LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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II° GOVERNO FANFANI: INTERVENTO DI AMINTORE FANFANI ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
(Roma, 9 luglio 1958)

Le elezioni politiche del 1958 segnano un grande successo per la Democrazia Cristiana. Il Segretario politico della DC, Amintore Fanfani, uno dei principali artefici di tale successo elettorale, costituisce il primo governo della legislatura, un bicolore DC-PSDI aperto a nuove istanze riformatrici.
Fanfani presenta il suo governo il 9 luglio 1958 alla Camera dei Deputati.

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FANFANI, Presidente del Consiglio dei ministri. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi! Primo obiettivo di ogni azione di governo è quello di far godere ai cittadini i diritti che ad essi la Costituzione assicura, rimuovendo gli ostacoli politici, economici, sociali che si frappongono a tale godimento.
La campagna elettorale della scorsa primavera - svoltasi in un'atmosfera di serena, civile compostezza il cui mantenimento costituisce uno dei tanti, meriti del governo presieduto dal senatore Zoli - ha consentito di fare un inventario di ciò che si è fatto in questo senso nel primo decennio della Repubblica, e di ciò che ancora resta da fare.
La campagna elettorale è stata occasione ai partiti di esporre i programmi, che si proponevano di svolgere in caso di vittoria, per risolvere i problemi residui e soddisfare le attese popolari.
Sulle proposte dei partiti politici il 25 maggio si è pronunciato il corpo elettorale, con un responso in base al quale chi ha l'onore di parlare al nuovo Parlamento ricevette ed accettò ai primi di questo mese dal Presidente della Repubblica l'incarico di formare il primo Governo di questa legislatura.
Dovere del Governo che oggi ho l'onore di presentare è quello di dedurre, dal democratico dialogo sull'inventario del primo decennio, la reale consistenza dei progressi compiuti e la vera natura dei progressi che si debbono ancora fare affinché i cittadini godano la pienezza delle libertà cui hanno diritto.
Si ripercuote ancora in questa aula l'eco della considerazione cui le folle pervennero in ogni piazza durante i recenti comizi quando, con l'antico poeta, esse concludevano: «io vo' gridando: pace, pace, pace».
Han chiesto speranza, cioè pace, le madri per i figli giovanetti, plaudendo ai propositi di universalizzazione della scuola e dell'istruzione professionale.
Han chiesto lavoro, cioè pace, i disoccupati, stimolando l'intento di moltiplicare le occasioni di proficuo impiego.
Han chiesto tranquillità, ,cioè pace, gli occupati, incoraggiando quanti si proponevano di allontanare dalle fabbriche il tremendo spettro del licenziamento, e di migliorare su un piano di pieno rispetto della dignità umana le relazioni di lavoro all'interno delle aziende.
Han chiesto rispetto, cioè pace, le coscienze rasserenate da una fede e quelle ansiose di liberamente cercarla, quando han sostenuto i propositi di tutela d'ogni opinione e d'ogni credenza.
Han chiesto protezione, cioè pace, le famiglie, quando hanno approvato l'idea di una più organica ed efficace politica per moltiplicare i tetti ospitali.
Han chiesto progresso, cioè pace, le popolazioni delle regioni meridionali e delle zone depresse, allorché han votato i programmi per ulteriori sviluppi.
Han chiesto sicurezza, cioè pace, tutti gli italiani quando hanno riconosciuto l'opportunità di garantire l'avvenire della nazione, mantenendo ferme le tradizionali alleanze e agevolando gli incontri per conseguire consistenti accordi di disarmo controllato.
Le forze politiche che hanno espresso questo Governo si sono domandate se avevano ben compreso la suprema e unitaria aspirazione civile del popolo italiano in questo momento. E, avuta la certezza di averla ben compresa, si sono domandate quali attese negli anni della legislatura iniziatasi avrebbero dovuto essere soddisfatte.
La risposta a questa ultima domanda è stata condensata nei venti punti che la stampa ha largamente fatto conoscere. Essi rappresentano la traccia dell'iter che, a giudizio della Democrazia Cristiana e del Partito Socialista Democratico Italiano, si dovrebbe percorrere per arrivare a soddisfare in gran parte le attese degli elettori del 25 maggio.
Il Governo che si presenta oggi al Parlamento, nel quadro di quell'iter pluriennale, di cui valuta positivamente il tracciato e lo svolgimento, propone un triplice tipo di azione: azione di esecuzione di cose già decise in passato e non iniziate ancora o non completate; azione di presentazione di progetti per cose già studiate, ma non decise; azione di studio, preparatrice di futuri progetti per cose successivamente da proporre.
La persistenza del vostro voto, onorevoli colleghi, suggerirà poi a quali adattamenti di azione e financo di struttura ricorrere per rispettare la volontà del Parlamento pur perseguendo e continuando nello svolgimento del programma che, oltre che dalle decisioni dei nostri gruppi politici, abbiamo creduto di raccogliere anche dal responso della volontà popolare.
Le cose da proseguire od iniziare, quelle da progettare, quelle da studiare, si raggruppano attorno a tre grandi temi: la politica interna o della libertà, la politica estera o della sicurezza e della pace, la politica economico-sociale o dello sviluppo e della perequata distribuzione del reddito.
Dando a tutti gli italiani la speranza oggi (con i propositi formulati), la certezza domani (con propositi mantenuti), di vedere avviati a soluzione i problemi della scuola, del lavoro, della libertà, della casa, dello sviluppo, della sicurezza, della pacifica cooperazione internazionale, si consoliderà la democrazia, accrescendo il rispetto delle istituzioni, la fiducia nei nostri ordinamenti, l'amore per una comunità nazionale finalmente capace di accogliere tutti, dando a tutti parità di diritti e dignitosa missione di assolvere ad alti doveri.
La campagna elettorale ha visto dibattere, tra i tanti, due particolari problemi in materia di politica interna. In primo luogo quello delle insidie agli ordinamenti ed alla sicurezza dello Stato.
E' stretto dovere del Governo curare la difesa della libertà di tutti. Questo dovere obbliga il Governo stesso ad assicurare tutti i cittadini, e ad ammonire chi almeno intenzionalmente già si trovasse in fallo, che nessun attentato né alcun tentativo di attentato, per quanto lontano, sarà permesso o lasciato preordinare, da parte di chicchessia, alle libertà, agli ordinamenti, alle istituzioni, alla sicurezza degli italiani e della Repubblica.
Operare fermamente in tal senso è il nostro primo dovere e lo assolveremo, con ogni cura, prevenendo, agendo, troncando senza esitazione di sorta tutto quanto potesse costituire al presente, o per il futuro, un pericolo pei nostri liberi ordinamenti. Ed ogni più o meno abile pretesto per mascherare i propri disegni con proclamate simpatie per esperienze in atto di inequivocabile marca totalitaria, anziché rallentare la nostra vigilanza, l'accrescerà: non essendovi attenuanti di sorta per chi o sogna o si propone di scardinare le fondamenta del nostro Stato ricorrendo a violenza interna o, peggio, contando anche sulle pressioni che potrebbero derivare da eventi di cui si auspica la maturazione fuori dei nostri confini.
Ciò premesso, esprimiamo la certezza che il programma di libertà, di sicurezza nella pace e di sviluppo economico e sociale che ci proponiamo di svolgere, sarà il migliore antidoto a tutte le tentazioni di sovversione disseminate con insidiosa propaganda in mezzo al popolo.
Altro argomento della campagna elettorale è stato quello di pretese insidie all'autonomia dello Stato.
Il giuramento che abbiamo fatto, e la coscienza che abbiamo del nostro dovere di cittadini oltre che della forza che al suo adempimento danno precise convinzioni, ci consente di affermare che comunque l'autonomia dello Stato sarà difesa: certi, difendendola, di non trasgredire i nostri doveri nascenti dalle nostre comuni credenze, di adempiere i nostri doveri civici, di rinsaldare la compagine nazionale, di garantire la permanenza di una pace religiosa, rivelatasi quanto mai benefica per il popolo italiano. I patti che l'acquisirono saranno rispettati da noi. La saggezza di cui specie nei momenti più difficili hanno dato prova i reggitori della Chiesa cattolica ci dà la certezza che quei patti continueranno ad essere rispettati anche dalla parte che con l'Italia li concluse e li sottoscrisse. Naturalmente permane il nostro dovere di governanti della Repubblica di vigilare affinché in materia non si manifesti da nessuna parte alcuna trasgressione.
La gelosa attenzione con cui da molte e contrapposte parti si segue questo argomento non deve però, nell'interesse comune, portare a dare corpo alle ombre o a generalizzare alcuni episodi, dimenticando la continuità di una azione provvidamente da tempo diretta a unire anziché a dividere la nazione italiana, e a sostenere con alto insegnamento, con vigile opera, con persistenti benefiche cure, gli sforzi che tutta Italia fa per consolidare le sue libere istituzioni.
Sull'ordinamento della Presidenza del Consiglio il Parlamento già iniziò l'esame di un apposito disegno di legge. Esso è in corso di rielaborazione e sarà ripresentato tra breve alle Camere.
Analoga iniziativa sarà presa entro breve termine per quanto riguarda la legge sul referendum previsto dalla Costituzione.
La legge sindacale, che pur sarà predisposta tenendo conto delle conclusioni dello studio iniziato dal Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, verrà preceduta da norme relative alla validità e erga omnes dei contratti collettivi di lavoro.
Saranno progressivamente eliminate dalla legislazione tutte le superstiti norme difformi dalla Costituzione e dai pronunziati della Corte costituzionale.
Per quanto attiene agli adempimenti sulle regioni, lo stato degli atti indica l'iter che correttamente deve essere seguito dal Governo.
Prima bisogna perfezionare e consolidare l'ordinamento e la vita delle quattro regioni a statuto speciale già costituite.
Poi bisogna istituire la quinta regione a statuto speciale prevista dall'articolo 116 della Costituzione.
Indi si deve provvedere alla istituzione delle altre regioni a statuto normale elencate nell'articolo 191 della Costituzione.
Per adempi!ere il primo ricordato dovere il Governo intende completare la emanazione delle norme di azione per la Sicilia, Sardegna, Val d'Aosta, approvando i testi relativi, perfezionando sollecitamente gli altri in corso di preparazione e risolvendo per quanto riguarda la Val d'Aosta la questione del modo di approvazione delle norme stesse.
Anche per quanto riguarda la regione Trentino-Alto Adige, sulla cui situazione da tempo si fanno valutazioni contrastanti, sentita l'apposita commissione paritetica porteremo a sollecito completamento la serie delle norme di attuazione dello statuto speciale nel pieno rispetto della unità ed integrità dello Stato, in coerenza con la nostra tenace ricerca di chiare intese tra i popoli europei, e nello spirito della Costituzione, consono del resto con i principi accolti dagli ordinamenti degli Stati più liberali e progrediti.
Da tutto ciò nasce la piena consapevolezza dei doveri che derivano ad un Governo dalla esistenza entro i confini dello Stato di gruppi diversi da quello nazionale, in ordine alla salvaguardia delle caratteristiche etniche e del libero sviluppo economico e sociale delle minoranze. Dar prova con atti concreti di questa consapevolezza vuol dire rafforzare lo Stato, garantendogli l'adesione leale ed il contributo costruttivo di tutti i cittadini, anche di quelli delle minoranze etniche, or non è molto dalla stessa voce del Capo dello Stato invitate a recare il valido contributo della loro collaborazione al bene comune. Il chiaro funzionamento delle istituzioni e delle autonomie proprie della regione Trentino-Alto Adige servirà ad inserire sempre più nell'unità dello Stato italiano la minoranza di lingua tedesca, rassicurata sul rispetto delle sue peculiari caratteristiche etniche dalla leale esecuzione dell'accordo di Parigi concluso tra De Gasperi e Gruber. Il preannunciato ed ormai non lontano incontro tra i ministri degli esteri d'Italia e d'Austria, nell'ampio esame di tutti i problemi comuni ai due paesi, considererà anche le questioni connesse con l'applicazione del suddetto accordo ed in uno spirito di collaborazione e di reciproca comprensione farà superare ogni questione, spazzando dal confine del Brennero ogni residua nube, che può turbare le relazioni sia con la minoranza tedesca entro i nostri confini sia con la nazione amica.
La Sardegna attende l'adempimento degli obblighi statutari concernenti il piano di rinascita e la Val d'Aosta quelli della zona franca. Il Governo, sulla base della relazione finale preannunciata dall'apposita commissione per lo studio del piano sardo di rinascita, e delle proposte della giunta regionale aostana e degli studi dei ministeri competenti in merito alla zona franca, si propone di giungere rapidamente ad una definizione di precisi programmi ed alla presentazione dei conseguenti strumenti legislativi.
Per completare il quadro costituzionale delle regioni a statuto speciale il Governo presenterà nei prossimi mesi la legge istitutiva della regione Friuli-Venezia Giulia.
Per preparare gli altri adempimenti previsti dalla Costituzione in materia regionale e accelerare la conseguente azione legislativa, il Governo darà vita alla commissione prevista nei mesi scorsi dal Ministero dell'interno, ma non ancora istituita, per completare l'aspetto finanziario in primo luogo, e poi legislativo ed amministrativo degli studi che devono portare - sulla base del dettato costituzionale e delle esperienze acquisite - alla formulazione della legge sulla elezione e costituzione dei consigli regionali e l'inserimento organico nelle regioni delle province.
Circa la funzionalità del Parlamento, il Governo formula i più sinceri auspici per l'opera di revisione ed armonizzazione dei regolamenti che le due Camere hanno avviato. Essa contribuirà certamente a quella maggiore e più snella funzionalità, mirando alla quale saggiamente i due illustri Presidenti hanno promosso ieri gli opportuni studi ed oggi ormai i conseguenti esami in vista di risolutive delibere.
Le attese nuove norme sulla discussione dei bilanci, alle quali il Governo intende contribuire, completeranno l'opera, accrescendo efficienza, quindi autorità e prestigio alle nostre Assemblee.
Nel passato quinquennio non ebbe attuazione il giusto proposito di integrare il Senato. Le discussioni e i contrasti verificatisi rimettono in luce la validità del primo disegno scaturito dagli studi compiuti e fatti compiere da Enrico De Nicola. Tornando ad essi il Governo intende presentare un nuovo disegno di legge, che, risolvendo il problema ancora aperto della equiparazione in durata delle due Camere, integri il Senato subito con aumento del numero di membri a vita nominati per decisione del Presidente della Repubblica ed in base a funzioni presidenziali esercitate già in seno alle Camere; e preveda la possibilità di inteqrarlo ad ogni elezione di un congruo numero di senatori scelti in proporzione dei voti conseguiti da ciascun gruppo politico, in appositi elenchi comprensivi di parlamentari che già maturarono particolari titoli di esperienza o di anzianità.
Ogni organo dello Stato deve prestare il suo armonico concorso per far sì che la legge cresca di prestigio. Il Governo intende dare il suo concorso favorendo la conoscenza della legge stessa, mediante un semplificante approntamento di testi unici, e la predisposizione di norme per la opportuna costituzione ed il retto funzionamento di organi di giustizia amministrativa e tributaria. Favoriremo il rispetto della legge anche assicurando gli strumenti ed i mezzi idonei al funzionamento sollecito ed efficace della magistratura, nella autonomia ad essa riconosciuta dall'articolo 104 della Costituzione. Riforma dei codici, secondo ben noti voti espressi da congressi e da giudici, istituzione del Consiglio superiore della magistratura in base alla legge 24 marzo 1958, n. 195, nuova legge sull'ordinamento giudiziario, aumento di posti e di mezzi, saranno momenti dell'azione cui il Governo sentirà il dovere di attendere.
Ad opera de Governo presieduto dall'onorevole Scelba negli anni 1954-55 furono emessi 16 decreti legislativi in attuazione della legge-delega sul decentramento amministrativo.
Occorre riconoscere che l'opera va completata, specie nei settori dell'industria, dei trasporti, delle finanze, e forse in tutti con l'ampliamento dei limiti delle competenze, ad esempio in materia di spesa e di interventi di urgenza.
Al decentramento delle amministrazioni centrali, ispirato a criteri di semplificazione, fiducia, tempestività e quindi efficienza, devono accompagnarsi finalmente la revisione del testo unico della legge comunale e provinciale e la riforma della legge di finanza locale. Con questa ultima deve essere data agli enti locali la certezza di non dover assumere per legge oneri non coperti da concorso statale o da imposte generali, liberando comuni e province da oneri sostenuti nell'interesse dello Stato e da altri che in definitiva accrescono la depressione delle zone arretrate.
Il Governo intende proporre anche misure straordinarie per attenuare il peso di situazioni deficitarie maturatesi fino al 31 dicembre 1957 in seno agli enti locali minori delle zone depresse e del Mezzogiorno. Alle pesanti situazioni finanziarie della capitale, di Napoli e di qualche altro capoluogo si dovrà provvedere con speciali leggi.
Tra i punti del nostro programma, assume particolare rilievo quello diretto ad una migliore tutela della dignità del cittadino e della moralità pubblica.
Il secondo comma dell'articolo 27 della Carta costituzionale sancisce il principio che l'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Una concreta attuazione della garanzia anzidetta è già stata data con la legge 18 giugno 1955, n. 517. Ma a meglio tutelare la dignità del cittadino dovrà compiersi una rielaborazione delle norme che oggi la proteggono.
Anche le disposizioni sulla produzione, il commercio e l'impiego degli stupefacenti dovranno essere rivedute. Dovrà pure procedersi ad una revisione delle norme sull'usura e sul lenocinio per una più adeguata protezione della libertà morale e della personalità umana.
Alla sanità dei giovani e della famiglia non mancheranno le cure vigili di ogni organo di governo.
Per la vita pubblica si chiede, giustamente, una più evidente moralizzazione, lottando contro ogni forma di corruzione, praticando un rigoroso controllo parlamentare delle gestioni fuori bilancio, esigendo l'accertamento severo delle doti di competenza nell'assegnazione di cariche pubbliche e di uffici nella pubblica amministrazione, con revisione delle norme vigenti sulle incompatibilità e sul cumulo degli incarichi.
Sono propositi sacrosanti, che soddisfano le esigenze universali del corpo elettorale. Essi il Governo fa propri, sforzandosi di ispirarvi la propria ferma azione.
Politica estera: fedele ad una politica tradizionale ai partiti che lo compongono, rispettoso degli impegni che l'Italia ha sottoscritto, ed il Parlamento ha ratificato con significative maggioranze, il Governo, forte anche delle sue convinzioni, esclude ogni adesione a richieste di sospensione dell'esecuzione dei trattati sul mercato comune e l'Euratom. E si dichiara pronto ad agire affinché i trattati firmati a Roma il 25 marzo 1957 dal governo Segni abbiano completa attuazione.
Come quelli per la C.E.C.A., essi smentiranno i detrattori e recheranno effetti benefici anche all'Italia, se l'Italia saprà restarvi fedele e coerentemente saprà adeguare alla attuazione di essi le politiche necessarie.
All'uopo ci proponiamo di promuovere l'armonizzazione del sistema fiscale e previdenziale italiano con quelli dei paesi aderenti al M.E.C. ed all'Euratom, nonché di favorire la nostra partecipazione all'integrazione europea attuando un programma di sviluppo.
Per tradizionale ispirazione, per interpretazione delle più avanzate aspirazioni del nostro popolo e specialmente dei giovani, per desiderio vivo di accrescere garanzie allo sviluppo civile ed e alla sicurezza del continente, non intendiamo accontentarci di svolgere una politica di sia pure volenterosa applicazione dei trattati europei sottoscritti. Il Governo continuerà in ogni contingenza a svolgere la opportuna azione propulsiva verso l'unità politica europea, agevolandola - se così apparirà fondatamente - con la proposta di elezione a suffragio diretto dei rappresentanti all'Assemblea parlamentare europea, e facendone apprezzare in anticipo gli sperati frutti finali proponendo sistematiche intese preliminari dirette a coordinare le politiche dei sei paesi aderenti.
Riaffermata la direttiva europeistica che De Gasperi e Sforza posero tra i punti fermi della nostra politica estera, dobbiamo ribadire il rispetto di un'altra fondamentale direttiva: quella della solidarietà occidentale. L'Italia per consapevole azione di governanti, approvata dal Parlamento e più volte ratificata dal popolo, da tempo partecipa all'alleanza atlantica.
Dopo dieci anni di esperienza, benché in diversa situazione internazionale, possiamo confermare essere l'alleanza atlantica strumento fondamentale per la difesa e la garanzia della libertà, della prosperità e della pace nella sicurezza. La pratica ha suggerito discussioni per renderla ancora più efficace. Coerentemente alle conclusioni cui quelle discussioni in sede competente sono giunte, il Governo intende impegnarsi a favorire una azione diretta a conseguire, nella permanente e preventiva consultazione politica, unità di atteggiamento nei confronti dei problemi comuni.
Questo impegno, come quello analogo indicato parlando di preliminari intese politiche tra i sei paesi della comunità europea, conferma che è intendimento del Governo di rafforzare l'alleanza, preservandola da conseguenze negative di iniziative non concordate.
L'Italia crede all'avvenire della comunità europea e della alleanza atlantica. Constata realisticamente che i popoli che ad esse aderiscono non hanno ancora del tutto fuso i rispettivi interessi ed intenti. Chiede che nell'interesse della permanente difesa, della comune sicurezza e della perdurante solidarietà, problemi di singoli paesi che possono intaccare i vincoli comuni vengano previamente discussi per garantire alle conclusioni, cui si potrà pervenire, il sostegno della necessaria solidarietà.
Chiedendo di conoscere, onorevoli colleghi, e di discutere propositi altrui connessi con il perdurare della solidarietà comune, naturalmente l'Italia si impegna a far conoscere e sottoporre a discussione anche i suoi propositi che, come quelli degli altri membri, potessero avere interesse ad essere esaminati nel quadro della comune, solidale azione.
Non si possono giudicare questi intendimenti come suscettibili di indebolire le alleanze ed i trattati conclusi senza dar mostra di concepire alleanze e trattati, più che come incontro tra popoli liberi, come adesione preannunciata di alcuni alle future decisioni di altri. Il che è contro la lettera e lo spirito dei trattati e contro i chiari intendimenti di chi li promosse e dei parlamenti che li ratificarono.
Quanto sarà più certa e più agevole la consultazione ed il coordinamento tra sodali ed alleati, tanto sarà più agevole ad essi - garantiti dalla previa consultazione ottenuta ed ottenibile - di costruire, specie nell'ambito regionale a ciascuno proprio, una politica che, nell'adempimento dei compiti che ad ognuno assegna la geografia od il particolare momento storico, rechi un contributo all'allargamento sia pure indiretto di quella solidarietà con i popoli liberi che l'espansione della libertà e della prosperità necessariamente reca con sé.
L'ambito regionale in cui viviamo, la presenza negli Stati contermini di interessi e di comunità italiani, ci rende particolarmente sensibili a ciò che accade in tutti i paesi che con noi territorialmente confinano o in quelli che si affacciano sullo stesso mare in cui noi ci affacciamo. Ed è naturale che alle loro vicende si guardi con comprensiva attenzione, cercando di consolidare, dove esiste, l'amicizia, e, dove ancora non esiste, di ridurre la preesistente freddezza od ostilità.
I nostri confinanti si distinguono, sotto questo profilo, in due categorie: alleati, come la Francia; neutrali di diritto, od auspicanti tali, come la Svizzera, l'Austria e la Jugoslavia.
Con la Francia si è ricostituita una feconda, operante amicizia. Deve essere coltivata, per far beneficiare di essa non soltanto i nostri due paesi, ma le intese e le alleanze in mezzo alle quali ambedue con onesti intenti stanno operando.
Con gli altri paesi confinanti nostro interesse è quello di rispettare e rafforzare la proclamata neutralità. Ed è questo anche il nostro proposito, proseguendo la tradizionale e ben comprovata amicizia con la Confederazione elvetica, esaminando tutti i problemi sul tappeto con l'Austria, consentendo ad un ulteriore miglioramento dei nostri rapporti economici e politici con la Jugoslavia.
Nel Mare Mediterraneo si affacciano paesi alleati, come la Grecia e la Turchia, a consolidare la solidarietà con i quali dovremmo adoperarci per quello che ci è consentito e possibile.
S'affaccia nel Mediterraneo anche la Spagna, con la quale si sviluppano normalmente le nostre relazioni, non agevolate dalla imperfetta complementarietà delle economie.
I paesi arabi del medio oriente e dell'Africa settentrionale ed Israele hanno con noi relazioni che ci proporremo di rendere sempre più attive quale contributo dell'Italia ad allargare l'area della prosperità e quindi a consolidare le sorti della libertà sulle rive mediterranee. Confidiamo che i conflitti che turbano ancora alcune zone giungano alla fine, ridando pace nell'ordine e nella giustizia con beneficio per tutti.
Oltre l'ambito regionale che ci è proprio, vivono popoli stretti ormai a noi da solidi vincoli e da cordiale amicizia. Ricordiamo tra di essi i membri dell'O.E.C.E. e quelli dell'U.E.O. In particolare ricordiamo Germania, Gran Bretagna e paesi del Benelux. Con diverso peso, ma con uguale cordialità, hanno cooperato alla nostra azione politica in seno alle alleanze ed intese cui con noi partecipano, confortandoci con la loro costante amicizia ed integrandoci con cospicue relazioni economiche.
Tra i popoli d'oltreoceano con i quali manteniamo rapporti di amicizia, ricordiamo in primo luogo gli Stati Uniti d'America, generosi sostenitori della nostra rinascita e garanti delle tradizioni e della sicurezza del mondo occidentale, e i paesi dell'America latina, a noi vicinissimi per tradizione, rapporti e spiritualità, sottolineando in questa occasione che ad uno di essi, il Brasile, nel prossimo mese di settembre, personalmente il Presidente della Repubblica recherà un messaggio di cordiale, fraterna amicizia.
L'Italia, in seno all'0.N.U. ed a tutte le organizzazioni internazionali cui partecipa o potrebbe essere chiamata a partecipare, non può non proporsi di svolgere l'azione che le sarà possibile, per concorrere a dirimere i conflitti aperti o quelli che potrebbero insorgere. Si lavora per raggiungere accordi di disarmo. A questo impostante sforzo l'Italia intende continuare ad associarsi, per arrivare davvero a concludere efficaci accordi di disarmo controllato, preceduti o accompagnati dalla sospensione degli esperimenti e della produzione nucleare a scopo bellico e dall'impegno di non utilizzare le nuove scoperte se non per fini di progresso civile e di pace.
Nell'attesa di tali eventi è sentito dovere di un governo responsabile quello di proseguire il più efficacemente possibile l'opera di ricostruzione morale e materiale intrapresa dalle forze armate una diecina di anni orsono, compiendo quelle integrazioni di personale, di mezzi e delle dotazioni di scorte materiali e delle infrastrutture che sono necessarie, in un'armata moderna, ai fini di una efficace protezione del paese e per l'adempimento dei nostri obblighi internazionali in ordine alla tutela della pace generale e della nostra sicurezza. Di qualsiasi consistente novità nel nostro dispositivo difensivo sarà naturalmente data opportuna notizia al Parlamento.
A queste linee essenziali si manterrà fedele la politica estera dell'Italia. E tanto più noi resteremo solidali con i nostri alleati, tanto più potremo promuovere e praticare una politica di larghi scambi economici e di cooperazione culturale con tutti i paesi disposti a praticarla in condizione di parità ed in particolare con i paesi che hanno tradizionali rapporti di amicizia e di alleanza con noi.
Da mesi il panorama economico internazionale è turbato dall'ombra della recessione. Si è accesa una polemica per sapere se esca stesse colpendo anche l'Italia.
Le considerazioni fatte in proposito consentono di affermare che il Governo intende far fronte ai pericoli segnalati, ma per fortuna non verificatisi, mobilitando gli stanziamenti già registrati in bilancio, e non ancora utilizzati. Il ministro dei lavori pubblici in materia di edilizia e di strade, quello dell'agricoltura per la bonifica ed i miglioramenti, e soprattutto quello dei trasporti per lo sviluppo del programma quinquennale hanno la possibilità di affrettare subito la spesa di diverse decine di miliardi.
I Ministeri delle partecipazioni statali, della difesa, del commercio con l'estero, della Cassa per il mezzogiorno, e le amministrazioni degli enti locali hanno possibilità e mezzi per concorrere anch'essi ad una politica anticongiunturale.
Dall'azione del Ministero del commercio con l'estero e da quella del Commissariato per il turismo attendiamo fondatamente un aiuto, sia che riescano a frenare flessioni che la recessione estera può produrre sulle nostre vendite o sull'afflusso dei turisti, sia che riescano a trovare compensi a flessioni provenienti da alcune direzioni con incrementi attesi da altre.
A proseguire la politica di antirecessione nel prossimo futuro, ove la recessione stessa dovesse estendersi, ci aiuterà l'applicazione e l'entrata in funzione dei programmi pluriennali di sviluppo.
In passato più volte i pubblici amministratori si trovarono nella necessità di interventi urgenti. I legislatori fornirono i mezzi anche con una certa prontezza e larghezza, ma essi non furono impiegati che con grande ritardo e quindi con scarsa efficacia per mancanza di progetti pronti. L'esempio di ciò che è avvenuto per la legge sulla Calabria è tra i più probanti e clamorosi.
Affinché fatti del genere non abbiano più a verificarsi, il Governo decide di costituire un «patrimonio progetti», formato da progetti esecutivi studiati e compilati dalle amministrazioni pubbliche. Essi saranno sistematicamente aggiornati, affinché nel momento in cui esisterà la convenienza a finanziarli si possa procedere immediatamente alla loro esecuzione.
Per realizzare il «patrimonio progetti» e per sostenere il costo del suo aggiornamento il Governo propone di iscrivere nelle spese ordinarie del Ministero del bilancio la somma di un miliardo all'anno.
Al di là di quelle che sono le necessità di intervento imposte dalla congiuntura, all'inizio della legislatura si impone un attento sguardo ai problemi dell'economia italiana ed alla possibilità di risolverli alla luce dei programmi che l'elettorato ha mostrato di preferire.
La politica italiana nei recenti anni ha raggiunto alcuni obiettivi che si era proposti, pur mantenendo la stabilità monetaria e conservando e rafforzando l'economia di mercato.
Dal 1954 al 1937 gli investimenti in abitazioni hanno progredito con un tasso annuo del 14,2 per cento. La produzione industriale è cresciuta dell'8,2 per cento all'anno. I redditi da lavoro dipendente si sono accresciuti con un tasso del 6,2 per cento annuo contro il 5,1 per cento dell'aumento annuo delle risorse disponibili per uso interno. La bilancia dei pagamenti correnti, che nel 1954 aveva un deficit di 268,1 milioni di dollari, nel 1957 ha avuto un deficit di soli 24,3 milioni di dollari, pari ad appena lo 0,70 per cento del valore delle importazioni.
Bastano queste cifre ad indicare il successo che ha accompagnato la politica economica ispirata allo schema Vanoni, svolta dai governi presieduti dagli onorevoli Scelba, Segni e Zoli.
Altri settori hanno finora beneficiato in misura limitata del progresso che ha caratterizzato la vita italiana nell'ultimo quinquennio. Occorre quindi rivolgersi a fattori nuovi, introducendoli nelle politiche da svolgere, per ,consentire ad esse di incidere profondamente nel corso delle cose, riducendolo agli obiettivi fondamentali dell'aumento del reddito e dell'occupazione che Vanoni indicò come obiettivi del decennio in corso.
Nel mezzogiorno d'Italia vi è stato un cospicuo aumento di reddito dal 1954 in poi. Ma, quando constatiamo che nel centro-nord esso è stato superiore, concludiamo che la politica fin qui svolta ha ridotto il divario preesistente, ma non lo ha annullato.
Fieri, gli italiani, di quanto è stato iniziato nel Mezzogiorno, essi devono affrontare la situazione, e innestando nella recente politica fattori maggiori di benefiche razionali novità, devono compiere l'opera iniziata consentendo al Mezzogiorno ed alle isole di dare il pieno apporto di cui sono capaci allo sviluppo economico ed al progresso civile di tutta la nazione.
Cento anni fa ormai dal settentrione volgevasi una mano amica ai patrioti della Sicilia e del Mezzogiorno per aiutarli a congiungersi all'Italia unita e libera. L'Italia democratica intende avviarsi alla celebrazione del centenario di tale storico avvenimento mostrando di avere definitivamente uniti anche nel progresso economico gli uomini del Mezzogiorno ai loro fratelli di ogni parte d'Italia.
Un altro settore nel quale i progressi generali non hanno avuto adeguata corrispondenza è quello agricolo.
Sono necessarie ed urgenti misure atte a modificare questo stato di cose, che colpisce la parte più povera della popolazione e rende più difficile proprio l'opera di rinascita del Mezzogiorno.
In un terzo settore si è manifestata una preoccupante insufficienza nel quadro di generale progresso: è il settore della scuola, dell'istruzione professionale, della ricerca scientifica. L'insufficienza delle attrezzature, delle istituzioni, dei programmi, dei risultati in questo settore sono talmente manifesti e noti da esonerare da commenti e notizie di dettaglio. E' convinzione unanime che il permanere di un simile stato di cose frenerebbe ogni ulteriore progresso per carenza qualitativa di quel fattore umano che è pure il più abbondante e prezioso dei fattori di cui disponiamo, e il cui pieno impiego e la totale utilizzazione costituiscono proprio uno dei massimi obiettivi della nostra politica.
In un quarto settore, quello della casa, i progressi compiuti superano quelli di molti altri settori. Ma il giudizio che deve darsi non è poi tanto ottimista, se si raffrontano i notevoli progressi avuti con gli aumenti della popolazione e con le insufficienze preesistenti. Sicché anche per questo settore, in cui pur tanto si è progredito, la parola conclusiva è di incitamento ad ulteriori notevoli progressi.
E' facile concludere che la soluzione dei sopra ricordati problemi dovrà essere ricercata per vie e con strumenti diversi. In parte è sufficiente dotare le politiche già in svolgimento e le istituzioni esistenti di più ampi mezzi. In parte è necessario ricorrere a politiche nuove con mezzi adeguati e magari con nuove istituzioni.
Occorre proporre al Parlamento una serie di misure per dare alla soluzione dei problemi stessi ora l'avvio ed ora la spinta necessaria, per conseguire davvero mutazioni di fondo, anche strutturali, nella situazione italiana. Così, migliorando per tutti le possibilità e le condizioni di vita, creando i presupposti di una non effimera uguaglianza alle posizioni di partenza, saldando in un progresso unitario le varie zone ed i vari settori del paese, accresceremo le ragioni di fiducia nel sistema democratico.
Tra i ricordati settori bisognosi di attenzione in vista di un vasto sviluppo, merita assoluta priorità agli occhi del Governo quello della scuola, ed in particolare della istruzione professionale e della ricerca scientifica.
E' proposito del Governo sottoporre al Parlamento alla ripresa autunnale un organico disegno di legge che autorizzi lo svolgimento e l'attuazione di un piano decennale. Con esso, ci si proporrà di provvedere alla integrazione delle scuole materne, elementari, superiori ed universitarie esistenti, sotto il profilo degli edifici, delle attrezzature, degli ordinamenti, del personale. Contemporaneamente il piano decennale dovrà provvedere con nuovi edifici, attrezzature, ordinamenti e personale, a rendere possibile in tutto il territorio della Repubblica il soddisfacimento dell'obbligo della istruzione fino al 14° anno di età. Nel piano stesso si prevederanno i mezzi per universalizzare l'istruzione professionale gratuita dei giovani dal 14° al 18° anno di età. Ed a tutti i capaci e meritevoli dovrà essere consentito, mediante appositi sussidi, di accedere ai più alti gradi negli studi.
Come è ovvio, il piano prevederà i necessari finanziamenti in misura cospicua, anche se distribuiti gradualmente in un decennio. Il piano lungo il decennio consentirà all'economia nazionale di beneficiare di cospicui investimenti nel settore dell'edilizia e delle apparecchiature, con effetti diretti ed indiretti di occupazione facilmente valutabili a molte decine di migliaia di unità.
Al termine del decennio il piano stesso dimostrerà di aver dato un permanente aiuto alla risoluzione del problema della disoccupazione in almeno tre direzioni. Effettuare efficacemente e puntualmente un simile piano vorrà dire compiere la più grande riforma di struttura che il nostro paese abbia visto. In virtù del piano decennale della scuola sarà eliminata ogni disuguaglianza dei cittadini di fronte al diritto all'istruzione. Ogni talento sarà dissotterrato. Ogni mente sarà dissetata. Ogni uomo conseguirà tutto lo sviluppo di cui è capace, trovandosi alla partenza per il viaggio della vita in condizioni di parità, se vorrà, con tutti i suoi simili. La vita democratica del paese acquisirà gruppi di cittadini più consapevoli; la vita economica acquisirà gruppi di operatori più competenti. La idonea preparazione del fattore umano farà sì che esso non costituirà, come oggi, una remora allo sviluppo, ma di questo sarà stimolo e garanzia.
Le alte parole, che in quest'aula tre anni fa auspicavano un rinnovamento vigoroso nel secondo decennio di vita della Repubblica, potranno avere una appropriata risposta se il Parlamento con il suo voto di approvazione ai nostri progetti oggi, ed ai nostri disegni domani, consentirà di porre mano alla riforma che è più attesa e dalle masse e dai giovani d'Italia.
I nostri progetti in materia di istruzione saranno completati da quei propositi di appropriata politica diretta a favorire l'aggiornamento della cultura degli adulti, operando nei settori delle biblioteche, dei musei, dello spettacolo, della ricreazione, della R.A.I.-T.V., dello sport, ed agevolando l'azione delle associazioni giovanili studentesche, professionali.
Con contributi statali periodicamente garantiti ed integrati da quelli dei privati ammessi ad esenzione tributaria, il Governo si propone di incoraggiare sistematicamente la ricerca scientifica, mentre provvederà a valorizzare l'altro e libero apporto che gli uomini di cultura danno allo svolgimento della civiltà italiana ed alla sua efficace presenza nel mondo.
Ci proponiamo di coordinare sistematicamente gli investimenti e l'iniziativa privata e pubblica per intensificare il ritmo di sviluppo del paese, specie per quanto riguarda l'industrializzazione del Mezzogiorno e delle aree depresse.
Sulla traccia della recente legge rinnovatrice di mezzi e di forme di azione della Cassa per il mezzogiorno, questa deve sempre più chiaramente assumere la funzione di promotrice del progresso economico del sud, senza pregiudizio o sostituzione dell'azione di istituto propria di altri ministeri. Anzi, l'azione peculiare di questi e degli enti e delle aziende statali dovrà essere sottoposta a persistente coordinamento proprio per intensificare la politica di sviluppo del sud e delle zone depresse.
La recente nuova legge sulla Cassa per il mezzogiorno ha voluto correggere alcuni difetti riscontrati, obbligando ad accompagnare le opere con l'istruzione e le industrie.
Ora occorre tradurre in pratica ciò che il legislatore ha indicato, identificando le zone di più urgente intervento, i mezzi ed i tempi di esso, e predisponendo la necessaria azione.
Già si parlò molto di piani regionali. Occorre scendere al piano per la singola zona organica effettivamente esistente e malata, capace di risorgere. Perciò la Cassa nel proprio ambito promuoverà speciali iniziative di studio prima e poi d'azione, per identificare zone particolari da sottoporre ad organico sviluppo, secondo precisi programmi d'insieme a breve o medio termine, capaci di sollecitare e valorizzare tutte le energie e possibilità, nel rispetto della esigenza di razionale impiego delle risorse comuni. L'esperienza dice che occorre prendere anche una drastica misura di decentramento per il sollevamento di arti tipi di depressione.
Con gli esistenti metodi, tra la identificazione, il riconoscimento e l'eliminazione di una deficienza, specie in materia di opere pubbliche, trascorrono diversi anni, per non dire lustri. Dobbiamo pertanto istituire presso le prefetture degli ispettori per le zone depresse, particolarmente esperti in materia amministrativa e particolarmente sensibili in materia sociale (Commenti a sinistra), con il compito di visitare periodicamente le zone più depresse della provincia, identificandone le necessità più urgenti per opere civili, scolastiche, assistenziali, sociali, e promovendo nel giro di una giornata gli interventi opportuni da parte degli uffici competenti, con facoltà di disporre immediatamente sul posto, fino ad un certo limite di spesa, l'intervento necessario, in modo da eliminare nel mondo più spedito all'infuori delle normali procedure le necessità identificate.
Ma, al di là di questi nuovi accorgimenti per un più sicuro successo delle misure già prese, occorre suscitare ed impiegare nuovi imponenti mezzi. Nessuno pensa di menomare le garanzie costituzionali della iniziativa privata. Anzi, proponendoci di dare la certezza del diritto e del divenire ad ogni operatore e di difenderlo con apposita legge dallo strapotere dei monopoli e delle catene finanziarie, crediamo di sgombrare il campo per una più agile ed efficace azione di quanti nel settore economico intendono dar prova delle proprie capacità concorrendo al progresso comune.
Conoscendo le insufficienze che anche la più volenterosa iniziativa privata manifesta, ci proponiamo di colmarle ed integrarle a servizio del bene comune con il ricorso all'attività pubblica, da svolgersi con criteri economici e per le iniziative autorizzate dalla legge.
Quanto già esiste in questo campo deve essere sottoposto ad un riordinamento che distribuisca più razionalmente le competenze e le imprese tra I.R.I. ed E.N.I., regolarizzi con apposita legge la creazione recente degli enti di gestione, inquadri le imprese statali o a prevalente partecipazione statale in apposita associazione, stimoli il progresso di esse associando i lavoratori ai benefici dell'aumento di produttività e quindi alla formazione di nuovo capitale azionario con conseguente partecipazione alle responsabilità della gestione.
E nel riordinamento previsto comprendiamo la concentrazione in apposito ente di tutte le partecipazioni statali nel settore di ricerca, produzione e distribuzione di energia di qualsiasi specie, in modo da affidare con successo ad esso un intervento sistematico diretto ad integrare le manifeste insufficienze della iniziativa privata ed a sostenere con efficacia una doverosa politica regolarizzatrice della distribuzione dei prezzi dell'energia, specie secondo le esigenze dello sviluppo del sud e delle aree depresse.
Per rendere più incisiva e ad effetto sicuro l'azione nel suddetto ente si pensa di passare ad esso, via via che scadranno le concessioni in corso per la produzione di energia, ed affidare allo stesso il compito di utilizzare gli utili di gestione od altri fondi messi a disposizione per il riscatto anticipato di altre concessioni.
L'esperienza dice che una politica di sviluppo non accompagnata da una politica dell'energia non raggiunge i suoi scopi. Per prodigare più efficacemente quest'ultima sembra necessario quindi prendere le ricordate misure per rinforzare l'azione che lo Stato ha il dovere di svolgere.
Nuova efficacia questa azione propulsiva acquisterà se - come ci proponiamo - riusciremo, più che con le leggi, con accorti orientamenti a porre in essere anche una politica creditizia capace di selezionare i finanziamenti in modo da favorire in primo luogo le attività ed iniziative atte a creare nuovi posti di lavoro, a sviluppare l'industria nel sud e nelle zone depresse, a mettere in grado le imprese di reggere la concorrenza nel quadro del mercato comune. Nessuno si illuda che la politica auspicata miri ad agevolare i sogni dei faciloni o dei procacciatori di privilegi (Commenti a sinistra).
Lo sforzo compiuto già in misura notevole per aggiornare le infrastrutture ed i servizi generali, indispensabili allo sviluppo economico, sarà proseguito, specie nel settore dei lavori pubblici, delle telecomunicazioni, dei trasporti aerei, marittimi, ferroviari, stradali, ammodernando le vie esistenti e proseguendo la costruzione della rete delle nuove autostrade.
La politica di commercio interno ed estero integrerà il sistematico sforzo per lo sviluppo del paese, semplificando, ammodernando e dando economicità al processo di distribuzione e di collocamento dei prodotti, secondo linee direttive che nel programma politico cui ci rifacciamo furono precisamente enunciate.
Sotto molteplici aspetti abbiamo prospettato la nuova azione propulsiva per lo sviluppo del paese, e specialmente delle zone meridionali e depresse. Confidiamo che consigli e voti del P8arltamento perfezionino i nostri propositi, consentendoci di attuarli con la maggiore efficacia.
Alle già rilevate carenze di sviluppo dell'agricoltura pensiamo di porre rimedio favorendo l'ammodernamento della tecnica, della conduzione e quindi l'aumento del reddito delle aziende agrarie.
Ci proponiamo di approntare e fare eseguire piani sistematici di bonifica e di garantire una generale opera di miglioramento assicurando ad essa le giuste facilitazioni, ma imponendole un termine triennale di esecuzione entro il quale deve essere svolta pena l'esproprio.
Compimmo già negli anni passati un'opera di riforma basata sull'esproprio di terre malcoltivate, da assegnarsi a nuovi diretti coltivatori. Ora impostiamo una nuova opera di riforma basata sul miglioramento a termine, oltre il quale l'inetto sarà sostituito da nuovi coltivatori.
Fummo tanto criticati per non esserci previamente appellati alla iniziativa degli antichi proprietari. Questa volta evitiamo il rimprovero; ma ci riserviamo di rivolgerlo con sanzione a chi, nei termini di legge, non avrà dato prova di avere davvero l'iniziativa tanto vantata.
Il tormentato problema dei patti agrari sarà impostato e speriamo risolto in modo difforme da quello sinora tentato con insuccesso. Sarà prorogato il regime attuale di blocco, e saranno per legge definiti incentivi economici e giuridici per lo sviluppo della proprietà coltivatrice nelle zone latifondistiche, mezzadrili ed in quelle dell'affitto assenteista. Nelle zone di riforma rivedremo i rapporti tra enti ed assegnatari, per liberare questi da carichi non confacenti alla figura di proprietari coltivatori che essi devono sempre più assumere.
In un ambiente rurale destinato a vedere estendersi la proprietà coltivatrice, dovrà curarsi particolarmente lo sviluppo della cooperazione anche con l'allargamento del credito.
Quattro particolari rinforzati tipi di interventi completeranno la nostra azione di miglioramento e rinnovamento dell'agricoltura italiana. L'assistenza tecnica sarà estesa, provvedendosi ad istituire condotte agrarie in tutti i principali centri rurali.
In vista delle particolari nuove necessità create dal mercato comune specie per la conservazione e trasformazione dei prodotti, e delle esigenze di snellezza e sollecitudine proprie della piccola proprietà coltivatrice, saranno aggiornate le norme che regolano il funzionamento del piano dodecennale per la meccanizzazione, l'irrigazione e l'edilizia rurale.
La legge della montagna avrà finanziamenti integrativi, per estenderne gli effetti ai fini del benessere e della stabilità delle popolazioni montane ed incoraggiare la trasformazione di aziende e mezzadrie povere in moderne aziende montane a indirizzo zootecnico e silvo-pastorale.
Un'appropriata revisione della politica dei prezzi e degli ammassi consentirà ai coltivatori di meglio attendere a colture e sviluppi secondo effettive possibilità di collocamento redditizio e allo Stato di risparmiare cospicui fondi per gestioni non più necessarie nella tradizionale ampiezza, destinando le economie ad interventi a favore di ulteriori progressi agricoli.
Crediamo di non ingannarci immaginando che lo svolgimento armonico delle misure segnalate consentirà all'agricoltura italiana di passare oltre la stasi attuale, assicurandosi nuovi redditi e quindi nuova convenienza per gli imprenditori ad investire, per i coltivatori a restare sui fondi.
Quale fattore propulsivo di alcuni fattori e regolatore dell'insieme del sistema, l'edilizia ebbe nello schema Vanoni e ha, nel programma che proponiamo, un posto particolare. Già parlammo dell'edilizia scolastica, e per altre forme di edilizia varie amministrazioni hanno particolari, anche se modesti, programmi. Qui però intendiamo parlare dell'edilizia popolare. I grandiosi sforzi compiuti rivelano che essi hanno sopportato le conseguenze di un tardivo e insufficiente coordinamento, di finanziamenti imponenti ma incompleti, di una grave indisciplina del settore delle aree, del mancato controllo nella produzione cementifera, di non sempre razionale assegnazione di sovvenzioni e di alloggi (Commenti a sinistra).
Le necessità persistenti, la congiuntura e l'esperienza suggeriscono al Governo di impegnarsi provvidamente a dare avvio per i prossimi anni a un massiccio e coordinato programma di edilizia popolare, che consideri le popolazioni urbane e i lavoratori dipendenti come sinora largamente si è fatto, ma consideri anche le popolazioni contadine e i lavoratori autonomi.
Tale programma si fonderà sul preordinato intervento dello Stato in misura almeno non inferiore a quella sin qui praticata, sul reimpiego delle somme rientranti per il funzionamento dei fondi di rotazione, sulla mobilitazione anticipata delle cospicue somme producibili dalla cessione a riscatto degli alloggi popolari sinora costruiti, secondo il disposto di una recente legge. Esse sono integrabili con gli investimenti programmati dall'I.N.A.-Casa e con quelli usuali degli enti previdenziali ed assicurativi, direttamente controllati dallo Stato, investimenti che andranno controllati e organicamente coordinati ai primi, ad evitare dispersioni in settori differenti da quelli dell'edilizia popolare.
Il progetto di legge sulle aree fabbricabili, riveduto e snellito, dovrà immediatamente essere presentato al Parlamento quale base indispensabile alla nuova ripresa della politica di edilizia popolare.
Le norme di legge e amministrative sul controllo quantitativo e qualitativo della produzione del cemento saranno rivedute e comunque fatte applicare mentre la politica dei prezzi in materia sarà aggiornata imponendo alle cementerie a partecipazione statale di non essere fautrici di cartelli, ma metro di paragone per la politica che intendiamo perseguire.
Dai lavori dell'apposita commissione di controllo sulle sovvenzioni e dalla lunga esperienza in materia di assegnazioni trarremo nuove norme per regolare secondo giustizia questa scottante materia.
Nel corso del quinquennio ci avvicineremo alla media di un vano per ogni cittadino, creando così il presupposto di migliori condizioni per tutti e di più serena vita delle famiglie (Commenti a sinistra).
Se tutta l'attività che ci siamo proposti di promuovere non ottenesse, oltre l'effetto dell'aumento del reddito e dell'occupazione, anche quello di una migliore distribuzione della ricchezza, noi dovremmo concludere di aver mancato al nostro principale impegno di governanti di uno Stato veramente democratico. Non basta accrescere il reddito, occorre essere certi che del suo aumento proporzionata quota giunga al lavoratore, migliorandone le condizioni.
Garanzia di ciò si avrà il giorno in cui, e ci proponiamo di affrettarlo, la contrattazione collettiva sarà coronata dal riconoscimento per legge della validità erga omnes dei contratti collettivi di lavoro, con clausole di ratifica per i contratti già stipulati. Per i lavoratori non protetti da contrattazione collettiva dovrà essere perfezionata la tutela esistente. E dal deciso potenziamento degli ispettorati del lavoro, già in corso, attendiamo con ansia il generale rispetto della legislazione sociale.
Vogliamo proporre e svolgere una politica diretta a rendere la retribuzione sufficiente e a parità di lavoro uguale per tutti e, senza distinzione di sesso, capace di soddisfare le esigenze della famiglia, grazie anche all'automatico adeguamento al salario degli assegni familiari da corrispondersi alle vedove e agli orfani dei lavoratori.
Continueremo la felicemente iniziata politica di sostegno dei lavoratori autonomi presentando in breve un disegno di legge per la pensione di invalidità e vecchiaia per gli artigiani.
Le ormai vecchie norme sui cantieri di lavoro e sui corsi di qualificazione saranno sottoposte ad attenta revisione.
Con tutte queste misure cresceranno i redditi dei lavoratori italiani.
Ad assicurarne una efficace integrazione previdenziale sarà provveduto a una revisione dei congegni e sistemi assicurativi, estendendo e migliorando le prestazioni, semplificando i servizi, unificando con imminente disegno di legge la riscossione dei contributi, a diminuzione dei costi e a repressione delle evasioni.
La trasformazione dal 14 agosto dell'Alto Commissariato in Ministero della sanità offrirà l'occasione e lo strumento non soltanto per promuovere una politica che assicuri l'assistenza ai malati bisognosi o che ne hanno diritto per legge e predisponga i mezzi per difendere gli organismi sani, ma anche per creare un sistema nel quale l'opera dei vari enti risulti rigorosamente coordinata e fornisca, con il minimo dispendio e le modalità più semplici, prestazioni rispondenti alla qualità e all'entità dell'evento morboso. Medici e personale delle istituzioni sanitarie vedranno riconosciuta sul piano organizzativo e sociale la posizione che ad essi compete quali artefici primi e diretti dell'assistenza sanitaria.
Il riordinamento legislativo, amministrativo e tecnico dell'assistenza pubblica consentirà più agevolmente di sovvenire gli inabili al lavoro sprovvisti di mezzi, i vecchi e le famiglie bisognose, il recupero e la qualifica dei minorati fisici e psichici.
Con il cospicuo sforzo per garantire l'ulteriore sviluppo del paese e con le misure accennate per far sì che di esso i primi beneficiari siano i lavoratori, il Governo pensa di avere avanzato proposte atte ad avvicinare il giorno in cui non soltanto nella statuizione costituzionale, ma anche nella realtà, l'Italia sarà una repubblica democratica fondata sul lavoro.
Abbiamo detto fondata sul lavoro e non sulla miseria, intenzionalmente intendendo riaffermare che la politica di sviluppo proposta, per raggiungere veramente i suoi scopi, non deve abbandonare la felice linea di difesa della stabilità monetaria che ha costituito premessa e garanzia dei progressi compiuti negli ultimi dieci anni.
Questa necessaria e benefica difesa sarà continuata, a fatti e non a parole. Perciò ci impegniamo a contenere tutte le politiche proposte entro i limiti della equilibrata sanità del bilancio statale. Sappiamo che ciò richiederà una priorità e migliore qualificazione della spesa, come sappiamo che ciò richiederà anche la più saggia utilizzazione dei mezzi disponibili.
Quanto proponemmo sinora trarrà il necessario alimento finanziario: o da fondi esistenti già, sebbene non ancora utilizzati né impegnati nel bilancio testé presentato; o da stanziamenti fatti con leggi approvate, ma non ancora utilizzati e per i quali proponiamo un'utilizzazione migliore, talora più pronta, talvolta meglio coordinata; o da previsioni di entrate per non interrotte riscossioni al termine previsto di imposte occasionali; o infine da previste mobilitazioni anticipate di introiti certi. Né possiamo negare di porre tra le previsioni fondate quella che nei prossimi anni il finanziamento ulteriore delle opere e attività da noi proposte sarà assicurato anche dalla efficacia dell'azione di sviluppo da esse generate.
È doveroso aggiungere che un contributo al finanziamento dei programmi proposti, e quindi al mantenimento delle stabilità e sanità del bilancio, pensiamo possa ragionevolmente venire dalla prosecuzione dell'opera di riforma e revisione tributaria, compiuta anche nel rispetto dei principi cui l'articolo 17 della legge Tremelloni si ispira.
La severa repressione delle evasioni, la effettiva applicazione di criteri di progressività nella imposizione, la semplificazione e la cresciuta economicita dei servizi recherà certamente aumenti di gettiti e di disponibilità, alimentando fuori di ogni avventuroso espediente le politiche che abbiamo proposto.
Queste fondate previsioni vengono suggerite dal ricordo dei progressi compiuti in questa materia anche negli ultimi anni. Essi comprovano la crescente efficienza del sistema fiscale, l'accresciuto senso del dovere dei contribuenti, il miglioramento della situazione economica generale (Commenti a sinistra).
E siccome non v'è motivo per ritenere che queste realtà vengano meno, possiamo fondatamente sperare che la politica finanziaria e fiscale, nei limiti della più rigorosa ortodossia, saprà sostenere lo sforzo a cui il Governo si impegna e, con il voto del Parlamento, impegnerà la nazione.
Onorevoli colleghi! Con il programma che ho avuto l'onore di esporre il Governo ha proposto una risposta da dare alle invocazioni del popolo per una politica di sviluppo che faccia rifiorire e realizzi le speranze dei giovani, delle mamme, dei lavoratori occupati e di quelli disoccupati, delle popolazioni delle zone depresse, di tutto il popolo italiano.
Il Governo chiede un voto di approvazione che lo autorizzi a passare dai programmi alle leggi, e dalle leggi all'azione.
Nel particolare momento storico in cui viviamo non è indifferente allo sviluppo civile d'Italia un ritardo ed un rinvio. La coscienza di aver adempiuto ad un mandato formando questo Governo e presentando al Parlamento questo programma, impedisce che ci turbiamo alla previsione di un voto contrario. Se chiediamo che sia favorevole non lo facciamo per noi, ma per quanti - e sono molti e sono i più - chiedono che il Parlamento innesti sulla passata benemerita politica gli aggiornamenti che il dibattito elettorale ha suggerito. Quelli da noi proposti ci sembra accolgano i suggerimenti degli elettori e consentano un ulteriore perfezionamento dei metodi, un ulteriore rinnovamento delle strutture, una crescita delle nostre possibilità, un rafforzamento del nostro sistema democratico, un consolidamento della pace interna, fatta di serena, consapevole adesione ad istituzioni od ordinamenti che meglio palesano la loro efficacia.
Chi ci aiuta in questa opera non consente soltanto a migliorare la situazione italiana, ma fa opera diretta a favorire, proprio ad opera di una Italia democraticamente stabile, economicamente progredita, civilmente serena, sollecitazioni di progresso, modeste ma non meno reali e necessarie, per tutte le nazioni.
Si parla tanto di vocazione dell'Italia: certo essa ne ha una ed è oggi quella di dare un modesto ma non obliabile esempio di costruttiva operosità, di serena convivenza, di perseverante azione in difesa della libertà e della pace. Questa vocazione va coltivata con i nostri propositi e con i vostri voti, onorevoli deputati, in ossequio ai voti che già il popolo espresse. Così facendo recheremo, prima ancora che nelle conferenze, nella vita quotidiana del nostro paese il contributo che ci spetta alla edificazione di un ordine nuovo.
Sarà un ordine di pace e di progresso, al quale ogni popolo recherà la sua peculiare parola. La pronunzi fin d'ora la sua parola l'Italia, e sia una parola scaturente dalle opere di giustizia e di progresso che l'incontro dei propositi del Governo e dei voti del Parlamento consentirà di iniziare da domani (Vivissimi applausi al centro - Congratulazioni).

On. Amintore Fanfani
Camera dei Deputati
Roma, 9 luglio 1958

(fonte: Camera dei Deputati - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di mercoledì 9 luglio 1958)


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