LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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IL CONVEGNO DI SAN PELLEGRINO: INTERVENTO DI AMINTORE FANFANI
(San Pellegrino Terme, 15 settembre 1961)

Il Convegno di studio di San Pellegrino Terme, organizzato dalla Democrazia Cristiana alla vigilia dell'VIII Congresso nazionale di Napoli del gennaio 1961, ha come obiettivo la messa a fuoco della dottrina e del patrimonio ideale della DC in vista della nuova iniziativa politica del centro-sinistra.
Il Presidente del Consiglio Amintore Fanfani, nel suo intervento, analizza i principali dati acquisiti con l'azione governativa.

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Reco innanzitutto un rallegramento cordiale al Segretario politico On. Moro ed ai suoi collaboratori per l'ideazione e lo svolgimento di questo Convegno. Esso ha promosso discussioni intorno alla ideologia che ispira l'azione politica della Democrazia Cristiana. Non vi stupisca quindi che chi dalla Democrazia Cristiana ha ricevuto nelle odierne circostanze un mandato di Governo, porti a questo convegno alcuni dati.
Coltivo naturalmente la speranza che essi servano, in primo luogo, a verificare la validità della nostra azione e quindi la fecondità delle idee che la ispirarono; e che, in secondo luogo, aiutino, ad individuare quali nuovi atteggiamenti pratici deve la Democrazia Cristiana promuovere per mantenere costante e vivo il suo apporto alla azione che tutte le forze democratiche italiane stanno compiendo affinché la nostra società nazionale si rinnovi continuamente, utilizzando ogni più recente progresso in un clima di reale libertà, nel segno di una giustizia sociale veramente operante, e in seno ad una famiglia umana pacificamente convivente.
I dati che voglio sottoporvi possono sembrare aridi. Considerateli non dimenticando mai lo sforzo spirituale, tecnico, fisico che essi presuppongono; valutateli quindi non solo come traguardi di tappa, ma anche come sintetici ricordi dei faticosi itinerari percorsi.
In aprile, inaugurando la Fiera di Milano - quindi tra operatori esperti e critici, non tra amici ideologici disposti alla benevolenza - osservai che nel primo trimestre del 1961 nuovi progressi in ogni settore della vita nazionale smentivano certe nere profezie di fine d'anno. Ed aggiunsi che anche nei prossimi mesi il progresso sarebbe continuato.
In questo Convegno ho il piacere di dire che quella previsione si è avverata. Tutta la vita economica nazionale ha continuato la sua ascesa, consentendo, di riflesso, progressi anche in campo sociale.
L'aumento della produzione è continuato: nel primo semestre del 1961 l'indice medio di essa è salito a 194,7 raddoppiando quindi rispetto al 1953 e superando dell'8,4% il corrispondente indice del primo semestre del 1960. Nel luglio 1961 l'indice medio della produzione è salito ulteriormente a 205,1, cioè di altri 12 punti rispetto a quello del mese precedente, e con un ritmo più veloce di quello verificatosi - in dieci punti - tra il giugno ed il luglio del 1960.
Investimenti nuovi, accrescimento della domanda interna, sostenutezza di domanda estera spiegano la continuità  di questo fenomeno che non è il solo motore del nostro generale progresso.
Le possibilità di risparmio, accrescendo le disponibilità delle banche, salite ormai a 11 mila miliardi di lire, hanno consentito il soddisfacimento dell'accresciuta domanda di capitali con una larghezza che spiega il ridursi progressivo della lamentata, troppo abbondante liquidità della fine del 1959.
Il sagace lavoro dei nostri esportatori ha portato il valore dei nostri prodotti collocati in mercati stranieri tra il gennaio ed il luglio 1961 alla cifra di 2.155 miliardi, di cui ha contribuito nel solo mese di luglio una esportazione per 238 miliardi di lire, valore finora mai raggiunto nella storia del nostro Paese, e che supera l'analogo valore del corrispondente mese di luglio 1960 di ben 43 miliardi con un incremento quindi del 23%.
Noli, rimesse degli emigrati e soprattutto il turismo estero hanno prodotto, nei primi sette mesi del 1961, un aumento del saldo attivo di quasi 600 milioni di dollari, superiore di circa 100 milioni di dollari al saldo attivo del corrispondente periodo del 1960.
I proventi del turismo sono aumentati del 25%, grazie ai 14 milioni e mezzo di turisti che hanno visitato l'Italia dal gennaio all'agosto 1961, coll'aumento di un milione e duecentomila rispetto a quelli dell'analogo periodo del 1960.
In questo quadro le nostre disponibilità ufficiali in oro e valute convertibili al 31 luglio 1961 sono aumentate del 13%.
Ed il migliore giudizio su questa situazione economica è dato dal crescente afflusso di investimenti stranieri in Italia, che sono raddoppiati, passando da trecento a seicento milioni di dollari. Questo intenso sviluppo si è compiuto sotto l'usbergo di una notevole saldezza monetaria, come dimostra il fatto che l'indice dei prezzi all'ingrosso del luglio e dell'agosto 1961 è uguale a quello del giugno e luglio 1960, mentre negli ultimi dodici mesi esso si è mantenuto sostanzialmente stabile e comunque sempre al di sotto dell'indice 100 del 1953. L'indice dei prezzi al consumo ha avuto un aumento dell'1,8% da attribuirsi soprattutto al previsto graduale aumento dei fitti bloccati e di alcune tariffe. L'aumento della produzione agricola dell'annata in corso e quello costante della produzione industriale garantiscono comunque che l'offerta potrà far fronte alla prevista espansione  dei consumi senza le temute tensioni nei prezzi.
Il congiunto progresso nelle attività industriali e terziarie e la leggera ripresa delle attività agricole garantiscono che l'aumento del reddito del 1961 sarà leggermente superiore all'aumento del reddito del 1960. Di questo aumento sta beneficiando l'intera popolazione, se è vero - come è vero - che sinora nel 1961 l'occupazione operaia sarebbe aumentata del 5% rispetto al 1960, mentre nel contempo si sarebbe verificato un aumento globale delle retribuzioni di circa il 4%.
Nel 1960 il potere d'acquisto  della popolazione dipendente  e delle categorie agricole aumentò in complesso del 7,3%. Nel 1961, tenuto conto degli incrementi produttivi ricordati e del miglioramento della situazione agricola, si prevede che il potere d'acquisto delle classi lavoratrici comprese quelle agricole supererà l'aumento registrato nell'anno precedente.
Tutti i dati sinora riferiti suggeriscono due conclusioni elementari: la prima dice che nel 1961 il progresso economico è continuato, e raggiungerà un record nella storia centenaria dell'Italia unita; la seconda conclusione dice che la partecipazione della  intera popolazione ai benefici del progresso raggiunto avviene con criteri sempre più giusti e che il benessere si diffonde in ogni settore. Questa conclusione è confermata da altre constatazioni collaterali, come l'aumento della nuzialità, l'aumento dei nati vivi, la riduzione dei morti. Un raffronto tra il 1961 ed il 1960 dimostra la validità di queste constatazioni.
Di questi indici di progresso economico e sociale abbiamo il dovere di compiacerci, sia per rispetto di noi stessi e dell'opera che abbiamo svolto in comune con le forze democratiche, sia per un pieno e grato riconoscimento del contributo che al progresso hanno recato lavoratori di ogni ceto e categoria, imprenditori, tecnici, sagaci operatori, impareggiabili inventori.
Ricordando quali profezie nella vigilia elettorale dell'aprile 1948 i comunisti facevano sulla  miseria che una vittoria democratica avrebbe recato al Paese, nei citati progressi dobbiamo vedere una smentita della storia a quelle malvagie profezie. Per converso in questi progressi dobbiamo riconoscere una riprova della validità dei principi e dell'azione democratica. Ricordando il contributo che a quei principi e quell'azione da 13 anni abbiamo noi tutti insieme recato, dobbiamo ricercare nei progressi suddetti uno strumento di misura della validità della nostra ideologia e dell'azione da essa ispirata.
Ogni cittadino rammenterà che nel 1948 De Gasperi ammoniva che si stava conducendo una battaglia decisiva per garantire, nella pace e nella libertà, il progresso del nostro popolo. Il partito comunista gli rispose chew egli avrebbe invece condotto l'Italia alla miseria, nella schiavitù e nella guerra. La storia - alla quale i marxisti amano appellarsi - ha mostrato che, garantendo pace e libertà all'Italia, le abbiamo consentito di raggiungere anche la prosperità.
Se la storia deve essere maestra della vita, apprendano i nostri concittadini la recente lezione. Mentre noi da essa traiamo conforto a non distaccarci mai, nel perseguire il progresso dell'Italia, dalle vie maestre della libertà e della pace. Per percorrerle rapidamente e sicuramente dovremo essere giusti con noi stessi, con tutti i nostri concittadini, e insieme con essi verso tutti gli altri popoli.
Le responsabilità affidateci dagli elettori italiani dicono che la nostra comune fatica non è terminata. Le ombre del quadro della società nazionale dicono che il progresso economico può essere maggiore, deve essere più uniforme, e di essdebbono beneficiare più equamente tutti gli italiani. Su queste constatazioni, che dobbiamo acquisire senza nessun infingimento, dobbiamo aggiornare dottrina e prassi, pensiero ed azione, con uno spirito di revisione nobilmente spregiudicato e generosamente incline a non presumere di noi stessi e a ricercare la cooperazione di tutte le forze capaci di omogeneizzarsi con noi nello sforzo incessante per garantire con giustizia, nella libertà e nella pace, tutto il possible progresso al popolo italiano. I movimenti di fondo che si verificano nella struttura demografica, economica, sociale del nostro Paese, in questa odierna fase di progresso ci impongono un attento riesame di tutte le possibilità che ci si presentano per continuare ad essere una forza viva e attiva in seno alla nazione italiana.


On. Amintore Fanfani
Convegno di San Pellegrino
San Pellegrino Terme, 15 settembre 1961

(fonte: biblioteca Butini)


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