LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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LA SEGRETERIA FANFANI: RELAZIONE DI AMINTORE FANFANI AL CONSIGLIO NAZIONALE DELLA DC
(Roma, 12 marzo 1955)

Gran parte della relazione del Segretario politico della DC, Amintore Fanfani, al Consiglio Nazionale del Partito del 12-14 marzo 1955 è incentrata sui rapporti tra i partiti della coalizione centrista del Governo Scelba, in particolar modo agli eventi legati all'approvazione dei patti agrari. Inoltre, la relazione si sofferma sugli aspetti organizzativi del Partito, un punto di grande interesse e attenzione per la segreteria Fanfani. Il Presidente del Consiglio nazionale del Partito è Adone Zoli.

* * *

Caro Presidente Zoli, caro Presidente Scelba, cari Amici,
il nostro ultimo Consiglio nazionale si svolse, come tutti si ricordano, dal 1 al 3 novembre scorso, sotto il tiro delle notizie provenienti da Roma, preannuncianti inquietudini in seno alla coalizione della maggioranza parlamentare. Fedele al proposito che ebbi l'onore di esprimere fin dal 16 luglio 1954, nell'accettare il vostro voto, nei miei due interventi in apertura e in chiusura del suddetto Consiglio parlai ed operai per attenuare i dissensi e rinsaldare – per quanto dipendeva da noi – la compagine governativa. Anzi, nel timore che involontarie o volontarie, equivoche interpretazioni potessero aprire la strada ad incerte avventure, mi opposi – come tutti ricordano – alla approvazione di un ordine del giorno dell'on. Pastore, che risultava bene intonato a Trieste, ma sarebbe potuto risultare non molto gradito o avrebbe potuto generare qualche perplessità a Roma.
Comunque, dai dibattiti e dai voti chiara risultò la conferma del leale, amichevole appoggio al Governo di coalizione, secondo l'auspicio della Direzione Centrale. Ed in virtù di tali direttive, al mio arrivo a Roma la mattina del 5 novembre, di fronte a prese di posizione ed a polemiche capaci soltanto di spezzare la coalizione, presi una posizione decisa, che dispiacque ad alcuni nostri alleati, ma ebbe il gran merito di arrestare il cammino di una incipiente frana.
L'inquietudine fu del tutto placata nella riunione quadripartita di Villa Madama dell'11 novembre, alla conclusione della quale la Segreteria partecipò con senso di responsabile moderazione, e nel rispetto delle direttive stabilite a Trieste. Purtroppo la vita della coalizione – dopo breve benefica pausa – e nonostante la prudente pazienza dell'amico Scelba, riprese travagliata da sospetti tra delegazione e delegazione. Né furono assenti stati d'animo incerti, per quanto momentanei, tra membri della stessa delegazione, non esclusa la democristiana.
Se la Segreteria poté intervenire – senza clamori – lo fece sempre nello spirito del Consiglio nazionale di Trieste, riuscendo, ai primi di dicembre, anche a far superare un imprevisto ostacolo. E mentre ciò avveniva si iniziava il grande dialogo sui patti agrari. Paventandone le conseguenze per la vita del Governo, il vostro Segretario politico fin dal 5 agosto aveva chiesto lumi in proposito alla Direzione Centrale. Essa decise di procedere, alla ripresa dei lavori parlamentari, ad una conclusiva azione allo scopo di risolvere gli annosi problemi, secondo criteri di giustizia e in modo da creare le condizioni di una efficiente collaborazione tra le categorie interessate al progresso economico e sociale della agricoltura. Su quelle direttive intrapresi fin dal 6 agosto e proseguii nell'autunno amichevoli colloqui con i segreteria dei partiti alleati.
Credo di poter annoverare tra i successi di questa nostra iniziativa, l'abbandono da parte liberale del progetto Ferrari e l'avvicinamento di tutti gli alleati al progetto del democristiano Gozzi. Infatti, il 30 novembre i rappresentanti dei quattro partiti accettarono come base di discussioni ulteriori il progetto Gozzi. Prima di procedere ad altre trattative il vostro Segretario politico credette necessario interrogare la Direzione e i Direttivi di Gruppi parlamentari ed all'uopo riunì i tre organi il 1 dicembre. La riunione si concluse con il proposito di interrogare i Gruppi parlamentari in assemblea plenaria. Così fu fatto il 2 dicembre: ma mentre il Gruppo del Senato concluse esprimendo parere che la Segreteria continuasse le trattative per raggiungere il migliore accordo possibile, partendo dal progetto Gozzi e salvaguardando la coalizione governativa, il Gruppo della Camera non concluse la riunione, sospendendola dopo le dichiarazioni del Segretario del Partito, che richiamava alla realtà della connessione tra le nostre massime rivendicazioni e la stabilità della formazione governativa.
Su queste basi continuarono cauti contatti del capo dell'Ufficio Legislativo, on. Gui, prezioso e tenace difensore delle nostre tesi, con i rappresentanti degli altri partiti e con il Governo, per accertare il punto di una possibile intesa. Voi ricordate come si pervenne a fine dicembre al voto sull'UEO: l'atteggiamento del MSI ed una conversazione del suo segretario col Presidente del Consiglio riaccesero i sospetti dei socialdemocratici verso la coalizione. Evidentemente fu sottovalutato dai nostri alleati il significato del pronto intervento della DC per reprimere un gravissimo atto di indisciplina e di scorrettezza politica compiuta da parte di due deputati, mentre qualche altro deputato della coalizione votava, o meglio non votava – con una libertà del resto non infrequente – come se l'obbligo della coerenza e della lealtà verso la coalizione non riguardasse tutti i membri della stessa, ma solo di democristiani.
A smentire dicerie malevoli sul freddo appoggio del Partito ai suoi amici del Governo, tornarono opportuni anche gli auguri che alla fine dell'anno, con il suo ben noto senso di profondo attaccamento al Partito, l'amico Scelba credette opportuno recare al Segretario e che il Segretario del Partito, a nome vostro e suo, cordialmente ricambiò in occasione della “Festa del Socio” il 2 gennaio. Si tratta di piccoli episodi, che però è bene non dimenticare; ma essi servono a far comprendere quanto difficile sia la vita di una coalizione e quanto delicato sia il comportamento di un partito di maggioranza relativa nei confronti del Governo a cui esso partecipa. E siccome questo è tempo parlamentare di coalizioni, è dovere del vostro Segretario farvi constatare che egli non si è dimenticato di ricorrere ad ogni occasione capace di smentire le malignità o le supposizioni dei male informati o dei desiderosi del peggio.
Ma nemmeno la più grande accortezza fugò le difficoltà. Infatti il 7 gennaio, sotto la presidenza di Scelba, una riunione dei tre partiti al Governo – essendo i repubblicani già appartati – si concluse con un diplomatico rinvio della questione dei patti agrari ad un comitato tripartito di ministri. Anche questa volta la azione pacificatrice della DC suscitò la critica ingiusta di conservatorismo da parte dei socialdemocratici, critiche che si accentuarono dopo che il 9 gennaio a Roma l'on. Scelba e a Messina l'on. Malagodi, fortuitamente sembrarono usare gli stessi argomenti a difesa dell'istituto della proprietà.
Per ristabilire la situazione ideologica e psicologica, sembrò opportuno al Segretario politico da Legnago, il 10 gennaio, avvertire che: «la giusta causa fa parte del programma che la DC ha ereditato dal Partito Popolare in materia di rapporti di lavoro. A questo principio la DC non ha rinunciato e non rinuncia. «Essendo essa una forza che opera in un determinato ambiente politico, esigenze generali e situazioni speciali possono imporle momentanee parziali realizzazioni del suo programma.
«Si cercherà di ottenere tutto quello che è possibile, anche in questa contestata materia, e comunque la gradualità e la prudenza politica non faranno rinunziare al programma massimo, nella attesa fiduciosa della completa realizzazione».
Conseguentemente, l'11 gennaio, tornato a Roma, incoraggiavo l'amico on. Pastore a svolgere una azione pacificatrice tra i contendenti. Ed il 14, con gli amici Ceschi e Gui, intervenni – con successo – per ristabilire il dialogo tra le delegazioni al Governo. Il periodo successivo è di estrema difficoltà con l'ala liberale dello schieramento governativo. Continuo la mia doverosa azione pacificatrice tra il Segretario del PLI e il Presidente del Consiglio, in vista di raggiungere la migliore formula compatibile con la continuità del Governo e con le nostre esigenze programmatiche.
Come è noto, il 12 febbraio il Consiglio dei Ministri unanime approva le proposte di emendamento fatte dal Presidente Scelba e per la delegazione democristiana il ministro Vanoni elogia l'opera tenace e meritoria del Presidente. La reazione della Segreteria e della Direzione liberale – del resto preannunciata – fu immediata. Ed immediata fu anche la approvazione dell'accordo da parte dei socialdemocratici.
Il viaggio a Londra del Presidente del Consiglio indusse la nostra Direzione ad evitare un dibattito che fu iniziato e concluso al Gruppo parlamentare della Camera tra il 23 ed il 25 febbraio. Esso si concluse con il seguente ordine del giorno:
“Il Gruppo parlamentare DC riunito in assemblea, udita la relazione del Presidente del Consiglio sull'accordo intervenuto in sede di governo sul problema dei contratti agrari e le dichiarazioni del Segretario del Partito, tenendo conto della situazione politica generale e degli atteggiamenti assunti dagli altri partiti della coalizione, ravvisa nell'accordo raggiunto dal Consiglio dei Ministri per la responsabile azione del Presidente Scelba una conferma degli obiettivi del programma di politica agraria della DC, conferma limitata peraltro dalle esigenze della composizione del Governo, pur consapevole perciò del sacrificio che essa comporta; esprime l'avviso che si possa accettare l'accordo di Governo, nell'intento e nella speranza che esso, egualmente accolto dagli altri partiti della maggioranza parlamentare, serva ad assicurare in questo delicato problema, quell'equilibrio parlamentare che ha consentito finora la auspicata collaborazione dei partiti della coalizione democratica”.
Prima che esso fosse messo in votazione esortai i deputati ad approvare gli emendamenti governativi alla proposta Gozzi, per essere essi non contrari alle linee programmatiche in materia stabilite nei Consigli nazionali del 1944 e del 1948 e nella relazione Gonella al Congresso nazionale del 1948, nonché alle direttive della Direzione Centrale espresse in data 5 agosto 1954 e al voto del Gruppo parlamentare del Senato del 2 dicembre 1954.
Aggiunsi che certamente il nostro elettorato avrebbe atteso di più; e di più avrebbe consentito il nostro programma; ma che, se la stabilità del Governo in questa congiuntura costituzionale e nella difficile situazione parlamentare scaturita dalle elezioni del 7 giugno 1953 non permetteva di più, bene aveva fatto l'on. Scelba a perseguire il compromesso, entro le linee del resto del suo programma di Governo, ratificato ai primi del 1954 dalla Direzione del Partito, dai Gruppi parlamentari, dal Consiglio nazionale. E che il compromesso fosse stato concluso al limite della stabilità governativa, han dimostrato i dibattiti in seno al Consiglio nazionale del Partito Liberale il 26 e il 27 di febbraio. Anzi, la recente decisione della Direzione del Partito Repubblicano, presa il 5-6 marzo, conferma che il compromesso sui patti agrari è stato preso al limite della stabilità governativa, e forse oltre il limite della stabilità della maggioranza parlamentare, ove gli amici repubblicani nel loro Consiglio nazionale del 19 corrente, opportunamente coadiuvati ed incoraggiati da iniziative – di cui vi parlerò – non trovino modo di riconfermare la loro apprezzata collaborazione ad un Governo, al quale, pur non partecipando, non hanno mai fatto mancare – con lodevole disinteresse – il loro voto.
Non c'è bisogno di dire che la Direzione Centrale si troverebbe in difficoltà a raccomandare il rispetto dell'accordo sui patti agrari, ove esso non fosse ugualmente rispettato da tutti i partiti che concorsero a stipularlo.
Ancora più severo è stato il voto del gruppo parlamentare democristiano della Camera.
Mi sono indugiato in una cronistoria della vicenda dei patti agrari, perché attorno ad essa si è svolto più intenso il dialogo dei partiti della maggioranza, tra di loro e col Paese. Siamo in presenza di una vicenda importante, non solo per i milioni di cittadini interessati, ma anche per la chiarezza dei rapporti tra partiti e tra partiti ed elettori. La stessa crisi che ha travagliato in questa occasione il Partito Liberale non può non essere considerata benefica in generale, da chiunque sappia apprezzare ciò che giovi la chiarezza alla vita politica italiana. Per conto nostro in questa vicenda abbiamo cercato di evitare ogni passo falso, a costo di apparire troppo prudenti o quasi muti. Persuasi che il programma della DC non si realizza in un trimestre, e del resto fatti esperti che nemmeno tutti gli enunciati del 1945 furono tutti realizzati prima del luglio 1954 in situazioni politiche e parlamentari meno deboli di quelle che noi stiamo ora curando, abbiamo perseguito due obiettivi:
uno programmatico: contraddire la nostra linea, e in essa percorrere tutto il cammino consentito dalla situazione;
un secondo, politico: non compromettere la stabilità del Governo.
L'esame del testo degli accordi conclusi in sede governativa dall'on. Scelba prova che la linea programmatica non è stata tradita. Le vicende politiche di questo ultimo mese – specie con le decisioni dei liberali e dei repubblicani – testimoniano che nella linea programmatica si è avanzato fino al limite estremo per la stabilità del Governo: limite che ci è stato suggerito non dal capriccio o dal comodo, ma dalle dure esperienze del 1953, dal linguaggio prevalso a Napoli, dal voto del Consiglio nazionale di Trieste, dal dovere di solidarietà con i nostri amici al Governo, dal senso di responsabilità nei confronti del Partito, del Parlamento, della Nazione, dall'ansia degli elettori, dalla situazione costituzionale, dalle esigenze della nostra riorganizzazione, dalla consapevolezza di un non raggiunto completo chiarimento della situazione politica italiana.
D'altra parte, la nostra azione leale di sostegno al Governo non è stata sterile. Essa ha consentito alla coalizione governativa di trovare un accordo sulla legge elettorale nazionale e di evitare per la legge elettorale siciliana progetti non certo proporzionalistici.
Al Governo ed al Parlamento il nostro appoggio leale, orientato dalla azione oculata dei presidenti dei Gruppi parlamentari, onorevoli Ceschi e Moro, ha consentito di approvare la legge delega, la legge sulla previdenza ai coltivatori diretti, la legge sull'apprendistato, la legge sui fitti, e quell'importante ratifica che ieri sera ha coronato, sia pure parzialmente, anni ed anni di sforzi della DC, per avvicinarsi verso l'unità dell'Europa. E non è un fatto puramente parlamentare, ma incide ben più in alto, il ritorno di Trieste alla Madrepatria.
Nel frattempo la Nazione ha avuto agio di maturare i propri orientamenti in materia politica e i Partiti hanno dovuto abbandonare illusioni o proseguire il chiarimento della propria fisionomia o dei rapporti con gli altri gruppi politici. Naturalmente anche il nostro Partito ha beneficiato della stabilità governativa, perché essa gli ha reso meno difficile attendere alla propria riorganizzazione ed alla propria chiarificazione. Viviamo purtroppo giornate in cui la stabilità governativa è di nuovo rimessa in causa. Voi tutti conoscete con quali curiosi appelli a date e scadenze più o meno prossime, alcuni partiti della coalizione hanno creduto contemporaneamente di affermare che il Governo non va, ma che il Governo deve vivere. Con ciò – inaccortamente – rendendo sempre meno facile ed efficace l'azione del Governo, e preparando tempi sempre meno favorevoli ad una tranquilla revisione del suo programma e della sua compagine.
Ormai è inutile nascondersi che notevoli inquietudini esistono tra i partiti della coalizione. Nota è la crisi liberale. Evidente e conclamato è l'appartarsi critico dei repubblicani. Appelli ad una sintesi di laicismo e di laburismo cercano di avvicinare le ali dei liberali e dei repubblicani verso certi scontenti del socialismo. Preoccupazioni percorrono anche le file della socialdemocrazia, la cui ala destra recentemente faceva proprie le idee di revisione un tempo dell'ala sinistra. E anche in mezzo a noi chi – come il vostro Segretario – ascolti ed osservi con attenta cura ogni manifestazione di pensiero politico nelle nostre file, riscontra accanto alle propensioni più o meno contenute e variamente giustificate verso la coalizione quadripartita, propensioni non sempre misurate od accortamente giustificate verso le mezze ali dello schieramento politico, talora immaginate accostabili mediante la passerella dei governi monocolori. So le critiche che nel nostro interno si fanno alle ultime propensioni. Ma avremmo torto di considerare queste ultime frutto di malcontento o di ambizioni. Consiglio a considerarle, invece, da tutti, come frutto di responsabili e tormentate meditazioni attorno alle sorti della Patria e della libertà, oltre che seri tentativi di interpretare gli umori del composito nostro corpo elettorale.
Su queste basi si comprende bene come la torre governativa, nonostante l'abile guardia fatta da Scelba, talvolta sembri oscillare. E alle oscillazioni non sono estranee la manifesta crisi delle file monarchiche per lo meno bipartite, la sorda discussione nel MSI non coperta dalle cartacee bombe che i nuovi squadristi si esercitano a lanciare, rivelando di quali pericoli certi ritorni sono per la nostra giovane democrazia.
Le difficoltà della maggioranza purtroppo non consentono di sfruttare sul terreno politico la evidente crisi russo-romana del Partito comunista, né di concorrere alla maturazione di nuovi orientamenti in seno al Partito socialista; sicché quell'allargamento nel Paese, della base della coalizione, nonostante i successi governativi nella politica interna ed internazionale, auspicato al momento della costituzione del Governo, non si è potuto verificare in misura apprezzabile. Si hanno sì sintomi confortanti di un disincantamento delle masse dall'attrazione estremista: tali ci sembrano i risultati delle elezioni nelle commissioni interne o nelle mutue dei coltivatori diretti, risultati che premiano e segnalano gli sforzi ed i meriti degli amici Pastore e Bonomi e dei loro collaboratori. Sintomi di distacco dei lavoratori dall'incanto comunista si hanno anche in zona di riforma.
Ma non possiamo dire che si siano ottenuti i risultati sperati un anno fa, al ricostituirsi di un governo a maggioranza precostituita. Né, a migliorare le cose, concorre la attuale incertezza. Essa, anzi, sembrerebbe consigliare più che la noncuranza o i rinvii, una pronta presa di posizione. Ma quando? La logica, la dignità del Governo, la serietà del Partito consiglierebbero subito. Subito, per chiarirci a noi stessi, per obbligare gli altri a chiarirsi, per non sfiancare il Governo, per non deludere la Nazione.
Al suggerimento della logica si fanno obiezioni in nome del prossimo prefissato viaggio presidenziale in America, della elezione per il Presidente della Repubblica, delle preannunciate elezioni siciliane. La risoluzione del conflitto tra il suggerimento della logica e le perplessità delle scadenze, è resa più difficile dalla previsione dei pericoli cui è sottomessa una chiarificazione, sempre sottoposta allo scivolo della rottura, dopo la quale la situazione parlamentare non fa scorgere rosee prospettive.
D'altro canto, a lungo andare l'attesa non rafforza ma indebolisce la posizione del Governo, ed annulla gli sforzi organizzativi, perché potrebbe far nascere il sospetto di una mortificazione delle attese del corpo elettorale, cosa questa quanto altra mai esiziale per la democrazia.
La Democrazia Cristiana, come massimo partito di governo, deve scegliere. Gli altri partiti dello schieramento governativo, che hanno già espresso le loro esigenze, possono anche mostrare di attendere, tanto del rinvio si farà credito alla loro pazienza e debito alla incuria della DC. Ma la DC ha il dovere di non dilazionare l'accoglimento dei richiesti chiarimenti, che confermino tutti nella scelta responsabile. Certo sarebbe stato ideale per la coalizione affrontare senza scosse le tre imminenti scadenze. Ma poiché le scosse sono avvenute, proprio le tre scadenze esigono un previo chiarimento.
Non capita ogni anno ad un rappresentante della Nazione – quale il Presidente del Consiglio – di recarsi a trattare con i massimi nostri alleati. Il bene della Nazione ed il successo della trattativa consigliano che un tale viaggio sia compiuto dal nostro Presidente senza ombra di riserve da parte di alcuno.
In questa visione la Direzione Centrale del Partito, presente il Presidente Scelba, l'8 corrente ha rivolto unanime invito all'amico Scelba di iniziare prontamente un discorso chiarificatore con i membri della coalizione, assicurandogli l'appoggio pieno perché esso sia rapidamente fruttuoso. E in tal senso vi riferisco per incarico della Direzione, affinché discutiate il tema, fondamentale per la nostra vita politica, e concludiate in modo da consentire all'amico Scelba, terminati i nostri lavori, di iniziare l'opera di chiarificazione. Ottenuto il chiarimento, del che non dubitiamo, anche le successive previste scadenze appariranno fatti normali, fisiologici, di una sana democrazia, e potranno essere affrontate con serenità e con vantaggio per tutti.
Con la sua indicazione, la Direzione crede di aver dato prova di responsabilità, prova di stima per l'amico Scelba, prova di fiducia nei partiti alleati, e di aver dimostrato che la DC alle prospettive che le si aprono di godere tutto il potere, accettando suggerimenti di governi monocolori, preferisce i giorni in cui le è consentito di allargare alla base ed al vertice il dialogo e la collaborazione tra le forze democratiche. E una prospettiva di allargata collaborazione in un caso da molti auspicato, ma per noi tuttora avvolto in una nebbia di equivoco, non apparirebbe da noi sinceramente considerata se realmente non si perseguisse la collaborazione con tutti coloro che già hanno dimostrato di saper contemperare le esigenze programmatiche con le possibilità del momento e con le più urgenti attese della Nazione.
Saremmo paghi per nostro conto che perfezionati gli strumenti della cooperazione difensiva europea, il Governo – consolidato dal chiarimento – iniziasse la promessa ed auspicata azione per avviare i popoli – ed il nostro con essi – ad una costruttiva convivenza. E in questa luce – nel rispetto delle leggi e della libertà – guadagnasse con giusta ed efficace azione amministrativa nuovi consensi alla democrazia, valorizzando tempestivamente e avvedutamente le risorse petrolifere in corso di individuazione, chiudendo con i necessari completi provvedimenti la pagina ancora aperta della riforma agraria, perfezionando le leggi – ma soprattutto il funzionamento – del rinnovato sistema fiscale, dando all'IRI l'ordinamento più idoneo a fare dello Stato un imprenditore immune da censure, allargando il respiro della nostra esportazione come fanno popoli non meno del nostro zelanti della libertà occidentale, riformando – finalmente – e semplificando il nostro pesante sistema previdenziale, accrescendo con strade e case possibilità di lavoro e di vita, trovando la giusta norma per dare serenità al mondo del lavoro.
C'è già un programma di lavoro per molti mesi, se non per anni. Ed è un lavoro al quale – senza sacrificare le rispettive ideologie – possono attendere coraggiosamente i partiti democratici. La Democrazia Cristiana un tal programma appoggerebbe vedendo in esso una parziale attuazione del suo impegno ad un programma pluriennale scaturente dallo schema di previsione che ha studiato l'amico Vanoni, e sul quale riferirà, in questo Consiglio, l'amico Ceschi.
Se di cose fattibili abbiamo parlato è per contrapporre, all'elenco delle cose che solitamente dividono i partiti di centro, un elenco esemplificativo delle cose per determinare e realizzare le quali – a nostro giudizio – non dovrebbe essere difficile una via di intesa. Sicché veda ognuno nelle cose elencate un ponte al consolidarsi sollecito di una intesa che non può sopravvivere traballando senza accrescere le inquietudini.
Mentre attendiamo il vostro dibattito e le conclusioni del medesimo nella materia più squisitamente politica, concludiamo questa relazione offrendovi notizie e dati sullo stato del Partito.
Persistono tra noi equivoci, talora spontanei, talora coltivati, sul valore della organizzazione. Credo dipendano o da mancata consapevolezza di quello che la debolezza organizzativa ha fatto perdere il 7 giugno 1953 del lavoro compiuto tra il 1948 e il 1953, o da incomprensione del peso che ha l'organizzazione nella articolazione veramente democratica di un partito, o da sbadata trascurataggine della funzione che ha l'organizzazione per realizzare i programmi del Partito e le speranze dei suoi elettori; o, infine, da disprezzo per la azione fondamentale di difesa della libertà che senza una organizzazione potente continueremo a fare a parole, specie nella lontana periferia dove più sono carenti i poteri dello Stato e più baldanzosi i bravi di don Rodrigo. Eppure, per mio conto – a costo di perdere la stima di tanti coltivatori di ideali – reputo essenziale mio compito quello di dare spesso – e ridare in alcuni casi – consistenza organizzativa in senso moderno alla Democrazia Cristiana.
Visto che tanti si appellano al Congresso di Napoli, anche io ad esso mi appello e – ricordando i punti 1 e 4 della mozione conclusiva – sostengo che il principale senso della critica che esso portò allo stato del Partito, fu quello di una organizzazione non adeguata ai programmi ideologici ed alle attuazioni governative. Su questa linea principale mi sto muovendo con i collaboratori della Direzione. E su questa linea di attività credo – con gli amici della Direzione – di avere già reso dei servizi al Partito ed alla Nazione; su questa linea continueremo a muoverci fin quando non riterrete, per altri metodi, di scegliervi altri dirigenti.
Naturalmente non dimentichiamo che l'organizzazione è al servizio della idea, cioè di un programma. Né dimentichiamo che l'organizzazione per un partito non è ginnastica da camera per corpi obesi.
Dal novembre ad oggi organizzazione e ideologia hanno avuto uguale cura ed eguale sviluppo, come mi riprometto di testimoniare nei rilievi che seguono.
Come annunciai a Trieste, dal 1 settembre si è iniziata una particolare attività diretta a formare ed orientare i nostri dirigenti. Strumento di questa azione a Roma è stato il Centro di Studi politici “Alcide De Gasperi”, alla periferia i Corsi di formazione. In periferia sono stati fatti in questi ultimi mesi cinquanta corsi di formazione per 1300 dirigenti, di cui trecento donne.
A Roma sono stati sinora tenuti ventidue corsi per 1020 dirigenti, di cui 220 donne. Tutte le province ne hanno beneficiato, ma in particolare quelle meridionali. E questa ripresa formativa consente anche l'addestramento di un corpo di insegnanti e la messa a punto di congegni amministrativi, dal funzionamento puntuale dei quali ci attendiamo notevole intensificazione di attività.
Assuma significato formativo dei dirigenti, ed a tal fine fu promosso, il ricorso frequentissimo a convegni regionali, provinciali, zonali, che in ogni settore – dal giovanile, al femminile, all'artigiano, all'agricolo, all'assistenziale, all'amministrativo, al culturale, al combattentistico – furono promossi.
In totale i convegni organizzati dal Centro dal novembre 1954 al marzo 1955, sono stati in numero di 217 di cui: 5 Spes, 5 culturali, 63 problemi del lavoro, 64 amministratori locali, 35 femminili, 16 gruppi aziendali, 9 giovanili, 13 reduci, 7 sportivi. Ognuno di essi fa, prima di tutto, scuola di formazione ed occasione di stimolo a nuova attività per diverse migliaia di dirigenti.
Alla formazione ed all'orientamento ideologico della vasta cerchia di amici e del corpo elettorale nostro, sono state dirette le vere e proprie campagne nazionali in cui a volta a volta furono dibattuti punti programmatici del nostro Partito o sue recenti conquiste sociali.
Elenco nell'ordine cronologico: la campagna estiva per le zone depresse, il dibattito autunnale sui problemi artigiani, quello sulla assistenza ai coltivatori diretti, la attività di orientamento degli amministratori degli enti locali, la campagna meridionalistica nel Sud, la campagna per la pace.
Mediante queste azioni sistematiche – di cui l'ultima è in corso di svolgimento – almeno sei punti fondamentali del nostro programma politico, economico, sociale sono stati dibattuti e volgarizzati, inducendo migliaia di amici e di dirigenti ad attenta riflessione.
Da tempo si lamentava una azione carente in fatto di rievocazione, di documentazione e di rielaborazione dottrinaria della DC. Consapevole di tale carenza, la Direzione ha iniziato a colmarla. Una prima testimonianza di questa azione iniziale voi la trovate nella Collana “Documenti”, destinata a raccogliere testi e prove delle nostre prese di posizione. Sinora sono usciti i primi sette volumetti, altri sono in corso di elaborazione. E in preparazione sono altri volumi destinati a documentare l'efficacia della azione democratica nel mondo e a dibattere i problemi della democrazia.
Certamente nel prossimo Consiglio Nazionale l'annunzio odierno sarà convalidato dalla distribuzione dei primi volumi. Abbiamo la certezza che concorrerà alla formazione dei nostri amici anche il testo della vita di De Gasperi, che l'amico Giordani sta scrivendo per incarico della Direzione, e che licenzieremo nel primo anniversario della morte del nostro Alcide, in una edizione integrale ed in una edizione popolare. Non ho bisogno di ricordare che in onore ed a ricordo di De Gasperi la Direzione ha diffuso un film documentario ed ha commesso allo sculture Berti un monumento da erigersi in Trento con offerte di tutti gli iscritti.
Gli scritti annunziati non gioveranno solo ai lettori, ma ci auguriamo suscitino nuove meditazioni necessarie alla formulazione ed all'aggiornamento della nostra dottrina. Perché ciò avvenga sollecitamente, secondo l'auspicio di tutti, la Segreteria Spes ha preso opportune iniziative, convocando gli amici più ferrati in materia.
Azione formativa ed informativa ha svolto il Partito mediante gli organi di stampa da esso promossi ed ispirati. A Trieste annunziai dei cambiamenti nella nostra stampa quotidiana. I cambiamenti sono in atto da quattro mesi ed attendiamo di conoscere le vostre osservazioni.
Cambiamento in senso miglioratore hanno subito anche i periodici di Partito: dalla “Discussione” a “Traguardo”, a “Impegno Giovanile”, a “Torre Civica”. Sta a voi dire cosa ne pensate; gli amici li hanno accolti con favore, come mostra eloquentemente il fatto che ben sessantamila sono i tesserati del 1955 che hanno sottoscritto quote variabili da lire 200 e lire 3000 a favore della nostra stampa quotidiana o periodica. Sottolineo la cosa non soltanto per l'apporto di diverse diecine di milioni che reca alla finanza del Partito, ma anche per la testimonianza della fecondità della organizzazione ben fatta e tenace anche in questo settore.
Ma quello che preme è che si è sicuri che sessantamila amici del Partito saranno periodicamente, e spesso giornalmente, in condizioni di seguire, alle più sicure fonti, l'atteggiamento e la azione della Democrazia Cristiana. E' la prima volta che si tenta l'abbinamento del tesseramento alla diffusione della stampa; e la prova ha dato buoni risultati. Ora si dovranno portare ad essa i dovuti perfezionamenti, per arrivare alla meta finale: in ogni casa di tesserati democristiani arrivi il settimanale, ad ogni dirigente pervenga il quotidiano.
Finché questa meta non sarà raggiunta, la formazione ideologica e l'orientamento dei nostri amici lascerà sempre a desiderare, con grandi conseguenze sulla omogeneità del Partito, sulla sua compattezza e sulla sua manovrabilità.
A servizio della formazione dei dirigenti la Segreteria Spes, per impulso dell'infaticabile amico Rumor, ha iniziato a stampare e distribuire il cine-mensile, cioè una pellicola di cortometraggio mediante la quale i dirigenti centrali ogni mese si metteranno in contatto con gli amici delle Sezioni, aggiornandoli sui problemi del Partito.
Ma dopo aver informato e formato gli amici, si deve pensare al corpo elettorale, al complesso della cittadinanza. Ho detto dopo; in realtà dovevo dire contemporaneamente. Ed è quello che si è fatto, per spianare la strada alla azione degli amici.
All'opinione pubblica, per informarla ed orientarla sui problemi del momento, si è rivolta la Democrazia Cristiana sempre più intensamente, con discorsi dei suoi dirigenti, con speciali manifestazioni, con comizi, con manifesti. La collana dei manifesti, che adornano questa sala, mi esonera dal ricordarne il tipo e la efficacia. In media ne abbiamo pubblicati due al mese, cioè dal novembre, dieci. Ad essi si debbono aggiungere sei prospetti di “Attualità”, tre volantini, due pieghevoli, due opuscoli, due schemi di discorso.
Per rinforzare l'azione comiziale organizzata in periferia, il Centro ha richiesto a ogni parlamentare di mettere a disposizione della Segreteria Spes una domenica al mese. Ragioni varie – non sempre plausibili – non han permesso a ttti i parlamentari di aiutare questa manovra politica. Però, con l'aiuto di 135 parlamentari, tra i quali per la generosità dell'azione segnalo plaudendo gli onorevoli Conci, Giardina, Lucifredi, Cotellessa, Salizzoni, Jannuzzi, Pecoraro, Romano Antonio, Sibille, Bubbio, La russa, Marotta, Agrimi, Antoniozzi, Bontade, Cavallaro, Caiati, Folchi, Gotelli, Mastino Del Rio, Quarello, Rosati, si sono organizzati dal centro in quattro mesi ben 390 comizi.
E al pubblico, con azione formativa ed orientativa, si è rivolto il nostro Partito quando ha aperto ed allestito in ottobre a Torino, in novembre a Roma, in dicembre a Napoli, in gennaio a Catania, Mostre d'Arte, attirando il plauso e la collaborazione di centinaia di artisti sinora quasi dimenticati da noi, e suscitando vasti consensi tra i critici, gli amatori, gli amici, le cittadinanze. E tra breve altre iniziative in questo campo consentiranno alla DC di allargare i suoi orizzonti e di mostrarsi partito aperto a tutte le più nobili manifestazioni della vita. Alcune di queste iniziative artistiche si inserirono nel quadro della Campagna per le zone depresse. Come ricorderete, a Trieste di essa parlai e della sua impostazione ideologica ed organizzativa. Dissi allora del previsto successo, stimato in 250 milioni: sono lieto di dimostrarvi oggi come non mi abbandono a facili ottimismi. Infatti la Campagna, diretta dall'amico Sullo e dai suoi collaboratori, si è chiusa a Napoli il 19 dicembre recando al Partito l'offerta complessiva di 321 milioni, sottoscritti da quasi mezzo milione di italiani. Sono cifre che fanno pensare, premiano i criticati pionieri e soprattutto stanno consentendo al Partito una vasta e profonda azione in parecchie province. Questa azione si svolge secondo singoli piani provinciali, la cui esecuzione è affidata ad uno o più responsabili usciti da speciali corsi romani.
Nel quadro di questa azione sono stati distribuiti duemila quadri per giornali murali, 1070 apparecchi radio, 110 apparecchi di televisione, quattromila bandiere tricolori e bianche; sono state aperte mille sedi, sono stati attivati i segretari di zona, sono state visitate tutte le sezioni, sono stati promossi speciali convegni inerenti alla politica, all'economia, alla cultura. E tutto ciò alleggerendo i carichi finanziari del Partito.
E a proposito di finanza completerò i cenni dativi a Trieste. Sono in grado di annunciarvi che – grazie alla assennata opera del segretario amministrativo Magrì – i debiti sono stati ridotti dal novembre ad oggi di 215 milioni, mentre si provvedeva a fronteggiare le notevoli spese ordinarie con il sempre crescente concorso dei nostri iscritti.
Ho il piacere di dirvi che il riordinamento amministrativo del Partito ha consentito di inventariare una confortevole consistenza patrimoniale, in mobili ed immobili.
Anche su questi sostegni si è mossa la attività organizzativa. Essa non ha avuto nell'autunno scorso impegni eccezionali in materia elettorale, se si eccettua il caso aostano. Ma è certo che la pur ristretta consultazione elettorale della Val d'Aosta, a metà novembre, assurse a valore di simbolo e segnò il primo successo della nostra nuova organizzazione. Essa ora sta impegnandosi da tempo alla preparazione della campagna per le elezioni regionali siciliane, secondo quanto l'amico Rumor nel corso di questo Consiglio vi riferirà.
Dalle elezioni comunali e da quelle valdostane risulta che il pericolo comunista è tuttora una realtà, alla quale unico valido contrasto oppone con sempre costante impegno, del quale non saremo mai abbastanza grati, dalle generose forze cristiane.
Per rincuorare gli amici della periferia e recare ad essi la prova della nostra considerazione e del nostro consiglio, il Presidente Zoli, il Segretario ed il Vice Segretario politico ed il Segretario amministrativo hanno continuato nel sistema delle visite ai Comitati provinciali ed alle Sezioni. Così, 23 sono stati i Comitati provinciali da noi visitati e 54 le Sezioni, da metà novembre ad oggi.
Dal novembre il Movimento Giovanile ha atteso al proprio riassestamento sotto la reggenza animatrice dell'amico Ferragni. La vivacità delle discussioni non ha smentito il senso di responsabilità dei nostri giovani, impegnati a preparare nei prossimi mesi la rielezione dei propri dirigenti, e ad allargare frattanto la propria azione tra i giovani lavoratori delle officine e delle campagne. L'apporto del mondo giovanile alla nuova classe dirigente del Partito è notevole, e fuga ogni apprensione circa il rinnovamento dei nostri quadri.
Particolare cura l'on. Conci e le sue collaboratrici stanno prestando al Movimento Femminile, che sta affermandosi sistematicamente anche in settori specializzati, e reca un aiuto prezioso nella vita normale del Partito e in quella eccezionale dei periodi elettorali, come la vittoria valdostana dimostra e come la preparazione alla campagna siciliana sta già dimostrando. L'alta cifra delle nostre iscritte – come vedremo tra poco – impone di prestare crescente attenzione alle esigenze ed alle possibilità del Movimento Femminile, sia al centro che alla periferia.
Altro movimento settoriale è quello dei Gruppi aziendali, che accanto alla normale attività hanno recentemente assunto l'onere di compiere un esperimento di attività speciale in Sicilia. Al termine di essa saranno tratti gli opportuni insegnamenti, ai fini organizzativi e funzionali del settore, cui presiede con tanta passione l'amico Petrilli.
Ha finalmente assunto la fisionomia prevista dallo statuto il Movimento Reduci, che sotto la guida dell'amico Villa sta intensificando la propria azione; mentre la onorevole Gotelli sta facendo sorgere a nuova vita, con nuove iniziative sostanziali, anche se non clamorose, l'Ufficio Assistenza.
Riconosciamo all'amico Semeraro di aver suscitato per conto dell'Ufficio Attività Popolari notevoli iniziative locali; ma ancora attendiamo una istituzionale attività di assieme che generalizzi il movimento educativo e ricreativo che l'Ufficio deve suscitare.
In campo sportivo, tanto discusso da alcuni nostri amici, ma indubbiamente non abbandonabile, il Dirigente Paganelli ha esteso la attività della “Libertas”. Sono in corso di svolgimento l'ottava leva Libertas di corsa campestre e numerose gite sciatorie. Il ritorno della buona stagione moltiplicherà le gare e l'attività dei gruppi.
Al centro è segnalabile, con particolare encomio, la attività di tre uffici: quello legislativo, diretto con competenza e intelligenza dall'amico Gui e che sta rivelandosi centro motore e di coordinamento importantissimo tra il Partito, il Parlamento, il Governo; quello Enti locali, cui tanto impulso sta dando l'amico Salizzoni; quello dei problemi del lavoro, presieduto impagabilmente dall'amico Zaccagnini, e che sta articolandosi nei settori specializzati per l'agricoltura e per l'artigianato.
Recentemente, non paga dell'esistente Ufficio culturale, la Direzione del Partito ha istituito un Ufficio centrale della Scuola, affidandone la dirigenza all'amico Santoro-Passarelli. E' troppo presto per dire dell'attività di questo ultimo ufficio. Essa è appena cominciata, ma in essa sono risposte grandi speranze.
Ugualmente recente è la decisione di unificare, sotto la guida dell'amico Roselli, gli Uffici studi economico-sociali dei Gruppi e del Partito, ed è imminente l'inizio della attività del nuovo Centro di ricerche e di elaborazione del nostro pensiero.
Voi ricordate che a Napoli peso fu dato al problema della articolazione degli esperti o dei “notabili” nell'ambito della nostra organizzazione. La Direzione in agosto nominò una Commissione perché studiasse l'attuazione del punto 2 della mozione di Napoli. Tale Commissione ha esaurito i suoi lavori, l'amico Zaccagnini vi riferirà le proposte e voi deciderete.
Fa parte degli Uffici centrali il Collegio dei probiviri, che sotto la presidenza dell'amico Donatini ha svolto una encomiabile attività. Esso ha esaminato ventisei ricorsi, ha istruito diciassette denunce, si è pronunciato su otto quesiti ed ha condotto una deplorazione, inflitto sei sospensioni di cui una a carico di un senatore ed una di un deputato. Ha convalidato quattro espulsioni pronunciate dalla Direzione. Come è noto la Direzione ne ha pronunziate sette: di cui due a carico dei deputati Melloni e Bartesaghi, ma solo per quattro fu fatto ricorso ai probiviri con l'esito suddetto.
Anche dal punto di vista disciplinare il funzionamento del Partito è quindi regolare. Gli organi responsabili hanno dovuto intervenire, come vi è noto, in diversi casi anche di certa notorietà; e lo hanno sempre fatto con sommo rincrescimento, ma con la massima decisione. La tutela del patrimonio comune e dei vincoli di disciplinata solidarietà esigono interventi esemplari, che risparmino il dilagare del malesempio e della rilassatezza. C'è ancora da intervenire a disciplinare curiosi abusi da parte dei singoli in materia di diffusione – a mezzo di agenzia o di fogli vari – di notizie avventate che danneggiano o discreditano il Partito. A ciò sarà provveduto con prudenza e fermezza, a tutela della buona fede degli iscritti e degli elettori, come ormai da più parti insistentemente si richiede. E' augurabile che nel frattempo, messi sull'avviso, anche i ritardatari rinunzino ai privilegi e si mettano spontaneamente in regola.
L'onere del collegamento organizzativo tra il centro e la periferia è stato sopportato principalmente dall'amico Dal Falco, che ha rianimato i nostri addetti periferici di segreteria, riunendoli a Roma e assestandone le attività. Ha ripreso lo svolgimento normale dei congressi, tenutisi in dodici province; è cessata la gestione commissariale in tre province; in altre sette vige tuttora o da poco è stata istituita. E' in corso di attuazione una attività organizzativa specializzata, secondo il tipo sociale della provincia. Infine si è provveduto ad organizzare, tempestivamente e puntualmente, la complessa operazione del tesseramento per il 1955.
Come ricordate le operazioni si iniziarono in ottobre. Come previsto, sono terminate entro il 31 gennaio. Esse hanno comportato 700 convegni provinciali e zonali, 20 ispezioni provinciali, migliaia di assemblee sezionali. Le operazioni sono culminate nella “Festa del Socio”, che dal 2 gennaio ci ha fatto assistere ad oltre tremila feste sezionali, nell'organizzare le quali si sono particolarmente distinti i Comitati di Aosta, Bari, Biella, Caltanissetta, Catanzaro, L'Aquila, Matera, Pavia, Pisa, Potenza, Taranto, Venezia. La un tempo penosa e lunga operazione del tesseramento si è così tramutata in una festa che ha fatto riamare a molti la famiglia della Democrazia Cristiana. E anche al nuovo entusiasmo, con cui si sono rivestite antiche richieste, si deve l'innegabile successo del tesseramento per il 1955.
Si è raggiunta la cifra di tessere consegnate di 1 milione 341.000, la più alta dal 1945 in poi: 86.268 tesserati in più, rispetto al 1954, 203.367 in più sul 1953, 241.318 in più sul 1948, 803.418 in più sul 1945. rispetto al 1854 l'aumento è stato del 6,87 per cento. Esso si ripartisce così: aumento del 2,95 per cento nell'Italia settentrionale, aumento del 7,64 per cento nell'Italia meridionale, aumento dell'11,92 per cento nell'Italia centrale.
Territorialmente si tenga presente che nel 1955 i nostri iscritti si distribuiscono così: 33,67 per cento nel Nord, 21,28 per cento nel Centro, 45,05 per cento nel Sud.
Affinché l'operazione del tesseramento risultasse indicativa ai fini politici si è disposto per la prima volta che i tesserati venissero ripartiti per età, sesso e professione.
Vi leggo i risultati della complessa operazione, perché ognuno li mediti pensando al programma e all'attività del Partito.
Il milione e 341 mila tesserati si dividono così: uomini 759.945; donne 447.625; giovani d'ambo i sessi 133.430. significativo il fatto che rispetto al 1954 gli uomini sono aumentati di 80.148 unità, i giovani di 20.876 unità e le donne sono diminuite di 14.756 unità. Coloro che per la prima volta nel 1955 si sono iscritti alla DC sono nel solo Sud circa 100.000. Quest'ultima cifra, e quella della distribuzione territoriale degli iscritti, conferma quali larghe possibilità abbia ancora la DC nel Mezzogiorno, e premia gli sforzi che dal luglio scorso la Direzione sta dedicando al Mezzogiorno d'Italia.
Quanto alla distribuzione professionale degli iscritti si conosce finalmente che 70.939 sono i proprietari, 8.046 i dirigenti, 57.931 gli impiegati privati, 126.054 gli impiegati pubblici (di cui 33.257 gli insegnanti, 33.257 i subalterni e salariati, 59.540 gli impiegati dei Gruppi A, B,C), 226.763 sono gli operai, 309.636 i contadini (di cui 150.966 coltivatori diretti, 29.820 i mezzadri, 80.425 i braccianti, 9.302 gli assegnatari, 39.123 altre categorie), 80.460 gli artigiani, 30.575 i liberi professionisti, 33.257 gli studenti, di cui 12.982 universitari, 20.275 studenti medi; 38.889 i pensionati, 321.840 le donne di casa, 36.610 le professioni varie.
E son pago di avervi mostrato come le vie della organizzazione sboccano nelle vie della ideologia e dei programmi; poiché è proprio la classificazione sociale e professionale dei nostri iscritti che indurrà tutti a riesaminare pacatamente programma e propositi nell'intento di orientare la nostra azione secondo l'interesse e le ansie del milione e trecentoquarantunomila italiani, che allo scudo crociato han recato il nome, l'offerta, il consenso.
Parecchi segni abbiamo avuto negli ultimi mesi della fecondità dell'azione intrapresa da Napoli. Non posso dimenticare l'attenzione con cui seguono e studiano la nostra azione gli amici democristiani d'ogni parte d'Europa. Per loro sollecitazione, in dicembre a Parigi, a Bruxelles, a Milano, dovemmo spiegare a francesi, a belgi e a tedeschi, i nostri problemi e i nostri strumenti. Interessati dalle prime notizie dal 10 al 13 febbraio desiderarono convenire a Roma i segretari organizzativi di tutti i partiti democratici d'Europa per analizzare la nostra organizzazione.
La visita deve essere stata fruttuosa se in questi giorni ci si è proposto di accogliere a Roma e di organizzare speciali corsi per dirigenti provinciali di un partito democristiano estero.
Altro segno del successo della comune azione lo trovammo a metà novembre nella vittoria elettorale della Val d'Aosta. Infine, il più recente segno, ma non il meno significativo, l'abbiamo insieme constatato nel successo del tesseramento 1955. successo tanto più significativo quando non si dimentichi che nel frattempo la tessera è stata raddoppiata di prezzo ed ogni socio è stato impegnato a versamenti trimestrali minimi di almeno 50 lire.
Ancora una volta il mondo cristiano italiano ci ha rivelato che attende soltanto di essere chiamato alla lotta per la libertà, la giustizia, la fede ed è sempre pronto a rispondere con costante fedeltà.
Consapevoli che di questi successi e dei più antichi che questi hanno preceduto negli anni antecedenti sono stati e sono gli oscuri dirigenti della provincia e delle sezioni, abbiamo voluto che il sacrificio di tanti autentici eroi della libertà e della democrazia fosse celebrato degnamente dal Partito. Per questo, domani 13 marzo, è stata indetta la Festa del Dirigente. In apposite riunioni, gli amici democristiani ricorderanno e segnaleranno i sacrifici e le prove dei loro dirigenti, artefici primi dei nostri successi e dell'attuale ripresa.
Ad apertura di tale Festa del Dirigente, ho disposto che convenissero a Roma i dirigenti provinciali e sezionali che si sono classificati primi nel concorso per il tesseramento 1955. sono nella sala vicina e con il consenso del Presidente Zoli, ora entreranno per ricevere il “distintivo d'onore” predisposto per i vincitori del concorso.
Con il suo plauso il Consiglio Nazionale dica a questi benemeriti il grazie del Partito, mentre con questa cerimonia si conclude la mia relazione al Consiglio Nazionale.

On. Amintore Fanfani
Consiglio nazionale della DC
Roma, 12 marzo 1955

(fonte: biblioteca Butini)


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