LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

LA STORIAGLI UOMINII CONGRESSILE ELEZIONILE CORRENTI
I DOCUMENTILE IMMAGINITESTIMONIANZEISTITUTO BRANZIRINGRAZIAMENTI

 

V° GOVERNO RUMOR: INTERVENTO DI MARIANO RUMOR ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
(Roma, 21 marzo 1974)

A causa di scontri tra il Partito repubblicano ed il Partito socialista su alcuni provvedimenti di natura economica, il IV° Governo Rumor rassegna le proprie dimissioni il 2 marzo 1974.
Lo stesso Mariano Rumor ricostituisce un governo di centro-sinistra, con il PRI solo nella maggioranza e non dentro il governo.
Il Presidente del Consiglio presenta il proprio governo ed il suo programma alla Camera dei Deputati il 21 marzo 1974.

* * *

RUMOR, Presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Governo che ho costituito su mandato del Capo dello Stato - al quale esprimo il più fervido e deferente ossequio - si presenta diversamente articolato nella sua struttura, semplificato nella sua composizione, secondo una più razionale valutazione che anche l'opinione pubblica ha dimostrato, per chiari segni, di condividere; ma attestato sulla continuità della linea e ancor più sui valori ideali che rappresentano il vero risultato politico del recupero del centro-sinistra.
Di ciò desidero dar atto ai partiti di centro-sinistra, i quali hanno raccolto la fondamentale esigenza di non alterare il quadro politico ricostituito nel luglio scorso.
La crisi, del resto, non si è aperta su una contestazione di quella linea, né sul venir meno di quei valori. Lo dimostra il fatto che il Partito repubblicano continua a far parte della maggioranza, pur avendo ritenuto di non assumere dirette responsabilità di governo. Esprimo all'onorevole Ugo La Malfa alta stima e considerazione: un periodo così difficile e travagliato di comune lavoro ha fatto ancor più apprezzare - se pur ce ne era bisogno - la grande coerenza civile, il senso del dovere che caratterizza la sua personalità.
E, come a lui, un saluto va ai valorosi colleghi che, avendo collaborato efficacemente nel precedente Governo, non fanno parte di questo.
La crisi, in realtà, si è aperta su un dissenso, insorto fra le componenti della maggioranza, circa le modalità della strategia per affrontare la difficile congiuntura.
Essa è perciò da ricondursi a quella emergenza economica che investe non l'Italia soltanto, ma il mondo, e rende più marcate, anche al di là delle controversie di scuola, le differenze di opinioni sulle terapie da adottare.
E se la crisi di governo è stata superata ed ha un suo significato, perciò, che la soluzione sia stata conseguita in tempi brevi ciò è perché i necessari chiarimenti sulle linee che mi propongo di illustrare sono stati facilitati dalla consapevolezza delle forze politiche della maggioranza che i problemi urgono, che bisogna fare, che l'errore più grande sarebbe stato, comunque, quello di creare vuoti di potere, di guida, e di iniziativa.
La continuità ideale e politica di questo Governo con quello precedente è dunque un primo dato politicamente significativo; e ciò mi consente di affermare che gli impegni programmatici già assunti nel luglio del 1973 costituiscono tuttora la grande linea direttiva che dovrà ispirare la nostra azione.
Il Governo è per altro consapevole di dover corrispondere soprattutto ad alcune domande essenziali che salgono dal paese e che provengono dal Parlamento e dalle forze politiche.
Esse riguardano: le misure per fronteggiare la grave situazione economica e in particolare le pericolose tensioni inflazionistiche; la difesa della lira, del valore dei salari, dell'occupazione; l'attesa, pur in questo quadro per tanti aspetti preoccupante, per il sodisfacimento di fondamentali consumi sociali. E accanto a queste: una legittima, pressante richiesta di sicurezza contro il dilagare della delinquenza e della criminalità; di certezze giuridiche; di moralità pubblica; di efficienza operativa da parte del Governo e della pubblica amministrazione.
Il Governo intende affrontare questi problemi rendendosi conto che molti di essi richiedono un lungo impegno, ma in una continuità d'azione che non respinge né la lezione delle esperienze maturate né la realtà delle condizioni fattesi più pressanti.
Resta, naturalmente, fuori discussione che il Governo si impegna ad orientare la sua azione avendo come punto di rigoroso riferimento la Costituzione ed i suoi valori, e una sicura gestione dell'ordine democratico contro ogni involuzione di carattere autoritario ed ogni insorgenza fascista.
Nessuno può ignorare, infatti, le tensioni in atto, le componenti negative della situazione che, anche sotto la pressione delle emergenti difficoltà economiche, possono contribuire in prospettiva ad un amalgama complesso ed insidioso da utilizzare contro la democrazia.
Il problema più grave e più pressante che il Governo ha dinanzi a sé è quello economico, e al suo interno quello dell'inflazione. È stato il problema emergente, che il precedente Governo ha fronteggiato nei primi mesi di attività, con indiscutibili risultati, attraverso una più rigorosa politica di bilancio, il blocco dei prezzi, la difesa della lira.
Il dato inconfutabile è che in questo quadro, già notevolmente difficoltoso, è venuta ad inserirsi in modo sconvolgente la crisi petrolifera e quindi energetica, che ha penalizzato l'intera struttura economica del paese, ed in particolare alcuni settori; ha fortemente accelerato, con tensioni pericolose, le spinte inflazionistiche già in atto; e, infine, anche in concomitanza dell'aumento quasi generalizzato dei prezzi delle materie prime e delle derrate alimentari, ha scompensato ancor più gravemente la nostra bilancia dei pagamenti.
La crisi non è solo nostra; essa investe tutto il mondo, ma per noi essa è più grave.
Tutti i nostri problemi sono resi da oggi più difficili. Se vogliamo portare avanti gli obiettivi di sviluppo e di riforma, cui non vogliamo e non possiamo rinunciare, non possiamo dimenticare le condizioni in cui essi si inseriscono. Desidero essere molto chiaro su questo punto. Nessuno vuole sacrificare l'obiettivo dello sviluppo produttivo e dei consumi sociali alla necessaria lotta all'inflazione; esso si inserisce invece contestualmente in una strategia di cui la lotta all'inflazione è una delle componenti. Ma la condizione perché tutto questo sia possibile è che l'inflazione venga debellata. Altrimenti si faranno parole, belle parole, ma la realtà sarà amara per tutti, soprattutto per le categorie più deboli. Il fatto monetario è certamente strumentale; ma non per questo è meno essenziale che sia risolto in modo corretto (Interruzione del deputato Guarra).
Più che sottolineare ancora una volta di fronte al Parlamento italiano quanti e quali siano gli effetti perversi dell'inflazione, credo sia doveroso avvertire il paese che la lotta all'inflazione impone a tutti un certo grado di austerità; richiede a tutti un concorso di sacrifici. La lotta all'inflazione è una battaglia difficile e non è una battaglia indolore: l'impegno è di condurla con determinatezza, tentando di adoperare tutti gli strumenti di cui disponiamo al fine di chiamare a partecipare ai sacrifici tutti gli italiani secondo giustizia.
E ci proponiamo, come ho detto, di condurre questa difficile battaglia con misure articolate, avendo presenti l'esigenza di tutelare al massimo possibile i redditi più bassi, ma anche le esigenze dell'occupazione e della ripresa. Così ci impegniamo anche a compensare con un programma di investimenti pubblici gli effetti riduttivi sulla domanda globale dal lato dei consumi che dalla lotta all'inflazione deriveranno.
Ribadisco cioè con fermezza che obiettivo fondamentale dell'azione del Governo è il perseguimento del più alto tasso di sviluppo del prodotto lordo, compatibile con il rispetto dei vincoli propri di un sistema economico aperto, quale è e quale deve restare il sistema economico italiano. È legato essenzialmente al tasso di sviluppo del reddito il volume degli investimenti; è legato al tasso di sviluppo del reddito, il livello dei consumi; e dal volume degli investimenti dipende la misura in cui sarà possibile conseguire gli obiettivi della piena occupazione delle forze di lavoro e del riequilibrio socio-economico tra settori della produzione – agricoltura e settori non agricoli – e fra aree geografiche, in primo luogo fra Mezzogiorno ed aree territoriali più avanzate; in una parola, gli obiettivi di riforma delle strutture economiche del paese.
Muoverci in questa direzione significa confermare ed avvalorare, proprio in presenza di una situazione divenuta tanto più complessa, l'indirizzo di centro-sinistra; una politica cioè, di sviluppo globale della società italiana, di promozione dei ceti popolari, di riforma e di rinnovamento; e mantenere intatta la prospettiva del movimento e della trasformazione costituisce, da questo punto di vista, il presupposto dell'azione che intendiamo svolgere per condurre il paese a superare la stretta di una situazione difficile.
La strategia che il Governo si propone di perseguire si articolerà nei seguenti punti.
Primo punto: nell'affrontare la situazione economica, il Governo ha presente anzitutto problemi più immediati. Essi si identificano con i vincoli che ogni economia aperta deve rispettare per tenere il suo equilibrio, cioè per assicurarsi le possibilità di espansione.
Entro nel vivo delle cose da fare con immediatezza, indicando i punti più urgenti: bilancia dei pagamenti e livello dei prezzi.
È noto che la nostra bilancia dei pagamenti è stata caratterizzata nel 1973 da un rilevante deficit delle partite correnti e che nell'anno in corso si produrrà, aggiuntivamente, un imponente deficit imputabile al più elevato prezzo del greggio.
Le caratteristiche strutturali del nostro sistema produttivo non consentono di sopportare strozzatura alcuna nella disponibilità di mezzi di pagamento sull'estero: è necessario scongiurare la funesta eventualità di risorse valutarie insufficienti ad alimentare il flusso di importazione richiesto dalla tenuta e dallo sviluppo del sistema produttivo.
Si tratta anzitutto di finanziare il disavanzo con l'estero attraverso la contrazione di prestiti. È stata negoziata con il Fondo monetario internazionale la concessione di un prestito per un importo equivalente ad un miliardo e 200 milioni di dollari. Il ministro del tesoro firmerà il contratto di prestito e la «lettera di intendimenti» che accompagna la nostra richiesta, trattandosi di facilitazione che avviene su una linea di credito non automatica. Spetterà al Governo operare perché il quadro di compatibilità obiettive che caratterizzano la situazione economica evolva in modo positivo, così da superare difficoltà e tensioni e consentirci di utilizzare, nell'arco della durata del prestito, le possibilità che scaturissero in occasione delle periodiche verifiche previste dallo stesso contratto di prestito.
Debbo aggiungere che è possibile, sin da oggi, far ricorso a prestiti automatici di breve termine messici a disposizione dalla Banca della riserva federale degli Stati Uniti e da banche centrali europee.
Ma proprio questa solidarietà ci impegna ad un'azione costante e tenace volta a riportare l'Italia in Europa. Ma per tornare in Europa non basta pensare alla possibilità più o meno vicina o più o meno lontana di ricostituzione con i paesi della CEE di un vincolante accordo monetario. Occorre che, con una severa politica, si creino in Italia le condizioni di sviluppo nella stabilità monetaria, in modo che nei fatti, oltre che nei propositi e nelle intenzioni, l'Italia torni ad essere un paese capace di dare attivo contributo alla solidarietà europea ed occidentale.
Secondo punto: nessuno sforzo sarà tralasciato per esaltare la componente estera della domanda, affiancando alle forme tradizionali e generalizzate di sostegno dell'esportazione, un'azione volta ad incoraggiare, con criteri selettivi, le correnti di scambio attive idonee a fornire immediate disponibilità di mezzi di pagamento o contropartite in beni essenziali, come le materie prime.
Terzo punto: è nostro impegno porre in atto un ampio ventaglio di interventi diretti a contenere gli esborsi valutari. Al fine di contrastare le esportazioni non autorizzate di capitali, saranno adottate tutte le possibili, severe misure di controllo. Ma saranno anche realisticamente valutati, oltre ai problemi collegati al differenziale tra i saggi di interesse corrente all'interno ed all'estero, quelli relativi all'incidenza del diverso regime fiscale accordato alle varie forme di risparmio in Italia e negli altri paesi. La parificazione dei tassi di interesse è stata assicurata con il provvedimento adottato lunedì scorso dal ministro del tesoro, che ha elevato al livello medio corrente nell'Europa occidentale il tasso italiano di sconto e quello per le anticipazioni.
Il ministro del tesoro e il ministro del commercio con l'estero hanno, con decreto odierno, abolito il doppio mercato della lira.
Per quanto riguarda il contenimento delle voci passive della bilancia di parte corrente, resta fermo l'obiettivo di ridurre i consumi petroliferi non prioritari. Per i carburanti destinati ai consumi privati per autotrazione, il Governo adotterà subito dopo il voto di fiducia opportune determinazioni, sulla base di una precisa valutazione quantitativa che ponga a confronto i vantaggi acquisibili in termini di minore esborso valutario, le implicazioni per le entrate erariali ed i prevedibili riflessi sulle attività economiche. Pur non trascurando altre voci, quali il turismo passivo, attenzione particolare sarà dedicata al settore delle carni bovine, per il quale la manovra di contenimento dei consumi, anche attraverso l'applicazione di aliquote IVA differenziate, dovrà essere accompagnata dall'incremento dell'offerta di origine interna e da una efficace azione di orientamento verso consumi sostitutivi.
Quarto punto: sul fronte della lotta alla inflazione, il Governo dedicherà particolare e severa attenzione alla politica dei prezzi, alla politica di bilancio e della spesa pubblica, alla politica fiscale.
In materia di prezzi non è immaginabile un blocco generalizzato e prolungato, data la dinamica dei prezzi delle materie prime.
L'obiettivo realistico è di sottoporre alla disciplina amministrativa del CIP un ristretto numero di generi di largo consumo, in rapporto alla loro effettiva incidenza sui bilanci familiari delle categorie comprese nelle fasce più basse di reddito. Parallelamente sarà condotta ogni opportuna azione per difendere l'equilibrio dei prezzi di alcuni generi essenziali. Saranno impartite ulteriori drastiche direttive contro la speculazione e l'imboscamento di derrate. Quanto ai prezzi dei prodotti industriali, attualmente in larga parte disciplinati dal decreto-legge emanato nel luglio 1973, sarà modificato il regime vigente, e saranno adottate misure dirette a garantire continuità conoscitiva e metodi oggettivi e rapidi di verifica, in termini di effettività di costo, delle richieste di aumento per quei settori per i quali si riterrà opportuno mantenere, o porre in essere in determinati momenti, un regime autorizzativo.
Per quanto concerne le tariffe dei servizi pubblici, si attuerà una manovra differenziata, più rigida nella direzione del blocco, per la quantità di consumo necessaria alle categorie popolari. Tale criterio verrà, in particolare, applicato alle tariffe dell'energia elettrica che rimarranno inalterate nei limiti di consumo propri dell'utenza corrispondente alla famiglia operaia media.
Parte integrante della politica dei prezzi è la disciplina dei fitti degli immobili urbani. Il Governo, ferma restando la proroga del blocco al 31 dicembre 1974, metterà a punto un regime delle locazioni fondato su un canone tale da tutelare, attraverso l'adozione di opportuni parametri e apposite procedure, la domanda di alloggio dei ceti popolari. Dovranno essere naturalmente adottate cautele per garantire una sufficiente redditività del valore degli immobili.

GUARRA. E torniamo al commissariato alloggi.

RUMOR, Presidente del Consiglio dei ministri. In materia di politica di bilancio, e della spesa pubblica, ed in presenza di spinte verso ulteriori aumenti nel disavanzo di cassa dello Stato, sarà attuata una linea di intransigente contenimento delle spese correnti. A tale scopo saranno resi più stringenti i vincoli della politica di bilancio, intesa come manovra di grandi flussi finanziari in un conto consolidato della finanza pubblica. Ciò impone che il deficit del settore pubblico, così come è stato definito nei più recenti calcoli di compatibilità, non subisca in corso d'anno ulteriori aggravi.
Gli enti locali dovranno affrontare. in modo severo il problema della crescita del loro disavanzo, divenuto di proporzioni insopportabili, e gli enti previdenziali dovranno operare per ridurre gli sprechi nel sistema.
Nel settore tributario, ogni impegno sarà posto per raggiungere, anche attraverso una rigorosa lotta alle evasioni, le previsioni di gettito contenute nel bilancio dello Stato per il 1974. Si tratta, in modo speciale, di recuperare gettito nel settore dell'IVA con una oculata azione di accertamento e di controllo, non potendosi contare, per il conseguimento dell'entrata prevista in bilancio, sulla sola espansione dei consumi in termini monetari. Proventi aggiuntivi dovranno essere conseguiti, sia attraverso il già ricordato inasprimento delle aliquote IVA per determinate categorie di prodotti non prioritari, sia con la anticipazione all'anno in corso della riscossione di parte delle imposte sul reddito dovute dai contribuenti soggetti a tassazione a consuntivo, sia con una rapida iscrizione a ruolo dei tributi definiti in base al provvedimento di condono.
Non sfugge al Governo che il processo inflazionistico altera l'effetto di progressività delle aliquote e delle detrazioni, previste in sede di approvazione della legge delega sulla riforma tributaria per l'imposta sul reddito delle persone fisiche. Avendo presenti i bilanci delle famiglie dei lavoratori, fermo restando l'obbligo della tassazione anche per gli assegni familiari, la nuova misura dell'assegno sarà integrata di importo equivalente. Sarà rinviato ad una fase più avanzata della riforma tributaria il riesame del limite esente e delle detrazioni; potrà provvedersi ad un limitato ritocco per l'anno in corso. Pur in presenza di ridottissimi margini di manovra, il Governo si propone di elevare da 36 mila a 48 mila lire la detrazione forfettaria per i lavoratori dipendenti, i pensionati e i piccoli lavoratori autonomi a fronte delle spese per la produzione del reddito, detrazione da computarsi in sede di conguaglio a fine anno, così da elevare a 960 mila lire la quota esente per la fascia più bassa di redditi.
Ho esposto con franchezza la portata condizionante dei vincoli che ci derivano sia dallo squilibrio dei nostri conti con l'estero, sia dall'accresciuto tasso d'inflazione, e la linea di severità che il Governo è deciso a mantenere.
Questa linea costituisce, in effetti, la base stessa per sostenere la ripresa. Una ripresa che ha come presupposto la lotta all'inflazione.
Il Governo è nondimeno deciso ad assicurare un adeguato sostegno della domanda globale. Ma sarà necessario attivare più risolutamente forme di sostegno selettivo.
Ci proponiamo, perciò, un programma di investimenti produttivi e sociali guidato dal criterio generale di dare precedenza alle decisioni di spesa più rapidamente operative, in una prospettiva, tuttavia, di interventi coordinati ad una previsione dì più lungo periodo. La stessa scelta dei settori di intervento appare significativa. In altre parole vogliamo cogliere l'esigenza anche congiunturale di favorire investimenti produttivi, per muoverci lungo linee di espansione e di modificazioni strutturali. Al di là della «quantificazione» degli investimenti, vale la loro «qualificazione» in direzione di squilibri e deficienze strutturali – che costituiscono anche sotto il profilo economico debolezze pericolose per tutto il nostro sistema – nonché di obiettivi di alto contenuto civile.
E proprio al fine di rimettere in moto una linea qualificata di politica sociale e di garantire l'effetto congiunturale dei provvedimenti, dedicheremo ogni attenzione, nella loro elaborazione, ai fattori strumentali e alle procedure per soddisfare l'esigenza di accelerare la messa in moto dei meccanismi di intervento.
Ciò avverrà, per quanto possibile ed opportuno, anche attraverso lo strumento della «concessione», a consorzi di enti pubblici o ad associazioni di imprese, in modo da ottenere, oltre ad una maggiore agilità operativa, la concentrazione nel concessionario di molteplici attribuzioni ed adempimenti ora frazionati. Inoltre, ove sia possibile la individuazione precisa delle opere nonché dei finanziamenti e delle localizzazioni, le iniziative più urgenti potranno essere attuate in relazione al preminente interesse nazionale con «leggi provvedimento» che indicano i meccanismi accelerati di esecuzione con la collaborazione delle regioni.
In relazione a questi obiettivi, il programma del Governo si articola in cinque capitoli essenziali: Mezzogiorno, agricoltura, trasporti pubblici, edilizia abitativa, edilizia scolastica ed universitaria con provvedimenti che, essendo già previsti dal precedente Governo, saranno varati con la massima rapidità.
Per quanto concerne la politica per il Mezzogiorno, confermo innanzitutto il rispetto delle priorità a favore degli interventi straordinari nell'area meridionale. Sarà varato un programma di emergenza particolare della Cassa per il mezzogiorno che assicuri la accelerazione e la qualificazione degli impegni in corso e l'avvio di nuovi impegni, sulla base della nuova legge di finanziamento pluriennale della Cassa.
Verrà accelerato il ritmo della spesa, in particolare per quanto attiene ai progetti speciali già definiti dal CIPE in aderenza ai criteri che caratterizzano l'intero programma straordinario: alto contenuto di occupazione; tempestività della progettazione ed esecuzione degli interventi, basso contenuto di importazione.
Il programma conterrà inoltre la indicazione di un nuovo gruppo di progetti speciali, contraddistinti, quanto alle scelte di merito, da una più rigorosa connessione fra obiettivi di industrializzazione e realizzazione infrastrutturale; quanto al procedimento, dalla necessaria intesa fra Cassa e regioni interessate, in considerazione del preminente contenuto territoriale di tali progetti. Essi riguarderanno in particolare le infrastrutture civili ed industriali, l'approvvigionamento idrico, le opere portuali, l'edilizia abitativa, l'edilizia sociale.
La riorganizzazione degli incentivi, di cui al disegno di legge già presentato al Parlamento, ed il rifinanziamento della Cassa per il quinquennio 1976-1980, tenuto conto anche delle esigenze di raccordo con il precedente quinquennio 1971-1975, offrono validi elementi per colmare i vuoti che in questi ultimi tempi si sono creati nell'economia del Mezzogiorno.
In questo contesto particolare attenzione sarà data al programma di rinascita della Sardegna.
Il programma di rifinanziamento della Cassa per il quinquennio 1976-1980 è già in fase di avanzata elaborazione. Si tratta di interventi per circa 9 mila miliardi di lire (ivi comprese le autorizzazioni ad assumere impegni) che verranno a far carico alla pubblica finanza negli anni fino al 1980; un onere cioè che supera di circa 2 mila miliardi quello autorizzato per il precedente quinquennio 1971-1975.
Quanto all'agricoltura, il rilancio di questo fondamentale settore è particolarmente urgente, anche per attenuare il grado di dipendenza che l'Italia ha verso l'estero per quanto riguarda l'approvvigionamento di numerosi generi alimentari.
Un primo immediato intervento intendiamo proporre per la zootecnia, con un provvedimento che, tenendo conto delle iniziative già esaminate in materia in Parlamento, prevede la mobilitazione pluriennale di 300 miliardi.
Chiedo anche che venga accelerato l'iter parlamentare della legge sulla difesa del suolo; mentre si avrà cura di predisporre strumenti legislativi diretti a consentire l'utilizzazione dei bacini di raccolta delle acque per una estesa irrigazione e ad intensificare l'opera di riforestazione.
Su un piano più generale, il Governo chiede al Parlamento - ed esso collaborerà in tal senso - di accelerare il recepimento delle direttive comunitarie in materia di strutture agricole.
Per i trasporti pubblici, notevole rilievo assumono le esigenze connesse con il nuovo piano delle ferrovie dello Stato, con i trasporti metropolitani, con il sistema delle ferrovie in concessione e con il potenziamento del parco autobus. Per le ferrovie dello Stato, nel quadro del piano globale di 4 mila miliardi, si darà corso, sulla linea di apposita delibera del CIPE, ad una prima fase di interventi per un volume di 2 mila miliardi in un quinquennio.
Per le linee metropolitane, il bilancio 1974 è in grado di assicurare il rispetto della delibera CIPE che assegnava i fondi al finanziamento di talune linee di Napoli, Roma, Milano e Torino; ulteriori stanziamenti dovranno invece reperirsi per í particolari problemi della metropolitana di Roma.

ALFANO. Ed anche per quelli della metropolitana di Napoli.

RUMOR, Presidente del Consiglio dei ministri. Per le ferrovie in concessione, una considerazione prioritaria va fatta per alcune linee della Lombardia e della Campania, con un onere, da ripartirsi almeno in un quinquennio, dell'ordine di 200 miliardi di lire.
Per il rinnovo del potenziamento del parco autobus sarà definito sollecitamente un programma quinquennale per l'acquisizione di 30 mila autobus da destinare a linee urbane ed extraurbane, sulla base del criterio di concentrare le commesse nel rispetto delle competenze regionali (Commenti a destra).
Quanto all'edilizia abitativa, ferma restando la sostanziale validità degli accordi programmatici del luglio 1973, e tenuto conto che si sono aperte alcune interessanti prospettive in materia di progetti speciali, relativi a nuovi quartieri residenziali nelle aree metropolitane, da attuarsi mediante convenzione, assume speciale urgenza, per una rapida attivazione del processo produttivo in edilizia, la emanazione del decreto-legge sui provvedimenti immediati e la presentazione del disegno di legge concernente il piano decennale.
L'accelerazione delle procedure per l'edilizia pubblica, rimetterà in moto il meccanismo dei finanziamenti. Entro il 1975 dovrà raggiungersi un più consistente apporto dell'edilizia pubblica rispetto a quella privata.
Contiamo cioè di attivare investimenti per circa 350 miliardi per l'edilizia sovvenzionata, per 150 miliardi per l'edilizia agevolata e per 200 miliardi per l'edilizia convenzionata.
Per l'edilizia scolastica e universitaria, tenuto conto dello stato dei programmi in atto, nonché delle proposte di iniziativa regionale, sarà definito in concomitanza con la discussione parlamentare dei relativi disegni di legge, un piano pluriennale per un complessivo onere di 2 mila miliardi di lire, destinato anche a fronteggiare l'aumento dei costi nei due settori e gli interventi urgenti.
Per quanto riguarda la riforma sanitaria, che coinvolge da un lato la definizione di un più avanzato assetto sociale e dall'altro complessi problemi di finanza pubblica, è nostro impegno verificare modalità e tempi di applicazione, in connessione con le previsioni di disponibilità finanziarie e con le possibilità di effettiva introduzione delle varie fasi in cui dovrà articolarsi il processo di riforma. Lo schema di disegno di legge sarà approvato dal Consiglio dei ministri entro il prossimo luglio.
Carattere d'urgenza riveste l'emanazione di un provvedimento legislativo riguardante il versamento da parte dello Stato al sistema mutualistico delle somme necessarie per dare concreto avvio al risanamento economico-finanziario delle mutue, al fine di coprire gradualmente il loro indebitamento nei confronti degli istituti ospedalieri, che, alla fine del 1973, aveva già superato i 3.300 miliardi.
Proprio in presenza di questa situazione di eccezionale difficoltà si pone il problema di chiedere ai cittadini che usufruiscono dell'assistenza medica di cooperare a non accrescere, anche mediante un minimo di contribuzione, la mole dei disavanzi.
Accanto a quelli, emergenti, per cui ho indicato la linea lungo la quale intendiamo muoverci ed operare, vi sono problemi che hanno riflessi più durevoli sullo sviluppo del paese e ne rappresentano fattori altrettanto condizionanti, e che il Governo non può pertanto trascurare.
Un problema che rientra nell'ambito dei temi che si collegano al rafforzamento degli elementi strutturali della nostra economia, con riflessi importanti sulle possibilità di fronteggiare efficacemente le attuali difficoltà, è quello del finanziamento delle imprese.
La provvista di mezzi finanziari per le attività produttive deve poter contare su un efficiente mercato dei capitali.
Intendiamo in questo campo procedere con la massima speditezza agendo sia nella direzione delle riforme della disciplina delle società per azioni e della borsa, per le quali esistono progetti già avanzati e di cui è indispensabile accelerare la messa a punto sotto il profilo fiscale, con misure atte a richiamare il risparmio all'investimento azionario.
Si tratta di misure, del resto, che, a prescindere dalla loro finalizzazione produttiva, in presenza di una domanda monetaria potenzialmente elevata, rappresentano un'alternativa valida agli impieghi delle famiglie, alternativa che, in quanto tale, va considerata mezzo non secondario di lotta all'inflazione. In questa stessa logica si scrive la volontà di difesa dei titoli a reddito fisso, il cui mercato ha raggiunto dimensioni tali da richiedere una sorveglianza assidua.
S'impone poi il problema energetico, che coinvolge un ripensamento della nostra stessa strategia di sviluppo a lungo termine.
A questo riguardo, i problemi da risolvere sono di duplice natura: uno di breve periodo ed uno a più lunga scadenza. Nel breve periodo, obiettivo prioritario sarà di coprire il fabbisogno energetico nazionale, in particolare quello dei settori direttamente produttivi. Le misure già adottate e la migliorata situazione delle disponibilità di petrolio in campo internazionale ci rendono relativamente fiduciosi sulla possibilità di reperire i quantitativi di greggio necessari. Ma rimane sempre il problema del prezzo elevato del prodotto.
Per il medio e lungo periodo, la politica energetica italiana coinvolge aspetti di politica estera e aspetti di politica interna che intendiamo affrontare e risolvere.
Voglio ricordare che il precedente Governo, prima ancora che la «crisi energetica» raggiungesse la fase più acuta, diede mandato ad un'apposita commissione di predisporre un piano petrolifero nel quadro di un più vasto piano energetico. La commissione ha concluso i lavori e il CIPE, in una sua prossima riunione, esaminerà il rapporto del la commissione stessa.
E' evidente che nella misura in cui l'approvvigionamento energetico italiano dipende così pesantemente dalle importazioni, ed in particolare dal petrolio, la garanzia e l'economicità dei nostri approvvigionamenti energetici non possono non essere fortemente influenzati dalla situazione petrolifera internazionale. Il documento della commissione per il piano petrolifero suggerisce tuttavia alcune innovazioni meritevoli di attenta considerazione per quanto riguarda i programmi di approvvigionamento petrolifero, la determinazione dei prezzi dei prodotti petroliferi, il ruolo dell'ENI e la razionalizzazione delle attività petrolifere che si svolgono «a valle» dell'approvvigionamento.
Nel frattempo sono stati adottati provvedimenti ed intraprese iniziative sia al fine di superare i ritardi che per varie ragioni si sono verificati nella realizzazione di centrali termoelettiche, sia al fine di accrescere le disponibilità di energia del paese, mirando al tempo stesso ad ottenere un approvvigionamento più diversificato.
In questo quadro si collocano il nuovo contratto per l'importazione -di gas naturale dall'Algeria, concluso dall'ENI, l'acceleramento impresso dall'ENEL alla realizzazione di centrali elettronucleari, nonché la partecipazione italiana, tramite l'AGIP-nucleare ed il CNEN, al progetto multinazionale EURODIF, che prevede la realizzazione di un impianto per la produzione di uranio arricchito con il metodo della diffusione gassosa.
E' evidente che l'approfondimento dei temi energetici dovrà ricevere importanti contributi da un accresciuto impegno della ricerca scientifica e tecnologica.
Il complesso dei problemi e delle iniziative che ho enunciato presuppone un quadro istituzionale di certezze da consolidare.
Il tema che consideriamo prioritario è quello della criminalità.
Le forze dell'ordine, che meritano il più vivo elogio per l'abnegazione e lo spirito di sacrificio con cui affrontano quotidianamente il servizio per garantire la sicurezza e la libertà dei cittadini, operano utilizzando nel modo più idoneo gli uomini disponibili.
Tuttavia vi sono obiettive esigenze che vanno soddisfatte, sia che riguardino il potenziamento degli organici delle forze dell'ordine, per cui ci auguriamo che divenga al più presto legge il disegno già approvato da uno dei due rami del Parlamento, sia che riguardino gli strumenti di prevenzione e di indagine.
A questo riguardo, nel confermare gli impegni già assunti dinanzi alle Camere in occasione della presentazione del precedente Governo, preciso che sono in corso di preparazione innovazioni legislative che, nel pieno rispetto delle garanzie costituzionali, consentiranno una più efficace tutela preventiva, ma soprattutto una più efficace azione da parte della polizia giudiziaria.
Va altresì rilevato che le insufficienze palesatesi nella pratica applicazione della disciplina della libertà provvisoria e dei limiti della carcerazione preventiva rendono necessario l'approntamento di norme che, migliorando la disciplina vigente, valgano ad evitare situazioni che sarebbero pericolose per la collettività e turberebbero profondamente la coscienza sociale.
Urgenti appaiono alcuni problemi nodali che si riferiscono alla vita stessa delle istituzioni ed al sempre più corretto ed efficiente funzionamento della pubblica amministrazione.
Continueremo pertanto nell'opera già intrapresa lungo linee ed idee che abbiamo insieme concepite per porle alla base del sistema delineato dalla Costituzione della Repubblica.
In queste idee conserviamo inalterata la nostra fede; anzi, nel portarle con noi nel nostro quotidiano ufficio, sentiamo che questo è il significato profondo dello spirito di servizio che ci lega allo Stato.
Il nostro Stato, sia nella concretezza dei suoi ordinamenti sia nei contenuti e nelle forme espressive della sua organizzazione, ha davanti a sé alcuni temi che debbono essere affrontati con la consapevolezza che l'opera impegnerà le forze democratiche per molto tempo in un lungo lavoro.
Vengono in considerazione con carattere di primario valore politico quattro gruppi di problemi: organizzazione dell'attività di Governo specie della Presidenza del Consiglio; rapporti tra Stato e regioni; tema della pubblica moralità; problemi della giustizia e della scuola.
Il primo punto, quello dell'ordinamento della Presidenza del Consiglio, cioè della sua organizzazione anche in riferimento ai propri compiti di indirizzo e di coordinamento è divenuto ormai non più rinviabile anche per i delicati problemi di raccordo con l'attività legislativa ed amministrativa delle regioni (Commenti a destra).
È pertanto nostro intendimento presentare il relativo disegno di legge prima dell'estate e secondare la conclusione dell'iter parlamentare del disegno di legge di proroga della delega per il riordinamento dei ministeri.
La fase dei riassetti dei ruoli, degli avanzamenti e dei nuovi ordinamenti delle carriere del personale, che per tanti anni ha impegnato Parlamento e Governo, deve cedere il posto ad una diversa emergenza, quella dell'organizzazione. I tempi sono maturi per raccogliere e selezionare studi, per utilizzare esperienze formatesi in tutti questi anni di vita democratica con l'attuazione dell'ordinamento regionale.
Le regioni sono il passo obbligato di qualsiasi riforma dello Stato; esse finiscono pertanto per assolvere una funzione di stimolo e di sviluppo degli ordinamenti e quindi, in definitiva, di progresso. Di qui la necessità di affrontare con le regioni non solo il pur essenziale dialogo politico ma quello, in un certo senso più stringente, di carattere organizzativo e del coordinamento operativo, nel più rigoroso rispetto del principio delle autonomie.
Siamo già, per più aspetti, sulla strada giusta. Non possiamo non considerare da questo punto di vista come positivo il fatto che le regioni - elaborando i loro bilanci in un quadro di programmazione - abbiano in linea generale identificato gli obiettivi prioritari della loro azione in sintonia con gli obiettivi che sono propri del Governo nazionale.
Il raccordo è dunque in atto ed è proposito del Governo di approfondirne i temi nel confronto con le regioni.
E n questo contesto, di edificazione dello Stato autonomistico, ci proponiamo di dare corso ad iniziative di riordinamento degli enti locali, sì da porre su una base nuova, più certa e perciò più solida, il sistema delle responsabilità collettive e delle interdipendenze che devono legare insieme, in un tessuto fortemente unitario, la nostra Repubblica democratica. Per un duplice scopo: da un lato di costituire uno dei presupposti della funzionalità degli stessi istituti regionali, impensabile in un contesto di enti locali carenti, deficitari e inefficienti; dall'altro, di costituire uno dei punti fermi del risanamento della finanza pubblica, per tanta parte pericolosamente aggravata dal disordine finanziario degli enti locali.
Indipendentemente dall'esigenza di un rinnovamento degli istituti, vi è nel paese una accentuata sensibilità sull'esercizio della funzione pubblica.
Non è solo questione di ordinamenti giuridici. Non si può tuttavia negare che è compito precipuo e primario del Governo prendere le iniziative necessarie al rispetto pieno dell'articolo 97 della Costituzione, che impone l'obbligo di assicurare il buon andamento e l'imparzialità della pubblica amministrazione.
Certamente vi sono zone in cui si possono formare aree di pressione o di influenze illegittime, che debbono essere spazzate via.
Ogni azione di moralizzazione della vita pubblica, a parte l'accertamento dell'illecito a qualsiasi livello, sarà dal Governo per quello che lo riguarda, portata avanti con tutti i mezzi. Accertare le responsabilità e perseguire i colpevoli è tuttavia cosa ben diversa dal dare spazio alle insidie dello scandalismo che minaccia di coinvolgere indiscriminatamente, in un clima di condanna e di sfiducia, le istituzioni del paese. A questo riguardo credo di poter affermare che le deliberazioni del Parlamento e del Governo sono ispirate e fondate sulla responsabile considerazione del supremo bene della collettività nazionale (Commenti a destra).
Il quinto gruppo di problemi concerne la giustizia e la scuola.
Quelli della giustizia attengono all'ordinamento ella magistratura e all'attività giurisdizionale.
Alla magistratura rivolgo il saluto del Governo consapevole dell'essenziale rilievo di una funzione, cui la Costituzione garantisce autonomia e indipendenza da ogni altro potere,ma che dichiara nondimeno soggetta alla legge.
Ogni sforzo sarà compiuto, sia pure in una situazione di particolare difficoltà del bilancio dello Stato, perché all'amministrazione della giustizia siano assicurate le risorse umane e materiali, nonché le strutture indispensabili alla sua funzionalità.
Il nuovo ordinamento giudiziario sarà la sede opportuna non solo per riorganizzare la carriera dei magistrati e per affrontare i più urgenti temi organizzativi dei singoli uffici, ma anche per un approfondimento di delicate questioni, quali quelle dell'ordinamento dell'ufficio del pubblico ministero cui la Costituzione affida l'esercizio dell'azione penale, e di una più efficace difesa del segreto.
Il Governo non intende, inoltre, sottrarsi al dovere di contribuire a porre su basi sempre più chiare e certe i rapporti tra potere esecutivo ed ordine giudiziario: un sistema costituzionale come il nostro, che poggia sullo equilibrio dei poteri, deve disporre di meccanismi correttivi di ogni abuso dell'un potere sull'altro.
Nel quadro del rinnovamento che anche in questo campa perseguiremo, il Governo rivolge infine un rispettoso invito al Parlamento ad accelerare al massimo l'iter delle riforme del codice penale, del codice di procedura penale e della riforma dell'ordinamento penitenziario, così come il Governo rivolge al Parlamento un invito cordiale ad accelerare l'iter del disegno di legge sul diritto di famiglia.
Un impegno particolare il Governo sente di dover assumere in un settore vitale della politica delle istituzioni: quello scolastico.
Le iniziative già avviate saranno rapidamente portate a compimento, senza soluzione d continuità. Ciò vale per la sollecita applicazione della legge delega sullo stato giuridico del personale della scuola, che, con nuovi organi previsti di partecipazione, apre una robusta prospettiva democratica per le istituzioni scolastiche del paese.
Nel settore scolastico il principale nodo però da sciogliere è la riforma della scuola secondaria superiore. Il Governo vi si impegna, convinto che nel quadro generale della sua realizzazione possa trovare realisticamente un suo preciso spazio la riforma del biennio e una larga sperimentazione programmata.
Per quanto concerne l'università, sarà data rapida attuazione ai provvedimenti urgenti, con particolare riguardo all'istituzione di nuove università nel quadro di una chiara politica di programmazione, e si predisporrà altresì la riforma generale dell'università.
Non meno significativi sono, infine, nella considerazione del Governo, altri temi di grande rilevanza nella vita democratica del paese.
Mi riferisco innanzitutto al tema del finanziamento pubblico dei partiti. Il tempo appare maturo per affrontarlo, com'è avvenuto con una iniziativa dei gruppi parlamentari; ed il Governo rinnova in questa sede l'impegno a favorirne, per quanto di sua competenza, la soluzione.
Per i problemi dell'informazione e della RAI-TV, anch'essi rilevanti nel quadro della vita democratica, confermo gli impegni assunti nel luglio scorso; per la stampa e l'informazione in particolare, avendo presenti sia l'imminente conclusione dei lavori della Commissione conoscitiva parlamentare, sia talune pressanti esigenze che ne condizionano l'esercizio.
Onorevoli colleghi, la crisi energetica e le vicissitudini monetarie hanno comprovato che operiamo in un quadro internazionale i cui problemi mai come oggi si intrecciano con quelli di politica interna (Commenti). Sebbene il quadro europeo ed internazionale sia divenuto oggi considerevolmente più complesso, non sono tuttavia mutati rispetto al luglio scorso i grandi indirizzi che il Governo considera essenziali per la pace e la sicurezza del popolo italiano di cui sono garanzia e baluardo le forze armate. Ad esse invio il caloroso saluto del Governo nella doverosa considerazione dei valori di abnegazione e dedizione al dovere e di lealtà e fedeltà alle istituzioni democratiche che esse esprimono al servizio della patria.
È inutile nascondere che la costruzione dell'Europa attraversa attualmente un momento difficile, forse uno dei più difficili della sua storia. Quali che siano i ritardi e le difficoltà di tale costruzione, essa è una scelta che non ha alternative. Il Governo italiano, da parte sua, farà di tutto per difendere sostenere questa sua scelta europeistica in tutti i suoi presupposti, sul piano interno su quello comunitario.
In questa prospettiva si dovranno affrontare anche i problemi posti dall'atteggiamento assunto dal nuovo Governo britannico, non appena quest'ultimo avrà precisato le sue richieste. La via per noi rimane comunque quella del rispetto dei principi costitutivi del trattato di Roma.
È necessario uscire dal dibattito - presumibilmente sterile - sulla natura dell'unità europea. Ad una pretesa antitesi tra Europa «europea» ed Europa «atlantica» noi non crediamo. Al tempo stesso desideriamo una Europa caratterizzata da un forte spirito di partecipazione democratica, merce il potenziamento delle istituzioni e dei poteri del Parlamento europeo. Il nostro obiettivo in conclusione, rimane quello dell'unione europea entro il 1980.
Noi siamo convinti che l'identità europea, che è stata riaffermata nel «vertice» di Copenaghen, non sia affatto incompatibile con i vincoli di solidarietà con gli Stati Uniti. Al contrario, desideriamo continuare ed approfondire con essi un dialogo franco e costruttivo volto, al di fuori di qualsiasi polemica ed in spirito di stretta collaborazione ed amicizia, ad una ricerca comune di soluzioni che rispondano ai dati spesso nuovi della situazione internazionale nel quadro di quella alleanza atlantica che è tuttora la migliore garanzia della comune sicurezza occidentale della pace.
A questa pace deve altresì continuare contribuire, nel nostro continente, l'approfondimento ed il consolidamento del processo di distensione e di cooperazione con l'Unione Sovietica e con i paesi dell'est europeo. Auspichiamo che i risultati della conferenza per la sicurezza e la cooperazione in Europa, alla quale l'Italia dà il suo meditato contributo, possano segnare un'ulteriore importante tappa in questa direzione per il graduale stabilimento di rapporti di tipo nuovo fra i popoli europei, in un clima che favorisca in Europa i contatti fra gli uomini e la circolazione delle idee e delle informazioni.
In questo quadro più vasto di rapporti internazionali un significato particolare hanno le relazioni con i paesi confinanti con il nostro. È motivo di soddisfazione per il Governo ricordare il costante approfondimento della cordiale collaborazione instauratasi in questi ultimi anni con l'Austria.
Alla base delle felici relazioni italo-austriache si trova, come fu indicato alla Camera il 3 dicembre 1969 e sottolineato nella stessa sede il 23 luglio 1971, la realizzazione da entrambe le parti degli atti unilaterali previsti nel calendario operativo. È questo un solenne impegno anche di questo Governo. In tale quadro il Governo è impegnato anche per l'attuazione delle misure 111 e 118.
Con la Iugoslavia è nostro vivo auspicio che le relazioni continuino a svilupparsi in modo amichevole come nel passato, nel pieno rispetto, da ambedue le parti, delle implicazioni giuridiche e territoriali che discendono dai trattati e dagli accordi sottoscritti dai due Governi, ivi compreso il memorandum d'intesa di Londra.

DE VIDOVICH. Il Governo iugoslavo afferma che gli avete ceduto la zona B (Commenti a destra).

RUMOR, Presidente del Consiglio dei ministri. Il Governo italiano, stupito e rammaricato per i recenti sviluppi della politica iugoslava nei confronti dell'Italia, respinge fermamente le tesi infondate e le accuse ingiuste che sono state formulate. Per parte sua, richiamandosi agli accordi esistenti che esso intende scrupolosamente rispettare, riconferma che l'integrità territoriale della Repubblica socialista iugoslava non è e non sarà messa in discussione.

DE VIDOVICH. E l'integrità territoriale dell'Italia? (Commenti a destra).

RUMOR, Presidente del Consiglio dei ministri. Nell'area per noi vitale del Mediterraneo, l'azione dell'Italia continuerà a muoversi lungo le direttrici che da tempo seguiamo, e che si sono di recente puntualizzate e precisate, con l'obiettivo di contribuire ad una equa e durevole soluzione pacifica della questione medio-orientale, che abbia per base l'integrale applicazione della risoluzione numero 242 dell'ONU, con lo sgombero di tutti i territori occupati ed il riconoscimento dello Stato di Israele (come di ogni altro Stato della regione) nella sua integrità e sicurezza.
La crisi energetica ha aggiunto una nuova dimensione ai nostri problemi di politica estera. Siamo convinti di poterli fronteggiare in maniera efficace utilizzando una giusta cooperazione con i paesi amici ed alleati. La nostra adesione alla conferenza di Washington parte da questo presupposto, sempre mirando ad un sollecito e fruttuoso incontro, ad una vasta apertura verso i paesi produttori e verso i paesi emergenti in genere, con i quali desideriamo stabilire forme nuove ed efficaci di collaborazione su un piano di eguaglianza e di amicizia. Anche le Nazioni Unite potranno svolgere in questo campo un ruolo di rilievo, che avrà tutto il nostro appoggio, come nella prossima conferenza mondiale sulle materie prime.
In questa visione, mentre ci adoperiamo nel contesto europeo per contribuire a perfezionare una precisa vocazione mediterranea della Comunità, del resto già da tempo in via di attuazione attraverso i vari trattati di associazione, ci adoperiamo altresì, sul piano delle relazioni bilaterali, per continuare ad incrementare i rapporti economici e politici con i singoli paesi arabi, con i quali i contatti si sono intensificati e arricchiti di recente con reciproco beneficio.
L'impegno più vigile e concreto verrà dedicato ai problemi dei nostri lavoratori all'estero ed alla tutela dei loro interessi e diritti. Ad essi, col saluto cordiale, va il fervido apprezzamento del Governo, insieme con la comprensione piena dei loro non facili problemi.
Sull'intero arco della complessa problematica dell'emigrazione, un costruttivo fermento di analisi e di elaborazione di iniziative è attualmente in atto attraverso la preparazione della conferenza nazionale sull'emigrazione che il Governo ha avviato, affinché questo incontro di tutte le forze vive del lavoro all'estero possa realizzarsi entro l'anno e possa fornire fecondi elementi per una più organica ed incisiva politica del settore.
Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, avviandomi alla conclusione, sento di dover sottolineare ancora che, nell'assolvimento del mandato conferitomi dal Capo dello Stato, la preoccupazione prevalente è stata quella del quadro politico. Ciò non perché sottovaluti l'ampiezza e la gravità degli altri problemi e delle esigenze che si pongono dinanzi a questo Governo, che sono stati appunto oggetto di questa mia esposizione: tutt'altro.
La coscienza della vastità e della gravità di questi temi accentua l'esigenza che una risposta politica globale venga da un Governo caratterizzato da una omogenea volontà politica e da una comune e solidale assunzione di responsabilità.
Punti di riferimento istituzionali e politici della maggioranza di centro-sinistra sono il Parlamento - dalla cui fiducia deriviamo la nostra possibilità di governare - e il paese, dove Ia maggioranza intende far sentire la sua presenza, anche nella tendenza prevalente ad estendere la collaborazione tra i partiti di governo negli organi locali.
Verso il Parlamento, il Governo si porrà in un rapporto corretto di collaborazione, nella giusta e rispettosa valutazione di ciò che il Parlamento è: espressione della volontà popolare, sede del confronto tra le diverse forze e i diversi punti di vista ideali e politici che sono nel paese.
Nel rapporto con l'opposizione, il Governo e la maggioranza si presenteranno quindi compatti, non escludendo in termini chiusi la possibilità di contributi e di voti a singoli provvedimenti, ma a condizione che i primi siano accolti concordemente da tutta la maggioranza e che i voti si aggiungano senza sostituirsi a quelli della coalizione. Sono affermazioni che già erano nell'intesa tra i partiti di centro-sinistra nello scorso luglio e che ripeto per riaffermare la continuità del quadro e dell' indirizzo politico.
E' stato detto che si tratta di formule, di orientamenti rituali. Non condivido questo giudizio. E tuttavia il problema, oggi più che mai, non è di affidarsi alle parole. Conta la tenuta politica della maggioranza, la sua compattezza e solidarietà, la sua convinta animazione, la sua capacità di affrontare i problemi con un realistico pragmatismo ma all'interno di valutazioni politiche ben definite, in una visione di prospettiva democratica ben qualificata.
Si tratta di fare del Governo un sicuro punto di riferimento, così che attorno ad esso si svolga un confronto vero e spregiudicato delle posizioni politiche.
Dove la chiarezza d'impostazione c'è, dove c'è chiarezza di indirizzi generali di politica interna, di politica economica, di politica estera, gli incontri e scontri ne risultano politicamente più qualificati, ma senza il rischio che la coscienza pubblica non possa distinguere più l'una o l'altra parte.
Consideriamo questa esigenza di chiarezza un dato politico fondamentale; e lo diciamo in rapporto, in particolare, al partito comunista, che è uno dei termini di confronto cui guarda anche l' opinione pubblica. E' stata preannunciata, da quella parte politica, una opposizione netta e intransigente. Da parte nostra, non abbiamo motivo di modificare la impostazione che non da oggi abbiamo dato al rapporto con il maggior partito di opposizione. Non rifiuteremo apporti positivi; escludiamo qualsiasi ipotesi di inserimento politico nella maggioranza.
Desidero però essere molto chiaro su un altro punto. La chiarezza del rapporto con il partito comunista italiano non può far immaginare acquiescenza rispetto ad ipotesi di destra.
In questo senso, l'impegno antifascista vuol essere in primo luogo un impegno politico; ed esso trae alimento e legittimazione da ragioni ideali e politiche concrete, che appartengono a tutte le forze democratiche, interessate ed impegnate storicamente nella difesa della democrazia italiana.
Non meno intransigente - ho detto - sarà la difesa dei cittadini da ogni forma di violenza, da qualunque parte provenga.
In questo momento particolare della vita democratica del paese, il Governo ha il dovere di esprimere la sua valutazione su un ultimo tema. Siamo alla vigilia di una prova importante: il referendum, la cui celebrazione avrà luogo il 12 maggio prossimo. È la prima volta che il popolo italiano esperimenta un confronto derivante da questo istituto. Ed il confronto avviene su un tema collegato ad intime persuasioni di coscienza per l'una o per l'altra parte. Il Governo, in questo confronto, assume una posizione obiettiva; una posizione che prende atto della diversa posizione dei partiti della maggioranza.
È evidente però che il Governo ha il dovere di garantire che la campagna elettorale si svolga nel modo più corretto, nella osservanza della legge e nel rispetto delle diverse opinioni, com'è del resto nella tradizione ormai consolidata delle nostre consultazioni popolari.
Il ricomporsi della maggioranza anche di fronte a questa scadenza sta ad indicare che tutti sono ben consapevoli che, comunque, la vita democratica continua e deve continuare, e che la lezione di De Gasperi è, in questo senso, una lezione di misura, di senso politico, di saggezza, di grande e viva prospettiva democratica: ed è ormai un dato ineliminabile del nostro comune patrimonio civile.
Di esso fa parte ineliminabile la pace religiosa che il Governo, nella sua responsabilità, considera, assieme agli alti valori morali e spirituali che da essa promanano, più che mai tra le condizioni essenziali dello stesso sviluppo civile del popolo italiano. In questo spirito, il Governo conferma la sua volontà di continuare con la Santa Sede la considerazione di alcune clausole del Concordato, in rapporto alla evoluzione dei tempi e allo sviluppo della vita democratica.
Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, nel suo difficile compito il Governo fa affidamento in primo luogo sul Parlamento, ai cui Presidenti e ai cui componenti rivolge, nel momento in cui si presenta al suo giudizio, il suo deferente saluto, rinnovando allo stesso tempo la disponibilità alla collaborazione più piena. Confermo altresì la disponibilità ad un incontro sistematico, ad un confronto schietto e costruttivo con le grandi forze economiche e sociali, con i sindacati; quella disponibilità rimane uno dei punti certi del metodo che il Governo intende perseguire.
Il Governo - sicuro del sostegno solidale della maggioranza - assume su di sé l'impegno di affrontare con fermezza e decisione la situazione così com'è. Ma tutte le forze responsabili, ciascun cittadino, non possono non sentire che se non c'è una comune assunzione di responsabilità, si rischia di mettere a repentaglio tutto ciò che si è faticosamente conquistato negli anni della Resistenza ed in quelli dell'esperienza democratica.
E' necessario perciò che ognuno senta che c'è un suo ruolo: nel rispetto della legge, nella denuncia di ogni sua violazione, nell'osservanza di una austerità che è imposta dalla esigenza di superare una situazione difficile, nell'impegno totale delle proprie capacità produttive e di lavoro, nell'assunzione di carichi e di sacrifici che devono essere - questo sì - proporzionati e giusti.
Dobbiamo veramente renderci conto di una verità elementare: che l'avvenire dipende da noi.
In questa consapevolezza, chiedo alle Camere di sostenere il Governo con la loro fiducia (Vivi applausi al centro e a sinistra — Congratulazioni).

On. Mariano Rumor
Camera dei Deputati
Roma, 21 marzo 1974

(fonte: Camera dei Deputati - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di giovedì 21 marzo 1974)


torna indietro home page stampa la pagina Portale della Democrazia Cristiana - un progetto ideato dall'Istituto "Renato Branzi" di Firenze
hogan interactive, hogan stivali scarpe, hogan scarpe 2015, hogan scarpe italia, hogan scarpe outlet, hogan scarpe 2014