LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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II° GOVERNO RUMOR: INTERVENTO DI MARIANO RUMOR ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
(Roma, 8 agosto 1969)

Dopo le elezioni politiche del 1968, e la ricostituzione di una coalizione governativa di centro-sinistra organico guidata da Mariano Rumor, i forti dissidi all'interno del mondo socialista portano il Presidente del Consiglio a rassegnare le dimissioni. Lo stesso Mariano Rumor forma il suo II° Governo con un monocolore democristiano.
Il Presidente del Consiglio presenta il suo programma l'8 agosto 1969.

* * *

RUMOR, Presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Governo che ho l'onore di presiedere trova la sua ragion d'essere nella valutazione dei partiti di centro-sinistra di assicurarne l'appoggio.
La sua formazione è stata preceduta da una crisi le cui difficoltà obiettive non hanno consentito di concludere in un tempo più breve una vicenda, le cui fasi per altro si sono sempre mantenute, da parte di tutti gli organi dello Stato, nell'alveo proprio della prassi costituzionale, ed altresì nell'ambito delle forze politiche.
Nel rendere il più schietto omaggio al Parlamento, suprema espressione della sovranità popolare, il Governo assicura che ha piena consapevolezza dell'esigenza di recuperare ora, e per la sua parte con impegno più intenso, l'inevitabile stasi che ogni crisi comporta.
Ciò che sento il dovere di respingere sono talune valutazioni drammatizzate, affiorate qua e là durante la crisi e riprese da alcuni osservatori stranieri con giudizi e previsioni tanto più allarmistici quanto meno fondati in ordine alla saldezza del regime democratico e repubblicano.
Il Governo che si presenta a chiedere la fiducia ha, dunque, il carattere di un monocolore con l'appoggio dei partiti di centro sinistra. Un Governo, quindi, che, cercando i suoi consensi solo nell'ambito del centrosinistra e proponendosi tra i suoi obiettivi primari quello di favorire la più rapida possibile ricostituzione di un Governo organico di centro-sinistra e fare quanto sta in esso per assicurare l'ordinato svolgimento della legislatura, intende con ciò stesso caratterizzarsi, nell'attuale delicata situazione, sia per la sua linea politica sia per la sua piattaforma programmatica, come elemento di continuità della politica di centro-sinistra ed espressione altresì della continuità dell'impegno delle forze che a tale politica si richiamano. Ad esse, e al loro senso di responsabilità verso il paese, desidero in questa sede dare atto.
Dal canto suo, il Governo è pienamente consapevole della responsabilità che si è assunto. Naturalmente, nel porsi l'obiettivo di una necessaria decantazione della situazione politica, esso ha anche presenti importanti e previste scadenze elettorali come autonomo punto di riferimento. È convinto altresì che le forze di centro-sinistra, pur alla ricerca di una positiva ripresa del dialogo reciproco, daranno al Governo il loro essenziale contributo per la soluzione dei problemi già avviati a soluzione o di quelli più urgenti.
Il Governo è chiamato a tenere coerentemente vive una prospettiva ed una linea, quella di centro-sinistra, che ritiene valida per lo sviluppo e la stabilità politica del paese ; e lungo questa linea, e con il sostegno delle forze che la condividono, a fare un tratto di strada offrendo alla comunità nazionale un saldo punto di riferimento.
La caratterizzazione politica del Governo è essenziale. Tanto più lo è in quanto il paese è ad un passaggio delicato, colmo di fermenti e di richieste. Le spinte che lo caratterizzano potranno esprimere tutta la loro carica positiva nella misura in cui si eserciteranno in senso costruttivo entro un quadro di certezze politiche che garantiscano il consolidamento e la espansione della libertà e del progresso.
Quanto ho detto circa la natura e i limiti del Governo circoscrive, di per sé, il quadro politico cui esso si ritiene vincolato. Esso ha una sua linea, esprime una visione sua propria e inconfondibile del processo di sviluppo della società italiana. Ha, cioè, ben presenti alcuni punti fermi e irrinunciabili di distinzione e di differenziazione sui temi essenziali della democrazia, dello sviluppo in termini di libertà e su di essi considera impossibile qualsiasi compromesso od equivoco. Ed a questa linea, a questa visione, alla maggioranza che le condivide intende restare coerentemente ancorato.
Restano, naturalmente, fuori discussione i corretti rapporti con le opposizioni, il cui ruolo il Governo doverosamente riconosce e i cui contributi obiettivi non respingerà pregiudizialmente, purché non in contrasto con impegni e orientamenti qualificanti ed essenziali, e per ciò stesso vincolanti.
Il Governo, cioè, nel mentre rinnova la sua non formale considerazione dell'alto e insostituibile ruolo del Parlamento, non si propone di colmare come che sia un vuoto di potere; conta sulle forze e sui gruppi che lo sostengono per far valere democraticamente una linea ed un programma che nettamente lo qualificano e che, nella sua volontà e nei suoi impegni, dovranno caratterizzare nei termini più precisi tutto il suo indirizzo.
Il Governo dichiara pertanto di considerare questo suo riferimento ad un quadro politico di centro-sinistra, all'appoggio cioè dei partiti di centro-sinistra, essenziale e condizionante per la sua stessa esistenza.
A criterio fondamentale della sua azione, il Governo premette l'impegno scrupoloso a porsi in posizione di rispetto e di promozione della dignità e dei diritti dei cittadini, a garantire il libero, spontaneo e differenziato manifestarsi della vita sociale, politica, sindacale e culturale, a tutelare e promuovere con la maggiore efficienza il più corretto rapporto fra Stato e cittadini.
Impegno assoluto sarà altresì il dovere di osservare e fare osservare la legge. In particolare, il Governo auspica che le tendenze in atto a considerare doveroso il responsabile rifiuto della violenza abbiano a consolidarsi nella coscienza e nel comportamento dei cittadini.
Da parte sua, nel mentre riconferma la sua indeclinabile responsabilità ad assicurare la ordinata e pacifica evoluzione della comunità nazionale e la civile convivenza, ribadisce che avrà cura di promuovere, indirizzare e valorizzare la funzione e l'iniziativa mediatrice degli organi pubblici centrali e periferici, e di porre ogni impegno per la salvaguardia di tutte le vite umane in occasione di tensioni sociali. Al riguardo, nel rivolgere alle forze dell'ordine l'apprezzamento del Governo per lo spirito di abnegazione e di dedizione al dovere, comunico che sarà nostro impegno di condurre sollecitamente a conclusione i lavori della commissione istituita dal Ministero dell'interno, su deliberazione presa dal Consiglio dei ministri del precedente Governo il 28 aprile ultimo scorso.
Su un piano di continuità il Governo si pone anche per quanto si riferisce ai suoi impegni programmatici. Richiamo, quindi, nella sua interezza e globalità il programma del precedente Governo, frutto delle intese intercorse fra i partiti che ne facevano parte, per ribadirne la validità e per confermare la nostra volontà di perseguirne l'attuazione in accordo e collegamento costante con i gruppi ai quali chiediamo il voto e il sostegno.
E in concreto riteniamo utile ed opportuno anche in conformità agli obiettivi propri di questo Governo, orientare in modo particolare il nostro impegno verso alcuni più significativi e incisivi provvedimenti.
A questo proposito, il Governo si augura di trovare, come sempre è avvenuto, la più cordiale e comprensiva collaborazione del Parlamento, alla cui sensibilità ed alacrità sento di dover fare il mio più ampio riconoscimento, insieme con il vivo apprezzamento per le iniziative dei suoi Presidenti.
Tra i provvedimenti cui ho fatto cenno, il Governo ritiene suo dovere chiedere anzitutto la sollecita approvazione del disegno di legge sullo statuto dei lavoratori, ultima fatica del compianto collega Giacomo Brodolini, alla cui memoria rinnovo con sentimento di profonda commozione un deferente omaggio. Sono convinto che la sua approvazione andrà incontro alla più profonda esigenza del mondo del lavoro e ad una delle sue più alte aspirazioni.
Con grande interesse il Governo guarda altresì alla riforma universitaria, il cui disegno di legge, pure esso concordato durante il precedente Governo tra i partiti di centro-sinistra, è attualmente all'esame del Senato. Consideriamo essenziale ed urgente la sua attuazione se si vuole avviare, con una coraggiosa riforma, l'università italiana verso forme di democratica partecipazione e nuove e qualificate esperienze didattiche e culturali.
Sempre nel settore della scuola, confermo, per l'auspicata riforma della scuola media superiore, l'intendimento di promuovere fin dall'inizio del prossimo anno scolastico una vasta ed articolata consultazione di tutte le componenti interessate perché la riforma stessa trovi la sua fondamentale ragione in un consapevole dibattito democratico.
Desidero informare il Parlamento che, entro il termine fissato del 30 giugno, la commissione per i problemi della gioventù, istituita dal Governo Moro, e quindi confermata dal Governo Leone e dal precedente Governo da me presieduto, ha portato a termine con la collaborazione delle rappresentanze delle associazioni giovanili i propri lavori con un documento sul quale il Governo assumerà la propria iniziativa. Siamo convinti che essa non sarà sufficiente a rispondere ai problemi delle nuove generazioni; ma rappresenterà uno dei modi con il quale lo Stato può e deve fare una organica politica per i giovani attraverso la istituzione di un servizio per la gioventù, sulla cui esigenza la commissione è stata unanime.
Fra i provvedimenti già presentati al Parlamento, il Governo pone con non minore impegno l'accento sul progetto di riforma tributaria, che risponde ad esigenze di giustizia e di modernizzazione nel settore fiscale, nonché di armonizzazione in relazione ai nostri impegni comunitari. Nel pensiero del Governo la riforma soddisfa altresì l'esigenza fortemente sentita di uno strumento fiscale che per razionalità ed agibilità sia esso stesso uno strumento atto a secondare lo sviluppo economico.
In quanto ai punti non ancora realizzati, il Governo ribadisce nel modo più fermo l'impegno di predisporre i provvedimenti necessari all'attuazione dell'ordinamento regionale, secondo le linee fissate dalla Costituzione.
In particolare, anche in riferimento alla prevista scadenza elettorale per le amministrative e le regionali – cui il Governo si sente impegnato, e che comunque è sua opinione si debbano tenere congiuntamente – il Consiglio dei ministri, se il Governo otterrà la vostra fiducia, delibererà nella prossima riunione il disegno di legge sulla finanza regionale, secondo gli impegni a suo tempo assunti tra i partiti di centro-sinistra.
Presenteremo altresì alla responsabile valutazione del Parlamento il più sollecitamente possibile i provvedimenti relativi agli organi delle costituende regioni e ai problemi connessi al personale. Servirà per questi provvedimenti il lavoro preparatorio svolto dalla commissione istituita dal Governo Moro e presieduta dal ministro dell'interno.
Fra i suoi impegni, il Governo considera poi quello di chiedere al Parlamento l'approvazione del provvedimento per le procedure del piano, che consenta di definire in modo certo il metodo, i tempi e i rapporti di competenza e di collaborazione attraverso i quali far procedere la predisposizione, la discussione e l'approvazione di questo essenziale strumento dello sviluppo economico e civile del paese.
Il Governo ritiene necessario ed urgente, a seguito degli accordi intervenuti con i sindacati del pubblico impiego, presentare entro brevissimo termine un disegno di legge per prorogare, con i necessari emendamenti, la legge delega del 18 marzo 1968. Verranno stabiliti dei termini brevi per l'emanazione dei decreti delegati relativi al riordinamento delle carriere e al riassetto delle retribuzioni.
Il Governo ha infine ben presente che numerosi provvedimenti sono già all'esame delle Camere. Essi riguardano fondamentali temi che hanno rilevanza costituzionale, attengono a problemi della giustizia e tra questi, in particolare, la riforma del codice di procedura penale. Altri interessano importanti settori della nostra economia, come quello per il fondo di solidarietà agricola, la rinnovata legge sulla montagna, la legge per la ristrutturazione dell'industria tessile, il finanziamento di 80 miliardi alla regione sarda per interventi.
Il Parlamento sarà dunque impegnato in una intensa attività nei prossimi mesi. Sia consentito al Governo di esprimere la sua ammirazione per gli sforzi che alla Camera e al Senato si vanno compiendo per favorire una migliore organizzazione dei lavori parlamentari.
Consapevole per altro della necessità di agevolare nei modi più opportuni, anche sotto l'aspetto materiale, il più efficace funzionamento del Parlamento, il Governo da me presieduto si impegna formalmente a risolvere il problema della disponibilità di idonei locali da parte del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati. A tale uopo, entro e prima della ripresa dei lavori parlamentari, il Governo approverà e presenterà il disegno di legge per l'utilizzazione da parte del Senato del palazzo della Sapienza e la conseguente costruzione dell'edificio degli archivi centrali dello Stato; e analogamente per quanto riguarda il complesso di vicolo Valdina per la Camera dei deputati. Anche attraverso tale intervento il Governo intende fare atto di doveroso omaggio al Parlamento (Commenti).
Su due problemi politici di alta rilevanza ritengo di dover ancora richiamare l'attenzione del Parlamento.
Per l'Alto Adige, il Governo continuerà l'azione perché siano sollecitamente raggiunti quei risultati positivi che le decisioni del precedente Governo hanno inteso assicurare sulla linea già approvata dal Parlamento.
Il Governo ritiene che sia prossimo il momento in cui potrà prospettare al Parlamento, per le sue decisioni, la propria posizione per una soluzione globale dei problemi che interessano le popolazioni altoatesine. Questa proposta, che è stata elaborata dai precedenti governi, secondo le direttive indicate dal Parlamento, è, a nostro avviso, tale da assicurare ad un tempo la migliore tutela delle minoranze di lingua tedesca e ladina e da dare la più ampia garanzia di convivenza libera, dignitosa e pacifica e di sviluppo civile, economico e sociale a tutti i gruppi linguistici conviventi nella regione (Commenti).
Essa consentirà altresì di superare la controversia con l'Austria circa l'esecuzione dell'accordo di Parigi del 5 settembre 1946 dopo i sondaggi che si sono svolti a vari livelli tra l'Italia e l'Austria, anche sulla base delle note risoluzioni del 1960 e del 1961 dell'assemblea delle Nazioni Unite.
Infine, per quanto riguarda il Concordato, il Governo ha ben presente l'ordine del giorno votato nell'ottobre 1967 dal Parlamento. Esso conferma pertanto l'intendimento di seguire la linea ivi indicata nell'avviare, nei modi e nei tempi da concordare con la Santa Sede, la revisione bilaterale di alcune clausole del Concordato, per adeguarlo alle nuove esigenze.
La continuità ideale e politica dell'azione di Governo non può non impegnarci nel tempo che avremo a disposizione a portare avanti con coerente decisione, anche sul piano della politica economica, il disegno programmatico elaborato dai partiti del centro-sinistra nello scorso dicembre. Quel disegno aveva come obiettivi prioritari e qualificanti la massima occupazione delle forze di lavoro; la progressiva eliminazione degli squilibri fra nord e sud e fra industria e agricoltura; la tutela economica, sociale e giuridica dei lavoratori; una più equa redistribuzione del reddito nazionale fra le diverse categorie, tale da venire incontro alle più sentite aspirazioni dei ceti popolari. Traguardi per i quali riteniamo più che mai necessaria una programmazione concordata dello sviluppo produttivo, che realizzi un più completo inserimento delle forze sociali, specie di quelle del lavoro, nella direzione dell'economia.
La situazione economica del paese si presenta - nell'attuale momento congiunturale nel suo complesso dominata da fattori positivi, che sono all'origine dell'attuale fase di espansione economica. Il reddito nazionale e la produzione industriale continuano a crescere con ritmo sostenuto; il commercio con l'estero registra rilevanti progressi sia nelle esportazioni sia nelle importazioni di merci e di servizi; la domanda dei consumatori si manifesta sostenuta anche per effetto dell'accrescimento della spesa pubblica, per la riforma delle pensioni e per il riassetto degli stipendi nel settore del pubblico impiego; anche gli investimenti nei settori direttamente produttivi, pur non avendo ancora toccato livelli ottimali, manifestano segni di ripresa.
Ma il Governo è consapevole che in campo economico vi sono alcuni fenomeni che non possono essere trascurati né sottovalutati.
Un fenomeno che ci sentiamo impegnati a seguire e a controllare con la massima attenzione resta quello dell'esodo dei capitali italiani verso i mercati esteri, che continua a incidere negativamente sulle nostre eccedenze valutarie, pur senza intaccarne la sostanziale solidità. Il precedente Governo adottò tutte le possibili misure di carattere amministrativo per contenere l'uscita dei capitali, ma occorre convenire, anche alla luce delle più recenti risultanze, che quelle misure dovranno essere integrate con altri provvedimenti che realizzino la competitività del nostro mercato finanziario rispetto a quelli esteri.
Desidero comunque riaffermare che la lira ha sostenuto validamente l'ondata dei turbamenti che ha scosso, negli ultimi tempi, il mercato finanziario europeo e mondiale, e che ha reso inevitabile, anche in Italia, un misurato e selettivo aumento del tasso di sconto. Nondimeno i prezzi e il costo della vita hanno segnato un certo aumento che va seguito con la dovuta attenzione. Inutile che io ribadisca in questa sede il nostro fermo impegno per la difesa della stabilità monetaria, che è anzi tutto difesa del potere d'acquisto dei salari, nonché, più in generale, delle condizioni di vita della grande maggioranza dei lavoratori.
Di qui un quadro che autorizza le previsioni che responsabilmente sono state fatte per un andamento favorevole della attuale fase congiunturale; ma commetteremmo un errore se ci abbandonassimo ad un ottimismo acritico.
Occorre evitare che taluni fatti devianti il regolare andamento, e più ancora talune particolari situazioni connesse al non corretto impiego delle risorse e del risparmio, possano introdurre pericolose turbative nella continuità del processo di espansione dell'economia nazionale.
In rapporto alla difesa del potere di acquisto dei salari, il Governo intende svolgere un'azione decisa per il contenimento dei costi delle più rilevanti componenti del bilancio familiare dei lavoratori. In primo luogo, sulla base delle valutazioni già compiute dal precedente Governo e in presenza di fatti che rendono urgente un intervento, non mancheremo di riservare la più meditata attenzione ai problemi aperti dall'aumento del costo delle abitazioni. questo un fenomeno prevalentemente localizzato in zone ben determinate, specie nell'area del triangolo industriale.
Ci proponiamo pertanto di attuare misure volte a contrastare il surriscaldamento del settore edilizio, a promuovere nuove iniziative per sostenere e incrementare la costruzione di abitazioni popolari mediante gli strumenti dell'intervento pubblico e privato. Così come rinnoviamo l'impegno di dare ulteriore impulso all'attuazione di opere e servizi civili, in particolare ospedali, scuole, trasporti.
Ma il problema prioritario in senso assoluto, per questo come per il precedente Governo, resta quello dell'occupazione, che oggi assume aspetti sempre più complessi a causa dei riflessi sociali sia del progresso tecnologico sia dell'esodo dalle campagne. Pensiamo che si debba risolutamente respingere l'assunto secondo cui tutto ciò sarebbe il prezzo da pagare per rendere compatibili tra loro lo sviluppo e la stabilità. Proprio perché intendiamo respingere tale assunto, sentiamo il dovere di moltiplicare i nostri sforzi, coordinandoli entro il quadro di una programmazione sistematica dell'occupazione e del lavoro.
Tale programmazione, cui il Governo – anche per l'urgenza di talune scadenze – è doverosamente tenuto a dare il suo contributo, deve imperniarsi su tre cardini operativi: la creazione di nuovi posti di lavoro quale risultato di una politica volta a modificare le caratteristiche qualitative dell'offerta di manodopera; l'individuazione dei settori produttivi prioritari, sui quali esercitare azioni di stimolo mediante interventi selettivi ed efficacemente differenziati; un notevole aumento del volume degli investimenti pubblici e privati, così da estendere il ventaglio delle attività produttive e da ampliare le infrastrutture economiche e sociali del paese.
Nel quadro di questi indirizzi programmatici, facciamo nostro l'impegno, già assunto dal precedente Governo, per un sollecito incontro con le organizzazioni sindacali e con gli operatori economici, al fine di mettere a punto concrete iniziative atte a salvaguardare e promuovere il livello dell'occupazione, con particolare riguardo alle leve giovanili. Attraverso queste iniziative ci ripromettiamo non tanto di raccogliere elementi conoscitivi di ordine generale, in gran parte già noti e desumibili dalle fonti statistiche, quanto di ottenere suggerimenti puntuali e coordinati comportamenti per un'efficace politica della occupazione a breve e medio periodo. In questa sede, e nel rispetto della libera dialettica sindacale, potranno essere considerati e responsabilmente valutati anche i problemi derivanti dalla scadenza di importanti contratti sindacali. L'obiettivo che vogliamo favorire è la più ampia partecipazione dei lavoratori ai benefici dello sviluppo e della produttività, e insieme – come ho detto in precedenza – la difesa del valore reale dei salari e degli stipendi. Mancheremmo al nostro dovere se non richiamassimo tutte le categorie alla necessità di tener conto degli effetti diretti e indiretti sul sistema della loro azione contrattuale. Siamo consapevoli infatti che occorre una coerenza di comportamento da parte di tutti i centri decisionali per il conseguimento di quei fini.
Il Governo non può non ricordare ancora una volta l'obiettiva impossibilità di soddisfare tutte e tutte insieme le richieste più diverse, e ciò per evitare il rischio che a farne le spese sia il progresso della comunità nazionale e la condizione dei ceti più deboli.
Nel quadro di queste valutazioni di politica economica, il problema del Mezzogiorno dovrà essere, nel prossimo piano quinquennale, il problema centrale. La ripresa della produzione e degli investimenti, dopo l'avversa congiuntura, ha messo a nudo i limiti obiettivi di un meccanismo di sviluppo che provoca sia flussi migratori dal sud al nord sia fenomeni di congestione demografica, urbanistica e industriale. Negli ultimi mesi tali fenomeni, soprattutto nelle aree metropolitane del nord, si sono mostrati con particolare carattere di gravità.
Non è senza significato che talune imprese abbiano mostrato di condividere, per quello che realmente sono, la logica e gli obiettivi della contrattazione programmata, modificando a favore del sud talune decisioni di investimento. Risulta pertanto vieppiù evidente che il problema dell'industrializzazione delle regioni meridionali si lega non soltanto ad una inderogabile esigenza di avvicinamento delle zone economicamente meno sviluppate a quelle più progredite, ma anche alla necessità di assicurare una equilibrata e più solida crescita dell'intiero sistema economico italiano. Il nuovo indirizzo della politica di programmazione, con riguardo allo sviluppo delle aree regionali italiane, dovrà pertanto individuare il legame che unisce ogni regione del paese all'economia nazionale. Solo così riusciremo a spingere avanti lo sviluppo del Mezzogiorno, ed insieme anche quello delle sacche di depressione del centro-nord.
Per questo è necessario puntare, nel Mezzogiorno, su un processo di industrializzazione che miri a concentrare gli investimenti nei settori maggiormente suscettivi e a più alto coefficiente di lavoro e di valore aggiunto; che utilizzi un più idoneo sistema di incentivi, così da creare nuove convenienze sia per le imprese private sia per quelle pubbliche; che faccia perno, infine, su rilevanti iniziative nell'ambito delle partecipazioni statali in settori tecnologicamente avanzati, quale l 'aeronautica e l'elettronica.
Il Governo intende inoltre affrontare con tempestività l'insorgere e l'acuirsi di tensioni nelle zone più povere del sud, specialmente dove si accentuano gli squilibri economico-sociali.
Continueremo a dedicare una particolare attenzione all'agricoltura, soprattutto per problemi che ad essa si pongono nel processo di integrazione europea. Valuteremo con meditato equilibrio le proposte contenute nell' impegnativa e stimolante tematica del memorandum Mansholt. Il riordinamento strutturale in sede MEC non potrà comunque non tener conto dell'effettive condizioni dell'agricoltura italiana, delle sue esperienze e delle difficoltà dell'ambiente in cui opera l'impresa agricola. In una ristrutturazione di fondo, tendente ad accrescere l'efficienza dell'agricoltura, occorre espandere e rinvigorire quelle forme di gestione dell'impresa che meglio servono alla valorizzazione del lavoro agricolo, come la proprietà familiare integrata in forme cooperative. Sono le condizioni per una più moderna e civile vita rurale, capace di soddisfare sia le legittime aspirazioni del mondo giovanile delle campagne, sia gli imperativi della efficienza e della produttività.
Ma anche altre categorie di lavoratori autonomi, come gli artigiani, cercano nell'azione pubblica il necessario sostegno per l'ulteriore sviluppo del settore all'insegna della socialità e della efficienza.
In questa prospettiva il Governo ritiene che il punto di costante riferimento per le decisioni di politica economica, anche di quelle a breve termine, sia la programmazione dello sviluppo, intesa anzitutto come strumento di partecipazione di tutto il mondo del lavoro al governo dell'economia. Ci consideriamo dunque particolarmente impegnati, come ho detto, per una sollecita approvazione del disegno di legge sulle procedure della programmazione, al fine di rendere sistematica ed organica la consultazione con le organizzazioni sindacali dei lavoratori e degli imprenditori. Altro impegno non rinviabile del Governo, per le scadenze pressanti che lo impongono, sarà quello di predisporre lo schema di programma 1971-1975, sulla base del «rapporto preliminare» noto come «progetto '80» e delle indicazioni che il Parlamento vorrà dare, nonché prendere tutte quelle iniziative che possano superare talune difficoltà che si sono manifestate nell'esperienza fin qui compiuta.
E' nostra convinzione che anche il problema della continuità dello sviluppo, e quindi quello delle più efficaci politiche anticongiunturali, possano essere più speditamente risolti quando la programmazione avrà assunto il suo assetto organico definitivo. Per questo un rapido avvio operativo della « politica di piano » ci sembra la condizione essenziale perché le ricorrenti alternanze del ciclo economico, spesso con epicentro in altri paesi, possano essere meglio dominate. Quando ciò avverrà, tutta la politica economica del Governo diverrà un più sicuro strumento, non solo per assicurare al paese l'aumento del reddito e dell'occupazione, ma anche per edificare un tipo di società in cui l'economia sia sempre di più al servizio dell'uomo. Per quanto riguarda la responsabilità di questo Governo, esso si comporterà - per il tratto di strada che deve percorrere - nel modo più possibile coerente con questi indirizzi.
Per quanto riguarda l'azione del Governo nella politica estera, dobbiamo partire dalla constatazione che la situazione internazionale nel suo insieme ha presentato, durante l'anno in corso, il permanere di vaste zone d'ombra, registrando tuttavia anche significative schiarite. Permane il processo involutivo - in senso antiautonomistico - in Europa orientale. Si è aggravata la già minacciosa situazione in medio oriente, alla quale come paese mediterraneo siamo profondamente interessati.
Mentre nel continente africano vi sono nodi di acuta tensione e in Asia si è negli ultimi tempi radicalizzato il contrasto di frontiera fra Unione Sovietica e Cina, d'altra parte alcuni passi avanti sulla via della pace si sono compiuti in altri settori. Primo fra questi la prospettiva, che si spera ormai prossima, dei negoziati fra Stati Uniti e URSS per la limitazione degli armamenti nucleari strategici; nell'annoso e doloroso conflitto vietnamita sintomi incoraggianti vengono via via accentuandosi, nella ricerca di soluzioni politiche del conflitto che da anni reca distruzione e morte in quella zona dell'estremo oriente.
In questo quadro, la nostra politica estera si esprime nella continuità delle nostre scelte di pace, di sicurezza e di indipendenza nazionale, di cui sono sicuro presidio le forze armate che al servizio esclusivo della nazione, dei cittadini e delle autorità civili democraticamente elette, hanno mantenuto viva la tradizione di fedeltà e di dedizione agli interessi del paese, e alle quali il Governo rivolge il suo saluto.
Nell'ambito delle tradizionali alleanze ed amicizie, noi confermiamo come punto di riferimento fondamentale la validità della nostra partecipazione all'alleanza atlantica, di cui abbiamo chiarito il carattere difensivo e geograficamente delimitato; e resta confermato il leale e pieno rispetto degli impegni assunti.
La funzione tuttora insostituibile che essa svolge è garanzia di pace e al tempo stesso condizione per il dialogo distensivo con l'est, che ha avuto anche di recente una significativa testimonianza nella visita del presidente degli Stati Uniti a Bucarest. Ne è stata - in più ampia prospettiva - conferma la decisione presa nei mesi scorsi - a cui la rappresentanza italiana ha dato un particolare contributo - dal Consiglio atlantico riunito a Washington per la celebrazione del ventennale dell'alleanza.
In tale occasione è stato fra l'altro concordemente deciso, al fine di perseguire il raggiungimento in Europa di una pace giusta e durevole, fondata sulla stabilità, la sicurezza e la reciproca fiducia, di studiare tutte le questioni che meglio si prestino a proficui negoziati ed accordi con l'Unione Sovietica e con gli altri paesi dell'Europa orientale.
Nonostante l'ombra della situazione cecoslovacca che testimonia e conferma - nell'area del patto di Varsavia - la dottrina sulla cosiddetta sovranità limitata o su una specie di diritto di intervento per la salvaguardia di schieramenti ideologici, l'occidente ha dunque concretamente manifestato il suo intendimento di perseguire la politica della distensione, e di perseguirla in modo realistico attraverso le vie che diano le maggiori garanzie di riuscita.
Come popolo che crede nella pace, come europei, come italiani, noi auspichiamo perciò che si possa pervenire ad una conferenza sui problemi della pace e della sicurezza europea cui partecipino, naturalmente, con gli Stati Uniti e l'URSS, i membri delle due alleanze e i paesi europei che non appartengono ad alcuno schieramento. A questo rilevante obiettivo, pur non facile né di rapida attuazione, è impegnata la volontà e l'opera nostra.
Essenziale obiettivo della nostra politica estera è e rimane l'unità europea. Le delusioni e i rallentamenti di questi ultimi anni non debbono farci perdere d'animo; bisogna perseguire questa meta con tenace fermezza e con rinnovata energia.
E' una condizione vitale perché l'Europa occidentale sia in grado di assolvere le responsabilità che le competono e perché essa possa recare il suo originale ed efficace contributo, sempre più manifestamente insostituibile, all'equilibrio del nostro continente e al pacifico sviluppo dell'umanità.
Per questo, nostro compito è di adoperarci - per quanto sta in noi - per la completa attuazione dei trattati di Parigi e di Roma e per un accelerato progresso dell'integrazione economica in corso, dall'unione doganale all'unione economica.
In tale prospettiva, il Governo sa di poter contare anche sull'azione della rappresentanza italiana al Parlamento europeo.
Il passaggio dal periodo transitorio al periodo definitivo del mercato comune; le decisioni, particolarmente rilevanti in delicati settori dell'economia europea e nazionale (e tra queste ricordo quelle riguardanti la politica agricola comune), impegneranno il Governo in questa direzione fin dai prossimi mesi. Alla nostra ferma determinazione confidiamo corrisponda un'analoga volontà da parte degli altri paesi comunitari. Tale impegno è d'altronde per noi sicuramente collegato con quello di proseguire fermamente l'azione per l'ingresso della Gran Bretagna nella Comunità.
Non c'è bisogno di ricordare gli ostacoli che le domande di ammissione hanno incontrato a più riprese negli ultimi tempi. Sarebbe incauto ora farsi illusioni ottimistiche; ma gli sviluppi di questi ultimi mesi danno motivo di ritenere che, a tale riguardo, la situazione abbia subito una positiva - seppure iniziale - evoluzione.
Per questi motivi siamo pronti a dare il nostro assenso e un fattivo appoggio alla progettata convocazione di un «vertice» a sei, destinato ad occuparsi dei problemi comunitari rientranti nei trattati. Nel nostro pensiero questo vertice va perciò senza indugio attivamente preparato ed è nostra opinione che la Commissione debba concorrere alla sua preparazione e parteciparvi. Tale preparazione deve permettere che esso non solo porti al rafforzamento della Comunità stessa, ma getti comunque le premesse per altri successivi vertici che prevedano anche l'intervento della Gran Bretagna.
L'Europa dovrà essere unita, aperta e solidale non solo nelle istituzioni, ma nelle coscienze degli europei. È per questo necessario un vasto concorso di consensi ed una forte spinta popolare. Continueremo quindi ad insistere ed operare perché si giunga all'elezione a suffragio universale e diretto dei membri del Parlamento europeo.
Nell'attesa che una Comunità economica allargata possa gradualmente evolvere verso l'integrazione politica che ne costituirà il logico coronamento, non intendiamo per altro trascurare, in altre sedi appropriate, gli sviluppi dei processi di consultazione politica europea già iniziati, ai quali auspichiamo che la Francia voglia apportare il contributo della sua esperienza e della sua collaborazione.
In questo più vasto quadro si inserisce il nostro specifico e particolare interesse per l'area mediterranea nella quale il nostro paese è collocato.
In quest'area il Governo intende esercitare una attenta vigilanza, operare con una presenza attiva seppur consapevole dei limiti obiettivi e delle possibilità reali della nostra azione, per contribuire a contenere o spegnere i minacciosi focolai di guerra in atto nel medio oriente; per testimoniare con una presenza di libertà la nostra opposizione ad ogni forma di involuzione autoritaria; per allacciare e intensificare rapporti al fine di uno sviluppo pacifico e libero in una zona come quella mediterranea, che è uno dei punti delicati e determinanti della pace e della collaborazione mondiale.
Gli ideali di pace profondamente radicati nel nostro popolo continueranno ad ispirare la nostra azione anche nella prospettiva, da noi tenacemente perseguita, del disarmo. Il concreto contributo che abbiamo dato fin qui, anche con la firma del trattato di non proliferazione e che intendiamo continuare a dare nel comitato per il disarmo, vuole essere un contributo al disarmo generale, completo e controllato.
Nella nostra azione per la pace siamo convinti che la valorizzazione e l'universalizzazione dell'ONU risponde ad un comune interesse dei popoli ed è anche un nostro fondamentale interesse. E il rispetto dei principi statutari costituisce una delle più valide condizioni di fiducia reciproca e premessa per la realizzazione di una comunità internazionale pacifica e ordinata.
L'Assemblea generale dei prossimi mesi sarà ulteriore occasione per rafforzare il prestigio dell'ONU al fine di dotare quell'organizzazione, suprema tutrice della pace, dei mezzi più idonei per svolgere appieno la sua alta funzione, in particolare per favorire lo sviluppo della pace nei paesi del terzo mondo che giustamente chiedono di poter esprimere pienamente, nella comunità dei popoli, la loro individualità.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho delineato il carattere, la linea, la piattaforma programmatica e le finalità del Governo che ho l'onore di presiedere.
Ho detto che nostro obiettivo è quello di favorire con la nostra azione l'auspicata e la più ravvicinata possibile ripresa del dialogo tra le forze di centro-sinistra; una collaborazione che assicuri alla comunità nazionale, nel modo più significativo, il progresso nella stabilità politica. Valori, questi, indissociabili e che richiedono una messa in comune, la più ampia ed omogenea possibile, delle forze in grado di assicurare, per coerenza democratica e obiettivi di avanzamento, il loro consolidamento e la loro espansione.
Se questo è l 'auspicio, il Governo è impegnato a non fare nulla che possa compromettere questa prospettiva, a dare tutto il suo apporto perché essa possa attuarsi. Il paese, d'altronde, con i suoi problemi, con le sue attese ci impone di far sì che il tempo che sta dinanzi a noi sia positivamente messo a frutto.
I problemi sono immensi; il paese inquieto in alcune sue componenti. Cercheremo di fare quanto sta in noi, con l'accordo e il collegamento e il sostegno dei partiti di centro sinistra, per corrispondere a ciò che i cittadini si attendono.
Credo che uno dei doveri presenti della classe politica sia quello di dire chiaramente ciò che, nella nostra responsabile valutazione, è possibile ed auspicabile.
Per questo motivo, il Governo che chiede la vostra fiducia non pretende di voler fare più di quanto crede di poter fare.
È sulla base di ciò che ho esposto, della linea e degli intendimenti che vi ho illustrato e dei consensi sollecitati, che chiediamo di essere giudicati e di ottenere la vostra fiducia (Vivi applausi al centro — Congratulazioni).

On. Mariano Rumor
Camera dei Deputati
Roma, 8 agosto 1969

(fonte: Camera dei Deputati - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di venerdì 8 agosto 1969)


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