LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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IV° GOVERNO RUMOR: INTERVENTO DI MARIANO RUMOR ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
(Roma, 16 luglio 1973)

Con il IV° Governo Rumor, si chiude la breve parentesi neo-centrista del II° Governo Andreotti, e si ritorna ad una coalizione organica di centro-sinistra con DC, PSI, PSDI e PRI. La situazione del Paese è complessa, dal punto di vista economico e dell'insorgenza della violenza politica. E la stabilità governativa assume un valore significativo.
Il ritorno al centro-sinistra è uno dei frutti del recente XII° Congresso nazionale della DC.
Il IV° Governo Rumor giura il 7 luglio 1973, e si presenta alla Camera dei Deputati il 16 luglio per richiedere il voto di fiducia.

* * *

RUMOR, Presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevoli colleghi,il Governo si presenta al Parlamento in un momento di gravi difficoltà. Da qualunque lato si esamini la situazione del paese, il quadro in cui si inscrive il nostro compito è complesso e grave.
Il Governo che ho costituito in adempimento del mandato conferitomi dal Capo dello Stato — cui va il nostro fervido sentimento di deferente omaggio — ne è cosciente.
Ci troviamo in particolare alle prese con spinte inflazionistiche, con la preoccupazione quotidiana di milioni di nostri concittadini. Questa preoccupazione è anche la nostra. La difficile congiuntura economica ha messo in ulteriore evidenza i fattori di debolezza del nostro sistema, accentuando contraddizioni e squilibri, rischiando di incrinare quel tessuto di solidarietà sociale la cui tenuta costituisce il presupposto per l'avanzata civile del nostro popolo, il rinsaldamento delle istituzioni, la espansione della democrazia.
Il nostro paese ha risorse e volontà per resistere a queste spinte disgregatrici: a patto che la solidarietà faccia premio sulle animosità e sulla paura. Nel presentare al Parlamento il Governo, voglio esprimere questo fermo convincimento.
Non vi sono salvezze individuali da cercare. La salvezza individuale è indissociabile dalla salvezza della Repubblica, e comporta il costo di una vigorosa e risoluta ripresa morale, della quale il Governo si renda, per primo, garante con la propria iniziativa e la propria guida. Una società complessa come la nostra, legata da interdipendenze molteplici al suo interno e al suo esterno, esige appunto una guida politica democratica sicura. Ma nessun governo può operare miracoli se non è sorretto e sostenuto da un alto grado di coscienza civica e di solidarietà sociale. Ci siamo accinti al nostro difficile compito nel risoluto proposito di fare la nostra parte con severo rigore. Dobbiamo chiedere dei sacrifici; ma il paese deve sapere che non li chiederemo a senso unico. Se vogliamo presentarci con animo aperto al confronto con i tempi nuovi, densi di rischi ma anche di possibilità, dobbiamo appellarci ad un nuovo senso del dovere, a tutti i livelli ed in ogni direzione. Coerentemente alle forze che lo compongono e alla loro vasta rispondenza popolare, questo Governo intende dare una risposta ragionevole e moderna alla domanda di fiducia, di efficienza, di modernità che sale dal paese.
Questo Governo intende anche dare una risposta politica alla domanda di ordine democratico e di stabilità. La stabilità è la più efficace delle misure anticongiunturali. L'ordine democratico è la condizione di ogni progresso. Non si cambierà nulla nel paese se non si creerà un clima di certezza su alcuni punti fermi, se non si offrirà ai cittadini un quadro complessivo di solidarietà e di compattezza nelle forze di Governo. Le stesse tensioni eversive, le tentazioni autoritarie rappresenterebbero risposte alternative ad una situazione di non governabilità; e il fascismo finirebbe col prestare la propria filosofia, perversa ed elementare, ai più disparati intenti di far prevalere, con la prepotenza, conati antidemocratici, unificando le forze del velleitarismo latente e del privilegio minacciato.
Rimontare la congiuntura economica, rinsaldare le istituzioni, offrire agli italiani un quadro di stabilità e di certezza, non dando tregua alle insorgenze fasciste e alla violenza: sono i punti di riferimento della rotta sulla quale abbiamo deciso di fissare il timone per la nostra difficile navigazione; non solo per l'incalzare delle cose, non solo per lo stimolo della necessità. Non cerchiamo, cioè, soltanto una base parlamentare più consistente, ma l'ancoraggio qualitativamente più saldo con la realtà del paese, con i suoi problemi e con le forze popolari che li esprimono al più alto livello di consapevolezza e immediatezza. Questo è il senso del recupero della linea di centro-sinistra. Questa è una delle ragioni del superamento di una situazione politico-parlamentare nella quale una diversa formula di governo ha servito il paese con l'apporto del partito liberale italiano, al quale tutti riconosciamo coerenza democratica e diamo atto, anche in questo momento, della sua importante funzione lungo una frontiera nevralgica della pubblica opinione. Al di là di essa vi è il Movimento sociale italiano, con il quale il contrasto è netto e insuperabile.
Questo Governo si è costituito ad un anno dalle elezioni politiche. Quella consultazione fu caratterizzata da una fondamentale istanza di revisione critica della precedente esperienza di centro-sinistra; un'istanza che severi dibattiti e responsabili determinazioni all'interno dei partiti della coalizione hanno autonomamente recepita. La DC, il PSDI, il PRI e il PSI hanno così ritrovato la base e ricreato le condizioni di un rinnovato patto di governo. Uno dei segni, del resto, di questa avvenuta riflessione critica passa certamente per la comune convinzione che il superamento delle nostre difficoltà e l'ausilio che dobbiamo fornire allo sviluppo di segni, altrettanto innegabili, di ripresa, esigono condizioni precise.
Il Governo dovrà dire al paese anche verità amare e il paese ha il dovere di darsi una consapevolezza dei dati della realtà economica. Noi rischiamo di vivere al di là delle possibilità, di consumare irrazionalmente le nostre risorse. Cresce con progressione la spesa pubblica corrente; costano troppo le nostre strutture pubbliche, soprattutto in rapporto alla loro non adeguata produttività: difettano invece gli investimenti sociali e gli investimenti di rischio.
E talvolta le più aspre ingiustizie nella distribuzione del reddito non si determinano per ciò che accade dentro le imprese, ma fuori delle imprese, per l'eccessiva larghezza con cui attività non direttamente produttive, talora scarsamente produttive, talora apertamente improduttive, presumono di dover essere remunerate.
Troppe zone parassitarie, cioè, persistono pervicacemente nelle nostre strutture, mentre il paese ha estremo bisogno di razionalizzarle, di renderle sempre più efficienti. Potenti e spesso prepotenti si fanno le spinte corporative nel momento in cui proprio il progresso generale di questi anni ha posto a volte con drammaticità l'esigenza di un impegno preciso per una politica di riforme e di decisi interventi contro i persistenti squilibri sociali e le piaghe di povertà o di miseria. Lotta contro l'inflazione, difesa del valore della nostra moneta, espansione della produzione sono obiettivi da tutti accettati; ma il loro conseguimento non può avvenire con qualunque politica.
Noi dobbiamo - ho già detto - chiedere sacrifici a tutti. Ma dobbiamo anche dire che vi sono categorie, vi sono zone del nostro paese cui non possiamo onestamente chiedere altri sacrifici.
Uno sviluppo globale e razionale del paese non può, cioè, non inquadrare in una visione generale tutti i problemi e tutte le esigenze, dando loro priorità ben definite: e in questo quadro i sacrifici debbono essere veramente proporzionati secondo equità e le riforme debbono essere non solo compatibili, ma puntare a rendere più efficiente tutto il sistema e a correggere simultaneamente le sperequazioni del reddito nazionale.
ll nodo è un problema di metodo, che investe tutti, ma ovviamente in primo luogo il Governo e fa classe dirigente.
Alcuni obiettivi, tenendo i piedi sulla terra, non promettendo ciò che non potremmo mantenere: questo è l'impegno della coalizione.
Il paese si trova di fronte ad una situazione caratterizzata da una ripresa della produzione, in presenza, però, di una forte accelerazione dei prezzi all'ingrosso e al consumo e di un rapido deterioramento dei conti con l'estero.
Alle difficoltà congiunturali se ne aggiungono altre peculiari del nostro sistema e derivanti dalla qualità e dalle dimensioni della spesa pubblica, dalle carenze delle strutture amministrative e dell'ordinamento tributario.
Si pone una duplice esigenza: adottare rapidamente energiche ed efficaci misure per uscire dalle secche della crisi; predisporre condizioni e strumenti per avviare una politica che affronti le difficoltà strutturali secondo un disegno organico.
La minaccia incombente è l'inflazione.
Abbiamo il dovere quanto meno di mantenere l'aumento dei prezzi nei limiti entro i quali esso si manifesta nei paesi le cui economie sono collegate alla nostra. Compito arduo, anche perché, per una serie di cause diverse, molti prezzi sul piano internazionale sono in ascesa.
L'obiettivo di fondo è quello di controllare l'aumento dei prezzi senza incidere sul tasso di sviluppo della nostra economia e sulla liquidità necessaria per alimentarlo.
La strategia da adottare deve articolarsi sui fronti: dei prezzi, della spesa pubblica, dello strumento fiscale, della politica monetaria e creditizia.
Sui prezzi innanzitutto: occorrono misure specifiche, alcune delle quali da adottarsi con provvedimenti di urgenza atte a contrastarne l'aumento in modo non velleitario, tenendo conto delle particolari caratteristiche socio-istituzionali del nostro paese. Le misure sono in fase di avanzata preparazione da parte dei ministri competenti. Per meglio precisarne il contenuto ci sono state e sono in corso riunioni e incontri. L'obiettivo di essi è quello di attuare iniziative destinate ad operare sui diversi versanti dell'importazione, della produzione, dei consumi. Il settore alimentare è naturalmente oggetto di particolare attenzione. Oltre all'impiego di strumenti amministrativi, facciamo affidamento sulla capacità responsabile di autodisciplina dei produttori e dei consumatori, sulla collaborazione attiva dei sindacati dei lavoratori, delle organizzazioni degli imprenditori industriali e commerciali, delle cooperative, delle regioni e degli enti locali e, quindi, di un ambito vastissimo di opinione pubblica, per ottenere comportamenti coerenti con l'interesse e l'impegno comune di lotta contro l'inflazione.
Per quanto riguarda il blocco dei fitti, nel periodo breve - come prima fase di un'azione di più ampio respiro e di più lungo periodo - il Governo adotterà provvedimenti d'urgenza.
Iniziative coraggiose debbono incidere, per quanto riguarda la spesa pubblica, sui rami parassitari e improduttivi e riordinare il sistema della finanza pubblica, sulla quale negli ultimi anni si sono accumulati oneri crescenti di imponenti dimensioni derivanti anche dai disavanzi delle gestioni delle aziende autonome, della finanza locale e degli altri enti pubblici.
Una politica responsabile per il consolidamento della ripresa esige il fermo impegno delle forze che sostengono il Governo ad evitare la presentazione in Parlamento di iniziative legislative - le cosiddette «leggine» - che concorrono a determinare un preoccupante, incontrollato incremento della spesa pubblica.
Per quanto riguarda l'esercizio in corso, dalle rilevazioni fin qui effettuate sembra emergere che il deficit già elevato del bilancio di previsione subirà ulteriori consistenti incrementi. La imminente presentazione del bilancio per il 1974 costituirà, pertanto, la prima occasione per una rigorosa verifica e per l'adozione di adeguate misure.
Il Governo fornirà, periodicamente, indicazioni sull'evoluzione della situazione economica e, in particolare, sull'andamento della finanza pubblica. In relazione a tale andamento e agli obiettivi della programmazione, saranno valutate le iniziative parlamentari che comportano aggravi di spesa.
Nel settore tributario, si deve attuare la riforma nei tempi stabiliti, razionalizzare gli uffici, eliminare rapidamente il vecchio contenzioso.
La nostra politica economica e monetaria dovrà proporsi, tra gli altri, l'obiettivo della stabilizzazione del valore esterno della lira: premessa per un'azione volta a contribuire alla progressiva integrazione economica e monetaria dell'Europa.
Ciò richiede una rigorosa individuazione degli obiettivi e strumenti della nostra politica economica ed un costante confronto con quelle degli altri paesi della Comunità; esige un approfondimento delle procedure e degli istituti comunitari, necessario a rendere compatibili i nostri obiettivi con quelli che gli altri paesi intendono conseguire.
Non si deve inoltre dimenticare che la continuità e la stabilità del processo di integrazione economica e monetaria dipendono dalla capacità della Comunità di sviluppare efficaci politiche industriali e di sviluppo regionale.
Anche per questo, occorre adottare senza indugio le misure - in parte previste nel progetto di riforma delle società per azioni, e tra le quali l'istituzione delle azioni di risparmio - che stimolino l'investimento del risparmio all'interno, nonché quelle che possono prevenire e bloccare fughe e movimenti patologici di capitali.
La politica monetaria deve assicurare la continuità dell'afflusso delle risorse finanziarie verso gli investimenti, perché la politica della deflazione non è nei propositi del Governo.
In particolare la politica creditizia sarà orientata a provvedere mezzi adeguati anche ai settori della media e piccola impresa. In questo contesto alla politica sindacale si domanda di svolgere ogni opportuna azione per la più alta utilizzazione della capacità produttiva esistente.
Il Governo dovrà vigilare perché non si aggravino situazioni di squilibrio tra domanda ed offerta, che accentuerebbero il processo inflazionistico generato da fattori esterni e dalla evoluzione dei costi.
Per lo sviluppo della produzione occorre consolidare la ripresa mettendo tempestivamente a frutto le risorse nella giusta direzione. In termini di compatibilità con le risorse reali, occorre fare scelte precise nei due campi degli investimenti produttivi e sociali e delle riforme.
Queste sono le grandi linee nelle quali debbono armonizzarsi giusti propositi e risolute rinunce, in una prospettiva di risanamento e di sviluppo. Politica congiunturale e politica delle riforme si saldano così in modo organico e durevole ed esprimono due momenti di un unico sforzo di progresso e di rinnovamento.
La riforma sanitaria, per la sua complessità ed onerosità, sarà il banco di prova sul quale si misurerà la nostra capacità di incidere su strutture vetuste innovando nella giusta direzione.
La riforma delle società per azioni dovrà ricondurre la nostra industria verso modelli di imprenditorialità, di accettazione del rischio ma anche di assoggettamento a rigorosi controlli, quali sono propri dei paesi industrialmente più progrediti.
Il compito è arduo, perché si deve coordinare l'avanzamento tecnologico con lo sviluppo dell'occupazione. Questo orientamento impone che la politica industriale sia volta a cogliere le grandi occasioni produttive che la nostra epoca offre e non si risolva in una politica di salvataggi: vere e proprie sovvenzioni al passato.
Il mondo imprenditoriale ha dato ripetuta testimonianza di capacità di innovazione e di inserimento in tutti i campi di attività: le nostre imprese sono duramente impegnate su tutti i mercati del mondo, dal campo manifatturiero alle grandi opere di impiantistica e di ingegneria civile.
Esso ha la capacità di fronteggiare le difficoltà economiche e la sfida dei tempi, così come in circostanze più drammatiche esso seppe dare un contributo determinante alla ricostruzione e all'imponente sviluppo del paese.
E le forze del lavoro, nella piena e nuova consapevolezza del loro ruolo e dei loro diritti, hanno l'occasione storica, in un momento di profondo travaglio, di contribuire in modo decisivo alla ripresa durevole dell'economia italiana.
Il Governo è aperto e vuole un ampio confronto con il mondo sindacale. Da questo confronto e da questi incontri, che il Governo intende intraprendere in termini di schiettezza realistica e costruttiva sulla base di una chiara conoscenza di tutti i termini della situazione economica e sociale, ci proponiamo di sviluppare il dialogo sui grandi temi del lavoro, dell'economia, delle riforme e delle condizioni essenziali che le debbono garantire.
Per garantire la difesa del potere di acquisto dei redditi delle categorie economicamente più deboli e per stimolare la formazione del risparmio delle famiglie, è nostro primario dovere contenere l'eccessiva espansione del potere d'acquisto monetario, particolarmente quello creato dal disavanzo statale.
In una valutazione globale del processo di formazione e di distribuzione delle risorse, che il Governo è disposto ad affrontare in collaborazione con le forze sociali, saranno definiti i problemi relativi ai miglioramenti delle pensioni minime.
Contemporaneamente alle misure dirette a contenere le spinte inflazionistiche, nel quadro di scelte responsabili e precise, occorre adottare le iniziative intese ad assicurare la espansione, orientandola verso gli obiettivi fondamentali della piena occupazione, dello sviluppo del Mezzogiorno e dell'ampliamento dei consumi sociali.
La politica industriale, in coerenza con gli obiettivi della programmazione, dovrà favorire la localizzazione di nuovi impianti al sud e quelle ristrutturazioni, nel nord soprattutto, che sono necessarie anche per adeguare gli impianti ai nuovi indirizzi della domanda.
Il sostegno all'industria dovrà realizzarsi essenzialmente con più validi aiuti alla ricerca, orientandola nei suoi oggetti e semplificando ne le procedure di sostegno, con l'attrezzatura di zone industriali inserite in una valida politica del territorio. Per il successo della politica industriale e per aumentare la efficienza del sistema socio-produttivo occorre garantire adeguati sviluppi delle iniziative private autonome ed una efficiente programmazione degli investimenti delle imprese a partecipazione statale. Particolare attenzione dovrà essere prestata alle richieste di aumento dei fondi.
I criteri degli incentivi e delle facilitazioni fiscali vanno rivisti in modo da orientare gli investimenti soprattutto per nuove iniziative nel Mezzogiorno.
Il Mezzogiorno non è soltanto un capitolo di politica economica. Il problema dello sviluppo meridionale deve porsi come un cardine, o piuttosto come il modo di pensare il governo economico del paese, sia nell'industria sia nell'agricoltura e nel turismo e anche nella politica comunitaria. In particolare appare congruo un maggiore sforzo per attirare verso il sud d'Italia gli investimenti dei paesi CEE in settori tali da conferire al Mezzogiorno una propria originalità produttiva.
Inoltre, accanto alla dovuta priorità nella spesa pubblica, il sud dovrà giovarsi di incentivi capaci di influire più sul fattore lavoro anziché sul fattore capitale. Il Mezzogiorno è stato beneficiato, a partire dal 1948, di una serie di iniziative di politiche e di «svolte» in tali politiche, che hanno attestato della costante attenzione della società italiana per il progresso del sud. Siamo sulla via giusta, indipendentemente da inevitabili errori nella predisposizione degli strumenti e nell'attuazione degli interventi. Le popolazioni del sud, nella solidarietà di tutti, sono impegnate nella lotta che esse stesse in primo luogo conducono e non solo nel campo dello sviluppo economico, ma, ancora prima, nello stimolo alla competitività, nel perfezionamento della preparazione tecnica, alla presa di coscienza di una nuova realtà in cui per il sud e per le sue genti vi sono un posto e un'occasione per crescere e affermarsi.
Tale è il significato profondo dell'indirizzo meridionalistico dell'Italia democratica, che questo Governo intende continuare.
Nel quadro della politica economica dovranno ovviamente essere valorizzati i contributi che allo sviluppo potrà dare l'artigianato nonché la razionale organizzazione del commercio.
Per l'agricoltura, nell'obiettivo di ottenere la revisione della politica comunitaria dei prezzi, dovranno trovare realizzazione le direttive miranti a facilitare il riequilibrio demografico anche con interventi di carattere sociale, a favorire il riassetto fondiario anche con l'acquisizione dei fondi rustici da coloro che lasciano l'agricoltura e di concessione agli imprenditori attivi che intendono ampliare e razionalizzare le loro attività.
Sarà favorita la valorizzazione della produzione agricola con l'apprestamento di più efficaci strutture distributive e con un adeguato potenziamento dell'industria alimentare. A tal fine si stimoleranno valide iniziative ad opera di associazioni di produttori e delle imprese a partecipazione statale.
Saranno realizzati progetti per una più razionale valorizzazione di alcune risorse agricole nel sud, per lo sviluppo di produzioni da attuarsi con criteri industriali e in valido collegamento con le attività di distribuzione e trasformazione.
Particolare attenzione dovrà essere riservata allo sviluppo della zootecnia al fine di assicurare un più consistente approvvigionamento di carne, anche per alleviare l'imponente onere nella bilancia dei pagamenti.
La legge sui fitti rustici, limitatamente ai punti dichiarati illegittimi dalla Corte costituzionale, in aderenza anche agli orientamenti comunitari, verrà adeguata, stabilendosi nuovi criteri per l'aggiustamento biennale dei canoni, sulla base dei prezzi dei prodotti agricoli e della remunerazione del lavoro. L'integrazione delle commissioni tecniche provinciali, l'articolazione più aderente alla realtà dei massimi e dei minimi, la ricerca di soluzioni di equità affidate alla commissione tecnica centrale e la considerazione, nell'ambito della politica delle strutture agricole, delle esigenze dei piccoli proprietari concedenti, consentiranno l'acquisizione di un quadro normativo idoneo a favorire lo sviluppo agricolo del paese.
In vista di tale obiettivo è auspicabile che la Camera possa rapidamente approvare la legge di proroga già approvata dal Senato.
In collegamento con la politica antinflazionistica e di consolidamento e di sviluppo della ripresa vanno considerati con priorità alcuni interventi in settori produttivi e sociali: nel campo dell'industria elettrica, elettronica ed elettromeccanica; analogamente, interventi adeguati dovranno riguardare i settori dei trasporti metropolitani, degli aeroporti e dei porti, nonché quelli del regolare approvvigionamento del petrolio greggio, anche al fine di razionalizzare le fasi della raffinazione dei prodotti petroliferi e della distribuzione.
Nei settori sociali viene innanzitutto in rilievo quello dell'edilizia abitativa. In questo campo occorre dare attuazione alla legge di riforma n. 856 del 1971.
Occorre assicurare la prosecuzione dei programmi di edilizia sovvenzionata attraverso più adeguati interventi; finanziare l'acquisizione delle aree e le opere di urbanizzazione; dare impulso ad un programma di edilizia convenzionata finanziandone la realizzazione attraverso i due meccanismi della legge n. 865 e della legge n. 1179; localizzare le grandi iniziative di edilizia sovvenzionata e convenzionata nelle aree previste dalla legge n. 167 del 1962; consentire una più incisiva partecipazione delle regioni ai procedimenti di programmazione; mantenere ferme le norme sulla liquidazione della GESCAL, prorogare per tre anni i contributi della legge n. 142 del 1963, dare una efficiente organizzazione agli strumenti finanziari operativi, prevedere la proroga dei più importanti piani di zona e di edilizia popolare nonché dei vincoli urbanistici di prossima scadenza, in attesa di una regolamentazione generale ed organica della materia; dare, infine, avvio ad un programma di investimenti nelle infrastrutture urbane e nei grandi complessi di edilizia popolare.
Nel settore dell'edilizia sociale i progetti di più immediata attuazione riguardano la difesa del suolo attuata mediante la riqualificazione del patrimonio idrico nazionale e con una maggiore collaborazione delle regioni.
Per i progetti speciali nel Mezzogiorno è necessario promuovere decisioni per un nuovo gruppo di interventi, da varare nel corso del 1974.
Quanto al settore delle infrastrutture di trasporto, occorrono rapide decisioni sui provvedimenti d'urgenza già all'esame del Parlamento.
Il programma fin qui delineato deve rilanciare l'economia nazionale sulla via di una espansione controllata e guidata.
La sua realizzazione comporta un alto grado di efficacia e di tempestività dell'azione pubblica in campo economico. Ciò richiede:
a) l'adozione in via informale e immediata di procedure di coordinamento dell'azione dei tre ministeri finanziari, nell'ambito del CIPE, in modo da assicurare collegamenti sempre più stretti anche a livello amministrativo con organi e istituti della funzione pubblica;
b) la riforma degli istituti della programmazione, che consenta un'effettiva azione di coordinamento attraverso nuove tecniche;
c) la revisione e lo snellimento delle procedure di spesa e del sistema dei controlli, mediante le necessarie modificazioni della legge di contabilità generale.
Su questa base sarà possibile, anche alla stregua dell'esperienza, rilanciare la programmazione economica pluriennale.
La condizione essenziale per il risanamento economico è rinsaldare l'apparato pubblico. All'origine della crisi, che sembra avere inceppato la macchina dello Stato e degli enti, sta l'attenuazione del senso profondo dell'unità e della solidarietà. Bisogna restaurare questo impulso basilare. Il paese ha necessità di vedere accrescere e consolidarsi il senso generale di fiducia nella funzione pubblica, non solo nel buon funzionamento delle istituzioni, ma anche nell'imparzialità dell'azione dei pubblici poteri.
Cominciamo col riconoscere che, in attesa delle regioni, molte delle iniziative per la modernizzazione nei nostri comuni e delle nostre province si sono fermate. Ora bisogna riprendere il processo evolutivo, nel contesto dei compiti che a questi enti sono affidati dalla Costituzione.
Quanto alle regioni, nella cui funzione determinante di decentramento istituzionale e di stimolo delle energie e delle vocazioni locali il Governo fermamente crede, occorre facilitarne in tutti i modi il decollo, in una visione organica ed equilibrata del nuovo assetto, con la consapevolezza e la coscienza costante di questa realtà. Impegno del Governo sarà di impartire direttive perché tutte le funzioni spettanti alle regioni vengano ad esse devolute, vincendo resistenze passive o corporative; di dare concreto avvio alla predisposizione delle leggi cornice nei singoli settori di attività regionale; di trovare, d'accordo con le regioni, strumenti di collegamento, di raccordo e di coordinamento tra esse e lo Stato. Solo così renderemo effettiva la grande carica di originalità che il nuovo ordinamento ha in sé, purché sia sorretto da una forte volontà politica e amministrativa in una salda visione unitaria. In questo contesto, nel quadro della riforma dell'ordinamento comunale e provinciale, e per assicurare un sistema armonico all'ordinamento delle autonomie, dovranno essere predisposti strumenti per dare concreta attuazione all'articolo 118 della Costituzione.
Un rapporto particolare vige, naturalmente, con le regioni a statuto speciale, che il Governo intende consolidare in una reciproca e proficua collaborazione, nel rigoroso rispetto delle competenze.
In questo quadro, assicuro, per quanto riguarda in particolare l'Alto Adige, che il Governo si ritiene impegnato a seguire la strada della puntuale attuazione delle misure previste dal «pacchetto» - varato da un Governo da me presieduto - nello stesso spirito che ha animato i precedenti governi.
E passiamo ora all'amministrazione dello Stato, in senso stretto. Mai, nella nostra storia, lo Stato è stato vituperato come oggi; ma occorre rendersi conto che sullo Stato come organizzazione si sono abbattuti contemporaneamente eventi che lo hanno scosso nelle fondamenta. Da un lato, l'azione comunitaria, che in alcuni importanti settori, come quelli delle finanze e dell'agricoltura, è penetrata profondamente nelle competenze dell'apparato, fortemente condizionandolo; dall'altro, la costituzione delle regioni, che ha comportato il passaggio di importanti attribuzioni ai nuovi enti. Vi è infine la sorpresa tecnologica che ha colpito tutte le amministrazioni del mondo, ma ha inciso in modo particolare sulle nostre strutture amministrative che non erano state tempestivamente sottoposte ad una revisione e ad un aggiornamento radicale, come richiesto dall'evolversi vertiginoso del substrato tecnico-economico-sociale.
Uno degli impegni fermamente programmati dal Governo è costituito pertanto dal riordinamento, nel senso della efficienza e della razionalità, della pubblica amministrazione, sia nelle strutture sia nell'azione e nei metodi di lavoro.
E' noto che, per vicende connesse con le consultazioni elettorali, le norme delegate per la ristrutturazione dell'amministrazione statale non poterono essere adottate. Adesso occorre riprendere ed ampliare la relativa prospettiva.
La politica dell'amministrazione – insisto su questo punto - non può consistere in una serie di provvedimenti sporadici. Come nessun'altra essa va pensata organicamente, impegnando la diretta responsabilità della Presidenza del Consiglio nell'effettivo esercizio delle funzioni di indirizzo e di coordinamento amministrativo oltreché politico, ad essa attribuite dall'articolo 95 della Costituzione.
E proprio nel quadro accennato appare necessario un più stretto collegamento del Ministero per l'organizzazione della pubblica amministrazione con la Presidenza del Consiglio dei ministri, ed una sua trasformazione sul piano funzionale e del personale.
In questo stesso contesto di riorganizzazione dell'azione e della struttura amministrativa si pone altresì l'istituzione del Ministero dei beni culturali e del Ministero dell'ambiente.
Da più parti e da tempo erano state avanzate fondate argomentazioni in favore di un più preciso impegno dello Stato verso settori di così imponente rilevanza culturale, civile ed umana.
I beni culturali formano un patrimonio che, se è tutt'uno con la nostra storia e la nostra tradizione, appartiene soprattutto all'umanità.
I problemi dell'ambiente investono un complesso di temi che si riferiscono alla razionale salvaguardia ed utilizzazione del territorio, ai valori ecologici e alle vocazioni ambientali: alla stessa qualità della vita.
In questa prospettiva i ministri procederanno alla predisposizione di uno schema di disegno di legge per una nuova organica ed unitaria disciplina del settore.
L'avvio verso una oculata ristrutturazione della pubblica amministrazione è il miglior modo di rendere giustizia al personale pubblico, che di questa situazione, a volte caotica, risente profondamente, pur nel permanere di alti e preziosi valori di attaccamento alla cosa pubblica, di fedeltà allo Stato, di spirito di sacrificio.
Invio il mio saluto ad esso, la cui collaborazione è più che mai necessaria ed essenziale. E il saluto del Governo va alle forze armate, che assolvono il dovere sacro, solennemente sancito dalla Costituzione, di tutelare l'indipendenza della patria.
Il Governo riconosce la legittima aspettativa del personale militare e degli ufficiali ai provvedimenti di equiparazione retributiva con il restante personale statale, da attuarsi in stretta correlazione con la revisione dei trattamenti anche dei sottufficiali.
Un saluto particolare consentite che io rivolga alle forze dell'ordine il cui spirito di dedizione e di sacrificio nell'inflessibile difesa delle istituzioni e dei cittadini, s'impone al rispetto e alla riconoscenza del paese.
Il Governo rinnova l'impegno di presentare al Parlamento il disegno di legge per il miglioramento dell'indennità di istituto, con una modifica che porterà la pensione dei superstiti dei caduti per servizio al livello dell'ultimo stipendio percepito durante l'attività di servizio.
Per quanto riguarda i settori del personale pubblico interessati da provvedimenti predisposti in attuazione di accordi con i sindacati, si conferma l'impegno politico del Governo; e si conferma, altresì, l'impegno ad affrontare i problemi delle altre categorie in relazione alle particolari esigenze.
Nel più ampio ambito dei poteri statali si pongono i problemi della giustizia. Il paese, oggi come non mai, è assetato di giustizia, giustizia intesa come attuazione rapida, intelligente ed umana della legge nel caso concreto. Per altro, la crisi di valori che investe tutta la vita sociale ha in parte coinvolto anche questo settore. Ora, se è innanzi tutto necessario superare le cause profonde di tale crisi, appare assolutamente urgente ed indispensabile, per consolidare la fiducia dei cittadini in questa fondamentale istituzione, rafforzare con i fatti il convincimento che la giustizia tutela imparzialmente ciascuno e, soprattutto, protegge il singolo dalla sopraffazione e dall'arbitrio, provengano essi da altri individui, da centri di potere economico e politico o, talvolta, dallo stesso potere pubblico. A tal fine dovrà innanzi tutto essere assicurata rapidità e snellezza alla soluzione delle controversie, specie di quelle di lavoro.
Il Governo intende inoltre portare avanti rapidamente le riforme del codice penale - con particolare riguardo per le norme in contrasto con la Costituzione - del codice di procedura penale, dell'ordinamento carcerario e delle strutture che concorrono a costituire l'apparato giudiziario.
In questo contesto, e con specifico riferimento al voto unanimemente espresso dal Consiglio superiore della magistratura, il Governo è consapevole della necessità di adottare provvedimenti urgenti per garantire il funzionamento degli uffici giudiziari in relazione ai delicati problemi del personale, aggravati dall'esodo volontario.
Desidero qui rivolgere un rispettoso saluto alla magistratura, che nell'autonomia dei suoi ordinamenti assolve l'alta funzione di rappresentare la più salda garanzia dello Stato di diritto.
Occorre dare al cittadino - in presenza di nuove forme di delinquenza organizzata e della recrudescenza della criminalità - la certezza della vigile attenzione e del pronto intervento delle autorità predisposte alla sicurezza pubblica.
Sarà pertanto predisposto un provvedimento legislativo per il riordinamento delle misure preventive di sicurezza e di prevenzione dei reati, in modo da assicurare nel più rigoroso rispetto dei princìpi e delle norme costituzionali l'efficienza dei servizi, in relazione ai nuovi atteggiamenti e alle nuove tecniche della criminalità organizzata.
Per assicurare unitarietà e organicità di regolamentazione a ciascuno degli istituti della prevenzione, l'istituto del fermo sarà disciplinato nell'ambito del predetto riordinamento.
Anche a seguito della nota sentenza della Corte costituzionale – alla quale colgo l'occasione per rivolgere un deferente omaggio – occorre un'organica legge che provveda a disciplinare le intercettazioni telefoniche, le modalità di esecuzione, l'importazione e il commercio dei relativi apparecchi. Urgente appare soprattutto dare esecuzione a quella parte della sentenza della Corte che dichiara nulle e prive di ogni valore le intercettazioni telefoniche e le relative registrazioni e trascrizioni effettuate al di fuori di autorizzazione motivata del magistrato.
A tal fine il Governo farà riferimento alle iniziative legislative già presentate al Parlamento, e, per quanto riguarda il contenuto della disciplina, essa sarà improntata ai più rigorosi criteri sia per quanto riguarda la severità delle pene sia il regime delle nullità e dei divieti.
Per la riforma del diritto di famiglia il Governo favorirà la sollecita prosecuzione dell'iter parlamentare del provvedimento legislativo già approvato dalla Camera dei deputati. Un altro problema di grande rilievo politico è certamente quello del finanziamento pubblico dei partiti; su di esso il Governo intende seguire con grande interesse l'iniziativa assunta di recente dai gruppi parlamentari.
Due altri problemi di grande rilevanza hanno formato oggetto di particolare attenzione durante le trattative per la formazione del Governo: quello della RAI-TV e quello dell'informazione. Il Governo assume i seguenti impegni: 1) a costituire sollecitamente una commissione politica per lo studio della riforma della RAI-TV; 2) nell'eventualità che non sia possibile pervenire ad una soluzione prima della scadenza della proroga in atto, si procederà con legge ad un rinnovo della proroga stessa e in base a tale ipotesi si procederà, comunque, ad un rafforzamento dei compiti della Commissione parlamentare di vigilanza; 3) il consiglio di amministrazione della RAt-TV avrà il compito di determinare la nuova situazione organizzativa dell'azienda in vista delle funzioni che deriveranno dalla riforma di essa.
Per quanto si riferisce ai problemi dell'informazione, il Governo, consapevole dell'importanza del ruolo di una stampa libera per la vitalità, il consolidamento ed il corretto funzionamento del sistema democratico, nonché dei problemi che assillano il settore, ritiene urgente l'opportunità di approfondirne tutti gli aspetti. Considerate la complessità e delicatezza dei problemi stessi e l'esigenza che essi siano riguardati alla stregua delle caratteristiche peculiari dell'azienda giornalistica e delle organizzazioni societarie del settore, si impegna a sostenere nella sede parlamentare l'iniziativa intesa a promuovere una indagine conoscitiva. In tale sede potranno essere adeguatamente approfonditi tutti gli aspetti del settore: la pluralità delle testate; i rapporti tra editoria e giornalismo; i problemi della pubblicità; le diverse e articolate forme di intervento e di sostegno per i giornali, specie per la stampa regionale; il problema delle concentrazioni e dei loro riflessi in un campo tanto delicato per gli impegnativi servizi di interesse generale che esso assolve.
Il Governo, mentre auspica che l'indagine conoscitiva possa avviarsi e concludersi nel più rapido periodo di tempo, esprime la volontà di tener conto delle indicazioni che ne verranno per conseguenti, concreti provvedimenti che, ampliando, migliorando e perfezionando iniziative già avviate e assumendone altre ritenute necessarie, siano diretti al fine di assicurare la pluralità delle testate e sempre più ampi spazi di libertà per una stampa e per un'informazione democratiche.
Il Parlamento è stato ampiamente investito dei problemi della scuola e della questione universitaria. Non credo pertanto sia necessario né indugiare sulla complessità e importanza dei problemi degli ordinamenti e delle istituzioni scolastiche, né su quelli impellenti e gravi delle università.
Non c'è più tempo né per dispute solo teoriche né per dissertazioni estenuanti sui princìpi e sulle linee in astratto di una politica. Pendono gravi molte scadenze, mentre le istituzioni universitarie rivelano carenze di fronte ai problemi che le investono. Di qui il carattere di effettiva urgenza e di assoluta necessità che talune soluzioni indubbiamente rivestono.
Il Governo rivolge al Parlamento un pressante invito ad approvare definitivamente il disegno di legge recante delega al Governo per l'emanazione di norme sullo stato giuridico del personale della scuola e per l'istituzione ed il riordinamento degli organi collegiali.
I provvedimenti urgenti rivolti a sanare la grave situazione nelle università saranno indirizzati alla realizzazione dei seguenti obiettivi: l'aumento dell'organico dei docenti in ruolo; lo sblocco dei concorsi a cattedra e l'emanazione di una nuova disciplina dei concorsi stessi; l'immissione nel ruolo dei professori universitari, in qualità di straordinari, dei ternati e degli aggregati; la stabilizzazione, fino alla riforma, dei professori incaricati in possesso di un'anzianità di tre anni; una diversa regolamentazione dei nuovi incarichi universitari; l'istituzione di un fondo per contratti da assegnare ai cosiddetti «precari»; la modifica degli attuali criteri di attribuzione degli assegni di studio, da erogare preferibilmente mediante servizi; l'avvio alla democratizzazione degli organi di governo; l'adeguamento del personale non docente alle necessità delle università; l'adeguamento delle retribuzioni, a tutti i livelli, dei docenti; le norme per l'accelerato inizio dei lavori per l'edilizia universitaria; la programmazione delle nuove sedi universitarie e il divieto a qualsiasi istituzione privata non riconosciuta di intitolarsi università.
Per quanto si riferisce alla riforma organica dell'università, appare opportuno che il disegno di legge relativo assuma le caratteristiche di una legge quadro sufficiente a definire le norme fondamentali relative al funzionamento delle nuove strutture universitarie.
Tale legge dovrà recepire e sintetizzare le esperienze legislative degli ultimi anni, confrontandole col dibattito culturale e civile che si è svolto nel paese, con particolare riferimento ai criteri orientatori della proposta di legge n. 612, sui quali è già emerso il consenso delle forze di maggioranza.
Nel quadro del rinnovamento del sistema scolastico ribadisco la necessità della riforma della scuola secondaria superiore, per garantirne il necessario raccordo alla scuola media unificata ed all'ordinamento universitario.
Al rinnovamento della scuola secondaria superiore e dell'università deve corrispondere un accresciuto sforzo per la scuola italiana in ogni ordine.
Al processo di rinnovamento e potenziamento del sistema scolastico si dovrà accompagnare una incisiva azione di aggiornamento culturale e professionale dei docenti, da realizzarsi anche attraverso nuove strutture nello spirito del disegno di legge sullo stato giuridico.
Un impulso particolare ed immediato sarà altresì dato all'edilizia scolastica e universitaria, che, insieme con quella sanitaria e ospedaliera, costituisce nel campo dell'edilizia sociale un settore prioritario.
Ma tutta la nostra politica, la vita stessa del nostro paese è inserita in una realtà internazionale nella quale ogni popolo ormai vive in stretta interdipendenza con altri popoli.
Sul piano internazionale il Governo si propone di sviluppare la sua azione lungo le direttrici che rappresentano una costante della politica estera italiana, nella attenta considerazione dell'evolversi della situazione in vari settori della politica mondiale.
Le costanti della nostra politica estera sono l'adesione ai princìpi delle Nazioni Unite, l'unificazione europea, l'alleanza atlantica, l'attiva partecipazione al movimento per una effettiva distensione tra est ed ovest, il rafforzamento delle già ottime relazioni con i paesi a noi vicini, la solidarietà con quelli del terzo mondo.
Oggi siamo in un momento di transizione, in cui si sommano molti dei non risolti problemi di ieri con quelli nuovi che premono. Situazioni e rapporti si stanno rapidamente evolvendo al di là di tutti gli schemi con i quali eravamo abituati a considerarli. Per molti rispetti stiamo già oltre la distensione. Per altri invece il processo distensivo, specie nel nostro continente, deve essere ancora approfondito e consolidato.
L'unità europea è e rimane il nostro obiettivo privilegiato. L'Europa è per noi il punto di raccordo con un tipo di società al quale desideriamo rimanere strettamente ancorati. Tutto questo implica, come riflesso all'interno del paese, un più deciso impegno sul terreno dei fatti, un più puntuale e tempestivo adeguamento legislativo, amministrativo, psicologico alle decisioni comunitarie, per legare l'Italia in ogni senso alla costruzione dell'Europa.
Tale sforzo deve corrispondere ad un comune impegno con i nostri partners, che è anche un interesse comune, di avanzare insieme sul terreno della cooperazione monetaria e della politica regionale e sociale, che sono anch'esse nodi essenziali per la costruzione organica di una comunità politica.
I prossimi tre anni saranno cruciali per la realizzazione del processo di costruzione unitaria dell'Europa.
La costruzione politica deve essere convalidata democraticamente. Per questo dobbiamo continuare, senza stancarci, a batterci per il potenziamento dei poteri del Parlamento europeo, reso tanto più necessario dalla prossima entrata in vigore delle risorse proprie della Comunità, e per la sua elezione a suffragio universale diretto.
Sul piano politico, il problema dell'Europa comunitaria è in questo momento soprattutto quello di affermare una propria «identità» in campo internazionale, che tenga conto anche degli aspetti europei della comune sicurezza. Creare lo strumento per permettere all'Europa occidentale di esprimersi sia ad ovest si a ad est con un'unica voce è il compito di gran lunga più urgente dinanzi al quale oggi si trovino i governi dell'Europa dei nove.
Nei confronti degli Stati Uniti si presentano delle scadenze precise ed immediate: il negoziato tariffario; il proseguimento della discussione sulla riforma del sistema monetario; l'inizio del dialogo sui futuri rapporti euro-americani. Per questo è necessario preparare politicamente senza ritardi una comune «piattaforma europea». L'Europa deve giungere ad instaurare una effettiva partnership con gli Stati Uniti, che è del resto il modo più proprio per cointeressarli realisticamente alla causa unitaria europea.
Nei confronti dell'Europa dell'est va approfondito e consolidato il movimento di distensione e di riconciliazione già in atto. Fermo restando il punto di riferimento della solidarietà atlantica e della coesione comunitaria, passi notevoli sono stati già fatti per il miglioramento dei rapporti politici con l'altra metà del continente.
La politica verso est della Repubblica federale tedesca ed i positivi risultati del ravvicinamento tra gli Stati Uniti d'America e l'Unione Sovietica sono stati tra gli sviluppi più significativi di questo dialogo, che riteniamo debba proseguire sul piano multilaterale con il contributo di tutti i popoli interessati.
Noi continueremo a svolgere una attiva opera per assicurare il successo della conferenza per la sicurezza e la collaborazione in Europa.
Vediamo in essa una occasione che trascende il mero avallo multilaterale della situazione di reciproco rispetto esistente in Europa, e deve invece servire per stabilire gradualmente rapporti di tipo nuovo fra i popoli europei, per favorire in Europa i contatti tra gli uomini e la circolazione delle idee e delle informazioni, e per promuovere la collaborazione economica e commerciale fra est ed ovest, nel rispetto della identità della Comunità europea.
Il negoziato per la riduzione delle forze in Europa centrale, che costituisce altro aspetto dell'attuale dinamica dei rapporti est-ovest, e che consideriamo con vivo, attento e vigile interesse, tocca elementi basilari della sicurezza, strettamente connessi al consolidamento della pace in Europa.
In una visione di più ampio respiro della nostra politica europea, desidero sottolineare un particolare aspetto di essa, che è costituito dagli ottimi rapporti oggi stabiliti con l'Austria e con la Iugoslavia.
Ed è d'altronde proprio come paese comunitario che dobbiamo guardare al Mediterraneo, per i nostri interessi in questo vitale settore e per i nostri continui, accentuati raccordi con i molti paesi della sponda africana che si volgono all'Europa.
Ogni possibilità di reale progresso nel bacino del Mediterraneo dipende dalla soluzione pacifica del conflitto arabo-israeliano. Per quanto sta in noi, continueremo i nostri sforzi per contribuire ad allacciare le fila di un dialogo fra le parti ormai da troppo tempo rinviato.
L'Italia ha già manifestato il suo interesse per la convocazione di una conferenza per la sicurezza e la cooperazione nel Mediterraneo, con la partecipazione di tutti i paesi rivieraschi, appena la situazione lo consentirà.
In una politica che sta diventando planetaria, l'emergere di grandi paesi, quali la Cina e il Giappone, sottolinea la multipolarità dell'equilibrio nel quale l'Europa deve inserirsi.
A questo equilibrio i raggiunti accordi di pace per il sud-est asiatico schiudono nuove prospettive di favorevole sviluppo senza più l'ipoteca di un tragico conflitto.
Nello stesso quadro crescono per dimensione e qualità i problemi dei paesi emergenti, che impegnano l'Italia insieme con le altre nazioni industrializzate a solidarizzare con essi in forme di collaborazione più valide.
Il rinnovo della convenzione di Yaoundé e il suo ampliamento agli Stati anglofoni offriranno presto ai paesi della Comunità europea l'occasione di affrontare con mentalità nuova e moderna gli immensi problemi dello sviluppo dell'Africa. In questa prospettiva il Governo, anche alla luce di drammatici avvenimenti, sui quali esso ha espresso le sue gravi preoccupazioni ed attende obiettive informazioni, riconferma il suo favore per una completa decolonizzazione, secondo i principi democratici e nello spirito dell'Organizzazione delle Nazioni Unite.
Anche nei paesi dell'America latina, ove vivono operose ed importanti collettività italiane, desideriamo far sentire una maggiore presenza dell'Italia nel loro difficile attuale momento di «decollo» economico e politico.
L'ideale punto di raccordo tra tutte queste direttrici della politica estera italiana è costituito dalla nostra attiva ed impegnata presenza nel consesso delle Nazioni Unite, che continueranno ad essere l'insostituibile strumento di ogni azione globale posta al servizio della distensione internazionale, dell'aiuto allo sviluppo, del disarmo e della pace.
Un tema che impegna non soltanto i nostri rapporti con altri paesi, ma la qualità della vita stessa dei nostri cittadini, è quello dei problemi, delle aspettative e dei diritti dei lavoratori italiani all'estero. Soluzioni più organiche verranno ricercate per le questioni migratorie, nel quadro di una politica di programmazione volta a realizzare, sia pure nella necessaria gradualità, il migliore impiego possibile delle nostre forze lavoratrici ed una loro adeguata tutela sul piano della sicurezza sociale.
Sarà questo un argomento di particolare importanza di cui si occuperà la conferenza nazionale dell'emigrazione, che il Governo intende realizzare con una seria ed approfondita preparazione.
Nella proiezione di questo intendimento desidero rivolgere un saluto particolarmente caloroso a tutti i connazionali che vivono e lavorano fuori dei confini della patria, e che tengono alto il nome ed il prestigio dell'Italia.
Onorevoli colleghi, il Governo considera tra le condizioni essenziali dello stesso sviluppo civile del popolo italiano la pace religiosa e gli alti valori morali e spirituali che da essa promanano. In questo spirito il Governo conferma la sua volontà di continuare con la Santa Sede la riconsiderazione di alcune clausole del Concordato in rapporto all'evoluzione dei tempi e allo sviluppo della vita democratica.
E veniamo ora al fondamentale problema dell'ordine democratico, cemento della nostra convivenza e delle nostre istituzioni.
Ripristinare a tutti i livelli l'ordine democratico significa combattere quell'insidioso clima di sfiducia nelle istituzioni nate dalla Resistenza, nella loro capacità di realizzare in concreto una società animata da valori di libertà, di sicurezza, di promozione e di giustizia sociale.
Il dato forse più inquietante è proprio questo, spesso alimentato ad arte, cogliendo a pretesto ogni difficoltà di impatto delle forze politiche rispetto alla realtà così contraddittoria, ma anche così complessa e in via di modificazione profonda, della società italiana.
La democrazia è un sistema di governo, ma anche di vita, che richiede la vigile costanza della ragione per penetrare le cause di contrasti che emergono nel corpo sociale e l'intelligente prontezza nel captarne le istanze da soddisfare e le degenerazioni da condannare ed isolare.
Un esercizio meno pronto di questa disponibilità e di questa capacità di risposta facilita le spinte disgreganti, che si accentuano talora fino all'anarchismo; crea lo spazio concreto per stati di frustrazione, di diffidenza nella forza creativa e garante della democrazia; ne emergono tentazioni di rifugio in spinte autoritarie e reazionarie. In taluni casi esse si sono fatte aggressive fino alla rinascita di un intollerante costume squadristico. Il problema delle insorgenze fasciste è un dato oggettivo. L'ordine democratico va difeso da esse senza esitazione. Ebbi altra volta occasione di dire che il problema del fascismo è anche un problema di violenza, ma non solo di violenza. E' un problema politico. Esso va quindi combattuto con un'azione di rigorosa vigilanza da parte di tutti gli organi dello Stato, come indirizzo di governo, e sotto il profilo giuridico.
In relazione, pertanto, alla disposizione XII finale della Costituzione, la maggioranza propone al Parlamento che sia affidata alla Corte costituzionale la competenza a decidere se sussistano le condizioni per lo scioglimento dei partiti o associazioni che perseguono finalità di ricostituzione del partito fascista, e quindi si pongono in manifesto contrasto con l'ordinamento costituzionale.
Tale proposta, per la sua importanza, per la incidenza che determina nelle sfere di competenza di organi e poteri dello Stato, per le esigenze del più organico collegamento e della delimitazione precisa delle funzioni della magistratura e della Corte, dovrà essere opportunamente approfondita in tutti i suoi aspetti ai fini della predisposizione del provvedimento legislativo costituzionale.
Ma l'ordine democratico va difeso con eguale fermezza contro l'esplosione della violenza politica, comunque motivata, e da qualsiasi parte provenga. Anche questo è un dovere sul quale non vi possono essere transazioni. Il compito irrinunziabile dello Stato democratico garantire la legalità repubblicana, stroncare senza esitazioni ogni attentato alla sicurezza e alla civile convivenza dei cittadini dovunque e sempre quando si cerchi di spostare il dibattito politico sul terreno dellaviolenza.
Oggi questo recupero dei valori basilari della Costituzione e della pacifica convivenza dei cittadini è una condizione fondamentale per una più vasta ripresa della vita democratica.
Ho indicato i principi, le linee, le scelte programmatiche concordate, l'orientamento generale e gli impegni circa il modo di affrontare i problemi più urgenti nel medio e nel lungo periodo. In questa direzione intendiamo operare per favorire il rinnovamento civile e sociale del paese.
Con eguale impegno e con la stessa chiarezza precisiamo il senso politico di questa maggioranza, la sua propria autonoma fisionomia. Essa si è già venuta delineando nel corso del processo formativo dell'accordo organico di Governo. La preoccupazione che ci muove e ci muoverà a questo riguardo è quella di dare ai cittadini non solo punti di riferimento, ma certezze, in un quadro complessivo di solidarietà, di compattezza e di omogeneità di indirizzo che rendano evidenti le ragioni dell'incontro delle forze politiche del centro-sinistra.
Il nostro programma si affida per alcuni punti ad accordi ben definiti; per altri è, lo dico esplicitamente, affidato a scelte di indirizzo sulle quali le forze democratiche si sono incontrate col fermo proposito di trovare le necessarie convergenze di sintesi, nella piena consapevolezza della loro comune responsabilità. L'impegno è di far valere, nelle grandi scelte come nell'azione quotidiana, un modo di essere che distingua la maggioranza, ne profili con chiarezza i contorni, ne renda vitale e sicura la compattezza, ne faccia maturare decisioni di governo adeguate alle esigenze della nazione.
Non ho esitazioni a ribadire, quindi, che la saldezza, la chiara autonomia, la solidarietà tra le forze di governo sono dati essenziali e di preciso valore politico vincolanti per tutti, e condizioni irrinunciabili per la vitalità della coalizione e per l'efficacia del nostro operare.
La maggioranza che sostiene il Governo è una maggioranza precostituita di centro-sinistra che ha come punti di riferimento il Parlamento ed il paese, dove la maggioranza stessa si impegna a far sentire la propria presenza in una prevalente tendenza ad estendere la collaborazione anche agli organi di governo locale.
Il Governo, nel momento in cui si presenta al giudizio del Parlamento, rivolge agli autorevoli Presidenti del Senato e della Camera e alle Assemblee il suo fervido e deferente saluto, esprimendo la disponibilità alla collaborazione più piena.
Noi presentiamo al Parlamento un programma suscettibile di consenso e di opposizione. Non trascuriamo il contributo della critica, la costruttività del confronto che sono nesso vivente di una democrazia.
Un corretto rapporto parlamentare, quale noi immaginiamo e vogliamo, procede dalla giusta valutazione di ciò che appunto il Parlamento rappresenta, quale sede del confronto tra le diverse forze e i diversi punti di vista ideali e politici che sono nel paese e della espressione e formazione della volontà popolare.
Ciò che conta è che la maggioranza sia, ma prima ancora voglia essere, la maggioranza. È questo per me motivo pressante di intima coerenza che investe le ragioni stesse dell'incontro tra certe forze e non con altre. Al Governo non si sta per una mera occupazione del potere; ci si sta per servire l'interesse generale.
Le altre forze sono all'opposizione, cui spetta un ruolo importante nel sistema e per il funzionamento di esso, ma evidentemente esprimendo differenze programmatiche o una visione globale dello sviluppo e della prospettiva politica del paese che la maggioranza non condivide.
Nel rapporto con l'opposizione, Governo e maggioranza non possono quindi che presentarsi compatti.
Ciò non esclude la possibilità di contributi positivi e di voti a singoli provvedimenti, ma alla condizione insuperabile che i primi siano accolti da tutta la maggioranza e che i voti si aggiungano senza sostituirsi a quelli della coalizione. Ciò che non vogliamo è la confusione dei ruoli, che fra l'altro snaturerebbe la funzione stessa dell'istituto parlamentare e che è elemento grave di disorientamento nell'opinione pubblica.
È stato posto in questi giorni, prima ancora della presentazione del Governo alle Camere, il tema del rapporto tra la coalizione e il partito comunista italiano.
Il partito comunista italiano ha risposto ribadendo le motivazioni della propria opposizione. In effetti, esistono oggettive e sostanziali ragioni per cui questo partito è stato ed è all'opposizione. Esso ha dichiarato di aspettare il Governo alla prova. Ma il problema di fondo resta sempre un problema di schieramento.
E soprattutto, per noi, il problema del rapporto fra maggioranza e partito comunista non si risolve solo con mere affermazioni di principio. Esso è affidato alla capacità di mettere in atto una politica.
Alla politica della maggiore forza di opposizione dobbiamo cioè rispondere con la nostra politica. E' per questo che noi affidiamo alla coalizione di governo il compito di esprimere una seria e positiva iniziativa; dal suo successo non può certo derivare alcuna ipotesi di inserimento del partito comunista nella maggioranza.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, c'è stato chi ha parlato di centro-sinistra senza illusioni. Possiamo condividere questa definizione. Nel senso che le vicende, le difficoltà, le stesse delusioni, che per motivi diversi sono passate all'interno delle forze politiche e della opinione pubblica, hanno lasciato traccia, una traccia della quale occorre tenere realisticamente conto; e che è certo ben presente alle forze politiche che hanno deciso di dar vita al presente Governo, dopo una ricognizione della situazione italiana, dei suoi dilemmi e delle sue inquietudini. C'è infatti una realtà del paese che è data dai problemi dell'oggi, con preoccupanti tensioni dispersive e dilaceranti. Ma c'è un'altra realtà, costruita quotidianamente dai giovani, dai ceti emergenti della cultura e del lavoro, impegnati nello sforzo creativo di una nuova società, nella ricerca di nuovi momenti unitari.
Bisogna far combaciare il presente e il futuro, la memoria e la speranza. E' il problema, dominante di questo Governo, come di quelli che l'hanno preceduto, di questa come delle precedenti esperienze di centro-sinistra: il problema di un paese entrato nell'età industriale recando in sé, in una drammatica dicotomia, aspetti di prodigioso avanzamento e di arcaiche arretratezze. Non si affronta una situazione siffatta con l'ausilio esclusivo d'una passione civile; ma la passione civile si è resa necessaria ad ogni passaggio obbligato della nostra storia nazionale.
Bisogna saperla esercitare nell'impegno severo della costruzione quotidiana, per cui l'opera di governo deve rappresentare lo stimolo e la guida. I dati oggettivi condizionano certo duramente la nostra fatica con il loro monito austero, con la severità che impongono, ai governanti come al paese, nelle scelte, nelle priorità, nel metodo stesso di lavoro.
Questo non è un paese di fanatici, di violenti; il nostro è un popolo sano e la democrazia ha risorse inesauribili nelle strutture sociali, nelle istituzioni come nella coscienza dei cittadini.
Siamo ad una svolta importante. La caduta delle illusioni contrasta con l'ottimismo della ragione, un ottimismo che riposa sulle straordinarie capacità di ripresa del nostro popolo. Forze popolari cospicue, sottese ed espresse dai partiti politici della presente coalizione, si sono idealmente ritrovate su una proposta di riforma, su una richiesta di stabilità, sul rifiuto della violenza, sulla ipotesi di uno Stato aperto alla partecipazione. Non siamo all'ultima spiaggia della democrazia; ma deludere le attese ragionevoli, lasciar cadere disponibilità per la ripresa sarebbe, sotto ogni profilo, irreparabile.
Nel richiedere alle Camere il voto di fiducia, il Governo esprime con forza il suo risoluto proposito di corrispondere a queste attese e a queste disponibilità (Vivi applausi al centro e a sinistra — Congratulazioni).

On. Mariano Rumor
Camera dei Deputati
Roma, 16 luglio 1973

(fonte: Camera dei Deputati - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di lunedì 16 luglio 1973)


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