stata la lotta del quadripartito? E' stato un assalto di un esercito a determinate posizioni avversarie.
Noi volevamo conquistare quelle posizioni, non soltanto, ma andare oltre (Interruzione del senatore Negarville), non ci siamo riusciti: ma questo non vuol dire che da questa sconfitta tattica si debba dire che abbiamo perduto la guerra. (Commenti dalla sinistra). Si tratta di una grossa battaglia, quel che volete; abbiamo assaltato le posizioni con tutto l'esercito, però il fatto è solo questo: che noi... (Interruzioni dalla sinistra).
Mi permette di parlare? io vi ho ascoltato con una sola interruzione e ogni tanto: contro una mia dieci vostre alla volta sono troppe. Se ho torto me lo dimostrerete.

LUSSU. Vi trovate in questa posizione perché siete stati battuti in una battaglia strategica!

ZOLI. Non c'è l'onorevole Palermo, che è stato Sottosegretario per la difesa; eventualmente avrebbe potuto chiedere a lui qualche spiegazione al riguardo. Ad ogni modo, dicevo, la Democrazia cristiana non è stata sconfitta; la Democrazia cristiana è uscita col 40 per cento dei voti. Verissimo che nel 1948 aveva avuto molti più voti; ci avete predicato per degli anni che quei voti non erano i nostri, e quando li abbiamo perduti avete detto che erano nostri! Ma non vi ricordate che noi stessi lo abbiamo riconosciuto il 19 aprile? Se ricordate che noi stessi abbiamo parlato dello spirito del 18 aprile nel senso di vittoria nostra e degli altri partiti, dovete ammettere che noi per primi, abbiamo riconosciuto che quella maggioranza assoluta che abbiamo conseguita nel 1953 non era maggioranza democristiana; abbiamo riconosciuto noi stessi che i voti non erano tutti nostri; però dopo una dura battaglia tutta contro di noi, nella quale nulla è stato risparmiato, abbiamo conservato il 40 per cento dei voti, questi tutti nostri; e questo vuol dire più della somma dei voti assegnati al partito comunista e al socialista messi insieme; non ho mai capito i rapporti fra questi due partiti e non mi permetterei di dire se quel corridoio li divida o li unisca, ma penso che i voti da questi due partiti riportati si possano ben sommare senza offendere nessuno. Separandoli ha riportato il 175 per cento dei voti comunisti, più di tre volte i voti dei socialisti, più di sei volte quelli riportati dal partito monarchico e ugualmente sei volte superiori a quelli avuti dal M.S.I. Dopo questo, si dice che la Democrazia cristiana è stata sconfitta nelle elezioni! (Commenti dalla sinistra).
Ci sono molti modi di fare i conti, ma il vostro mi pare che non torni. Quando un partito ha avuto un totale di voti che è quasi il doppio di quello del partito più forte e di sei volte gli altri, come si fa a dire che questo partito è stato sconfitto nelle elezioni? Signori miei, comprendo benissimo che nel vostro concetto sia necessario raggiungere almeno il 99,7 per cento per essere vincitori nelle elezioni, ma non è questo il sistema corrente nelle democrazie di tipo nostro (Ilarità e vivi applausi dal centro. Commenti dalla sinistra).
E vengo alla seconda questione: anche l'onorevole Condorelli questa sera ci ha detto che il quadripartito ha una maggioranza solo apparente, non reale, nel Parlamento; maggioranza che deriva dalla maggiorazione del quoziente nel sistema di Hondt. Ebbene, onorevole Condorelli, questo non è vero, e non lo dico io: voglio che creda ai numeri. Infatti quando si paragonano i voti del quadripartito rappresentati alla Camera, e di contro si pone per differenza fino al 100 per cento si ricorre ad un artifizio, perché in effetti, oltre ai voti nulli, ci sono i voti dispersi che non hanno rappresentanza nel Parlamento e che non possono essere computati. Se prendiamo i voti veramente rappresentati in Parlamento, quale è la situazione? I quattro partiti, escluso il partito di azione sarda e il partito popolare sud-tirolese, e cioè la democrazia cristiana, i social-democratici, i liberali e il partito repubblicano italiano, hanno insieme riportato il 49,3 per cento dei voti, e tanto rappresentano in Parlamento, come numero di elettori e di voti validi ed efficaci. Gli altri partiti hanno, comprendendo anche i due che ho ricordato e che pure si ricollegarono con noi, il 48,7 per cento e siccome 49,3 è superiore a 48,7, i quattro partiti rappresentano in Parlamento una maggiore quantità di voti di quella rappresentata dagli altri. No, onorevole Fortunati, non sorrida. In tutte le elezioni i voti dispersi si sono tolti.
Ad ogni modo vogliamo fare un'altro ragionamento? Ragioniamo al di fuori del Parlamento, nel Paese. Che cosa determina la differenza per cui il quadripartito non ha raggiunto la maggioranza? Essa è determinata da 600.000 voti che sono andati a 22 liste, parte di disturbo e parte di stravaganza. Ora, i voti di queste liste perché dobbiamo aggiungerli totalmente ad una parte? Ma se per caso l'onorevole Corbino fosse riuscito eletto, perché dobbiamo pensare che sarebbe seduto sui vostri banchi, accanto all'onorevole Molè, e non sarebbe seduto invece sul banco del Governo accanto all'onorevole Romita? (Vivaci commenti e proteste dalla sinistra).

BUSONI. Era contro di voi e la vostra legge truffa!

ZOLI. Essere contro la legge elettorale non vuol dire essere contro di noi. Voi fate degli oppositori della legge degli oppositori del quadripartito.

BUSONI. Voi avete detto che le elezioni avevano anche valore di referendum ! (Vivaci proteste dal centro). Accettate dunque il verdetto contrario!

PRESIDENTE. Senatore Busoni, si ricordi che anche alle interruzioni vi è un limite.

ZOLI. Ma credo di poter portare una testimonianza più autorevole.

PRESIDENTE. Senatore Zoli, parli rivolto al Presidente, come vuole il Regolamento.

ZOLI. E' spontaneo voltarsi verso chi interroga per rispondere. Se lei mi interrompesse sempre, io mi volterei verso di lei. (Ilarità).
Una testimonianza, dicevo, portata l'altro giorno dall'onorevole Terracini. Infatti il senatore Terracini è venuto qui, a proposito dei voti contestati e che sarebbero recuperabili, a dire: non ci spaventate, perché le schede non si possono rivedere per essere scaduti i termini della legge. Egli ha parlato cioè in termini giuridici, ma la sua impostazione solo giuridica è significativa. Egli ha ragione: quei signori che siedono illegittimamente a Montecitorio per quelle centinaia di migliaia di voti che dovrebbero attribuirsi (proteste dalla sinistra) resteranno dove sono. Ma il senatore Terracini, come ho detto, si è occupato di loro dal punto di vista del diritto; ed ha ragione, essi non hanno effettivamente nulla da temere e debbono essere tranquillissimi di restare al loro posto, spetti loro o no. Però, se ci mettiamo su un piano morale e politico, quella contestazione dei voti ha un valore effettivo. Giusto, giuridicamente parlando, quello che dice il senatore Terracini, ma sul piano morale come potete parlare di noi come minoranza? (Interruzione dalla sinistra. Approvazioni dal centro).
Torniamo ai 600.000 voti dispersi, conseguiti da liste che non hanno ottenuto alcun posto in Parlamento.

CONDORELLI. Sono liste non apparentate.

ZOLI. Onorevole Condorelli, lei è una persona abbastanza intelligente per comprendere la distinzione fra il voto sulla legge e quello al Partito. Mi risponda a questo: non affermo che la legge possa scattare per questi voti, ma io dico che se noi avessimo tolto dal terreno della campagna elettorale la questione della legge elettorale... (Clamori e ilarità dalla sinistra).

LUSSU. Se non aveste perduto, avreste vinto.

ZOLI. Non mi vorrà attribuire un pensiero così sciocco.

LUSSU. Lei pesa su quello che i veneziani chiamano la bilancia matta. (Ilarità dalla sinistra).

ZOLI. Non so chi sia più matto, se io, la bilancia o qualcun altro. (Ilarità). Basta che noi pensiamo che al di fuori della questione della legge vi sia solo un dieci per cento di questi 600.000 voti andati dispersi che potrebbe essere attribuito a noi perché si possa dire che il Governo attuale ha Ia maggioranza. Basta pensare che qualcuna di quelle liste fasulle si sarebbe volentieri collegata con noi per dire che il Governo ha la maggioranza, (Commenti e interruzioni dalla sinistra). Vi dispiace la conclusione, ma essa è esatta. Comunque, ripeto, prescindete da altre considerazioni, tenete conto soltanto dei voti rappresentati in Parlamento. Ebbene, di fronte a questo dovete riconoscere che il quadripartito quale si presenta oggi ha la maggioranza nel Parlamento, e quindi il Governo è legittimamente investito. Non è un Governo di minoranza che si regga su un gioco di leggi elettorali, è un Governo che ripete la sua maggioranza dalla realtà elettorale. (Applausi dal centro).

RUSSO SALVATORE. L'elezione di Cingolani lo ha dimostrato.

ZOLI. Lei è qui da poco tempo e non sa che è molto facile, quando si è sicuri della vittoria trovarsi di fronte a questo risultato. Vedrà, come giudizio di appello, il momento in cui si darà il voto per il Governo: la cosa sarà diversa.
Da queste considerazioni voglio passare infine ad una conclusione per i signori del Governo: cioè, se da questo deriva l'obbligo per noi di darvi la fiducia, deriva anche il vostro obbligo di mantenere quello che avete detto.
Mi permetta, onorevole Saragat, che mi rivolga anche io a lei. Credo che l'onorevole Scelba non si sia mai trovato in una condizione così favorevole di avere vicino un parafulmine della sua attrazione. (Viva ilarità). Ebbene, onorevole Saragat, noi dovevamo incontrarci, se non sbaglio, in via XX settembre. Ma sono state fatte tre cose buone là: la prima di non mantenere me, la seconda è meglio che non l'avessi pensata, la terza è stata di aver mandato l'onorevole Tremelloni che ha tutte le qualità per reggere quel Ministero. Molta gente mi ha chiesto: passerà il Governo? Sì, ho risposto. Però, hanno insistito: passerà ma durerà poco perché c'è l'onorevole Saragat. (Ilarità). Ciò vuol dire che la gente non capisce. La sua caratteristica personale invece, onorevole Saragat, è la maggiore garanzia della durata di questo Governo. Quando da quei settori (indica la sinistra) hanno voluto dimostrare che lei è un uomo volubile, io sono rimasto meravigliato, perché ho trovato poche persone ostinate più di lei. Dal giugno ad oggi lei è stato l'uomo più ostinato nella sua buona fede. Son qualità di piemontese l'una e l'altra. Rilevo per incidens e senza alcuna nostalgia che abbondano i piemontesi in questo Governo, mentre di toscani ce n'è una porzione limitata contro la tradizione e le abitudini di un tempo.
Il suo atteggiamento da otto mesi a questa parte mi ha ricordato un fatterello che si racconta a Firenze sotto varie versioni, di cui scelgo la più castigata. Dicono che viveva un tizio, il quale ce l'aveva con gli Strozzi. Questa famiglia aveva costruito il palazzo Strozzi che tutti conoscono. Fuori di questo palazzo, sotto al bellissimo lampione, vi è una serie di anelli: campanelle le chiamano a Firenze. Questo nemico degli Strozzi tutti i giorni si sarebbe attaccato a una campanella e la tirava con l'intenzione di buttar giù il palazzo.
Ebbene, sono otto mesi, onorevole Saragat, che lei si è attaccato alla campanella di Nenni con l'intenzione di tirarlo giù. Ma possibile che lei non abbia capito che non c'è niente da fare, che l'alternativa socialista del 1953 non è altro che la testa di Garibaldi del 1948? Essi sono uniti, sono tutt'uno e staccarli è un'impresa per ora impossibile. (Approvazioni dal centro, interruzioni e proteste dalla sinistra).

BUSONI. Non ci staccherete mai dalla classe operaia.

ZOLI. Questo è un altro di quei tali monopoli di cui parlavo prima. Se fosse vero che in Italia la classe operaia è costituita soltanto da 9 milioni e mezzo di persone e che il resto sono tutti borghesi, il nostro sarebbe il paese di Bengodi. Invece la verità è che avete con voi una certa quantità di operai e di bravi borghesi e noi abbiamo i nostri operai e i nostri borghesi. Quindi quando voi parlate di classe operaia come cosa soltanto vostra, fate un altro di quei tentativi di appropriazione, non dirò indebita, che non ha base e non attacca nei nostri confronti, quando noi abbiamo i nostri operai, quando noi conosciamo i nostri elettori. Ne volete una prova? Ci sono collegi dove sono in prevalenza contadini e operai e la nostra maggioranza è schiacciante. Credo che in Trentino, per esempio, i capitalisti siano pochi; eppure mi pare che i partiti socialista e comunista non raccattano pallino, come si dice a Firenze.
Ma, riprendendo il filo, la realtà è che per ora la situazione che l'onorevole Saragat auspicava non è matura, quella situazione che noi pure potremmo auspicare: e per ora abbiamo il diritto e l'obbligo di andare per la nostra strada. E' questa è l'ultima conseguenza del 7 giugno e non altra, perché non è affatto vero che il corpo elettorale vuole una politica di sinistra; non vuole una politica di destra ma neanche della vostra sinistra, Ma volete avere la migliore dimostrazione che non è vero quello che voi dite? Ve lo ha detto poco fa il senatore Condorelli. I risultati elettorali che hanno dato il 21 per cento ai comunisti hanno cominciato col significare che il 79 per cento degli italiani della politica dei comunisti non ne vuol sapere. Quando tra socialisti e comunisti voi avete preso il trentacinque per cento, il sessantacinque per cento del popolo italiano vi ha dimostrato che della vostra politica non ne vuol sapere. Questi sono i risultati del 7 giugno interpretati onestamente... (Vivi applausi dal centro; interruzioni dalla sinistra).
Il paese ha dato la maggioranza relativa, una forte maggioranza alla Democrazia cristiana; e quando questa si è trovata dei compagni, con i quali va d'accordo, voi non avete nessun diritto d'imporre invece la vostra compagnia. Bisogna che vi rassegnate a fare l'opposizione simile a quella dell'onorevole Condorelli, dovete rassegnarvi ad una opposizione ragionata e utile come molte volte avete fatto e spero che farete. E quando venite a raccontarci che abbiamo tradito il popolo italiano perché non abbiamo fatto la politica di sinistra, il che vuol dire portare voi al Governo con tutti i pericoli annessi e connessi, e ciò perché saremmo troppo paurosi, io vi dico che è meglio aver paura che buscarne. (Ilarità dal centro). Comunque, ripeto, il corpo elettorale il 7 giugno ci ha dato l'indicazione della via. C'è voluto del tempo per mettersi su di essa; c'è voluta la pazienza della Democrazia cristiana. Abbiamo dovuto cominciare a sacrificare l'onorevole De Gasperi. L'onorevole Terracini, che anche quando è cortese è piuttosto velenoso, parlando dell'onorevole De Gasperi ha voluto qualificarlo: il cittadino italiano De Gasperi; il che è esatto con una piccola differenza da altri cittadini italiani, e cioè che non ha alcuna cittadinanza di ricambio. (Applausi dal centro; interruzioni dalla sinistra). Abbiamo offerto l'onorevole Piccioni, e non ci è riuscito; abbiamo offerto l'onorevole Fanfani, e non ci è riuscito. Oggi abbiamo (questa è una realtà) finalmente un Governo, e lo appoggeremo.

FERRETTI. E dell'onorevole Pella si è dimenticato?

ZOLI. L'onorevole Pella è venuto qui dentro a dire che il suo non era un Governo democristiano, ma un Governo di democristiani ed ha detto che era transitorio. Voi per questo l'avete tollerato; avete fatto di più, e questo può avere determinato le nostre reazioni perché avete scritto che era il vostro Governo. (Interruzioni dalla destra). Era necessario allora che le posizioni politiche fossero chiarite e lo stesso onorevole Pella ha sentito questa necessità di chiarimento per cui di sua iniziativa ha voluto che fosse allargata la base di Governo. Le posizioni politiche non è stato possibile chiarirle allora.
Dopo tanti pazienti esperimenti, non la Democrazia cristiana, ma una coalizione democratica si è offerta al Paese; noi la appoggeremo. Noi siamo certi che oggi questo Governo, se anche non è appoggiato da certa stampa, perché non è entusiasta di certe affermazioni di apertura sociale che vogliono dire un pizzico di galera contro gli evasori e un po' di riforma agraria, vi presenta un programma che è quello approvato il 7 giugno, cioè difesa della libertà e della democrazia intesa come la intendiamo noi. (Interruzione dalla sinistra, proteste). Sì, il popolo italiano ha votato per la libertà e la democrazia come la intendiamo noi, non come la intendete voi. Il popolo italiano vuole la difesa della libertà e della democrazia, vuole il completamento degli organi previsti dalla Costituzione, vuole la stabilità della moneta, vuole una apertura sociale più coraggiosa, vuole la nostra Politica estera.
Questo Governo adempirà a queste richieste, ne siamo certi, durando non per tutta la legislatura, come è stato detto ma fino a maggio o giugno del 1955. Vi dispiacerà, ma di questo è lieto il popolo italiano che conta più di voi e più di noi. (Vivissimi applausi dal centro, molte congratulazioni).

Sen. Adone Zoli
Senato della Repubblica
Roma, 23 febbraio 1954

(fonte: Senato della Repubblica - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di martedì 23 febbraio 1954)


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