LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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IX° CONGRESSO NAZIONALE DELLA DC: MOZIONE N. 3 "FORZE NUOVE"
(Roma, 16 settembre 1964)

Al IX° Congresso nazionale della DC vengono presentate quattro mozioni, in corrispondenza delle quattro liste per l'elezione dei Consiglieri nazionali del partito.
La corrente della sinistra democristiana "Forze Nuove", a cui aderiscono i sindacalisti e la sinistra di Base, presenta la mozione n. 3.

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Il Paese ha bisogno di una guida politica che dia certezza di libertà e più ricco ed ordinato contenuto democratico allo sviluppo della società italiana.
"Una Forza Nuova per la politica di centro-sinistra" è la risposta unitaria che, avviandosi a formare un nuovo raggruppamento — aperto a ulteriori adesioni —, le tendenze di Rinnovamento e di Base, i giovani e altri gruppi del partito vogliono dare alle esigenze di guida e di attuazione della nuova politica, perché sia coerente con le tradizioni ed i principi popolari, democratici ed antifascisti della Democrazia Cristiana.
La politica di centro-sinistra è stata per lungo tempo, all'interno della D.C., un elemento di differenziazione e di contrasto fra le diverse tendenze. Oggi, nonostante il graduale passaggio di vari gruppi dall'opposizione al sostegno della nuova politica, l'esigenza di compiere precise svolte che qualifichino il significato e la portata del centro-sinistra non può considerarsi esaurita.
Una nuova formula di governo e una larga maggioranza parlamentare non rappresentano, per il solo fatto che nascono, un corso politico nuovo. Il richiesto nuovo indirizzo si ha, invece, se governo e maggioranza si dimostrano capaci, sul piano interno, di affrontare i problemi reali che la società nazionale pone col suo sviluppo e, sul piano internazionale, di esercitare un ruolo attivo per superare l'immobilismo dei blocchi di potenza e creare un ordinamento mondiale pacifico, libero e fondato sulla collaborazione fra tutti i popoli.

1) SIGNIFICATO DELLA POLITICA DI CENTRO-SINISTRA

Dichiarare che la scelta compiuta al Congresso di Napoli è irreversibile non basta. Occorre impedire l'insinuarsi di una interpretazione moderata che mortifica le esigenze di effettivo rinnovamento della situazione interna e internazionale.
Ciò che caratterizza e garantisce il centro-sinistra è l'incontro di forze democratiche popolari cattoliche e socialiste su precisi contenuti politici e programmatici.
L'alleanza dei partiti della maggioranza sarà capace di interpretare ed esprimere questa politica purché non si riduca ad un semplice accordo di potere dove, al posto dei liberali, sono subentrati i socialisti. Il centro-sinistra deve essere, invece, interpretato e portato avanti per i suoi obiettivi di trasformazione profonda e democratica della società e dello Stato, per la sua carica di rinnovamento, per i suoi fini di accrescimento sostanziale di libertà, per la sua capacità di farci partecipare attivamente alle modificazioni in corso dei rapporti internazionali.
Se l'attuale maggioranza non fosse in grado di garantire l'attuazione di tale vasto disegno di sviluppo democratico, comprometterebbe l'inserimento delle forze popolari nel sistema democratico e, mettondo in crisi gli stessi partiti del centro-sinistra, impedirebbe la continuità della formula. Ecco perché, se è vero che il centro-sinistra non ha alternative democratiche, è altrettanto vero che un centro-sinistra condotto avanti come formula di puro potere a livello parlamentare riaprirebbe nel Paese gli stessi drammatici problemi di equilibrio democratico emersi durante la crisi della formula centrista.
Il IX Congresso Nazionale della D.C. non è chiamato, dunque, semplicemente a ratificare la scelta di centro-sinistra, ma deve pronunciarsi sul significato ed il contenuto di questa, nonché sul ruolo del partito all'interno dell'alleanza e nei rapporti con l'intero schieramento politico.
Il governo presieduto dall'on. Moro, che si trova ad operare in una situazione resa più difficile dall'aggravarsi dei problemi irrisolti maturati durante il lungo periodo dei governi di transizione, risponde, per la sua formula ed il suo programma, ad una scelta della D.C. Pertanto, il partito è impegnato a sostenere lo sforzo del governo per garantirne una effettiva capacità di incidenza nella realtà del Paese.
Ma la D.C. non può assumere un ruolo passivo di mediazione, né porsi come contrappeso moderato alle iniziative del PSI.
Il centro-sinistra non si difende e non si espande con il nominalismo della formula; esso si rafforza e si allarga nel Paese:
— portando avanti le iniziative sui contenuti programmatici;
— risolvendo nel dialogo tra i partiti i problemi nuovi posti dalla realtà sociale el economica in evoluzione;
— stabilendo le nuove frontiere per la difesa, nello Stato, della libertà umana a tutti i livelli della vita sociale;
— rispondendo alle attese sempre più vaste dei lavoratori, degli intellettuali, dei ceti medi e degli operatori economici non impegnati in una semplice azione di profitto.
In tale organica prospettiva, la politica di centro-sinistra acquista, al di là delle stesse realizzazioni programmatiche, un positivo significato di allargamento dell'area democratica; acquisisce le forze popolari socialiste alla direzione Politica della società e dello Stato in un clima di pluralismo e di libertà; supera la schematica contrapposizione tra frontismo e coalizione moderata di governo, che ha già mostrato di condurre alla involuzione del Paese.
Per questo è necessario che il dialogo tra la D.C., il PSI e la sinistra laica non si limiti a definire intese parlamentari e di governo. Tale dialogo deve tendere soprattutto ad approfondire, con rigore critico e nel rispetto della peculiare funzione di ciascuna forza politica, le ragioni di un incontro che, per avere valore storico, deve superare i motivi della tattica contingente e trovare le sue vere giustificazioni politiche nella soluzione dei problemi della società nazionale e nella costruzione di un moderno Stato democratico.
Per la sua stessa natura e funzione, la maggioranza di centro-sinistra si presenta, dunque, come una coalizione organica e delimitata nello schieramento Politico italiano.
La netta chiusura a destra nei confronti del Partito liberale nasce logicamente, dall'attuazione di un programma di governo che trova, tanto sui temi dello Stato, quanto su quelli delle riforme di struttura economico-sociali, la più rigida opposizione delle forze sia moderate, che apertamente reazionarie ed antidemocratiche.
Qualunque attenuazione, diretta od indiretta, di questa rigida delimitazione, qualunque considerazione od indulgenza verso queste forze, nella misura in cui indebolisce la volontà politica per la attuazione del programma, apre la situazione alle infiltrazioni della iniziativa comunista, cui si offrono argomenti a favore della asserita tendenza neocentrista della formula e della essenzialità della collaborazione comunista per ogni sostanziale riforma di struttura.
La collocazione del PCI all'opposizione del centro-sinistra non è né arbitraria, né accidentale.
Vi è, infatti, una contrapposizione netta tra l'accettazione del pluralismo politico e sociale che è patrimonio comune dei partiti di centro-sinistra, ed il disegno di egemonia politica e di mortificazione delle autonomie sociali che costituisce la sostanza dell'ideologia e dell'esperienza statuale comunista, anche se vi è, non da oggi, uno sforzo del Partito comunista di assumere valori diffusi nella società italiana in funzione di una prospettiva politica generale inaccettabile.
Tuttavia, la presenza del Partito comunista, come partito d'opposizione, nella realtà del Paese, la sua capacità ad inserirsi negli spazi aperti nei sistema sociale, a occupare i vuoti di potere risultanti dalle carenze dello Stato democratico, a farsi portatore di istanze rivendicative di settore, pongono, specialmente nel clima della distensione internazionale e delle differenziazioni in corso nel comunismo mondiale, problemi nuovi nei metodi di lotta contro il Partito comunista.
Occorre passare dallo scontro frontale, che contrassegnò il periodo centrista nel clima della guerra fredda e della compattezza unitaria del comunismo mondiale, ad una contrapposizione politica che metta in luce le profonde contraddizioni esistenti in campo comunista tra ideologia e azione pratica, e che, soprattutto, consenta di affrontare decisamente con i comunisti la polemica sui problemi reali del Paese.
E, questo, non allo scopo di seguire i comunisti sul terreno delle rivendicazioni settoriali, ma, al contrario, per contestare concretamente la validità delle soluzioni proposte, offrendo alternative organiche in cui si ritrovino risolte in un contesto democratico le esigenze poste dalla evoluzione della società.

2) RINNOVAMENTO DEMOCRATICO DEL PARTITO

Nel quadro prospettato, che pone alla DC responsabilità primarie di iniziativa politica nel centro-sinistra, il IX Congresso deve pronunciarsi sul problema del partito prendendo anzitutto coscienza di un suo autonomo ruolo nella politica delineata; e ciò presuppone la precisa volontà di individuare, nel suo interno rinnovamento culturale e organizzativo, di metodo politico e di rapporto con il corpo degli elettori, una condizione di successo della stessa linea di centro-sinistra.
La diversità dei modi, dei tempi e delle motivazioni con cui le diverse tendenze, dal 1954 ad oggi, si sono spostate verso il centro-sinistra, ha inciso profondamente sulla struttura interna di partito, creando le condizioni per il superamento di divisioni cristallizzate che, al di là delle posizioni politiche differenziate all'origine, si sono trasformate assai spesso in gruppi di potere.
Sono state, infatti, questa divisione e la conseguente impossibilità a ricondurre le diverse correnti entro il sistema di una maggioranza, ad imporre quella che è la novità più significativa del IX Congresso: l'adozione del sistema proporzionale.
La proporzionale, pur con il suo ritardo e pur con la contraddizione configurata dal permanere del vecchio sistema maggioritario nei congressi ordinari di rinnovo delle cariche provinciali, risponde ad una duplice esigenza: la prima, essenziale, di garanzia della libertà, che consiste nel restituire dignità e contenuto politico alla dialettica interna; la seconda, di potenziamento reale del partito, che consente di sottrarre i problemi organizzativi all'equivoco di un attivismo fine a se stesso e di collegarli alla concretezza del discorso politico che deve tornare alla base, diffondendosi nelle sezioni per costituire fattore di ripresa politica dell'intera struttura.
Ridare forza e prestigio politico alle sezioni significa anche risvegliarle sul piano organizzativo. La DC è chiamata a rinnovarsi per essere sempre più autonoma espressione politica del Paese reale. Si tratta di precisare i connotati della DC come partito popolare. Esistono esigenze vitali di ceti nuovi che debbono ancora ottenere espressione e dimensioni politiche. Quanto più il partito assumerà e rappresenterà questa realtà, operando coerentemente le sue scelte, tanto più esso acquisterà una effettiva capacità di guida dei processi economici e sociali.
Si tratta di riaffermare, pur nella doverosa e lecita autonomia che il nostro impegno politico configura, il carattere della DC come partito che dalla ispirazione cristiana trae fecondità d'azione, indirizzi e metodi che danno validità alla sua presenza nel Paese.
Si tratta di portare il partito a rompere il cerchio di diffidenza esistente, a ricevere e accettare con profondo rispetto il confronto e la integrazione della propria esperienza politica con i valori e le esperienze culturali.
Il rinnovamento della DC va affrontato prendendo, in primo luogo, in considerazione la sua stessa composizione sociale. Questa non si è mutata in modo adeguato rispetto a quella tradizionale, modellata su ceti che, socialmente importanti negli anni del Partito Popolare, hanno perso peso con il procedere delle trasformazioni sociali. Vi sono gruppi nel mondo del lavoro, della tecnica, della cultura, della imprenditorialità che non sono collegati con la DC e che non ricevono da questa alcuno stimolo alla presenza politica militante. Attraverso questi gruppi passano, tuttavia, in gran parte le correnti più vive che alimentano la società moderna. È evidente come nella capacità di attrazione rispetto a questi gruppi sia la possibilità del Partito di essere strumento adeguato rispetto ai compiti che esso svolge e dovrà sempre più svolgere.
D'altra parte, l'arricchimento della sua composizione è necessario arche per giungere al rinnovo del gruppo dirigente dc ai vari livelli. Questo rinnovo non può essere una pura e semplice sostituzione di uomini, ma deve trovare il suo fondamento nel diverso funzionamento del sistema selettivo della dirigenza a livello di partito e a livello delle pubbliche responsabilità. Poiché abbiamo del partito una concezione aperta, in una società pluralista, per farlo diventare rappresentativo non abbiamo altra strada che aprirlo veramente a quanti, da una posizione di impegno nella cultura, nella economia e nel lavoro sociale, sentono la vocazione per un impegno nelle strutture politiche ed amministrative dei Paese.
Da questa impostazione discendono alcune proposte degne di un attento approfondimento.
a) Organizzazione dell'esercizio del potere interno
Fondamentale esigenza è quella di estendere il metodo proporzionale ai congressi ordinari di rinnovo delle cariche provinciali. Più in generale, le condizioni per un effettivo controllo dal basso provengono soltanto dalla spersonalizzazione della dialettica interna: i dirigenti devono essere letti sulla base di mandati specifici e che racchiudano precisi impegni di indirizzo politico, in una, con determinati obiettivi di gestione degli uffici esecutivi, non concedendo più nulla alla polivalenza delle chiamate personali. Inoltre, il rilancio organizzativo e politico del partito deve tendere spezzare il condizionamento clientelare nelle sezioni, nei comitati provinciali e a livello nazionale (organi interni, liste elettorali, designazioni a pubblici uffici), a mediare le decisioni politiche interne tenendo conto dei propri impegni politici e programmatici e degli orientamenti del corpo elettorale, ma soprattutto ad eliminare gli scandalosi aspetti di inflazione del tesseramento e di discriminazione dei soci, anche attraverso lo studio di formule tecniche dirette ad impedire l'uso strumentale del tesseramento a fini di potere interno.
b) Decentramento delle responsabilità
È indispensabile partire dallo snellimento degli uffici centrali, spesso indotti a semplici strumenti di segreteria dei dirigenti, per lo più inefficienti sul piano delle attività di settore.
La riduzione dell'apparato centrale dovrà accoppiarsi al decentramento di funzioni, come, ad esempio, quelle formative, ai comitati regionali. Al decentramento funzionale dovrà aggiungersi l'attribuzione di maggiori responsabilità politiche ai comitati regionali, che dovrebbero essere eletti specialmente in vista della creazione dell'Ente Regione, in congressi regionali rappresentativi dei soci delle varie province. Occorre nettamente distinguere compiti e poteri dei funzionari di partito da quelli dei dirigenti politici, stabilendo un sistema di ineleggibilità dei funzionari alle cariche politiche interne e rafforzando il sistema delle incompatibilità tra le cariche politiche interne e le cariche pubbliche. Vanno inoltre potenziati i movimenti femminile e giovanile, attribuendo ad essi la necessaria autonomia per consentire loro di assolvere la funzione di organismi di penetrazione esterna, sempre nel quadro della unità fondamentale del partito. L'autonomia della funzione giurisdizionale interna va garantita, per una operante tutela dei diritti dei soci, compiendo i necessari aggiornamenti dello Statuto.
c) Approfondimento culturale e qualificazione della classe dirigente
Occorre creare strumenti permanenti per un lavoro di ricerca e di dibattito storico-ideologico e socio-economico, svolgendo una efficace funzione formativa attraverso scuole per quadri articolate regionalmente, realizzando un servizio di consulenza tecnico-amministrativa e di indirizzo generale per gli amministratori locali, ricorrendo con sistematicità alla prassi della formazione di Commissioni miste di intellettuali, tecnici e politici per affrontare e fornire indicazioni solutive dei più rilevanti problemi. d) Rapporti con l'esterno
Il rapporto con la pubblica opinione richiede uno sforzo intenso ed esteso per portare la maggioranza dei cittadini al maggior grado di consapevolezza politica, in modo da fare della pubblica opinione non uno strumento di manovra, ma una forza reale, innanzitutto morale, per il controllo e la vitalità delle libere istituzioni. Occorre favorire un flusso di comunicazioni e di volontà dal basso, ai fini stessi di democratizzazione interna. Vanno perciò studiate forme più appropriate di penetrazione d'ambiente, da affiancare alla struttura territoriale, dando spazio a centri di fabbrica, a circoli culturali ecc.; in una parola: a strutture libere che, quand'anche non confluissero immediatamente nel partito, potrebbero egualmente garantire una maggiore partecipazione politica dei cittadini, rafforzando il pluralismo della società democratica e creando sempre maggiori spazi per l'iniziativa dello Democrazia Cristiana.

3) UNA FORZA NUOVA AL SERVIZIO DELLA DC

L'adozione della proporzionale ad ogni livello, come è già stato detto, deve essere finalizzata, più che alla ripartizione del potere interno, alla possibilità di determinare la ripresa del partito attraverso chiare scelte politiche e programmatiche. Di qui discende la necessità di creare, attraverso il dibattito ed il confronto delle opinioni, schieramenti omogenei che, al di là di interessi personali o di potere, sappiano esprimere unitamente indirizzi politici validi per tutto il partito. È in questa prospettiva che, in relazione all'importanza del IX Congresso Nazionale della DC, trova la sua positiva giustificazione l'incontro politico tra tendenze che hanno al loro attivo un passato di tenaci e coerenti battaglie per l'affermazione della politica di centro-sinistra, forze nuove che si sono sviluppate in questi ultimi anni nel segno di concrete e combattute esperienze periferiche, esponenti del mondo giovanile che portano nella battaglia politica il fermento culturale e morale delle nuove generazioni.
L'obiettivo che viene posto alla base di questo naturale e spontaneo incontro, destinato a dare maggiore incisività alle battaglie per un coerente sviluppo della politica di centro-sinistra e per un adeguato rinnovamento del partito, non è di natura tattica o congressuale, ma risponde alla esigenza, pienamente avvertita tra gli iscritti, di favorire il formarsi di una forza nuova politicamente qualificata e capace di esprimere, anche a livello del metodo e del costume, una forte volontà operativa che, al centro ed alla periferia, si pone al servizio di una efficace ripresa della funzione democratica e popolare della Democrazia Cristiana nella vita nazionale.
Per queste ragioni la stessa mozione presentata vuole rappresentare una piattaforma politica e programmatica che, pur riflettendo una adesione senza riserve agli obiettivi di fondo della politica di centro-sinistra, è tuttavia aperta all'apporto che la stessa periferia, in sede di dibattito congressuale, sarà in grado di recare per determinare democraticamente, con una ulteriore precisazione di obiettivi politici e programmatici, quel vigoroso rilancio del partito che è richiesto dall'impegnativo processo politico avviato con la formazione del governo presieduto dall'on. Moro.

Primi sottoscrittori:
Giulio Pastore; Achille Ardigò; Baldassare Armato; Luciano Benadusi; Carlo Borrini; Vittorino Colombo; Corrado Gorghi; Nicola Damiani; Ciriaco De Mita; Dino De Poli; Giuseppe Gargani; Vincenzo Gagliardi; Giovanni Galloni; Luigi Granelli; Ettore Massacesi; Riccardo Misasi; Nicola Pistelli; Vito Scalia; Bruno Storti; Mario Toros.

Mozione n. 3 "Forze Nuove"
IX° Congresso Nazionale della DC
Roma, 16 settembre 1964

(fonte: biblioteca Butini)


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