LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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IV° GOVERNO FANFANI: INTERVENTO DI AMINTORE FANFANI ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
(Roma, 2 marzo 1962)

Dopo l'VIII° Congresso nazionale della DC, che conferma Aldo Moro alla Segreteria politica della DC, il III° Governo Fanfani si dimette, ed il Presidente della Repubblica incarica nuovamente Amintore Fanfani di costituire la nuova compagine governativa.
Nasce così il IV° Governo Fanfani, un tripartito DC, PSDI, PRI, con un programma concordato anche con il PSI di Nenni.
E' il governo che conclude la legislatura e porta il Paese alle elezioni del 1963 ed al centro-sinistra organico.
Amintore Fanfani presenta il suo governo alla Camera dei Deputati il 2 marzo 1962.

* * *

FANFANI, Presidente del Consiglio dei ministri. Con profonda emozione, l'anno scorso, seguimmo le celebrazioni del primo centenario dell'unità della patria, aperte autorevolmente proprio nelle aule parlamentari dall'alto messaggio del Capo dello Stato.
La meditazione degli italiani su cento anni di storia ha fatto rendere piena giustizia a quanti fin dall'origine s'impegnarono per costruire, per unificare, per rendere libera l'Italia, e a quanti, dopo le durissime prove della Resistenza, negli ultimi due decenni resero nuovamente libera, riunificarono, ricostruirono la patria, consentendo la vigorosa ripresa del suo mirabile progresso.
Il sereno raffronto, fatto con sano spirito critico, dei progressi raggiunti con quelli ancora giustamente attesi ha stimolato ad intensificare le prospettive di una rinnovata azione, capace di continuare, completare e migliorare l'opera finora registrata. Azione del resto necessaria, nella singolare epoca in cui operiamo, per fare dell'Italia democratica una madre amata senza riserve da tutti i suoi figli, un'alleata autorevole tra le nazioni europee ed occidentali, un faro di speranza per i popoli nuovi, una testimonianza infine per quanti sono ansiosi di sapere se le terre di originaria civiltà cristiana sanno ancora, in questi tempi aperti a tante novità, fare sbocciare i fiori della giustizia e del progresso in una atmosfera di vera libertà.
Così, la congiunta meditazione sul passato e sull'avvenire dell'Italia e del mondo ha diffuso la persuasione che la tradizione antica rinverdita, la rinnovata scelta della libertà, le possibilità nuove offerte dalla tecnica, una più alta coscienza civile in tutti diffusa, impongono agli italiani di non sostare compiaciuti dei pur notevoli risultati raggiunti, ma di affrontare i problemi nuovi per risolverli coraggiosamente.
Le molte lettere di semplici cittadini che in questi giorni pervengono testimoniano essere assai diffusa la persuasione che la tempestiva ed efficace risoluzione dei nuovi problemi dissolverà il residuo scetticismo sul vigore operativo delle nostre tradizioni civili e religiose, sull'efficacia della libertà, sul valore, ai fini della sicurezza nazionale, ed insieme della pace nel mondo, delle nostre scelte in campo internazionale, sull'inutilità di attese messianiche verso sistemi sociali che contrastano in linea teorica ed in linea storica con le nostre tradizioni, con le nostre istituzioni, con le nostre scelte.
D'altro canto l'attenta osservazione dell'azione benemerita dei governi democratici per contrastare gli assalti, che da parti opposte e diverse si è tentato di dare alla democrazia, sta persuadendo i politici che, utilizzando i dati delle passate esperienze ed accogliendo i risultati delle nuove meditazioni, è possibile dare maggior respiro e solidità alla democrazia italiana acquisendo attorno a più aperti programmi nuovi democratici sostegni e più larghi consensi, oggi in Parlamento e domani nell'elettorato.
Negli ultimi diciannove mesi l'azione del Governo di convergenza ha consentito - così come tra i suoi scopi si era proposto - lo svolgersi in condizioni di serenità di un intenso dialogo attorno ai suddetti massimi problemi del paese.
Questo dialogo sembra aver portato ad alcune conclusioni comuni sulla inderogabilità di dedicare particolare attenzione a tre problemi: quello della organizzazione dello Stato; quello dell'istruzione dei cittadini; quello dell'accrescimento dei mezzi disponibili per garantire ulteriori progressi.
Però, sulle vie, sui metodi e sui mezzi per risolvere i suddetti tre problemi non si è profilata comunanza di idee.
Anche i quattro partiti che dettero origine ai Governo della convergenza hanno partecipato al lungo dialogo. Dopo aver sottolineato i grandi progressi compiuti dal paese per virtù di lodevoli attività dei cittadini di ogni categoria, di sagge decisioni del Parlamento e di tenace azione dei governi democratici, ognuno dei quattro partiti, con varie gradazioni e diversa sensibilità, ha constatato che la crescita dell'Italia è stata accompagnata da una serie di ritardi, squilibri, disarmonie, in contrasto con le finalità della nostra Costituzione, con le aspirazioni dei più e quindi con l'atteso allargamento di consensi per le istituzioni democratiche. Riconoscendo il molto che è stato fatto ed i meriti delle forze democratiche che hanno promosso e affiancato i governi da essi espressi, si è concluso, pur con disparità di vedute circa i mezzi da adoperare e l'ordine delle priorità, che le disarmonie e i problemi identificati dovevano essere composti e risolti per ottenere che l'ulteriore crescita economica del paese fosse accompagnata da una correlativa ed armonica crescita morale, politica e sociale. E questo per sottrarre definitivamente il popolo italiano ad ogni suggestione di tentare la via della rivoluzione o quella della involuzione anche a prezzo delle libertà sancite dalla nostra Costituzione.
Sulla base di concordanze nelle valutazioni politiche generali che si andavano delineando, il Partito repubblicano ed il Partito socialdemocratico prima, e la Democrazia Cristiana poi, distinguendosi dal Partito liberale, si sono dedicati all'approfondimento delle suddette constatazioni. E, nonostante le peculiari visioni di ciascuno di essi, sono giunti in tempi diversi a conclusione pressoché identica quanto all'azione pratica necessaria nel particolare momento politico.
Dalle individuazioni dei problemi attuali e delle possibili soluzioni di essi, i tre partiti suddetti sono passati alla identificazione della formula di governo capace di fare di quelle soluzioni il proprio programma.
Il Partito repubblicano e quello socialdemocratico hanno preannunciato la nuova formula fin dal novembre scorso, indicandone anche come presumibile termine di nascita quello immediatamente seguente la fine del congresso nazionale della Democrazia Cristiana. Anzi, avvicinandosi detto termine, i parlamentari repubblicaní e socialdemocratici, alla Camera il 20 gennaio, non hanno esitato a dimostrare che sul piano della fiducia la loro collaborazione col Governo poteva ritenersi esaurita. A fine gennaio, la Democrazia Cristiana nel suo congresso ha preso atto dei propri dibattiti e delle decisioni degli antichi «convergenti». E approfondendo con proprio autonomo esame la situazione ha indicato programma e formula di un governo del quale essa, quale partito di maggioranza relativa, intendeva promuovere l'attuazione.
Il Governo, che fin dalla sua costituzione era stato impegnato dai quattro partiti «convergenti» a trarre le debite conclusioni da qualsiasi riduzione della consistenza della sua maggioranza, già prima del congresso democristiano aveva annunciato al Capo dello Stato la volontà di trarre dai fatti politici maturati e da quelli parlamentari le debite conclusioni costituzionali. Dopo le decisioni pubbliche e solenni del partito di maggioranza relativa non si poteva più tardare a giungere alla definitiva decisione. Ed essa è stata attuata il 2 febbraio con la presentazione delle dimissioni del Governo.
Accolto con riserva il 10 febbraio l'incarico di formare il nuovo Governo, la riserva fu sciolta il 21 dopo l'accertamento che i partiti democristiano, repubblicano e socialdemocratico erano disposti a concorrere a formare e a sostenere un governo il cui programma s'incentrasse nei seguenti punti: riaffermasse fedeltà alla politica interna di difesa contro gli assalti di forze politiche quali il Partito comunista e il Movimento sociale …

MICHELINI. È il popolo che giudica!

FANFANI, Presidente del Consiglio dei ministri … che accettano il metodo e le istituzioni democratiche quali strumenti e mezzi per giungere a instaurare sistemi sociali e politici totalitari; l'impegnasse ad una politica estera di iniziative a favore della difesa occidentale, della integrazione europea, dello sviluppo dei paesi depressi, della pace nel mondo, nel leale e fermo rispetto degli impegni sottoscritti dall'Italia accedendo alla N.A.T.O., al M.E.C., all'O.N.U.; e, ferme queste basi, si proponesse in via principale di operare in tre direzioni.
Nella prima direzione si sarebbe dovuto promuovere una riforma decentratrice ed ammodernatrice della pubblica amministrazione, comprensiva anche dell'ordinamento regionale, attuato come mezzo di decentramento amministrativo e come strumento di sviluppo delle autonomie locali.
Nella seconda direzione, quella della istruzione, si sarebbe dovuto attuare preliminari interventi di urgenza per aver tempo di preparare il nuovo piano pluriennale di sviluppo della scuola atto a far conseguire l'obiettivo umano e civile di una istruzione impartita a tutti secondo le capacità di ciascuno, l'obiettivo politico e democratico di spianare ad ogni cittadino ogni possibilità,di ascesa nella vita, l'obiettivo economico di preparare nel modo più efficiente gli operatori alle necessità di sviluppo del mercato.
Infine, nella terza direzione, quella dell'economia, il Governo avrebbe dovuto impegnarsi a redigere un programma economico nazionale, che, con metodo e garanzie democratici e criteri di produttività, consentisse l'ulteriore continuo ed armonico sviluppo dell'economia e della società italiana, ad opera sia dell'iniziativa privata sia dell'iniziativa pubblica, integratrice e, ove necessario, sostitutrice di quella, per garantire – nei limiti costituzionali – il raggiungimento degli obiettivi programmatici.
Come è noto, il Partito socialista sul programma economico-sociale, il 19 febbraio, aveva manifestato di essere disposto a dare il suo appoggio, riservandosi di indicare il tipo di esso dopo avere udito in Parlamento le dichiarazioni del Governo.
Il 22 febbraio il nuovo Governo ha prestato giuramento, ed oggi, nei termini costituzionali, ha l'onore di sottoporre all'esame della Camera e del Senato il programma che si propone di svolgere.
Il nuovo Governo accetta in via di massima i provvedimenti che il Governo precedente ha già inoltrato al Parlamento, ed anzi coglie l'occasione per ringraziare i ministri che li prepararono e i parlamentari democristiani, liberali, repubblicani, socialdemocratici, che li sostennero durante la lunga preparazione.
Naturalmente i vecchi provvedimenti, e ricorda in modo particolare il piano della Sardegna, sono inseriti nel nuovo programma e pertanto si riserva di armonizzarli e coordinarli al programma in generale ed ai singoli provvedimenti che, in attuazione di esso, il Governo si propone di presentare al Parlamento.
Riguardo la sommità dello Stato e cioè il Parlamento, l'iniziativa presa dal Senato per la sua riforma e per la equiparazione della durata delle due Camere è nel programma del Governo, che intende secondare la più sollecita approvazione della legge costituzionale ormai davanti alla Camera, in modo che alle previste scadenze del 1963 gli elettori possano essere consultati ed esprimersi secondo la progettata riforma.
In materia costituzionale il Governo intende affrontare un altro problema. Esso riguarda il completamento delle regioni a statuto speciale e l'istituzione delle regioni a statuto normale.
La Camera ha davanti a sé diverse proposte di statuto per la regione Friuli-Venezia Giulia. Il Governo e la maggioranza che lo sostiene si propongono di prestare la loro decisiva collaborazione allo scopo di trarre dalle varie proposte la formulazione più idonea a consentire sollecitamente l'approvazione dello statuto e quindi la istituzione della regione Friuli-Venezia Giulia, completando così l'attuazione della Costituzione ed accogliendo i voti pressoché unanimi delle popolazioni friulane, goriziane e triestine.

Una voce a destra. Tito ne sarà felice!

FANFANI, Presidente del Consiglio dei ministri. Quanto alle regioni a statuto normale, in base alle conclusioni della commissione di studio presieduta dal senatore Tupini il Governo si impegna a promuoverne l'istituzione. Entro il 31 ottobre 1962 saranno presentati al Parlamento gli emendamenti eventualmente necessari alla legge istitutiva …

ROBERTI. Già abbiamo letto tutto questo nella circolare del partito socialista!

FANFANI, Presidente del Consiglio dei ministri. Questo, onorevole Roberti, ella lo ha sentito da me quando ebbi il piacere di incontrarla con i suoi colleghi a Palazzo Chigi.
Legge istitutiva, dicevo, fatta approvare dal ministro Scelba nel 1953. Saranno presentate entro il suddetto termine anche la legge finanziaria; alcune leggi quadro per le materie più importanti quali ad esempio l'agricoltura; la legge sul passaggio dei funzionari dello Stato alle amministrazioni regionali. Per le elezioni dei consigli regionali si provvederà passando all'esame finale della proposta Reale che prevede elezioni di secondo grado.
Il Governo e la maggioranza che lo sostiene si propongono di orientare le decisioni del Parlamento in modo da favorire – secondo la norma della Costituzione e gli interessi del paese – la nascita di istituzioni che evidentemente non debbono indebolire in alcun modo l'unità dello Stato, ma, con tempestiva azione e decentrata amministrazione, accrescere l'efficienza della pubblica amministrazione e quindi, dando soddisfazione e fiducia agli amministrati, rinsaldino l'unità nazionale. Governo e maggioranza poi confidano che l'evolversi della situazione politica verso sempre più larghe e solide basi della democrazia consentirà di affrontare dopo le elezioni politiche del 1963 anche le elezioni regionali con l'animo sereno di chi è certo che anche per questa strada verrà dato un contributo ulteriore al rafforzamento della democrazia con la formazione di maggioranze adeguate rispetto ai fini che vogliamo raggiungere.
L'approvazione delle leggi sulle regioni imporrà di coordinare ad esse sia il disegno di legge sui comuni e le province nei mesi scorsi presentato al Parlamento, sia l'attesa nuova legge sulla finanza locale.
Per completare quanto detto sulle regioni aggiungo che attendiamo le risultanze della commissione di studio presieduta dall'onorevole Rossi per prendere quelle ulteriori determinazioni che, nel quadro degli accordi De Gasperi-Gruber, perseguano il consolidamento di una politica di concordia e di tranquillità in Alto Adige. Questa politica è coerente con i ripetuti propositi manifestati in ogni sede dal Governo italiano. Le incomprensioni, le campagne di stampa, il terrorismo – non scoraggiato e talvolta alimentato oltre confine – ostacolano ogni serio sforzo di buon vicinato tra l'Italia e l'Austria.
Per quanto concerne la pubblica amministrazione, recenti sono alcuni impegni presi a proposito di coordinamento dell'attività ministeriale, di rispetto delle competenze e delle incompatibilità, di ossequio alle pronunzie degli organi di controllo, di riforma della legge di contabilità dello Stato, di disciplina dell'uso dei fondi fuori bilancio, di costituzione dei gabinetti e delle segreterie. Disposizioni prese e disegni di legge già presentati saranno mantenuti, non intendendosi mutare, ma anzi approfondire la linea già assunta.
Ciò è dimostrato anche dagli ultimi suggerimenti partecipati in data 21 febbraio. I ministri, aventi alle proprie dipendenze personale di ruolo, sono stati invitati a non confermare od assumere nei propri gabinetti e nelle proprie segreterie componenti del Consiglio di Stato o della Corte dei conti, per non menomare la funzionalità di questi istituti, per rispettare il saggio principio che i controllati non possono essere contemporaneamente controllori, e per non dare l'impressione di volere alzare barriere pregiudiziali di sfiducia o di sospetto tra il ministro e i dipendenti del suo Ministero.
Sarà presto presentata al Parlamento la riforma del Consiglio di Stato. Armonizzato ad essa e alle leggi regionali, sarà altresì presentato il disegno di legge costitutivo dei tribunali regionali amministrativi. Il primo progetto è pressoché ultimato, il secondo - dopo un esame preliminare – è stato sottoposto al coordinamento col primo.
L'amministrazione dello Stato ha bisogno di ammodernamento, di decentramento, di ritocchi in materia di assunzioni, soprattutto di tecnici, trattamento, promozioni, quiescenza dei dipendenti. In quest'ultima materia vari interventi furono fatti negli ultimi mesi con cospicua spesa e notevoli miglioramenti. Ora sono avanzate altre richieste. Di esse non si nega aprioristicamente il fondamento, ma non si può non chiedere che con alto senso civico esse siano coordinate opportunamente alla risoluzione di altri problemi indifferibili di giustizia e di progresso.
Queste ponderate parole vogliono essere non un vano appello, ma il consapevole invito ai dipendenti dello Stato ed alle loro organizzazioni ad avere fiducia in chi crede di avere dimostrato, con fatti anche recenti, particolare disposizione a rendere giustizia alle diverse benemerite categorie di dipendenti statali e a dare un congruo lasso di tempo per affrontare i problemi sottoposti e non presentare su di essi soltanto misure provvisorie. Alla fantasia costruttiva ed all'esperienza provata di un suo componente, il Governo ha affidato il compito di promuovere, con il concorso degli interessati, un attento esame di tutti i problemi, quelli di persone e quelli di strumenti. Il ministro per la riforma, con contatti umani, con misure amministrative, con provvedimenti di legge avvierà quell'ammodernamento (Commenti a destra), quel decentramento, quel riordinamento di cui tutti invocano l'esigenza e senza il quale lo Stato non potrà assumere alcun'altra funzione senza essere sopraffatto dal nuovo carico.
Quale organo ausiliare per la risoluzione di alcuni dei suddetti problemi il Governo preordinerà l'istituzione della scuola centrale per la pubblica amministrazione, già prevista dalla legge Gonella.
I cittadini sperano, quale prima testimonianza del rispetto del nuovo Governo per le loro attese, il sorgere di una amministrazione più snella, più sollecita e sempre più competente. L'opera è di lunga lena. Fu già iniziata: bisogna proseguirla. Di questo proseguimento il Governo fa uno dei suoi propositi, forse meno ricchi di vistosi provvedimenti, ma non per ciò meno fecondi di interventi innovatori.
Infine al cittadino, che attende il sempre più chiaro riconoscimento dei suoi diritti, il Governo promette la revisione delle leggi in vigore secondo le sentenze della Corte costituzionale. Ciò vale, in modo speciale, in materia di leggi,di pubblica sicurezza.
Quanto alla materia della censura, i partiti che costituiscono il Governo hanno convenuto di disciplinarla in conformità dell'ultimo comma dell'articolo 21 della Costituzione.
Come conseguenza del dibattito elettorale della primavera 1958 il Governo formatosi allora, nella consapevolezza dell'alto valore umano dell'istruzione, credette suo dovere impostare con criterio pluriennale i problemi dello sviluppo della scuola. Vicende note hanno impedito l'approvazione di quel piano. Ma i prorompenti sviluppi della società italiana, rese più impellenti le necessità della scuola, hanno indotto il Governo precedente a proporre due stralci. Il Parlamento li ha approvati integrando per l'anno in corso ed il precedente i bilanci ordinari della pubblica istruzione di oltre 150 miliardi di lire.
Rifacendosi al processo di imponente espansione scolastica già in corso, accelerata anzi negli ultimi tempi oltre le previste proporzioni, e proponendosi di incrementarla e insieme di coordinarla al fine di conseguire una soluzione programmata e organica dei problemi scolastici, il Governo intende ispirare la sua azione al conseguimento dei seguenti obiettivi di fondo: far scomparire gli ultimi residui di analfabetismo; mettere tutti i giovani italiani in condizioni di adempiere l'obbligo scolastico fino al quattordicesimo anno di età; fornire ai giovani capaci e meritevoli la possibilità di accedere alle scuole secondarie per la loro preparazione professionale e, se del caso, alle università; provvedere ogni scuola di ogni ordine e grado di insegnanti preparati, degli edifici necessari, dei sussidi indispensabili, dei programmi opportuni e di ordinamenti rinnovati.
Pertanto, confortato dai tre partiti che lo hanno espresso, il Governo ha deciso di non insistere nel richiedere l'approvazione del vecchio piano della scuola per tutto il decennio, e di proporre testi che ne riducano la validità al periodo dal luglio 1962 al giugno 1965. I partiti che costituiscono il Governo hanno convenuto che il tema dei contributi alla scuola non statale dovrà essere affrontato in occasione della elaborazione della legge sulla parità, inserita nel quadro del riordinamento generale della scuola italiana. Nel frattempo, fermo il disposto per la costituzione di scuole materne statali per le quali dovrà approntarsi anche apposita legge, saranno accordati i contributi per la costruzione di scuole materne non statali con riserva allo Stato della comproprietà pro quota, con carico all'ente della manutenzione e facoltà di riscatto in venti anni senza interessi. Alle scuole materne non statali, che accolgono o si impegnano ad accogliere gratuitamente alunni di disagiate condizioni economiche, e che già somministrano ad essi la refezione scolastica gratuita, si potranno concedere assegni, sussidi e contributi entro il limite di due miliardi e mezzo annui. L'ammontare delle borse di studio sarà invece portato a sei miliardi per ognuno dei tre anni suddetti. Di esse godranno tutti gli alunni delle scuole di istruzione secondaria ed artistica – compresa la scuola media unica – autorizzate a rilasciare titoli di studio riconosciuti dallo Stato. Pubblico concorso davanti a previste commissioni deciderà delle assegnazioni delle borse.
Entro il 31 marzo 1963 riferirà un'apposita commissione d'inchiesta sulle linee di sviluppo della scuola in rapporto alla futura popolazione scolastica e ai futuri fabbisogni della società italiana. Dalla relazione della suddetta commissione prenderà le mosse l'iniziativa del Governo per redigere un nuovo piano pluriennale di sviluppo della scuola.
Mentre si utilizzano i fondi ricavati dalla riduzione triennale dei piano vecchio e sostituito, e si elaborano le risultanze della commissione d'inchiesta per il nuovo piano di sviluppo, il Governo seconderà l'esame in corso al Senato e quello susseguente della Camera nella prospettiva che possa entrare in funzione dal 1° ottobre 1963 la legge sulla scuola media unica, ad ordinamento uguale per tutti con particolare disciplina per lo studio del latino.
La prevista approvazione della scuola media unica imporrà anche il riordinamento delle scuole secondarie a cui da quella si accede, al fine di conseguire un armonico susseguirsi di studi.
Altri argomenti, sui quali il Governo si propone di trarre dagli studi e dalle proposte in corso gli opportuni provvedimenti, sono quelli sulla moltiplicazione delle scuole magistrali, sul coordinamento delle varie iniziative e competenze in materia di istruzione professionale, sull'aggiornamento degli insegnanti, sulla sperimentazione didattica, sulla nuova regolamentazione della scuola popolare, della telescuola, dell'educazione degli adulti e della pianificazione dello sviluppo delle università.
Dalla risoluzione di tutti questi problemi scaturiranno nuove garanzie per un più certo avvenire dei giovani. Per essi dovranno finalmente essere affrontate altre questioni. Esse vanno dall'addestramento professionale all'impiego del tempo libero, allo sport, al turismo. Non ci soffermiamo su di esse, ma le abbiamo ben presenti, e ci proponiamo di prestare ad esse in sede congrua la dovuta attenta considerazione.
Nel bilancio in corso ed in quello di recente presentazione si è provveduto ad aumentare gli stanziamenti per il Consiglio nazionale delle ricerche, a finanziare il programma triennale italiano per le ricerche spaziali, nonché, in conseguenza di apposita legge, a sostenere le ricerche nucleari.
Ma ormai, come approfonditi pubblici dibattiti hanno sostenuto, si tratta di affacciarsi ad un altro stadio. Ed esso, in questa epoca di grandi scoperte, richiede per la ricerca scientifica più mezzi, proporzionati al reddito nazionale; richiede coordinamento delle varie iniziative al programma nazionale di sviluppo ed un organo idoneo che provveda ad orientare e a mantenere la ricerca scientifica, universitaria ed extrauniversitaria, nel quadro ed al servizio dello sviluppo culturale, tecnico ed economico nazionale. Degli effetti conseguiti dalla rinnovata attività sarà utile fare appropriata segnalazione nella relazione annuale economica e sociale al Parlamento.
Su queste direttive il Governo si impegna di impostare e svolgere la sua azione, conscio che l'Italia per tradizione e ricchezza di ingegni ha la possibilità, per ragioni di incivilimento ha la necessità, per missione ha il dovere di impegnarsi a fondo per sé e per l'umanità in una sistematica organica programmata partecipazione alle future ricerche, sul cui successo i popoli più progrediti fondano il loro primato ed il loro sviluppo.
Obiettivo finale del Governo nel settore economico-sociale è quello di dare un ulteriore sviluppo all'attività economica per conseguire un giusto ed armonico sviluppo sociale. I timori diffusi, più o meno ad arte, tra gli operatori economici non hanno ragione d'essere.
Essi possono e debbono continuare a svolgere tranquillamente la loro attività produttiva, perché il Governo non vuole ridurla né mortificarla, ma sostenerla ed ampliarla.
L'espansione massima della nostra economia ha bisogno che le possibilità di ogni zona e di ogni settore siano utilizzate a pieno, tutti i talenti dell'uomo quale produttore siano messi a frutto e la più ampia quantità dei suoi bisogni sia soddisfatta. Questa visione non apre prospettive malthusiane di contenimento dell'attività economica, ma di espansione della stessa. Non ci saranno quindi arresti, ma impulsi. Lo stesso ammodernamento dello Stato sul terreno economico ha il senso di eliminare attriti, freni e ridurre costi. Lo stesso sviluppo dell'istruzione e della ricerca scientifica ha, sul terreno economico, il senso di aumentare capacità, possibilità, produttività, redditi. Sotto ogni aspetto la politica, che ci si propone, tende ad aumentare i beni e i mezzi disponibili, per rendere più diffuso il benessere e più agevole la piena espansione di ogni persona umana.
Gli squilibri zonali, settoriali ed umani, che hanno accompagnato lo sviluppo economico – e hanno stimolato qualcuno ad irridere al cosiddetto «miracolo economico» – ci ammoniscono che i programmi pluriennali di settore o di zona sinora fatti non bastano e possono essere persino dannosi – come avanti ieri ha ammonito il governatore della Banca d'Italia – se lasciati a se stessi. La politica meridionalistica ci insegna ormai che non può essere continuata come una politica di zona, lasciata soltanto alle cure di un particolare organo, per quanto snello, ricco di mezzi, competente e fattivo come la Cassa per il mezzogiorno. La politica per il Mezzogiorno deve invece essere preminente nel selezionato numero dei supremi obiettivi che tutta la politica – e, ad arte, non dico solo la politica economica – del nostro paese deve proporsi e sistematicamente perseguire. Solo così conseguiremo finalmente il superamento totale degli squilibri che ancora affliggono l'Italia meridionale ed altre zone.

ALMIRANTE. Per questo fate le regioni, per motivi economici?

FANFANI, Presidente del Consiglio dei ministri. Se ella avesse avuto la cortesia di ascoltarmi (ma avrà, quella di leggermi) …

ALMIRANTE. Ho ascoltato attentamente.

FANFANI, Presidente del Consiglio dei ministri … avrebbe visto che, fra gli argomenti, che possono importare, su tale punto, vi è anche questo: che le regioni possono essere uno strumento efficace di sviluppo economico.

ALMIRANTE. Le paratie stagne, secondo lei, servono a questo?

FANFANI, Presidente del Consiglio dei ministri. Al Governo ed alla maggioranza che lo esprime sembrano quindi ormai maturi i tempi per l'inizio di una politica economica programmata.
Per impostarla e svolgerla il Governo intende affrontare due problemi: quello della identificazione degli strumenti; quello della determinazione dei programmi.
Quanto agli strumenti la politica di programmazione deve avere il suo massimo centro politico-amministrativo nel «Ministero del bilancio e della programmazione economica».

COVELLI. Ma si chiama già «della programmazione economica»? Forse che abbiamo già modificato la denominazione del Ministero del bilancio?

FANFANI, Presidente del Consiglio dei ministri. Ella avrà tra breve avanti a sé un disegno di legge. Per ora ho messo quelle parole fra virgolette. Se poi il Governo, in attesa delle leggi, deve venir qui a tacere, ce lo dica lei.
Un comitato interministeriale della programmazione dello sviluppo economico sostituirà il C.I.R. e sarà l'organo di coordinamento e di programmazione in seno al Governo. Un comitato di esperti, cui permanentemente parteciperanno economisti, imprenditori, lavoratori, preparerà gli schemi essenziali del piano.
La programmazione preannunciata conterà: sulla partecipazione degli operatori, dei lavoratori e degli esperti per la sua formazione; sulla efficacia del preannuncio dei suoi traguardi politici, economici e sociali per l'orientamento di tutti; sulla tempestiva determinazione quantitativa, qualitativa, direzionale degli interventi pubblici per influire con predeterminata chiarezza sul mercato; sulla coordinata esecuzione di tali interventi pubblici per introdurre un decisivo elemento armonico nell'evoluzione del mercato; sulla commisurazione pubblica di incentivi per stimolare in condizioni di parità, senza arbitrarie discriminazioni, l'iniziativa privata a operare in libertà, nel quadro di sviluppo a lungo termine dell'economia nazionale. Dovranno essere tenute presenti in proposito le necessità di localizzazione dello sviluppo industriale che favoriscano, col concorso dell'iniziativa privata, il superamento degli squilibri esistenti. Saranno resi pubblici ed annunciati esplicitamente e tempestivamente gli obiettivi di progresso economico e sociale che il Governo con la sanzione del Parlamento propone al paese ed i mezzi pubblici da impiegare affinché privata e pubblica attività, armonizzandosi nelle rispettive competenze, concorrano a garantire, nella occupazione di ciascuno, il massimo reddito al paese (eliminando particolarmente la depressione meridionale e quella del centro-nord), il massimo benessere ad ogni cittadino correggendo i persistenti squilibri, il massimo incivilimento alla nazione.
In attesa che questa complessa nuova iniziativa sia messa in moto, il Governo non può e non deve rinunciare a coordinare l'esecuzione dei piani già in vigore, da quello preminente sulla Cassa per il mezzogiorno e sulle zone depresse del centro-nord a quelli più recenti sui telefoni e le autostrade; mentre si solleciterà l'esame parlamentare del piano per le ferrovie, lo sviluppo del quale, oltre i limiti di impegno e di tempo del primo quinquennio sinora previsto, dovrà essere determinato nel quadro dell'atteso programma nazionale di sviluppo.
Problemi indilazionabili impongono frattanto tempestive decisioni, affinché certi squilibri non si accentuino. Tali problemi sono stati scelti – fra tanti – in modo da avviare a riduzione gli squilibri lamentati. Il Governo si propone di affrontarli in modo non contraddittorio con i principi che lo hanno indotto a fare le suddette enunciazioni.
La conferenza del mondo rurale e dell'agricoltura ha affidato al Governo precedente le sue conclusioni. Noi le accogliamo e cominciamo a dedurne alcuni provvedimenti.
Oltre che preparare la revisione, specie nel sud, dei patti contrattuali abnormi, il Governo si propone di promuovere il passaggio da tradizionali forme di conduzione basate su vecchi rapporti contrattuali a nuove forme di conduzione diretta, che diano al proprietario coltivatore poderi idonei ad una produzione redditizia. Così il dibattuto problema della mezzadria e del piccolo affitto sarà avviato decisamente a soluzione. In conseguenza tra breve avremo l'onore di presentare un disegno di legge per disporre la concessione di mutui a favore dei contadini che intendano acquistare il fondo coltivato. Il periodo per l'estinzione del mutuo – fino a 40 anni – e il basso tasso di ammortamento (non oltre il 3 per cento) saranno determinati in modo da creare rapidamente e largamente per i coltivatori un sicuro incentivo ad aspirare e raggiungere la proprietà della terra.
Per integrare ove occorra il suddetto provvedimento, altro ne sarà presentato per imporre miglioramenti che eliminino penose condizioni sociali di vita. In base all'annunciato provvedimento il proprietario godrà di particolari contributi; ma il contadino avrà diritto di surrogarsi ad esso, in caso di mancata esecuzione, entro termini prestabiliti.
Per promuovere l'opera di rinnovamento economico-sociale, che anche con i due suddetti provvedimenti e con l'esecuzione del «piano verde» si prospetta in agricoltura, saranno assegnati particolari compiti di sviluppo agli antichi enti di riforma, all'Ente 'delle Tre Venezie e all'Opera Sila, allargandone eventualmente i comprensori con la inclusione di zone contermini particolarmente soggette alle previste trasformazioni. Mentre in armonia con le preannunciate leggi per le regioni si studierà come provvedere per quelle zone ove i predetti enti non giungessero ad operare (Commenti a destra).
E' nei propositi del Governo favorire l'utilizzazione di terre abbandonate delle zone collinari e montane, estendendo a queste i rimboschimenti da parte dell'Azienda forestale dello Stato e incoraggiando alcuni speciali enti previdenziali a fare in questo settore qualche importante esperienza d'investimento produttivo di loro riserve.
Alle condizioni di vita della gente dei campi sarà portato sollievo con la estensione, anche con il contributo dello Stato, dell'assistenza sanitaria e farmaceutica nel settore bracciantile e con la istituzione degli assegni familiari per tutti i coltivatori. La imponenza dell'onere consiglia una certa gradualità di intervento, ma, senza venir meno a questa misura precauzionale, i due problemi saranno affrontati e risolti con due successivi provvedimenti nei prossimi mesi.
Vi è un terzo problema urgente, quello della riduzione degli oneri di cui è gravata l'agricoltura. La proposta della conferenza agricola di ridurre del 50 per cento l'onere dei contributi unificati è di massima accolta.
Si tratta di determinare in concreto il non lontano inizio di questo sgravio e i tempi accorciati con i quali si dovrà provvedere ad accoglierlo integralmente.
Per la riduzione degli oneri fiscali sarà attuata la revisione generale degli estimi catastali, richiesta anche per ragioni di perequazione dalla conferenza dell'agricoltura. Va precisato che il calcolo degli imponibili sarà effettuato detraendo dal reddito lordo non solo le spese di coltivazione ma anche la remunerazione del lavoro e il costo degli oneri previdenziali conseguenti, e ciò indipendentemente dal fatto che, secondo il sistema tradizionale delle singole zone, il lavoro sia prestato da personale remunerato, da associati alla conduzione o dagli stessi proprietari.
Sarà poi presentato alle Camere un disegno di legge, già predisposto, per l'esonero da imposta dei fondi abbandonati.
Per favorire i coltivatori che riscattino il fondo sul quale lavorano, è prevista l'estensione del principio della non imposizione per un certo periodo di anni, già sancito dalla legge sul «piano verde», a favore degli assegnatari e di coloro che abbiano usufruito delle norme intese a favorire il formarsi di piccola proprietà coltivatrice. Analoghi provvedimenti saranno presi per i proprietari coltivatori diretti che, secondo piani obbligatori o comunque approvati dagli organi competenti del Ministero dell'agricoltura, attuino la trasformazione di vecchie aziende agrarie in imprese agricole razionalmente organizzate. Naturalmente queste norme richiederanno un intervento a favore della finanza locale, intervento che in parte è già oggetto di apposito disegno di legge.
In ordine all'imposta successoria, è già pronto il disegno di legge per l'esonero nel caso di passaggio del fondo direttamente coltivato o con manodopera prevalentemente familiare da coltivatore a coltivatore appartenente allo stesso nucleo, sempre che l'erede continui almeno per un certo numero di anni l'attività coltivatrice. Analogo trattamento sarà garantito ai figli di contadini di coltivatore diretto che riscattino le quote dei fratelli usciti dal nucleo familiare o non più dediti alla lavorazione dei campi.
Gli studi di misure atte a garantire la trasformazione della imposizione sui terreni da imposizione reale ad imposizione personale saranno nel frattempo continuati, soprattutto secondo la concezione più moderna per cui l'impresa agricola deve essere considerata come un'attività economica produttiva da equipararsi, agli effetti fiscali, alle altre imprese tassabili in base a denuncia annuale dei redditi e quindi soltanto negli anni nei quali i redditi realmente si verificano e nella misura in cui si verificano.
Sul dibattuto argomento di controllo ai fini dello sviluppo della produzione, trasporto, distribuzione e tariffazione di energia elettrica, i tre partiti della maggioranza si sono trovati alla vigilia della risoluzione della crisi in diverso atteggiamento circa le varie possibili soluzioni. Il Governo, preso atto di questa situazione e consapevole della necessità di non poter lasciare insoluto il problema, annuncia di ritenersi impegnato a sottoporre al Parlamento entro tre mesi dal voto di fiducia un provvedimento di razionale unificazione del sistema elettrico nazionale, nel pieno rispetto, in caso di nazionalizzazione, del disposto dell'articolo 43 della Costituzione, garantendo, cioè, i diritti dei possessori di azioni e l'autonomo equilibrio economico dell'eventuale ente.
In attesa, resta fermo che la produzione di energia nucleare è riservata allo Stato o a società a prevalente partecipazione statale.
Altrettanto fermo resta che esistenti concessioni di produzione di energia elettrica alla scadenza non saranno rinnovate ai privati.
Secondo le esigenze della preannunciata politica di piano e sulla base delle risultanze della Commissione di inchiesta, il Ministero dell'industria sosterrà l'approvazione del disegno di legge sui monopoli già presentato dal Governo Segni; provvederà a far meglio definire, ai fini della politica di incentivazione, le medie industrie, tenendo conto delle diverse esigenze della politica di sviluppo regionale.
Sarà rinnovato il finanziamento dell'Artigiancassa. Il Ministero dell'industria, insieme con quello delle partecipazioni statali e con la Cassa per il mezzogiorno, proseguirà la politica di industrializzazione del sud. Gli studi avanzati in materia consentiranno tra breve la presentazione di un apposito disegno di legge sulla riforma delle società per azioni.
Questa legge sarà coordinata alle misure di riordinamento del settore tributario. Questo deve essere reso più efficiente, come ci proponiamo di fare sostenendo il recentemente proposto stanziamento di due miliardi di lire – ed eventualmente aumentandolo – nel bilancio delle finanze per l'esercizio in corso, per rendere massimamente efficiente l'attrezzatura degli uffici centrali e periferici dell'amministrazione tributaria addetti all'accertamento, e, in particolare, per assicurare l'istituzione dell'anagrafe tributaria. Intendiamo dare vigorosa e sistematica applicazione con i mezzi più opportuni all'articolo 41 del testo unico 29 gennaio 1958, n. 645. Sarà fatto presente agli organi della giustizia tributaria la opportunità di un più frequente ricorso alla facoltà di deferire il giuramento al contribuente, a norma dell'articolo 6 della legge 5 gennaio 1956, n. 1, e si curerà l'applicazione di tutte le norme relative al giuramento e alle sanzioni di carattere penale, attribuendo all'ufficio la facoltà di chiedere che il giuramento sia deferito al contribuente davanti alla commissione.
Ferme restando la nominatività dei titoli azionari e la personalità della imposizione sul reddito complessivo, che sola permette una vera progressività, saranno adottate opportune misure perché gli utili comunque conseguiti dai soci non sfuggano neppure immediatamente all'obbligo fiscale, né restino ignoti i relativi percettori.
Alla efficienza accentuata del sistema tributario ed alla più severa determinazione degli accertamenti non potrà non accompagnarsi la definizione dell'annosa questione del contenzioso tributario. Ad essa si impegna il Governo, che affronterà, se necessario, anche il ben noto problema di una esplicitazione costituzionale in materia di organi della giustizia tributaria.
Rientra per molti aspetti nel quadro tributario la questione della legge sulle imposte sulle aree fabbricabili. I partiti della maggioranza si sono impegnati ad assecondare la sollecita approvazione da parte del Senato delle norme già approvate dalla Camera, affinché esse, entrando rapidamente in vigore , possano dare il previsto notevole gettito. Mentre, in coordinamento con il disegno di legge urbanistico che il Governo si impegna a presentare sollecitamente, si tornerà sui dibattuti problemi di nuovi tipi di imposte annuali sulle aree.
Nel vasto settore della politica sociale il Governo assume i seguenti impegni.
Per l'edilizia popolare sarà richiesta la sollecita approvazione della legge di riforma I.N.A.-Casa, in base alla quale nel prossimo quinquennio cospicui investimenti potranno prodursi.
Per la sanità il Governo promuoverà la revisione delle varie competenze in materia, tuttora persistenti, accentrandole o, almeno, coordinandole alla competenza principale del Ministero della sanità. Il piano per la costruzione di nuovi ospedali con le entrate derivanti dalla smobilitazione del demanio immobiliare sarà avviato almeno a parziale concretamento. Il riordinamento di tutta la disciplina ospedaliera contenuto già in un disegno di legge sarà sottoposto ad utile revisione.
Per la previdenza sociale, nell'attesa che in sede di programmazione economica nazionale ad essa si provveda risolvendo l'ormai maturo quesito della sua trasformazione in un sistema di sicurezza almeno per quanto riguarda il settore dell'agricoltura, oltre gli annunciati provvedimenti per i coltivatori e di braccianti, il Governo si propone di riesaminare e di presentare il progetto per l'aumento dei minimi di pensione e delle pensioni di previdenza sociale a partire dal 10 luglio 1962.
Per quanto riguarda le questioni che la Costituzione e la vita presentano nel settore del lavoro dovranno essere affrontati il problema dell'articolo 39, quello del rinnovo delle disposizioni sulla estensione erga omnes dei contratti collettivi, quello della libertà nelle aziende, quello dei licenziamenti a causa di matrimonio, quello del collocamento, previo incontro con le organizzazioni sindacali. Da questo incontro ci si propone di trarre una giusta e non contrastata indicazione dei limiti dell'attività e normatività contrattuale, in modo che l'intervento della disciplina per legge nel resto non possa apparire una indebita riduzione della libertà sindacale che, invece, il Governo intende rispettare e tutelare.
Premessa e garanzia dell'annunciata politica sarà il mantenimento delle condizioni di stabilità della moneta.
La favorevole evoluzione della bilancia dei pagamenti, cui seguita a recare contributo cospicuo il turismo in continua espansione, il soddisfacente livello delle riserve valutarie, la buona situazione di cassa della tesoreria statale, la sostanziale stabilità del livello dei prezzi permettono di affermare che la fase di sviluppo bilanciato per la nostra economia poggia su solide basi di partenza.
Nell'ambito della presente fase congiunturale, caratterizzata da una regolare espansione della produzione e degli scambi in correlazione con l'incremento della domanda complessiva sia per consumi sia per investimenti, anche la situazione del mercato monetario e finanziario risulta equilibrata e suscettibile di ordinati sviluppi nel quadro degli obiettivi della politica economica governativa.
In questo quadro, per dare nuovo impulso alla economia, coordinando i diversi programmi di investimenti recentemente approvati dal Parlamento, si utilizzeranno nella maniera più spedita gli stanziamenti previsti per essi.
Contribuiremo alla stabilità del sistema mantenendo l'equilibrio del bilancio statale. Per ciò, preannunciando i nuovi impegni, abbiamo sempre ricordato i criteri di gradualità cui essi saranno subordinati, e questa gradualità sarà regolata dalla possibilità senza danno per l'insieme del nostro sistema economico di reperire nuove appropriate fonti di entrate.
Secondo il programma che sinora ho avuto l'onore di esporre, nei mesi che dividono dalla scadenza elettorale del 1963 il Governo ha soprattutto tre impegni: quello di fare approvare con gli emendamenti annunciati i disegni di legge già ora davanti al Parlamento; quello di presentare e fare approvare i disegni oggi preannunciati; e quello infine di mettere in atto – ad esempio, nel campo delle regioni, della programmazione economica generale o in quello particolare dello sviluppo scolastico – gli strumenti che dovranno tradurre le attese innovazioni.
Dalla triplice attività – di completamento, di iniziativa, di avviamento – il Governo attende il principale effetto di dare nuovo vigore alla nostra vita democratica, nuova fiducia ai cittadini nelle nostre istituzioni e nuovi giusti sviluppi al nostro progresso nazionale in ogni campo. Al conseguimento di questo effetto è rivolto ogni sforzo. Il resto, quel resto di cui tanto si è scritto e parlato nei giorni scorsi, e cioè la riduzione dei pericoli che per la società democratica ed i nostri ordinamenti sono rappresentati dalle forze totalitarie e con maggiore consistenza dal comunismo, non mancherà di prodursi. Infatti, il rinnovamento dell'amministrazione, la democratizzazione dell'istruzione, lo sviluppo programmatico dell'economia, diffondendo fiducia, istruzione, benessere, renderanno sterile l'ambiente sociale alla propaganda, alle suggestioni e quindi ai successi dei partiti di estrema sinistra e di estrema destra, che negano la fecondità permanente del metodo e dell'azione dello Stato democratico.
Se il comunismo pensa e crede che non si possa instaurare giustizia sociale senza superare o travolgere gli istituti della libertà, i partiti democratici, secondo la tradizione che è loro propria e l'esperienza acquisita, sono convinti del contrario e fermamente decisi a difendere, con la giustizia, i valori della libertà. Accettano, pertanto, la sfida, sicuri di potere erigere, di contro alla società comunista, una società più giusta fondata sugli insopprimibili valori della democrazia. Su questo terreno ed in questa direzione i vari aspetti della politica del Governo renderanno vana la complessa azione che il partito comunista svolge per procurarsi nuovi consensi.
Quanto poi ad altre manifestazioni della stessa azione, continuerà la doverosa vigilanza dello Stato per prevenire qualsiasi tentativo di attentare ai nostri ordinamenti.
Così, vigilando e prevenendo con accorta politica interna le occasioni violente a cui si affidano le speranze totalitarie di accesso al potere; rafforzando il prestigio e l'autorità dello Stato; conseguendo con idonea politica amministrativa, scolastica ed economica consensi alle libere istituzioni, sul cui indebolimento confidano tutti gli estremisti per una propria vittoria conseguita per via democratica, il Governo, con pieno ossequio ai principi democratici e rispetto integrale delle norme costituzionali, ritiene di dare il suo doveroso e insostituibile apporto alla difesa, al progresso e, quindi, al consolidamento della democrazia italiana (Applausi al centro).
Abbiamo finora parlato delle misure che il Governo intende promuovere per dare nuova efficienza alla pubblica amministrazione, più vasta istruzione ai cittadini, nuovo armonioso sviluppo all'economia, ed in definitiva per allontanare ogni minaccia dalla vita della nostra democrazia. Ma perché tutto questo possa avvenire devono consolidarsi condizioni di sicurezza e di pace. Per conseguirle l'Italia partecipò con piena convinzione all'alleanza atlantica, concorse a promuovere le Comunità europee, cercò di migliorare le relazioni con tutti i popoli del mondo.
Della Comunità europea intendiamo assecondare con continuità la già avanzata integrazione economica. Essa è sempre più apprezzata e molti popoli chiedono di associarvisi. L'Italia sostiene un favorevole esame di queste domande per tutti i paesi – ed in special modo per la Gran Bretagna – se disposti ad accettare le norme dei trattati di Roma.
Quanto poi agli sviluppi politici della Comunità, continuando le decisioni prese a Bonn nel luglio scorso, ci proponiamo di non perdere mai di vista gli obiettivi che furono fissati stipulando i trattati. Tutto ciò che serve ad avvicinarci a tali obiettivi deve essere attentamente esaminato ed accolto, tutto ciò che da essi può allontanarci deve essere rifiutato.
L'accresciuto prestigio del nostro popolo ha aumentato le nostre responsabilità ed il nostro dovere di iniziativa. Ciò vale naturalmente per l'Italia anche quale membro della alleanza atlantica.
L'Italia partecipò alla fondazione dell'alleanza atlantica per difendere con la sua sicurezza la pace del mondo. La storia ha convalidato gli intenti pacifici e l'efficacia di questa decisione, che resta tuttora pienamente valida. In coerenza, meritando i più ampi riconoscimenti dei suoi alleati, l'Italia ha adempiuto i suoi doveri politici e militari, e ciò intende continuare a fare lealmente anche per l'avvenire.
Quando sorse il problema dei gruppi direttivi ristretti, l'Italia si oppose e sostenne che l'alleanza postulava una generale, ampia e mutua consultazione. Crescendo di esperienza, di responsabilità per la presenza di basi di missili, di forze, di prestigio, l'Italia, come del resto altri paesi, ha chiesto sempre più frequentemente di far conoscere il proprio punto di vista e di partecipare sempre più attivamente alla discussione dei problemi che, oltretutto, riguardano direttamente la nostra sicurezza e la nostra pace. Questa politica, che fu approvata dal Parlamento, sarà continuata. Il Governo ritiene che l'Italia abbia tre modi per contribuire a consolidare la pace del mondo; mantenersi fedele alle alleanze; allargare la cerchia di simpatia per l'occidente tra i popoli di recente indipendenza; concorrere con i propri alleati ad uno sforzo tenace e sistematico per prevenire qualsiasi minaccia e per risolvere i problemi ancora aperti. Il presupposto di questo sforzo è certamente la salda preparazione e la ferma determinazione alla difesa secondo gli obblighi che abbiamo assunto e dobbiamo lealmente mantenere.
Da quando l'energia nucleare ha sconvolto le regole e le possibilità della strategia, i termini della convivenza umana sono stati alterati nella loro impostazione tradizionale. Chi non può probabilmente contare sul pieno successo, né sulla resa, perché mancherebbero sopravviventi per godere il primo o sopportare la seconda, non è più in grado di scegliere tra pace e guerra.
Quindi, in questa fase, occorre con grande senso di responsabilità, ad un tempo vigilare per non lasciarsi sorprendere, ma anche cercare assiduamente e sinceramente le vie della pace.
Se questo è il solo modo razionale di porre oggi il problema della pace e della guerra, bisogna che concordemente gli occidentali operino per portare gli uomini responsabili ad un incontro. Attorno ad un tavolo – ha detto nell'estate scorsa il presidente Kennedy – si deciderà della pace per i prossimi diecimila anni (Commenti).
In queste prospettive l'Italia deve lealmente aiutare i suoi alleati e principalmente gli Stati Uniti, che hanno assunto la responsabilità di intavolare difficili colloqui, a vincere pregiudizi e pretese del blocco comunista, per passare dai sondaggi ai negoziati sul piano più idoneo a raggiungere la migliore delle conclusioni. Con i suoi alleati l'Italia deve affrontare i problemi sul tappeto, relativi alla libertà di Berlino, al destino della Germania, alle relazioni est-ovest. E quanto alla sospensione degli esperimenti nucleari bellici e al disarmo, per cui è imminente l'apertura della conferenza di Ginevra, l'Italia con i suoi alleati deve continuare a sostenere la necessità di una trattativa sulla base di oneste proposte e chiarezza di propositi per un disarmo largo ed efficace, sottoposto ad un tempestivo controllo, al quale i sovietici bisogna non persistano ad opporre pretestuose accuse. E il Governo italiano, per parte sua, non oppone pregiudiziali di principio per partecipare al vertice dei «diciotto», da convocarsi nel momento più propizio a superare un deprecato ostacolo o a consacrare un auspicato accordo.
Quest'opera è ardua, ma essa è l'unica costruttiva. Dedicandosi ad essa l'Italia concorrerà a rinsaldare l'unità dell'occidente, ad assicurare ad esso nuove simpatie, a procurare a tutto il mondo il dono sospirato e benefico della pace. E nella pace si vedrà fiorire, anche in altri paesi che ora ne sono privi, il bene della libertà.
In questo quadro il Governo proseguirà la politica della comprensione verso i popoli di nuova indipendenza e di arretrato sviluppo. Tale politica sarà svolta in seno all'O.N.U., in seno all'O.C.E.D., in seno al M.E.C., ed anche con nostre peculiari iniziative. Esse furono incoraggiate dai governi precedenti con apposite leggi: applicandole, si seconderanno ulteriormente i progressi della Somalia, dei paesi rivieraschi del Mediterraneo e dell'Africa in genere, e dei paesi, per tante ragioni a noi vicini e cari, dell'America latina.
In campo internazionale ormai è stato annunziato per l'11 ottobre un grande evento, capace di promuovere il rifiorire di virtù, senza le quali la vita degli individui, delle famiglie, della società si rattrappisce e langue. Il Governo italiano, intento ad opere di pace, ritiene che il Concilio ecumenico, indetto dal Pontefice Giovanni XXIII, anche al consolidamento della pace possa recare un grande contributo. Per ciò, mentre secondo gli impegni concordatari faremo quanto spetta perché la storica assemblea abbia nella città eterna la migliore accoglienza, esprimiamo fin d'ora il fervido augurio che il Concilio abbia ogni successo e rechi nuovo prestigio e nuovi vantaggi morali alla nostra Italia (Applausi al centro).
L'aperta meditazione sui problemi attuali dell'Italia, le conseguenti formulazioni programmatiche di azione, l'appello alle forze democristiane, repubblicane e socialdemocratiche per sostenerle, l'accettazione dell'autonoma decisione del partito socialista di appoggiare il pratico svolgimento dello sforzo deciso, sono i quattro momenti che hanno preceduto la presentazione del nuovo Governo. In questa operazione, per alcuni aspetti singolare, abbiamo impegnato mente e cuore; ma, onorevoli colleghi, dovete esser certi che mai, in nessun momento, è venuto meno il fermo proposito di non subordinare ad alcuna particolare inclinazione il dovere di ogni cittadino e, a maggior ragione, di ogni governante, di garantire prima di ogni cosa il consolidamento delle nostre libere istituzioni.
Garantita la sicurezza dello Stato, a ciò ci si propone di provvedere promovendo un sempre più accelerato e più giusto e più diffuso progresso della nazione, consentendo ad ogni cittadino crescita di democratica consapevolezza, di civica soddisfazione, di sereno benessere. A raggiungere questi traguardi riteniamo giovino le proposte iniziative. Per attuarle abbiamo presentato una compagine dotata di precisa volontà politica e di sufficiente forza parlamentare. Non reputiamo che questa ben definita forza parlamentare possa essere compromessa da tattici inserimenti, del resto fin d'ora rifiutati e respinti. E confidiamo che l'iniziata operazione di allargamento democratico e di rinvigorimento programmatico, aumentando la decisa volontà dei promotori e dei sostenitori, darà benèfici frutti al nostro paese.
Accese polemiche nei giorni scorsi hanno disseminato dubbi attorno alla soluzione proposta. Prima si è tentato di far leva su questo o su quel punto del supposto programma, poi su questa o quella presenza di uomini, per ultimo ci si è rifugiati sul numero o sul tono delle parole relative all'atlantismo o al comunismo.
La rievocazione iniziale delle celebrazioni conclusive del primo secolo dell'unità d'Italia, il ragionare sui problemi d'Italia e sulle intraviste soluzioni di essi, l'accenno ai problemi dell'umanità che i progressi della scienza hanno fatto divenire essenzialmente problemi della pace, ed infine il ricordo dell'imminente apertura del Concilio sono quattro fatti che lasciano intravvedere per l'Italia e per il mondo l'inizio di un nuovo periodo.
La luce dei rievocati avvenimenti incoraggia a formulare il voto che con i preannunciati propositi si apra un varco verso decenni più giusti e più sereni per tutti, senza rischi per la libertà di nessuno.
Nella convinzione di avere il dovere di collaborare a risolvere in un momento delicato una situazione singolare, ho accettato l'incarico che designazioni politiche e nomina presidenziale mi hanno offerto. Ora ho l'onore di chiedere per i miei colleghi e per me la fiducia della Camera. Dandocela, onorevoli deputati, abbiate la certezza di recare un contributo decisivo all'annunciato libero progresso dell'Italia e alla sicura pace di tutte le nazioni (Vivi applausi al centro — Molte congratulazioni).

On. Amintore Fanfani
Camera dei Deputati
Roma, 2 marzo 1962

(fonte: Camera dei Deputati - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di venerdì 2 marzo 1962)


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