LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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IL GOVERNO CENTRISTA DI ZOLI: INTERVENTO DI ADONE ZOLI AL SENATO DELLA REPUBBLICA
(Roma, 29 maggio 1957)

Dopo la crisi del I Governo Segni, l'alleanza centrista tra DC, PSDI e PLI, la II legislatura repubblicana vede insediarsi il Governo guidato da Adone Zoli, un monocolore democristiano. Zoli è anche Presidente del Consiglio nazionale della DC. Di seguito si riporta l'intervento del Presidente del Consiglio Zoli nel dibattito sulla fiducia al suo Governo.

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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: Comunicazioni del Governo.
Ha la facoltà di parlare l'onorevole Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del bilancio.

ZOLI, Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del bilancio. Il primo atto che un nuovo Governo compie è un atto solenne: la prestazione di un giuramento nelle mani della Persona che rappresenta l'unità nazionale: impegno d'onore nei confronti del popolo e di più, per i credenti, vincolo sacro davanti a Dio. La persona alla quale il Presidente della Repubblica conferisce l'incarico della formazione del Governo giura insieme con gli altri, ma agisce ed opera fin dall'inizio sapendo che, accettato l'incarico, dovrà giurare ed a questo giuramento si sente perciò fin dall'inizio vincolato.
Ciò è stato presente alla mia coscienza ed è presente alla coscienza di tutti i membri del Governo: l'idea che mi guidò nella formazione del Governo e che guiderà nella sua azione è perciò - oltre che la fedeltà alla Repubblica - l'osservanza leale della Costituzione.
Ho detto: l'idea che guidò me nella formazione del Governo.
Io ho sempre pensato - e l'ho detto in altra occasione, che mi verrà fatto di richiamare - che le formule dei Governi nel corso di una legislatura debbono ispirarsi a quella che è stata l'indicazione della volontà popolare, espressa attraverso l'indicazione della volontà attraverso il responso elettorale.
E, parlando dal mio banco di senatore in occasione del voto di fiducia al primo Governo quadripartito, ho inteso dimostrare come dalle elezioni del 7 giugno apparisse indicata la formula quadripartita.
Di ciò sono oggi ancora convinto.
In tale consultazione elettorale, due domande erano state infatti sottoposte al popolo: chi dovesse governare e se chi era chiamato a governare dovesse essere messo - nella condizione di poter più facilmente governare.
Il mandato di governare insieme col premio veniva chiesto da un gruppo di partiti, che avevano un comune concetto di democrazia ed una affinità di intendimenti in ordine ai problemi fondamentali di politica interna, di politica estera, di politica economica e sociale, che allora si ponevano.
Il risultato delle elezioni fu negativo per quanto si riferisce all'attribuzione del premio: ebbe parte notevole, nel determinare tale esito negativo, il voto di quei partiti, che trovavano disdicevole ad un concetto di democrazia il premio di maggioranza, mentre non trovarono e non trovano contrario a tale concetto il sistema della lista unica, che esclude il premio di maggioranza, perché nega diritto di esistenza alla minoranza, ed applicavano così il principio «non dare ad altri niente di ciò che hai voluto o vorresti tutto per te». Comunque, ripeto, il responso fu, su questo punto, negativo.
Ma vi era la seconda domanda: chi doveva governare.
Al suffragio popolare si presentavano collegati - come ho detto - diversi partiti con un comune denominatore. Questi partiti ebbero (mi riferisco ai risultati per l'elezione della Camera dei deputati, perché relativi ad un più ampio corpo elettorale) 303 seggi contro 287, o, se non si vuole tener conto dei seggi, sulla ripartizione dei quali influì il metodo elettorale, più del 50 per cento dei voti rappresentati in quell'Assemblea: dei voti, cioè, non solo validi, ma rappresentanti correnti di opinione, meritevoli di essere tenute in considerazione.
Ciò è dimostrato da un semplice richiamo di cifre: anche staccando dal collegamento i voti del Partito popolare alto-atesino ed omettendo di calcolare i voti del Partito sardo d'azione, che non raggiunse il quoziente, la percentuale dei voti validi conseguita dai quattro partiti della passata coalizione fu del 49,2 per cento, mentre il totale dei voti conseguiti dagli altri partiti raggiunse il 48,1 per cento.
Da questa constatazione discende - a mio modesto avviso - la tesi che io sostenni oltre tre anni fa: e cioè che, contro tutte le interpretazioni deformanti la realtà, la formula del quadripartito era quella indicata dalle elezioni del 7 giugno. La Democrazia cristiana, dopo inutili tentativi resi necessari, non dalla sua ma dall'altrui volontà, fu lieta di dare la sua collaborazione ed il suo appoggio al Governo Scelba ed al Governo Segni.
Le realizzazioni di questi due Governi sono a Voi presenti: nel campo interno, continuò il consolidamento della democrazia; nel campo internazionale, si ebbero la risoluzione di questioni vitali per il nostro Paese, il contributo del nostro Paese alla sicurezza ed alla pace e la riconquista piena della nostra dignità: tutto ciò, sulla strada segnata da Alcide De Gasperi; nel campo del progresso economico, la continuazione del miglioramento del tenore di vita degli italiani e una particolare cura all'elevazione materiale e morale dei più umili. Il complesso di queste realizzazioni è tale da far sì che non può non essere ricordata con sentimento di gratitudine l'opera dei colleghi Scelba e Segni e di tutti coloro che con essi collaborarono.
Per la formazione del nuovo Governo, le cose dette in ordine alle indicazioni date dal responso elettorale del giugno avrebbero potuto essere anche non più esatte nella ipotesi che successive manifestazioni della volontà popolare avessero potuto essere intese come una modificazione dell'orientamento espresso. E' accaduto esattamente l'opposto. La più importante manifestazione di volontà del popolo italiano dal 1953 ad oggi, quella delle elezioni amministrative del 27 maggio 1956, ha dato, secondo risulta dal solo elemento che offre la possibilità di una sicura interpretazione - le elezioni provinciali -, il 52, 51 per cento ai partiti così detti di centro. E le elezioni sporadiche che si sono svolte da quel giorno hanno - sia pure con diversa proporzione interna - dato analogo risultato.
E fuori dal campo politico, in altro - particolarmente significativo, perché espressione di volontà delle masse lavoratrici - si è avuta una continua, progressiva manifestazione di volontà democratica, nel significato di democrazia, quale noi intendiamo.
La coalizione formatasi nel marzo 1954 si è però spezzata: non serve indagare per volontà - deliberatamente non dico per colpa - di chi. Mi sia consentito di dire peraltro che la Democrazia cristiana ha fatto tenacemente e pazientemente quanto poteva per continuare nel cammino seguito fino a ieri. Ciò non è stato possibile, nè altre soluzioni avrebbero potuto essere sostenute senza incorrere nei pericoli inerenti alla soluzione di una crisi che riproduca la crisi stessa, o senza applicare all'azione della Democrazia cristiana tentativi di torsione, nel senso tecnico della parola; tentativi che questa respinge.
E allora la constatata inutilità dell'opera paziente e tenace spiegata ha obbligato la Democrazia cristiana - che rappresenta, secondo le elezioni del 1953, il 40 per cento degli elettori e ritiene fondatamente, anzi è certa, di rappresentarne oggi una percentuale anche maggiore - a considerare suo dovere assumersi la responsabilità del governo del Paese.
Compito doveroso, ma non desiderato né cercato; compito pesante e, posso aggiungere, penoso, per chi ha senso di responsabilità e personalmente raffronta la propria capacità alle esigenze; compito penoso per la mancanza di quella continua sicurezza del domani, che costituisce condizione del sereno ed efficace svolgimento di ogni attività umana; ma penoso altresì per il pericolo che artifici altrui possano dare, a coloro che guardano a noi con fiducia l'impressione errata che noi deviamo dalla linea finora seguita: sul che desidero dire una parola chiara.
Questo governo è un Governo di minoranza precostituita: esso ritiene - ed altrimenti non sarebbe qui - che sulla base delle intenzioni che manifesterà troverà quel tanto di consensi o di attesa - benevola, anche se vigilante - che gli permetta di procedere, per il residuo tempo della legislatura, sulla via che indicherò: e ciò naturalmente si augura nell'interesse del Paese. Ma sarebbe artificio - che noi non possiamo non respingere - quello di desumere, dall'apporto positivo o di attesa che al Governo sia dato, una qualsiasi nostra scelta. Il nostro passato lontano o vicino è troppo noto e troppo coerente, perché si possa dubitare di una nostra deviazione. Noi siamo oggi, e saremo domani, quali ci manifestammo nel 1945, anzi nel luglio del 1943 e, noi più anziani, nel gennaio del 1919 e restammo fino al 1943. La nostra via è quella allora tracciata e sempre seguita. Nessuna scelta noi ci sentiamo perciò di fare, né possiamo fare, se non quella per la quale chiediamo di essere giudicati: il programma di azione autonoma di governo non per un partito, ma per il Paese.
La parola autonoma non significa che noi rinneghiamo in alcun modo la nostra ispirazione e la nostra derivazione: questo Governo non intende camuffarsi da Governo incolore.
Ma esso intende governare, ripeto: «non per il partito, ma per la Nazione», perché questo è obbligo di correttezza personale nei confronti di un valoroso Collega di particolare competenza in un settore impegnativo per le nuove situazioni che potranno crearsi: Collega al quale ho chiesto la collaborazione nell'interesse esclusivo della Nazione. Ed egli l'ha concessa, del che gli sono grato.
Quale sarà l'azione del Governo?
Se dovessimo seguire un nostro impulso, esporremmo qui un nostro ampio, originale ed impegnativo programma di azione politica, che trova suo fondamento in una scuola e in una tradizione, in solenni autorevoli indicazioni ed in augusti insegnamenti; che trova sua espressione in ripetuti documenti di partito e sua convalida in una decennale sperimentazione.
E' stato detto che l'avvenire non appartiene alla Democrazia cristiana ed è esatto: l'avvenire della Nazione appartiene al popolo. Ma non ci si può accusare di presunzione se affermiamo di essere certi che anche per l'avvenire spetterà alla Democrazia cristiana la maggior parte di responsabilità. Dico: maggior parte di responsabilità in ogni caso, perché l'esempio di De Gasperi è da noi considerato come costante insegnamento. Ma in ragione di questa sicura previsione, la Democrazia cristiana ha il diritto e il dovere di avere un proprio programma ampio e completo.
La nostra attuale azione di Governo - quella di oggi - è però condizionata nelle sue dimensioni da due limiti: un limite di tempo e (chi vi parla è anche Ministro del bilancio) un limite di mezzi; e anche dalla considerazione delle possibili difficoltà del domani immediato.
Questa considerazione non potrà però indurci ad abbandonare la nostra linea politica e gli indirizzi che consideriamo essenziali; nè potrà indurci a non adempiere ciò che è doveroso adempiere e nel modo in cui riteniamo doveroso adempierlo od a rinunziare a ciò che riteniamo indispensabile e a differire ciò che riteniamo urgente. Ed anche senza attardarci su affermazioni di princìpi astratti o su enunciazioni, apparirà, dalle indicazioni programmatiche che noi faremo, il nostro volto e la nostra linea. E' un utile modo di procedere scendere dai principi generali alle applicazioni analitiche; è altrettanto possibile risalire dall'analisi dei fatti all'individuazione dei principi che li guidano e delle mete cui si tende. Qui è l'analisi dei fatti che prevale.
Passiamo dunque ai fatti: anche attraverso essi noi potremmo essere giudicati.
L'enunciazione del programma del Governo, che dubito assai, anche per tutto ciò che chiederò al Parlamento, sia possibile definire ridotto, può essere per maggior chiarezza divisa in tre parti.
Una prima parte è di pura esecuzione; una seconda è relativa alle funzioni spettanti esclusivamente al Governo; una terza si riferisce alla richiesta dell'approvazione di un complesso di provvedimenti legislativi.
Rientra nella prima categoria la creazione del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro. Già dal 4 maggio erano state richieste le designazioni agli organi competenti: è stato considerato, per gli eventi che sono sopravvenuti, come interrotto, piuttosto che sospeso, il termine. E' in corso di attuazione la rinnovazione della richiesta di designazioni; quando il termine sarà decoroso, sarà provveduto senz'altro alle nomine, sicché questo indispensabile organo previsto dalla Costituzione possa iniziare il suo funzionamento.
E' atto di esecuzione lo sganciamento delle aziende dell'I.R.I. che è prescritto da una legge e che sarà tempestivamente attuato. Credo di dover aggiungere che non ritengo che tale sganciamento sia destinato a concretarsi nella semplice cancellazione da un elenco, ma che debba essere considerato come affermazione che le aziende dello Stato - fermo restando che debbano tendere costantemente a risultati positivi e che non debbano essere poste in situazioni di privilegio tale da mortificare l'iniziativa privata, i cui diritti sono chiaramente indicati dalla Costituzione e saranno integralmente rispettati dal Governo - dovranno essere elemento pilota per far assumere dalla comunità del lavoro il profilo di fattore attivo della produzione.
E' di esecuzione la sollecita istituzione del Consiglio superiore della pubblica amministrazione, per cui il funzionamento è in corso di approvazione il regolamento per l'elezione dei quindici rappresentanti del personale.
Può considerarsi di mera esecuzione l'applicazione, già predisposta dal collega Braschi, dei criteri votati dalla Camera dei deputati per una risoluzione dei problemi inerenti alle concessioni telefoniche.
Nella seconda parte rientrano le politiche dei vari settori: politiche di settore apparentemente, ma, in sostanza, politiche unitarie nell'impostazione e nei fini. Fondamentale ritengo l'Amministrazione.
Non si pensi che io voglia con ciò dire che il Governo sarà un Governo di amministrazione: le indicazioni che darò escludono la possibilità di equivoci al riguardo. Ma intendo dire che il Governo ritiene fondamentale una politica dell'Amministrazione.
Non vi ha dubbio, a nostro avviso, che, a parte ogni questione di costo, la democrazia politica si svolga anche con l'Amministrazione, che deve essere non soltanto - come è naturale - legittima, ma anche tempestiva.
L'inutile complicazione o la lentezza delle procedure fa sì che lo Stato raggiunga solo parzialmente i suoi fini e che il cittadino riceva i servizi che gli spettano solo apparentemente integri, ma in realtà menomati o meno efficaci. Perciò il Governo si propone, senza introdurre subito nuovi radicali criteri organizzativi, che provocherebbero inevitabili crisi, di sottoporre ad un diligente esame le procedure seguite dall'Amministrazione, così da eliminare molti atti non necessari; e si propone, contemporaneamente, un ammodernamento degli strumenti.
Taluni di questi propositi sono in alcuni servizi attuati, dal punto di vista strumentale; ma l'opera deve essere estesa e proprio a questo fine è stato mantenuto il Ministero della riforma dell'Amministrazione.
Altra opera di riordinamento è in corso di attuazione attraverso, ad esempio, la liquidazione degli enti superflui, che ha già dato confortanti risultati. E intendo sottoporre al Parlamento un disegno di legge, frutto di un lungo studio diretto dal senatore Sturzo, per la definitiva eliminazione delle gestioni fuori bilancio, così da ricostituire l'unità del bilancio statale.
Sul piano politico generale la nostra azione non si discosterà dai principi che l'hanno ispirata in questo decennio di vita della nostra Repubblica.
Difesa della libertà e della democrazia, difesa della civiltà italiana e cristiana, difesa dell'uomo, quale noi lo intendiamo.
Libertà, intesa, però, non come semplice libertà di fatto; difesa dell'uomo non con un significato statico, ma con un significato dinamico di elevazione materiale e morale di esso; Stato di diritto. Perciò, accanto alla libertà, la giustizia sociale.
Questa nostra concezione ci mantiene in contrasto insanabile con altre concezioni di democrazia e con altri sistemi, che alla giustizia sacrificano quello che vi ha di più prezioso per la persona umana: la libertà; che hanno, in una parola una diversa concezione dell'uomo.
Noi siamo certi che in questo contrasto sarà domani la verità a trionfare; e già la nostra speranza vuol scoprire i primi piccoli segni di questa vittoria. Ma la certezza del domani non può far sì che noi non teniamo conto dell'oggi, che non comprendiamo che certi fenomeni sono fatti di corsi e ricorsi, che siamo oggi meno vigilanti e meno attivi.
In diretta dipendenza da questi princìpi è la politica interna, che è anche politica generale di un governo. Essa deve tenere presenti gli interessi della collettività, le sue esigenze e le sue aspirazioni e deve prendere atto della legittima giusta istanza dei cittadini ad essere considerati sempre di più parte viva ed autorevole di uno Stato giusto, solidale e quindi fraterno.
E a tal fine un grande sforzo deve essere compiuto non solo dallo Stato, ma anche dai singoli sul piano sociale, secondo la possibilità di ognuno; e di esso va tenuto conto, onde il processo evolutivo e di miglioramento sia accompagnato e difeso.
Ma aspetto più tipico della politica interna è il rispetto della legge e delle leggi: di tutte le leggi. Il che significa che il Governo - occorre dirlo? - osserverà esso scrupolosamente le leggi, ma altresì provvederà all'inflessibile rispetto di esse e, per quel che compete, alla loro applicazione. Anche la libertà sarà garantita, come lo è stata fino ad oggi; ma nessuno pensi che la propria libertà possa limitare quella degli altri.
Le suggestioni, le intimidazioni, le imposizioni non saranno consentite, specie quando esse tendono a limitare o a condizionare il diritto di voto, che è e resta la maggiore espressione della libertà: gli organi dello Stato interverranno, come di recente hanno fatto, senza alcuna esitazione.
E' superfluo aggiungere che la Costituzione sarà fatta osservare non per ciò che essa - secondo interessate interpretazioni - dovrebbe essere, ma per ciò che essa veramente è: garanzia per tutti, nei suoi istituti, di progresso civile e di ordinata convivenza.
Un più lungo discorso richiede la politica estera.
Nel campo delle relazioni internazionali il Governo continuerà con fermezza a perseguire ed a sviluppare una costruttiva politica di pace, cioè di sicurezza e di collaborazione.
Nella salda cornice della Comunità atlantica, la nostra opera sarà rivolta a creare le premesse necessarie per l'unificazione politica europea. In essa vediamo l'unico mezzo per un ritorno dell'Europa ad una funzione mondiale pari alla sua attuale importanza ed alle sue gloriose tradizioni. Auspichiamo la realizzazione di una Europa unitariamente organizzata, che, nel rispetto dei sentimenti e dei legittimi interessi delle Nazioni, sia base insostituibile di sicurezza, di libertà, di pace, di progresso per tutti i popoli.
Con tali intendimenti e considerando l'integrazione economica quale fondamentale premessa per l'unità politica, solleciteremo - come appresso dirò - la pronta approvazione parlamentare dei Trattati per il Mercato comune e per l'Euratom. I felici risultati dell'esperimento della CECA ci consentono di affermare che i due accordi assicureranno all'Italia ed agli altri Paesi partecipi un nuovo slancio nello sviluppo economico, un più largo impiego alle forze produttive, un migliore benessere.
I Paesi membri, operando per la costituzione di un'Europa unita e saldamente organizzata nella difesa dei propri solidali interessi, non intendono dar vita ad una nuova forza contrapposta ad altre di cui siamo partecipi, nè costituire un circolo chiuso. Le nostre posizioni vogliono costituire dei punti di partenza e sono aperte ad ulteriori accessioni per quanti credono nella libertà e nella democrazia. I legittimi interessi di tutti i terzi Paesi, a principiare dai membri della O.E.C.E., stanno molto a cuore alla nuova comunità: essi trovano conveniente salvaguardia negli attuali testi, ma potranno essere ancora meglio assicurati con successivi particolari accordi, sulla base di una necessaria armonizzazione di reciproci interessi.
E' superfluo riaffermare che l'Alleanza atlantica è il solido pilastro della nostra sicurezza: essa si è dimostrata elemento insostituibile dell'equilibrio politico europeo e mondiale. E tale resterà per noi, in primo luogo nel suo imprescindibile aspetto di difesa militare.
Ma, come il Presidente della Repubblica italiana ebbe a dire dinnanzi al Congresso americano all'inizio dell'anno decorso, «oggi la solidarietà militare non ha perduto la sua importanza, ma vi si debbono aggiungere forme nuove ed intelligenti di colloborazione.» «E, nell'ambito della NATO, si può esaminare con minori prevenzioni l'opportunità di dare finalmente vita allo spirito di quell'articolo 2 che fin da prima mirò a conferire al patto militare il carattere più vasto e più profondo di una comunità di popoli» Le franche e meditate parole del Capo dello Stato si ricongiungono - con tanta maggiore autorità - a proposizioni che, già in passato, l'Italia, con altri Paesi, ebbe a presentare nelle opportune sedi atlantiche: la nostra alleanza deve concretamente manifestarsi un fattore prezioso di cooperazione anche economica e sociale e quindi di progresso e di prosperità.
Così pure riteniamo che, in seno all'alleanza, debba realizzarsi una fattiva collaborazione politica, atta a consentire a tutti i suoi componenti una effettiva parità di diritti nell'affermazione dei propri legittimi interessi.
Questi aspetti della Comunità atlantica, questo richiamo ad una esigenza di più efficace parità, di vera cooperazione politica, economica e sociale, il Governo accentuerà nella sua azione futura.
Le intime relazioni che ci legano indistintamente a tutti i Paesi associati saranno sempre meglio intensificate nella costante rappresentazione dei fondamentali e non rinunciabili interessi del nostro Paese. In tale quadro, speciale importanza rivestono i nostri rapporti fecondi ed amichevoli con gli Stati Uniti, che è nostra intenzione di vieppiù sviluppare in tutti i settori. Non è inutile ripetere qui che la solidarietà tra la libera America e la libera Europa costituisce l'elemento fondamentale della sicurezza e della prosperità di entrambi i continenti.
Le cordiali, tradizionali relazioni con i Paesi dell'America latina - dove la nostra emigrazione, la nostra tecnica e i nostri prodotti trovano ampi sbocchi, che sono in crescente sviluppo, grazie alle attuali favorevoli disposizioni di quei Governi ed alle propizie condizioni ambientali - saranno oggetto di particolare cura.
Per quanto concerne più specificatamente il settore mediterraneo, noi sentiamo in pieno la nostra responsabilità di Paese interessato in modo vitale alla pace, alla stabilità, alla prosperità e ad una piena e sincera solidarietà in questa nevralgica parte del mondo. E' quindi fermo proposito del Governo di mantenere e sviluppare rapporti non solo di buon vicinato, ma della più attiva collaborazione con i Paesi antichi e nuovi che sul Mediterraneo si affacciano o che su di esso gravitano, a principiare da quelli alleati o finitimi. Ai Paesi di Africa e del Medio Oriente, ai quali ci lega un'antica tradizione di reciproca conoscenza e di lunghi contatti, ci proponiamo dare efficace assistenza per promuovere lo sviluppo delle loro risorse e per contribuire alla soluzione dei loro problemi economici e sociali: beninteso entro i limiti delle nostre possibilità e tenendo conto delle nostre esigenze.
Il Governo italiano ritiene, infatti, che ogni forma di cooperazione economica vada sviluppata con particolare riguardo all'assistenza tecnica con cui un Paese industrialmente più progredito affianca, con il proprio lavoro e con la propria esperienza, i Paesi che si affacciano ora al progresso con una nuova vitalità.
Siamo infatti persuasi, e la recente esperienza ne ha fornito le prove più convincenti, che solo un crescente miglioramento delle condizioni di vita dei popoli, retti da libere istituzioni, è garanzia di pacifica convivenza e di benessere anche per gli stessi Paesi economicamente più progrediti. Il Governo agirà a tal fine in stretta intesa con le altre Nazioni direttamente interessate ed in particolare con gli Stati Uniti, i quali si sono recentemente assunti nuovi gravosi compiti ed impegni in questo settore.
A tale riguardo non possiamo fare a meno di registrare che, per la grave vertenza per il Canale di Suez, soltanto una soluzione provvisoria ha potuto essere finora raggiunta: auspichiamo, quindi, che essa venga presto definitivamente risolta nel generale rispetto delle norme e degli accordi internazionali.
Per quanto concerne le relazioni con il mondo sovietico, esse hanno toccato il punto più basso a causa degli avvenimenti in Ungheria, che così profonda emozione hanno giustamente destato nel popolo italiano ed in tutto il mondo. Nelle ultime settimane si sono peraltro registrate in campo internazionale proteste e dichiarazioni che possono aver suscitato un senso di attesa da parte della pubblica opinione; ma esse devono venire giudicate per quel valore che potranno concretamente avere ai fini di una vera preservazione della sicurezza e della pace.
Il Governo italiano, unitamente ai suoi Alleati, si propone quindi di seguire, come sta seguendo, gli sviluppi di tali iniziative con la più grande attenzione, senza pregiudiziali che non siano quelle di una sicurezza effettiva e controllata avente per base l'assoluto rispetto della libertà e dei diritti delle genti.
Occorre però precisare che nessuna vera pace potrà aversi in Europa e nel mondo, se non si pongono contemporaneamente le basi per risolvere, in libertà e democrazia, il fondamentale problema della unificazione germanica e se i Paesi dell'Europa orientale non avranno la possibilità di affermare - con ogni salvaguardia dei legittimi diritti di sicurezza del loro grande vicino orientale - gli essenziali diritti umani e nazionali.
In tali intenti il Governo continuerà ad ispirare la sua azione internazionale al rispetto della Carta e dei princìpi delle Nazioni Unite, appoggiando altresì lealmente e fattivamente l'O.N.U. nella sua opera intesa a promuovere la comprensione fra i popoli, il rispetto del diritto e il pacifico regolamento delle controversie.
In relazione a questa politica estera, vigile e attenta cura dedicherà il Governo alle Forze armate della Nazione. Proseguendo nella linea già costantemente perseguita dai precedenti governi, cercheremo di rendere sempre più adeguato alle evoluzione della tecnica difensiva e sempre più funzionale il nostro apparato militare: ciò è stato e sarà ancora possibile nel quadro della grande alleanza atlantica.
La politica della Repubblica italiana è stata ed è politica di pace. Affinché la pace non sia effimera e illusoria è indispensabile la sicurezza: sulla sicurezza del popolo italiano vegliano appunto le Forze armate di terra, del mare e del cielo: ad esse il Governo porge con commossa fierezza il suo affettuoso saluto. (Vivi applausi dal centro e dalla destra).
Politica economico-sociale: resta a fondamento della politica economico-sociale del Governo lo Schema di sviluppo dell'occupazione e del reddito lasciatoci dal compianto Vanoni.
In sede di esposizione finanziaria, che ho avuto l'onore di svolgere innanzi al Senato il 5 aprile di quest'anno, indicai qual'era l'interpretazione che il Ministro del bilancio dava dello schema, quale era il cammino percorso, quali i risultati conseguiti, quali gli orientamenti per l'ulteriore attuazione dello Schema stesso. Quel documento doverosamente fu inviato a tutti i Parlamentari; e, poiché il Ministro del bilancio non è cambiato, sembra inutile una ripetizione.
Ma, ai fini dell'ulteriore svolgimento, il Governo ha intenzione di intensificare la sua azione non soltanto per quanto attiene alla azione diretta dello Stato, ma anche per quanto attiene all'indirizzo dell'attività economica del Paese per il conseguimento delle mete finali.
Per questo intento fu creato un Comitato di esperti, nel quale si affiancano, ad uomini di scienza, persone particolarmente provviste di esperienza nel campo della finanza, del lavoro e della produzione; ed al quale spetterà anche il compito di dare indicazioni per l'inserimento nel programma delle nuove strutture economiche europee, con le loro promesse, ma anche con i loro pericoli.
Taluni caposaldi resteranno comunque fermi:
a) la stabilità monetaria, condizione essenziale non solo per l'attuazione del programma, ma anche per garantire coloro che hanno meno dai pericoli inerenti alla diminuzione del potere di acquisto della moneta, diminuzione che, per altri, costituirebbe anziché danno, vantaggio;
b) l'intensificazione della politica a favore del Mezzogiorno e delle altre zone depresse: e ciò con maggiori stanziamenti, con incentivi, con l'utilizzo di fondi derivanti da accordi internazionali, con l'orientamento ed il coordinamento dell'azione di tutti gli enti pubblici, oggi sotto la vigilanza del Ministero delle partecipazioni statali: tenendo così sempre più decisamente a quell'industrializzazione del Mezzogiorno che ha avuto in talune limitate zone inizio già promettente, ma che deve necessariamente essere intensificata, se si vogliono effettivamente raggiungere i fini dello Schema in tale settore;
c) la più attenta cura alla risoluzione del problema dell'energia;
d) la risoluzione del problema dell'istruzione professionale, considerato fondamentale dal Governo ai fini tanto dell'attuazione dello Schema, quanto di una politica meridionalistica ed anche in relazione alle nuove prospettive derivanti per la mano d'opera dai trattati del Mercato comune.
Chi guardi le cifre del bilancio della Pubblica istruzione e del Lavoro, gli stanziamenti della Cassa del mezzogiorno, la destinazione dei fondi derivanti dagli accordi con gli Stati Uniti; e tenga presente il concorso di taluni benemeriti enti pubblici e privati e quello di enti locali, non ha l'impressione di una notevole insufficienza di mezzi: ma chi tenti di avere una visione del mondo e del luogo di utilizzo di essi, ha l'impressione di una non certo utile confusione e concentrazione.
Occorre perciò regolare anzitutto le competenze, determinando le funzioni e gli organi per la istruzione dei giovani e per l'addestramento degli adulti; occorre evitare duplicazioni di iniziative; occorre evitare dispersione di mezzi.
A questo fine, il Governo darà incarico alla Segreteria del C.I.R. di svolgere una rapida inchiesta - l'aggettivo non è aggiunto per colorire la frase - dopo la quale potrà redigersi un piano di distribuzione. Ma fin da ora è sicuro che vi è una vasta zona dove non vi è certo pericolo di fare qualche cosa di inutile: il Mezzogiorno.
In questa, la Cassa del mezzogiorno, che si troverà a disporre di un complesso di 12 miliardi e mezzo, inizierà subito la sua opera, in rapida intesa coi Ministri della pubblica istruzione, del lavoro e dell'agricoltura.
A questa opera è necessario però anche il concorso delle imprese private. Talune di queste, più avvedute, hanno compreso quale sia il vantaggio, anche economico, di una attività diretta alla formazione di maestranze specializzate: converrà che, anche in questo settore, le aziende a capitale statale assumano un posto di prima fila.
Vi sono molti altri settori in ordine ai quali vorrei esprimere gli intendimenti del Governo: ma la discrezione è una virtù necessaria. Su taluni di essi, però, credo necessario brevemente soffermarmi: e cioè sulla politica dei lavori pubblici, dall'agricoltura e degli scambi.
Per i lavori pubblici continuerà, con la più solerte applicazione dei provvedimenti vigenti, la politica dell'edilizia popolare e della viabilità.
Nel campo dell'agricoltura il Governo proseguirà la politica intesa a secondare ed a stimolare lo sforzo produttivistico, al cui successo è fondamentalmente legato lo sviluppo dell'economia generale del Paese, oltre che la elevazione delle condizioni di vita delle masse contadine. E i provvedimenti legislativi cui accennerò lo dimostrano.
La circostanza che l'agricoltura sia chiamata a tale sforzo in un momento particolarmente felice per le possibilità offerte dal continuo progredire della tecnica non può far perdere di vista la necessità, per l'impresa, di poter contare su un equilibrio, che le consenta la copertura dei normali costi. Prescindere da questa esigenza, significherebbe mettere in pericolo la stessa politica di investimento che viene sviluppata con tanta larghezza di mezzi nel campo delle bonifiche, delle trasformazioni fondiarie, delle riforme di struttura e di esercizio degli ordinamenti aziendali.
Ma sarà fondamentale per tale esigenza la riduzione dei costi, condizione prima per il nuovo corso che si apre col Mercato comune, che richiederà anche preordinazione di un piano pluriennale.
Particolare cura verrà anche posta nel promuovere la sperimentazione agraria e la istruzione professionale ai contadini.
La politica degli scambi internazionali assumerà ogni giorno più particolare importanza. Essa continuerà ad essere orientata a promuovere l'inserimento del mercato interno nel mercato internazionale nel quadro di condizioni di parità fra gli operatori nazionali e quelli esteri. Ne testimonia l'intendimento del Governo di sollecitare, come già detto, dal Parlamento l'approvazione dei trattati che istituiscono la Comunità economica europea e 1'Euratom e la predisposizione immediata dei mezzi idonei a consentire l'adempimento degli obblighi che essi sanciscono, garantendo la tutela più efficace degli interessi nazionali. Ovviamente non saranno creati organi nuovi; sarà intensificata la collaborazione fra quelli esistenti ed in special modo fra quelli ai quali spetta il compito istituzionale di coordinare le trattative internazionali, siano esse bilaterali o multilaterali, e di coordinare le istanze delle singole Amministrazioni.
La partecipazione italiana nella Comunità economica europea nonché in altre organizzazioni internazionali, nelle quali si discutono proposte intese alla creazione di aree più vaste di scambi internazionali, impegna il Governo in una negoziazione multilaterale incessantemente aperta, nella quale esso si adopererà con i mezzi a propria disposizione affinché siano poste in essere le soluzioni più conformi agli obiettivi della nostra politica, la quale è stata ed è orientata verso la negazione sia dell'autarchia nazionale, sia di quella di aggruppamenti di Nazioni. L'espansione economica che il Governo è impegnato a mantenere si riflette in crescenti importazioni; donde la necessità di promuovere crescenti esportazioni; donde la esigenza di commerciare liberamente in tutte le direzioni.
L'accrescimento della capacità competitiva dell'economia italiana richiede che sia continuata la politica di liberalizzazione delle importazioni di ogni provenienza, allo scopo di metter i produttori nazionali in grado di procurarsi i rifornimenti necessari alle condizioni più convenienti. La liberalizzazione delle importazioni non può dissociarsi dalla liberalizzazione delle esportazioni; conseguentemente l'azione di tutti gli organi di Governo sarà orientata verso l'acquisizione di sbocchi più ampi in condizioni di parità con i Paesi maggiormente interessati al commercio internazionale.
Il riordinamento delle norme che disciplinano gli scambi e il commercio dei cambi sarà continuato con sistematicità metodica; non saranno compiute rivoluzioni sovvertitrici, ma non si cesserà dall'introdurre quelle innovazioni che si dimostrino atte a rendere la congerie delle disposizioni che disciplinano questa materia più idonee a consentire la libertà di iniziativa da parte degli operatori.
Ho detto che vi è infine un terzo settore di attività per il quale il Governo chiede la collaborazione del Parlamento, indicando le leggi di cui, ai fini della sua politica, domanda l'approvazione.
E' un elenco assai pesante (e non è completo, mancando l'elencazione di alcuni minori problemi), e la richiesta può sembrare troppo esigente. Ma il popolo chiede ed ha bisogno di tante cose; e d'altro canto il Governo deferisce al Parlamento, al quale sottomette le ragioni di imprescindibilità ed urgenza.
Vi sono talune leggi che riguardano più direttamente il Parlamento, e sulle quali più remissiva deve essere la richiesta del Governo: alludo alle leggi, anzi al disegno di legge ed alla proposta di legge del senatore Sturzo, relative alle modifiche della durata e alla composizione del Senato della Repubblica; e a quella - puramente ordinaria, ma necessaria - relativa alle modificazioni alle leggi per la elezione del Senato stesso (circoscrizioni). Con tale modificazione, si provvederà anche a completare la rappresentanza parlamentare per la città di Trieste, alla quale il Governo ritiene di dover sempre guardare con particolare attenzione a causa della sua lunga passione. Altro problema, sul quale il Governo non può che esprimere una sua deferente richiesta, riguarda la risoluzione della questione relativa al metodo di discussione ed approvazione dei bilanci. Le attuali circostanze sono la migliore prova dell'opportunità di lasciare al nuovo Parlamento il legato della possibilità di un più agevole funzionamento.
Nel campo dell'ordinamento costituzionale, è davanti alla Camera il disegno di legge per la costituzione del Consiglio superiore della magistratura: l'unione nella stessa persona delle funzioni di Ministro della giustizia e dell'incarico del coordinamento costituzionale assicura che sarà trovata una via di conciliazione tra l'indipendenza del giudice, stabilita dalla Costituzione, e la responsabilità politica del funzionamento della giustizia.
Il Governo ritiene altresì che la nuova legislatura debba trovare soddisfatta - sia pure attraverso la delega del nuovo Governo - l'esigenza costituzionale di una rinnovata e completa disciplina delle attribuzioni degli organi del Governo della Repubblica e dello ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri e dei Ministeri: e in tale occasione, il Parlamento potrà dare direttive in ordine a taluni particolari settori (l'emigrazione, l'aviazione civile, l'alimentazione).
Ma fin da ora il Governo ritiene di dover sollecitare la costituzione - già deliberata dal Senato - del Ministero della sanità pubblica.
Collegata alla Costituzione è infine una leggina, di assoluta necessità, per il rispetto dovuto alla Corte costituzionale: e cioè quella recante modificazioni alle norme del Codice penale e del Codice penale militare di pace, riguardanti i delitti di attentato e vilipendio agli organi costituzionali.

DE NICOLA. Troppo tardi! (applausi dalla sinistra).

ZOLI, Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del bilancio. Faccio notare che il mio Governo chiede la fiducia oggi.
Hanno carattere di assoluta urgenza - ad avviso del Governo - l'approvazione dei bilanci e la ratifica dei due Trattati firmati a Roma il 25 marzo u.s., comunemente indicati come del Mercato comune e dell'Euratom.
In merito ai gravi problemi che sorgeranno da tali Trattati, alcune Amministrazioni hanno già predisposto gli studi che dovranno servire al Comitato interministeriale incaricato di provvedere sui problemi stessi.
Ha poi particolare urgenza un complesso di leggi, e cioè:
a) le due leggi sulla Cassa del Mezzogiorno e per le zone depresse del Centro Nord: il Governo accetterà gli emendamenti proposti dalla Commissione per l'aumento degli stanziamenti graduati nel tempo da miliardi 590 a miliardi 760, per quanto concerne il Mezzogiorno, da miliardi 100 a miliardi 158, per quanto riguarda il Centro Nord. Collegati con tali leggi sono gli accordi relativi ai surplus americani e quelli che regolano la destinazione dei fondi derivanti da questi accordi;
b) la legge per l'autorizzazione alla spesa di 50 miliardi per opere di bonifica;
c) la legge per il finanziamento e la riorganizzazione degli enti di riforma;
d) la legge sulla disciplina, ricerca e coltivazione dei materiali fonti di combustibili nucleari;
e) la legge che autorizza il concorso dello Stato negli interessi sui mutui per la formazione della piccola proprietà contadina;
f) la legge che stabilisce provvidenze creditizie per la zootecnia;
g) le leggi relative alle aree fabbricabili.
Queste leggi il governo ritiene indispensabili - sia pure per talune di esse con opportune correzioni - ai fini della politica sopra esposta in ordine alle zone depresse ed allo sviluppo economico del Paese.
Esso segnala peraltro la necessità anche dell'approvazione di una serie di leggi relative al personale.
In questo settore, si è già provveduto ad eliminare uno stato di sospensione nell'applicazione dei decreti emanati, in esecuzione della legge delega, in ordine ai nuovi organici di un complesso di amministrazioni; e sarà adoperata ogni cura affinché le nuove norme possano essere attuate anteriormente al 1° luglio, giorno di decorrenza delle disposizioni stesse.
Pendono, però, davanti al Parlamento i disegni di legge sulle competenze accessorie del personale delle Ferrovie dello Stato e del personale delle telecomunicazioni; il disegno di legge sull'elevamento dei limiti di età per il collocamento a riposo di talune categorie del personale esecutivo delle Ferrovie dello Stato; quello relativo agli stipendi del personale esecutivo delle Ferrovie dello Stato; quello relativo al regolamento degli aumenti biennali degli stipendi (la legge cosiddetta degli scatti).
A tali disegni di legge il Governo aggiungerà la legge sullo stato giuridico e sul trattamento economico degli insegnanti (per la quale deve essere tenuto presente lo spirito dell'articolo 7 della Legge Delega e l'impegno assunto per la concessione di una indennità per le prestazioni eseguite al di fuori delle normali funzioni di istituto) e la legge sull'ordinamento delle carriere del personale delle Poste e Telecomunicazioni, in corso di definitiva elaborazione.
A proposito dei quali disegni di legge, il Governo non può non esprimere l'opinione che, laddove spetta al Parlamento la decisione, siano quanto meno non opportune - in caso di divergenza - talune forme di agitazione, con le quali la pressione è esercitata arrecando gravemente disagio e grave danno a larghissimi strati della popolazione: il che vale anche per altri settori di servizi di particolare, vastissimo interesse pubblico.
Talune provvidenze di contenuto direttamente sociale (hanno un riflesso sociale immediato e mediato anche la massima parte dei provvedimenti che ha indicato come aventi contenuto prevalentemente economico) sono già avanti al Parlamento ed altri se ne aggiungeranno, come appresso dirò.
Essi sono:
il disegno di legge recante nuove disposizioni sulle pensioni ordinarie;
la cosiddetta rivalutazione delle pensioni di guerra: studi direttamente compiuti dal Ministero del bilancio hanno consentito una soluzione graduale dei problemi tuttora sospesi, soluzione che ritengo di gradimento di questa benemerita categoria di cittadini, sicché penso che l'iter di questa proposta del senatore Angelilli ed altri possa procedere rapidissimo;
la concessione della pensione ai mezzadri ed ai coltivatori diretti;
i provvedimenti, infine, per consentire ai capaci ed ai meritevoli di raggiungere i gradi più elevati negli studi.
Il Governo presenterà, inoltre, due note di variazione, una ordinaria ed un'altra di carattere straordinario, che così indico in ragione della fonte di copertura.
Nella prima, a parte un complesso di altri provvedimenti, figurano: uno stanziamento di 4.500 milioni per aumento degli assegni familiari nel settore dell'agricoltura; la somma di un miliardo come finanziamento per il primo anno 1956-1957, la utilizzabile nel 1957-1958, di un programma poliennale per il restauro e la conservazione di opere d'arte e di monumenti (non ho bisogno di soffermarmi sull'importanza del provvedimento); la prima rata - 500 milioni - di un contributo concesso alla Regione sarda per la esecuzione di un piano particolare per la costruzione e il potenziamento dei porti di 4a classe; una assegnazione straordinaria di 500 milioni a favore dell'opera nazionale per la protezione e l'assistenza della maternità e dell'infanzia; uno stanziamento di 375 milioni a favore della Cassa nazionale di assistenza di malattia ai pescatori; uno stanziamento di 125 milioni come contributo per l'assistenza sanitaria protetica ed ospedaliera ai mutilati ed invalidi per servizio; uno stanziamento per la concessione di mutui, per dieci miliardi in un triennio, della durata di 15 anni al tasso del 3 per cento per la ricostituzione degli oliveti in talune provincie dell'Italia Centrale particolarmente danneggiati dalle gelate dei primi mesi del 1956.
E vi sarà poi una seconda nota di variazione, che ho definito straordinaria.
Infrangendo una prassi convalidata dal voto del Parlamento, il Governo in vista dell'andamento abbastanza favorevole del gettito tributario (che consentirà di ricoprire alcune tristi sorprese verificatesi nell'esercizio in ordine agli effetti di taluni provvedimenti) proporrà al Parlamento stesso di consentire una volta tanto la copertura di una nuova spesa con parte di tale maggiore gettito.
Si tratta di far fronte ad un provvedimento doveroso nel campo della previdenza, che si aggiunge a taluni che saranno presi dagli Istituti operanti in questo campo e particolarmente dall'Istituto nazionale infortuni sul lavoro col miglioramento del trattamento agli infortunati e degli assegni in caso di morte. Il provvedimento cui mi riferisco è quello di un primo aumento, a decorrere dal 1° gennaio 1958, dei minimi di invalidità e vecchiaia.
Come questa possibilità sia merito del contribuente italiano e sia effetto del lento e progressivo miglioramento della coscienza tributaria e del perfezionamento dei servizi e come siano in corso talune iniziative per la repressione delle evasioni, avrà occasione di dirvi al più presto il ministro delle finanze, il quale penso ne trarrà motivo per aggiungere all'elenco che vi ho presentato l'approvazione della delega per la revisione delle esenzioni e dei privilegi fiscali: tale revisione opererà nella prossima legislatura, ma penso sia doveroso per una legislatura gettare i semi che potranno fruttificare in quella successiva.
Con ciò ho esaurito l'elenco. E' un elenco pesante, Vi ho detto; ma ho anche detto: il popolo ha bisogno di molto e molto chiede, questo Governo non può restare sordo a quelle richieste.

TUPINI. E la legge per la Capitale non interessa questo Governo? (Commenti).

ZOLI, Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del bilancio. Vi sarebbero ancora, però, da aggiungere all'elenco taluni altri provvedimenti di secondario rilievo; ma la indicazione di essi può essere omessa poiché essi non appesantiranno l'ordine del giorno perché hanno carattere di provvedimenti... da Ministero degli affari.
Ma quelli che ho indicati, in un esame complessivo che approfondisca la loro portata e il loro coordinamento, non possono non essere indicativi di una politica, limitata come ho detto, ma volitiva.
Ci sono però due altre questioni che aspettano il Governo, anzi lo aspettano al varco.
La necessità di un ordine in questa mia esposizione ha fatto sì che esse vengano dopo la enunciazione di un complesso di propositi non tanto ridotto e non tanto vacuo. Ed è forse un bene che così sia stato, perché in tal modo risultano più esatte le proporzioni di tali ultime questioni, la cui importanza assoluta è certamente assai rilevante, ma quella relativa appare minore.
L'uomo della strada che avesse avuto la pazienza - a voi imposta per ragione di ufficio - di seguire questa mia esposizione e poi abbia il piacere di seguire la discussione, potrebbe, all'illustrazione di certi preannunciati propositi, chiedersi se tutto questo che ho detto può essere giudicato, impedito o ritardato in funzione del fatto che, fra un certo numero di anni - quando è sperabile che la area dei contratti agrari sia ridotta - sia o non sia consentito ad un proprietario invocare una giusta causa per ottenere la disponibilità del fondo. Potrà chiedersi altresì se tutto ciò sia da giudicare in funzione del fatto che il Governo voglia essere fedele alla Costituzione non dichiarando che un istituto da essa previsto non deve essere attuato o per contro in funzione del fatto che non trovi proprio indispensabile che l'attuazione di questo istituto avvenga entro un certo numero di mesi, con una coincidenza della necessità della soluzione dei problemi che ne sorgeranno col periodo della più larga, impegnativa, decisiva, consultazione elettorale.
L'uomo della strada probabilmente non capirebbe. Io, che sono stato per venti anni uomo della strada, conservo un po' la mentalità di questo: ma ho il più grande rispetto delle altrui valutazioni e, poiché qui sono qualche cosa di diverso dall'uomo della strada, mi sento obbligato a esprimere il pensiero del Governo al riguardo.
Contratti agrari: se il tempo me lo consentisse, vorrei risalire con un lungo richiamo a un'epoca lontana, al 1920. Vi era anche allora il problema della regolamentazione giuridica dei contratti agrari di mezzadria e di affitto. Ma esso non era sollevato da coloro che oggi sono così strenui e intransigenti paladini delle soluzioni più estreme. Erano le organizzazioni bianche che si battevano su tale terreno; erano i Congressi del Partito popolare, che ponevano il problema in questi termini. E chi vi parla fece parte, in rappresentanza dei lavoratori, di una commissione ministeriale di studio sui problemi della mezzadria in Toscana, che concluse all'unanimità -e cioè, con l'adesione del rappresentante delle Associazioni di agricoltori - per la durata poliennale (9 anni) dei contratti a mezzadria e di affitto, per il diritto alla trasformazione della mezzadria in affitto, per il diritto di prelazione, per il principio della giusta causa di risoluzione dei contratti. Le altre organizzazioni non ci seguivano su questo terreno: puntavano esclusivamente sulla parte economica.
Oggi noi siamo coerenti con noi stessi: riteniamo che l'attesa di questa categoria di lavoratori di vedere finalmente garantiti e riconosciuti taluni diritti con la risoluzione di questa annosa questione, non possa essere delusa; così come non potrà in prosieguo essere delusa quella degli altri lavoratori per una regolamentazione dei contratti collettivi di lavoro. Condividiamo, come più giusto e insieme sufficiente contemperamento di opposti diritti, gli orientamenti rivelatisi prevalenti davanti alla Camera dei deputati in ordine alla sufficienza di una ciclicità della giusta causa; ma riteniamo altresì che certi limiti, che erano imposti al Governo precedente dal doveroso riguardo all'opinione di correnti che collaboravano in seno ad esso, noi possiamo abbandonare, aderendo al proposto miglioramento di talune disposizioni.
E quanto alle ragioni debbo ricordare che siamo stati, nella storia del nostro Paese, fra i primi (non i primi, chè altri furono prima di noi a sostenere l'utilità, anzi la necessità di questa modificazione organica strutturale dello Stato) a promuovere strenuamente questo istituto costituzionale.
Anche in ordine a tale istituto vi sono dei convertiti particolarmente appassionati: non è qui la sede per indagare quale possa essere il motivo di tale conversione. Per quanto ci riguarda, noi restiamo fedeli alle nostre idee e alla Costituzione (commenti dalla sinistra ): ma questa fedeltà non ci impedisce di considerare come non infondata la preoccupazione di quella maggioranza che ha ritenuto che il nuovo istituto debba sorgere perfetto in tutti i suoi presupposti: e, fra questi, indubbiamente ha rilievo la base finanziaria.
Questa preoccupazione non vieta, a nostro avviso, di perfezionare, nel periodo che ancora rimane, il procedimento che porti all'approvazione della legge: e ciò garantirà che la Costituzione, anche su questo punto, sarà in prosieguo necessariamente attuata. il che sembra a noi debba•bastare.
Chè se, per contro, nel sottofondo dell'opposta opinione fosse l'intendimento di far trovare la nuova legislatura di fronte al fatto compiuto, io penso che doveroso sarebbe il rifiuto di tale intento. Un Parlamento ha piena libertà di decisione: ma sarebbe forse abuso di questa facoltà affrettarsi alla risoluzione di un problema in un certo modo sol perché può dubitarsi che da una nuova consultazione popolare possa sorgere una rappresentanza con un diverso orientamento.
Onorevoli colleghi, ho iniziato il mio dire richiamando il giuramento prestato. A queste mie parole iniziali mi riallaccio, chiudendo col dire che il Governo ha la sicurezza che, attuando il programma propostoVi, sarà - come ne ha ferma volontà - fedele all'ultima parte del giuramento «esercitare le proprie funzioni nell'interesse supremo della Nazione».
Per questo esso attende serenamente le Vostre decisioni. (Vivi applausi dal centro. Molte congratulazioni).

On. Adone Zoli
Senato della Repubblica
Roma, 29 maggio 1957

(fonte: Senato della Repubblica - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di mercoledì 29 maggio 1957)


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