LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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IX° CONGRESSO NAZIONALE DELLA DC: MOZIONE N. 1 "NUOVE CRONACHE"
(Roma, 16 settembre 1964)

Al IX° Congresso nazionale della DC vengono presentate quattro mozioni, in corrispondenza delle quattro liste per l'elezione dei Consiglieri nazionali del partito.
La corrente fanfaniana di "Nuove Cronache" presenta la mozione n. 1.

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I – DALL'ESAME DELLA SITUAZIONE ALL'AZIONE

Per un vigoroso rinnovamento che dia alla società italiana uno sviluppo sicuramente democratico, economicamente efficiente, cristianamente giusto, la Democrazia Cristiana — riunita nelle Sezioni, nei pre-Congressi provinciali, nel IX Congresso Nazionale, — confermata la validità dell'appello rivolto nel Congresso di Napoli ai partiti democratici per dare avvio alla politica di centro-sinistra, idonea, per le forze che la sostengono, a dare soluzione appropriata ai problemi attuali della nostra società, in generale constata che in Italia e nel mondo si sono verificate significative novità:
1) per il proseguimento, malgrado le manovre cinesi, del dialogo tra Ovest ed Est, al fine di raggiungere nella sicurezza intese che impediscano il ricorso alla guerra, accrescendo le possibilità di incivilimento di tutti i popoli in un ambiente di maggiore libertà;
2) per l'intensificarsi, con conseguenze sempre più significative, del dialogo tra le Chiese, al fine di dare, con l'unità, nuova autorità e peso alla Cristianità, quale guida determinante di tutte le forze spirituali che cooperano alla convivenza umana nella verità, nella carità, nella giustizia, nella pace;
3) per l'affermarsi della esigenza di nuove determinazioni in seno alla Comunità europea sui problemi della sua concreta progressiva unificazione e su quelli che sorgono dai confronti con le contermini aree politiche ed economiche;
4) per il cambiamento della natura, intensità e manifestazione dei problemi oggi vivi nel Paese, che, con l'annullamento di preesistenti necessità, l'accentuazione di altre e l'imponente comparsa di nuove, incidono su prospettazioni programmatiche tradizionali, svalutano irrigidimenti di ispirazione pseudo-scientifica, superano strutture organizzative non più efficaci;
5) per la variazione formale e sostanziale dei rapporti tra elettori, divenuti più informati e consapevoli, ed eletti, sottoposti a più pertinente controllo, e conseguenti nuove profonde esigenze di presenza, d'organizzazione e di azione dei partiti;
6) per il passaggio in Italia dalla fase sperimentale del centro-sinistra alla fase di attuazione organica con la diretta partecipazione al governo di tutti i partiti che la sostengono;
7) per il mutamento in seno alla Democrazia Cristiana delle impostazioni di tendenza, manifestatesi dopo il 1953, con la confluenza di alcune di esse su nuove posizioni, e per il permanere di altre su quelle tradizionali. Dalle esposte considerazioni si deduce che la società italiana, mutando struttura problemi maturità consapevolezza, pone in crisi tutti i partiti, investendone programmi, organizzazione, azione, ed imponendo ad essi di riconsiderare i loro rapporti con la realtà, per procedere a rinnovamenti che li reinserisca in essa come strumenti attivi di libera democrazia e di civile progresso.

Sul piano contingente constata che la politica intrapresa dopo il Congresso di Napoli ha incontrato ed incontra difficoltà:
1) per il disimpegno preelettorale ed il mancato linguaggio univoco nella campagna elettorale, che hanno diffuso dubbi sulla solidarietà e fermezza dei partiti della maggioranza, inducendo parte dell'elettorato a puntare su alternative di centro-destra accrescendo i voti dei partiti che le lasciavano sperare, e parte del ceto operaio e contadino a votare comunista nell'illusione di poter così meglio garantire la continuità della politica di sviluppo;
2) per l'errata valutazione dei risultati elettorali, la pretestuosa spiegazione di essi e la non realistica considerazione delle difficoltà precongressuali del PSI, che hanno prodotto discordie in seno ai partiti di maggioranza ed un vuoto politico nel momento in cui era più necessaria una organica azione per recuperare i ritardi verificatisi nell'attività di governo in dipendenza del ricordato congelamento e della forzata tradizionale sosta per la troppo lunga campagna elettorale;
3) per la rottura dell'unità del PSI, che, proprio all'inizio della fase organica della politica di centro-sinistra, mettendo in crisi la base socialista ha rafforzato l'influenza comunista sulle organizzazioni sindacali e sulle incerte amministrazioni di sinistra a partecipazione socialista;
4) per la situazione economica generale, aggravata dalla esasperata speculazione politica dei gruppi socialmente più retrivi e da quella del Partito comunista, dalla mancanza di misure anticongiunturali subito dopo le elezioni, dall'incertezza di quelle adottate nel 1964, dalla perdita per la lunga stasi di forza di penetrazione in campo economico internazionale, da un cedimento dell'alto livello di occupazione raggiunto, dall'insorgere di difficoltà particolarmente dure per le medie e piccole imprese dalle polemiche sulla rinviata definizione ed adozione di soluzioni razionali ai problemi di fondo, che hanno accentuato il disorientamento delle imprese pubbliche e private;
5) per il prolungarsi di un'azione frenante non chiaramente definita nei suoi intenti costruttivi, che, imputata alla Democrazia Cristiana, riduce le speranze popolari in essa, quale guida sicura dello sviluppo nazionale in clima di libertà, di progresso, di giustizia;
6) per lo stimolo che l'impegno dei partiti di centro-sinistra a sostenere misure anticongiunturali di discussa efficacia e di ripercussione non positiva sul livello dell'occupazione, e quindi errate, dà al Partito comunista di intensificare la mobilitazione degli scontenti, riducendo sul piano popolare i vantaggi che i partiti democratici hanno cercato di conseguire con l'allargamento dell'area, che, essendo riuscito in parte al vertice parlamentare, è per ciò esposto a parziale fecondità in periferia.

Per fronteggiare adeguatamente le novità riscontrate e superare rapidamente le difficoltà del momento, la Democrazia Cristiana decide:
1) di promuovere la rinascita unitaria del Partito, vigorosamente riaffermando la sua tradizionale fisionomia e la sua peculiare vocazione, e facendo valere ad ogni livello lo specifico mandato ricevuto dagli elettori di rinnovare il costume democratico, di dare equilibrato sviluppo all'economia, di attuale una vera giustizia cristiana nella società italiana libera e progredita;
2) di concorrere a ristabilire in concreto, con chiari enunciati ed immediato inizio di conseguimenti azioni, le condizioni per il continuo sviluppo, per un alto livello di occupazione, per una vittoriosa espansione interna ed internazionale del sistema economico italiano;
3) di promuovere e fare adottare soluzioni costruttive (e coerenti con la necessità di fronteggiare le difficoltà) ai problemi di fondo ancora aperti nei settori della pubblica amministrazione, dell'istruzione e del collocamento dei giovani, dell'economia specialmente agricola, della sicurezza ed assistenza sociale, ordinatamente inseriti nel quadro di una programmata politica di sviluppo;
4) di sostenere una politica estera che, in seno alle Comunità, Alleanze ed Organizzazioni di cui fa parte, consenta all'Italia di promuovere, con proprie iniziative, aiuto ed esempio, la soluzione dei problemi di sicurezza, di sviluppo e di pace del mondo.

II - IL RINNOVAMENTO DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA

Le responsabilità che la Democrazia Cristiana ha avuto ed ha tuttora nel quadro delle forze politiche italiane, la considerazione della quantità e qualità dei consensi sinora ottenuti, quella dei consensi che essa non può perdere e quella dei consensi che un rinnovamento le consentirebbe di conseguire, le impongono di essere il partito più sollecito nell'adeguarsi alle sopravvenute novità. Particolare sollecitudine le impone la speciale posizione che tra i partiti italiani essa scelse in rapporto al pensiero cristiano fin dall' “appello della lunga vigilia" lanciato da De Gasperi. Simili scelte le impone, in questo momento particolare della storia del mondo e della Cristianità, speciali doveri; adempiendo ad essi la Democrazia Cristiana può, senza compromettere né intralciare l'azione propria della Chiesa Cattolica in seno alla società italiana ed umana, darsi quella adeguatezza di giusta prospettazione, di efficiente organizzazione, di vigorosa presenza, necessarie per garantire a tutti che gli ideali cristiani parteciperanno ancora con efficacia ad orientare in libertà e a guidare secondo giustizia l'ulteriore sviluppo della società italiana. Per scelta propria e per condizionante svolgimento storico, la Democrazia Cristiana sa di avere due caratteristiche funzioni: quella di mantenere viva e rendere efficacemente operante nella società italiana la millenaria e determinante componente cristiana; e quella di rafforzare nel mondo contemporaneo — a partire dalle zone caratteristiche del Mediterraneo, dell'Europa, della Comunità Atlantica, dell'America Latina — l'efficace presenza della società democratica italiana, consapevole della forza operativa che ad essa deriva da una chiara e coerente fedeltà agli ideali cristiani.
Tutto ciò impone alla Democrazia Cristiana il grave dovere di svolgere, con rinnovata capacità d'iniziativa, l'azione di guida nel rinnovamento della politica italiana, in piena consapevolezza dei doveri che le impongono il suo peso elettorale e la sua peculiare caratteristica di partito che è e vuole essere ad ispirazione cristiana.
La Democrazia Cristiana formula quindi il proposito di rinnovarsi secondo le esigenze della situazione generale e particolare, per porre al servizio dell'Italia tutto il contributo di idee e di rappresentatività che la caratterizzano.
Per conseguire il rinnovamento propostosi, la Democrazia Cristiana delibera:
1) di rinvigorire con appropriate iniziative la consapevolezza di tutti gli iscritti sulla reale portata sociale degli ideali cristiani, sulla benefica incidenza di essi nella vita italiana, sul vantaggio per tutti di portarli a concorrere ad ispirare le decisioni dei consessi democratici italiani;
2) di adeguare la propria organizzazione al rinnovamento della società nazionale. Per ciò convoca per la fine di novembre una Conferenza nazionale organizzativa. Essa adatterà le strutture del Partito alle necessità di un permanente dialogo con i vari ceti e categorie; determinerà i modi idonei a non estraniare il Partito dalle vicende e dalle lotte del lavoro ed a collegarlo alle organizzazioni che operano nell'ambito dell'ispirazione sociale cristiana; ed adotterà le misure necessarie per fare conseguire al Partito una rappresentanza significativa delle idee e degli interessi dei cittadini che la Democrazia Cristiana assume di difendere in seno alle assemblee ed agli organi in cui si decide in qual modo accogliere e soddisfare le giuste attese del popolo italiano;
3) di dare pieno significato al metodo di rappresentanza proporzionale, riservando voto solamente consultivo ai membri del Consiglio Nazionale non eletti direttamente dal Congresso in sede plenaria o dai Gruppi parlamentari, per non alterare la genuina espressione politica della volontà degli iscritti;
4) di predisporre una costante presenza del Partito nel Paese, affinché l'opinione pubblica sia raccolta quando esprime attese, sia informata delle soluzioni adottate per soddisfarle, sia ascoltata nelle fondate critiche, in modo da giungere, in virtù del periodico voto ed anche del permanente contatto a rappresentare la genuina volontà popolare in tutte le sedi nelle quali essa assume la solenne funzione della sovranità. Conseguita in tal modo l'unione ideale di intenti, di propositi di volontà tra cittadini e rappresentanti politici, resterà garantita la sostanziale democraticità del sistema repubblicano nei suoi obiettivi, nella sua funzionalità, nei suoi risultati;
5) di riunire, in prossimità delle elezioni comunali, provinciali e regionali, amministratori, tecnici ed esperti di problemi locali per elaborare i programmi secondo i quali la Democrazia Cristiana si propone di concorrere a risolvere le questioni delle autonomie locali e quelle correlative della finanza, anche alla luce dei profondi mutamenti portati dalle vaste migrazioni interne. Con l'azione deliberata, la Democrazia Cristiana, per quanto la riguarda, è certa di superare la crisi che in Italia ha colpito i partiti, e di tornare ad essere, come all'alba della rinascita democratica, vigorosa rappresentante di tutti quei cittadini i quali vogliono che la società italiana consegua libertà, progresso e giustizia restando fedele alla sua tradizione cristiana.

III - II PROGRESSO NELLA PACE E NELLA LIBERTA'

Attuando in collaborazione con le altre forze democratiche i proposti rinnovamenti della società italiana e presentando così rinnovata l'Italia nel mondo, la Democrazia Cristiana — fiera delle sue origini, coerente alle sue tradizioni, fedele all'insegnamento di De Gasperi, rispettosa del mandato dei suoi elettori — porterà il suo contributo per rimuovere gli ostacoli che ancora si oppongono al proseguimento del cammino verso quella frontiera di unità nel bene, di libertà nel progresso, di pace nella giustizia, che fin dall'inizio di questo decennio sul piano religioso Giovanni XXIII e su quello politico John Kennedy proposero a tutti gli uomini di raggiungere e di difendere.
Quanti hanno sin qui militato nella Democrazia Cristiana e con essa hanno combattuto le gloriose e memorabili battaglie della Liberazione, della Costituzione, della ricostruzione, dello sviluppo, riuniti nelle Assemblee delle Sezioni, in quelle dei pre-Congressi provinciali ed in quella solenne del IX Congresso Nazionale, rinnovano, di fronte ai grandi mutamenti in corso nell'Italia e nel mondo, l'impegno di restare uniti e concordi per far si che lo scudo crociato garantisca ancora agli Italiani progresso nella pace, nella giustizia e nella libertà. L'unità e la consapevolezza degli iscritti darà alla Democrazia Cristiana tutto il vigore necessario a promuovere lo sviluppo sicuramente democratico, economicamente efficiente, cristianamente giusto della intera società italiana, facendone un fattore di progresso e di pace nel mondo.

Primi sottoscrittori:
Gian Aldo Arnaud; Paolo Barbi; Paride Bondavalli; Giacinto Bosco; Renato Branzi; Aurelio Curti; Bernardo D'Arezzo; Giovanni Del Rio; Amintore Fanfani; Alberto Folchi; Arnaldo Forlani; Giuseppe Fracassi; Giovanni Gioia; Raffaele Leone; Antonio Mazzarolli; Lorenzo Natali; Giovanni Pinna; Luciano Radi; Leandro Rampa; Sebastiano Vincelli.

Mozione n. 1 "Nuove Cronache"
IX° Congresso Nazionale della DC
Roma, 16 settembre 1964

(fonte: biblioteca Butini)


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