LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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III° GOVERNO FANFANI: INTERVENTO DI AMINTORE FANFANI ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
(Roma, 2 agosto 1960)

Dopo la grave crisi del Governo Tambroni, e la situazione molto critica nata nel Paese con le manifestazioni, gli incidenti ed i morti, la tela di una nuova apertura a sinistra viene tessuta dalla Democrazia Cristiana, pericolosamente sbandata verso posizioni avvertite come rischiose per il Paese.
Aldo Moro alla Segreteria della DC, espressione di una maggioranza interna al partito molto cauta verso il Partito socialista di Nenni, ed Amintore Fanfani, incaricato dal Presidente della Repubblica di costituire un nuovo governo dopo le dimissioni di Tambroni, guidano la DC verso il recupero della collaborazione tra i partiti democratici ed una cauta apertura programmatica al PSI.
Il risultato è il III° Governo Fanfani, un monocolore democristiano che apre la strada verso il futuro centro-sinistra organico.
Fanfani presenta le linee programmatiche del suo governo il 2 agosto 1960 alla Camera dei Deputati.

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FANFANI, Presidente del Consiglio dei ministri. Nella scorsa primavera, per far fronte ad una situazione particolarmente difficile, e risolvere in modo interlocutorio una crisi assai lunga, la Democrazia Cristiana consentì a concedere uomini e voti per la formazione di un governo monocolore di minoranza. Esso doveva permettere: la normale amministrazione, una tregua politica e la ripresa di un dialogo tra i partiti democratici, in modo da secondare la formazione di un governo politico a maggioranza precostituita.
Autorevolmente fu dichiarato in Senato dal Presidente, onorevole Tambroni, e dal presidente del gruppo parlamentare democristiano, senatore Piccioni, che il Governo, ottenuta l'approvazione dei bilanci, prima o subito dopo il 31 ottobre si sarebbe presentato al Parlamento per far constatare l'espletamento del suo mandato. E fu altresì espresso l'auspicio che al più presto possibile fosse ripreso il dialogo fra i partiti per raggiungere una maggioranza politica.
Di queste prospettive presero atto, con reazioni varie, le diverse forze politiche. La Democrazia Cristiana prestò la sua opera positiva di uomini e di consensi. Il Movimento sociale italiano dette il concorso del suo voto che, almeno alla Camera, risultò determinante.
La propaganda che sul valore del voto del Movimento sociale italiano fu fatta da circoli politici sospettati di scarso attaccamento alla democrazia, e il circolare sempre più intenso e sfacciato di voci critiche per il sistema democratico e benevole per la reazione concorsero a far nascere in larghi strati dell'opinione pubblica il dubbio che si fosse dinanzi a una temibile involuzione.
Abilmente sfruttati dal Partito comunista, interessato ad accusare il Governo e la Democrazia Cristiana di ricevere appoggi che in altra occasione lo stesso Partito Comunista non aveva temuto di incontrare, i suddetti dubbi crebbero di intensità. Essi in occasione del preannunciato congresso del Movimento sociale portarono alla manifestazione di Genova, agli incidenti che la conclusero, quindi alle nuove manifestazioni in altre città con i luttuosi eventi, che tutti hanno lamentato.
Certamente nessun uomo responsabile può accettare censure infondate alle forze dell'ordine per il contegno mantenuto nelle suddette circostanze. Le nostre libertà sussistono fino a che le leggi che le tutelano vengono rispettate e fatte rispettare da tutti. Ma nessun osservatore obiettivo può negare che, prima e al di là delle note manovre esasperatrici svolte dal Partito comunista, le manifestazioni che nel luglio si sono verificate in Italia riflettevano anche lo stato d'animo di preoccupazione per la temuta involuzione politica. Ad essa certamente la Democrazia Cristiana e il Governo non pensavano, né intendevano favorirla. Ma ad essa il Movimento sociale lasciava credere di pensare, fiducioso nell'importanza della unicità necessaria del suo voto a sostegno del Governo. E troppe voci di ambienti politici ed economici, i più retrivi, incoraggiavano il Movimento sociale su questa strada (Applausi al centro).

GRILLI ANTONIO. Questa è carina! È una cosa che fa sorridere veramente.

FANFANI, Presidente del Consiglio dei ministri. Ella ride, ma altri hanno pianto (Interruzione del deputato Delfino).
Un insigne studioso e noto pubblicista nei giorni scorsi elencava i valori della Resistenza.
Occorre francamente riconoscere che molti cittadini hanno temuto, nel luglio scorso che quei valori potessero andare perduti. E hanno reagito a questo timore come hanno potuto, come hanno saputo.
Chi confidava nella saggezza dei governanti, nella fermezza della Democrazia Cristiana, nella autorità correttrice del Parlamento, ha reagito in forme democratiche e legali. Chi, a torto, nutriva dubbi o tendeva a speculare per fini di parte sulle preoccupazioni diffuse, ha reagito in forme che hanno trasceso la democratica manifestazione popolare sfociando nel vero e proprio disordine di piazza.
E in queste circostanze riprendevano così vigore le preoccupazioni che anche la Democrazia Cristiana aveva espresse in aprile circa le non buone conseguenze politiche e psicologiche che un determinante appoggio del Movimento sociale al Governo avrebbe prodotto nel paese, a tutto vantaggio del solo Partito comunista.
Quanto avveniva nel paese aveva adeguate ripercussioni in Parlamento, smentendosi così, malgrado lo scoperto tentativo comunista di introdurre la violenza anche nelle aule parlamentari, il superficiale e non sempre disinteressato avviso circa la pretesa incapacità degli eletti a rappresentare alle Camere le aspirazioni del popolo.
Come tutti ricordano, in Parlamento si svolse un dibattito. E la commozione popolare e la dialettica parlamentare fecero maturare in anticipo quell'evento che in primavera era stato previsto per l'autunno. Gli osservatori obiettivi constatarono che, riprendendosi ed infittendosi il dialogo tra i partiti, esso conduceva ad accertare una convergenza politica che, malgrado talune differenze su punti programmatici particolari, tornava ad unirne alcuni nella difesa della libertà.
Così in Parlamento si è udita la risposta a preoccupazioni e ad aspirazioni dell'opinione pubblica, confermandosi la capacità delle nostre istituzioni di far fronte alle emergenze della situazione politica.
Di questo evento il segretario politico della Democrazia Cristiana, onorevole Moro, dava pubblica ragione il 16 luglio nei seguenti termini: «Si sono felicemente realizzate le convergenze democratiche che si erano nettamente profilate in Parlamento, che il governo presieduto dall'onorevole Tambroni aveva dichiarato di volere assecondare e che l'onorevole Gui aveva affermato essere in corso con prospettive di favorevole conclusione. L'intesa dei partiti è stata raggiunta per un governo monocolore democratico cristiano il quale constata di avere l'appoggio parlamentare dei partiti democratico cristiano, liberale, repubblicano e socialdemocratico, appoggio che è la ragione determinante della sua costituzione e della sua vita. Il Governo ha come scopo fondamentale la difesa della democrazia da tutte le minacce e da tutte le insidie che, in particolare in questo momento difficile, si profilano sul suo cammino. I partiti che lo appoggiano a questo scopo hanno programmi diversi, ma sottolineano insieme la pregiudiziale importante della difesa della libertà. Nessuno di essi rinunzia quindi al suo patrimonio ideale, ma ciascuno concorre oggi a garantire la libertà che è condizione per la realizzazione dei particolari programmi, così come le circostanze future potranno consigliarlo e permetterlo. Sulla formula di governo e sui criteri ispiratori sopraindicati, c'è il consenso dei partiti. Si è formata così una maggioranza democratica a sostegno di un governo cui dovrà dar vita la Democrazia Cristiana. Sono lieto che in un momento così difficile e per il senso di responsabilità dei partiti si sia realizzata una convergenza che, impedendo il pericoloso radicalizzarsi della lotta politica, consente di difendere più efficacemente la democrazia contro gli opposti estremismi e di fronteggiare su solide basi politiche l'attacco comunista allo Stato democratico».
L'onorevole Tambroni, che in aprile e durante il dibattito di metà luglio aveva affermato di voler secondare gli sforzi dei partiti per dar vita ad un governo politico, prese atto del raggiunto accordo e rassegnò le proprie dimissioni, considerando esaurita, anche prima del previsto termine per l'approvazione dei bilanci, la propria missione.
Il 22 luglio il Presidente della Repubblica conferì l'incarico a chi vi parla; ed il 26 luglio, constatato che esisteva una decisione, piena di responsabilità, dei partiti liberale, repubblicano e socialdemocratico, di convergere a sostenere un governo monocolore democratico cristiano, fu sciolta la riserva d'uso, e si formò il Governo che oggi ho l'onore di presentare in Parlamento.
Per opposte ragioni polemiche si è cercato di dare di questo Governo una definizione, a prescindere dalla caratterizzazione nascente dal suo programma e dalla sua struttura; e si è parlato di Governo di emergenza. Ma se la locuzione vuole rispettare la storia, non concedendo nulla alla profezia, si può parlare soltanto di un Governo sorto prima di quanto si immaginasse in primavera, per il verificarsi di una emergenza: quella della apprensione dell'opinione pubblica circa i pericoli che si temeva sorgessero per la libertà in Italia da una radicalizzazione della lotta politica e dal conseguente più facile giuoco delle opposte forze estremiste.
I partiti sono giunti alla ricordata decisione e hanno convenuto di appoggiare questo Governo proprio per fronteggiare e dissipare una situazione di emergenza. E ciò essi hanno creduto di poter fare con alto senso di responsabilità per sostituire ad un governo amministrativo monocolore con maggioranza determinata da un partito il cui appoggio ha suscitato diffuse preoccupazioni per la stabilità -della democrazia, un governo monocolore con maggioranza determinata da partiti democratici il cui appoggio ha calmato la lotta politica, fugando i preesistenti timori.
Questo Governo, in virtù delle ragioni che lo hanno fatto nascere, della maggioranza precostituita e del programma che assume, non è un governo a termine prefissato. Esso, quale governo politicamente qualificato, è pronto ad assolvere a tutti í compiti e ad assumere tutte le responsabilità che la Costituzione gli affida.
In particolare esso attenderà con scrupoloso zelo alla difesa della libertà e della sicurezza della nazione da ogni pericolo, all'espletamento delle normali incombenze costituzionali, e, stante la mole e l'importanza delle iniziative prese dai precedenti governi per lo sviluppo del paese, coadiuverà il Parlamento per una definitiva e soddisfacente approvazione di esse. Infine predisporrà, con opportuni studi e nuove formulazioni, proposte idonee a consentire al Parlamento, dai prossimi mesi, di affrontare la risoluzione dei nuovi problemi.
Lo stretto dovere di curare la difesa della libertà di tutti obbliga il Governo ad assicurare tutti i cittadini e ad ammonire chi almeno intenzionalmente si trovasse già in fallo che nessun attentato, per quanto lontano, sarà permesso o lasciato preordinare, da parte di chicchessia, alle libertà, agli ordinamenti, alle istituzioni, alla sicurezza degli italiani e della Repubblica.
Opereremo fermamente per impedire ogni atto che possa costituire un pericolo per nostri liberi ordinamenti. A essi si oppongono, in teoria e nelle pratiche attuazioni che ne sono state fatte, gli schemi sostenuti e propagandati dai comunisti.
Condividendo le condanne che il comunismo ha ricevuto dalla ragione e dalla storia, opereremo inoltre affinché fallisca ogni azione diretta a introdurre i suoi schemi fra noi e, grazie alla giustezza della politica svolta dallo Stato democratico e alla tempestività, correttezza ed efficacia del suo funzionamento, si riducano prima, e poi scompaiano, le tentazioni cui la dottrina e la prassi comunista sottopongono le coscienze dei cittadini diseredati o scontenti.
Giustamente nei giorni scorsi l'onorevole Scelba ha ricordato ai dipendenti dell'amministrazione degli interni che «la fiducia dei cittadini nella capacità e nella volontà dei poteri dello Stato di difendere e consolidare sempre più le libere istituzioni costituisce il migliore antidoto contro le tentazioni dei movimenti antidemocratici di usare la violenza come mezzo di lotta politica».
Ci proponiamo di accrescere questa fiducia con la pratica della più scrupolosa correttezza amministrativa, eliminando ogni vieto formalismo, sorreggendo con il necessario decentramento la prontezza e l'efficacia delle decisioni della pubblica amministrazione, coordinando ogni azione diretta a prevenire le cause del malcontento e ad accrescere la soddisfazione delle attese popolari, dando esempio di voluta, decisa, sistematica collaborazione da parte del Governo con il Parlamento, delle amministrazioni centrali con quelle locali, dei preposti all'amministrazione con i cittadini. Né lasceremo intentato ogni sforzo per soddisfare l'opinione pubblica giustamente allarmata dal malcostume e dalla corruzione, specie quando essa tenta di corrodere le strutture dello Stato.
E con la puntualità, la correttezza, l'efficacia del funzionamento dell'amministrazione democratica ci proponiamo di salvaguardare i cittadini anche dalla tentazione opposta a quella comunista, cedendo a nostalgie per sistemi che la Resistenza ha rovesciato e la generalità della coscienza pubblica anche nelle settimane scorse ha dimostrato di continuare a condannare.
Il Movimento sociale italiano non rappresenta per le istituzioni e per i nostri ordinamenti un pericolo paragonabile a quello ben più grave rappresentato dal Partito comunista. Ma non per questo l'azione dei partiti e la vigilanza del Governo devono flettere, dato che ogni affermazione o rivalutazione del l'estremismo di destra può essere esca sufficiente a scintille che a sinistra possono provocare incendi di difficile estinzione.
Il Governo confida che un vigoroso svolgimento della politica democratica in ogni settore porti a diminuire progressivamente il numero delle vittime della propaganda fatta dagli estremisti di sinistra e di destra ed a convincere tutti i lavoratori che non con i metodi della violenza né con l'abuso di strumenti sindacali nella lotta politica si migliorano le condizioni della società in .cui vivono e si tutelano appropriatamente i loro interessi. Di fronte ad ogni abuso noi riteniamo che sia sufficiente l'inflessibile applicazione della legge, che per parte sua il Governo si propone di attuare o promuovere presso altri organi competenti, specie nei confronti di specifiche forme di apologia condannate dai nostri ordinamenti.
Sembra superfluo dichiarare che questi propositi del Governo non sono diretti a violare libertà garantite a tutti, né a introdurre discriminazioni tra gli italiani. Questi propositi sono riaffermati e saranno scrupolosamente e sistematicamente mantenuti, per difendere la libertà di tutti e impedire ogni sua menomazione con mezzi che le leggi condannano.
Il cittadino osservante delle leggi non abbia quindi alcun timore. Ci proponiamo di agire per garantirgli libertà di pensiero, di azione, di movimento e consentirgli di lasciare in eredità ai propri figli la libertà di cui ora egli gode. Questa libertà non sopporterà alcuna menomazione né nella vita pubblica, né in quella di lavoro; avendo il Governo un unico dovere e un'unica ambizione: quella di riconoscere e garantire ad ogni cittadino i diritti che la Costituzione e le leggi gli riconoscono.
Persuaso che garanzia suprema di questi diritti è il libero Parlamento, il Governo sentirà come un grande onore quello di poter concorrere in ogni momento ad accrescere il rispetto che ognuno deve al Parlamento, riconoscendone l'alta autorità, divulgandone nel paese l'opera saggia, facendone apprezzare, specie fra i giovani, l'insostituibile funzione rappresentativa della sovranità popolare.
Il dovere di difendere la libertà dei cittadini è integrato e completato da quello di tutelare nella pace la sicurezza del paese.
A questo intento il Governo seguirà la linea di condotta praticata dai governi che lo hanno preceduto; pur proponendoci di mantenerla aderente agli sviluppi della realtà, affinché la nostra coerenza possa essere effettivamente operante sul piano delle cose concrete.
Nella presente fase delle vicende internazionali, ci proponiamo, anzitutto, di non lasciarci scoraggiare dai gravi ostacoli che artatamente sono stati fatti sorgere sul cammino della pace, e di continuare a contribuire con tutte le nostre forze e possibilità alla realizzazione dì una maggiore comprensione tra i popoli. Finché perdurino le attuali incognite e minacce che gravano sulla pace, non si può però lasciare indebolire quelle posizioni di sicurezza predisposte in seno all'alleanza occidentale e che fino ad oggi hanno assicurato e garantito la nostra vita di popolo libero e democratico.
Se non si vogliono correre rischi mortali e se,veramente si vuole guadagnare la causa di una pace duratura, fondata sulla libertà e sulla giustizia per tutti, i membri dell'alleanza occidentale devono restare saldamente uniti; e uniti nel procedere a determinare con gli altri popoli la giusta via del disarmo controllato, in modo da evitare fatali vuoti e squilibri nel rapporto di forze esistenti tra i due blocchi.
In seno alla comunità atlantica dovranno su un piede di parità svilupparsi ed estendersi le consultazioni politiche sui maggiori problemi. Così sarà consolidata la saldezza dell'alleanza ed estese le sue attività a campi idonei a creare una comunità viva e operante. Per questi motivi il Governo considera con favore le proposte avanzate dal governo americano per un piano decennale della N.A.T.O., per sviluppare la cooperazione dei membri dell'alleanza in tutti i settori di comune interesse.
Nell'attuale situazione di tensione esistente nel mondo, l'Italia da tempo e fermamente ha scelto la sua posizione tra i difensori della libertà legati tra loro dal vincolo dell'alleanza atlantica. Non si può dimenticare che questa scelta ha avuto ripetuti consensi dal corpo elettorale ed è stata sempre accettata in Parlamento anche al di là dell'area coperta dai partiti di governo, essendo essa considerata corrispondente ad un interesse permanente della nazione italiana.
I contrasti e i pericoli persistenti non consentono quindi debolezze nel mantenimento di questa scelta e ci confermano nella convinzione che posizioni di indifferenza, per l'Italia assolutamente inconcepibili, non servono né a tutelare la sicurezza di chi le assume, né a conseguire l'auspicato obiettivo della pace internazionale.
Queste convinzioni non ci impediranno ovviamente di partecipare alla risoluzione di una questione di importanza vitale come quella del disarmo. Alle Nazioni Unite, e in qualunque eventuale altra sede, la nostra delegazione, in collaborazione con quella dei governi alleati, sosterrà la necessità di ripresa dei negoziati sul disarmo nel quadro del «comitato dei dieci», posto in condizione di non poter funzionare per inaccettabile decisione unilaterale del blocco sovietico.
Sul piano europeo noi intendiamo restare fedeli alla politica dell'integrazione. Essa si svolge su una via lunga e difficile, ma dobbiamo percorrerla perché crediamo nell'unità dell'Europa e nel contributo che il suo raggiungimento recherà al progresso ed alla pace del mondo.
I giusti interessi economici italiani nella formazione del mercato comune saranno opportunamente tutelati; così come favoriremo ogni avvicinamento al M.E.C. del Regno Unito e dei paesi ad esso legati, a condizione naturalmente che vengano salvaguardati i capisaldi istituzionali e strumentali delle costruzioni sinora realizzate.
Resta confermata la propensione dell'Italia a sviluppare in Europa e negli altri continenti i migliori rapporti con i paesi disposti a cooperare cori noi al pacifico progresso del mondo ed alla partecipazione di tutti i popoli ai costruttivi benefici della libertà. Questa cooperazione sarà tanto più facilmente svolta quanto più vicini ci sentiremo per ragioni storiche, politiche e culturali con i paesi cui ci rivolgiamo.
Crediamo che quanto noi italiani abbiamo compiuto per portare la Somalia alla indipendenza dimostri con i fatti quale sia l'atteggiamento dell'Italia di fronte ai popoli che aspirano a governarsi liberamente. Con lo stesso animo, entro i limiti delle nostre possibilità, non negheremo il nostro apporto alla crescita dei paesi sottosviluppati, convinti che ciò, oltre che corrispondere a un preciso imperativo della solidarietà umana, rappresenti anche un chiaro interesse generale.
Coscienti delle nostre particolari necessità ed esigenze, tanto come paese continentale quanto come paese europeo e mediterraneo, noi cercheremo con speciale impegno di sviluppare e di perfezionare, sul triplice piano della politica, dell'economia e della cultura, i nostri rapporti con tutti i paesi rivieraschi che per tre lati ci circondano e che abbiamo il dovere e l'interesse di concorrere a far restare un'oasi di pace ed una culla di civile progresso.
In seno all'O.N.U. l'Italia continuerà a cooperare per prevenire e dirimere i conflitti presenti e futuri, a svolgere i programmi di assistenza ai paesi di recente sviluppo, a partecipare a tutta quella attività che, secondo i principi e gli obiettivi delle nazioni associate, è capace di affermare la solidarietà tra i popoli e consolidare la pace.
Davanti all'O.N.U. è stata portata recentemente dall'Austria la questione dell'Alto Adige, nonostante le misure prese dall'Italia nel quadro dei trattati esistenti, la nostra proposta di incontri ad alto livello, e l'offerta di sottoporre di comune accordo la decisione circa l'osservanza dei trattati alla Corte internazionale di giustizia.
L'Italia ha fiducia nel senso giuridico dei membri dell'O.N.U., tanto più che quanto essa ha fatto per rispettare gli impegni assunti a tutela della minoranza italiana di lingua tedesca non può che farci onore; comunque assicuriamo il Parlamento che agiremo con serenità e fermezza per dimostrare la fondatezza delle tesi giuridiche e politiche dell'Italia di fronte al pretestuoso atteggiamento assunto dall'Austria con il suo ricorso all'O.N.U.
Informando la sua ,politica estera a questi propositi di operante solidarietà con i nostri alleati, di cooperazione con tutti i popoli, di azione per il disarmo e la pace in seno alle comunità internazionali, il Governo crede di concorrere a garantire nel modo migliore la pace al mondo e la sicurezza all'Italia. Ma il fermo perseguimento di questa linea non ci distoglierà dal dovere – riaffermato anche nei recenti provvedimenti sul Ministero della difesa, gli stati maggiori e il personale – di proseguire l'opera di perfezionamento morale e tecnico di tutte le forze armate. In esse la nazione continua a riconoscere un'alta scuola di educazione della gioventù all'amor di patria e al senso del dovere, e la migliore salvaguardia della propria dignità ed indipendenza.
Lo zelo del Parlamento e l'opera dei governi Segni e Tambroni hanno consentito di portare molto avanti le procedure per l'approvazione dei bilanci. E' nostro dovere secondarne il completamento. E a ciò ci impegniamo nei termini previsti dalla concessione dell'esercizio provvisorio.
E mentre ci si avvia all' approvazione di tutti i bilanci, il Governo si prospetta un altro impegno: quello di completare l'iter parlamentare di iniziative prese dai governi che si sono succeduti nella prima metà di questa terza legislatura. Questo impegno, che può estendersi anche ad alcune importanti iniziative parlamentari, tra le quali ad esempio ricordo quella Zanibelli per le case dei contadini, riguarda in modo speciale alcuni settori.
Nel 1958 fu presentato al Parlamento un disegno di legge per il regolamento dell'istituto del referendum. Esso ha avuto l'approvazione della Camera e si trova davanti al Senato. Il Governo favorirà il compimento dell'iter della legge, nella fiducia, che anch'essa serva a consolidare gli istituti democratici.
Promuoveremo la discussione delle già presentate riforme dei codici e delle riforme dell'ordinamento giudiziario e penitenziario al fine di meglio adeguare gli istituti e le leggi penali e civili alle norme costituzionali ed alle esigenze della giustizia.
Il disegno di legge sulla riforma della finanza locale ha ricevuto già l'approvazione del Senato. Il Governo ne sollecita l'approvazione anche da parte della Camera, dove ha già ottenuto esame favorevole da parte della competente Commissione.
Ad esso si riconnettono in un certo senso e per certi aspetti i disegni di legge speciali per Roma e per Napoli. Per quest'ultimo, davanti alla Commissione speciale, il ministro del tesoro, onorevole Taviani, nella seduta del 15 giugno, ha fatto proposte miglioratrici. Esse verranno mantenute, mentre si completerà l'esame della legge per renderla la più idonea possibile a contribuire al risanamento del bilancio del comune di Napoli.
E' davanti alla Camera, già approvato dal Senato, il disegno di legge sulla riduzione del prezzo dello zucchero. Stante l'urgenza di provvedere e il beneficio che ne attendono i consumatori, si prega la Camera di concedere la sua approvazione non appena decisa la fiducia al Governo.

GRILLI ANTONIO. Quel provvedimento non è opera del suo Governo.

FANFANI, Presidente del Consiglio dei ministri. E' opera di un governo che ella appoggiava: si dovrebbe quindi rallegrare che quel provvedimento venga approvato.
Il disegno di legge nucleare, già presentato alle Camere, è stato da esse diviso in due parti: la prima, riguardante l'istituzione del comitato e il finanziamento delle ricerche per 75 miliardi, è già stata approvata dal Senato.
Chiediamo che, subito dopo il voto di fiducia, anche la Camera dia la sua approvazione.
La residua parte della legge riguarda la utilizzazione dell'energia atomica per la produzione dell'energia elettrica e la responsabilità civile derivante dalla gestione degli impianti. Il punto più controverso è quello rappresentato dall'articolo 23, per il quale sono in grado di ritenere che il Governo, insieme con i partiti che lo appoggiano, potrà proporre una soluzione che tuteli nella più appropriata misura gli interessi del paese.
Anche un disegno di legge per la disciplina dei monopoli è già dinanzi alla Commissione speciale della Camera e su di esso ha espresso il proprio parere il C.N.E.L. Impegni di natura internazionale ed esigenze di carattere interno richiedono la sollecita approvazione del provvedimento, con tutte quelle modifiche che possano assicurarne l'efficacia. Naturalmente, la legge dovrà essere accompagnata da un altro provvedimento che coerentemente riformi le società per azioni.
Ma l'azione dello Stato nei confronti dei monopoli non può esaurirsi nell'emanazione di queste leggi. I monopoli sorgono e prosperano in un certo ambiente creato da una certa politica. Il Governo formula il proposito di svolgere una politica economica e fiscale che scoraggi i monopoli esistenti, impedisca il sorgere di nuovi e renda impossibile l'esercizio, da parte di forze monopolistiche ed economiche in genere, di pressioni che erodono l 'autorità dello Stato, menomano la funzionalità dei suoi organi, intaccano la libertà dei cittadini.
Nessun operatore economico avrà da temere dalla nostra azione, rivolta non a conculcare o ad impacciare la libertà di iniziativa, ma ad impedire che, abusando di essa, individui che non noi, ma il più insigne economista italiano vivente ha bollato con parole severe, si assidano su posizioni di predominio, costituendo un ostacolo per i minori concorrenti, una remora alle innovazioni, un danno per i consumatori, un pericolo per tutto il paese.
Svolta con idonea politica questa azione antimonopolistica, il Governo tutelerà, come gli impone la Costituzione, la libertà di ogni cittadino che intenda impegnare il suo ingegno e i suoi mezzi nel settore dell'attività economica, per proprio guadagno e con evidente vantaggio per tutta la comunità.
Per lenire i mali dell'agricoltura italiana e sostenerla nella gara iniziata con le agricolture degli altri paesi del M.E.C., il Governo Segni ha presentato al Parlamento il cosiddetto «piano verde» per lo sviluppo dell'agricoltura. Al suo esame – che raccomanda sollecito – il Governo parteciperà nell'intento di farlo risultare strumento idoneo, già nel suo primo quinquennio, a favorire la trasformazione dell'economia agricola italiana secondo le nuove esigenze, per renderla capace di sostenere nel territorio nazionale la concorrenza altrui, vincere nei territori esteri la concorrenza locale, assicurare stabilità di proficuo impiego alle popolazioni contadine che ancora resistono eroicamente alla tentazione dell'urbanesimo.
Perché il «piano verde» non si limiti ad esaurire i suoi effetti con la distribuzione quinquennale delle somme previste, il Governo ritiene più che mai urgente la presentazione di una legge sui miglioramenti, articolata in modo da conseguire gli scopi prefissi, malgrado la eventuale deprecata negligenza di qualche proprietario. Contemporaneamente, il Ministero dell'agricoltura curerà il riordino e il coordinamento di tutte le norme sulla formazione della proprietà contadina.
Nel momento in cui conferma il suo vigile interessamento per le sorti dell'agricoltura, il Governo rivolge pressante invito alle organizzazioni dei proprietari e dei lavoratori di affrontare, con decisione e volontà di concludere, la vertenza in corso sulla mezzadria, riportando serenità in un settore tanto vasto delle nostre campagne.
Per il dibattito pre-elettorale e per decisione del primo Governo costituitosi dopo le elezioni del 1958, la terza legislatura della Repubblica sembrava destinata a caratterizzarsi per un decisivo impulso alla risoluzione dei più gravi problemi della scuola. Crisi ricorrenti e accesi dibattiti hanno impedito che il piano decennale per la scuola, presentato nell'autunno 1958, ottenesse più che l'approvazione del Senato. Il Governo si propone di agevolare la conclusione dell'esame del piano anche da parte della Camera, sia pure con emendamenti in corso di esame da parte della Commissione, e rispetto ai quali i partiti impegnati a sostenere il Governo hanno dichiarato dì volersi comportare con largo spirito di reciproca comprensione.
Ma il piano presuppone altre leggi, presentate o in corso di presentazione, fra le quali piace ricordare quelle sul riordinamento degli istituti di istruzione e sulla scuola d'obbligo, organizzata in modo da garantire la democraticità della scuola stessa. E affinché la scuola segua senza soste lo sviluppo della società nazionale, sembra opportuno fin d'ora, con approfondita inchiesta, accertare quali saranno le future necessità italiane in fatto di ricerca scientifica, di insegnanti, di professionisti, di tecnici, di lavoratori qualificati. E sui risultati di questa razionale previsione dovranno predisporsi tempestivamente ulteriori aggiornamenti della scuola italiana, se vogliamo che essa sia la principale garante del nostro sviluppo civile ed economico.
Ma dalla scuola ormai tutto il popolo attende un'altra garanzia, quella di vederla preparare alla vita tutti gli italiani, senza distinzioni di sorta, salvo quelle imposte dall'ingegno e dalla volontà di ognuno. E affinché la scuola a tutti gli italiani possa dare questa garanzia, bisogna che proposte di Governo, decisioni di Parlamento, azione di ministri e di insegnanti concorrano armonicamente a rinnovare la selezione culturale in Italia, liberando la scuola di ogni grado, e specie quella superiore e universitaria, da ostacoli che si oppongono all'ascesa democratica di tutti i capaci indipendentemente dalla loro origine e dai loro beni di fortuna.
Non dico cose nuove in questa materia, ma il fatto che le ripeta assicuri ogni collega qui ed ogni cittadino fuori di qui che a queste cose continuo a credere e per il rispetto di esse continuerò a battermi, insieme con i colleghi, certo di riaccendere nel cuore dei genitori e dei giovani la speranza nella giustezza e nella fecondità degli ideali democratici.
Non ho bisogno di aggiungere che una rinnovata politica della scuola deve avere una premessa: quella dell'incoraggiamento senza pastoie alla ricerca scientifica e alle iniziative culturali.
La politica della scuola deve poi avere un coronamento in una politica della gioventù. Essa scaturirà dalle politiche dei Ministeri della pubblica istruzione, del lavoro, della difesa, dell'interno, del turismo e della sanità, se esse saranno, con opportuno coordinamento, volte a offrire ai giovani il migliore ambiente e le più serene prospettive di formazione civica, di istruzione professionale, di lavoro, di ricreazione, che riaprano nel cuore dei giovani stessi la speranza e li inseriscano come forze rinnovatrici nella vita nazionale.
Queste considerazioni – non estese per ragioni di brevità a molti altri provvedimenti che, ad esempio, interessano la revisione della legge di pubblica sicurezza, le ferrovie, i telefoni, la marina mercantile, le partecipazioni statali, la lotta contro le evasioni fiscali, la diffusione dell'istruzione professionale, specie nel Mezzogiorno – spero abbiano reso chiaro in quali direzioni e con quali intendimenti il Governo si appresti a cooperare col Parlamento per giungere all'approvazione di tante importanti iniziative prese dal luglio 1958 al luglio 1960.
Il Governo non può non preoccuparsi di altri problemi o non ancora affrontati o di recente insorti. Pensare ad essi vuol dire non affastellare, sui disegni di legge in attesa di definitiva approvazione parlamentare, altri disegni di legge, ma predisporre fin d'ora le ricerche, i lavori preparatori, i primi schemi che consentano, via via che il Parlamento si sarà liberato dalle iniziative precedenti, di presentare alle Camere proposte concrete per nuove iniziative.
In questo modo il Governo, mentre concorrerà a coronare l'opera iniziata dai suoi predecessori nella prima metà della terza legislatura, si adoprerà a preparare le iniziative più idonee a consentire al Parlamento, anche nella seconda metà, di perfezionare coi suoi emendamenti e di autorizzare col suo voto nuove iniziative atte ad inserire la terza legislatura repubblicana tra le più fattive nella storia del Parlamento italiano.
Una delle norme costituzionali nella cui osservanza siamo più carenti è quella che riguarda l'istituzione delle regioni a statuto normale. Il Governo, prendendo atto di tutte le discussioni che si sono svolte in Parlamento e sulla stampa, con la partecipazione ad esse di insospettati ed autorevolissimi sostenitori dell'ordinamento regionale, quali ad esempio l'ex Presidente della Repubblica Einaudi, ritiene suo dovere affrontare il problema in modo razionale.
Pertanto, ferma la norma costituzionale, il Governo subito dopo il voto di fiducia nominerà una ristretta commissione composta di esperti parlamentari, di presidenti di organi giurisdizionali e di controllo, di studiosi. Essa, in breve termine, sulla base dell'esperienza regionalistica di oltre un decennio, dovrà indicare in primo luogo se devono essere apportati emendamenti alla legge del 1952, e in secondo luogo di quale tenore debba essere il progetto di legge sul finanziamento delle regioni. Sulla base di questo responso, il Governo si propone di sottoporre al Parlamento i testi idonei a consentire anche in questo settore il pieno adempimento della Costituzione.
Per le regioni a statuto speciale, l'osservanza della Costituzione è carente solo per la non ancora avvenuta istituzione della regione del Friuli-Venezia Giulia.

DE MICHIELI VITTURI. Questo è stato concordato coi liberali?

FANFANI, Presidente del Consiglio dei ministri. La Camera ha sottoposto ad una Commissione l'esame dei diversi progetti. Il Governo agevolerà, per quello che lo riguarda, la conclusione del detto esame.
Con il 31 dicembre vengono a scadere le disposizioni vincolistiche sui fitti previste dalla legge del maggio 1955. La situazione del mercato degli alloggi è tale da consigliare l'approntamento di disposizioni transitorie. Il Governo si propone di presentare apposito disegno di legge che a ciò provveda, tenendo conto del parere emesso dal C.N.E.L. e delle eventuali risultanze del presente dibattito.
Allo scopo di rendere effettivamente transitorie le nuove misure, il Governo si propone di favorire il raggiungimento della piena normalità del mercato edilizio riordinando e coordinando i vari interventi finora verificatisi in materia di edilizia economica e popolare nel quadro di sviluppo dell'economia italiana. Da ciò consegue che nuovi finanziamenti dovranno essere disposti per raggiungere gli obiettivi finora perseguiti dalle leggi vigenti, mentre l'ordinamento del piano I.N.A.-Casa potrebbe essere sottoposto a revisione tenendo conto della opportunità di evitare il costituirsi di un immenso demanio di difficile cura senza un costoso apparato burocratico, e di quella di favorire con snelle forme di credito a bassissimo tasso di interesse i membri delle categorie che hanno contribuito al costituirsi di un così ingente patrimonio e che non hanno ancora risolto il problema della casa.
Davanti al Parlamento esistono due disegni di legge sulle aree fabbricabili: esaminarli sollecitamente ed approvarli significa dare un contributo allo svolgimento di una razionale politica edilizia.
La decennale politica per il Mezzogiorno è stata sottoposta ad attenti esami, che hanno portato a conclusioni costruttive, che saranno oggetto di considerazioni da parte del Parlamento non appena si discuterà la prima relazione sulla politica meridionalistica.
Il Governo si propone di promuovere un idoneo inquadramento della politica meridionalistica nella politica di sviluppo nazionale, per prevenire disarmonie differenziatrici e quindi sterilità degli sforzi fatti per colmare le differenze di sviluppo economico tra nord e sud.
Il primo oggetto dell'incontro a tre (Governo, confederazioni imprenditoriali e confederazioni dei lavoratori), chiesto dalla C.I.S.L. e accordato in linea di principio dal Governo Segni, sarà precisamente quello di mettere a punto i progetti per agevolare il credito industriale nel sud ed accertare quali nuove misure devono essere prese per coronare l'azione svolta nel campo delle infrastrutture con i più intensi investimenti pubblici e privati nelle aree e nei nuclei di sviluppo industriale da costituirsi nel mezzogiorno d'Italia.
Tra breve giungerà a definitiva redazione e sarà presentato dal Governo il piano di rinascita della Sardegna, previsto dalla Costituzione e per il quale nei due ultimi bilanci si sono cominciati già ad accantonare i primi stanziamenti. E mentre così provvederà allo sviluppo della Sardegna, il Governo esaminerà con attenzione i problemi posti dall'attuazione dello statuto siciliano, ed in particolare quello di una più efficace disciplina del fondo di solidarietà nazionale. In questo quadro saranno considerati i problemi del capoluogo della regione.
Nell'intento di non creare nuova ragione di ritardato sviluppo del sud rispetto alle altre zone, di aprire le regioni meridionali a più intense correnti turistiche e di agevolare la produzione del Mezzogiorno nella ricerca di sbocchi nel settentrione e oltralpe, la rete delle autostrade nazionali in corso di costruzione non si arresterà a Napoli né a Salerno, ma proseguirà fino a Reggio Calabria, per congiungersi così con quella siciliana in corso di costruzione.

DELFINO. Sono impegni presi già dagli altri governi (Commenti al centro).

FANFANI, Presidente del Consiglio dei ministri. Persuaso che nello stadio storico presente le autostrade nel nostro paese possono svolgere il ruolo di volano e di incentivo che hanno assolto per tutta l'economia nazionale le ferrovie nel secolo scorso e la edilizia in questo dopoguerra, il Governo ha preso già in attenta considerazione un piano di sviluppo della rete autostradale italiana, e si propone di metterlo a punto sotto l'aspetto tecnico e finanziario, in modo da presentarlo all'attenzione del Parlamento per fare di esso un nuovo essenziale strumento di accelerazione dello sviluppo economico della penisola tutta e delle isole.
Le previsioni favorevoli dello sviluppo economico nazionale consentono di rivolgere lo sguardo al problema del riordinamento della previdenza sociale. Il nostro sistema sorse con indirizzi mutualistici; nel corso di questo quindicennio essi sono stati attenuati dal crescente concorso dello Stato. Il sistema misto non è certo tale da suscitare entusiasmi.
Lascia convinti i mutuati di sopportarne tutti i pesi mentre addossa allo Stato oneri crescenti e non sempre puntualmente prevedibili, senza giungere, per la duplicità delle fonti di finanziamento, a consentire uno snellimento dei sistemi di raccolta dei contributi e quindi una razionalizzata economicità di certi servizi. D'altro canto, la residua mutualità esclude dal sistema considerevoli aliquote di popolazione, generando scontenti, quasi che lo Stato non provvedesse con il suo concorso al bene di tutti, ma soltanto a quello di solerti privilegiati.
Mi sembra doveroso insistere perché il sistema mutualistico venga semplificato con l'adozione della riscossione unificata di tutti i contributi. Un progetto fu sottoposto nel 1958 al C.N.E.L. Se non sembrasse idoneo, lo si muti, anche radicalmente; ma si giunga alla suddetta semplificazione, fonte di economie nel costo dei servizi, eliminatrice di evasioni contributive, e quindi preparatrice o di riduzione di contributi o almeno di miglioramento delle prestazioni.
Sembra giunto il momento di sottoporre ad attenta considerazione l'opportunità del passaggio dal sistema misto al sistema della sicurezza sociale nel settore dei lavoratori agricoli, cioè nel settore economico oggi più bisognoso di aiuto e nel settore sociale in cui non è prevedibile una espansione del numero dei soggetti alla previdenza e quindi un ampliarsi del fabbisogno finanziario. Il che il Governo è disposto ad agevolare, proponendo intanto apposito provvedimento per risolvere l'annosa disputa sui contributi unificati, sostituendoli con una determinata aliquota delle entrate fiscali.
Ci auguriamo che i risultati positivi di questa nuova esperienza possano, in un giorno non lontano, consentire l'accoglimento del sistema di sicurezza sociale in agricoltura, per poi estenderlo agli altri settori della società e dell'economia italiana.
Ci ha confortato, nella formulazione del ristretto programma ora esposto, la constatazione che la nostra economia, nel suo complesso, trovasi tuttora in fase di alta congiuntura. La bilancia dei pagamenti continua nel suo andamento favorevole, sia pure con qualche accenno di flessione nelle ultime settimane. Le nostre riserve in oro e in divise pregiate hanno raggiunto livelli cospicui ed ancora si incrementeranno. La stabilità monetaria costituisce una felice realtà, dimostrata da una permanente sostanziale stabilità degli indici globali dei prezzi. Tutto ciò, che è merito del popolo italiano e dei governi democratici che ci hanno preceduto, rappresenta una salda base su cui si può procedere senza rischi alla risoluzione dei problemi che abbiamo indicati. La risoluzione di essi dovrebbe elevare il tenore medio di vita del popolo italiano, tuttora molto modesto; ridurre i persistenti squilibri, fra zona e zona e tra settore e settore, nella distribuzione del reddito; avvicinare a soluzione l'angoscioso problema della disoccupazione e della sottoccupazione, che ora comincia a ridurre le proprie dimensioni.
Ma per far ciò si dovrà realizzare una politica organica di sviluppo della nostra economia. Questa politica di sviluppo rappresenta un punto fondamentale e non rinunciabile di questo programma. Essa si affiancherà ad una sana politica finanziaria per la difesa della stabilità monetaria. Politica di sviluppo e finanza sana non costituiscono antitesi: anzi si completano a vicenda.
Ricorrendo alle indagini che il C.N.E.L. sta svolgendo e procedendo agli incontri triangolari proposti dalla C.I.S.L., prendendo le mosse dallo schema decennale lasciatoci dal compianto amico Ezio Vanoni e tenendo conto di tutte le cause di ordine interno ed esterno che reclamano consapevoli aggiornamenti, metteremo a punto obiettivi e strumenti per una moderna e democratica politica di sviluppo nazionale e regionale.
Ad essa parteciperà l'iniziativa privata con tutte le sue possibilità e capacità, nel rispetto integrale dei doveri sociali e fiscali incombenti ad ogni operatore economico. E lo Stato provvederà alle infrastrutture necessarie, all'adozione di incentivi diretti ed indiretti, ad un'azione economica diretta – senza ingiustificati privilegi – nelle zone territoriali in cui l'iniziativa privata è inesistente o insufficiente e nei settori economici in cui dovrà impedire la formazione di posizioni monopolistiche.
Per la realizzazione della suddetta politica di sviluppo si imporrà un sempre più efficiente coordinamento della politica economica da parte del Ministero del bilancio. A tal fine, ci sembra opportuno: ridonare vitalità al C.I.R., trasformandolo da Comitato per la ricostruzione in Comitato per lo sviluppo; ricondurre costantemente gli atti più notevoli della nostra politica economica ad una prospettazione e valutazione organica in sede di bilancio economico nazionale; rivedere la struttura del bilancio dello Stato per coordinarlo più efficacemente col bilancio economico nazionale; infine, rafforzare, riordinare e coordinare gli organi ausiliari ed esecutivi preposti alla programmazione, alla esecuzione ed al coordinamento della politica economica a livello tecnico, ed in particolare riordinare la ragioneria generale dello Stato.
Perché la nostra politica di sviluppo raggiunga tutti i suoi obiettivi economici e sociali, essa dovrà inquadrarsi in una visione di larga cooperazione internazionale. Per questo è stato ricondotto al Ministero del bilancio l'incarico per l'O.E.C.E. Proprio in questi mesi essa si sta trasformando in una organizzazione internazionale di sviluppo. Nel quadro della nuova organizzazione, parecchi scopi di carattere internazionale potranno essere conseguiti e l'economia italiana non mancherà di trarne, più che in passato, sicuri vantaggi.
Nel quadro delle relazioni economiche con l'estero, uno dei compiti fondamentali rimane quello di imprimere un sempre più vigoroso impulso alle nostre correnti di esportazione.
Il Governo intende perseguire, con rinnovato impegno, una efficace ed energica azione diretta a conseguire un ulteriore e più intenso sviluppo delle esportazioni.
Le più difficili situazioni concorrenziali nei mercati internazionali, l'evoluzione dei sistemi di penetrazione ed il sorgere di vaste aree economiche più o meno integrate, pongono agli operatori con l'estero – che nel nostro paese sono costituiti in buona parte da piccole e medie aziende – problemi sempre più complessi e ponderosi. La loro attività va quindi costantemente sorretta e fiancheggiata dagli organi pubblici, i quali debbono preoccuparsi di creare le condizioni migliori affinché essa possa svolgersi nella maniera più efficace. Il Governo farà ogni sforzo in tale senso, promovendo di volta in volta le misure che si renderanno necessarie per mantenere o elevare la capacità competitiva delle nostre produzioni sui mercati stranieri. Rientrano tra queste misure i provvedimenti per il miglioramento dell'organizzazione produttiva e commerciale del settore ortofrutticolo-agrumario; quelli relativi all'adeguamento del nostro sistema di assicurazione e di finanziamento dei crediti all'esportazione ai sistemi più avanzati degli altri paesi industriali; e infine l'intensificazione dell'assistenza informativa ed operativa sui mercati esteri.
Così giungiamo, onorevoli colleghi, all'ultima questione che è a noi dinanzi.
Nei mesi scorsi un voto del Parlamento ed una conseguente decisione del Governo presieduto dall'onorevole Tambroni portarono a fissare al 23 ottobre la data di celebrazione delle elezioni amministrative. Il Governo dichiara di essere pronto ad indire le elezioni amministrative in autunno, con una eventuale proroga di qualche settimana rispetto alla data precedentemente indicata, stante l'interruzione prodotta dalla recente crisi alla preparazione necessaria.
Siamo a conoscenza dei colloqui intercorsi tra tutti i partiti nei giorni antecedenti alla crisi del Governo Tambroni, e conclusi con un generale consenso alla proposta di modifica in senso maggiormente proporzionalistico della legge elettorale provinciale. Il Governo, pur ricordando a tutti quali particolari esigenze di stabilità esistano per le amministrazioni degli enti locali, esaminata la situazione, dichiara di non essere contrario alla preannunciata modifica, pur riservandosi di pronunciarsi sul testo di essa che in definitiva sarà sottoposto al Parlamento.
Il Governo deve avvertire che una modifica della legge elettorale provinciale, per le conseguenti revisioni delle procedure amministrative e per la necessaria informazione del l'elettorato, potrebbe determinare un ulteriore ritardo delle elezioni anche per rispetto di immodificabili fattori stagionali, qualora il dibattito della legge non si concludesse in breve termine.
Ciò premesso per senso di responsabilità, il Governo conclude riconoscendo che spetta ai due rami del Parlamento fissare l'iter di approvazione della preannunciata modifica; ed alle Camere il Governo presterà, come è ovvio, la dovuta collaborazione.
Onorevoli colleghi, in questo discorso di presentazione non mi sono proposto di ricordare tutte le cose finora proposte dai governi passati e dai singoli parlamentari, né di elencare tutte le cose che le singole amministrazioni stanno predisponendo.
Ho voluto limitarmi a spiegare perché è sorto il Governo, e con quali propositi esso si accinge ad espletare il proprio dovere. Mi sembrava opportuno, più che elencare, esemplificare; più che informare particolareggiatamente sull'opera che ci attende, dare conto delle intenzioni che ci muovono e delle caratteristiche salienti che desideriamo conferire alla nostra azione.
Crediamo di aver assolto al compito di presentare un Governo che, per la sua base parlamentare, fugasse i timori di involuzioni antidemocratiche e di esasperazione della lotta politica. Pensiamo anche di non aver deluso il generoso e responsabile appoggio assicurato dal Partito liberale italiano, dal Partito repubblicano italiano e dal Partito socialdemocratico italiano, formando un Governo che testimonia lo sforzo ugualmente responsabile ed unitario della Democrazia Cristiana per superare definitivamente una difficile situazione.
Infine, riteniamo di essere andati incontro, col nostro programma, alle attese di quanti desideravano che, prima di porre mano a nuove iniziative, si cercasse di completare quelle che già sono state sottoposte all'esame del Parlamento. Quando il completamento sarà bene avviato, si è detto verso quali nuovi progetti ci orienteremo, preparandoci fin d'ora a presentarli.
Il nostro compito per oggi è finito. Spetta ora a voi, onorevoli colleghi, giudicare formula, struttura e programma di Governo. Fatelo, vi prego, non dimenticando i termini del recente dibattito parlamentare ed i bisogni del paese.
Del vostro voto faremo strumento soltanto per difendere le nostre libere istituzioni e la sicurezza della patria, e per attuare le decisioni del Parlamento in ordine allo sviluppo civile ed economico del popolo italiano (Vivi, prolungati applausi al centro — Molte congratulazioni).

On. Amintore Fanfani
Camera dei Deputati
Roma, 2 agosto 1960

(fonte: Camera dei Deputati - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di martedì 2 agosto 1960)


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