LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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X° CONGRESSO NAZIONALE DELLA DC: MOZIONE N. 3 "MAGGIORANZA"
(Roma, 26 novembre 1967)

Al X° Congresso nazionale della DC vengono presentate tre mozioni, in corrispondenza delle tre liste per l'elezione dei Consiglieri nazionali del partito.
La corrente maggioritaria del partito, "Maggioranza", presenta la mozione n. 3.

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II X Congresso Nazionale della D.C., udita la relazione del Segretario politico Mariano Rumor, l'approva e gli esprime il più vivo ringraziamento per l'opera di guida del Partito secondo lo spirito e le direttive del Congresso di Roma.
Il Congresso approva l'azione svolta in questi tre anni dalla Segreteria e dalla Direzione e sottolinea l'opportunità della sua convocazione non solo come rispetto delle scadenze statutarie, ma anche e soprattutto come dovere democratico di esprimere compiutamente al popolo italiano la volontà politica della Democrazia Cristiana alla vigilia della consultazione elettorale del 1968.
II Congresso approva l'azione del Governo ed esprime la sua piena solidarietà e gratitudine ad Aldo Moro e ai suoi collaboratori per l'opera svolta, con risultati positivi in condizioni obiettivamente difficili, verso traguardi di progresso e di sviluppo nella libertà e nella pace.
Esso riafferma altresì la piena validità della linea politica di centro-sinistra che ha rappresentato e rappresenta non solo una risultante nella situazione parlamentare, ma la scelta politica responsabile di una collaborazione che ha dinanzi a sé un lungo cammino da percorrere e che consente di promuovere, di guidare le trasformazioni della nostra società civile in piena aderenza alla vocazione democratica e popolare della Democrazia Cristiana.
La continuità della linea politica di centro-sinistra rimane valida non solo in ordine alle collaborazioni democratiche che essa ha instaurato, ma anche nell'insuperabile delimitazione che essa comporta, sia verso destra che verso sinistra.
La Democrazia Cristiana, ritiene che compito essenziale e primario della prossima Legislatura sia quello di adeguare le strutture e gli istituti dello Stato democratico alla nuova realtà sociale.
Non si tratta solo di un problema di efficienza e di razionalizzazione, quanto e soprattutto di un problema di democrazia e di libertà dei cittadini e delle comunità intermedie che va risolto favorendo la partecipazione attiva di tutti alla vita dello Stato.
Il Parlamento resta il presidio insostituibile delle libertà democratiche e l'espressione unica della sovranità popolare. Va attuato l'istituto del referendum popolare, sia come strumento di verifica della volontà del popolo nei confronti di quella manifestata dalle maggioranze parlamentari — così come previsto dalla Costituzione — sia come strumento di partecipazione diretta dei cittadini alla vita democratica e alle scelte politiche.
Allo stesso fine andranno favoriti lo studio e la realizzazione di tutti quegli strumenti che agevolano la partecipazione e il controllo di opinione alla vita politica con particolare riguardo alle esigenze che si manifestano tra la gioventù e di cui sono portatori le associazioni libere e rappresentative e le classi dirigenti della società civile.
La ripresa economica che ormai da due anni si va realizzando in Italia in una condizione di equilibrio monetario conseguito grazie alla politica di intervento del Governo, consente di constatare che il tasso annuo di incremento del reddito procede secondo indici superiori a quelli previsti dal piano quinquennale.
Tuttavia si constata che nei primi due anni della sua applicazione lo sviluppo del Mezzogiorno e dell'agricoltura e gli impieghi sociali sono in ritardo, mentre le quote di reddito destinate agli investimenti produttivi sono inferiori a quelle che il programma reputa necessarie per il raggiungimento degli obiettivi stabiliti. È quindi necessario che siano poste in essere tutte quelle misure che si richiedono per una politica di costante espansione economica generale. Tali interventi organici ed urgenti debbono assicurare il più alto grado di efficienza di tutto il sistema produttivo nazionale, anche per mezzo di un costante sviluppo tecnologico e con elevati tassi di incremento della produttività, al fine di sostenerne la competitività sul piano interno ed internazionale e di accrescere le risorse disponibili.
Gli obiettivi prioritari della politica economica sono l'incremento dell'attuale tasso di espansione della occupazione per realizzare nei tempi previsti dal Piano un sistema di pieno impiego; un più elevato ritmo negli investimenti industriali anche al fine di allargare la struttura industriale italiana in uno sforzo congiunto dell'iniziativa privata e della impresa pubblica al fine preminente di correggere gli squilibri territoriali dei Mezzogiorno e delle altre aree depresse del Paese; la maggiore rapidità nella realizzazione degli interventi pubblici per assicurare indifferibili infrastrutture di base e servizi essenziali per il miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini nel quadro di un organico assetto del territorio: tale maggiore controllo nei tempi della spesa pubblica concorre anch'esso ad evitare tensioni inflazionistiche; la costante espansione della domanda interna; il sostegno per lo sviluppo della nostra agricoltura che attraversa una fase di delicato passaggio alla nuova dimensione europea e che per conseguenza richiede il massimo sostegno da parte dello Stato; la realizzazione della riforma tributaria e il rapido avvio ad un sistema di sicurezza sociale. Obiettivo di fondo della politica estera, a cui tutti gli altri vanno necessariamente ricondotti, è la pace, da conseguirsi con impegnata azione e costante presenza. Richiamandosi ad una coerente impostazione cui è rimasta costantemente fedele, la D.C. ritiene che chi vuole sinceramente la pace deve proporsi il rafforzamento delle Nazioni Unite, l'accrescimento dei suoi poteri e delle sue funzioni, la possibilità di un suo efficace intervento dove la pace è minacciata.
Ciò richiede la soluzione del problema dell'universalità di rappresentanza nelle Nazioni Unite e le necessarie limitazioni alle sovranità nazionali per raggiungere l'obiettivo di un nuovo ordine internazionale, con una legge valida per tutti ed una autorità capace di garantirne le applicazioni. Nel quadro delle Nazioni Unite va affrontato e risolto il problema del disarmo controllato e bilanciato di cui l'accordo di non proliferazione costituisce l'immediata premessa.
Sulla guerra nel Vietnam, che tanta accorata preoccupazione suscita nella coscienza dell'umanità, la D.C. auspica, secondo l'iniziativa assunta dal Governo italiano, che per il tramite di un autorevole appello dell'ONU si pervenga al più presto alla riconvocazione della conferenza di Ginevra, onde avviare negoziati per la soluzione pacifica del conflitto. Così come auspica per il Medio Oriente che l'intervento recentemente deciso dalle Nazioni Unite consenta la giusta soluzione di un conflitto, secondo i principi del riconoscimento della integrità territoriale degli stati interessati.
La D.C. riconferma la permanente validità dell'Alleanza Atlantica con gli impegni che essa comporta, ne sottolinea l'importanza determinante che ha avuto ed ha come fattore di equilibrio, e quindi di pace. La D.C. riconosce l'esigenza del suo aggiornamento secondo gli studi in corso e in relazione all'attuale situazione internazionale, e la necessità di realizzare al suo interno la «partnership» tra l'Europa e gli Stati Uniti secondo i principi kennediani dell'alleanza tra uguali e della libertà indivisibile di tutti.
Il Congresso sottolinea l'importanza assunta nella vita interna del Partito dall'Assemblea nazionale di Sorrento, che ha posto le premesse per una più articolata e libera vita interna e per le modifiche statutarie recentemente approvate dal Consiglio Nazionale. Si tratta di un primo, importante traguardo verso la realizzazione di un partito sempre più aperto, che nel concreto sia fedele alla sua vocazione popolare; un partito in cui vi sia posto per tutti perché vi è l'esigenza dell'apporto di tutti; un partito in cui le idee e il dibattito sulle idee costituisca l'unico piano di confronti e di rapporti interni; un partito che realizzi un modo di presenza dentro la società, in un rapporto nuovo, di dialogo, con le forme pluraliste in essa esistenti.
A questo proposito il Congresso plaude alle iniziative assunte particolarmente con i convegni di Sorrento, Lucca e Napoli, che hanno costituito tre concreti esperimenti di presenza nuova e moderna del Partito, e della sua funzione di interprete delle esigenze e delle istanze del Paese.
La D.C. dovrà essere specialmente sensibile e aperta alle aspirazioni e alle attese dei giovani, cui non chiede adattamenti opportunistici né fiducia cieca ma sincerità e impegno generoso.
Il Congresso rivendica ancora l'importanza essenziale che per un partito come la D.C. assume la fedeltà alle idealità cristiane, dalle quali esso ha tratto e trae ispirazioni, e a cui esso si richiama non per una loro strumentalizzazione, ma per un impegno di servizio che la realtà dei temi nuovi che il Concilio ha puntualizzato e maturato, non solo non ha reso superfluo, ma ha caricato invece di più autonome e di più gravi responsabilità.
La D.C. si impegna infine ad una intensificazione e ad un approfondimento dei rapporti con i partiti di ispirazione cristiana: con quelli europei, ai quali ci lega il comune impegno della costruzione dell'unità d'Europa, e con quelli dell'America Latina e dei paesi del Terzo Mondo, nella convinzione che la conoscenza e la collaborazione reciproca possa portare un utile contributo allo sviluppo della democrazia e della pace nel mondo.

Mozione n. 3 "Maggioranza"
X° Congresso Nazionale della DC
Roma, 26 novembre 1967

(fonte: biblioteca Butini)


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