LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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L'APERTURA A SINISTRA: DISCORSO DI GIULIO PASTORE AD UN CONVEGNO DI "RINNOVAMENTO"
(Roma, 22 ottobre 1961)

I sindacalisti cattolici sono stati da sempre protagonisti anche della vita politica della Democrazia Cristiana, in anni nei quali non sussisteva ancora l'incompatibilità tra cariche sindacali e cariche politiche.
Giulio Pastore, fondatore della CISL, è stato eletto nel Consiglio Nazionale della DC sin dal primo Congresso nazionale del 1946. E dopo l'esperienza degasperiana ha promosso una corrente interna al partito che si è presentata nei Congressi nazionali con la proprio autonomia: nel VI Congresso nazionale di Trento nel 1956 guida la lista "Forze Sociali", nel VII Congresso nazionale di Firenze del 1959 si presenta insieme ai fanfaniani di "Nuove Cronache", e in previsione dell'VIII Congresso nazionale di Napoli del 1962 organizza la nuova corrente di "Rinnovamento".
La CISL, le ACLI, e la corrente di "Rinnovamento" appoggiano la politica di centro-sinistra portata avanti da Fanfani prima e da Moro poi.
Nel dibattito pre-congressuale, in vista del Congresso del 1962 che sancirà definitivamente la linea politica del centro-sinistra, "Rinnovamento" organizza una serie di convegni ai quali partecipa e interviene Giulio Pastore.
Segue il testo dell'intervento di Pastore al convegno del 22 ottobre 1961 al Teatro dei Servi di Roma, nel quale il leader sindacale rivendica la validità dell'azione del governo in carica (è il III Governo Fanfani), persegue la linea dell'apertura a sinistra verso i socialisti, ribadisce la chiara delimitazione del centro-sinistra con i comunisti fuori dall'area di governo, contesta l'intepretazione della linea del centro-sinistra come di uno stato di necessità per la DC verso le forze popolari e sociali del Paese, perché "la DC non ha nulla da mutuare da nessuno in fatto di socialità" e la "DC è nella sua stragrande maggioranza genuina espressione delle più vive e diffuse esigenze popolari".

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LA DC E' GENUINA ESPRESSIONE DELLE FORZE POPOLARI


Desidero rilevare anzitutto il contributo veramente responsabile offerto dal nostro Convegno al dibattito pre-congressuale. E' questa una nuova testimonianza che la nostra corrente vuole essere l'espressione del rinnovamento del costume politico all'interno del partito e della società italiana.
Bisogna convenire che la democrazia scaturita dal travaglio della Resistenza, ha perso in questi ultimi anni molto del proprio slancio: ciò è avvenuto perché non si è saputo tenere fede all'imperativo del costume e si è acceduto alla pratica del trasformismo. L'opinione pubblica è stanca di assistere a troppo facili spostamenti e camuffamenti, che portano allo scadere del prestigio della democrazia italiana. E' anche per questo che desidero respingere l'interpretazione secondo cui la corrente di "Rinnovamento" vorrebbe rappresentare un "gruppo di pressione" all'interno del partito: essa, al contrario, vuole rappresentare un movimento di idealità per riaffermare nel partito le sue primitive istanze, morali e spirituali.
In questo quadro si pone anche il problema delle alleanze precongressuali e congressuali, che non va considerato in funzione del mantenimento o dell'acquisizione di posizioni di potere. Infatti, è impossibile reggere il partito se manca un minimo di omogeneità e di unitaria visione circa il modo di risolvere i problemi. "Rinnovamento" non tende, di massima, a stipulare alleanze in sede precongressuale. L'importante è mandare al congresso un numero considerevole di delegati che si ispirino agli orientamenti della corrente: in sede di congresso si deciderà, poi, quale tipo di alleanza debba essere fatta.
Il prossimo congresso della Democrazia Cristiana è chiamato ad esprimere una svolta nella vita politica del Paese. Per questa ragione "Rinnovamento" avrebbe preferito l'adozione della proporzionale, in modo che il partito fosse rappresentato al congresso proporzionalmente e in tutte le sue espressioni. Comunque, do atto allo on.le Moro della sua affermazione secondo la quale la adozione del sistema maggioritario non è una scelta politica, ma risponde soltanto ad una esigenza del massimo di unità del partito. Noi quindi auspichiamo che la adozione del sistema maggioritario non condizioni preventivamente le scelte politiche che il congresso è chiamato a fare. Ho ascoltato la relazione di Donat Cattin e nella parte riguardante le soluzioni programmatiche mi è parso di avvertire che, pur essendo implicita una denuncia delle remore che hanno impedito all'attuale governo di mantenere una più marcata linea di progresso, non sono state fatte accuse tali da porre in discussione la validità della politica del governo.
In questi giorni si parla molto del governo che attualmente regge le sorti del Paese. Nelle difficoltà in cui si svolge l'attività governativa mi sembra che emerga chiaramente la volontà politica di questo governo che vuol essere governo di progresso sia nella volontà del suo Presidente che nella volontà dei suoi componenti. Il governo nello svolgimento della sua azione programmatica ha incontrato molte remore: ciò è dovuto al tipo di maggioranza che lo sostiene. Era ovvio che determinate forze politiche si opponessero a che un governo andasse oltre un certo limite.
Da qui scaturisce la necessità di una diversa maggioranza ed il centro-sinistra va oggi considerato come la linea logica, naturale, dello sviluppo democratico del nostro Paese. La Democrazia Cristiana, in passato, ha adottato diverse formule di governo senza tuttavia riuscire a sottrarre ad una negativa attitudine protestataria larghi settori dell'elettorato popolare. Bisogna evidentemente adottare formule nuove e in tal senso più valide ed efficaci.
A questo proposito è bene precisare, per quanti affermano che la Democrazia Cristiana mirerebbe alla alleanza con i socialisti autonomisti, perché incapace di esprimersi in termini sociali adeguati, che la D.C. non ha nulla da mutuare da nessuno in fatto di socialità. Noi chiediamo soltanto una diversa maggioranza parlamentare che ci consenta di portare avanti una chiara politica di progresso sociale. E' altrettanto infondata la tesi secondo cui soltanto attraverso l'alleanza con il PSI si avrebbe l'inserimento delle forze popolari nella guida dello Stato. Questo è uno "slogan2 da intellettuali: la D.C. è nella sua stragrande maggioranza genuina espressione delle più vive e diffuse esigenze popolari.
In riferimento alle nuove prospettive mi sembra necessario precisare che è illogico il tentativo di servirsi - per realizzare una politica di centro-sinistra - di energie che hanno sempre dimostrato di non credere in questa politica. E' difficile, quando si deve procedere su un piano concreto di riforme strutturali, che si possa contare su uomini che per cultura e per mentalità sono manifestamente contro questa forma di progresso. Mi pare che anche questa sia una esigenza connessa al rinnovamento del costume politico. Bisogna evitare gli equivoci, bisogna stare in guardia e denunciare in qualunque sede pericoli di tale natura. Dobbiamo sempre tenere presente che una maggioranza di centro-sinistra deve avere piena validità anche ai fini dell'indebolimento e dello isolamento del comunismo. Una prova di tale validità ci è venuta in questi ultimi mesi attraverso le numerose giunte comunali e provinciali di centro-sinistra. Noi vediamo in quelle sedi determinarsi l'isolamento dei comunisti, vediamo accentuarsi le polemiche tra il P.C.I. e il P.S.I.: sono anche questi elementi che dimostrano la validità politica di quelle scelte. La riuscita del nostro convegno, la nostra volontà di operare con il massimo impegno per il conseguimento dei nostri obiettivi sono motivi che ci inducono ad affrontare il prossimo Congresso nazionale con fiduciosa speranza. Noi non dobbiamo affrontare il Congresso nello stato d'animo di chi è convinto di combattere una battaglia perduta. Al contrario, ci sono molti motivi che ci confortano ad avere fede nella validità dei nostri obiettivi e nel successo della nostra azione.


Giulio Pastore
Convegno della corrente "Rinnovamento"
Roma, 22 ottobre 1961

(fonte: biblioteca Butini)


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