LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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IV° GOVERNO RUMOR: REPLICA DI MARIANO RUMOR ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
(Roma, 20 luglio 1973)

Con il IV° Governo Rumor, si chiude la breve parentesi neo-centrista del II° Governo Andreotti, e si ritorna ad una coalizione organica di centro-sinistra con DC, PSI, PSDI e PRI. La situazione del Paese è complessa, dal punto di vista economico e dell'insorgenza della violenza politica. E la stabilità governativa assume un valore significativo.
Il ritorno al centro-sinistra è uno dei frutti del recente XII° Congresso nazionale della DC.
Il IV° Governo Rumor giura il 7 luglio 1973, si presenta alla Camera dei Deputati il 16 luglio per richiedere il voto di fiducia.
La replica del Presidente del Consiglio avviene il 20 luglio 1973

* * *

RUMOR, Presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevoli colleghi, due preoccupazioni mi sono sembrate dominanti, nell'ampio dibattito che oggi qui si conclude: la preoccupazione per il quadro politico, costante nella tradizione parlamentare dei dibattiti sulla fiducia, e la preoccupazione per la congiuntura economica, sociale ed istituzionale che, questa volta, è sottolineata dalle urgenze a tutti note, impone scelte e postula priorità, comporta giudizi precisi e risposte circostanziate. L'ho rilevato in tutti gli interventi del dibattito, e non poteva non essere così. Nel ringraziare tutti gli oratori per il loro contributo, come sempre ricco e stimolante, e per la valutazione complessiva del quadro in cui operiamo, tengo a dire che ho soprattutto apprezzato l'alta e comune coscienza della delicatezza e delle difficoltà congiunturali. Nessuno possiede facoltà taumaturgiche, ma tutti dobbiamo assumerci le nostre responsabilità, al Governo o all'opposizione.
Il nostro senso di responsabilità ci ha indotto ad offrire al Parlamento ed al paese elementi di giudizio per derivarne poi proponimenti logici, suggeriti dalla congiuntura, compatibili con il quadro politico che abbiamo deciso di porre in essere, anzi ad esso riconducibili e collegabili. Alcuni chiarimenti devono essere tuttavia forniti, ed il dibattito ci offre l'occasione per puntualizzarli.
Devo rilevare con soddisfazione che, per quanto riguarda il problema dell'economia, le valutazioni emerse dal dibattito sono largamente convergenti con quelle espresse dal Governo. Il Parlamento, attraverso la voce degli autorevoli rappresentanti dei gruppi che sono intervenuti nel dibattito, dimostra di condividere largamente le apprensioni che abbiamo esposte, e la convinzione, che ci anima, della necessità di agire con urgenza e decisione, su una linea di rigore, di coerenza e di realismo. Ciò è motivo di stimolo per il Governo a perseguire i suoi propositi, nella certezza che il Parlamento è pronto a svolgere il responsabile ruolo che ad esso spetta, in una pronta azione di risanamento e di ripresa della nostra economia.
Il nostro compito (lo ripeto nuovamente), non è facile ed in alcuni casi sarà ingrato, ma ci sorregge la sicura volontà del Parlamento della Repubblica di porsi alla testa di un moto di solidarietà nazionale che dovrà investire tutti i ceti produttivi e tutte le categorie dei nostri cittadini. Ho avuto già modo di dichiarare, in sede di presentazione del Governo, che la più efficace delle misure anticongiunturali è costituita dalla stabilità politica e dalla chiarezza del quadro che la caratterizza. Non posso che riconfermare tale mio convincimento, così come non posso sottacere che la ripresa economica. in un clima di stabilità monetaria, è anch'essa condizione per il rafforzamento del sistema democratico.
Primo e fondamentale compito è quello di frenare le tendenze inflazionistiche che minacciano di pregiudicare in modo irreparabile la ripresa economica appena iniziata. La lotta contro l'inflazione (impegno essenziale di questi mesi) non comporterà - già lo dissi - una scelta deflazionistica, che precipiterebbe il paese in una nuova stasi produttiva, senza d'altra parte incidere sui fattori principali del processo inflazionistico, ma richiederà un'attenta vigilanza perché nei prossimi mesi non si creino situazioni di pressioni generalizzate della domanda sulle risorse disponibili, che renderebbero sempre più arduo l'assolvimento dell'impegno governativo di favorire lo svolgimento della ripresa senza ricorrere ad interventi restrittivi.
La lotta all'inflazione è - come dicevo - una difficile lotta, e la riprova la si ha dalle osservazioni che ognuno di noi è in grado di fare sul modo in cui quella lotta è condotta da molti anni a questa parte in tanti paesi del mondo occidentale, non sempre con grandi successi, a cominciare dagli Stati Uniti, paese nel quale il rialzo dei prezzi costituisce, almeno dal 1968, una delle preoccupazioni costanti dei pubblici poteri.
In Italia lo spettro dell'inflazione è avanzato più tardi che negli altri paesi del mondo occidentale. Si è concentrato specialmente partire dalla primavera del 1972, si è accelerato nella seconda parte dell'anno decorso e in questa prima parte del 1973 a ritmi tali da riguadagnare le distanze che si erano registrate rispetto agli altri paesi.
Mi sembra di aver detto con sufficiente chiarezza che la lotta all'inflazione la si combatte su vari fronti, con misure incisive capaci di contenere il rialzo dei prezzi mediante il controllo degli stessi per i prodotti per i quali tale controllo può essere efficace; con il blocco dei cosiddetti prezzi amministrati; con le misure sui fitti; con l'aumento dell'offerta dei prodotti alimentari (e, nell'ambito di questi, dei beni che hanno subito i più forti rincari); con una politica economica che conferisca la certezza che un'accelerazione della ripresa rafforzi il valore esterno della lira ed eviti che, attraverso il deterioramento delle quotazioni internazionali della nostra unità monetaria, il più alto prezzo delle importazioni si propaghi a tutto il sistema dei prezzi interni. Ma fondamentale è soprattutto arrestare, attraverso una politica della spesa pubblica rigorosa e qualificata, l'incontrollata dilatazione del disavanzo pubblico, che - dobbiamo dirlo chiaramente - è vicino all'estremo limite, oltre il quale esso determina una pressione intollerabile sulle risorse finanziarie disponibili.
E' necessario anche creare le condizioni per una migliore utilizzazione della capacità produttiva e per un aumento della produzione, conciliando le esigenze dei sindacati e dei lavoratori, preoccupati giustamente di non avallare una nuova fase di sviluppo squilibrato e congestionato e di non rinunziare a conquiste ottenute con duri sacrifici, con l'interesse delle imprese di ricuperare prontamente il terreno perduto, attraverso un aumento della produzione che costituisca la base di un processo di investimenti e di espansione.
Esploreremo, in un franco e concreto confronto con le parti sociali interessate, le possibilità di convergenza.
Quando si chiedono provvedimenti per intervenire sugli effetti di un processo inflazionistico, quando, giustamente, ci si preoccupa della spinta all'aumento dei prezzi, tutti dobbiamo fare un esame di coscienza e domandarci quali sono le ragioni che hanno provocato tale fenomeno. Se si farà questo esame, non si potrà non constatare che nel nostro paese si sono avute spinte corporative che hanno portato ad aumenti di alcuni redditi monetari apprezzabilmente superiori a quelli registrati nei paesi con i quali l'aumento dei nostri prezzi dovrebbe essere allineato; che quando ci si arrocca su posizioni di mera rendita e di privilegio a carico della finanza pubblica si determina una spinta all'aumento della domanda senza che ad essa corrisponda una maggiore produzione di beni e di servizi; che quando ci si abbandona da parte di alcuni gruppi a pratiche cinicamente speculative, si dà un colpo alle strutture economiche e si contribuisce a spingere il paese fuori dal sistema della economia di mercato.
E' certo che, per quanto concerne il settore alimentare, oltre a ricorrere ad un tempestivo e il più intelligente possibile uso degli strumenti di cui ho parlato, è utile prendere in considerazione le offerte di autodisciplina dei produttori e delle imprese commerciali, favorire e disciplinare l'intervento di qualificate organizzazioni imprenditoriali, nonché delle cooperative, delle regioni, degli enti locali, sia per quanto concerne le importazioni sia per la realizzazione delle massime economie nella distribuzione.
Il Governo, onorevoli colleghi, farà la sua parte, adotterà misure che, come ho già annunciato, i tre ministri finanziari stanno approntando insieme con i ministri tecnici competenti e che, per le ragioni che ho spiegato, onorevole Aldo Tortorella, non è opportuno anticipare nelle loro concrete formulazioni; del pari, il Governo si impegnerà nell'azione diretta ad assicurare condizioni di stabilità della nostra moneta.
Naturalmente molte cose non dipendono da noi, ma ci adopereremo attivamente anche in sede internazionale per scongiurare ulteriori degenerazioni della già grave situazione monetaria internazionale e per contribuire ad un suo riassetto. Quindi la nostra azione avrà come faro di orientamento l'integrazione economica europea. La presenza e la iniziativa italiana in questo processo tormentoso, ma decisivo per il nostro avvenire, saranno rinvigorite. L'ammodernamento e il consolidamento delle nostre strutture amministrative, finanziarie ed economiche costituiranno di per sé un contributo al nostro inserimento più pieno nel contesto europeo. L'Europa non è fatta soltanto di accordi monetari, ma deve essere sempre più fatta di integrazione economica.
Il Governo è anche pronto ad adottare le misure necessarie all'attuazione di iniziative dirette a stimolare l'espansione e l'occupazione, orientandole prioritariamente verso le regioni meridionali. Tengo a ribadire a questo riguardo che la politica per il Mezzogiorno, nella complessa dinamica degli interventi di varia natura diretti allo sviluppo industriale, deve essere considerata la chiave di volta della concezione che tutto il Governo ha dello sviluppo della nostra economia. In questa prospettiva di politica meridionalistica, che tutto il Parlamento mostra di condividere, sta la spiegazione del nostro sforzo per la espansione della produzione. E questo non contrasta, onorevole Delfino, con la condotta politica di rigore e di austerità che questo Governo propone, anzi ne è la condizione, se vogliamo che il nostro paese rinnovi lo sforzo produttivo e riprenda la via della espansione; ad una condizione: che venga rispettata al massimo la legge delle compatibilità.
L'ispirazione meridionalistica, dicevo, è la costante di tutta la nostra azione di breve e di lungo periodo, e desidero assicurare che le posizioni espresse dalle regioni meridionali e dalle confederazioni saranno tenute ben presenti dal Governo.
I dati forniti dall'onorevole De Martino sono esatti. Il tasso di sviluppo dell'economia meridionale non è pari a quello del resto del paese, anche se grandi risultati sono stati raggiunti a riguardo. Un salto qualitativo potrà comunque essere rappresentato …

GRILLI. Ci voleva che lo dicesse l'onorevole De Martino.

RUMOR, Presidente del Consiglio dei ministri. … dall'impulso che verrà dato dai progetti speciali.
E' stato sottolineato giustamente che il problema del Mezzogiorno è legato intimamente anche al tema dell'agricoltura; sono per molti aspetti due facce di una stessa medaglia, per cui gli interventi che ci apprestiamo a sollecitare nel quadro delle leggi esistenti, o per effetto di provvedimenti che andremo a proporre al Parlamento - mi riferisco in particolare alla nuova regolamentazione per i fitti dei fondi rustici - dovranno avere il risultato di imprimere un deciso miglioramento alle condizioni di vita delle genti del Mezzogiorno, che sono poi quelle che in più gran numero vivono di reddito agricolo.
E non va dimenticata l'esigenza di adeguare, come è stato sottolineato da più parti, più di quanto non si sia fatto fino ad oggi, l'offerta alla domanda dei servizi sociali. Abbiamo un gran conto in sospeso nel settore dell'edilizia economica e popolare, nel settore dell'edilizia scolastica e delle strutture ospedaliere. Il conto in sospeso deve essere onorato, ma per far sì che esso non si riproponga tra alcuni anni occorre evitare l'ulteriore concentrazione di investimenti industriali in aree geografiche troppo ristrette e quindi, anche da questa linea, riemerge l'impegno per una politica di diffusione territoriale dello sviluppo più incisiva e più adeguata di quella che finora si è riusciti a realizzare. Questa azione combinata, intesa a guidare la ripresa economica congiunturale nel solco di un nuovo progresso di sviluppo equilibrato, preservandola da sbandamenti inflazionistici e deflazionistici, consente, ma richiede al tempo stesso, la realizzazione graduale ma sicura dell'impegno riformatore.
Abbiamo già indicato le tappe prioritarie di tale impegno: sono riforme intese a soddisfare esigenze di giustizia sociale, di efficienza economica e di razionalità, ma anche fondamentali domande politiche del nostro tempo.
Ho parlato di riforma controllata e guidata dell'espansione economica, nel senso, cioè, che l'esercizio dei poteri di regolazione dell'economia dev'essere riqualificato e integrato in una politica coerentemente intesa a ristabilire e rafforzare sotto tutti gli aspetti la produttività e la competitività del sistema economico. Si tratta, da un canto, di incidere profondamente sul funzionamento delle strutture pubbliche, nel senso di accrescerne la produttività al servizio del progresso sociale e dello sviluppo economico; si tratta, dall'altro, di assecondare una stabile rianimazione dell'apparato produttivo a livello di impresa. Sotto questo profilo il Governo annette grande importanza alla riforma delle società per azioni. Mi pare che essa sia essenziale - ed è stato sottolineato da parecchi degli oratori intervenuti - per riattivare il processo di finanziamento delle imprese, per favorire la necessaria mobilitazione produttiva del risparmio nazionale e quindi per restituire all'istituto societario, nel rispetto delle fondamentali esigenze di pubblicità e di controllo, la sua peculiare funzione di raccolta del capitale di rischio e di strumento per l'espansione produttiva. Essa potrà essere anche seguita da provvedimenti, in ordine ai quali sono stati già avviati gli studi, per una nuova disciplina della borsa valori.
Per quanto concerne la riforma tributaria, la cui attuazione nelle scadenze stabilite e indicate richiederà uno sforzo organizzativo senza precedenti per l'amministrazione finanziaria, il Parlamento ha mostrato di rendersi ben conto che essa segna una svolta nel rapporto Stato-contribuente, così da costituire, sul piano del costume e dell'evoluzione civile della società, un momento fondamentale. La riforma vuole infatti introdurre chiarezza nel rapporto tributario, sottraendo per quanto possibile l'imposizione a valutazioni di contenuto discrezionale e tende ad impedire la possibilità di evasioni anche mediante un sistema di sanzioni dirette e indirette estremamente rigoroso. A chi domanda se la nuova impostazione arrecherà un maggiore peso, si può tranquillamente rispondere che l'aggravio sarà soprattutto sentito da chi è riuscito sinora a sottrarsi in tutto o in parte al giusto prelievo delle ricchezze. Posso assicurare l'onorevole Bignardi che non è certo nostra intenzione che l'iniziativa in ordine all'eliminazione del vecchio contenzioso, necessaria per il rapido avvio della riforma dell'imposizione diretta, si traduca in un premio all'evasione.
Si è parlato delle forze armate. Tutte le forze armate sono saldamente inserite nella realtà democratica del paese e ne costituiscono uno dei presìdi essenziali. Nelle dichiarazioni programmatiche non ho soltanto accennato alla revisione dei trattamenti economici: ho sottolineato l'alta funzione delle forze armate a salvaguardia dell'indipendenza della patria. Intendimento del Governo è di procedere sulla via di una continua evoluzione, nel rispetto dei princìpi fondamentali di gerarchia e di fedeltà repubblicana. In questo senso assicuro che i problemi di una sempre maggiore coesione, della qualificazione dei reparti, dell'adeguamento delle carriere e delle retribuzioni, dell'aggiornamento della normativa, sono ben presenti all'attenzione del Governo. L'ho già detto al Senato, onorevole Birindelli, e la stessa cosa ho affermato, con uguale spirito di rispetto e di solidarietà intimamente vissuta, per quanto riguarda le forze dell'ordine. Ciò che devo contestarle è che esista nella nostra concezione la più remota possibilità di considerare gli appartenenti alle forze armate e a quelle dell'ordine in una condizione diseguale rispetto a quanti altri servono lo Stato.
Il tema delle regioni ha formato oggetto di autorevoli interventi da parte degli onorevoli De Martino, Reale, Orlandi e Piccoli. Ne hanno parlato anche molti altri oratori, naturalmente con varietà e diversità di angolazioni visuali. Ne hanno parlato sia sotto il profilo del significato costituzionale e politico dell'ordinamento regionale, sia per sottolineare l'esigenza. di garantire il regolare e progressivo sviluppo dell'azione politica regionale, sia per il contributo decisivo che la nuova realtà può dare al disegno di rinnovamento dell'amministrazione italiana. L'indicazione programmatica resta quella di favorire il più ampio sviluppo delle autonomie, nell'ambito di una chiara delimitazione delle competenze e nel più rigoroso rispetto dei principi e delle esigenze unitarie.
La completa attuazione del trasferimento delle funzioni e l'avvio del processo di formazione delle leggi-cornice sono impegni precisi del Governo, ed è certo che il consolidamento della realtà regionale, nei suoi momenti politici e giuridici, costituisce il modo concreto e preciso attraverso cui dare inizio al più ampio riordinamento dell'apparato pubblico.
Per quanto riguarda l'Alto Adige, gli onorevoli De Martino, Piccoli, Benedikter, Aldo Tortorella, nei loro interventi hanno dato un contributo per la continuità dell'impegno del Governo. Dei problemi riguardanti i concorsi a posti in uffici statali, di cui ha fatto cenno l'onorevole Benedikter, mi occuperò personalmente. Per la viabilità, assicuro che sarà anche tenuto conto del fatto che trattasi di strade di collegamento internazionale, come egli ha sottolineato. Per la normalizzazione dello stato giuridico degli insegnanti delle scuole di lingua tedesca, in particolare, il Governo si adopererà per la sollecita approvazione da parte del Senato del disegno di legge che è stato ricordato. Infine, mentre per le altre questioni assicuro il mio interessamento, per quanto riguarda l'estensione agli ex combattenti altoatesini dei benefici previsti dalle leggi in vigore, confermo che la parificazione con coloro che hanno prestato servizio nelle forze armate italiane deve intendersi piena ed effettiva. Ho preso anche buona nota degli inviti che mi sono venuti circa la soluzione dei problemi delle minoranze linguistiche, come quella slovena e ribadisco l'attenzione del Governo - già espressa al Senato - per i problemi della regione valdostana.
Della riforma e della riorganizzazione dell'amministrazione pubblica, molto si è detto e parte si è fatto. L'alleggerimento dei quadri direttivi, con un esodo che, sebbene necessario, apre numerosi problemi, deve costituire stimolo ad un fattivo rinnovamento delle strutture. Di qui l'esigenza, prioritaria del riordinamento degli uffici ministeriali e delle aziende autonome, sia sotto l'aspetto organizzativo sia sotto quello funzionale. Siamo consapevoli che dobbiamo rinnovare abitudini inveterate ed un modo di essere dell'apparato pubblico troppo legato ad un tipo di società ed a modelli organizzativi superati. Lo stesso principio garantista che domina la disciplina dei procedimenti amministrativi non deve giungere al punto di determinare, attraverso procedure defatiganti, gravi ritardi. Di qui la necessità di predisporre, in termini più aderenti ai problemi di oggi, una normativa generale sull'azione amministrativa. Occorrerà anche esaltare poteri e responsabilità dei nuovi dirigenti, spronando lo spirito di iniziativa e la capacità di coordinamento che dovranno caratterizzare la nuova amministrazione italiana.
Nel contesto europeo non si deve dimenticare che la nostra partecipazione agli ordinamenti comunitari pone problemi economici ed amministrativi sempre più strettamente collegati tra di loro. Sono note le difficoltà che derivano dall'attuazione di direttive e regolamenti comunitari. Il raccordo, a livello politico e amministrativo, della organizzazione dell'apparato politico a tale esigenza, diventa quindi un impegno vitale.
Per quanto riguarda la scuola, onorevole Tortorella, desidero ribadire il proposito del Governo di por mano, con la tempestività e la fermezza che la situazione scolastica del nostro paese richiede, all'adozione delle iniziative necessarie per avviare il processo di normalizzazione di tutte le strutture scolastiche ed arricchire di significato l'insegnamento, in stretta aderenza con le esigenze di una società moderna.
Non è più tempo di discussioni estenuanti, è stato detto. Sono d'accordo, onorevole Bignardi. Occorre agire, ed agire con la maggiore prontezza possibile (dico questo per quella prudenza imposta dai tempi lunghi che abbiamo fin qui conosciuto) perchè i complessi problemi della scuola di ogni ordine e grado siano affrontati con coraggio e concretezza, con la coscienza della determinante rilevanza che la scuola ha per la formazione civile.
Oggetto di interventi di grande impegno durante il dibattito sono stati i problemi della giustizia sia per quanto riguarda i fondamentali temi legislativi (dai codici alla riforma carceraria), sia per ciò che concerne la crisi di funzionamento dei servizi, e specificamente l'ordinamento giudiziario e le garanzie dei giudici.
Per quanto riguarda la modificazione delle leggi ed il rinnovamento delle strutture giudiziarie, sulle quali si sono intrattenuti, con interventi di alto rilievo, gli onorevoli De Martino e Reale, certamente le istanze che provengono da ambienti qualificati della magistratura costituiscono un utile apporto per le riforme che il Governo intende attuare, onde rendere più celere ed efficiente il corso della giustizia. Quanto all'applicazione delle leggi vigenti, penso non si possa negare che nel nostro sistema, se è ammissibile una interpretazione della norma che adegui costantemente il suo significato al mutare della situazione storica, non può esservi però un'interpretazione contro la legge. Eliminare le contraddizioni della legislazione per l'evolversi delle concezioni sociali e politiche è appunto compito del legislatore. Non ho bisogno di riaffermare l'impegno di procedere alla riforma dei codici e dell'ordinamento carcerario e all'adeguamento della legislazione ai princìpi costituzionali ed alle esigenze di umana e giusta considerazione dei diritti del cittadino.
Su un tema particolare debbo ripetere alla Camera quanto dissi al Senato, così rispondendo principalmente all'onorevole Almirante. Il nostro intendimento non è quello di procedere a senso unico contro le insorgenze fasciste, addebitando la violenza ed il sovvertimento dell'ordine democratico solo al movimento della destra nazionale. Su questo punto, debbo richiamare le espressioni testuali da me usate, secondo cui l'ordine democratico va difeso con uguale fermezza contro l'esplosione della violenza, comunque motivata e da qualsiasi parte provenga. Ciò significa che lo Stato, con tutti i suoi mezzi e con tutte le sue forze, si opporrà ai movimenti ed alle iniziative di ogni segno che, indirettamente o direttamente, palesemente o segretamente, tendano alla distruzione della sua essenza democratica, qual è consacrata nella Costituzione.
In questo contesto il problema della difesa delle istituzioni democratiche contro il fascismo ha una sua netta posizione. La XII disposizione finale della Costituzione ha stabilito infatti una chiara preclusione nel nuovo ordinamento verso la ricostituzione, sotto qualsiasi forma, del partito fascista in quanto tale, come si è storicamente manifestato nella sua essenza, nel suo spirito, nei suoi metodi. Tale precetto costituzionale ha trovato attuazione nella legge n. 645 del 1952, che resta ferma nella sua validità e nella sua efficacia, ma in relazione alla quale, allo scopo di perfezionare taluni raccordi, è stata prospettata l'opportunità di una iniziativa di legge costituzionale.
L'idea di affidare alla Corte costituzionale l'accertamento del carattere fascista di un movimento o di un partito politico e di disporne lo scioglimento è in linea con l'esigenza che valutazioni di così delicata e vasta portata promanino da un organo che, per la sua posizione costituzionale, per la sua composizione e per il suo prestigio, è idoneo ad emettere questo particolare tipo di pronunzia. Questo, lo ripeto, esige certamente una adeguata elaborazione sul piano giuridico, al fine di garantire i più idonei collegamenti, specie con le competenze della magistratura. Per questo, e per la complessità stessa dei problemi che involge, la proposta deve essere sottoposta ad un attento vaglio, prima di essere tradotta in progetto di legge costituzionale.
Le questioni sollevate a proposito della RAI-TV e dell'informazione sono intimamente connesse tra di loro e toccano problemi di fondo, relativi al modo di disciplinare i moderni strumenti di propagazione del pensiero e delle idee. Il Governo è consapevole della necessità di promuovere misure adeguate, ma la complessità dei problemi – lo dissi nelle dichiarazioni programmatiche – è tale che non è possibile adottare provvedimenti senza un approfondimento serio di tutti gli aspetti. Ci muoveremo verso due obiettivi: per la questione delle informazioni, che per noi vuol dire tradizione anche in questo delicato settore della difesa della libertà, dovremo salvaguardare il diritto dei giornalisti e la libertà di espressione, garantire il diritto dei lettori ad una informazione obiettiva e generale proprio attraverso la possibilità di mantenere la più larga pluralità di espressione delle diverse opinioni. Questo intendiamo quando affermiamo la difesa della pluralità delle testate.
E per quanto riguarda la questione della radiotelevisione non ho che da ribadire i termini e i modi per i quali si prospetta la possibilità della proroga della convenzione in atto, fermo restando l'impegno di lavorare per risolvere questo problema attraverso la riforma generale dell'ente radiotelevisivo.
Passando agli argomenti di politica estera, desidero innanzitutto esprimere agli onorevoli colleghi la mia soddisfazione nel vedere emergere da questo dibattuto così sicuri e precisi riferimenti a quelli che vorrei considerare come due temi essenziali, sui quali appunto mi soffermerò per breve momento, in cui si traduce una parte significativa della nostra problematica in questo settore, e cioè il rafforzamento dell'Italia in Europa e il rafforzamento dell'Europa nel mondo. Sul ruolo che può e deve essere svolto dall'Europa unita in un mondo pluralistico ed aperto a nuove prospettive di collaborazione e di pace non posso che richiamarmi subito alle eloquenti affermazioni degli onorevoli De Martino, Reale, Orlandi e Piccoli, in una visione da me interamente condivisa dei grandi obiettivi che dobbiamo perseguire in una prospettiva storica per la realizzazione dei valori più caratterizzanti della nostra epoca e della nostra civiltà.
Sul tema europeistico, desidero tornare ad insistere sulla nostra precisa volontà di realizzare dei progressi concreti nei tempi più brevi possibile. Come molto efficacemente ha detto l'onorevole Piccoli, il discorso deve tornare ad essere politico. Ho già indicato che noi diamo come principale e immediato obiettivo al rilancio politico della Comunità quello di creare una identità europea capace di esprimere la voce univoca dell'Europa comunitaria sia ad est sia ad ovest nei grandi negoziati internazionali che direttamente toccano i suoi interessi presenti e futuri. Per un più efficace coordinamento delle politiche estere dei «nove», progressi sono stati già indubbiamente compiuti nella preparazione della posizione comune europea alla conferenza per la sicurezza e la collaborazione.
Ma molto di più deve essere fatto su questa strada, come ho ricordato anche nel mio intervento al Senato. In realtà il riavvicinamento tra Stati Uniti d'America e Unione Sovietica offre all'Europa occidentale delle possibilità nuove di far sentire, purché lo voglia, la sua influenza nella distensione. Debole e disunita, l'Europa occidentale rappresenterebbe un elemento destabilizzante o diverrebbe incentivo ed oggetto di accordi di carattere bipolare. Unita, essa può consolidare ed allargare costruttivamente l'area della distensione est-ovest e in maniera ben più determinante contribuire al decollo economico dei paesi emergenti e al loro inserimento nel nuovo multipolarismo globale. Per l'Europa occidentale, tale ruolo nella distensione comporta una efficace ed attenta politica verso est, che diventi l'elemento portante di quel tipo nuovo di rapporti fra gli Stati ed i popoli del continente europeo di cui la conferenza per la sicurezza e la cooperazione dovrà garantirci l'instaurazione. Nella stessa prospettiva naturalmente dovrà essere coltivata l'amicizia con la Cina la quale, da quando ha ripreso il suo posto nel gioco politico internazionale, ha recato ai nuovi equilibri mondiali un apporto e una dimensione nuova.
Ma assumere l'autonomia necessaria per esercitare tale ruolo non significa per l'Europa - e sono lieto che l'onorevole Orlandi lo abbia sottolineato - veder attenuare o incrinare i suoi rapporti di collaborazione con gli Stati Uniti, che costituiscono l'indispensabile entroterra di qualsiasi sua politica verso l'estero, così come per gli Stati Uniti l'alleanza con l'Europa occidentale costituisce l'indispensabile entroterra politico di una loro realistica linea di rapporto con Mosca. Ciò che occorre oggi, al contrario, è dare una definizione aggiornata degli scopi della solidarietà occidentale e degli obiettivi comuni d'azione che rafforzi per entrambi i partners l'attrattiva e Ia validità della collaborazione, dando spazio in condizioni di eguaglianza, in spirito di amicizia, al dialogo costruttivo in ogni campo: monetario, tariffario, politico e militare. L'autonomia, cioè, non deve diventare l'alibi per una politica dissociativa dalla solidarietà atlantica, che continua ad essere fondamentale presidio della nostra sicurezza e della stabilità internazionale.
Comunque, l'Europa è una scelta non contingente, non strumentale: è un modo di realizzare una società in cui meglio si esaltino i valori storici di cultura, di libertà, di solidarismo, di socialità di cui noi europei siamo portatori in un mondo che ha superato la dimensione nazionale ottocentesca.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, quanto è accaduto in questi giorni a Napoli ed in alcune città del Mezzogiorno ci riporta bruscamente alla realtà nazionale. Il Governo è intervenuto, sta intervenendo, e ribadisce che saranno duramente combattute manovre speculative in un momento così delicato e difficile. Si tratta però di un fatto emblematico, dei rischi che possiamo correre se perdiamo di vista tutte le caratteristiche della dura emergenza che stiamo fronteggiando.
Tre dati balzano immediatamente agli occhi: carenze oggettive, tendenze speculative che scattano sempre in ogni situazione difficile, il rischio di uno sfruttamento politico che può aprire un ulteriore varco al disordine e, di riflesso, alla domanda autoritaria.
Questo spaccato inquietante del nostro Mezzogiorno ripropone dunque nuovamente, ed in termini nazionali, la complessità del nostro compito e dei problemi che dobbiamo affrontare con determinazione. Il Governo, nel presentarsi al Parlamento, è stato chiaro ed esplicito, e non ha fatto del vano ottimismo. Il richiamo alle amare verità non viene dalle nostre parole, viene dai fatti. Le cose ci pongono dinanzi a un dilemma non nuovo: da un lato il tentativo di speculare sulle difficoltà per imprimere al paese un indirizzo arretrato che nessuna forza democratica può accettare; dall'altro, la necessità di una iniziativa programmata, ragionevole, moderna, per garantire uno sviluppo stabile e democratico.
Ho detto che il Mezzogiorno è uno dei punti nevralgici di questo tentativo; esso esprime una realtà che non abbiamo ancora definitivamente recuperato ad una dimensione di sicuro avanzamento economico e sociale. Non a caso, del resto, che l'onorevole Almirante abbia indicato nel Mezzogiorno il naturale spazio operativo per il suo partito, facendo leva sulla reazione delle zone di miseria e di arretratezza contro le zone del benessere e degli alti consumi. Non è una sfida che noi possiamo lasciar passare senza una risposta politica precisa, specie nel momento in cui il sistema economico nel suo complesso rivela, attraverso le spinte inflazionistiche e la corsa dei prezzi, uno stato generale di disagio.
Al fondo, il ricupero del centro-sinistra si deve alla consapevolezza della Democrazia Cristiana, del Partito repubblicano, del Partito socialista democratico e del Partito socialista, dell'urgenza di offrire al paese questa risposta; e questo ricupero non rappresenta, onorevole Bignardi, un cedimento, una abdicazione ad un loro ruolo autonomo da parte delle forze democratiche che hanno dato vita al Governo, né pone il Governo stesso in una posizione di debolezza nei confronti di chicchessia. Il passaggio del Partito liberale alla opposizione esprime una diversa articolazione dell'area democratica, che è più vasta dell'area di Governo. Ciò è nella logica politica di una strategia, che è legittimo non condividere ma che non paga, come ella ha detto, scotti, oltre tutto anticipati, al Partito comunista.
E' questo, mi pare, il nodo politico che è ritornato più volte negli interventi al Senato e alla Camera nel corso del presente dibattito. Respingo questa interpretazione che non risponde alla verità delle cose. Noi procediamo nella direzione di una crescente animazione democratica, di una sempre più diffusa giustizia sociale, direzione che caratterizza la nostra esperienza politica dalla Resistenza e dall'avvento della Repubblica ad oggi. Essa si è a volta a volta espressa ed articolata tenendo presenti la realtà dei problemi, le forze politiche e sociali più sensibili e interessate alla loro soluzione, il verificarsi di condizioni obiettive, al fine di una loro traduzione in termini operativi entro un quadro ben definito di certezze democratiche.
La linea di centro-sinistra risponde a queste complesse esigenze. E se ieri esse sono apparse in crisi, la ripresa di questa politica non nasce né dal caso, né da giochi di vertice, né da calcoli meschini. Le formule, se vogliono essere vitali, non devono sorgere dalla necessità di puri equilibri di potere; ma da motivazioni più profonde e più serie, da necessità, se si vuole, che investono scelte ben precise in ordine alla prospettiva politica generale.
Il dato di una più ampia base parlamentare è, in questo quadro, importante ma non pregiudiziale. E in tanto vale, in quanto esprime una volontà politica, un comune disegno strategico da portare avanti nel confronto aperto con le forze politiche e sociali, ma anche con intima coerenza. Quando sosteniamo che il ritorno al centro-sinistra è un fatto positivo, è perché partiamo da una concezione essenziale e realistica: che una situazione per tanti aspetti grave e difficile non si supera senza una collaborazione diretta tra forze popolari democratiche, senza un loro contributo attivo, da protagoniste, non solo alla pesante responsabilità che comporta una fase di emergenza come l'attuale, ma al processo di rinnovamento del paese. I due momenti non possono essere disgiunti, così come programma e indirizzo politico sono inscindibili e costituiscono insieme il quadro politico che è alla base dell'azione e dell'iniziativa della maggioranza.
In questo ordine di valutazioni rientra perciò anche la disponibilità del Governo – che ho dichiarato e che confermo – ad un dialogo con le grandi forze sociali del paese, con quelle sindacali e con le altre forze produttive. Non si tratta di rinunciare alle prerogative costituzionali del Governo e, men che meno, di intaccare – il che sarebbe impensabile – le prerogative del Parlamento. Si tratta di instaurare un dialogo rispettoso dei ruoli e delle reciproche autonomie, ma schietto e leale, sulle linee di sviluppo che il Governo intende imprimere al paese.
In questo contesto rientrano e si collocano gli impegni per affrontare l'emergenza, come quelli per consolidare una ripresa fisiologica del sistema, e per animare una realistica e seria politica di riforme; gli impegni per il corretto ed efficiente funzionamento del sistema non meno di quelli per una rigorosa e inflessibile difesa dei valori democratici e repubblicani contro le insorgenze fasciste e contro la violenza. E, infine, quelli per una politica di pace, nel quadro delle scelte costanti della nostra politica internazionale.
Ognuno di questi impegni richiama gli altri e, a questo proposito, voglio dare una risposta agli oratori del Movimento sociale destra nazionale. Il Governo non ha intenti persecutori. Il solco che ci divide, lo ha detto ieri l'onorevole Almirante, è già nella diversa valutazione della esperienza fascista, con tutto ciò che ne deriva nella concezione dello Stato, del suo ordinamento, del suo modo di essere, del modo di essere della società. È una valutazione, quella del fascismo, che ci trova su posizioni di contrasto e di radicale antitesi e la Costituzione, del resto, ci impegna a non consentire la rinascita di quell'esperienza.
Il recupero del centro-sinistra ha dunque un significato ben preciso. Segna una maturazione – perché non dirlo ? – tormentata dei partiti che lo compongono, nasce da una riflessione critica che ciascuno di essi ha sviluppato in assoluta autonomia. Certo, sugli orientamenti assunti ha pesato l'evoluzione della situazione generale del paese, l'emergere sempre più evidente di rischi e di difficoltà, il presagio di vuoti di potere propiziatori di tensioni autoritarie. Ma non può essere accreditata all'azione di una forza di opposizione, onorevole Aldo Tortorella, per quanto consistente, ciò che invece appartiene alla determinazione delle forze del centro-sinistra. E la coerenza di tale determinazione, come ho detto al Senato, si è tradotta in una coalizione organica tra i quattro partiti anziché in un tripartito con appoggio esterno socialista: un dato tanto più significativo quanto più duro e severo appare l'impegno diretto di Governo in una situazione che comporta l'assunzione di gravose responsabilità. Il Governo impegna ora questi partiti alla corresponsabilità, in un sostegno leale e convinto, e ringrazio per questo gli onorevoli De Martino, Oronzo Reale, Orlandi e Piccoli per averne motivato le ragioni con sincera e cordiale sintonia.
Dall'autonomia delle decisioni che hanno portato alla formazione del presente Governo discende l'autonomia della formula, l'autosufficienza del Governo rispetto agli apporti delle opposizioni. E' vero che una opposizione è tale prima di tutto perché tale una forza politica si qualifica, prescegliendo il proprio spazio e il proprio ruolo, ma ciò vale non solo per il Partito comunista, bensì per ogni altro partito. In questa, come in ogni altra circostanza storica, un Governo democratico rispetta il ruolo dell'opposizione ma, in linea di principio, il programma che un Governo presenta al Parlamento per ottenerne la fiducia è, nei propositi dei suoi elaboratori, offerto alla riflessione di tutte le parti politiche.
Se a proposito dell'opposizione comunista ho richiamato nella mia esposizione la logica degli schieramenti, è perché questo partito ha fondate ragioni per contrapporsi anche a questo Governo, ragioni di volta in volta diversamente motivate, ma tutte riconducibili ad una scelta ideologica, storica e politica. Per quanto le concerne, anche le forze politiche che si sono ritrovate per dar vita a questo Governo di centro-sinistra hanno a loro volta una identità che le fa diverse dai comunisti. Lo hanno sottolineato gli oratori della maggioranza e non credo sia il caso di ribadire ancora una volta il senso di una scelta democratica che sta a monte di tutte le altre scelte. Il confronto col Partito comunista, cioè con la politica del più forte partito di opposizione, lo abbiamo voluto cercare - ho detto - sul terreno dell'iniziativa politica, dell'azione di Governo. Nessuna ambiguità, quindi, e nessuna confusione di ruoli.
La verità, onorevoli colleghi, è che le forze politiche perseguono sul tempo lungo obiettivi diversi legati alla loro concezione della società, alla loro visione della storia. Ma i governi esprimono la volontà di quella o di quelle forze politiche che hanno deciso di perseguire obiettivi comuni lungo un arco di tempo ragionevole, compiendo determinate scelte, scandendo determinate priorità, predisponendo determinati strumenti, secondo quanto dettano le esigenze immediate del paese, le istanze di un elettorato popolare che rappresenta, come nel caso nostro, la maggioranza del paese.
Nessuno di nei intende abdicare agli impegni assunti col proprio elettorato. Crediamo di essere buoni interpreti di esso, di fronte al quale, come di fronte al Parlamento, ci assumiamo la responsabilità delle nostre scelte. Nessuno può contestare del resto che tra le indicazioni delle più recenti consultazioni vi sia l'esigenza di un esecutivo stabile, di una maggioranza più larga, di un ancoraggio più saldo ai problemi reali del paese. Queste indicazioni sono state riprese dai partiti, da essi riscoperte e ridiscusse al loro interno, alla luce delle esigenze di cui ciascuna forza politica è obiettivamente portatrice, diventando occasione, dentro i partiti e tra i partiti, di confronti appassionati e spesso di severe autocritiche.
Il disegno del centro-sinistra si è dunque imposto per la validità del suo impianto. Non ha trovato di fronte a sé alternative apprezzabili; si è rinvigorito nel realismo delle sue intuizioni: ha cioè registrato nelle sue componenti un sostanziale accostamento di giudizi sulle cose da fare presto per ridare fiducia ai cittadini nel governo del paese. Ed ha registrato altresì la convergenza su un disegno di lungo periodo, che il Governo non ha riproposto al paese come un impegno, una promessa di realizzare tutto insieme, al di fuori di ogni realistica valutazione del possibile, ma sul quale si impegna però come linea che deve legare in una logica di scelte e di coerenza quanto si è proposto di fare e quanto riuscirà comunque a realizzare.
Esiste una ispirazione di lungo momento, che fu pure all'origine del primo incontro delle forze politiche di centro-sinistra, ed ora si ripropone. C'è un punto mediano di convergenza tra componenti politiche di pur diversa ispirazione e matrice. Vi hanno accennato, con significativa consonanza, gli onorevoli Piccoli, De Martino, Orlandi e Oronzo Reale. Il punto di convergenza è dato da un giudizio sulla società italiana di oggi che procede nella constatazione del preoccupante tasso di alienazione, di spersonalizzazione che caratterizza il rapporto sociale e che spetta anche al potere politico di far indietreggiare, lasciando avanzare invece le forze del cambiamento che si battono in nome dell'uomo, della sua dignità, della sua libertà.
La nostra azione non può che essere, per quello che riusciamo a fare, in questa e non in altre direzioni. Questo il compito, questa la responsabilità che la maggioranza che esprime il Governo gli affida. Così intendiamo servire il paese.
In questo spirito e con questo impegno, signor Presidente, onorevoli colleghi, io rinnovo, con il mio ringraziamento a tutti gli intervenuti nel dibattito, la richiesta del voto di fiducia (Vivi applausi al centro e a sinistra — Congratulazioni).

On. Mariano Rumor
Camera dei Deputati
Roma, 20 luglio 1973

(fonte: Camera dei Deputati - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di venerdì 20 luglio 1973)


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