LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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LA SEGRETERIA PICCOLI: INTERVENTO DI AMINTORE FANFANI AL CONSIGLIO NAZIONALE DELLA DC
(Roma, 19 gennaio 1969)

Dopo le elezioni politiche dell'anno precedente (1968), e la difficile ricostituzione di una maggioranza di centro-sinistra con il Governo presieduto da Mariano Rumor, si svolge dal 17 al 19 gennaio 1969 il Consiglio nazionale del partito a Roma per eleggere il nuovo Segretario politico, dopo le dimissioni di Rumor da poco insediatosi a Palazzo Chigi. Viene eletto di stretta misura Flaminio Piccoli, che raccoglie più schede bianche che voti favorevoli. Si riporta l'intervento in Consiglio nazionale di Amintore Fanfani, da pochi mesi eletto alla Presidenza del Senato.

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Il mandato conferitomi – che mi auguro venga conservato per tutto il tempo necessario a recare in porto le iniziate riforme del regolamento del Senato e la connessa organizzazione ambientale ed organizzativa – mi ha consigliato di astenermi dall'intervenire nei recenti dibattiti del Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana.
Così avrei continuato a fare anche in questa occasione, se il ricorso a certe locuzioni e giudizi non minacciasse di rendere più difficile l'unità di intenti e di azione del partito di maggioranza relativa, della cui presenza e attività costruttiva nel Parlamento i Presidenti delle due Camere non possono non preoccuparsi, tanto essa è determinante ai fini di una regolare ed efficace operatività delle rappresentanze elette dal popolo.
E questa preoccupazione, pur con il doveroso distacco che la carica gli impone, non può non essere più viva in un Presidente, che si onora di appartenere al partito di maggioranza relativa e che all'assunzione dell'attuale linea politica di esso ha avuto la fortuna di dare qualche contributo.
Prendo quindi la parola con animo amichevole verso tutti gli interlocutori e con spirito sgombro da qualsiasi preoccupazione, avendomi la vita insegnato, e recentissime vicende familiari confermato, che vano è mescolare serie riflessioni sui problemi reali con esercitazioni su futuribili il cui verificarsi è bene sia lasciato dipendere dall'esercizio della libertà di tutti gli uomini specie dei più direttamente responsabili, nonché (ed è ovvio) dalla volontà imperscrutabile di Dio.
Per la parte che la Costituzione riserva ai partiti nella vita nazionale, essi hanno il dovere di assumere e mantenere sempre l'assetto di massima operatività, sia per agire efficacemente nel Paese, sia per adempiere ai doveri di rappresentanza assunti verso gli elettori Momenti di disimpegno possono essere inevitabili: ma, come una recente esperienza insegna, essi devono essere ridotti al minimo e risolti in senso costruttivo; se non si vuole mortificare l'interesse generale all'interesse particolare. E se c'è un partito che non può fare facilmente ricorso al disimpegno ed alle pause di riflessione, questo è proprio il partito di maggioranza relativa, ogni attenuata presenza del quale ha ripercussioni gravissime nel Paese e nel Parlamento.
Si ricorre troppo spesso alla locuzione che “il Parlamento non funziona”. Ma, pur riconoscendo le mende che opportune riforme interne devono eliminare, forte della esperienza di deputato, di governante, di Presidente di Assemblee internazionali e nazionali, io debbo recare qui la testimonianza che la funzionalità dei parlamenti è perfetta quando buono è il funzionamento delle maggioranze che in essi si costituiscono.
Da ciò consegue il dovere di un Presidente di Assemblea parlamentare di richiamare i responsabili dei partiti coalizzati alla necessità inderogabile di fare funzionare la maggioranza. E' questo l'unico modo serio: di sostenere il Governo che essa esprime, di svolgere il programma che essa ha concordato, di far fronte agli impegni assunti con gli elettori, di mettere l'opposizione in condizione di svelare senza infingimenti il senso costruttivo della sua critica e la sua capacità di secondare il perfezionamento delle soluzioni che la maggioranza stessa propone per i problemi veri del Paese.
Se queste osservazioni sono valide, ne consegue che del funzionamento della maggioranza la massima responsabilità spetta al partito di maggioranza relativa, e il puntuale adempimento di questa responsabilità impedisce ad esso di appartarsi, o di chiedere soste, o di limitarsi a promettere riprese. Esso deve funzionare esemplarmente, e per funzionare esemplarmente non può sottomettersi a gestioni interlocutorie.
Quando come nel caso che è dinanzi a noi il Segretario del Partito, assunte funzioni di guida del Governo, dice responsabilmente che non può attendere contemporaneamente alle due funzioni e si dimette; l'organo competente deve eleggergli un successore, non indulgendo alla pretesa di interinati collegiali o individuali. E se questa scelta o elezione non è possibile all'unanimità, ad una maggioranza che la propone non possono opporsi critiche di metodo se esse non sono accompagnate da proposte concrete che, pur con altro metodo ma subito e non dopo pause sterili, propongano altra soluzione.
Ho letto delle critiche alle soluzioni così dette di vertice. Per avere subìto dieci anni fa l'effetto di queste soluzioni di vertice dovrei essere in condizione di condividere le critiche ad esse oggi portate. Però in tale condizione non mi trovo, perché, come mi parve nel '59 così mi pare anche nel '69 che un Consiglio Nazionale il quale si trova di fronte a dimissioni di Segretario Politico, una volta che le accetta, debba provvedere a sostituirlo, salvo – come allora fu detto e ora si dice – promuovere un Congresso che discuta se le dimissioni accettate non abbiano sconvolto la vita del partito al punto da richiedere una nuova consultazione degli iscritti.
Ad essi sento che ci si vuole appellare. Così feci anch'io nel '59. Ma proprio l'esperienza del Congresso di Firenze ammonisce chi intende ripetere oggi quel doveroso appello agli iscritti, che allora il palese largo consenso degli iscritti fu in parte modificato da intese di vertice avvenute nell'ultima notte del Congresso che – e gli amici di “Nuove Cronache”, di “Base” e di “Forze Nuove” certamente non lo hanno dimenticato -, salvò una concentrazione non propriamente di sinistra dalla sorte che per essa gli iscritti avevano indicato.
Certo, come prima di Firenze e dopo Firenze fu fatto, occorre, dopo che nei vertici consiliari e congressuali si è provveduto, non desistere mai da un intelligente sforzo per correggere le soluzioni di vertice, verificandole continuamente e correggendole ogni volta che sia il caso con i dati che la periferia presenta come validi.
In questo senso, se appare urgente, ai fini del sostegno degli impegni assunti con gli altri partiti verso il Governo e verso il Parlamento, provvedere a sostituire il Segretario dimissionario; altrettanto corretto appare che si domandi al nuovo eletto di portare il partito ad un Congresso che, constatata la divisione avvenuta della maggioranza di Milano nel precedente Consiglio Nazionale e la sostituzione di essa in questo Consiglio con un'altra maggioranza, provveda a far definire dai delegati degli iscritti a quale maggioranza deve essere affidata la guida del partito, per consentire a questo di partecipare, in modo proporzionato al mandato ricevuto dagli elettori, all'individuazione dei nuovi problemi del Paese e delle soluzioni idonee per consolidare la sostanza e le forme della democrazia, utilizzando tutto il senso vero e valido delle contestazioni in corso: di quelle ormai pronunziate dal mondo della scuola e della giustizia, e di quelle altre che non mancheranno di pronunziarsi in altri settori vitali.
Non è tempo di sogni tranquilli, ma nemmeno di pause di riflessione. Urge sostituire alle troppe locuzioni, ora indecifrabili ed ora apparentemente ardite, elenchi precisi di problemi concreti, e proporre per essi, nell'ordine di priorità che la realtà del Paese richiede, adeguate soluzioni. Per formulare questo inventario e le coerenti proposte di soluzione è necessaria la presenza di tutte le forze disponibili ad operare arditamente, nel rispetto della giustizia, al rafforzamento della libertà e allo sviluppo del progresso, garantiti da una pace sicura.
E come, nel rispetto dei voti congressuali, l'on. Rumor ha realizzato la presenza al Governo di tutte le forze disponibili dei tre partiti coalizzati; così è doveroso esprimere l'augurio che l'onorevole Piccoli, una volta eletto Segretario, non desisterà da ogni sforzo per richiamare tutte le forze valide esistenti in questo Consiglio Nazionale a recare il loro contributo per sostenere lo sforzo che il Governo e la maggioranza parlamentare debbono compiere, preparando un Congresso che, eliminati i malesseri ed i malintesi, tenuto conto delle critiche fondate e delle aspirazioni valide, dimostri come il partito di maggioranza relativa vuole essere e sa essere in una visione dinamica della vita e della storia ponte sicuramente transitabile, tra i valori del cristianesimo, liberalismo, socialismo, hanno conquistato per sempre all'umanità ed i nuovi valori che le nuove generazioni aspirano a raggiungere per dare alla loro vita un sicuro avvenire, alla loro convivenza una grande serenità.
La Democrazia Cristiana che per due decenni ha atteso al meritevole sforzo di comporre ad utile unità ciò che di valido c'era alla sua destra ed alla sua sinistra, acquisti consapevolezza che il ritmo nuovo della vita del mondo le impone di sostituire alla funzione mediatrice in posizione spesso involontariamente statica tra destra e sinistra, la funzione dinamica di utilizzatrice dei valori già conquistati e consolidati al fine di giungere con coerenza anche alla acquisizione di quei valori validi cui aspirano quanti o per età o per sofferenza si sentono ancora estranei alla nostra società.
E su questo tema che riguarda l'esame critico del nostro passato e la identificazione di una nostra appropriata azione per l'avvenire, io mi auguro che si sviluppi un fecondo dialogo tra tutte le energie che operano in seno alla Democrazia Cristiana.

Sen. Amintore Fanfani
Consiglio Nazionale della DC
Roma, 19 gennaio 1969

(fonte: biblioteca Butini)


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