LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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I° GOVERNO RUMOR: INTERVENTO DI MARIANO RUMOR ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
(Roma, 16 dicembre 1968)

Le elezioni politiche del 1968, che hanno rassicurato la DC dal punto di vista della tenuta elettorale, ma hanno segnato una avanzata del PCI.
Dopo i tre governi di centro-sinistra guidati dall'on. Aldo Moro nella legislatura precedente, la ricomposizione della maggioranza di centro-sinistra non è possibile immediatamente dopo le elezioni. Dopo il governo "balneare" dell'on. Giovanni Leone, nel dicembre 1968 il Segretario politico della DC, l'on. Mariano Rumor, riesce a costituire il suo I° Governo riformando una maggioranza di centro-sinistra.
Il Presidente del Consiglio presenta il suo programma il 16 dicembre 1968.

* * *

RUMOR, Presidente del Consiglio dei ministri. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, nel presentare il Governo che ho l'onore di presiedere per chiedere la fiducia delle Camere, sento come primo, sentito dovere di rivolgere un deferente saluto al Capo dello Stato e di esprimere la più viva gratitudine al senatore Leone, per l'alto prestigio, la dignità, l'intelligente e viva iniziativa con cui ha assolto al dovere di dare un governo al paese in un momento così difficile e delicato della nostra vita politica.
La ricostituzione di un governo organico e la decisione della democrazia cristiana, del partito socialista italiano e del partito repubblicano italiano di riassumere insieme con determinazione la responsabilità di guidare la comunità nazionale, rispondono oggi, nel solo modo possibile, agli interrogativi sorti dopo il 19 maggio circa la validità e il valore della politica di centro-sinistra in ordine allo stato della società italiana, alla sua realtà in movimento, all'esistenza in essa di inquietudini vaste e profonde. E proprio perché consegue ad una faticosa, aperta e non di rado spregiudicata riflessione da parte delle forze politiche che lo compongono, a maggior titolo costituisce una conferma che non vi sono alternative, e soprattutto alternative valide alla linea del centro-sinistra, e una riaffermazione che essa è per i partiti che la sostengono una libera e consapevole scelta come il più avanzato e sicuro strumento di vita e di iniziativa democratica concretamente immaginabile e possibile nella realtà politica italiana.
Assumiamo quindi ciò che è permanente nell'esperienza passata, così ricca e feconda di elementi positivi e soprattutto per la impegnata fatica di radicare nella coscienza pubblica un incontro tra forze pur diverse nella loro ispirazione, in modo da creare attraverso un contatto costruttivo e volenteroso una linea di chiarezza e un impegno per un comune disegno di sviluppo democratico.
E ricordiamo con gratitudine, nell'atto di riprendere quella iniziativa, gli uomini che la avviarono e la resero operante realtà, comprendendo tutti nel ricordo dei presidenti dei governi di centro-sinistra Fanfani e Moro, in cui si è espresso un lungo, fecondo periodo della vita pubblica italiana.
Il momento è serio; urgono problemi complessi e difficili che chiedono di essere affrontati con chiarezza d'impostazione, avendo ben presenti i rischi di soluzioni che non tengano conto dei dati obiettivi della realtà sociale e di esigenze fondate e legittime.
Si tratta di dare al paese, come è doveroso e necessario, una guida sicura ma altresì espressiva di una reale capacità delle forze politiche di interpretarne le tendenze e le esigenze e di secondarne l'ordinata evoluzione.
È il dovere comune delle forze che in questa alta sede esprimono e rappresentano i diversi punti di vista presenti e operanti nella comunità nazionale; e a tutte il Governo si rivolge per averne un contributo, anche critico, nel segno del servizio che tutti dobbiamo assolvere verso il paese. Ma è dovere certamente decisivo per le forze di maggioranza che si sono assunte la responsabilità di esprimere e far valere una loro comune visione dello sviluppo del paese.
Una cosa è certa: che dobbiamo sforzarci di non mancare alle attese provocando delusioni che potrebbero riuscire fatali alla stessa prospettiva democratica.
Non possiamo sottovalutare il ritmo sempre più rapido delle trasformazioni in atto, il divario crescente tra esigenze obiettive di una più diffusa giustizia e di un più rapido progresso e la capacità delle forze politiche e delle strutture pubbliche a soddisfarle.
Il paese è attraversato da fermenti che, se nascono da zone d'ombra e da un'ansia di giustizia, di più ampia e concreta libertà e di progresso, sono tuttavia segno d'un salto di qualità e della presa di coscienza in atto nella società civile nel suo complesso e nelle sue componenti d'una sfera, propria e insostituibile, di autonomia, alla quale non si è fin qui compiutamente risposto.
Da ciò anche il rischio di un distacco tra le forze politiche ed il paese, il moltiplicarsi di tensioni sociali acute ed in taluni casi accompagnate da suggestioni anarcoidi e di violenza, uno stato di inquietudine che si riflette in molti settori della vita sociale, ma soprattutto nei giovani, e che impone una attenta riflessione e una responsabile ricerca ai partiti. E, in conseguenza di tutto questo, la possibilità per l'opposizione, per il partito comunista in specie, di raccogliere indiscriminatamente inquietudini e richieste, confusi moti di rivolta e legittime aspirazioni di rinnovamento, senza poter dare ed offrire ad essi, per la sua stessa rigida e unilaterale concezione dello Stato, della società e del suo sviluppo, una risposta democraticamente positiva, uno sbocco di autentica liberazione politica e umana.
Ogni ritardo, ogni rinuncia alle scelte essenziali significherebbe una risposta mancata a questo stato di cose e indebolirebbe la forza di attrazione e di credibilità delle forze democratiche.
Una ripresa di iniziativa è dunque necessaria ed urgente; è necessaria e urgente una politica che si proponga e si sforzi, consolidando una sempre più vasta base popolare di consenso allo Stato democratico, di promuovere e secondare l'impetuoso sviluppo della società italiana, la crescente valorizzazione dei diritti dei cittadini, la loro partecipazione alle responsabilità della vita sociale e pubblica e la graduale espansione a tutti i ceti, in particolare a quelli più deboli, delle crescenti opportunità che il progresso del paese comporta. Una seria apertura sul piano programmatico, un contatto sistematico tra Governo, partiti e società, una tempestiva comprensione delle esigenze e delle aspirazioni di essa, una gestione del potere credibile per serietà di impegni, schiettezza nel definire i propri programmi, realismo nell'ordinarli ed affrontarli secondo ben definite priorità e la attenta valutazione delle disponibilità reali, questi sono gli intendimenti e i criteri a cui il Governo intende ispirarsi.
Naturalmente, questi intendimenti pongono pesanti responsabilità al Governo. Esso è chiamato, nell'ambito di una prospettiva lungimirante e coerente, a fare un tratto di strada, a dominare la varietà delle richieste e la diversità delle spinte, non lasciandosi travolgere dalle cose, ma assumendo scelte responsabili e realistiche, avendo presente il quadro complessivo della realtà italiana e le condizioni obiettive per il suo sviluppo in termini di libertà.
Nessun equivoco può e deve essere possibile. Lo rendono impossibile, del resto, la ben precisa caratterizzazione democratica, gli obiettivi e la concordata visione programmatica, che sono alla base della ricostituita collaborazione tra democrazia cristiana, partito socialista italiano e partito repubblicano italiano.
La maggioranza ha su questa e solo su questa base la propria inconfondibile qualificazione politica, la propria autonomia, la propria autosufficienza, senza la quale una maggioranza non è più tale.
Il Governo e i partiti che ne costituiscono la maggioranza parlamentare sono consapevoli dei valori di libertà che sono in gioco, hanno ben presenti alcuni punti fermi che costituiscono un dato ineliminabile e di distinzione e di differenziazione: i temi essenziali della libertà e della democrazia. Su di essi non sono possibili o immaginabili compromessi.
Il Governo si pone e si manterrà nei confronti dell'opposizione sul piano della corretta dialettica parlamentare, non chiudendosi pregiudizialmente a stimoli e ad apporti obiettivi in ordine ad esigenze reali da essa raccolte, e interpretate.
Ma deve essere chiaro che la maggioranza si caratterizza e intende qualificarsi come tale in ragione del programma politico, istituzionale e sociale che si prefigge di realizzare, e per le condizioni di pace, di sicurezza e per i valori di libertà che è sua ferma determinazione garantire, promuovere ed espandere.
A questo indirizzo resterà coerente, senza inconcepibili confusioni, distinguendosi per la globalità del suo disegno politico e per la chiarezza dei suoi singoli atti.
Ho rilevato che i problemi che abbiamo di fronte non sono né pochi né di scarso momento, e, per la responsabilità piena che il Governo assume nei confronti non di questo o di quel settore, ma dello stato generale della comunità nazionale e dell'impulso da imprimere ad essa nel suo complesso, il programma non può non indicare le linee di tendenza, gli indirizzi generali e gli obiettivi finali cui la sua attività intende riferirsi ed ispirarsi.
Ciò non contraddice il dichiarato impegno di indicare e scegliere alcune priorità, a seconda del responsabile giudizio del Governo sulle esigenze da soddisfare, entro le possibilità esistenti, appunto per dar corpo alla sua visione complessiva dello sviluppo.
A criterio fondamentale della sua azione il Governo premette l'impegno scrupoloso a porsi in posizione di rispetto della dignità dei diritti dei cittadini, a garantire il libero e spontaneo esplicarsi delle varie manifestazioni, associative e culturali, ad assicurare certezza ed obiettività di azione amministrativa ed a promuovere, in tutti i settori di sua competenza ed influenza, la più alta moralità pubblica e una gestione efficiente delle strutture amministrative.
Punto di riferimento del Governo sarà il dovere di osservare e fare osservare la legge, che è il fondamento ed il presidio delle istituzioni democratiche e delle libertà dei cittadini.
Tensioni in atto, nonché alcuni recenti dolorosi episodi hanno riproposto il tema dell'ordine pubblico. Ferma restando la responsabilità indeclinabile che l'autorità pubblica ha di assicurare l'ordinata e pacifica convivenza, il Governo avrà cura di promuovere, indirizzare e quindi di valorizzare ed esaltare la funzione e l'iniziativa mediativa degli organi pubblici centrali e periferici per prevenire l'aggravarsi della situazione secondo criteri di giustizia e di comprensione soprattutto nei confronti dei ceti più deboli … (Proteste all' estrema sinistra).

LIBERTINI. Disarmare la polizia!

PRESIDENTE. Onorevole Libertini!

RUMOR, Presidente del Consiglio dei ministri. … e di garantire con ogni adeguato mezzo la salvaguardia, come sommo bene, di tutte le vite umane in occasione di tensioni che si determinano a seguito di controversie di lavoro che, per intensità ed ampiezza, coinvolgano obiettive esigenze di ordine pubblico. Rivolgo in questo spirito un appello ai partiti, alle organizzazioni sindacali, ai cittadini, perché la dinamica sociale, che pure è essenziale al manifestarsi in tutta la sua pienezza della vita democratica, non sia oscurata dalla chiusa resistenza degli egoismi o dal fenomeno della violenza sempre deprecabile.
È evidente che il Governo non può in nessun caso assistere indifferente dinanzi ad atteggiamenti o fenomeni che, non circoscritti, finirebbero per travolgere le condizioni stesse della convivenza civile.
A questo fine, delicato e importante è anche il compito delle forze dell'ordine, alla cui abnegazione e dedizione va l'apprezzamento del Governo e di tutti i cittadini nella certezza che esse sono al servizio della legge e dei cittadini stessi (Proteste all'estrema sinistra).

LIBERTINI. Per ora sono al servizio della violenza.

RUMOR, Presidente del Consiglio dei ministri. Punti di riferimento centrale del suo programma il Governo considera i tre problemi fondamentali che il paese ha oggi di fronte: il rinnovamento dello Stato, l'occupazione come tema centrale della programmazione economica, la scuola. È la realtà stessa della società italiana che impone queste scelte.
In tre direzioni particolarmente rilevanti si notano segni di insofferenza, che vanno raccolti ed ai quali si deve una risposta. L'insoddisfazione, innanzi tutto, che esiste nei cittadini per il funzionamento dello Stato, reso faticoso da ritardi, arretratezze ed elefantiasi centralizzatrici. È uno dei motivi di distacco tra paese reale e paese legale che va affrontato finché siamo in tempo. Dobbiamo soddisfare la giusta e sentita esigenza che lo Stato democratico si manifesti con autorità, con efficienza e con dignitosa fermezza, nella certezza del diritto, nella legittimità democratica dei suoi comportamenti, nella intransigente garanzia di libertà, al servizio del cittadino.
Il secondo settore è quello del mondo del lavoro e delle condizioni dei lavoratori. Nel vertiginoso sviluppo delle attività produttive e delle trasformazioni tecniche, sempre più inquietante diviene la condizione umana dei lavoratori, ai quali la nuova civiltà industriale non riesce a conferire quella libertà reale e a garantire quella dignità che sono la grande aspirazione dei popoli civili e la caratteristica di una democrazia avanzata. Inoltre, il progresso tecnico e quello scientifico non sempre si risolvono in progresso sociale e civile.
Derivano anche da questo stato di cose nuove tensioni nella società e nuove cause di turbamento. Affrontare questi problemi con spirito aperto e con la convinzione della necessità di risolverli è nostra ferma volontà.
Un altro aspetto dei nostri tempi è costituito dalla protesta giovanile, che certo non assume da noi il carattere di rivolta a forme totalitarie e intolleranti, e che tuttavia è rivelatrice di un profondo turbamento. Tale protesta assume talvolta non accettabili forme estremiste di contestazione, di sfiducia contro i partiti e lo Stato democratico. Occorre però dare una risposta adeguata alle legittime aspirazioni di libertà e di partecipazione, se si vuole evitare il rischio che l'estremismo si estenda e provochi, a sua volta, come insegnano molti esempi della storia, un estremismo contrapposto e ritorni reazionari.
Naturalmente non sfugge ad alcuno la complessità di temi che investono in modo così profondo l'organizzazione sociale, le strutture statali e il comportamento del potere politico.
E il Governo ritiene di dover dire subito che proprio la complessità dei problemi che deve affrontare non si risolve con la rilevazione di alcune priorità che esso pure individua come fondamentali e caratterizzanti della sua iniziativa in ordine a quei problemi. Essi chiedono una politica di breve e di lungo termine, un modo di gestione del potere di governo che investa non solo la proposta legislativa, ma tutto il suo comportamento e l'impegno razionale di tutti gli strumenti che sono a sua disposizione e quindi la sollecitazione - anche mediante il loro utilizzo - di tutte le forze sul piano civile ed economico ad orientare il loro sforzo in una direzione che abbia, come suoi obiettivi prossimi e finalità di lungo periodo, la progressiva ma ordinata e coerente soluzione dei problemi fondamentali del paese.
Riteniamo però che vi siano riforme e provvedimenti che devono essere considerati prioritari se si vuole realmente costruire, com'è nei voti di tutti, uno Stato ordinato ed efficiente, che corrisponda alle linee ed ai valori affermati dalla Costituzione repubblicana e che sia altresì in grado di esercitare con efficienza, rapidità e snellezza i compiti crescenti di direzione, di promozione e di controllo che i tempi esigono.
Ciò esige dunque che si ponga mano anzitutto ai problemi attinenti all'ordinamento dello Stato. Ed in tale prospettiva si pone oggi il tema dell'attuazione delle regioni a statuto normale, tenendo presente la data della prima elezione dei consigli regionali, già fissata con la legge elettorale. Si tratta di una riforma rilevante che, per ampiezza ed incisività, è veramente un banco di prova.
Essa investe l'organizzazione stessa dello Stato, una nuova articolazione dei suoi compiti, una ristrutturazione della sua macchina amministrativa, la moltiplicazione dei canali di più ravvicinata partecipazione dei cittadini alla vita pubblica.
Essa richiede quindi chiarezza di idee e di obiettivi, severità di indirizzo, vigile attenzione per la spesa delle strutture pubbliche in rapporto alla loro produttività. In questo senso dovendo - com'è indicato nella stessa legge elettorale - prima delle elezioni dei consigli emanarsi la legge finanziaria per le regioni, occorre anche impiegare il tempo che ci separa dalla prevista scadenza elettorale nel delineare un primo e preciso complesso di norme, che metta in moto un organico rinnovamento dei poteri centrali, periferici e degli enti locali.
La commissione istituita dal Presidente Moro ha già raggiunto importanti risultati e predisposto le prime elaborazioni normative. Il Governo conferma quella commissione e i compiti ad essa affidati, impegnandola a completare celermente i suoi lavori per consentire ad esso e al Parlamento le necessarie, tempestive determinazioni. Si tratta in sostanza di cogliere l'occasione per far compiere alla società italiana una avanzata democratica, richiamando, nella vitalità degli organi pubblici, un grande, accresciuto patrimonio di disponibilità civili.
La legge per la finanza regionale, che ha carattere pregiudiziale, non dovrà quindi limitarsi ad assicurare soltanto i mezzi per il primo finanziamento degli organi regionali ai fine di evitare fin dall'inizio le note difficoltà della finanza locale. Essa deve tradurre, sul piano finanziario, quel coordinamento tra poteri centrali e responsabilità autonome delle regioni che è stato precisato nel disegno di legge sulle procedure, della programmazione (Commenti all'estrema sinistra), e dovrà conseguentemente essere concepita in modo da correggere da un lato i noti squilibri economici territoriali e da assicurare dall'altro una reale autonomia finanziaria delle regioni.
La ripartizione tra le regioni delle erogazioni disposte dal bilancio o da leggi speciali dello Stato dovrà perciò essere effettuata in base a parametri fissati nel programma quinquennale di sviluppo ed in base a prescrizioni che abbiano un grado di generalità tale da affidare alle singole regioni ed alla loro legislazione le scelte circa gli oggetti e le modalità di impiego dei mezzi erogati.
L'esigenza diffusamente avvertita che le regioni esplichino funzioni chiaramente definite con competenze proprie che non vengano ad aggiungersi o ad interferire con quelle dello Stato o con quelle degli altri enti locali e l'opportunità di semplificare e rendere più efficiente tutta la pubblica amministrazione, invece di duplicare o complicare uffici, servizi e procedure, devono essere soddisfatte tenendo fede alla linea tracciata dalla Costituzione, la quale configura la regione come un ente con natura e funzioni preminentemente di produzione normativa e, oggi, anche di elaborazione programmatica, mentre affida di norma competenze amministrative agli altri enti locali.
Si tratta perciò di provvedere alle modifiche della legge del 1953 sulla costituzione e il funzionamento degli organi regionali. Così, anche in virtù del contributo che le regioni daranno con l'elaborazione degli statuti, è necessario far sì che i consigli regionali rappresentino una esperienza veramente nuova rispetto ai modelli dei corpi amministrativi e parlamentari.
Si tratta poi di provvedere sollecitamente all'approvazione di leggi-cornice almeno per le materie più importanti e di tempestivamente operare il trasferimento dei compiti amministrativi, delineato dall'articolo 118 della Costituzione.
Lo snellimento che in conseguenza si verificherà in alcune amministrazioni centrali renderà più agevole la generale riforma della pubblica amministrazione e della sua burocrazia.
Nucleo essenziale e indilazionabile esso pure di tale riforma sarà la legge sull'ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri, la quale, precisando la funzione del Presidente, gli strumenti per la sua responsabilità coordinatrice, le attribuzioni dei ministeri e i loro collegamenti, e disciplinando altresì il potere regolamentare, consentirà all'apparato di Governo non solo di far fronte ai compiti propri di uno Stato moderno, ma anche di gestire l'unità di un potere centrale inserito in modo armonico in un coordinamento pluralistico (Commenti all'estrema sinistra).
Il trasferimento delle funzioni amministrative dallo Stato alle regioni dovrà essere effettuato sistematicamente e rapidamente negli uffici, nei servizi e nel personale in modo da evitare situazioni e fenomeni di confusione organizzativa.
D'altra parte, la distribuzione e la configurazione delle competenze amministrative locali dovranno garantire che le regioni, lungi dal determinare nuovi fenomeni di accentramento, assicurino una continua ed effettiva valorizzazione delle autonomie degli altri enti locali.
L'attuazione dell'ordinamento regionale deve rappresentare, pur nella varietà delle soluzioni che si prospettano, l'occasione per promuovere un nuovo e più efficiente assetto amministrativo locale, riconsiderando il problema della provincia nel quadro della ristrutturazione di tutti gli enti locali e dei loro compiti. In ordine ad esso saranno proposte adeguate soluzioni, tenendo conto delle conclusioni cui perverranno i lavori dell'apposita commissione.
In questo quadro particolare importanza assume l'istituzione ormai indilazionabile, anche in ossequio alle recenti pronunce della Corte costituzionale, dei tribunali regionali amministrativi. Così devono costituire oggetto di approfondimento per adeguate soluzioni i problemi relativi al funzionamento ed alla struttura del Consiglio di Stato e della Corte dei conti.
L'ulteriore valorizzazione della funzione del CNEL sarà perseguita anche mediante le modifiche da apportare alla sua legge istitutiva in base alla positiva esperienza maturata in questi anni.
Il Governo si fa carico dei problemi dell'amministrazione dello Stato e di tutti i dipendenti pubblici, cui rivolge un cordiale saluto, certo della loro preziosa collaborazione. Ogni possibile iniziativa sarà favorita per agevolarne i compiti, valorizzando competenze e metodi anche attraverso l'attivazione del Consiglio superiore della pubblica amministrazione.
Per il riordinamento dell'amministrazione il Governo garantisce la piena applicazione della legge-delega: considerando che per quella relativa al riordinamento e al riassetto economico si rende necessario, per motivi di carattere tecnico, un breve differimento, il Governo assicura che sarà presentato un apposito disegno di legge, ferme restando le decorrenze delle provvidenze. Il Governo confida che le organizzazioni sindacali si renderanno conto della necessità di questo breve rinvio ed assicura che le altre scadenze stabilite dalla legge-delega saranno puntualmente rispettate.
Collegato al rinnovamento dello Stato è il tema dello sviluppo civile e sociale, a fondamento del quale sta un ordinato ed efficiente sistema economico orientato, secondo criteri di giustizia, al crescente benessere dei cittadini e alla eliminazione degli squilibri.
Il Governo assume perciò la programmazione come punto di riferimento costante e fermo per la sua azione, con particolare riguardo all'obiettivo della occupazione (Interruzioni all'estrema sinistra — Richiami del Presidente). Riafferma la sua convinzione che la politica di piano deve ispirarsi ad un modello di sviluppo civile ispirato a criteri di giustizia, doverosa sempre, ma più che mai necessaria in un paese come il nostro ancora affaticato da drastiche e intollerabili disuguaglianze; tale politica deve rendere possibile la legittima funzione di direzione e di controllo del potere politico, fondarsi su una sana condotta economica e su scelte coerenti e severamente rapportate ai mezzi disponibili.
I vasti e complessi problemi che la nostra economia pone saranno oggetto di costante cura del Governo.
La fase congiunturale in corso si evolve, nell'insieme, in modo positivo anche per effetto dei provvedimenti adottati dal Governo Leone, pur non mancando ombre e fenomeni di raffreddamento in taluni settori e di incertezza in altri.
Siamo in regime di prezzi fissi e di salda stabilità monetaria. Abbiamo pure la garanzia di cospicue riserve valutarie. Ciò ci consente di procedere ulteriormente e con rinnovato intendimento sulla via della espansione; ma non per questo va certamente sottovalutata l'esigenza di operare nel rispetto dell'equilibrio economico-finanziario.
Del resto, le recenti vicende monetarie internazionali ci ammoniscono sulla importanza della stabilità della moneta ai fini di una politica di piena occupazione e del conseguimento di un alto tasso di sviluppo. La difesa dell'equilibrio economico-finanziario deve costituire il supporto dello sviluppo equilibrato dell'economia italiana: è infatti da una dilatazione reale delle risorse che possono derivare il pieno impiego dei fattori produttivi e più alti livelli di reddito. Tale difesa va peraltro portata avanti in senso dinamico: non cioè come cristallizzazione di rapporti preesistenti, ma come condizione per procedere con certezza verso una migliore distribuzione dei redditi e per incidere con serietà sulla struttura economica, sociale e civile del paese.
Assumendo questi criteri, e avendo presente il quadro complessivo della realtà economica italiana, il Governo ritiene di dover puntare su alcuni problemi di fondo, la cui risoluzione appare oggi pregiudiziale e urgente.
Innanzi tutto il Governo si impegna a presentare tempestivamente alle Camere le «opzioni» per la messa a punto del secondo piano quinquennale e solleciterà l'approvazione della legge sulle procedure del piano.
Nella convinzione che il successo di una moderna politica di sviluppo poggia essenzialmente sul suo carattere democratico e sulla presenza attiva delle organizzazioni sindacali, opereremo perché esse, nel pieno rispetto della loro autonomia, possano dare il proprio più ampio e responsabile contributo.
Si porrà cura inoltre di indicare esigenze e prospettive di sviluppo nei fondamentali settori di attività produttiva, così da dare crescente concretezza ai contenuti del programma e da qualificare maggiormente tutto il complesso degli impegni e degli interventi che ne conseguono.
Obiettivo primario della programmazione sarà - come ho detto - la piena occupazione, da perseguirsi in regime di stabilità monetaria e sulla base di un'ampia collaborazione internazionale.

POCHETTI. Qui fuori ci sono quelli dell'Apollon. Sono sette mesi che sono lì e nessun ministro è riuscito a trovare una soluzione. Altro che chiacchiere! Sono qui fuori, sotto la pioggia!

RUMOR, Presidente del Consiglio dei ministri. Ciò impegna a comportamenti conformi in tutta l'azione del Governo, vincolando alla programmazione anche la politica congiunturale.
In particolare il Governo ritiene di dover assumere precise responsabilità che comportano - oltre al rispetto dei traguardi quantitativi e qualitativi degli investimenti produttivi e sociali - la valorizzazione di tutte le capacità di lavoro, la eliminazione di ogni spreco, la lotta all'uso improduttivo delle risorse, una accentuata e qualificata azione propulsiva delle aziende a partecipazione statale (Interruzioni all'estrema sinistra).
All'obiettivo della piena occupazione si collega necessariamente l'esigenza di una politica attiva del lavoro, resa più urgente dal progresso tecnologico che impone spesso profonde modificazioni nelle strutture produttive, determinando flessioni nell'impiego di manodopera e spostamenti da un settore all'altro e da una mansione all'altra.
Per una azione organica in tal senso, oltre ad avvalersi del fondo IMI-CIPE per lo sviluppo tecnologico, recentemente costituito, il Governo si porrà il tema della istituzione di un fondo IMI-CIPE per la ristrutturazione industriale, allo scopo di finanziare, mediante contratti, i processi di riconversione e di ristrutturazione che coinvolgono gruppi di imprese o interi settori, collegando la concessione dei finanziamenti al perseguimento di determinati indirizzi e alla garanzia di determinati livelli di occupazione.
Sarà pure affrontato il problema della creazione di un fondo IMI-CIPE per la formazione professionale, allo scopo di garantire la pronta riqualificazione delle forze di lavoro coinvolte dai processi di sviluppo, ristrutturazione e riconversione.
Nella contrattazione per l'impiego dei due nuovi fondi sarà assicurata la consultazione dei sindacati.
Altro tema di particolare urgenza - che è già stato messo in evidenza dal precedente Governo con alcune iniziative rilevanti e che sarà al centro dell'azione di questo Governo - è quello della spesa pubblica. È necessario incidere decisamente in tale campo, i cui ritardi si ripercuotono negativamente su tutto il sistema. Al riguardo il Governo adotterà misure atte a semplificare e a rendere più spedite le procedure della contabilità dello Stato. Ma, ben consapevole dei tempi tecnici inevitabilmente lunghi che l'apprestamento legislativo e la messa a punto di tali strumenti richiedono, il Governo ritiene di porre rapidamente mano anche alla adozione di nuovi aggiuntivi strumenti, e in particolare di avviare forme nuove di utilizzazione di imprese pubbliche, di enti locali e di consorzi, a cui partecipino anche forze imprenditrici, allo scopo di accelerare l'utilizzo degli stanziamenti per la realizzazione di grandi infrastrutture economiche, sociali e culturali ed eseguire interventi di interesse generale.
Si istituirà inoltre un meccanismo di controllo dei tempi della spesa pubblica in modo da superare, per quanto possibile, la dissociazione temporale tra «decisioni» e «realizzazioni» della spesa pubblica.
Il Governo è pure consapevole che l'espansione economica e lo sviluppo produttivo sono legati anche a una razionale politica dei consumi, con particolare riguardo ai consumi sociali e a quelli delle categorie meno abbienti. Si tratta naturalmente di un tema che chiede una manovra che non intacchi mai il valore di acquisto della moneta e quindi il valore effettivo dei redditi di lavoro.
In questo quadro - affrontando un problema che è pure di giustizia cui si è mostrato sensibile il Parlamento in tutte le sue componenti - il Governo, entro la più vasta cornice di riforma del sistema previdenziale, si propone, nell'immediato, di affrontare il tema del miglioramento delle pensioni.
Per il complesso degli oneri relativi, il Governo stanzierà fondi aggiuntivi, rispetto a quelli già esistenti in bilancio, per 400 miliardi all'anno.
A partire dal 1971, il complesso problema dei contributi dello Stato al fondo sociale, nel quadro della riforma del sistema pensionistico, sarà esaminato sulla base delle «opzioni» del nuovo programma di sviluppo. Il Governo intende, in particolare, aumentare i livelli attuali delle pensioni minime, sia dei lavoratori dipendenti sia dei lavoratori autonomi, sì da garantire un minimo adeguato a tutti coloro che non sono più in grado di lavorare; ma ovviamente, la regolamentazione dell'intera materia sarà perseguita in collegamento con le organizzazioni sindacali.
In questo quadro verrà pure presentato un disegno di legge per concedere la pensione sociale a tutti i cittadini al di sopra dei 65 anni che si trovino in condizioni di povertà.
In agricoltura, l'azione da svolgere sarà adeguata ai nuovi indirizzi della politica comunitaria, creando e rafforzando gli strumenti per una moderna politica dei mercati, particolarmente delle strutture, e perseguendo, in sede MEC, il pieno riconoscimento delle nostre particolari esigenze.
Iniziativa urgente appare la creazione del fondo di solidarietà nazionale: esso sarà costituito con stanziamenti sul bilancio dello Stato, mediante contributi delle categorie interessate, al fine di assicurare tempestivi e adeguati interventi per i danni derivanti da calamità e avversità naturali.
Si punterà altresì al rafforzamento dell'impresa coltivatrice attraverso agevolazioni e incentivi per il consolidamento, l'ampliamento e la ricomposizione della proprietà, e si perseguirà con impegno l'obiettivo della trasformazione degli istituti della mezzadria e della colonia in contratto d'affitto di congrua durata che sia regolato sulla base del regime dell'equo canone e con appropriate garanzie per l'accesso al credito degli affittuari. Particolarmente presenti saranno le esigenze della montagna.
Il Governo porrà inoltre allo studio una più moderna legislazione per la cooperazione, che è oggi fondamentale. In tale contesto sarà affrontato il problema della Federconsorzi e dei consorzi agrari.
Per la chiusura dei conti relativi alle passate gestioni d'ammasso sarà ripresentato con urgenza al Parlamento il disegno di legge a suo tempo predisposto dal Governo Moro, integrato con alcune norme riferentisi agli aspetti finanziari e ai rapporti tra Federconsorzi e consorzi agrari.
È, inoltre, intendimento del Governo, da un lato di potenziare l'azienda di Stato (AIMA) alla quale sono affidate le gestioni pubbliche e, dall'altro, di dar corso alla revisione della legislazione sulle cooperative e sulle associazioni dei produttori e di perseguire, in via immediata, un adeguamento della Federconsorzi e dei consorzi agrari alla nuova realtà del mondo agricolo, facendo perno, tra l'altro, sull'autonoma funzione dei consorzi, su un progressivo allargamento della loro base associativa e sulla piena valorizzazione del loro carattere cooperativistico.
Si provvederà, inoltre, alla istituzione di un albo professionale dei coltivatori.
Alle Camere sarà presentato con urgenza il disegno di legge sulla riforma tributaria che, in armonia con gli intendimenti ribaditi dalle forze politiche di centro-sinistra, tenderà a dar vita ad un sistema tributario moderno ed efficiente che sia valido strumento di politica economica e che consenta di conseguire una più equa ripartizione del carico tributario secondo i princìpi costituzionali. Nel quadro e nella prospettiva della riforma tributaria, in collegamento con la legge finanziaria regionale, sarà affrontato anche il problema della finanza locale.
Sul piano dell'ammodernamento delle nostre strutture economiche si darà corso alla riforma delle società per azioni con lo scopo precipuo di stimolare l'adesione crescente dei risparmiatori, garantire metodi di chiarezza e rigore, con particolare riguardo alla formulazione dei bilanci, alla tutela delle minoranze e alla eliminazione del fenomeno delle partecipazioni reciproche, istituire forme valide di informazione e di consultazione idonee ad accrescere il grado di partecipazione dei lavoratori alla vita dell'impresa.
Si provvederà inoltre alla presentazione immediata, cioè in anticipo rispetto alla generale riforma del regime delle società commerciali, di un provvedimento per l'istituzione dei fondi comuni di investimento. La disciplina dei fondi sarà regolata in modo che essi svolgano essenzialmente funzioni di investimento e di frazionamento del rischio per i risparmiatori, senza arrivare a posizioni di presenza determinante nei confronti delle società di cui sono partecipi. In particolare si prevede di frazionare la partecipazione nei titoli emessi dalle varie società, di porre un limite nel possesso di azioni fornite di voto pieno emesse da una stessa società e di favorire, invece, il possesso di azioni privilegiate con voto limitato o di altri titoli. Tenuto conto anche di ciò, si disporrà un trattamento fiscale differenziato rispetto a quello del diretto investimento azionario. Fornendo al risparmiatore italiano la possibilità in Italia di questo tipo di investimento, si eliminerà una delle cause della spinta all'esodo dei capitali verso l'estero (Commenti all' estrema sinistra).
E' evidente che nella sua azione il Governo si preoccuperà di stimolare tutti i settori, tutti egualmente presenti alla sua doverosa attenzione. Così, per il Mezzogiorno e le zone depresse del centro-nord l'impegno sarà rivolto, mediante un'efficace messa a punto e coordinamento nel quadro della politica di programmazione degli strumenti di intervento, al completamento delle grandi infrastrutture economiche e sociali e a suscitare e trasferire, anche attraverso la politica di contrattazione programmata, le necessarie iniziative imprenditoriali pubbliche e private.
Uno sforzo particolare, anche per i riflessi d'ordine sociale, sarà fatto dalla Cassa per il mezzogiorno, d'accordo con l'amministrazione regionale, per la Sardegna.
Per l'urbanistica, avendo come obiettivo l'impulso alla pianificazione urbanistica e la utilizzazione della legge n. 167, della legge-ponte e della legge per i piani particolareggiati, saranno introdotte misure amministrative per facilitare e stimolare il compito dei comuni, oltre che sovvenire alle loro specifiche esigenze finanziarie. Ciò costituirà la premessa per una disciplina urbanistica permanente ed organica da attuare nel quadro costituzionale delle regioni, sulla base dei seguenti criteri: instaurare un sistema che realizzi l'indifferenza dei proprietari rispetto alla formazione dei piani regolatori; ribadire il principio che il plusvalore edilizio deve essere acquisito alla collettività ed assicurarne l'attuazione; sancire che il diritto di costruire può essere esercitato soltanto su aree che, per effetto e con i vincoli del piano regolatore, siano destinate all' edificazione.
Con intenso interesse il Governo seguirà altresì le esigenze proprie della ricerca scientifica, anche in considerazione dei problemi che ne derivano sul piano dell'occupazione e della istruzione professionale e delle generali e permanenti ragioni di progresso e di utilizzazione delle grandi risorse di intelligenza e di inventiva che hanno sempre caratterizzato la scienza italiana.
Il Governo è fermamente intenzionato ad affrontare i problemi indilazionabili della scuola, con particolare urgenza per la riforma dell'università.
Inutile soffermarci sul grave stato di disagio che la scuola attraversa, nonostante il senso di dedizione del corpo insegnante. Essa richiede provvedimenti incisivi ed organici che la pongano nella giusta collocazione nell'ambito della società civile, la caratterizzino in senso democratico e la qualifichino per modernità di indirizzi.
Trasformare strutture nate per far fronte ad una scuola di pochi, fino a farle diventare spazio sufficiente perché le componenti del mondo della scuola possano legittimamente svolgere il loro appassionato ruolo rinnovatore, non è compito facile, ma è compito possibile. E la possibilità di vederlo realizzato passa attraverso il rispetto di alcuni fondamentali princìpi, la cui negazione implicherebbe, di fatto, la vanificazione di ogni riforma.
Tre sono i princìpi fondamentali cui la riforma deve ispirarsi: l'autonomia, come espressione concreta di libertà, come capacità di formazione culturale e critica e condizione perché la scuola sia in grado di modificare permanentemente se stessa, senza dover ricorrere ad ogni passo al legislativo e all'esecutivo, per adeguarsi alle esigenze sempre nuove dello sviluppo culturale, sociale e tecnologico ; la partecipazione, per garantire lo scambio di esperienze e il dibattito di idee tra docenti e discenti, uniti nel rapporto educativo anche con le famiglie e le comunità sociali; la graduale generalizzazione del diritto allo studio contro ogni pratica discriminazione.
Il Governo ha presenti le esigenze dell'attuazione più compiuta della scuola integrata, del prolungamento in prospettiva, dell'obbligo scolastico al sedicesimo anno, della preparazione, aggiornamento e reclutamento del personale docente e, infine, della riforma del calendario scolastico e la conseguente riconsiderazione dell'opportunità degli esami di seconda sessione; affrontando, in via preliminare, il problema dell'esame di Stato, della composizione delle commissioni e dei criteri di valutazione.
Entro questo quadro di più lungo impegno, il Governo intende dare priorità innanzitutto alla riforma dell'università e subito dopo a quella della scuola secondaria superiore.
Per l'università, il Governo si impegna a realizzare la più larga autonomia di sede con il minimo di coordinamento e di controllo, da esercitarsi da parte dell'istituendo Consiglio nazionale universitario, almeno fino a quando non sarà decisa l'abolizione del valore legale del titolo di studio. Il Consiglio nazionale universitario si articolerà in maniera tale che non rischi di diventare la base per nuovi poteri di vertice di cui l'università rinnovata non ha certamente bisogno.
In merito alle strutture si procederà all'abolizione dell'istituto monocattedra ed in positivo bisognerà tendere all'articolazione delle università in dipartimenti e facoltà. I dipartimenti costituiranno unità di insegnamento e di ricerca, mentre alle facoltà, nello spazio offerto dall'autonomia e in dialogo tra docenti e studenti, sarà affidato il compito della formulazione dei piani di studio per la preparazione professionale, che costituisce una delle finalità degli studi universitari. In tal senso, dopo aver sperimentato con quale ritmo le singole sedi procederanno, nella sfera della loro autonomia, alla costituzione dei dipartimenti, sarà previsto un termine entro il quale diventi obbligatorio per ogni singola disciplina confluire in essi.
Gli organi di governo saranno accanto al Consiglio nazionale universitario: il consiglio di ateneo che sostituirà l'attuale corpo accademico; il consiglio di facoltà, eventualmente il consiglio di corso di laurea; il consiglio di dipartimento. In tutti gli organi di governo dovranno essere presenti docenti e studenti, lasciando ad ogni singolo componente l'iniziativa di darsi propri regolamenti per la designazione delle rappresentanze e garantendo in ogni caso la libertà e la segretezza del voto. Si ritiene opportuno lasciare agli studenti la libertà di definire autonomamente a livello di sede le modalità della loro presenza.
Per i titoli di studio, oltre all'abolizione della libera docenza, bisognerà istituire, accanto all'attuale diploma di laurea, il dottorato di ricerca strettamente collegato all'esistenza del dipartimento. I docenti poi che sono all'inizio della carriera saranno posti nella condizione di non dovere soggiacere ad alcun rapporto di dipendenza personale da altri singoli docenti e in tale prospettiva si procederà ad una revisione del sistema dei concorsi. A tal fine saranno definite procedure tali da garantire al massimo grado l'obiettività della valutazione del merito didattico e scientifico, sottraendo il giudizio alle negative influenze di carattere personale, locale e settoriale.
L'attuazione del pieno tempo, con conseguente divieto di attività professionali fuori dell'università; l'affermazione del principio dell'incompatibilità come obiettiva registrazione dell'impossibilità di assolvere contemporaneamente all'impegno universitario e ad incarichi di grande rilievo, a cominciare da quelli parlamentari; un maggiore stanziamento ed una revisione dei criteri di attribuzione degli assegni di studio; la programmazione delle nuove sedi universitarie costituiscono, insieme con i punti fondamentali sopra enunciati, le linee essenziali della riforma dell'università maturate attraverso il dibattito svoltosi durante la passata legislatura, e di cui il disegno di legge del Governo Leone rappresenta una significativa indicazione.
La scuola secondaria superiore si articolerà in una fascia biennale unitaria con materie comuni e materie caratterizzanti, ed in una fascia triennale; sarà contestualmente consentita la più ampia ed agevole possibilità di correzione delle scelte, in maniera che la conclusione degli studi risponda ad effettive, individuali attitudini e vocazioni.
Contemporaneamente sarà previsto l'accesso, a conclusione del quinquennio, qualunque sia stato l'indirizzo prescelto, a tutte le facoltà universitarie; infatti sarà questa soluzione, unitamente alla revisione dei criteri di assegnazione delle borse di studio ed alla localizzazione delle sedi scolastiche, secondo il principio del distretto scolastico suggerito dalla commissione di indagine, che consentirà in maniera realistica di non fare dei singoli indirizzi fattori di discriminazione sociale, e di superare concretamente la problematica aperta intorno al tema delle due culture.
Nell'insieme dei provvedimenti per la riforma della scuola secondaria superiore sarà abolito l'istituto magistrale, e la formazione dei docenti della scuola dell'obbligo sarà unitaria e a livello universitario, con corsi di laurea della durata quadriennale, in conformità alle tesi avanzate, anche di recente, da pedagogisti e uomini della scuola delle più diverse ispirazioni.
È evidente che il rinnovamento generale della scuola non passa soltanto attraverso le riforme di struttura; queste, infatti, dovranno costituire soltanto lo spazio entro il quale, con l'impegno dei docenti e la partecipazione responsabile degli studenti, delle famiglie, delle comunità locali, si configurerà il volto nuovo della scuola come è nelle speranze e nell'attesa della parte più viva della società nazionale (Interruzione del deputato Pirastu).
Queste le linee essenziali dell'impegno programmatico del Governo per la scuola. Un impegno che nasce dalla consapevolezza che la scuola interessa certo in modo vitale l'intera comunità nazionale, ma in modo preminente il mondo giovanile; i giovani che, al di là di isolate spinte anarcoidi, hanno una loro visione della realtà sociale, politica, umana; i giovani che hanno il senso concreto dei problemi nazionali, ma anche una coscienza universale, per la quale sono tesi all'affermazione della difesa e della promozione della dignità e del diritto di ogni altro uomo, anche il più lontano; i giovani che in ogni parte del mondo protestano contro i metodi invecchiati e per l'affermazione di un più immediato e leale rapporto in cui l'autorità sia collaborazione e lavoro fatto insieme.
Per questo, come ho detto, il Governo ritiene un fatto positivo la richiesta di «partecipazione», per questo il Governo intende anche portare innanzi, nel quadro delle iniziative assunte dal Governo Moro, confermate dal Governo Leone, il tema più generale della politica della gioventù, esplorando, in dialogo con i giovani, le forme più adatte per una soluzione che nasca dalle loro stesse indicazioni ed esigenze e che ne faccia perciò la loro politica.
Il Governo si propone di accompagnare il rinnovamento e il riordinamento delle strutture statuali e della vita sociale con la sistematica attuazione della Costituzione e con il sistematico adeguamento ad essa della legislazione, avendo come preminente obiettivo la piena affermazione dei diritti dei cittadini e dei lavoratori.
Per quanto riguarda il problema dei diritti dei lavoratori, l'impegno è di istituire un colloquio costante con le organizzazioni sindacali in particolare sui temi dell'occupazione, sulle misure legislative riguardanti i settori mutualistici e previdenziali e sugli interventi che investono gli interessi del lavoro e della produzione.
Prioritario il Governo considera l'impegno a definire in via legislativa, indipendentemente e nella garanzia della libera attività contrattuale delle organizzazioni sindacali, e con la loro consultazione, una compiuta tutela dei diritti dei lavoratori nelle aziende produttive di beni e servizi, che assicuri dignità, libertà e sicurezza nei luoghi di lavoro, con particolare riferimento ai problemi della libertà di espressione di pensiero, della salvaguardia dei lavoratori singoli, delle loro rappresentanze nelle aziende e delle riunioni sindacali nell'impresa. Ritiene altresì di dar corso alla legge per la riscossione unificata dei contributi dei maggiori enti previdenziali e per indicare le modalità e i tempi per una partecipazione più incisiva e responsabilizzata delle organizzazioni sindacali unitamente con la partecipazione dello Stato, ai sensi dell'articolo 38 della Costituzione, nonché di rivedere la legislazione sul collocamento, modernizzandola e modificandola, tenendo conto della emigrazione interna e di quella verso l'estero, alla cui tutela sarà dedicato ogni sforzo.
Una più ampia assunzione di responsabilità da parte dei sindacati dei lavoratori nella gestione del collocamento dovrà rappresentare la garanzia di una adeguata armonizzazione delle politiche della formazione professionale e del collocamento con quella dell'occupazione.
In questo quadro va vista l'esigenza di regolamentare orari e tempi di lavoro tenendo conto della proposta elaborata dal CNEL.
Nel vasto campo dei diritti civili, il Governo dichiara il suo intenso interesse alla attuazione ed approvazione dei referendum previsti dalla Carta costituzionale, sulla base dei progetti già elaborati, considerandoli dei fondamentali istituti di partecipazione, la cui attuazione è certamente - in questo ambito - un tema preminente.
Sarà altresì utilizzato appieno il complesso lavoro di elaborazione - in parte già concretato in disegni di legge - svolto dai governi Moro e Leone per la riforma del diritto penale, civile e processuale, con particolare riguardo ad alcune anticipazioni che investono temi di grande rilevanza o attinenti alla tutela della personalità e dei diritti del cittadino, anche secondo recenti sentenze della Corte costituzionale, alla quale vanno l'ossequio ed il vivo apprezzamento del Governo per l'alta funzione che essa svolge.
Fra questi punti, oltre allo snellimento delle procedure per le controversie di lavoro, al fine di sollecitarne le decisioni, sono, in altro campo, l'istituto della difesa d'ufficio per i non abbienti, la riforma del diritto penitenziario e della prevenzione della delinquenza minorile. Sarà inoltre sollecitata la riforma del diritto di famiglia ispirandosi ad una moderna concezione comunitaria della medesima, utilizzando il disegno di legge governativo presentato nella precedente legislatura, con opportuni perfezionamenti ed integrazioni desunti anche da altre proposte di iniziativa parlamentare.
Sul principio dello scioglimento del matrimonio anche per cause diverse da quelle previste dal codice civile, il Governo, come tale, si rimetterà alle decisioni del Parlamento, senza assumere atteggiamenti o iniziative proprie.
Non si ignorano i gravi ed urgenti problemi che pongono la necessità di una maggiore efficienza organizzativa degli uffici giudiziari: il Governo si propone di affrontarli gradualmente, considerando interesse primario della collettività e dello Stato una retta e sollecita amministrazione della giustizia. Ciò avverrà nel rispetto delle competenze e delle responsabilità che la Costituzione affida al Consiglio superiore.
In ordine al dibattuto problema di una inchiesta parlamentare sul comportamento degli organi competenti in materia di sicurezza e di tutela dell'ordine pubblico, affinché cessi ogni polemica ed ogni possibile dannosa speculazione in materia tanto delicata e venga chiarito ogni ragionevole dubbio sul retto funzionamento dei nostri istituti, anche al fine di salvaguardare il prestigio delle forze armate della Repubblica - ed in particolare delle forze dell'ordine - presidio della pace del nostro paese e strumento di tutela del nostro libero ordinamento, il Governo dichiara di essere aperto ad una nuova iniziativa parlamentare per la costituzione di una Commissione di inchiesta avente lo scopo di accertare, secondo le indicazioni contenute nella relazione della commissione ministeriale di inchiesta nominata con decreto ministeriale 12 gennaio 1968, e presieduta dal generale Lombardi, le iniziative prese e le misure adottate nell'ambito degli organi competenti in materia di tutela dell'ordine pubblico e della sicurezza, in relazione agli eventi del giugno e del luglio 1964. Commissione d'inchiesta che, per tale suo oggetto, per i suoi fini e per le modalità di composizione e di funzionamento, sia utile agli scopi dianzi indicati, nel quadro della doverosa tutela della sicurezza dello Stato, e possa fornire al Governo e al Parlamento appropriate indicazioni su quelle modifiche legislative e amministrative che si ritenessero necessarie per il migliore funzionamento di questo settore delicato ed importante dell' amministrazione dello Stato, in conformità ai principi democratici che ispirano il nostro regime politico.
In tema di rapporti fra Stato democratico e cittadini, per quanto riguarda l'Alto Adige, tenendo conto del dettato costituzionale circa la tutela con apposite norme delle minoranze linguistiche, il Governo auspica che, sulla linea seguìta dai precedenti governi, con l'appoggio del Parlamento, sia possibile formulare al più presto una globale proposta di soluzione di quei problemi, affinché le popolazioni della regione Trentino-Alto Adige, che verranno consultate attraverso i loro rappresentanti, in presenza di vitali garanzie per lo sviluppo di ogni gruppo linguistico, abbiano la necessaria serenità per una civile convivenza e per il loro progresso sociale ed economico.
In questa prospettiva, il Governo - nel rispetto della raccomandazione dell'ONU del 1960, ribadita nel 1961 - tiene fermo l'indirizzo, realizzato con leali contatti con il governo austriaco e tendente ad assicurare il superamento pacifico della controversia sorta circa l'interpretazione dell'accordo De Gasperi-Gruber del 1946. E' un indirizzo che, insieme con una corresponsabile prevenzione e repressione del terrorismo, potrà ristabilire efficaci rapporti di amicizia tra i due paesi.
Il Governo considera la pace religiosa e gli alti valori morali e spirituali che da essa promanano una condizione essenziale per lo stesso sviluppo civile del popolo italiano.
In tale spirito, ed in coerenza con i princìpi di libertà sanciti dalla Costituzione, si impegna ad assicurare la piena manifestazione di ogni confessione religiosa e, nella particolare posizione che assume in Italia, l'autonomia e la dignità della Chiesa cattolica. Avendo presente la mozione approvata dal Parlamento nell'ottobre del 1967, il Governo conferma la sua volontà di avviare con la Santa Sede, nei modi da concordare con l'Alta Parte, la riconsiderazione di talune clausole del Concordato in rapporto alla evoluzione dei tempi e allo sviluppo della vita democratica.
La politica estera del Governo resta ancorata alle scelte di pace e di sicurezza nel quadro delle tradizionali alleanze ed amicizie; ed è in questo spirito che rendiamo omaggio alle forze armate dello Stato, nobile e significativa espressione della fedeltà alla patria comune e alla tradizione di sacrificio e di dedizione del nostro popolo.
Il quadro internazionale appare oggi turbato, rispetto alle speranze manifestatesi negli anni scorsi, a seguito dei drammatici fatti di Cecoslovacchia, al cui popolo esprimo da questa sede la più viva solidarietà e simpatia. I conseguenti timori, diffusi anche in paesi a noi vicini e con i quali ci auguriamo di mantenere e approfondire rapporti di leale e buon vicinato, hanno inserito nei rapporti internazionali, ed in particolare nell'area europea, un elemento di turbativa e di obiettiva difficoltà per il processo di distensione. Su questo sfondo, elementi a loro volta inquietanti sono il consolidamento del processo involutivo in senso antiautonomistico in atto nell'area dell'Europa orientale dopo alcuni spiragli verso una ipotesi di sicurezza europea dai governi precedenti non respinta aprioristicamente, anche se, ovviamente, restavano da chiarirne i termini, i modi e le condizioni obiettive; in particolare, per quanto riguarda l'area mediterranea, la presenza della flotta sovietica e il dichiarato interesse strategico dell'URSS in essa … (Vive proteste all'estrema sinistra — Applausi al centro).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi!

DI GIANNANTONIO. E che? siete russi?

MERENDA. Vi hanno pestato la coda!

RUMOR, Presidente del Consiglio dei ministri. … fatto questo che non intendiamo drammatizzare, ma che non può neppure lasciarci indifferenti; la stagnazione minacciosa e i continui atti di guerra del medio oriente, alla cui pacifica ed equa sistemazione siamo fortemente interessati; le difficoltà e gli ostacoli che sul piano democratico si presentano nella stessa area mediterranea (Interruzioni all'estrema sinistra).
Di contro, vi sono elementi di novità suscettibili di evoluzioni positive: la prospettiva concreta, dopo la cessazione dei bombardamenti, di un negoziato organico per una pacifica soluzione negoziata del conflitto del Vietnam; l'avance della Cina comunista per una ripresa dei colloqui con gli Stati Uniti; l'iniziativa dell'ONU per ristabilire condizioni di convivenza pacifica nel medio oriente; ed infine la continuità dei rapporti tra Stati Uniti e Unione Sovietica al fine di arrestare la corsa all'armamento nucleare.
Nel contesto di tale soluzione, e con l'obiettivo di favorire e dare ogni contributo alla distensione ed alla pacifica evoluzione dei rapporti internazionali, il Governo conferma la validità della nostra partecipazione all'alleanza atlantica …

Una voce all'estrema sinistra. Con la Grecia!

RUMOR, Presidente del Consiglio dei ministri. … e l'assolvimento leale degli impegni concordati che ne derivano, e riafferma altresì il suo preminente interesse e il suo intenso impegno per l'unità europea.
Mentre rimane viva l'aspirazione non mai venuta meno al superamento dei blocchi, il Governo considera responsabilmente l'alleanza atlantica, con il suo carattere difensivo (Commenti all'estrema sinistra) e geograficamente delimitato, come un non sostituibile punto di riferimento, non solo come concreta garanzia di pace, ma altresì come condizione per favorire al massimo la ripresa del processo di distensione che i fatti di Praga hanno reso più difficile, confermando l'accento posto dall'Unione Sovietica sulla logica dei blocchi (Applausi al centro).
Resta inteso che i problemi che si pongono fuori dall'area atlantica, e che non siano comunque oggetto di preventivo esame da parte dei governi alleati, saranno esaminati in riferimento agli interessi del paese e al tema fondamentale dell'equilibrio mondiale, che è oggi garanzia della pace.
Particolare rilevanza il Governo attribuisce alla prospettiva dell'unità europea. Il cammino su questa strada, tema primario e di vitale importanza per l'Italia e per il mondo, quale sbocco per dare, nel rapporto di solidarietà politica con gli Stati Uniti, consistenza, autonomia e capacità di reale iniziativa ai paesi europei, appare oggi più difficile e lento di quanto fosse dato di prevedere. E tuttavia bisogna non fermarci.
Il Governo pertanto si impegnerà, come suo primo obiettivo, per la sistematica attuazione dei trattati di Roma e per il completamento delle strutture previste e richieste dal mercato comune: e darà per questo il suo contributo in tutte le sedi comunitarie. A questo fine, e allo scopo di rafforzare la nostra presenza in esso, solleciterà le Camere a rinnovare la nostra rappresentanza al Parlamento europeo, che auspica sia espressiva di tutte le componenti del Parlamento italiano (Commenti all'estrema sinistra).
Nel quadro realistico delle difficoltà create dall'atteggiamento francese, non è possibile per altro non proporsi ogni possibile iniziativa che, tenendo fermi il carattere sovrannazionale della costruzione europea e l'interesse sostanziale del suo allargamento alla Gran Bretagna, renda possibile di rimettere in movimento il processo europeistico.
Il Governo considera, infatti, fondamentale l'evoluzione compiuta dall'Inghilterra, con la quale l'Italia ha rapporti di viva e cordiale collaborazione ed intende svilupparli, nel senso della sua integrazione economica e politica con l'Europa continentale.
Noi intendiamo pertanto proseguire fermamente a Bruxelles l'azione per la partecipazione britannica alle Comunità europee, e così riteniamo di dover ricercare con la Gran Bretagna sempre nuove e più efficaci forme concrete di collaborazione in tutti i campi, anche nell'ambito dell'Unione europea occidentale, che potrebbe costituire a tal fine un valido strumento.
Non ci nascondiamo naturalmente le difficoltà di tali iniziative, che richiedono una larga convergenza tra i paesi della CEE per promuovere intese le quali, anche fuori, ma non contro il quadro istituzionale dei trattati di Roma, realizzino collaborazioni organiche comprensive della Gran Bretagna.
Analoga disponibilità l'Italia conferma, pur nel riconoscimento delle presenti difficoltà, a favorire l'intensificazione dei rapporti comunitari con i paesi dell'est sui piani commerciale e culturale.
Per difficile ed arduo che sia il cammino europeo, esso deve essere dunque responsabilmente perseguito per dare uno sbocco storico alle aspirazioni delle nuove generazioni, per non lasciare tutti i popoli europei senza una prospettiva ideale che prefiguri l'Europa unita, democratica ed aperta come una componente attiva del processo di distensione ed un elemento attrattivo per l'evoluzione democratica del continente.
Un così grande, impegnativo disegno ha certo bisogno di un vasto concorso di consensi e di una forte spinta popolare.
Anche per questo motivo il Governo dichiara il suo interesse alla creazione di un Parlamento europeo a suffragio diretto, e a lavorare attivamente, contro ogni chiuso esclusivismo e particolarismo, per la costruzione europea quale fu immaginata e portata avanti dai grandi spiriti che ne gettarono le fondamenta ideali e politiche.
Coerente alla sua vocazione, l'impegno dell'Italia è altresì di un contributo il più ampio e responsabile a creare nel mondo condizioni di pace, a porre fine o a prevenire focolai di conflitto e di tensione, a rimettere in moto il processo distensivo anche in forme più articolate del dialogo comunque auspica bile tra le superpotenze, oltre che a tutte le iniziative concrete di disarmo bilanciato e controllato, cui darà, come per il passato, il suo pieno appoggio e, quando se ne presentasse l'occasione, la sua fervida iniziativa. Ferma resta la nostra adesione a firmare il trattato di non proliferazione, tenendo conto, appunto, dell'ordine del giorno votato in Parlamento dai tre gruppi del centro-sinistra e da altri gruppi.
Costante permane il nostro riferimento all'Organizzazione delle nazioni unite, nella convinzione che la sua valorizzazione ed universalizzazione corrispondano al comune interesse dei popoli per un'alta sede arbitrale che, pur avendo realisticamente presente lo stato degli equilibri mondiali, esprima una garanzia per i diritti e la dignità delle potenze minori e medie.
Certo, l'avvenire delle Nazioni Unite non dipende solo da noi. Dipende dalla volontà di tutti i paesi membri di rispettarne i princìpi, di cercare nell'ambito dell'Organizzazione la soluzione dei problemi internazionali, di assicurare il pieno funzionamento dei suoi meccanismi statutari. Da questa volontà noi restiamo fortemente animati, perché siamo convinti che, se le Nazioni Unite saranno in grado di rispondere pienamente agli obiettivi per i quali sono state istituite, sarà più agevole realizzare una comunità internazionale pacifica ed ordinata.
In questo quadro il Governo conferma il suo interesse e il suo impegno per una politica di solidarietà con i paesi del terzo mondo per ragioni di giustizia internazionale, di pace e di pacifica evoluzione dei popoli, ed in modo tutto particolare con le nazioni dell'America latina per i profondi vincoli di amicizia e di tradizione e di cultura che legano il nostro popolo a quei paesi e per la solidarietà che ci anima per quei popoli impegnati a creare in quel grande continente, pur tra evidenti difficoltà, condizioni di sviluppo nella giustizia e nella libertà.
E in questo spirito il nostro paese è particolarmente vicino a tutti i popoli impegnati ad assicurare la propria crescita civile e sociale, a conquistare e a rendere stabili gli istituti della democrazia, della libertà, e a quelli che vogliono dovunque nel mondo inserirsi in una comunità umana che abbia per sua suprema ispirazione e condizione di vita il rapporto pacifico fra i popoli, il rispetto delle autonomie nazionali, la garanzia delle libertà dei cittadini, la collaborazione tra i paesi avanzati e quelli meno sviluppati per rendere la umana convivenza più giusta e pacifica.
Signor Presidente, onorevoli deputati, il programma indicato, le linee e le prospettive politiche che lo ispirano, fanno perno, come ho detto, su alcuni obiettivi primari che presuppongono una visione di lunga prospettiva dello sviluppo civile, sociale ed economico del paese, e si articolano attraverso precise priorità che impegneranno immediatamente il Governo.
Esse, secondo le linee indicate, sono: l'attuazione delle regioni a statuto normale, al fine di mettere in movimento l'effettivo rinnovamento dello Stato e la politica istituzionale, e la legge per il riordinamento della Presidenza del Consiglio; la legge sulle procedure della programmazione, per una concreta politica di piano orientata verso l'obiettivo della massima occupazione; la legge sull'accelerazione degli investimenti pubblici, così da avviare a soluzione il problema grave della spesa pubblica; il riordinamento delle pensioni; i fondi di investimento; la riforma tributaria; la riforma dell'università e successivamente della scuola secondaria; la tutela dei diritti dei lavoratori nelle aziende; il fondo di solidarietà per l'agricoltura.
Avendo presente il quadro politico entro il quale il Governo intende muoversi e gli impegni prioritari che esso assume, ritengo dunque che la coalizione potrà corrispondere alle attese e alle determinazioni dei partiti che ne fanno parte e della maggioranza parlamentare che essi esprimono. E naturalmente il Governo, nel mentre farà quanto è in suo potere per agevolare l'alto compito del Parlamento, supremo organo della sovranità popolare, conta sullo snellimento dei lavori delle Camere per cui i Presidenti Fanfani e Pertini sono così autorevolmente e seriamente impegnati.
Con questo spirito il Governo si presenta dunque alla Camera e al paese consapevole del compito difficile che lo attende e della mole e della complessità dei problemi che urgono.
Vogliamo aprire un dialogo con il paese e con le sue componenti sociali, un dialogo franco ed aperto a tutto ciò che, nella nostra responsabile valutazione delle risorse disponibili e secondo la nostra visione politica, può essere necessario e utile allo sviluppo civile e sociale della comunità nazionale.
Il Governo conosce la vastità delle richieste, spesso legittime; ma sa anche che non potranno essere accolte tutte e subito. L'impegno che esso ha assunto su alcune priorità viene incontro alla richiesta generale di rimettere in moto una politica di avanzamento, capace quindi di affrontare i temi che pregiudizialmente rendono faticoso l'adeguamento così necessario di tutti i settori della vita sociale. Un'azione siffatta non può essere dispersiva, ma deve tenere conto obiettivamente delle disponibilità e dei limiti delle nostre risorse e della loro necessaria, costante espansione, e di elementari, doverosi criteri di giustizia.
Per questo il Governo fa appello e conta sul consenso e sulla comprensione dei diversi ceti sociali e della vasta opinione pubblica. È nostro ideale uno Stato sempre più ordinato ed efficiente, una società più giusta ed aperta alle esigenze di libertà e di progresso; vogliamo che le famiglie italiane, i lavoratori, i giovani, i cittadini tutti possano guardare con maggiore tranquillità al loro domani.
Il nostro appello è rivolto soprattutto ai giovani, perché assumano, senza nulla perdere della loro carica ideale e di novità, un atteggiamento di corresponsabilità e di partecipazione nei confronti del paese, che è il loro paese; ed è alla sua tradizione che devono collegarsi, ai valori morali, civili e politici su cui essa si fonda e che ne hanno animato, attraverso sacrifici inestimabili, il rinnovamento. Chiediamo che essi guardino avanti e si preparino a continuare, rinnovandola e migliorandola, l'opera dei padri e della nostra generazione così travagliata.
Il nostro impegno e la nostra fatica saranno spesi per dar corpo a queste speranze. Chiediamo perciò di essere sorretti nel nostro grave compito, avendo tutti come dominante preoccupazione l'avvenire della nostra patria.
Con questo programma, con questi obiettivi, onorevoli colleghi, il Governo chiede al Parlamento la fiducia per iniziare il suo lavoro (Vivi applausi al centro e a sinistra - Molte congratulazioni).

On. Mariano Rumor
Camera dei Deputati
Roma, 16 dicembre 1968

(fonte: Camera dei Deputati - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di lunedì 16 dicembre 1968)


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