LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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IV° GOVERNO FANFANI: INTERVENTO DI AMINTORE FANFANI ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
(Roma, 10 marzo 1962)

Dopo l'VIII° Congresso nazionale della DC, che conferma Aldo Moro alla Segreteria politica della DC, il III° Governo Fanfani si dimette, ed il Presidente della Repubblica incarica nuovamente Amintore Fanfani di costituire la nuova compagine governativa.
Nasce così il IV° Governo Fanfani, un tripartito DC, PSDI, PRI, con un programma concordato anche con il PSI di Nenni.
E' il governo che conclude la legislatura e porta il Paese alle elezioni del 1963 ed al centro-sinistra organico.
Amintore Fanfani presenta il suo governo alla Camera dei Deputati il 2 marzo 1962, e replica al dibattito il 10 marzo.

* * *

FANFANI, Presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo mio dovere premettere alla replica una parola di viva soddisfazione per il largo dibattito cui hanno preso parte con ampi discorsi o si accingono a prendere parte, in sede di dichiarazioni di voto, i massimi esponenti di tutti i gruppi parlamentari.
Un particolare ringraziamento mi sia consentito di rivolgere agli onorevoli Moro, Reale e Saragat, che hanno confermato la partecipazione attiva della Democrazia Cristiana, del Partito repubblicano italiano e del Partito socialista democratico italiano alla formazione del Governo e del programma, per l'attuazione di questo assicurando completo appoggio. Ai vecchi e fedeli amici democristiani, repubblicani e socialdemocratici giunga l'assicurazione che il Governo bene utilizzerà il loro appoggio al servizio di grandi ideali per il progresso dell'Italia.
Questo ringraziamento si estende anche all'onorevole Nenni, che ha presentato l'astensione del Partito socialista italiano dal voto di fiducia con motivazione d'appoggio per l'attuazione del programma e per ogni altro impegnativo momento dell'attività governativa. Negli uomini che compongono questo Governo e nei partiti che li sostengono c'è la viva speranza che, in virtù delle opere scaturite dal nuovo programma, l'odierna astensione del Partito socialista italiano si tramuti in completo appoggio, con tutte le benefiche conseguenze che spiriti lungimiranti da tempo auspicano per il consolidamento democratico della Repubblica italiana.
L'onorevole Storti ha voluto recare – e gliene sono grato – il saluto e l'assicurazione di appoggio di una grande organizzazione di lavoratori. Mi auguro che la fedele attuazione dei nostri impegni allarghi la cerchia di quanti, nel mondo del lavoro, nella nuova esperienza vedono realizzate le loro speranze di giustizia e di libertà.
Così il giusto rafforzamento delle forze politiche che sinora presiedettero alla vita politica italiana, l'incoraggiamento a sempre più chiara autonomia per la forza politica che con noi inizia un dialogo ed il crescente consenso del mondo del lavoro, recheranno la testimonianza che l'azione politica parlamentare per la soluzione della recente crisi non ha aperto la strada ad avventure, ma ha innestato, sulle antiche, nuove possibilità di progresso.
Ben oltre i limiti del programma si sono spinti alcuni dei numerosi interlocutori. Potrei rispondere anche a queste escursioni extra moenia; non lo faccio solo per brevità, ma assicuro codesti onorevoli colleghi che ho già raccolto i dati che a loro interessano e che restano a loro disposizione.
Ciò vale per i rilievi dell'onorevole Laura Diaz sulla commissione per le lavoratrici costituita dal ministro Sullo; per i rilievi degli onorevoli Bozzi e Casalinuovo sull'eterna questione della precedenza o meno delle consultazioni del Capo dello Stato rispetto all'annuncio della crisi parlamentare; per i rilievi dell'onorevole Olindo Preziosi circa la consultazione generale o meno dei partiti prima della formazione del Governo; infine per i rilievi dell'onorevole Cuttitta circa l'ammontare dei danni di guerra sinora pagati e dell'onorevole Servello sulla serie storica dei disavanzi e dei residui passivi del bilancio italiano.
Gli onorevoli Bozzi, Casalinuovo, Cuttitta , De Marzio, Olindo Preziosi si sono intrattenuti sulla crisi e ne hanno rilevato varie pretese anomalie, citando anche racconti di giornali o circolari, cui mi sia consentito di opporre – e, credo, a ragione – la precisa esposizione da me fatta alla Camera il 2 corrente.
Non ho bisogno poi di intrattenermi sulla procedura della crisi, poiché gli onorevoli Moro e Reale ne hanno chiarito l 'ortodossia, mentre un oratore assai indipendente, l'onorevole Degli Occhi, ha rilevato che, delle cosiddette crisi extraparlamentari, l'ultima è stata la più parlamentare di tutte, dati gli episodi politici e parlamentari che l'hanno preceduta.
Dall'esame sul corso della crisi si è passati all'esame sul contenuto della formula. Nessuno ha potuto contestare che essa, affidata ad uomini della Democrazia Cristiana, del Partito repubblicano italiano, del Partito socialista democratico italiano, rientra negli schemi della più ortodossa democraticità.
A me sia consentito in questo momento di ringraziare vecchi colleghi e nuovi collaboratori per aver accettato di condividere la responsabilità di partecipare ad una esperienza nuova, secondo alcuni ricca di speranze e per altri non scevra di rischi. Ai colleghi auguro che gli ovviati rischi e le realizzate speranze diano, al termine della missione, ad ognuno la serena soddisfazione di avere reso un nuovo servizio al paese. In tal modo, dalla personale azione e dalla comune opera saranno smentiti i dubbi che l'onorevole Togliatti ha formulato a proposito dell'eterogeneità della presente formazione, evidentemente scambiando a torto, onorevole Togliatti, le personali inclinazioni o le particolari vedute di questo o di quello per un impedimento al leale, costruttivo impegno assunto con piena consapevolezza e dedizione al bene comune.
Circa il programma del Governo sono state prese le seguenti posizioni. La Democrazia Cristiana, il Partito repubblicano italiano, il Partito socialista democratico italiano ne hanno rivendicata la responsabilità, confermando di accettarlo e di sostenerlo senza riserve. Il Partito socialista italiano, per bocca dell'onorevole Nenni, ha dichiarato di volerlo appoggiare, pur esprimendo su alcuni punti delle riserve, su altri punti chiedendo spiegazioni e su uno – quello dell'energia elettrica – manifestando, per quanto lo riguarda, una chiara attesa.
L'onorevole Malagodi ha detto che i liberali non si sentono di condannare alcuni punti del programma e anzi consentono a quelli che riguardano il miglioramento dell'amministrazione, il contenzioso tributario, la lotta ai monopoli, lo sviluppo della scuola, le misure previdenziali ed altri problemi; mentre fanno ampia riserva (e, devo aggiungere, dure critiche) sugli altri punti.
L'onorevole Togliatti, non potendo criticare i temi attorno ai quali il programma si svolge, se li è accaparrati e dice che i tre partiti della coalizione ed il Partito socialista italiano che li sostiene hanno mutuato dal Partito comunista italiano la tematica del programma governativo.
Da queste asserzioni dell'onorevole Togliatti, dalle richieste dell'onorevole Nenni e dalla tanto citata circolare dell'onorevole De Pascalis, l'onorevole Bozzi, per il Partito liberale, e l'onorevole Servello, per il Movimento sociale, giungono a dire che il programma del Governo è a sfondo socialistoide, ed anzi, aggiunge l'onorevole Casalinuovo del Partito monarchico, capovolge addirittura l'indirizzo programmatico assunto dalla Democrazia Cristiana per le elezioni del 1958.
L'onorevole Moro ha, ieri, risposto a questi critici, rivendicando l'originale partecipazione della Democrazia Cristiana alla formulazione dell'attuale programma. Altrettanto hanno fatto l'onorevole Reale e l'onorevole Saragat per la parte avuta nella redazione di essa rispettivamente dal Partito socialista democratico italiano e dal Partito repubblicano. In questa maniera mi si è risparmiata una dettagliata confutazione, a rafforzare la quale, del resto, potrei recare la testimonianza di chi alla redazione ed alla divulgazione del programma elettorale del 1958 della Democrazia Cristiana e alla illustrazione successiva in Parlamento del programma del primo Governo di centro-sinistra ebbe modo – voi ricorderete, onorevoli colleghi – di partecipare direttamente.
I tre partiti che hanno concorso a formulare il programma, con energica difesa contro le obiezioni e le critiche, hanno, del resto, nei giorni scorsi dimostrato quale attaccamento abbiano ad esso, come lo sentano genuina derivazione delle loro tradizionali impostazioni, quale peso annettano al suo svolgimento per poter conseguire i traguardi politici di giustizia e di libertà, che da quasi due decenni vanno proponendo a tutti gli italiani.
Mi sia consentito di aggiungere che la coincidenza di punti di vista dei tre partiti della coalizione governativa con gran parte dei punti di vista del Partito socialista italiano, e – come ha dichiarato l'onorevole Malagodi – con alcuni punti di vista, per particolari settori, del Partito liberale italiano non ha nulla di misterioso. Questa particolare coincidenza deve essere attribuita, come già accennai nell'esordio della mia esposizione programmatica del 2 corrente, alla riflessione che, dopo la grave crisi dell'estate 1960, tutti i partiti hanno approfondito attorno allo sviluppo della società italiana, ai suoi squilibri, ai suoi problemi, ai modi per riparare ai primi e per risolvere i secondi. Da questa comune meditazione derivano le coincidenze di temi attorno alla pubblica amministrazione, alla scuola, all'economia, che l'onorevole Togliatti ha vantato come esclusivi del Partito comunista; mentre sono i temi della realtà italiana e che la realtà italiana oggi ha suggerito ad ogni partito. Il coincidere sulla tematica non legittima, quindi, la soddisfazione dei comunisti, né le critiche parziali dei liberali, né le critiche totali degli altri oppositori. Identità o avvicinamenti sui temi non provano avvicinamenti e identità politiche; testimoniano, se mai, l'urgenza dei problemi che la società italiana impone, e comprovano la capacità che i partiti democratici hanno avuto di accorgersene ed il coraggio che hanno avuto traendo da essi l'impegno ad una spregiudicata revisione. Questa spregiudicata revisione prova che il potere non ha logorato la Democrazia Cristiana, il Partito repubblicano ed il Partito socialista democratico, ma li ha lasciati liberi di difendere ciò che fecero di buono in passato, pur accingendosi a correggere qualche cosa, a migliorare qualche altra cosa, ad introdurre coraggiose innovazioni, ad imprimere decisi acceleramenti.
Una tormentata meditazione sulla stessa realtà ha condotto il Partito socialista italiano a riscontrare l'evidenza degli stessi problemi ed a prevedere per essi una serie di soluzioni avvicinabili a quelle previste dal concorrente esame operato dai tre partiti della coalizione. Da ciò è nata la possibilità di un appoggio per dare soluzione ad alcuni problemi, per avviare un dialogo, il cui svolgimento riguarda lo stesso avvenire della democrazia italiana.
Abbiamo appreso proprio da questo dibattito che l'avvicinamento di opinioni sulla soluzione dei problemi economico-sociali d'oggi, non ha cancellato le riserve del Partito socialista italiano sull'opera passata dei governi democratici. Francamente la cosa non può non farci dispiacere, trattandosi di un'opera alla cui realizzazione, con parità di intenti e con risultati non disprezzabili, abbiamo partecipato insieme con amici che ora ci onorano della loro collaborazione, e con altri che di essa ci onorarono in passato. Né ci fa piacere sentir ripetere che faziosamente alla nostra opera avrebbero collaborato funzionari e dipendenti, della cui fedeltà allo Stato siamo qui a rendere ancora doverosa, piena testimonianza (Applausi al centro). Ma siamo certi che il ritorno dal nuovo esame della realtà italiana d'oggi ad un approfondito esame del recente passato, condurrà, anche su temi storici, a più obiettivi giudizi, rendendo giustizia ad opere e ad atti che sono stati compiuti in condizioni difficilissime per il bene d'Italia ed hanno portato alla sua ricostruzione, al suo sviluppo, alla sua odierna maturazione, di cui un frutto apprezzabile è proprio il nuovo inchinarsi ad un costruttivo dialogo di forze politiche che sembravano riserbarsi solo la parte di una sterile opposizione.
Ma a chi si dispiace di alcune residue incomprensioni tra forze che fino a ieri non colloquiarono, sia consentito di ricordare ciò che in quest'aula è stato detto dall'esponente di un partito che pure dalla liberazione è stato di noi tutti valido interlocutore. L'onorevole Palazzolo, non più tardi di martedì scorso, indugiava a contestare ai cattolici di aver partecipato alla storia ormai secolare dell'Italia unita, irridendo ad una nostra supposta pretesa di aver voluto inserire, con l e promosse celebrazioni centenarie, i nostri antenati tra i fautori dell'unità e tra gli operatori dei suoi sviluppi.
Vecchia polemica. Vogliamo dire, onorevoli colleghi, vecchi problemi riaffioranti tra amici i quali fingono di dimenticare che, se pure non furono ai vertici dello Stato risorgente, i cattolici non mancarono tra i profeti, i martiri, gli eroi che vollero quello Stato risorgente (Applausi al centro). Non mancarono tra i combattenti che lo completarono, tra i patrioti che lo tornarono a liberare ed ebbero, non per caso, o per dono di chi sa mai quale fortuna, ma come riconoscimento di meriti, di maturità, di rappresentatività indiscutibile del popolo, nel 1946, nel 1948, nel 1953, nel 1958, il preciso mandato di presiedere agli incontri di tutte le forze democratiche per garantire nella sicurezza il libero progresso della nuova Italia (Applausi al centro).
Ai liberali, ai repubblicani, ai socialdemocratici abbiamo fornito la prova della nostra volontà di obbedire a quel mandato; le nuove contingenze ci offrono l'occasione di darne nuova prova ai socialisti. Accogliamo l'occasione con impegno, e siamo certi che il suo svolgimento servirà a dare serenità ai giudizi anche sul recente passato e apprezzamento sulle comuni opere per il prossimo avvenire.
Sulle cure che abbiamo proposto per la pubblica amministrazione non abbiamo avuto che consensi e incoraggiamenti. Ciò accresce la nostra persuasione …

BOZZI. La prego di alzare il tono della voce, onorevole Presidente del Consiglio: non si sente.

FANFANI, Presidente del Consiglio dei ministri. Il mio tono è quello iniziale. Si vede che i monopoli elettrici hanno abbassato la corrente (Ilarità).

PRESIDENTE. Qui l'impianto elettrico è autogeno. Siamo fuori della sfera dei monopoli.

FANFANI, Presidente del Consiglio dei ministri. Mi fa piacere, onorevole Presidente. Vuol dire che ella è già nazionalizzato (Ilarità).
Ciò accresce – dicevo – la nostra persuasione sull'importanza del problema e ci stimola a ricercarne sistematicamente le attese soluzioni.
Nell'ambito dell'ordinamento dello Stato, un punto è stato ancora dibattutissimo: quello delle regioni. Non potendosene contestare l'esigenza costituzionale, se ne è tardivamente contestata la ragionevolezza.
Con particolare insistenza lo si è fatto da parte dei colleghi liberali. Ma l'onorevole Palazzolo, quando cita i pionieri del regionalismo, non deve fermarsi a Depretis, a don Sturzo, a De Gasperi, a Scelba; deve ricordare altri nomi ed altri episodi. Ad esempio, questi: il 26 giugno 1921, davanti a questa Camera, in quest'aula, il liberale onorevole Giolitti proponeva l'istituzione delle regioni; il 28 maggio 1947, davanti alla Costituente, ne difendeva l'istituzione e certi larghi poteri l'allora presidente del Partito liberale italiano, onorevole Luigi Einaudi; il 12 giugno del 1947, sempre davanti alla Costituente, in quest'aula, dichiarava che l'autonomia regionale non fosse un bene solo per la Sicilia, ma per tutta l'Italia, l'attuale presidente del Partito liberale, onorevole Gaetano Martino.
E, per incoraggiare i governanti di oggi a non scoraggiarsi delle sue nere previsioni della recente giornata delle Ceneri, l 'onorevole Gaetano Martino, nel giugno del 1947, proclamava (cito testualmente) che «un effettivo autogoverno locale sarà fondamento di democrazia, sarà strumento di libertà, sarà cemento e garanzia di quella unità della patria che non è minacciata dall'ordinamento regionale dello Stato, mentre è stata ed è compromessa per l'eccessiva centralizzazione dell'ordinamento attuale» (Applausi al centro).

BOZZI. Risponda agli argomenti attuali, onorevole Presidente del Consiglio!

FANFANI, Presidente del Consiglio dei ministri. L'onorevole Gaetano Martino, che tante domande mi ha rivolto per sapere come si accordi il Governo col Partito socialista italiano in politica estera, mi consenta, amichevolmente – con la simpatia che egli ha detto di avere per me e che io ricambio – di spiegarmi ora come si accordi, in materia di regioni, il Partito liberale italiano con il liberale Giolitti, il Partito liberale italiano con l'ex presidente del Partito liberale Luigi Einaudi, il Partito liberale italiano con il suo attuale presidente onorevole Martino e, infine, l'onorevole Martino del 1962 con l'onorevole Martino del 1947!

FERIOLI. Ma che cosa ha a che fare questo con l'attuale situazione?

FANFANI, Presidente del Consiglio dei ministri. Che cosa abbia a che fare lo giudicherà la Camera. Attenda tranquillamente, da buon liberale, il giudizio della democrazia.

FERIOLI. Ella non ha mai cambiato di opinione?

FANFANI, Presidente del Consiglio dei ministri. Io ho cambiato opinione, e anche voi l'avete cambiata. Mi consentirete, però, di riferirmi ai vostri validi argomenti per non cambiare ora opinione sulle regioni (Interruzione del deputato Ferioli). Onorevole Ferioli, usi la stessa calma che noi tutti abbiamo usato in questi nove giorni! Ora vedrà che io giustifico i cambiamenti di opinione.
Dobbiamo rispetto alle contrarie opinioni degli onorevoli Cuttitta e Olindo Preziosi del gruppo monarchico e dell'onorevole Nicosia del gruppo del Movimento sociale, che sempre si pronunciarono contro le regioni. Ma non possiamo assumere come probanti, pur rispettandole, le attuali contrarietà di coloro che furono per noi tutti maestri assai energici nel divulgare fra noi l'ossequio a una rigida dottrina regionalistica. L'asserita loro conversione merita attenta considerazione …

BOZZI. Quanto la conversione dell'onorevole Togliatti!

FANFANI, Presidente del Consiglio dei ministri. Solo che la crederemmo di più se la vedessimo accompagnata dal proposito di riparazione per gli errori che, essi dicono, sono stati compiuti in Sicilia, in Sardegna, nella Valle d 'Aosta e nel Trentino-Alto Adige. Fino a che essi sono fra i primi a sostenere che chi ha avuto ha avuto, e magari non pèrdono occasione per esortarci ad aggiungere qualche altra cosa al già concesso, ci lascino il dubbio che il loro insegnamento regionalistico meriti ancora tutta la considerazione che ad esso riserva la Carta costituzionale.
L'onorevole Malagodi ha domandato se i governanti della Democrazia Cristiana propongano ora cosa che non era prevista nel programma del loro partito per le elezioni del 1958. Ma la buona fede evidente dell'onorevole Malagodi è stata tratta in inganno da qualche informazione errata, dato che in quel programma, approvato dal consiglio nazionale del partito nell'aprile 1958, al punto 2 del capitolo primo, come una recente pubblicazione dell'onorevole Andreotti mi ha consentito rapidamente di accertare, si dice: «Realizzazione delle strutture costituzionali riguardanti … la graduale attuazione dell'ordinamento regionale nel pieno rispetto dell'unitaria integrità dello Stato».

MALAGODI. Con il permesso del signor Presidente, vorrei fare una breve interruzione.

PRESIDENTE. Se è breve, la faccia pure.

MALAGODI. Queste cose, onorevole Fanfani, le sapevo quanto lei. Ma io le ho chiesto un'altra cosa, cioè se la sottocommissione della commissione programmatica della Democrazia Cristiana, sottocommissione presieduta dall'onorevole Scelba e composta da eminenti membri del suo partito, non arrivò unanimemente e per iscritto ad una conclusione negativa. Se è così, la pregherei di comunicare alla Camera quel testo.

FANFANI, Presidente del Consiglio dei ministri. Io mi attendevo questa interruzione, alla quale posso rispondere in maniera precisa. Noi formammo, mi pare, una decina di sottocommissioni nell'ambito della commissione preparatoria del nostro programma per le elezioni del 1958. Ciascuna sottocommissione riferì alla commissione. La commissione elaborò il programma e lo sottopose al consiglio nazionale. Il consiglio nazionale, di cui faceva autorevolmente parte anche allora l'onorevole Scelba con parecchi altri membri della sua sottocommissione, all'unanimità, a metà di aprile del 1958, approvò il programma generale di cui il punto 2, onorevole Malagodi, ho avuto il piacere e l'onore di leggerle (Applausi al centro — Interruzione del deputato Malagodi). Questa. è la storia, onorevole Malagodi!
Del resto, onorevole Malagodi, se non fosse stata vera la storia che io esattamente le ho raccontato, l'onorevole Andreotti, nel suo accuratissimo «prontuario», anzi nella sua «tavola sinottica», avrebbe indicato che quanto ho riferito era il ghiribizzo dell'onorevole Fanfani, segretario politico di allora, e non la decisione del consiglio nazionale del partito, di cui l'onorevole Andreotti, facendone anch'egli autorevolmente parte, poteva essere facile testimone (Commenti).
Per tener fede a questo responsabile impegno (rispondo all'onorevole Bozzi che mi aveva cortesemente domandato notizie in proposito) il Governo precedente sottopose il problema, secondo l'impegno assunto in sede di dichiarazioni programmatiche, all'esame di un'apposita commissione, quella presieduta dal senatore Tupini. Gli atti e gli studi di essa sono già alla stampa ed entro il mese saranno distribuiti a tutti i parlamentari.
Ora, con senso di responsabilità abbiamo detto di voler emendare, se ve ne sarà bisogno, la legge Scelba del 1953 (una delle conclusioni della citata commissione riguarda questo punto) e di voler presentare entro il 31 ottobre 1962 la legge finanziaria e alcune più importanti leggi-quadro, oltre alla legge di trapasso dei funzionari, coordinando con esse il disegno di legge sui comuni e le province e il futuro provvedimento sulla finanza locale. Il 2 marzo scorso dichiarammo poi che le elezioni, sulla base della proposta di legge Reale, da approvarsi entro la presente legislatura, si faranno dopo le elezioni politiche.
Con questi propositi il Governo ha dimostrato di non voler cogliere di sorpresa il Parlamento né il paese, di voler prendere per sé sette mesi per la preparazione di questi importanti testi, di lasciarne altri cinque al Parlamento per esaminarli e, se crederà, approvarli, di non pregiudicare – ha dichiarato l'attuale Governo – con proprie decisioni, ossia con quelle di un governo di fine legislatura, le decisioni del governo che scaturirà dalle elezioni politiche, pur ritenendo che nelle leggi istitutive si possano (e personalmente in base alla tradizione. direi si debbano) indicare i termini entro i quali il governo postelettorale indirà le elezioni per le nuove regioni.
Particolari problemi sono stati sollevati per la regione Friuli-Venezia Giulia. Citando notevoli opposizioni del 1947 (che riconosco, onorevole De Michieli Vitturi), si è creduto di smentire la mia asserzione circa l'attuale favore delle popolazioni per l'istituzione di detta regione; ma negli archivi della Presidenza del Consiglio (cerco sempre, quando posso, di documentarmi) figurano, dal 1959 ad oggi, solo tre documenti di opposizione, pervenuti: uno, da parte di un autorevole collega; uno, da parte di un consorzio di bonifica; e uno da parte di una unione di agricoltori; mentre sono almeno novanta i documenti a favore dell'istituzione della regione fatti pervenire da membri della Camera e del Senato, da amministrazioni delle tre province, da molti comuni, a cominciare da quelli dei capoluoghi, da diversi partiti, da organizzazioni varie della produzione e del lavoro. Né posso dimenticare che nel 1956, durante le elezioni amministrative, e nel 1958, durante le elezioni politiche, il partito che nella zona allora, come oggi aveva la maggioranza ora assoluta e ora relativa, ossia la Democrazia Cristiana (e non solo tale partito) assunse nel suo programma l'istituzione della regione, ottenendo anche per questo, come ha detto l'onorevole Schiratti, una significativa affermazione.

BELTRAME. In quel programma vi eravate impegnati a rispettare un termine di cinque anni.

FANFANI, Presidente del Consiglio dei ministri. Siamo in ritardo, è vero. Ora, ella ci rimprovera se riprendiamo la corsa?
Restano altri problemi di ordine interno ed internazionale. Li hanno qui esposti gli onorevoli Schiratti, Gefter Wondrich, de Michieli Vitturi e Bozzi. Riconosco le difficoltà, che, del resto, sino ad ora non hanno fatto trovare alla Commissione un accordo sulle quattro diverse proposte di Statuto. Ma queste difficoltà impongono al Governo quella rimeditazione alla quale ho assicurato di prendere parte attiva, per arrivare ad un testo che rispecchi la Costituzione, soddisfi i voti delle popolazioni, promuova l'ulteriore sviluppo della regione, senza recare il benché minimo pregiudizio agli alti e nobili interessi che l'Italia intera ha in quella particolare zona di confine anche per effetto del memorandum d'intesa.
Ringrazio chi si è appellato al mio patriottismo (l'onorevole de Michieli Vitturil: ma soprattutto in questo che da tanto vicino tocca la vita delle nostre care popolazioni triestine, goriziane e friulane, non solo il Presidente del Consiglio, ma tutto il Governo procederà con patriottismo, nel rispetto della Costituzione, e con vigile senso di chi sente la responsabilità di essere tra i custodi della integrità e della sicurezza della nostra patria.
All'onorevole Caveri comunico che le modificazioni alla legge elettorale per la Valle d'Aosta, approvate dalla Camera un anno fa, saranno appoggiate dal Governo in occasione dell'auspicato, sollecito e definitivo esame da parte del Senato. Quanto al progetto per la zona franca, il Governo sta procedendo al necessario confronto tra il progetto di legge del Ministero delle finanze e quello inviato dalla giunta regionale, per giungere finalmente alla definizione del problema.
Per l'Alto Adige, a quanto detto devo aggiungere che il Governo ha inoltrato nei giorni scorsi una nuova protesta a Vienna per talune affermazioni di un membro del governo austriaco. Insisteremo nel dire pacatamente, ma fermamente, che occorre abbandonare metodi polemici e avvaloramenti di cose infondate, che, oltre tutto, ci offendono, se si vuole veramente vivere da buoni vicini e così favorire, nel quadro dell'accordo De Gasperi-Gruber, la soluzione dei problemi ora all'esame della commissione presieduta dall'onorevole Paolo Rossi.
Sulle misure – almeno sulle misure in generale – per la scuola, i propositi del Governo non hanno avuto che consensi. L'onorevole Malagodi ci ha incoraggiati a spendere di più. La cosa, onorevole Malagodi, ci ha fatto un grande piacere; soprattutto ha fatto grande piacere a me che ricordavo le parole che ella in quest'aula, il 16 luglio 1958, ci indirizzava: invitava me, che proponevo il piano della scuola, ad attenermi ad un programma più modesto (cito dai resoconti stenografici). Onorevole Malagodi, immagino perché ella si sia alzato: per dirmi che quel - l'invito riguardava tutto il programma (Interruzione del deputato Malagodi).

PRESIDENTE. La prego, onorevole Malagodi: avrà occasione di esprimere il suo pensiero in sede di dichiarazione di voto.

FANFANI, Presidente del Consiglio dei ministri. Ad ogni modo, onorevole Malagodi, la invito a consultare la pagina precisa che riproduce un dialogo tra lei e me a questo riguardo e vedrà che ciò contribuirà a rendere più chiaro il mio pensiero.
Ella, onorevole Malagodi, proprio su questo punto – credo nel contesto di tutto quel programma – invitò ad un programma più modesto e aggiunse di non saper bene (si riferiva alla scuola) da dove potessero venire mai queste centinaia di miliardi. Una volta tanto sono molto lieto di constatare che adesso, invece, ella ci invita a procedere spediti. Faremo tesoro di questo suo autorevole e prezioso incoraggiamento (Interruzione del deputato Malagodi). Volevo dire che ora ella è diventato coraggioso; ella dice invece che continua ad essere prudente!
Sono intervenuti su questo stesso problema gli onorevoli Saragat e Orlandi, ed io devo ringraziarli della grande, accalorata attenzione da essi prestata ai problemi della scuola. Essa ci incoraggia a fare quanto proposto e tutto quello che la situazione ci potrà consentire di fare in più per accelerare, sul terreno della scuola, la posa di solide e indistruttibili fondamenta per la democrazia italiana.
Per gli insegnanti, l'onorevole Nenni ha chiesto che siano approvati gli stati giuridici. Essi sono davanti al Parlamento; ne è stato già iniziato, nei mesi scorsi, l'esame; ne solleciteremo l'approvazione, inclusiva – si capisce – del riconoscimento per i maestri della posizione di impiegati civili.
L'annuncio del proposito di una programmazione economica, di cui sono stati enunciati gli obiettivi, gli strumenti e le modalità, ha suscitato consensi ed anche critiche. Hanno consentito, in generale, gli onorevoli Saragat, Reale, Moro e Nenni; l'onorevole Foschini ha plaudito all'inclusione, tra i massimi obiettivi orientatori di esso, dello sviluppo del Mezzogiorno; l'onorevole Servello ha ammonito ad attenersi al modello francese, e l'onorevole Napolitano, del gruppo comunista, ha espresso il timore che il Governo voglia programmare lo sviluppo economico per aiutare gli industriali a risolvere i loro problemi; mentre l'onorevole Malagodi ha definito la nuova programmazione «volontariamente obbligatoria», condannandola, per coerenza, a nome del Partito liberale.
Chi ricorda i disastri del 1929 e quali opere di prevenzione di essi hanno svolto gli interventi sempre più programmati di questo dopoguerra ovunque, non può dare corpo alle condanne che partono da vecchi teoremi non sufficientemente aggiornati con successive e pur valide esperienze. Errarono i profeti del liberismo assoluto, come errano oggi i fautori della pianificazione rigida; e perfino tra la programmazione «volontariamente obbligatoria» temuta dall'onorevole Malagodi e la programmazione puramente indicativa di cui già facemmo esperienza alla luce del pur benemerito schema di sviluppo Vanoni, vi sono posizioni intermedie: del tipo di quelle avvenute in Francia, per riandare al 1945; di un altro tipo le assunse, tre giorni fa, il governo conservatore della Gran Bretagna facendo insediare da Selwyn Lloyd il consiglio nazionale per lo sviluppo economico. Tra queste due ed altre posizioni assunte da paesi democratici, si inserirà la nostra esperienza, che non ha nulla da chiedere alle esperienze dei paesi comunisti e non ha colpi da infliggere all'iniziativa privata, ma ha tanti squilibri da colmare e da prevenire – settoriali, zonali e umani – come già ho avuto occasione di dire, ricorrendo all'iniziativa privata e a quella pubblica, coordinando interventi già decisi e riassumendone, compiendo scelte entro i limiti dei mezzi disponibili, per conservare e migliorare l'equilibrio del sistema, accrescerne il reddito, il grado di occupazione e l'armonico sviluppo.
L'onorevole Pedini ha ricordato ai futuri programmatori che la realtà della Comunità economica europea imporrà di inquadrare permanentemente, con opportuno coordinamento, ogni nostro programma, non solo economico, ma anche sociale e perfino scolastico, nelle previsioni degli sviluppi della società europea alla quale noi apparteniamo. Tanto saggio avvertimento merita il più cordiale benvenuto non volendosi, evidentemente, con la programmazione interna creare attriti ed ostacoli ad ogni proficuo inserimento nella Comunità che abbiamo promosso, onorevole Segni, e che ci proponiamo di sviluppare (Interruzione del deputato Lucifero).
Anche l'onorevole Gaetano Martino ha dato il suo importante contributo. L'onorevole Segni era allora Presidente del Consiglio dei ministri: per questo ho ricordato il suo nome. Avrò modo tra breve di ricordare anche l'opera benemerita dell'onorevole Gaetano Martino. Onorevole Lucifero, mi sembra di aver rispettato tutti i canoni del protocollo!
Nell'ambito interno, invece, ci siamo impegnati nella formulazione definitiva, onorevole Pastore, del disegno di legge sul piano di rinascita della Sardegna e nella soluzione dei problemi di attuazione che ne conseguono e a tenere presenti gli indirizzi che guideranno il Governo nell'apprestamento degli strumenti per la programmazione generale in connessione con gli strumenti della programmazione regionale.
Il primo settore al cui equilibrato sviluppo il Governo ha pensato si debba provvedere è quello dell'agricoltura e abbiamo proposto interventi per modificarne le strutture, per estendervi la previdenza, per ridurre gli oneri. A questi ultimi due interventi, quello delle forme previdenziali e quello della riduzione degli oneri, non abbiamo avuto grosse obiezioni, anzi abbiamo ricevuto notevoli incoraggiamenti da parte di quasi tutti coloro che ne hanno parlato.
Sul primo intervento, quello sulle strutture, invece, il dialogo si è incrociato. I propositi del Governo, come era naturale e si è verificato, sono stati incoraggiati dai tre partiti della coalizione. Li hanno definiti diretti a distruggere l'impresa privata in agricoltura gli oratori liberali e alcuni oratori di destra; li ha minimizzati l'onorevole Romagnoli per i comunisti, pronto anche in questa occasione – me lo consenta l'onorevole Romagnoli – a piangere sulla grama sorte dell'agricoltura italiana, dimenticando di associarsi almeno alle lacrime che Kruscev sta versando sulla sorte ancora più grama dell'agricoltura sovietica.
L'attenzione dell'onorevole Nenni, dopo essersi soffermata sui conti degli ammassi (che però, onorevole Nenni, il Governo regolarmente, dal 1952, presenta ogni anno in Parlamento: per il 1961 ne è in corso la presentazione), si è particolarmente diretta agli enti di sviluppo, chiedendo notizie sui compiti di essi specie in ordine alla trasformazione fondiaria.
A questo proposito, debbo ricordare che con l'articolo 32 del «piano verde», approvato dalla Camera e dal Senato e già legge, il Governo è stato delegato ad integrare e modificare entro il 25 giugno 1962 le norme dell'Opera Sila, quelle dell'ente delle tre Venezie e degli enti vari di riforma, i cui comprensori, come loro certamente ricordano, riguardano le tre Venezie, l'Emilia, la Toscana, il Lazio, gli Abruzzi e Molise, la Campania, le Puglie, la Lucania, la Calabria, la Sardegna e la Sicilia, con la facoltà di allargare i comprensori di azione (ecco le mie dichiarazioni programmatiche). In tal modo si può facilmente supporre che tutte le zone interessate delle regioni predette possano venire coperte dagli enti citati. In base alla delega, i detti enti, in zone da delimitarsi dal Ministero dell'agricoltura, ove non siano già comprese nei piani dei consorzi, possono esercitare attività permesse agli stessi consorzi della legge sulla bonifica del 1933 e, quindi, possono esercitare la facoltà di esproprio per l'esecuzione di opere di bonifica o per inadempienze dei privati agli obblighi derivanti dai piani di trasformazione; sempre per delega gli enti di sviluppo possono essere autorizzati alla ricomposizione fondiaria, in base alle disposizioni della legge del 1933, che agli articoli 22 e seguenti prevede la formazione e l'approvazione di piani di sistemazione e di riordinamento cori conseguente trasferimento coattivo di proprietà dei terreni inclusi nel piano.
Ma prima che agli enti di sviluppo, il Governo si è riferito ad una legge che incoraggi il trapasso dalle vecchie forme contrattuali alla conduzione diretta. Si sono preannunciati mutui quarantennali a un tasso non superiore al 3 per cento. È nei propositi del Governo fare assumere a questo intervento dimensioni tali da promuovere seriamente e rapidamente la sostituzione alla mezzadria e al piccolo affitto della proprietà coltivatrice. Il ricorso al sistema degli incentivi esclude evidentemente il metodo dell'antagonistico sistema degli espropri. È nell'intento del Governo frenare naturalmente la speculazione sui terreni, impedire la formazione di proprietà non redditizie, incoraggiare le vendite; mentre per le terre abbandonate dell'alta collina e della montagna si confermano i divisamenti già annunciati, comprensivi degli incoraggiamenti a province e comuni per l'utilizzazione di dette terre secondo le modalità già suggerite, onorevole Romagnoli, proprio da chi parla, ad uno dei relatori della conferenza agricola nazionale.
Alcuni colleghi hanno chiesto aggiunte alle dichiarazioni fatte il 2 corrente sulla questione dell'energia elettrica. Nei termini annunciati nell'esposizione programmatica, il Governo si è riservato di decidere entro tre mesi dal voto di fiducia. Questa riserva è seria, e non può essere sciolta fino a che il Governo, compiuti gli accertamenti necessari e preso atto di quanto in quest'aula hanno dichiarato i partiti che lo esprimono e lo sostengono, avrà preso la decisione da sottoporre al Parlamento, rispettando, in caso di nazionalizzazione, l'articolo 43 della Costituzione e gli impegni già enunciati per i diritti degli azionisti e l'autonomia finanziaria dell'eventuale ente.
Il proposito governativo di riformare le società per azioni è stato apprezzato, e siamo stati invitati a presentare la legge antimonopolio. L'invito è certo dovuto a una svista, onorevole Nenni. La legge è già davanti al Parlamento e il Governo conferma di impegnarsi a coordinare l'attuale formulazione sia con le risultanze della Commissione di inchiesta sui monopoli, sia con le disposizioni del preannunciato disegno di legge sulla riforma delle società per azioni.
Da alcuni si è tornati sul problema ferroviario. La nuova recente disgrazia, benché avvenuta malauguratamente in un tratto dove proprio erano in corso lavori di ammodernamento, ci invita a reiterare le nostre condoglianze e il nostro cordoglio alle famiglie, ma ammonisce, al tempo stesso, che il problema è grave e che aveva avuto ragione il Governo precedente, a seguito di serie indagini, onorevole Pella e onorevole Spataro, a promuovere un ampio programma. Torno a ripetere il cordiale invito a iniziarne subito la discussione e a concluderla rapidamente. Entro i limiti delle possibilità e nel quadro dei voti della Commissione finanze e tesoro per gli impegni ultraquinquennali, il Governo seconderà il Parlamento affinché a problemi gravi siano date soluzioni adeguate per il prossimo quinquennio e, nelle forme possibili, anche per i successivi.
I provvedimenti annunciati – ed in particolare quello urbanistico e quelle delle connesse nuove misure sulla aree – hanno sollecitato la richiesta che essi siano approvati entro la presente legislatura. Ma quale altra speranza può avere un Governo, se non questa? Quindi, non solo si aderisce alla richiesta, ma la si trasforma in un invito ai gruppi di maggioranza di questo e dell'altro ramo del Parlamento a coordinare i propri sforzi in vista del raggiungimento di un obiettivo tanto ragionevole e tanto salutare.
Ai nostri accenni di politica sociale hanno dedicato particolare attenzione gli onorevoli Orlandi, Saragat, Storti e Nenni: il primo dei quali per segnalare i vuoti e le disarmonie del sistema previdenziale, al cui riordinamento non sarebbero più sufficienti i suggerimenti avanzati nel 1949 dalla commissione costituita dall'allora ministro del lavoro D'Aragona. L'onorevole Saragat ha incoraggiato i nostri propositi, specie in materia di politica sanitaria, ed ha invitato ad estendere lo svolgimento di quella politica anche al settore dei medicinali. L'onorevole Storti ha invitato a dare maggiore importanza alla partecipazione spontanea, libera ed autonoma dei sindacati alla politica che siamo andati enunciando. L'onorevole Nenni, lodando il proposto incontro del Governo con le associazioni sindacali, dà gli accoglibili suggerimenti di affrontare in esso, in particolare, il problema per la formulazione di uno statuto dei lavoratori nelle aziende, quello della revisione del collocamento, quello dell'addestramento professionale e quello, infine, dell'attuazione dell'articolo 39 della Costituzione. Il Governo non ha che da riconfermare i suoi intenti, integrandoli con i costruttivi suggerimenti che sono pervenuti da parte dei ricordati onorevoli interlocutori.
Per i minimi di pensione della previdenza sociale, sono stati apprezzati i propositi espressi dal Governo. Ci si è chiesto di indicare la cifra del previsto aumento. Prego gli onorevoli colleghi di lasciare che questa indicazione scaturisca da una delle prossime riunioni del Consiglio dei ministri, rispettando così la competenza collegiale di un organo che sarà debitamente incoraggiato dal suo Presidente a prendere decisioni degne dell'orientamento che abbiamo assunto.
E così succintamente ho chiarito alcune questioni sul programma amministrativo, scolastico, economico-sociale, sollevate da vari oratori.

NAPOLITANO GIORGIO. Non ha parlato della legge sulle commissioni interne.

FANFANI, Presidente del Consiglio dei ministri. Il relativo disegno di legge è già stato presentato al Parlamento. Se mi metto a citare tutte le cose passate e presenti e, per soddisfare tutti, aggiungo le future, termineremo questo dibattito per la fine della legislatura!
Mi resta da intrattenervi, invece, su un'altra questione particolare. Gli onorevoli Bozzi, De Marzio, Malagodi e Togliatti ci hanno sfidato a provare la validità delle nostre scelte, facendo celebrare le elezioni nei comuni e nelle province le cui amministrazioni o si sono dimesse o sono state sciolte o si devono costituire per il sorgere e la formazione di nuovi comuni.
Devo cominciare con il ridimensionare le speranze degli oppositori, ricordando che due sole sono le province in tale condizione: Foggia e Massa Carrara; e 74 sono i comuni, di cui quattro capoluoghi di provincia: Bari, Napoli, Pisa e Ravenna, oltre Roma, la capitale.

MAGNO. Vi è anche Foggia. Il suo elenco non è completo.

FANFANI, Presidente del Consiglio dei ministri. Sì, sono cinque: vi è anche il comune di Foggia.
Aggiungo che il Governo non può apprezzare il tentativo, già messo in opera qui dentro, di distorcere il significato delle richieste elezioni, trasformandole da amministrative in politiche e addirittura in appello contro le decisioni politiche che il Parlamento sta per prendere. Tuttavia, avverto che, non appena ricevuta la fiducia, il Governo esaminerà la situazione e addiverrà a decisioni non in contraddizione con il programma che abbiamo esposto.

ADAMOLI. E con la legge!

FANFANI, Presidente del Consiglio dei ministri. Abbiamo formulato un programma che non prescinde certo dall'ossequio alla Costituzione e alla legge (Interruzione del deputato Michelini).
Mi volete lasciare il piacere di farvi una sorpresa? Poi verranno nel 1963 - vede che non abbiamo paura di dirlo! - le elezioni politiche. Non le temiamo, onorevole Michelini. Sviluppando la neonata collaborazione, esse non si svolgeranno più all'insegna di un temuto capovolgimento dell'ordinamento democratico; proporranno agli elettori la convalida dell'iniziata esperienza e l'incoraggiamento del suo naturale sviluppo; compenseranno, queste elezioni, i bistrattati pionieri di oggi di tante amarezze; daranno all'onorevole Palazzolo - che ha previsto lavoro per un decennio - la soddisfazione di avere per la prima volta azzeccato una profezia (ha detto che non ne azzecca mai), e all'onorevole Gaetano Martino daranno la soddisfazione di veder accolta la sua preghiera a Dio di salvare l'attuale Presidente del Consiglio e, insieme con esso, tutta la nazione italiana.
Il grande cavallo di battaglia dei nostri oppositori è stato quello della politica estera. I partiti che formano il Governo hanno espresso pieno apprezzamento sulla linea di politica estera da me tracciata. Sui suoi enunciati atlantici lo stesso onorevole Gaetano Martino ha detto di non potermi rivolgere appunti, e lo ringrazio. All'onorevole Martino si è associato l'onorevole Pedini nell'esprimere replicate lodi al nostro proposito di continuare a svolgere la caratteristica politica europeistica.
Ma, quando l'onorevole Nenni ha detto di non trovare nei nostri enunciati di politica estera molte novità, pur apprezzando - e qui è nato il dissenso nell'aula - alcune nostre posizioni, la polemica si è accesa e l 'opposizione di destra - non paga delle aspre critiche che ci aveva rivolto l'onorevole Togliatti, che dovrebbero essere decisive per quanti dubitano della validità della nostra politica - è mossa all'attacco. L'onorevole Nicosia, del Movimento sociale, ci ha accusato di voler disintegrare l'alleanza atlantica, trasformando questo Governo in una bomba atomica. E l'onorevole Gaetano Martino, non potendo attribuire queste intenzioni al Governo, le ha prospettate come il definitivo frutto dell'incontro tra i partiti della coalizione e il partito socialista italiano, la cui linea di politica estera non coinciderebbe con quella esposta e sostenuta dal Governo.
Temendo, anzi, già i primi effetti di questo incontro, l'onorevole Martino ha rivolto al Governo due domande. Ha chiesto: è vero che il rappresentante italiano in seno alla N.A.T.O. ha domandato che siano tolte le basi missilistiche in territorio italiano? (E qualche giornale ha aggiunto: per accogliere una richiesta – che io non ho ricevuto – dell'onorevole Nenni); è vero che l'Italia si oppone all'armamento atomico della N.A.T.O.?
Io allargai le braccia perché di questi due argomenti per la prima volta sentivo parlare. Poi, ho interpellato il ministro degli affari esteri onorevole Segni e il ministro della difesa onorevole Andreotti e sulla base delle loro risposte scritte (quindi non vi è possibilità di fraintendimento fra noi) …

MICHELINI. Fidarsi è bene …

FANFANI, Presidente del Consiglio dei ministri. Non è per non fidarsi: la materia è troppo delicata per correre il rischio che gli orecchi sentano male. Posso, dunque, comunicare alla Camera che nessuna iniziativa è stata presa dal nostro rappresentante presso la N.A.T.O. per provocare una diversa dislocazione delle basi missilistiche.

ADAMOLI. Complimenti!

FANFANI, Presidente del Consiglio dei ministri. Complimenti o no, ci è stata rivolta una domanda ed io ho risposto. Del resto , voi comunisti, i complimenti fateli al signor Kruscev per il dislocamento delle basi russe! (Proteste all'estrema sinistra).
Posso, in secondo luogo, comunicare che l'Italia si è manifestata favorevole benché ancora la discussione non sia stata conclusa, alla costituzione di una forza nucleare N.A.T.O. …

Una voce a sinistra. Tedesca!

FANFANI, Presidente del Consiglio dei ministri. … perché tende a sostituire un sistema di responsabilità collegiale al sistema attuale di monopolio esclusivo di un solo Stato, secondo le proposte Herter e Rusk.
Tutti coloro che ci chiedono iniziativa e presenza dovranno apprezzare questo nostro atteggiamento.
Comunque, ho già detto il 2 corrente, e ripeto, che l'Italia fu e rimane pienamente fedele ai suoi impegni politici e militari in seno all'alleanza, pur impegnandosi a ricercare con i suoi alleati le vie della pace (Commenti all'estrema sinistra). Prego coloro che approvano questa linea di non indebolirla con dubbi avventati, né con domande scettiche, né con interrogativi retorici. Abbiamo una sola parola (lo dico a nome del Governo), l'abbiamo data e credo che questo dovrebbe bastare per tutti. La situazione internazionale è difficile e ripeterò, con l'onorevole Saragat, che dobbiamo impedirne il deterioramento, confermando la nostra fedeltà all'alleanza, che ci dà sicurezza e lavorando per la distensione internazionale negli organismi cui apparteniamo, senza farci arrestare da alcuna difficoltà per esplorare e percorrere fino in fondo le vie della pace (Applausi al centro).

BOLDRINI. Con i missili e l'armamento della N.A.T.O.?

FANFANI, Presidente del Consiglio dei ministri. Non meno nutrito è stato il dialogo a proposito dei nostri enunciati di politica interna. Si è trovato fermo l'impegno a difendere lo Stato da qualsiasi assalto, si è trovata ragionevole la sfida democratica al comunismo, per ridurre le suggestioni, contrapponendo alle sue critiche la realtà delle nuove realizzazioni democratiche.
L'onorevole Togliatti ha detto di accettare questa sfida, ma di volerci sfidare, a sua volta, ad attuare la Costituzione. Meno esperti dell'onorevole Togliatti, i suoi colleghi onorevoli Laura Diaz, Giorgio Napolitano e Romagnoli hanno creduto, o hanno finto di credere, che li avessimo sfidati a chi prima realizzasse il programma comunista e ci hanno suggerito di fare le varie cose che il comunismo suggerisce per la supposta felicità degli italiani. Queste cose noi le respingiamo e intendiamo sostituirle con altre che ci sembrano più confacenti ad un progresso in regime di piena libertà.
Di queste cose che noi proporremo l'onorevole Togliatti non ha escluso, se del caso, l'approvazione del suo gruppo e l'onorevole Bozzi di ciò si è allarmato, dimenticando, però, che questa affermazione comunista – per dirla con parole dell'onorevole Togliatti a noi rivolte – è una vecchia giaculatoria, smentita , con una scusa o con l'altra, puntualmente ogni volta che qui sono state proposte dal Governo o dalla maggioranza riforme di qualche importanza. Cito, fra l'altro, ciò che avvenne sul piano case, sulla riforma agraria, sulla legge per la montagna, sulla previdenza per i coltivatori, sulla Cassa per il mezzogiorno e su altre cose che, per brevità, ometto.
La storia recente smonta, così, anche le critiche che ci hanno rivolto gli onorevoli De Marzio e Gaetano Martino obiettandoci che con il programma sociale non si isola il comunismo, sempre pronto a votarlo. Questi onorevoli colleghi dimenticano che il comunismo non vive di riforme, né si nutre di riformismo, ma prospera solo di opposizione e di massimalismo sulle riforme democratiche. Non può mimetizzarsi, avendo bisogno di critiche esasperate e di critica corrosiva per poter vivere (Commenti all'estrema sinistra).
E quando, abilmente, l'onorevole Togliatti, dichiarando di restare all'opposizione, ha detto che tale posizione si collegava con l'astensione dell'onorevole Nenni, l'onorevole Malagodi – senza tener conto del discorso dell ' onorevole Nenni – ha colto la palla al balzo per dire: ecco come i partiti democratici si son fatti giuocare; credevano di isolare il comunismo e hanno consentito la formazione del «fronte popolare invisibile».
Se l'onorevole Malagodi si fosse accorto che questa volta al salto della quaglia si era sostituita l'avanzata del gambero, avrebbe evitato, per ragioni tattiche, di trovarsi associato al Partito comunista italiano nello sminuire il significato di quanto sta avvenendo sulla scena della politica italiana!
L'onorevole Nenni al collegamento si sottrae quando responsabilmente esserisce, come ha asserito, che egli, quali interlocutori nella sua nuova politica, ha finalmente trovato i tre partiti della coalizione governativa. Questa è la novità della scena politica italiana; è una tormentata novità per il Partito socialista italiano; è una ben accolta novità per i tre partiti di maggioranza; è una novità da mascherare, quindi spiacevole, per il Partito comunista italiano, come ha fatto comprendere la teoria del «collegamento» ora avanzata; è una novità prematura per il Partito liberale italiano, come ha francamente detto l'onorevole Malagodi, che da tempo, in fondo, la desiderava, ma che così presto non se l'aspettava. Dobbiamo riconoscere che è una novità cui tutti hanno annesso grande importanza per l'avvenire del popolo italiano (Commenti a destra).
L'onorevole Nenni, precisando gli impegni che il Partito socialista assume con la motivata astensione, ha affermato che da essi potrebbe scioglierlo solo il Governo qualora non osservasse i temi ed i tempi enunziati nel programma. Gli onorevoli Moro, Saragat e Reale, prendendo atto di ciò per conto della Democrazia Cristiana, del Partito socialdemocratico, del Partito repubblicano, hanno detto che sarebbe da irresponsabili interrompere il processo di autonomia del Partito socialista italiano.
Il Governo, che dai tre partiti è formato, condivide l'apprezzamento di essi. Chi vi parla credette nella possibilità di questo evento da tempo. Ora che esso si è iniziato a prodursi, sente la responsabilità ed il dovere di farlo realizzare, svolgendo il programma enunziato, giacché è convinto che è questa la principale condizione affinché il processo diventi irreversibile e veramente si allarghi oggi nel vertice parlamentare e, domani, nella base elettorale della democrazia italiana.
Le forze politiche hanno aperto una nuova prospettiva democratica in Italia; il Governo sente la responsabilità di renderla concreta. Spetta a noi costruire la strada che invogli le forze politiche a percorrerla per lungo tratto e per lungo tempo. Il compito è grave e deve essere adempiuto senza che il paese corra pericoli, mentre gli spiriti si tormentano, i partiti interloquiscono, i cittadini riflettono, gli elettori si orientano. Questo compito sarà svolto sconvolgendo i calcoli di chi immagina colpi di scena, spiacevoli sorprese, nuove crisi seguite da fatale involuzione.
Il dibattito parlamentare ha rigorosamente posto in luce il carattere politico del Governo, sotto i profili della sua struttura e del suo programma. I partiti che lo esprimono hanno detto quale missione gli affidano, perché l'Italia progredisca secondo giustizia nella libertà, in sicurezza ed in pace, perché i sostenitori della democrazia in Parlamento e nel paese crescano di numero e di decisione. Ora tocca a noi governare, tocca a noi rinnovare fedeltà a tutti i nostri propositi e chiedere la vostra fiducia per l'attuazione di essi.
Ripeto quindi il mio invito finale di otto giorni or sono: concedetemi la richiesta fiducia e di essa faremo leva per garantire nuovo libero progresso alla nostra Italia e sicura pace a tutte le nazioni (Vivissimi applausi al centro e a sinistra — Moltissime congratulazioni).

On. Amintore Fanfani
Camera dei Deputati
Roma, 10 marzo 1962

(fonte: Camera dei Deputati - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di sabato 10 marzo 1962)


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