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LE ACLI E IL CENTRO-SINISTRA: ARTICOLO SULLA RIVISTA DELLE ACLI "AZIONE SOCIALE"
(Roma, 23-30 dicembre 1962)

Al termine dell'anno 1962, anno congressuale per la DC che a Napoli ha sancito definitivamente la politica di centro-sinistra, il giornale delle ACLI "Azione Sociale" pubblica una sorta di bilancio politico dell'anno.
Le ACLI, attraverso il suo notista Marco Venturi, riconosce che il governo Fanfani nato nel febbraio 1962 (una "collaborazione indiretta" tra i tre partiti della DC, del PSDI e del PRI, con il Partito socialista) ha messo in movimento (positivamente) l'intero arco politico italiano. Altrettanto positivamente viene giudicata la fermezza nei confronti dei comunisti.

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L'ANNO DEL CENTRO SINISTRA HA SMOSSO LA POLITICA ITALIANA


Il 1962 sarà ricordato come un anno importante nella vicenda politica italiana. Nel corso dei dodici mesi che ormai appartengono al passato si è realizzato infatti, per la prima volta, un cauto e prudente esperimento di collaborazione indiretta tra forze democratiche tradizionali - DC, PSDI, PRI - e il partito socialista italiano.
E' possibile trarre un bilancio di questo esperimento? Non diciamo un bilancio programmatico, costituito dalla somma dei provvedimenti messi in cantiere e portati ad approvazione dal Governo. Diciamo un bilancio in termini di rapporti tra le forze che hanno dato l'avvio alla operazione di centro-sinistra; in termini di evoluzione di esse verso obiettivi omogenei, tali da giustificare un giudizio positivo sulla fase che sta per chiudersi.
Non è impossibile formulare un simile bilancio, ma bisogna ammettere che è difficile, a meno di non voler rimanere prigionieri dei facili schemi propagandistici di quanti vedono nel centro-sinistra tutto il bene, e di quanti, per converso, vi scorgono tutto il male. Vi sono tante e tali sfumature, tante zone non ancora esplorate a fondo, tante riserve non ancora risolte che veramente ripugna ad una osservazione serena il dover prendere posizione per l'una o per l'altra delle tesi estreme. Un giudizio equilibrato, di sintesi, deve poggiare invece su una valutazione dei fatti e delle tendenze che sia il più possibile svincolata dai preconcetti e dagli schemi prefabbricati.
In ogni caso, una premessa è necessaria per quanto ci riguarda. Noi non siamo mai stati tra gli idolatri della presente formula di governo, così come non ci siamo mai intruppati tra i suoi denigratori. Noi abbiamo sempre propugnato una vigorosa ed incisiva azione di governo, tale da suscitare l'interesse, l'adesione e la crescente partecipazione di sempre più vasti strati popolari. Un'azione schiettamente democratica svolta al di fuori di ogni illusione paternalistica come di ogni ricatto totalitario.
Si deve prendere atto, lo si voglia o no, che la combinazione politica sorta nel febbraio 1962 ha consentito l'avvio di questa azione mettendo in movimento, in termini nuovi, l'intero arco della politica nazionale. Si deve convenire, lo si voglia o no, che nessun cedimento, nessuna concessione, è venuto da parte delle forze democratiche nei confronti dei comunisti, malgrado i tentativi reiterati di questi ultimi per presentarsi come gli artefici di quanto i democratici andavano realizzando. Si deve riconoscere che questa costante fermezza nei confronti dei comunisti ha costituito un forte incentivo sul PSI per indurlo a chiarire sempre meglio la propria scelta democratica, ripudiando definitivamente ogni residua vocazione frontista. L'accrescersi della polemica ideologica e politica tra il PSI e il PCI ha raggiunto il suo acme proprio nel recentissimo congresso nazionale dei comunisti.
Inoltre - non va trascurato questo elemento - la nuova esperienza intrapresa ha contribuito a riportare in primissima linea, sul piano politico sociale, l'iniziativa dei lavoratori cristiani, i quali hanno visto loro antiche, pressanti sollecitazioni largamente assunte nei programmi di governo ed hanno, con tale avallo concreto, accreditato nel mondo del lavoro la validità del messaggio e delle indicazioni di cui sono portatori. Noi abbiamo colto nel centro-sinistra una occasione unica per riaccendre in termini nuovi il nostro dialogo con i lavoratori, rivendicando a noi stessi, agli ideali sociali cristiani, la paternità di quanto di nuovo e di moderno ci si accinge a compiere nella vita del paese. Senza sottovalutare l'apporto di altre forze politiche, noi abbiamo così battuto in breccia la stolta accusa di chi vedeva nel programma di governo un cedimento delle forze cristiane di fronte al socialismo. Abbiamo duramente contrattaccato dichiarando a costoro che o sono in malafede o non conoscono il pensiero sociale cristiano.
Infine, l'evoluzione iniziatasi con le decisioni del congresso della DC tenutosi a Napoli nello scorso gennaio, ha costretto le destre, tutte le destre, a gettare definitivamente la maschera, schierandosi indiscriminatamente su posizoni di conservazione sociale se non proprio di reazione politica. E' un ulteriore elemento di chiarezza che in tale modo si è introdotto nella situazione italiana.
Tutto va bene dunque? Tutto è così roseo e tranquillo? Affermarlo significherebbe porsi fuori dalla realtà. Soprattutto in questi ultimi tempi, in relazione alle fasi di realizzazione del programma governativo, si sono accentuati tra le forze che cooperano nella maggioranza spunti di discussione che non lasciano prevedere giorni privi di contesa. Si è parlato anche di crisi. Una "crisi preventiva" o "profilattica", si è detto, per evitare al centro-sinistra di giungere esautorato e svuotato alle elezioni. A queste difficoltà hanno contribuito le incertezze e le lentezze che contraddistinguono il processo di autonomia socialista, non meno delle resistenze interne, palesi e nascoste, che agiscono all'interno delle forze democratiche. Soprattutto all'interno della DC le perplessità si sono manifestate sotto forma di preoccupazione per l'ormai imminente responso degli elettori.
L'anno del centro-sinistra è destinato dunque a chiudersi all'insegna della crisi?
Malgrado tutto, gli elementi che militano in favore di una crisi hanno un peso minore di quelli contrari. Tutte le forze politiche impegnate all'esperimento hanno più interesse a continuarlo fino alle elezioni, piuttosto che a interromperlo. Per questo, sia pure sulla base di questa sola grossolana induzione, si può ritenere che l'attuale momento sarà in definitiva superato, anche se non è dato prevedere in quali termini e con quali riflessi per l'avvenire.
Certo è un fatto. Le situazioni messe in movimento nel corso del 1962, sul piano politico sociale e sindacale, sono di tale ampiezza che, quale che sia lo sbocco della contingente fase, le ripercussioni future non potranno essere assorbite con un tratto di penna o con una inopinata ed impensabile marcia indietro.
Per quel che ci riguarda, se il 1962 ci ha portati in prima linea, il 1963 ci vedrà più che mai impegnati all'avanguardia della battaglia per il progresso e per la democrazia.


Marco Venturi
Rivista delle ACLI "Azione Sociale"
Roma, 23-30 dicembre 1962

(fonte: biblioteca Butini)


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