LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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L'APERTURA A SINISTRA: ARTICOLO DI GIULIO PASTORE PUBBLICATO SU "IL NUOVO OSSERVATORE"
(Roma, 10 dicembre 1961)

I sindacalisti cattolici sono stati da sempre protagonisti anche della vita politica della Democrazia Cristiana, in anni nei quali non sussisteva ancora l'incompatibilità tra cariche sindacali e cariche politiche.
Giulio Pastore, fondatore della CISL, è stato eletto nel Consiglio Nazionale della DC sin dal primo Congresso nazionale del 1946. E dopo l'esperienza degasperiana ha promosso una corrente interna al partito che si è presentata nei Congressi nazionali con la proprio autonomia: nel VI Congresso nazionale di Trento nel 1956 guida la lista "Forze Sociali", nel VII Congresso nazionale di Firenze del 1959 si presenta insieme ai fanfaniani di "Nuove Cronache", e in previsione dell'VIII Congresso nazionale di Napoli del 1962 organizza la nuova corrente di "Rinnovamento".
La CISL, le ACLI, e la corrente di "Rinnovamento" appoggiano la politica di centro-sinistra portata avanti da Fanfani prima e da Moro poi.
Nel dicembre 1961 Giulio Pastore scrive il seguente articolo sulla rivista da lui diretta "Il Nuovo Osservatore". I toni sono preoccupati per la crescente polemica a cui viene investita la Democrazia Cristiana e le sue principali componenti favorevoli alla piena attuazione della politica di centro-sinistra. Le polemiche che preoccupano più Pastore provengono da ambienti della destra economica, che lambiscono anche alcuni ambienti del mondo cattolico.

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GRAVI RISCHI DI UNA POLEMICA


E' diffusa la convinzione che soltanto imprimendo un nuovo corso alla politica italiana, sarà possibile ridurre l'influenza che il Partito Comunista esercita su una notevole parte del nostro elettorato. La ricerca di una diversa maggioranza a livello parlamentare, non ha infatti il significato di tentare alleanze più o meno organiche fine a se stesse, quanto di consentire che i problemi da tempo pervenuti alla pubblica attenzione siano sottratti agli insabbiamenti (esempio: legge nucleare) o possano venire risolti senza il ricorso al deteriore compromesso (esempio: aree fabbricabili) e ciò nel convincimento che non altrimenti si potrà richiamare a riflessione coloro che, pur respingendo il comunismo in linea teorica e dottrinale, vi fanno ricorso dando alle loro scelte elettorali un contenuto protestatario.
Purtroppo, motivi di grave turbamento suscitati da fonti non tutte disinteressate, sono intervenuti a confondere i termini della questione, pur tanto semplici e lineari. Tale turbamento si tende a produrlo soprattutto tra i democratici cristiani. E' infatti attorno al partito di maggioranza che è insorta una pesante polemica sul significato che può assumere, anche ristretto nei limiti anzidetti, l'incontro fra Democrazia Cristiana e Partito Socialista.
La D.C. crediamo, ha ben presenti i principi che la differenziano dalle altre formazioni politiche, né riteniamo che mai nulla di ideologico abbia concesso ad altri, quando si è trovata ad esplicare i suoi compiti, del tutto temporali, di Partito politico: la difesa della libertà, ad esempio, l'ha portata ad incontri non meno impegnativi di quelli che si intravedono in prospettiva, con altri e tra questi i liberali, la cui dottrina non deve essere dimenticato, fu più volte oggetto di rilevanti denunce anche mediante documenti pontifici. Chi mai nella circostanza ha sollevato problemi di compromissioni o cedimenti ideologici? Ieri urgeva il problema della libertà, oggi si tratta di accelerare il ritmo delle riforme. Né ieri né oggi le ideologie hanno subito compromessi di sorta.
Il problema é quindi soltanto di una diversa strumentazione politica richiesta dall'urgenza di affrontare e risolvere nuovi problemi.
Non abbiamo alcuna veste per discernere se l'argomento può veramente divenire, anche sul piano morale e religioso, problema di coscienza. Avvertiamo soltanto, sperando che lo si rilevi in tempo nelle sedi competenti, che mancando da parte di chi ne ha l'autorità un più esplicito chiarimento che tutto ridimensioni, vi è nel dibattito in corso confusione sufficiente a produrre deprecabili sbandamenti e non solo di natura politica. E non è neppure da credere che il discorso riguardi soltanto questo o quei gruppo di giovani irrequieti o vivaci: il rischio a nostro parere è molto più grave ed esteso.
Tre aspetti della polemica in atto meritano di essere considerati e si riferiscono: 1) al ruolo che sta giocando la destra economica; 2) alle presunte ipoteche che si vorrebbero porre sull'elettorato; 3) a quale peso potranno avere nelle scelte della D.C., ufficialmente definito partito "popolare", le categorie e i gruppi estranei ai grandi domini economici.
Abbiamo detto che i motivi di confusione vengono da parti non del tutto disinteressate, intendendo con ciò indicare pulpiti che mai, in nessuna altra occasione, abbiamo visti impegnati con altrettanto fervore nella difesa della Chiesa e dei principi dalla Chiesa predicati. Anzi, semmai e in circostanze ben qualificate, gli stessi pulpiti hanno assunto posizioni chiaramente ostili al pensiero e al mondo cattolico. Non è infatti difficile stabilire quali siano i dati anagrafici di certi tenaci quanto improvvisati censori della D.C., ma sopratutto non è difficile individuarne le provenienze e quindi le esplicite ispirazioni.
Vogliamo dire che è senz'altro possibile, per fortuna e a tempestiva illuminazione degli ambienti cattolici, stabilire che per una buona parte degli oppositori all'eventuale nuovo corso della politica italiana, il problema ideologico non è che un pretesto: temono quel nuovo corso, dal quale nulla ha da temere il patrimonio ideologico della D.C., quei tali gruppi di potere economico che, di fatto, hanno fino ad oggi rappresentato il muro contro cui si sono frantumati tutti i tentativi portati avanti dalla stessa Democrazia Cristiana, al fine di dar vita a nuovi e più moderni rapporti e realtà sociali.
L'altro aspetto della polemica, investe l'elettorato al quale si vorrebbe assegnare determinati orientamenti. A noi sembra questo un comportamento incauto. Basterebbe infatti riflettere sulla composizione dell'elettorato per gruppi sociali, per individuare quali possono essere le tendenze prevalenti. Legge statistica questa, che difficilmente inganna e alla quale non va certo esente l'elettorato cattolico. Anzi è proprio quest'ultimo, notevolmente sensibilizzato ai problemi dell'apostolato anche in campo sociale, che più di ogni altro sa distinguere da quale parte c'è il desiderio di servire la Chiesa e da quale altra vi è ipocrisia e falso scopo.
Un terzo aspetto della polemica D.C., è rappresentato dalla rilevante partecipazione all'acceso dibattito, di alcuni nomi di grido, il che può far supporre che, stante anche il tipo di influenze che in genere sono esercitate sulla più vasta massa degli iscritti, scarso peso possa avere l'opinione di questi ultimi. In realtà il Partito di maggioranza deve guardarsi da questo rischio: le scelte di cui si discute sono di sommo e determinante interesse per le grandi masse dei contadini, degli operai, degli impiegati, dei ceti medi iscritti alla D.C., come lo sono per i non iscritti. Chi nel mondo cattolico vive in contatto con tali masse, ha molte possibilità di percepire quale ne sia il polso e quali ne sono gli orientamenti.
Oltretutto, se è vero che deve essere ricuperata quella parte di elettorato popolare che vota P.C. soltanto per protesta, a maggior ragione si deve evitare che altre e nuove emorragie si verifichino.
Perché non ricordarlo? la delusione è la peggiore delle consigliere.

Giulio Pastore
Rivista "Il Nuovo Osservatore"
Roma, 10 dicembre 1961

(fonte: biblioteca Butini)


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