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L'ATTENTATO SUL TRENO ITALICUS: INTERVENTO DI PAOLO EMILIO TAVIANI ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
(Roma, 5 agosto 1974)

Nella notte tra sabato 3 e domenica 4 agosto 1974 scoppia una bomba sul treno “Italicus” tra Firenze e Bologna. Numerose furono le interpellanze e le interrogazioni urgenti presentate in Parlamento. Lunedì 5 agosto il Ministro dell’Interno Paolo Emilio Taviani risponde alla Camera dei Deputati.

* * *

TAVIANI, Ministro dell'interno. Signor Presidente, onorevoli deputati, a distanza di poche settimane la Camera torna a riunirsi per condannare un nuovo, esecrando misfatto.
Il Governo sente tutta la gravità di fatti determinati da chi si prefigge di gettare nello scompiglio e nel caos il paese, di mettere a dura prova la forza e le stesse capacità di tenuta delle istituzioni democratiche.
Il 24 giugno scorso, al Senato, facendo il punto sull'ordine pubblico, ho avuto occasione di sintetizzare, attraverso il susseguirsi degli eventi, il disegno che sta alla base di tanti drammatici episodi che hanno funestato la vita del nostro paese in questi ultimi mesi.
L'assurdo crimine di San Benedetto Val di Sambro, al di là di ogni accertamento in atto, non può non iscriversi nel disegno di chi vuole la fine della democrazia in Italia o, comunque, arrestare quel processo di sviluppo democratico che da trenta anni le forze politiche, pur tra difficoltà e ostacoli, riescono a garantire.
Prima di tutto, però, i fatti, così come fino a questo momento è stato possibile ricostruire sulla scorta dei primi e non definitivi accertamenti.
Verso le ore 1,20 della notte del 4 agosto, sul treno espresso «Italicus», partito alle ore 20,42 dalla stazione di Roma-Tiburtina e diretto al Brennero con fermata alle stazioni di Chiusi e di Firenze, all'uscita della grande galleria appenninica sita nei pressi della stazione ferroviaria di San Benedetto Val di Sambro, si verificava una fortissima deflagrazione che investiva soprattutto la quinta vettura di testa del convoglio.
A seguito della caduta della linea elettrica e dell'azionamento del segnale di allarme, il convoglio si arrestava e solo per forza di inerzia andava a fermarsi vicino alla stazione.
La vettura in cui è avvenuto lo scoppio che è rimasta completamente distrutta dall'incendio – apparteneva alle ferrovie della Repubblica federale tedesca ed era diretta a Monaco di Baviera.
Sul posto venivano tempestivamente inviate squadre di vigili del fuoco di Bologna e Firenze, numerose ambulanze, reparti di guardie di pubblica sicurezza e dì militari dell'arma dei carabinieri, la cui opera di soccorso consentiva il sollecito trasporto a Bologna di 42 feriti, di cui 39 ricoverati all'ospedale Maggiore e 3 all'Istituto Rizzoli.
Di questi, 19 sono stati dimessi dopo aver ricevuto le opportune cure, mentre gli altri 23 sono rimasti ricoverati con prognosi variabili tra i 10 e 40 giorni. Una persona versa in preoccupanti condizioni per ustioni gravi ed è trattenuta in sala di rianimazione.
A seguito della laboriosa azione di spegnimento effettuata dai vigili del fuoco, sono stati estratti dal groviglio di rottami 12 corpi carbonizzati, che sono stati trasportati all'istituto di medicina legale di Bologna e la cui identificazione è in corso, resa difficoltosa dallo stato di irriconoscibilità di alcune vittime.
Magistrati, funzionari di polizia e ufficiali dei carabinieri hanno dato avvio alle prime indagini, mentre personale tecnico della direzione di artiglieria e dei vigili del fuoco effettuava i rilievi necessari per stabilire, la natura dell'ordigno e la sede in cui era stato collocato.
Dalle dichiarazioni rese dalle persone ferite, che sono state interrogate presso gli ospedali in cui si trovano ricoverate, non sono emersi elementi degni di particolare rilievo, ove si eccettui quella resa da un militare di leva, il quale ha riferito di aver notato, nella stazione di Firenze, una persona di cui è già stato ricostruito l'identikit, salire sul treno frettolosamente e, con atteggiamento circospetto, ridiscendere poco dopo dal predellino opposto. I primi rilievi tecnici eseguiti dal personale della direzione di artiglieria e dai vigili del fuoco, basati anche sul ritrovamento di un fondo di sveglia con applicati due contatti, lasciano supporre che si sia trattato di un ordigno a tempo, caricato con notevole dose (tra i tre e i quattro chilogrammi) di tritolo. Queste le risultanze dei primi sommari accertamenti d'ordine tecnico. Alle famiglie degli assassinati - perché di assassinio si tratta - il Governo ha già rivolto e rinnova qui le espressioni del suo cordoglio.
Ho ora il dovere d'informare il Parlamento che, in data 8 luglio scorso, la direzione generale di pubblica sicurezza aveva emanato precise disposizioni per l'intensificazione dei servizi sui treni, data la situazione di persistente allarme conseguente a varie segnalazioni di presunti attentati, nonché a episodi di terrorismo realmente verificatisi.
In data 17 luglio, poi, l'onorevole Almirante e l'onorevole Covelli, in un colloquio da loro richiesto con il dirigente dell'ispettorato generale contro il terrorismo, hanno riferito di aver avuto informazioni circa ipotesi di un attentato sui treni che avrebbe dovuto aver luogo quello stesso giorno o in uno immediatamente successivo: indicarono, in particolare, il treno «Palatino» Roma-Torino -Parigi e la stazione Tiburtina. Le informazioni provenivano da un avvocato, che a sua volta dichiarava di averle ricevute da una fonte confidenziale. In conseguenza di queste informazioni, la polizia ha provveduto, da un lato, a rinforzare ulteriormente i servizi, particolarmente sul «Palatino», che per altro parte dalla stazione Termini, e alla stazione Tiburtina. D'altro lato - sempre sulla base di tali informazioni - ha immediatamente proceduto a indagini, perquisizioni e controlli, che non diedero allora alcun risultato e tuttora, almeno fino a questo momento, non hanno dato alcun risultato . Di ciò è stato tempestivamente riferito all'autorità giudiziaria.
Onorevoli deputati, nel discorso al Senato del 24 giugno scorso, lessi un lungo elenco di atti terroristici posti in essere nei primi mesi del 1974. Voglio ricordare di quell'elenco l'attentato del 21 aprile 1974, a Barberino del Mugello, in provincia di Firenze, all'altezza del chilometro 24 presso la località Castagneto: un potente ordigno divelse il binario per circa 20 metri. Esso non ebbe conseguenze - che sarebbero state gravissime - solo grazie alla perizia del personale ferroviario.
Dopo il mio discorso al Senato, il 6 luglio scorso, a Fesca, in provincia di Bari, verso le 19,30, è esploso un ordigno sui binari della ferrovia. Quale sospetto autore è stato denunciato all'autorità giudiziaria un noto estremista di «Avanguardia nazionale».
Non posso qui non ricordare le esplosioni della notte tra l'8 e il 9 agosto 1969, in sette diversi convogli ferroviari. Solo per cause non dipendenti dalla volontà degli autori, esse non ebbero gravi conseguenze. Il giudice istruttore del tribunale di Milano, con propria sentenza, ha rinviato a giudizio, per quei crimini, fra gli altri, Franco Freda e Giovanni Ventura.
Infine, l'altro grave attentato del 7 aprile 1973, che porta la firma di Nico Azzi, di «Ordine nuovo», condannato dalla Corte di assise di Genova, insieme a Rognoni, Marzorati e De Min.
Onorevoli deputati, l'obiettivo non è dunque nuovo e lo testimonia, accanto al numero degli attentati, l'opera posta in atto dagli organi di polizia. Fino ad avantieri il caso, o l'accortezza e l'abilità del personale delle ferrovie dello Stato, o il pronto intervento delle forze dell'ordine nella loro azione preventiva e repressiva, avevano fatto sì che il danno di simili imprese criminose fosse ridotto al minimo, se non addirittura evitato.
Con la strage di San Benedetto Val di Sembro il crimine è riuscito a realizzare quanto di più nefando caratterizza le iniziative terroristiche: colpire degli inermi senza obiettivi prestabiliti, senza preoccuparsi in alcun modo di chi sia o possa essere la vittima.
Ciò ne stigmatizza la finalità: quella, appunto, di creare paura, sgomento, caos.
Si tratta di azioni che non possono essere ideate e concepite da menti singole o in forma sporadica.
Si pensa di arrestare il processo di evoluzione democratica che investe il nostro paese; si pensa di ricacciare l'Italia negli anni cupi del ventennio fascista, senza tenere conto che, forte del consenso che viene dal popolo, il Governo non desisterà, neppure un attimo, dal porre in atto tutti i mezzi possibili per stroncare la violenza e salvaguardare le istituzioni.
A questo proposito comunico al Parlamento che, a seguito del preciso mandato ricevuto dal Consiglio dei ministri, il ministro della giustizia onorevole Zagari ed io abbiamo definito un provvedimento di legge per conferire la necessaria incisività all'opera di prevenzione.
Non esistono mezzi umani atti a impedir e in maniera assoluta attentati proditori del genere di quello oggi deprecato. Tuttavia, abbiamo due armi che possiamo e intendiamo usare: la decisa volontà del Governo di perseguire fino in fondo i crimini, ricercandone non solo gli autori, ma anche i promotori e i finanziatori, non abdicando di fronte alla provocazione; la fedeltà piena e assoluta delle nostre forze dell'ordine alla Costituzione.
Lo Stato non abdica. E quando diciamo lo Stato, intendiamo dire lo Stato in cui crediamo e per cui abbiamo lavorato in tutti questi anni: lo Stato nato dalla Resistenza, retto dalla Carta costituzionale, frutto di tanti eroici sacrifici che hanno messo a dura prova, in momenti anche più drammatici dell'attuale, la nostra stessa sopravvivenza: lo Stato fondato sulla laboriosa operosità e sul consenso della stragrande maggioranza del popolo italiano.
Onorevoli deputati, desidero concludere queste mie parole con dei dati di fatto.
Dal principio dell'anno ad oggi, nell'azione contro il terrorismo, le forze di polizia, pubblica sicurezza, carabinieri, guardie di finanza, hanno operato, su esplicito mandato della magistratura, perquisizioni domiciliari, sequestri di materiali e carteggi che, pur nel dovuto riserbo per il segreto istruttorio, risultano di particolare rilievo e importanza; hanno operato il sequestro di ingenti quantità di armi e di esplosivo, le cui cifre ho già riferito al Senato il 25 giugno, e altri si sono avuti proprio nelle settimane scorse, nelle sole province di Novara e Sondrio (fucili mitragliatori, moschetti, numerose cartucce, candelotti di dinamite); hanno proceduto a 140 arresti (non fermi, arresti convalidati dalla magistratura) e si tratta di arresti per partecipazione o complicità in attività terroristica, indipendentemente dagli altri, numerosi, operati per criminalità comune; hanno sventato, in un caso anche con conflitto a fuoco, nove gravi attentati.
Questi dati valgono più di qualsiasi affermazione di intenzioni e sono testimonianza della volontà, dell'impegno e dell'abnegazione delle nostre forze dell'ordine al servizio della Costituzione.

On. Paolo Emilio Taviani
Camera dei Deputati
Roma, 5 agosto 1974
(fonte: Camera dei Deputati - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di lunedì 5 agosto 1974)


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