LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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II° GOVERNO MORO: INTERVENTO DI ALDO MORO AL SENATO DELLA REPUBBLICA
(Roma, 30 luglio 1964)

Il I° governo Moro si dimette il 26 giugno 1964, dopo che in Parlamento sono passati alcuni provvedimenti sulla scuola privata con l'astensione dei partner della DC. Preso atto della situazione, non limitata evidentemente solo alla scuola privata, Moro preferisce aprire la crisi.
Il Presidente della Repubblica, Antonio Segni, riconferisce a Moro l'incarico di formare il nuovo governo. Dopo una lunga trattativa, Moro costituisce il suo secondo governo, ancora una alleanza organica di centro-sinistra DC, PSI, PSDI, PRI.
Il 30 luglio 1964 il governo si presenta al Senato.

* * *

MORO, Presidente del Consiglio dei ministri. Onorevole Presidente, onorevoli senatori, il Governo che ho l'onore di presiedere per designazione del Capo dello Stato al quale, a nome mio e dei miei colleghi, mi è gradito esprimere deferente omaggio e dare convinta testimonianza, di fronte a tante ingiuste polemiche, della saggezza, della imparzialità, dello scrupolo, dell'assoluta correttezza costituzionale con i quali ha guidato il corso della crisi, si presenta ora dinanzi a voi per ottenere la fiducia del Parlamento e, con essa, la definitiva investitura ad assolvere i compiti e ad assumere le responsabilità che la Costituzione ad esso demanda.
È del tutto naturale, dunque, che io ridica qui il nostro sentimento di profondo rispetto verso le Assemblee parlamentari ed i loro illustri Presidenti, sollecitando l'autorevole e decisivo consenso di esse con una impegnativa indicazione degli obiettivi in vista dei quali il Governo si è costituito e che esso intende perseguire.
I contatti che ho avuto, nel corso del mio tentativo di dare soluzione alla crisi, con autorevoli esponenti dei gruppi parlamentari e dei partiti, mi inducono a sperare che la piattaforma politica e programmatica sulla quale è stato costruito questo Governo possa trovare l'adesione della maggioranza di questa Assemblea. Ma è ben chiaro che in questa sede soltanto ed in confronto dell'intera rappresentanza parlamentare, maggioranza ed oppposizioni, in questa sede e nel dibattito che la caratterizza, vengono definitivamente prese le decisioni ed il Governo acquisisce i poteri suoi propri nella guida politica della Nazione.
Questo Governo è fondato, come il precedente, sulla coalizione dei Partiti democratico-cristiano, socialista, socialista-democratico, repubblicano; si richiama al programma già enunciato nel dicembre scorso con i necessari chiarimenti ed approfondimenti; ha lo stesso Presidente e riproduce largamente la compagine ministeriale preesistente. Ciò non significa però che la crisi di Governo sia stata inutile e che non emergano elementi positivi dalla soluzione che ne è scaturita ed è oggi sottoposta al vostro esame.
In realtà hanno rilevante importanza proprio la riconferma della formula dopo una attenta ricerca, in un ampio dibattito politico, della migliore soluzione per la crisi di Governo e perciò la nuova e libera scelta dei Gruppi parlamentari e dei Partiti, la riconosciuta necessità di una intensa solidarietà dentro e fuori il Governo alla quale Gruppi e Partiti, con piena consapevolezza, si sono impegnati; i chiarimenti ed approfondimenti relativi al programma globalmente richiamato ed atti a renderne più rapida e feconda l'attuazione; la piena consapevolezza che è urgente e indeclinabile compito del Governo di trarre fuori il Paese, mediante energiche ed organiche misure, dalla crisi congiunturale in corso; la rinnovata adesione agli obiettivi di sviluppo economico, di rinnovamento sociale, di una stabile democrazia, di un'accresciuta partecipazione dei cittadini e dei lavoratori alla vita dello Stato; ed infine il nuovo e vigoroso impegno del Governo per l'attuazione programmatica e la comunicazione con l'opinione pubblica, perché siano tutte realizzate e valorizzate le prospettive democratiche che sono a base della politica di centro-sinistra.
La crisi di Governo, come è noto, è stata determinata da un voto parlamentare negativo sul capitolo 88 del Bilancio della pubblica istruzione. Un voto che ha visto divisi per una diversa interpretazione del programma di politica scolastica, i partiti della coalizione e gli stessi componenti del Gabinetto. Benché il voto, che ha portato alla soppressione del capitolo 88, non avesse formalmente carattere di sfiducia, benché i Gruppi di maggioranza non intendessero esprimere con il loro comportamento sfiducia nè verso il Governo, né verso i Partiti della coalizione, il Governo, da me stesso presieduto, registrando il fatto della insufficiente solidarietà e compattezza della maggioranza, ha dato le dimissioni, per favorire una chiarificazione politica generale.
Il malessere riscontrato infatti in quella occasione ci consigliava di dare il via, per parte nostra, ad un ampio dibattito politico, tale da verificare la validità della formula politica, la sua rispondenza agli interessi del Paese, il vigore, l'impegno, lo spirito di coesione con il quale essa avrebbe potuto realizzarsi.
Ora, per quanto riguarda il fatto della votazione del capitolo 88 e della divergenza politica che esso aveva manifestato, è stato convenuto di affidare al Governo, in attesa della soluzione definitiva del problema della scuola non statale, il compito di realizzare, in ispirito di solidarietà e di lealtà, un'equa soluzione del problema cosa aperto, avendo riguardo alla situazione preesistente ed alle esigenze della scuola. E poiché l'episodio, il quale ha dato luogo alla crisi, ha richiamato il tema della scuola non statale, i partiti hanno voluto confermare, così come fa il Governo, che rimane ferma la volontà già manifestata di affrontare il problema dei rapporti tra scuola statale e scuola non statale, ivi compreso quello dei contributi dello Stato, al quale la Democrazia cristiana attribuisce determinante importanza, nella elaborazione della legge sulla scuola paritaria, da effettuarsi in applicazione del nuovo piano della scuola entro il 30 giugno 1965.
La crisi di Governo dunque ha offerto l'occasione per un riesame critico della situazione, ha dato il via ad un serrato confronto delle varie posizioni politiche, ha portato alla luce e verificato, ai fini della loro attuabilità e nella loro possibile convergenza, prospettive che in termini vaghi ed astratti sono mano a mano affiorate, e più intensamente dopo l'apertura della crisi, nella grande polemica sulla politica di centro-sinistra.
Il primo Governo da me presieduto, dimettendosi, oltre che avere di mira il conseguimento se possibile di una solidarietà più intensa, per affrontare in posizioni di forza i grandi problemi che questa difficile ora della vita nazionale presenta, ha inteso offrire la possibilità di riscontrare, su di un terreno assolutamente sgombro, se esistessero e fossero praticabili altre strade in vista della salvaguardia delle istituzioni democratiche, del necessario equilibrio politico, dell'ordinato sviluppo economico e sociale della Nazione; se esistessero, almeno in prospettiva, diverse e più vantaggiose coalizioni. E ciò non per riposare su di uno, del resto scomodissimo, stato di necessità, ma per sollecitare una nuova, consapevole e libera scelta, che consentisse, se effettuata, di riprendere il cammino più vigorosamente per adempiere un dovere al di fuori della ingiusta accusa di avere in qualche modo fatto violenza alla realtà politica per una ingiusta volontà di potere.
Perciò i miei colleghi ed io abbiamo accettato di tornare ad assumere questa pesante responsabilità, solo quando ci è sembrata acquisita la consapevolezza della profonda giustificazione, pur nella sua difficoltà, di questa formula di Governo, della sua rispondenza alla realtà politica, del valore positivo, politico e programmatico, che essa assume, della ferma volontà, presente in tutti i partecipi della coalizione, di agire con vigore, di agire veramente insieme, per superare tutti gli ostacoli e realizzare tutti gli obiettivi che questa politica si propone.
Ora possiamo dire che questa chiarificazione è stata ottenuta, che la solidarietà si è fatta più stretta e vincolante; il programma è stato verificato nella sua obiettiva validità con gli opportuni chiarimenti ed approfondimenti; si è avvertito che tutto l'impegno deve essere posto dal Governo, e del resto da chiunque abbia a cuore l'avvenire del Paese, per il superamento delle presenti difficoltà e l'ordinato progresso della società italiana. Ecco perché siamo tornati dinanzi a voi e dinanzi al Paese, senza alcuna presunzione, con la conoscenza di tutti i limiti che sono in noi e nelle cose, così difficili ed importanti, che siamo chiamati ad affrontare, ma con il fermo proposito di fare, se voi ce lo consentirete, tutto il nostro dovere.
Ebbene, un'altra maggioranza, si è visto, non esiste. Si avverte infatti la preoccupazione di evitare una spaccatura verticale del Paese d'imprevedibile configurazione e d'incalcolabili conseguenze. Si avverte la preoccupazione di non disperdere un indubbio arricchimento della vita democratica, qual è costituito dall'assunzione, in posizioni sempre più nette ed impegnate, di responsabilità di Governo da parte del Partito socialista italiano; si avverte l'opportunità, direi la necessità di secondare ordinatamente con questa attiva presenza di partiti democratici e popolari, il vasto moto, che è in Italia e nel mondo, di elevazione sociale e di risveglio della coscienza popolare.
Questo è un grande problema che non può essere ignorato. Si tratta di dare ad esso soluzione nell'ordine e nella pace sociale, senza rischio per la libertà. Ecco perché, nel complesso, soluzioni centriste o di allargamento a sinistra, comunque le si voglia configurare, o di svolta a destra sono apparse, in una normale dialettica democratica che risolva nel tempo, con fatica, ma nel senso giusto, i problemi del Paese, impraticabili e velleitarie, suscettibili di determinare pericolosi contraccolpi e di compromettere quei valori e quelle esigenze alle quali facevamo cenno poc'anzi.
Quei valori e quelle esigenze in rapporto ai quali si misura il significato positivo del Governo di centro-sinistra come formula politica, di per sé di grandissima importanza, e come programma di azione. Ecco perché abbiamo accettato di riprendere il lavoro e di riprenderlo, laddove esigenze politiche non lo hanno impedito, con una compagine ministeriale pressoché inalterata, non solo in considerazione della grande fiducia che io nutro nei miei collaboratori di ieri, ma anche per assicurare nella maggiore misura possibile quella continuità amministrativa che è certo un coefficiente del buon Governo. E tanto più importante poi in considerazione della lunga crisi e della necessità di guadagnare tempo il più possibile con un'azione di Governo pronta ed incisiva.
Detto ciò a prova del nostro distacco, ma anche della nostra ferma volontà di assolvere il nostro compito, se ci viene richiesto dalla fiducia del Parlamento, è evidente che noi non immaginiamo che l'opposizione, quale che essa sia, disarmi dopo questo insuccesso. È naturale e giusto che essa svolga la sua funzione ;critica e si eserciti nella polemica, per quanto velleitarie ed illusorie siano le sue prospettive politiche e contestabile il valore delle soluzioni vagheggiate. È comprensibile perciò che essa immagini breve e travagliata per discordia ed impotenza la vita di questo Governo. Noi non ce ne dorremo, anche se siamo impegnati a dare invece prova di costanza, di unità, di forza realizzatrice.
Questi richiami dunque, sui quali mi sono poc'anzi soffermato, non sono una sfida alle opposizioni, ma una onesta spiegazione data al Parlamento tutto intero delle ragioni per le quali siamo ritornati e la crisi si è risolta, cosa del resto non nuova, con la conferma della formula, con il largo mantenimento della precedente compagine, con una incisiva messa a punto di un programma che non viene rinnegato, ma confrontato ed avvicinato alla realtà economica e politica, perché meglio aderisca ad essa e risulti, per il suo stesso misurato snodarsi, utile e fecondo.
Ed è una spiegazione data, per il tramite del Parlamento, all'opinione pubblica, la più vasta, del Paese, nella quale è certo anche quella contraria al Governo, a destra o a sinistra, ed anche quella scettica e sfiduciata, benché non pregiudizialmente ostile, perché senta che la nostra presenza qui non è un atto di arbitrio, di orgoglio, di desiderio di potere, ma la rispondenza ad una logica democratica, l'adempimento di un dovere, la volontà di colmare un vuoto, che avrebbe potuto aprirsi, con ideali di libertà, di giustizia, di ordine, di sviluppo della vita democratica.
Ho già rilevato, ed ora riconfermo, che emerge come un dato significativo nella soluzione della crisi la riaffermata volontà di una intensa ed operante solidarietà in seno al Governo e nei rapporti tra i Partiti della maggioranza.
I partiti, che entrano a far parte di questa coalizione, sono infatti decisi a dare coerentemente, con costanza e fermezza, pieno appoggio in ispirito di solidarietà che si esprima così all'interno del Governo come in sede parlamentare e politica. Sempre avendo presente l'esigenza di una stretta intesa tra i Partiti, per presidiare ed accreditare la politica di centro-sinistra, mentre essa affronta grandi difficoltà, i Partiti riconfermano, come già nell'accordo del novembre scorso, l'impegno a sostenerla nel suo svolgimento, mediante operante solidarietà nel Parlamento e nel Paese. I Partiti affermano che l'espansione dal centro alla periferia dell'intesa politica, necessaria per affrontare organicamente problemi che sono strettamente collegati, in modo particolare nelle Regioni chiamate a partecipare alla programmazione economica, è logico sviluppo della politica intrapresa. Esso è affidato ad un tempo alla volontà dei Partiti ed al successo della politica di centro sinistra. I Partiti perciò perseguiranno tali finalità con leale intesa, assicurando la continua e fedele attuazione del programma concordato e dando operoso sostegno alla politica di centro-sinistra. Questi propositi dei Gruppi parlamentari e dei Partiti, i quali troveranno nel corso di questo dibattito autonoma manifestazione, vengono qui richiamati, in quanto concorrono a caratterizzare il Governo e ad aprire la prospettiva di un'azione più coordinata ed intensa e di una più viva presenza del Governo, e dell'intesa politica sulla quale esso si fonda, nel Paese.
Il Governo ritiene suo prioritario impegno quello di difendere il valore della lira, sia come salvaguardia del potere di acquisto e quindi del livello di vita della gran massa degli italiani che vive di redditi di lavoro, sia perché, senza l'ancoraggio ad una moneta stabile, un programma di sviluppo non può essere realizzato. Senza dire che l'appartenenza dell'Italia ad organizzazioni economiche internazionali e la sua riaffermata volontà di essere sempre più inserita nel mondo delle economie libere comportano l'obbligo di far tutto quanto è in nostro potere per evitare che perturbazioni monetarie interne si propaghino, con effetti negativi, nei sistemi economici nelle aree dei quali siamo inseriti.
Il Parlamento ha avuto modo di discutere ampiamente, e molto di recente, dell'evoluzione della congiuntura italiana; l'ultima occasione è stata offerta dalla presentazione, da parte del precedente Governo, del bilancio semestrale dello Stato in corso di gestione. Prendendo le mosse dai suggerimenti emersi in quelle discussioni siamo convinti che è ancora necessaria una decisa azione per equilibrare mezzi monetari in circolazione e risorse reali di beni e servizi. Insieme a questa ulteriore azione di riequilibrio si debbono porre in essere le condizioni per la ripresa del risparmio e la sua destinazione ad investimenti immediatamente produttivi. Si correrebbe altrimenti il rischio di porre in essere una politica di stabilizzazione, ricca sì di risultati in termini monetari, ma che farebbe pagare troppo caro, in termini di reddito e di occupazione, il conseguimento dell'obiettivo della salvaguardia del valore della lira.
Già ho avuto infatti occasione di dichiarare in Parlamento che una politica di stabilizzazione fondata soltanto su misure di contenimento monetario è estremamente pericolosa per gli effetti che può causare sul livello del reddito e su quello dell'occupazione. Il nuovo Governo fa propria questa affermazione e ripropone una politica di stabilizzazione più complessa, fondata congiuntamente su misure di contenimento monetario ma anche su di una serie di interventi capaci di assicurare, con la stabilità della lira, la continuità del processo di formazione del reddito e la persistenza del livello di occupazione. Una politica del genere richiede però che i necessari sacrifici siano supportati non solo dai lavoratori ma da tutti i partecipi al processo produttivo.
Si è venuto affermando in questi ultimi tempi che la situazione di fondo della congiuntura italiana è profondamente modificata rispetto a qualche mese addietro, e che, di conseguenza, il complesso dei provvedimenti che allora potevano giustificarsi per conseguire l'equilibrio fra mezzi monetari e risorse reali disponibili non sarebbe ulteriormente giustificato.
In effetti bisogna riconoscere che la politica di stabilizzazione intrapresa sin dallo scorso anno ha già dato alcuni risultati positivi: ma non si può affermare che la stabilizzazione è un fatto ormai acquisito e che oggi bisogna porre in essere una politica sostanzialmente diversa per far fronte ai nuovi problemi che emergono specie in relazione ad un più meditato andamento produttivo.
In questi mesi più recenti sono sì emersi alcuni fatti positivi, ma, a fianco di essi, sono insorte preoccupazioni di tipo nuovo derivanti proprio dalle modificazioni che, se da alcuni punti di vista possono essere considerate positive, non lo sono però sotto altri aspetti.
Strumento fondamentale dell'azione congiunturale fin qui condotta è stata la politica monetaria. Il Governo già dall'estate scorsa decise di perseguire una politica che collegasse l'aumento dei prezzi monetari in circolazione alla crescita del reddito in termini reali. Gli indicatori monetari più rappresentativi ci dicono che quella scelta ha avuto pratica attuazione.
La circolazione dei biglietti di banca, che nell'anno compreso fra il giugno 1962 ed il maggio 1963 era cresciuta del 16,7 per cento, è aumentata tra il giugno 1963 ed il maggio 1964 del 5,3 per cento. Negli stessi due periodi gli impieghi sono aumentati, rispettivamente, del 22,3 e dell'8,8 per cento ed i depositi del 16,1 e dell'8,1 per cento.
La persistente espansione degli impieghi, non solo in valore assoluto, ma ad un tasso più elevato del reddito nazionale in termini reali sta ad indicare che non si è realizzata quella che si definisce una politica di «restrizione creditizia»; ma si è attuato invece un contenimento del ritmo di crescita degli impieghi che si è tentato di collegare il più possibile alle reali esigenze della produzione e degli scambi. Ma lo squilibrio fra mezzi monetari e risorse reali è ancora palese.
Il diminuito ritmo di espansione dei mezzi monetari accompagnato da un'annata agricola favorevole ha concorso in questa prima parte dell'anno ad ammorbidire l'andamento dei prezzi.
I prezzi all'ingrosso, nei primi cinque mesi del 1964, rispetto al dicembre del 1963, sono aumentati solo dello 0,2 per cento; i prezzi al consumo del 2,2 per cento. Questi dati fanno ritenere ad alcuni che si sia conseguita la stabilità. Ma la consueta nota congiunturale mensile dell'ISCO afferma esplicitamente che per i prezzi non può ancora parlarsi di stabilizzazione. L'evoluzione dei prezzi, aggiunge, continua ad essere dominata da spinte contrastanti.
Per quanto riguarda i prezzi all'ingrosso, l'appesantimento della domanda ha determinato un certo indebolimento di alcune quotazioni — materiali da costruzione, ad esempio — ed ha contenuto l'ascesa di altre. La maggiore offerta di derrate agricole si è riflessa dal canto suo in una flessione abbastanza generalizzata dei prezzi dei prodotti agricolo-alimentari. Invece in altri settori — quelli a domanda più sostenuta in rapporto all'offerta, ad esempio zootecnia — le tensioni non si sono allentate in maniera sostanziale.
Per i prezzi al consumo non possiamo di certo considerare normale l'aumento del 2,2 per cento verificatosi nei primi cinque mesi dell'anno. Si tenga infatti conto che hanno influito positivamente i prezzi dei prodotti agricolo-alimentari e non si dimentichi che i prezzi al consumo tendono normalmente a salire nell'autunno-inverno. Ed è aumento considerevole se raffrontato a quello annuo del 2 per cento circa che caratterizzò gli anni di più vigorosa espansione: il triennio 1959-61.
Sulla spinta ascendente dei prezzi al consumo hanno concorso i rincari legati a persistenti aumenti dei costi di trasformazione e di distribuzione e il trasferimento di precedenti aumenti dei prezzi all'ingrosso.
Non pare, quindi, che si possano citare gli indici relativi all'andamento dei prezzi, sia all'ingrosso che al minuto, per sostenere con fondatezza la tesi di una stabilizzazione quasi completamente conseguita.
Elementi positivi si traggono anche dall'andamento della bilancia dei pagamenti la quale in aprile-maggio, dopo 18 mesi, ha chiuso con un saldo positivo.
La nuova situazione della bilancia dei pagamenti deriva da un miglioramento sia della bilancia commerciale che del movimento di capitali.
Il deficit della bilancia dei pagamenti per il periodo gennaio-maggio 1964 è ancora di 364 milioni di dollari, contro 586 dell'analogo periodo del 1963.
Per la bilancia commerciale si è attenuato molto lo squilibrio manifestatosi fino a marzo fra l'aumento delle importazioni e quello delle esportazioni.
Un notevole contributo alla nuova situazione della bilancia dei pagamenti è derivato dal movimento dei capitali. I capitali in entrata hanno superato quelli in uscita anche con il concorso di motivi di ordine contingente.
Inoltre il miglioramento conseguito nella bilancia commerciale per gli ultimi mesi (attraverso un maggior equilibrio tra importazioni ed esportazioni) è da porsi anche in relazione con il diminuito slancio delle attività produttive.
Il tasso di incremento delle importazioni al 31 maggio 1964, secondo dati doganali destagionalizzati a cura dell'ISCO, indica una diminuzione del 3,2 per cento, rispetto al livello raggiunto dalle importazioni nel dicembre 1963, ed indica invece una diminuzione del 5,1 per cento rispetto al livello medio del 1963.
Per le esportazioni invece il dato di maggio indica un aumento dell'8,7 per cento rispetto al dicembre 1963, e del 6,1 per cento rispetto al livello medio del 1963.
La flessione del tasso delle importazioni potrebbe derivare, oltreché da una contrazione dell'acquisto all'estero di beni di consumo, anche da una contrazione dell'acquisto di beni strumentali e di materie prime per l'industria.
Questi esempi confermano i timori di un andamento produttivo in decelerazione, timori che trovano anche riscontro nell'andamento della produzione industriale.
L'indice generale della produzione industriale, destagionalizzato a cura dell'ISCO, per il mese di maggio mette in risalto che si è avuta una contrazione della produzione stessa del 2,2 per cento rispetto all'indice riferito al dicembre 1963.
Ma quello che è più grave è che, passando dall'indice generale all'indice per ramo di industria, si deve notare per la produzione di beni di investimento una contrazione nel maggio 1964, rispetto al dicembre 1963, del 5,8 per cento e del 4,9 per cento dello stesso maggio rispetto alla media del 1963.
In quanto la contrazione per la produzione di detti beni è più alta raffrontando l'indice di maggio rispetto a dicembre che raffrontandolo rispetto alla media del 1963, di deduce che proprio nei mesi più vicini a noi si è avuta la contrazione della produzione dei beni di investimento. E, questo, segno non dubbio della flessione dell'attività produttiva.
A proposito delle esportazioni, poi, va fatto notare che il loro incremento deriva sì dalle migliorate condizioni di mercato internazionale ove l'intensità della domanda favorisce le nostre vendite, ma anche da una esportazione fatta dagli imprenditori in condizioni non sempre pienamente remunerative e sotto la stretta della contenuta capacità d'acquisto del mercato interno.
Infine, per completare il quadro, bisogna tenere conto che ancora in espansione risulta la domanda per consumi delle famiglie. Anche se, in tale settore, qualche segno positivo si nota — è diminuita, infatti, la domanda di autovetture, è calato il ritmo di incremento di abbonati alla TV, è meno dinamica la domanda per l'acquisto di elettrodomestici — è da sottolineare che i mezzi monetari a disposizione per consumi sono ancora cresciuti.
I salari minimi contrattuali sono cresciuti nel primo semestre 1964 rispetto al dicembre del 1963 del 9,3 per cento. Nel primo semestre dello scorso anno, che fu caratterizzato da un aumento dei prezzi da tutti giudicato rilevante, l'aumento rispetto al dicembre del 1962 fu del 10,5 per cento.
E poi da considerare che rispetto alla media del 1963 i salari minimi contrattuali sono cresciuti nel primo semestre del 1964 del 15 per cento.
Il Parlamento ricorderà certamente che era stato concordemente indicato — dai Ministri del bilancio e del tesoro del passato Governo — il limite del 12-13 per cento di aumento delle retribuzioni sul livello medio del 1963 come punto di rottura dell'equilibrio dei prezzi e della produzione. Il punto limite è stato probabilmente già superato e se le conseguenze ancora non si avvertono sui prezzi, per l'andamento più favorevole di ogni previsione del raccolto agricolo, già si notano per il volume produttivo. Ho detto prima della contrazione della produzione industriale: richiamo ora le notizie che giungono sulle riduzioni delle ore di lavoro.
Onorevoli colleghi, da quanto sono venuto fin qui dicendo con doverosa franchezza e viva preoccupazione, rileverete che siamo giunti al punto più difficile della nostra evoluzione congiunturale. Mentre da una parte occorre insistere con misure di contenimento monetario per sanare lo squilibrio ancora in essere tra circolante e risorse reali disponibili — e non possiamo certo far conto, data la posizione tendente al riequilibrio della bilancia dei pagamenti, al concorso di risorse esterne — dall'altra bisogna porre in essere misure capaci di far rinascere la propensione al risparmio e quindi di riassicurare il funzionamento delle fonti di provvista dei capitali per le imprese. Solo mediante una ricostruzione del risparmio delle famiglie e delle stesse imprese, sarà possibile ridare slancio al sistema produttivo e quindi perseguire quell'equilibrio al quale tendiamo, allargando l'offerta e non contraendo la domanda. Questa è la strada che ci riporta ad un reddito nazionale crescente ed alla stabilità del livello di occupazione.
La ricostituzione della propensione al risparmio non è soltanto un fatto economico, ma è anche un fatto psicologico. Ecco perché il Governo dice con estrema chiarezza quali sono gli obiettivi e gli strumenti della sua azione, sia per risolvere i problemi immanenti della congiuntura, che per avviare a soluzione quelli di più lungo periodo propri dello sviluppo equilibrato dell'economia del Paese e della società italiana.
Le considerazioni suesposte inducono a concludere che, nell'attuale momento, è ancora valido un quadro di provvedimenti anticongiunturali che affronti la situazione da un duplice punto di vista: rastrellamento del potere di acquisto eccedente per dare ulteriore contributo al processo di stabilizzazione e ricerca dei mezzi di finanziamento per alimentare gli investimenti e tentare di prevenire eventuali pericoli di disoccupazione.
In particolare va subito affermato che la politica del credito può maggiormente assecondare un processo intensificato di investimenti, solo se una serie di altre misure immediatamente adottate garantisca che i mezzi monetari anticipati dal credito vadano effettivamente a finanziare investimenti e soprattutto quelli che contribuiscono all'aumento dell'offerta interna ed alla crescita delle esportazioni.
L'aumento degli investimenti, però, non dipende soltanto dalla predisposizione di mezzi finanziari, ma anche e contemporaneamente dalle prospettive di reddito che a tali investimenti si assicurano.
In stretta relazione alle conclusioni alle quali si è testè pervenuti il Governo tende con le presenti scelte a riequilibrare la situazione del mercato anche e soprattutto mediante la ristrutturazione della domanda complessiva. in favore degli investimenti produttivi.
Sarà innanzitutto la spesa pubblica ad essere attentamente orientata ai fini della stabilizzazione. Per il bilancio semestrale in corso di gestione sembra impossibile prevederne riduzioni. Non si deve, però, gravare il bilancio stesso di nuovi oneri, al di fuori di quelli che originano da impegni assunti e che non sono stati iscritti in bilancio, ma per i quali si dovrà trovare la copertura con nuove entrate.
Tre regole debbono dunque presiedere alla gestione del bilancio semestrale: 1) nessuna assunzione di nuovi oneri per spese correnti; 2) copertura di quelli già assunti con nuovi provvedimenti fiscali; 3) destinazione della normale lievitazione delle entrate fiscali a riduzione del disavanzo.
Per il bilancio 1965 l'aumento della spesa globale sarà collegato all'incremento del reddito nazionale e in ogni caso non sarà superiore al 5 per cento; la normale lievitazione delle entrate sarà destinata a riduzione del deficit.
Sempre allo scopo di alleggerire il peso della spesa pubblica un attento esame verrà portato sui bilanci delle due aziende autonome statali di più rilevante importanza: l'Azienda postale e l'Azienda ferroviaria. Gli oneri che da tali Aziende vengono trasferiti sul bilancio dello Stato devono essere eliminati attraverso la riorganizzazione dei loro servizi e l'adeguamento delle tariffe ai costi.
Anche il tema della finanza locale va attentamente meditato.
La spesa complessiva dei Comuni e delle Province è passata progressivamente da 1.335,4 miliardi nel 1960 a 1.556,4 nel 1961, a 1.766 nel 1962, a 2.148,7 nel 1963, con un aumento totale del 60,9 per cento e un tasso medio di incremento annuo del 17,2 per cento.
Le entrate effettive sono aumentate da 924,2 miliardi nel 1960 a 1.083,3 nel 1961, a 1.166,8 nel 1962, a 1.314,4 nel 1963, con un aumento totale, nel periodo considerato, del 42,2 per cento, e ad un tasso medio di incremento annuo del 12,45 per cento.
Il deficit è cresciuto da miliardi 411,2 nel 1960 a 473,1 nel 1961, a 599,2 nel 1962, a 834,3 nel 1963.
Il sostenuto aumento del deficit degli enti locali si traduce in un aumento di domanda di credito agli organismi specializzati (Cassa depositi e prestiti, Consorzio di credito per le opere pubbliche) e, quando questi non possono farvi fronte completamente, anche alle banche di credito ordinario. Il che significa che l'aumento del deficit dà un ulteriore contributo alla crescita dei mezzi monetari in circolazione e, quindi, contrasta con la politica di stabilizzazione. Ma significa anche che una parte dei mezzi disponibili presso gli Istituti di credito specializzati e le banche ordinarie, anziché finanziare investimenti produttivi, finisce con il finanziare la crescita dei mezzi finanziari e cioè consumi.
In tema di finanza locale (Comuni e Province) il Governo per l'anno 1964 si propone almeno due obiettivi:
a) contenere la spesa il più possibile entro i limiti raggiunti nell'anno 1963;
b) ridurre il deficit: destinando a tal fine le eventuali maggiori entrate; riordinando, anche attraverso l'adeguamento delle tariffe, le aziende di servizio pubblico, in modo che i relativi bilanci non gravino sul bilancio degli Enti (Comuni); effettuando alcune revisioni al sistema della finanza locale, dirette ad accrescere il volume delle entrate, allo scopo della riduzione del deficit.
Al rilevante contributo che deriverà alla formazione della liquidità del mercato dal riordino, riassesto e contenimento della spesa pubblica dovrà aggiungersi quello che sarà assicurato da un'oculata politica di contenimento della spesa privata per consumi non di prima necessità. Tale politica sarà fondata sul contributo derivante da una dinamica salariale ancorata alla crescita della produttività e dagli effetti di provvedimenti fiscali volti a contenere alcune categorie di consumo e, nello stesso tempo, a finanziare gli investimenti.
La dinamica salariale assume in questa fase della lotta contro l'inflazione particolare rilievo non soltanto ai fini del contenimento della domanda globale, ma anche ai fini del riequilibrio interno delle imprese che hanno visto ridursi i margini di remunerazione dei fattori produttivi occupati e, di conseguenza, hanno difficoltà al rinnovo dei macchinari e quindi all'aggiornamento tecnico.
La politica salariale ha due aspetti distinti: uno di breve ed un altro di più lungo termine.
Per quanto riguarda il breve termine occorre fare in modo che l'aumento globale della massa monetaria per la remunerazione del lavoro dipendente non continui a progredire ulteriormente.
Se consentissimo l'ulteriore avanzata dei salari nominali, in primo luogo, ci assumeremmo la grave responsabilità di rompere l'equilibrio economico ancora in atto; in secondo luogo, in quanto le imprese non potrebbero tutte resistere ad una ulteriore pressione salariale, finiremmo con il creare all'interno della globalità degli occupati vaste aree preferenziali in relazione alle attuali e future diverse capacità dei settori produttivi a far fronte ad un ulteriore incremento del costo del lavoro. Le imprese marginali ridurrebbero in un primo momento l'occupazione e in un secondo momento potrebbero sospendere la produzione.
Se poi si volesse tentare, attraverso iniezioni di liquidità, di predispone i mezzi monetari occorrenti, affinché il sistema produttivo possa essere messo in grado di corrispondere alle attese di più alti salari, che tali sarebbero solo nominalmente, allora avremmo, immediato riflesso, un aumento dei prezzi che è stato calcolato dell'ordine del 9-10 per cento ed un conseguente deficit della bilancia dei pagamenti certo più alto di quello del 1963.
Mi sembra che di fronte ad una situazione di questo genere debba finire con il prevalere il senso di responsabilità di tutti: innanzi tutto della classe politica e, insieme a questa, dei datori di lavoro e dei lavoratori.
Tra i problemi di breve termine — quelli la cui soluzione è propria del periodo che è già stato indicato per il conseguimento della stabilizzazione: 12-18 mesi — il Governo proporrà alle varie forze che partecipano al processo produttivo una obiettiva valutazione della situazione delle remunerazioni, al fine di garantire la continuità della occupazione e dello sviluppo.
Per quanto riguarda poi l'aspetto di più lungo termine della politica salariale, il Governo ripropone all'attenzione del Parlamento quella politica dei redditi della quale ripetutamente mi sono occupato. Senza di essa, è bene rammentarlo, sarà estremamente difficile, anche dopo che lo avremo riconquistato, mantenere l'equilibrio fra mezzi monetari e risorse reali. E il quadro che ho tracciato alla Camera dei deputati nel mio discorso del 24 giugno scorso.
L'esperienza degli anni 1962-63 sta a dimostrare a tutti che senza la politica dei redditi un equilibrio monetario è difficile a tenersi e, se un equilibrio non sussiste, qualsiasi volontà politica di far procedere ordinatamente l'evoluzione dell'economia e della società italiana, nell'ambito della programmazione, rimarrebbe frustrata. Nessun programma — ed è affermazione sulla quale credo tutti potranno convenire — si può impostare prima e realizzare poi sulle sabbie mobili di un equilibrio monetario mutevole.
E veniamo alla politica fiscale ed ai provvedimenti che in tal settore il Governo intende adottare al duplice scopo di assorbire parte del potere di acquisto eccedente in modo da facilitare, anche per questa strada, il conseguimento dell'equilibrio fondamentale fra segni monetari e risorse reali, ed anche al fine, di natura strettamente sociale, di ricreare le disponibilità finanziarie occorrenti per mantenere contemporaneamente il livello di occupazione e quello di produzione.
I provvedimenti fiscali riguardano sia le imposte dirette che quelle indirette e, nell'ambito di queste, i consumi di lusso o comunque non quelli di prima necessità.
Nel campo delle imposte dirette, il Governo provvederà ad un ritocco delle aliquote di ricchezza mobile di categoria C 1 e C2 sui redditi più elevati mediante l'istituzione di nuovi scaglioni. Parimenti si opererà, pur tenendo conto della diversa situazione, per i redditi più elevati delle categorie A e B.
È anche prevista, in via temporanea, la istituzione di una addizionale all'imposta complementare. Sarà modificata in aumento l'imposta sui fabbricati per le case signorili.
Nel campo delle imposte indirette vengono proposte misure di aumento dell'IGE con esclusione dei prodotti alimentari e dei fertilizzanti. Verranno accresciute alcune altre imposte su consumi che opportunamente vanno contenuti.
Quanto alla destinazione delle maggiori entrate, il Governo, preoccupato di mantenere il livello dell'occupazione e per esso il grado di competitività alle nostre industrie, propone che i proventi siano destinati anziché a riduzione del deficit, per il sostegno della produzione nelle forme che saranno definite. Il Governo ha presente, e sta attentamente considerando il problema della progressiva fiscalizzazione degli oneri sociali, avendo riguardo all'obiettivo della sicurezza, che esso si propone di realizzare gradualmente.
Una parte di queste maggiori entrate verrà utilizzata per un programma urgente e vasto di edilizia scolastica al fine di fronteggiare una delle maggiori necessità del Paese.
Sempre allo scopo di intensificare l'attività edilizia, di rendere più agevole l'acquisizione della casa da parte dei lavoratori, il Governo presenterà al Parlamento un provvedimento rivolto ad accelerare i programmi della Gestione case per i lavoratori e agli altri Enti di edilizia economica e popolare.
Il provvedimento prevede da una parte l'immediato impiego delle disponibilità finanziarie della Gestione, che potrà surrogarsi ai Comuni nella espropriazione e nella urbanizzazione primaria delle aree nell'ambito dei piani di zona anche se solo adottati dai Consigli comunali con delibere approvate dall'autorità tutoria, e dall'altra la possibilità di anticipare la realizzazione dei piani pluriennali della GESCAL, consentendo, altresì, alle aziende ed agli altri enti pubblici e privati di acquistare alloggi disponibili sul mercato, anziché costruirli, sempreché questi abbiano un prezzo che rientri in quello massimo a vano fissato dal Comitato centrale.
È in corso altresì un'azione per l'attuazione dei lavori pubblici già finanziati in bilancio, di particolare interesse dal punto di vista sociale e della garanzia dell'occupazione.
Sempre al fine di facilitare gli investimenti delle imprese, allo scopo concorrente di accrescere la propensione alla produzione e quindi a tenere e possibilmente elevare il livello dell'occupazione, il Governo propone l'approvazione:
— del disegno di legge n. 178 del Senato della Repubblica dal titolo: «Agevolazioni tributarie per l'ammodernamento ed il potenziamento delle attrezzature industriali»;
— di un disegno di legge che prevede la riduzione dell'aliquota della imposta di R.M., cat. B, nella ipotesi di realizzo e di reinvestimento di plusvalenze di cespiti patrimoniali;
— di un disegno di legge che disciplini i «fondi comuni di investimento mobiliare» (investment trusts). Trattasi di una delega al Governo ad emanare norme relative alla costituzione ed alla gestione di tali «fondi».
Il disegno di legge prevede che nelle norme delegate siano disciplinate le modalità di funzionamento dei fondi, in modo da favorire la diffusione dell'azionariato popolare, garantendo opportunamente i risparmiatori che a tali fondi intenderanno accedere.
Nel rispetto dei principi della nominatività, opportune agevolazioni fiscali consentiranno il funzionamento dei fondi e faciliteranno l'accesso ad essi del risparmio.
Si tratta di uno stralcio, per ragioni di urgenza, di norme relative alla progettata riforma delle società per azioni, che sarà completamente elaborata per il prossimo autunno;
— di un disegno di legge volto ad autorizzare gli istituti di assicurazione ad effettuare più alti investimenti in titoli azionari ed obbligazionari relativi a società di notoria importanza e solidità i cui titoli siano quotati in borsa.
Se questo complesso di provvedimenti sarà rapidamente adottato — come il Governo si augura — diventerà possibile, senza pericoli per la stabilizzazione dei prezzi, accompagnare, mediante una maggiore formazione di risparmio e più elevate disponibilità creditizie, la ripresa degli investimenti particolarmente in alcuni settori più direttamente collegati con la politica dell'occupazione, e comunque produttori di beni volti ad accrescere l'offerta all'interno, e di beni per l'esportazione. In particolare verranno tenuti presenti le piccole e medie imprese e il settore edilizio.
È intenzione del Governo che le elezioni amministrative abbiano luogo alla naturale scadenza dei consigli comunali e provinciali eletti il 6 novembre 1960.
È in discussione alla Camera un disegno di legge — presentato dal precedente Governo — che estende ai 1.058 Comuni che hanno una popolazione fra i 5.000 e i 10.000 abitanti il metodo proporzionale. Affinché le elezioni possano svolgersi alla data indicata, occorre che la nuova legge sia rapidamente approvata. Il Governo si ripropone di presentare sollecitamente anche la legge speciale per la città di Roma e la nuova legge sul cinema, ritardate dal decorso della crisi.
Questo Governo intende richiamare in linea generale gli impegni politici e programmatici sanciti nell'accordo del novembre 1963. I chiarimenti e gli approfondimenti ai quali si è pervenuti nel negoziato che ha portato alla soluzione della crisi e dei quali o si è già detto o si dirà tra poco, non intaccano la linea politica e non mettono in forse il programma, già formulato in occasione della formazione del precedente Governo e che vengono oggi riassunti dal Governo che sta dinanzi a voi. I particolari richiami che sto per fare sono diretti a mettere in rilievo quei punti intorno ai quali, in relazione alla loro difficoltà od attualità sono intervenuti chiarimenti ed approfondimenti e inoltre quei temi dei quali è prossima, o per l'urgenza ad essi propria o per naturale maturazione, la trattazione in disegni di legge da presentare o da discutere in Parlamento.
Così è per il tema del rinnovamento della legislazione, nei codici e nelle leggi speciali secondo lo spirito della Costituzione repubblicana, a cominciare dal Codice di procedura penale e dalla legge di Pubblica sicurezza, così è per i complessi problemi della organizzazione ed amministrazione della giustizia, così è per i temi della Pubblica amministrazione, che verranno affrontati in modo organico, una volta definito nelle linee già note il programma del conglobamento, con particolare riguardo alla struttura delle aziende autonome ed ai modi di funzionamento e di controllo dell'Amministrazione pubblica. Così è per il tema della scuola, al quale riconoscemmo e riconosciamo una naturale priorità. A parte il delicato problema della scuola non statale e dei diritti ed obblighi della scuola paritaria, del quale si è detto innanzi, siamo impegnati a presentare alla ripresa parlamentare, guadagnando il maggior tempo possibile sul ritardo determinato dalla crisi di governo, le linee direttive del nuovo piano della scuola, alle quali seguiranno, a partire dalla legge sulla scuola materna statale, le leggi di riforma in applicazione del piano secondo gli impegni già presi ed in via di attuazione.
Desidero confermare il proposito del Governo, oltre che di sviluppare l'istruzione professionale definendo anche le competenze in questa materia delle Regioni, di dare gradualmente intenso ed organico sviluppo alla ricerca scientifica, considerata, tra l'altro, insieme con l'istruzione professionale, un potente coefficiente di sviluppo economico e di competitività per la nostra produzione sui mercati internazionali. È già in corso di avanzata elaborazione il disegno di legge che istituisce, ai fini di un più efficace coordinamento, il Ministero per la ricerca scientifica.
Il Governo riconferma il suo interesse ed il suo impegno per l'attuazione dell'ordinamento regionale. Mentre è in corso e sarà continuata senza ritardo la discussione parlamentare di alcuni disegni di legge istitutivi delle Regioni a statuto ordinario, il Governo si propone di presentare tempestivamente il disegno di legge sulla finanza, il demanio ed il patrimonio delle Regioni, in vista del quale sarà effettuato un rigoroso accertamento degli oneri che ricadranno sulla finanza pubblica in relazione all'attuazione dell'ordinamento regionale. Inoltre, allo scopo di dare concreto ed ordinato contenuto alle Regioni, il Governo si impegna a procedere in modo organico all'elaborazione di tutte le leggi quadro per le materie di competenza delle Regioni, senza tuttavia subordinare all'approvazione di esse l'attuazione dell'ordinamento regionale.
Desidero ricordare a questo proposito che l'ordinamento regionale è la più alta espressione dell'autonomia in uno Stato democratico, corrisponde con le dimensioni più adatte alla organica soddisfazione di rilevanti interessi locali al di fuori del centralismo burocratico, contrasta la tendenza al livellamento della vita economica, sociale, politica e culturale della Nazione, condiziona una reale riforma della Pubblica amministrazione più vicina ai cittadini e da essi più controllata. Anche per questa riforma, per quanto sia spiegabile, per la delicatezza del tema, un vivo dibattito, va detto che vi sono validi motivi giustificativi, che del resto si ritrovano per ogni democratica riforma da noi proposta in una società che nessuno obiettivamente può considerare perfetta.
E desidero ricordare ancora, per tranquillizzare quanti temono stia per essere affrontata immediatamente una spesa insostenibile, che íl tempo tecnicamente necessario per l'approvazione delle leggi e l'effettiva organizzazione delle Regioni esclude possano sopravvenire maggiori oneri finanziari in forza delle nuove istituzioni, finché dura il blocco della spesa pubblica determinato dalla sfavorevole congiuntura economica.

ADAMOLI. Campa cavallo...!

MORO, Presidente del Consiglio dei ministri. La elaborazione delle leggi quadro per le Regioni avrà un punto di particolare interesse per quanto riguarda l'agricoltura. Intanto il complesso delle leggi elaborate dal precedente Governo per l'agricoltura è davanti al Parlamento e la maggioranza ne curerà la discussione e l'approvazione quanto più rapida possibile, con speciale riguardo, per evidenti ragioni, alla legge sui contratti agrari.

FERRETTI. Così finirete col rovinare l'agricoltura.

MORO, Presidente del Consiglio dei ministri. La nuova legge per la Cassa del Mezzogiorno e per le aree depresse è in corso di avanzata elaborazione e non tarderà ad essere presentata per la decisione del Consiglio dei ministri e del Parlamento.
Sono state definitivamente concordate le direttive per la legge quadro relativa alla competenza urbanistica delle Regioni, e, in attesa di una siffatta disciplina urbanistica generale da applicare a tutto il territorio nazionale, sono state predisposte le norme relative alla anticipata adozione del nuovo regime nelle zone di accelerata urbanizzazione. È prevista, salvo le opportune eccezioni, l'adozione dell'esproprio obbligatorio delle aree comprese nei piani particolareggiati, destinate alla edificazione ed alle infrastrutture pubbliche e sociali nelle zone di sviluppo e di espansione. La legge prevederà i casi nei quali è consentito di costruire su terreni al di fuori dei piani particolareggiati. La indennità di esproprio è fissata, ispirandosi ai criteri della legge per Napoli. Nelle zone di accelerata urbanizzazione, per un periodo che va fino a due mesi dopo l'entrata in vigore della nuova legge, continuerà il regime delle licenze per le quali è ammesso un solo passaggio. I proprietari delle relative aree saranno esonerati dall'esproprio delle medesime, ove si impegnino ad iniziare le costruzioni entro un anno dall'entrata in vigore della legge ed a completarle entro i due anni successivi.
Finalità della legge urbanistica è di combattere la speculazione e di assicurare l'ordinato ed umano sviluppo delle città.
Ma soprattutto essa non colpirà in alcun modo la proprietà della casa, istituto che resta integralmente valido, ma invece creerà le condizioni perché essa possa diffondersi in tutti i ceti sociali.
A questo stesso fine e per sostenere una intensa attività edilizia, il Governo presenterà contestualmente al Parlamento il disegno di legge per l'edilizia convenzionata.
Elemento caratterizzante dell'azione economica del Governo resta il metodo della programmazione e cioè uno sforzo organico per una maggiore produzione, un'equa e consapevole distribuzione delle risorse tra gli investimenti, i consumi pubblici e quelli privati, l'uso coordinato ed oculato, in vista della migliore soddisfazione delle esigenze della collettività e dei singoli, degli strumenti di intervento pubblico a disposizione.
Il Governo presenterà entro la fine dell'anno il primo programma quinquennale della economia italiana.
Preso atto che l'ufficio del programma presso il Ministero del bilancio ha portato a termine i lavori per la preparazione di un progetto di programma economico nazionale per il quinquennio 1965-69 e che la Commissione nazionale per la programmazione economica ha già iniziato l'esame della prima sezione presentata dall'ex ministro Giolitti, il Governo ritiene che il processo di formazione del programma nel suo complesso debba essere condotto innanzi in sede tecnica e consultiva, in modo da acquisire i pareri delle organizzazioni economiche e sindacali, delle Amministrazioni dello Stato, dei rappresentanti delle Regioni e degli altri enti interessati. Esaurita questa consultazione, il Governo farà le sue scelte politiche. Dovrà essere acquisito il parere del CNEL. Su questo importante argomento intendo confermare la validità dei programma formulato nel 1963, nel quale sono stati chiaramente delineati la natura, l'importanza e gli strumenti della pro-grammazione; sono stati indicati gli obiettivi di rinnovamento della società italiana che in tal modo s'intende perseguire; sono state riconosciute le condizioni che permettono la piena compatibilità dell'efficace funzionamento dell'economia di mercato, aperta al MEC ed al mondo internazionale, con il metodo della programmazione. Per conseguire le finalità del programma non è necessario estendere la strumentazione di mezzi e di istituti a disposizione per l'intervento pubblico, ma occorre invece meglio impegnare, in un disegno unitario, questi mezzi, rendendoli più idonei ed efficaci a garantire che anche le libere scelte della privata iniziativa nel loro autonomo esplicarsi s'indirizzino verso finalità sociali e di organico sviluppo.
Per attuare questo lavoro di coordinamento e per realizzare l'armonizzazione tra gli aspetti congiunturali dell'azione governativa e quelli intesi a raggiungere gli obiettivi programmatici di lungo periodo, si dovrà provvedere sollecitamente a dotare d'idonee strutture il Ministero del bilancio ed a costituire, sotto la presidenza del Presidente del Consiglio, il Comitato dei ministri per la programmazione economica che assuma la direzione dell'intera politica economica nazionale.
Restano fermi gli impegni assunti dal precedente Governo in materia di assegni familiari, di pensioni ed in genere di previdenza sociale e quello di elaborare, sentite le organizzazioni sindacali, uno statuto dei diritti dei lavoratori al fine di garantire dignità, libertà e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Questo Governo, come quello che lo ha preceduto, intende mantenere aperto ed intenso il dialogo con le forze impegnate nel processo produttivo ed in ispecie con i sindacati dei lavoratori. E ciò sia con riguardo ai problemi della congiuntura sfavorevole, dalla quale non si esce senza il consapevole impegno, senza il senso di misura, di responsabilità e di solidarietà di tutte le categorie economiche, sia con riguardo ai problemi dell'ordinato ed armonico sviluppo, in lungo periodo, dell'economia italiana.
Ciò vuol dire riconoscere a tutti i fattori della produzione, nel quadro delle libertà garantite dalla Costituzione, la loro funzione ed il loro peso. In una libera vita democratica sono sollecitati tutti gli apporti, sono effettuati, nella libertà, gli opportuni coordinamenti, si può accordare fiducia in vista della capacità che tutti abbiano di coordinare il particolare con il generale ed offrendo elementi di chiarezza sulla situazione, sulle esigenze che essa propone e sugli obiettivi da raggiungere. Con riguardo ai liberi imprenditori come ai lavoratori il Governo, nell'esercizio dei suoi poteri costituzionali, intende conoscere i punti di vista delle categorie e far conoscere il suo proprio giudizio, formulato su di un complesso di dati assai rilevanti e nell'assunzione della propria responsabilità, per garantire la produzione, l'occupazione, lo sviluppo, la giustizia nella vita sociale. Tenendo dunque ben fermo il quadro di tutte le libertà, economiche e politiche, previste dalla nostra Costituzione che è propria di una società democratica, facendo appello con fiducia alla collaborazione di tutti gli operatori economici, il Governo rivolge una particolare attenzione ai lavoratori ed alle loro organizzazioni. Suo compito è infatti di rassicurare i lavoratori, pur nel rispetto dei diritti e degli interessi di tutti, che la società italiana si muove nell'ambito delle sue libere istituzioni con una crescente presenza ed influenza dei lavoratori verso una maggiore giustizia nel possesso dei beni, nel godimento della cultura, nell'esercizio del potere.
È compito di un Governo come questo operare in modo che nessun diritto democratico sia soffocato o sminuito, che sia conservata la struttura varia, libera, pluralistica della nostra società così come la Costituzione repubblicana la disegna, ma anche in modo da non defraudare i lavoratori del diritto e della speranza al progresso della società nel senso della giustizia e della eguaglianza. È un compito arduo e di difficile realizzazione; e tuttavia esso corrisponde in modo essenziale alla linea politica e programmatica di questo Governo, all'utile collegamento che è stato trovato tra partiti diversi proprio in vista di questo comune obiettivo. Perciò lo stretto contatto tra Governo e forze economiche, tra Governo e sindacati, tra Governo e lavoratori è veramente istituzionale ed irrinunciabile. Esso non comporta né per il Governo, né per le organizzazioni, né per i lavoratori rinuncia alla propria autonomia, alla propria funzione, alla propria responsabilità. Non mancheranno, perciò, nel quadro generale, né le posizioni particolari né le rivendicazioni di interesse. E non mancherà da parte del Governo una costante capacità di sintesi e l'indicazione delle mete possibili ed utili da raggiungere più in alto degli interessi particolari. Ma proprio per questo il dialogo è necessario, per determinare atteggiamenti, per offrire elementi di giudizio, per fissare responsabilità.
Ciò non significa, come ho già avuto occasione di rilevare in Parlamento, che stiano per essere creati organismi corporativi, che stiano per essere modificate le strutture dello Stato democratico nel quale il Parlamento, espresso dal suffragio universale ed eguale, è l'arbitro di tutte le scelte, che stiano per essere esercitate coercizioni o contestate le autonomie dei singoli e dei gruppi. Questo dialogo essenziale ad un Governo di centrosinistra è un fatto politico caratterizzante. C'è un Governo che, pur fermo nella sua posizione di subordinazione di fronte al Parlamento, vuole esplorare tutti gli aspetti e tutte le dimensioni della società italiana, intende prendere in considerazione la complessa realtà economica e sociale, conosce bene quale peso possano avere forze sociali di vastissima influenza nel concreto svolgimento di essa ed in definitiva in vista delle decisioni del Governo e del Parlamento, che possono essere diverse a seconda del diverso atteggiarsi della realtà economica e sociale.
Spetta dunque al Governo in questo dialogo proporre e promuovere, nel rispetto dell'autonomia delle organizzazioni, ma nell'affidamento alla loro consapevolezza ed al loro senso di responsabilità, quegli atteggiamenti che rispondano, in una visione approfondita e protesa verso l'avvenire, all'interesse comune.
Rimangono immutate le linee della politica estera italiana che ha come obiettivo fondamentale la pace nella sicurezza della Nazione. Una sicurezza basata sulle Forze armate, presidio dell'indipendenza della Patria e delle libere istituzioni, e su di una politica di solidarietà e di presenza dell'Italia nel mondo internazionale. Nella piena lealtà all'Alleanza atlantica con gli obblighi politici e militari che ne derivano e nella solidarietà europea, l'Italia sarà costantemente impegnata ad operare per un più stabile e pacifico assetto delle relazioni internazionali, per misure, anche parziali, di disarmo bilanciato e controllato, per accordi atti a prevenire gli attacchi di sorpresa, per la soluzione pacifica e concordata dei problemi ancora aperti nel mondo. In questo spirito, oltre che partecipare attivamente alla conferenza del disarmo, l'Italia continuerà ad appoggiare nel modo più pieno l'organizzazione delle Nazioni Unite come quella sede nella quale possono . essere trovate giuste soluzioni per i problemi controversi della politica mondiale.
Per la forza multilaterale è tuttora in corso la trattativa alla quale l'Italia partecipa in adempimento dell'adesione data dal Governo Fanfani ed avendo di mira gli obiettivi già da me indicati nel dicembre scorso e cioè la sicurezza del Paese, il controllo collegiale degli armamenti nucleari nello spirito dell'accordo di Mosca, l'opposizione alla proliferazione e disseminazione dell'armamento atomico. In relazione a questi obiettivi il giudizio di merito interverrà, quando nel negoziato in corso si sarà pervenuti alla formulazione di un piano completo ed organico.
L'Italia, inoltre, mentre dà il suo contributo di leale collaborazione in tutte le sedi comunitarie economiche e politiche, sforzandosi di rafforzare le istituzioni europee mediante la progettata fusione degli esecutivi e l'elezione diretta del Parlamento, si pone come obiettivo fondamentale la realizzazione dell'unità europea, economica e politica; di un'Europa democratica, aperta senza ingiustificate esclusioni, tendente ad un'autentica integrazione, legata da un profondo vincolo di solidarietà ideale e politica con gli Stati Uniti d'America in una più vasta comunità di uguali. Il cammino su questa strada, di vitale importanza per l'Italia e per il mondo, appare più difficile e lento che non si potesse pensare e sperare. E tuttavia esso deve essere percorso serenamente e senza scoraggiamenti, anche per aprire la prospettiva di un importante e significativo sviluppo storico alle nuove generazioni. Un così grande disegno ha bisogno di un vasto concorso di consensi e di una forte spinta popolare. L'Italia per parte sua cercherà di rendere fatto di popolo questa politica e lavorerà, precludendosi ed escludendo ogni particolarismo, per una progressiva armonizzazione delle componenti ideali e politiche dell'Europa unita, che sia una creazione comune, non dissimile da come essa fu immaginata dai grandi spiriti che ne iniziarono la costruzione, una forza di unità e di pace, capace di perseguire una politica comune, inserita nel più vasto contesto dei popoli democratici dell'Occidente e nella fitta trama di più vaste relazioni internazionali.
Da qualunque punto si parta nella considerazione dell'orizzonte internazionale, in una situazione ancora aperta per il maturare di avvenimenti di rilievo in importanti settori, si torna a quelle esigenze di lealtà, di solidarietà, di decisa volontà di pace e di collaborazione, alle quali l'Italia ha ispirato anche nei mesi scorsi la sua azione internazionale, cui non sono mancati significativi riconoscimenti e successi.
Onorevole Presidente, onorevoli senatori, il Governo che è dinanzi a voi è fondato sulla coalizione dei Partiti della Democrazia cristiana, Socialista, Socialista-democratico, Repubblicano, ed esclusivamente su di essa. Queste forze politiche sono tutte necessarie e insieme sufficienti per l'attuazione del programma e degli obiettivi politici che questo Governo si propone. La maggioranza, che esprime e sostiene questo Governo, è nettamente delimitata e ragionevolmente definita. La delimitazione della maggioranza è dunque fondamentale _ ed essenziale.
Al Governo si è mossa l'accusa di sconfinamenti a sinistra o a destra a seconda delle comodità polemiche dell'una o dell'altra parte politica. Ebbene proprio l'esperienza politica dalla quale usciamo, caratterizzata da una durissima polemica e dalla volontà di abbattere il Governo e la sua formula politica senza alcuna indulgenza, sta a dimostrare come questa polemica sia artificiosa e infondata. Noi abbiamo avuto ed abbiamo confini ben netti e non li abbiamo mai oltrepassati. Nessuna forza politica, al di fuori della maggioranza, li ha mai più o meno clandestinamente attraversati, per portarci soccorso od esprimere comprensione nel nostro duro lavoro. Non un solo nostro atto è stato approvato; nessuna nostra intenzione è stata apprezzata o in qualche modo incoraggiata.
Ebbene, noi riconfermiamo di essere noi soli impegnati in questa politica nella quale crediamo. Ne restano fuori da un lato il Partito comunista, e, ormai, quello socialista di unità proletaria; dall'altro le forze dell'estrema destra ed anche il Partito liberale. Quel che ci divide da queste forze è ben noto e vale appena la pena di richiamarlo. Siamo divisi dal Partito comunista per diversità di programmi e soprattutto per la sua posizione fortemente contrastante con la nostra sui grandi temi della libertà nella società e nello Stato.
Alle forze di estrema desta ci contrappone il nostro negativo giudizio sul contenuto reazionario ed illiberale della loro politica. E dal Partito liberale ci divide una diversa visione degli obiettivi e dei metodi di una politica di sviluppo democratico e di elevazione di larghe masse di popolo.

VERONESI. È una affermazione di comodo.

MORO, Presidente del Consiglio dei ministri. Del resto questo confine che tracciamo, questa posizione che assumiamo, si intende come maggioranza di fronte all'opposizione e, sempre nel libero gioco democratico e, senza alcuna discriminazione relativamente all'esercizio dei diritti ed all'adempimento dei doveri garantiti dalla legge, è il riflesso della politica positiva, che per profondo accordo in seno alla coalizione, noi intendiamo perseguire. Sappiamo certo che sono diverse le ideologie e le esperienze politiche dei partiti che danno vita a questo Governo. Ma vi è pure un accordo tra essi di fronte alla necessità emergenti dalla situazione economica, sociale e politica del Paese. Un accordo al quale sospinge un comune dovere.
Obiettivi della coalizione sono la difesa intransigente della libertà politica e delle istituzioni democratiche, il promuovimento di una società sempre più giusta ed umana nel quadro di tutte le libertà garantite dalla Costituzione, l'elevazione dei lavoratori sul terreno economico, sociale e politico. Si tratta di secondare la forte spinta al progresso sociale che è nell'Italia di oggi, nel quadro della Costituzione, senza alcun sbandamento, senza alcuna compromissione per il libero regime che ci governa. Si tratta di volere e di fare tutte queste cose insieme. Abbiamo voluto contrastare il rischio che un vuoto politico potesse prodursi per insufficiente prontezza e decisione delle forze democratiche impegnate ad una politica di progresso nella libertà. Dinanzi a questo pericolo ci siamo avvicinati e ci siamo stretti per dovere verso la Nazione con un vincolo di solidarietà e di comune responsabilità. Questa responsabilità vogliamo assumere ed esercitare con fermezza per garantire il libero gioco democratico nel quale è la garanzia di ogni sviluppo umano e civile. In onestà di intenti e nella consapevolezza delle difficoltà dell'ora, facciamo appello all'opinione pubblica, ai lavoratori, ai liberi imprenditori, a quanti hanno a cuore l'avvenire del Paese. Chiediamo a tutti, con rispetto e fiducia, di secondare il nostro sforzo, senza cedere alla tentazione dell'estremismo, senza indulgere a posizioni negative, per assicurare la ripresa produttiva, il giusto sviluppo economico e sociale, la libertà nell'ordinato affermarsi di tutte le forze di progresso, la dignitosa ed efficace presenza dell'Italia per la sicurezza, la cooperazione e la pace nel mondo. (Vivi applausi dal centro, dal centro-sinistra e della sinistra. Molte congratulazioni).

On. Aldo Moro
Senato della Repubblica
Roma, 30 luglio 1964

(fonte: Senato della Repubblica - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di giovedì 30 luglio 1964)


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