LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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III° GOVERNO MORO: INTERVENTO DI ALDO MORO AL SENATO DELLA REPUBBLICA
(Roma, 3 marzo 1966)

Il II governo Moro si dimette il 21 gennaio 1966, dopo un voto contrario in Parlamento sulla legge sulla scuola materna statale. La crisi è piuttosto lunga, ma il Presidente del Consiglio incaricato (lo stesso Aldo Moro) riesce a sciogliere la riserva ed a ricostituire un governo organico di centro-sinistra con DC, PSI, PSDI e PRI. Si tratta quindi del III governo Moro, che si presenta al Senato per il voto di fiducia nel giorno 3 marzo.

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MORO, Presidente del Consiglio dei ministri. Onorevole Presidente, onorevoli senatori, il Governo che oggi si presenta al Parlamento per chiedere la vostra fiducia è in una linea di continuità con quelli che lo hanno preceduto e che io stesso ho avuto l'onore di presiedere. Esso è formato dai quattro partiti della coalizione di centrosinistra e ne richiama la base politica e programmatica. Erano previste da tempo, come è noto, dopo lo svolgimento di importanti dibattiti nei partiti della coalizione ed all'inizio della fase conclusiva della legislatura, una verifica della volontà politica della coalizione di continuare il comune lavoro ed una messa a punto del programma con riguardo sia alla sua elaborazione in disegni di legge sia alla prospettiva dell'approvazione parlamentare di essi la più compiuta possibile e comunque secondo un ordine di priorità. Una conferma, in linea di principio, della volontà di tener ferma la coalizione di Governo era già venuta dalle Assemblee dei quattro partiti e stava per essere collegialmente ribadita negli incontri previsti per il febbraio in vista della intesa sul programma ed il conseguente adeguamento della compagine ministeriale.
Per raggiungere questi obiettivi non era ritenuta indispensabile la crisi di Governo, anche se si poteva immaginare che, in determinate circostanze, essa potesse rivelarsi necessaria come strumento idoneo ad effettuare, una volta acquisita la base politica e programmatica, gli opportuni rimaneggiamenti nella struttura e composizione del Governo. Ma una votazione negativa alla Camera dei deputati sulla legge istitutiva della scuola materna statale, la quale costituiva (e costituisce) un punto essenziale del programma di Governo, una votazione, peraltro, in contraddizione con un precedente voto di fiducia ottenuto dal Governo sullo stesso oggetto, rese evidente un malessere nella maggioranza e fece apparire opportuna l'apertura di una vera crisi, per realizzare, con l'intervento del Capo dello Stato e la consultazione di tutti i Gruppi parlamentari, quegli obiettivi di chiarificazione politica, di aggiornamento programmatico e di adeguamento della struttura di Governo che ci si era prefissi e che nella nuova situazione apparivano ad un tempo più urgenti e più impegnativi che non si fosse prima pensato. Avendo scelto dunque, poiché se ne era offerta l'occasione e se ne era intravista l'opportunità, la strada di un completo riesame della situazione politica, evidentemente le iniziative già previste per il chiarimento politico, e programmatico e la ricomposizione del Governo risultavano più impegnative e radicali (ed ovviamente più difficili), ma ci si poteva insieme ripromettere di ottenere risultato di maggiore solidità e durevolezza.
Presa dunque la via della crisi, per andare al fondo del malessere e far spiegare nel modo più libero la volontà dei partiti d'intraprendere ancora un lavoro comune e di assumere di nuovo comuni responsabilità, si accettava il rischio di momenti difficili, di momenti, se così può dirsi, di dubbio. Ma un rinnovato assenso in tali circostanze, una volta superate tali difficoltà, avrebbe assunto poi, come ha assunto, un significato ben più impegnativo e promettente. Ebbene, queste difficoltà si sono presentate e sono state superate. Gli ostacoli alla collaborazione, le differenze, le divergenze sono comparsi dinanzi a noi, hanno avuto il loro peso, ma sono stati neutralizzati dalla consapevolezza di un comune compito e dovere. Le forze centripete hanno prevalso sulle forze centrifughe, le quali pure si sono manifestate. È qui il significato ed il valore della soluzione della crisi. Sta di fatto che essa è stata risolta, pur non essendosi presentata facile e lineare. Sicché io posso in questo momento mettere in rilievo, a buon diritto, piuttosto che le difficoltà incontrate, il superamento di esse e la volontà, in equivoca e vigorosa, che proprio in tal modo si è andata manifestando di dar vita ad una nuova coalizione di centro-sinistra nello spirito che ad essa è proprio e cioè di ravvivamento democratico e di rinnovamento civile. Non vi è contraddizione né stranezza nel fatto che questa politica sia stata in linea di principio agevolmente confermata dai partiti della coalizione, mentre si è stentato a concretare questa volontà comune e dare ad essa il corpo composito ed equilibrato di una determinata struttura ministeriale. In realtà alla sincerità dell'intenzione corrispondeva la difficoltà dell'attuazione. E la politica proclamata e reclamata poteva esprimersi solo a patto di posare su di un equilibrio significativo ed accettabile per tutti. Abbiamo esitato e ci siamo affaticati nella ricerca di questo equilibrio: di un assetto cioè rispettoso di tutti i partiti della coalizione ed atto insieme a garantire e manifestare il valore che in comune i partiti attribuiscono alla coalizione ed alla politica che la caratterizza e che essa è chiamata a realizzare. Questo si è rivelato il problema più arduo in questo momento delicato dell'evoluzione politica del nostro paese e della vita dei Partiti che ne sono protagonisti. Esso è stato tuttavia risolto con reciproca comprensione, salvaguardando l'integrità dei partiti ed il significato della politica di centro-sinistra. Questo tema, che è apparso dominante nella vicenda della crisi, non era tuttavia riconducibile a questione di persone da includere od escludere, alla rivendicazione o al diniego di un qualche potere ai partiti o nei partiti. Era un problema di equilibrio politico e cioè dell'accettabilità, in determinate condizioni, per i partiti in essa impegnati, della coalizione. Né questo tema, pur di predominante rilievo, ha lasciato in ombra il programma di Governo, che è stato considerato presupposto ed anzi elemento componente esso stesso dell'equilibrio politico in forza del quale la coalizione ha potuto ricostituirsi ed anzi rafforzarsi.
La crisi è stata seguita e condotta verso la sua soluzione, nello scrupoloso assolvimento dei compiti che la Costituzione gli affida, dal Presidente della Repubblica. È doveroso che io renda qui omaggio al superiore equilibrio, all'assoluta obiettività, alla libertà di valutazione, al costante riferimento alla volontà del Parlamento che l'onorevole Saragat ha dimostrato anche nel corso di questa crisi. Nessun appunto, sul piano della correttezza Costituzionale e dell'ossequio alla prassi, può essere mosso al Capo dello Stato. Egli si è trovato di fronte ad univoche indicazioni della maggioranza parlamentare circa la formula politica da adottare ed il programma da realizzare. Ha consultato per tre volte i Gruppi parlamentari, per chiarire a fondo tutti gli aspetti della situazione creata dalla crisi di Governo. Ha preso l'iniziativa, conforme del resto alla prassi, di conferirmi un incarico esplorativo, quando è apparso evidente che, pur essendovi sufficienti indicazioni in favore della continuazione della politica di centro-sinistra, alcuni aspetti della situazione meritavano di essere chiariti al di fuori dell'esercizio di un formale mandato di costituire il Governo. Si trattava di accertare se alcuni ostacoli, che sbarravano la via all'attuazione della formula politica prescelta, potessero essere rimossi. Proprio il successo di questa azione chiarificatrice, la quale ha portato al conferimento dell'incarico ed alla costituzione del Governo secondo le indicazioni dei Gruppi di maggioranza, sta a dimostrare l'opportunità di questa prudente iniziativa.
Una crisi lunga, ma che trova la sua positiva conclusione, è certo preferibile ad una crisi breve che l'impazienza faccia sboccare in un esito negativo, premessa ad una consultazione elettorale anticipata che deve restare un rimedio eccezionale per situazioni assolutamente compromesse.
Le alternative al Governo che si è costituito, prospettate nel corso della crisi, sono state appunto o una consultazione elettorale anticipata o una nuova maggioranza di sinistra spinta fino a comprendere in qualche modo il Partito comunista. (Interruzione dall'estrema sinistra).
Ebbene, quanto alla prima ipotesi, non è chi non veda come essa abbia carattere di extrema ratio, quando il meccanismo parlamentare fosse inceppato a tal punto da rendere necessario il ricorso alla fonte popolare del potere. Come rimedio ultimo essa non è stata neppure esclusa dai partiti dell'attuale maggioranza, i quali però hanno operato con grande senso di responsabilità proprio per dare una soluzione positiva alla crisi e risparmiare al Paese, e cioè alle istituzioni ed al nostro sistema economico in ripresa, la dura prova di elezioni politiche fuori tempo. E poiché una equilibrata e valida soluzione della crisi è apparsa possibile ed è stata trovata, perdono valore le posizioni favorevoli senz'altro a nuove elezioni, a qualunque costo cioè e per radicale sfiducia verso la formula politica che anche nel nuovo Governo si esprime e dà prova così di apprezzabile stabilità e di progressiva penetrazione nell'opinione pubblica.
Quanto poi alla nuova maggioranza di sinistra, che viene insistentemente prospettata dal Partito comunista quale una innegabile realtà cui solo la cattiva volontà di qualcuno impedisce di manifestarsi e di affermarsi, un fatto naturale, uno strumento perfetto per risolvere senza sacrifici e senza scosse tutti i problemi della società italiana, non posso che ripetere che essa non esiste, che essa non è immaginabile, che vi fa insuperabile ostacolo il grande dissenso sui temi di fondo della libertà, che questa coalizione (vivaci interruzioni dall'estrema sinistra), la sola maggioranza reale, non è disposta ad adottare la politica proposta dal Partito comunista né a fare compromessi con essa. Mi dispiace di dare una delusione al Partito comunista (commenti dall'estrema sinistra), ma devo dire che l'esultanza dei comunisti e di altri per la caduta del Governo sopraffatto da una maggioranza contingente ed incoerente era naturalmente destinata ad essere di breve durata. E stato quel momento politico poco più che un comodo espediente congressuale, adoperato nella speranza di nascondere la sterilità di una politica che condanna i comunisti all'isolamento e di fare apparire meno illusoria la prospettiva dell'inserimento in una nuova maggioranza. (Interruzioni dall'estrema sinistra. Richiami del Presidente). Si spiega così, senza peraltro che ciò cambi la verità delle cose, che il Congresso del Partito comunista abbia dedicato a questa vicenda molta attenzione spinta fino ai dettagli e che abbia preteso di indicare indirizzi, fare diffide e finanche formulare minacce quale presuntuoso interprete della volontà popolare. Io devo denunciare questo metodo che avvilisce, esso sì davvero, il Parlamento il quale è il solo giudice dei Governi, l'ambiente nel quale naturalmente e costruttivamente si manifesta il dissenso. (Interruzione del senatore Turchi). E quando il dissenso e la critica sono garantiti, quando è aperta a tutti la via per la conquista democratica del potere, com'è appunto nel nostro sistema, non è ammissibile che si parli di una delusione popolare che metta in discussione le istituzioni democratiche. Esse sono un valore a sé stante, un bene supremo; in esse ed in esse soltanto può farsi valere ogni aspirazione viva nella coscienza del popolo. E naturalmente devo respingere l'accusa di involuzione a destra (commenti dall'estrema sinistra; repliche dall'estrema destra) e di intenzionale disconoscimento d'interessi ed esigenze popolari, sacrificati cinicamente agli interessi ed alle esigenze dei grandi monopoli. E un'accusa che i comunisti rivolgono ad ogni Governo del quale non siano parte e per giunta immaginando un progressivo ed irrimediabile deterioramento, sotto questo profilo, della situazione. Ebbene, io confermo che la piattaforma politica e programmatica di questo Governo è di una democrazia avanzata, impegnata perciò a portare più in alto le categorie lavoratrici ed a rendere più uguale e più giusta la società italiana. Una democrazia peraltro fiduciosa nella sua capacità di risolvere da sé, nella libertà, tutti i problemi sociali ed aperta ad una significativa varietà di posizioni e funzioni così come la Costituzione repubblicana prevede.
Rimane dunque ferma per questo, come per i precedenti Governi che ho avuto l'onore di presiedere, la delimitazione della maggioranza e negli stessi termini nei quali essa fu in passato fissata e ragionevolmente definita. La delimitazione della maggioranza è per un Governo non minoritario e con una netta fisionomia politica del tutto naturale e niente affatto offensiva per i Partiti che risultano esclusi e che sono evidentemente essi pure interessati a definire il loro spazio politico e ad evitare ogni confusione tra le proprie posizioni e quelle del Governo. Questa è la normale dialettica democratica, nella quale, quali che siano le ragioni della differenza e della incompatibilità ed anche se esse giungano fino a toccare i principi dell'ordinamento democratico e le basi del sistema costituzionale, la maggioranza e le minoranze, il Governo e le opposizioni hanno il loro giusto posto ed esercitano la loro sempre utile funzione. E appunto nel gioco democratico e parlamentare che si colloca questa maggioranza, ferma nella rivendicazione dei suoi diritti e pronta al riconoscimento dei diritti dell'opposizione. In nessun caso poi la collocazione all'opposizione potrà intaccare i diritti che la Costituzione garantisce egualmente a tutti i cittadini. Restano quindi fuori della maggioranza il Partito comunista e con esso ovviamente quello socialista di unità proletaria, da un lato (interruzioni dall'estrema sinistra), le forze di destra ed anche il Partito liberale dall'altro. Ma abbiamo già detto altra volta, ed ora ripetiamo, che il confine tracciato intorno all'area occupata dal Governo e dalla sua maggioranza non è tanto espressione di una pur legittima chiusura e polemica differenziazione, quanto del contenuto positivo e coerente della politica per la quale i quattro partiti si sono incontrati e che sentono di potere e dovere perseguire essi soli e nel loro insieme. Tra i quattro partiti infatti, e tra essi soli, esistono un punto di vista comune sui problemi nella società e dello Stato che va bene al di là delle loro differenze ed una comune sensibilità ed accettazione dei compiti che il Paese loro affida imperiosamente. C'è dunque una ragione positiva, una politica comune che caratterizza la nostra azione e risponde alla profonda vocazione dei partiti che vi sono impegnati. È questo lo spirito vero ed originario di questa coalizione, mai venuto meno, quali che siano state le difficoltà che abbiamo affrontate e le prove alle quali siamo stati sottoposti. Questo spirito è la volontà di collaborazione tra i partiti per rendere più sicura, più profonda, più; viva la democrazia italiana; è l'attenzione rivolta ai cittadini, ai gruppi, alle categorie, alle zone del Paese che hanno subito una mortificazione, che hanno registrato una inferiorità dalle quali vogliono e debbono riscattarsi; è la prontezza al rinnovamento degli istituti e delle condizioni di vita che risultino inadeguati nell'attuale stadio di evoluzione della nostra società; è la disposizione ad una più intensa vita democratica nella quale sia vigorosa l'iniziativa e pieno l'esercizio dei diritti politici di tutti indistintamente i cittadini: tutti con eguale dignità ed eguale potere.
Vogliamo dunque fare ed abbiamo già in parte fatto queste cose senza faziosità, senza incomposte agitazioni, rispettando tutti i valori, le tradizioni e le persone che sono nella nostra comunità nazionale. La nostra azione si pone su di un piano di continuità e di normalità democratica, come una reale evoluzione della nostra società, ordinata e garantita, senza svolte brusche e non necessarie rotture. Perché il nostro è un impegno profondo di rinnovamento e di giustizia, ma democratico e concepito in termini di effettiva, significativa, ma ordinata evoluzione.
L'impulso rinnovatore, che è proprio di questo Governo, non è dunque incompatibile con un modo di essere sereno e fiducioso della collettività nazionale, quale noi ci sforziamo di assicurare: una condizione cioè nella quale sia permesso di valutare tutti i dati della realtà economica e sociale, stabilire il costo ed ogni altro riflesso delle utili modificazioni che si intende introdurre, fissare delle ragionevoli graduazioni e conseguentemente delle priorità, alimentare un ampio e ricco dibattito che faccia tutti i cittadini consapevoli del più ragionevole ritmo di sviluppo e perciò fiduciosi nella capacità del Governo e del Parlamento di accogliere e soddisfare tutte le esigenze proposte nella vita democratica senza altra remora che non sia in difficoltà obiettive e nella opportunità di garantire un benessere generale e continuo, senza scosse e senza sorprese. Questa valutazione realistica ed attenta della situazione ed il costante rispetto per tutti i diritti della persona differenziano una azione anche profondamente riformatrice da una disordinata e cieca spinta rivoluzionaria. Noi abbiamo respinto questo modo di azione politica, senza rinunziare al rinnovamento sociale e politico della Nazione.
Desidero riconfermare ora le linee della nostra politica estera, quali risultano dalle dichiarazioni rese in occasione della presentazione dei Governi della coalizione di centro-sinistra e da altre, ripetutamente confortate dall'approvazione e dalla fiducia del Parlamento. Essa ha per obiettivo fondamentale la pace nella sicurezza della Nazione e rimane perciò fondata sulla lealtà verso l'Alleanza atlantica con gli obblighi politici e militari che ne derivano e sulla solidarietà europea. Il vincolo dell'alleanza e la integrazione che la rende veramente efficace sono coefficiente essenziale di sicurezza, ma anche elemento necessario dell'equilibrio mondiale e perciò della pace e della distensione dei rapporti Est-Ovest.
La solidarietà europea, che sarà perseguita nella forma dell'integrazione economica e politica, avendo sempre presenti le esigenze di una organizzazione democratica e con larga partecipazione popolare, offre al nostro Paese uno spazio ed un ambiente adatti per la sua espansione economica e per una sua presenza, nel modo più naturale ed efficace, nella politica internazionale in armonia con la sua tradizione e cultura ed in proporzione delle sue forze e del suo peso economico e sociale.
Le prospettive di distensione, sulle quali si sono fondate le speranze dei popoli e alla cui realizzazione anche l'Italia ha dato e dà un suo attivo contributo, trovano purtroppo ostacoli nella congiuntura internazionale tuttora caratterizzata da focolai di crisi, uno dei quali, il Vietnam, ha assunto aspetti di particolare gravità. A questo proposito l'Italia, nella comprensione già manifestata per la posizione e le responsabilità degli Stati Uniti d'America, ha sempre ritenuto si dovesse pervenire ad una soluzione politica e non meramente militare del conflitto ed ha auspicato ed auspica un negoziato, sulla base degli accordi di Ginevra del 1954, a rendere possibile il quale deve concorrere anche la buona volontà di Hanoi finora legata a condizioni che nel loro insieme appaiono irrealizzabili. Il Governo non mancherà di continuare a favorire un contatto tra le parti. Esso infatti si sente impegnato dall'ordine del giorno votato alla Camera dei deputati in sede di dibattito sul rimpasto del dicembre scorso ed è perciò pronto a favorire ogni seria iniziativa di pace, senza scoraggiarsi per le tante delusioni subite nel corso dei tentativi di stabilire un contatto negoziale compiuti da varie parti, anche le più autorevoli, e direttamente dal Governo americano. E più in generale rimane fermo l'impegno italiano per la ricerca di un più stabile e pacifico assetto delle relazioni internazionali, per il raggiungimento del quale obiettivo il Governo non mancherà, come non ha mancato nel passato, di fare tutto quanto è nelle sue possibilità in contatto con i suoi alleati e avendo presenti le prospettive offerte da un sempre più largo inserimento dei Paesi del Terzo Mondo nel dialogo diretto al rafforzamento della pace e della sicurezza. Allo stesso fine esso continuerà a coltivare le relazioni con Paesi dell'Est europeo nei quali la diversità delle ideologie e del regime politico non esclude il vivo interesse al mantenimento della distensione internazionale.
In questo contesto si inserisce anche l'azione che l'Italia intende svolgere nel campo del disarmo, sia in seno alla Conferenza di Ginevra che alle Nazioni Unite ed in ogni altra sede appropriata, allo scopo di assicurare, attraverso un disarmo generale, bilanciato e controllato, una pace giusta e duratura. Particolare importanza acquistano, in questo momento, le discussioni dirette a realizzare un accordo sulla non proliferazione nucleare, l'estensione del trattato di Mosca anche agli esperimenti sotterranei e l'adozione di altre misure idonee a conseguire obiettivi anche parziali di disarmo, sempre nel quadro di quell'equilibrio che è garanzia di pace e di sicurezza. Per il raggiungimento del traguardo che ci appare oggi più urgente, cioè l'arresto di ogni ulteriore diffusione delle armi nucleari nel mondo, l'Italia ha indicato anche la via sussidiaria di una volontaria moratoria nucleare unilaterale, la quale permetterebbe di parare i pericoli più immediati, facilitando grandemente la soluzione di quel fondamentale problema.
Il Governo italiano partecipa, come è noto, in base all'adesione di principio data dai precedenti Governi, agli studi in corso per la cosiddetta forza multilaterale. Il Governo continua a ritenere che qualsiasi formula intesa a risolvere i complessi problemi connessi con la difesa nucleare dell'Alleanza non possa prescindere dal triplice obiettivo di garantire una sempre maggiore sicurezza del Paese, di assicurare il controllo collegiale degli armamenti nucleari e di evitare i rischi della disseminazione dell'armamento nucleare. Ogni formula che comporti integrazione di forze nucleari soggiacerà ad un giudizio di merito in relazione a tali obiettivi. Tale giudizio interverrà, quando gli eventuali studi avessero dato luogo alla formulazione di un piano concreto ed organico.
Per quanto riguarda l'Europa il Governo si propone di continuare la propria azione diretta ad assicurare la piena ripresa della attività comunitaria nel rispetto dei Trattati al fine di realizzare l'integrazione economica quale premessa dell'unità politica dell'Europa. Tale azione si svolgerà in tutte le sedi comunitarie, economiche e politiche, continuando ad interessare ad essa il Parlamento ed il Paese e portando avanti il progetto di elezione a suffragio universale di un Parlamento europeo.
Il Governo intende promuovere una politica di amicizia e di collaborazione in primo luogo con gli Stati Uniti d'America e gli altri suoi alleati e poi con tutti i popoli, specie con i Paesi di nuova indipendenza e con quelli mediterranei e dell'America Latina ai quali l'Italia è legata da rapporti tradizionali. I contatti con i Paesi di quel continente sono stati intensificati ed hanno dato occasione all'impostazione di nuove, interessanti iniziative. Ciò dà la misura della capacità e volontà dell'Italia di inserirsi in modo costruttivo nel contesto dei rapporti internazionali, operando efficacemente per la comprensione e per la pace.
L'Italia continuerà ad appoggiare con sempre maggiore impegno l'autorità dell'ONU come sede in cui tutti i problemi inerenti alle relazioni fra i Paesi del mondo possono trovare la loro giusta soluzione.
In questo quadro, essa giudica che la vocazione di universalità dell'ONU debba essere incoraggiata, nell'intento di conferire all'azione delle Nazioni Unite, nel campo della pace e della sicurezza, la massima efficacia, purché sia assicurato il rispetto delle obbligazioni sanzionate dallo Statuto e dei principi che debbono regolare la convivenza internazionale.
Essa non può che avvantaggiarsi, se i valori etici sui quali essa è fondata sono affermati, e, se necessario, fatti rispettare da una organizzazione dotata di una forza morale di autorità universale.
Il Governo è convinto che l'Italia, ferma nell'adempimento di obblighi internazionali che corrispondono del resto a suoi fondamentali interessi, possa svolgere una politica estera che, nelle sue naturali articolazioni, rafforzi la posizione del nostro Paese e lo inserisca efficacemente nell'azione diretta allo sviluppo di rapporti di cooperazione, di sicurezza e di pace nella comunità internazionale.
Per quanto riguarda l'Alto Adige il Governo, nel rispetto dei diritti dell'Italia, favorirà la giusta e pacifica convivenza delle popolazioni di lingua italiana e tedesca e dei ladini. Esso, al fine di assicurare la tranquillità e la fiducia nella regione, intende avvalersi delle conclusioni della Commissione dei «19», applicandole in modo da venire incontro alle giuste aspettative di tutti i gruppi linguistici residenti in Alto Adige e da contribuire al superamento della controversia con l'Austria, per la quale le Nazioni Unite hanno raccomandato una intesa tra le due parti. Nella salvaguardia della integrità dello Stato italiano, che è fuori discussione, il Governo farà ogni sforzo per tutelare le minoranze dell'Alto Adige nei loro legittimi interessi, rispettando però gli interessi egualmente legittimi della popolazione di lingua italiana residente in quella zona.
Sono popolazioni destinate a convivere in un ordine democratico realizzato nel pieno rispetto della sovranità dello Stato italiano e con sicure garanzie, che, nello spirito della Costituzione, favoriscano un'intesa necessaria per nuovi progressi in tutti i campi. È necessario a tal fine l'impegno delle forze presenti nella regione, mentre il Governo assolverà a tutti i suoi compiti, promuovendo anche opportune consultazioni delle popolazioni interessate.
Desidero poi, e non per una convenzione, ma con profondo sentimento, ricordare le Forze Armate, passate in questo Governo dalla esperta guida dell'onorevole Andreotti a quella, egualmente saggia ed impegnata, del ministro Tremelloni.
Ho avuto modo, nel corso di questi anni, di conoscerle da vicino e di apprezzarne l'alto grado di efficienza e lo spirito di generosa dedizione alla Patria. Esse sono il presidio della nostra indipendenza, della nostra sicurezza, delle libere istituzioni che ci reggono. (Applausi dal centro). A tutti coloro che, per libera scelta o nell'adempimento di un alto dovere, servono in armi il loro Paese, va la riconoscenza ammirata della Nazione e l'omaggio deferente del Governo e mio personale. (Applausi dal centro).
Le linee programmatiche che, in materia di politica economica, il Governo si propone di seguire si richiamano a quanto già ebbi occasione di esporre al Parlamento all'atto della presentazione dei precedenti Governi. Esse tuttavia richiedono una precisazione che tenga conto dell'evolversi della situazione congiunturale e che faccia tesoro della esperienza acquisita in questi anni nei quali importanti trasformazioni nelle nostre strutture economiche hanno imposto ai pubblici poteri di affrontare problemi di grande delicatezza e complessità.
Dobbiamo anzitutto constatare, sulla base dei dati più aggiornati, che le prospettive che si aprono alla nostra economia in questo inizio della primavera 1966 sono molto più rassicuranti di quelle esistenti fino a non molti mesi fa, nel primo semestre del 1965. È una constatazione che facciamo con compiacimento, ma che non ci esime dal guardare con senso di responsabilità a quanto ancora ci resta da fare per riportare il nostro sistema economico a quella espansione ; di cui esso potrà essere capace mediante una piena utilizzazione delle risorse disponibili, condizione indispensabile per conseguire le mete di progresso sociale e di civiltà che il Governo si propone per il nostro Paese.
L'azione che intendiamo svolgere sarà perciò orientata a stimolare ulteriormente la ripresa economica avendo soprattutto di mira nel breve termine l'accrescimento, più ampio possibile, del livello di occupazione nella prospettiva di un più adeguato ed equilibrato sviluppo di tutto il sistema economico che permetta il raggiungimento della piena occupazione.
La politica economica che il Governo si propone di attuare avendo di mira questa esigenza avrà però sempre carattere unitario, e i provvedimenti congiunturali e quelli miranti al più lungo periodo dovranno essere tra loro legati, e inserirsi nella logica dell'azione di fondo della politica di programmazione, cui il Governo attribuisce importanza primaria e sulla quale mi soffermerò più oltre.
Del resto questa visione unitaria della politica economica ha già ispirato l'azione dei due Governi che, prima di questo, ho avuto l'onore di presiedere. Infatti, mentre si sono affrontati i problemi posti dalla situazione congiunturale, perseguendo una politica di stabilizzazione, prima, e di rilancio, poi, si sono anche definite leggi di sviluppo di grande momento quali la nuova legge per il Mezzogiorno, quella per le aree depresse del Centro-Nord, il secondo Piano Verde, la legge per la scuola e l'edilizia scolastica, la legge per i porti e quella per gli ospedali.
Il movimento di ripresa avviatosi nei primi mesi dell'anno 1965 si è affermato solo dopo l'estate. Inizialmente esso è stato circoscritto a pochi settori, quali la siderurgia e le industrie petrolifere che, per i forti investimenti effettuati in precedenza, hanno potuto superare più agevolmente la fase di assestamento; si è poi esteso ad alcune produzioni di beni di consumo e, con intensità più limitata, ad altre di beni di investimento. Nei mesi più recenti hanno accresciuto le lavorazioni anche le industrie meccaniche e le industrie tessili maggiormente colpite, le prime, dalla caduta della domanda e, ambedue, dall'aumento dei costi per la loro struttura più debole e per la più ampia utilizzazione del fattore lavoro. Particolarmente pesante invece resta ancora la situazione nel settore edilizio, che a sua volta condiziona in modo determinante la ripresa di altri settori produttivi ad esso collega-ti. Il marcato miglioramento della situazione produttiva, pur nella diversità dei vari settori, è chiaramente riscontrabile dal confronto tra i risultati economici dell'ultimo trimestre del 1965 e quelli dell'ultimo trimestre del 1964. Essi dimostrano che la produzione industriale è aumentata di circa il 9 per cento, cioè ad un saggio di incremento superiore a quello dei principali Paesi dell'occidente (8 per cento negli Stati Uniti, 4 per cento in Francia, 3 per cento nella Germania occidentale e poco più dell'i per cento nel Regno Unito).
L'avvio del processo di ripresa produttiva ha potuto iniziare e svilupparsi partendo da una ritrovata situazione di sostanziale stabilità monetaria. Tale stabilità ha certamente rappresentato un impegno prioritario cui i precedenti Governi hanno atteso con la consapevolezza che essa è una condizione irrinunciabile per la nostra economia, affinché essa possa avere certezza di prospettive e dar vita ad un vigoroso processo di espansione che abbia solide basi, non vanificabili con lo slittamento dei metri monetari. Il che, se in brevissimo periodo potrebbe creare l'illusione di facile benessere, determinerebbe ben presto gravissime conseguenze su tutta l'economia del Paese e sul livello di occupazione. Il Governo certamente non può ignorare l'esperienza di vicende ancor recenti ed eserciterà il più attento impegno affinché la politica di espansione, che si propone di attuare, si svolga ordinatamente senza originare nuove tensioni inflazionistiche.
I miglioramenti della situazione congiunturale si vengono manifestando anche nei nostri conti con l'estero: le esportazioni di merci, sviluppatesi nel periodo della più avversa congiuntura interna ad un saggio di incremento assai elevato e superiore a quello della domanda mondiale, nei mesi più recenti hanno palesato una tendenza al rallentamento dell'espansione; per contro le importazioni, considerevolmente diminuite durante il 1964, nel secondo semestre del 1965 hanno manifestato un andamento marcatamente ascendente, che ha interessato in particolare i generi alimentari e le materie prime. Ne è risultato un saggio di incremento presso a poco uguale per le esportazioni e per le importazioni (17 e rispettivamente 14 per cento tra gli ultimi trimestri del 1965 e del 1964).
Queste tendenze si sono riflesse nella graduale diminuzione del saldo attivo della bilancia commerciale che, rimosso l'effetto statistico del fattore stagionale, si è ridotto della metà fra il secondo ed il terzo trimestre del 1965, ed è praticamente scomparso nel quarto. Anche la bilancia dei pagamenti, ai cui rilevanti saldi attivi nel 1965 aveva sensibilmente contribuito anche lo sviluppo dell'attività turistica, ha presentato saldi in diminuzione. Nel mese di gennaio il saldo positivo della bilancia dei pagamenti globale è stato di circa 40 milioni di dollari: non sono ovviamente ancora disponibili le cifre definitive per il mese di febbraio, ma è probabile che il saldo della bilancia dei pagamenti in tale mese risulti prossimo all'equilibrio. Tali andamenti, quando si associno con la ripresa produttiva all'interno, non sono in contrasto con gli obiettivi di politica economica stabiliti dal Governo. L'avvenuta ricostituzione di un alto livello di riserve valutarie ha aumentato i margini di manovra della nostra politica economica e di essi intendiamo avvalerci per sollecitare la più rapida espansione dell'attività produttiva. Le riserve ufficiali alla fine del 1965 ammontavano a 4.574 milioni di dollari e si componevano nella misura di 2.404 milioni di dollari di oro, nella misura di 1.461 milioni di valute convertibili, il resto essendo costituito principalmente dal credito verso il Fondo Monetario Internazionale, che, come è noto, è assistito da una garanzia in termini di oro. Alla stessa data la posizione debitoria netta delle banche italiane verso le banche dell'estero ammontava a 178 milioni di dollari.
L'ampiezza del volume del nostro commercio internazionale, l'alto livello assunto dalle nostre riserve, nonché l'importanza assunta dal nostro Paese come centro di intermediazione finanziaria che supera grandemente quello normalmente ritenuto, ci colloca tra i Paesi sui quali incombono le maggiori responsabilità nelle decisioni concernenti il riassetto dell'ordinamento monetario internazionale. In considerazione di ciò mi pare opportuno ricordare qui che il Ministro del tesoro del nostro Paese in occasione dell'Assemblea annuale del Fondo monetario internazionale ha presentato uno schema di riforma verso il quale non senza contrasti sembrano orientarsi i consensi di un gran numero di Paesi. Le linee della riforma suggerita si propongono di conciliare l'esigenza di garantire a ciascun Paese i necessari margini di autonomia nella condotta della propria politica monetaria con quella di non legare il processo di creazione di mezzi monetari con parametri rigidamente fissati e posti al di fuori di ogni possibilità di adattamento, anche quando intervenga la concorde decisione di autorità di Governo.
Alla ripresa della produzione ha anche contribuito, in maniera rilevante, il processo di ricostituzione dell'equilibrio dei conti economici delle imprese, delineatosi nel corso del 1965. Esso, reso possibile, fra l'altro, dal senso di responsabilità che tutti i gruppi sociali hanno manifestato per contribuire ad un superamento delle difficoltà congiunturali, si è sostanziato in uno sforzo che le imprese hanno esercitato al fine di contenere la spinta dei costi, dando inizio ad un processo di più avanzata razionalizzazione delle nostre strutture produttive che, pur comportando in alcuni casi l'eliminazione di imprese marginali, è garanzia di efficienza e di competitività della nostra economia.
Ne sono derivati aumenti di produzione ai quali hanno corrisposto aumenti della produttività del lavoro; quindi l'aumento della produzione ha trovato riscontro nell'aumento degli orari di lavoro precedentemente contratti, anziché nell'aumento delle unità occupate.
L'andamento ascendente dei livelli retributivi si è attenuato durante il 1965: per l'industria l'aumento nel corso dell'anno dei salari minimi contrattuali è stato più limitato che negli anni precedenti. L'effetto congiunto dei diversi saggi di sviluppo della produttività e dei salari ha permesso di stabilizzare sostanzialmente i costi del lavoro per unità di prodotto e nello stesso senso hanno agito i provvedimenti di parziale fiscalizzazione degli oneri sociali. Il processo è stato inoltre favorito dalla stabilità dei prezzi delle materie prime e dall'aumento della produzione che ha diminuito il carico unitario delle spese fisse.
Le accennate trasformazioni intervenute nei processi produttivi hanno, come già visto, sensibilmente attenuata l'influenza della ripresa sul livello globale di occupazione. Si deve peraltro registrare, fra il luglio e l'ottobre del 1965, un segno di pur lieve miglioramento nella situazione dell'occupazione. L'alleggerimento così ottenuto sul mercato del lavoro è stato anche assecondato dall'incremento del flusso migratorio.
Il problema del raggiungimento della piena occupazione resta tuttavia, come già indicato, un aspetto estremamente importante della nostra situazione congiunturale anche in considerazione della ancora sensibile attività ad orario ridotto posta in risalto dai dati relativi al funzionamento della Cassa integrazione guadagni. Il Governo conferma che è obiettivo preminente della sua azione di politica economica il perseguimento della piena occupazione, obiettivo che potrà essere raggiunto solo se il nostro apparato produttivo sarà posto in grado di sviluppare tutte le sue potenziali energie ritornando ad un elevato ritmo di espansione.
La constatazione dei nuovi equilibri che la nostra economia è venuta raggiungendo durante il 1965 sul piano della stabilità monetaria e dei conti con l'estero nonché l'avviato miglioramento nei conti economici delle imprese prospetta, per il prossimo futuro, la possibilità di un'ulteriore azione di stimolo per intensificare il processo di ripresa economica che, garantendo il permanere ed il rafforzarsi degli equilibri citati, conduca il nostro apparato produttivo ad una piena utilizzazione delle risorse ancora inutilizzate, sia in termini di capacità produttiva sia in termini di occupazione.
Questo discorso sulla politica di espansione vuole essere caratterizzante il programma economico che il Governo si propone di attuare.
Il Governo ritiene che la ripresa produttiva in atto possa e debba essere accelerata e considera che tale accelerazione sia legata ad un incremento della domanda, che si manifesti però in maniera tale da non compromettere la stabilità dei prezzi. E tuttavia convinzione del Governo che le condizioni presenti nel nostro apparato produttivo consentano di concretamente perseguire l'obiettivo indicato.
Un'analisi dell'evoluzione della domanda globale del nostro sistema economico ci porta anzitutto a considerare il ruolo primario che, nel 1965, è stato ricoperto dalla componente estera della domanda stessa, la quale — resa possibile dagli intensi sforzi condotti per riportare in condizioni di competitività le nostre produzioni — ha permesso la prodigiosa espansione delle nostre esportazioni. Questa domanda si presenta tuttora assai sostenuta e continuerà perciò ad offrire un apprezzabile sostegno all'attività produttiva, ma si può prevedere, anche sulla base dei dati già menzionati, che essa aumenterà ad un ritmo più contenuto e determinerà, pertanto, impulsi aggiuntivi inferiori a quelli verificatisi nel recente passato. Al fine di sostenere adeguatamente il ritmo di espansione delle nostre esportazioni, che assumono particolare importanza anche in considerazione del rafforzamento dei flussi di importazione derivante da una più intensa ripresa economica, il Governo si impegna a definire e a presentare al più presto al Parlamento la nuova legge relativa all'assicurazione ed al finanziamento dei crediti alle esportazioni e a meditare sulla esigenza di potenziare i mezzi per la loro promozione sui mercati esteri.
Anche alla luce delle prospettive che si presentano per la componente estera della domanda globale, appare chiaro che l'espansione del nostro sistema economico dipenderà, in particolare, dalla evoluzione della domanda interna. Questa esigenza di un'attivazione della domanda interna già da tempo è stata presente all'attività governativa e va al settore pubblico il grande merito di essersi posto il compito di esercitare uno sforzo sensibile in tale direzione. Ed è in relazione a questo risultato, essenziale per la nostra ripresa economica, che va considerata la politica di bilancio del settore pubblico.
Una più dettagliata analisi delle caratteristiche della domanda . interna ci mostra con chiarezza che, mentre la domanda di beni di consumo è da alcuni mesi in fase di espansione, e di essa già si trova riscontro nell'incremento delle importazioni di beni di consumo agricolo-alimentari e in lievi tensioni nel relativo sistema dei prezzi (che devono però con grande attenzione essere seguite e controllate dal Governo), la domanda di beni di investimento, pur dando recentemente alcuni segni di ripresa, si mantiene ad un livello che non può non essere considerato pericoloso per le prospettive di sviluppo della nostra economia. Certamente è necessario considerare il grande sviluppo che ebbero gli investimenti negli anni 1961-1963 e che la crisi congiunturale degli anni 1963 e 1964 non consentì una immediata piena utilizzazione delle capacità produttive prima poste in essere.
Ma pur avendo presente ciò, non possiamo nasconderci che un sistema economico quale il nostro, che è, e vuole rimanere, aperto alla competitività internazionale ed è impegnato in un processo di integrazione economica europea con altri Paesi altamente industrializzati, non può contrarre, in maniera sensibile, e per due anni di seguito, i propri investimenti produttivi senza rischiare di perdere, in breve volger di tempo, i livelli già acquisiti di competitività internazionale.
La ripresa del processo di investimenti potrà svilupparsi nella misura in cui si rafforzi il mercato interno riconferendo prospettive di regolare espansione alla domanda, basate però sull'incremento del reddito e non su meccanismi inflazionistici, e a condizione che venga garantito l'equilibrio dei conti economici delle imprese.
Su queste linee si è mossa nel passato e si muoverà nel futuro la politica economica del Governo. Già si è ricordato il contributo del settore pubblico al sostegno della domanda; esso continuerà per provocare nuove possibilità di investimento attraverso l'esecuzione di opere già decise e la cui realizzazione originerà una spesa che si tradurrà, in parte, anche in aumento di beni di consumo con conseguenti migliori prospettive di espansione per tutto il sistema. Allo stato attuale l'impegno più urgente che il Governo si propone di affrontare è di fare in modo che le spese già decise, ed il cui onere è già iscritto in bilancio, siano prontamente realizzate. Mi riferisco essenzialmente ad una decisa azione che sarà intrapresa in questa direzione dai Ministeri dell'agricoltura e dei lavori pubblici e dalla Cassa per il Mezzogiorno. Questi tre importanti centri di spesa potranno e dovranno dare, con mezzi messi a loro disposizione, un notevole contributo all'attivazione degli investimenti garantendo in tal modo una crescita della domanda sia nel comparto dei beni di investimento sia in quello dei beni di consumo.
In aggiunta all'azione direttamente dipendente dal bilancio dello Stato si attueranno i programmi dell'Enel, delle Ferrovie dello Stato, dell'ANAS e, soprattutto, delle aziende a partecipazione statale.
Queste ultime già hanno validamente contribuito nel passato al superamento delle difficoltà congiunturali mantenendo, nell'ultimo biennio, in un periodo di stasi congiunturale caratterizzato da una sensibile flessione degli investimenti, i propri investimenti sui massimi livelli raggiunti nel precedente biennio di alta congiuntura; e, per il futuro, sono già state impegnate, con la relazione previsionale e programmatica presentata nel settembre scorso dai Ministri del bilancio e del tesoro, ad effettuare, oltre agli interventi già programmati, investimenti aggiuntivi connessi con la necessità di colmare alcuni vuoti nell'assetto urbanistico ed infrastrutturale di alcune importanti zone del Paese, specie nelle regioni meridionali.
Per quanto riguarda la necessità, ai fini del processo di sviluppo e della ripresa degli investimenti, di garantire una corretta situazione di equilibrio nei conti economici delle imprese, il Governo, rammentando il contributo che il bilancio dello Stato ha già dato in tale direzione, all'atto della parziale fiscalizzazione degli oneri sociali, e il cui onere dovrà essere consolidato per i prossimi esercizi ribadisce che, in rapporto alle nuove possibilità che in futuro si verranno a creare nel bilancio, si potrà proseguire nella strada intrapresa, tendente a liberare le attività produttive di oneri impropriamente ad esse imputati. Si potrà altresì esaminare, sempre nell'ambito delle possibilità di bilancio, il difficile problema della componente fiscale del costo del denaro, particolarmente sensibile per la provvista di capitali sul mercato finanziario.
Tuttavia il Governo ritiene necessario ricordare qui ancora una volta che il mantenimento di una situazione di equilibrio tra costi e ricavi, condizione essenziale per garantire il processo di sviluppo, richiede un andamento delle retribuzioni di tutti i fattori produttivi che non si discosti, pur senza un irrigidimento meccanico, dall'aumento medio della produttività del sistema ed auspica che le diverse forze sociali, nell'uso della loro autonomia di decisione, manifestino responsabilmente un comportamento in armonia con tale principio.
L'importanza dell'intervento della spesa pubblica nell'attuale situazione congiunturale, a sostegno del mercato interno come stimolatrice di un riavvio del processo di investimenti, non impedisce al Governo di riconoscere, in una più ampia visione, che rilevanti problemi emergono dall'ampiezza dei disavanzi del settore pubblico e, soprattutto, dalla natura di essi. È molto grave infatti che i disavanzi siano in misura molto rilevante chiamati a finanziare le spese correnti anziché, come correttamente dovrebbe avvenire, nuovi investimenti generatori di flussi addizionali di reddito.
Una situazione di particolare delicatezza è rappresentata poi dal complesso degli enti locali. È già abbastanza noto che il solo deficit per la parte effettiva degli enti territoriali è superiore a quello dello Stato. Si dirà dopo dei provvedimenti urgenti da adottare per assicurare un migliore equilibrio nei bilanci degli enti locali. (Interruzione del senatore Gianquinto). Resta tuttavia il problema dell'entità e della natura della spesa pubblica globale, che dovrà essere oggetto della più attenta considerazione per evitare che, attraverso l'incontrollato dilatarsi del deficit degli enti pubblici, il Paese si trovi coinvolto in difficoltà monetarie di grave momento.
L'entità del disavanzo del settore pubblico, necessario per stimolare la nostra attività produttiva e la ripresa del processo di investimenti, pone problemi di finanziamento che sono stati attentamente valutati e che hanno trovato una soluzione nella decisione del ricorso al mercato finanziario. Certamente le dimensioni di tale ricorso risultano particolarmente rilevanti qualora si considerino le necessità non solo nel bilancio dello Stato, ma di tutto il settore pubblico, con speciale riferimento ai programmi dell'ENI e delle Partecipazioni statali, e se si considera altresì che al mercato finanziario dovrà, in ogni caso, essere garantita la capacità di soddisfare tutte le richieste che verranno dal settore privato per il finanziamento dei suoi programmi di espansione. Il Governo è convinto che tale processo di finanziamento sia possibile nella nostra situazione economica, anche se non si nasconde che esso dovrà essere attentamente seguito e controllato perché non insorgano pericolose tensioni. Questi pericoli sono presenti agli organi responsabili del Governo: di fronte ad essi non si intende arretrare abbandonando l'esecuzione di questa o di quella parte del programma. Ma si dovrà sempre rigorosamente vigilare perché non insorgano fenomeni inflazionistici.
Queste considerazioni sui problemi posti dal bilancio dello Stato e degli enti locali, e, più in generale, dell'intero settore pubblico, portano il nostro discorso a prospettive più ampie che superano l'orizzonte congiunturale e che, pertanto, devono essere inquadrate in un chiaro disegno di sviluppo programmato del nostro Paese. La realizzazione di tale disegno è necessaria e urgente ed il Governo sollecita perciò il Parlamento a discutere ed approvare il progetto di Programma di sviluppo economico 1966-70 che già da tempo è stato predisposto, anche sulla scorta del parere espresso dal CNEL, e al quale íl Governo ha fatto seguire una nota aggiuntiva di aggiornamento.
Insieme alla discussione del progetto di Programma il Governo ritiene urgente anche il dibattito parlamentare sul disegno di legge relativo alla trasformazione del Ministero del bilancio in Ministero del bilancio e della programmazione economica.
Il Governo affronterà inoltre il problema della definizione normativa delle procedure della programmazione.
Desideriamo qui ricordare che il programma dovrà coordinare razionalmente i diversi settori della Pubblica Amministrazione e fornire il quadro di riferimento perché le attività economiche private possano svolgersi liberamente in armonia con gli interessi generali. Va abbandonata la pratica di provvedimenti accidentali, saltuari e sconnessi a favore dell'una e dell'altra categoria che la mancanza di programmazione poteva fino ad oggi spiegare, se non giustificare. Noi crediamo nella bontà del metodo prescelto e pertanto, mentre dedicheremo ogni nostro impegno all'attuazione del programma, saremo vigilanti contro ogni tentativo di ignorarlo o sostanzialmente contraddirlo con provvedimenti che non trovino in esso la loro giustificazione. Sappiamo che, come tutte le cose umane, anche il programma avrà bisogno di riconsiderazioni e di aggiornamenti; ma vi procederemo sempre con una visione globale delle necessità e delle possibilità, mai con misure che ne aggravino il regolare svolgimento e ostacolino il raggiungimento dei fini che esso si propone.
Siamo consci del dovere che la collettività ha di dare ai lavoratori, oltre ad un adeguato salario commisurato alla produttività del sistema economico, moderni ed efficienti servizi sociali, ed in particolare quelli della scuola, dell'assistenza sanitaria e dei sistemi di trasporto collettivo, che sono un salario invisibile, ma non meno necessario di quello direttamente corrisposto dai datori di lavoro. Siamo consci altresì, per il confronto che ci è dato di fare con i Paesi di più avanzato sviluppo economico, che in questi campi la nostra arretratezza è notevole per difetto di organizzazione e di efficienza dei servizi. Il compito di svilupparli, di riordinarli, di renderli il meno dispendiosi e al tempo stesso più produttivi non è piccolo, né di celere attuazione.
Il risparmio da impiegare in questi settori sarà inevitabilmente in gran parte risparmio di nuova formazione; ma abbiamo tutti il dovere di far sì che una quota di esso derivi dall'eliminazione degli sperperi che oggi si verificano e dalla rimozione delle inefficienza che sono sotto gli occhi di tutti.
Occorre che la gestione dello Stato, degli enti locali, delle imprese pubbliche non meno di quelle dei servizi sociali, si svolga considerando l'efficienza come l'unico mezzo per un concreto perseguimento dei fini sociali propri di queste istituzioni; la pratica delle gestioni pubbliche con larghi disavanzi e la rassegnata tolleranza di essi e quella non meno riprovevole di un loro trasferimento palese od occulto sul bilancio dello Stato, deve essere sostituita con quella del riordinamento dei servizi, della scrupolosa manutenzione delle attrezzature e della più intelligente utilizzazione del personale che vi è addetto.
Il processo di programmazione si inizia nel nostro Paese proprio in un tempo in cui le difficoltà congiunturali hanno determinato lo stimolo ad importanti trasformazioni delle nostre strutture produttive. Queste trasformazioni, quando utili e necessarie per permettere che la nostra economia raggiunga più alti livelli di efficienza e rafforzi la sua competitività sui mercati internazionali, saranno favorite nella politica di programmazione che ci apprestiamo a seguire.
Il Governo è d'altra parte ben conscio che dovrà con grande oculatezza seguire questi processi per impedire che essi abbiano a sfociare in pratiche lesive della libertà di concorrenza o nella creazione di posizioni dominanti che sfuggono alla possibilità di qualunque controllo pubblico. E per tale motivo che il Governo si propone di sollecitare una pronta definizione in sede parlamentare del disegno di legge sulla libertà di concorrenza e si impegna a definire, valutando il parere del CNEL, e a presentare al Parlamento il disegno di legge relativo alla regolamentazione delle società per azioni.
Il travaglio che in questi anni il Paese ha dovuto affrontare per il superamento delle difficoltà congiunturali e per il ritrovamento di nuovi e più efficienti equilibri produttivi ha certamente rappresentato una difficile prova per le categorie lavoratrici, ma ha dato anche la misura del senso di responsabilità di cui la nostra società è capace. Desidero qui manifestare agli operatori, ed in specie ai lavoratori, la piena comprensione che il Governo ha delle difficoltà che la crisi ha posto dinanzi a loro e dire insieme la speranza e la fiducia che la ripresa produttiva porti presto ad un completo superamento di tali difficoltà in un contesto di più avanzata maturità economica e di un effettivo progresso sociale.
In questo sviluppo, il Governo desidera associare a sé nella conoscenza e nella attenta valutazione di tutti i dati della realtà economica i partecipi del processo produttivo, attraverso le loro organizzazioni, in una maniera sempre più intensa e continua, intensificando l'azione che già in tale senso è stata intrapresa.
In un programma di sempre più accentuato contenuto sociale quale intende essere il nostro, non mancheremo di esplicare vivo interessamento per i problemi dell'emigrazione. L'obiettivo di fondo è quello che ho indicato nei programmi dei precedenti Governi e che trova concordi tutti i settori del Parlamento. Si tratta di offrire ai nostri concittadini crescenti opportunità di impiego in Patria, sì da dare sempre più al fenomeno emigratorio dignità di una libera, consapevole scelta tra differenti sbocchi, nell'interesse del lavoratore che aspiri ad utilizzare nel modo migliore le sue capacità. E ovvio che questa prospettiva è legata alle condizioni economiche generali del Paese. Noi confidiamo che lo sviluppo economico e dell'occupazione nonché la maggiore cura nel settore dell'istruzione e della formazione professionale potranno avere favorevoli ripercussioni anche per quanto concerne la emigrazione. Il piano di programmazione tende anche a questo obiettivo.
Sul piano delle realizzazioni più immediate il Governo si propone frattanto di tenere massimo conto della presenza all'estero di tanti nostri concittadini. Perseguendo un'azione che ha già dato incoraggianti risultati, dedicheremo rinnovata cura alla tutela ed assistenza di questi nostri lavoratori e delle loro famiglie per quanto riguarda le condizioni di lavoro, l'ambientamento all'estero e la partecipazione alla vita del nostro Paese. Saranno promossi i provvedimenti che dipendono dal Governo; mentre verrà continuata l'azione internazionale sul piano bilaterale, comunitario e multilaterale per conseguire la più ampia collaborazione e comprensione dei Paesi di immigrazione. In tale quadro non mancheremo di dare speciale attenzione al problema della sicurezza del lavoro dei nostri concittadini all'estero, al quale recenti tragiche sciagure — per le cui vittime rinnovo il commosso cordoglio del Governo — hanno dato triste rilievo.
Il Governo riconferma il vasto programma con il quale la coalizione di centro-sinistra si è presentata all'inizio della legislatura e che, ottenuta l'approvazione del Parlamento, si è andato realizzando con la presentazione di numerosi disegni di legge, i quali in notevole misura hanno già ottenuto la sanzione parlamentare. Facendo riferimento a quel programma nella sua interezza, potrò ora concentrare l'attenzione su alcuni punti fondamentali, senza che ciò significhi abbandono degli altri. Se è prevedibile infatti che non tutto quello che ci siamo proposti di fare possa essere realizzato nel corso della legislatura, è pur vero che il Governo non intende compiere nessuna rinunzia pregiudiziale. Esso si sente perciò impegnato a pervenire, in tempi ormai brevi, data l'attuale avanzata fase di elaborazione, all'approvazione dei disegni di legge che integrano il suo programma. Al tempo stesso rivolge un rispettoso invito al Parlamento perché voglia secondare, con intensa ed organica attività, che del resto non è mai mancata, l'opera del Governo rivolta all'attuazione, la più compiuta possibile, del suo programma legislativo. (Interruzioni dall'estrema sinistra). Non sarà un lavoro facile, data la vastità e complessità dei temi sui quali sarà richiamata l'attenzione del Parlamento, impegnato anche nelle periodiche discussioni sui bilanci ed in frequenti dibattiti politici. Io confido che vorremo fare uno sforzo comune, per andare più lontano che sia possibile. Al di là del risultato che potrà essere registrato, e mi auguro il più confortante, al termine di questa legislatura, il richiamo al programma nella sua interezza ha peraltro un valore politico, serve cioè a qualificare nei suoi obiettivi questo Governo, che agli indirizzi politici così manifestati si uniformerà nel complesso della sua azione.
Particolare attenzione intendiamo dedicare ai problemi dello Stato, del suo assetto costituzionale, del migliore ordinamento amministrativo. Un tema di rilievo, già all'esame del Senato e che dovrà trovare con il concorso del Governo una sollecita soluzione, è quello relativo al rinnovo dei componenti la Corte costituzionale. Alla Camera è pendente il disegno di legge di attuazione costituzionale relativo al referendum. Dinanzi al Senato è un disegno di legge già approvato dalla Camera relativo alla carriera dei magistrati. (Commenti dall'estrema sinistra). Anch'esso è importante ed urgente, costituendo uno stralcio del nuovo ordinamento giudiziario che il Governo si riserva di definire, nell'intento di assicurare il migliore assetto dell'organizzazione dei giudici nella tutela della loro autonomia e per il corretto funzionamento della giustizia. il Governo esprimerà poi tempestivamente il proprio avviso sui problemi che riguardano il Consiglio superiore della Magistratura e che sono stati sollevati da numerose proposte di iniziativa parlamentare.
È pendente dinanzi alla Camera il disegno di legge «Delega legislativa al Governo della Repubblica per la riforma del codice di procedura penale», che per la sua determinante importanza vorrei sollecitare in questo momento, come faccio anche per i disegni di legge relativi alla competenza dei pretori e dei conciliatori ed alla cosiddetta depenalizzazione. Argomenti, questi, di minore impegno, ma certo non irrilevanti ai fini della sollecita amministrazione della giustizia. Raccomando pure al Senato il sollecito esame del disegno di legge: «Ordinamento penitenziario e prevenzione della delinquenza minorile». Il Governo si riserva di presentare, nell'ordine, un disegno di legge di revisione del diritto di famiglia e delle successioni, già in fase di concerto, la riforma di alcuni istituti del Codice penale, la revisione della legge di Pubblica sicurezza (interruzioni dall'estrema sinistra), una richiesta di delega per la riforma del Codice di procedura civile. Sono allo studio provvedimenti per il rinvigorimento delle funzioni consultiva e di controllo, opportunamente estese agli enti pubblici, mediante le riforme del sistema della contabilità generale, delle leggi sul Consiglio di Stato e sulla Corte dei conti, e in generale sull'ordinamento della giustizia amministrativa, e di altri istituti aventi con essa attinenza. (Interruzioni dall'estrema sinistra).
Per quanto riguarda l'ordinamento amministrativo ricordo che sono dinanzi alle camere varie richieste di delega al Governo per emanare norme: a) sulla semplificazione dei controlli; b) sul riordinamento in testo unico delle disposizioni sul trattamento di quiescenza del personale dello Stato; c) sull'ammissione e l'avanzamento in carriera degli impiegati civili dello Stato; d) per il riordinamento dell'Amministrazione dello Stato, il decentramento e la semplificazione delle procedure; e) per l'integrazione dello statuto degli impiegati civili dello Stato; f) per l'aggiornamento delle disposizioni legislative in materia doganale. È un complesso notevole di provvedimenti legislativi che, se non esaurisce, porta molto innanzi il riordinamento della Pubblica Amministrazione.
Ad essi si aggiungeranno tra breve i disegni di legge per la riforma rispettivamente dell'azienda delle Ferrovie dello Stato e di quella postale. L'attenzione del Governo è anche rivolta ad una migliore sistemazione legislativa della Radio televisione italiana in considerazione della sua importante funzione. Il nuovo ordinamento dei Ministeri deve trovare poi il suo completamento con la legge sull'ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri, al fine di assicurare la necessaria organicità dell'attività della Pubblica Amministrazione, in relazione ai compiti che la Costituzione assegna al Presidente del Consiglio dei ministri, di mantenere l'unità, non solo dell'indirizzo politico, ma anche di quello amministrativo, promuovendo e coordinando le attività dei Ministri. Si dovrà anche procedere alla costituzione del Ministero della ricerca scientifica, allo scopo di disporre di uno strumento agile, ma capace di attuare un effettivo coordinamento delle molteplici iniziative pubbliche e private relative alla ricerca scientifica e tecnica, condizione indispensabile per lo sviluppo del nostro sistema economico e l'autorevole presenza dell'Italia nel consesso delle Nazioni. (Interruzioni e commenti dall'estrema sinistra. Richiami del Presidente).
Buona parte di questi disegni di legge sono già davanti al Parlamento e il Governo chiede che siano discussi. Quindi non si tratta di parole, si tratta di un programma che è già stato concretato. (Interruzioni dalla estrema sinistra).
Altri temi si pongono in materia di ordinato funzionamento della Pubblica Amministrazione, sia di quella diretta dello Stato, sia di quella degli enti variamente operanti nei settori di interesse generale. Mi sia consentito di fare un fuggevole accenno alla circolare da me indirizzata ai Ministri all'atto della costituzione del Governo e che tocca aspetti di rilievo della Pubblica Amministrazione. Altri aspetti di tali problemi vivi nella coscienza pubblica e che trascendono il profilo meramente tecnico, per elevarsi a livello politico ed etico di singolare interesse, sono stati già messi in evidenza da dibattiti parlamentari. Essi formeranno oggetto di una comunicazione che io farò alle Camere, nell'intento di aprire su questo argomento un organico dibattito parlamentare che indirizzi il Governo per le più opportune iniziative da assumere al riguardo.
Il Governo è consapevole dell'importanza, delicatezza ed urgenza di questi problemi, a risolvere i quali intende applicarsi con azione concreta, legislativa ed amministrativa, aliena da superficialità e semplicismo, ma profondamente seria ed impegnata.
Per quanto riguarda i temi istituzionali, l'attenzione si indirizza all'attuazione dell'ordinamento regionale (vivaci interruzioni e commenti dall'estrema sinistra; richiami del Presidente) che è punto centrale del programma di Governo e mezzo per un profondo rinnovamento delle strutture dello Stato e del funzionamento della Pubblica Amministrazione. Questo tema si inquadra nella valorizzazione, che la coalizione di Governo persegue, delle autonomie locali in generale quale reale ed essenziale articolazione della vita democratica. È in questo spirito che il Governo guarda con vivo interesse ed impegno di collaborazione anche alle Regioni a statuto speciale, delle quali intende rispettare i caratteristici ordinamenti, pur opponendosi, come è suo dovere, ad ogni deviazione dal retto ordine costituzionale, ed alle cui aspirazioni ed esigenze esso si ripromette di prestare la più vigile attenzione anche in vista degli interventi che siano giustamente attesi da parte dello Stato. Testimonianza di questo atteggiamento, che ha un netto valore politico, è la soluzione data a molti problemi pendenti, soprattutto per quanto attiene alle norme di attuazione degli statuti regionali.
Il programma di questo Governo contiene dunque una netta conferma dell'impegno all'attuazione costituzionale in tema di Regioni a statuto ordinario ed insieme una precisazione circa i tempi ed i modi dei provvedimenti che condizionano la loro istituzione.
In particolare, l'approvazione dei disegni di legge già sottoposti al Parlamento e degli altri che ad esso saranno presentati (mi riferisco specialmente a quello sulla finanza delle Regioni ed a quello elettorale) consentirà al Governo di indire le elezioni regionali ai più tardi entro tre mesi dalle politiche del 1968. Il Governo si riserva di indicare, vagliato ogni utile elemento (vivaci interruzioni e commenti dall'estrema sinistra; richiami del Presidente) ed avendo presenti le posizioni assunte da varie parti sul progetto di legge elettorale già presentato alla Camera, la sua definitiva proposta circa il sistema da adottare per la prima formazione degli organi regionali e, conseguentemente, circa i modi ed i tempi della relativa consultazione elettorale. (Interruzioni e commenti dall'estrema sinistra. Richiami del Presidente).
Quanto alla autonomia finanziaria delle Regioni (ed ai beni pubblici da trasferire al loro demanio e patrimonio) avevo preannunziato a suo tempo un rigoroso accertamento degli oneri che l'attuazione regionale comporterebbe per la pubblica finanza. Orbene tale indagine, disposta evidentemente senza nessun intento elusivo, ma con chiara finalità positiva, ha condotto a delimitare le previsioni delle spese aggiuntive e di primo impianto necessarie per l'entrata in funzione degli organi regionali. Ciò non ci induce, peraltro, a sottovalutare le difficoltà tuttora esistenti in un settore tanto delicato, ma ci assicura che possono essere individuati strumenti e garanzie idonei a salvaguardare, come è dovere stringente del Governo, l'equilibrio globale della spesa pubblica. (Interruzioni dall'estrema destra).

TURCHI. Vogliamo conoscere la cifra!

MORO, Presidente del Consiglio dei ministri. Sarà tutto presentato al Parlamento con ogni chiarezza; la cifra ve la farò conoscere. Comunque ho detto che bisogna trovare strumenti e garanzie idonei a salvaguardare l'equilibrio globale della spesa pubblica. Riteniamo con questi provvedimenti (e con la predisposizione delle leggi-quadro che continuerà ad essere curata, senza che ciò ritardi la realizzazione dell'ordinamento regionale, fermo restando il disposto dello articolo 9 della legge del 1953) di attuare per ciò che ci concerne l'imperativo contenuto nell'articolo 5 della nostra Costituzione, secondo cui la Repubblica riconosce e promuove le autonomie locali e tra esse quella che ha una posizione eminente, l'autonomia regionale. Certamente, secondo la migliore dottrina costituzionalistica, il pluralismo giuridico dell'articolo 5 non deve trasformarsi in una separazione o contrapposizione politica, ma contro questo pericolo, accanto al controllo sulla costituzionalità delle leggi regionali realizzato in modo così autorevole dalla Corte costituzionale, potrebbe essere chiamato ad intervenire nell'esercizio di una sua altissima competenza, e con giudizio sovrano, il Parlamento nazionale.
Riaffermiamo dunque il nostro ragionato consenso alla massima forma di autonomia e di temperamento del potere centralizzato dello Stato ad un istituto predisposto a tutela di ampie e complesse sfere di interessi, utile strumento di una programmazione articolata nel suo definirsi ed opportunamente decentrata nel suo attuarsi. Inoltre l'entrata in funzione delle regioni di diritto comune dovrebbe costituire l'occasione storica per razionalizzare l'organizzazione statale. Il Parlamento, liberato in molti campi dall'onere di una legislazione di dettaglio che gli impedisce di attendere con tempestività a problemi di interesse più generale, sarà in grado di qualificare il proprio apporto ai grandi temi della riforma legislativa e di migliorare i suoi strumenti di controllo sull'attività dell'Esecutivo.
Il Governo, perfezionando le proprie strutture in conseguenza dell'attuazione regionale e della programmazione economica, dovrebbe acquisire mezzi più rapidi e precisi per conoscere la realtà in mutamento della nostra vita sociale e per operare con maggiore efficacia ed autorità su di essa. Ma per noi l'assurgere delle Regioni a centri di azione effettiva ed individuata nella vita dello Stato non è un mero espediente giuridico-amministrativo od anche un efficace strumento di buona legislazione ed amministrazione: al di là dei miglioramenti che si possono conseguire per questa via, c'è alla base della nostra politica costituzionale un motivo più profondo. Questa ispirazione scaturisce dalla constatazione che la crisi del potere è l'altra faccia della crisi del civismo. Ebbene, lo Stato democratico, attraverso una nuova articolazione, invita ad impegni e responsabilità nuove, mobilita energie umane in tutto il Paese, ridesta tradizioni, eccita la consapevolezza di comuni interessi, aspirazioni e poteri. Si desta il senso di una particolare responsabilità che non esclude, ma anzi prepara una responsabilità più vasta ed impegnativa. Dalle Regioni, appunto, allo Stato unitario. (Interruzioni dal centro-destra).
È questo il momento che rende interdipendenti programmazione economica e riforma regionale. Non è un condizionamento di carattere tecnico, ma un legame di carattere politico connesso allo sviluppo democratico del Paese. Si realizza per questa via una più ricca partecipazione, che porta nell'area dell'interesse pubblico troppe energie impiegate oggi esclusivamente al servizio di interessi privati o di categoria.
Dal momento poi che il progresso tecnico ha creato solidarietà ed interessi che superano l'ambito provinciale e comunale, è necessario dare agli amministratori impegni più vasti e dimensioni più degne delle loro ambizioni.
È un appello democratico a moltiplicare e a rinnovare la classe dirigente quello che noi lanciamo al Paese.
È così che il nostro pluralismo non contrappone allo Stato nuove entità per indebolirlo e comprimerlo; esso crea invece nuovi modi per far ritrovare all'autorità quell'articolato contatto con la società civile troppe volte ostacolato da un'eccessiva centralizzazione.
Altro problema al quale dovrà essere rivolta la vigile cura del Governo è quello della finanza locale. È noto, infatti, che il progressivo indebitamento degli Enti locali per fronteggiare le spese correnti è motivo di particolare preoccupazione, risultando la finanza pubblica unica e inscindibile. La finanza locale è una delle componenti essenziali dell'equilibrio finanziario del Paese e soltanto una sana situazione delle finanze di questi Enti — solleciti tutori del benessere delle comunità amministrate — costituisce presupposto essenziale per lo sviluppo delle autonomie locali. Impegno del Governo è di operare con responsabile gradualità, ma con pronta e ferma decisione, al fine di avviare il problema verso concrete soluzioni.
Le direttrici da seguire sono di agire contemporaneamente sulle entrate, sulle spese, nonché di coordinare gli investimenti nella prospettiva del piano di sviluppo economico.
In tale azione, di indubbia difficoltà, ma dettata e imposta da un senso di doverosa, meditata responsabilità, soccorre il riconoscimento pieno che i Comuni e le Province, oltre le Regioni, costituiscono il tessuto connettivo primario dell'organizzazione dello Stato e che è necessità insopprimibile, per il bene comune, quella di armonizzare la finanza generale con quella degli enti locali, in una visione organica di contemperamento e di collaborazione.
Gli oneri statali addossati ai Comuni sono una antica prassi che deve scomparire, lasciando posto all'affermazione sempre più completa del precetto sancito dall'articolo 81 della costituzione e della correlativa statuizione dell'articolo 2 della legge comunale e provinciale 3 marzo 1934, n. 383, che tassativamente prescrive che per ogni nuova o maggiore spesa addossata per legge ai Comuni e alle Province debbano contemporaneamente assegnarsi corrispondenti entrate.
Ho di recente richiamato l'attenzione di tutti i Ministeri affinché sia evitato di porre a carico degli enti locali nuovi oneri senza una espressa previsione di mezzi finanziari per farvi fronte.
Analoga raccomandazione il Governo ritiene di poter rivolgere al Parlamento, affinché nell'attività legislativa tenga sempre presente l'anzidetta essenziale esigenza. In caso contrario gli enti locali non saranno in grado di fronteggiare i nuovi e più impegnativi compiti che li attendono.
Nell'ultimo decennio, l'imponente sviluppo della richiesta di istruzione, conseguente all'affermazione della funzione primaria della scuola per lo sviluppo personale e sociale ed alla maturazione della coscienza popolare, ha fatto acutamente avvertire l'esigenza di un programma organico di politica scolastica, esigenza che ha trovato la sua prima espressione nel piano decennale predisposto dal Governo nella passata legislatura e dal quale è stata enucleata poi quella che è divenuta la legge 24 luglio 1962, n. 1073, concernente i «Provvedimenti per lo sviluppo della scuola nel triennio dal 1962 al 1965». Questa, oltre a costituire l'iniziativa legislativa più cospicua ed organica giunta a definizione nel dopoguerra per lo sviluppo scolastico considerato nel suo complesso e senza esclusione di alcun settore ha posto le premesse per un approfondito esame della situazione scolastica del nostro Paese, per un organico studio delle misure legislative necessarie al suo adeguamento all'odierna società, per una attenta valutazione dello sforzo finanziario necessario ad attuare le opportune riforme e a garantire un armonico sviluppo delle istituzioni educative.
Gli studi condotti dalla Commissione di indagine prevista dalla citata legge n. 1073 hanno portato alla «Relazione sullo stato della pubblica istruzione in Italia» e successivamente, sulla base anche degli autorevoli pareri espressi dal Consiglio superiore della pubblica istruzione e dal Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, alle «Linee direttive di un piano di sviluppo pluriennale della scuola».
In tale documento sono fissati gli obiettivi per il quinquennio 1966-70, indicate le riforme e gli adeguamenti delle strutture scolastiche ed amministrative reputate necessarie, determinati i mezzi finanziari occorrenti a perseguirle e a realizzarli.
Lo spostamento al 10 gennaio 1966 del termine iniziale del programma generale quinquennale di sviluppo economico, nel quale sono state sostanzialmente recepite le indicazioni qualitative e quantitative delle «Linee direttive», oltre a rendere necessaria l'adozione di un provvedimento che, venendo a cessare col 30 giugno 1965 gli stanziamenti previsti dalla legge n. 1073, garantisce la continuità della soddisfazione delle esigenze nel secondo semestre 1965, ha determinato l'aggiornamento del disegno di legge predisposto per il finanziamento del piano quinquennale, disegno di legge che, approvato il 22 dicembre 1965 insieme a quello riguardante l'edilizia scolastica ed universitaria, è stato presentato all'esame e all'approvazione del Parlamento (atto del Senato n. 1543).
Prima di passare all'analisi dei due accennati provvedimenti — che rappresentano i cardini della politica scolastica nel prossimo quinquennio — e alla disamina dei problemi e delle prospettive che si presentano nel settore dell'istruzione pubblica sembra necessario dare un rapido sguardo ai risultati dei menzionati provvedimenti relativi al triennio 1962-65; anche se i dati ad essi relativi sono in parte ancora provvisori.
Il numero degli alunni della scuola elementare è salito da 4.330.000 nel 1961-62 a 4.472.000 nel 1964-65. Gli effettivi iscritti nella scuola media sono aumentati, nello stesso periodo di tempo, di 190.000 unità. Notevole è stata la dinamica della scuola secondaria superiore, che segna un incremento di quasi 300.000 alunni. Gli iscritti, in complesso, all'Università (esclusi i fuori corso) sono aumentati di 44.000 unità (oltre il 20 per cento) con uno scatto percentuale ancora più accentuato nelle immatricolazioni. L'aumento degli organici del personale direttivo e insegnante nell'ambito della scuola statale è stato, nel triennio, di quasi 8.000 posti nella scuola elementare, di 27.000 nella scuola media e di 7.500 circa nella scuola secondaria superiore e artistica. Nelle Università sono stati istituiti, sempre nello stesso periodo, 410 nuovi posti di professore e 1.950 di assistente, cui si aggiungono i 120 e i 600 istituiti, rispettivamente, all'inizio dell'anno accademico in corso per effetto della legge 13 luglio 1965, n. 874.
Nel settore dell'assistenza scolastica, è stata attuata l'assegnazione gratuita dei libri di testo della scuola elementare. Sono state conferite ogni anno circa 40 mila borse di studio nella scuola di completamento dell'obbligo e 28 mila nella secondaria superiore. A favore degli alunni della scuola dell'obbligo è stato organizzato il trasporto gratuito, del quale, durante l'ultimo anno, hanno beneficiato 227 mila giovani. L'assistenza universitaria ha registrato l'istituzione dell'assegno di studio per circa 15 mila iscritti e l'erogazione di numerose borse per laureati.
Per una esatta individuazione degli obiettivi fondamentali della politica scolastica nei prossimi anni, occorre rifarsi anzitutto al già citato documento sulle «linee direttive» del piano di sviluppo della scuola, presentato in Parlamento dal precedente Governo.
Detti obiettivi possono essere così riassunti: istituzione della scuola materna statale e potenziamento di tutta la scuola materna; espansione della scuola nella fascia dell'obbligo fino a comprendere, a scadenza ravvicinata, l'intera popolazione in età scolastica; più largo accesso dei giovani agli altri ordini di studi, e cioè rispetto del diritto all'istruzione, al di fuori di ogni esclusione e di ogni predeterminazione di ceti sociali; sviluppo degli studi universitari e della ricerca scientifica; diffusione della cultura per l'elevazione del popolo e la consapevolezza dei diritti e dei doveri sociali e civici da parte dei cittadini.
Per il concreto perseguimento di questi obiettivi, sono stati approntati, come già detto, gli strumenti fondamentali: ci si riferisce in particolare al disegno di legge relativo al finanziamento del prossimo piano quinquennale di sviluppo della scuola ed a quello contenente nuove norme in materia di edilizia scolastica ed universitaria, entrambi già presentati al Parlamento.
Il primo di questi provvedimenti mira ad assicurare alle istituzioni scolastiche e culturali il ritmo di sviluppo richiesto dalle necessità della scuola in espansione ed a fornire il necessario supporto finanziario ai disegni di legge che intendono meglio adeguare le strutture e gli ordinamenti scolastici alle esigenze della odierna società italiana, con uno sforzo finanziario aggiuntivo di oltre 1.276 miliardi complessivi nel quinquennio. Il secondo, mediante una spesa complessiva di altri 1.210 miliardi, vuole rispondere a tre fondamentali esigenze:
costruire nei prossimi 5 anni un numero di posti-alunno che valga a soddisfare il prevedibile aumento della popolazione scolastica dei diversi settori ed a recuperare parte del deficit attuale;
sollevare gli enti locali da oneri divenuti eccessivi per le loro possibilità senza tuttavia escludere un loro valido concorso quando ciò sia consentito da favorevoli situazioni di bilancio;
accelerare al massimo, nel rispetto delle competenze delle due Amministrazioni interessate — Ministero della pubblica istruzione e Ministero dei lavori pubblici — le procedure per la realizzazione delle opere di edilizia scolastica ed universitaria.
È stato pure assicurato il raccordo tra i programmi di edilizia scolastica, i piani di sviluppo e il programma economico nazionale, prevedendo, sia in sede locale che in sede centrale, appositi Comitati di programmazione nei quali saranno armonicamente sintetizzati gli apporti delle comunità locali, dei tecnici dell'edilizia e degli esperti dei problemi scolastici. Presso il Ministero, inoltre, è prevista la costituzione di un Centro studi, assistito da una Consulta tecnica altamente qualificata, con il compito di promuovere studi e ricerche per la più esatta determinazione dei fabbisogni e per la «tipizzazione» delle costruzioni, sì da consentire il duplice obiettivo della massima economicità e della migliore funzionalità delle opere. Nel settore universitario, poi, non solo è stata posta particolare cura a garantire realizzazioni nel campo dell'edilizia assistenziale, ma sono stati anche particolarmente valutati i bisogni degli istituti scientifici, dei dipartimenti e delle zone prive di università.
I due disegni di legge dianzi accennati, tuttavia, se rappresentano i cardini dello sviluppo delle istituzioni educative nel prossimo quinquennio, non Costituiscono essi soli il piano quinquennale, risultando questo dall'insieme dei provvedimenti legislativi che tendono a realizzare in una visione unitaria ed organica, secondo le indicazioni contenute nelle citate «linee direttive», le riforme, i riordinamenti e gli interventi resi necessari per l'adeguamento della scuola alle esigenze dell'attuale società italiana.
Alcuni di questi provvedimenti sono già stati presentati al Parlamento come quello concernente modifiche all'ordinamento universitario, di cui giova sottolineare la grande importanza, quello per la istituzione del ruolo dei professori aggregati per le Università e per gli Istituti di istruzione universitario, quello concernente il nuovo ordinamento delle Accademie di Belle arti, quello per l'istituzione delle Sovrintendenze scolastiche interprovinciali, che costituiscono il presupposto di un più razionale assetto dell'Amministrazione della pubblica istruzione, quello concernente nuove norme per la nomina dei capi di istituto, quello, infine, che istituisce la scuola materna statale, che, per le note vicende, dovrà al più presto essere proposto all'esame del Senato.
Altri provvedimenti sono stati approntati o sono in corso di definizione e saranno quanto prima presentati all'esame e all'approvazione del Parlamento.
Insieme a quello sopra accennato e fondamentale sulla istituzione della scuola materna statale, si ricordano i più importanti:
quelli per il riordinamento degli istituti secondari superiori, ivi compresi la scuola magistrale e gli istituti professionali, nei quali saranno equilibrate le ragioni di affinità e quelle della necessaria differenziazione, in modo da facilitare il passaggio dall'un tipo all'altro di istruzione, evitando che scelte errate o comunque anteriori al manifestarsi o all'affinarsi delle attitudini individuali rimangano senza rimedio. La nuova strutturazione degli studi, inoltre, assicurerà a tutti i diplomati di istituti secondari una pari dignità sociale, secondo una più giusta e più moderna visione della funzione della scuola, che superi la vecchia concezione secondo cui la diversa tipologia scolastica appare fondata anche su un giudizio sul valore dei rispettivi studi. Nel quadro della riforma degli studi secondari superiori, sarà riguardata con particolare considerazione anche la necessità di consentire la frequenza scolastica agli studenti-lavoratori; nel medesimo quadro, infine, si inserisce la regolamentazione dei rapporti tra Stato e Regioni e tra Ministero della pubblica istruzione ed altre Amministrazioni ed Enti interessati nel settore dell'istruzione professionale e la delimitazione delle rispettive sfere di competenza;
quello riguardante la nuova disciplina degli esami di Stato che valga ad eliminare gli inconvenienti al presente giustamente lamentati, sia dagli esperti della scuola, sia dalla stessa opinione pubblica;
quelli per l'assistenza universitaria e scolastica, comprensiva di quella medica e — per la seconda — anche del servizio di orientamento scolastico e professionale;
quello riguardante l'istituzione di nuovi posti di professori e di assistenti universitari.
Tra i problemi che attendono soluzione sul piano legislativo, si ricorda da ultimo — ma non certo per l'importanza — quello relativo alla disciplina della scuola non statale, in relazione sia alle esigenze di dare piena attuazione all'articolo 33 della Costituzione, attraverso la disciplina dell'istituto della «parità», sia alla necessità di colmare il vuoto di legge venutosi a creare in seguito alla nota sentenza della Corte costituzionale 19 giugno 1958, n. 36.
Il Governo, riconfermando la priorità, largamente condivisa, che esso attribuisce alla scuola sia sul piano della spesa pubblica, sia su quello dell'azione legislativa ed amministrativa, sa di poter fare appello al Parlamento, perché voglia applicare tutta la sua sollecitudine alla risoluzione dei problemi della scuola, che sono poi i problemi di fondo della nostra comunità nazionale. Nella scuola è garantito l'avvenire del Paese, il suo sviluppo economico, la sua ricchezza di valori umani, la saldezza delle libere istituzioni che sono il vanto dell'Italia democratica. Le nostre risorse e le nostre energie saranno sempre bene impiegate, se saranno rivolte a creare una scuola efficiente, ordinata, rispondente alle vocazioni individuali ed alle necessità sociali per tutti i giovani d'Italia. Ad essi, nella scuola, ma anche fuori della scuola, nello sport, nella ricreazione, in ogni altra attività formativa, andrà l'interessamento vigile, ma rispettoso e discreto del Governo come del Paese.
Nell'ambito degli impegni prioritari del Governo desidero poi richiamare la nuova disciplina urbanistica che è esigenza fondamentale, non solo per un nuovo più razionale assetto delle città ed in genere del territorio nazionale, ma anche per la più efficace promozione degli interventi che il Governo si propone di porre in atto.
Lo schema della nuova legge, approvato sulla base degli accordi del precedente Governo, ha ricevuto osservazioni dei Ministri interessati, tenendo conto delle quali esso potrà essere sottoposto all'approvazione del Consiglio dei ministri e poi del Parlamento. Su questo schema, in occasione dell'esame parlamentare, si intende favorire il più largo ed approfondito dibattito, allo scopo di studiarne a fondo i dispositivi e le conseguenze che ne deriveranno, così da perfezionare nel modo più appropriato le norme da adottare.
Alcuni fatti nuovi sono infatti nel frattempo intervenuti, come l'istituzione della nuova direzione generale per l'urbanistica, la più incisiva applicazione della legge n. 167, l'approvazione di numerosi piani urbanistici, gli accresciuti finanziamenti ai Comuni da parte della Cassa depositi e prestiti. L'applicazione della legge n. 167, dopo un non facile e non breve periodo di adeguamento, al cui proposito conviene ricordare il sollecito provvedimento per l'indennità di esproprio dopo il noto giudizio della Corte costituzionale, incomincia a dare risultati positivi, costituendo un ponte verso la futura disciplina urbanistica. Per renderne più efficace l'applicazione, occorrerà perfezionarne alcuni dispositivi, ampliando l'intervento finanziario a favore dei Comuni che abbiano esigenze di maggiore sviluppo e migliorando il meccanismo di esproprio. Gli interventi nell'edilizia pubblica effettuati nel recente passato offrono una sicura base di partenza per gli ulteriori provvedimenti che potranno essere adottati. Di grande utilità sono stati in proposito gli snellimenti di procedure, disposti, per ora, in via provvisoria. Per il settore dell'edilizia abitativa, in particolare, va previsto un adeguamento dell'intervento pubblico, sia nel campo dell'edilizia sovvenzionata, sia nel campo delle agevolazioni del credito, di cui il decreto del settembre scorso costituisce un'anticipazione, in attesa che venga resa operante una più organica legge per l'edilizia convenzionata, che costituisce un fondamentale e contestuale impegno del Governo. In questo quadro il Governo si propone di dare una soddisfacente soluzione al problema delle locazioni, tenendo conto del breve termine di proroga previsto dalla legge del dicembre scorso.
In materia di sanità sarà sollecitamente completato l'esame della nuova struttura che l'organizzazione ospedaliera, sulla base delle linee del programma quinquennale di sviluppo economico, dovrà assumere. Il Governo presenterà al Parlamento il relativo disegno di legge.
Il Governo, inoltre, procederà secondo le linee del programma quinquennale alla realizzazione di un sistema di sicurezza sociale, attraverso le riforme rese necessarie da un più efficiente assetto organizzativo.
Sono infine allo studio del Governo uno schema di disegno di legge concernente la sanità mentale e l'assistenza psichiatrica e uno schema di provvedimento per il riordinamento funzionale e strutturale dell'Istituto superiore di sanità.
Per quanto attiene all'agricoltura (interruzioni e commenti dall'estrema sinistra; richiami del Presidente), il Governo manifesta la sua ferma determinazione di operare per l'armonico sviluppo del settore nelle diverse regioni e zone del Paese, al fine di consentire l'accrescimento e l'equilibrata distribuzione dei suoi redditi, il suo maggiore inserimento in condizioni di elevata capacità competitiva nel Mercato comune europeo, il miglioramento delle condizioni di vita e la più ampia partecipazione di tutti i ceti rurali al progresso della società italiana, secondo gli obiettivi indicati dal programma nazionale di sviluppo economico.
Il Governo ritiene che le nuove norme in materia di contratti agrari, per lo sviluppo della proprietà coltivatrice, per le attività degli Enti di sviluppo, per la valorizzazione del settore vitivinicolo, per lo sviluppo della zootecnia, olivicoltura, viticoltura e per l'incremento della motorizzazione agricola, mettano a disposizione un valido quadro per il rinnovamento dell'agricoltura italiana e per l'ampliamento dell'area della imprenditorialità agricola. Il Governo dedicherà quindi particolare cura alla piena valorizzazione delle leggi approvate e non mancherà, ove necessario di svolgere gli opportuni interventi per eliminare incertezze interpretative.
Nel quadro di una azione intesa a promuovere un ulteriore adeguamento strutturale ed a favorire l'affermazione delle posizioni direttamente imprenditive, il Governo ricorda il disegno di legge sul riordinamento fondiario già presentato al Parlamento. ; Sarà altresì posta allo studio la revisione delle norme in tema di usi civici.
In vista della prossima scadenza della legge sulla montagna e in relazione alle nuove prospettive aperte nelle zone montane, il Governo — sulla base dell'esperienza finora acquisita — presenterà un nuovo disegno di legge inteso ad assicurare la razionale valorizzazione delle risorse naturali ed umane presenti in tali zone, secondo le indicazioni del programma economico nazionale. Il Governo non mancherà inoltre di considerare la possibilità di venire incontro alle attese dei ceti rurali, migliorando, in vista del progressivo ammodernamento del sistema di sicurezza sociale del Paese, il regime previdenziale in atto.
Nell'intento di assicurare la prosecuzione e l'intensificazione dell'impegno produttivistico delle aziende agricole verrà sollecitata l'approvazione del provvedimento per lo sviluppo dell'agricoltura nel prossimo quinquennio. Tale provvedimento renderà concrete le fondamentali indicazioni fornite dal pro-gramma economico nazionale per l'agricoltura attraverso una precisa articolazione dell'intervento pubblico e facendo leva su quei settori e su quelle iniziative che si presentano più rilevanti per il perseguimento degli obiettivi di sviluppo.
In questo quadro saranno soprattutto considerate le esigenze riguardanti il completamento della bonifica in determinati comprensori e la riorganizzazione del credito agrario e sarà svolta un'azione particolarmente incisiva per migliorare la preparazione professionale dei ceti rurali.
Il Governo afferma il suo impegno ad una politica di mercato dei prodotti agricoli che si sviluppi in stretto coordinamento con il Mercato comune e sia tale da garantire ai produttori prezzi adeguati e stabili. In tal senso sarà sollecitata la definitiva approvazione del disegno di legge riguardante la costituzione dell'Azienda di Stato per gli interventi di mercato. Saranno così messi a disposizione strumenti operativi per svolgere gli interventi di mercato richiesti in applicazione di alcuni regolamenti della Comunità economica europea in sostituzione del precedente sistema degli ammassi.
Per quanto riguarda le vecchie gestioni di ammasso sarà presentato un disegno di legge che consenta la chiusura dei conti relativi, sulla base di norme adeguate e di opportuni controlli.
La politica di stabilizzazione dei mercati dovrà poter contare, peraltro, sulla presenza associata e cooperativistica dei produttori che, in armonia con gli interessi generali dell'economia nazionale, sarà incoraggiata con un triplice fine: assicurare alle imprese agricole redditi più adeguati, orientarne lo sforzo sul piano produttivo e metterle in grado di partecipare in modo più attivo e diffuso alla valorizzazione dei loro prodotti.
Infine, sul piano comunitario il Governo porrà ogni impegno in vista della ripresa delle trattative per la definizione della politica comune, per accelerare il cammino dell'unificazione europea e per acquisire quei benefici che sono indispensabili all'assestamento ed alla valorizzazione della nostra agricoltura, secondo i criteri della globalità e dell'equilibrio che nel dicembre 1964 furono accettati come base della politica agricola comune.
Si porrà ogni cura perché nei regolamenti ancora da definire per l'olio e le materie grasse, per gli ortofrutticoli, per il tabacco e per lo zucchero, sia assicurata alle produzioni tipiche del nostro Paese la certezza della preferenza comunitaria analogamente a quanto già in vigore per gli altri prodotti e, più in genere, perché la politica agricola comune consideri con particolare riguardo le esigenze di ristrutturazione, riconversione e potenziamento della nostra agricoltura.
In tutte si può dire, le indicazioni programmatiche di questo Governo è presente la doverosa sollecitudine per il Mezzogiorno d'Italia e le aree depresse, il cui risollevamento economico e sociale è un essenziale obiettivo di giustizia che sta alla base della programmazione.
Il Governo riafferma l'impegno di promuovere un più intenso sviluppo dell'economia del Mezzogiorno secondo gli obiettivi fissati dal programma economico nazionale, con particolare riguardo al processo di industrializzazione e alla creazione di un numero adeguato di nuovi posti di lavoro. In questo quadro si è già dato corso all'applicazione della legge 26 giugno 1965, n. 717, legge che da una parte comporta un rafforzamento ed una qualificazione dell'attività della Cassa e dall'altra prevede uno stretto coordinamento dell'intervento straordinario con le azioni ordinarie della Pubblica Amministrazione e degli Enti pubblici.
La predisposizione del primo piano di coordinamento è stata già avviata.
Con l'approvazione del piano di coordinamento si offrirà una visione degli impegni che le Amministrazioni, la Cassa e le Regioni assumeranno nei prossimi anni, pur nel quadro degli aggiustamenti che saranno resi via via necessari sulla base del confronto con le disponibilità finanziarie e con il mutare delle esigenze della politica di intervento. Al tempo stesso il piano rappresenterà un utile riferimento per le decisioni degli operatori privati, decisioni che peraltro saranno concretamente stimolate dalla politica di incentivazione e dagli interventi diretti delle imprese pubbliche.
Il disegno di legge concernente gli interventi straordinari per i territori depressi del Centro-Nord, è tuttora all'esame, in sede referente, della 5a Commissione (Finanze e tesoro) del Senato.
Il provvedimento, come è noto, prevede un complesso di interventi nei settori delle opere pubbliche e della incentivazione alle attività economiche per favorire lo sviluppo economico e sociale delle zone più depresse dell'Italia settentrionale e centrale.
Il Governo chiederà al Parlamento di accelerare l'iter legislativo del disegno di legge.
Onorevole Presidente, onorevoli senatori, è con questa fisionomia politica, con questa coerente collocazione nello schieramento parlamentare, con questi precisi impegni programmatici che il Governo si presenta dinanzi a voi. Ne è caratterizzato e desidera esserne caratterizzato. E su questa base che viene richiesta la vostra fiducia, la quale ci sembrerebbe immeritata, se in qualsiasi momento questa base risultasse alterata. La fedeltà ai nostri impegni, da attuare con la massima tensione delle nostre energie in una situazione difficile e piena di ostacoli obiettivi, è il titolo sul quale esclusivamente fondiamo la nostra esistenza e per il quale voi avrete dato il vostro consenso. Intendiamo, dunque, sancire un patto a chiare condizioni ed essere, con voi e con il Paese, assolutamente leali. E il nostro un impegno con il Parlamento ed anche con il Paese, il quale certo si esprime in queste Camere nel modo più alto e più consapevole, ma è anche vivo nelle molteplici espressioni, nelle varie articolazioni religiose, culturali, educative, politiche, economiche, sindacali ed in tutte quelle altre nelle quali la nostra società civile si snoda. Dovendo riflettere in noi, nella nostra azione, nella nostra ordinata iniziativa le aspirazioni e le esigenze che, talvolta in modo tumultuoso, emergono da questa società in movimento, cercheremo di essere presenti in ogni settore, attenti e rispettosi osservatori di ogni movimento che scuota la Nazione e di ogni sentimento che essa provi nella sua incessante evoluzione. Saremo vigili, ma non passivi interpreti di questa realtà. Coglieremo i valori positivi che si andranno in essa manifestando; tempereremo in una visione d'insieme la varietà delle aspirazioni emergenti nella società italiana; rispetteremo le autonomie, tutte le autonomie, nelle quali vive una democrazia, ma le sospingeremo all'unità nell'ordine, nella solidarietà e nella giustizia; ci fermeremo, consapevoli dei limiti propri del pubblico potere, di fronte ai diritti inviolabili della coscienza, della cultura, della personalità umana.
Siamo consapevoli che il ritmo di vita in questa epoca è estremamente veloce, che profonde trasformazioni sono in corso in Italia e nel mondo, che si fa strada a fatica, ma in modo ormai irresistibile e ponendo il problema urgente di un equilibrio nuovo, l'idea del valore di tutte le persone, del diritto di tutti i popoli, della giustizia sociale nelle Nazioni, della eguale dignità delle Nazioni, della loro cooperazione sempre più stretta, di un'autorità universale, di una pace emergente, sullo sfondo di una inaccettabile guerra distruttiva della civiltà, come un'appassionata richiesta della coscienza morale dell'umanità. Questa società, che noi dobbiamo rettamente amministrare, con fermezza ed insieme con discrezione e rispetto, cambia dunque sotto i nostri occhi e progredisce, malgrado lacerazioni, compromessi, involuzioni, ciniche forme d'indifferenza, mossa da un'alta e nobile ispirazione morale. È l'uomo che qui, come in ogni continente, anche il più remoto e diverso, vale sempre di più, chiede di valere sempre di più, non accetta la miseria, l'ignoranza, la sopraffazione. E in questa aspirazione irresistibile, e in questo dovere impellente per tutti gli uomini di buona volontà, c'è l'incontro naturale di una sensibilità religiosa, della quale vediamo ogni giorno una presenza più tesa ed attenta in questo mondo in positiva evoluzione, e di una sensibilità civile nella consapevolezza di un compito eguale e di una responsabilità comune in determinate condizioni storiche. Ecco perché siamo insieme: ecco che cosa vogliamo fare insieme. Consci certo della difficoltà della impresa, del dislivello tra l'aspirazione morale e la tecnica complessa e lenta dell'esercizio del potere e della realizzazione effettiva di una società nuova nell'interno e nell'ordine internazionale, vogliamo fare quanto è in nostro potere per liberare gli uomini ed assicurare loro una condizione sempre meglio corrispondente alla dignità della persona. Libertà, dignità e potere per tutti, libertà effettiva, originaria ed individuale, non come frutto solo di una paziente attesa, ma come conquista di una società consapevole dei suoi compiti e, in essa, del libero e costruttivo svolgersi d'iniziative creatrici.
E un compito per il quale abbiamo bisogno di trovare nei cittadini e nelle loro varie organizzazioni sociali impulso, comprensione, senso di responsabilità. Ci rivolgiamo perciò a tutti con rispetto e fiducia. Abbiamo un corretto e preciso rapporto da maggioranza ad opposizione. Non vi è alcuna possibile confusione. Ma è appunto il nostro un rapporto corretto che ci consente, nella nostra dignità ed autonomia, di rivolgerci ai nostri avversari e di dire loro, confrontando tesi con tesi, qual è il nostro modo d'interpretare gli interessi del popolo e la posizione del nostro Paese nel mondo. Ma soprattutto vogliamo rivolgerci a tutti gli italiani, accettino o non accettino essi le nostre intuizioni politiche ed i nostri ideali. Abbiamo con loro aperto in questi anni un dialogo prima timido, poi più facile e costruttivo, atto a farci intendere che cosa si chiede al Governo ed a far capire le ragioni per le quali facciamo certe cose e non altre o siamo costretti a rinunciare ad altre con un sacrificio che è doloroso per tanti, ma meno grave di quello che altrimenti alla fine s'imporrebbe, inevitabilmente. Anche in questo momento, mentre diciamo che alcune cose vanno meglio, che vi sono più speranze per il domani (ma il vero nostro progresso richiederà il passaggio di una generazione), dobbiamo ancora domandare delle rinunzie, una misura, una pazienza, che consentano alla nostra economia di riassestarsi e riprendere a pieno ritmo il suo sviluppo. Valga questo a spiegare i dinieghi che, per la situazione presente, abbiamo dovuto dire e dovremo dire ancora. Ma appunto, accanto alle limitazioni, possiamo indicare delle speranze, delle possibilità non lontane e non effimere. Per tutto quel che c'è da fare, per tutto quello cui conviene rinunziare, per non disperdere le promettenti prospettive dell'avvenire, chiediamo la comprensione e la collaborazione di tutti. Chiediamo a tutti, uomini di cultura, tecnici, imprenditori consapevoli della dignità della funzione loro riservata nel nostro ordine costituzionale, lavoratori dei quali vogliamo esaltare la dignità, sviluppare il benessere e la cultura, accrescere il peso nella vita sociale e politica, giovani che hanno più viva in sé l'aspirazione ad un mondo più umano, donne che saldano le tradizioni e le speranze per l'avvenire, a tutti vogliamo chiedere di comprendere, e secondare lo sforzo che il Governo intende compiere, non per sé, ma per le fortune del popolo italiano. Questo sarà, se voi lo vorrete, un Governo non fazioso e chiuso, ma un centro di potere a larga base democratica, un potere posto al servizio della causa della libertà, della solidarietà e della pace del popolo italiano. (Vivissimi applausi dal centro, dal centro-sinistra e dalla sinistra).

On. Aldo Moro
Senato della Repubblica
Roma, 3 marzo 1966

(fonte: Senato della Repubblica - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di giovedì 3 marzo 1966)


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