LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

LA STORIAGLI UOMINII CONGRESSILE ELEZIONILE CORRENTI
I DOCUMENTILE IMMAGINITESTIMONIANZEISTITUTO BRANZIRINGRAZIAMENTI

 

LA SOLUZIONE DELLA CRISI DEL V° GOVERNO RUMOR: RELAZIONE DI AMINTORE FANFANI AL CONSIGLIO NAZIONALE DELLA DC
(Roma, 20 dicembre 1974)

Il Consiglio nazionale della DC si riunisce il 20 dicembre 1974 per esaminare la situazione politica, con particolare riferimento alle dimissioni del V° Governo Rumor (la compagine quadripartita del centro-sinistra organico), e la soluzione trovata alla crisi con la nascita del governo bipartitico DC-PRI guidato da Aldo Moro. Di seguito si riporta la relazione del Segretario politico della DC, Amintore Fanfani.

* * *

La benemerita opera del presidente Rumor, accorta e paziente, svoltasi tra crescenti difficoltà economiche e ricorrenti discrepanze di valutazione di esse da parte delle forze politiche, non è bastata, malgrado il pieno appoggio della Democrazia Cristiana, a superare il dissidio pubblicamente esploso nella seconda metà di settembre tra il PSI e il PSDI circa la continuità e la compattezza della maggioranza quadripartitici di centro-sinistra.
Per non riaprire polemiche interpartitiche non ricordiamo i fatti che, obiettivamente valutati e verificati, portarono il 3 ottobre l'on. Rumor a rassegnare le dimissioni del quinto Gabinetto da lui presieduto.
Il Segretario politico ed i Presidenti dei Gruppi parlamentari della DC ritennero – in ciò incontrandosi con identico avviso del Presidente del Consiglio nazionale – che quella decisione, alternativa ad un “nuovo vertice”, fosse la più idonea ad evitare l'irreparabile rottura della solidarietà tra i partiti della maggioranza ricostituitasi a seguito delle decisioni del XII Congresso, e potesse, invece, favorire un disteso dialogo diretto a ricercare, nel corso della crisi, le intese utili alla ripresa dell'azione necessaria ad affrontare e risolvere i più urgenti problemi politici ed economici.
La ripresa di tale dialogo fu auspicata dalla Direzione centrale riunita il 7 ottobre, al fine di raggiungere, per opera di un nuovo governo a maggioranza quadripartita di centro-sinistra, cinque obiettivi, concernenti: la sicurezza dello Stato democratico; l'interruzione del processo inflazionistico; l'azione antirecessiva e di sviluppo; il proseguimento delle riforme sociali; il rafforzamento in campo europeo e mondiale della fiducia nel libero e progredito avvenire dell'Italia.
La Direzione, integrandolo con opportuni suggerimenti, approvò il programma articolato che il Segretario politico propose per raggiungere gli obiettivi prescelti. Sulla scorta delle decisioni della Direzione il Segretario politico e la Delegazione che lo assisteva parteciparono agli incontri per concorrere a risolvere la crisi. I colloqui personalmente condotti, e l'esplorazione in conseguenza promossa, portarono il Capo dello Stato a conferire l'incarico il 14 ottobre al Segretario della DC.
Malgrado ogni sforzo da lui e dalla Delegazione compiuti, le difficoltà, intraviste dal Presidente della Repubblica e confermate dal Presidente del Senato, non vennero superate. Pur accettando tutti il programma proposto dalla DC, illustrato oralmente e trasmesso per iscritto il 21 ottobre, non tutti i quattro partiti convennero sulla possibilità di un collegiale incontro per superare il discorso insorto acuto tra PSDI e PSI, nonché per definire in concreto la compatibilità tra i punti economici che tutti avevano di massima accettato.
L'accertata impossibilità di portare a compimento il mandato ricevuto dal Capo dello Stato, entro i limiti politici indicati dalla Direzione del Partito, indusse il 25 ottobre l'incaricato a non sciogliere positivamente la riserva di undici giorni prima. Nella riunione del 26 ottobre la Direzione convenne col Segretario politico sul dovere di concorrere, nel migliore dei modi, entro i limiti profilati dal Congresso, con le finalità da esso indicate, consolidando l'unità degli iscritti e la compatta adesione degli elettori, alla costituzione del migliore governo possibile per svolgere quanto di più urgente conteneva il programma approvato il 7 ottobre.
L'avviso, espresso dai Gruppi parlamentari e condiviso dalla Segreteria e dalla Delegazione democristiana, che l'uomo più idoneo a ricevere il nuovo incarico fosse l'on. Moro, fu trovato degno di considerazione dal Presidente della Repubblica. E dal 29 ottobre l'on. Aldo Moro, con grande abnegazione, si accinse all'arduo compito.
L'ipotesi profilatasi di un governo monocolore DC non trovò né il consenso né l'appoggio del PSDI, benché sul programma economico del 7 ottobre, opportunamente aggiornato, non ci fossero riserve di nessuno dei quattro partiti in precedenza impegnati nella politica di centro-sinistra. Per non disperdere il consenso acquisito sul programma economico ed ottenere alla difficile opera per attuarlo l'appoggio parlamentare dei quattro partiti, la Direzione, nella seduta del 18 novembre, accolse la proposta del Segretario politico, concordata la sera prima con la Delegazione e col Presidente incaricato, di promuovere la costituzione di un governo bicolore DC-PRI sulla base del programma del 7 ottobre, arricchito dalle integrazioni proposte dall'on. Moro, sorretto dal voto dei partiti che avevano detto di apprezzare quel programma.
In breve volgere di giorni su questa proposta l'on. Moro ottenne il consenso dei partiti interessati al proseguimento della politica di centro-sinistra. Si costituì così il governo che l'on. Moro presentò alle Camere il 4 di dicembre, ottenendo su di esso il voto di fiducia dei quattro partiti e l'astensione del PLI.
Gli interventi dei Presidenti dei Gruppi e la dichiarazione di voto del Segretario politico hanno reso pubbliche le fondate ragioni in base alle quali la Democrazia Cristiana ritiene che il quarto Gabinetto presieduto dall'on. Moro, per formazione organica, per sostegni esterni, per programma, per struttura, sia il migliore possibile, ed hanno riaffermato che, promuovendone la costituzione, la DC ha inteso restare fedele al suo costante impegno di garantire alle istituzioni, ed alla direzione politica del Paese, il sostegno della più larga base democratica possibile; nel contempo, non dissolvendo, per propria iniziativa, le residue speranze di ricostituire prima possibile un organico governo tra i quattro partiti che tuttora si dicono interessati al proseguimento di una aggiornata politica di centro-sinistra.
Chiedendo ai membri del Consiglio nazionale di ratificare l'opera svolta dalla Direzione, in ordine alla risoluzione della crisi, accompagno questa richiesta con la proposta di esprimere all'onorevole Mariano Rumor la viva affettuosa gratitudine del Partito per l'opera che lui ed i suoi collaboratori, dal luglio 1973 all'ottobre 1974, in difficili condizioni, hanno svolto al servizio del Paese; ed aggiungo il suggerimento che il Consiglio nazionale esprima all'on. Moro, ai ministri democristiani e repubblicani, che con dedizione hanno accettato di concorrere a svolgere un'attività tanto delicata ed impegnativa, ai parlamentari del PSI e del PSDI che, insieme a quelli del PRI e della DC, hanno deciso di sostenerla, il più cordiale augurio che l'impegno assunto rechi gli attesi benefici al Paese. Attese che le opposizioni concorrono a sottolineare, e che le forze sociali e sindacali concorrono a definire; attese che tutti i cittadini sperano siano sollecitamente soddisfatte, disposti a partecipare ai sacrifici necessari, se essi avranno la caratteristica della universalità e della proporzionalità.
Tale caratteristica è necessario sia rispettata, se davvero vogliamo, come certamente dobbiamo volere, che la ripresa economica dia vantaggi a tutti: ma in particolare ai territori da sviluppare – come il Mezzogiorno –, alle zone da sollevare – come quelle depresse –, ai settori da ristrutturare – come quelli agricoli, industriali e commerciali –, ai cittadini da aiutare – come quelli che vivono esclusivamente dei redditi da lavoro e dell'assistenza previdenziale.
Ed i sacrifici saranno tanto più sopportabili, se – contrastando ogni trama eversiva, fronteggiando ogni violenza, punendo ogni illegalità, incoraggiando ogni retto operare – restituiremo a tutti i cittadini italiani la certezza che tanti sacrifici serviranno a ricondurre lo sviluppo economico e la crescita civile del Paese sulla linea fissata dalla Costituzione, così contrastando il fascismo ed ogni sua reviviscenza, prevenendo qualsiasi deroga ai principi di libertà politica, di condotta democratica, di pluralità partitica, di integrazione della iniziativa privata con i pubblici interventi necessari.
La preannunciata celebrazione di congressi e la prevista consultazione regionale ed amministrativa già stimolano a prese di posizione che accentueranno malauguratamente le diversificazioni tra le forze che sostengono il governo e la contrarietà delle forze che ad esso si oppongono.
Nessun sincero democratico può allarmarsi per il fatto che ogni partito cerchi di meglio definire la propria fisionomia, i propri programmi, le proprie, esistenti o prospettiche, affinità od alleanze.
Reduci come tutti siamo da una crisi di due mesi, e consapevoli delle difficoltà superate per risolverla, legittimamente a noi stessi e a tutti quanti hanno concorso a concluderla chiediamo di persistere ad usare quella grande virtù che si chiama prudenza, e che, un grande pensatore, della cui morte quest'anno celebriamo il VII centenario, ritenne costituire l'essenza della politica. Continueranno ad usarla di due partiti che hanno la massima responsabilità del Governo, anche se non aiutati da licenze ed errori di troppi assenti e di qualche presente ad una recente seduta della Camera. Per il rispetto che abbiamo del loro senso di responsabilità confidiamo che continueranno ad usarla gli amici del PSI e del PSDI, che, quantunque di diverso parere su varie questioni, con apprezzate unilaterali decisioni hanno offerto sostegno parlamentare ad un governo che si metteva al servizio del Paese in una contingenza tanto difficile. Constatiamo che continuano ad usarla i deputati liberali con la loro astensione sull'esercizio provvisorio.
Di quello che potranno fare le opposizioni possiamo confermare che saremo rispettosi ed attenti osservatori. Il ripetuto nostro proposito di un confronto democratico con esse – nella distinzione istituzionale delle funzioni, nella differenziazione approvata dagli elettori, nella diversificazione dei programmi, nella contrapposizione derivante da opposte ideologie e proposte, nella insanabile avversione di fonte costituzionale – sarà più o meno intenso, più o meno durevole, più o meno possibile quanto più quel confronto si rivelerà nella forma e nella sostanza confacente e profittevole al tipo di società antifascista, antitotalitaria, personalistica, pluralistica, comunitaria che la nostra Costituzione prevede ed impone di difendere e di consolidare.
L'assidua osservazione del corso degli avvenimenti, il rispetto per i divisamenti tattici o strategici delle varie forze, la compassione per quanti (preconizzando i vittoriosi di domani) si mimetizzano, la fiducia nella capacità di riflessione di tutti gli uomini sinceramente amanti della libertà, non possono farci rinunziare ad un nostro ponderato giudizio ed indurci a rinviare sine die la conseguente azione.
Né alla reticenza ed all'inazione può indurci il timore dei rischi, nessuno dei quali supera quello della perdita della libertà, scomparsa la quale l'ordine diviene arbitrio e la giustizia sociale diviene elemosina del potente, comunque appellato.
Quanto avvenne cinquanta anni fa in seno al Partito popolare italiano, per l'inclinazione di alcuni a confondere il successo di certe idee con la veracità di esse, ci spinse già nell'ottobre 1973 a non concedere nulla ai proposti compromessi.
Con coerenza dobbiamo continuare a distinguere idee, parole ed atti che rispettano i valori essenziali della genuina tradizione popolare e democristiana, dalle idee, dalle parole, dagli atti che quei valori non rispettano ed anzi dimenticano. In conseguenza dobbiamo confermare senza riserve che è nostro il campo che accetta e difende quei valori; ritrovano invece nel campo che non li accetta e li conculca il campo proprio dei nostri avversari.
Non in questa riunione, ma in altra prossima, dovremo sviluppare ulteriormente l'ampio discorso autocritico ed aggiornativo avviato nel Consiglio nazionale di fine luglio. In quel momento torneremo sul tema delle relazioni della DC con le forze democratiche sinora alleatesi con essa e con le forze dell'opposizione. E torneremo sul tema, più ampio e preminente, dell'aggiornata definizione di ciò che, con il ricordo delle nostre origini e degli impegni assunti e con l'ausilio di adeguati programmi e rinnovate strutture, dobbiamo essere e dobbiamo fare per mantenere un contatto permanente e costruttivo con l'elettorato, per soddisfare le giuste sue attese, per orientarlo con le proposte dei nostri consessi, informarlo, sostenerlo, soddisfarlo con l'azione sistematica dei nostri iscritti e dei nostri amministratori.
A preparare la riunione preannunciata serviranno certamente le riflessioni e le proposte della nostra periferia che anche nel recente congresso di Cagliari si è pronunciata ampiamente, e servirà quanto andranno ad elaborare nelle prossime settimane i responsabili dei vari uffici tenendo ben presenti le ansie diffuse, le critiche fondate, i consigli avanzati, e l'urgenza di porre dinanzi agli incerti ed ai presunti eredi una DC viva e nuova, popolare e democratica, capace di individuare i problemi preminenti, di proporre per essi le soluzioni più idonee senza assumere una posizione di risulta delle scelte altrui e di semplice mediazione.

Sen. Amintore Fanfani
Consiglio Nazionale della DC
Roma, 20 dicembre 1974

(fonte: biblioteca Butini)


torna indietro home page stampa la pagina Portale della Democrazia Cristiana - un progetto ideato dall'Istituto "Renato Branzi" di Firenze
hogan interactive, hogan stivali scarpe, hogan scarpe 2015, hogan scarpe italia, hogan scarpe outlet, hogan scarpe 2014