LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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L'ELEZIONE DI GIOVANNI LEONE ALLA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA: MESSAGGIO DI GIOVANNI LEONE AL PARLAMENTO
(Roma, 29 dicembre 1971)

Dopo una lunga serie di votazioni non andate a buon fine, a causa della divisioni tra i partiti della coalizione governativa di centro-sinistra, e delle divisioni all'interno della Democrazia Cristiana, il candidato ufficiale della DC Amintore Fanfani non riesce a raggiungere il quorum, come il candidato delle sinistre, Francesco De Martino.
Tramontata la candidatura Fanfani, non riesce il tentativo di trovare un accordo su Aldo Moro.
A conclusione della difficile situazione parlamentare, viene eletto Presidente della Repubblica Giovanni Leone, anche con i voti del MSI.
Il nuovo Presidente della Repubblica parla il 29 dicembre 1971 al Parlamento in seduta comune.

* * *

Onorevoli senatori, onorevoli deputati! Rendo omaggio al Parlamento della Repubblica italiana, diretta espressione della sovranità popolare.
Da questa Assemblea il mio saluto si estende al popolo italiano, al quale chiedo di rendersi depositario dell'impegno che assumo in umiltà di spirito e con fermezza di volontà.
Il Presidente della Repubblica attinge dalla Costituzione il complesso dei suoi poteri e l'indicazione dei relativi limiti. Non spetta a lui formulare programmi o indicare soluzioni. Gli spetta invece il compito di vigilare sull'osservanza della Costituzione e di mantenere intatto lo spirito che alimenta la nostra Repubblica democratica fondata sul lavoro, favorendo l'azione degli organi responsabili e promuovendo il buon funzionamento dai congegni costituzionali. Interprete dell'unita nazionale, secondo la solenne formula costituzionale.
E' nella Costituzione che noi italiani dobbiamo tutti riconoscerci. La Costituzione - nata dalle rovine del paese dopo una guerra che, pur non condivisa, testimoniò il senso del dovere dei cittadini, militari e civili, il cui sacrificio e il cui olocausto devono essere qui ricordati - trasse ispirazione e contenuto dalla Resistenza che, esprimendo l'ansia di libertà di italiani di ogni condizione sociale, di ogni ideale politico e di ogni fede religiosa, volle essere ribellione alla dittatura e all'asservimento straniero, anelito alla libertà e ad un regime di autentica democrazia. Una democrazia intesa non tanto come complesso di istituti e di norme in cui talvolta l'individuo sembra incapaci e di ritrovarsi, quanto come piattaforma idonea a realizzare il principio di uguaglianza, la dignità della persona umana, la giustizia sociale.
Proprio in tale prospettiva di rinnovamento hanno senso profondo le parole di un condannato e morte della Resistenza: “Offro questo mio ultimo istante per le pace del mondo e sovrattutto per la mia diletta patria, alla quale auguro figli più degni e un avvenire più splendente”.
E' alla Carta Fondamentale della Repubblica che il Presidente, come le altre istituzioni, chiederà la risposta ai gravi interrogativi, alla diffuse preoccupazioni ed incertezze che si colgono nella società italiana.
E' per questo dovere e sentimento di ritrovarci tutti nella Costituzione che le tensioni sociali, le diverse impostazioni dei problemi economici, politici e culturali in un momento cast complesso devono trovare per volontà generale, per spontanea convinzione sovrattutto dei cittadini e dei responsabili dell'orientamento di ceti e di masse. un'espressione civile e democratica; sì che alle misure adottale dal Parlamento e dal Governo - ciascuna nella sfera delle proprie attribuzioni e tuttavia in un quadro di collaborazione organica - corrisponda quel clima di fiducia che nasce dalla pace sociale. La pace sociale non significa rinunzia alle legittime aspirazioni e ai modi anche solleciti di farle valere; significa rinuncia al metodo della violenza e della intolleranza. Soltanto l'ordine democratico pub garantire il conseguimento di un risultato positivo.
Questo non vuol essere invito ad un rassegnato fatalismo. Occorre, invece, avere l'anima pronta ad intendere tutti i fermenti di giuste rivendicazioni ed inquietudini, considerando che i mezzi e gli strumenti predisposti dalla Costituzione non sono limiti od ostacoli al loro soddisfacimento: sono le strade maestre per la loro realizzazione stabile ed effettiva.
In questa polarizzazione della varia e viva problematica sociale verso il richiamo della legalità repubblicana devono operare le forze politiche, le istituzioni, i sindacati, la scuola, le associazioni, il mondo della scienza e della cultura, gli organi di informazione: elementi costitutivi del tessuto di un popolo, che nella sua ricca varietà ha saputo in passato dare manifestazione di prodigiosa capacità di rinascita e non può oggi non alimentarie le splendide luci della sua tradizione.
Il senso di incertezza e di insicurezza che si riscontra nella nostra società ha cause varie. Tra queste prevalgono talune disfunzioni delle istituzioni e l'accentuarsi a volte nominalistico dei contrasti tra le forze politiche. Ma sono cause tutte rimovibili. Occorre scoprire quello che unisce invece di disperdersi nella ricerca di ciò che divide.
E' necessario accentuare la saldatura tra coscienza. sociale ed istituzioni. E' questo il compilo fondamentale cui sono chiamali i partiti politici o, nel loro ambito, le grandi organizzazioni sociali, mediatrici delle istanze del paese. E' questa la condizione per conseguire l'effettiva funzionalità di tutte le istituzioni, la loro armonia nel quadro di una Costituzione che ne ha definito chiaramente i compiti e le responsabilità e che costituisce il punto obbligato di riferimento per tutti. In tal modo si potrà garantire la maggiore partecipazione del cittadino alla vita dello Stato, caratteristica essenziale della democrazia.
Coerente con la linea politica di progresso e di giustizia si pone la nostra azione in campo internazionale, nella consapevolezza che solo da uomini educati all'esercizio delle virtù sociali sarà possibile attendersi la realizzazione dell'armonica convivenza internazionale, presupposto indispensabile per il conseguimento del bene della pace; al quale l'Italia ha dato e darà sempre il più caloroso contributo.
In tale spirito si inserisce le nostra partecipazione all'alleanza difensiva atlantica, che si é gradualmente rivelata valido strumento di distensione.
Con lo stesso spirito i paesi occidentali, e con essi l'Italia. si adoperano con paziente impegno a predisporre una conferenza per la sicurezza e la cooperazione in Europa - a cui partecipino con gli Stati Uniti e il Canada tutti gli Stati europei interessati - allo scopo di raggiungere condizioni atte ad assicurare una più feconda convivenza ed una più efficiente collaborazione tra tutti i popoli europei, nella garanzia e nel rispetto dell'indipendenza e della libertà di tutte le nazioni.
Sempre nella considerazione della necessità di raggiungere più giusti e più stabili equilibri, l'Italia ritiene essenziale il suo costante appoggio ai paesi in via di sviluppo, nell'intento di contribuire alla soluzione dei problemi che ritardano e rendono più arduo il loro inserimento nella società tecnologica contemporanea.
Per quanto riguarda i rapporti tra Stato e Chiesa, è nella Costituzione la direttrice di operare perché vengano salvaguardate le condizioni della pace religiosa in Italia. Non si tratta solo di osservare i precetti dell'articolo 7 della Costituzione, che fanno il giusto posto alla indipendenza ed alla sovranità dello Stato e della Chiesa cattolica, ciascuno nel proprio ordine; si tratta di mantenere un clima che renda impossibile ogni anacronistico steccato.
Nel rendere omaggio all'alto magistero spirituale che esercita il Sommo Pontefice con l'appello angosciato e quotidiano alla pace, la dura condanna della guerra, la ferma aspirazione alla giustizia tra le classi e tra i popoli, sento d'interpretare l'animo cristiano del popolo italiano (Vivissimi applausi).
Con lo stesso spirito occorre cogliere l'anelito ad una riconsacrazione dei principi morali, che sono condizione essenziale per una felice sintesi dai valori individuali, familiari e sociali.
Il mio saluto va a tutte le istituzioni sulle quali si incardina la Repubblica.
Al Parlamento, sede insostituibile di tutte le istanze di confronto e di conciliazione, teso ad interpretare le esigenze di una società che progredisce, alla quale deve offrire strumenti legislativi anche tecnicamente più moderni ed efficienti.
Alla Corte costituzionale, scultoreamente definita da Enrico De Nicola «vestale della Costituzione», la quale con costante impegno e con sempre più decisa incisività, operando sul tessuto delle leggi, specie di quelle precedenti alla Costituzione, rende vivi i principi fondamentali in questa enunciati.
Alle regioni, che nel quadro dell'unità nazionale sono chiamate ad esprimere sul piano legislativo ed amministrativo la varietà di questo complesso e rigoglioso paese, accostando più direttamente legislazione e attività esecutiva agli interessi e alle aspirazioni delle singole comunità regionali, contribuendo così a realizzare il pluralismo istituzionale previsto dalla Costituzione.
Le Regioni sono strumento essenziale per la eliminazione degli squilibri settoriali e territoriali, tra i quali emerge tuttora preminente il problema de! Mezzogiorno e delle altre zone depresse.
Alla magistratura, presidio di giustizia, punto di riferimento delle aspettative di legalità, severa custode dei diritti dell'uomo che sono l'essenza stessa della nostra democrazia. Essa, ricca di gloriose tradizioni di probità e di cultura, saprà con alto impegno morale rispondere alle aspettative di giustizia del paese. Di questa convinzione posso chiamare a testimonianza la conoscenza che ho della abnegazione e del senso del dovere dei magistrati italiani.
Occorre però richiamare ancora una volta l'attenzione sulla necessità che all'amministrazione della giustizia siano forniti strumenti più moderni, più rapidi ed incisivi. Si tratta non solo di strumenti legislativi (accanto alla riforma dei codici, urge quella dell'ordinamento giudiziario, da lungo tempo auspicata) ma anche di strumenti materiali indispensabili per il buon funzionamento della vita giudiziaria.
L'ansia di certezza del diritto e l'effettiva garanzia dell'accesso alla giustizia per i meno abbienti vanno colte nella loro essenziale importanza.
Alle forze armate, garanzia dell'indipendenza nazionale e della sovranità dello Stato, nelle quali i nostri giovani trovano una grande scuola di dedizione al bene supremo della patria e di alta educazione democratica.
Alla pubblica amministrazione, che - nonostante il ritardo in cui si dibatte l'attuazione dell'opera di riforma, per altro collegata all'ordinamento regionale - trova nel senso del dovere e nel sacrificio dei molti servitori dello Stato un punto di fiducia.
Va rinnovato in questa sede l'invito a garantire sempre più attraverso gli ordinamenti e il costume il rispetto delle aspettative e delle esigenze del singolo cittadino.
Ai sindacati, ai quali è commessa la responsabilità di interpretare le ansie non sole economiche ma anche morali dei lavoratori, che costituiscono la parla pia nobile e rappresentativa del paese per tradizione di laboriosità, d'inventiva e di preparazione.
Noi vogliamo ricordare quanto spetta di merito e di orgoglio alla classe lavoratrice nell'opera prodigiosa di ricostruzione dalle rovine e dalla miseria e quale ruolo essa giustamente ricopra nella nostra democrazia, che dalla sua fattiva adesione riceve uno slancio vitale.
Al senso di responsabilità della classe lavoratrice deve corrispondere analogo impegno del mondo imprenditoriale, che ha dato un essenziale contributo al progresso del paese e che è chiamato a realizzare quelle sintesi operative che possono assicurare un ulteriore e necessario sviluppo economico, non separato certo da una piena soddisfazione delle legittime aspirazioni dei lavoratori.
Tutti i problemi connessi direttamente o indirettamente al lavoro e alla produzione, condizione del benessere del popolo italiano, saranno perciò seguiti con vigile interesse.
La congiuntura economica è tuttora oggetto di preoccupata attenzione. Non vi sono ancora apprezzabili dati quantitativi sull'inversione dal ciclo economico, ma è abbastanza diffusa la sensazione che si sia giunti alla fine della fase regressiva.
Il recente accordo monetario consentirà al mercato internazionale di riprendere slancio e vigore rispetto alla situazione creatasi nell'agosto scorso.
L'Italia ha dimostrato, da ormai un quarto di secolo, di credere nella libertà degli scambi internazionali e di volerla. E' nell'ambito di tale scelta che abbiamo operato, sulla linea indicata da De Gasperi, per costruire l'«Europa dei sei» e per allargarla alla Gran Bretagna ed agli altri paesi candidati, mirando alla costruzione dell'unità politica europea.
Un saluto particolare va ai nostri connazionali all'estero, a quelli che, da lungo tempo inseriti in altre comunità, con dignità e lealtà concorrono ad accrescere il prestigio dell'Italia; a quelli che, costretti a chiedere un posto di lavoro fuori dei confini nazionali, giustamente aspirano a tornare alla loro terra.
Desidero rivolgere un pensiero riverente e grato ai miei predecessori, che con diversità di temperamento ma con eguale senso di dedizione al paese, hanno rappresentato la unità nazionale.
Sento la responsabilità di essere il continuatore di una tradizione che si inizia con Enrico De Nicola, il quale – arroccato nella sua alta coscienza giuridica e in una visione austera dello Stato - accompagnò l'opera di De Gasperi per la rinascita del paese.
Al Presidente Saragat rivolgo il mio deferente saluto e il pensiero riconoscente del paese, che gli esprimo nello stesso momento in cui assumo la funzione di rappresentante dell'unità nazionale. Egli ha esplicato il mandato in uno dei periodi pili complessi e travagliati della nostra vita nazionale con limpida coscienza democratica, con larga visione sociale, con un senso religioso della libertà.
Onorevoli senatori, onorevoli deputati, la mia elezione coincide con il venticinquesimo anniversario della fondazione dello Stato repubblicano ed è prossima all'anno centenario della morte di Giuseppe Mazzini.
Da queste coincidenze possiamo trarre auspicio.
Le Repubblica democratica, che fu il tormentoso sogno di uno dei maggiori artefici del nostro Risorgimento, è da venticinque anni una realtà viva ed operante. Occorre custodirla nei suoi valori fondamentali di giustizia e di libertà, vivificandola con il nostro lavoro, con il nostro sacrificio, con la coscienze dei nostri diritti e con l'accettazione dei nostri doveri; convinti che democrazia è sovrattutto responsabile partecipazione della collettività alla costruzione dal proprio avvenire.
La classe politica ha dato ampio respiro alla libertà: si e adoperala a costruire un sistema democratico pluralistico; ha posto le premesse per un progresso che sia promotore di autentica giustizia.
Non possiamo disperdere tutto questo. Dobbiamo completare la costruzione dello Stato così com'è delineato nella Costituzione repubblicana; dobbiamo operare in modo che esso si fondi su leggi giuste.
Con l'aiuto di Dio dedicherò ogni mio pensiero, ogni mio atto al servizio del popolo italiano, nel nome augusto della patria. Viva l'Italia! (L'Assemblea si leva in piedi – Vivissimi, prolungati applausi, cui si associa il pubblico delle tribune).

On. Giovanni Leone
Parlamento in seduta comune
Roma, 29 dicembre 1971

(fonte: Camera dei Deputati e Senato della Repubblica - Resoconto della seduta comune di mercoledì 29 dicembre 1971)


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