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LA RICOSTRUZIONE DELLA DIFESA ITALIANA: INTERVENTO SUL BILANCIO 1955-1956 DI PAOLO EMILIO TAVIANI ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
(Roma, 27 luglio 1955)

Paolo Emilio Taviani è stato Ministro della Difesa in tutti i governi della II legislatura repubblicana. Di fatto ha contribuito in maniera determinante alla ricostruzione delle Forze Armate italiane ed al loro inserimento nei contesti internazionali, soprattutto in ambito NATO.
Le politiche di bilancio sono l'occasione di dibattiti in Parlamento non solo sulla situazione degli organici, degli investimenti nel materiale d'armamento, sulle carriere, ecc. Ma sono soprattutto l'occasione di dibattiti sulla politica militare e internazionale del Paese.
In occasione della discussione sul bilancio 1955-1956 del Ministero della Difesa, Paolo Emilio Taviani interviene a conclusione del dibattito alla Camera dei Deputati il 27 luglio 1955.

* * *

TAVIANI, Ministro della difesa. Signor Presidente, onorevoli colleghi, chiedo anzitutto venia se in questa mia risposta sarò inevitabilmente disorganico. Devo (e lo faccio di buon grado accedendo alle sollecitazioni del Presidente ai fini di un maggior acceleramento del dibattito) rispondere immediatamente anche ai discorsi del pomeriggio, per i quali evidentemente non ho potuto avere tutta la documentazione relativa.
Desidero anzitutto formulare un elogio veramente caldo e particolare ai relatori, non soltanto per quello che gli onorevoli Guerrieri e Foresi hanno detto questa sera in aula in modo così appassionato, vivace ed efficace, ma anche per la relazione che mi auguro tutti abbiano letto, anche se ciò non appaia dal tono di alcuni interventi i cui autori avrebbero trovato nella relazione la risposta a talune loro affermazioni. Relazione davvero brillante e accurata, approfondita e appassionata. Ringrazio i relatori, e nel ringraziarli credo di interpretare non soltanto il pensiero mio personale, ma – ciò che è più importante – il pensiero delle forze armate, che hanno visto finalmente un’attenzione così affettuosa e utile rivolgersi sui loro problemi più specifici, più vissuti e più sofferti.
Incomincerò, nella mia risposta, dalle osservazioni che sono state fatte e che sono più pertinenti ad alcuni capitoli del bilancio della difesa. Non sono molti gli oratori che si sono soffermati sull’oggetto proprio di questo bilancio. Ormai, è tradizione e prassi che nella discussione sul bilancio della difesa si affronti un po’ tutto: l’impostazione politica generale, non soltanto militare ma anche internazionale. Del resto, la politica militare è intimamente collegata alla politica internazionale, come diceva stamane l’onorevole Beltrame. Ma, nella discussione, si affrontano anche questioni particolari che potrebbero essere o che sono già trattate con leggi, con interrogazioni o con interpellanze.
Comunque, come dicevo, quei pochi oratori che si sono soffermati specificatamente su alcuni capitoli di bilancio, hanno osservato, per esempio, che il fondo a disposizione sarebbe troppo alto: 4 miliardi. Faccio presente che tale fondo era un tempo di 8 miliardi ed è stato ridotto proprio dietro sollecitazione del Ministero della difesa, mentre il Ministero del tesoro desiderava mantenerlo in quella misura. Ora, questo fondo a disposizione non è - come qualche oratore ha accennato - un fondo messo a disposizione del ministro affinché egli lo possa utilizzare a sua discrezione, così come il fondo destinato a spese di rappresentanza o quello delle spese segrete per ricerche tecniche dello stato maggiore: è soltanto un fondo che può essere devoluto a determinati capitoli fissati per legge.
Comunque, gli stanziamenti del fondo a disposizione non sono utilizzati con provvedimento unilaterale dal Ministero della difesa: essi vengono destinati con decreto del ministro del tesoro, passando attraverso il normale controllo della Corte dei conti.
Per quanto concerne, poi, il rilievo fatto dall’onorevole Viola, in ordine alla necessità di aumentare gli stanziamenti destinati al benessere dei soldati, la sua osservazione è già stata tenuta presente dall’onorevole Guerrieri e dall’onorevole Foresi, i quali hanno chiesto - e io accetto senz’altro a nome del Governo - che il capitolo venga aumentato di 100 milioni. Faccio presente, però, che vi sono anche altri capitoli che riguardano sussidi sia ai civili che ai militari, i cui stanziamenti sono in effetti piuttosto bassi. E, a quest’ultimo proposito, devo osservare che tali compiti non sono compiti pertinenti all’attività del Ministero della difesa, ma piuttosto a quella del Ministero dell’interno. Il capitolo consente solo di provvedere ai casi più urgenti, più dolorosi, concernenti i dipendenti dell’amministrazione militare.
Per quanto, poi, riguarda la questione delle somme destinate ad enti, a cui si riferiva l’onorevole Viola, devo precisare che si tratta di enti prettamente militari. Per quanto riguarda le associazioni - parlo di associazioni d’arma - è allo studio un progetto di legge per stanziare maggiori fondi.
Altre osservazioni sono state fatte dagli onorevoli Di Bella e Priore per quanto riguarda la proporzione degli stanziamenti fra le varie forze armate. Mentre l’onorevole Di Bella è soddisfatto che la percentuale dell’aeronautica vada aumentando, l’onorevole Priore è insoddisfatto che all’aumento per l’aeronautica non corrisponda un aumento per la marina. Evidentemente, in cifra assoluta i due aumenti. potrebbero procedere paralleli ma, in percentuale, è chiaro che – restando ferma la percentuale dell’esercito - se vi è aumento da una parte, vi deve essere diminuzione dall’altra.
Per dovere di obiettività, debbo dichiarare che, se negli esercizi passati (fino a due anni fa) vi è stata per l’aviazione una percentuale inferiore a quella di oggi, ciò era dovuto ai piani dello stato maggiore, che prevedevano di affrontare solo in un secondo momento il problema dell’aeronautica. Si era cominciato, cioè, dall’esercito e dalla marina, calcolando di passare poi all’aeronautica. Purtroppo, due anni fa, quando proprio sarebbe dovuto venire il turno dell’aeronautica, vi fu una riduzione del bilancio (vi è dunque già stata una riduzione, onorevole Beltrame): a causa di tale riduzione si dovette rinviare il problema, che è stato invece affrontato quest’anno non solo direttamente attraverso qualche ulteriore stanziamento, ma anche indirettamente attraverso la parziale esenzione del cherosene, sulla quale avrò occasione di tornare fra poco.
Addentrandomi nei problemi che cessano di essere specificamente del bilancio per diventare particolari delle varie forze organizzative delle tre forze armate, credo che si debba cominciare dal problema umano. Non vi è dubbio (la relazione della Commissione lo sottolinea chiaramente) che il problema umano è il fondamentale. Ne hanno parlato oratori di vari settori. L’onorevole Viola ha pronunciato una frase che condivido pienamente: « Quello che si spende a favore degli ufficiali lo si ritrova ». Ho già avuto occasione di esprimere più volte lo stesso concetto.
L’onorevole Berry ha sottolineato la particolare situazione degli ufficiali e lo stato d’animo dei quadri. Di questo argomento si sono occupati anche gli onorevoli Cuttitta e Greco. Qualcuno ha forse un po’ ecceduto in pessimismo; qualche altro, invece, ha voluto anche sottolineare quanto è stato già fatto, come è avvenuto nel nobile discorso dell’onorevole Buffone, particolarmente dedicato ai sottufficiali.
L’onorevole Presidente del Consiglio, nelle sue dichiarazioni programmatiche (e mi è dispiaciuto che la stampa, pur dando rilievo alla prima frase che riguardava le forze armate, non abbia riportalo - tranne qualche rara eccezione - la seconda frase che riguardava più direttamente i quadri delle forze armate) ha dichiarato esplicitamente che il Governo non è insensibile a questo problema, che esiste e che deve essere a conoscenza della nazione.
Purtroppo, vi sono vari settori d’opinione pubblica che non si rendono conto dei veri problemi materiali e morali degli ufficiali e dei sottufficiali. Si parla, in tali settori, di ufficiali e sottufficiali come di categorie avvantaggiate, per non dire privilegiate. Tutto ciò è veramente fuori dalla realtà, sia pure pensata con il più illusorio ottimismo.
Dichiaro per altro subito che non condivido l’apprezzamento fatto dall’onorevole Lenoci, quando ha voluto istituire un paragone fra la situazione dei nostri ufficiali e dei nostri sottufficiali e quella degli ufficiali e sottufficiali alleati. Faccio presente anzitutto che anche i nostri ufficiali e sottufficiali, che si trovano nei comandi N.A.T.O. in territorio di altri paesi alleati, percepiscono le relative indennità con una conseguente maggiorazione sul loro trattamento. A parte ciò, poi, non si può fare un paragone fra le condizioni di una stessa categoria in paesi differenti, aventi diverse disponibilità e soprattutto aventi diverse unità di misura: nazionali uni, continentali altri. Oggi siamo in presenza di una trasformazione dei rapporti nel mondo, siamo in presenza cioè di un passaggio da una unità di misura all’altra (e occorreranno certo delle generazioni affinché il processo sia completo; esso è peraltro già avvenuto con la formazione di due complessi continentali, o intercontinentali, quali il Nordamerica e l’U.R.S.S.). È chiaro dunque che non possiamo mettere a confronto le nostre situazioni - tipicamente nazionali - con quelle di altri paesi che, avendo unità di misura continentale o intercontinentale, si trovano, anche per questo aspetto, in posizione diversa.
E’ tuttavia certo che gli ufficiali hanno oneri maggiori di altre categorie di funzionari statali, e bisogna anzi tener conto non soltanto, come hanno sottolineato assai bene gli onorevoli relatori, nonché gli onorevoli Berry e Cuttitta, del prestigio e delle esigenze della divisa, ma anche e soprattutto della particolare situazione rispetto al problema degli alloggi.
Dopo la guerra, questo problema è diventato veramente fondamentale. Da indagini che ho fatto compiere per accertare quanti ufficiali dispongono di un alloggio demaniale, è risultata una cifra al di sotto del 10 per cento. Sono meno dell’un per cento quelli che abitano in alloggio a fitto bloccato. Credo che nessuna categoria di dipendenti dello Stato si trovi in tale situazione. Questo non è che un aspetto del problema: io devo dire che talune categorie di ufficiali e sottufficiali, specie nei gradi inferiori e intermedi e fra coloro che hanno famiglia, si trovano in condizioni economiche veramente difficili, talvolta addirittura intollerabili.
Il Governo conosce e sente questo problema e cercherà di intervenire anche in occasione dell’attuazione della legge-delega, anche se, indubbiamente le aspirazioni non potranno essere soddisfatte in maniera completa.
Per quanto riguarda l’aumento dell’indennità militare, problema che il Governo si è già posto, esso non è più solo allo studio ma può considerarsi in fase di avanzata elaborazione. Molte altre indennità dovranno essere revisionate. Perché non vi è soltanto l’indennità ai palombari, alla quale ha accennato l’onorevole Berry, ma, per esempio, vi è anche quella di accantonamento, fissata ancora nella misura di 3 lire al mese per i militari di truppa. Tempo fa, al Senato, si è parlato di un’altra indennità, che è di 30-40 lire al mese. Evidentemente, la rivalutazione non può avvenire che con una certa gradualità, ed è perciò che non conviene sostenere l’abolizione di indennità che oggi appaiono e sono irrisorie.
Circa il problema delle abitazioni, il Ministero ha sentito ed affrontato la questione con radicalità, entusiasmo e coraggio, attraverso l’« Incis ». Sono stati stanziati al riguardo dei miliardi e le case costruite sono state abbastanza numerose. Senonché si è verificato che, mentre in talune località l’appartamento « Incis » può effettivamente costituire una situazione di sollievo, in altre viene a costituire praticamente un miglioramento assai esiguo rispetto agli appartamenti del mercato libero. Di conseguenza, io mi sono piuttosto indirizzato verso un aumento della disponibilità degli appartamenti demaniali e di servizio.
Sempre per quanto riguarda la parte umana, accetto le osservazioni fatte circa le accademie e le scuole. Il problema è, indubbiamente, fondamentale. Dico al riguardo che sono molto soddisfatto del funzionamento delle accademie e delle scuole, come pure della Nunziatella, per le quali l’onorevole Romualdi ha avuto nobili parole. Ma io non vorrei che in queste nobili parole vi fosse un senso non dico di sfiducia, per lo meno di pessimismo. No, io credo che oggi le accademie funzionino veramente bene e siano palestre di formazione nel senso spirituale oltreché nel senso tecnico della parola. Posso anche dire al Parlamento, che contrariamente a quanto è avvenuto l’anno scorso, nel quale v’è stata una contrazione rispetto alle domande degli anni precedenti, quest’anno, almeno per quanto riguarda la marina e l’aeronautica, abbiamo già sorpassato il numero delle domande degli anni scorsi; per quanto riguarda l’esercito non abbiamo ancora i dati. Del resto la contrazione dell’anno scorso è dovuta all’aumentata severità nelle scuole medie superiori, soprattutto in quello che è l’esame più importante e difficile: l’esame di maturità classica e scientifica. Ora, è naturale che gli studenti che si sono trovati, a causa di quella maggiore severità, a dovere affrontare esami ad ottobre non abbiano concorso alle accademie. Certo, avrebbero anche potuto farlo in linea teorica, ma evidentemente hanno preferito affrontare un rischio solo - con una preparazione più concentrata - invece di due. Speriamo, comunque, l’anno prossimo, di assicurare la possibilità anche pratica a coloro che sono promossi a ottobre di concorrere all’ammissione alle accademie o ritardando gli esami o istituendo una sessione supplementare.
E vengo alla legge di avanzamento, che stava per essere votata dalla Commissione della Camera, sia pure con parecchie modifiche rispetto al testo approvato dal Senato, quando, stamattina, un gruppo di deputati, mi pare del Movimento sociale italiano, del partito monarchico e del partito socialista italiano, ha chiesto che la legge venisse portata in aula. Io credo che alla base di questa richiesta vi sia un equivoco, quello di credere che in aula possano essere discussi e votati soltanto i due ultimi articoli oltre alla votazione finale, così come avviene, per prassi, al Senato; per la prassi della Camera, invece, bisognerà rifare tutta la discussione e in questo caso si tratta di quasi 200 articoli. Questo significa che la legge non potrà passare per almeno un biennio; perché ora abbiamo i bilanci fino al 31 ottobre, poi vi saranno leggi di una certa urgenza che dovranno essere votate prima di Natale, poi ancora ci saranno le elezioni amministrative della primavera prossima, e poi di nuovo i bilanci. D’altra parte non v’è una questione politica, e lo prova il fatto che i deputati che hanno chiesto la rimessione all’aula sono di diversi settori. L’unico aspetto politico potrebbe essere la riduzione dei poteri del ministro per quanto riguarda l’avanzamento. Ma la nuova legge già prevede questa riduzione: se rimane la vecchia, i poteri del ministro sono maggiori. Se avessi dunque arrières pensées io dovrei essere per la vecchia legge; ma io non ho mai abusato dei miei poteri, perché non ho mai modificato in positivo un giudizio negativo delle commissioni di avanzamento delle forze armate (tranne un solo caso in due anni): mi sono imposto lo stesso criterio cui devono attenersi i ministri della pubblica istruzione nei confronti delle commissioni per gli esami di Stato. La legge attuale dà facoltà al ministro di cambiare in qualunque senso i giudizi; la nuova invece riduce questi poteri lasciando soltanto quelli negativi. Ora mi pare che - venendo a mancare qualsiasi valore politico alla questione - gli onorevoli deputati che hanno fatto la richiesta (e so che alcuni di essi hanno già manifestato questa idea alla Presidenza della Camera) potrebbero ritirarla.

PRESIDENTE. Onorevole ministro, essi hanno già aderito al suo invito e hanno ritirato la richiesta.

TAVIANI, Ministro della difesa. Li ringrazio e li assicuro - come già ho fatto in via privata - che, siccome ho fondate ragioni di ritenere che la legge torni dal Senato alla Camera per due o tre emendamenti, in quella occasione sarà il Governo stesso a chiedere la votazione finale in Assemblea. Si tratterà infatti allora di due o tre articoli soltanto e non già di tutti i 200, il che avrebbe significato praticamente rinviarla per un biennio.
So che l’onorevole Cuttitta è assai ostile a questa legge. Io le do atto, onorevole Cuttitta, della sua lealtà, giacché ella è stato sempre avversario di questa legge; però, onorevole Cuttitta, una legge perfetta non è mai esistita, particolarmente poi su questo terreno. È così che anche da questa legge vi sarà chi trarrà dei vantaggi e chi ne resterà danneggiato: ciò è inevitabile. Debbo soggiungere però che, non già ascoltando solo gli stati maggiori, come l’onorevole Cuttitta osservava, ma ascoltando proprio alla periferia i giovani ufficiali, ho riportato l’impressione che la legge sia attesa, che siano per lo meno assai più coloro che l’attendono che coloro che la paventano.
E veniamo alla questione dell’ordinamento. A questo problema si è agganciata tutta una serie di polemiche e malauguratamente è venuto fuori anche qualche articolo di giornale circa quello che è stato in proposito l’atteggiamento dello stato maggiore sia attualmente che nel passato. Ora, io debbo dire che il più alto elogio va all’opera degli stati maggiori, non solo all’attuale ma anche al passato.
Hanno detto molto bene i relatori onorevoli Foresi e Guerrieri: la ricostruzione delle forze armate non è stato un problema semplice. Bisogna tener presente quella che era la situazione delle forze armate del 1945, con i cinque gruppi dell’esercito di liberazione allora esistenti. Bisogna rendersi conto della condizione dell’esercito di allora. Non parliamo poi dell’aviazione ! Le condizioni della marina erano più solide, ma il trattato di pace la decurtò ciecamente.
Si è dunque partiti dal nulla, e si è incominciato con un piano che non poteva ancora essere organico, o almeno non lo era completamente, anche perché, in primo luogo, non si sapeva quali sarebbero state le possibilità che si sarebbero avute in seguito. Si capisce quindi che durante il percorso si è dovuto poi correggere, o, con parola che non piace troppo a qualche deputato, « ridimensionare ».
Ma intanto si è pur fatto, non solo qualche cosa, ma direi anche molto. Quale riassestamento sarebbe stato possibile con i soli cinque gruppi dell’esercito di liberazione? Evidentemente ci volevano anche i mezzi, le armi che sono venute poi nel quadro della solidarietà atlantica.
Ed è qui che si presenta il problema dell’ordinamento, il quale, come opportunamente ricordava l’onorevole Pacciardi, è stato posposto alla legge sullo stato giuridico dei sottufficiali e degli ufficiali e a quella sull’avanzamento che è adesso in discussione. L’ordinamento è stato affrontato dopo quelle leggi anche perché la situazione dell’esercito nazionale è un problema legato alla politica estera e a tutta una impostazione internazionale, sulla base della quale solo è passibile fissare l’ordinamento definitivo. Ora soltanto è stato possibile porre la legge sull’ordinamento allo studio dello stato maggiore, per presentarla poi alla Camera.
Però devo avvertire, per evitare confusioni, che per legge di ordinamento non si intende lo stabilire se in Sicilia, per esempio, dovranno esservi due divisioni o una. Questo è un altro problema, questo è problema di organizzazione; problema che indubbiamente può essere affrontato anche dal Parlamento attraverso interrogazioni o interpellanze o in sede più adatta, cioè in Commissione piuttosto che in Assemblea. Così vuole la tradizione nostra e di altri paesi democratici.
Il ministro è sempre disposto a discutere con i parlamentari, sebbene le questioni di organizzazione in senso strategico e tattico abbiano la loro sede più adatta nel Consiglio superiore delle forze armate e nel Consiglio supremo di difesa.
Nell’antico regno di Sardegna la legge sull’ordinamento comprendeva tutto, anche dove si sarebbero stabiliti i reggimenti e i battaglioni. Oggi ciò non è possibile. Non è possibile, infatti, pensare che una legge di ordinamento leghi le mani agli stati maggiori di fronte ai possibili e talvolta rapidi sviluppi delle necessità della difesa.
A proposito dell’organizzazione dell’esercito, l’onorevole Cuttitta dice che se ne parla da 10 anni. Faccio notare che in tutti i paesi del mondo si parla di organizzazione e di riorganizzazione. E vi sono discussioni fra tecnici, alle quali la grande opinione pubblica difficilmente partecipa.
Credo che siano state manifestate anche espressioni (l’onorevole Guerrieri lo ha rilevato in maniera molto più efficace di me) un po’ pessimistiche. Si domanda: vi sono poi proprio queste divisioni ? Bisogna tener presente, quando si parla di divisioni, che ve ne sono di pronto impiego e ve ne sono di impiego a giorni successivi, a 15, 30 giorni,
Qualcuno si è preoccupato per l’ultimo richiamo alle armi. Esso non deve preoccupare nessuno, per il fatto stesso che si svolge nel clima - che ci auguriamo sia veramente nuovo - di Ginevra. Si tratta di una divisione che ha tutti i mezzi, ma che esiste in atto solo al 30 per cento. Il richiamo si fa per vedere se effettivamente, nel giro di 30 giorni, la divisione si completi. Richiami del genere si fanno in tutti i paesi del mondo. In Italia si era già fatto per piccoli gruppi, e solo quest’anno si fa per la prima volta un esperimento più vasto. Tanto meglio riusciranno tali esperimenti, tanto più allora si potrà contare su queste divisioni, diciamo così potenziali.
Sempre a proposito delle nostre divisioni, dirò che alcune meritano veramente il dieci con lode perché sono completamente a posto, anche come quadri e così pure dal punto di vista dell’addestramento e da quello dei mezzi; altre invece, pur avendo, per esempio, quasi tutti i mezzi, mancano di talune categorie di autoveicoli. Gli autoveicoli sono quelli di cui vi è maggiore deficienza specialmente per le divisioni di fanteria. Sul piano - per me oggi praticamente impossibile - della guerra locale, questa minore efficienza di autoveicoli non sarebbe rilevante, mentre sarebbe invece rilevante in casi più gravi.
Nel complesso, peraltro, devo dire che in questi anni si è fatto un notevole miglioramento a questo proposito e lo faremo ancora di più negli anni prossimi; cioè lo faranno le forze armate, perché il ministro è un avventizio, come notava giustamente l’onorevole Bottonelli.

PAJETTA GIAN CARLO. Ora è di ruolo.

TAVIANI, Ministro della difesa. Diciamo, se mai, dei ruoli transitori. Lo scopo del ridimensionamento è di rafforzare in modo particolare le divisioni che già esistono, e di evitare impossibili e inopportuni allargamenti. Cerchiamo di approfondire anziché allargare. Del resto, nelle discussioni dei precedenti bilanci è stato richiesto proprio questo e questo si cerca di fare, specialmente per l’esercito. Devo dire però che, quando si parla di coordinamento e di ordinamento, si deve guardare anche alla marina e all’aviazione, non soltanto all’esercito. Più facile sarà il problema per la marina, la quale si trova ad avere una sua organicità; meno facile per l’aviazione. Ma il problema dovrà essere affrontato anche per essa.
Per quanto riguarda l’organizzazione territoriale, sono d’accordo con l’onorevole Lenoci, che vuole abolire tante bardature (e così ha detto anche l’onorevole Romualdi). Non vorrei però che i deputati venissero poi a protestare quando, non dico si sopprime, ma si declassa un distretto o (come lamenta l’onorevole Bardanzellu) si toglie il centro quadrupedi di Bonorva in Sardegna. Sono eliminazioni di quelle bardature ormai superate che costano all’erario e non dànno risultati. Quando invece dànno risultato, non sono eliminate. Per esempio, il centro quadrupedi di Bonorva è stato eliminato, e il terreno che occupava è passato all’ente di riforma per divenire proprietà contadina. Perchè noi avremmo dovuto tenerlo ancora? Si obbietta che vi sono i muli per le truppe alpine. Ciò è esatto. Ma è necessario occupare 9 mila ettari di terra per i muli delle truppe alpine ? Evidentemente sarebbe un non senso. Ecco perchè, di questi 9 mila ettari, 7 mila sono stati ceduti e solo 2 mila sono stati mantenuti, una parte per le esercitazioni dei carri armati e una piccola parte per i centri muli.
Così dicasi per altre « bardature ».
L’onorevole Romualdi fa la questione delle basi. Dice che, prima, avevamo una flotta più numerosa e avevamo meno basi di oggi. Ha ragione. Ma la verità è che mentre si son dovute predisporre nuove basi, particolarmente due, una ad Augusta e una ad Ancona, per le diverse esigenze della nuova impostazione strategica, non si possono viceversa annullare le altre perchè sono collegate a problemi non specifici della difesa. Particolarmente le basi di Venezia e di Messina sono collegate a problemi non specifici delle forze armate.
Si affronterà il problema di Venezia. La base di Ancona rende superflua quella di Venezia. E Venezia ha tutto l’interesse di divenire città aperta, dati i suoi interessi economici, commerciali e soprattutto turistici.
V’è però una grossa questione da affrontare, quella dell’arsenale di Venezia, che evidentemente non può essere risolta con la chiusura pura e semplice. Nessun ministro (lo dico per quanto io non abbia la competenza diretta in queste cose come può averla il ministro del lavoro o il ministro dell’interno), nessun ministro può pensare di mettere dall’oggi al domani in una situazione di gravissimo disagio 3 mila lavoratori. Vi è allora il problema della conversione dello stabilimento.
Analoga è la questione di sopprimere determinati uffici. La questione degli uffici è però resa più complessa dal fatto che, più si aumenta la parte tecnica, l’approfondimento tecnico nelle forze armate, più emerge la necessità di quelli che si chiamano uffici. Non si tratta in realtà dei vecchi uffici, cioè delle furerie o simili, ma di uffici tecnici che hanno importanza dal punto di vista tattico ed operativo. Comunque, quando non si tratta di ciò, stia sicura la Camera che l’impostazione del ministro è quella di cercare di potare dovunque sia possibile.
Detto questo, devo dichiarare all’onorevole Bardanzellu che da parte del ministro non v’è prevenzione nei riguardi della Sardegna. Ella, onorevole Bardanzellu, ha parlato, per esempio, della sezione del tribunale militare di Cagliari: l’assicuro che i suoi timori sono infondati, in quanto nessuno vuole sopprimere la sezione del tribunale di Cagliari, né smantellare la base militare della Maddalena.
L’onorevole Viola e altri hanno creduto di ravvisare una diminuzione nella cifra relativa all’addestramento. È difficile cogliere il complesso dei fondi stanziati a questo scopo nel bilancio: sotto molte voci si nasconde l’addestramento e io posso assicurare che quest’anno la spesa non sarà affatto inferiore a quella dell’anno scorso. Anzi vi sarà addirittura una maggiorazione, perché si cerca proprio di puntare sull’addestramento nel senso di approfondire l’approntamento delle forze armate piuttosto che allargarle.
Un accenno particolare desidero fare all’esenzione del cherosene. Si tratta di un problema che si protraeva da 6 o 7 anni e debbo dire che, in questo caso, anche il Tesoro è stato comprensivo, così come lo è stato il Presidente del Consiglio e lo stesso Capo dello Stato per la rapidità con cui ha firmato il decreto. È stato così possibile aumentare naturalmente il numero delle ore di volo dei piloti dei velivoli a reazione e migliorare I’addestramento portando le ore di volo dalle 9 mensili alle 16, mentre l’anno prossimo si spera di poter arrivare alle 20 ore, il che rappresenta i livello standard N.A.T.O. La esenzione rappresenta un risparmio di circa 17-18 miliardi all’anno, cifra destinata ad aumentare, perché è noto che tutti i Paesi, compreso il nostro, tendono ad eliminare gli apparecchi a pistone sostituendoli gradatamente con i reattori.
Sempre a proposito delle osservazioni fatte in quest’aula circa l’addestramento dei militari, l’adeguatezza delle armi, ecc., trovo molto azzeccata l’osservazione del relatore Guerrieri circa la scarsità di contatti fra i parlamentari e le forze armate. Effettivamente, quando si è verificata la possibilità di contatti diretti, non si è mancato di portare in questa sede, come ha fatto l’onorevole Buffone, una impressione favorevole, mentre le critiche sono spesso frutto di non conoscenza. Io mi riprometto pertanto di invitare alle prossime manovre alcuni membri della Commissione difesa, in modo che possano constatare de visu quello che si sta facendo.
In questo modo ci si renderà direttamente conto di cose che ora vengono messe in dubbio.
L’onorevole Greco dice che non è possibile parlare oggi di buon armamento. Questa è una cosa assolutamente inesatta; è invece possibile dire che abbiamo un buon armamento. Parecchie divisioni sono perfettamente armate; talune navi da guerra sono state opportunamente rimodernate; così pure la generalità dei reattori sono degli ultimi modelli.
Ma si dice: che cosa rappresenta questo armamento di fronte alla potenza atomica ? A questo proposito l’onorevole Lenoci è caduto in una contraddizione, sulla quale è ritornato l’onorevole Amadei. Mi sembra che questi colleghi siano fra i più attivi propagandisti della interdizione dell’arma atomica. Io sono, invece, anche per la riduzione e il controllo effettivo di tutte indistintamente le armi. Ma, se si dovesse accettare la tesi di questi colleghi, di cominciare dall’interdizione dell’arma atomica, ci si dovrebbe allora armare il più possibile proprio sul piano delle armi convenzionali, perché il ragionamento secondo il quale l’armamento convenzionale non serve verrebbe a cadere.
Noi ci auguriamo che l’ipotesi di una guerra non debba mai realizzarsi; e, grazie a Dio, vi sono buone speranze affinché ciò avvenga. Ma, se domani questa ipotesi dovesse realizzarsi, sarà inevitabile che accanto alla guerra nucleare vi sia anche la guerra con le cosiddette armi convenzionali. L’onorevole Lenoci le ha chiamate armi sorpassate; non mi sembra sia il caso di chiamarle così. I vecchi cannoni, che ogni volta bisognava puntare di nuovo perché cambiavano a ogni sparo la posizione, non esistono più. E nemmeno per quanto riguarda gli aerei si pub parlare di armi sorpassate.
Per quanto riguarda gli alpini, sono d’accordo con l’onorevole Cavalli che bisogna curare in modo particolare questa specialità, che protegge i due terzi della nostra frontiera. Devo però avvertire che questa cura non deve significare riconoscimento di alcun privilegio o primato di una specialità rispetto alle altre. Bisogna assolutamente evitare che si formi la mentalità per cui contano soltanto le specialità degli alpini e dei bersaglieri, mentre la fanteria, la regina delle battaglie, sarebbe dimenticata.
Intendiamo pure mantenere l’arma dei bersaglieri. Ma, affinché quest’arma abbia una funzione nei tempi moderni, deve essere dotata di carri armati. Ora, se i bersaglieri devono usare i carri armati, non è possibile che forti aliquote di essi rimangano nelle grandi città. So che questa è una cosa dolorosa; e ho avuto proteste da Milano e da Roma per taluni predisposti trasferimenti. A Roma, comunque, un’aliquota di bersaglieri resterà. Dobbiamo tener presente che le lunghe teorie quotidiane di carri armati arrecano danni alle strade. E d’altronde è inevitabile che queste specialità, sopravvivendo (e devono sopravvivere perché è bene che mantengano le loro tradizioni), si adeguino alle esigenze moderne. Se vi sono esigenze per quanto riguarda le rappresentanze nelle sfilate o anche nella guardia, queste potranno sempre essere soddisfatte dalle specialità, anche se i reparti si trovano in piccoli centri accanto alle grandi città. Milano avrà quindi ancora i bersaglieri per le sue riviste: continuerà ad averli; ma, di stanza, essi dovranno stare vicini ai campi di addestramento.
E vengo a quello cui ha accennato l’onorevole Viola per quanto riguarda le sfilate e le parate. Per la esposizione non vi è nulla di definito: quasi certamente avverrà nella primavera prossima. Non si tratta di cosa colossale, come è stato scritto in qualche giornale informato chissà da chi. Si tratta di cosa piuttosto semplice, cioè di esporre i principali mezzi di offesa e di difesa dall’inizio delle forze armate italiane fino ad oggi; si tratta quindi di cose che già vi sono: le sole cose da ricostruire saranno alcuni mezzi navali. All’onorevole Viola devo dire che ho stabilito subito che, attuandosi una iniziativa di questo genere, la spesa non avrebbe dovuto superare i 50-80 milioni. Ci troviamo dunque ben lontani dal miliardo, o miliardo e mezzo, di cui ha scritto qualche giornale !
Circa l’alta vigilanza dell’Associazione combattenti devo dire che di questa è competente la Presidenza del Consiglio e che la questione esula dalla discussione del presente bilancio. Concordo col principio che gli ufficiali in servizio attivo facciano bene (e del resto mi risulta che lo fanno) ad astenersi dal partecipare, oltre che, come è ovvio e indiscusso, a manifestazioni di partito o comunque politiche, anche a qualsiasi forma di carattere associativo che non sia in maniera chiara autorizzata dalle autorità superiori.
Come ho promesso l’anno scorso in questa sede, posso assicurare l’onorevole Viola e anche la Camera che si è proceduto a riorganizzare le cerimonie a carattere militare inserendovi la richiesta, più che giusta, che la dovuta parte di onore sia data ai combattenti di tutte le guerre.
Le cerimonie di carattere militare sono state dunque fissate in questo modo: il 24 maggio, giornata del decorato, dedicata a onorare attraverso il decorato l’aristocrazia dei valori militari che sono l’espressione del sacrificio al servizio della patria; in questa occasione le truppe sfilano in parata rendendo onore ai decorati al valor militare nelle caserme; il 2 giugno, in cui le forze armate onorano nella Repubblica la più alta espressione civile e militare della comunità nazionale; in questa occasione le truppe sfilano in grande parata e rendono gli onori alle massime autorità civili e militari dello Stato; il 4 novembre, giornata della vittoria, delle forze armate e dei combattenti; giornata dedicata a ricordare l’onore e il sacrificio dei combattenti di tutte le guerre e a celebrare il diretto contatto fra il popolo e le forze armate.
Poi vi sono le feste dei patroni d’arma, ma quelle di cui ho riferito prima sono le tre cerimonie fondamentali.
Comunque, per quanto riguarda la parata del 2 giugno, come già ebbi occasione di dire, ho provveduto affinché quest’anno fosse effettuata in misura finanziariamente meno costosa; essa è riuscita tuttavia egualmente efficace.
Venendo al problema dell’aviazione civile, che è ancora di competenza del Ministero della difesa, dichiaro subito che accetto l’ordine del giorno Veronesi, che chiede sia fatto qualche cosa di concreto per passare a un decentramento; come pure accetto come raccomandazione l’ordine del giorno Fiorentino, il quale chiede però troppe cose perché possa impegnarmi fin da questo momento: molte cose, parecchie delle quali di competenza del Ministero del tesoro (si tratta soprattutto di un inserimento nel piano Vanoni, cosa su cui concordo e che anzi reputo opportuna).
Assistiamo però, in questo settore, a manifestazioni assolutamente ingiustificate. Proprio oggi un articolo di stampa parla della situazione dell’aeronautica civile come di un disastro nazionale, accusandoci di non aver fatto nulla. Evidentemente, quando ci si abbandona a queste manifestazioni, si dimentica quale è stata la trasformazione fondamentale avvenuta nella tecnica dell’aviazione. In questo settore l’industria aeronautica venti anni fa era in uno stadio artigianale, o meglio, in uno stadio para-artigianale.
Oggi tutto il processo si è trasformato, come pure si è trasformato lo stesso oggetto della produzione. Basti vedere (e gli aviatori lo sanno molto meglio di me) le differenze esistenti tra gli aerei di venti anni fa e quelli di oggi. Quindi, essendosi così radicalmente trasformato l’oggetto della costruzione, non si può più pensare di mantenersi su quel piano industriale. Era logico che in quel tempo, quando ci si trovava su un piano economicamente definibile para-artigianale, un paese a base nazionale potesse benissimo fronteggiare la concorrenza con tutti gli altri paesi del mondo raggiungendo posizioni, se non di primato, assai vicino ad esso. Oggi, invece, ci troviamo di fronte a problemi di grosse industrie, per cui i paesi a unità di misura nazionale non possono passare alla costruzione in serie se non inserendosi in complessi economici più ampi. Questa produzione in serie è possibile solo in due grandi paesi continentali: negli Stati Uniti e nell’U.R.S.S. E’ chiaro perciò che in questo settore non è possibile impostare il problema come lo si impostava 25 anni fa.
Bisogna adeguarsi alla situazione nuova, e per l’industria aeronautica la situazione nuova è quella che ho detto. Evidentemente, si può creare da noi un’industria aeronautica soltanto se la poniamo su un piano più vasto, vale a dire sul piano europeo o atlantico. E’ quello che dissi due anni fa, allorché espressi la speranza che si istituisse un Centro aeronautico a Torino. Questa speranza si è realizzata, come hanno potuto constatare coloro che hanno assistito alla cerimonia dell’altro ieri alla Fiat.
Ci si obietta: non basta, bisogna fare di più. Noi speriamo che, se quel primo esperimento darà buon esito, la nostra iniziativa si potrà allargare su questo terreno; però non si può né si deve pensare che le commesse nazionali sostengano una grande industria; bisogna sempre impostare i problemi su un piano europeo e su un piano atlantico. Invece, per quanto riguarda la piccola industria, si può dire che qui interviene l’aiuto del Governo e particolarmente del mio dicastero. In questo settore che cosa si può cercare di fare? Si può cercare di dare impulso alla costruzione di prototipi che si possano affermare anche all’estero e quindi dare luogo a delle commesse.
Fin qui però ho parlato dell’industria aeronautica, non dell’aviazione civile. Anzi, a questo proposito, vorrei osservare che molte volte in articoli di giornale o in discorsi le due cose vengono confuse, mentre il rapporto fra l’uno e l’altro problema non è davvero consistente in quanto l’industria si regge soprattutto sull’aeronautica militare, non avendo l’aviazione civile bisogno di grandi commesse.
Nel campo dell’aviazione civile, passi concreti sono stati compiuti in quest’ultimo anno. Anzitutto, sono stati aumentati gli stanziamenti, i quali sono stati portati da 2 miliardi a 4 miliardi, per il potenziamento delle infrastrutture elettriche, delle attrezzature mobili, ecc. Si è provveduto pure ad accordare l’indennità di avviamento alla navigazione aerea. Posso comunicare che grazie a ciò è stato possibile reistituire la Roma-Bari, rendere giornaliera la Catania-Comiso, portare da bisettimanale a trisettimanale la Palermo-Trapani e intensificare il traffico con la Sardegna, istituendo la Roma-Alghero-Cagliari.
Sono, poi, stati fatti stanziamenti da parte dell’I.R.I. come partecipazione del Governo all’aumento del capitale di ambedue le società aeree italiane. È opportuno notare che questi aumenti di capitale, pur mantenendo la partecipazione del capitale straniero, hanno consentito di togliere alcune clausole che erano effettivamente mortificanti. Il capitale straniero è presente in una società per il trenta per cento e nell’altra per il quaranta per cento e si tratta, quindi, di una partecipazione di minoranza; essendo appunto scomparse le clausole che erano state introdotte nell’immediato dopoguerra, e che indubbiamente rendevano la nostra aviazione civile un po’ impacciata e quasi alla dipendenza dell’iniziativa straniera, essa è oggi più libera nella sua attività.
Sono poi stati erogati altri 2 miliardi e 427 milioni per il miglioramento degli aeroporti di Ciampino e di Capodichino; sono previsti 500 milioni all’anno per 30 anni per l’aeroporto di Genova; 275 milioni per 30 anni per l’aeroporto intercontinentale di Fiumicino e 14 miliardi di immediato utilizzo ancora per l’aeroporto di Fiumicino. Inoltre, sarà presentata una legge che porterà all’aumento delle tasse aereo-portuali per i soli apparecchi stranieri, mentre gli apparecchi italiani ne saranno esenti. Queste tasse, comunque, si terranno su un piano leggermente inferiore al livello di quelle di Parigi e di Londra, e non potranno perciò, in alcun modo, incidere sul traffico. Si prevede che questa nuova tassazione dia un gettito di un miliardo, che si spenderà non appena sarà definito in Parlamento il progetto di legge, già definito dal passato governo, per gli aeroporti di Palermo e Venezia, quest’ultimo fuori del Lido, sulla terraferma. Si aggiungano a questi gli stanziamenti destinati per I’incremento degli elicotteri.
Come si vede, per l’aviazione civile qualche cosa è stato fatto. V’è ancora da dire che, quando al riguardo si presentano delle proposte, sarebbe opportuno procedere con una certa gradualità: se si chiedono 30 miliardi di primo acchito, non si riesce a reperirne la copertura e non se ne fa nulla.
Quanto ho detto per le commesse aeronautiche vale anche, onorevole Priore, per le commesse estere marittime. Su questo terreno qualcosa si è già fatto, e si cercherà di procedere in avvenire.
Stabilimenti militari: in primo piano vi è la questione dei « temporanei ». Si è criticata la relazione della Commissione perché ha parlato di « peso ». Nessuno evidentemente pensava che fosse un peso da eliminare. Tutto è un peso in senso economico. Ma nessuno .ritiene che i civili siano un peso, e ha pienamente ragione chi ha affermato che essi danno un contributo: lo danno, e come ! Si tratta per altro di esaminare Ia produttività dei singoli arsenali militari. Si cercherà, facendo quello studio di cui ha parlato l’onorevole Barontini, di realizzare la produttività nei singoli stabilimenti, esaminando quelli che sono maggiormente attivi e quelli che possono risultare passivi.
Gli onorevoli Lenoci, Cuttitta e Romualdi hanno detto che i civili sono troppi, Non è d’accordo su questa valutazione l’onorevole Barontini, il quale chiede: come mai, se è vero che sono troppi, assumete del personale giornaliero ? Rispondo subito: perché non vi è la possibilità, per quanto riguarda gli operai temporanei, di trasferire il personale. Non è stato assunto nessun operaio giornaliero se non per motivi assolutamente contingenti (per l’arrivo di navi o altro) laddove non sono larghe masse di operai temporanei. Dove mancano gli operai temporanei, evidentemente bisogna ricorrere al personale giornaliero.
L’onorevole Barontini ha trattato con molta pacatezza (gliene do atto) rispetto al suo intervento burbero e talora minaccioso dell’anno scorso ...

PAJETTA GIAN CARLO. Abbiamo migliorato in molti ! (Si ride).

TAVIANI, Ministro della difesa. Egli ha trattato molti problemi: su parecchi posso essere d’accordo (come vede, ho migliorato anch’io, onorevole Pajetta), ma credo di non essere d’accordo soprattutto sul principale di tali problemi.
Si sta lavorando per l’assunzione di nuovi operai temporanei, nella misura di un quarto del totale degli operai che annualmente lasciano il servizio. Si tratta di derogare alla legge generale che proibisce le riassunzioni. Il problema non presenta grosse difficoltà per il bilancio della difesa; ma, se noi faremo queste assunzioni, creeremo un precedente, dato che quando si comincia ad aprire la maglia delle assunzioni non si sa dove si va a finire. Tuttavia, questo problema è particolarmente sentito dal Ministero della difesa e soprattutto dalle autorità militari: esso è già stato posto sul tappeto. Di questo argomento si sono occupati gli onorevoli Berry e Priore, il quale mi pare abbia presentato anche una proposta di legge in merito.
Vi è poi il problema dell’inquadramento tecnico-professionale e della nomina ad avventizio dei salariati con mansioni di ufficio. Per l’esercito gli elementi da inquadrare erano 31.000. Sono stati emessi 27.500 decreti per quanto concerne l’inquadramento tecnico, professionale, economico dei salariati; sono in corso di esame 3.500 pratiche. Per la marina vi erano 23 mila elementi da inquadrare, sono stati emessi 19.700 decreti, 3.300 pratiche sono in corso di esame. Per l’aeronautica, 8.200 elementi da inquadrare, 7.200 decreti già emessi, 1.000 pratiche in corso di esame. La definizione delle restanti pratiche si prevede entro i prossimi mesi.
Per quanto riguarda la nomina ad avventizio, vi sono 11.747 domande, 8.650 decreti già perfezionati e 3.097 pratiche sono in corso di esame. L’ultimazione dell’inquadramento è prevista entro il corrente anno. Quindi, tutte le supposizioni che si sono fatte a questo proposito cadono di fronte al ritmo accelerato al quale ho fatto riferimento.
Per quanto riguarda le donne, non è vero che non si sia fatto nulla. Al riguardo si è trovato il modo di far passare le donne - quelle che non devono o non possono passare ad altre amministrazioni - nei ruoli della marina, la quale ha la possibilità di inquadrare le donne nella sua amministrazione, cosa che non è ammessa invece né per l’aeronautica né per l’esercito.
A proposito dei ruoli speciali transitori, la situazione è la seguente: sono state presentate 15.762 domande, ne sono state respinte 2.624, sono stati perfezionati 11.366 decreti, mentre 1.772 sono in corso di esame. Anche a questo riguardo si pensa che tutte le pratiche saranno portate a termine nel corso del presente anno.
Dei corsi allievi operai hanno parlato gli onorevoli Berry, Priore e Barontini. Credo che essi si siano riferiti ai corsi già in atto a Taranto e a La Spezia. Questi corsi verranno mantenuti, ma sarà necessaria l’approvazione della legge, a cui mi sono riferito, che stabilisca l’assunzione del 25 per cento, altrimenti gli allievi, dopo essere stati preparati, non possono essere assunti.
Non è vero, poi, che non si sia fatto nulla circa le assicurazioni agli autisti militari. Il grave inconveniente lamentato dall’onorevole Barontini circa il recupero degli emolumenti degli autisti militari, è già fortemente diminuito in seguito ad una circolare da me diramata. Per il problema delle assicurazioni siamo in trattative con il Ministero dei tesoro. Non si tratta, infatti, di un problema esclusivo del Ministero della difesa, ma di tutti i ministeri. Bisognerà trovare una formula che soddisfi le esigenze di questa categoria.
Veniamo ora, onorevole Barontini, al problema che ella chiama dei licenziamenti. Ella dice: è inutile che vi trinceriate dietro una formula giuridica di non rinnovo di contratto, mentre in realtà, dal punto di vista economico, si tratta di licenziamenti.
Al riguardo vorrei anzitutto rispondere all’onorevole Schirò, che questa mattina ha parlato di violazione della Costituzione, delle leggi e degli accordi. Non sono stati violati accordi, perchè in questo settore non esistono accordi, ma solo una circolare ministeriale del 1948. L’ho già dichiarato tante volte, ma devo ancora ripeterlo. Si è parlato di accordi, come se l’amministrazione militare potesse fare - come è invece doveroso per gli imprenditori privati - degli accordi sindacali con i rappresentanti dei lavoratori. Ma è chiaro che la situazione dell’amministrazione militare è diversa da quella dei privati imprenditori. Comunque, non si tratta di un accordo, ma di una circolare. (Interruzione del deputato Pajetta Gian Carlo). Non si fa in nessuna parte del mondo e non vedo perchè dovremmo farlo in Italia. Non credo, poi, che questo rappresenterebbe un progresso, perchè nell’amministrazione militare vi è bisogno di una disciplina quale non è necessaria e forse neppure opportuna nelle amministrazioni private.
Si tratta dunque di una circolare, molto chiaramente revocata da una circolare successiva.
Si è parlato di violazione della legge. AI riguardo devo ricordare che tutti gli impiegati dello Stato sono tutelati dal Consiglio di Stato. Se l’amministrazione militare avesse violato la legge, il Consiglio di Stato ci avrebbe dato torto; ma finora in nessun caso ci ha dato torto. Può darsi benissimo, come è avvenuto in qualche caso di esproprio o di indennità, che in futuro ci possa dar torto anche per taluno di questi casi. Fino a oggi niente di tutto ciò.
Si è parlato anche di violazione della Costituzione. Parole queste molto forti, onorevole Barontini. Si è detto: se la legge è uguale per tutti, perchè negli arsenali non è così ? Si è detto ancora: avete trasformato gli arsenali in reclusori e carceri. Stamattina l’onorevole Barontini, parlando del problema degli operai temporanei, diceva che in nessun paese del mondo c’è la condizione del rinnovo semestrale del contratto. Risponderò che il Governo ha già predisposto che 25 mila operai temporanei passino ai ruoli. Per parte mia non avrei nulla in contrario ad aumentare questo numero. Però qui sorge un problema economico per il Tesoro. Se si deve arrivare all’inquadramento di tutti nei ruoli, la cifra attuale di 67 mila non sarebbe accettabile, perchè non c’è necessità di un numero così elevato di operai di ruolo e perchè il passaggio stesso non sarebbe opportuno proprio nel momento in cui ci si trova in difficoltà per l’inquadramento di certe categorie militari, della stessa marina, dell’aviazione e dell’esercito. Sono d’accordo che si tratta di un caso anomalo, che bisognerà cercare lentamente di riportare nella normalità. Esso è dovuto alla elefantiasi nelle assunzioni durante la guerra, nel periodo della repubblica sociale e nell’immediato dopoguerra, senza che mai si sia pensato all’opportunità di un ridimensionamento.
Ma il punto vero del dissenso fra noi è che si vogliono vedere questi problemi della organizzazione interna degli stabilimenti militari come se si trattasse di aziende private. Qui non v’è questione di classe né di interessi privati. Conosco il vostro punto di vista ... ho studiato Marx per sette od otto anni e credo di conoscerlo abbastanza; è stato l’oggetto dei miei studi universitari e della mia libera docenza. Ma qui non sussiste un problema di classe. Qui non si tratta soltanto di amministrazione statale, ma di amministrazione militare, che ha esigenze particolari, esigenze sia pure dure, scomode, ma ben note a chiunque, anche a chi entra a farne parte. Nessuno contesta la libertà e i diritti dei lavoratori di queste amministrazioni, ma l’esercizio di tali diritti non può essere lo stesso in uno stabilimento tessile e in uno stabilimento militare. Non v’è dubbio che vi debba essere una differenza a questo proposito. Ella, onorevole Barontini, diceva che non devono contare le opinioni politiche o dottrinarie. Però non si può non tener conto che sussistono oltre che problemi di organizzazione tutti particolari anche problemi di disciplina e problemi di sicurezza: un lavoratore che ha la caratteristica di essere loquace sui problemi del proprio lavoro, in un altro impiego può essere ottimo e non determinare la minima preoccupazione; qui invece la determina, e non se ne può non tener conto (Interruzione del deputato Barontini). Ora, finché non si sarà compreso questo punto delle particolari esigenze dell’amministrazione, non sarà mai possibile intendersi. Mentre ci potevamo comprendere, anche dissentendo, quando ella parlava di altri problemi - ed io gliene do atto - su questo invece, se si continua a parlare nel senso in cui si parla, evidentemente non ci si intende.
V’è poi a tale riguardo tutta una impostazione di stampa. E’ tardi e non voglio addentrarmi troppo nella polemica. E’ chiaro che il ministro non si preoccuperebbe certo di attacchi alla sua persona; ma qui si attaccano gli ufficiali e le autorità militari. Così non è giustificabile, né tollerabile.
Sui casi specifici sono pronto a dimostrare tutta la comprensione, come del resto mi pare di aver dimostrato anche per il passato. Ma sul problema di fondo resta evidentemente che non ci si intende; parliamo due lingue differenti.

BARONTINI. Li potete trasferire dove volete, da un punto all’altro del paese.

TAVIANI, Ministro della difesa. I trasferimenti si fanno presso qualunque amministrazione; non vedo quindi perché non dovrebbero farsi anche in quella militare. E per la tutela dell’impiegato - come le ho detto - v’è il Consiglio di Stato.
A proposito delle pensioni, ho qui molti dati: li cito, per brevità, solo in parte. Debbo dire che è stato fatto un lavoro notevole anche presso i distretti militari. Alla data del 30 giugno, giacevano ancora presso i distretti 157.424 pratiche inevase; nei dodici mesi successivi, ne sono pervenute ben altre 112.319. I distretti hanno affrontato il disbrigo di 227.279 di queste pratiche, così che ne restano da evadere 42.464. Appena 7 distretti su 8 ne hanno in giacenza circa un migliaio.
L’amministrazione militare ha affrontato il problema in maniera lodevole. Debbo dare questa lode dinanzi ai rappresentanti del popolo italiano, anche perché tale lavoro è stato compiuto senza che si sia ricorso a lavoro straordinario, o per lo meno senza che si sia fatto gravare alcun onere sul bilancio della difesa per competenze straordinarie.
Beni demaniali: onorevole Berry, mi pare che abbiamo fatto parecchio. Abbiamo smilitarizzato quasi tutte le strade della frontiera occidentale; abbiamo ceduto oltre 7 mila ettari di terra. Abbiamo poi compilato un lunghissimo elenco di beni demaniali, non più necessari, che sono passati al Ministero delle finanze, il quale li va sdemanializzando, sicché gran parte dei relativi proventi affluiranno al bilancio della difesa.
L’onorevole Beltrame ha lamentato una certa lentezza per gli indennizzi: debbo comunicare di avere incaricato in questi giorni il sottosegretario Bertinelli di occuparsi della questione, in modo da evitare che queste lentezze provochino i disagi che hanno provocato nel passato. Accetto anch’io il principio che debba venir data, nei risarcimenti, la precedenza agli espropriati più poveri.
E concludo affrontando la questione di fondo impostata da alcuni parlamentari e in particolare questa sera dall’onorevole Beltrame, quando egli ha detto che la politica militare - riconoscendo che io pure lo avevo ammesso - non è, in fondo, se non una prosecuzione, una appendice della politica estera. Non v’è dubbio; così che tutte le incomprensioni, tutte le critiche relative ai problemi militari non sono, in fondo, che incomprensioni e critiche intorno ai problemi della politica estera.
Ora, io faccio grazia - data l’ora tarda - dell’argomento dei rapporti fra occidente e oriente. Non accetto le cifre recate dall’onorevole Amadei. Esse sono cifre percentuali. Ora è evidente che nei paesi che hanno un fortissimo intervento statale in tutta la vita pubblica la cifra per le forze armate incide meno che in altri sul bilancio generale. Il bilancio dell’U.R.S.S. è complessivamente assai più alto - circa il doppio – di quello del Nord-America e quindi l’incidenza delle spese per le forze armate risulta percentualmente minore di quanto non risulti in un bilancio più ristretto. Ma, tralasciando questo argomento, debbo ribadire quello che più volte ho detto, anche se è ormai evidente che parliamo due linguaggi diversi: mentre cioè si continua a citare basi militari straniere, io non posso che continuare a ripetere che si tratta di comandi e di basi N.A.T.O.
Per quanto riguarda il problema sollevato questa sera dall’onorevole Beltrame cioè il trasferimento dall’Austria in Italia di alcune aliquote di servizi e truppe N.A.T.O., debbo dire che già vi è stata una precisazione sulla natura della questione da parte del Presidente del Consiglio in sede parlamentare e da parte del ministro degli affari esteri in sede di Commissione. Comunque, non è male che sia ribadito che il problema non è stato e non è un problema italo-americano, come l’onorevole Beltrame tendeva a presentarlo, falsandone i termini.
Si tratta di servizi e truppe N.A.T.O. che dipendono dal comando N.A.T.O. di Napoli e da quello di Verona, in questo momento diretto dal generale Primieri, quindi da un generale italiano. È un problema di cui si è occupato il Consiglio atlantico nel quale l’Italia è rappresentata pariteticamente.
Il punto di vista del Governo è ovvio: sul piano della solidarietà comune si deve raggiungere il massimo di garanzia a difesa dell’Italia e della comunità dei popoli liberi.
La presenza di comandi N.A.T.O. in Italia e di servizi tecnici alleati sul territorio nazionale, in analogia, se pure in minore misura, a quanto si verifica in Francia, in Gran Bretagna, in Norvegia, in Danimarca, nei Paesi Bassi, non è per il nostro Governo una fonte di preoccupazioni, come lo è per voi, ma un elemento di garanzia; è un elemento di quella solidale sicurezza che secondo noi è indispensabile per la pace.
Si dice: ormai la pace è sicura, perchè c’è lo spirito nuovo di Ginevra. Io credo allo spirito nuovo di Ginevra, onorevole Amadei, però fino ad ora è solo spirito, cioè impostazione, speranza, direi qualcosa di più che una speranza, ma resta sempre su di un piano non ancora di realizzazione concreta. Bisognerà vedere - mi auguro che vi siano, così come se lo augurano tutti - queste realizzazioni concrete.
L’onorevole Beltrame, fra gli altri, ha parlato di riduzione di spese, perché - ha detto - questo bilancio è stato redatto prima di Ginevra.
Mi sembra un argomento per lo meno prematuro. A ciò hanno risposto gli onorevoli Guerrieri e Berry. A ogni modo, come ho fatto presente, una riduzione di spese in Italia, per le necessita di contenimento del bilancio, vi è stata: 43 miliardi in meno nel 54-55; ora gradualmente si cerca di riassestare la situazione con singoli aumenti annuali. Non abbiamo mai avuto una impostazione che abbia raggiunto l’optimum per quanto riguarda la sicurezza sui piano della difesa nazionale. E ciò perché il nostro bilancio è, come noto, assai ridotto. I nostri relatori hanno già parlato del raffronto con i paesi effettivamente neutrali, che hanno cioè una neutralità armata: per realizzare ciò in Italia. Dovremmo spendere oltre 2 mila miliardi all’anno, cioè l’intero complesso delle nostre entrate.
Si è detto che l’Italia devolve alla difesa il 22 per cento della spesa totale. Ma anche questa cifra del 22 per cento è piuttosto discutibile, quando si pensi che nel bilancio della difesa si calcolano le spese per i carabinieri e tutto quanto concerne, non gli arsenali, che pure servono per la difesa, ma quella parte di personale o altro che non sarebbero più necessari ai problemi della difesa e di cui si è già fatto cenno; quando si pensi che abbiamo l’aviazione civile, che impegna alcuni miliardi; quando si pensi che abbiamo anche il il debito vitalizio, cioè pensioni e simili, che moltissimi altri paesi non includono nel bilancio della difesa, ma nel bilancio del tesoro, si vede come si scende dal 22 per cento al 14-15 per cento. Non mi pare che quindi si possa parlare di un bilancio troppo ampio. Anzi direi che, fra le due opposte critiche (troppo poco o troppo), penso che la critica del troppo poco (venuta fuori da vari settori e che del resto compare nelle stesse espressioni degli onorevoli Lenoci e Amadei) sia in fondo più valida dell’altra. Troppo poco se si guarda alle esigenze; non troppo, ma sufficiente livello, se si guarda alla situazione economica del paese. Crediamo di aver raggiunto questo livello che ci pone su un punto di equilibrio, che è e dovrà essere potenziato gradualmente.
Per concludere, vorrei rilevare che durante la discussione si sono manifestate ancora una volta delle preoccupazioni, a mio avviso talvolta infondate, e delle critiche anch’esse talora infondate, altra volta - invece - eccessive. Esse rappresentano un po’ alcuni complessi di inferiorità, un difetto, che solo di rado noi abbiamo, un difetto specifico delle democrazie. È forse un bene: meglio autocriticarsi che esagerare nell’entusiasmo e nella speranza. Ma direi che dovremmo comunque liberarci dai complessi.
C’è chi attribuisce a noi condizioni particolari, per il nostro peso demografico o per altre necessità, nella solidarietà internazionale. Dalla destra si dice: è una triste necessità perché la situazione economica e demografica ci porta a una dolorosa delibera. È: certo che tali condizioni sussistono e rendono difficile i’opera di chi si dedica alla difesa, in particolare l’opera degli stati maggiori, che è opera degna del più grande elogio. Ma bisogna riconoscere che l’esigenza di una stretta collaborazione internazionale è oggi, sul piano militare, esigenza postulata dallo sviluppo della tecnica e dall’evoluzione politica e sociale del mondo; esigenza non soltanto per noi, ma per qualunque comunità o paese che si trovi in condizioni simili alle nostre, per quanto riguarda quella tale unità di misura cui più volte mi sono riferito, anche se siano paesi ricchi e privilegiati dalla natura e dalla storia.
Si tratta di adeguarsi a nuove situazioni e di saper ritrovare in sé quel senso della dignità e della specifica funzione della patria nazionale nella solidarietà delle patrie del mondo libero, in cui vediamo garantita e potenziata l’indipendenza e la dignità nazionale.
Un altro complesso deriva da un certo pessimismo (e ne hanno accennato gli onorevoli Cuttitta e Lenoci) circa la situazione interna delle forze armate.
Desidero assicurare il Parlamento (l’ho già dichiarato, ma desidero ripeterlo qui) che il popolo italiano può contare sulle sue forze armate, sulla loro sicurezza e assoluta lealtà alle istituzioni. Sicché certe ricorrenti minacce verbali, che per la verità non ho più udito nella discussione di questo bilancio, rimarranno in qualsiasi evenienza sempre e soltanto impotenti.
Vi è poi l’altro complesso: ci si preoccupa (ne ha accennato l’onorevole Beltrame) che, esaltando i valori militari e patriottici, si esaltino le guerre di conquista e l’imperialismo.

BELTRAME. Non ho detto questo.

TAVIANI, Ministro della difesa. Ella ha parlato anche di esaltazione dell’ultima guerra. Ma non si tratta di esaltazione dell’una o dell’altra guerra. Nessuna guerra va esaltata, nessuno esalta la guerra. Si tratta della esaltazione del valore del soldato, che resta qualunque sia l’esito della guerra, qualunque sia I’impostazione politica che ad essa si è data. Questo valore ha sempre diritto al riconoscimento, sia stato fortunato o no. Del resto le forze armate italiane hanno una sola preoccupazione, quella di difendere la pace e la serenità del nostro popolo. La quale pace, come ha detto assai efficacemente l’onorevole Guerrieri, non è un bene che possa essere regalato da altri o goduto una volta raggiunto: la pace non può mai essere disgiunta dalla sicurezza. Appunto la sempre maggiore sicurezza dell’Italia e dell’Europa occidentale è garanzia di pace per l’Italia, per tutta l’Europa e per il mondo, Ginevra, costituisce la riprova di ciò.
Ecco, onorevole Lenoci, l’anima che ella recava nel bilancio della difesa con la lanterna di Diogene. Ella aggiungeva che il soldato italiano non saprebbe per chi combatte. Io mi auguro che il soldato, il marinaio o l’aviere italiano, della nostra o delle prossime generazioni non siano mai chiamati a combattere; la politica del Governo cui ho l’onore di appartenere tende proprio a questo fine. Ma se, per caso, questa ipotesi deprecabilissima dovesse verificarsi, si verificherebbe solo per difendere la pace e la serenità del nostro popolo. Questa è l’anima viva e vibrante che sta dietro alle cifre aride del bilancio della difesa, questa è l’anima delle forze armate d’Italia (Vivissimi applausi al centro – Molte congratulazioni).

On. Paolo Emilio Taviani
Camera dei Deputati
Roma, 27 luglio 1955
(fonte: Camera dei Deputati - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di mercoledì 27 luglio 1955)


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