LA DEMOCRAZIA CRISTIANA IN ITALIA

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V° GOVERNO MORO: INTERVENTO DI ALDO MORO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
(Roma, 19 febbraio 1976)

Il 7 gennaio 1976, il bicolore DC-PRI guidato da Aldo Moro, con il sostegno esterno di PSI e PSDI, si dimette. Pesa la volontà del PSI di considerare superata la coalizione di centro-sinistra.
Il quadro politico italiano si va deteriorando, come la situazione economica e monetaria.
Moro, per evitare elezioni politiche anticipate, vara un monocolore democristiano che si presenta davanti alla Camera dei Deputati il 19 febbraio.

* * *

MORO, Presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Governo che si presenta oggi a voi, per ottenere la fiducia, è nato da una delle crisi più difficili di questo dopoguerra. Non vi era infatti una formula politica, un sistema di alleanze, ai quali riferirsi. Una formula, magari, di difficile realizzazione, ma almeno riconosciuta valida in linea di principio. Questa volta invece nessuna vera aggregazione politica è apparsa possibile. Ma la consapevolezza di questo dato di fondo non esimeva me ed il mio partito dal dovere di compiere ogni tentativo nella giusta direzione. Diverse combinazioni sono state provate, ma invano. Sono queste le difficoltà delle fasi di transizione. Si tratta certamente di una situazione grave, di un momento di tensione.
Il declino della politica di centro-sinistra può farsi risalire già al momento della costituzione del Governo tra democrazia cristiana e partito repubblicano. Si rivelò infatti impossibile in quella circostanza ricomporre la coalizione tradizionale per un acuto dissenso tra il partito socialista e quello socialdemocratico, sullo sfondo però dell'iniziato superamento della formula di centrosinistra. In una tale condizione si poté almeno raccogliere le forze già alleate in una intesa politico-parlamentare, capace di fare da base ad un Governo di coalizione limitata, che collegava un partito d'ispirazione cristiana ed uno laico e si riprometteva di recuperare la politica di centro-sinistra. Benché questa prospettiva non fosse incoraggiata dal partito socialista, negli altri partiti la speranza non era venuta meno ed un tale obiettivo era lealmente perseguito. Mentre dunque si seguiva con attenzione l'evoluzione politica, non ci si sottraeva al dovere di governare in condizioni di notevole difficoltà. Desidero perciò ricordare con profonda gratitudine la esemplare collaborazione del partito repubblicano e riconfermare sentimenti di grande rispetto per i partiti che, pur non partecipando al Governo, ne hanno reso possibile la vita. Senza volere ora entrare nelle motivazioni della crisi ed escludendo ogni considerazione di carattere personale, si può dire che, al di là di talune comprensibili diversità di opinione, la collaborazione è stata resa, direi, tecnicamente difficile dalla istituzionale estraneità del partito socialista e di quello socialdemocratico al Governo. Con il passare del tempo, dei resto, la stessa piattaforma politica veniva mutando. Era messa in forse l'esistenza di una vera maggioranza parlamentare a sostegno del governo bicolore. L'impegno del partito socialista diveniva sempre più autonomo ed unilaterale, mentre si riscontrava l'impossibilità di riunirsi a quattro in vista di pur importanti decisioni da prendere. Ciò valga a spiegare, al di là della buona volontà e della lealtà che non sono mai mancate, il disagio che è sfociato in una crisi della quale per altro non abbiamo voluto assumerci la responsabilità.
Desidero dire che in nessun momento, quali che siano state le divergenze o solo le incomprensioni insorte, sono venuti meno il più assoluto rispetto per i partiti esterni al Governo, il socialista ed il socialdemocratico e la consapevolezza della essenziale funzione assolta dal partito socialista italiano nello schieramento politico per la difesa della libertà e lo sviluppo della giustizia sociale.
Ma bisogna pur dire che le ragioni di crisi erano più profonde ed inerenti alla decisione socialista di considerare superata la politica di centro-sinistra. Come ho detto, ciò era già in una certa misura implicito nella costituzione del bicolore. Ma a rendere esplicita questa svolta è intervenuto il mutamento di quadro politico per le elezioni del 15 giugno. Non è questa certo la sede per definire il significato di quell'avvenimento e le sue conseguenze. Basterà dire che esso, pur sottolineando alcune diversità strategiche tra comunisti e socialisti, ha fatto ritenere a questi ultimi possibile e desiderabile una qualche forma di partecipazione del partito comunista a responsabilità di Governo ed ha indotto a rifiutare la politica dell'alleanza privilegiata con la democrazia cristiana e gli altri partiti democratici. Ora questa crisi è stata determinata dall'intento dei socialisti di riprendere l'iniziativa e di mettere alla prova i nuovi indirizzi. E risultato però che questa prospettiva politica non era realizzabile, non essendo disponibile la democrazia cristiana, e non essa soltanto, ad accettare un mutamento nella collocazione del partito comunista all'opposizione. Ma a sua volta la proposta della democrazia cristiana, di una ricomposizione cioè del Governo di centro-sinistra, era inaccettabile per i socialisti. E cioè, come si diceva, non vi era più la vecchia aggregazione politica e non ve n'era neppure una nuova ed alternativa. Le ipotesi di fondo, da una parte e dall'altra, si sono consumate in breve ora, mettendo così a nudo un allarmante stato di dissociazione delle forze politiche. La crisi si è rilevata così estremamente difficile, fatalmente tortuosa e con possibili sbocchi elettorali. Ed infatti sogliono essere le elezioni il rimedio ad una situazione di disgregazione come quella sopra descritta. E tuttavia la democrazia cristiana, consapevole del carattere traumatico di uno scontro elettorale fuori tempo e soprattutto in un momento così grave per la nostra economia, non ha voluto le elezioni e si è sforzata di trovare una soluzione di ripiego, per quanto inadeguata essa possa apparire in assoluto e nelle presenti circostanze.
Io stesso, accusato di distruggere mano a mano tutte le formule, per puntare sulle elezioni anticipate, credo di aver dimostrato di volere una soluzione costruttiva, anche se difficile. Venute meno le ipotesi principali, venuto meno il bicolore DC-PSI per la difficoltà di conciliarlo con altre rilevanti solidarietà, volendo e, vorrei dire, dovendo evitare le elezioni anticipate, restava da sperimentare formule non maggioritarie, non di pieno impegno. Il mio cammino in proposito non è stato tortuoso, ma lineare. Non è stato tumultuoso, ma ordinato. Era evidente che avrei dato assoluta precedenza a possibili intese con socialdemocratici e repubblicani, alle quali il partito socialista, come aveva promesso, non avrebbe fatto mancare un sia pur limitato sostegno. Anche questa via è apparsa impercorribile per valutazioni che io rispetto. Si è giunti così fatalmente al monocolore, che il mio partito ed io stesso sinceramente non desideravamo. Ma al punto in cui le cose erano giunte, la nostra rinuncia avrebbe significato ricorso alle elezioni. Abbiamo preferito un atto di coraggio, un' assunzione di responsabilità. Chi si potrebbe stupire che sia stata questa una decisione tormentata? Non certo una lotta di persone. Non una inammissibile perdita di tempo. Abbiamo fatto dunque quello che abbiamo ritenuto essere un pesante dovere. Comprendiamo bene di non aver chiuso il problema politico. Quale sarà l'avvenire, al di là di questo Governo, dirà l'evoluzione delle cose: diranno i congressi dei partiti. Desidero ringraziare vivamente il partito socialdemocratico che ha voluto offrirci, esso solo, il suo voto favorevole. Considero con gratitudine ed in tutto il loro valore, soprattutto per le circostanze in cui si esprimono, le astensioni assicurate dai socialisti e repubblicani. Guardo con attenzione e rispetto alla posizione costruttiva assunta dal partito liberale, in un apprezzabile sforzo di adeguamento alle nuove realtà del paese. Queste le posizioni previste per il voto di fiducia. Desidero formulare poi, nell'atto di assumere il gravoso compito, la speranza che non manchi il sostegno per quella che sarà la vita e l'azione legislativa del Governo. Vorrei concludere su questo punto dicendo che non v'è dubbio che il Governo monocolore è una soluzione sgradita ed obbligata. Ma è altrettanto vero che essa è accettata, così com'è, con vigore morale e politico e che sarà realizzata facendo fino in fondo il nostro dovere.
La delicatezza della nostra posizione ci farà certamente attenti alle voci che si levano nel dibattito politico. Ma non per questo il Governo rinuncerà ad avere una sua fisionomia. Se essa fosse compromessa, il nostro servizio non potrebbe essere compiuto. Resta ferma la nostra caratterizzazione nei confronti del partito comunista dal quale ci distacca netta diversità di ideali umani e d'intuizioni politiche, anche se è da ricercare, soprattutto in Parlamento, il costruttivo confronto delle rispettive tesi.
La diversità, lo sappiamo, tocca il tema della libertà nella società e nello Stato e non riguarda quindi cose secondarie. Questo spiega la determinazione di conservare senza confusioni i ruoli rispettivi di Governo e di opposizione. È un segno della maturazione della coscienza democratica del paese che ciò avvenga in un clima di civile competizione, tanto più necessaria nel momento estremamente difficile che l'Italia attraversa.
Non ho bisogno di sottolineare, sulla base di quella netta ripulsa del fascismo, che è oltretutto un dovere costituzionale, il nostro atteggiamento di netta opposizione al Movimento sociale italiano.

MARCHIO. Ci parli della ripulsa della Lockheed! (Commenti a destra).

MORO, Presidente del Consiglio dei ministri. Resteremo rigorosamente fedeli a questa impostazione ideale.
La caduta del corso della lira sul mercato dei cambi presenta un quadro economico carico di rischi, ma fornisce anche qualche opportunità che può essere con saggezza sfruttata per superare la inquietante prospettiva di un lungo ristagno. Il corso più probabile del nostro immediato futuro, se non sapremo agire in tempo e con la necessaria energia, è quello di una accelerazione dei processi inflazionistici, che non solo riassorbirebbero rapidamente i vantaggi, per il nostro commercio estero, di una minore quotazione della lira, ma attraverso un meccanismo cumulativo di rincorsa tra prezzi e salari minaccerebbero di spingere ancora una volta i nostri prezzi fuori mercato rispetto a quelli internazionali.
Una risposta possibile in questa situazione sarebbe una restrizione del credito o una politica di tagli fiscali, ma nella particolare congiuntura dell'economia italiana, caratterizzata da un elevato grado di inutilizzazione degli impianti e da una vasta disoccupazione e sottoccupazione, una tale strategia non può essere che un rimedio di ultima istanza, in mancanza di un consenso sociale e politico che permetta all'autorità di governo di impostare una più corretta e appropriata politica economica.
I provvedimenti monetari, che il Governo è stato costretto a prendere in questi giorni, hanno la natura di decisioni cautelative e di emergenza e potranno essere riesaminati, ed, eventualmente, revocati, ove sia possibile in un prossimo futuro mettere a punto una più complessa ed articolata strategia.
Negli ultimi giorni è stato avviato un serio approfondimento tecnico sulla impostazione della politica monetaria e della politica di bilancio, messe a punto alla fine dello scorso anno e discusse anche in sede comunitaria.
Questo lavoro non è ancora concluso, ma da esso emerge che, mentre può essere assicurata al settore privato la espansione del credito interno nella misura già prevista, i maggiori rischi inflazionistici da un lato e la spinta fornita dal nuovo cambio della lira alla domanda globale dall'altro, impongono di valutare con la massima attenzione il limite di indebitamento del Tesoro, della Cassa depositi e prestiti e delle aziende autonome che era stato fissato in 14.800 miliardi.
Questo deficit, che in termini reali e in percentuale rispetto al reddito nazionale risulta inferiore a quello del 1975, potrà essere ridotto in relazione al nuovo gettito fiscale che automaticamente affluirà alle casse dello Stato per effetto di una dinamica del reddito monetario di quest'anno superiore a quella prevista nelle ipotesi contenute nella relazione previsionale e programmatica per il 1976.
Consideriamo dunque un obiettivo primario di politica economica non travalicare in alcun caso il livello del deficit fissato nell'autunno scorso, mentre ci riserviamo, in relazione allo sviluppo della congiuntura, libertà di manovra anche per un suo ridimensionamento in relazione alle discussioni in corso sul piano internazionale.
Accanto al problema della dimensione del deficit, si pone quello dei mezzi per il suo finanziamento. In questa complessa fase congiunturale, il Governo riafferma che il ricorso alla Banca centrale, sia diretto sia indiretto, sarà contenuto in limiti compatibili alla realizzazione dei programmi di espansione monetaria, già fissati in funzione delle esigenze globali dell'economia.
Il maggior sviluppo del reddito monetario che ci attendiamo, in presenza di un'offerta di credito interno al settore privato invariata, potrà produrre qualche contenuto inasprimento del costo del denaro. Le autorità monetarie dovranno sorvegliare questa evoluzione in modo che essa non superi i limiti strettamente necessari per impedire, nella fase in cui le aspettative degli operatori non sono ancora consolidate, sbandamenti pericolosi e irregolarità del cambio della lira. Quale che sia la valutazione che si voglia fare dell'attuale livello della nostra moneta è certo che la solidità di un rapporto di cambio non dipende soltanto da obiettivi confronti tra i livelli dei prezzi e dei salari di un paese con quelli del resto del mondo, ma anche da una impalpabile realtà fatta di aspettative e di fiducia. Giova più, a nostro parere, per alimentare questa realtà, una politica di interventi elastici sul mercato, diretta ad assicurare l'ordinato svolgimento delle transazioni e ad orientare le quotazioni della lira verso il livello suggerito dalle tendenze di medio termine della bilancia dei pagamenti, anziché la difesa rigida di un rapporto di cambio che può apparire il frutto di arbitrarie valutazioni delle autorità, anziché l'espressione di un genuino equilibrio economico.
Presupposto necessario per gli interventi sul mercato è la ricostituzione di un solido livello di riserve in valuta, a cui tendono le trattative per ottenere nuovi prestiti da parte del Fondo monetario e della Comunità europea. Tra qualche mese, poi, il miglioramento delle esportazioni e il contenimento delle importazioni, che deriverà dal recente aggiustamento del cambio, comincerà ad esercitare la sua azione stabilizzatrice. Non intendiamo certo scaricare tutto l'aggiustamento dei nostri conti con l'estero soltanto sulla politica monetaria o soltanto sulla flessibilità del cambio, né intendiamo sacrificare il nostro sviluppo interno all'equilibrio spontaneo di una bilancia dei pagamenti largamente influenzata da fughe di capitali e da pratiche di concorrenza sleale: si impone perciò una attiva politica valutaria, che integri gli altri strumenti di politica economica.
Il Governo s'impegna a perseguire con estremo rigore l'endemico fenomeno dei movimenti clandestini di capitali verso l'estero che rappresentano una causa strutturale di debolezza della nostra bilancia dei pagamenti (Commenti a destra). A questo fine esso si appresta ad emanare nuove norme valutarie per chiudere o per rendere meno facilmente praticabili taluni canali che l'astuzia degli speculatori ha saputo creare nelle maglie dei vigenti regolamenti: in secondo luogo esso proporrà al Parlamento norme che permettano di configurare come reati le frodi valutarie attualmente perseguite come semplici illeciti amministrativi.
Inoltre severi controlli sugli introiti valutari del turismo estero e più sostanziosi incentivi per gli emigranti ad avvalersi del mercato ufficiale dei cambi potranno migliorare, per un ammontare cospicuo, le partite attive della nostra bilancia dei pagamenti. Nel breve periodo essa potrà anche essere rafforzata attraverso norme che sollecitino i nostri operatori ad accrescere i finanziamenti in valuta e che controllino più rigidamente i termini di pagamento. Dovranno anche adottarsi misure tecniche più adeguate per combattere fenomeni di contrabbando e di dumping che tendono a gonfiare irregolarmente taluni flussi di importazioni.
Sul lato delle esportazioni continuerà l'azione di sostegno a quelle di impianti e macchinari a pagamento differito attraverso un adeguato rifinanziamento della legge n. 131.
La svalutazione della lira potrebbe indurre le imprese ad aumentare i loro listini, anche indipendentemente dalla sottostante dinamica dei costi. L'esperienza negativa dei blocchi generalizzati dei prezzi, in Italia ed all'estero, sconsiglia íl ricorso a tale strumento, il che tuttavia non ci esonera dal fronteggiare con interventi adeguati, aumenti non giustificati dei prezzi.
Il CIP, che dovrà essere riorganizzato in modo che regioni e comuni possano partecipare all'attività di sorveglianza dei prezzi dei generi di largo consumo, intensificherà, da parte sua, il controllo sui prezzi dei prodotti di base; esso segnalerà i risultati delle sue indicazioni al ministro delle finanze che ordinerà ispezioni della polizia tributaria, ogniqualvolta gli aumenti dei prezzi inducano a sospettare ingiustificati aumenti dei margini di profitto.
La nostra proposta di una imposta straordinaria sui margini di profitto è stata oggetto di vivaci discussioni e di valutazioni critiche; mentre ci riserviamo di seguire, attraverso le indagini del Ministero dell'industria, l'andamento del fenomeno, valuteremo i risultati del dibattito tecnico e politico sulla proposta, alla ricerca, se del caso, di soluzioni più soddisfacenti.
Nel campo delle tariffe amministrate, i necessari aggiustamenti saranno temperati dalla istituzione generale di una fascia di tariffe sociali per gli utenti a reddito più basso.
Il Governo si ripromette di studiare i modi più appropriati per bloccare nel corso di quest'anno i compensi per gli amministratori di enti, istituti e società. In tutti i contratti in cui lo Stato si troverà ad operare come parte, nella sua funzione di datore di lavoro, il Governo sosterrà la necessità di rinviare al prossimo anno la decorrenza degli aumenti contrattuali previsti per i dipendenti con più elevate retribuzioni; salvi gli incrementi relativi alla contingenza ed alla anzianità.
Un eguale punto di vista sarà prospettato dal Governo in occasione dei suoi interventi nelle vertenze del settore privato.
Il Governo è disponibile, ove le parti sociali siano d'accordo, a proporre un provvedimento legislativo che estenda erga omnes il blocco di questi stipendi elevati, che rappresentano una fascia inferiore al 10 per cento del complesso dei lavoratori dipendenti.
I redditi degli altri lavoratori costituiscono tuttavia una proporzione così ampia del reddito nazionale che la loro dinamica non potrebbe svolgersi in base a valutazioni meramente settoriali, e come risultato di uno scontro di forze, senza interferire pesantemente sul livello dei prezzi e sull'equilibrio della bilancia dei pagamenti. Il Governo ritiene doveroso chiedere alle parti sociali di chiudere rapidamente i contratti e di tenere conto, nella determinazione degli aumenti, dell'esistenza di stretti margini che l'obiettivo di risanamento dell'economia del paese impone allo sviluppo dei consumi privati. In ogni caso il Governo fa presente alle parti sociali l'opportunità di una ragionevole distribuzione, lungo l'arco di vita del contratto, degli aumenti concordati. Aumenti concentrati nel tempo non potrebbero essere riassorbiti da contestuali aumenti di produttività; essi si scaricherebbero sui prezzi e, quindi, di nuovo sui salari, in un circolo vizioso che, attraverso il gioco delle aspettative e della speculazione, rischia di ridurre il livello del reddito reale dei lavoratori.
La finanza pubblica ha raggiunto un soddisfacente assetto normativo, ma registra carenze di rilievo nella amministrazione, come è stato coraggiosamente descritto nell'apposito libro bianco dello scorso anno, e di conseguenza per quanto si riferisce al quadro delle evasioni fiscali. Sarà cura di questo Governo proseguire negli sforzi già intrapresi in questo campo. Particolare cura sarà posta nell'approntare il più rapidamente possibile l'anagrafe tributaria. In particolare confidiamo nella sollecita conversione del decreto-legge con il quale si provvede alla riorganizzazione di questo importante servizio. Nel frattempo, è intendimento del Governo attivare i controlli di carattere tributario per campione, mobilitando l'amministrazione finanziaria e la guardia di finanza. Il fenomeno delle evasioni si collega in taluni casi a quello dell'esodo illegale di capitali il quale rappresenta spesso anche una sottrazione al fisco di materia imponibile. Perciò il Ministero delle finanze agirà in collaborazione con gli altri dicasteri, per proseguire e rafforzare l'azione di repressione contro frodi valutarie che siano anche evasioni tributarie.
Recenti valutazioni, anche in relazione agli effetti sul gettito della nuova normativa fiscale, mostrano la possibilità di un miglioramento del gettito tributario rispetto alla previsioni per il 1976 in precedenza effettuate. Il miglioramento dovrà costituire una riserva nell'ipotesi di un andamento delle uscite di cassa, anch'esso più rapido di quanto previsto.
In ogni caso qualunque nuova spesa corrente dovrà invece trovare la sua copertura in nuovi tributi.
L'impostazione della finanza pubblica e l'andamento della congiuntura, se il disegno di politica economica che abbiamo descritto potrà puntualmente realizzarsi, non sembrano richiedere per ora nuovi provvedimenti fiscali riduttivi della domanda globale. Appare invece opportuno proporre una serie di interventi legislativi nel settore dell'imposizione diretta, rivolti non ad inasprire il prelievo tributario, ma a conseguire un incremento di entrate attraverso misure atte a rendere più sollecito l'assolvimento del debito di imposta.
Condizione necessaria e sufficiente per garantire nei prossimi dodici mesi la stabilità del cambio e il contenimento delle pressioni inflazionistiche è una dinamica moderata dei redditi monetari e un aggiustamento graduale dei prezzi delle imprese che hanno potere sul mercato. Nei limiti in cui questa moderazione potrà essere assicurata da una spontanea adesione di operatori economici e di categorie sociali, il Governo non intende prendere nuove misure di contenimento, le quali in questo momento potrebbero interferire sul meccanismo della ripresa che negli ultimi mesi si è lentamente messa in movimento.
Qualche tempo fa si era previsto uno sviluppo modesto del reddito nel corso del 1976 fortemente condizionato dai vincoli posti dall'equilibrio dei nostri conti esteri. Questi vincoli appaiono ora più larghi, se alla riduzione del cambio della lira non seguirà un immediato aumento dei prezzi e dei redditi che annullino l'effetto reale dell'aumento della domanda. In parte tale aumento deriverà spontaneamente dalle maggiori esportazioni e dalle minori importazioni provocate dal nuovo cambio. In parte esso sarà il risultato delle politiche impostate lo scorso anno e di quelle che dovremo ora decidere in materia di ristrutturazione industriale e di potenziamento dei finanziamenti per il Mezzogiorno.
Le prime informazioni disponibili sul ritmo effettivo di spesa degli stanziamenti delle leggi antincongiunturali sono deludenti. Si pone, perciò, la necessità di costituire un gruppo interministeriale che segua il ritmo della spesa, che esamini la natura degli ostacoli che lo hanno sinora rallentato e che definisca gli eventuali interventi amministrativi e legislativi per eliminare tali ostacoli.
Entro due mesi sarà presentato alla Camera un documento sullo stato di attuazione dei provvedimenti anticongiunturali e saranno proposte eventuali misure legislative per una diversa destinazione dei fondi inutilizzati. Questo sforzo, concentrato nel tempo, è l'aspetto fondamentale della manovra per la ripresa della nostra economia; da esso dipenderà il successo del nostro obiettivo di inserirsi in tempo nel vivace movimento di ripresa in atto nelle economie industriali.
È ancora possibile — secondo esperti italiani e stranieri — uno sviluppo del reddito che, nel biennio 1976-1977, consegua un saggio di crescita dell'80 per cento del prodotto nazionale.
In questo quadro si pone ancora una volta il problema del risanamento della finanza pubblica, in tutti i suoi aspetti, sia quella dello Stato, sia quella degli enti locali e degli istituti previdenziali, per quanto riguarda e la dinamica delle entrate e il controllo più severo delle inefficienze e, talora, degli sperperi nella spesa.
Con il procedere dell'espansione congiunturale, quote più elevate del risparmio nazionale dovranno essere destinate al finanziamento degli investimenti produttivi e, di conseguenza, gli elevati deficit pubblici raggiunti nella fase di depressione, dovranno essere progressivamente ridotti; altrimenti essi alimenteranno nuovi deficit e nuove crisi del cambio.
Una rapida approvazione del disegno di legge sulla ristrutturazione industriale è considerata dal Governo una condizione essenziale, non solo per intervenire a contenere il processo di degradamento di talune situazioni settoriali ed aziendali, ma anche per sostenere il ritmo degli investimenti produttivi nel corso del prossimo biennio.
Il Governo presenterà, prima della discussione parlamentare, una serie di emendamenti che tengano conto dei dibattito intervenuto nelle forze sociali e politiche. In particolare si provvederà a rendere più esplicita l'opportunità di procedere per alcuni settori ad indicazioni unitarie di intervento.
Dovrà altresì essere garantita la massima trasparenza, la pubblicità, l'efficienza dei controlli, in modo da contrastare inammissibili interferenze di interessi particolari.
La distribuzione di interventi fra quelli diretti ad imprese da ristrutturare e quelli per finanziare attività sostitutive dovrà permettere che l'azione di ristrutturazione nei suoi effetti globali abbia conseguenze positive sulla creazione di nuovi posti di lavoro.
Nei casi in cui si creino eccedenze di manodopera non rioccupabile nella stessa azienda, si provvederà a garantire il processo di mobilità del lavoro mettendo in cassa integrazione i lavoratori eccedentari senza alcun onere finanziario per l'azienda e predisponendo particolari incentivi per le imprese disposte a rioccuparli attraverso la procedura speciale di collocamento.
Le regioni saranno cointeressate, per la loro attività istituzionale relativa alla formazione professionale, ai meccanismi preposti alla gestione del processo di mobilità organizzata.
Sarà inoltre assicurata la consultazione delle forze sociali e degli enti locali nell'amministrazione di questo delicato settore della politica industriale dello Stato. Gli emendamenti permetteranno anche di unificare la legislazione del credito industriale attorno ai due pilastri della legge per gli incentivi alla piccola e media industria, il cui funzionamento potrà divenire più automatico, e al nuovo provvedimento sulla ristrutturazione industriale: saranno pertanto abrogate le leggi nn. 1101, 464, 1470, 184. Sarà chiesta una delega al Parlamento per razionalizzare il sistema degli incentivi.
Accanto agli interventi per la ristrutturazione industriale, un contributo importante alla ripresa sarà assicurato dalle partecipazioni statali, che prevedono un complesso di investimenti per il futuro quadriennio, prossimo ai 20 mila miliardi. Di qui la necessità di un sostanziale aumento del fondo di dotazione previsto appunto nella legge di ristrutturazione.
Il Governo presenterà un programma dettagliato, definito in termini temporali, di questi investimenti, definendone la strategia ed individuando le aree prioritarie e non rinunciabili di intervento.
Il Governo si impegna altresì a comunicare al Parlamento ogni anno, prima di trasferire agli enti di gestione le nuove quote di finanziamento, lo stato di attuazione del programma stesso con precise informazioni sull'andamento degli investimenti prioritari.
In base anche ai risultati della commissione di studio, si procederà ad avviare il processo di riorganizzazione delle partecipazioni, con gli eventuali riaccorpomenti delle società operative lungo linee meglio corrispondenti alla razionalità industriale e alla efficacia dell'intervento del settore pubblico sul mercato e con la introduzione di più funzionali sistemi di controllo.
Altro punto qualificante del programma di governo è la continuazione della politica di intervento straordinario nel Mezzogiorno, adeguandola alla nuova realtà regionale.
Il disegno di legge che il precedente Governo ha presentato al Senato, si snoda appunto sul riconoscimento di una piena partecipazione delle regioni all'azione di intervento straordinario, una notevole parte del quale è direttamente devoluto alle regioni stesse. Così, è prevista la partecipazione dei presidenti regionali nel CIPE — per una stretta connessione tra azione nel sud e programmazione generale — e in un comitato permanente di nuova istituzione presso il ministro per il Mezzogiorno.
Osservazioni sono state fatte, specie in ordine alla posizione e al futuro della Cassa.
Il 1980 come termine finale della Cassa per il mezzogiorno, fissato da leggi precedenti, non è stato modificato nelle proposte presentate al Senato, né il Governo ha ipotizzato proroghe. Ritengo che le innovazioni elaborate — ed altre che il Governo presenterà entro pochi giorni come suoi emendamenti, compresa una più significativa partecipazione delle regioni all'attività della Cassa — consentiranno, attraverso una utile sperimentazione, di predisporre tempestivamente strutture e meccanismi per il «dopo 1980» in modo da assicurare, accanto ad una più piena corresponsabilizzazione delle regioni, la sicurezza di conduzione per i progetti di largo respiro e per il coordinamento con le misure di sostegno della Comunità europea.
Da parte socialista si è parlato di un progetto speciale per fare sì che le regioni si preparino tecnicamente per affrontare i programmi di sviluppo. L'idea mi pare accettabile.
Il Governo presenterà con urgenza un provvedimento-ponte per dotare sia la Cassa sia le regioni meridionali dei mezzi indispensabili per continuare i programmi di intervento straordinario.
Fra i varii e complessi problemi che la crisi economica provoca o aggrava, quello della disoccupazione giovanile emerge per la sua crescente rilevanza.
Il Governo, tenendo conto dei vari aspetti che iniziative in questo delicato settore del mercato del lavoro possono presentare, intende prospettare al Parlamento, dopo una consultazione con le organizzazioni sindacali, una proposta che è già in corso di elaborazione.
Criterio ispiratore per il settore delle imprese, è di consentire ai giovani di acquisire un'esperienza professionale mediante contratti di formazione sul lavoro che possano normalmente proseguire con regolare rapporto di lavoro. Criterio ispiratore nel settore dei servizi sociali della pubblica amministrazione, è invece quello di promuovere progetti di ampia esecuzione, capaci di utilizzare forze di lavoro giovanili in attività nelle quali sia presente una sicura utilità sociale e che forniscano occasione di qualificazione professionale.
L'effettivo contenuto di formazione di queste occasioni di inserimento nell'attività produttiva e l'effettivo carattere addizionale e non sostitutivo di altri posti di lavoro, sarà garantito dalla partecipazione delle regioni e dei sindacati all'amministrazione di questo progetto. La dimensione quantitativa dell'intervento non può ancora essere definita ma, dopo le prime esplorazioni, sembra realistico ritenere che essa possa superare l'obiettivo di 50 mila giovani in primo avviamento al lavoro precedentemente indicati.
Abbiamo indicato gli elementi fondamentali della politica congiunturale per il prossimo biennio.
Non può invece essere ambizione di questo Governo fornire al paese un soddisfacente sistema di programmazione da qui al 1980, del quale tuttavia proprio il nuovo più difficile quadro dell'economia mondiale postula sempre più l'esigenza. Ciò che possiamo e intendiamo fare nei prossimi mesi è la predisposizione di una serie di interventi pluriennali in taluni settori essenziali, per saldare l'azione congiunturale di oggi con lo sviluppo a medio termine della nostra economia.
Questi programmi, da inquadrare in una prospettiva a medio termine del bilancio della pubblica amministrazione, riguardano principalmente quattro settori: quello dell'energia, dell'edilizia, dei trasporti e dell'agricoltura.
Per il settore dell'energia, il Governo sottoporrà quanto prima al dibattito parlamentare il programma approvato dal CIPE con la disponibilità a dare la dovuta attenzione alle osservazioni e proposte che in esso emergeranno.
Nel settore dell'edilizia, ci proponiamo l'approvazione, sulla base anche delle iniziative legislative dei precedenti Governi, di un provvedimento di carattere generale diretto a razionalizzare e potenziare l'azione pubblica nel settore, così da facilitare la realizzazione di una organica politica della casa.
Contiamo anche che il Parlamento approvi sollecitamente il disegno di legge sul regime dei suoli.
Per l'agricoltura, oltre una sollecita gestione dei mezzi già messi a disposizione con i provvedimenti dello , scorso anno, ci proponiamo di pervenire a discutere con le regioni la proposta di un programma pluriennale che preveda provvedimenti per il credito agricolo, lo sviluppo dell'irrigazione, il rafforzamento delle infrastrutture commerciali ed interventi specifici nel settore zootecnico, forestale ed ortofrutticolo.
Analoga iniziativa richiederà l'approvazione di un piano dei trasporti articolato in tre direzioni: potenziamento delle principali strutture del sistema nazionale di trasporto; sviluppo integrato per i diversi mezzi di trasporto all'interno delle aree metropolitane; potenziamento per il trasporto pubblico attraverso l'attuazione del «piano autobus».
Questi diversi piani settoriali forniranno lo stimolo di vasti blocchi di commesse pubbliche per la ristrutturazione su nuove linee dell'industria italiana e, nello stesso tempo, permetteranno una redistribuzione delle risorse nazionali verso la produzione di servizi collettivi, le cui attuali insufficienze sono un fattore importante di scarsa produttività per il nostro sistema.
La complessità e l'urgenza dei problemi economici e sociali, fin qui considerati, non distoglieranno l'attenzione del Governo dalla esigenza di promuovere i necessari adeguamenti delle pubbliche istituzioni.
Nella misura in cui il potere sarà in grado di garantire l'attuazione e lo sviluppo del regime di libertà, di democrazia e di giustizia, chiaramente tracciato dalla Carta costituzionale, sarà possibile risalire la china della grave crisi ché travaglia il paese con un comune impegno di servizio e di partecipazione. E questo l'alto insegnamento del recente messaggio al Parlamento del Presidente della Repubblica, al quale desidero esprimere la solidarietà mia e del Governo nel momento in cui viene fatto oggetto di ingiusti attacchi.
Un particolare accenno merita il problema del Concordato.
Il Governo si propone di portare avanti — accertata la disponibilità dell'altra parte e secondo le direttive già espresse dal Parlamento — le trattative per la revisione del patto al fine di adeguarne la disciplina al progresso dei tempi. Custode delle prerogative dello Stato, il Governo mirerà a salvaguardare, con la libertà, il bene prezioso della pace religiosa.
È nostro proposito assicurare la più ampia libertà nella manifestazione del pensiero, nelle arti e nella scienza. In questo spirito il Governo si considera impegnato — proseguendo e perfezionando iniziative già intraprese — a tutelare la funzione della stampa, essenziale garanzia del regime democratico.
È ben presente l'esigenza, richiamata nel messaggio presidenziale, di una riattivazione e ristrutturazione del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro. Per la ricostituzione del Consiglio si è recentemente ottenuta la disponibilità della federazione CGIL-CISL-UIL ad effettuare le designazioni di propria competenza, nell'intesa che la riforma sarà contestualmente avviata a cura del Governo. Si riacquisterà così il necessario presidio di questo importante organo di rilevanza costituzionale.
Carattere di preminenza presenta il problema della definizione delle attribuzioni del Governo e in particolare della Presidenza del Consiglio, la cui funzione di direzione e coordinamento è più che mai necessaria anche in relazione all'attuazione dell'ordinamento regionale e alle nuove forme di presenza dello Stato.
Il precedente Governo ha ritirato, come non più idonee all'attuazione di una valida riforma dell'amministrazione, le norme dell'originario progetto di delega residuate allo stralcio delle disposizioni recepite con la legge n. 382 del 22 luglio 1975.
Si intende ora procedere alla nomina di una ristretta commissione di studio, di alta qualificazione, con il compito di predisporre testi di normazione diretta, che il Governo sottoporrà all'approvazione del Parlamento, dando così il suo contributo alla disciplina di una materia nella quale esso deve assumere le responsabilità che costituzionalmente gli competono.
Sarà necessario individuare con chiarezza i compiti residui e quelli nuovi del potere statale, in relazione, da un lato, con l'ampio decentramento di competenze alle autonomie locali, e dall'altro con la «domanda», maggiore e diversa, che all'amministrazione proviene dal paese come conseguenza della sua evoluzione. Da questa revisione deriverà una redistribuzione delle attribuzioni fra i grandi centri operativi dell'amministrazione.
In attesa di una siffatta sistemazione, il Governo conferma la sua fiducia nell'azione, già felicemente avviata, del Ministero per i beni culturali e conferma il suo favore per la costituzione del Ministero per la ricerca scientifica.
Al fine di realizzare una più intensa partecipazione democratica ed una più puntuale presenza del potere, il Governo assicurerà lo sviluppo delle autonomie locali, in coerenza al pluralistico articolarsi della società.
Proseguirà il dialogo con le regioni, istituzionalizzato nella continuità dei rapporti tra la Presidenza del Consiglio, e per essa il ministro per le regioni, da una parte, e i presidenti delle giunte, dall'altra parte, approfondendo una collaborazione che si è rivelata estremamente utile, per far fronte a crescenti e comuni responsabilità politiche.
Il Governo si propone di emanare, nel rispetto della legge di delega, le norme in corso di elaborazione, per ridisegnare compiutamente l'ordinamento regionale e riconoscere le funzioni proprie delle altre autonomie locali.
Si promuoveranno la rapida approvazione della legge di riforma della contabilità regionale e le modifiche della finanza regionale. Urgente e di grande rilievo è un provvedimento legislativo per la finanza locale. Saranno completate, per quanto occorra, le norme di attuazione per le regioni a statuto speciale.
Per portare avanti la riforma dell'amministrazione, tanto impegnativa e ricca di implicazioni economiche, sociali e politiche, il Governo si propone di mantenere il contatto con le organizzazioni sindacali.
Tale confronto sarà particolarmente utile al fine di realizzare una razionale utilizzazione delle risorse umane e cioè un ordinamento del personale che permetta nuovi modi di reclutamento e di formazione, un'accentuata qualificazione professionale ed una maggiore mobilità. Frattanto il Governo avvierà in tempi brevi le trattative per il rinnovo dell'accordo triennale, configurando misure di riordinamento che prefigurino le nuove strutture del personale statale.
In questa stessa prospettiva si porrà il tema delle intese, già auspicate da Governo e sindacati, con le regioni e gli altri enti locali, perché si abbia il necessario coordinamento in materia normativa e retributiva. Ovviamente saranno tenuti presenti gli orientamenti espressi dal Parlamento, specie con l'istituzione della Commissione di inchiesta sulle strutture, sulle condizioni e sui livelli retributivi e normativi del pubblico impiego.
Desidero aggiungere che la riforma della pubblica amministrazione non è solo problema di tecniche di gestione e di razionalizzazione organizzativa, ma di prestigio e di credibilità dell'apparato pubblico. Si deve rinvigorire nell'amministrazione il senso della deontologia etico-professionale; si deve assicurare l'ordinato e corretto svolgimento dell'azione amministrativa. Solo così può rinascere la fiducia nell'opinione pubblica. Ciò richiede un'intensa azione di vigilanza e di controllo, volta ad ottenere il rispetto, a tutti i livelli, dei doveri inerenti a una imparziale e obiettiva gestione dei pubblici interessi e, quando occorra, l'applicazione di esemplari sanzioni. Del resto, l'amministrazione deve realizzare nel suo interno — ed esistono gli strumenti giuridici idonei e le forze, fondamentalmente sane, capaci di realizzare tale obiettivo — la propria restaurazione senza attendere interventi repressivi esterni.
Notizie di fatti recenti hanno profondamente turbato la coscienza pubblica. Desidero ricordare che il Governo italiano ha chiesto fermamente a quello americano di voler dare tutte le informazioni necessarie a fissare precise responsabilità e fugare ingiusti sospetti. In un campo diverso e che consente una diretta iniziativa italiana, il Consiglio dei ministri del ricostituito Governo ha approvato oggi, su mia proposta, l'istituzione di un comitato d'inchiesta amministrativa...

DE VIDOVICH. I cui membri hanno incassato i contributi della CIA!

MORO, Presidente del Consiglio dei ministri. ... composto di personalità altamente qualificate, per l'esame, sotto il profilo della legittimità e del merito, delle procedure seguite per la stipulazione del contratto di fornitura con la società Lockheed e per l'accertamento di eventuali irregolarità e responsabilità (Commenti a destra).

MARCHIO. Ma chi lo presiederà questo Comitato? Freato?

MORO, Presidente del Consiglio dei ministri. Il comitato agirà nell'ambito e sulla base dei poteri attribuiti alla pubblica amministrazione, senza ovviamente interferire in alcun modo con le iniziative degli organi giurisdizionali competenti.
Il Governo terrà fede all'impegno fondamentale di garantire un'efficace tutela dell'ordine e della sicurezza dei cittadini.
Di fronte alla frequenza di gravissime imprese criminose, ogni sforzo sarà compiuto per il tempestivo ed efficace intervento delle forze di polizia. Al tempo stesso, si curerà lo sviluppo di una politica che punti a migliorare l'assetto generale della società, soprattutto dando ai giovani degni ideali di vita, promuovendo occasioni di lavoro, potenziando la scuola e le altre istituzioni educative. Il Governo ribadisce con fermezza che esso sarà inflessibile nella difesa della società dalla tracotante minaccia della delinquenza comune ed eversiva.
E giusto dare in questa sede pieno riconoscimento all'opera svolta con crescente successo dagli appartenenti alle forze dell'ordine (Applausi al centro e a destra) che, posti di fronte a grandissimi rischi, danno esempio di generosa dedizione al bene della collettività.
Ai tutori dell'ordine va riconfermata anche l'assicurazione che verrà posta ogni cura nel garantire da un lato la loro serenità personale ed il benessere delle loro famiglie, dall'altro il potenziamento e l'ammodernamento dei mezzi e delle strutture. In tale ordine di idee è intendimento del Governo portare avanti il riordinamento della polizia, non trascurando la fondamentale esigenza di un più stretto coordinamento fra tutti i corpi, in modo da offrire un meditato termine di confronto rispetto a proposte già presentate in materia al Parlamento.
L'attenzione del Governo si rivolge alle forze armate, che, con grande senso di disciplina e in spirito di servizio verso la comunità nazionale, assolvono l'alto compito di garantire la sicurezza del paese e la tutela delle istituzioni democratiche.
Nella continuità delle loro gloriose tradizioni, si pone il problema di un ammodernamento di strutture e di ordinamento, anche ai fini di una dignitosa ed efficiente partecipazione all'alleanza, dimostratasi fattore essenziale per la pace in Europa.
È stato avviato, perciò, un piano a lungo termine, volto anche ad assicurare lo sviluppo tecnologico, incrementando l'attività delle industrie nazionali. In questo quadro è stata approvata la recente legge per la flotta e analoghi progetti sono in fase di elaborazione per l'esercito e per l'aeronautica. Il Governo confida che sia sollecitamente discusso in Parlamento il disegno di legge, già presentato alla Camera, recante benefici economici per il personale, specialmente dei gradi meno elevati.
L'impegno più rilevante, nel settore della giustizia, è rappresentato in questo momento dalla riforma del codice di procedura penale, che potrebbe essere integralmente realizzata — in esecuzione della delega conferita dal Parlamento con la legge n. 108 del 3 aprile 1974 — entro l'11 maggio prossimo. La commissione per la redazione del nuovo codice lavora intensamente e così pure la commissione consultiva prevista dall'articolo 1 della legge. Non è tuttavia prevedibile che possa essere rispettato il termine fissato per l'esercizio della delega. In conformità al parere espresso dalla commissione consultiva, il Governo intende assumere l'iniziativa di una proroga senza innovazioni. Il Governo si propone, inoltre, di chiedere al Parlamento una delega legislativa anche per la riforma del processo minorile, che dovrebbe essere raccordata con quella del processo penale per gli adulti.

Una voce all'estrema sinistra. Anche per i ministri?!

MORO, Presidente del Consiglio dei ministri. In tema di attuazione dell'ordinamento penitenziario, è in corso di perfezionamento il relativo regolamento di esecuzione.
Il Governo, pur non nascondendo le difficoltà che è destinato ad incontrare sul suo cammino, intende procedere agli indispensabili adeguamenti strutturali, già iniziati dal precedente Governo, soprattutto con riferimento all'edilizia carceraria e al numero e alla qualificazione del personale. Tale impegno sarà ispirato al principio costituzionale che la pena debba tendere alla rieducazione del condannato nel rispetto della sua dignità umana.
Quanto alla disciplina della locazione degli immobili urbani, il Governo, in previsione della prossima scadenza del regime vincolistico fissata per il 30 giugno prossimo venturo, può assicurare che quanto prima sarà presentato un disegno di legge con soluzioni che, senza comprimere lo sviluppo di una equilibrata politica degli investimenti nell'edilizia, diano soddisfazione agli interessi popolari coinvolti nel rapporto di locazione.
Il Governo continuerà ad occuparsi dei problemi connessi all'attuazione del nuovo diritto di famiglia. Sono stati già elaborati due schemi di provvedimenti per rendere più agili gli interventi del giudice nel settore minorile; si studierà, poi, la possibilità di concentrare tutte le competenze al riguardo in un solo «tribunale per la famiglia».
Quanto al problema dell'aborto, il Governo, come tale, in considerazione della sua composizione e della sua base parlamentare, intende mantenere la posizione di neutralità espressa dal Governo precedente.
Il Governo dedicherà il massimo impegno al settore dell'istruzione, proseguendo, anzitutto, nella integrale attuazione della linea tracciata dai decreti delegati. Si tratta di scrivere compiutamente, con la riforma degli ordinamenti scolastici, quella pagina nuova per la scuola italiana, che è stata iniziata dall'entrata in funzione degli organi collegiali.
Confidiamo che il Parlamento voglia discutere presto i disegni di legge già presentati per integrare, sulla base di una esperienza ormai più che decennale, la riforma della scuola media dell'obbligo. Ci proponiamo poi di presentare entro termini brevissimi un progetto di riforma della scuola secondaria superiore. È, questo, un problema ampiamente dibattuto, sul quale i gruppi politici hanno già assunto varie iniziative. Alla sua soluzione il Governo intende contribuire responsabilmente con proprie proposte.
Dopo l'adozione, in via preliminare, delle misure urgenti, occorre dare avvio all'attuazione della riforma universitaria. Intendiamo occuparci al più presto dell'assetto del personale (specialmente per aprire possibilità di accesso alle carriere universitarie alle nuove leve) e di vari altri problemi, come quelli della organizzazione dipartimentale, del diploma di primo livello e del dottorato di ricerca, della revisione dei corsi di laurea, delle scuole di specializzazione e delle abilitazioni all'esercizio professionale.
Il Governo spera, infine, che sia sollecitamente convertito il decreto-legge per la ristrutturazione delle carriere del personale insegnante, adottato per rispettare gli impegni derivanti dalle leggi e dall'accordo triennale stipulato nel maggio 1973 con le organizzazioni sindacali.
Quanto, infine, ai vari problemi della salute pubblica, preminente interesse attribuisce il Governo al perfezionamento dell'iter di approvazione del disegno di legge sulla riforma sanitaria.
Restano immutate le linee fondamentali della politica estera italiana, legate, come sono, ai principi democratici nei quali crediamo ed ai nostri interessi nazionali. Diamo perciò il più convinto sostegno all'Organizzazione delle Nazioni Unite, strumento essenziale, ancorché imperfetto, per l'affermazione della legalità internazionale e la tutela della pace.
L'Europa vive oggi un momento difficile, nel vortice essa pure di una congiuntura economica che pone per tutti preoccupanti problemi. Questa situazione non attenua, ma accentua lo sforzo rivolto alla costruzione europea. Non è pensabile, infatti, che ogni paese affronti i gravi problemi del momento fidando nelle sole sue forze. L'impegno europeo dell'Italia non è però congiunturale, ma permanente. Si tratta di una scelta fondamentale, consacrata in un'azione ininterrotta, generatrice di vincoli ormai indistruttibili. Con la prospettiva, finalmente ravvicinata, di elezioni europee a suffragio universale e diretto, ci prepariamo per il Consiglio europeo del Lussemburgo nel prossimo aprile. Vi si dovrà discutere, tra l'altro, il rapporto Tindemans sull'Unione europea, traguardo quest'ultimo a breve termine, senza rinuncia, da parte italiana, all'instaurazione di un vincolo federale in Europa.
Desidero inoltre confermare la impegnata partecipazione dell'Italia alla alleanza atlantica, legata com'essa è all'amicizia per gli Stati Uniti ed i paesi occidentali che la compongono. Riteniamo di perseguire così obiettivi di sicurezza, di distensione e di pace.
Siamo infatti persuasi che, solo basandosi su un leale contributo allo sforzo collettivo per la sicurezza, possano avere slancio le iniziative per la distensione e la cooperazione in Europa e nel mondo. L'atto finale della conferenza di Helsinki non indica solo un positivo punto di arrivo nello sviluppo delle relazioni dei paesi dell'Europa, degli Stati Uniti e del Canada, ma dà avvio ad un processo di distensione, ad un approfondito dialogo tanto nell'area politica quanto in quella della sicurezza e del rispetto dei diritti dell'uomo.
Gli stessi recenti accordi italo-iugoslavi, che saranno tra breve sottoposti alla ratifica del Parlamento, riflettono correttamente lo spirito dell'atto finale di Helsinki. Al riguardo, desidero sottolineare che il superamento di ogni controversia tra l'Italia e la Iugoslavia apre la via a nuove ed utili intese tra i due paesi, promuovendo il maggiore benessere delle popolazioni interessate. Quanto all'Austria, desidero rilevare come la fiducia, di cui per parte sua il governo di Vienna ci ha fornito anche di recente dimostrazione, trae origine dalla consapevolezza dell'impegno che il Governo italiano pone e porrà nel dare piena attuazione alle norme emanate a favore delle popolazione di lingua tedesca dell'Alto Adige.
Tra le situazioni di pericolo per la pace e la stabilità del Mediterraneo orientale, va ricordato il protrarsi della crisi cipriota che l'Italia segue con preoccupata attenzione, incoraggiando le parti in causa verso una giusta soluzione, nel pieno rispetto della sovranità e dell'indipendenza di Cipro.
Anche l'attuale momento della crisi mediorientale, caratterizzata dal ristagno della dinamica negoziale, suscita la nostra apprensione, nella consapevolezza che in medio oriente sono in corso processi suscettibili di sfociare in una ripresa dei conflitto. Basti pensare all'evolvere della situazione in Libano. Mentre auspichiamo che l'accordo raggiunto il 22 gennaio porti alla cessazione degli scontri armati ed avvii a soluzione la crisi interna, non possiamo tacere la gravità e complessità dei problemi esistenti. Per questo, insieme con gli altri paesi europei, abbiamo ribadito il nostro attaccamento all'unità politica ed all'integrità territoriale del Libano. In questo contesto appare evidente l'urgenza di una ripresa del negoziato medio-orientale, capace d'impegnare tutte le parti nella ricerca, difficile ma necessaria, di una soluzione globale in conformità delle risoluzioni 242 e 338 del Consiglio di sicurezza. I principi ai quali ispirarsi sono stati, tra l'altro, ribaditi dal Governo italiano nel recente dibattito al Consiglio di sicurezza.
Per quanto riguarda poi la questione più generale del disarmo, per la quale le trattative tra Stati Uniti ed Unione Sovietica appaiono lente e difficili, da parte italiana si riafferma convinta adesione agli ideali che ispirano gli sforzi negoziali nel campo del disarmo e di quello nucleare in particolare. Per quanto riguarda specificamente la riduzione delle forze in Europa centrale, il negoziato M.B.F.R. costituisce un elemento importante nel processo di distensione. Da parte occidentale sono state presentate importanti proposte nel dicembre scorso, che ci auguriamo contribuiscano ad un positivo svolgimento della trattativa.
Il Governo intende dare un attivo contributo all'approfondimento del dialogo con i paesi in via di sviluppo, avviato con la conferenza per la cooperazione economica internazionale di Parigi nel dicembre scorso. Ma vorrei ricordare altresì le discussioni euro-arabe e la convenzione di Lomé alla quale ci apprestiamo a dare attuazione.
Mentre ricordo i crescenti amichevoli rapporti con il subcontinente latinoamericano ed il mondo asiatico, desidero confermare la disponibilità dell'Italia ad approfondire ulteriormente i rapporti di cooperazione con i paesi africani, nello spirito dei vincoli tradizionali di amicizia e nell'intento di contribuire al loro progresso economico e civile. In questo spirito l'Italia è partecipe dei grandi processi di trasformazione politica in Africa con l'obiettivo di completare la decolonizzazione e di condurre al superamento dei sistemi fondati sulla discriminazione razziale. Con questi intendimenti il Governo italiano ha proceduto al riconoscimento del Governo dell'Angola.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, poco più di un anno fa presentai alle Camere, per ottenerne la fiducia, un Governo che fu definito di piccola coalizione. Insieme al partito repubblicano e con l'appoggio esterno di socialisti e socialdemocratici ci si riprometteva di affrontare un'avversa congiuntura economica e politica. Oggi chiedo al Parlamento la fiducia per un Governo monocolore con appoggi esterni, in genere, più tenui che quelli ottenuti in passato. Eppure la situazione si è aggravata per quanto attiene alla produzione ed all'occupazione ed ha conosciuto la brusca impennata della crisi monetaria. Non possiamo nasconderci, senza volere in nessun modo disconoscere tante serie ragioni politiche, l'inquietudine del paese, poiché a maggiore rischio corrisponde minore solidarietà. Ebbene, il primo appello, in queste condizioni, s'indirizza naturalmente al Parlamento ed ai partiti. Se l'assetto della maggioranza che sta per costituirsi è quello che ho sopra descritto, io voglio sperare, e ritengo doveroso anche chiedere, che, in considerazione della gravità dell'ora l'impegno dei partiti in qualche modo oggi accomunati nella politica di governo e l'atteggiamento delle stesse opposizioni siano quali la situazione richiede. Ma non sarà certo considerato un disconoscimento della essenziale e determinante funzione del Parlamento íl riferimento che vorrei fare in questo contesto politico estremamente preoccupante alle forze sociali ed ai singoli cittadini, senza la comprensione e la collaborazione dei quali sarebbe vano sperare nel risollevamento del paese. Sono dinanzi ai nostri occhi il disordine nel quale talvolta si dissolve la vitalità della nazione, la degradazione economica, assurdi episodi di violenza, l'abbassamento della moralità pubblica, la disorganizzazione dello Stato, la confusione dei poteri, gravi segni d'insensibilità sociale, il minore slancio di lavoro e d'impegno civile, la perdita di prestigio di fronte all'estero. Il grandioso mutamento in ogni campo intervenuto nel nostro paese porta con sé inevitabilmente squilibri, tensioni, crisi. Sono cose alle quali deve porre rimedio certo una efficace azione di governo, ma sempre e solo sostenuta dalla piena consapevolezza e volenterosa solidarietà dei cittadini. Noi faremo del nostro meglio, ma abbiamo bisogno di essere compresi ed aiutati. Dalla rovina non ci si salva senza un'azione positiva, senza un autentico rilancio. Non si tratta dunque di sopravvivere pigramente, ma di proporci tutti insieme degli obiettivi ambiziosi e capaci di determinare una svolta nella politica nazionale. Non sempre bene indirizzate, non sempre bene valorizzate esistono in Italia straordinarie riserve di energie intellettuali e morali. Vi sono virtù civili non solo secondo il modulo della tradizione, ma secondo intuizioni nuove emergenti nelle giovani generazioni. Il compito del paese è di prendere sempre meglio coscienza di 'sé e di svilupparsi secondo le sue spinte profonde. Il compito del Governo è di assicurare le condizioni perché la rinascita ed il progresso si compiano. Noi siamo qui a fare il nostro dovere, per difficile che ne sia l'adempimento. E nell'assumere queste responsabilità vogliamo ridire, malgrado tutto, la nostra fiducia nell'Italia. (Applausi al centro — Congratulazioni).

On. Aldo Moro
Camera dei Deputati
Roma, 19 febbraio 1976

(fonte: Camera dei Deputati - Atti parlamentari - Resoconto della seduta di giovedì 19 febbraio 1976)


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