LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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IL GOVERNO CENTRISTA DI ZOLI: REPLICA DI ADONE ZOLI AL SENATO DELLA REPUBBLICA
(Roma, 4 giugno 1957)

Dopo la crisi del I Governo Segni, l'alleanza centrista tra DC, PSDI e PLI, la II legislatura repubblicana vede insediarsi il Governo guidato da Adone Zoli, un monocolore democristiano. Zoli è anche Presidente del Consiglio nazionale della DC. Di seguito si riporta la replica del Presidente del Consiglio Zoli nel dibattito sulla fiducia al suo Governo.

* * *

PRESIDENTE. Lo svolgimento degli ordini del giorno è esaurito. Ha facoltà di parlare l'onorevole Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro del bilancio.

ZOLI, Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro del bilancio. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio primo dovere dopo questa lunga, approfondita discussione è di dire una parola di ringraziamento anche commosso.
Io mi sono sentito qui circondato da tutti - un po' più, un po' meno - con un alone di calda simpatia. Dipende questo quasi certamente dal fatto che abbiamo lavorato assieme, per dieci anni con alcuni per cinque anni con altri e probabilmente dal fatto che io ho anche taluni difetti, i quali naturalmente giovano molto spesso a rendere più sopportabili le persone. Quasi tutti li hanno dimenticati, tranne l'amico De Pietro, che vi ha fatto un accenno e a lui voglio quindi aggiungere un ringraziamento particolare. Ma, dopo avermi detto: «II senatore Zoli è una bella figura di repubblicano, di democratico, di antifascista», hanno aggiunto tutti, questo però con una certa serietà - lo ha detto su un giornale, non qui dentro, il signor Franz Turchi, quando è giornalista bisogna chiamarlo così, e lo avete detto ancor più voi, amici della sinistra - che io sono un burattino e che c'è qualcuno dietro che tira i fili. Io sarei qui in rappresentanza, più o meno conscio, di altre persone: mi avete dipinto come un cavallo di Troia, un cavallone di Troia (ilarità), perché dentro di me non so quanta roba sarebbe stata messa. C'è merce di contrabbando: il fascismo, anzitutto, di cui io sarei infarcito inconsciamente; la monarchia; la conservazione; i monopoli, la Confintesa; il clericalismo, e tanti altri generi.
Ora, io non protesto: voi avete detto chi sono stato. Passerò a cercare di spiegarvi chi sono. Nella presentazione del mio programma io misi più programma e meno politica. Nel negozio, anzi nella biblioteca degli slogans, io avevo preso lo slogan delle cose concrete. Invece politique d'abord, avete detto voi, attingendo sempre alla stessa biblioteca, e il programma è rimasto in sottordine. Seguirò di necessità questa via.
Mi scuso se non risponderò a tutti. Capirete quanto io sia disposto ad abusare della vostra pazienza (eventualmente, signor Presidente, mi interrompa): io non posso pensare di rispondere, in questo tempo, a tutto quello che è stato detto qui in non so quante ore. Questa volta, per quanto dicano che io sia molto amante dei numeri, non ho fatto il conto delle ore. Può darsi che a qualcuno non risponda; mi scuso in anticipo.
Comincerò dalla politica, poi parlerò della formazione del Governo ed infine del programma; e perchè non si dica che faccio una scelta (c'è sempre questo pericolo di fare delle scelte) seguirò l'ordine cronologico. Comincerò da chi ha parlato prima, e poi via via seguirò l'ordine in cui è stata presa la parola dai colleghi senatori.
Il primo è stato il senatore Braitenberg, che ha parlato di una questione specifica. Ha dichiarato che il trattamento delle minoranze deve essere preso in considerazione in base all'Accordo di Parigi del settembre 1946. Il Governo da me presieduto intende applicare lealmente tale Accordo. Anzi, dichiara che la questione del trattamento delle minoranze si risolve completamente, ma altresì unicamente, nell'applicazione dell'Accordo, il cui contenuto sostanzialmente è trasfuso nello Statuto speciale della Regione. Il 30 gennaio il precedente Governo ha dichiarato di voler tener fede all'Accordo, ed ha dato poi prova di liberalità promuovendo iniziative nuove in materia di norme di attuazione. Il Governo attuale intende proseguire per quella strada, per promuovere la pacifica e laboriosa convivenza del gruppo etnico italiano e del gruppo etnico tedesco in Alto Adige, ma non può accettare interpretazioni dell'Accordo che vadano al di là degli impegni assunti, così come non può consentire la creazione di situazioni in contrasto con i principi costituzionali.
Con questa lealtà da parte del Governo e con altrettanta lealtà - di cui sono sicuro - da parte del gruppo etnico tedesco, si farà della provincia di Bolzano, come l'Accordo voleva, un punto di incontro di due civiltà. Le provvidenze adottate e la prosperità di cui gode la Provincia di Bolzano sono del resto testimonianza di uno stato di fatto corrispondente ai principi che ispiravano l'Accordo di cui sopra ho parlato.
Dopo il senatore Braitenberg viene il senatore Lussu. Io debbo a lui un altro particolare ringraziamento per quello che ha detto di De Gasperi. Io sapevo del resto, senatore Lussu, quello che lei ha pensato sempre e pensa di De Gasperi. Lei ha detto però che la carriera politica di De Gasperi era finita il 7 giugno 1953. E' finita veramente con la sua morte, come carriera politica. Ma ci sono degli uomini che non muoiono mai: gettano un seme che fruttifica dopo, e De Gasperi lo gettò nel suo testamento a Napoli. Per l'interno il seme ha dato il frutto del nostro Partito. Lo giudicherete un cattivo frutto; noi lo consideriamo un frutto indispensabile per il bene del Paese. Per l'esterno ha dato il seme dell'Europa.
Detto questo, io passo a risponderle, senatore Lussu. Lei ha detto, anzi ha ripetuto: dovevate aprire a sinistra, finalmente aprire a sinistra! E' dal 7 giugno 1953 che i socialisti ce lo ripetono, e sembra che non comprendano i motivi del nostro no; rettifico, di un nostro no, perché aprire a sinistra ha due significati: uno politico e uno sociale. Nel significato politico il nostro no non può che essere ribadito; perché, onorevole Lussu? Perché il Partito socialista italiano non ha chiuso a sinistra, e noi non siamo disposti a metterci su una strada che continua al di là dei confini della democrazia. Fino a che dura questa situazione sono inutili gli appelli; e non continui ad accusarci ingiustamente, onorevole Lussu. Guardi che cosa succede in Francia in questo momento: un Governo democratico cristiano con l'appoggio dei socialisti. Ma di quali socialisti? Dei socialisti anticomunisti. E così dovunque, perché dovunque vi è un partito socialista diverso dal Partito socialista italiano: dovunque è stato consentito di vivere al partito socialista e non è stato soppresso, come è successo, onorevole Lussu, perfino a Firenze; e glielo spiegherò fra poco.
L'onorevole Lussu si giustifica ... mi scusi, spiega questo fatto così: siamo un partito classista e non possiamo spezzare l'unità della classe operaia; e ci addebita l'interclassismo, e ci addebita di avere spezzato l'unità della classe operaia. L'unità della classe, onorevole Lussu, sotto quale bandiera? L'unità della classe operaia sotto la bandiera spiegata o arrotolata, del comunismo, porta - l'esperienza lo insegna - a quelle forme di cosiddetta dittatura del proletariato che non nascondono altro che una dittatura o una oligarchia. E quanto alla contrapposizione fra classismo e interclassismo io credo che lei non sia in ciò sufficientemente marxista e non tenga conto della realtà storica del nostro Paese. Il nostro interclassismo è per noi anzitutto conseguenza di una fede religiosa che considera ugualmente fratelli tutti gli uomini, ma è anche frutto e derivazione della constatazione di una realtà.
Per il classismo è necessaria la possibilità della identificazione di una classe separata e distinta, con una situazione economica, sociale e politica umana diversa dalle altre. Esiste questo, onorevole Lussu, in Italia? E' questo il problema che io pongo a lei, marxista.
Io ho qui il discorso di De Gasperi del giugno 1954 al Congresso di Napoli, le cui bozze egli corresse pochi giorni prima di morire. Se non le dispiace, finito il discorso glielo regalerò, ma mi consenta di ricavarne qualche dato prima. De Gasperi esamina quella che è la composizione dell'elettorato italiano e vede che, su 12 milioni di elettori che esercitano un'attività agricola, ci sono cinque milioni e novecentomila piccoli proprietari e coltivatori diretti. Questi, con quella certa operazione a cui ho accennato, sarebbero destinati a sparire. Poi ci sono due milioni e mezzo di coloni, 188 mila grandi proprietari con più di 150 ettari, 265 mila proprietari e affittuari, 375 mila impiegati e 3 milioni di lavoratori braccianti di classe operaia; 3 milioni su 12 milioni.
Nell'industria il 50 per cento è formato dai dipendenti della grande industria concentrati in grandi centri e costituiscono una fase propulsiva - dice De Gasperi - dell'attività sindacale; il 23 per cento dai dipendenti dalla media industria, 1.497.000 sono artigiani e piccoli imprenditori; i grandi imprenditori sono 120 mila e i medi 150 mila. Nel settore del commercio, del credito e dell'assicurazione i piccoli commercianti sono 1.032.000, nelle medie imprese 375 mila, gli addetti ai piccoli commercianti 519 mila e ai medi 611 mila. Tutti questi appartengono non alla classe operaia ma al ceto medio, così come al ceto medio appartengono 1.965.000 liberi professionisti, cioè persone che esercitano attività e servizi vari tra cui servizi sanitari, legali, commerciali, igienici e culturali, la maggior parte piccoli professionisti. Infine ai servizi della pubblica amministrazione appartengono 1.758.000 impiegati statali e locali e 240 mila salariati.
Questa è la situazione nel nostro Paese e ritengo che in questa situazione parlare di classismo non sia assolutamente essere dentro la storia. Certo in questa aderenza agli schemi storici, anzi solo in questa aderenza a questi schemi storici, lasciate che ve lo dica, noi vediamo la vostra rovina e ci dispiace. Ho qui, onorevole Lussu, la copia di un manifesto che non posso regalarle, ma se lo desidera ne faccio un microfilm e poi glielo regalo. Veda, ho preso l'abitudine di leggere i manifesti in un tempo in cui era una soluzione comoda. Quando passava un gagliardetto per non salutare e prendere una bastonata in quei casi leggevo un manifesto e così me la sono cavata, e questa abitudine l'ho conservata. Le dirò che i manifesti sono molto istruttivi. Pochi giorni fa ho letto un manifesto della provincia di Roma - mi pare che sia un avvocato comunista, anzi socialista, e allora ci pensi lei senatore Lussu ad aggiornarlo storicamente - che diceva che il 2 giugno ricorreva il decennale della Costituzione. Mi pare un po' fuori fase questo manifesto.
Mi sono poi procurato una copia di un manifesto della Federazione provinciale comunista, che dice che nei quattro Comuni della provincia di Roma dove si è votato il 26 maggio, i comunisti hanno guadagnato 22 mila voti ed anche a Ravenna, a Firenze, Torre Annunziata, il partito comunista ha aumentato il suo elettorato.
Ebbene, onorevole Lussu, lei sa perfettamente chi era candidato a Firenze; era candidato l'avvocato Eugenio Pucci socialista, solo lui, ed hanno votato per lui, e per questo hanno aumentato i voti del Partito socialista italiano, anche i socialdemocratici, che a Firenze sono un pochino più bizzarri che dappertutto. (Ilarità). Ma qui sono chiamati tutti voti comunisti i voti di Eugenio Pucci, unico candidato socialista contro un candidato democristiano. Tutti questi voti che ha preso l'avvocato Eugenio Pucci, che è un degnissimo collega, la Federazione provinciale comunista li ha contati come voti comunisti. (Interruzione del senatore Pastore Ottavio). Si direbbe, onorevole Pastore, che io l'abbia accusato di una appropriazione indebita, perché lei protesti così. (Vivi commenti dalla sinistra).
Onorevole Lussu, dunque questo a lei non dice niente?

CERABONA. E' un motto di spirito.

ZOLI, Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del bilancio. No, è una cosa più seria di quel che sembri.
Non le dice dunque niente tutto questo, onorevole Lussu? A noi questo dice qualcosa di molto grave. Ed è per questo che, quando lei ci invita ad aprire politicamente a sinistra, qualcuno di noi dice: «mai», qualcuno dice: «per ora no», ma siamo tutti quanti d'accordo sul no.
Ma c'è una seconda apertura a sinistra, la apertura sociale . Se questo è il suo invito, onorevole Lussu, mi consenta di dire che è inutile, perché noi abbiamo camminato sempre su questa via e sempre intendiamo camminare su di essa, senza deviazioni e senza fermate. Se non facessimo questo, non saremmo democratici e tanto meno saremmo cristiani. A base della nostra azione politica in questo campo è un imperativo categorico della nostra coscienza. Voi ci dite che camminiamo lentamente, ma questa lentezza è imposta dalla realtà delle cose. Certe aspirazioni di sicurezza sociale, certe iniziative nell'uno o nell'altro settore prescindono dalla situazione economica del Paese. Cedere al sentimento in questa materia vorrebbe dire correre il rischio di essere travolti.
Ma ho detto: noi non intendiamo fermarci, e state certi che nessuno ci arresterà, né del resto prova ad arrestarci.
Ripetendo certi luoghi comuni che fanno colpo, voi continuate a parlare del nostro asservimento ai grossi monopoli che soffocano - sono frasi vostre - la vita del Paese. Ma non leggete la stampa economica? Non avete letto gli attacchi continui, sistematici contro di noi per la politica economica in senso ampio e per la politica fiscale? Non vi dice niente la liberalizzazione, il Mercato comune, che non può rappresentare il capovolgimento immediato della situazione attuale, ma un avvio deciso, con la necessaria gradualità, alla eliminazione di ogni possibilità di sopravvivenza e di vita di qualsiasi privilegio? Non vi dice niente la politica dell'E.N.I., il potenziamento dell'I.R.I., inteso non come mezzo per sopprimere l'iniziativa privata (che non è un concetto formale ma sostanziale e che noi riteniamo assolutamente indispensabile per il raggiungimento dei fini dello schema Vanoni), ma potenziamento per una politica che comunque noi riteniamo essenziale per lo sviluppo del Paese? Ora io faccio appello, onorevole Lussu, non soltanto nei confronti suoi ma di tutti, ad una valutazione serena ed obiettiva, perchè, ripeto, la democrazia è anzitutto verità.
Dopo il senatore Lussu, il senatore Paolucci. Mi hanno detto che lei ha un patto di unità d'azione. Strano, perchè io credevo che dai guai che derivano dai patti di unità d'azione ci fosse da imparare qualcosa. Per questo il mio discorso potrebbe sembrare inutile e fondersi magari con una parte successiva, ma è doveroso per me rispondere con molta cortesia alla sua squisita cortesia. Ci dividono molte cose, ci divide la sua speranza, ma non le dispiaccia che io le dica che sono certo che è una speranza senza speranza, la monarchia. Il popolo italiano non tornerà indietro sulla via democratica che si è scelta. Ma questa speranza, se ci può far sorridere, ci fa rispettosamente sorridere. Ci sono altre cose, oltre la speranza, che ci dividono di più e sono gli orientamenti sociali. Dietro la questione istituzionale noi abbiamo sempre visto in quest'Aula dalla sua parte una tendenza nettamente conservatrice, con i vostri no sul piano delle riforme, di ogni tipo di riforma.
Ma oggi lei, onorevole Paolucci, sembra, stando alle sue dichiarazioni, aver non dirò abbandonato ma accantonato questa posizione e in relazione al nostro programma mi è parso abbia fatto due richieste. La prima è che si sia più severi negli esami. (Cenni di diniego dal senatore Paolucci). Insomma il concetto era questo. Comunque a tale riguardo credo che lei possa essere soddisfattissimo di questo Governo: il collega Bo e il collega Moro hanno fama di feroci bocciatori nelle Università italiane. (Ilarità).

PRESIDENTE. E non soltanto loro!

ZOLI. Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del bilancio. La seconda richiesta è che noi facciamo dei passi indietro in tema di giusta causa.

PAOLUCCI. Ho chiesto che non si facciano passi avanti.

ZOLI. Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del bilancio. Ad ogni modo in base al nostro programma lei considera che si siano fatti dei passi avanti.

PAOLUCCI. Mi è parso di comprendere.

ZOLI. Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del bilancio. Allora, se questa è la interpretazione giusta, io non le posso dire che no. Con il che, però, avrei nei suoi confronti finito onorevole Paolucci, se non dovessi rispondere ad un suo cortese accenno alla mia persona. Lei ha detto che vede in me il lontano combattente del 1915-18. Io debbo dirle - e non lo dico soltanto ora a scopo, diciamo così elettorale, perchè l'ho detto nel 1954 - che io so che nelle sue file vi sono dei valorosi combattenti della guerra di liberazione. Per questo ella e tutti gli altri potranno comprendere il tono che ha usato nei suoi confronti un deciso ed irriducibile repubblicano.
Vengono poi il senatore Turchi ed il senatore Scoccimarro.
Il senatore Turchi ha pronunciato un discorso assai pacato, ma a questo discorso ha fatto seguire un articolo un po'offensivo, e gli ha tenuto bordone un altro parlamentare, su un altro giornale, in un articolo firmato con una sola lettera, ma tutti sanno che è di Predappio, Romualdi. Hanno creduto che mi sia offeso, infatti al primo momento ...

CROLLALANZA. E' come Pontedera. (Ilarità).

ZOLI. Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del bilancio. Badi, non vorrei che incorresse nel vilipendio. (Ilarità).
Infatti, al primo momento, dicevo, una piccola reazione l'ho avuta, ma poi ci ho riso sopra. Lei ha parlato di antifascismo senile.

TURCHI. Un poco senile.

ZOLI. Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del bilancio. Io sono un antifascista antemarcia ... (Ilarità)... e gli antemarcia sono diventati un poco vecchi questo me lo ammetterà anche lei. Quindi questa senilità è un portato del tempo, del tempo vero, e non di quello di Angiolillo che vi sta facendo il controcanto. (Ilarità).
La questione quindi non è di persone, onorevole Turchi ma è di princìpi. Lei ha parlato di lealtà e di chiarezza, ma non è stato chiaro. Ha detto: vi daremo l'appoggio.
Che cosa è l'appoggio? Qui si vota la fiducia; e voi parlate di appoggio, perché? Perché al mio posto non ci vengano altri.
Vede, sono contento però che non vada oltre, se ci verrà, perché così è sicuramente non compromettente, e voi tirate a compromettermi. E poi lei ha aggiunto: non può respingerci, perché ha detto nel suo discorso che il suo Governo è un Governo della Nazione, e in un Governo della Nazione noi abbiamo diritto di cittadinanza.
Se non fosse stato qui dentro, me lo immagino che cosa avrebbe fatto. Governo della Nazione: sarebbe saltato in piedi, un po' senilmente anche lei, petto in fuori, poi colpo di talloni, una mano, non so quale, si sarebbe alzata e avrebbe detto: presente.
Ora, vede, in tutto questo vi è un piccolo trucco, che lei si poteva risparmiare. Io ho quasi 50 anni di iscrizione nell'Albo degli avvocati e certi trucchi li scopro subito, cosicché io mi sono accorto subito che lei ha cambiato le parole. Io non ho detto: Governo della Nazione, ho detto: Governo di un Partito per la Nazione. Intendiamoci, il «di» vuol dire discendente, figlio di, come si diceva una volta, ora si dice nato il; non quindi Governo di un Partito, nel senso di una discendenza che viene da un Partito, ma un Partito che governerà non per il Partito, ma per la Nazione.
E quando dicevo così, avevo non il diritto, ma l'obbligo di qualificarmi, di darmi quella qualifica che le è dispiaciuta. Perché, l'ho detto prima, la democrazia è anzitutto rispetto per il popolo, e rispetto per il popolo si ha, essenzialmente, dicendo al popolo tutta la verità, senza reticenze.
Il popolo ha diritto di sapere chi lo governa, non attraverso le vite romanzate, per cui, per esempio, un astemio passa per un beone; sono cose che capitano, poco male, non sono cose serie; ma è una cosa seria una famiglia ordinata e che lavora. Ora il popolo ha il diritto di sapere quale è il pensiero, tutto il pensiero di chi si accinge a governarlo, senza infingimenti, senza reticenze, senza abilità, amico De Pietro, perché ne ha poca di abilità.
Ho detto tre date: 1919, 1943, 1945. C'è stato, fuori, chi ha detto, scortesemente, che questo antifascista non aveva saputo trovare una parola per l'antifascismo e per la Resistenza. Io. ho sempre avuto in odio la retorica, perché ho visto per 20 anni quale inganno è nella retorica ai danni del popolo. Ho usato tre date, il senatore Turchi le ha comprese ed ha contrapposto la sua fedeltà alle stesse date, qui dentro e fuori.
Siamo sempre gli stessi, voi ed io. Ebbene, io vi ringrazio della chiarezza, della lealtà e della possibilità di essere chiari; le mie tre date significano che sono un antifascista, che ho lottato per la Resistenza, le vostre date indicano cose diverse e voi sapete quali, e voi sapete quale è il mio severo giudizio su di esse. E' il giudizio anche, sapete, su tutto ciò che ad esse si riallaccia: i vostri voti perciò, che non vi ho richiesto, che non vi sollecito, che non vi solleciterei mai, non potranno cambiare, nonostante tutti i vostri espedienti, nè i miei connotati nè i connotati del Governo. (Vivi applausi dal centro).
All'onorevole Scoccimarro debbo ugualmente una risposta chiara ed inequivocabile. E' stato osservato che nella mia dichiarazione programmatica io non ho usato la parola «comunismo». Bisogna stare molto attenti quando si scrive e, peggio ancora, quando si legge! Ma l'aver parlato di insanabile, irriducibile contrasto tra due concezioni di libertà, di democrazia, di civiltà, e di due concezioni dell'uomo, mi pareva sufficientemente chiaro, perché quelle diversità impediscono ogni equivoco nei rapporti tra noi e determinano la nostra politica nei confronti del comunismo, politica di difesa di tutto ciò che abbiamo di più sacro, della nostra terra, dei nostri figli, della nostra storia, che vediamo minacciati dal comunismo.
Queste nostre convinzioni e decisioni restano ferme nonostante tutte le arti avversarie. Io non sono stato mai a scuola a Mosca, ma credo che uno degli autori che si insegna sia Niccolò Machiavelli, a cui si addirebbe il titolo: «Questi maledetti toscani»! (Ilarità. Interruzioni dalla sinistra). Se non si insegna, vuol dire che a Mosca ce l'hanno nel sangue.
Ieri, sentendo parlare Negarville, io mi ricordavo un libretto che mi ha regalato un assessore comunista di Firenze - Mariotti forse l'identifica, lui era di maggioranza, io di opposizione, ma eravamo in buoni rapporti - libretto che narra la vita di una personalità, il culto della quale direi che procede a corrente alternata.
Ebbene, vi si racconta - ma con aria di elogio, non di rimprovero - che questo giovane georgiano a 17 anni aveva commesso una espropriazione a mano armata nell'interesse del Partito. «Espropriazione a mano armata nell'interesse del Partito». E' una definizione giuridica che mi è rimasta veramente impressa. Se volete, ve lo mando il libro. Questo eufemismo mi è venuto in mente ieri sentendo parlare l'onorevole Negarville, che con aria compunta accennava agli errori di cui è necessariamente cosparsa la via del socialismo.
Errori e dolori: sembravano piccole cose! Ebbene, gli errori sono le nefandezze del rapporto Krusciov, le deportazioni, i massacri, le condanne degli innocenti con confessioni estorte e i dolori sono i carri armati per soffocare ... (Interruzioni dalla sinistra)

PRESIDENTE. Facciano silenzio. Senatore Pastore, la prego!

ZOLI. Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del bilancio. Onorevole Pastore, se sapevo questo portavo un testo non sospetto. (Interruzione del senatore Pastore). Mi permetta di parlare. Faccio appello alla sua cortesia, se ne ha, perché mi permetta di parlare. Questo testo non sospetto è il discorso di Pietro Nenni al Congresso di Venezia. I dolori sono i carri armati che sono stati chiamati per soffocare una rivolta di operai e di studenti. Ora per questo noi sappiamo che cosa ...

ASARO. Nel 1948 avevamo le truppe U.S.A. in Italia.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non interrompano!

ZOLI. Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del bilancio. Erano truppe che non sparavano.

ASARO. Sì ma avrebbero sparato. (Alti clamori e proteste dal centro. Richiami del Presidente).

ZOLI. Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del bilancio. Non siamo d'accordo. Ma lasciamo andare: non vorrei dispiacere altri con condanne per peccati di intenzione.
Ora noi sappiano che cosa è la via del socialismo secondo i comunisti e non possiamo dimenticare e non lo dimenticheremo mai. Noi sappiamo che se il Partito comunista conquistasse il potere, noi andremmo incontro a questi errori e a questi dolori. Noi sappiamo che se i nostri operai ed i nostri giovani, in quel caso, osassero alzare la voce per chiedere più giustizia e più libertà, potrebbero venire gli aerei russi ... (Rumori e proteste dalla sinistra. Commenti). I carri armati sono lontani ... (Clamori dalla sinistra. Interruzioni dei senatori Valenzi, Russo Salvatore e Roffi. Proteste dal centro).

PRESIDENTE. Non interrompano il Presidente del Consiglio!

ZOLI. Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del bilancio. Signor Presidente io ho deciso, quando mi interrompono più o meno rumorosamente, di cessare di parlare ...

PRESIDENTE. Saggia decisione!.

ZOLI. Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del bilancio. ... e di riprendere quando hanno smesso. Quindi, è a danno della gola dei colleghi. Semplicemente sappiamo che il domani sarebbe almeno pari, ma più probabilmente, peggiore, del passato di cui ci siamo liberati. Perciò il nostro no, il vostro no non può non essere deciso e irrevocabile, e la nostra azione per l'osservanza della legge che vuol dire anche non elusione, non può non essere vigilante e decisa.
A questo ci si risponde che voi non potete ignorare ...

BOLOGNESI. Voi vigilate sui crumiri del Polesine! (Proteste dal centro).

ZOLI. Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del bilancio. A questo ci si risponde: voi non potete ignorare che rappresentiamo 6 milioni di elettori. Si 6, ma su 30. E ci rispondete: nonostante tutto ciò ... (Interruzione del senatore Spano) ... nonostante tutto ciò, vediamo aumentare i nostri voti. Si, onorevoli colleghi, dal maggio del 1956 ad oggi i vostri voti sono aumentati in ragione del per cento, sulla percentuale, mentre i voti della democrazia cristiana sono aumentati, sempre sulla percentuale, del 17 per cento.

RUSSO SALVATORE. Voi avete il potere nelle mani! (Commenti).

ZOLI. Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del bilancio. Ad ogni modo questo singolare fenomeno dell'aumento dei vostri voti dimostra la vostra capacità e la vostra abilità, ma ci obbliga ad essere più vigilanti e più attivi in tutti i campi.

PASTORE RAFFAELE. Settario!

ZOLI. Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del bilancio. Non ho mai saputo cosa significhi essere settario. Lo domandi a quei signori. (Rivolto ai settori dell'estrema destra) ...

FRANZA. Ci chiama anche «signori»!

ZOLI. Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del bilancio. E' una cortesia. Cosa volete che vi dica: quei «poveretti»? (Viva generale ilarità). Perciò, di fronte a questa precisazione, che era però implicita nelle poche frasi del mio programma (precisazione che non credevo fosse necessaria) io credo di avere risposto in sede politica, a voi, salvo a ritornare sul vostro programma.

SCOCCIMARRO. Scusi, ma al mio discorso non ha risposto. (Interruzione del senatore Voccoli).

ZOLI. Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del bilancio. Onorevole Scoccimarro, certamente è colpa degli altoparlanti se non mi so spiegare.

SCOCCIMARRRO. Non pretendo che lei urli, ma semplicemente che mi risponda.

ZOLI. Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del bilancio. Ho parlato sull'impostazione politica. Poi parlerò sul programma. Se non le dispiace, aspetti la seconda parte.
All'onorevole Guariglia, che segue, risponderò in sede di programma. All'onorevole Lamberti parlerò da ultimo, per lui, per Jannuzzi e per De Pietro congiuntamente.

Voce dalla sinistra. Degna triade!

ZOLI. Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del bilancio. Certamente: una degna triade che ogni partito dovrebbe invidiare! Segue ora l'onorevole Granzotto Basso. Io ho provato, nel sentire l'onorevole Granzotto Basso e poi nel rileggere il suo discorso, delle diverse impressioni: sono rimasto stupito, sono rimasto adirato e sono rimasto anche un po' divertito; scusi, onorevole Granzotto Basso, anche divertito. Ma ho pensato a lei, onorevole Granzotto Basso, come ad un amico e mi sono detto: quanta disciplina ci deve volere a stare nel partito socialdemocratico, così come ci vuole tanta pazienza a stare col partito socialdemocratico. (Ilarità). Uno di voi che va in vacanza dopo aver detto un sì, durante la vacanza sente dire che al suo ritorno dovrà dire un no; poi, se le vacanze sono lunghe, sente dire che deve dire un sì, cosicché deve avere lo stato d'animo del comandate di una nave che parte con la busta da aprire in alto mare, con questa sola differenza: che voialtri dovevate pensare e dovete pensare - non so se cambieranno ancora le cose - che al vostro ritorno potete trovare, all'arrivo del treno, una busta con le recentissime, cioé «l'ultimissima della notte».
Ma la socialdemocrazia - questo dico con tutto il rispetto per lei, e con una vera comprensione di quello che è il suo stato d'animo - ha preso in questi ultimi giorni un atteggiamento di vera offesa nei nostri confronti. Dice un proverbio orientale: Dio mi guardi dall'ira degli uomini calmi! (Commenti dalla sinistra). Non calvi: calmi! M come Milano! (Ilarità). Ora, io cambierei il modo di dire in questo altro modo: Dio mi guardi dalla villania degli uomini cortesi.
Comprendo però anche che questo è determinato da uno stato di ira e di intenso dolore. (Ilarità dal centro). Ai fini del Codice penale ci manca l'ingiusto fatto altrui, perchè l'ingiusto fatto è vostro, ed allora non è giustificato. Considero però tale stato d'animo, l'osservo semplicemente, e mi limito a dire che il suo partito è ingrato verso la Democrazia cristiana, perchè non ha mai trovato sulla sua strada gente più paziente di quella della Democrazia cristiana. (Approvazioni dal centro).
Vede, onorevole Granzotto Basso, non vi era riunione di partito in cui, dalla base ai parlamentari, non fosse segnalata ai dirigenti l'azione dei Ministri socialdemocratici per il partito: i collocatori, contributi alle cooperative, istituti per le case popolari, e tanti altri espedienti costituivano il ricostituente indispensabile per l'irrobustimento della socialdemocrazia. (Commenti dalla sinistra; approvazioni dal centro).

BOLOGNESI. E' vergognoso! (Richiami dell'onorevole Presidente. Vivaci clamori dalla sinistra).

ZOLI. Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del bilancio. Ho sentito parlare dei denari dei contribuenti; non è che venissero usati in più di quel che dovevano: venivano usati in una certa direzione, in quanto erano indirizzati in una certa direzione. Dunque, noi del centro dicevamo: pazientate, e pazientavamo. Questo è durato parecchio tempo, ma i ricostituenti non hanno avuto una grande efficacia. Poi la nostra pazienza ha dovuto essere esercitata a più alto livello, si dice così adesso. Io non sto a citare tutte le fasi: cito le principali. Un giorno è stato deciso dalla socialdemocrazia di nominare una Commissione per venire a fare un'operazione di sondaggi; devo dire subito che quel giorno sono andato dal Presidente del Consiglio e gli ho detto che non mi sembrava dignitoso aspettare i sondaggiatori ma lui se ne intendeva più di me ed era più paziente di me ed i sondaggi non sono mai venuti. Però è venuta la decisione - vado sempre per grandi linee - di aspettare a decidere a giugno. Si creava una situazione singolare: un Governo a termine. Poi - vado sempre per grandi linee ed ometto le alternative che duravano 24 o 36 ore - il termine è stato prorogato ad ottobre, e noi abbiamo pazientato. Dico tutto questo per lei, onorevole Granzotto Basso. Poi finalmente, è venuta la rottura; noi ne abbiamo preso atto. Di qui l'impeto d'ira e l'intenso dolore. Ma le garantisco, onorevole Granzotto Basso, che non sarebbe stato più possibile, né sarebbe possibile finchè durano certi stati ciclici, di governare seriamente.
Ho parlato di stati ciclici. In un discorso che feci qui al Senato sostenni, contro l'opinione comune, che l'onorevole Saragat non era volubile ma ostinato. Non ero interamente nel vero, perchè l'onorevole Saragat ha una forma ciclica di volubilità e di ostinazione. (Ilarità). Ho parlato dell'onorevole Saragat, ma non escludo che il partito si trovi ad avere uno stato permanente di autocritica. Io non so, onorevole Granzotto Basso, se lei abbia fatto il militare; se l'ha fatto l'ha fatto al tempo della scuola a piedi. Si ricorda la scuola a piedi?

GRANZOTTO BASSO. Ho fatto la guerra e sono anche decorato!

ZOLI. Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro dei bilancio. Me ne compiaccio. Però parlo di quello che non si faceva in guerra: plotone, dieci passi avanti, march! Dietro front (naturalmente sul piede sinistro), poi dieci passi indietro, poi dietro-front di nuovo! Naturalmente poi si diceva: marcia a destra; o non so come si dicesse esattamente per far andare il plotone verso destra o verso sinistra. In tutto questo, veda, c'è un complesso di cose con cui si fa poca strada, onorevole Granzotto Basso: è impossibile fare strada! Ecco perché noi abbiamo sentito il dovere di essere e restare soli nell'interesse del Paese.
Ma mi stupisce che lei dica di no adducendo a motivo il programma: i disegni di legge di cui ha invocato l'approvazione sono per la quasi totalità di provenienza del Ministero quadripartito. Essi sono integrati in direzione di una maggiore socialità. Nonostante questo, voi per il programma dite di no; non lo comprendo. E' vero che c'è la politica estera, ma quella che noi intendiamo seguire è stata caldamente approvata dalla vostra delegazione al Governo. Oggi avete cambiato idea. Ma in questo campo il ciclicismo non è consentito.
Segue l'onorevole Amadeo. Ho detto tutto quanto potevo dire dopo il suo discorso, quando ho detto: spero che si penta!
Ho detto questo perchè i due senatori repubblicani sono tutti e due romagnoli, perchè sono delle degnissime persone, perchè abbiamo avuto il piacere di contribuire noi con i nostri voti, forse è questo il motivo ... (Interruzione del senatore Amadeo) rettifico, di aver fatto confluire i nostri voti sul loro nome. Forse è per il ricordo dei vecchi repubblicani romagnoli ma più di tutto per il ricordo della loro fedele collaborazione di tanti anni, interna ed esterna, con la Democrazia cristiana. E per questo io dico, onorevole Amadeo, che nel suo discorso non ho visto il motivo sufficiente per un suo no.
L'onorevole Jannuzzi lo rinvio e passo all'onorevole Molè. Ho creduto di vedere nel suo discorso oltre ad un tono di grande amicizia personale, che io contraccambio, memore di un comune altrettanto onorifico e meno pesante, per me, lavoro che svolgevamo insieme, un qualcosa di nuovo, il tono che mi permette di sperare che diventi una malignità, un pensiero che ho sempre avuto (interruzione del senatore Molé) - pensiero o malignità, quello che vuole, forse sono conginti - un pensiero che ho sempre avuto e che riassumevo in una formula matematica: indipendente di sinistra è uguale a dipendente da sinistra. Questa era la formula che avevo in mente. (Ilarità).

MOLE'. Lei sa che non ho mai cambiato.

ZOLI. Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del bilancio. Lei ha ricalcato alcuni motivi di altri oratori e consideri così che abbia risposto anche a lei. Ma vi è una domanda che lei ha posto a me, prima di prendere una decisione, se ho ben capito; ma se mi sono illuso fa lo stesso. Ora le risponderò, ma devo rilevare un punto del suo discorso, quello in cui ha fatto addebito a noi di non aver saputo far amare la Repubblica.

MOLE'. Di non amarla.

ZOLI. Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del bilancio. Lei sbaglia. Non è nostra la colpa, onorevole Molè, se la Repubblica non è amata come dovrebbe. Le assicuro che i giovani che sono dietro di me - non qui perché sono accanto ed anche avanti (Ilarità) ma nel partito - amano la Repubblica e vorrei farle vedere le lettere che mi sono giunte in questi giorni perché conservi integri il mio patrimonio morale anche di repubblicano; sono preoccupati questi ragazzi (interruzioni dalla sinistra), forse perché leggono i giornali. Ma qualcuno che mi conosce più da vicino, non dirò chi sia, mi ha scritto una cosa molto più semplice: non ti preoccupare - mi dà del tu - e, come diceva il tuo conterraneo, «tira dritto!» (Ilarità). Così mi ha scritto.
Ma se la Repubblica non è amata, la colpa è di altri e cioè di chi parla di questa Repubblica ed invita a guardarne un'altra, o, per faziosità contro la democrazia, in sostanza non mette in giusta evidenza il cammino compiuto in questi 11 anni. (Approvazioni dal centro). Se voi diceste: «Guardate che cosa sa fare un regime repubblicano. Nonostante che ci siano alla testa i democristiani - qui ci avevo aggiunto degli aggettivi che poi ho cancellato, gli aggettivi metteteceli voi - osservate quanto si è realizzato in 11 anni».

SCOCCIMARRO. Bella roba. (Vivaci proteste dal centro).

ZOLI. Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del bilancio. Se altri non dicesse, onorevole Scoccimarro, che questa non è la Repubblica ideale, ma che vi è un'altra Repubblica da amare, questa sarebbe amata e parte del popolo, ingiustamente delusa, non guarderebbe né al di là né indietro. (Approvazioni dal centro, commenti dalla sinistra. Scambio di interruzioni).
All'onorevole Bosia risponderò in sede di programma. All'onorevole Nergaville ho già risposto sul piano politico.
All'onorevole Jannacone desidero dire una parola di ringraziamento, non per il suo voto ma per le sue critiche. Anche per il suo voto però, perché non le nascondo che mi fa piacere.
Lei mi ha fatto due addebiti fondamentali. Ha osservato: non ha parlato di politica economica. Ma lo avevo spiegato: un mese e mezzo fa io sono venuto qui, ho fatto un'esposizione finanziaria, che è stata distribuita. Era un po' un mattone, sebbene non come la relazione economica. Ma insomma, ho detto, non voglio ripetere le stesse cose e quindi l'ho richiamata, recepita, nel discorso.
Ha fatto poi un secondo rilievo. Ha detto: «Lei ha sbagliato a riunire nelle sue mani la Presidenza del Consiglio e il Ministero del bilancio». E' un cattivo esempio che mi hai dato tu, amico Pella, e, se non sbaglio, anche tu avesti il voto del senatore Jannaccone, il che significa che agli effetti del voto porta bene. (Ilarità).
Io sono di questo avviso: o si sopprime il Ministero del bilancio o Ministro del bilancio deve essere il Presidente del Consiglio. La Costituzione dice che il Presidente del Consiglio dei ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile, mantiene l'unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l'attività dei Ministri. Non mi sembra che dalla direzione della politica generale e dal mantenimento dell'unità di indirizzo politico ed amministrativo possa escludersi il settore economico e finanziario. Ciò che la Costituzione esige è che il Presidente si limiti a coordinare e a mantenere un indirizzo unitario e questo io sono deciso a fare, lasciando ad ogni Ministro la propria responsabilità. Questo lo dico perché mi dispiacerebbe di essere considerato, invece che Presidente del Consiglio, Capo del Governo, come lei ha detto, onorevole Jannaccone.
Segue l'onorevole De Pietro, che rimando al termine ...

MANCINELLI. A ottobre.

ZOLI. Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del bilancio. Non parlerò fino ad ottobre, benché, se dovessi rispondere a lei, dovrei farlo. Al senatore Mancinelli in sede politica ho già risposto.
Per ultimo è rimasto il senatore Dardanelli per il Partito liberale. C'è stato nella prima parte del suo discorso un cattivo argomento, un argomento pretestuoso, onorevole Dardanelli. Lei si è dilungato a sottolineare certe sfumature di divergenza extra governative relativamente alla politica estera, ma questo argomento avrebbe un peso se l'onorevole Martino si fosse lui dimesso; ma egli non lo ha fatto, e giustamente, perché il Governo è stato sempre solidale con lui. Quindi l'argomento non regge, onorevole Dardanelli.
Eliminato questo equivoco, questo pretesto, io non posso però non dire al senatore Dardanelli che ad un certo momento si è visto che nel Governo precedente c'erano due tipi di forze: una forza centripeta e delle forze centrifughe. La forza centripeta era quella della Democrazia cristiana, le forze centrifughe erano quelle degli altri due partiti. Le forze centrifughe hanno avuto il sopravvento. Si è tentato di tutto per cercare di ricostituire, ma siamo in periodo elettorale, onorevole Dardanelli, e tutti i partiti hanno motivo di preoccuparsi giustamente di questa scadenza, e perciò prendono delle vie diverse da quelle che hanno seguito fino ad un certo giorno. Più decisamente fanno questo coloro che vorrebbero una più ravvicinata consultazione elettorale, come vorrebbe il suo partito.
Perciò onorevole Dardanelli, io comprendo la decisione del suo partito e ne prendo atto - credo che sia inutile non prenderne atto - non senza un rincrescimento per l'amicizia che ho per taluni uomini. Ma non posso non respingerne la motivazione. Quanto alle critiche al programma, una sola cosa debbo dirle: le provvidenze sociali che ho annunciato sono contenute rigorosamente nel quadro della politica economico-finanziaria che il precedente Governo ha sempre seguito e che anche noi intendiamo seguire.
Prima di venire al programma, ho promesso di parlare dello svolgimento della crisi e della formazione del Governo.
A questo proposito credo che smentire tutte le fantasticherie che sono state affermate qui e fuori di qui sarebbe scorretto; e le fantasticherie sono almeno il 99 per cento della verità. Non ho altro da dire.
E veniamo al programma. Mi sia permesso di non rispondere a tutte le domande fuori programma. Io ho detto chiaramente che il Governo non è provvisorio ma ha un termine costituzionale. Tra un anno circa - non si cominci ora a fare i conti dicendo che abbiamo già fissato la data delle elezioni - io non sarò più certamente qui. Questo ho pensato ed ho cercato di prevedere un ruolino di marcia.

MOLE'. Per il Senato mancano due anni.

ZOLI. Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del bilancio. Lei comprende che io non intendevo dire: non sarò al Senato, perché spero di non prendere mai la pensione, onorevole Molé, bensì alludere a questa poltrona.
Dicevo che ho studiato quello che poteva essere un ruolino di marcia. Di questi 12 mesi in cifra tonda, due se ne vanno per le vacanze. Voi direte che due sono pochi: sapeste invece quanti peccati di invidia io faccio quando siete in vacanza ed io sono al Ministero! Ma mettiamo due mesi, anche se credo che saranno di più. Poi ci saranno quasi tre mesi di periodo pre-elettorale, e non credo che sarà molto facile in quel periodo lavorare. Poi c'è un altro mese per interruzioni varie dovute alle varie festività dei primi di novembre, di Natale ...

RAGNO. Di Pasqua.

ZOLI. Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del bilancio. No, Pasqua rientra nel periodo pre-elettorale. Poi ci sono due mesi per i bilanci, restano pochi mesi di lavoro: ecco perché io questa volta ho fatto una scelta, ho scelto determinate questioni, più importanti, più urgenti a mio avviso e ho chiesto al Parlamento di procedere solo su queste.
Quindi, onorevole Mancinelli, io per le sue infinite domande - non so quante siano: mi sembra di essere sotto il fuoco di una mitragliatrice - non ho risposta da dare, preparerò un fascicolo che consegnerò al nuovo Governo che verrà dopo le elezioni, e vi metterò un discorso, il suo discorso.
Ecco perché, onorevole Dardanelli, non ho ricordato il contenzioso tributario. Si figuri se non vorrei che fosse votato, quando io, in quest'Aula, ho difeso il giuramento fiscale. E' vero, senatore Spallino?

SPALLINO, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio. Purtroppo, si.

ZOLI. Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del bilancio. E ho difeso le pene detentive per gli evasori ed altre disposizioni legislative. Certamente, occorre il contenzioso tributario, è una legge importante per la necessità di contemperare due esigenze di giustizia, quella del contribuente e quella del fisco. Ma non so se il tempo consentirà di vararla. Se sarà possibile, il primo ad essere lieto, onorevole Dardanelli, sarò io.
Solo da queste considerazioni di limite, tempo e mezzi, sono dettate le mie esclusioni, e perciò mi limito a parlare di quanto ho detto, e non di quanto non ho detto. Politica interna. La formula della difesa della libertà e della democrazia non è parsa chiara, ma ad essa è aggiunto il rispetto delle leggi da parte di tutti, Governo compreso, e mi pare che non occorra dir di più. Se si presta credito a queste parole, se si presta credito a noi, alla nostra buona fede, alla nostra buona volontà, la formula è sufficiente; se non si presta credito è perfettamente inutile aggiungere qualsiasi specificazione.
Si è parlato però, a questo proposito, di clericalizzazione del Governo, anzi dello Stato e si sono citati episodi che dovrebbero dimostrarla. Non mi sembra che le dichiarazioni di un Governo possano essere la sede adatta per discutere di questi fatti, che sono più propri di interrogazioni e di interpellanze. A questo proposito io non ho che da dire, sinteticamente, che rispettare la legge vuol dire rispettarla erga omnes, ma non si può pretendere che un Governo, di qualunque colore, dimentichi gli obblighi che derivano dal Concordato recepito dalla Costituzione e dimentichi che nel nostro Paese i cattolici sono circa il 99 per cento dei cittadini.

Voce dalla sinistra. Compresi i comunisti!

ZOLI. Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del bilancio. Compresi voi, perché tali sono le dichiarazioni di censimento, e compresi voi perché quando accade che vi è un parroco che vi nega i Sacramenti, questa negazione rappresenta, a vostro dire, una violazione dei vostri diritti che avete, il che vuol dire che in fondo siete cattolici.
Politica estera. La materia è delicata e preferisco leggere, su tutto l'argomento riguardante la politica estera, quanto il Ministero degli esteri e il Governo ritengono al riguardo. Sarà la parte più diffusa della mia esposizione, perché è una parte sulla quale il Parlamento meno direttamente ha possibilità di intervenire, e perciò ha diritto di essere più diffusamente informato.
Per quanto concerne la politica estera, gli onorevoli senatori hanno certamente notato la larga parte che vi dedicava pur nei limiti di una enunciazione di carattere generale, la dichiarazione programmatica. Ci eravamo fatti scrupolo di toccare i principali argomenti sul tappeto e di denunciare la nostra posizione in ognuno di essi con la massima chiarezza, giudicando che, se vi è un settore dove non può esistere la benché minima reticenza ed oscurità, è proprio il settore vitale dei rapporti internazionali. Ciò mi esime dal ritornare nuovamente sulle direttive essenziali della nostra politica estera, che restano quelle enunciate.
Rispondendo, però, ad alcuni notevoli interventi, cercherò di precisare ulteriormente il nostro pensiero, laddove occorre, su taluni degli argomenti già trattati e di ampliare il quadro verso problemi particolari. Mi riferisco anzitutto agli interventi degli onorevoli Lussu e Scoccimarro, che tratterò insieme data la notevole identità delle loro posizioni. A mio avviso vi è un errore fondamentale, un equivoco fondamentale che vizia la base delle loro impostazioni e che mi preme subito di chiarire, perché non contribuisce certo alla reciproca comprensione, come non contribuisce alla comprensione ed alla ricerca di un terreno di intesa tra l'Occidente e la Russia sovietica perché - i due oratori non se ne risentiranno certamente - le loro tesi vengono ripetute quotidianamente, con le stesse parole e con la martellante monotonia che caratterizza qualsiasi moderna macchina propagandistica nei discorsi, nelle note, nelle dichiarazioni e negli articoli di stampa dell'Unione Sovietica.
La tesi è la seguente: la pace è minacciata dal fatto che il mondo è diviso in due blocchi; infatti è risaputo - questo è l'esatto verbo usato abitualmente da parte sovietica anche nelle note ufficiali - che uno di questi blocchi, e precisamente quello atlantico, è aggressivo; di conseguenza basterà eliminare i blocchi e logicamente quello atlantico, per ristabilire la pace. Si tratta dunque di una cosa semplicissima: basterà abolire i blocchi, cioè le mutue alleanze, le reciproche garanzie perché la pace sia assicurata.
Onorevoli senatori, questo ragionamento è così semplice ed ingenuo che non posso non esprimere la mia sorpresa quando sento in questa Aula che anche un rappresentante socialista, di cui nessuno si permetterebbe di mettere in dubbio la buona fede, lo fa proprio, tanto più quando da altri autorevoli esponenti dello stesso Partito mi era parso di ascoltare prese di posizione più complesse e più responsabili.
Non vale qui neanche la pena che io rifaccia la storia del come e perché si è giunti alla costituzione dell'alleanza atlantica dopo i gravissimi fatti di Praga e Berlino, né che chieda risposta alla seguente domanda: «potete darmi una sola prova di un atto aggressivo fatto o minacciato dall'alleanza atlantica?» (interruzione dalla sinistra), né che ricordi alcuni tragici eventi svoltisi in uno di questi blocchi malgrado la severa disciplina che lo contraddistingue. Ma una cosa desidero dire, elaborando ulteriormente il chiaro intervento dell'onorevole Lamberti e l'accenno fatto dall'onorevole Amadeo, che assumere una tale posizione può forse essere utile ad una parte, ma non serve alla causa della verità, della comprensione e della pace, in una parola fa torto alla pace.
La deliberata confusione tra causa ed effetto, il tentativo di attribuire a patti di sicurezza i tentativi aggressivi costituiscono una falsificazione della verità e gettano una luce sinistra sulle reali mire e sulle intenzioni di coloro che si rendono promotori di tali mistificazioni ed acuiscono l'atmosfera di sospetto nei rapporti internazionali. Se l'Unione Sovietica vuole oggi veramente la pace (noi abbiamo letto con molto interesse e speranza l'ultima dichiarazione del signor Krusciov), se le sue intenzioni nell'importantissima questione del disarmo sono sincere, sarebbe assai opportuno che essa cominciasse col cessare la campagna intimidatoria ed infamatoria contro l'alleanza atlantica. La nostra comunità è una comunità difensiva, fondata sui principi della Carta dell'O.N.U. che non minaccia nessuno, che non à temuta da nessuno che non abbia mire aggressive. Tenendo presente questo la Russia darebbe un buon avvio all'instaurazione di quella politica di fiducia che è un elemento essenziale per spianare la via ad un disarmo controllato e alla soluzione di importanti problemi a cui la dichiarazione ha accennato.

LUSSU. Mi permette una sola interruzione, visto che non ho mai interrotto?

ZOLI. Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del bilancio. Con questo principio dovrei permettere trecento interruzioni. Ad ogni modo faccia pure.

LUSSU. Per il partito socialista la pace è minacciata sia dagli armamenti di un settore sia dagli armamenti dell'altro settore. Cioè dalla bomba H americana e dalla bomba H sovietica, le quali sono una immensa minaccia per la pace e per l'umanità. (Commenti dal centro). Bisogna arrivare ad un accordo, ad una intesa per il graduale disarmo, la cooperazione internazionale e la distruzione dell'armamento atomico, ecc. ecc. (Commenti dal centro).

ZOLI. Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del bilancio. Prendo atto delle sue dichiarazioni formulate in questa piuttosto lunga interruzione, e procedo.
Questo è un punto che mi premeva chiarire preliminarmente nei termini più espliciti, perché ad avviso del Governo esso è di fondamentale importanza ai fini di una maggiore comprensione internazionale e costituisce la premessa per ogni ulteriore dialogo. Ed io oso esprimere la speranza che nel nostro Paese questo problema venga approfondito in tale direzione, da parte di tutti indistintamente coloro che auspicano sinceramente (e questo, onorevole Lussu, può riferirsi anche a lei) con i fatti e con le parole, la pace, la collaborazione internazionale, così come noi auspichiamo, anche nella certezza che l'eco di questo approfondimento non rimarrebbe ristretto nei nostri confini.
Nel suo intervento il senatore Scoccimarro ha detto che, da parte italiana si continua ad ignorare l'esistenza della Cina continentale. L'assenza di relazioni ufficiali fra l'Italia e la Cina continentale riflette, come è noto, una situazione di diritto che si è determinata e sussiste nel quadro dell'O.N.U. Questa assenza di relazioni non significa che, da parte nostra come da parte di altri ... (Interruzioni dalla sinistra) ... si ignori la presenza di un così vasto territorio e di una così importante massa di popolazione. Posso assicurare il senatore Scoccimarro (ma mi pare che non ci tenga: vuole che l'assicuri?) (Ilarità) che il Governo dedicherà adeguate attenzioni alleesigenze nazionali che si pongono in tale cornice. Ciò soprattutto (e qui mi faccio eco anche delle raccomandazioni del senatore Bertone) per quanto concerne la possibilità di sviluppo dell'intercambio, sviluppo il quale, del resto, già da tempo si è aperto in Italia - anche se non vi sia stata sempre una corrispondente ricettività dalla parte delle autorità di Pechino. Queste, come è noto, non hanno autorizzato la visita nel continente cinese di un gruppo di nostri importanti operatori economici.

SCOCCIMARRO. Dica il perché! Dica il perché!

ZOLI. Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del bilancio. Per dire il perché la Cina non ha fatto una cosa, è più adatto lei. (Commenti).
Nel suo intervento sulla politica estera, l'onorevole Turchi ha espresso, accanto ad alcune preoccupazioni sul Mercato comune nonchè sul disarmo e la sicurezza in Europa (che posso assicurare non hanno ragione di esistere) alcuni dubbi sull'interpretazione del passaggio, delle dichiarazioni programmatiche, relativo all'Europa orientale. Si tratta precisamente della frase in cui dicevo che la affermazione degli essenziali diritti umani e nazionali dei Paesi orientali deve e può avere luogo con la salvaguardia dei diritti legittimi di sicurezza del loro grande vicino orientale.
Come ho già detto, avevamo avuto lo scrupolo della più assoluta chiarezza, e ritenevamo e riteniamo che tale formulazione risponda in pieno al suaccennato proposito. Non ho comunque difficoltà a precisare ulteriormente ed inequivocabilmente il senso.
Il Governo italiano ha inteso ribadire, così come ha fatto all'inizio della crisi ungherese, e così come in ripetute occasioni hanno fatto gli Stati Uniti per bocca del Presidente Eisenhower e del signor. Dulles e le altre Potenze atlantiche, di non tener conto dei legittimi interessi di sicurezza dell'Unione sovietica. Quello che ci sta a cuore è solo l'insopprimibile affermazione dei diritti di ciascun popolo, compresi quelli dell'Europa orientale. (Commenti dalla sinistra).
Il senatore Guariglia con la sua competenza, nel suo come sempre lucido intervento, ha giustamente nella sua esposizione sottolineato il pericolo per la pace dell'Europa e del mondo del permanere nel Medio Oriente della tensione. Obiettivo della nostra politica di questo vitale settore è di contribuire entro i limiti delle nostre possibilità e tenuto conto delle nostre esigenze al ristabilimento dell'ordine nel rispetto dell'autorità delle Nazioni Unite e del diritto internazionale. Siamo consapevoli che solo in un clima di ristabilita fiducia dei popoli che si affacciano sul Mediterraneo può essere perseguita con successo la convivenza politica e sociale. E' nel quadro di tale politica - e rispondo al senatore Scoccimarro - che l'Italia ha dato pieno appoggio all'azione degli Stati Uniti per facilitare lo sviluppo economico delle Nazioni del Medio Oriente e dell'Africa e consolidare in tali Nazioni le libere istituzioni. A queste Nazioni l'Italia sa di potere offrire in virtù della tradizionale amicizia un apporto concreto. Si tratta di un problema, analogamente a quello della Germania trattato dal senatore Guariglia, che non mancherà di formare oggetto di un più ampio dibattito in sede di discussione del bilancio degli affari esteri.
Ho tenuto per ultimo il problema oggi più importante, il problema del disarmo. Il senatore Scoccimarro ha accennato ad una presunta azione del Governo italiano di intesa con quello tedesco diretta invece ad ostacolare la conclusione di un accordo sia pure parziale sul disarmo. Sempre sullo stesso problema del disarmo abbiamo udito quanto ci ha detto ieri il senatore Negarville. Debbo rispondere che la posizione del Governo è stata e continua ad essere così chiara da non prestarsi a equivoci di nessun genere e così per l'avvenire. Essa fu annunziata dal gennaio scorso alle Nazioni Unite dal passato Governo per mezzo dell'onorevole Piccioni; fu affermato che ogni proposta purché seria e leale, diretta a favorire il disarmo e ad allontanare il pericolo della guerra nucleare avrebbe trovato l'Italia pienamente favorevole e attivamente consenziente. Cominciati i lavori del comitato delle Nazioni Unite, tale atteggiamento italiano è stato confermato in un documento trasmesso a tutti i membri dell'alleanza Atlantica affinché ne tenessero conto nelle loro trattative. Questo Governo appena formato ha ripreso l'attività del Governo precedente seguendo da vicino i negoziati di Londra. Nel quadro di tale azione abbiamo chiesto ai Governi alleati di avere in un momento importante dei negoziati di Londra una formale consultazione tra i membri dell'Alleanza Atlantica, affinché tutti i membri dell'Alleanza siano messi in grado direttamente di manifestare il loro pensiero, di dare il loro contributo, come noi intendiamo di dare, per salvaguardare la loro imprescindibile esigenza di sicurezza. Venendo incontro alla nostra domanda al Consiglio Altantico il signor Stassen insieme al signor Moch si è recato a Parigi per un ampio scambio di idee particolarmente proficuo per tutti. In tale occasione il signor Stassen ha confermato che i quattro Paesi Occidentali membri del Sottocomitato non porteranno aderire a nessun accordo senza che sia concordato con la N.A.T.O., ed ha anche affermato che il Governo americano ha intenzione di avere una attiva collaborazione di tutti i Paesi alleati nella trattazione del disarmo.
Queste affermazioni corrispondono al nostro desiderio. Il Governo italiano perciò non solo non pensa lontanamente di ostacolare la formulazione di un accordo sul disarmo, anzi conta di dare per parte sua un contributo ai negoziati in corso, ispirandosi ai principi sopra enunciati, e cioè al desiderio vivissimo che un accordo di disarmo tale da garantire effettivamente la pace venga al più presto a portare al popolo sicurezza e fiducia. Se sforzi particolari saranno da noi fatti certamente verrà in primo luogo - sono lieto di assicurare così i senatori Molè e Negarville - quello di allontanare da noi e dall'umanità il terribile pericolo di un conflitto atomico, con la speranza che le conquiste della scienza nel campo termonucleare siano devolute al benessere e al progresso di tutti i popoli. E la nostra voce insieme ai nostri sforzi si unirà a quella di tanti altri, fra le quali recente ma sopra ogni altra autorevole quella del Sommo Pontefice, per la cessazione da parte di tutti di quegli esperimenti che sono destinati a perfezionare gli elementi di distruzione ed a aumentarne la potenza determinando in anticipo, solo attraverso questi esperimenti, danni immediati gravissimi e certi.
Consiglio superiore della Magistratura. Ho detto che dev'essere risolto. E' un problema difficile e delicato. L'onorevole Lussu ne ha fatto occasione per un attacco a due Tribunali. Non posso seguirlo su questo terreno e non credo che nessuno possa farlo. Ho avuto l'onore di essere per due anni Ministro di grazia e giustizia. Ognuno può testimoniare che ho seguito l'andamento numerico dei processi, ma non ho mai letto una sentenza, ed il colore politico di un magistrato non ha mai influito sulle mie decisioni. Ogni magistrato ogni avvocato può essermene testimone. Ma penso che il problema sia ugualmente difficile per la responsabilità del funzinamento della giustizia nei confronti del Paese, non nelle decisioni della giustizia, ed anche per assicurare l'indipendenza interna dei Magistrati. L'onorevole Gonella dovrà risolvere il problema. Egli dà garanzia della più scrupolosa osservanza della Costituzione.
Mezzogiorno. Sono state mosse talune critiche. Ma mi sembra che siano più ai tempi di esecuzione che ai propositi. Io ritengo che esse siano infondate.
Quando si ripete, ad esempio, da tutti, non soltanto da lei, senatore Crollalanza, che gli stanziamenti per la Cassa non vanno al di sopra dei normali stanziamenti ma li assorbono, si dice una cosa in gran parte inesatta. Ma più che tutto non si sommano le cifre certe del più con quelle del preteso meno. Si faccia pure la somma algebrica e si vedrà l'imponenza dello sforzo doveroso. E così quando si lamenta il ritardo nella industrializzazione, non si ricorda che Iddio non fece il mondo in un giorno solo...

SPANO. Lo fece in sei giorni, non in sei secoli.

ZOLI. Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del bilancio. Aveva però un'altra capacità, superiore perfino a quella di Stalin. (Ilarità). Certe trasformazioni non sono come quell'insalatina che nasce dopo 24 ore, ma operano nel tempo.
Con queste considerazioni io prego di rileggere le mie dichiarazioni e quelle dell'esposizione finanziaria e le frequenti ripetute dichiarazioni fatte davanti a questo ramo del Parlamento e all'altro dal collega Campilli.
Dirò anzi, a proposito di un settore particolare, quello della Calabria, che basta che sia esaminato quello che era previsto dalla legge sulle necessità di formazione di un piano generale, a cui devono seguire poi piani particolari, per rilevare che vi era l'impossibilità assoluta tecnica e legislativa che all'approvazione della legge seguisse immediatamente l'applicazione del piano.
Risulterà, esaminando tutto ciò, che il Governo considera e considererà sempre il problema del Mezzogiorno come uno dei problemi numero uno accanto a quello della disoccupazione.
Politica agraria. L'onorevole Bosia a questo riguardo ha quasi messo a prezzo il suo voto. (Ilarità). «Prometta questo, prometta quest'altro, ed io dirò si». Non ho fatto i conti ma sarebbe un po' caro e come Ministro del bilancio non posso autorizzare il Presidente del Consiglio. (Ilarità).
Io sono solito promettere ciò che mantengo e non posso fare promesse che non so quanti miliardi e magari quante decine di miliardi costano. Su un punto posso essere preciso in aggiunta a quello che ho detto, cioè sul credito agrario, per il quale anche prima di avere l'assenso del Ministro del tesoro - che sono certo che non mancherà perché egli è sempre anche un po' Ministro dell'agricoltura - sarà provveduto con urgenza. Questo dico anche a lei senatore De Pietro.
Sarà posta subito allo studio anche l'attuazione del fondo di solidarietà per le calamità minori, con intenzioni positive. Non è però un problema di piccolo conto.
La necessità di una certa sollecitudine, anche per non abusare del vostro tempo, ha fatto si che su taluni settori mi sia soffermato non troppo; ma credo di avere parlato abbastanza chiaramente in tema di dichiarazioni programmatiche.
E siamo ancora una volta ai due nodi finali: Regione e patti agrari.
Ho sentito l'ampia discussione che si è svolta al riguardo ma non ho sentito dimostrare che non sia imprudente creare un organo che non abbia, prima ancora di accingersi alla sua prima opera, cioè la redazione degli statuti, la conoscenza della sua base finanziaria. Diversamente operando creeremo motivi infiniti di equivoci e di contrasti tra i due organismi che debbono collaborare tra loro: Stato e Regione.
Ma con ciò non intendo insabbiare nessuna legge. E' fuori del mio sistema e, durante il periodo del mio Governo, darò la dimostrazione che non ricorrerò mai a nessun pretesto di insabbiamento. Perciò assumo l'impegno di porre sollecitamente mano allo studio del problema finanziario per concludere e non per differire. A tale riguardo sono pienamente d'accordo con il collega che sovrintende al coordinamento dell'attuazione della Costituzione.
In merito ai contratti agrari la discussione forse doveva essere anche tecnica e forse una discussione tecnica può darsi che avrebbe potuto modificare il nostro convincimento. Ma il Governo non ha trovato elementi per modificare il proprio convincimento. Dichiaro formalmente, però, che il Governo non frapporrà nessun ostacolo a che una diversa opinione del Parlamento - diversa da quella del Governo - possa prevalere in sede di approvazione della legge che si augura sollecita quanto più possibile. Con il che ho finito, salvo una risposta agli amici Lamberti, Jannuzzi, De Pietro e Bertone. Anzi non una risposta ma una parola di ammirazione per il loro intervento e di ringraziamento per la collaborazione che con esso mi hanno dato. Con questo ringraziamento, amici, vi do anche l'assicurazione che noi non verremo mai meno all'impegno che ci deriva dalla croce e dalle parole che sono nello scudo; non per il partito ma per l'Italia. Che Dio ci assista! (Vivissimi prolungati applausi dal centro. Molte congratulazioni).

On. Adone Zoli
Senato della Repubblica
Roma, 4 giugno 1957

(fonte: Senato della Repubblica - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di martedì 4 giugno 1957)


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