LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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II° GOVERNO RUMOR: REPLICA DI MARIANO RUMOR ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
(Roma, 10 agosto 1969)

Dopo le elezioni politiche del 1968, e la ricostituzione di una coalizione governativa di centro-sinistra organico guidata da Mariano Rumor, i forti dissidi all'interno del mondo socialista portano il Presidente del Consiglio a rassegnare le dimissioni. Lo stesso Mariano Rumor forma il suo II° Governo con un monocolore democristiano.
Il Presidente del Consiglio replica 10 agosto 1969.

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RUMOR, Presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero subito esprimere uno schietto riconoscimento alla Camera per la dignità e il respiro politico che ha dato, attraverso il contributo di tutte le parti, al dibattito sulle dichiarazioni programmatiche del Governo che ho avuto l'onore di presentare per chiedere la fiducia del Parlamento. Ringrazio, in particolare, gli onorevoli De Martino, Mauro Ferri e Piccoli per il preannunciato appoggio al Governo dei Gruppi parlamentari per i quali hanno preso la parola; l'onorevole La Malfa per la preannunciata astensione del gruppo repubblicano. Ringrazio altresì l'onorevole Ollietti e l'onorevole Mitterdorfer.
Ma desidero pure ringraziare gli onorevoli Berlinguer, De Lorenzo, De Marzio, Finelli, Malagodi, Vecchietti per i loro interventi di opposizione. Di essi terrò conto, nei limiti, naturalmente, in cui non si pongano in contrasto con la linea ed il programma che ho esposto.
Sotto il profilo programmatico, il dibattito non mi pare abbia dato luogo a rilievi severi e a obiezioni di fondo. Si è lamentato da taluno, anche dall'onorevole Malagodi, una certa quale genericità e, al contrario, una certa voluta limitazione a temi programmatici determinati trascurandone altri che investono problemi di grande rilievo.
In verità, nella mia esposizione, mi sono richiamato a tutto il programma del precedente Governo, per assumerlo a piattaforma programmatica tuttora valida.
Certo che il Governo ha presenti tutti i problemi che investono la vita e lo sviluppo del paese, che interessano i rapporti coi cittadini e le strutture dello Stato. Questa visione globale è alla base della nostra azione.
Tuttavia, è parso doveroso verso il Parlamento e verso il paese, precisare nel modo più realistico i provvedimenti in ordine ai quali il Governo ritiene di dover esprimere un impegno più ravvicinato e stringente, che è d'altra parte coerente con la stessa caratterizzazione dei suoi intendimenti politici di fondo chiaramente espressi. Ho citato fra questi lo statuto dei lavoratori, la riforma universitaria, la riforma tributaria, la legge per le procedure del piano, le opzioni del piano e le regioni, non solo perché essi erano già previsti e indicati con carattere di priorità nel programma del precedente Governo, ma per la loro obiettiva incidenza nello sviluppo del paese e per l'urgenza della loro attuazione da nessuno contestata. Essi non esauriscono certamente il programma, ma qualificano la volontà riformatrice del Governo.
Non posso essere d'accordo con l'onorevole Berlinguer, quando egli sembra affossare disinvoltamente un serio riformismo. Sarebbe giustificato il suo scetticismo se si trattasse di un riformismo marginale e frammentario rivolto a contrastare e a bloccare la spinta in avanti della società; ma non quando sottende una chiara linea politica di avanzamento.
Ciò che pure è stato fatto nei mesi scorsi ha un'incidenza reale; viene incontro a obiettive e sentite esigenze e concorre, ove sia sorretto, come è stato e come vuole essere, da una forte volontà innovatrice, a delineare un quadro di generale rinnovamento.
Così è avvenuto per le pensioni: provvedimento fortemente innovatore, determinato da un'iniziativa autonoma della maggioranza di cui l'opposizione ha dovuto riconoscere l'aspetto politicamente, oltre che socialmente, positivo.
L'esserci richiamati quindi allo stesso programma del precedente Governo ha voluto e vuole sottolineare questo punto centrale. Non si tratta, cioè, di affermare una continuità in astratto, quasi in forma di testimonianza; ma di richiamo a noi tutti a trovare le ragioni profonde e proprie di una politica di schieramento, di una linea strategica e insieme dei suoi contenuti, se non si vuole andare avanti all'insegna del fare e disfare.
Tornerò su questo argomento più avanti. Ma subito ho creduto di dover sottolineare come il programma cui il Governo si richiama non era e non è un elenco di cose all'insegna del mero efficientismo. Esso andava rivelando, proprio nel suo svolgimento, il senso di una più precisa presa di coscienza, da parte delle forze democratiche, che vogliono muoversi nella direzione della giustizia e del progresso, della necessità e dell'urgenza di offrire alle richieste della società civile risposte adeguate in termini non equivoci di libertà. L'insistenza sulla «continuità» corrisponde perciò ad un dato di coerenza e di responsabilità.
Nel corso del dibattito sono state formulate osservazioni e interrogativi su alcuni particolari temi che hanno formato oggetto delle dichiarazioni programmatiche ed ai quali ritengo doveroso dare risposta. Il primo tema al quale debbo riferirmi, anche per i deprecabili attentati di ieri, è quello della sicurezza dei cittadini. Ribadisco su questo tema quanto ho affermato nelle dichiarazioni programmatiche; ribadisco cioè, e nel modo più fermo, l'elementare dovere del Governo di far osservare la legge, di garantire le condizioni della libera e pacifica convivenza civile. Fatti come i recenti attentati non possono essere giudicati se non atti di vera e propria criminalità. Dichiaro che i responsabili di tali gesti criminosi, suscettibili di mettere seriamente a repentaglio l'incolumità dei cittadini senza distinzioni e pregiudizievoli per lo stesso buon nome del paese, verranno ricercati con ogni impegno e perseguiti nel modo più severo.
In materia di politica economica la svalutazione del franco annunciata l'altra sera e le sue eventuali possibili conseguenze sull'economia degli altri Stati confermano la stretta interdipendenza che lega fra loro le economie del mondo occidentale e sono ulteriore conferma della necessità di attuare una politica monetaria concordata e coordinata a livello internazionale. E ciò soprattutto al fine di evitare che squilibri in casa altrui producano pericolosi contraccolpi in casa nostra. Ecco perché, mentre il Governo italiano accoglie con ragionata comprensione le misure prese dal paese amico, auspica che la Francia adotti altri provvedimenti per un risanamento della sua moneta e della sua economia. La decisione del Governo italiano di non ritoccare la parità della lira, come del resto hanno deciso gli altri paesi del «club dei 10», si inserisce in questo contesto internazionale ed è la logica conseguenza delle decisioni concordate fin dal novembre scorso, a Bonn, sulla misura «ragionevole» della svalutazione stessa.
In tema di stabilità monetaria, il Governo è consapevole che all'origine di alcune recenti tensioni vi sono sia fattori esterni - ci riferiamo in particolare all'aumento dei prezzi internazionali delle materie prime - sia fattori interni di squilibrio fra domanda e offerta in ben individuati settori, quali i materiali per l'edilizia e taluni prodotti agricoli. Per questo ci preoccupiamo di seguire attentamente questi due ultimi settori, anche perché si ritiene che, in termini globali, l'incremento della produzione nazionale sia in grado di soddisfare la prevista dilatazione della domanda interna.
In particolare, per controllare il «surriscaldamento» dell'edilizia - sul quale non avevo mancato di soffermarmi nelle dichiarazioni programmatiche e sul quale hanno insistito numerosi intervenuti nel dibattito - ci proponiamo di operare in modo da distribuire in misura più bilanciata la domanda e l'offerta di costruzione di abitazioni. In materia di fitti - preoccupazione costante e prioritaria del Governo - ringrazio l'onorevole Piccoli per le pertinenti considerazioni fatte in merito all'esigenza di coordinare gli investimenti industriali con un'avveduta politica della casa, così da contenere la patologica dilatazione dei fitti. Aggiungo che il Governo farà di tutto per indirizzare l'intervento pubblico per l'edilizia popolare verso quelle zone dove il fabbisogno di abitazioni si presenta particolarmente accentuato.
L'onorevole Malagodi ha rilevato - in materia di investimenti produttivi - che la mia affermazione sul mancato conseguimento di un loro livello ottimale sarebbe la riprova che gli investimenti stessi continuano a ristagnare. Ciò è inesatto, e le cifre più recenti lo confermano. Le stime della Banca d'Italia per il 1969 e l'ultimo rapporto semestrale dell'ISCO, indicano, infatti, che gli investimenti, sia quelli globali sia quelli direttamente produttivi, aumenteranno, quest'anno, ad un tasso sensibilmente superiore di quello del 1968.
A proposito dell'esodo dei capitali, siamo consapevoli delle sue ripercussioni negative sia sull'equilibrio della bilancia dei pagamenti sia sul mercato finanziario, e siamo convinti che il fenomeno trovi accentuazione nelle ormai note carenze del nostro mercato dei capitali. Perciò il Governo conferma che avvierà la predisposizione di misure capaci di conferire maggiore competitività al nostro mercato finanziario.
Quello del Mezzogiorno è stato un tema giustamente ricorrente nel corso del dibattito. Mi si offre in tal modo l'occasione di ribadire la nostra volontà di promuovere lo sviluppo del meridione, garantendo la massima efficienza di tutto l'apparato pubblico, sia in direzione delle aziende a partecipazione statale, sia sveltendo e razionalizzando gli interventi tradizionali volti ad ampliare le dotazioni di infrastrutture e di servizi civili. Ciò anche al fine di accrescere le opportunità di espansione e di nuove iniziative dell'impresa privata.
Sui problemi agricoli, nel richiamare quanto ho già detto in sede di esposizione programmatica, riconfermo che l'agricoltura italiana, la quale rimane uno dei grandi temi del nostro sviluppo economico nel quadro comunitario, ha bisogno di una politica di interventi organici, opportunamente programmati e collegati alla realtà sociale delle campagne.
Circa il tema delle elezioni amministrative e regionali, l'opinione che ho espresso sulla loro contemporaneità, è fondata sull'articolo 22 della legge elettorale regionale, e sono note alle Camere le ragioni che hanno determinato quella norma, mentre ribadisco l'impegno del Governo di approvare nella prossima riunione del Consiglio dei Ministri il disegno di legge sulla finanza regionale.
Altro tema di rilievo è quello dell'Alto Adige.
All'onorevole De Marzio ricordo che le direttive del Parlamento alle quali mi sono riferito, sono quelle derivanti dall'approvazione dell'azione del Governo espressa a conclusione di ampi dibattiti nel settembre 1966 e nel luglio 1967.
All'onorevole Mitterdorfer, che ha sollecitato precisazioni circa l'azione del Governo, posso confermare che si è conclusa la fase di sostanziale definizione delle misure per la soluzione dei problemi dell'Alto Adige da portare, come d'intesa, sollecitamente sia a conoscenza dei rappresentanti della minoranza di lingua tedesca, sia di quelli delle altre popolazioni locali. L'interesse di tutti i gruppi linguistici conviventi è, infatti, considerato dal Governo, in egual misura, un elemento di fondamentale importanza.
La proposta globale di soluzione, approvata dal Governo, sarà sottoposta al Parlamento.
Circa i problemi della Valle d'Aosta, che sono stati illustrati dall'onorevole 0llietti, ribadisco che sarà cura del Governo porre la più viva attenzione e la massima cura per la soluzione dei problemi da lui segnalati.
Sui temi di politica estera mi preme rilevare due ordini di osservazioni che mi paiono più significativi. Quelle dell'onorevole Malagodi e quelle dell'onorevole Berlinguer. L'onorevole Malagodi, alludendo all'esperienza generale del centro-sinistra, mette in dubbio la coerenza tra la nostra politica interna e la nostra politica estera. Questa incoerenza io non la vedo, onorevole Malagodi. Ma nemmeno lei credo possa vedere alcuna contraddizione tra il nostro operare sul piano internazionale con impegno e lealtà, e le nostre affermazioni inequivoche su tutto l'arco dei grandi temi della politica mondiale.
Obiezioni di fondo alla linea indicata, sono venute da parte dell'onorevole Berlinguer. Mi pare evidente che la posizione da lui sostenuta non può che essere respinta perché essa rappresenta il rovesciamento esplicito di scelte confortate dal corpo elettorale e dal Parlamento, e del resto confermate nella loro validità da un'esperienza che nemmeno l'onorevole Berlinguer riesce a contestare.
La nostra politica estera resta perciò ancorata alle scelte di pace e di sicurezza e all'obiettivo dell'unità europea.
Auspicare l'uscita dell'Italia dal patto atlantico ed una politica di attiva neutralità, come fa l'onorevole Berlinguer, in un momento in cui il blocco del patto di Varsavia viene ulteriormente rafforzato, non ci sembra corrispondere né a criteri realistici né agli interessi della pace in Europa. La pace è la conseguenza di un equilibrio di forze e di una reciprocità di azioni. Ove tali condizioni venissero a mancare si aprirebbe la strada a sviluppi imprevedibili. Noi siamo invece, come ho affermato nelle dichiarazioni programmatiche, in favore dello sviluppo di un dialogo costruttivo in Europa, non limitato ai due blocchi – e che non fa dei due blocchi un dato storicamente irreversibile – ma esteso a tutti gli altri paesi che, come noi, siano interessati alla pace sul nostro continente. A questo fine ci stiamo adoperando e ci adopereremo in una visione che abbia alla sua base la tutela dei reali interessi nel nostro paese.
All'onorevole De Martino, che mi ha ricordato l'intendimento manifestato dal precedente Governo di avviare sondaggi per il riconoscimento della Repubblica popolare cinese, confermo che quell'orientamento non è modificato.
Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, tema centrale del dibattito, però, sono state le ragioni per cui è nato questo Governo.
Si è contestato al Governo di non aver espresso un suo giudizio sulle cause della crisi, e si è voluto vedere nella sua discrezione su un tema proprio delle forze politiche quasi un tentativo di eludere dinanzi al Parlamento ed al paese l'analisi di vicende ed elementi di fatto ben noti. Credo non giovi a nessuno rovesciare i ruoli. Il Governo risponde della situazione che esso determina con la sua esistenza e della linea e della piattaforma che presenta al Parlamento nel chiedere la fiducia.
Ora ritengo che, su questo punto, le dichiarazioni da me rese non si prestino ad equivoci.
Il Governo, ho detto e ripeto, è un governo monocolore con l'appoggio dei gruppi di centro-sinistra e questo appoggio considera essenziale e condizionante per la sua stessa esistenza. Per la sua linea e la sua piattaforma, esso si pone come elemento di continuità della politica di centro-sinistra e dell'impegno delle forze che tale politica condividono. Suo obiettivo è, assicurando l'ordinato svolgimento della legislatura, quello di favorire e di secondare la ripresa del dialogo per la ricostituzione di un Governo organico di centro-sinistra.
Certamente, onorevole Berlinguer, certo, onorevole Malagodi, nessuno qui si nasconde che la situazione è difficile e delicata, che la stessa prospettiva di centro-sinistra registra una battuta d'arresto con questa crisi. La stessa natura del Governo e le dichiarazioni programmatiche non nascondono questo fatto obiettivo. Esso è stato posto in evidenza dalla crisi che è stata, a sua volta, difficile e complessa. A questo proposito debbo dire all'onorevole Berlinguer che talune sue interpretazioni circa l'esistenza di trame oscure appaiono fantasiose, così come respingo le insinuazioni e i dubbi dell'onorevole Vecchietti circa la volontà o la possibilità che il Governo favorisca un processo di carattere autoritario. Il Governo nella sua interezza ,è una garanzia contro sbocchi impossibili e improponibili, contro ipotesi che la classe politica della parte rappresentata su questo banco ha il diritto di respingere come arretrate e ingiuste; gliene dà diritto la fermezza con cui ha difeso e garantito e valorizzato sempre le spinte di libertà (Applausi).
Il momento, lo ripeto, è difficile ed ha reso necessario e opportuno l'attuale sbocco. Ma la presenza di questo Governo, per i suoi obiettivi e la sua linea non meno che per la sua composizione, non si propone di colmare, come che sia, un vuoto di potere. Si può ironizzare sulle nostre affermazioni circa la validità della linea di centro-sinistra. Mi chiedo, però, quale altra linea si vuole indicare, quale altra linea si indica come matura. La verità è che se la crisi ha posto problemi e problemi seri e gravi alle forze di centro-sinistra, non meno seri problemi ha posto alle forze di opposizione.
Non ha indicato una prospettiva l'onorevole Malagodi. Si è limitato ad auspicare una generica ripresa della dialettica interna alla democrazia, la dialettica di maggioranza e opposizioni in seno all'area democratica stessa: e nel momento stesso in cui critica linea e contenuti, non ne offre, in effetti, di diversi, concreti e persuasivi.
Nessuna prospettiva è venuta dall'onorevole Berlínguer se non quella di un incontro, di un'ipotesi di lavoro tra le varie e diverse componenti di sinistra, cui il partito comunista dovrebbe peraltro imprimere la propria impronta. Ma qual'è, onorevole Berlinguer, questa impronta? È a questo interrogativo che ella non ha dato risposta, mentre tutto delle vicende e delle posizioni del partito comunista rende non convincente questa proposta. Personalmente ho avuto più volte modo di dire che non sono dell'opinione che tutto sia strumentale nel partito comunista. Certe posizioni hanno rotto l'incantesimo di un monolitismo trionfalistico. Ma il riferimento resta all'esperienza quale si è svolta e si viene svolgendo sotto i nostri occhi nei paesi a regime comunista. Altro riferimento reale non risulta che emerga dalle vostre proposte. Non è questione di steccati, onorevole Berlinguer; il problema è di dissenso profondo e tuttora insuperabile nella reciproca concezione della democrazia e di uno sviluppo nel segno della libertà. Questo resta il nodo da sciogliere e solo un abile ma inconsistente artifizio polemico può tentare un capovolgimento, questo sì veramente storico, delle responsabilità in ordine al funzionamento e allo sviluppo del sistema democratico nel nostro paese. E d'altronde le prospettive di politica estera chiaramente delineate - gliene do atto - da lei, onorevole Berlinguer, sono, al riguardo, indicative e significative e per noi non accettabili.
Questo è il punto. E consentitemi di dire - ciò vale per chi ha ritenuto che nelle dichiarazioni programmatiche ci si volesse tenere eccessivamente cauti, se non equivoci - che questo si intende dire quando si afferma che il Governo ha ben presenti i motivi di distinzione e di differenziazione su alcuni temi e valori fondamentali.
Io credo che questo dibattito abbia realisticamente confermato le ragioni che sono alla base della formazione di questo Governo, e della tenacia con cui intende sostenere che la linea di centro-sinistra non può e non deve andare dispersa per lo sviluppo democratico che può assicurare nella stabilità politica. È per questo motivo che il Governo pensa e ritiene di poter costituire oggi un punto di riferimento in vista di una decantazione e di una ripresa del dialogo tra le forze di centrosinistra. E, con grande rispetto verso le forze politiche che lo sostengono, senza interferenza di sorta, si propone di favorirla garantendo la continuità d'una linea e d'un programma. Una linea e un programma con i quali, se avrà la fiducia del Parlamento, si propone di affrontare – per quanto sta in esso – i problemi urgenti del paese (Vivi applausi al centro — Congratulazioni).

On. Mariano Rumor
Camera dei Deputati
Roma, 10 agosto 1969

(fonte: Camera dei Deputati - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di domenica 10 agosto 1969)


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