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LO SCANDALO SIFAR: INTERVENTO DI ALDO MORO AL SENATO DELLA REPUBBLICA
(Roma, 10 marzo 1968)

Lo scandalo Sifar continua ad essere oggetto di dibattito in Parlamento.
I temi delle mozioni e delle interpellanze concernono la sentenza nel processo Espresso-De Lorenzo, il ricorso da parte del Governo al segreto militare e di Stato, l'indagine amministrativa Lombardi, istituita al posto di una commissione parlamentare d'inchiesta.
Aldo Moro, Presidente del Consiglio, prende la parola in Senato il 10 marzo 1968 per illustrare la posizione del Governo.

* * *

MORO, Presidente del Consiglio dei ministri. Onorevole Presidente, onorevoli senatori, le vicende del SIFAR e quelle concernenti i fatti avvenuti nel luglio 1964, già oggetto di numerose interrogazioni, interpellanze e mozioni, tornano ora all'esame del Senato.
Il Governo ha assunto l'impegno di accertare la verità con tutti i mezzi a sua disposizione e questo impegno ha mantenuto e manterrà. Alcune indagini sono state compiute; altre sono tuttora in svolgimento.
E, come risultati già acquisiti sono stati portati a conoscenza del Parlamento, come si è riferito sulle misure prese in conseguenza, così sarà data notizia sulla conclusione degli accertamenti in corso e sui provvedimenti che ne potranno derivare.
La situazione emersa dalle indagini sull'attività del SIFAR fu più volte discussa davanti ai due rami del Parlamento e le decisioni conseguenti furono annunciate a suo tempo dal Ministro della difesa, sia per quanto riguarda la persona del generale De Lorenzo, sia per quanto attiene a una nuova organizzazione e disciplina del servizio di sicurezza, intesa a rimuovere ogni possibilità del ripetersi di deviazioni, anomalie ed eccessi, verificatisi in passato.
Alcuni elementi, riguardanti il generale De Lorenzo, emersi come indizi durante l'inchiesta Beolchini, sono attualmente oggetto di esame in sede giudiziale. Sono in corso altresì procedure giudiziarie relativamente ai fatti di Ravenna ed alla divulgazione di fotocopie di presunti documenti considerati segreti. Per consentire una completa conoscenza dei fatti, accertamenti amministrativi sono stati richiesti e sono in corso per la eventualità che siano state effettuate fotocopie, prima della periodica distruzione di documenti, la quale viene eseguita con determinate modalità in considerazione della natura propria degli atti in questione.
Un'ampia indagine amministrativa è stata ritenuta opportuna sia in rapporto alle prime deposizioni raccolte nel processo De Lorenzo-Espresso sia in linea più generale con riferimento ad attività svolte nel corso della crisi di Governo del 1964 e che hanno fatto oggetto del procedimento su richiamato sotto il profilo della diffamazione.
Benché tale processo si sia concluso con la condanna dei due imputati per diffamazione, è incontestabile il diritto-dovere dell'Amministrazione di indagare secondo i suoi compiti istituzionali, al di là dell'oggetto specifico della decisione del tribunale sotto il profilo della diffamazione.
Posso dunque dire agli onorevoli interroganti che rigorosi accertamenti sono in corso e che ad essi è legata l'assunzione dei provvedimenti di varia natura da essi richiesti, ove ne ricorrano le condizioni.
In relazione ai fatti della primavera-estate 1964, il SIFAR ha avuto, come è noto, un ruolo del tutto marginale. Esso infatti si è limitato a consegnare, al comandante dell'Arma dei carabinieri, che ne aveva fatto richiesta [Il Presidente del Consiglio con lettera inviata al Presidente del Senato ha chiesto — nell'impossibilità di procedere ad una rettifica in sede di processo verbale, essendo questa l'ultima seduta della IV legislatura — che sia inserita nel Resoconto stenografico la precisazione che le parole «che ne aveva fatto richiesta», contrassegnate con asterisco, furono da lui pronunciate per errore materiale di lettura del testo del suo discorso, essendogli sfuggito un segno di cancellatura che vi aveva apportato in seguito al chiarimento che sono tuttora in corso accertamenti al riguardo presso la Commissione Lombardi e che nulla può essere per ora affermato circa questo punto], un elenco di persone ritenute sospette. Più in generale si può dire che gli accertamenti della Commissione Beolchini non avevano in realtà riferimento alle vicende dell'estate 1964.
La Commissione sopra richiamata, presieduta dal generale Lombardi, ha già iniziato la propria opera con molta alacrità e potrà ora continuarla con ritmo più intenso, interrogando tutti gli ufficiali, in qualche modo implicati o capaci di dare informazioni su quelle vicende.
Il Governo è stato chiamato in causa anche con riferimento al processo De Lorenzo-Espresso, sotto l'accusa di aver intralciato l'acquisizione della prova mediante applicazione delle norme sul segreto militare.
Vorrei osservare, a questo proposito, che, non essendo ancora nota la motivazione della sentenza, è inconcepibile una contestazione che pretenda ricondurre la condanna degli imputati alle cancellature apportate dall'Amministrazione, per ragione di segreto militare, negli allegati al rapporto Manes, il quale veniva trasmesso integralmente al tribunale. Aggiungerò che di qualsiasi circostanza, ritenuta rilevante, si poteva fare (ed è stato fatto largamente) accertamento mediante testimonianze, rese, tra l'altro, da quegli stessi ufficiali le cui dichiarazioni erano state raccolte negli allegati al rapporto Manes.
A parte la circostanza occasionale che per un equivoco circa la destinazione degli atti che venivano rimessi dal Comando dell'Arma dei carabinieri, immaginandoli non destinati alla pubblicità, gli allegati al rapporto Manes restarono per un giorno legittimamente a disposizione del tribunale nella loro integrità, è impensabile che il Tribunale stesso abbia potuto emettere la sua pronuncia senza ritenere sufficiente il materiale probatorio acquisito.
E non si dimentichi infine che per l'Amministrazione, per il Ministro della difesa, per il Presidente del Consiglio la tutela del segreto, a norma delle leggi vigenti, è un dovere al quale non ci si può sottrarre. Il che dimostra ad abundantiam che il Governo non solo non ha inciso con il suo comportamento sui diritti della difesa, ma in nessun modo ha voluto menomarli.
Sta a dimostrarlo fra l'altro il fatto che nessun vincolo venne posto ai testimoni, liberi di deporre secondo coscienza, nella consapevolezza dei doveri di Stato.
Per quanto riguarda le notizie di stampa concernenti l'installazione di un impianto di registrazione negli Uffici del Quirinale durante la crisi dell'estate 1964, posso assicurare che gli accertamenti espletati escludono che in tale circostanza siano state eseguite registrazioni di colloqui tra il Presidente della Repubblica e le personalità convocate per la soluzione della crisi.
La richiesta poi di esibire le cosiddette liste è evidentemente improponibile per la stessa natura delle esigenze di sicurezza delle quali esse sono strumento. Peraltro anche l'accertamento della rispondenza delle liste ai fini istituzionali del servizio è deferito alla Commissione Lombardi.
La natura delle deviazioni accertate nella gestione del SIFAR, strettamente connesse all'esercizio di un'attività di tipico carattere tecnico-discrezionale, porta ad escludere il trasferimento al livello politico delle responsabilità.
Per quel che attiene ai colleghi di Governo, colpiti ignobilmente da accuse diffamatorie, non ho che da riferirmi a quanto ho detto alla Camera, loro rinnovando la mia viva solidarietà.
Debbo infine chiarire che, nel luglio-agosto 1967, non si è avuto altro che la normale vigilanza, qual era richiesta dalle condizioni assai difficili in quei mesi nel bacino orientale del Mediterraneo.
Mi sia consentito, onorevole Presidente, onorevoli senatori, di far qualche considerazione conclusiva al termine di questo serrato dibattito.
Vorrei innanzitutto assicurare che il Servizio informazioni, ricondotto con grande rigore alle sue finalità istituzionali per quell'aspetto relativamente al quale se ne era discostato, è in condizione di assolvere pienamente ai suoi insostituibili compiti di difesa e di sicurezza. Non vi è né depressione né insufficienza tecnica del servizio, come dimostra la intensa e fortunata attività che anche in questi ultimi tempi è stata svolta. Ed al di là di questa constatazione ritengo di dover esprimere vivo apprezzamento per la funzione che il Servizio assolve, collocandosi, con la delicata struttura che è ad esso propria, tra le Forze armate dello Stato, con le quali concorre nella difesa della Patria e dell'integrità dello Stato.
Come il Ministro della difesa ha più volte riaffermato nel corso di analoghi dibattiti, l'esigenza di sicurezza è inderogabile. Nessuno Stato ne potrebbe fare a meno. I rilievi critici su alcune disfunzioni del Servizio, dei quali ci siamo ripetutamente occupati, non possono dunque in nessun modo mettere in discussione questo istituto e le esigenze alle quali esso deve soddisfare. Ebbene dopo questi eventi ed in relazione ai nuovi ordinamenti stabiliti dal Ministro della difesa la sicurezza è pienamente garantita ed il valore della libertà, essenziale in una democrazia, non è in alcun modo compromesso, poiché l'azione istituzionale del SID si indirizza esclusivamente, sulla base di dati di fatto, verso le persone che risultano un effettivo pericolo al quale si deve ovviare. Posso dunque assicurare il Senato che le libertà individuali sono garantite, mentre una siffatta garanzia non compromette le ragioni della sicurezza, delle quali il Governo è responsabile di fronte al Paese.
E poiché episodi, di fronte all'insieme assolutamente marginali, possono ingenerare la falsa impressione di un diminuito prestigio delle Forze armate, desidero anche qui, come già feci alla Camera, ribadire l'altissima funzione e l'assoluta obiettività delle Forze armate nell'assolvimento dei compiti essenziali ad esse deferiti nella vita nazionale.
Ed infine vorrei osservare che in questo lungo periodo di rinnovata vita democratica del Paese la tutela della libertà umana e delle istituzioni democratiche è stata, com'è tuttora, la più grande preoccupazione ed il più grande impegno del Governo e delle forze democratiche. Alcuni dati emergenti dalla situazione nel luglio 1964, sui quali si conducono indagini, il cui esito non possiamo anticipare, non possono far dimenticare che in ogni caso le forze democratiche, che hanno tenuto in mano la situazione, hanno garantito la libertà, hanno rimosso con la loro unione il pericolo di indebolire e compromettere la continuità della vita democratica, e cioè il vuoto politico, la dissociazione delle forze affini, l'incapacità ad assicurare la guida politica del Paese. Il turbamento di opinione pubblica, già da me denunziato alla Camera, si dissolve infatti non appena costituito il Governo nella sola formula possibile. La democrazia italiana manifestò la sua stabilità e vigorosa volontà di operare, non appena sapemmo riassumere un compito che sembra difficile possa essere rifiutato.
Ripeto qui, in conclusione, quel che dissi alla Camera: avendo difeso e progressivamente rafforzato le istituzioni e mantenuto libero ed alto il dibattito democratico nel nostro Paese, non possiamo accettare neppure il sospetto che l'azione dello Stato, della quale siamo responsabili, non sia rivolta alla salvaguardia del regime di libertà per cittadini, partiti, forze economiche e sociali, qual è previsto dalla nostra Costituzione, alla quale abbiamo giurato fedeltà e che rispettiamo costantemente nella sua lettera e nel suo spirito. Mentre la ricerca della verità, costi quel che costi, rimane un dovere imprescindibile, fino a che tutto non sia chiarito, il popolo italiano può essere sicuro che la libertà è garantita, approfondita e diffusa e che queste forze democratiche, le quali reggono il Paese, faranno sempre, come fecero in passato, il loro dovere. (Vivissimi, prolungati applausi dal centro).

On. Aldo Moro
Senato della Repubblica
Roma, 10 marzo 1968

(fonte: Senato della Repubblica - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di domenica 10 marzo 1968)


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