LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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IX° CONGRESSO NAZIONALE DELLA DC: MOZIONE N. 2 "CENTRISMO POPOLARE"
(Roma, 16 settembre 1964)

Al IX° Congresso nazionale della DC vengono presentate quattro mozioni, in corrispondenza delle quattro liste per l'elezione dei Consiglieri nazionali del partito.
La corrente della destra democristiana di "Centrismo Popolare", a cui aderiscono Mario Scelba, Guido Gonella e Oscar Luigi Scalfaro, presenta la mozione n. 2.

* * *

Noi, amici di "Centrismo Popolare", siamo profondamente convinti che l'avvenire della D.C. è condizionato al suo operare concreto come partito di centro e popolare, fedele alla sua ispirazione cristiana.
Crediamo nella superiorità dei principi ideali, che ci muovono all'azione politica e che stanno a fondamento della D.C., per creare una società democratica più giusta e più libera e per assicurare un maggiore e generale benessere; e consideriamo funeste per la libertà, per la democrazia e per lo stesso progresso economico dei ceti meno abbienti, tutte le dottrine classiste e materialiste e i programmi politici che ad esse s'ispirano.
Ad accrescere la responsabilità dei democratici cristiani sta il fatto che alla loro politica sono, prevalentemente, legate le sorti delle libertà civili e religiose del popolo italiano.
Siamo egualmente convinti che ad accrescere la capacità di conquista e la forza della D.C. aiutano: chiarezza negli indirizzi politici e compattezza interna. Gli indirizzi che, con coerenza di atteggiamenti, sosteniamo sin dal costituirsi del nostro gruppo, alla vigilia del Congresso di Firenze del 1959, non nascono da una visione particolaristica del nostro partito, ma riteniamo desumerli dalle ragioni più profonde della sua esistenza.
Pensiamo che alla necessaria compattezza interna della D.C. non giovano né le correnti organizzate come gruppi di potere né la concezione e la pratica tendenti a configurare i rapporti fra maggioranza e minoranze come quelli fra partiti contrapposti.

LE RESPONSABILITA' DELLA MAGGIORANZA

Nel formulare gli indirizzi futuri della politica del nostro partito, noi partiamo dalla constatazione che la politica di "cauta sperimentazione" di centrosinistra, decisa dal Congresso di Napoli, è stata sviluppata dalla maggioranza sino alle estreme conseguenze, con la partecipazione del PSI al governo, e senza che si fossero verificate le condizioni ritenute, allora, irrinunciabili dalla maggioranza stessa.
Dopo un biennio di politica di centro-sinistra, la realtà del Paese si esprime in questi fatti salienti. Interrotto il moto di progresso economico e sociale, in atto da un decennio, sovrasta il timore dell'inflazione e della disoccupazione. Negli ultimi due anni gli squilibri territoriali e settoriali si sono accentuati. I redditi dell'agricoltura, dei coltivatori diretti, dei lavoratori capi famiglia e dei ceti medi risparmiatori, sono fra i più colpiti. Il Mezzogiorno è minacciato di vedere compromessa, ancora una volta, la soluzione dei suoi annosi problemi. È aumentata la maggioranza governativa ma l'area democratica si è ristretta. Il PCI ha accresciuto, ulteriormente, la sua forza, mentre la DC ha visto diminuire i suoi suffragi elettorali. Il peggioramento della situazione economica, sociale e politica alimenta la sfiducia nello stessa regime democratico.
Tutto questo non è imputabile esclusivamente alla politica di centro-sinistra, ma è impossibile negare che a determinare la situazione odierna abbiano avuto parte, non secondaria, la politica di centro-sinistra e i provvedimenti legislativi imposti dalla presenza socialista nella maggioranza e che, anche per il momento e i modi di attuazione, erano, obiettivamente, destinati ad accrescere le difficoltà economiche e politiche. Né serve a scagionare dagli errori più recenti il tentativo di correnti interne, le quali, facendo proprie le accuse del PSI, pretendono di far risalire le cause della presente situazione a un asserito immobilismo dei governi precedenti al centro-sinistra, non fosse altro perché tra le file dell'attuale maggioranza militano tutti gli uomini che, pressoché ininterrottamente, in posizioni alterne, si sono avvicendati, dal 1955, al governo del Paese e alla direzione del partito.
Per quanto riguarda i rapporti internazionali, l'allineamento, di fatto, del governo di centro-sinistra sulle posizioni di partiti esteri, che per di più si trovano alla opposizione (Gran Bretagna, Francia e Germania), ha paralizzato la capacità di iniziativa che caratterizzò la politica internazionale della DC, e le cui realizzazioni culminarono nei Trattati di Roma.
Hanno influenzato negativamente il nuovo corso:
1) l'errore di avere attribuito alla partecipazione del PSI al governo carattere miracolistico e risolutivo dei problemi di sviluppi della democrazia italiana; e di avere, per conseguenza, concentrate tutte le energie del partito a realizzare tale obiettivo, sacrificando ad esso i valori della autonomia ideale e programmatica della DC, i suoi impegni verso il corpo elettorale, le esigenze di un delicato processo di sviluppo economico e le garanzie considerate essenziali per una netta delimitazione dei confini tra democrazia e anti-democrazia;
2) il mancato adeguamento dell'organizzazione del partito alle esigenze che scaturivano dalla nuova e più impegnativa politica; la persistenza di una mentalità faziosa nel governo del partito, che ha portato a identificare le scelte politiche con gli interessi di gruppi di potere e a volere la cristallizzazione delle divisioni interne, quando più imperiosa si faceva l'esigenza dell'unità.

L'AZIONE DELLA MINORANZA

Noi, che lealmente abbiamo dissentito dalla politica della maggioranza, riferendoci ai documenti presentati ai Congressi di Firenze e di Napoli, nelle riunioni del Consiglio Nazionale e dei Gruppi parlamentari e ai discorsi illustrativi pronunziati in tutte le sedi responsabili, rivendichiamo a nostro titolo di merito di aver segnalato tempestivamente le conseguenze negative di scelte politiche non mature e di provvedimenti legislativi non compresi nei programmi elettorali della DC. Rivendichiamo, inoltre, la cura costante da noi posta nel richiamare l'attenzione della maggioranza sulle esigenze di un rinnovamento della vita interna del partito, di una più approfondita coscienza delle sue ragioni d'essere e di un'azione pratica più coerente.

CORREGGERE GLI ERRORI DEL PASSATO

In presenza di una situazione politica, economica e sociale, la cui gravità è ammessa da tutti; e persuasi che il suo superamento dipende, in massima parte, dalla capacità operativa e della forza della DC, indichiamo nella coraggiosa correzione degli errori passati la strada per migliorare il presente.
Tanto meglio se il PSI, prendendo atto della situazione e scegliendo in ogni direzione le vie della democrazia, vorrà collaborare a correggere gli errori passati e a fugare la sfiducia che la sua presenza al governo ingenera nei settori democratici del Paese e nella vita economica.
Giudichiamo, preliminarmente, negativo per il rafforzamento della democrazia e contrario alla natura del nostro partito e ai suoi interessi legittimi, il voler attribuire all'alleanza con il PSI carattere di scelta irreversibile.
Le alleanze governative di per se stesse non possono avere che valore strumentale; e diventano ingiustificabili quando esse si rivelano inidonee a raggiungere i fini programmati e, peggio, possono mettere in pericolo la libertà o il benessere di un popolo.
Alla nostra critica si oppone spesso dalla maggioranza la mancanza di alternative al governo di centro-sinistra. L'affermazione disarma il morale prima che la forza contrattuale della DC, rende il PSI arbitro del governo e facilita la strada ai nemici di sinistra e di destra delle libere istituzioni.
Noi respingiamo questa posizione, autolesionista per il nostro partito e pericolosa per la democrazia; e affermiamo che una sola alternativa deve essere respinta, aprioristicamente, e merita di essere combattuta dai democratici cristiani: l'alternativa alla Democrazia Cristiana, il cui sbocco, nelle presenti condizioni politiche, sarebbe l'avvento del PCI al governo o l'avventura autoritaria. Consideriamo — comunque — contraria ai fini stessi del governo di centro-sinistra l'ulteriore collaborazione del PSI col PCI nelle amministrazioni locali, nelle organizzazioni sindacali, economiche e nelle altre organizzazioni di massa; e, in conformità anche con gli impegni assunti dalla maggioranza del partito, chiediamo che sia giudicata non giustificabile l'ulteriore collaborazione della D.C. con il PSI, nel caso che quest'ultimo non rinunci alla politica di alleanza con il PCI nelle amministrazioni locali e non adegui all'obiettivo di isolamento del comunismo la sua partecipazione nelle organizzazioni sindacali, economiche e nelle altre organizzazioni di massa.
Denunziamo come assurdo e pericoloso l'indirizzo tendente ad estendere, e senza neppure ragioni di necessità, l'alleanza con il PSI nelle amministrazioni locali, mentre perdurano, ancora oggi, e si rinnovano, da parte del PSI, giunte frontiste.

IL DOVERE PIU' GRAVE: ELIMINARE LA MINACCIA COMUNISTA

Di fronte all'azione sistematica di disintegrazione dello Stato democratico condotta dal PCI, con l'utilizzo anche di mezzi pubblici, riteniamo pernicioso ogni atteggiamento, di principio e pratico, tendente a considerare il PCI un partito come tutti gli altri.
Non giova, a un partito di governo — qual è la D.C. — la denunzia verbale sulla pericolosità del comunismo, quando ad esso si consente poi di utilizzare, per la sua opera di disfacimento delle libere istituzioni, persino gli strumenti a disposizione dello Stato democratico. E deploriamo la passività di fronte alla penetrazione comunista in organismi controllabili dal governo.
Riaffermiamo perciò la nostra pregiudiziale opposizione alla attuazione dell'ordinamento regionale, senza la garanzia che esso non si traduca nella creazione di nuovi centri di potere per il PCI.
A rafforzare la democrazia, riteniamo essenziali:
1) un'azione organica dei partiti democratici e del governo tendente a ravvivare, specie attraverso la scuola, la cultura, il cinema e la radio-televisione, il sentimento della Patria, nei suoi valori di storia, di tradizione, di cultura e di religione; e a informare la coscienza popolare alla superiorità dei valori della democrazia e dei danni del totalitarismo;
2) il rifiuto di ogni concorso statale ad iniziative dirette apertamente a screditare ,nella coscienza popolare, il regime democratico. In maniera particolare chiediamo una più efficace applicazione della norma costituzionale che prevede la tutela preventiva del buon costume negli spettacoli pubblici;
3) un'azione volta a diffondere in tutti i preposti agli organi esecutivi il sentimento del dovere della fedeltà allo Stato democratico;
4) un'azione ferma diretta ad eliminare le torbide compiacenze amministrative che permettono al PCI di ottenere posizioni di privilegio in tanti settori della vita nazionale; e, più in generale, ad attuare tutte le misure sollecitate all'ultimo Convegno di S. Pellegrino.

RINNOVAMENTO DELLA VITA INTERNA DEL PARTITO

A questo proposito appaiono più attuali che mai le considerazioni contenute nell'«Appello ai democratici cristiani» rivolto dagli amici di «Centrismo Popolare» alla vigilia del Congresso di Firenze:
«Per quanto riguarda la vita interna, occorre riconoscere i danni attuali e potenziali del sistema fondato sul prevalere delle correnti organizzate come partiti nel partito, in dispregio dello Statuto, e che tende a fare della D.C. una sorta di confederazione di gruppi di interessi, obbligando tutti gli iscritti ad inquadrarsi in raggruppamenti particolari.
«L'appello alla dialettica democratica — della maggioranza che governa e delle minoranze che controllano — con cui si è cercato di giustificare l'operare delle correnti, tramutatesi in mero strumento di potere, misconosce l'unità sostanziale dei democratici cristiani realizzata attorno al programma e ignora la illegittimità morale di utilizzare il patrimonio comune — costituito con l'apporto di tutti — a favore di un gruppo coalizzato per fini particolari.
«Se ciò non bastasse, l'esperienza degli ultimi tempi ha dimostrato largamente che il prevalere delle correnti organizzate non ha né aumentata la capacità di penetrazione della D.C. nei gruppi legati ai movimenti antidemocratici — nonostante le nuove e più favorevoli circostanze presentatesi negli ultimi anni — né contribuito a rafforzare l'unità interna della D.C., cui è pur legata la forza determinante dei cattolici italiani e, nelle presenti condizioni della democrazia in Italia, la sorte stessa del regime democratico».
Oggi ripetiamo la nostra denunzia per il persistere di indirizzi e di pratiche, al centro e alla periferia, in contrasto con l'essenza del nostro partito, per l'abuso dei mezzi di potere a favore delle correnti di maggioranza.
Consideriamo negativa per l'unità della D.C. l'introduzione della proporzionale, ritenendo che la necessaria compattezza interna debba realizzarsi eliminando le cause che la incrinano. Segnaliamo, peraltro, l'incoerenza della maggioranza, che, dopo aver imposto al partito la proporzionale, ne ha limitata l'attuazione, con l'unico intento di assicurare a se stessa posizioni più favorevoli.
In relazione al carattere unitario del partito, alla comunanza dei fini che lega tutti gli iscritti — al di sopra delle divisioni intorno a indirizzi particolari — e per una maggiore presenza della D.C. nel Paese, chiediamo la partecipazione di tutte le correnti e degli uomini più rappresentativi alla Direzione e agli organi esecutivi.
Chiediamo, infine, garanzie più sicure contro gli abusi nel tesseramento e per la scelta delle rappresentanze politiche e amministrative, e la formazione di albi di candidati; la distinzione rigorosa tra funzionari di partito e dirigenti politici; la partecipazione con diritto di voto a Comitati provinciali dei Segretari di zona; il controllo sull'uso dei mezzi finanziari del partito al centro ed alla periferia, e delle spese elettorali dei candidati.
Tutto questo chiediamo nell'interesse di tutta la D.C.
Noi non siamo i "guardiani del passato", anche se sentiamo il dovere di difenderlo contro le ingiuste e ingenerose denigrazioni o gli interessati silenzi. Guardiamo, soprattutto, al presente e all'avvenire. Nessuno può ritenersi depositario esclusivo della verità, però sappiamo che non sempre essa si identifica con la volontà della maggioranza. Di qui la ragione del nostro impegno, non facile né comodo.
Senza libertà non possono esservi né giustizia sociale né benessere né stabilità di ordinamenti politici.
È per questo convinzione che noi, amici di "Centrismo Popolare", attingendo al grande patrimonio dei democratici cristiani e nel ricordo delle lotte e dei sacrifici nella Resistenza al fascismo totalitario, chiediamo che la D.C. resti soprattutto fedele alla causa della libertà.

Primi sottoscrittori:
Mario Scelba; Guido Gonella; Giuseppe Alessi; Giuseppe Bettiol; Gennaro Cassiani; Giovanni Elkan; Giuseppe Ermini; Roberto Lucifredi; Mario Martinelli; Gaspare Pignatelli; G. Battista Pitzalis; Laerte Poletti; Domenico Ravaioli; Franco Restivo; Remo Sammartino; Oscar Luigi Scalfaro; Domingo Solari; Francesco Stagno D'Alcontres; Renato Tozzi Condivi; Giuseppe Vedovato.

Mozione n. 2 "Centrismo Popolare"
IX° Congresso Nazionale della DC
Roma, 16 settembre 1964

(fonte: biblioteca Butini)


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