LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

LA STORIAGLI UOMINII CONGRESSILE ELEZIONILE CORRENTI
I DOCUMENTILE IMMAGINITESTIMONIANZEISTITUTO BRANZIRINGRAZIAMENTI

 

III° GOVERNO FANFANI: REPLICA DI AMINTORE FANFANI ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
(Roma, 5 agosto 1960)

Dopo la grave crisi del Governo Tambroni, e la situazione molto critica nata nel Paese con le manifestazioni, gli incidenti ed i morti, la tela di una nuova apertura a sinistra viene tessuta dalla Democrazia Cristiana, pericolosamente sbandata verso posizioni avvertite come rischiose per il Paese.
Aldo Moro alla Segreteria della DC, espressione di una maggioranza interna al partito molto cauta verso il Partito socialista di Nenni, ed Amintore Fanfani, incaricato dal Presidente della Repubblica di costituire un nuovo governo dopo le dimissioni di Tambroni, guidano la DC verso il recupero della collaborazione tra i partiti democratici ed una apertura programmatica al PSI.
Il risultato è il III° Governo Fanfani, un monocolore democristiano che apre la strada verso il futuro centro-sinistra organico.
Fanfani presenta le linee programmatiche del suo governo il 2 agosto 1960 alla Camera dei Deputati. Il 5 agosto replica al dibattito sulla fiducia, che viene accordata anche con l'astensione del PSI.

* * *

FANFANI, Presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevoli colleghi, durante questo dibattito alcune voci incredule si sono levate per segnalare il miracolo, per esse incredibile, della convergenza di partiti per sostenere il Governo che ho avuto l'onore di presentare al Parlamento.
Mi si consenta di rilevare un fatto ancora più memorabile: la speditezza costruttiva della discussione che ieri l'altro al Senato e ieri e oggi qui noi abbiamo avuto la ventura di vedere svolgere.
Coloro che ritengono essere nell'efficace funzionalità del Parlamento la prima base di un giudizio positivo e di una garanzia di vitalità della democrazia, debbono in questa settimana constatare con compiacimento che di tale giudizio positivo, di tale garanzia di vitalità le Camere italiane hanno offerto una esemplare testimonianza.
Ritengo quindi di cominciare subito ad applicare d programma che ho avuto l'onore di esporre martedì scorso, rendendo grazie a lei, signor Presidente, ed a tutti gli onorevoli deputati, di questa prova, nella speranza che il paese l'apprezzi quale nuovo titolo d'onore del Parlamento da esso eletto.
Quanto all'altro fatto mirabile, quello della insospettata convergenza dei partiti e della inattesa – si è detto – prova di unità della Democrazia Cristiana, che ha fatto chiedere all'onorevole Romualdi, incuriosito e sospettoso, a quali sortilegi fossero dovute, la risposta possibile e giusta mi sembra assai semplice: sono dovute alla preoccupazione nutrita, per un momento, sulla sorte della democrazia ed al dovere, vivamente sentito, di provvedere ad essa prima di ogni altra cosa, forse a dispetto di qualsiasi altra preoccupazione.
L'onorevole Degli Occhi, dopo aver espresso il suo apprezzamento per il programma del Governo, si è domandato perché mai, se esistono convergenze, non si siano indotti i partiti convergenti a formare un governo di coalizione. Si potrebbe però rispondere con la stessa premessa del brillante intervento dell'onorevole Degli Occhi, dicendo che in questa legislatura il ricorso al monocolore non sembra facilmente evitabile. Ma non voglio essere così pessimista e preferisco notare che evidentemente i partiti convergenti non hanno voluto, con la ricerca di dosaggi, complicare la soluzione del problema che in questo momento li assillava.
Del resto l'onorevole Malagodi stamanee con alquanti accenti stasera l'onorevole Moro, affrontando il problema delle differenze tra i partiti convergenti nel sostegno del Governo, non le hanno negate, come noi tutti le ammettiamo, e hanno concluso che, come esse non hanno impedito la cooperazione utile alla ricostruzione ed alla rinascita dell'Italia dopo il 1945, non debbono impedire, in un momento così difficile, nuove convergenze per fare insieme un buon pezzo di strada.
Gli apprezzamenti augurali dell'onorevole Malagodi e dell'onorevole Moro, preceduti ieri sera da quello dell'onorevole Saragat, al quale estendo il mio amichevole ringraziamento per le assicurazioni del leale e fermo appoggio al Governo, lasciano cadere tutti i rilievi critici che circa questo fatto sono stati mossi.
L'onorevole Saragat, partendo da un ampio esame della politica degli ultimi anni, è giunto a confutare la pretesa di coloro che vogliono vedere nella costituzione di un nuovo Governo un cedimento al frontismo. L'onorevole Malagodi, consentendo con l'onorevole Saragat, ha aggiunto che il nuovo Governo rappresenta un «no» schietto ai pericoli dell'autoritarismo. L'onorevole Oronzo Reale ha illustrato le valutazioni della situazione politica che hanno condotto il partito repubblicano a dare un appoggio parlamentare al Governo monocolore democratico cristiano, senza sottintesi propositi di favorire una evoluzione di contrabbando del presente Governo verso forme più gradite – lo ha detto chiaramente l'onorevole Reale – a lui e al suo partito. Debbo quindi un duplice ringraziamento al rappresentante del partito repubblicano. Lo ringrazio per il confermate appoggio al Governo e lo ringrazio dell'apporto recato a smentire le accuse di tranello che a questa formula di governo si sono levate da quegli ambienti che preferivano, contro la volontà della Democrazia Cristiana e dei suoi governanti, nascessero invece altri tranelli, in opposte direzioni, nei mesi passati o in futuro.
Le ragioni profonde che hanno guidato la coerente azione della Democrazia Cristiana a rispondere alla convergenza degli altri partiti sono state esposte con commossa, verace parola dall'onorevole Moro. Il suo discorso abbrevia la mia fatica odierna, mentre conforta fin da ora tutto il Governo con l'assicurazione di un fermo, cordiale, costante appoggio.
Dalla mezz'ala di sinistra la voce dell'onorevole Nenni ha riespresso la propria convinzione nel carattere di provvisorietà e di tregua del Governo, dicendo che tale provvisorietà nasce dalle condizioni che hanno dato vita ad esso e dagli accordi bilaterali conclusi soltanto sulla difesa della libertà. Ma l'adesione dell'onorevole Malagodi, dell'onorevole Reale, dell'onorevole Saragat al programma da me enunciato e oggi approvato in aula dall'onorevole Moro dimostra che vi è in comune tra i partiti convergenti anche un accordo circa i modi pratici di consolidare le libertà con l'azione che ci accingiamo a svolgere.
L'onorevole Nenni ha anche manifestato dubbi sulla compattezza della formazione governativa, data la diversità di apprezzamento che i suoi membri in tempi passati hanno manifestato. Ma proprio chi ha constatato la franchezza con la quale i democristiani oggi presenti nel Governo espressero ieri divergenti opinioni sui vari momenti politici ha il dovere di credere a questi uomini, se oggi dicono di essersi incontrati concordi nella valutazione dei rischi del paese, della responsabilità della Democrazia Cristiana, del loro dovere di rendere servizio al loro partito e, tramite il loro partito, al paese, mostrando un senso di responsabilità almeno pari a quello testimoniato dagli altri partiti che hanno fatto convergere il loro con senso sulla Democrazia Cristiana (Applausi al centro).
L'onorevole Nenni ha apprezzato il proposito da me espresso di rispettare tutti ugualmente i cittadini, di lottare contro il malcostume e di ripudiare le discriminazioni, e ad esso si è rifatto per giustificare l'atteggiamento di tregua del partito socialista.
Al Senato ieri l'altro il senatore Fiorentino ha detto di essere insospettito dalla astensione decisa dal partito socialista italiano e oggi ha confermato questo sospetto l'onorevole Lauro, tanto da temere che dietro questa astensione si potesse dire, con una espressione popolare, che una gatta ci covasse.
Dopo pochi momenti, però, il senatore Fiorentino annunciava che anche il partito democratico italiano aveva deciso l'astensione, facendo dire ai suoi vicini di banco che allora le gatte covanti erano almeno due.
Al ripetersi anche in quest'aula, per bocca dell'onorevole Lauro e dell'onorevole Nenni, dell'annuncio delle due astensioni, non mi permetterò di dire che felini politici di alta classe come gli oratori del partito democratico italiano e del partito socialista italiano stiano mettendosi a covare. Preferisco credere che il tante volte auspicato allargamento dell'area democratica faccia un passo avanti.
Sappiamo quanto viva in opposti campi sia l'incredulità sulla serietà di questo passo. Dovere, mi sembra, della maggioranza formata dai partiti convergenti e della Democrazia Cristiana non è quello di respingere questo passo, ma, consapevoli della propria forza e responsabilità, di vigilare sulla genuinità del proposito e sulla validità di chi lo avanza.
L'onorevole Romualdi ha insistito nel tentare di fare dell'onorevole Nenni l'ispiratore del programma da me presentato. Ha insistito molto, l'onorevole Romualdi, ma chi ha seguito la procedura di formazione del nuovo Governo e ha ascoltato l'odierno discorso dell'onorevole Moro sa che il programma è stato costituito sulle decisioni e i suggerimenti degli organi responsabili del partito che ha formato il Governo, decisioni e suggerimenti che hanno incontrato i consensi del partito liberale, del partito repubblicano, del partito socialdemocratico, mentre hanno incontrato censure, critiche, riserve dei partiti socialista e democratico italiano e l'opposizione decisa del partito comunista e del movimento sociale.
La posizione del Movimento sociale in questo dibattito è stata chiarita così dall'onorevole Anfuso e dall'onorevole Romualdi.
L'onorevole Anfuso ha detto che la difesa dal comunismo non può essere fatta da questo Governo perché questo Governo non potrà fare una politica estera idonea. L'onorevole Romualdi ha detto che la difesa dal comunismo non può essere fatta dal Governo perché questo Governo vive sui programmi e sui voti di Nenni. Tutti e due gli onorevoli colleghi hanno detto che per combattere il comunismo non basta fare una seria politica economica e sociale, ma bisogna fondare lo Stato su valori estranei alle ideologie comuni al socialismo e al comunismo.
Ma nessuno di noi ha parlato di rinunciare alla difesa dei valori sui quali noi riteniamo che lo Stato debba poggiarsi per difendersi dai pericoli del comunismo. L'onorevole Romualdi ha detto di temere che si abbandonino i valori spirituali su cui poggia la nostra civiltà. La sola espressione di questo timore, onorevole Romualdi, ci offende, non avendo altra ragione la nostra: presenza e la nostra azione in politica che la difesa di valori spirituali cui fummo educati a credere prima di fare politica (Vivi applausi al centro) e che le vicende della politica, le amarezze e le esperienze della politica ci hanno convinto essere non solo il fondamento della vita degli individui, ma la salute stessa della vita dei popoli e degli Stati (Applausi al centro).
La smentita alla pretesa degli oratori del Movimento sociale secondo cui il Governo ed il suo programma sarebbero stati preparati per fare un piacere al partito comunista è stata recata stamani in modo perentorio dall'onorevole Togliatti, che nel suo intervento ha dichiarato la sua opposizione decisa per la insufficienza del suo programma, per le manchevolezza della struttura del Governo, per le criticabili manifestazioni di volontà da me, a nome del Governo, fatte in quest'aula.
Ma se non bastasse questa testimonianza dei comunisti contro le tesi degli oratori del Movimento sociale italiano, potremmo ad essa aggiungere, ben più significativa, quella del voto di approvazione del partito liberale, del partito repubblicano, del partito socialdemocratico, che in 15 anni di vita democratica del nostro paese su un punto sono sempre stati concordi: nella più intransigente politica di lotta al comunismo.
L'onorevole Togliatti ha criticato la mia constatazione, fatta nel discorso introduttivo a questo dibattito, che ragione e storia condannano il comunismo, citando la espansione degli stati comunisti nell'ultimo quarantennio. Ma questa espressione quantitativa, onorevole Togliatti, se ella me lo consente, non ha senso, perché se avesse senso vorrebbe dire che la storia ha convalidato enormi imperi che invece sono andati in frantumi, più volte (Applausi al centro). Né ha senso il dire che, se certe previsioni tecnico-riformistiche del comunismo si sono affermate, il comunismo per esse ha avuto la convalida della ragione, perché ciò che convalida un sistema sociale non può essere il verificarsi di certe osservazioni marginali o di certe costruzioni strumentali, ma il convalidarsi di certi fondamentali suoi principi. Ora può a ragione dire l'onorevole Togliatti che la società comunista ha ottenuto dei successi materiali, ma non può dire che i principi fondamentali, quelli che riguardano i valori dello spirito, della libertà, della persona umana, hanno progredito in virtù del l'espansione comunista (Applausi al centro — Commenti a sinistra).
Non è per ragioni di veleno polemico che io torno su questi fatti dolorosi ed incresciosi per tutti, ma per dare evidenza di argomentazione concreta a quello che sto dicendo. Non lo può dire l'onorevole Togliatti, perché non può – non rientra nelle sue possibilità – cancellare dal corso della storia la relazione critica di Kruscev sull'era staliniana, i moti di Poznan con la conseguente revisione polacca, la rivolta ungherese sedata non con la concessione delle sospirate libertà, ma con l'afflusso di truppe straniere (Applausi al centro).
L'onorevole Malagodi ha rilevato la preoccupazione con cui l'onorevole Togliatti ha fatto dell'ironia sull'isolamento del partito comunista, e si è augurato invece che da un'azione politica di un governo senza contatti con gli estremisti rivoluzionari e con gli estremisti autoritari, rafforzandosi lo Stato di diritto in Italia, rispettato ed amato dai cittadini, derivi il definitivo isolamento delle forze contrarie alla democrazia. Questo, onorevole Malagodi, è un altro augurio sul quale stanno convergendo i nostri partiti.
Anche alla Camera, come già al Senato, si è sentito dire che la Democrazia Cristiana finirà per essere l'unica beneficiaria di questa situazione di emergenza. Per sostenere tale affermazione, però, bisogna aggiungere che costituisce beneficio assumere tutte le massime responsabilità della situazione in un momento tanto difficile. E poiché ciò è insostenibile, si deve pregare il collega Ferrarotti, che con tanta dottrina ha aperto questo dibattito, di correggere il suo giudizio, e di convenire con noi che la Democrazia Cristiana diverrà beneficiaria della situazione se saprà prestare unita e generosa la propria cooperazione allo sforzo di tutti i partiti pensosi delle sorti della democrazia italiana.
Piace constatare che le approvazioni in materia di programmi di politica estera sono andate ancora una volta oltre la cerchia della maggioranza che sostiene il Governo, anche se le approvazioni sono state intercalate da alcuni interrogativi. L'onorevole Ferrarotti, ad esempio, ha fatto alcune osservazioni sulla insufficienza della tradizionale – e non solo a noi ma anche ai nostri consoci – politica europeista. Tali considerazioni e le prospettive che aprono saranno fatte oggetto di attento esame, soprattutto per ciò che concerne i progetti sulle elezioni e sulle assemblee europee.
In politica estera ed europeista, l'onorevole Anfuso vorrebbe, insieme a tante considerazioni sulle quali gli europeisti non possono che consentire, sapere quale sia la posizione dell'Italia di fronte al tentativo della Francia di costituire una segreteria politica europea nell'occasione degli incontri recenti con il cancelliere Adenauer. La posizione dell'Italia, onorevole Anfuso, la chiariremo quando avremo informazioni sufficienti a farci prendere una meditata posizione.
Sulla questione dell'Alto Adige è intervenuto l' onorevole Riz, dichiarando di dissentire sulla sostanza delle mie dichiarazioni, e richiamandosi invece alle mie precedenti del luglio 1958. Ma evidentemente non esistono contraddizioni tra quelle odierne e quelle di due anni fa, se si tiene presente che la situazione è mutata; ed è mutata per l'iniziativa dell'Austria di ricorrere all'O.N.U. senza tenere conto dell'azione svolta negli ultimi due anni dal Governo italiano, delle proposte di incontri ad alto livello e della proposta italiana di sottoposizione di una questione eminentemente giuridica ad una corte di giustizia come quella dell'Aja. E l'iniziativa austriaca non può non farci prendere un atteggiamento di netta opposizione nella sede competente, mentre non muta il nostro rispetto per i trattati vigenti, in esecuzione dei quali l'Italia ha agito e continua ad agire.
E queste mie dichiarazioni valgono anche di risposta all'onorevole Anfuso, il quale ha chiesto chiarimenti sulla frase circa l'Alto Adige contenuta nel discorso programmatico.
E passiamo ad alcuni rilievi sulle dichiarazioni di politica interna.
L'onorevole Togliatti ha detto che non si può accusare di complotto contro lo Stato il comunismo nei giorni scorsi, ed ha aggiunto che se si crede che vi sia stato il complotto e se ne hanno le prove, il Governo ha il dovere di fare la denuncia alla magistratura perché provveda. Ringrazio l'onorevole Togliatti dell'occasione che mi offre per confermare a lui ed a tutti che il Governo non esiterà a fare alla magistratura tutte le denunzie di attentato allo Stato, alle istituzioni, alle libertà compiuto da cittadini singoli o associati, quale che sia la parte politica a cui appartengono (Vivi applausi al centro — Commenti a sinistra).
L'onorevole Togliatti ha poi criticato la chiusura della circolare dell'onorevole Scelba, in cui si afferma che i funzionari devono avere «il senso dello Stato con le necessarie distinzioni che esso comporta in tutti i campi» (cito la frase specifica). Ma, come ho detto nella mia interruzione di stamane al discorso dell'onorevole Togliatti, questa affermazione non è di diminuzione, ma di rafforzamento dell'impegno dei funzionari a mantenere il senso dello Stato e a sapere distinguere lo Stato da tutto ciò che Stato non è.

Una voce a sinistra. La Democrazia Cristiana.

FANFANI, Presidente del Consiglio dei ministri. Sissignori, anche la Democrazia Cristiana! (Applausi al centro). Del resto, io che ho avuto l'onore di partecipare altre volte al Governo con l'onorevole Scelba, posso dirvi che questa non è una innovazione nelle direttive dell'onorevole Scelba ai dipendenti del Ministero dell'interno (Applausi al centro).
Gli onorevoli Malagodi e Nenni hanno lamentato il silenzio sul problema delle evasioni fiscali. Vorrei assicurare che non vi è stato silenzio malintenzionato, ma convinzione che in materia non vi dovrebbe essere bisogno di esplicitare ancora propositi che ispirarono un certo disegno di legge richiamato questa mattina dall'onorevole Malagodi ed evidentemente compreso nelle solenni dichiarazioni sulla difesa della moralità pubblica e del costume.
Bisogna evitare confusione fra Stato e partito – ha detto ancora l'onorevole Malagodi – e per evitarla bisogna affrontare il problema della partecipazione di tutti i partiti anche alle trasmissioni radiotelevisive e alla esistenza di organi di stampa nelle mani di enti statali o parastatali. Devo riconoscere – e non lo faccio per la prima volta – che questi problemi esistono e devono essere risolti con senso di equilibrio e di rispetto sincero e fermo della libertà. Dateci tempo e lo faremo.
L'onorevole Malagodi ha detto tante e così belle cose sul retto ed efficace funzionamento della burocrazia da farmi indugiare un momento a pensare se potevo, senza accorciare la vita del Governo che ho l'onore di presiedere, auspicare per l'Italia un ministro come l'onorevole Malagodi per la riforma burocratica (Si ride). Poi ho superato l'indugio con la promessa a me stesso di dare ogni pieno appoggio all'attività del senatore Tessitori.

MARANGONE. Anche per le regioni?

FANFANI, Presidente del Consiglio dei ministri. Per tutta l'Italia. Il ministro è per tutta l'Italia. Alle regioni deve pensare la commissione apposita che è stata nominata.
L'onorevole Caveri ha preso atto della mia dichiarazione circa la nuova legge elettorale e l'attuazione della zona franca per la Val d'Aosta. Ha citato casi di provvedimenti presi dalle aziende di Stato della Val d'Aosta criticabili sotto il punto di vista economico-sociale. Il ministro delle partecipazioni statali, per mio incarico dato stamane, esaminerà i casi citati ed il Governo interverrà, se necessario, come si conviene.
L'onorevole Ferrarotti ha detto opportunamente che bisogna passare dal piano singolo di settori (a proposito di politica economica) e di zona ad una programmazione organica. Ne sono convinto. È la critica costruttiva che io stesso voglio alla pianificazione settoriale di questo primo quindicennio ed è la ragione dei propositi espressi, sia pure sinteticamente, sulla necessità di una politica di sviluppo nazionale e regionale organica e preparata ed eseguita da strumenti idonei.
Gli onorevoli Reale e Malagodi hanno raccomandato la legge sulla parità a proposito dei problemi scolastici. Non ho che da ripetere l'assicurazione data l'altro ieri al Senato alla analoga richiesta del senatore Gava, fiducioso come sono che un efficace esame di Stato garantirà libertà, e serietà insieme, della scuola italiana.
Questo problema della scuola è stato uno di quelli più sottolineati nel nostro programma di Governo ed in genere devo riconoscere che le dichiarazioni fatte da ogni settore sono state approvate da tutti ed in particolar modo, con particolare calore, dagli onorevoli Saragat e Moro. Prendendo in attento esame queste ultime considerazioni, ne trarremo argomento e conforto per procedere nell'opera a sostegno dell'approvazione del piano della scuola.
Un altro punto fatto oggetto di attenzione è stato quello in cui si è fatta allusione a commissioni di studio. L'onorevole Nenni lamenta l'indulgente ricorso ad esse, memore certamente della lunghissima tradizione di tutti i governi, in tutti i paesi, di uscire dalle difficoltà e di superarle, affidandole a commissioni che ingarbuglino le carte. Ma in verità, onorevole Nenni, io di commissioni ne ho annunciata una sola: quella sulle regioni, e non per insabbiare, ma per disincagliare, come l'onorevole Reale ha esplicitamente riconosciuto. E spero che non si sia scambiato per commissione, invece, l'incontro a tre richiesto dai sindacati per il programma di sviluppo, accordato in linea di principio dal Presidente Segni e da me preannunciato, per cominciare dai problemi dell'industrializzazione del Mezzogiorno nell'esame della politica nazionale di sviluppo.
Gli onorevoli Moro e Saragat, apprezzando l'annuncio per le autostrade del sud, raccomandano in via preliminare e attendono più precisi impegni per lo sviluppo industriale e per le zone ed aree da industrializzare.
Questi impegni nascono e dal proposito di convocare la conferenza a tre e dallo studio dei progetti per l'industrializzazione del sud e per le zone ed aree da industrializzare.
L'enunciazione dell'impegno dello Stato per l'industria nel sud è d'altra parte completa, in quanto non si limita a chiamare in causa l'attività pubblica per le infrastrutture e gl'incentivi, ma anche a chiamarla in causa per l'attività economica diretta; e credo che nei prossimi mesi si avranno prove che quelle del Governo non erano – nei giorni scorsi – parole d'occasione, anche per quanto riguarda il risanamento delle finanze e dell'economia del comune di Napoli.
Il proposito del Governo di promuovere l'approvazione del «piano verde» ha trovato larghissimi consensi. L'onorevole Nenni ha ricordato l'opportunità, per il «piano verde», del controllo centrale, regionale e provinciale della spesa dei più che 500 miliardi.
Questa richiesta si inquadra in quella più ampia dell'onorevole Malagodi circa il controllo burocratico dell'esecuzione di molti atti discrezionali previsti dalle nostre leggi.
Il caso particolare citato dall'onorevole Nenni, come quello generale ricordato dall'onorevole Malagodi, non possono non trovare concorde un Governo che si è proposto di approfondire la chiarezza e la correttezza della pubblica amministrazione.
Nel quadro dei problemi dell'agricoltura l'onorevole Malagodi ha raccomandato di non dimenticarsi della vite e del vino. Come ho detto agli amici del gruppo parlamentare democristiano ieri mattina, dichiaro che nel programma di Governo non ho indicato tutto quanto ci proponiamo di fare, ma solo alcuni esempi, nella speranza di arricchirli coi fatti lungo la strada, magari ai primi passi dopo la fiducia.
L'onorevole Nenni dice che sulle leggi antimonopolistiche non ci si possono fare illusioni, perché, in materia, non bastano le leggi per la tutela della libertà di concorrenza. Quindi mi pare che apprezzi il concetto della politica antimonopolistica complessiva, integrata anche da una riforma delle società per azioni, integrata anche da nuove norme circa il controllo dello Stato sulle società cui partecipa, integrata anche da norme sulla nomina di amministratori pubblici nelle varie società.
Ma – si domanda l'onorevole Nenni – si potranno fare queste cose coi liberali che sorreggono il Governo? I liberali accedono anche all'idea di emendare gli articoli 2 e 3 della legge nucleare?
Gli onorevoli Saragat e Reale ci hanno detto che il partito socialdemocratico e il partito repubblicano sono d'accordo coi propositi del Governo e l'onorevole Malagodi stamane ha dedicato una parte importante del suo discorso a sottolineare la sua partecipazione a questo accordo. Da queste dichiarazioni, quindi, possiamo trarre ragione di conferma della validità dei nostri propositi programmatici in questa materia.
Gli onorevoli Malagodi e Romualdi hanno chiesto se l'azione antimonopolista si estenderà anche ai monopoli tenuti dalle aziende di Stato. Evidentemente, intenti di una seria politica antimonopolistica devono essere raggiunti anche nel confronto dell'azione monopolistica eventualmente svolta dalle aziende di Stato, in deroga, oltre tutto, alle leggi o agli atti che ad esse diedero vita.
Il preannuncio di ciò che il Governo ha intenzione di fare in materia sociale ha avuto dagli onorevoli Saragat, Reale, Malagodi e Moro tali consensi da ritenerci più che autorizzati a procedere, tanto più che nessuno degli oratori degli altri partiti ha fatto contrastanti osservazioni di rilievo.
Un punto infine su cui tutti gli oratori hanno interloquito è stato quello delle elezioni. L'onorevole Lauro e l'onorevole Nenni hanno detto che il Governo deve chiarire la sua posizione sulle elezioni; e l'onorevole Togliatti ha detto che il Governo non deve rimettersi al Parlamento ma rispettare la decisione che il Parlamento ha già preso.
Ora, il Governo, come ha ricordato l'onorevole Reale, ha già detto, esordendo, che le elezioni intende farle secondo i precedenti impegni, consapevole delle intese intercorse fra tutti i partiti prima della crisi del governo Tambroni, intese che l'onorevole Moro ha confermato. Il Governo, per rispetto di tutti i gruppi parlamentari, ha detto al Parlamento di non essere contrario alla riforma della legge provinciale in senso proporzionalistico; ma ha avvertito e ripete che per conciliare le elezioni in autunno con la nuova legge bisogna approvarla in tempo, cioè non solo prima del termine minimo legale per l'emanazione del decreto di convocazione dei comizi, ma in tempo altresì per gli adempimenti preparatori e accessori alla consultazione stessa.

TOGLIATTI. La data?

FANFANI, Presidente del Consiglio dei ministri. Onorevole Togliatti, spetta al Parlamento determinare la data, perché nascerà dal giorno in cui il Parlamento avrà approvato le modifiche alla legge.
Onorevoli colleghi, credo di aver fatto con questi miei chiarimenti onore alla cooperazione che i vari oratori hanno recato all'esame del programma governativo. Prego ì colleghi di attribuire solo a brevità di tempo qualche apparente dimenticanza, fidando che la lettura dei fitti appunti che ho preso in offrirà nei prossimi giorni temi per sollecitare i colleghi del gabinetto e me stesso: a passare dalla enunciazione programmatica alla pratica attuazione.
A coronamento di questa discussione devo comunque riaffermare che i capisaldi del programma esposto restano confermati, essendo più che mai nostro proposito, soprattutto dopo aver udito questo dibattito, di operare per la difesa della libertà e la tutela della sicurezza degli italiani, per adempiere ai nostri doveri costituzionali, per portare a compimento le iniziative già prese dai governi che ci hanno preceduto, per prendere quegli altri che ho citato a titolo di esempio come atti favorevoli allo sviluppo civile ed economico della nostra patria.
Il segretario politico del mio partito, nel suo intervento, ha voluto rivolgermi un saluto ed un augurio particolare. Lo ringrazio commosso e, con il consenso della Camera, assicuro l'onorevole Moro che della fiducia particolare espressa ai miei colleghi ed a me faremo strumento per servire con zelo la nazione, testimoniando così quale dedizione al suo vero bene animi la volontà di tutti i dirigenti, i parlamentari, gli iscritti e gli elettori della Democrazia Cristiana (Vivi applausi al centro).
Prego i colleghi di tutti i settori di voler vedere, in questo scambio di affettuose parole fra il segretario della Democrazia Cristiana e il Presidente del Consiglio, non una dimenticanza delle nostre responsabilità – prima di tutto e sopratutto davanti al Capo dello Stato, al Parlamento e alla nazione – ma una pubblica testimonianza dello spirito unitario che ci guida in questo servizio che iniziamo a rendere al paese.
Il saluto dell'onorevole Moro è in fondo un ricordo ai militanti del suo partito, nel momento in cui iniziano una difficile missione, di far sempre onore all'aspirazione e all'impegno che li mosse.
La mia risposta vuole essere assicurazione al segretario della Democrazia Cristiana che faremo tutto il nostro dovere; e in questa assicurazione data da me all'onorevole Moro ogni deputato qui, ogni cittadino fuori di qui, veda l'impegno a sentirci ed essere governanti cui la designazione del Capo dello Stato, il giuramento sulla Costituzione, la fiducia del Parlamento hanno assegnato un solo dovere, quello di servire soltanto l'Italia (Vivi applausi al centro).
Quando fra poco il vostro voto ci comanderà, onorevoli colleghi, di iniziare a svolgere questo dovere, pregheremo Iddio che ci faccia essere servi operosi e fedeli. E a voi, onorevoli colleghi, rinnoveremo, come fin d'ora facciamo, l'invito ad essere i più solerti e gelosi stimolatori dell'operosità del nostro servizio.
Si è discusso molto, nei giorni scorsi, se l'Italia abbia corso pericoli. I pareri sono stati divisi, ma si raggiunga ora (questo è il mio auspicio, onorevoli colleghi) la concordia nel proposito di reggere tutti insieme la patria in modo che né timori, né emozioni, né dimostrazioni, né lutti, abbiano più a offrire tema per simili discussioni.
Se riusciremo in quest'opera, il Parlamento avrà convalidato il suo primo titolo di tutore della libertà e dello sviluppo dello Stato, ed il Governo – in breve o lungo tempo non importa – avrà adempiuto alla missione per cui è sorto e prenderà tra breve ad operare. Il nostro popolo, infine, constaterà compiaciuto che in quest'aula, nell'agitato mese di luglio, i suoi eletti operarono sollecitamente, e bene, per l'avvenire sereno della nazione italiana (Vivissimi applausi al centro — Molte congratulazioni).

On. Amintore Fanfani
Camera dei Deputati
Roma, 5 agosto 1960

(fonte: Camera dei Deputati - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di venerdì 5 agosto 1960)


torna indietro home page stampa la pagina Portale della Democrazia Cristiana - un progetto ideato dall'Istituto "Renato Branzi" di Firenze
hogan interactive, hogan stivali scarpe, hogan scarpe 2015, hogan scarpe italia, hogan scarpe outlet, hogan scarpe 2014