LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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I° GOVERNO MORO: REPLICA DI ALDO MORO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
(Roma, 17 dicembre 1963)

Dopo alcuni anni di gestazione e di preparazione, e dopo il governo cosiddetto "balneare" presieduto da Giovanni Leone, il Presidente della Repubblica Antonio Segni assegna ad Aldo Moro l'incarico di costituire il nuovo governo. Il 4 dicembre 1963 si costituisce il primo governo organico di centro-sinistra, tra DC, PSI, PSDI e PRI. Nenni è Vice Presidente del Consiglio.
Il 12 dicembre il Presidente del Consiglio Moro presenta il nuovo governo alla Camera dei Deputati. Il 17, replica agli intervenuti nel dibattito.
La Camera procede poi ad accordare la fiducia al governo Moro.

* * *

MORO, Presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio vivamente gli oratori intervenuti nel dibattito serrato ma sereno e in tutto degno, per il suo livello ed il suo tono, di questa Assemblea e dell'importante e delicato momento politico che il paese attraversa. È appunto alle esigenze e difficoltà che questo momento presenta, che questo Governo si sforza di corrispondere e, ritengo, possa in effetti corrispondere, pur essendo evidenti gli ostacoli di ogni ordine che esso dovrà affrontare e superare.
Il vostro dibattito, onorevoli colleghi, è stato appunto rivolto a mettere in luce le caratteristiche, le ragioni di crisi, i problemi della situazione politica italiana, per misurare, secondo diversi criteri di giudizio, l'idoneità del mezzo posto in opera, attraverso la costituzione del Governo, per rispondere a queste esigenze e risolvere, mediante una determinata collaborazione politica ed un significativo programma, i problemi che urgono in Italia in questo momento storico.
Voi avete rifatto insomma il cammino che noi abbiamo percorso, quando abbiamo giudicato la situazione e concordato gli strumenti politici e programmatici atti a fronteggiarla. È naturale che questo esame comporti giudizi diversi, i quali danno luogo a consenso o a dissenso per questo Governo. Ma tutte le cose dette qui sono state utili per noi, contribuendo a lumeggiare, anche se su un piano politico e dal punto di vista, sempre rigido, dell'opposizione, aspetti della situazione e problemi particolari, sui quali dovrà essere portata l'attenzione del Governo, certo secondo la sua organica e responsabile visione delle cose, ma con la conoscenza doverosa di punti di vista diversi, significativi nella dialettica democratica. Ringrazio dunque i rappresentanti dei gruppi di maggioranza onorevoli Scaglia, De Martino, Zagari, Tanassi, Orlandi e La Malfa, che hanno condiviso e approfondito, con spunti di grande interesse, la nostra valutazione politica e programmatica e hanno portato il loro consenso al Governo che, nella difficoltà e nella novità della sua azione, ha bisogno nella maggior misura possibile di comprensione, di appoggio, e, se possibile, di una calda umana solidarietà. Ringrazio pure i gruppi di opposizione per il contributo che ci hanno dato, pur nel loro dissenso, e del rispetto che hanno voluto manifestare con i loro interventi ed i modi dei loro interventi. Innanzitutto vorrei dissipare la preoccupazione, che mi è parsa affiorare in qualche intervento dell'opposizione, a sinistra come a destra, che in questa formazione governativa e in questo programma vi sia qualche venatura autoritaria, qualche pericolosa tendenza ad accentuare le iniziative ed i poteri dell'esecutivo anche nei confronti del Parlamento. Ebbene, non c'è nulla nel programma da me enunciato a nome dell'intero Governo che possa far pensare ad una qualsiasi alterazione dell'ordine costituzionale per quanto riguarda la posizione del Governo e le sue prerogative. Io ho preannunciato la presentazione di un disegno di legge per ordinare, in attuazione e nello spirito della Costituzione, la Presidenza del Consiglio ed i ministeri, con l'intento di rendere possibile l'azione di coordinamento che la Costituzione attribuisce appunto al Presidente del Consiglio e che del resto condiziona in modo del tutto evidente quella organicità dell'azione politica ed amministrativa che viene richiesta da ogni parte in aderenza alle esigenze dell'intenso sviluppo economico, sociale e politico che caratterizza la società italiana di oggi. E ho aggiunto, nel rendere deferente e doveroso omaggio al Parlamento, che il Governo sarebbe stato in ogni momento pronto e secondarne e facilitarne l'assolvimento dell'altissima funzione. Questo riconoscimento non tocca naturalmente, appunto nel retto ordine costituzionale, le prerogative ed i compiti propri del Governo, il quale intende esercitarli pienamente assumendo tutte le sue responsabilità.
Il rilievo poi circa la mancata consultazione dei gruppi parlamentari anche dell'opposizione, prima di procedere alla costituzione del Governo, non mi sembra giustificato, avendo io operato sulla base di un chiarimento di orientamenti politici, di accertate prospettive di convergenza o di divergenza, verificate nella prima fase, e costituzionalmente rilevante, della crisi. Per quanto riguarda la entità numerica della compagine governativa, debbo notare che essa non si discosta da quella tradizionale e che a tutti i ministri sono conferite significative funzioni politiche e amministrative. Per quanto riguarda poi i sottosegretariati, il loro numero è adeguato al numero dei ministeri, avendo anche presente la necessità di una continua presenza dei rappresentanti del Governo nelle due Camere sia per l'attività di Assemblea sia soprattutto per il rilevante lavoro delle Commissioni in sede referente e legislativa. Alcune attribuzioni di competenze specifiche a ministri senza portafoglio riflettono esigenze evidenti della pubblica amministrazione e sono preludio a nuovi possibili assestamenti della organizzazione dello Stato. Per la serietà che deve caratterizzare il Governo e per il prestigio che esso deve avere desidero dichiarare che, quali che fossero le opportunità politiche, delle quali sarebbe impossibile negare l'esistenza, mai ad esse sono state piegate la composizione e la struttura del Ministero in contrasto con le ragioni funzionali che in modo preminente devono presiedere a siffatte scelte. Ed aggiungerò che, in questo spirito, io garantisco che il Governo opererà, pur nella feconda dialettica delle opinioni e delle differenziate posizioni politiche dei gruppi, con spirito unitario nell'assunzione di tutte le responsabilità che su di esso ricadono a norma della Costituzione.
Un forte attacco alla politica del Governo è venuto da parte comunista sia su di un piano generale sia con riferimento ai punti più significativi del suo programma.
Il Governo da me presieduto sarebbe per l'onorevole Togliatti un modo tardivo e inadeguato di rispondere alla indicazione elettorale del 28 aprile scorso. Di fronte alla svolta a sinistra postulata da quella decisione elettorale, il Governo rappresenterebbe un momento di arresto ed anzi un principio di involuzione. Esso significherebbe la cristallizzazione di un troppo timido e incerto sviluppo programmatico, la quale avrebbe praticamente neutralizzato una incipiente e appena accennata volontà rinnovatrice fattasi avanti nel paese a partire dal 1960. Così si svaluta la volontà di programmare lo sviluppo dell'economia italiana a fini di giustizia, come se fosse viziata dalla preoccupazione di servire, invece che gli interessi della collettività, quelli dei gruppi monopolistici privati. Essa anzi verrebbe dilazionata con il pretesto di una congiuntura da dominare, in pratica limitandosi ad un ammodernamento che non tocchi le strutture, che non rinnovi profondamente nella realtà economica e sociale. Un amalgama insomma di velleitarismo e di ambiguità con il solo intento di guadagnare tempo, in un vano tentativo di divisione del mondo operaio, sulla via della inevitabile svolta a sinistra che dovrà coinvolgere il mondo socialista e il mondo cattolico. Intanto si richiamano polemicamente i capisaldi della politica estera del Governo, contestando che esista una politica atlantica veramente definita ed invocando, se non è possibile la neutralità; almeno serie ed autonome azioni distensive e prendendo posizione contro l'armamento multilaterale e per le zone di disimpegno, il patto di non aggressione, il riconoscimento della Repubblica popolare cinese e della Germania orientale.
Il programma poi, nei suoi punti più significativi, viene svalutato da parte comunista con la tendenza ad interpretarlo, contro la sua evidente e significativa incisività, in termini moderati e di pratica collusione con interessi di parte. Io non desidero entrare, in questa sede, in un dibattito politico che riguarda i partiti e le loro reciproche posizioni. Per quanto propriamente tocca il Governo, al di là delle accuse di insufficienza, di fragilità, d'interne contraddizioni, basterà rilevare che la collaborazione delle forze politiche la quale ha dato vita al presente Governo rappresenta un fatto nuovo ed importante nella vita politica italiana e, nel complesso delle sue componenti, nella volontà politica che lo sorregge, negli impegni programmatici con i quali si caratterizza, significa la forma più avanzata ed insieme più equilibrata e sicura nella quale si può configurare oggi la guida della comunità nazionale. Nessuno può disconoscere l'enorme importanza dei problemi che sono aperti in Italia e come essi, espressione di nuovo equilibrio che deve faticosamente stabilirsi ad un più alto livello umano e .sociale, richiedano l'intervento di forze politiche vigorosamente impegnate in una azione efficace di rinnovamento e di progresso. La storia tormentata di questi anni è la testimonianza di una siffatta novità che si sviluppa e chiede il sostegno di una ferma ed operosa iniziativa politica. Se si vuole, certo, anche le elezioni del 28 aprile stanno ad indicare una collettività in movimento, con profonde trasformazioni in corso e che sollecita una azione politica capace di comprendere e guidare in modo costruttivo il nuovo corso delle cose. E appunto a questa esigenza profonda che un Governo di centro-sinistra, organicamente concepito, vuole dare una risposta adeguata. E che essa sia in effetti, come noi riteniamo, adeguata, si misura in termini di volontà politica, come quella che ha portato consapevolmente ad una collaborazione difficile, ma significativa, necessaria e della quale noi siamo la espressione. Si misura in termini di volontà politica ed in termini, ancora, di volontà realizzatrice, di concreta ed articolata iniziativa in tutti i settori nei quali più importante ed urgente appare un'azione rinnovatrice. E questo programma c'è come c'è la volontà di realizzarlo nei giusti tempi e senza evasioni o distrazioni. Una tale incisività del programma non può essere disconosciuta e non è certo intaccata dal riconoscimento, doveroso per uomini responsabili, che vi è un momento di raccoglimento da accettare, per rendere possibile il balzo in avanti nel senso di un più ordinato e giusto sviluppo, quale noi abbiamo di mira. Del resto questa stessa prima fase, preliminare e condizionante per l'azione riformatrice, viene affrontata, oltre che con misure di emergenza, anche con l'anticipata correzione di alcuni elementi deformanti che pesano sul sistema e sempre in modo non contraddittorio ed anzi coerente con gli obiettivi di fondo che abbiamo già in questa sede enunciati.
Ebbene, se la capacità del Governo ad esprimere ed a guidare la società italiana in questo momento di svolta si misura in base alle forze politiche che lo compongono, all'animo con il quale si accingono ad assumere la responsabilità di guida, al programma che intendono svolgere, non sembra che una svalutazione e contestazione, quali si rilevano nella polemica comunista, possano avere una giustificazione nel solo fatto — il quale è in definitiva decisivo per il partito comunista — che la maggioranza si componga al di fuori della presenza comunista. Nessuno certo può disconoscere la massiccia presenza del partito comunista nel paese e la sua capacità di muovere le masse in vista di obiettivi che sono corrispettivi alla visione che quel partito ha dei problemi e della struttura della società italiana, ma sono soprattutto inerenti all'esigenza di condizionare come opposizione la realtà economica, sociale e politica, fino a spianare la strada verso la conquista del potere. Questa azione, in una società democratica qual è la nostra e quale noi vogliamo che resti, ha rilevante possibilità di esplicarsi. Incontestabile dunque la presenza comunista in ordine ai problemi ed ai temi del presente momento politico. Ma noi risponderemo come maggioranza di fronte all'opposizione, a questo sforzo con la nostra democratica iniziativa, con la nostra azione di Governo commisurata, com'essa è secondo la nostra valutazione, alle esigenze vere e profonde della situazione politica italiana. Crediamo di avere umane soluzioni organiche, veramente e sinceramente democratiche per i problemi del nostro paese. Crediamo di avere noi, per l'ispirazione delle forze politiche che ci sospingono e ci sostengono, una più vera sintesi di libertà e di giustizia. Ecco perché non abbiamo difficoltà a concepire la nostra azione, che viene contestata dalla più forte delle opposizioni, come un confronto di posizioni, in un quadro politico generale, che dovrebbe risolversi a nostro vantaggio. Certo l'opposizione ha l'arma, se non della demagogia e della contestazione radicale, quella della minore responsabilità e della non necessaria coerenza in una visione integrale ed armonica dei problemi. Certo noi dobbiamo affrontare la realtà e dominarla, per difficile e resistente che essa sia, con la nostra misurata, responsabile, costruttiva azione di Governo. E tuttavia abbiamo fiducia che il confronto si concluda vittoriosamente per noi, che la sfida, quale che sia il vasto movimento dell'opinione nella quale si articola ed esprime — e sappiamo che questo è il terreno della lotta, alle convinzioni delle grandi masse di popolo — sia vinta dai democratici che compongono l'attuale maggioranza; vinta a sinistra di fronte alla pressione comunista come in ogni altra direzione contro timidezze, esitazioni, resistenze, contro una troppo ristretta e cristallizzata visione della nostra società in sviluppo. Abbiamo fiducia nelle nostre forze e nel quadro politico, significativo e caratterizzante, nel quale noi ci iscriviamo. Abbiamo fiducia, in una parola, nella libertà nella quale s'inserisce ed attraverso la quale, ordinatamente e costruttivamente, si svolge il grande moto di rinnovamento e di progresso al quale siamo impegnati. Perché, come la esclusione del partito comunista dal ruolo di Governo, essendo ad esso aperta la rilevante prospettiva di una forte opposizione in una vita democratica totalmente libera, non è tale certo da giustificare una qualificazione d'insufficienza democratica e rappresentativa del Governo, così questa esclusione non è arbitraria e irragionevole. È l'espressione, secondo una seria motivazione che nulla toglie al confronto democratico che noi vogliamo, di quella divergenza sui grandi temi della libertà nella società e nello Stato della quale ho parlato nell'atto di caratterizzare il Governo e di delimitarne la maggioranza. Un'espressione sulla quale, anche in questo dibattito, si è svolta una polemica facile e piuttosto superficiale. Questa posizione invece significa, nel linguaggio naturalmente contenuto che si addice alla qualificazione politica di un governo, che questo Governo è caratterizzato, nella sua impostazione e nella sua azione, da una positiva concezione della libertà come supremo valore e valore più alto della rivoluzione e della trasformazione sociale e che si differenzia polemicamente a sinistra, nei soli termini nei quali una polemica è lecita al Governo, nella sottolineata divergenza col partito comunista, oltre che sui programmi, nel modo di conquistare ed esercitare il potere, sul valore della libertà, sulla irriducibile pluralità dei partiti, sul giuoco parlamentare, sulla correzione e modifica e riversibilità delle posizioni nella dialettica democratica. (Applausi al centro).
La distinzione e la contrapposizione sono nei fatti, prima che nelle parole. Il problema è sempre quello del modo con cui fronteggiare ogni minaccia di sovversione delle libere istituzioni. Ed è problema non soltanto di forza, ma di efficienza dello Stato democratico. L'onorevole Togliatti, più che lanciare, ha raccolto una sfida. Ed è sul terreno di questa sfida che si valuta la forza delle libere istituzioni. La democrazia è perfettamente in grado di risolvere i problemi del paese e quelli dei lavoratori senza dittature e tirannie, e nella libertà per tutti. (Applausi al centro — Commenti a destra).
Questo è il terreno sul quale il Governo intende operare.
Per quanto riguarda poi la politica estera possiamo dire che essa è politica di pace nella sicurezza della nazione e nella leale osservanza degli impegni che scaturiscono dall'alleanza atlantica nella quale siamo inseriti. La posizione di neutralità è inammissibile, perché contraddittoria con gli impegni dello Stato italiano. La nostra può essere bene, direi naturalmente, nell'alleanza, una politica di pace, perché è tale del resto la politica stessa dell'alleanza alla quale daremo sempre il contributo della nostra autonoma e responsabile valutazione, ma non può essere una politica di neutralità. Anche per questo aspetto capitale appaiono chiari la fisionomia del Governo e il senso della delimitazione della sua maggioranza. Ne è un coefficiente essenziale la lealtà verso lo Stato e verso i suoi impegni internazionali, i quali non precludono, una volta tutelata la sicurezza della nazione, la ricerca appassionata e costante della pace.
Di un rilievo dell'onorevole Togliatti, al di là della valutazione di opportunità, ritengo necessario occuparmi, ed è quello relativo all'azione svolta dal Presidente della Repubblica. Essa è stata, nell'ambito dello svolgimento della crisi, rigorosamente limitata ad un responsabile esercizio dei poteri costituzionali, interpretati e usati con la maggiore discrezione e con pieno rispetto verso le forze politiche chiamate a costituire la maggioranza. Del pari infondata è la polemica circa posizioni assunte dal Consiglio superiore della magistratura e dal suo presidente, per rivendicare l'indipendenza della magistratura e sottrarla ad ogni pressione, specie nel corso di un procedimento giudiziario del quale devono esplicarsi altre fasi della giurisdizione. La concezione che dell'indipendenza della magistratura sembra avere l'onorevole Togliatti non tiene conto della fondamentale esigenza della divisione del poteri, sicché nemmeno all'organo che fa le leggi è dato sindacare l'applicazione di esse, nella quale si può certo cadere in errori che debbono però poter essere corretti nell'ambito del sistema giudiziario con costante garanzia di indipendenza e non solo di fronte all'esecutivo. (Applausi al centro — Interruzione del deputato Pajetta).
Il mio riferimento alla garanzia dell'indipendenza interna ed esterna della magistratura, che è sembrato ad altra parte misterioso, è invece nella più corretta posizione costituzionale, essendo appunto dovere del governo, per quanto ad esso compete, garantire che la decisione del magistrato sia presa nello Stato democratico in piena libertà da ogni interna ed esterna pressione. A questa regola ci atterremo e cercheremo, nell'esercizio dei nostro potere d'iniziativa legislativa diretto a regolare l'ordinamento giudiziario, di dare concreta soddisfazione a questa esigenza.
Da altra ed opposta parte politica, ed anche dai liberali, la polemica nel confronti del Governo è egualmente viva. Esso viene presentato come un innaturale connubio clerico-marxista, dal quale sarebbero usciti deformati i lineamenti dei due partiti, tenuto conto delle divergenti ideologie alle quali essi si ispirano e della radicale differenza tra i loro programmi. Il presente Governo sarebbe frutto di una caparbia forzatura della situazione; caparbia ed arbitraria, perché mancherebbe, non solo una giustificazione, ma anche una qualsiasi necessità o solo opportunità atte a fare da fondamento a siffatta decisione. Conseguentemente si tende a ritrarre, dalla caratterizzazione politica propria del partito socialista, senza tener conto delle ragionevoli intese raggiunte tra i partiti ai fini della costituzione del Governo, elementi che dovrebbero giustificare ogni riserva sulla capacità di agire unitariamente del Governo e sulla sua attitudine a corrispondere a quegli interessi fondamentali del paese che si esprimono nella garanzia della posizione internazionale dell'Italia, nella difesa del regime democratico, nella conservazione di una società libera a norma dell'articolo 41 della Costituzione. Se la polemica comunista tendeva a configurare un partito socialista ridotto in condizione subalterna ed impossibilitato ad esprimere efficacemente nel Governo una sua esigenza di articolazione sociale, di progresso, di sviluppo armonico dell'economia, di libertà, quest'altra e contrapposta polemica attribuisce alla presenza socialista nel Governo la capacità di alterare in modo profondo ed irrimediabile i dati della situazione politica italiana compromettendone la libertà, la varietà sociale, la sicurezza internazionale.
Ma io ho detto nella presentazione, e ripeto, che certamente la costituzione del Governo è frutto di una paziente e responsabile ricerca di punti di contatto tra partiti diversi e con una lunga esperienza di posizioni contrapposte. Questa ricerca di una via di accordo è stata lunga e difficile, ma, percorsa con onestà di intenti e con sincero desiderio di collaborazione, non ha dato luogo a capitolazioni o a compromessi. È una facile polemica quella che vede in ogni accordo un ibrido compromesso e una vergognosa capitolazione.
Non si considera abbastanza che si tratta di un accordo tra quattro partiti i quali portano nella collaborazione ciascuno la propria esperienza e la propria visione della realtà politica.
Non si valuta a sufficienza il significato dell'apporto che un altro partito dei lavoratori, quello socialista, reca, iniziando un nuovo e difficile cammino, alla vita democratica (Commenti all'estrema sinistra) conducendo rilevanti settori popolari all'assunzione della responsabilità che comporta un'ordinata evoluzione sociale e politica. E tutto ciò avviene in un quadro di sicurezza democratica, di aperta affermazione dei valori e degli istituti di libertà, di volontà di difendere tali valori ed istituti contro ogni insidia e minaccia totalitaria, di piena lealtà verso i vincoli dell'alleanza. Di questa lealtà, che non è sminuita dalla comune e proclamata volontà di pace e di collaborazione, non si può dubitare, senza offendere i partiti che hanno accettato di professarla, disponendosi ad assumere con piena consapevolezza tutte le responsabilità che la guida della collettività nazionale comporta.
Chi ritiene che vi siano nell'accordo, che noi riteniamo serio e costruttivo, insanabili contraddizioni e giuochi di abilità verbale, non ha che da attendere. Verificherà se si tratti di una reale intesa politica o di un espediente di comodo; accerterà se le difficoltà, che non possono mancare in una forma nuova di collaborazione, siano occasione per un approfondimento, come noi speriamo, di un accordo vitale per la democrazia italiana o invece un insuperabile ostacolo per una seria e coerente azione di Governo. La quale, non si dimentichi, è caratterizzata e giustificata, nella base politica che la sostiene, da un forte sviluppo costruttivo sul piano economico, sociale e politico, che accetta di inserirsi in un quadro politico, sì da arricchire le istituzioni, consolidandole, di un nuovo contenuto umano e sociale.
Questa complessa realtà, al di là delle facili polemiche, si trova espressa in un chiaro ed organico programma, nei cui confronti questo dibattito si è esercitato senza riuscire a contestarne il significato avanzato ed insieme serio e responsabile.
In esso ogni osservatore obiettivo non può cogliere la piatta accettazione della prepotenza dei monopoli e la collusione sostanziale con particolari interessi, come si pretende dall'estrema sinistra, né la cieca impostazione Tassista ed eversiva che viene prospettata dalla destra. Infatti i provvedimenti criticati con tanta veemenza da questa parte sono un dato normale e da tempo acquisito delle democrazie occidentali più avanzate ed alle quali proprio la soluzione realizzata di alcuni fondamentali problemi di serio ed armonico sviluppo dà quella caratteristica di piena sicurezza democratica e di continua ed ordinata evoluzione che noi cerchiamo di realizzare anche per il nostro paese.
La violenta requisitoria della destra, ed in particolare dell'onorevole Malagodi, che ha volto contro di noi tutte le risorse della sua passione politica senza alcuna comprensione da democratico per il nostro sforzo — nuovo e difficile sforzo — per una più seria ed incisiva difesa della democrazia italiana, sta a dimostrare la divergenza di fondo tra quel settore politico ed i partiti che si sono associati nel Governo, per rispondere alle attese, nel senso del progresso e della giustizia, delle varie masse di popolo che essi rappresentano. Non c'è da stupire perciò che, non per atto di arbitrio, ma per una reale e precisa difformità di posizioni, queste forze siano collocate all'opposizione in altri settori dello schieramento politico. Ed è significativo, e ci spiace rilevarlo, come questa opposizione sia globale, come essa disconosca il significato dei temi che abbiamo indicato, dei nodi che ci proponiamo di sciogliere e che vengono tutti svalutati e misconosciuti con una specie di «no» totale e ingiustificato, senza sostanzialmente indicare neppure una politica di ricambio. (Commenti a destra).
Spiace rilevare che nessuna traccia si trova nelle parole dell'onorevole Malagodi di quella assenza di pregiudiziali, che dovrebbe caratterizzare, come si è detto del resto di volere, una opposizione costituzionale. Si colpisce in blocco il programma e si contesta insieme ogni significato ed ogni prospettiva della formula politica. Il punto centrale del discorso è proprio qui. Noi abbiamo voluto chiamare nuovi ceti e nuove forze ad assumere la corresponsabilità del potere politico, per dare il senso della reale apertura della democrazia a tutti coloro che ne accettano sinceramente le leggi e sono perciò in grado di sperimentarne l'alto valore costruttivo in termini di elevazione, la più diffusa, della dignità umana e di progresso generale dei cittadini. È invece a questo punto che viene il «no» di coloro che resistono alla immissione di nuove forze al vertice dello Stato (Applausi al centro), disconoscendo il valore storico di questo apporto ed il significato evolutivo ed espansivo, nel senso di una crescente e diffusa solidarietà, dell'intesa politica che ha dato vita al Governo dischiudendo ai socialisti l'impegno dell'esercizio democratico del potere. E quasi mancando alla sua vecchia promessa di un cavalleresco saluto delle armi, l'onorevole Malagodi è sembrato oscillare nel suo discorso di ieri tra l'auspicio e il timore, per dirla con la sua espressione, di un socialismo rigenerato, fino a concludere che, tutto sommato, meglio è un socialismo non rigenerato, purché resti all'opposizione. (Vivaci commenti — Richiami del Presidente). E così l'atto di coraggio e di autonomia, la precisa e sofferta assunzione di responsabilità del partito socialista in una situazione scomoda e difficile come questa, nella quale nessuno potrebbe essere tentato da una meschina ambizione di potere, ma solo sospinto dal dovere di servire il paese là dove dalle cose si è chiamati ad operare, non ottengono alcun riconoscimento, mentre si continua a dire, senza un minimo di penetrazione critica, del vantaggio che viene al partito comunista, del vantaggio che si offre, in una situazione come questa, al partito comunista. Proprio mentre, rilevava ieri l'onorevole Scaglia, il partito socialista si trova non a fianco ed allineato nell'opposizione, ma nel Governo democratico della nazione che il comunismo attacca con vigorosa polemica nella sua ispirazione e nel suo programma.
Noi siamo dunque caratterizzati ed impegnati dal programma che abbiamo enunciato e che va valutato nel suo complesso e nel suo armonico significato. Vi diciamo: se il Parlamento ci dà la fiducia, noi realizzeremo tutto intero il nostro programma, precludendoci tutto ciò che non sia nel programma e che quindi il Parlamento non abbia già valutato. Credo di poter dire che, già alla ripresa dell'attività parlamentare, le Camere saranno impegnate nell'esaminare i relativi provvedimenti che saranno a mano a mano presentati come frutto di attento e doveroso studio. E in tal senso desidero assicurare l'onorevole Orlandi. In questo momento, dunque, richiamo il complesso dell'impostazione programmatica della quale va riconfermata la piena validità, pur avendo presenti i suggerimenti e le accentuazioni che scaturiscono da questo dibattito e che io terrò in conto, pur non potendo ora richiamarmi dettagliatamente ad essi.
Desidero rassicurare, in particolare, che non mancherà l'attenzione del Governo per la piena attuazione, dove ancora si riscontrino lacune, degli statuti delle regioni a statuto speciale. Per quanto riguarda i problemi dell'Alto Adige, il Governo, in osservanza delle norme costituzionali ed avendo presenti i trattati che vincolano il paese, nell'intento di assicurare pace, tranquillità e fiducia anche alle popolazioni allogene di lingua tedesca e ladine nella loro lealtà verso lo Stato, trarrà le opportune conclusioni dalla elaborazione compiuta dalla Commissione dei 19, nell'auspicio che le soluzioni di giustizia che potranno essere proposte segnino l'inizio di una nuova fase di fiduciosa collaborazione, alla quale i rappresentanti eletti, nell'assolvimento di un compito tanto delicato e degno di riconoscimento, daranno il loro responsabile contributo.
Vorrei dire una parola cordiale e rispettosa alle categorie, ed in particolare a quelle dei pensionati e, in esse, agli ex combattenti, ai mutilati, agli invalidi di guerra, ai familiari di caduti, ai mutilati per servizio, che hanno giustificate rivendicazioni da avanzare, ma alle quali la congiuntura, proprio perché non si tratti di un beneficio illusorio, ed anzi di un reale aggravamento della situazione, vieta di dare, come pur si vorrebbe, una immediata sodisfazione. (Vivaci commenti). Vorrei dire che queste categorie non sono dimenticate ed abbandonate, ma che è indispensabile, per il bene comune, un momento di sosta, che consenta al Governo di prendere in esame la situazione in tutte le sue componenti ed offrire al Parlamento elementi di giudizio.
Riconfermo i propositi espressi in tema di efficienza e correttezza della pubblica amministrazione in una visione equilibrata quale mi sono sforzato di delineare. Che questi siano temi delicati e difficili non c'è dubbio; ma essi si prestano pure alla speculazione di parte, come è avvenuto all'onorevole Malagodi che non ha mancato di trame spunto sia per attacchi che non riguardano in nessun modo il Governo, sia per insinuazioni azzardate e disdicevoli nei confronti dei partiti, sia per ricavarne con molto artificio motivi di polemica contro l'intervento pubblico nell'economia e nella vita sociale, che si cerca di stornare, perché sgradito, con una tendenziosa e, nella sua generalità, ingiusta campagna contro i modi dell'amministrazione pubblica.
Per quanto riguarda la legge di pubblica sicurezza ho chiaramente indicato nel mio discorso di presentazione quali sono le finalità alle quali la progettata riforma si ispira.
Nel richiamo che ho fatto all'autonomia ed al senso di responsabilità dei sindacati e della organizzazioni di categoria ho inteso indicare tutto l'interessamento del Governo per i vasti ceti sociali che in quelle forme associative si esprimono e si fanno valere. Vorrei ora dire, per completare l'indicazione degli obiettivi del Governo, che pari attenzione viene portata per i problemi e le esigenze delle vaste categorie dei lavoratori autonomi, in ispecie i coltivatori diretti, artigiani, pescatori, piccoli commercianti ed altri, ai quali continuerà ad essere data, ed anzi con maggiore intensità, l'assistenza dello Stato.
Nell'ambito dei temi della finanza locale, che presentano carattere di particolare gravità, desidero poi assicurare che avranno rilievo i problemi della capitale anche con riguardo all'esigenza di più adeguato ordinamento amministrativo.
Il dibattito si è soffermato con maggiore ampiezza sulla parte economica del programma dedicandovi quella attenzione sollecitata dallo spazio ad essa dato nelle nostre stesse dichiarazioni. Il Governo ha doverosamente richiamato le difficoltà che la nostra economia attraversa nel momento presente e ha responsabilmente assunto l'impegno di perseguire organicamente gli obiettivi di sviluppo, dando così alla complessa metodologia ed alle singole misure indicate per superare le difficoltà presenti e per raggiungere quegli obiettivi un valore qualificante della maggioranza e del Governo da essa espresso.
Evidentemente diverso è stato nella intonazione e nei contenuti il contributo fornito dagli oratori dei gruppi della maggioranza e da quelli delle opposizioni, volti i primi ad arricchire la motivazione dell'impegno e delle scelte del Governo, e lumeggiare particolari aspetti, a sollecitare l'attuazione di significativi interventi; diretti i secondi a sottolineare l'insufficienza e l'erroneità delle singole misure, a denunciare da una parte l'insufficiente volontà che sorreggerebbe il disegno complessivo e da altre parti la sua rovinosità, concordi poi tutte le opposizioni nel rilevare una presunta contraddittorietà tre le singole misure e l'impossibilità di conseguire gli obiettivi indicati dal Governo. Una opposizione che resta tale anche quando si propone di approvare soltanto alcune misure, di dare loro una particolare accentuazione, in modo però da rompere l'armonia di una azione che vuole essere e non può che essere organica ed equilibrata per dominare una realtà complessa.
Noi esprimiamo il nostro ringraziamento a tutti ed il Governo terrà conto di ogni suggerimento e critica, anche se evidentemente in questa sede non è possibile riassumere analiticamente i primi e rispondere puntualmente alle seconde. A queste ultime dobbiamo un particolare ringraziamento per averci illuminato che fra le difficoltà che l'azione economica del Governo incontrerà e dovrà superare si collocano quelle derivanti dall'impegno, che le opposizioni già si sono assunte, di alimentare da una parte la sfiducia degli imprenditori, alla cui responsabilità ed inventiva pure il Governo si è rivolto per chiedere il decisivo contributo ad un'opera comune che non può non richiedere lo sforzo solidale di tutte le componenti della comunità nazionale e, dall'altra, in una non precisata mobilitazione delle categorie lavoratrici per «far saltare», come si è detto, un programma che lo sviluppo generale del paese persegue come la condizione necessaria ad una più diretta corresponsabilità politica delle categorie lavoratrici. È una opposizione di cui prendiamo atto e che conferma ancora la validità della scelta fatta dai quattro partiti della maggioranza perché da nessuna delle opposizioni è stata contrapposta (come, del resto, è avvenuto sul piano della politica generale) una politica economica organica e completa che sopperisca alle lamentate insufficienze ed alle contraddittorietà denunciate nel programma di Governo.
Eppure proprio sul piano della politica economica le diverse ispirazioni ideali, le diverse responsabilità avute in passato, le particolari sensibilità di ciascuno dei gruppi della maggioranza hanno potuto comporsi in una impostazione organica e per alcuni settori spingersi sino alla specificazione delle singole misure, attraverso uno sforzo di approfondimento avviato ancor prima delle trattative, attraverso uno sforzo che sarà sorretto dalla comune volontà di uscire dal delicato momento che attraversiamo per dare intensità e sistematicità al nostro progresso economico.
In via generale credevo di aver chiarito che il Governo intende soddisfare a due diverse esigenze, che, pur considerate in modo unitario sulla base di principi di libertà e di progresso armonico, richiedono mezzi di intervento e tempi di attuazione diversificati tra loro, anche se tendenti agli stessi fini.
Le due esigenze riguardano il lungo ed il breve periodo ed i relativi strumenti di azione — programmazione e bilanci economici previsionali — sono stati da me ampiamente illustrati nel discorso sul programma di questo Governo. Ho espresso nella stessa sede anche il perché di tali strumenti: da un lato, l'esigenza di chiarezza, come caposaldo di una società democratica, e dall'altro la necessità di un complesso coerente di mezzi e fini, per una scelta coordinata di soluzioni prioritarie.
Mi sembrava che ciò fosse sufficiente e che fosse inutile soffermarmi sui motivi di fondo che consigliavano le politiche da attuare e gli strumenti da adoperare; ma poiché da più parti sono state travisate alcune mie dichiarazioni mi sembra opportuno, onorevoli colleghi, soffermarmi ancora su questo punto.
Ringrazio l'onorevole Alpino — e lo assicuro che, nonostante la mia assenza, ho letto con grande attenzione il testo stenografico del suo intervento — di aver ricordato che l'esigenza di una programmazione, come strumento per una razionale politica di sviluppo bilanciato e coordinato, non è una novità di questo Governo; di programmazione si è già parlato in questa stessa aula in passato, ed in modo particolare all'epoca del piano Vanoni. A livello governativo se ne parlò anche prima, all'epoca dei piani di rifornimenti per la ricostruzione dell'economia italiana. Non è quindi vero, onorevole Togliatti, che in passato la parola «programmazione» è stata considerata una eresia: essa non è estranea alla tradizione di pensiero ed alla esperienza politica dello stesso partito di maggioranza relativa.
Oggi se ne parla in modo diverso, perché diverse sono la situazioni, perché diverse sono la possibilità e le prospettive della comunità nazionale, nuova la formula politica che la concreterà.
È necessaria una politica di programmazione per assicurare il superamento degli squilibri territoriali, settoriali e distributivi tuttora esistenti, nonché l'eliminazione delle maggiori deficienze nel campo delle dotazioni civili del nostro paese. È necessaria altresì una politica di programmazione in quanto stiamo passando da un sistema con larga disoccupazione ad un sistema di pieno impiego che non può non influire sui futuri tassi di sviluppo. Sono noti gli sforzi compiuti in consessi internazionali per garantire negli anni futuri un tasso di sviluppo elevato.
L'O.C.S.E. a Parigi, la Comunità europea a Bruxelles stanno attentamente studiando quali possibilità vi siano per evitare eccessivi rallentamenti del tasso di sviluppo rispetto al decennio passato. Anche l'onorevole Alpino ha ricordato che paesi, già a pieno impiego, con risorse ben più elevate delle nostre, con un tenore di vita superiore al nostro, ma con tassi di sviluppo già in passato inferiori ai nostri (proprio perché in una situazione di pieno impiego alla quale noi ci avviciniamo) hanno posto la politica di programmazione come strumento di un più elevato sviluppo: la Francia, ad esempio, da alcuni anni, l'Inghilterra in un periodo più recente.
Noi siamo in condizioni ancora più impegnative poiché, oltre che mantenere un elevato tasso di sviluppo, il nostro paese — lo ripeto — deve anche provvedere a sanare mali e squilibri che risalgono, in parte, all'epoca dell'unificazione e ad assicurare uno sviluppo delle attrezzature civili, consono a un paese moderno e sviluppato quale deve essere il nostro.
Non, quindi, desiderio di novità o strumento del male portato dal nuovo corso politico ma moderne concezioni di sviluppo economico e sociale, nonché adeguati e tecnicamente quanto più corretti possibile strumenti di intervento, tenuto conto dei fini più elevati di liberà e di giustizia tracciati per la nostra società dalla Costituzione democratica.
Né vale presentare, a scopo allarmistico, la programmazione come uno strumento di sovvertimento.
Il popolo italiano ha fatto chiaramente le sue scelte che sono per noi irreversibili e che riflettono la libertà e, nella libertà, l'elevazione morale e materiale della persona umana. Così come consideriamo scelta irreversibile il ripudio di forme protezionistiche ed autarchiche che in passato tanto male hanno recato al nostro paese.
Ha quindi ragione l'onorevole Togliatti quando esclude che questo Governo ed ovviamente il programma che esso ha presentato siano frutto di una formazione rivoluzionaria. La programmazione non è uno strumento che noi, quasi ingenuamente, abbiamo accettato per sovvertire l'intima struttura econonomico-sociale della collettività, ma un mezzo che garantisce l'impegno comune per il perseguimento di una migliore strutturazione sociale del paese. La programmazione non vuole, cioè, sostituire al nostro sistema, basato su decisioni decentrate, un sistema di tipo autoritario a decisioni accentrate, né essere strumento attraverso il quale annullare le manifestazioni della persona umana; perché anzi noi sempre fidiamo sullo spirito imprenditoriale e sulla capacità lavorativa del cittadino, come elementi fondamentali del nostro futuro.
Le riforme di struttura che abbiamo specificamente indicato come prioritarie nel nostro programma indicano già linee di azione e settori di intervento; e sono riforme che tendono non già a sovvertire il quadro istituzionale entro il quale operiamo, ma a superare situazioni non piú sostenibili nell'epoca storica nella quale viviamo, situazioni createsi in relazione a storture passate e non soltanto di questo dopoguerra e che in nazioni a noi vicine, ad economia di mercato e di tipo previdenziale, sono oggi solo un ricordo di un passato ben lontano.
Tra le riforme necessarie si pone il superamento di quella mezzadria che l'onorevole Cuttitta difende, pur chiamandola istituto «secolare». Né, sempre per rimanere nel campo agricolo, sono stati dimenticati, come risulta dal programma di Governo, quegli aspetti tecnici propri di una agricoltura moderna, che sono stati qui ricordati.
E poiché siamo in tema di agricoltura vorrei soffermarmi più specificatamente su questo settore. In tema di agricoltura voglio ribadire come essa rappresenti il settore prioritario di interventi della politica economica del Governo, proprio perché la programmazione generale acquista organicità ed incisività la politica agraria che abbiamo illustrato nella nostra esposizione programmatica.
Questa politica investe con una generalità di effetti tutti i vari ambienti agricoli e tocca tutti i momenti del processo produttivo dalle strutture fondiarie agli ordinamenti produttivi, alla organizzazione di mercato. Tocca istituti, che, perché «secolari», onorevole Cuttitta, sono abnormi o, come la mezzadria, non più rispondenti alle esigenze di un moderno ordinamento agricolo. Il nostro obiettivo è appunto un nuovo ordinamento agricolo, onorevole Chiaromonte — ed innanzitutto proprio per le zone mezzadrili — e non il semplicismo della riforma agraria generale al cui slogan voi comunisti siete ancora rimasti legati: un nuovo ordinamento, basato sulla espansione dell'impresa contadina e dell'organizzazione cooperativa, per sollecitare il quale le modifiche dei contratti e gli incentivi per il passaggio alla proprietà od all'affitto, si integrano con l'azione degli enti di sviluppo. Questa politica si inserisce nell'ambito del processo di integrazione europea.
Quanto ai problemi in discussione a Bruxelles per l'ulteriore definizione della politica agraria comune, posso assicurare l'onorevole Orlandi che l'Italia sta dando un responsabile contributo per la messa a punto di soluzioni costruttive che, nel quadro di un comune e generale progresso, assicurino la migliore soddisfazione delle nostre esigenze.
Il nostro Ministro dell'agricoltura, che si trova da domenica a Bruxelles, ha già avuto modo, in alcuni suoi interventi, non solo di trattare questioni specifiche attinenti alle materie in discussione, ma anche di ribadire la posizione del Governo italiano su problemi di fondo, rilevando in particolare la necessità: 1) di equilibrare le esigenze della preferenza comunitaria con quelle della necessaria apertura verso i paesi terzi; 2) di perseguire il miglioramento delle strutture agricole meno sviluppate, favorendo così lo sviluppo concorrenziale delle singole agricolture; 3) di assicurare l'equilibrio indispensabile degli impegni economici e finanziari, che incombono su ciascuno dei sei paesi membri nell'applicazione della politica agricola comune. Quanto ai regolamenti all'esame — concernenti i prodotti lattiero-caseari e le materie grasse, il riso, la carne bovina ed i rapporti finanziari — il Governo italiano auspica che le date previste per la loro approvazione possano essere sostanzialmente mantenute.
Nel corso della settimana, saranno presenti a Bruxelles, anche i ministri degli affari esteri, del tesoro e del commercio con l'estero, sia per l'approfondimento degli aspetti politici sia per alcune valutazioni relative al prossimo «negoziato Kennedy», che dovrà svolgersi nella primavera del 1964 in sede G.A.T.T.
Su un altro settore mi sembra opportuno soffermarmi: quello della nuova legge urbanistica per la quale, di fronte ad alcune incertezze, desidero ribadire la posizione del Governo.
Si riconosce a fondamento della nuova legge il regime pubblicistico del mercato delle aree edificabili, da applicarsi in relazione alle effettive esigenze obiettive. La nuova disciplina troverà la sua piena applicazione con la emanazione delle norme regionali, con riferimento a comuni o a comprensori determinati sulla base di criteri fissati per legge; ma sarà attuata anticipatamente in zone di accelerata urbanizzazione, con riguardo ad aree metropolitane, ad aree di sviluppo industriale ed a zone di rilevante interesse turistico.
Il nuovo regime prevederà: l'esproprio obbligatorio da parte del comune delle aree fabbricabili comprese nei piani particolareggiati e l'indennizzazione dei proprietari espropriati sulla base di criteri fissati per legge; la vendita dei terreni tramite asta pubblica per l'edilizia popolare e per l'edilizia convenzionata, la possibile cessione a tempo determinato per particolari destinazioni secondo le indicazioni dei piani.
Per i proprietari di aree che costruiscano per sé e per i propri congiunti, accettando il vincolo di inalienabilità temporanea, sarà riconosciuta l'esenzione dall'esproprio o la permuta con valore immobiliare equivalente.
L'indennizzo sarà fissato in base al valore di mercato al 1958, rivalutato sulla base di un parametro che presupponga una misurazione su uguali valori monetari. Il pagamento sarà effettuato entro un anno dalla presa in consegna delle aree con riconoscimento degli interessi legali a favore del proprietario espropriato.
Saranno adottate procedure rapide e semplificate per l'esproprio e norme speciali che assicurino la funzionalità della gestione urbanistica dei comuni.
Nelle zone in cui si farà luogo all'anticipata applicazione della legge, saranno esonerati dall'esproprio enti o privati che al momento della presentazione del Governo alle Camere risultino proprietari di aree comprese in piani particolareggiati di esecuzione e in piani convenzionati approvati entro tale data, a condizione che i proprietari stessi inizino le costruzioni entro il 31 dicembre 1965 e le portino a compimento entro la data che sarà fissata dal Ministero dei lavori pubblici.
Per le medesime zone saranno studiate opportune misure transitorie per esonerare dall'esproprio gli enti o privati che alla data di presentazione del Governo alle Camere risultino proprietari di aree non ancora coperte da piani particolareggiati o convenzionati e comunque nel rispetto delle predette condizioni di inizio e di compimento delle costruzioni e nell'ambito di un razionale e ordinato sviluppo urbano.
L'onorevole Malagodi sembra voler ripudiare una politica urbanistica contestando l'altezza della spesa che essa implicherebbe. Egli afferma che la nostra economia non è in condizioni di sostenerla; che quindi occorre scegliere tra essa e il piano scolastico. L'onorevole Malagodi ha certamente presenti gli alti costi che la mancanza di un assetto urbanistico razionale infligge alla comunità, alti costi che si riflettono sullo stesso piano aziendale e, nelle aree di maggiore congestione, menomano la nostra capacità competitiva. Una politica urbanistica che elimini questi fenomeni si presenta necessaria non soltanto per considerazioni di carattere sociale e morale, ma anche per considerazioni esclusivamente economiche: della sua necessità si è consapevoli in paesi con indirizzi politici i più disparati. Certamente l'attuazione di una politica urbanistica razionale comporta il sostenimento di spese, l'entità di esse non è prevedibile ma è certo che la previsione dell'onorevole Malagodi è fantastica; sarà compito del Governo e delle amministrazioni locali di contenerle al minimo. Ma, di contro a tali spese, sta un assetto meno irrazionale della distribuzione della popolazione, specialmente nei grandi centri urbani dove la ascensione dei valori fondiari si presenta come motivo di grave preoccupazione sotto il profilo della distribuzione della ricchezza e dell'equilibrio monetario, come è stato sottolineato nella relazione della Banca d'Italia.
Ritornando agli aspetti più generali, a coloro che ci hanno messo in guardia contro gli eventuali fallimenti di una politica di programmazione, ricordo che quei fallimenti riguardano tipi di struttura economica da noi ben lontani e che noi, come ho già detto, rigettiamo.
La stessa impostazione ci ha guidati nel delineare gli strumenti di intervento per l'altro aspetto della politica economica, quella di congiuntura.
A me sembra che questo Governo ha ben chiari limiti e necessità di intervenire nel breve e nel lungo periodo, come ha ben chiaro l'impegno di agire, non in modo episodico, frammentario e spesso correttivo di situazioni già verificatesi, ma, con gli strumenti fornitigli dalla moderna tecnica economica, in modo da impedire il formarsi di squilibri di breve e di lungo periodo.
Per quanto si riferisce all'attuale momento congiunturale non si può dimenticare che il Governo ha già posto l'accento sulla necessità di una politica di stabilizzazione monetaria.
Il programma concordato fra i partiti che costituiscono la maggioranza afferma la necessità di una politica coordinata che proporzioni l'aumento dei mezzi di pagamento all'aumento delle risorse in termini reali, escludendo in ogni caso di sopperire alla mancanza di risparmio attraverso un aumento della liquidità. Il Governo riafferma questo impegno: esso segue con meditata preoccupazione il fenomeno dell'aumento dei crediti bancari in misura grandemente eccedente l'aumento del reddito in termini reali. Il livello di espansione dei crediti bancari si mantiene al di sopra del livello di espansione dei depositi: in parte esso trova contropartita nell'incremento dell'indebitamento del sistema bancario verso l'estero e, in periodo più recente, nella diminuzione delle riserve valutarie.
In altri termini, il potere di acquisto immesso nell'economia attraverso l'espansione del credito provoca una domanda di beni e servizi alla quale non corrisponde una equivalente offerta di beni e servizi; una parte della domanda viene soddisfatta con l'eccedenza delle importazioni sulle esportazioni. Mentre una parte del potere di acquisto creato dall'espansione del credito bancario defluisce verso l'estero e si riverbera nel disavanzo della bilancia dei pagamenti, la parte che resta nel mercato interno alimenta un processo espansivo dei mezzi di pagamento che seguita a sospingere all'insù il livello dei prezzi.
Appare quindi sorprendente l'affermazione dell'onorevole Chiaromonte secondo la quale la linea di politica volta a contrastare questi fenomeni sarebbe definibile deflazionistica.
L'andamento della tesoreria statale e di quella delle amministrazioni locali negli ultimi due mesi è caratterizzato da disavanzi preoccupanti. Il complesso degli investimenti del settore pubblico e di quello privato che dovrebbero essere finanziati mediante risparmio da attingere al mercato dei capitali è di entità grandemente eccedente le attuali disponibilità del risparmio.
In queste condizioni il Governo ritiene urgente assoggettare a riesame critico gli impegni pluriennali di spese dello Stato allo scopo di dare precedenza a quelle per investimenti che accelerino il processo di adeguamento dell'offerta di beni e servizi essenziali alla domanda interna; considera altresì essenziale il riesame degli impegni di spese degli enti locali per rendere conformi all'obiettivo indicato; ritiene anche indispensabile il riesame critico degli investimenti delle imprese pubbliche e delle imprese private che si finanziano nel mercato dei capitali.
In conclusione il Governo procederà alla ricognizione sistematica della situazione finanziaria dello Stato e degli enti locali con il proposito di presentare al Parlamento e all'opinione pubblica l'inventario delle occorrenze del settore pubblico sia che esse abbiano riflesso sia che esse non abbiano riflesso in impegni di bilancio, con speciale riferimento all'incidenza immediata sulla situazione della tesoreria statale. Qualora la situazione di tesoreria seguitasse ad aggravarsi con il ritmo manifestato nei mesi di novembre e di dicembre, il Governo esaminerà opportune operazioni di debito pubblico; in ogni caso impiegherà ogni mezzo per impedire che il disavanzo di tesoreria si manifesti come una causa incontrollata e incontrollabile di inflazione.
Parimenti si stabiliranno ordini prioritari per gli investimenti del settore a partecipazione statale e di quello privato da soddisfare con il ricavo di emissioni obbligazionarie. Il Governo è consapevole che le emissioni devono essere rigorosamente contenute nei limiti entro i quali possa esserne effettuato il collocamento presso il pubblico senza forzarle presso il sistema bancario con conseguente dilatazione della liquidità dell'economia.
Ciò comporterà altresì il riesame della politica degli incentivi: le capacità imprenditoriali disponibili e la incentivazione di nuove iniziative in questo momento eccedono le disponibilità del risparmio. Da qui la necessità di un loro coordinamento concentrando gli incentivi prevalentemente nelle aree nelle quali conviene accelerare il processo di industrializzazione, contribuendo anche in tal modo alla decongestione delle aree superaffollate con conseguenti tensioni nel livello dei prezzi; ciò sarà coordinato con gli interventi pubblici per la creazione di infrastrutture; all'uopo contribuirà il prolungamento della Cassa per il mezzogiorno.
Il Governo ha presenti i mutamenti recati dalla diversa distribuzione dei redditi sul processo di accumulazione del capitale. Esso ha altresì presenti le maggiori necessità di capitali da soddisfare facendone provvista con collocamenti di obbligazioni. L'accrescimento di tali necessità deriva, ad un tempo, dalla estensione dei programmi di infrastrutture sociali finanziabili soltanto con il ricorso al mercato obbligazionario, dal trasferimento dell'industria elettrica dal settore privato al settore pubblico, dalle occorrenze degli istituti speciali che devono accogliere i capitali per finanziare le imprese incentivate.
Mentre attraverso la ricordata politica di determinazione delle priorità, i collocamenti di obbligazioni saranno contenuti nei limiti del risparmio disposto a rivolgersi a questa categoria di titoli, saranno esaminati provvedimenti opportuni con i quali riattivare il mercato azionario.
L'inattività quasi totale di tale mercato nel corso del 1963 ha accresciuto la pressione delle grandi imprese sugli istituti che emettono obbligazioni e sul credito bancario alle medie e piccole imprese che comunque non hanno accesso al mercato dei capitali. Nel quadro della riforma della legislazione sulle società per azioni, si procederà ad attuare provvedimenti con i quali assicurare al titolo azionario le attrattive che esso può esercitare sul risparmio con preferenza per i piccoli risparmiatori.
Il Governo è consapevole che il problema del riequilibrio della domanda e dell'offerta non può essere affrontato con provvedimenti episodici. Questa convinzione lo ha indotto ad affermare l'esigenza di attuare un complesso coordinato di provvedimenti convergenti. Tale coordinamento si compie mediante la programmazione; la quale si colloca nell'attuale momento storico come necessità cui non ci si può sottrarre qualunque indirizzo politico si segua.
Nell'attuazione dei provvedimenti ai quali ho fatto riferimento, il Governo ha presente l'esigenza di mantenere l'economia italiana integrata nell'economia internazionale: tutte le indagini econometriche delle quali si dispone confermano che lo sviluppo del reddito è legato, con un grado crescente di dipendenza, agli scambi internazionali. Conseguentemente non si è attuato né si intende attuare alcun provvedimento limitativo degli scambi.
Proprio perché abbiamo la consapevolezza della necessità di evitare il ricorso a provvedimenti episodici, proprio perché abbiamo la consapevole certezza che i partiti che sostengono il Governo e le organizzazioni sindacali collaboreranno nell'attuazione di un programma nel quale i singoli provvedimenti si collochino come parti di un tutto, crediamo di poter affrontare le difficoltà che ci stanno di fronte con la ragionevole prospettiva di sormontarle.
L'onorevole Malagodi ha affermato che le riserve valutarie ammonterebbero a 1.800 milioni di dollari e che il ritmo secondo il quale perdiamo riserve sarebbe di tale entità che nella prossima estate se ne verificherebbe il totale esaurimento.

MALAGODI. Non ho detto questo. Ho detto che saremo «alle corde», il che è cosa diversa.

MORO, Presidente del Consiglio dei ministri. L'onorevole Malagodi espone una cifra calcolata deducendo dalle disponibilità ufficiali della Banca d'Italia e dell'Ufficio italiano dei cambi l'indebitamento netto delle aziende di credito; se egli applicasse questo metodo ad alcuni dei centri monetari reputati tra i più forti esistenti al mondo, arriverebbe alla conclusione che questi sono da tempo nella situazione che egli prevede per il nostro paese nella prossima estate.
La nostra situazione comunque è assai diversa da quella denunciata dall'onorevole Malagodi. Al 30 settembre quelle che si possono considerare le riserve di prima e di seconda linea, cioè disponibilità di mezzi di pagamenti sull'estero di pronto realizzo, ammontavano a 3.922 milioni di dollari. Se anche da questa cifra si deducesse l'indebitamento delle aziende di credito, si otterrebbe la cifra di 2.627 milioni di dollari: cifra alquanto superiore a quella indicata dall'onorevole Malagodi.
Probabilmente l'onorevole Malagodi ha basato i suoi calcoli su indicazioni che ha dedotto dalla situazione dei conti della Banca d'Italia al 31 ottobre, ma egli ha omesso di leggere il commento pubblicato dal Ministero del tesoro nel quale si sottolineava che una parte non piccola del disavanzo verificatosi in detto mese devesi attribuire alla riduzione dell'indebitamento netto delle banche italiane verso le banche dell'estero.
Nel valutare le nostre capacità di resistenza occorre altresì considerare il complesso dei mezzi che possiamo attingere dalla collaborazione internazionale sia sul piano multilaterale sia sul piano bilaterale. Nel mese di ottobre per la prima volta la Banca d'Italia ha attivato i rapporti di collaborazione con la Riserva federale di New York; la Riserva federale in questo mese ha proceduto all'acquisto di lire italiane per il controvalore di 102 milioni di dollari; altre operazioni, qualora necessario, potrebbero seguire. Aggiungasi il Fondo monetario internazionale, presso il quale la quota italiana sarà aumentata a 500 milioni di dollari.
Queste indicazioni, mentre da un lato dimostrano che il sistema della collaborazione internazionale nel quale il nostro paese è stato inserito ed entro il quale intende mantenersi inserito offre ampiamente la possibilità di affrontare senza angosce i periodi non facili che abbiamo di fronte, dall'altro non escludono la necessità di provvedimenti della natura di quelli che i quattro partiti si sono impegnati di attuare: provvedimenti, si ripete, che si inquadrano nella cornice della programmazione; la quale invero, non può non considerarsi democratica se ad essa concorrono Parlamento, Governo e sindacati, sotto il controllo di una opinione pubblica libera di manifestarsi anche se qualche volta le sue manifestazioni non siano scevre di tendenziosità.
Far saltare questi provvedimenti — come si è proposto per il gruppo comunista l'onorevole Chiaromonte — significa perciò bloccare l'avvio della programmazione democratica, significa allontanare e vanificare quegli obiettivi che mediante la programmazione, la comunità nazionale può e deve raggiungere, perché costituiscono il suo possibile concreto ideale storico.
Perciò non accettiamo le critiche che ci vengono rivolte che il complesso di interventi da noi previsto per dominare la congiuntura sia un espediente per eludere i problemi di fondo, per rinviare la programmazione. Il Governo conferma i tempi e i modi del suo avvio indicati nell'accordo tra i partiti, ma non può che ribadire che essi, per il modo nel quale sono stati coordinati nel programma gli interventi di breve periodo e i provvedimenti per i settori più significativi per il nostro sviluppo economico costituiscono un tutto unico reciprocamente condizionantesi nell'unico obiettivo di dare stabilità al nostro processo di sviluppo.
A coloro i quali polemicamente hanno ripreso la nostra frase di «garantire agli imprenditori la certezza degli elementi economici di fondo» riconfermiamo che la nostra programmazione è democratica, non solo per il controllo che su di essa eserciteranno nei momenti della elaborazione e della gestione gli organi democratici e prima di tutto il Parlamento, ma è demo-cratica per la riconosciuta pluralità dei centri di decisione operanti nel sistema e nel quale il rapporto tra pubblico e privato resta fissato nella rigorosa applicazione del duplice significato dell'articolo 41 della Costituzione repubblicana.
In questa impostazione l'impresa pubblica s'inserisce per garantire nel sistema di mercato il ritmo e gli obiettivi dello sviluppo economico. La dichiarazione che non sono previsti nel programma di Governo provvedimenti di nazionalizzazione non significa che la politica di nazionalizzazione dell'energia elettrica non sarà portata a compimento ma anzi l' «Enel» diventerà uno strumento decisivo della politica di programmazione in vista della quale è stato costituito.
Circa l'affermazione fatta in quest'aula in merito ad iniziative in corso da parte di aziende a partecipazione statale e in particolare del gruppo I.R.I., per valorizzare la provincia di Alessandria, posso precisare che il gruppo I.R.I. non sta perseguendo alcuna particolare politica diretta ad ubicare in quella zona iniziative meglio localizzabili nelle regioni meridionali. Le iniziative esistenti in quella provincia o esistono sin dall'anteguerra o sono strettamente connesse con il centro siderurgico di Cornigliano o rappresentano il trasferimento a Serravalle di uno stabilimento già operante nella vicina Genova.
Non è con questi argomenti, quindi, che si può contestare il nostro impegno per il Mezzogiorno, un impegno che il Governo considera prioritario e sul quale il Parlamento avrà modo di pronunciarsi ancora una volta in occasione del provvedimento di proroga della Cassa per il mezzogiorno nel quadro della programmazione economica generale di cui costituisce un obiettivo di fondo.
In conclusione, il nostro è, come ha detto del resto l'onorevole La Malfa nel suo notevole intervento di cui lo ringrazio in modo particolare, un disegno organico per superare le attuali difficoltà, per consentire alla comunità nazionale di raggiungere con l'unificazione reale del paese quegli obiettivi di civiltà ad essa aperti dalle sue attuali risorse e dalla sua tensione morale.
Per questo crediamo che ci accompagnerà la fiducia di tutte le componenti della nostra società, di tutti gli operatori del nostro sistema economico, la fiducia degli imprenditori e quella dei lavoratori, di quei lavoratori delle cui ansie e del cui senso di responsabilità si è fatta eco in quest'aula l'onorevole Storti.
Si è messa in dubbio, nel corso di questo dibattito, la lealtà del Governo verso l'alleanza atlantica e verso la Comunità europea, quasi che in questa formula politica, in questo modo di collaborazione vi sia un elemento di fatale contraddizione con la posizione di politica internazionale tenuta dal nostro paese. Ma, proprio mentre la Camera discute e si accinge al voto, i ministri degli affari esteri, del tesoro e dell'agricoltura sono a Parigi e a Bruxelles, per esaminare con i nostri alleati le condizioni migliori per la sicurezza dell'Europa e del mondo, per garantire l'efficienza e lo sviluppo delle istituzioni comunitarie europee, per assumere gli atteggiamenti più adatti a favorire il miglioramento delle relazioni internazionali e la pace.
Vi è infatti una duplice lealtà e fedeltà da mantenere e che noi manterremo con assoluto rigore: verso gli obblighi politici e militari derivanti dai patti liberamente sottoscritti e verso la causa della pace.
L'esperienza dei quasi vent'anni che ci separano dalla fine della seconda guerra mondiale ci dimostra, onorevoli colleghi, che non si garantisce la pace del mondo se non si danno basi certe e durature alla sicurezza. Ma se noi non dobbiamo chiudere gli occhi di fronte al fatto che, in termini di forza, la minaccia non è certo scomparsa, non dobbiamo neppure sottovalutare i segni che ci indicano come l'atmosfera sia in questi anni più recenti divenuta migliore. Non possiamo ancora illuderci, perché lunga e seminata di ostacoli è la strada che attraverso la distensione psicologica, i primi accordi parziali, e successivamente le auspicate intese sul disarmo, potrà — come fermamente speriamo — portarci alla vera coesistenza pacifica.
Noi crediamo che il metodo che era stato inaugurato dal compianto presidente Kennedy, il metodo della fermezza nella difesa della libertà, ma anche della costanza nella ricerca di tutte le opportunità di dialogo e di consenso, sia il più fecondo e destinato a fruttificare. A questo metodo ha dichiarato di voler tener fede il presidente Johnson secondo una costante in cui si esprime la volontà di pace, nella sicurezza di tutti i popoli, degli Stati Uniti d'America. 'Da parte sua il Governo italiano si impegna dunque a dare tutto il suo contributo, d'intesa con gli alleati, per un più stabile e pacifico assetto delle relazioni internazionali, per più fiduciosi scambi tra gli uomini di tutti i paesi e di tutte le razze, per collegare gli sforzi di tutti in quelle grandi opere pacifiche che segnano le nuove frontiere dell'umanità, per ricercare con pazienza e costanza misure anche parziali di disarmo bilanciato e controllato che liberi le risorse da destinare al bene comune. Esso si augura che non si voglia forzare soluzioni unilaterali di delicati problemi ancora aperti, ciò che non sarebbe senza conseguenze per la distensione e per la pace; ma che tali soluzioni si ricerchino di comune accordo e con spirito di cooperazione. Nel contesto di questo sforzo sincero per la pace verranno dal Governo prese le misure che, dopo attento esame e in consultazione con i nostri alleati, appariranno necessarie per la sicurezza della nazione.
Il Governo, in adempimento dell'adesione data da quello del mio illustre predecessore onorevole Fanfani, ha deciso di prendere in esame la proposta fatta dal presidente Kennedy, e riconfermata dal presidente Johnson, di compiere, insieme con un gruppo di alleati, che ci auguriamo divenga ancora più numeroso nei prossimi mesi, uno studio per la formazione di un piano completo ed organico di costituzione di una forza nucleare integrata e comunitaria, detta forza multilaterale. Gli studi sono da poco stati iniziati e ad essi il Governo darà la sua leale collaborazione, allo scopo di accertare se il mezzo proposto serva al raggiungimento degli obiettivi che ho indicato nel mio programma e che sono per noi fondamentali: obiettivi che ho ragione di ritenere siano d'altronde condivisi dagli alleati che alle discussioni partecipano. Sono in corso di chiarimento, nell'attuale negoziato, una serie di interrogativi tecnici, finanziari, strategici, nonché alcune importanti clausole giuridico-politiche che attengono tra l'altro alle modalità del controllo ed alle possibilità di una evoluzione ulteriore della forza multilaterale in senso europeo. Quando le trattative in corso avranno dato luogo alla formulazione di un organico progetto, il Governo trarrà le sue conclusioni in relazione agli obiettivi politici perseguiti.
Per quanto concerne l'accenno dell'onorevole Pacciardi al fatto che la nostra adesione al concetto di una forza multilaterale si ricollega allo spirito dell'accordo di Mosca, non vi è dubbio che la questione di come evitare la proliferazione degli armamenti nucleari sia stata sin dall'inizio alla base delle conversazioni tendenti alla costituzione di una forza multilaterale. In questa linea l'accostamento con gli accordi di Mosca, che hanno costituito un primo passo concreto nel senso di mettere un freno alla corsa degli armamenti nucleari ed alla proliferazione degli stessi, sembra pienamente giustificato.
Per quanto concerne, infine, l'accenno fatto dall'onorevole Pacciardi agli esperimenti compiuti sull'incrociatore Garibaldi, si ricorda che essi si collegavano alla installazione su quella nostra nave da guerra di un impianto di missili antiaerei. Essi non avevano quindi nulla a che fare, né da un punto di vista logico, né da un punto di vista cronologico, con il problema della forza multilaterale e riguardavano esclusivamente l'ammodernamento dei mezzi della nostra marina nazionale.
Se speriamo, con queste ad altre iniziative, di precostituire il terreno migliore per uno sviluppo del dialogo fra est ed ovest non per questo dimentichiamo quanto sia importante far progredire la politica della solidarietà europea fino a giungere ad una unificazione economica e politica dell'Europa in forme democratiche.
E necessaria, onorevole Zagari, un'Europa unita, ma un'Europa che sia unita da un forte afflato democratico e da un larghissimo consenso popolare, senza i quali la costruzione di essa non sarebbe opera duratura. Tale costruzione è appena iniziata principalmente nel settore economico. È opportuno che in questo settore essa non soffra battute d'arresto e che si svolga secondo il metodo che ha consentito i veri e grandi progressi conseguiti sin qui, e cioè col metodo della conciliazione degli interessi nazionali in un più alto interesse comune.
Noi continueremo perciò a ricercare con pazienza e tenace volontà tutti i modi e i metodi, e in tutte le sedi, che possono far avanzare la costruzione anche politica dell'Europa.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questo dibattito, particolarmente vivace, si è discusso della formula politica e del programma con il quale essa si manifesta sovente con il tono di chi si trovi dinanzi a qualche cosa di inesplicabile e di artificioso, frutto d'arbitrio incontrollato e senza alcuna giustificazione. Ma a questo Governo e alla sua maggioranza non sono state indicate alternative reali e valide. Alternative se ne possono sempre opporre come espressione di escogitazione, di illusione e di velleità. Ma non si sono udite dichiarazioni dalle quali potesse desumersi la possibilità di coaguli di forze parlamentari e politiche diversi da questo e sostenuti da un'adeguata volontà politica.

COVELLI. Ella sta facendo delle dichiarazioni contro il Parlamento. Questa non è democrazia! (Proteste al centro).

MORO, Presidente del Consiglio dei ministri. Certe posizioni sono apparse, per la carica polemica e la passione dalla quale erano animate, come idonee a distruggere quello che è davanti a voi, ma non già a costruire dell'altro. Crede davvero, onorevole Malagodi, che noi saremmo qui a sentire il suo sprezzante «andatevene !», se vi fosse nel Parlamento e nel paese una diversa e valida maggioranza, capace di affrontare meglio che noi non si sappia fare i grandi problemi del progresso e della libertà in Italia? Io non voglio in questo momento, perché questo non è compito di Governo, discutere di partiti, di disciplina di partito, di libertà di coscienza. Dico solo ancora una volta: state attenti, onorevoli colleghi, a non distruggere quello che vi è, a non rompere il filo sottile della solidarietà e degli equilibri politici sui quali si regge un'ordinata convivenza. State attenti, voi tutti che avete a cuore le istituzioni, a non coinvolgere nel discredito e nella sfiducia gli organi che le istituzioni garantiscono, e soprattutto in un momento come questo, tanto delicato e difficile. Non sono in discussione, non sono in gioco partiti e persone. È in discussione lo Stato, l'equilibrio costruttivo della comunità nazionale. Siamo stati accusati da varie parti di non avere il senso dello Stato ed invece siamo qui proprio per senso di responsabilità verso lo Stato ed il sistema di libertà che vi è e che vogliamo conservare nel nostro paese.
Sì, onorevoli colleghi, abbiamo la capacità di piegarci allo Stato, alla sua maestà, alla suprema responsabilità che esso comporta. Vogliamo che lo Stato viva al di sopra degli interessi e delle posizioni particolari, al di sopra della effimera contingenza, uno Stato aperto e libero, arbitro imparziale delle contese e strumento di evoluzione sociale. Lo Stato è ordine, ma è ordine nella partecipazione, ordine nella giustizia, ordine nel mutamento graduale e garantito. È questa esigenza di un ordine vivo ed umano che ci ha sospinto a questa intesa, che ci ha condotto sulla via di questa comune, pesante responsabilità.
Questo Governo garantirà pienamente l'ordine democratico e nell'ordine democratico inserirà, secondando ed orientando le forze sociali in movimento, il grande processo di rinnovamento del quale il partito socialista assume con noi, partiti di antica esperienza di governo, la piena responsabilità. Rinnovamento nella libertà e progresso nell'ordine democratico: oggi la garanzia per questa altissima funzione è più larga e diventerà certamente più profonda. Un passo avanti, un balzo in avanti della democrazia italiana. Non siamo noi che abbiamo giocato con le storiche qualificazioni del nostro Governo. Non meritiamo di vederci contestare una presunzione che non abbiamo. Noi non siamo nella storia, mentre serviamo con tutte le nostre forze, anche se insufficienti, la causa della libertà e della giustizia per il popolo italiano. Sono invece grandi i problemi; sono storiche le esigenze. E viviamo perciò tutti, maggioranza ed opposizione, un momento significativo nella storia del nostro paese. La vostra polemica, per quanto aspra e talvolta ingiustamente pungente, non toglie, non può togliere, la solidarietà che è nelle cose e per la quale tutto il paese è impegnato. Vogliamo il bene dell'Italia e lavoriamo per questo, perché essa riscatti antiche ingiustizie nell'ordine e nella libertà, perché essa trovi nella concordia dei cittadini e dei gruppi e nel loro senso di responsabilità il fondamento per una nuova e felice epoca della sua storia. (Vivissimi applausi al centro e a sinistra — Molte congratulazioni).

In sede di dichiarazioni di voto sulla mozione di fiducia presentata dagli onorevoli Zaccagnini, Ferri, Bertinelli e La Malfa, il comunista Pajetta accusa Moro di aver umiliato il Partito Socialista. Moro lo interrompe.

MORO, Presidente del Consiglio dei ministri. Guardi, onorevole Pajetta, che dopo l'accenno dell'onorevole Basso ho cercato di trovare nel testo del mio discorso l'espressione della quale egli si era lamentato. L'unica frase che mi pare si possa essere prestata all'equivoco è la seguente: «Non si valuta a sufficienza il significato dell'apporto che un altro partito dei lavoratori, quello socialista, reca, iniziando un nuovo e difficile cammino, alla vita democratica conducendo rilevanti settori popolari all'assunzione della responsabilità». (Commenti all'estrema sinistra).
Se da questo ella desume che io abbia offeso il partito socialista, sbaglia. Con questa espressione ho detto semplicemente che comincia da oggi una nuova esperienza del partito socialista, corrispettiva all'assunzione di responsabilità di Governo. Chi mi conosce del resto sa — e l'onorevole Basso infatti ha detto di essersi stupito della espressione — che io non uso offendere nessuno, tanto meno i partiti che collaborano al Governo. (Applausi al centro — Commenti all'estrema sinistra).

On. Aldo Moro
Camera dei Deputati
Roma, 17 dicembre 1963

(fonte: Camera dei Deputati - Atti parlamentari - Resoconto della seduta pomeridiana di martedì 17 dicembre 1963)


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