LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

LA STORIAGLI UOMINII CONGRESSILE ELEZIONILE CORRENTI
I DOCUMENTILE IMMAGINITESTIMONIANZEISTITUTO BRANZIRINGRAZIAMENTI

 

LA RICOSTRUZIONE DELLA DIFESA ITALIANA: INTERVENTO SUL BILANCIO 1956-1957 DI PAOLO EMILIO TAVIANI ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
(Roma, 21 giugno 1956)

Paolo Emilio Taviani è stato Ministro della Difesa in tutti i governi della II legislatura repubblicana. Di fatto ha contribuito in maniera determinante alla ricostruzione delle Forze Armate italiane ed al loro inserimento nei contesti internazionali, soprattutto in ambito NATO.
Le politiche di bilancio sono l'occasione di dibattiti in Parlamento non solo sulla situazione degli organici, degli investimenti nel materiale d'armamento, sulle carriere, ecc. Ma sono soprattutto l'occasione di dibattiti sulla politica militare e internazionale del Paese.
In occasione della discussione sul bilancio 1956-1957 del Ministero della Difesa, Paolo Emilio Taviani interviene a conclusione del dibattito alla Camera dei Deputati il 21 giugno 1956.

* * *

TAVIANI, Ministro della difesa. Signor Presidente, onorevoli colleghi, se dovessi rispondere a tutti gli oratori su tutti gli argomenti che sono stati trattati, dovrei certamente parlare per molte ore. Credo che, nell’alternativa di tralasciare qualcuno degli argomenti o di ridurre il mio intervento a limiti più vicini alla normalità, la Camera mi vorrà senz’altro concedere questa seconda soluzione.
Anzitutto ringrazio tutti coloro che sono intervenuti, di tutte le parti della Camera. Fatta qualche rarissima eccezione (direi una sola), tutti sono intervenuti, forse per la prima volta, con uno spirito che non sta a me dire di correttezza, ma che sta a me riconoscere di una cortesia che in precedenti dibattiti non era sempre di moda.
Ma non soltanto per la forma credo si possa considerare positiva questa discussione, positiva per la linea del Governo, perché si sono rivelate due chiare tendenze: da una parte la solita posizione pregiudiziale dei comunisti e dei socialisti, loro alleati, per una riduzione delle spese, degli armamenti, del contingente, della ferma; dall’altra parte tutti gli oratori di tutti gli altri partiti hanno in pratica - alcuni in maniera esplicita, altri in maniera implicita - chiesto ulteriori stanziamenti: tutti indistintamente, cioè, hanno chiesto di più. Nessuno ha detto: riducete questo capitolo per aumentare quest’altro; nessun suggerimento ci è venuto (all’infuori di qualche generico accenno critico) a spendere meglio o in altro modo, ma sempre e unicamente di più.
Ringrazio particolarmente tutti quanti su questo terreno e ringrazio - non soltanto per questo, evidentemente - i relatori, l’onorevole Napolitano Francesco e l’onorevole Buffone, nonché gli onorevoli Guerrieri, Priore, Selvaggi, Cuttitta, Dante, Romualdi. E’ intervenuto anche, con la sua indiscussa esperienza, l’onorevole Pacciardi, a lamentare quello che tutti un po’ lamentiamo: l’insufficienza del bilancio.
Il ministro della difesa non può che ringraziare la Camera dei deputati per questo sostegno e si augura che esso non sia limitato al grido di un mattino o - se vogliamo - d’un pomeriggio o, come ieri, d’una notte, ma che si consolidi e faccia sentire tutto il suo peso democratico nel momento in cui non basterà soltanto dire genericamente che occorre di più, ma necessiterà, come è necessitato nel passato, definire volitivamente, e forse possiamo dire coraggiosamente, l’entità della spesa e le priorità delle spese della comunità nazionale e operare conseguentemente le scelte.
L’entità dell’attuale bilancio: giustamente l’onorevole Napolitano ha detto che è opportuno fissarla una volta per tutte. Io mi son permesso di interrompere gli oratori per dire: badate che non si tratta di 516 miliardi, ma di 566. Dico subito che non vi è nessuna velleità di far vedere o di far credere in un particolare successo del ministro della difesa nell’inevitabile (esistente in tutti i paesi del mondo, credo, dell’oriente e dell’occidente) latente contrasto coi ministeri finanziari. Non so chi abbia cercato di intravedere chi sa quale novità in una possibile divergente valutazione fra me e il ministro Andreotti o il ministro del tesoro. Non si tratta di divergenti valutazioni; si tratta di realtà di fatto. Ogni anno, quando si fa il bilancio, non vi è soltanto il ministro della difesa. Vi sono dell’una e dell’altra parte i ministri della spesa e i ministri dell’entrata.
Ripeto dunque che io non ho la velleità di far vedere che ho ottenuto di più, anche perché si tratta di 40 miliardi destinati al personale e non al miglioramento dei servizi tecnici e del potenziale difensivo, almeno sul piano strettamente materiale. Tuttavia il Parlamento deve prendere atto di quella cifra, perché non vorrei che, nella discussione di quest’altr’anno, qualcuno, facendo i conti su 516 e non 566 miliardi, parlasse di un incremento inesistente.
Per la verità non tutti i 40 miliardi andranno al personale. Vi è una aliquota che potrà andare ai servizi. Aliquota assai modesta, per la verità, ma che, aggiunta a quei 3 miliardi e 500 milioni che desumo sottratti dalla voce n. 162 del bilancio di quest’anno (che può ridursi ad una vera e propria partita di giro), raggiunge un totale di circa 5 miliardi, salvo eventuali compensazioni o varianti da operarsi nel corso della applicazione del bilancio.
Del resto, anche gli aumenti accordati al personale io li considero come un potenziamento della difesa nel suo complesso e non come qualche cosa di non pertinente al bilancio del dicastero che ho l’onore di dirigere. Infatti la difesa non è fatta soltanto di armamento o di equipaggiamento, ma va considerata anche dal punto di vista spirituale, dal momento che l’elemento uomo è prevalente anche in questo settore.
E veniamo a parlare più specificamente della pertinenza delle cifre che appaiono nel bilancio.
L’onorevole Guerrieri diceva giustamente questa mattina che vi sono cifre che non sono di pertinenza del bilancio della difesa, o non dovrebbero esserlo, per esempio quelle riguardanti la Croce rossa e le pensioni. Qui sorge un grosso problema: se togliamo le pensioni dal Ministero della difesa, bisogna toglierle anche dagli altri bilanci. Si tratta di un orientamento preso alcuni anni or sono e non so se potrà essere cambiato. Occorre però tener presente che in quasi tutti i paesi del mondo, sia di oriente sia di occidente, le pensioni dei militari e dei civili dipendenti dalla difesa fanno carico al bilancio del tesoro. Da noi invece appaiono nel bilancio della difesa.
L’onorevole Chiaramello chiede che si includano nel bilancio della difesa anche le pensioni di guerra. Ma in questo modo il nostro paese apparirebbe di fronte al mondo come l’unico che non solo aumenta il bilancio della difesa, come dice l’Unità questa mattina, ma addirittura lo moltiplica, senza in realtà far nulla di tutto questo.
Ha ragione però l’onorevole Guerrieri quando dice di non includere tra le spese non pertinenti i carabinieri. Io non ho mai parlato di questo. Io ho detto sempre che in altri paesi, particolarmente in Svizzera, che è diventata cara anche al cuore intenerito dell’onorevole Clocchiatti, i carabinieri non figurano nel bilancio della difesa; però riteniamo che da noi debbano restarvi, perché i carabinieri rappresentano, per la loro origine e per la loro funzione, veramente l’arma benemerita. In proposito l’onorevole Viola ieri e l’onorevole Guerrieri stamane mi hanno invitato a spezzare una lancia. Ringrazio l’onorevole Viola di aver subito aggiunto che in realtà non ve ne sarebbe più bisogno, per In meno per quanto riguarda i tristi episodi che egli ha citato e per i quali ieri mi sono permesso di osservare che era stata applicata la massima punizione possibile.
L’onorevole Viola ha preso atto che non vi è mutamento negli effettivi dei carabinieri, ma che anzi essi sono un po’ di più. Devo aggiungere che vi sono certe variazioni interne e può darsi che fra qualche tempo sentiate qualche critica perché magari da una città vanno via 50 elementi. La verità è che noi ci siamo impegnati di fronte all’altro ramo del Parlamento, e ci impegniamo ora qui, non al mantenimento delle stazioni (come era stato (letto nelle polemiche di stampa) ma al potenziamento delle stazioni periferiche e della loro ramificazione. Le stazioni verranno potenziate recuperando elementi dell’arma che riteniamo non sia necessario (nei numero almeno) mantenere impiegati in taluni ministeri o uffici d’altro genere. Con questo noi potremo procedere - anche mantenendo inalterato il numero degli effettivi, che supera la forza bilanciata prevista - al potenziamento delle stazioni.
Varie questioni minori o particolari sollevate sarebbero forse più opportunamente da trattarsi nella discussione del bilancio in Commissione. ove potrebbero essere più facilmente diramate. Ho l’impressione (non vorrei essere maligno) che alcuni oppositori si riserbino gli argomenti per l’aula. Senonché, il metodo è a tutto loro danno, perché essi permettono al ministro di dimostrare, pubblicamente, per lo meno le loro scarse informazioni o la infondatezza di critiche troppo affrettate.
L’onorevole Cuttitta, ad esempio, ha parlato di miliardi sottratti all’artiglieria. Se ne avesse parlato in Commissione in sede referente, gli avrei risposto subito (come ho fatto nel settore dell’aviazione per l’onorevole Guadalupi, il quale ha tenuto conto della mia risposta nel suo intervento) - del resto vi è già stata una interrogazione al riguardo - che i miliardi del capitolo dell’artiglieria li ritroviamo tutti, anzi in maggior misura, nel capitolo della motorizzazione, e che questa trasposizione è avvenuta perché vi sono dei residui che si stanno spendendo per quanto concerne l’artiglieria.
Desidero dire, aprendo una parentesi, che confermo che tutti i parlamentari della Commissione difesa saranno invitati il 23 luglio alle manovre navali che si svolgeranno tra Formia e Anzio; inoltre, saranno invitati (non tutti però, perché non abbiamo le stesse possibilità) alle manovre terrestri.

CLOCCHIATTI. Forse mancano le tende per dormire?

TAVIANI, Ministro della difesa. Potrebbe in fatti darsi, onorevole Clochiatti, che l’anno prossimo qualche parlamentare protestasse perché non ha avuto quei dignitosi riguardi che competono ad un membro del Parlamento italiano. Comunque, in varia misura, però sempre in rappresentanza proporzionale ai gruppi, gli onorevoli colleghi saranno invitati anche alle manovre terrestri.
L’onorevole Cuttitta, parlando delle manovre, ha detto: sì, siamo stati invitati, abbiamo visto; però, abbiamo saputo che automezzi erano aflluiti in Basilicata da tutte le parti d’Italia.
Ora, se l’onorevole Cuttitta me lo avesse chiesto, io avrei potuto rispondergli che queste unita di mobilitazione presuppongono la requisizione di automezzi; e questo è un presupposto non soltanto delle nostre forze armate. Evidentemente, si poteva pensare di fare in Basilicata la requisizione degli automezzi, ma è chiaro che ciò avrebbe creato forse delle maggiori difficoltà di quanto non ne abbia creato il trasporto. Forse, per unità siciliane è prevista una minor quantità di materiale da requisire.
Ecco la spiegazione di ciò che poteva sembrare un trucco. E questa è una cosa che mi dispiace, perchè è meglio apparire per quelli che siamo, anche se siamo poveri. Noi non abbiamo ancora in perfetta efficienza un numero sufficiente di automezzi per alcune (non per tutte) unità di primo impiego; ma per alcune unità vi è la prova dell’efficienza. La deficienza è un fatto che non ha a che fare con la partecipazione di automezzi dell’esercito alle manovre che si sono svolte in Basilicata,
Così, anche per l’ordinamento dell’esercito avrei potuto precisare, se l’onorevole Cuttitta me lo avesse chiesto in Commissione, che il suo studio effettivamente è già stato portato in una commissione di ministri, dove sono stati valutati alcuni i punti più controversi, cosicché speriamo (e qui rispondo alle giuste osservazioni fatte anche dall’onorevole Pacciardi) di poter portare la questione al più presto al Consiglio dei ministri.
L’onorevole Selvaggi questa mattina ha polemizzato sulle cifre per l’addestramento. Se me ne avesse parlato prima, gli avrei risposto ciò che ho anche detto al Senato. È certo che leggendo i bilanci spesso non si ha una idea chiara di certi problemi. Questa è una deficienza dei nostri bilanci, non so se per colpa nostra o degli uffici finanziari, che ci hanno abituati da decenni a fare i bilanci complessivi, nei quali è difficile poter individuare l’esatta ripartizione delle varie spese.
Si renda conto, onorevole Selvaggi, che le spese di addestramento comprendono oneri di vario genere (carburanti, sussidi ai richiamati, ecc.) che non figurano nel capitolo dell’addestramento. Per esempio, il carburante per l’aviazione costituisce la cifra più importante fra le spese dell’addestramento, ma non risulta in quel capitolo. Quel capitolo rappresenta un po’ ciò che le spese generali costituiscono in un’azienda: vi si includono spese che non si possono attribuire a capitoli specifici.
Così, se l’onorevole Romualdi me lo avesse chiesto, gli avrei potuto spiegare ciò che è stato fatto e quello che si è cercato di fare per la difesa civile. Qui bisogna tener conto che la difesa civile, per un insieme di cose, per molti versi è ormai superata, per cui si renderebbe superflua una posta di bilancio. Potrei anche aggiungere che l’argomento non è neppure di competenza del Ministero della difesa. Comunque, anche su questo terreno qualche cosa è stato fatto.
Così all’onorevole Tolloy, che si è soffermato sui richiami degli ufficiali in congedo, avrei potuto rispondere che sono richiamati per corsi di istruzione coloro che possono adempiere ad incarichi di mobilitazione per età e per aver frequentato corsi:di specializzazione. Non vi sono altre modalità per la scelta di questi ufficiali.
Vengo ora a parlare dell’aviazione civile, non perché la consideri il primo argomento, ma solo per liberare il campo e per poter poi procedere su un terreno propriamente militare.
Dell’aviazione civile hanno parlato vari oratori. L’onorevole Veronesi si è dichiarato favorevole a un sottosegretariato autonomo; l’onorevole Chiaramello ha proposto l’istituzione di un commissariato; l’onorevole Priore preferisce invece il passaggio dell’aviazione civile ad un altro ministero e noi sappiamo bene che nel suo cuore questo ministero è quello della marina mercantile. L’onorevole Guadalupi ha detto: il ministro accusa la Camera per il fatto che non prende una decisione; però si decida il Governo. Egli avrebbe ragione se si trattasse di una questione di carattere politico, ma io credo che in nessun campo come in questo la politica non c’entri.
Potrebbe ricorrersi all’istituto della delegazione legislativa per il riordinamento dei ministeri. Il Parlamento, accordando la delega al Governo, dovrà fissare certi principi; è quindi dal Parlamento che dovrà partire l’indirizzo, che dovranno essere suggeriti i principi per addivenire alla soluzione di questo problema. Io sarò felice finalmente di conoscere l’orientamento da seguire. Non vi nascondo che io sono arrivato al Ministero della difesa (l’ho detto anche in Parlamento) orientato nel senso di trasferire l’aviazione civile al Ministero della marina mercantile. Mi sono trovato contro una schiera di oppositori in Parlamento; e allora ho pensato: modifichiamo pure questo orientamento, vediamo di partire da un’altra posizione, orientiamoci verso un sottosegretariato autonomo. Ebbene, vi sono state opposizioni anche per il sottosegretariato autonomo, come dicevo ieri. Così dicasi per il ministero autonomo. Comunque, bisogna cominciare a selezionare la burocrazia, è necessario incominciare a fare i primi passi. Poiché dovrà essere portato dinanzi al Parlamento un provvedimento varato dal Consiglio dei ministri che riguarda il riordinamento dei ministeri, sarà in occasione di quella discussione al Parlamento che noi del Governo ci presenteremo per sentire come il Parlamento vuole che sia indirizzata questa autonomia dell’aviazione civile, se nel senso del grande Ministero dei trasporti oppure se nell’ambito del Ministero della difesa.
Penso che questo primo passo debba essere fatto al più presto, altrimenti si seguiterà a parlare di questo problema senza giungere ad alcuna soluzione. Non è tanto una questione di tecnici, di funzionari, di ufficiali dell’aviazione civile. Moltissimo personale si è dedicato a questo problema in modo magnifico, in modo meraviglioso. La questione è politica ed è perciò che il Governo ne sollecita la soluzione dal Parlamento.
Per quanto riguarda gli aeroporti, onorevole Petrucci (ed io sono stato ad ascoltarla molto attentamente), non voglio precludere alcuna possibilità di scelta, anche nei confronti della soluzione che ella caldeggia. Anzi le comunico che non abbiamo proceduto ancora alla definizione della questione e quindi si tratta di un problema che è ancora da esaminare.
Vorrei però raccomandare all’onorevole Petrucci e all’onorevole Di Bella, come ai sostenitori dell’una o dell’altra tesi, di evitare che accada quanto è accaduto ai miei amici di Ventimiglia, che, dopo quattro anni, dopo avere ottenuto l’apposito stanziamento dal Ministero dei lavori pubblici, destinato alla costruzione di una strada sul ponte San Luigi, non sono poi riusciti a mettersi d’accordo se farla in una direzione o in un’altra, sicché a tutt’oggi quest’opera non è ancora realizzata. Quindi non vorrei che fra tre o quattro anni l’aeroporto di Venezia fosse in piena efficienza, mentre per l’aeroporto di Palermo si continuasse a sostenere questa o quell’altra soluzione.
Poiché la commissione nominata dal Ministero deciderà in accordo con la regione (perché non tutto il contributo sarà corrisposto dal ministero) sulla scelta fra le due soluzioni di Punta Raisi o di Torre Corsaro, prego i sostenitori dell’una e dell’atra tesi che non avesse trionfato ad attenersi alla soluzione adottata, perché altrimenti continueremmo nelle discussioni senza realizzare quello che ci importa, perché è giusto che Palermo e la Sicilia abbiano il loro grande aeroporto internazionale, unitamente a quello di Venezia e a quello di Genova, per il quale ultimo devo ripetere - e mi fa piacere che l’onorevole Pacciardi sia qui presente o me ne possa dare atto - che non è stato il ministro genovese, come spesso si dice (senza malignità), ma è stato l’onorevole Pacciardi a dare a suo tempo l’avvio e il contributo finanziario. Il ministro genovese non si è trovato che a coltivare il terreno. E questo lo ha detto anche a Genova.
Per quanto riguarda le società aeree, onorevole Guadalupi, non sono d’accordo che si debba arrivare alla loro unificazione.
Una volta tanto ella si trova d’accordo, in genere, con gli ambienti dell’aeronautica militare, delle forze armate. Si vede che si avvicina, una volta tanto, ad una forma di militarismo o paramilitarismo. In questa questione però sono io a non essere d’accordo con lei e con molti degli ufficiali che si dedicano a questo settore. Teoricamente, non vi è dubbio che ella ha perfettamente ragione quando si domanda perché dobbiamo tenere due agenzie a Parigi, due agenzie a New York, perfino sullo stesso campo d’aviazione. Ella ha citato il caso della società aerea unica esistente in altri paesi. Non si tiene conto sufficientemente del temperamento dei popoli quando si parla, per esempio, di saluto, di democratizzazione delle forze armate. Qualche volta si citano i popoli slavi, questa volta ella ha citato i paesi anglosassoni. Bisogna sottolineare che noi non abbiamo il temperamento né degli uni né degli altri. Può darsi che in alcuni paesi la società unica funzioni meravigliosamente, naturalmente con un criterio nettamente capitalistico, non certo di socializzazione. La verità è che quando da noi facessimo una società unica, fatalmente questa si appoggerebbe unicamente sulle spalle dello Stato.
Onorevole Chiaramello, ella ieri andava spulciando nel bilancio per dimostrare che in fondo quei 150-180 milioni di attivo non erano attivo in quanto vi erano i 500 milioni di contributo dello Stato. Dovrei osservare che questi milioni sono venuti soltanto quest’anno per l’istituzione di nuove linee; quindi qualcosa in più che le società avrebbero potuto non fare e non avrebbero fatto. Ma sa quanto grande sarebbe il contributo dello Stato che inevitabilmente verrebbe dato il giorno in cui ci trovassimo di fronte ad un organismo unico ? Ella dice che quando un organismo unico alla fine dell’anno finanziario si presenta con cinque od otto milioni di deficit lo Stato lo sopprime. Ma non è possibile rimanere senza aviazione civile. Non mi faccia fare il paragone con altri trasporti non aerei e dire che i trasporti aerei, fra i vari trasporti del nostro paese, sono proprio quelli che chiedono meno, che hanno avuto meno dallo Stato, anzi non hanno avuto niente. E questo riconoscimento l’ha fatto il ministro del tesoro. In questo settore lo Stato è intervenuto solo con dei contributi di avviamento o dei fondi di capitale, non con sovvenzioni. Questo risultato è stato raggiunto anche perché vi è stata la concorrenza, che non è una concorrenza materiale, nel senso che sulla stessa linea di Parigi o di New York vi sono due società, perché evidentemente questo non è, ma una concorrenza morale non come sinonimo di platonico, ma come concorrenza che ha un effetto ....

ROMUALDI. Si riduce a un doppione.

TAVIANI, Ministro della difesa. Quella concorrenza, dicevo, che ha un effetto sul funzionamento delle società, le quali poi possono trovare un punto d’incontro al vertice nel fatto che la maggioranza, sia pure relativa, si trova in mano dell’I.R.I.
Per quanto riguarda le convenzioni, osservo all’onorevole Guadalupi che non è vero che esse scadano l’anno prossimo. Scadranno fra quindici anni, essendo state stipulate nel 1946, Comunque, proprio per volontà dei contraenti, sono state cambiate le parti che erano mortificanti. In verità, così come erano state fatte nel 1946, presentavano alcune parti, ripeto, mortificanti: la B.E.A. e la T.W.A. da una parte e dell’altra, pur non avendo la maggioranza del capitale, ma soltanto il 40 per cento, avevano delle clausole a loro vantaggio, che potevano essere veramente non adeguate alla posizione di indipendenza del nostro paese, nel senso cioè che avevano un diritto di veto in varie questioni e facevano sentire la loro voce in altre. Tutte queste clausole sono state abolite un anno e mezzo fa procedendosi alla riorganizzazione delle due società, con un forte aumento dei loro capitali. Vi è stato un forte aumento percentuale nella partecipazione dello Stato italiano all’Alitalia, mentre è diminuita la partecipazione della B.E.A.; invece nella L.A.I., è rimasta intatta la percentuale della T.W.A. Oggi nelle due società italiane le due società straniere non godono più delle prerogative che spettano a chi detiene la maggioranza del capitale.
Così stando le cose, vogliamo creare una organizzazione sola con capitale italiano, senza partecipazioni straniere ? No. Anche se condividessi (e non condivido affatto) il suo punto di vista circa le simpatie per l’una o l’altra parte degli opposti schieramenti, perché dovremmo rifiutare del capitale straniero che porta incremento alle nostre attività e rappresenta per esse un elemento benefico ? Per quanto riguarda la questione dei piloti per gli apparecchi Viscount, non è vero che una società aerea debba assumere piloti inglesi. È vero però che due maestri di pilotaggio per questo tipo di apparecchio, non sufficientemente conosciuto dalla nostra aviazione civile, saranno assunti. In tal modo si risparmierà, perché si eviterà di inviare in Inghilterra nostri piloti per addestrarsi. È chiaro che molto rapidamente si potrà eliminare questo che l’onorevole Di Bella chiama un inconveniente, ma che a me non pare tale.
Non so se con questa osservazione si alludesse alla possibilità di istituire una scuola di pilotaggio civile e cioè che l’aeronautica militare dovesse far questo. È un problema che è stato preso in considerazione, ma al momento attuale non riteniamo vi sia necessità di far questo, anche perché fino ad oggi abbiamo avuto ottimi piloti. AI riguardo mi associo pienamente alle osservazioni dell’onorevole Chiaramello in merito al grande valore dei nostri ottimi aviatori. Ci auguriamo che domenica prossima sia bel tempo e che tutti possano ammirare - nella grande manifestazione aviatoria popolare che si svolgerà a Fiumicino - i nostri piloti che, pur avendo pochi apparecchi ed essendo in condizioni di svantaggio rispetto ai piloti di molti altri paesi, conquistano allori in molte gare acrobatiche, nei cieli italiani e stranieri. Così è stato recentemente nella grande manifestazione svizzera, cui hanno partecipato anche aviatori americani, russi, inglesi e scandinavi, mentre dopo la grande manifestazione aerea olandese il principe Bernardo disse che mai aveva avuto occasione di assistere a delle prodezze come quelle compiute dalla pattuglia acrobatica italiana.
Quindi, come dicevo, abbiamo la possibilità di avere degli ottimi piloti anche senza dover ricorrere per ora alla creazione di una scuola. Non voglio accantonare senz’altro il problema, ma non mi sembra ancora attuale nel momento presente.
E passo a trattare il problema del personale militare. Perché comincio da tale personale ? Perché sono convinto (come i colleghi Viola, Guerrieri, Priore, Dante, Selvaggi, Greco, per non citare che alcuni degli oratori che del problema si sono occupati con commossi accenti) che questo rappresenta il problema fondamentale, tanto più in quanto esistono quelle condizioni di fatto - rilevate dagli onorevoli Pacciardi e Boldrini - di una trasformazione così rapida della tecnica che è difficile tener dietro, non dico con un adeguamento statico, ma almeno di una certa durata, all’evoluzione delle forze armate. In questo periodo di trasformazione ci sembra che, mentre tutto quanto viene speso per il materiale suscita il dubbio che possa essere non più attuale domani (beninteso, non voglio dire che non si debba spendere più nulla), ciò che viene speso per il patrimonio umano resterà, qualunque sia l’evoluzione dei prossimi anni, perché non è esatto che tale evoluzione abbia raggiunto il suo termine o anche soltanto che si possa fissare in formule concrete il passaggio dalle forze convenzionate di ieri a quelle che saranno le forze convenzionate di domani con I’applicazione dell’energia atomica sul piano tattico; in questa fase di evoluzione tutto quello che viene speso sul piano del patrimonio umano rappresenta indubbiamente la migliore spesa.
È stato qui rilevato da tutti che: se non vi è lo spirito degli uomini, evidentemente è inutile pensare alla difesa, in quanto anche con il migliore materiale nulla si può fare se manca lo spirito, il quale deve essere potenziato anzitutto da quelle che sono le condizioni materiali.
Ma prima di soffermarmi su questo problema, desidero accennare ad una dolorosa statistica che in questa discussione non ho visto Sufficientemente messa in rilievo e che forse non è neppure conosciuta da tutti, quella dei morti in quest’anno delle nostre forze armate. Mi riferisco a coloro che sono morti nell’adempimento del servizio, non a coloro che sono morti durante il periodo della carriera, che evidentemente sono molti di più. Ecco la dolorosa statistica: nell’esercito, 5 ufficiali, 8 sottufficiali e 35 soldati; nella marina, 2 ufficiali, 6 sottufficiali e 2 marinai; nell’aeronautica, 33 ufficiali (fra cui il generale di brigata aerea De Vicenti, il colonnello pilota Salvetat, il colonello pilota Mazzei e il maggiore pilota Medun), 14 sottufficiali e 6 avieri; e infine un ufficiale dei carabinieri, 17 sottufficiali e 41 militari dei carabinieri.
Credo che il Parlamento debba inviare una sua parola (non voglio usare frasi retoriche perché ci siamo stancati di sentirle, e forse ancora oggi troppo spesso facciamo della retorica) di affetto e di comprensione non solo alle famiglie di questi caduti, ma alle forze armate che hanno dato questo contributo di sangue al paese. (Generali applausi).
Cominciamo dalle accademie. Ne hanno parlato gli onorevoli Selvaggi, Priore e Lenoci per lodare l’efficienza delle scuole di specializzati e delle forze armate. Per quanto riguarda le accademie, non è però vero vi sia indiscriminatamente una diminuzione di nuovi allievi. L’ho già detto – e lo ripeto oggi - che per quanto riguarda l’accesso alle accademie dell’aeronautica e della marina vi è un aumento di domande, e quindi un aumento di idonei. Vi è invece una diminuzione, leggerissima in cifra assoluta, più forte in cifra percentuale, per quanto riguarda l’accademia dell’esercito. Dico subito che il trattamento economico degli ufficiali non è ancora quello che noi auspichiamo. Quindi non voglio dire che gli ufficiali stiano bene economicamente; però non credo che il trattamento economico sia l’elemento che maggiormente incida. Infatti vi sono altre categorie di impiegati statali che, per quanto abbiano un trattamento economico non molto brillante, vedono affluire migliaia di concorrenti ai concorsi. Qual’è il problema grosso di fronte al quale ci siamo un po’ arenati, perché tra Ministero e stato maggiore è difficile individuare le soluzioni, anche tenendo conto dell’attuale situazione di sviluppo della tecnica militare ? Il fatto è che il giovane che sente la vocazione del mare, va in marina e quello che sente la vocazione del volo va in aeronautica. Citavo l’altro giorno al Senato un caso capitatomi: il giorno di giovedì grasso vidi una quarantina di studenti della terza liceale uscire da una aula dove avevano assistito ad una lezione libera di matematica superiore per il volo. Veramente cose del genere non sarebbero accadute ai giovani della mia generazione. Presi i quadernetti che gli studenti avevano in tasca e vidi non solo le funzioni, ma addirittura le integrali ed altre difficili cose, non certamente comprese nei programmi di terza liceale. E’ sintomatico questo fatto di ragazzi i quali, alla vigilia dell’esame di maturità, che è certamente il più difficile degli studi scolastici, vanno a prendere libere lezioni, il giorno di giovedì grasso, di matematica superiore per il volo. E non parlo poi degli aeromodellisti che a loro spese si recano quasi ogni domenica primaverile ed estiva a gare e concorsi.
Vi è indubbiamente questa passione per il volo come c’è per il mare. Nell’esercito c’è la passione per quelle che sono le specializzazioni tecniche, come gli alpini, e come si vede dai battimani quando passano i bersaglieri; è difficile trovare il liceale che voglia fare semplicemente l’ufficiale di fanteria.
Possiamo fare l’accademia specializzata ? Finora non lo si è ritenuto opportuno. I giovani italiani andrebbero infatti chi nei carristi, chi negli alpini, chi nei bersaglieri, chi nel commissariato, come c’è chi va nella guardia di finanza, ma pochissimi sarebbero quelli che vorrebbero andare in fanteria, perché è difficile comprendere la grandezza del contributo che dà alla forza della nazione la fanteria. Il problema è quindi di sapere se si può portare l’accademia dell’esercito su un piano di specializzazione, o se essa deve restare sull’attuale piano. Io credo che un certo immobilismo al riguardo sia indispensabile, in attesa di decidere un domani secondo quello che sarà l’orientamento nuovo che verrà dallo sviluppo della tecnica. Io credo che questo motivo da me prospettato del minor afflusso all’accademia dell’esercito sia molto più importante di tutti gli altri, particolarmente di quello da lei accennato, onorevole Selvaggi, del trattamento economico. A questo proposito ella stamattina ha detto che i militari non possono valersi della lotta sindacale e degli scioperi. Ora questa è una questione che mi sta particolarmente a cuore. Ne abbiamo parlato in Consiglio dei ministri e vi ho trovato perfetta unanimità. Guai se si dovesse arrivare a dire che soltanto chi sciopera ottiene e che coloro che non possono ricorrere all’arma dello sciopero non hanno speranza di vedere soddisfatte le loro aspirazioni.

SELVAGGI. Non ho detto questo. Ma non vorrei che si dovesse arrivare a questo.

TAVIANI, Ministro della difesa. Ma ha accennato ad altre categorie. Appunto per questo la « soluzione ponte » che è stata data agli ufficiali (non ai generali, perché si deve trovare l’accorgimento di un premio in deroga) non poteva essere data a tutte le categorie; non si poteva trovare l’accorgimento giuridico dello straordinario che è stato utilizzato per i professori perché già c’era in questo caso la vecchia legge dello straordinario; quindi si è dovuto trovare l’accorgimento giuridico del premio in deroga dai tenenti colonnelli in giù fino ai sottufficiali, ed è stata data la soluzione ponte prima che l’avessero i professori ed in misura più alta. Di questo va dato atto al Governo come prova di uno sforzo che ha fatto (questo sforzo è ricaduto tutto sul vecchio bilancio del Ministero della difesa) per far sì che coloro che non hanno diritto di ricorrere allo sciopero né di organizzarsi sindacalmente non dovessero trovarsi in posizione di minorità rispetto a coloro che hanno questa possibilità e questo diritto.
Detto questo, debbo dire che, per quanto riguarda il trattamento degli ufficiali, ella, onorevole Selvaggi, ha riconosciuto stamattina molto di quello che è stato fatto. L’onorevole Cuttitta è stato molto più severo, ieri. Debbo dire però che non si possono negare i notevoli aumenti che entreranno in vigore il 1 luglio.
Ma come mai allora si avvertono ancora innegabili situazioni di disagio, tenendo conto della rivalutazione che c’è stata rispetto al 1938, rivalutazione che non è stata affatto minore per i sottufficiali di quanto sia stata per gli ufficiali ? Stamattina rispondendo all’improvviso ho detto qualche inesattezza che mi preme rettificare: i generali sono al disotto delle 60 volte rispetto al 1938, se si tien conto, come è giusto, della indennità di rappresentanza; il colonnello di 66 volte, il tenente colonnello di 59, il maggiore di 60, il capitano ed il tenente tra 58 e 65, a seconda che percepiscano certe indennità: l’aiutante di battaglia: 72 volte; il maresciallo maggiore celibe: 86 volte, ammogliato con due figli 69 volte; il maresciallo capo celibe: 91 volte, ammogliato con due figli: 70 volte; il maresciallo ordinario celibe: 89 volte, ammogliato con due figli: 68 volte; il sergente maggiore: 89 volte; il sergente: 125 volte. Non parliamo del caporale e del soldato che sono rispettivamente a 109 e 137 volte.
Nonostante questo, per gli ufficiali ed i sottufficiali esistono ancora indubbiamente della condizioni di disagio. Queste condizioni di disagio - mi rivolgo all’onorevole Selvaggi, all’onorevole Priore che ne parlava ieri, e all’onorevole Buffone, il quale giustamente ricordava quanto si sia adoperato soprattutto per i sottufficiali - sono dovute soprattutto alla questione degli alloggi.
Questo è il motivo per cui, nonostante l’adeguamento ci sia stato e la rivalutazione sia superiore a quella che è stata la diminuzione del valore della lira, oggi gli ufficiali ed i sottufficiali si trovano in condizioni meno buone di quelle del 1938.
Abbiamo detto altre volte al Senato – e qui mi rivolgo all’onorevole Cuttitta - che a causa dei trasferimenti non c’è la possibilità per queste due categorie di aver l’appartamento bloccato, così come l’hanno per il 60 o 70 per cento le altre categorie di statali. Per questo ritengo che d’ora innanzi tutta l’azione che dovrà essere svolta specie per gli ufficiali - perché per i sottufficiali qualcosa si può ancora fare anche dal punto di vista degli emolumenti - dovrà svilupparsi sul piano dell’alloggio.
Non è che non sia stato fatto niente. Già 4 o 5 anni fa è stato impostato il piano dello « Incis »; poi sono stati aumentati gli appartamenti demaniali. Ed io ho tutta una documentazione relativa a quello che è stato fatto in questi 5 anni. Ma cosa è accaduto ? Mentre gli appartamenti demaniali rispondono perfettamente allo scopo, il piano «Incis» ha dato buoni frutti in alcune città, frutti meno buoni in altre, perché l’appartamento « Incis » finisce per costare alla pari con l’appartamento a mercato libero, ed è piuttosto caro per lo stipendio di un ufficiale o di un sottufficiale. E allora dobbiamo continuare nella moltiplicazione degli appartamenti demaniali.
Fino ad oggi si è proceduto senza un piano organico. Ma nei prossimi mesi formuleremo un piano organico comiliter per comiliter, comando zona per comando zona, dipartimento per dipartimento, in modo che i comandanti dei singoli settori siano responsabili dell’impostazione di questo piano per l’aumento notevole degli appartamenti demaniali destinati agli ufficiali ed ai sottufficiali.
Questo è veramente, credo, il problema più grosso. Me ne rendo conto quando parlo con ufficiali e sottufficiali senza che siano presenti altri superiori, per esempio con il sottufficiale che guida la macchina o con l’ufficiale che si incontra. Il problema che si rivela dappertutto è proprio questo degli alloggi, più pressante di tutti gli altri.
E passiamo all’equiparazione con il ruolo C. Stamane, onorevole Selvaggi, ella diceva che questa equiparazione era stata promessa. Rifacciamo la storia di questo adeguamento. In un primo momento non si parlava di adeguamento al grado IX del maresciallo maggiore, ma si parlava genericamente del ruolo C. Da parte del Tesoro e degli uffici si intendeva adeguare al grado IX gli aiutanti di battaglia e al grado X i marescialli maggiori.

SELVAGGI. Ci fu un ordine del giorno.

TAVIANI, Ministro della difesa. In un secondo momento venne questa ulteriore precisazione dell’adeguamento al grado IX. Parlando con sottufficiali in servizio, ho sempre detto che ritenevo possibile ottenere questo adeguamento, ma che sarebbe stato molto difficile avere la pensionabilità, anzi lo reputavo addirittura impossibile per il forte peso che l’ulteriore aumento avrebbe determinato sul bilancio. invece non soltanto si è ottenuto l’adeguamento, sia pure parziale (in quanto si è avuto l’adeguamento al grado X e non al grado IX), ma si è conseguita anche la pensionabilità con un aumento di spesa per il bilancio dello Stato che soltanto per i sottufficiali è stato di 2 miliardi nell’esercizio 1953-54, di 8 miliardi e mezzo per il 1954-55 ed ugualmente di 8 miliardi e mezzo per il 1955-56. Vede, dunque, che lo Stato ha fatto qualcosa su questo terreno. Ella, onorevole Selvaggi, afferma che non è ancora abbastanza. Sono d’accordo con lei, non è mai abbastanza quello che si fa. Ritengo però che si debba procedere con una certa gradualità. Non deve avvenire, che, appena si è realizzato un passo, si gridi per ottenere molto di più, mettendo anche in difficoltà tutti coloro che hanno fatto le concessioni - parlo nell’ambito del Governo - perché se, nonostante tutto quello che è stato concesso, non si ha che del malumore da parte delle categorie interessate, è facile allora che nasca la conseguenza psicologica di fare il ragionamento (che si può fare naturalmente anche nell’ambito del bilancio della difesa) secondo cui tanto valeva non fare per riportare questo effetto e questo risultato.
Ora, mi pare che non ci si debba mettere in questa situazione, ma che si debba anzitutto prendere atto di quello che il Governo ha fatto e, se mai, dire che si deve fare ancora. Benissimo; cercheremo di andare innanzi su questo terreno: ma è chiaro che non si può fare ora, mentre ancora devono andare in atto i provvedimenti gi8 presi, ancora deve arrivare quel 27 luglio in cui i sottufficiali dovranno trovare gli aumenti.
Per gli aiutanti ufficiali debbo rispondere agli onorevoli Cuttitta e Dante che finora non v’è neppure un progetto; si tratta soltanto per ora di un orientamento, nel senso che una aliquota dei marescialli maggiori possa, pervenire, senza ulteriore esame né titolo particolare (unicamente per passaggio normale: a scelta o per anzianità; questo sarà da vedersi), al grado di aiutante ufficiale, quindi al grado IX.
Odo alle volte lamentele da parte di associazioni di sottufficiali, perché loro delegazioni non sono ricevute dal ministro della difesa. Io debbo dire che non ho nulla in contrario a trattare con sottufficiali sfollati, con sottufficiali in congedo, ecc., che cioè queste categorie di sottufficiali formino delle associazioni, parlino attraverso organismi. Debbo però chiarire in modo estremamente preciso che non è assolutamente ammissibile che queste associazioni comprendano anche i sottufficiali in servizio, giacché non è ammissibile che il principio sindacale penetri in alcun modo nelle forze armate.
Può darsi che in Germania questo si faccia; ai tempi di Cesare tali associazioni esistevano, c’era cioè una specie di sindacato nell’esercito romano. Però è meglio a questo riguardo l’esercito slavo, dove di associazioni simili non si parla assolutamente. Sono senz’altro di avviso che di cose del genere non si debba assolutamente parlare. Che queste associazioni dunque si presentino soltanto come associazioni di sottufficiali in congedo: in questo caso si terrà conto delle loro esigenze, delle loro idee; quello che non è possibile è che esse rappresentino i sottufficiali in servizio.
La voce dei sottufficiali in servizio noi già l’abbiamo. Non avrei mai creduto che nelle forze armate vi fosse tanta sincerità, una sincerità così cruda. I rapporti che io ricevo, se peccano, peccano di pessimismo, L’accusa alle forze armate di non aver rivelato agli uomini politici la situazione non so se fosse esatta per il passato ma è certissimo che per il presente non è per alcun modo un’accusa valida e pertinente.
Debbo dire a questo riguardo che i rapporti che arrivano, non solo dai carabinieri, i quali mandano rapporti sempre molto precisi e documentati, ma anche ad altre forze armate, hanno il difetto di rivelare più pessimismo che ottimismo. Non si tratta pertanto di pensare a cose del genere; si tratta piuttosto di qualcuno che si trova fuori e che crede di poter utilizzare forze di questo genere su un piano organizzativo.
Della cassa degli ufficiali hanno parlato gli onorevoli Viola, Biasutti, Lenoci ed altri.
Della rivalutazione parlerò in sede di ordini del giorno. Potrei anche accettare l’ordine del giorno presentato in argomento, però devo dire lealmente che si tratterà di una rivalutazione molto piccola per quelle che sono le nostre forze. Altrimenti non potrei accettare l’ordine del giorno. Dunque, posso partire senza sentire gli altri ministeri (e voi capite a quali ministeri alludo) solo se ci si accontenta di questa partenza.

VIOLA. Chiediamo una rivalutazione di 25 volte, invece di 60 che sarebbe la giusta misura.

TAVIANI, Ministro della difesa. Non possiamo giungere a 25 volte con le nostre sole forze.
Della legge sull’avanzamento hanno parlato gli onorevoli Dante, Buffone e Napolitano. Non sono affatto vere, le impostazioni tragiche e pessimistiche dell’onorevole Cuttitta, il quale ha il solo merito di essere coerente a questo proposito.
Vi è stata qualche deficienza prima dell’applicazione, naturalmente. Bisognava dare disposizioni perché il provvedimento non sia applicato con troppa drasticità. Ebbene, queste disposizioni sono state già impartite; ma evidentemente i commissari e gli ufficiali hanno piena liberta nella loro azione, e il ministro non può interferire, ma può soltanto indicare linee generali.
Sono state criticate due cose in modo particolare: innanzitutto, il voto segreto. Il Governo era contrario in partenza, ed anch’io lo ero, è stato il Parlamento a stabilirlo. In secondo luogo, è stata criticata la mancanza del potere del ministro di modificare il giudizio. Non è vero. Il ministro ha solo il potere di bocciare chi è stato promosso, non viceversa. Il Parlamento ha tolto al ministro il potere di promuovere chi è stato bocciato.
Sul primo punto, è chiaro che il Governo non presenta oggi un disegno di legge in proposito perché ritiene che sarebbe intempestivo farlo subito dopo i primi mesi di applicazione della legge. Se qualche parlamentare vuol prendere l’iniziativa per sopprimere lo scrutinio segreto, il Governo non si opporrà. Però preferirei che si aspettasse ancora almeno un anno, e poi si vedrà di cominciare a fare qualche modifica. Devo dire che la mia impressione corrisponde a quella dell’onorevole Di Bella, cioè che lo scrutinio segreto sia dannoso e pericoloso, perché, non sapendo uno come votare, alla fine si trova dinanzi ad un giudizio complessivo al quale non si sarebbe voluti arrivare da parte di nessuno; e tuttavia vi si arriva sol perché c’è lo scrutinio segreto. Devo dire che in altri esami lo scrutinio segreto non c’è normalmente. E’ vero che vi è alla Camera per le votazioni che riguardano persone, ma è cosa ben diversa e non si tratta di un esame.
L’onorevole Tolloy ha fatto un romanzo sulla questione della democratizzazione, che io non farei o che non faremmo per lo meno come dovrebbe essere fatta, non so bene se perché in combutta o per aquiescenza supina con altri stati maggiori o con altri. Io mi son permesso di interrompere l’onorevole Tolloy: tutta la sua impostazione è brillante ed anche corretta e cortese, ma credo che non vi sia nulla di vero. Un’altra volta ebbi ad interrompere l’onorevole Tolloy quando parlava di tribunali militari.

TOLLOY. Consenta a me, signor ministro, di interromperla, dato che ella ha fatto frequente uso di interruzioni. Io le ho portato fatti concreti e, contrariamente a quanto ella dice in questo momento, io non ho mai fatto il minimo riferimento agli stati maggiori o a ministri nel loro complesso. Ho portato dei fatti concreti: per esempio, determinate associazioni di arma dalle quali sono usciti manifesti in occasione della morte del cosiddetto - esse lo indicano con questo grado - maresciallo Graziani. (Commenti a destra). Questi non sono romanzi, ma fatti veri.

TAVIANI, Ministro della difesa. Se ella mi avesse presentato a suo tempo una interrogazione, avrei potuto risponderle. Oggi non conosco questo fatto che cita. Mi riferivo ad altre cose. Ella parlava di un ministro che si trovava circondato o chiuso a proposito dei tribunali militari. Io la ho interrotta dicendo che, se vi è stata questione sulla quale nessuno degli ambienti militari di oggi o di ieri è intervenuto presso il ministro, è stata proprio questa questione, che, per altro, non ha destato scalpore alcuno negli ambienti militari. La responsabilità su tale questione è completamente della dirigenza politica, anche se si sono sentiti, in sede consulente, gli esponenti dei tribunali militari. Ripeto però che non vi è stata nessuna interferenza, e tanto meno pressioni, da parte di cotesti ambienti i quali, oltretutto, in quel momento erano preoccupati di ben altri problemi.
Noi siamo d’accordo che il 4 novembre sia, oltre che la festa delle forze armate, anche la giornata del combattente. Lo faremo precisare nei manifesti, in modo che la cosa sia maggiormente nota. Questa è la nostra impostazione e se qualche episodio sgradevole è accaduto, esso è dovuto a situazioni locali e non va riferito al generale atteggiamento del Governo.
Non altrettanto d’accordo posso essere per quanto riguarda la posizione delle associazioni d’arma e della associazione combattenti. Mentre le prime si richiamano al Ministero della difesa, l’associazione combattenti si richiama invece alla Presidenza del Consiglio. Io non so se la riforma di cui si parla da tempo si farà e in che senso essa opererà. Oggi la situazione è questa e dobbiamo prenderne atto.
Per quanto riguarda il sussidio alle associazioni d’arma, appunto quelle che dipendono dal Ministero della difesa, so bene che il sussidio che corrispondiamo loro è minimo: speriamo che, in forza del progetto di legge in corso di approvazione, possa aumentare, sia pure in misura non molto forte.
Mi dispiace poi, onorevole Viola, di non poter condividere quanto ella ha detto intorno alla « giornata del decorato ». Da parte nostra non v’è stata la più lontana intenzione di svalutare quella manifestazione. Tutt’altro. La giornata del decorato fu istituita proprio per dare un riconoscimento a quella che riteniamo l’aristocrazia delle forze armate, che oggi non può essere rappresentata che dai decorati. Una volta, oltre la differenza per gradi, vi era anche quella per censo, nell’esercito. Oggi il censo non esiste più e l’unica aristocrazia, ripeto, è quella dei decorati, di coloro che hanno meritato un premio tangibile per il valore. Sappiamo bene che non tutti i meritevoli hanno ottenuto la decorazione e che, come vi è il milite ignoto, così vi è anche il decorato ignoto. Questo non toglie che il riconoscimento vada dato a chi è stato decorato al valore.
A questo proposito desidero sottolineare e far mia una osservazione assai opportuna contenuta nel messaggio del Presidente della Repubblica. Il Presidente Gronchi disse che la decorazione, l’atto di sacrificio, il servizio reso alla patria devono essere in ogni caso riconosciuti dalla collettività, a qualunque guerra si riferiscano, sia che si tratti di una guerra fortunata o di una guerra sfortunata. In questo campo non sono ammissibili le valutazioni sul piano morale o su quello politico, e quando le forze armate, il 24 maggio, passano di fronte ai decorati od alle madri dei decorati e presentano loro le armi, esse vogliono evidentemente riconoscere e rendere omaggio al sacrificio compiuto, indipendentemente dalla guerra cui si riferisce, sia la guerra di liberazione o quella di Africa o quella di Russia o di Etiopia o di Spagna. Le differenze le potranno fare i politici con la loro valutazione politica o i moralisti con la loro valutazione morale, ma non in riferimento a colui che, obbedendo alla chiamata del proprio paese, ha compiuto il sacrificio o l’atto di valore. Questo è lo scopo per il quale è stata istituita la « giornata del decorato ».

VIOLA. Siamo perfettamente d’accordo, purché vi sia anche la « giornata del combattente ». E poiché ella ha dato assicurazioni in proposito, non vi sarà, più alcuna obiezione da parte nostra; aderiamo anzi con piacere alla « giornata del decorato ».

TAVIANI, Ministro della difesa. Sulla questione degli sfollati hanno parlato gli onorevoli Selvaggi, Priore e Viola; ma l’onorevole Colitto è stato su questo argomento di una precisione straordinaria. Mi permetto di sorvolare sulle varie questioni e di dire in via generica che anche in questo campo qualcosa è stato fatto. Per quanto riguarda la tredicesima è stato fatto un passo avanti. L’onorevole Selvaggi dice che vi è un problema di priorità delle spese. Per quanto riguarda la riversibilità, noi non siamo contrari, però occorre considerare che si apre un problema per altri casi, anche se l’onorevole Selvaggi lo nega. In questo caso non so se il bilancio potrebbe sopportare le spese relative e non so se si possa parlare di priorità delle spese.
Sulla ferma hanno parlato gli onorevoli Guerrieri e Napolitano, e ne abbiamo parlato lungamente al Senato. Abbiamo detto che la ferma più lunga è la meno costosa, e per conseguenza la ferma meno lunga è la più costosa. Non si tratta solo di cappotti, ma - come ha detto l’onorevole Clocchiatti – di apprestamento dei soldati. Quando si parla di ridurre la ferma, si vuole in realtà ridurre il contingente, il numero degli effettivi, poiché è evidente che non si possono lasciare per quattro mesi le caserme vuote. Quindi non è il caso di parlarne.
Come giustamente ha detto l’onorevole Napolitano, il personale civile non è tutto esuberante. Guai se diamo la sensazione che tutto quello che si spende o la maggior parte di quello che si spende per il personale civile sia denaro non pertinente al Ministero della difesa. Vi è effettivamente una esuberanza, ma nei riguardi di essa il Governo ha già operato lo sfollamento di 4.218 unità dell’esercito e di 2.570 unità della marina. Per quanto riguarda l’aeronautica il problema non si pone. Vi sono circa 11 mila unità superflue per quanto riguarda la marina e altre 5 mila per quanto riguarda le altre due forze armate. Credo che grosso modo si possa parlare, almeno allo stato attuale della valutazione, di circa 20 mila unità superflue. Ma si procederà - con la volontà degli sfollandi, poiché non si devono creare altri disoccupati - su questo terreno cercando di diminuire la spesa, così come si è fatto fino ad oggi.
Ma non è stato fatto soltanto questo. Si sono realizzate altre economie per il personale, per le strutture eccessive, per quanto riguarda le indennità di missione. L’onorevole Stucchi diceva che è troppo alta la cifra dell’indennità di missione: io gli ho risposto che quella cifra riguardava non soltanto le missioni, ma anche i trasferimenti e che vi è da notare come vi sia stata una riduzione dal bilancio dell’anno scorso a quello di questo anno. Così, per quanto riguarda l’esercito abbiamo realizzato molte centinaia di milioni, quasi un miliardo, di economie. Si realizzerà la soppressione dei centri rifornimenti quadrupedi e dei distretti che gradualmente procederà fino alla compressione a 45 o 50. Si avrà un’altra economia di 10 milioni per la migliore utilizzazione del contingente proprio in relazione a quanto ho detto sulla ferma. Così, per la marina sono state eliminate 15 vecchie unità di scorta, dragamine ed altre unità, e tale economia ha potuto servire per sopperire a deficienze del bilancio. Per l’aeronautica si è realizzata sull’attuale bilancio una economia di 1 miliardo e 800 milioni; economie che vanno dal ridimensionamento degli enti, alla riduzione delle missioni all’estero, alla restrizione dell’attività di volo non certamente connessa con I’addestramento. Questo per dire che si sta facendo qualcosa. Soltanto che desideriamo avere per questo l’appoggio del Parlamento anziché essere impacciati in questa opera. Si procede anche nell’opera di sdemanializzazione. L’onorevole Chiaramello ha chiesto: che cosa è stato fatto per il demanio? Rispondo che 172 strade per 700 chilometri sono passate agli enti privati (17 in provincia di Imperia, 26 in provincia di Cuneo, 27 in provincia di Torino e così via), e qualche altra cosa si farà ancora; 370 beni, dallo scorso anno finanziario a questo, sono passati alle finanze o sono stati venduti, messi in economia ai privati. Tutta questa è un’opera silenziosa, non troppo conosciuta, ma che merita una doverosa attenzione da parte del Parlamento, perché si continua a parlare di opere superflue che non vengono eliminate non tenendo conto di quanto si fa.
Né si può dire che noi vendiamo i nostri gioielli (come è stato detto) per poter tirare avanti, per poter vivere. No: nel momento stesso in cui questi beni si vendono perché non ci interessano più, se ne acquistano altri per fare nuovi campi. Non si può dire che il demanio militare diminuisca di valore e di importanza; esso viene ansi continuamente rinnovato, particolarmente in quest’ultimo periodo.
Passiamo agli arsenali. L’onorevole Candelli ha usato nei miei riguardi un linguaggio che ha raggiunto toni che mi hanno ricordato le requisitorie dei processi staliniani e dei rapporti di Kruscev. Comunque, a parte tutto questo, ho già detto altre volte che, per quanto riguarda gli arsenali militari di Taranto, La Spezia e La Maddalena, non vi è alcun dubbio che non soltanto non verranno smantellati, ma saranno potenziati. In un primo momento si era pensato soltanto a Taranto e a La Spezia, ma in un secondo momento si è pensato anche a La Maddalena. Sarà trasferito all’« Iri », alle industrie pacifiche, l’arsenale di Venezia; è allo studio il problema riguardante l’arsenale di Messina.
Questa è la situazione degli arsenali militari: non si venga a parlare di smantellamento e di diminuzione. Indubbiamente, accanto ad una esuberanza di personale sul piano quantitativo, vi è una insufficienza in certi settori sul piano qualitativo. Abbiamo già fatto una legge, che sarà inviata ai vari Ministeri, per l’assunzione di un 20 per cento del personale che verrà dismesso.
Qui bisogna precisare che si tratta non del personale sfollato (come, dopo la riunione della Commissione, ha dato notizia la radio e mi pare qualche giornale, che hanno parlato del 20 per cento del personale sfollato), bensì che, dal momento in cui andrà in vigore la legge, una percentuale di coloro che se ne andranno verrà riassunta. Cominceremo da una percentuale bassa, sperando di poterla aumentare. Assumeremo i giovani, appunto per poter dare una maggiore qualificazione a questo personale.
All’onorevole Ducci vorrei dire che nessuna spavalderia vi era in quella mia osservazione. Se questa è stata l’impressione che ne ha ricevuto, vorrei rettificarla. Altre volte, allorché si è parlato di queste questioni, noi abbiamo detto che vi era la possibilità di adire il Consiglio di Stato, ma voi ci avete ribattuto: vi è la Costituzione. Oggi vi è un supremo arbitro, e pertanto è inutile venire qui ad amareggiarci su queste questioni e a dibattere fra noi se si rispetta o meno la Costituzione. Oggi questi problemi possono essere giuridicamente risolti, al di fuori del Governo e dell’opposizione, da questo arbitro superiore.
Per quanto concerne poi il problema specifico, debbo dire che il fenomeno, che aveva già mostrato una certa riduzione, si ridurrà ulteriormente. perché non è nostro interesse che si allarghi troppo.
E veniamo finalmente a parlare del problema delle forze armate e della situazione militare nel suo complesso. Rivolgo un vivo elogio - a cui si sono associati anche autorevoli membri del Parlamento - allo stato maggiore della difesa e agli stati maggiori delle tre forze armate.
Si sono sentite criticare queste nostre forze armate. Qualcuno ha detto che sono insufficienti, altri ha parlato di inefficienza. Sono due aggettivi ben diversi. Parlando di insufficienza si intende dire che il bilancio militare, di fronte alle esigenze difensive, è insufficiente. Non vi è dubbio che anche l’organizzazione militare è costretta a svilupparsi e a vivere in un regime di ristrettezza finanziaria; però è altrettanto vero che un incremento della disponibilità potrebbe avvenire soltanto a danno di altre attività, ciò a giudizio del Governo (come a giudizio del Parlamento, di cui il Governo è espressione), si tradurrebbe in una minore efficienza economica. Si tratta, dunque, di verificare se, nel quadro della difesa, si realizzano le condizioni per trarre il massimo rendimento dai fondi assegnati, e se i programmi in corso di sviluppo presso gli stati maggiori rispondono alle esigenze della difesa nazionale, naturalmente difesa nazionale nel quadro della alleanza atlantica.
Gli obiettivi difensivi non sono sostanzialmente mutati, né si può dire che si siano integralmente raggiunti, ma lo sforzo in tale direzione è ancora continuo. Piuttosto che alla espansione quantitativa, si è provveduto al perfezionamento qualitativo delle forze esistenti, e a questo tende il piano di ridimensionamento. Nell’esercito si era arrivati a costituire 15 divisioni, ma, per insuperabili esigenze, a volte gli effettivi erano così ridotti che gran parte dei reparti non riuscivano a raggiungere un sufficiente grado di efficienza. Nel nuovo ordinamento (può darsi che diventi vecchio fra qualche anno o fra qualche mese, a causa della continua evoluzione della tecnica) si è provveduto a suddividere le grandi unità in divisioni di pronto impiego (che vengono costantemente mantenute ad alto livello organizzativo, pronte all’intervento immediato), e divisioni di secondo scaglione, pronte ad intervenire con un certo Scarto di tempo. con compiti di vigilanza.
In caso di emergenza la mobilitazione avviene per triplicazione dei reparti. E’ una operazione complessa senza dubbio che, però, è sistematicamente realizzata per mantenere pronto ed efficiente il meccanismo. Ecco la ragione della esercitazione compiuta lo scorso anno dalla « Pinerolo » e che verrà compiuta quest’anno dall’« Aosta ». A proposito dell’« Aosta », devo ricordare che i reggimenti che sono stati soppressi in tempo di pace per le esigenze che abbiamo detto più sopra, tornano a vivere all’atto della mobilitazione e rinascono con tanto maggiore efficienza in rapporto all’elevato tenore addestrativo raggiunto nel corso dei normali cicli di istruzione. lo credo che il Parlamento vorrà rendersi conto che l’addestramento è un fattore elementare di efficienza e un sufficiente livello addestrativo dei quadri, come della truppa, è raggiungibile soltanto ove esista un minimo di consistenza organica; mancando le possibilità di aumentare ovunque il numero degli uomini, si è resa necessaria questa contrazione di unità, un espediente che si è rivelato efficace. Dirò che da parte alleata viene portata la massima attenzione proprio su questo aspetto della nostra organizzazione, nel quadro di quell’esame periodico al quale partecipa anche l’Italia, non soltanto in veste di esaminanda, ma anche di esaminatrice, per cui, aggiungo, si riconoscono possibilità di applicazione anche per altri eserciti.
La preoccupazione di perfezionare l’addestramento domina la preparazione di tutte le forze armate e conduce perciò ad una continua ascesa del potenziale bellico indipendentemente dalla diminuzione materiale delle unità. Questo vale anche per l’aeronautica. Anche qui non si sono variati gli obiettivi di forze, si è, però, stabilito un traguardo intermedio che è sul punto di venire raggiunto,e sul quale i reparti costituitisi si consolideranno portandosi al massimo livello di efficienza. Nel frattempo, si svolge e si completa il lavoro di rimodernamento del materiale e lo sviluppo delle infrastrutture, portando la preparazione del nostro materiale umano al livello richiesto dalle altissime esigenze della tecnica. La media mensile delle attività di volo per pilota era di 7 ore e mezzo fino a pochi anni or sono; è stato stabilito di raggiungere il quoziente di 20 ore. Sono state raggiunte le 15 ore e si sta lavorando per raggiungere l’obiettivo delle 20 ore, che è l’obiettivo standard della N.A.T.O. Se si è potuto far questo, lo si deve all’esenzione dall’imposta del cherosene che è stata conseguita un anno e mezzo fa. Accanto all’efficienza individuale, naturalmente, vi è l’efficienza dei reparti che viene presa in considerazione.
Per la marina hanno parlato gli onorevoli Pacciardi, Priore, Romualdi. Siamo d’accordo che occorre un programma di rinnovamento. Ieri un giornale ha parlato di un vasto programma. Si tratta invece di un piccolo programma, mancano ancora i fondi. E’ un punto di partenza. Noi siamo intenzionati a partire con i fondi che abbiamo a disposizione, salvo poi a ottenere quei maggiori fondi che sono necessari per poter realizzare gli altri obiettivi del programma. Dismetteremo la corazzata Duilio e, in seguito, anche le altre unità che non sono più all’altezza dei tempi. Come vede, onorevole Romualdi, è accolto il suo ordine del giorno. Si è già varata una legge a proposito di ciò; una legge per cui tornano alla difesa le cifre realizzate con queste vendite.
Finito il programma Pacciardi, si inizierà così il nuovo programma. L’inizio consisterà nella impostazione di due unità di scorta o grosse torpedinieri di nuovo tipo, di creazione italiana, che prevedono una maggiore economia di esercizio ed una maggiore efficienza. Questo è l’inizio del nuovo programma che attueremo con i fondi a nostra disposizione, programma che potrà essere eventualmente ampliato, se vi sarà un ulteriore concorso finanziario. E il ministro della difesa non soltanto in occasione della discussione del bilancio, ma anche in altre situazioni ha avuto l’appoggio e il conforto del Parlamento. Ringrazia, quindi, tutti coloro che glielo hanno dato anche in questa discussione.

PRIORE. Il nuovo programma sarà finanziato con fondi extra bilancio ?

TAVIANI, Ministro della difesa. Le due unità saranno impostate con i fondi che abbiamo. Il rimodernamento ulteriore non si può fare se non in minima parte con gli attuali fondi di bilancio.
Per quanto riguarda i limiti U.E.O., l’onorevole Pajetta ieri diceva che ce li siamo fissati da noi. Non abbiamo fissato nulla da noi stessi: ce li siamo fissati insieme. I limiti drastici fissati alla Germania sono stati dalla stessa accettati in quanto analoghi limiti sono stati accettati dalla Francia, dall’Italia e da altri paesi. Questi limiti – che quando vennero fissati dal comitato dell’U.E.O. dissi essere soltanto limiti e non impegni, perché sapevo che con le nostre possibilità finanziarie non avremmo mai potuto raggiungere quelle cifre - sono ben lontani dall’essere raggiunti per esempio per quanto riguarda l’aeronautica.
Del disarmo hanno parlato gli onorevoli Tolloy, Clocchiatti, Boldrini da un lato e dall’altro Guerrieri, Viola, Greco, Romualdi e anche, poco fa, i due relatori Napolitano Francesco e Buffone. Se ne è parlato e se ne parla sul piano internazionale. Questo problema è collegato a quello del controllo degli armamenti e al rapporto fra le nuove armi e le armi convenzionali, in relazione particolarmente al gigantesco sviluppo della tecnica militare. Sul primo punto - una concreta e realistica politica di graduale disarmo basato sull’effettivo controllo reciproco degli armamenti - ha già parlato il ministro Martino ed io non ho che da associarmi a quanto da lui esposto.
Sul secondo punto: nuove armi e armi convenzionali, con particolare riguardo alla situazione italiana, è stata chiesta la parola del ministro della difesa e non ho nessuna difficoltà a dirla.
Le armi atomiche, intese in senso strategico, hanno costituito un freno inibitorio della guerra e - sembra un paradosso, ma è la verità - la più efficace garanzia di pace nel periodo in cui da un lato gli Stati Uniti d’America avevano un’assoluta preminenza, mentre dall’altro lato l’Europa occidentale stava completamente disarmata di fronte al massiccio blocco staliniano. Costituiscono ancora oggi un freno inibitorio, in quanto verosimilmente tutti rifuggono dal ricorrere ad un mezzo di così spaventosa potenza distruttiva, non avendo non dico la sicurezza, ma neppure la probabilità di sfuggire agli effetti di una immediata ritorsione.
Ciò è vero soprattutto per le armi termonucleari, dati i loro spaventosi effetti distruttivi: soltanto un folle potrebbe affidarsi ad esse per scatenare un conflitto. Qualora lo spaventevole freno dovesse sciaguratamente risultare inefficace, le forze convenzionali costituiscono ancora uno scudo protettivo efficace contro minacce improvvise.
Ha preso conoscenza stamane della dichiarazione del ministro della difesa nord-amerricano, in cui egli dice che non è possibile al momento attuale poter stabilire senz’altro quale sarà la sorte delle armi convenzionali, ma che è possibile dire che, pur trasformate, rimarranno sempre la loro efficacia e una loro presenza nella sciagurata ipotesi di guerra. L’importanza dello scudo protettivo è particolarmente elevata per il fatto che i popoli dell’Europa occidentale e tutti i paesi atlantici in genere pensano esclusivamente alla difesa, e rinunciano in ogni caso e per principio a quel cosiddetto « vantaggio della sorpresa » di cui già in passato si sono tanto spesso servite le dittature.
Bisogna guardarsi dalla troppo semplicistica affermazione che le forze convenzionali abbiano esaurito la loro funzione. Le forze convenzionali mantengono un posto fondamentale ed importante anche nella moderna concezione della difesa. Possono variare ordinamenti e criteri di impiego, ma, al momento attuale, nulla autorizza a prevederne l’abolizione, pur tenendo conto dell’ipotesi di uno scambio mortale di colpi atomici come prima fase di uno sciagurato conflitto.
Ma quello che soprattutto ci sembra nel momento attuale più verosimile è che, anche all’infuori di una eventuale convenzione, l’impiego di armi termonucleari venga inibito agli uomini di ogni parte da una insuperabile legge naturale, che è stata definita dalla secolare sapienza del popolo: occhio per occhio, dente per dente; la coscienza cioè, nella parte che pensasse di scatenarne I’impiego, di subirne essa stessa per l’immediata ritorsione le spaventose conseguenze. Anche sulla base di questa semplice ma tanto veritiera considerazione, le forze convenzionali mantengono in vista dell’avvenire la loro importanza; peraltro - ed accetto le osservazioni fatte stamane - forze convenzionali ovviamente trasformate, sia per il supporto di armi nuove, sia per l’impiego di energia atomica, non già in senso strategico, ma in senso tattico. Mi riferisco soprattutto ai missili ed alle artiglierie atomiche.
Stando così le cose, il problema di una eventuale riduzione delle forze convenzionali non potrà in alcun modo affrontarsi secondo schemi fissi e neppure con un modello costante che valga per ogni paese. Se si riuscirà ad affrontarlo, dovrà esserlo razionalmente, con un processo di riduzione commisurata alle diverse esigenze di ciascuno. Per esempio i due maggiori antagonisti, Nord America ed Unione Sovietica, distanti geograficamente tra loro, e la Gran Bretagna insulare (l’onorevole Boldrini ha dimenticato che la Gran Bretagna è insulare e che la trasformazione della tecnica le restituisce certi privilegi che negli anni scorsi non aveva), possono affidarsi al cosiddetto freno inibitorio di cui parlavo dianzi, cioè alla capacità di una ritorsione atomica. Ma gli altri paesi situati in prossimità della linea di contatto, debbono contare sullo scudo aereo-terrestre per garantire la propria integrità. In particolare se su questo terreno si arrivasse ad accordi fra i popoli - come auguriamo - sinceri ed effettivi, cioè garantiti con adeguati ed indispensabili controlli, i livelli di forza per ciascun paese dovrebbero essere fissati in relazione alla loro funzione nella economia generale della difesa, che è diversa sostanzialmente caso per caso. In particolare Germania, Italia, Turchia rappresentano tre punti nevralgici per la difesa dell’Europa, ai quali debbono corrispondere misure difensive adeguate.
È qui opportuno accennare anche ad un’altra considerazione, che nel suo semplicismo può fare impressione all’opinione pubblica italiana. Nessuno, tranne l’onorevole Clocchiatti, ne ha parlato in questa Assemblea. Ne hanno parlato oratori della sinistra al Senato e scrittori sulla stampa. Si dice: le forze convenzionali hanno perduto ogni valore; le nostre forze nazionali sono insufficienti. Qualcuno giunge a dire, con scarso senso di dignità, oltre che con mancanza di aderenza alla realtà, che sono inefficienti; non potremo mai sognarci di disporre di forze atomiche, di missili e di altri mezzi moderni inibiti ai paesi meno che continentali, ed allora risparmiamo le spese militari, perfettamente inutili dal momento che non servono a difenderci, e dedichiamole ad altri settori per il benessere del paese.
In questo ragionamento tutto è falso o inesatto, Innanzitutto le forze convenzionali, come abbiamo dimostrato, non sono affatto superate. In secondo luogo è vero che le forze italiane non hanno raggiunto il livello necessario, ma non è affatto vero che siano inefficienti. Abbiamo detto che il popolo italiano può serenamente contare sulla loro efficienza difensiva: esse, inserite nella solidarietà militare atlantica, rappresentano uno scudo protettivo di sicurezza. In terzo luogo non è detto che le armi nuove ci siano inibite: lo vedremo tra poco quando parlerò dei missili. Alcune di esse dovranno entrare nelle nostre possibilità.
Adeguarsi alle nuove esigenze: è stata sottolineata la necessità di andare avanti senza attardarsi sulle armi vecchie ormai superate. La posizione del Ministero e dello Stato Maggiore è su questa linea, anzi abbiamo già fatto qualcosa e si continuerà a fare. Però sarebbe auspicabile che il Parlamento e I’opinione pubblica sostenessero il Governo ed i capi delle forze armate su questa strada, non solo con interventi nel corso della discussione del bilancio, ma anche e soprattutto evitando di intralciare o di ritardare l’opera del Governo e dello Stato Maggiore ad ogni passo su questa via. Questa via non significa abbandonare le tradizioni: per esempio, le divise dell’Accademia e cose del genere; significa sacrificio di sentimenti cari (l’onorevole Cuttitta parlava della soppressione del sesto reggimento fanteria). Guai se non si avesse la forza o il coraggio di compiere tempestivamente questi sacrifici! E’ assurdo, per non dire di più, che il Governo e gli Stati Maggiori debbano essere criticati perché si continua a dotare la fanteria del fucile e del bazooka (al riguardo, onorevole Boldrini, devo dirle che tanto l’esercito americano quanto quello sovietico hanno ancora sia l’una che l’altra arma; anzi continuano a potenziarne la quantità), e poi si critica il Governo o lo si deplora, e qualche volta lo si insulta sulla stampa, solo perché si sopprime un centro ippico o un distretto.
Ho già detto altre volte - e lo ripeto oggi - che bisogna che il Parlamento sia conseguente, che non intralci o impacci in quest’opera l’azione del Governo e degli Stati Maggiori, ma cerchi di favorirla o di stimolarla. Non vi è dubbio che le forze armate hanno in loro qualcosa di conservativo, direi che è giusto ed è sano che sia cosi. L’opera dei politici dev’essere quella di stimolare, non di trattenere. L’opera del Parlamento dev’essere di stimolo, ciò che non sempre accade.
L’onorevole Pacciardi ha tracciato questa mattina un quadro efficace, e purtroppo in parte, ma solo in parte esatto, della situazione strategica attuale. Devo dire però che, nel riferimento alla nostra situazione particolare, quindi al compito delle nostre forze armate, sarebbe stato opportuno inserirlo più chiaramente nel quadro generale dell’organizzazione atlantica. Nessun dubbio che, senza tale inserimento, il problema della nostra difesa non avrebbe soluzione. Nella N.A.T.O. si realizza armonicamente la distribuzione dei compiti, per cui è possibile, con il nostro concorso, giungere o, se si vuole essere pessimisti, tendere alla soluzione voluta.
Qui devo dire che non condivido un certo pessimismo che si è andato diffondendo sulla situazione della N.A.T.O. sul piano militare. Ho già ricordato quale era la situazione nel 1950, quando si sono radunati l’onorevole Sforza ...

PACCIARDI. Grunther intanto se ne è andato.

TAVIANI, Ministro della difesa. Onorevole Pacciardi, non se ne è andato per quello. L’ho già detto e ampiamente è stato dimostrato che la sua supposizione non è affetto vera. Ne è prova fra l’altro il fatto che si sapeva della sostituzione del generale Grunther assai prima che egli facesse la nota conferenza: egli del resto ebbe uno scopo ben preciso, scuotere con quel discorso l’opinione pubblica tedesca di fronte al problema del riarmo.
Non condivido dunque questo pessimismo, perché proprio nel 1950, quando venne affrontato a New York il problema del riarmo tedesco, credo che la situazione, nell’ambito dei paesi che aderivano e che aderiscono al Patto atlantico, fosse molto più delicata di quanto non sia oggi. Sembrava impossibile trovare una soluzione; e gli avvenimenti successivi hanno dimostrato quanto fosse difficile la soluzione. Si è incominciato con la proposta americana del riarmo diretto e immediato nell’ambito della N.A.T.O.; non accettato dalla grande maggioranza dei paesi europei, si è passati alla C.E.D., poi si è giunti all’U.E.O. e alle garanzie inglesi. Evidentemente, la difficoltà che presentava quel problema è molto più grande che non quelli di certi problemi che oggi pure si presentano e che sarebbe evidentemente da stolti non riconoscere nella loro gravità.
Posso rassicurare l’onorevole Pacciardi per le sue preoccupazioni circa un certo immobilismo dello Stato Maggiore (egli ha avuto la cortesia di parlare in generale degli Stati Maggiori, non soltanto del nostro) di fronte allo sviluppo della tecnica moderna. Un appunto del genere, a parere del Governo, sarebbe ingiusto. L’era atomica, del resto, non è nata ieri e la costituzione militare italiana è stata affrontata quando già gli insegnamenti di Hiroshima indicavano gli sviluppi delle forze armate. Oggi le nuove armi (mi riferisco essenzialmente all’arma atomica tattica e a quella elettronica) per quanto siano in uno stadio assai avanzato, non forniscono ancora precise indicazione circa la loro pratica utilizzazione. Le stesse maggiori potenze si trovano ancora in fase di studio e di sperimentazione, e nessuno Stato, al momento attuale, ha introdotto modificazioni sostanziali nel proprio ordinamento in rapporto alle nuove armi. Gli Stati Maggiori seguono questo processo di evoluzione con l’interesse che ad esso è dovuto. Purtroppo la nostra potenzialità finanziaria, oltre che il cammino perduto nell’immediato dopoguerra sulla via delle ricerche e delle realizzazioni tecniche, non ci hanno consentito di partecipare fino ad oggi a questa grandiosa competizione.
Ciononostante con l’assistenza degli alleati noi contiamo di acquistare tempestivamente per la nostra difesa l’apporto delle nuove armi. Per esempio, nel corso delle prossime esercitazioni estive dell’esercito esperimenteremo un nuovo tipo di divisione di fanteria, studiata in funzione delle nuove esigenze portate dall’intervento dell’arma atomica sul campo di battaglia. Ma non intendiamo soltanto considerare le nuove armi da un punto di vista che chiamerei passivo, cioè come oggetti di tremenda potenza distruttrice: ci proponiamo nei modesti limiti consentiti dalle nostre capacità finanziarie di passare anche all’impiego, particolarmente, come ho detto, per i missili. Questo problema è stato affrontato fin dal gennaio 1954, quando è stato creato un centro per lo studio e la sperimentazione, centro sovvenzionato dalla difesa e a cui contribuiscono i massimi complessi industriali italiani.
Per la stessa esigenza di concentrare gli sforzi, tutti gli studi sono eseguiti sul piano Interforze, onde evitare qualunque dispersione di energie. È troppo presto parlare di realizzazioni. Posso tuttavia assicurare che qualche progetto è in fase avanzata di studio e che uno è stato approvato per il suo sviluppo anche in campo internazionale. In conseguenza la collaborazione con gli alleati è essenziale, ed abbiamo motivo di ritenere che questa collaborazione sarà tra non molto intensificata. I successi ottenuti in altri settori hanno convinto i nostri alleati che i tecnici militari e civili italiani possono contribuire validamente al progresso tecnico dell’alleanza, quando siano messi in condizione di partire da una posizione di almeno relativa parità. Il problema può essere visto con ottimismo o con pessimismo ? Direi con moderato ottimismo. Si sono create le premesse per progredire rapidamente. Siamo convinti che le nostre capacità non saranno lasciate inutilizzate. Per un primo programma i fondi sul bilancio attuale sono stati già disposti.
Quando agli ordinamenti militari, abbiamo scelto la soluzione di presentare un ordinamento piuttosto elastico, che non leghi gli Stati Maggiori, che sia una specie di inquadratura; in questo senso si è orientato un comitato di ministri e spero che il Consiglio dei ministri dia la sua approvazione allo schema, che porteremo quindi al Parlamento.
A proposito della riduzione degli armamenti, abbiamo sentito ,quale è l’impostazione politica dell’onorevole Boldrini e dell’onorevole Clocchiatti. Ora, è inutile che ripetiamo sempre le stesse cose. La verità è che ci troviamo su posizioni nettamente diverse. La nostra valutazione è che la solidarietà atlantica, che in un primo momento si riduceva soltanto ad un patto divenuto operante nel 1950, ha condotto al potenziamento delle forze armate della Francia, dell’Italia, della Turchia, della Grecia, del Belgio e dei Paesi Bassi, ha risolto il problema, che in un primo momento pareva insolubile, del riarmo della Germania occidentale ed, ha compiuto un gigantesco sforzo per costruire una rete di infrastrutture che dall’Armenia al Portogallo, dalla Sicilia alla Scozia e dal Marocco a Narvick, costituiscono l’ossatura sul piano marittimo e aereo della difesa del mondo libero. Tutto ciò ha determinato una situazione di maggiore sicurezza, non direi ancora di equilibrio, ma di un avvicinamento all’equilibrio tra le forze convenzionali del mondo sovietico.
L’Unione Sovietica oggi sa che un attacco di sorpresa in Europa, temuto e forse minacciato durante il periodo staliniano, non potrebbe più avere quel sicuro e rapido successo iniziale che avrebbe avuto nel 1949. Di qui, oltre che dal progressivo variare del rapporto fra armi convenzionali ed armi atomiche, la riduzione degli effettivi. Essa per altro non risulta diminuire di molto la sempre notevole capacità militare dell’unione Sovietica e dei suoi satelliti.
Basterebbe leggere le frasi pronunciate dal ministro della difesa sovietico al XX congresso del partito comunista dell’unione Sovietica. Esse dicono che il peso specifico delle forze aeree è cresciuto considerevolmente; che l’organizzazione delle truppe e la loro preparazione sono state effettuate in conformità dell’impiego dei modernissimi mezzi tecnici, e che le crescenti possibilità dell’economia sovietica ed anzitutto i grandi progressi dell’industria pesante hanno permesso di riarmare l’esercito sovietico, l’aeronautica e la marina con armi e mezzi tecnici militari di primissima classe. Affermano che sono stati inseriti nelle formazioni di fanteria carri armati di alta qualità ed installazioni di artiglieria semovente; che si dispone di un’aviazione a reazione di primissima classe; che, tenendo conto dell’ulteriore progresso scientifico e tecnico nonché dell’apparizione di nuovi mezzi di istruzione di nuovi mezzi tecnici e militari, si devono anche nell’avvenire definire tempestivamente i più opportuni metodi e forme della lotta armata, studiarli dettagliatamente ed introdurli nell’istruzione delle truppe.
Vedete che siamo ben lontani da quella impostazione secondo la quale con l’annunciata riduzione l’Unione Sovietica avrebbe attuato una specie di disarmo generale.
L’onorevole Togliatti ha detto una settimana fa che dei nostri parlamentari che andranno nell’unione Sovietica potranno apprendere ragguagli sulla entità delle forze militari sovietiche; ed ha soggiunto che egli non è il ministro della difesa dell’U.R.S.S. Non c’è nulla da obiettare. Non solo non lo è, ma non ci risulta che egli abbia avuto in questi ultimi tempi con il ministro della difesa dell’unione Sovietica quegli incontri che per altro ha avuto a Belgrado con il ministro della difesa della Repubblica federativa jugoslava. Quanto al viaggio dei nostri parlamentari, non abbiamo l’ingenuità di discostarci dai metodi classici per quanto riguarda il servizio di informazione, e tanto meno il cattivo gusto di servirci per esso dei nostri turisti ospiti dei paesi sovietici.
Le cifre le abbiamo, le ha esposte qui l’onorevole Guerrieri, per cui è inutile che le ripeta. Mi limiterò ad un accenno.
L’Italia, rispetto al potenziale demografico, si trova, per quanto riguarda i suoi effettivi allo 0,68 per cento; l’Unione Sovietica si trova invece all’1,83 per cento; la Cecoslovacchia a11’1,23 per cento; la Polonia allo 0,94 per cento; la Romania all’1,39 per cento; l’Albania al 2,68 per cento; la Bulgaria al 2,3 per cento. Solo la Germania orientale si trova nella situazione dell’ Italia. Per quanto riguarda la spesa pro capite per le forze armate nei paesi di oltre cortina nel 1956, essa sarebbe - stando almeno al cambio ufficiale - di 72.618 lire italiane per l’Unione Sovietica, di 17.893 lire per la Bulgaria, di 66.536 lire per la Cecoslovacchia, di 16 mila lire per la Germania orientale, di 75.461 lire per la Polonia, di 25.151 lire per la Romania, di 22.730, lire per l’Ungheria. L’Italia è molto al di sotto con una spesa di 11.583 lire.
È vero che, se esistesse un cambio libero per le valute di oltre cortina, come il rublo e lo zloty, esso risulterebbe assai al di sotto di quello ufficiale; tuttavia la proporzione indicata nei rapporti surriferiti non viene a cambiare di molto, pur tenendo conto di questa variante.
Anche per l’aumento rispetto a quelle che erano a suo tempo le cifre previste dal trattato di pace, ragguagliando a 100 la cifre del limite di quell’iniquo trattato, l’Italia si trova a 148, mentre la Bulgaria è a 253, la Romania a 178, l’Ungheria a 228.
Si deve poi tener conto del fatto che l’Unione Sovietica e la Cecoslovacchia hanno ceduto armi e materiali in misura non trascurabile a paesi mediterranei, contribuendo così a determinare problemi militari nuovi in quel settore particolarmente delicato dello schieramento atlantico, che è appunto il settore mediterraneo.
Ma pur trascurando ciò, l’esatta valutazione dell’entità delle forze sovietiche e dei paesi satelliti, anche dopo l’annunciata riduzione, ci presenta una situazione di fatto di fronte alla quale sarebbe una gravissima, imperdonabile imprudenza compiere intempestivamente un qualsiasi passo che dovesse menomare lo sforzo con cui l’occidente è riuscito a garantire la sua sicurezza e, con la sicurezza, la pace.
Abbiamo detto più volte che la pace senza la sicurezza sarebbe effimera e illusoria; la pace, la vera pace, non è un bene che si possa mantenere in tranquillità e serenità, ed un è bene che si deve saper difendere e gelosamente custodire, se lo si vuole godere durevolmente.
Viene spesso citato l’esempio della Svizzera; abbiamo udito qui citarlo per la prima volta anche da un parlamentare comunista. Ma c’è una incongruenza, onorevole Clocchiatti, quando ella si riferisce alla tesi della neutralità; c’è una incongruenza nella sua impostazione. Per la prima volta un comunista sembra aderire alla tesi neutralistica. Quando al Senato si discuteva il bilancio della difesa, i vostri alleati socialisti hanno riaffermato questa tesi neutralistica, che voi allora invece rinnegavate. Se voi oggi, a due mesi di distanza, faceste questo passo, sarebbe un passo innanzi rispetto alla vostra vecchia posizione; dovreste però riconoscere che una neutralità veramente seria porterebbe a molte spese militari. Questo infatti è l’esempio della Svizzera, la quale sopporta un onere pesantissimo per le spese militari, nonostante i suoi 150 anni di pace.
Queste cose in verità le ha dette anche l’onorevole Guerrieri; queste cose non sono mutate. E invece voi continuate a ripetere quello che dicevate anche nel 1949, quando era evidente la guerra fredda. Erano le stesse cose, onorevoli colleghi. Noi non possiamo dimenticare che allora veniste a dirci che il Patto atlantico avrebbe condotto alla guerra, che I’U.E.O. avrebbe condotto alla guerra. Ci sono ancora per le vie e sulle piazze d’Italia (questo è un fatto politico, quando anche lo si dica con parole dimesse), accanto a quelle che inneggiavano a Stalin, le scritte che dichiaravano che il Patto atlantico portava alla guerra, che l’U.E.O. portava alla guerra.
Oggi invece dite che allora c’era la guerra fredda, ma che oggi si apre una chiara prospettiva di pace. Ma allora il Patto atlantico e l’U.E.O. non avrebbero portato alla guerra, come dicevate, ma alla pace. Allora voi non avreste dovuto dire che sono stati spesi male i miliardi dedicati all’organizzazione della difesa. Quei miliardi hanno portato maggiore sicurezza ai paesi occidentali e hanno garantito con la sicurezza la pace.
Non venite dunque a dirci che le spese di guerra sono spese inutili. No, non sono inutili. Noi abbiamo dimostrato che, oggi come ieri, queste spese non sono inutili perché portano alla pace dei popoli liberi. Le spese per le forze armate sono spese per la difesa della pace e, nella pace, per la difesa della libertà, della dignità e del progresso del popolo italiano. (Vivissimi applausi al centro - Molte congratulazioni).

On. Paolo Emilio Taviani
Camera dei Deputati
Roma, 21 giugno 1956
(fonte: Camera dei Deputati - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di giovedì 21 giugno 1956)


torna indietro home page stampa la pagina Portale della Democrazia Cristiana - un progetto ideato dall'Istituto "Renato Branzi" di Firenze
hogan interactive, hogan stivali scarpe, hogan scarpe 2015, hogan scarpe italia, hogan scarpe outlet, hogan scarpe 2014